26 Marzo 2020 / / Architettura

CH Zero nasce da e per ATIproject, una trasposizione in progetto dello spirito dello studio e del team che lo costituisce. L’intervento è una sperimentazione diretta, dal progetto alla cantierizzazione, di un design bioclimatico e sostenibile, anche attraverso l’adozione di materiali e strategie ecologiche. Centrale è l’utilizzo del legno: la struttura in pannelli XLAM ha permesso tempi di costruzione brevissimi, con una conseguente riduzione sui costi di costruzione. Completamente autosufficiente, l’edificio è dotato di un avanzato sistema domotico per il controllo integrato degli impianti meccanici ed elettrici. CH Zero costituisce la sintesi piena, nella mente e nel corpo, di ATIproject.

Ispirandosi al co-housing di stampo nord europeo, il progetto ha previsto fin da subito la condivisione di determinati spazi destinati ad attività comuni senza tuttavia rinunciare alla privacy una volta all’interno del proprio alloggio. “Zero” connota l’edificio-pilota, a cui dopo il successo e il riscontro della community seguiranno in futuro altri condomini con le medesime caratteristiche. Dopo soli 18 mesi tra nascita dell’idea, progettazione e completamento della costruzione (una tempistica decisamente veloce nel panorama dell’edilizia italiana, la cui fase di costruzione ha avuto una durata di 9 mesi), il sogno prende forma: i quattro piani ospitano abitazioni (12 appartamenti) e ambienti comuni, caratterizzati da una forte impronta green.

Grande importanza è stata data all’orientamento e alla forma dell’edificio: lo studio delle soluzioni formali e di involucro infatti, delle esposizioni e degli affacci permette di massimizzare gli apporti solari invernali e di minimizzare l’irraggiamento diretto in estate limitando il fabbisogno energetico. Sono stati scelti pacchetti d’involucro e infissi ad alta efficienza e inserite tecnologie domotiche. Il fabbisogno dell’edificio è coperto da un impianto fotovoltaico e da collettori solari termici.
Non hanno tardato anche i riconoscimenti: l’edificio è risultato vincitore del concorso di progettazione Viessmann (azienda leader degli impianti di riscaldamento) 2014 tra gli oltre 200 progetti inviati.

L’edificio sorge su un lotto di forma trapezoidale con accesso alla viabilità pubblica su uno dei lati corti e si sviluppa su 5 livelli complessivi, ospitando cantine e posti auto a piano terra, quattro appartamenti per piano nei tre livelli centrali, ambienti comuni, una terrazza panoramica e locali tecnici in copertura.

Il progetto pone particolare attenzione agli aspetti di sostenibilità ambientale della costruzione e del suo esercizio, fattori che da sempre rappresentano il principale focus progettuale di ATIproject. Il tema della sostenibilità è declinato in vari modi all’interno del progetto, dal disegno degli ombreggiamenti alla scelta dei materiali, alla scelta delle dotazioni impiantistiche. Date le ridotte dimensioni del lotto che hanno vincolato la disposizione planimetrica del fabbricato, l’attenzione è stata rivolta alla disposizione degli ambienti interni degli appartamenti in modo da massimizzare l’illuminazione naturale negli ambienti. Tramite l’utilizzo di specifici software di simulazione sono stati analizzati gli ombreggiamenti dell’edificio al fine di verificare la necessità e la tipologia di eventuali elementi schermanti e il posizionamento degli impianti solari.

Un approccio progettuale integrato abbinato a scelte costruttive e impiantistiche innovative applicato tramite un’indagine a tutto campo dei costi e dei benefici che ha consentito di costruire un edificio con elevati standard di vivibilità e risparmio energetico contenendo i costi di costruzione a livelli accessibili a tutti.

Possiamo quindi racchiudere questo intervento, in una sola parola: sostenibilità.

