26 Marzo 2020 / / Architettura

CH Zero nasce da e per ATIproject, una trasposizione in progetto dello spirito dello studio e del team che lo costituisce. L’intervento è una sperimentazione diretta, dal progetto alla cantierizzazione, di un design bioclimatico e sostenibile, anche attraverso l’adozione di materiali e strategie ecologiche. Centrale è l’utilizzo del legno: la struttura in pannelli XLAM ha permesso tempi di costruzione brevissimi, con una conseguente riduzione sui costi di costruzione. Completamente autosufficiente, l’edificio è dotato di un avanzato sistema domotico per il controllo integrato degli impianti meccanici ed elettrici. CH Zero costituisce la sintesi piena, nella mente e nel corpo, di ATIproject.

Ispirandosi al co-housing di stampo nord europeo, il progetto ha previsto fin da subito la condivisione di determinati spazi destinati ad attività comuni senza tuttavia rinunciare alla privacy una volta all’interno del proprio alloggio. “Zero” connota l’edificio-pilota, a cui dopo il successo e il riscontro della community seguiranno in futuro altri condomini con le medesime caratteristiche. Dopo soli 18 mesi tra nascita dell’idea, progettazione e completamento della costruzione (una tempistica decisamente veloce nel panorama dell’edilizia italiana, la cui fase di costruzione ha avuto una durata di 9 mesi), il sogno prende forma: i quattro piani ospitano abitazioni (12 appartamenti) e ambienti comuni, caratterizzati da una forte impronta green.

Grande importanza è stata data all’orientamento e alla forma dell’edificio: lo studio delle soluzioni formali e di involucro infatti, delle esposizioni e degli affacci permette di massimizzare gli apporti solari invernali e di minimizzare l’irraggiamento diretto in estate limitando il fabbisogno energetico. Sono stati scelti pacchetti d’involucro e infissi ad alta efficienza e inserite tecnologie domotiche. Il fabbisogno dell’edificio è coperto da un impianto fotovoltaico e da collettori solari termici.
Non hanno tardato anche i riconoscimenti: l’edificio è risultato vincitore del concorso di progettazione Viessmann (azienda leader degli impianti di riscaldamento) 2014 tra gli oltre 200 progetti inviati.

L’edificio sorge su un lotto di forma trapezoidale con accesso alla viabilità pubblica su uno dei lati corti e si sviluppa su 5 livelli complessivi, ospitando cantine e posti auto a piano terra, quattro appartamenti per piano nei tre livelli centrali, ambienti comuni, una terrazza panoramica e locali tecnici in copertura.

Il progetto pone particolare attenzione agli aspetti di sostenibilità ambientale della costruzione e del suo esercizio, fattori che da sempre rappresentano il principale focus progettuale di ATIproject. Il tema della sostenibilità è declinato in vari modi all’interno del progetto, dal disegno degli ombreggiamenti alla scelta dei materiali, alla scelta delle dotazioni impiantistiche. Date le ridotte dimensioni del lotto che hanno vincolato la disposizione planimetrica del fabbricato, l’attenzione è stata rivolta alla disposizione degli ambienti interni degli appartamenti in modo da massimizzare l’illuminazione naturale negli ambienti. Tramite l’utilizzo di specifici software di simulazione sono stati analizzati gli ombreggiamenti dell’edificio al fine di verificare la necessità e la tipologia di eventuali elementi schermanti e il posizionamento degli impianti solari.

Un approccio progettuale integrato abbinato a scelte costruttive e impiantistiche innovative applicato tramite un’indagine a tutto campo dei costi e dei benefici che ha consentito di costruire un edificio con elevati standard di vivibilità e risparmio energetico contenendo i costi di costruzione a livelli accessibili a tutti.

Possiamo quindi racchiudere questo intervento, in una sola parola: sostenibilità.

PROGETTO: CoHousing Zero
LUOGO: Pisa, Italia
TIPOLOGIA: Residenze
ANNO: 2014 – 2016
STATO: Completato
DIMENSIONI: 1.200 mq
DISCIPLINE: AR – ST – MEP
MEDIA: https://youtu.be/qBCxT_O4gaw

20 Marzo 2020 / / Architettura

È possibile tenere in considerazione, fin dalla fase preliminare del progetto, la multidisciplinarità delle tematiche che contribuiscono a rendere sostenibile un edificio? Come può il gesto compositivo non essere sottoposto a revisioni radicali durante lo sviluppo successivo del progetto?

