11 Febbraio 2026 / / La Gatta Sul Tetto

Il bagno in età classica, presso gli antichi greci e romani, era forse il luogo più importante. E non parlo del bagno domestico. I ginnasi e le terme rappresentavano molto più di un luogo dove curare la propria igiene e l’estetica.

Terme di Villa Adriana, Tivoli. Foto Cinzia Corbetta

Più che il bagno domestico, che non evolve di molto rispetto alle epoche precedenti, sono i bagni pubblici a rivestire una grande importanza. Nei ginnasi e nelle terme ci si incontra, si stringono alleanze politiche, si siglano contratti d’affari. Questi luoghi pubblici testimoniano come il bagno in età classica abbia raggiunto l’apogeo dell’evoluzione.

Il bagno in età classica: l’apogeo dell’evoluzione

In Europa l’evoluzione del bagno inizia nell’isola di Creta, nel periodo della civiltà Minoica, a cavallo del 1700 a.C. Nel palazzo di Cnosso gli archeologi hanno rinvenuto la prima vasca da bagno conosciuta nella storia.

Nelle stanze reali, o megaron della Regina, erano presenti anche una sorta di tazza con sedile, un serbatoio per l’acqua e un cavedio per la ventilazione. La sala era decorata con meravigliosi affreschi raffiguranti delfini.

Megaron della regina, Cnosso. Crediti: foto di Deror_avi – Opera propria, CC BY-SA 3.0

La civiltà minoica era notevolmente evoluta nella tecnica idraulica e negli impianti igienici, come si evince dai resti rinvenuti.

I Greci svilupparono un culto del corpo che prevedeva allenamenti intensi, seguiti da un bagno con acqua fredda. Questo perché essi ritenevano che l’acqua gelida avesse il potere di fortificare il corpo. Proprio per questo motivo, all’interno di ginnasi e palestre esistevano sempre degli spazi riservati con spogliatoi e piscine.

Il bagno in età classica
Atleti sotto la doccia – pittura vascolare greca- VI sec a.C. – crediti: foto di Milartino, CC BY-SA 3.0

Del resto, il concetto moderno di igiene trae origine proprio dalla cultura greca. Igiene deriva dal nome della dea Igea, figlia del dio della medicina Asclepio e protettrice della salute. 

Per i medici greci, la pulizia era fondamentale per raggiungere l’equilibrio del corpo, insieme a una corretta alimentazione e al ritmo sonno-veglia.

Nell’antica Grecia nacquero anche le prime latrine pubbliche: si trattava di lunghe panche in pietra con fori allineati sopra un sistema di scolo. Anche se l’abitudine di fare i propri bisogni per strada, un po’ dove capitava, resta in auge almeno fino all’arrivo dei Romani.

Latrine pubbliche delle Terme Ellenistiche nell’angolo sud-orientale dell’antica agorà di Salonicco. Crediti: di Nessun autore leggibile automaticamente. CC BY 2.5 

Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti urbani, Aristotele descrive nella Costituzione degli Ateniesi la figura dei coprologi, incaricati di raccogliere l’immondizia e scaricarla ad almeno due chilometri dalla città per preservare l’igiene del centro abitato. 

Terme, latrine e cloache

I romani, si sa, importarono tutto dall’antica Grecia, dagli dei dell’Olimpo fino alle latrine. Può sembrare un accostamento irrispettoso, ma corrisponde alla realtà. Quello che i romani fecero, nel tempo, fu di introdurre innovazioni nelle tecniche costruttive tali da poter costruire opere monumentali, fino ad allora impensabili in Europa.

Così i bagni pubblici dei greci si trasformarono in complessi termali sofisticati e dotati di confort, uno su tutti, l’acqua calda. In epoca repubblicana le terme erano frequentate da tutte le classi sociali, anche se gli orari erano differenziati: donne e bambini entravano la mattina mentre gli uomini accedevano dal tardo pomeriggio a notte inoltrata.

Tuttavia, dall’età imperiale le terme pubbliche erano frequentate per lo più dal popolo, mentre i più abbienti iniziarono a dotare le proprie abitazioni di terme private. Un esempio su tutti, le terme di Villa Adriana a Tivoli.