PROGETTO: CoHousing Zero
LUOGO: Pisa, Italia
TIPOLOGIA: Residenze
ANNO: 2014 – 2016
STATO: Completato
DIMENSIONI: 1.200 mq
DISCIPLINE: AR – ST – MEP
MEDIA: https://youtu.be/qBCxT_O4gaw

23 Marzo 2020 / / Blogger Ospiti

I pannelli in pietra finta hanno come finalità ultima quella di creare eleganti esterni in pietra che rappresentano un elemento caratterizzante dell’architettura italiana di ogni tempo e zona. Anche a motivo della nascita e dell’evoluzione di nuovi materiali è possibile ridurre sensibilmente i costi e i tempi di posa rendendo cosi possibile l’impiego di questi rivestimenti in ogni tipo di situazione. Anche lì dove la pietra naturale risulta essere un materiale da sconsigliare è possibile impiegarla ugualmente grazie alle nuove tecnologie, infatti in climi freddi e molto umidi dove sono sconsigliati a causa di problemi di umidità, potrete impiegarli senza alcun problema. Per finire sono molto utilizzati per la realizzazione delle cosiddette pareti ventilate o a risparmio energetico, in quei casi in cui non è possibile impiegare materiali pesanti si opta per questo tipo di facciate in pietra finta che rappresentano un compromesso tra senso estetico e funzionalità.



1. Pannelli in finta pietra per quali rivestimenti esterni sono consigliati?

In effetti i pannelli in finta pietra sono consigliati per la stragrande maggioranza dei rivestimenti esterni come legno, cartongesso, calcestruzzo, pannelli termoisolanti o fonoassorbenti, sughero, EPS, lamiera ecc. Nei casi in cui la parete su cui si pensa di applicare il rivestimento in finta pietra non sia perfettamente liscia andrà effettuata una rasatura preventiva che permetterà una migliore aderenza dei pannelli. Per le pareti che sono soggette a sollecitazioni, come ad esempio quelle in cemento armato, è consigliabile adoperare pannelli in poliuretano, che oltre ad essere dotati di una buona resistenza meccanica sono ottimi isolanti e quindi potranno avere duplici vantaggi. I pannelli in finta pietra sono, come sappiamo, traspiranti e garantiscono un rilascio dell’umidità accumulata, cosi da evitare fenomeni di condensa eventualmente presenti nei muri.

2. Pannelli finta pietra lo stile è importante

Infatti trattandosi di rivestimenti e quindi di elementi d’arredamento una delle caratteristiche più importanti è lo stile da scegliere. Lo stile che andrete a scegliere dipenderà da molti fattori legati al design del vostro appartamento o della vostra casa, all’aspetto che volete donare al vostro manufatto e non in ultimo ad eventuali altri rivestimenti già presenti nel rivestimento esterno. Per essere perfetto il rivestimento deve sposare perfettamente con il resto della facciata e soprattutto essere il più realistico possibile. Utilizzare pannelli che siano similari a pietre locali o che si possano ritrovare anche negli ambienti circostanti. Per eventuale ristrutturazione è preferibile impiegare un rivestimento effetto pietra a spacco o ad opus incertum. Quando la casa è in stile moderno la scelta migliore è optare per rivestimenti moderni e contemporanei come grandi pannellature in pietra, che richiamo le facciate continue del movimento moderno, oppure rivestimenti modulari con mattoncini o beole.

3. Pannelli in pietra posa in opera

La posa in opera di questo tipo di rivestimenti è un momento non da sottovalutare ma da effettuare affidando ad esperti del settore che possano realizzare un’opera completa e senza sbavature. La posa in opere è possibile effettuarla con:

· Colla, che garantisce una presa pulita con collanti cementizi, si effettua applicando la colla sul fondo e facendo aderire le superfici scelte. Quando il pannello è stato posizionato e la colla ha fatto presa (circa 12 ore) sarà possibile procedere alla stuccatura dei giunti.

· A vite, questo tipo di ancoraggio prevede una posa in opera più veloce e senza impiego di collanti. Collocati i pannelli a partire dalle parti angolari si creano dei punti fissi che rappresenteranno i punti di fissaggio in vicinanza delle fughe. In questi punti che vengono segnati con la massima precisione vengono collocati dei tasselli e poi avvitate delle viti in acciaio. Poi vengono stuccati i giunti tra i pannelli cercando di mimetizzare le viti in maniera tale che possano essere impercettibili una volta completato il lavoro.

