16 Dicembre 2019 / / Design

Carrara è la città del marmo per eccellenza e se nasci qui non puoi non scegliere un percorso che abbia un collegamento con il marmo, il materiale nobile per eccellenza. Il designer Moreno Ratti è l’esempio vivente. Il marmo è diventato il suo materiale, nonché la sua professione.

Lo abbiamo incontrato per conoscere meglio i suoi lavori e la sua esperienza.

Iceberg

Il marmo e la sperimentazione

Moreno Ratti, è cresciuto a contatto con il marmo, questo gli permette di conoscerlo a fondo e renderlo effettivamente un materiale semplice da utilizzare.

Ci dice: << Mi piace sperimentare ogni possibilità legata al marmo e a volte quando si trova la ricerca giusta si può declinare in diversi oggetti>> La sua è una vera e propria sfida e sta riuscendo il questo intento, perché di progetti ne ha realizzati davvero molti.

Il marmo è un materiale che piace, è così puro e perfetto, in effetti anche il designer approva << Le persone hanno la considerazione di questo materiale come duraturo e prezioso, basti pensare ad opere come La Pietà o il David.>> Al contrario invece << A livello tecnico, essendo un materiale naturale, ha dei limiti enormi, ma credo che ci sia un ampio margine di sperimentazione>>.

Sponge

Il rapporto tra marmo e acqua

Tra gli ultimi progetti spiccano studi legati al rapporto tra marmo e acqua, sviluppati soprattutto nelle forme dei vasi. Per Ratti il vaso rappresenta una vera e propria tela bianca da dipingere come farebbe un pittore, è l’oggetto più semplice su cui si trova a sperimentare e quindi gli permette di dare libero sfogo alla fantasia e al suo focus sperimentale.

<< L’acqua è fonte di vita e il rapporto con il marmo è strettamente connesso>> ci conferma. È una fonte ricca di potere che svolge un ruolo fondamentale nella lavorazione, e non solo del marmo, come si sa, inoltre <<Se ne spreca davvero tanta>>. Quindi perché non recuperarla?

Galleggianti

Vista la grande quantità di utilizzo l’acqua è una materia prima che non deve essere sprecata. Per questo motivo Ratti la riprende nei suoi vasi come co-protagonista insieme al suo marmo.

Tra le opere c’è Galleggianti che sfrutta l’effetto di galleggiamento appunto, il pezzo di marmo cilindrico sorprendentemente leggero resta sospeso fluttuando nell’acqua per composizioni floreali minimaliste.

Un altro esempio è Sponge che sfrutta l’effetto spugna. Ci spiega: << Il marmo travertino essendo molto poroso assorbe come una spugna l’acqua contenuta nel recipiente di vetro. L’acqua passa nei fori del marmo e veicola i sali minerali presenti nel marmo stesso portando nutrimento alla pianta, una specie di concimazione naturale>>.

Sponge

Prossimo obbiettivo è l’interazione tra marmo e vetro di cui ci anticipa di essere molto soddisfatto dei risultato ma ci lascia con un po’ di suspance. Sicuramente tra qualche mese si presenterà al Salone del Mobile 2020 con delle sorprese. Lo aspettiamo!

Articolo di Silvia Fabris

L’articolo Intervista a Moreno Ratti, il designer del marmo proviene da Dettagli Home Decor.

11 Novembre 2019 / / Decor

Anche voi sognate una Milano più verde?

Durante la “settimana della Milano Verde”, la Green Week, ho partecipato a diverse conferenze in cui si parlava di progetti, programmi, visioni su Milano, sulla natura in città e l’importanza del verde.

Perché parlare di una Milano verde?

Milano purtroppo è una delle città più inquinate d’Italia e d’Europa. Se volete approfondire vi consiglio la pagina di Legambiente!

Il verde può essere sicuramente una soluzione efficace per aiutare a “smaltire” lo smog, a ridurre gli inquinanti atmosferici.

Ecco allora un collage visionario su Milano più verde, con tetti giardino, sognando diverse specie di uccelli che abitano la città.

“Natura in città” per una Milano più verde

Durante la conferenza “Natura in città” organizzata da AIAPP Associazione italiana architettura del paesaggio insieme al Comune di Milano, l’agronoma paesaggista Francesca Neonato di Pn Studio, ha spiegato come ogni singola tipologia di area verde sia importante all’interno della città. Nessuna area verde infatti è troppo piccola per poter essere considerata tale.