Di pubblico a Roma non c’erano sono i bagni. Ad un certo punto si contarono più di un centinaio di latrine pubbliche (foricæ). Il motivo è semplice, ed è dovuto alla struttura delle abitazioni, organizzate in insulæ che potevano arrivare ad avere 5 piani. La maggior parte di questi edifici non erano dotate di acqua corrente, dunque fare i bisogni poteva diventare un problema. Mentre i greci non si preoccupavano di farli in pubblico, per i romani questa usanza non era accettabile, da un lato per pudore, dall’altro per evitare problemi di igiene pubblica.

Il bagno in età classica
Latrine a Ostia Antica

Le latrine pubbliche erano grandi sale con panche in pietra o in marmo, dotate di fori circolari. Sotto i sedili scorreva costantemente un flusso d’acqua che trasportava gli escrementi direttamente verso la cloaca più vicina. Per l’igiene personale si inzuppava una spugna di acqua pulita, immergendola in un piccolo canale di scorrimento posto ai piedi dei sedili. Naturalmente la privacy non esisteva, visto che non erano previste separazioni tra una postazione e l’altra.

Il bagno in età classica
Il bagno in età classica. Le latrine di Roma, struttura.

Il fulcro del sistema idraulico di Roma era la Cloaca Maxima, una delle più antiche condotte fognarie al mondo, oggi ancora parzialmente funzionante. Iniziata nel VI secolo a.C. dal re Tarquinio Prisco, l’opera è realizzata sfruttando le proprietà statiche dell’arco a volta, per garantire stabilità e durata nel tempo. La cloaca riceveva gli scarichi dei bagni e delle latrine pubbliche, oltre a quelli delle domus (ville urbane) dei patrizi, che disponevano di acqua corrente. Infine, le acque nere erano convogliate dalla cloaca direttamente nel Tevere.

Christoffer Wilhelm Eckersberg, Vista della Cloaca Maxima, olio su tela, 1814.

Organizzazione delle terme in epoca imperiale

In epoca imperiale le terme si diffusero in tutte le province dell’impero, dalla Bretagna alla Siria. La loro struttura e il loro funzionamento erano basati su avanzate conoscenze ingegneristiche e idrauliche, in particolare sui precetti dell’architetto Vitruvio e sulle innovazioni per il riscaldamento ideate da Sergio Orata.

Due sono i fattori che contribuirono all’enorme sviluppo delle terme e dei bagni pubblici:

  • la costruzione degli acquedotti, che rendevano disponibile grandi quantità di acqua 
  • l’introduzione dell’ipocausto, dal greco sotto (hypo) e bruciato (kauston). Si trattava di un’intercapedine in laterizio costruita sotto il pavimento, nella quale era insufflata aria calda. L’aria calda proveniva da forni nei quali si bruciava la legna. Questo sistema, usato anche per riscaldare le dimore private, permise ai romani di creare il famoso percorso con alternanza tra acqua calda e fredda.

Chi si recava alle terme doveva seguire un percorso preciso. La prima tappa era l’apodyterium, lo spogliatoio. Dopodiché si poteva accedere alla palestra o direttamente al tepidarium, una sala con acqua tiepida, nella quale ci si immergeva per acclimatarsi. 

Il bagno in età classica
Infografica di Simeon Netchev, crediti CC BY-NC-ND

La tappa successiva era il calidarium, una sala più calda . Entrambi gli ambienti erano riscaldati grazie al calore proveniente dall’ipocausto. Dopo le abluzioni nell’acqua calda, si poteva passare direttamente al frigidarium, o ripassare al tepidario. Nel frigidario ci si immergeva nell’acqua non riscaldata, per tonificare il corpo.

Pianta delle terme di Tito. Crediti CC BY 2.5

Le terme più grandi erano dotate di altre stanze, come il sudatorium, praticamente l’odierna sauna, ambienti per massaggi, piscine all’aperto, latrine. La sauna era riscaldata sia dal sottosuolo che dalle pareti, grazie a dei tubi in terracotta che correvano in verticale, convogliando il calore dall’ipocausto.

Qui puoi leggere tutti gli articoli dedicati alla storia della casa e dell’arredo, nonché le altre puntate della serie sull’evoluzione del bagno.