4. Pannelli in pietra finta, quanto costano?

Il rivestimento con pannelli in pietra finta hanno dei costi molto variabili a seconda delle metrature delle pareti da coprire, del tipo di rivestimento scelto e non ultimo della manodopera a cui ci si affida per la messa in opera. I pannelli più economici sono senza dubbio i pannelli in cemento, che vengono allocati direttamente sulla parete. Possono avere un costo di circa 20 euro/mq. Ovviamente se questi pannelli sono poi in fibra di vetro rinforzato i costi possono lievitare sino a 60 euro /mq. Costi simili si possono avere anche per pannelli in poliuretano effetto pietra, che oltre ad essere un materiale ottimo per i costi contenuti non bisogna dimenticare che è un eccellente materiale per rivestimenti a causa della sua bassa trasmittanza termica, garantisce infatti ottime prestazioni di isolamento. Quando il risparmio è uno degli obbiettivi della nostra scelta bisogna tenere presente che il mercato offre ottime varianti a prezzi modici realizzate in vetroresina o gesso resinato. Ovviamente questo tipo di materiali può essere impiegato nei rivestimenti esterni che non sono esposti a gravose condizioni climatiche. Il consiglio migliore è sempre quello di effettuare la raccolta di una serie di preventivi dalle ditte che si occupano di questo tipo di rivestimenti e valutare con calma tutte le varianti che incidono sul prezzo , scegliendo poi per quello che meglio si adatta alle vostre esigenze.

10 Marzo 2020 / / Architettura

Progetto polo culturale Parma

Il progetto di restauro proposto va oltre i convenzionali confini disciplinari e introduce una strategia funzionale intelligente, semplice e flessibile al tempo stesso. Il confronto tra nuovo ed esistente avviene tramite la rottura dei logici rapporti tra spazi e funzioni, permettendo una moltiplicazione delle attività e delle relazioni. Si tratta di un approccio avvolgente tramite cui materiali e finiture trovano un nuovo senso. All’esterno gli edifici vengono conservati nella loro materia originale, custodendo all’interno una costruzione pienamente contemporanea. Un box modulare e componibile completa l’intervento che, consentendo varie modalità di utilizzo, permette l’attivazione puntuale di specifici eventi all’interno di uno spazio pubblico diffuso e interattivo.

Guarda il progetto completo realizzato dallo studio AtiProject

Progetto polo culturale Parma

Progetto polo culturale Parma

Progetto polo culturale Parma

Progetto polo culturale Parma

Progetto polo culturale Parma

PROGETTO: Porto Culturale Parma
LUOGO: Parma, Italia
TIPOLOGIA: Centro Culturale
ANNO: 2016
STATO: Progetto Preliminare
DIMENSIONI: 4.300 mq
DISCIPLINE: AR – ST – MEP

9 Marzo 2020 / / Blogger Ospiti

Colore in architettura
Capita spesso di associare a un significato un colore specifico. Ne siamo circondati, il mondo è fatto di segni e i colori fanno parte di questo schema. Il semaforo ne usa tre, i parcheggi, i cartelli, tutto o gran parte di ciò che si possa definire antropizzato è un sistema di segni e significati.
Non abbiamo inventato nulla, è solo un riprendere ciò che ci circonda. La natura, le piante hanno sviluppato con colori metodi di riproduzione, di difesa, di mutamento. È un sistema complesso, ma anche smart che ha sempre fatto parte di noi.
La trasposizione del significato al simbolo è ciò che l’uomo, osservando l’ambiente, ha semplicemente preso in prestito. La mimesi, lo stacco, la sfumatura, sono tante declinazioni dello stesso metodo comunicativo. È innegabile che i riflessi si vedano anche nell’arte, nell’architettura e, dal ‘900 in particolare, queste tecniche sono diventate parte di studi approfonditi. Tanto per citarne alcuni: il periodo rosa e blu di Picasso, Mondrian e i colori prima, Itten e il Bahuaus, Aldo Rossi e i suoi padiglioni.
L’architettura usa tale strumento anche per definire la funzione. Tecniche di cromotorapia associano a spazi comuni colori caldi ma tenui, zone del riposo hanno bisogno di colori freddi per rallentare il battito e conciliare il sonno.
Sostenibile è anche lo spazio che si adegua al suo utilizzatore; ne favorisce il comfort, è smart ma ricercato, usa la luce per definirne i volumi. Questo è ciò che si ritrova in ambienti del Co-Housing pisano, fiore all’occhiello di uno studio giovane ma pieno di risorse: ATIproject. Il richiamo al colore è un tocco preciso, puntuale, non esteso. È la firma che lega gli ambienti. È ciò che contribuisce a rendere uno spazio ospitale e combatte lo stress di una vita frenetica. Il colore diventa condivisione, in un modello di edificio residenziale che ridefinisce il concetto di socialità.
In una società in cui lo sharing, il peer to peer prendono campo, questa è forse la chiave di lettura migliore.