Le aree minori possono diventare aree di connessione tra due aree verdi di più grande dimensioni, al fine di creare dei corridoi cosiddetti “ecologici” che permettono a uccelli e altri animali di muoversi da un’area all’altra.

Anche il nostro balcone, per quanto piccolo, può essere importante al fine di un ecosistema più ampio.

Inoltre siamo abituati a pensare che la natura abiti fuori dalle città, ma non è vero!

Il biologo Francesco Tomasinelli, di Pn Studio, ha raccontato durante la Green Week, di come alcune specie di animali trovino ormai un ambiente vivibile all’interno della città. Spesso l’agricoltura intensiva rende poco vivibile l’habitat per gli animali, e al contrario le città possono essere aree che ospitano al suo interno diverse specie di animali, soprattutto per quanto riguarda la stagione autunnale e invernale.

Ad esempio, un buon indicatore per capire quando un’area è un buon ecosistema, è il picchio. “Il picchio verde, insieme ad altre specie di uccelli, è un indicatore biologico la cui presenza rappresenta l’equilibrio biologico del territorio in quanto è sensibile alle variazioni dei fattori ecologici determinati generalmente dall’azione dell’uomo”[1].

Un esempio di connessione ecologica è sicuramente il progetto del Giardino degli aromi. Un’oasi naturalistica tra le più interessanti in città per biodiversità e partecipazione. L’area è inserita nel progetto Cariplo RiconnettiMI, per una rete ecologica urbana tra il Parco Nord, il quartiere di Affori e il Parco Grugnotorto Villoresi.

Perché desiderare una Milano più verde?

Vediamo in sintesi quali possono essere i benefici del verde:

  • influenza positivamente il clima urbano
  • regola la temperatura
  • agisce come filtro dell’aria
  • è capace di ridurre gli inquinanti atmosferici
  • contribuisce alla purificazione dell’aria
  • crea aree di ombreggiatura
  • contribuisce a una sensazione di benessere delle persone che lo vivono
  • contribuisce all’abbassamento della pressione sanguigna e al rilassamento muscolare
  • promuove l’interazione sociale
  • migliora la biodiversità

Come pensare una milano più verde?

Le soluzioni per una milano più verde possono essere:

  • reti ecologiche urbane polivalenti
  • corridoi verdi, connettendo aree verdi esistenti all’interno delle città
  • tetti verdi
  • orti urbani
  • giardini condivisi

Cosa c’è in programma per una Milano più verde?

Alcuni di voi sapranno che entro il 2030 a Milano verranno piantati 3 milioni di alberi con il progetto ForestaMi.

Speriamo che questo non sia solo un’azione di marketing, per far sì che noi cittadini possiamo dormire tranquilli.

Speriamo che insieme a questo progetto di “immagine”, ce ne siano altri ancora più importanti.

Esistono già delle strategie e dei PGT a Milano. “Quello che manca – come dice Andreas Kipar noto architetto paesaggista – sono i PIANI regolatori per attuare questi programmi”.

E soprattutto mancano delle soluzioni più concrete per poter portare la Natura in Città e far sì che Milano più verde non sia solo un sogno ma diventi realtà!

Infine, per contrastare l’inquinamento e migliorare le nostre città non basta piantare più alberi. Bisogna iniziare a cambiare le nostre abitudini a partire da piccoli passi.

Perché non iniziare a far diventare più verdi i nostri balconi?


[1] http://www.parchilazio.it/schede-26-picchio_verde

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8 Novembre 2019 / / +deco

Giacometti è uno dei primi artisti di cui mi innamorata e uno dei primi membri della mia famiglia immaginaria d’ispirazione.

Quando io e mia sorella abbiamo cominciato a battibeccare un pò troppo, i miei genitori hanno messo un letto singolo a studio e quella è diventata la mia stanza. Sono cresciuta circondata da una libreria che arrivava fino al soffitto, piena di libri di tutti i generi. C’erano tanti libri scientifici (mio padre è petrolchimico) ma anche i più bei romanzi di sempre, cataloghi d’arte, libri di viaggio, i dizionari e le enciclopedie. Quando mi annoiavo, prendevo un volume e lo sfogliavo. I libri che ho letto in quegli anni, sono parte integrante della persona che sono adesso; di questo sarò sempre grata ai miei genitori anche se, al tempo, trovavo molto ingiusto non poter avere una stanza come le mie amiche.