È forse la domanda che qualunque progettista si è sempre fatto. L’orientamento della struttura, l’adeguamento al contesto, il numero e la posizione delle aperture, la verifica delle superfici minime, la distribuzione interna, sono solo alcuni dei fattori che incidono sull’efficacia del progetto. Il design computazionale cerca di rispondere a quest’esigenza, e le possibilità odierne dimostrano che sia già impiegato in ambiente BIM con successo. Da un lato i software di progettazione specialistica e analisi: Mold, Therm, EnergyPlus, Daysim, Radiance etc., dall’altra il desiderio e la necessità di rispondere nel modo migliore a domande di carattere estetico-funzionale.

La funzionalità è determinata dalla sostenibilità della struttura: ridotto consumo di materiali, di energia per riscaldamento e raffrescamento, basse emissioni, riduzione della CO2 prodotta, ciclo vita a basso impatto, sono solo alcuni degli aspetti che vengono definiti fin dal principio, durante la genesi del progetto. Le certificazioni, Leed, Bream e in generale di sostenibilità, dipendono sì dall’ingegnerizzazione del progetto, ma sono strettamente correlate alla capacità del progettista di tener conto delle peculiarità dell’ambiente in cui inserire la struttura.

La scelta è oggi mutuabile, orientabile fin dal principio attraverso processi iterativi, euristici o evolutivi, attraverso software specifici. Il design computazionale rende variabile la forma e la correla alle analisi che possono essere svolte con i software di simulazione. Il link che lega la prestazione registrata alla scelta progettale è resa possibile attraverso queste tecniche. Revit e Dynamo integrano questa possibilità per ampliare le metodologie di controllo e valutazione già dalle prime decisioni progettuali. I Loop di ottimizzazione permettono di valutare le configurazioni migliori fissando target obbiettivo precisi. Questo approccio è stato alla base di quanto poi approfondito nelle successive fasi progettuali che hanno permesso al centro Umberto Forti, progettato dallo studio pisano ATIProject, di raggiungere la certificazione Leed Gold rendendolo un esempio di sostenibilità e integrazione con il contesto.

5 Febbraio 2020 / / Architettura

PROGETTO: Nuovo Ospedale Universitario
LUOGO: Odense, Danimarca
TIPOLOGIA: Ospedale
ANNO: 2017 – 2022
STATO: Costruzione in corso
CONCEPT ARCHITETTONICO DEL PROGETTO: C.F. MOLLER
PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA, STRUTTURALE, IMPIANTISTICA: ATIProject
DIMENSIONI: 250.000 mq
PREMI: The Plan Award 2019 – Categoria: Future – Hospital
BIM & DIGITAL AWARD 2018 – Categoria: Edifici Pubblici
MEDIA:

Altri video disponibili qui e qui

Il progetto del Nuovo Ospedale Universitario a Odense è un complesso organismo tecnologico e urbano al tempo stesso; dà forma e spazio al sistema di relazioni che lega pazienti, comunità locale e ambiente.

La struttura si articola attorno a quattro blocchi, ospitanti cliniche, day hospital, uffici e spazi di formazione, attraversati trasversalmente da due spine di collegamento che descrivono spazi ora inclusivi e immersi nel verde, ora aperti alla città.

La progettazione integrata del NYT OUH è sviluppata in ambiente BIM e, grazie ai processi di informatizzazione del progetto spazio, estetica e tecnologia lavorano assieme nel definire uno dei più grandi ospedali d’Europa.
Scopo del gruppo di progettazione è quello di creare una struttura sanitaria completamente integrata con il contesto sia a livello architettonico che tecnico-funzionale, ricercando la qualità e la valenza estetica dei diversi elementi studiati.

Il progetto è volto a realizzare un’opera che, mediante l’uso di materiali, soluzioni e metodi edilizi, contribuiscano alla tutela della salute, con il minimo impiego delle materie non rinnovabili e l’uso di materiali ecocompatibili. La fase progettuale è stata caratterizzata dall’individuazione di soluzioni tecniche che consentissero il rispetto del quadro economico previsto dal Cliente, degli standard qualitativi previsti e dei tempi prefissati.