Colore in architettura

6 Marzo 2020 / / Blogger Ospiti

È di nuovo un nuovo anno e questo significa un’ardesia nuova e pulita. I buoni propositi escono dal cappello e sempre più persone ne hanno per l’interno della casa. Può essere più accogliente, più suggestivo, più chic, più colorato o più sostenibile (che non è privo di importanza). In breve, è tempo di dare un’occhiata più da vicino ai tuoi interni e vedere come puoi creare una “casa” nel 2020. Ti diamo già il primo consiglio per questo nuovo anno: veneziane in legno!

Per ogni stile di casa

La cosa grandiosa delle veneziane in legno è che si adattano a qualsiasi stile di casa. Rurale, scandinavo, industriale o botanico? Una veneziana in legno è sempre una buona scelta. Con molte diverse opzioni di colori e finiture, come con il nastro per scale puoi personalizzare completamente la tua veneziana. Fantastico, perché nessuno vorrebbe avere le tende a rullo standard del vicino. Giusto?

Veneziane

Una scelta sostenibile

Il secondo vantaggio è che le veneziane in legno sono anche una scelta sostenibile. Stiamo installando in modo massiccio pannelli solari per generare energia per compensare il nostro consumo di energia. Ti piacerebbe allora ridurre i tuoi consumi con la decorazione delle finestre?! Non è necessario acquistare costosi pannelli solari per compensare la bolletta energetica.

La decorazione delle finestre è particolarmente importante in questi mesi invernali. Normalmente si perde circa il 20-30% di calore attraverso le finestre. Appendendo qualcosa davanti alle finestre, ti assicuri di mantenere il calore all’interno. La decorazione delle finestre è davvero la scelta giusta!

Poiché le veneziane in legno coprono gran parte della finestra, molto meno calore può scomparire attraverso le finestre. Ciò significa che non è necessario riscaldare tanto in inverno, perché il calore è già sospeso in casa. E in estate queste stecche orizzontali trattengono il calore, in modo da non dover usufruire del climatizzatore. Quindi situazione di assoluta vittoria!

Veneziane in legno

Belle veneziane in legno per tutte le tasche

Fino a qualche anno fa, la decorazione delle finestre era piuttosto costosa, quindi spesso acquistavamo le tende, le tende a rullo e le veneziane nei negozi di ferramenta. Dimensioni standard, semplici, dritte, banali e spesso anche nei colori base. Oggigiorno la decorazione delle finestre non è più così costosa e c’è una decorazione adatta per tutte le tasche. Questo vale anche per le veneziane in legno. E poiché puoi realizzare la decorazione della tua finestra su misura in molti negozi e negozi web, i tuoi nuovi avvolgibili (o tende, avvolgibili o tende a pacchetto) si adattano perfettamente alla cornice della finestra. Sono i piccoli dettagli nella tua casa che offrono un lusso extra.

Foto di origine: Tendedainterno.it

3 Marzo 2020 / / Blogger Ospiti

Progetto padiglione italia expo 2020

‘Beauty connects people’, tema del padiglione Italia ad Expo Dubai 2020, viene qui interpretato come espressione del genio creativo e della ricchezza culturale del nostro paese. Forti dello storico rapporto fra estetica e tecnica, la proposta progettuale riprende il tema dell’impianto tipologico a corte, ora scrigno di un simbolico albero centrale, metafora della centralità e della bellezza propri della natura. Attorno alla corte si sviluppa il percorso espositivo, leggibile dall’esterno tramite il gioco di bucature che disegna i prospetti. L’involucro riprende i temi della tradizione portandoli ad un livello estetico e tecnico fatto di contrasti espressivi e materici, all’interno del quale la luce e trasparenza giocano un ruolo cardine nel dare ordine allo spazio.