Quando per la prima volta ho trovato un catalogo su Giacometti è stato amore a prima vista: le sue figure, lunghe, scarnificate, essenziali mi scuotevano qualcosa dentro.

E’ con grande piacere che ho deciso di dedicare questo post alla Giacometti Fondation, un istituto specializzato sul lavoro e l’arte di Giacometti. La Fondazione Giacometti è composta dall’Istituto Giacometti, uno spazio dedicato alle mostre e alla ricerca e dalla Fondazione Giacometti, un posto chiuso al pubblico, dedicato alla protezione, analisi e promozione del lavoro di Giacometti. L’Istituto Giacometti è situato in Rue Victor Schoelcher 5 a Parigi, nel quartiere Montparnasse dove l’artista Svizzero ha vissuto e lavorato durante la sua carriera. L’Istituto ricopre un’area di 350 metri quadri, nell’ex studio dell’artista e interior designer Paul Follot, in un elegante palazzo Liberty con decorazioni floreali, pavimenti in legno e un molta luce (guarda le immagini sottostanti).

L’Istituto Giacometti ospita 3 o 4 mostre all’anno e frequenti attività educative. Ad esempio, alcuni mesi fa c’era una mostra che accostava Gaicometti al fotografo Peter Lindbergh! Permanente è invece la ricostruzione dello studio di Alberto Giacometti con i suoi arredi, i suoi oggetti personali e muri pitturati dall’artista.

P.S: se vuoi saperne di più su quello che intendo per famiglia d’ispirazione, clicca qui.

(Immagini per gentile concessione della Fondation Giacometti)

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1 Settembre 2019 / / Architettura

In questi giorni mentre leggevo diversi articoli riguardanti l’architettura sostenibile, il cambiamento climatico, l’economia circolare, mi sono venute in mente alcune domande.

Come avrebbero costruito gli architetti del passato se avessero vissuto in questi anni? Come sarebbero state le loro architetture? Come sarebbe stata Ville Savoye o Torre Velasca?

Da qui l’idea di rappresentare le architetture del passato immaginate ai giorni d’oggi attraverso la tecnica del collage. Una tecnica che amo molto perché a differenza del fotomontaggio si distacca dalla realtà. Il collage lascia libero spazio alla fantasia sia di chi lo realizza che di chi lo guarda.

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Inizio questa raccolta da Ville Savoye, in omaggio ad uno dei più celebri architetti del passato: Le Corbusier.

Le Corbusier fu tra i primi a utilizzare il cemento armato ma anche a ideare il “Tetto-giardino”.

Ritroviamo infatti nel suo libro “Vers une Architecture” del 1923 tra i cinque punti alla base del nuovo modo di concepire lo spazio architettonico – ovvero i pilotis , la plan libre, la facciata libera e la finestra a nastro- proprio il Tetto-giardino.

E allora perché non immaginare Ville Savoye come una grande cisterna di raccolta delle acque piovane ? Uno degli strumenti utilizzati per realizzare edifici energeticamente sostenibili.

Buon 1° settembre e buon collage!

L’articolo COLLAGE 1 – VILLE SAVOYE sembra essere il primo su LEGALOSCEGIALLE.

27 Agosto 2019 / / +deco

Sono tornata all’anormale normalità di Roma dopo 2 settimane in Inghilterra. Sono tornata ispirata e con un mente energica (ne parliamo nel prossimo post) ma con un corpo che necessità almeno una settimana di dieta. Sebbene in Gran Bretagna sia aumentata la coscienza e l’abilità culinaria, la carne è sempre un ingrediente largamente consumato e la maggior parte delle persone la consuma almeno -dico almeno– una volta al giorno. Sento il bisogno di tornare alla mia dieta quasi-vegetariana, ad una dieta più gentile con il mio corpo e l’ambiente.

Ridurre drasticamente il consumo di carne dovrebbe essere la risposta ovvia per chi, come me, si sente indignato per quello che sta succedendo in Amazzonia adesso.

Non è questo il luogo per ulteriori spiegazioni, ci sono abbondanti documenti -trattati scientifici, documentari, articoli- che provano perchè l’agricoltura animale è uno, se non il primo, fattore inquinante oggigiorno.

Per tornare ad un argomento più consono con la linea editoriale di +deco, vorrei finire il mese con i collage di Anastasia Savinova.