Attraverso l’utilizzo di modelli informativi è stato possibile valutare la fattibilità di ogni soluzione tecnica individuata dal General Contractor (JV Odense Hospital Project Team CMB- ITINERA); L’uso innovativo delle tecnologie BIM, per tutte le discipline coinvolte nel progetto, ha permesso una gestione ottimizzata della progettazione ed un incremento di produttività ed accuratezza impossibili da ottenere con le metodologie tradizionali.

Il Nyt OUH sorgerà all’interno di un lotto di 80 ettari inserito in un contesto verde nella parte Sud-Est della città di Odense e occuperà una superficie a terra di 260.0000 mq.
Orientato su l’asse Nord Sud, il complesso ospedaliero si articola in sei sotto progetti (DP03-DP04-DP05-DP06-DP07): due spine centrali ortogonali tra di loro (DP03-DP04), alle quali sono connessi gli altri quattro blocchi (DP05-DP06-DP07-DP08).
Gli edifici si sviluppano in quattro e cinque piani fuori terra.

Il sottoprogetto DP03 ha una superficie di 60.910 mq per quattro piani fuori terra e rappresenta la spina dorsale dell’edificio che da nord a sud collega l’Università della Danimarca meridionale a Nord, con l’ingresso principale al Nyt OUH a Sud. E’ il corpo centrale e asse focale delle sinergie che si presentano dall’incontro tra ambiente di studio, ricerca e funzionamento ospedaliero; costituisce il collegamento con il DP04 e il SUND (Facoltà di Scienze della salute della Danimarca), ospitando anche funzioni rivolte al pubblico.

L’ingresso principale del Nyt OUH si trova all’estremità meridionale del DP03 e da qui, partendo dalla Hall, si sviluppa la “via” principale che corre lungo tutto il fronte Est arrivando a Nord al collegamento con l’edificio SUND. to progetto DP04 ha una superficie di 98.900 mq per cinque piani fuori terra. Al suo interno presenta reparti di trattamento tra cui: Day Hospital, Endoscopia e sale operatorie e due piani dedicati interamente alle degenze; i due corpi di fabbrica sono limitrofi al DP03, collegati con quest’ultimo mediante passerelle pedonali in acciaio, e costituiranno la zona Est-Ovest su entrambi i lati del DP03.

Gli altri quattro blocchi, chiamati Cluster (DP05-DP06-DP07-DP08), si raggruppano in quattro quadranti attigui ai due corpi di fabbrica principali (DP03-DP04).
Il Cluster DP05 si trova nel quadrante Nord-Ovest e consiste di 3 corpi e quattro piani fuori terra per una superficie totale di circa 24000 mq. All’interno si trova il BUP – Reparto psichiatrico infantile (reparto, ambulatorio, uffi¬cio e palestra).
Il Cluster DP06 si trova nel quadrante Sud-Ovest e consiste di 3 corpi e quattro piani fuori terra per una superficie totale di circa 20000 mq. All’interno ospita principalmente il Pronto Soccorso (FAM) ed i servizi ad esso interconessi (zone per i malati critici, aree per i pazienti acuti e ambulatori diagnostici).
Il Cluster DP07 si trova nel quadrante Sud-Est e consiste di 3 corpi e quattro piani fuori terra e un piano interrato, per una superficie totale di circa 20000 mq. Comprende principalmente strutture per ufficio e ambulatori relativi ai seguenti dipartimenti: Gastroenterologia, Nuerologia, Oculistica, Ortopedia, Medicina infettiva, Neruchirurgia.
Il Cluster DP08 si trova nel quadrante Nord-Est e consiste di 3 corpi e quattro piani fuori terra e un piano interrato, per una superficie totale di circa 27000 mq. Ospita i dipartimenti di Ematologia, Oncologia e Radioterapia, Medicina Nucleare, Farmacia Ospedaliera. Per quanto riguarda gli aspetti architettonici delle facciate esterne, una delle principali caratteristiche del progetto è la differenziazione dei diversi livelli dell’edificio, sia usando materiali diversi (facciata continua, rivestimento in corten, pannelli sandwich in cemento, facciata a cellule in vetro e alluminio) che accentuando un particolare orientamento (orizzontale e verticale) degli elementi della facciata.