Scopri il progetto completo sul sito ATIproject >>> 

Progetto padiglione italia expo 2020

Progetto padiglione italia expo 2020

Progetto padiglione italia expo 2020

Progetto padiglione italia expo 2020

Progetto padiglione italia expo 2020

Progetto padiglione italia expo 2020

Progetto padiglione italia expo 2020

Progetto padiglione italia expo 2020

Progetto padiglione italia expo 2020

PROGETTO: Padiglione Italia _ Expo 2020
LUOGO: Dubai (Emirati Arabi)
TIPOLOGIA: Culturale
ANNO: 2019
STATO: Progetto Preliminare
DIMENSIONI: 5.150 mq
DISCIPLINE: AR

28 Febbraio 2020 / / Architettura

Progetto centro direzionale Umberto Forti

La nuova sede della “Forti Holding SpA” è l’archetipo della filosofia progettuale di ATIproject, sintesi perfetta delle idee di un piccolo team di progettisti, fondatore della grande realtà che lo studio oggi rappresenta. In essa si rileggono gli enzimi della trasversale creatività che ne caratterizzano i progetti. Il Centro Direzionale è un contenitore tecnologico in termini di efficienza energetica. L’uso dei pannelli fotovoltaici diventa parte integrante dell’immagine architettonica che, unitamente ai sistemi schermanti, differenziano il disegno dei prospetti all’interno della strategia bioclimatica di impatto sulle prestazioni dell’edificio. Il progetto, completato nel 2016, ha ottenuto la certificazione LEED GOLD nel 2018, primo nella regione Toscana.
Il nuovo quartier generale della Forti S.p.a., situato tra Pisa e Livorno, ospita gli uffici e il centro direzionale del gruppo aziendale. Il Centro rappresenta un chiaro esempio di architettura sostenibile. Le performance energetiche dell’edificio sono diretta conseguenza di una progettazione attenta agli aspetti bioclimatici; lo studio delle superfici opache e trasparenti è studiato in base al loro specifico orientamento.

Dalla strada principale, una grande hall accoglie i visitatori; il suo triplo volume si apre in una grande facciata ventilata. La facciata sud-est è invece caratterizzata da grandi vetrate continue opportunamente schermate da frangisole lineari a passo variabile. Queste scelte si riflettono all’interno in ambienti di lavoro con vista aperta sul verde e i monti. Il verde è presente anche all’interno dell’edificio con giardini pensili e terrazze rivestite in materiali naturali, contribuendo alla regolazione del microclima. Infine, la facciata sud è stata interamente rivestita con pannelli fotovoltaici. La produzione fotovoltaica copre gran parte dei consumi (>80%) per quanto riguarda il condizionamento invernale ed estivo e l’illuminazione. Grazie allo sviluppo di apposite soluzioni architettoniche, l’involucro diventa il primo impianto tecnologico dell’edificio. Parallelamente all’involucro è stato sviluppato un apparato impiantistico all’avanguardia, che impiega fra le altre cose impianti di illuminazione LED, un sistema geotermico per la climatizzazione degli spazi interni e ricuperatori di calore. Il mix di fonti rinnovabili e strategie di contenimento dei consumi fanno di questo complesso un punto di riferimento per l’edilizia sostenibile di tutta la Regione Toscana.

Scopri il progetto completo sul sito ATIProject

Progetto centro direzionale Umberto Forti

Progetto centro direzionale Umberto Forti

Progetto centro direzionale Umberto Forti

Progetto centro direzionale Umberto Forti

Progetto centro direzionale Umberto Forti

Progetto centro direzionale Umberto Forti

Progetto centro direzionale Umberto Forti

Progetto centro direzionale Umberto Forti

Progetto centro direzionale Umberto Forti

Progetto centro direzionale Umberto Forti

Progetto centro direzionale Umberto Forti

PROGETTO: Centro Direzionale “Umberto Forti”
LUOGO: Pisa, Italia
TIPOLOGIA: Uffici
ANNO: 2013 – 2016
COMMITTENTE: Forti Holding S.p.a
IMPORTO LAVORI: 6.690.000,00€
STATO: Completato
DIMENSIONI: 4.750 mq
PREMI: Certificazione LEED Gold
CREDITS: Photo by – Irene Taddei / Daniele Domenicali
MEDIA:

27 Febbraio 2020 / / Blogger Ospiti

Decidere di ristrutturare la propria casa comporta la necessità di rinnovare completamente l’ambiente domestico, inserendo non solo nuovi complementi d’arredo, ma intervenendo sulla struttura stessa dell’abitazione con aggiunte, variazioni e via dicendo.