I collage qui di seguito sono parte della serie intitolata Genius Loci. Come spiegato sul sito di Anastasia Savinova, “ogni lavoro è composto da numerose fotografie di costruzioni e forme del paesaggio che sono originali e autentiche dell’area presa in considerazione. Queste opere sono in equilibrio fra documentario e finzione, fra spazi effettivi ed immaginari, e diventano custodi della memoria e spiriti del posto”.

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13 Maggio 2019 / / Decor

Buona nuova settimana insieme ad un carico di colori e creazioni fiorite. Il profumo non può arrivare certo, ma a me l’energia trasmessa da queste illustrazioni è sembrata una bella idea per partire carichi di positività per la bella stagione!
Dite la verotà non è bellissima questa casetta da dove spuntano felicemente i nostri amati papaveri? La mano che ha saputoillustrare queste tavole è di Giada Di Vita, illustratrice di Salerno che lavora ricevendo molta ispirazione dal mare, dai colori brillanti del Sud (che conosco molto bene anche io eheh!!!) e le sue passeggiate in bicicletta.
Il profilo Instagram di Giada è un vero concentrato di Colore e Allegria e ovviamente per me ha subito fatto rima con il Sole e l’energia di questi giorni carichi di cose da vivere!
Io ho fatto anche a lei le mie solite domande da curiosa ammiratrice dei fiori illustrati in ogni modo e quindi vi lascio a Giada, alle sue risposte sincere e ai suoi magnifici acquerelli!!!
Buona giornata felice Pazzerelli!!!

1. Quando ti sei avvicinata al mondo dell’illustrazione?
Fin da bambina ho sempre amato disegnare, sono cresciuta tra i colori. Ricordo che andavo in giro con una valigetta di colori che portavo sempre con me, eravamo inseparabili! Dopo il diploma al Liceo Artistico Statale di Salerno ho frequentato dei corsi sull’acquerello, la tecnica che prediligo e che maggiormente credo mi rappresenti soprattutto per la sua vivacità. Disegnare è parte di me, per molti anni è stata una passione coltivata che è sbocciata anche nel mondo del lavoro!

2. Quali progetti ti appassiona seguire di più o che vorresti inserire in portfolio? 
Sono sempre entusiasta nel vedere i miei lavori diventare complementi d’arredo, seguo con molta cura ogni mio progetto, spesso nuovi progetti prendono vita spontaneamente durante lo svolgimento di altri. La creatività fiorisce quando sei immersa in ciò che ti piace. Ultimamente ho realizzato dei tutorial molto interessanti su diverse tecniche artistiche. Mi piacerebbe tenere dei workshop e collaborare con delle aziende che realizzano prodotti di cartoleria e con delle case editrici, ho sempre amato molto i libri illustrati e vorrei pubblicarne uno mio.  

3. Quali sono le tre parole che meglio descrivono i tuoi lavori e il tuo Stile?
Armonia, vivacità e creatività.
Quando lavoro anche al semplice bozzetto l’elemento che cerco è l’armonia d’insieme di forme e colori, lascio molto spazio alla mia parte creativa.
4. Puoi descriverci la tua giornata tipo?
Inizio la giornata con una buona tazza di caffè e mi metto all’opera! Preferisco la luce del mattino per dipingere, controllo la posta e riparto con il lavoro! All’occorrenza sono in giro per consegne, incontri di lavoro o ritiro le stampe in tipografia che carico sul mio negozio Etsy GiadaDiVitaArt . Sono sempre alla ricerca di nuove ispirazioni, appena posso trascorro ore in libreria. Mi ritengo fortunata perché vivo vicino al mare adoro stare all’aria aperta con il mio lo sketch book e fare lunghe passeggiate in bicicletta.