Questa idea è stata sviluppata e rafforzata, aggiungendo una terza dimensione e un design più dinamico alla facciata, grazie all’estrusione di diversi elementi di rivestimento rispetto al filo esterno. L’uso del corten non è continuo su tutta la facciata e ha una configurazione dinamica che toglie monotonia dalla facciata, e la rende uno spazio più umano, più facile da percepire, da individuare e con cui relazionarsi. Inoltre, la disposizione del rivestimento è legata alla funzionalità e al comfort degli spazi interni.

L’ospedale è inteso come spazio pubblico, luogo di cure e spazio domestico, e la facciata è uno degli elementi che aiuta a comprendere e distinguere tutte queste diverse funzioni. La struttura portante dell’intero complesso ospedaliero sarà realizzata mediante un telaio tridimensionale con elementi in cemento armato prefabbricato e semi prefabbricato. L’uso innovativo delle tecnologie BIM applicate a tutto campo, per tutte le discipline coinvolte nel progetto, nonché gli strumenti di condivisione che il BIM offre, fruibili da tutti gli attori coinvolti nell’opera, hanno permesso una gestione ottimizzata della progettazione ed un incremento di produttività e accuratezza impossibili da ottenere con le metodologie tradizionali.

Il workflow è organizzato in base alle particolari esigenze di un progetto ad elevata complessità ed estensione, in modo che modello BIM e level of Information fossero più facilmente fruibili e verificabili in continuo a livello di coerenza e correttezza. Elemento chiave nella progettazione e nello sviluppo del Nyt OUH è stato quello di assicurare percorsi idonei per i pazienti, pensati per le necessità sia del malato che dei familiari e del personale ospedaliero.
Alla base del dimensionamento e della scelta del design interno c’è oltre ogni cosa l’attenzione al paziente e al suo buon progresso; si prevede, infatti, che questo contribuisca in modo significativo ad un funzionamento più efficiente e razionale dell’ospedale stesso.

Scopri il progetto completo sul sito di ATIProject

4 Febbraio 2020 / / Architettura

Esportare conoscenze e competenze architettoniche e ingegneristiche nel panorama sempre più globalizzato è il nostro punto di forza per l’affermazione a livello internazionale.

La creazione di realtà sempre più interconnesse ha infatti portato all’omogeneizzazione del mercato della progettazione. Ciò si riflette, infatti, sia sul Mercato Unico Europeo che a livello extraeuropeo. Se da un lato i sistemi di procurement adottano sempre più canoni standardizzati, come ad esempio l’Offerta Economicamente più vantaggiosa, dall’altro l’affermazione di sistemi digitali come il BIM diventa sempre più parte integrante delle richieste dei vari committenti. La qualità, l’unicità e il contenuto sono quindi centrali in tale affermazione e costituiscono la base comune su cui le valutazioni vengono espresse. Questo comun denominatore a livello normativo e strumentale permette di esaltare i nostri di punti di forza, come testimoniato sempre più dai risultati raggiunti.

know-how-italiano

La formazione universitaria italiana è tra le più riconosciute a livello mondiale, i professionisti del settore si distinguono in modo ancor più evidente in un contesto che tende a livellarsi verso il basso, il Made in Italy continua ad essere universalmente riconosciuto come carattere distintivo di qualità. Nel contesto attuale abbiamo quindi deciso di adottare questi punti di forza per internazionalizzare l’offerta. La sfida è ambiziosa ma i presupposti e i risultati ci stanno dando ragione. ATIProject ha aperto nel 2017 una sede a Belgrado che oggi conta 25 professionisti del settore, nel 2018 è stata la volta di Copenaghen e quest’anno Parigi. Lavoriamo già in molti paesi esteri: Danimarca, Germania, Francia, Svizzera, Serbia, Sudan, Nigeria, Ghana, Cambogia, Vietnam per citarne alcuni. I confini esistono solo per chi se li pone.