La ristrutturazione, d’altronde, a volte può rivelarsi una scelta obbligata per ammodernare una casa e metterla in regola anche dal punto di vista della Legge (basti pensare agli impianti elettrici che devono seguire determinate regole); e sia che il bene da ringiovanire sia una casa di proprietà, sia che si tratti di un appartamento da affittare, le opere di ristrutturazione più importanti devono essere eseguite dal proprietario dell’immobile e non dagli affittuari.

Ristrutturare casa

Ristrutturare da soli o con i professionisti?

È possibile farlo da soli o è meglio affidarsi a degli esperti del settore? Optare per l’una o l’altra soluzione, non è puramente una scelta economica, ma anche valutare se si sa bene dove mettere le mani e si è in grado di fare determinati lavori. Ecco cosa può rientrare nell’orbita del fai-da-te e cosa deve richiedere l’aiuto di professionisti.

Occhio agli obiettivi

Il primo aspetto da considerare quando si vuole ristrutturare una casa è pensare allo scopo finale: un immobile ristrutturato è sicuramente più bello, pulito, sicuro e funzionale; tutte cose che verranno apprezzate anche nel caso in cui si voglia vendere o affittare la casa.

Detto questo, occorre progettare la ristrutturazione e scegliere i materiali che serviranno: vernici per tinteggiare le pareti, piastrelle nel caso si vogliano cambiare i pavimenti, un nuovo tipo di arredamento, porte e finestre, accessori protettivi come guanti, tute, occhiali, scarpe e così via.

Fissare il budget di spesa

Prima d’iniziare qualsiasi tipo di ristrutturazione, va considerato il budget massimo che si è disposti a spendere. In taluni casi, ad esempio, e in base al risultato che si vuole ottenere, possono servire anche attrezzi particolari quali un taglia-piastrelle assolutamente necessario per i rivestimenti, o arnesi per abbattere e ricostruire pareti e così via. Oggetti che possono andare al di fuori del campo del fai-da-te e che, per l’utilizzo, richiedono mani esperte.

Ristrutturazione totale o parziale?

Sono essenzialmente 2 le tipologie di ristrutturazione: parziale o totale. La distinzione è molto importante non solo per il tipo di lavoro che si intende svolgere, ma anche per gli aspetti normativi che riguardano il settore, che cambiano in base ai progetti: alcuni richiedono determinate autorizzazioni rilasciate dal Comune nel quale si trova l’immobile da ristrutturare, il pagamento di eventuali tasse, l’adozione di pianificazioni specifiche.

Quando si parla di ristrutturazione totale, si intendono tutti quei lavori che cambiano in modo evidente l’interno della casa e anche l’aspetto esterno; fattore che, in quest’ultimo caso, può causare un maggiore impatto estetico sul tessuto urbano circostante. Ecco degli esempi di ristrutturazioni totali, che richiedono necessariamente i permessi del Comune:

  • demolizioni o costruzioni che mirino a ridefinire lo spazio della casa, compresa la realizzazione di fabbricati esterni quali cottage in legno di una determinata grandezza, caminetti o box auto;
  • ri-tinteggiatura delle mura esterne dell’abitazione;
  • costruzione di un ulteriore piano;
  • ri-pavimentazione di una strada privata che conduce all’ingresso della casa.

Nel caso, invece, di ristrutturazione parziale, si intendono tutti quei lavori che non incidono sulle facciate esterne dell’abitazione e che non stravolgono eccessivamente neanche i loro interni in termini di grandezza, struttura e così via. Esempi di ristrutturazione parziale di una casa, per i quali non è obbligatorio nessun permesso comunale, sono:

  • procedere alla ri-tinteggiatura delle pareti e di eventuali grate e/cancelli;
  • ri-ammodernare gli ambienti domestici con un nuovo tipo di arredamento;
  • non intervenire sulle pareti portanti dell’abitazione, ma limitarsi all’abbattimento di alcune pareti divisorie all’interno della casa o alla costruzione di nuove, al fine di avere uno o più ambienti in più (ma sempre rispettando la metratura originaria dell’abitazione);
  • sostituire gli infissi, l’impianto elettrico e quello idraulico;
  • montare condizionatori.