5. Come hai sistemato la tua zona di lavoro?
Il luogo di lavoro è l’ambiente che vivo maggiormente: amo gli spazi luminosi e l’idea del mio studio attuale ha preso forma nel tempo. Quando dipingo mi piace essere circondata da quello che mi ispira e che cattura la mia attenzione. Credo nell’unità tra noi e l’ambiente e amo prendermene cura per vivere pienamente la mia creatività, anche un piccolo spazio può diventare il luogo più amato! Attualmente ho un grande tavolo da lavoro su cui dipingo grazie al piano reclinabile, parte di questo spazio è riservato al computer che mi consente di ottimizzare le immagini. Colori, pennelli, album e piante popolano l’intero studio.  
 6. Pensi che un illustratore abbia bisogno di uno stile personale? e quali sono i tuoi suggerimenti per svilupparne uno?
Si, è molto importante creare e ricercare il proprio stile, è ciò che ti distingue dagli altri. Credo che ognuno di noi possiede delle potenzialità su cui può e deve lavorare, anche se richiede un processo più lungo. Personalmente seguo alcuni illustratori e artisti. Mi piace  il confronto lo trovo stimolante, inoltre studiare arte e i grandi maestri mi arricchisce molto non soltanto per il mio lavoro.  Per la “Serie dello Zodiaco” mi sono ispirata allo stile liberty e le illustrazioni botaniche. Credo che lavorare su di sé, sia il primo passo per dar vita ad uno stile personale.
All the photos are property of GIADA DI VITA

21 Dicembre 2018 / / +deco

Leila Ataya è la mia ultima ossessione. Adoro le sue donne medioevali-futuristiche (eh sì, è possibile). Amo i dettagli dei suoi quadri.

Lo so che nel mio post precedente, ho lanciato un’invettiva contro gli sprechi dei regali di Natale ma questa volta è diverso.

Per cui miei cari amici e parenti (e anche tu se esisti, mio caro Babbo Natale), potreste regalarmi un dipinto di Leila Ataya quest’anno?

Sono stata bravissima, prometto….

 

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15 Dicembre 2018 / / News

contro la distrofia muscolareMartedì 18 dicembre alle 19.30 GFB Onlus – gruppo Roma e Lazio, con l’aiuto di Casa d’Arte San Lorenzo e il ristorante Perpetual, organizza un’interessante e importante Asta Benefica accompagnata da un aperitivo di raccolta fondi.

Importante perché, oltre ad essere presenti all’Asta bellissime opere, lo scopo di questo evento è quello di raccogliere fondi contro la Beta-Sarcoglicanopatia, una rara forma di distrofia muscolare che in poco tempo non ti permette più di camminare, poi di respirare ed in fine ti ferma il cuore. Una malattia degenerativa veloce e, fino a poco tempo fa, inarrestabile, la terapia genetica sta raggiungendo grandi progressi e può essere applicata a tante malattie per dare speranza a ci soffre.

L’evento è un appuntamento in cui Arte, Gastronomia e Scienza saranno una volta in più le tre facce della stessa moneta, unite sul piano della solidarietà; cuochi, artisti e scienziati si uniranno ai partecipanti per combattere insieme la Beta-Sarcoglicanopatia.

Tutto il  ricavato sarà utilizzato per la creazione di un registro dei pazienti.

L’ingresso è su prenotazione

06.69367085 – 334.2813523

Di seguito alcune delle opere all’Asta:

Facciamo un regalo al nostro cuore, alla nostra anima e alla nostra casa o a quella di qualcuno che amiamo, acquistando una di queste meravigliose opere piene di amore ed empatia.

contro la distrofia muscolare

contro la distrofia muscolare   contro la distrofia muscolare

Opere di Natalia Mancini

contro la distrofia muscolare

“I colloqui con la luna”, opera di Roberto Braida

contro la distrofia muscolare

“Belli Capelli” di Giovanni Maranghi

contro la distrofia muscolare

“Butterflay Dance” di Massimo Barlettani
contro la distrofia muscolare Opera di Domenico di Genni
contro la distrofia muscolare

Opera di Mario Paschetta
contro la distrofia muscolare“Il Sogno” Opera di Carla Insalata

contro la distrofia muscolareOpera di Francesco Basilecontro la distrofia muscolare

Opera di Alfredo Pieramati

contro la distrofia muscolare“Studi per Vagabonde” di Thomas Verra

Opere di Anna Mcneil

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3 Dicembre 2018 / / Decor

L’ultimo mese dell’anno è arrivato. Insieme a lui la Magia tanto attesa delle lucine, del cioccolato a fiumi senza sensi di colpa, dei Jingle bells cantati in giro per casa e tante altre cose piccole e belle.
Io, con la personale scusa che devo improvvisarmi Elfo per i bimbi, ormai faccio fatica a contenermi, devo ammetterlo!!!
Sono decisamente intrisa di spirito natalizio e ne sono entusiasta, ogni anno un po’ di più. Dite che devo preoccuparmi?
Trovo sia fondamentale e bellissimo rendere magico ogni giorno, figuriamoci avere poi a disposizione un mese intero senza sembrare eccessiva ;-P