Credits: Photo by Irene Taddei

16 Gennaio 2020 / / Blog Arredamento

La vita all’interno di un’abitazione è scandita da tempi e ritmi ben precisi, da luci e complementi d’arredo: è il luogo personalissimo dove ciascuno di noi si sente a proprio agio e dove passa la maggior parte del tempo. La buona qualità dell’aria che si respira nelle stanze così come quella dell’illuminazione dei vari ambienti sono elementi imprescindibili per far sì che la casa risulti accogliente. In particolare il pianeta delle luci deve essere preso in considerazione con grande attenzione, facendo ricerca nel campo dello stile, per una buona performance finale nelle stanze deputate al riposo. Soprattutto quelle dove studiano e dormono bambini e ragazzi.

La soluzione migliore, che consente anche un alto livello di personalizzazione, è quella di ricorrere a luci Led (acronimo di light emitting diode): garantiscono una lunga durata, un basso impatto ambientale e la possibilità di regolare e direzionare il flusso di illuminazione. Innanzitutto occorre valutare la posizione e l’orientamento stesso della stanza, per capire quanta illuminazione di tipo naturale e in che punti possa entrare. La fase della progettazione è molto importante, niente deve essere lasciato al caso, ecco perché sarà utile affidarsi al team di Arena Luci. Se l’esposizione durante il giorno alla luce naturale e diretta del sole risulta scarsa, allora ci saranno maggiori problematiche da “correggere” in fase di progettazione: nel caso in cui l’ambiente risulti troppo buio, visto che i ragazzi utilizzano la stanza per dormire e riposarsi ma anche per lo studio e la lettura, si dovranno utilizzare fonti luminose ad hoc. I Led, di facile applicazione, possono andare anche a illuminare determinati scorci e angoli della stanza che sarebbero altrimenti risultati inutilizzabili perché “nascosti”.

L’illuminazione è un presidio di sicurezza

Il letto, il divano e la scrivania sono punti di riferimento imprescindibili nella progettazione della stanza di bambini e ragazzi. Qui la luce rappresenta anche un presidio di sicurezza: faretti e plafoniere, spesso incastonati nel controsoffitto di cartongesso (effetto cielo di stelle), risultano eleganti o sbarazzini ma soprattutto sono irraggiungibili. I lampadari e tutta una serie di lampade a sospensione possono invece rappresentare un pericolo: occorre evitare che i più piccoli si arrampichino e cadano nel tentativo di raggiungerli oppure urtino su mobili e altri oggetti. Con i faretti Led si potranno poi creare rilassanti giochi di luce dal sicuro impatto scenico. Potranno scintillare come tanti piccoli frutti incastonati nei rami di un albero sulla parete dell’angolo-giochi oppure brillare dentro le nuvole sul soffitto sopra al letto, per propiziare sonni profondi. Piccoli punti luce Led, sfumati, potranno essere un valido ausilio per i bambini che hanno paura del buio e fanno fatica a prendere sonno. Il dettaglio delle mensole luminose, molto apprezzate dai ragazzi, completa poi lo scenario di una camera da letto accogliente e ricca di soluzioni intelligenti. A seconda dell’orario e dell’attività che si sta per intraprendere, con le luci Led sarà possibile regolare la gradazione dell’illuminazione. Per le ragazze, è sempre più diffuso un dettaglio di tendenza: il filo di luci Led sul quale appendere, con delle simpatiche mollette, le foto di viaggio e quelle con le amiche per una parete “parlante”.

15 Gennaio 2020 / / Blog Arredamento

Cosa succede a casa vostra se si rompe qualcosa a cui tenete? Magari finisce dritto nella spazzatura, accompagnato dai vostri occhi lucidi e colmi di rimpianto. Forse era il ricordo della vacanza perfetta, oppure un oggetto regalatoci tanti anni fa da una persona tanto amata che ora non è più nella nostra vita. Sia quel che sia, quell’oggetto ora è da buttare. O forse no. Forse potremmo diventare esperti (o anche solo amanti e cultori, perché no!) del fai da te: immaginate un angolo a casa vostra o, a seconda dello spazio, magari una vera e propria stanza, o ancora, e più classicamente, una parte di garage adibita a angolo per il bricolage. Non sarebbe bellissimo avere a disposizione un set intero di adesivi e colle per il DIY, degli attrezzi tutti vostri, ordinati e ben riposti, un ampio piano di appoggio per intraprendere moltissimi progetti? Da dove partire? Ma dall’allestimento di questo angolo, ovviamente.