Il fai-da-te nella ristrutturazione

Fatta la distinzione tra ristrutturazione totale e parziale di una casa, occorre decidere se optare per il fai-da-te o per l’affido dei lavori a dei professionisti. Se si sceglie il fai-da-te, è opportuno, prima d’iniziare i lavori, preparare nei minimi dettagli un piano progettuale. Così facendo, si avrà una prima stima del budget di spesa, una panoramica sul tipo di arnesi necessari (una cui panoramica completa è presente sul ferramenta online casadellaferramenta.it) e si riuscirà a comprendere la fattibilità del progetto e, orientativamente, quanto tempo potrebbe richiedere la sua realizzazione.

Attenzione alle detrazioni

Vanno, poi, considerate le detrazioni fiscali: in questo modo, si possono risparmiare parecchi soldi, dal momento che molti lavori di ristrutturazione rientrano nelle agevolazioni statali; per visionare nel dettaglio tutte le detrazioni previste, si suggerisce di consultare il sito Internet dell’Agenzia delle Entrate.

In linea di massima, comunque, le agevolazioni fiscali previste per la ristrutturazione di una casa sono le seguenti:

  • per spese che non superino i 48 mila euro, c’è una detrazione dall’IRPEF pari al 36%;
  • nel caso di spese superiori e fino a 96 mila euro, la detrazione è del 50%.

Inoltre, a godere delle agevolazioni statali può anche non essere esclusivamente il proprietario dell’immobile, ma altri soggetti quali locatari, parenti che vivono col proprietario e così via.

Il requisito imprescindibile per ottenere i bonus è dimostrare, per mezzo di un bonifico bancario denominato “parlante” (una specie di bonifico col quale l’Agenzia delle Entrate è in grado di sapere se effettivamente il denaro è stato speso per ristrutturare l’abitazione), di aver veramente sostenuto le spese dichiarate.

Non tutto può essere alla portata di tutti

Al termine dello studio del progetto di ristrutturazione, è consigliabile cominciare i lavori solamente se si capisce di poter effettivamente svolgere in maniera soddisfacente l’opera, anche considerando obiettivamente la propria capacità manuale e tecnica.

È da tenere sempre presente che se, ad esempio, tinteggiare una parete può essere un lavoro alla portata di tutti, il discorso può mutare considerevolmente se si tratta di cambiare i tubi del gas, effettuare dei lavori sull’impianto elettrico o sostituire il vecchio impianto idraulico, anche perché, in genere, occorrono degli attrezzi che non tutti gli appassionati del fai-da-te hanno in casa.

27 Febbraio 2020 / / Blogger Ospiti

Sostenibilità e sviluppo sono davvero conciliabili? La ricerca di soluzioni che traducano le ambizioni in scelte concrete è divenuta necessità per garantire una prospettiva comune.
La nostra filosofia progettuale trae origine proprio da questa consapevolezza; il tessuto edilizio e la sua scarsa efficienza energetica sono tra i maggiori contribuenti delle emissioni di CO2. Edifici a basso impatto o emissioni zero necessitano di una progettazione integrata che tenga conto delle correlazioni dei vari ambiti coinvolti.
Da qui l’ispirazione che, fin dall’acronimo del nome ATIproject, Architecture Technology Integrated, mette al centro la sostenibilità. L’involucro, la luce, gli apporti termici solari, gli impianti di riscaldamento e raffrescamento, i sistemi di smaltimento e recupero sono solo alcune delle variabili che diventano si concretizzano nelle nostre realizzazioni. Perché non c’è architettura senza contesto.

Plan your tree

Celebre è la frase del filosofo Immanuel Kant “ll cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me”; se l’architettura è un linguaggio, questo linguaggio è fatto di scelte che comunicano un contenuto insito dentro di noi.
Messaggio, contenuto e contesto si fondono in un’iniziativa che ha come orizzonte Dicembre 2020: “Plant your Tree”. Un albero per ogni collaboratore, che sia lo stimolo per una ritrovata sensibilità globale. Come per un edificio si posa la prima pietra, l’iniziativa è un contributo, un esempio di come la volontà possa essere l’inizio di iniziative diffuse, sostenute da amministrazioni pubbliche e private, che rendano l’intervento dell’uomo un valore aggiunto per il nostro pianeta.
Noi non ci fermeremo, 200 è solo l’inizio, contribuisci anche tu.