E proprio per restare sintonizzati sulle vibrazioni positive, che vengon fuori quando si va alla ricerca di bellezza e ispirazione, ecco che arriva per tutti noi, un altro Post dedicato al favoloso mondo dell’illustrazione, per la rubrica “ILLUSTRATOR MONDAY”.
Sono felicissima di scrivere questo Post proprio in questo mese speciale, festoso e dedicato al calore
delle cose semplici, perchè l’illustratrice di oggi è davvero un talento nel fare della semplicità il suo manifesto di stile inconfondibile.
Lei è Giorgia Pallaoro, scoperta grazie a delle cartoline romantiche e delicate, che tra stupore e meraviglia mi sono ritrovata aprendo un pacco di Giovelab!!!
Le cartoline sono qui, sempre di fronte a me, che fanno capolino da dietro al monitor e mi ricordano quanto la Poesia abiti nella scelta consapevole di un tratto leggero, semplice. Un tratto che può anche diventare ceramica, trasformandosi in forma allegra da indossare o pensiero affettuoso da regalare.
Un tratto sognatore quanto basta, datrovare nelle cose di ogni giorno, la migliore visione possibile del proprio personalissimo Mondo.

Adesso vi lascio leggere il suo racconto d’artista e se volete seguire i suoi lavori bellissimi online, correte a seguirla sul suo profilo Instagram @giorgia_pallaoro, o sbirciate il suo portfolio online, mi raccomando 😉


1. Quando ti sei avvicinata al mondo dell’ illustrazione?
Tutto è nato da piccolissima, avrò avuto tre o quattro anni e quando si andava al mare, paletta e secchiello erano sostituiti da enormi risme di carta che riempivo di disegni sotto l’ombrellone, poi studiai all’istituto d’arte e successivamente grafica pubblicitaria e comunicazione.
Sono sempre stata affascinata dalle immagini e dal loro aspetto magico, dalla possibilità di riprodurre un pensiero, di dare in qualche modo vita a un ricordo o a un’emozione, così ho sviluppato l’idea che il creare immagini dovesse diventare il mio lavoro, e così è stato. 
2. Quali progetti ti appassiona seguire di più o che vorresti inserire in portfolio? 
Un progetto che mi ha particolarmente appassionata è un progetto personale sul territorio della Valle dei Mocheni. Una vallata che si trova vicino al mio paese, dove parlano una lingua antica, la lingua mochena, che è una minoranza linguistica. Si tratta di una serie di illustrazioni sulle tradizioni di questa vallata e sui suoi meravigliosi paesaggi  , dalle quali sono poi nate delle cartoline illustrate, che presto verranno presentate ufficialmente al Mas del Saro, un piccolo agriturismo, che vi consiglio se passate per la Val dei Mocheni!

3. Quali sono le tre parole che meglio descrivono i tuoi lavori e il tuo Stile?
Ricordi, calore, semplicità.
4. Puoi descriverci la tua giornata tipo?
Solitamente mi alzo e faccio colazione, vado a fare una passeggiata o ginnastica, vicino a casa mia c’è un bellissimo parco circondato dal bosco, è molto importante ossigenarsi la mattina, porta a risultati migliori durante la giornata. 
Appena torno a casa, che è anche la mia sede di lavoro, mi siedo alla scrivania dello studio e scrivo una lista delle cose da fare e degli obbiettivi quotidiani che dovranno essere conclusi entro fine giornata. 
Così comincio a disegnare, progettare, scrivere e inviare mail, dipende un po’ da quello che c’è da fare, il lavoro autonomo è sopratutto organizzazione.Certi giorni, invece, dedico la mia giornata alle ceramiche. Realizzo piccoli oggetti, spille, orecchini, piattini, tutti ispirati alle mie illustrazioni, che voglio presto rendere disponibili in uno shop online. D’estate, dopo il lavoro in sella alla mia fedele bicicletta, vado nell’orto, a curare le piante, togliere l’erba, raccogliere qualche verdura e guardare il tramonto.