Quali passi per ottenere un angolo per il fai da te perfetto

Punto numero uno: l’illuminazione.

Una fonte di luce, naturale o artificiale che sia, è ovviamente fondamentale per qualunque attività, ma per quanto riguarda il fai da te diventa ancora più importante: prima di tutto perché è assai probabile che ci si trovi a maneggiare attrezzi pericolosi, come trapani o frese, oppure colle che rischierebbero di attaccarci le dita, necessitando di solventi per essere rimosse. In secondo luogo, la luce è fondamentale perché è possibile che ci si trovi a che fare con pezzi piccoli, lavori di fino, quindi la luminosità dell’ambiente diventa fondamentale. Luce, quindi, e bella forte, sui nostri progetti.

Punto numero due: non un piano di appoggio grande, ma un grande piano di appoggio

Probabilmente non abbiamo chissà quanto spazio a disposizione per il nostro angolo del fai da te: ovviamente tutti sappiamo che, più è ampio il piano d’appoggio, più possibilità abbiamo di lavorare con la massima comodità possibile, il massimo ordine, la massima pulizia. Qualora però non disponessimo di un grande spazio, ecco che la qualità fondamentale del nostro tavolo da lavoro dovrà essere la robustezza. Non dovremo mai aver paura di rovinarlo, mai dovrebbe farci pensare che quel dato attrezzo potrebbe graffiarlo. Robustezza, prima di ogni altra qualità: perché robustezza significa affidabilità.

Punto numero tre: ogni cosa al suo posto

Il segreto per avere tutto in ordine è quello di dotarsi di scaffalature metalliche e rastrelliere per attrezzi. Non importa davvero quanto spazio abbiate a disposizione, questi oggetti sono disponibili in svariate misure, dalla più piccola alla più gigantesca che possa venirvi in mente. Ora, perché le scaffalature sarebbe meglio che fossero metalliche? Prima di tutto, la resistenza: umidità e infiltrazioni d’acqua le farebbero un baffo, a differenza di quanto accadrebbe con il legno. Secondo, la resistenza: pensate che, in commercio, esistono scaffalature metalliche in grado di reggere fino a 1.000 chili per scaffale. Mica male, giusto? Unica accortezza: ricordate di disporre gli oggetti e gli attrezzi che usate più frequentemente sui ripiani più accessibili, così da non dover impazzire ogni volta che un nuovo lavoro avrà inizio.

2 Gennaio 2020 / / Blog Arredamento

L’arredamento è un’arte che può rivelare personalità e passioni: è importante ritagliare del tempo per fare una casa bella e accogliente, dal sicuro impatto di design. Tra gli ambienti più congeniali all’ispirazione, con quell’aura innata di relax che porta con sé, c’è la veranda. Quando si ha la fortuna di possederla la sensazione sarà di potersi sempre rifugiare in un luogo isolato dal mondo esterno, con un occhio attento all’illuminazione degli spazi, magari ricreando le atmosfere tipiche dello stile provenzale. Nel nome di una regione della Francia affascinante e celebre per i colori e gli sconfinati campi di lavanda. Curiosi di scoprire quanto costa una veranda in stile provenzale? Vi rimandiamo all’articolo di riferimento di Infissi Lombardia per approfondire l’argomento relativo al costo di una veranda al metro quadro.

Uno spazio che rappresenta un viaggio

Scegliere di arredare la propria veranda in stile provenzale denota eleganza e romanticismo. Per allestire e decorare in modo funzionale e all’ultimo grido questo ambiente, l’ideale sarà avere a disposizione uno spazio chiuso in modo da poterlo sfruttare anche durante la stagione fredda. E, in tal caso, si avranno anche maggiori possibilità di scelta e personalizzazione. Cannes, Nizza, Antibes sono solo alcune delle tappe che è possibile percorrere in quello che è a tutti gli effetti un viaggio ideale da compiere restando nella propria veranda in stile provenzale.