26 Febbraio 2020 / / Blogger Ospiti

Le pile a stilo sono un oggetto molto comune perché si prestano ad una vasta gamma di utilizzi. In ambito domestico, ad esempio, si usano per i telecomandi (di tv, condizionatori e simili), i giocattoli a batterie, le casse bluetooth ed altri dispositivi che hanno bisogno di una fonte di alimentazione compatta. In commercio è possibile trovarne di vari tipi, diversi per caratteristiche e dimensioni, poiché non tutti i dispositivi utilizzano pile della stessa grandezza.

Come funziona una pila

I dispositivi che vengono comunemente indicati come “pila” sono in realtà batterie. In realtà andrebbero, per correttezza, definiti accumulatori; essi sfruttano il meccanismo dell’ossidoriduzione. In sintesi, una pila contiene due sostanze: una si ossida (cioè perde elettroni) e l’altra si riduce (ossia acquista elettroni). Questa reazione genera un flusso di elettroni che, a sua volta, crea una corrente elettrica continua; la pila si scarica quando queste due reazioni chimiche raggiungono uno stadio di equilibrio.

Pile a stilo

I vari tipi di pila

Come già accennato, esistono vari tipi di batteria in formato compatto (sono esclusi, quindi, gli accumulatori più ingombranti, come ad esempio quelle delle auto). Vediamo di seguito quali sono le più diffuse:

  • La pila zinco-carbone è un tipo di batteria priva di liquidi; essa è costituita da un piccolo tubo di zinco all’interno del quale si trova un’anima formata da una pasta di cloruro di ammonio e biossido di manganese (grafite); i due elementi fungono, rispettivamente, da anodo e catodo;
  • La pila alcalina nasce come evoluzione della batteria a secco zinco-carbone: le sostanze sono le stesse, ma la differenza sostanziale sta nel fatto che entrambe sono immerse in una soluzione alcalina;
  • La pila zinco-aria sono molto compatte, hanno la forma di un piccolo cilindro metallico e vengono utilizzate principalmente per apparecchi acustici e strumenti per la telemetria cardiaca;
  • La pila all’argento è una batteria che contiene polvere d’argento; generalmente molto piccola, viene utilizzata per calcolatrici, orologi e dispositivi di piccole dimensioni.

Come scegliere il tipo di pila migliore

Quando bisogna acquistare una pila, nella maggior parte dei casi si tratta di una stilo. Quelle che si trovano più comunemente in commercio hanno una forma cilindrica e una lunghezza costante, compresa tra i 2.5 ed i 5 cm. A variare, oltre alla lunghezza, è il diametro a seconda dell’alloggiamento del dispositivo all’interno del quale la pila deve essere collocata.

Il primo parametro da tenere in considerazione è il voltaggio; le pile si differenziano tra loro anche da questo punto di vista: pertanto è necessario acquistare solo quelle con un parametro compatibile.

In generale, tra i vari tipi di pile elencati in precedenza, quelle meno consigliabili sono le zinco-carbone. Il principale svantaggio di questo genere di dispositivo è lo scarso tempo di vita, poiché queste pile tendono a scaricarsi anche quando non sono in funzione. Le pile alcaline, invece, non presentano questo problema, tant’è che hanno progressivamente rimpiazzato e reso obsolete le zinco-carbone. Il rendimento migliore è offerto dalle pile al litio che, di contro, risultano particolarmente costose e altamente infiammabili. Gli altri tipi di pila – del tipo diverso da quelle a stilo, le cosiddette “pile a bottone” – non presentano specifici vantaggi poiché hanno una destinazione d’uso molto specifica.

Un’ulteriore informazione da tener presente quando si vuole acquistare una pila stilo è che quest’ultima fa parte delle batterie di serie A (da ‘A’ a ‘AAA’), alle quali si aggiungono quelle di tipo C, D e PP3. Siano esse monouso o ricaricabili, possono essere acquistati in vari esercizi commerciali oppure tramite store online specializzati, come quello di ziotester.it, dove è possibile controllare le specifiche del prodotto in maniera dettagliata per poter procedere serenamente all’acquisto.