5. Come hai sistemato la tua zona di lavoro?
Lo studio lo condivido con il mio fidanzato, anche lui grafico e il gatto, che dorme sulla poltrona.
Nel mio processo creativo utilizzo il computer, ma sopratutto disegno a mano, solitamente con tecnica mista, gouache, ecoline e pastelli, sulla scrivania quindi c’è il computer ma anche tutti gli strumenti da disegno. 
Al piano di sotto ho un piccolo atelier per lavorare la ceramica.
6. Pensi che un illustratore abbia bisogno di uno stile personale? e quali sono i tuoi suggerimenti per svilupparne uno?

E’ molto importante sviluppare un proprio stile personale e non è nemmeno semplice perchè ogni giorno siamo bombardati di immagini. Ognuno sviluppa un proprio metodo, ma un suggerimento che posso dare è ispirarsi a situazioni, oggetti, ricordi personali, che ci fanno sentire bene, questo è ciò che sto mettendo in pratica e vedo che sta funzionando. Per esempio quando vado a fare una passeggiata e trovo un colore, un oggetto o un paesaggio che mi piace lo fotografo, poi farà parte del mio sketchbook.
12 Novembre 2018 / / Things I Like Today

Cinema e pittura citazioni nei film di quadri famosi

Vugar Efendi indaga il rapporto fra cinema e pittura scovando nei film citazioni originali e inaspettate di famosi dipinti del passato

Tutte le forme d’arte  si influenzano l’una con l’altra e questo è un dato di fatto. Partendo da questo principio il regista indipendente Vugar Efendi ha pensato di indagare il rapporto fra cinema e pittura andando a scovare tutte le volte in cui famosi cineasti hanno reso omaggio alla storia dell’arte.

Originario dell’Azerbaijan, Vugar Efendi è un giovane regista e appassionato cinefilo che vive e lavora nel Regno Unito. E’ diventato famoso per “Film Meets Art” una serie di video in cui confronta i dipinti della pittura classica con le scene di film cult e ha un canale su Vimeo interamente dedicato al cinema, pieno di video in cui mette a confronto i film con la storia, con l’arte e con l’evoluzione tecnologica.

Cinema e Pittura - Film Meets Art - Vugar Efendi

Cinema ispirato alla pittura e ai più celebri dipinti del passato: Sandro Botticelli preso a modello da Terry Gilliam

Quando il cinema si ispira alla storia dell’arte

Gli esempi sono così numerosi che Vugar Efendi ha già realizzato ben tre video per “Film Meets Art” e chissà che in futuro non ce ne saranno altri… Il gioco è semplice: a sinistra è presentato il quadro di riferimento e a destra la scena del film. Il legame fra le due è sempre evidente: alcune sono vere e proprie citazioni, altri sono omaggi a quadri famosi, altri solo uno spunto da cui trarre ispirazione ma in ogni caso l’autore vuole sottolineare che “Tutte le forme d’arte si alimentano l’una con l’altra e il cinema non è diverso”.

Anche il cinema infatti guarda con ammirazione ai capolavori della pittura del passato e non si vergogna di rendere omaggio alla storia dell’arte portando in vita a quelle immagini statiche nella realtà cinematografica.

I video di Vugar Efendi sono una goduria per tutti gli appassionati di arte e di cinema e stati segnalati da Entertainment Weekly, Esquire, Vanity Fair, Elle, BBC, Canal +, Indiewire e tanti altri.

“Film Meets Art” tutte le volte che cinema e pittura si sono incontrati!

Vugar Efendi Cinema e Pittura

La lugubre casa di Psycho sembra proprio quella dipinta da Edward Hopper!

Film Meets Art I

Con: Ridley Scott, Botticelli e Terry Gilliam, Thomas Gainsborough e Quentin Tarantino, L’Ultima Cena di Leonardo citata da Paul Thomas Anderson, Edward Hopper citato da Alfred Hitchcock per la casa di Psycho, Andrew Wyeth e Terrence Malick.

Film Meets Art II

Da Sofia Coppola a Paul Thomas Anderson, “La petite baigneuse” di Ingres, dipinto nel 1828, citato da Jean-Luc Godard nel film Passion (1982), Andrei Tarkovsky che guarda Pieter Bruegel, Terry Gilliam, Bigas Luna, Bob Fosse e Stanley Kubrick.

Film Meets Art III

Qui troviamo Wes Anderson, Peter Greeenaway, Vincente Minnelli, Alejandro Inarritu, Peter Weir, George Miller e  Alfonso Cuaròn.

 

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