Semplicità delle forme e dei materiali sono l’Abc di questo stile che si caratterizza per il suo essere floreale e fresco, ricercato e allo stesso tempo classico. Lo stile provenzale è infatti sostanzialmente una rivisitazione di quello classico: trovare e ringiovanire qualche vecchio mobile dimenticato in cantina sarà il primo passo per rendere una zona della casa solare e piacevolmente personalizzata. Nessuna spesa eccessiva, massimo risultato: la creazione di un piccolo ritaglio di Francia. Che potrà rispecchiarsi anche nell’arredo dell’intera casa, tra stampe floreali e tinte pastello.

I mobili e i colori dominanti

L’outdoor potrà essere impreziosito da alcuni dettagli colorati, come cascate di gelsomini o un pergolato ricoperto di glicine: è la ricetta dell’atmosfera tipica dei giardini francesi. Appesi qua e là potranno fare bella mostra di sé tanti oggetti di design facili da realizzare, che daranno un tocco ancor più intimo e personale. Un bollitore potrà così diventare uno scacciapensieri e andare a decorare un lato dell’ambiente. Così come sarà possibile trasformare una ‘ex’ forma per torte in una simpatica lavagna. Oppure una vecchia padella si potrà convertire in un delizioso orologio a muro dal sapore rustico: un crossover shabby chic in piena regola. La pittura ha reso spesso omaggio alle atmosfere della Provenza, attraverso gli occhi dei grandi pittori impressionisti. Che hanno legato per sempre certi colori a un concetto di stile ricercato: ok dunque al lilla della lavanda, al bianco e all’ocra. Con richiami al verde che si rispecchia nella vegetazione, all’azzurro invecchiato e ai toni del viola. Con una regola aurea: armonia e sobrietà in ogni spazio. Come sfruttarlo? Si potrebbe adibire l’intera area a ‘zona pranzo’, con un bel tavolo di legno e quattro-sei sedute di ferro battuto. Ma la veranda in stile provenzale saprà interpretare anche i bisogni dei più intellettuali, regalando un raffinato angolo da lettura dove posizionare libreria e sedie a dondolo.

L’intreccio con la natura

Abbiamo parlato della presenza di un intreccio forte con la natura, ecco perché la scelta di inserire piante e fiori nella veranda è senza dubbio di cruciale importanza. Il rosmarino, re delle piante aromatiche, ma anche il timo e la salvia potranno fare bella mostra di sé negli ormai sempre più apprezzati secchielli di latta. Da tenere in sospensione oppure come punti di colore nell’intero ambiente. Anche un annaffiatoio – meglio sempre se in latta – potrà diventare un ottimo portafiori, da riempire di colorati gelsomini per decorare il davanzale o magari il centrotavola. Una cascata di bouganville potrà poi incorniciare al meglio l’esterno e richiamarsi anche nei colori dei tessuti utilizzati nell’ambiente: i motivi floreali freschi, solari e dal tratto familiare si intrecceranno alla perfezione con l’anima più profonda di questo stile di respiro rustico. Che è anche un modo di vivere, ispirato alla bellezza di una vita in mezzo alla natura. Il tutto in un perfetto dialogo con ceramiche ornamentali provenienti da questa splendida terra, le quali vanno ad attingere ad alcuni temi-icona raccontando la bellezza delle distese di lavanda ma anche gli ulivi e le cicale.

26 Novembre 2019 / / Blog Arredamento

Oggi sono varie le tipologie di porte scorrevoli disponibili in commercio. Ce ne sono di vari materiali e dimensioni, ma anche di adatte per l’installazione all’esterno del muro, che consentono di posizionare questo tipo di porta anche dove non c’è lo spazio all’interno della parete. I modelli di alcune aziende sono poi particolarmente decorativi e permettono di dare quel tocco di originalità che ci aiuta a costruire uno stile del tutto personale all’interno della nostra abitazione. Spesso poi le porte scorrevoli si utilizzano per una vera e propria esigenza, dettata dallo spazio a disposizione o dall’assenza di una vera e propria parete in cui aprire la porta.

Porte salvaspazio

Questa è di certo la peculiarità principale che tutti conoscono delle porte scorrevoli; le si può infatti utilizzare negli ambienti in cui il movimento di apertura di una porta a battente potrebbe risultare eccessivamente “ingombrante”. La porta scorrevole invece, che rimane vicina alla parete o che addirittura vi penetra, è perfetta come accessorio salvaspazio. Ci sono poi anche molti altri vantaggi, si pensi ad esempio a necessità particolari, come suddividere in due un ambiente, come ad esempio un corridoio o il living, per creare un vero e proprio ingresso. In queste situazioni le porte scorrevoli non sono solo pratiche, ma anche molto decorative e permettono di creare un effetto originale e piacevole.

Molto decorative

La proposta oggi disponibile in commercio permette di posizionare in casa accessori decisamente molto belli dal punto di vista estetico e ben progettati. Si pensi ad esempio alle porte scorrevoli in vetro, disponibili con diverse finiture o anche con decorazioni colorate. Sono anche perfette per soluzioni all’interno di uffici open space, in cui suddividere gli spazi. La trasparenza del vetro infatti consente di diffondere la corretta luminosità anche agli ambienti che non affacciano verso l’esterno se non con piccole aperture, garantendo una perfetta abitabilità.
Porte scorrevoli in vetro fumé con binario a soffitto

Installazione

Le porte scorrevoli più classiche si installano creando nella parete laterale all’apertura uno spazio in cui fari rientrare la porta stessa. Chiaramente è necessario avere a disposizione una parete sufficientemente ampia, ma che sia anche completamente priva di impiantistiche, come ad esempio cavi dell’impianto elettrico. Non sempre tale soluzione è disponibile in casa, per questo oggi in vari casi le porte scorrevoli si installano con un binario posto all’esterno della parete, che corre invece sul muro, all’altezza della porta. Questo tipo di soluzione è decisamente piacevole e permette di posizionare una porta scorrevole, in vetro o in altro materiale, anche dove prima tale possibilità era totalmente preclusa. In commercio ci sono poi porte scorrevoli a filo parete, che decorano la stanza e rendono l’apertura decisamente originale. Oppure porte in vetro con profili in legno o alluminio, che danno quel tocco speciale ad ogni ambiente. Di particolare effetto scenico sono le porte scorrevoli doppie a scomparsa, che permettono di suddividere al meglio un ambiente, quando necessario, per poi riaprirlo nel momento in cui si vuole godere di tutto lo spazio disponibile senza interruzioni. Chiaramente è necessario avere a disposizione uno spazio sufficientemente ampio per questo tipo di installazione.

8 Ottobre 2019 / / Blog Arredamento

Il ferro da stiro è un prezioso alleato nella vita di tutti i giorni, poiché consente di eliminare le pieghe dai tessuti sottoposti a lavaggio. Si tratta in effetti di uno degli elettrodomestici di cui non è possibile fare a meno. Di solito, nelle case degli Italiani si trovano ferri da stiro con serbatoio interno, indicati per le sessioni di stiratura brevi, poiché il vano per l’acqua ha una capienza ridotta, o ferri da stiro con serbatoio esterno, che possono essere con caldaia o senza caldaia.

Quest’ultimi, detti anche generatori di vapore, sono l’ideale per i grandi lavori di stiratura, poiché il serbatoio ha una capienza elevata ed il vapore viene emesso in grande quantità, il che permette di eliminare in maniera rapida anche le pieghe più persistenti. Tuttavia, in commercio è possibile trovare un’altra tipologia di ferro da stiro che può dimostrarsi estremamente utile per facilitare la vita di tutti i giorni. Scopriamo di che cosa si tratta.

Ferro da stiro verticale: che cos’è e a cosa serve?

Nella vita quotidiana può capitare di dover rinfrescare i capi da indossare, in modo da avere un aspetto sempre impeccabile. Infatti, anche se i panni stirati vengono riposti con cura, si possono formare delle antiestetiche pieghe in alcuni punti del tessuto, che rischiano di compromettere l’effetto d’insieme. In questi casi, invece che ristirare per intero l’indumento, può risultare utile avvalersi di un ferro da stiro verticale.

Si tratta di un particolare tipo di ferro che non necessita dell’asse da stiro e che sfrutta il vapore per eliminare le grinze. In commercio è possibile trovare una vasta gamma di modelli, ma non tutti sono effettivamente validi. Per avere a disposizione un apparecchio in grado di garantire performance impeccabili è bene puntare alla qualità, che, di norma, viene garantita dai brand più prestigiosi, che negli anni hanno dimostrato serietà ed affidabilità.

Tra tutti si distingue Philips che ha progettato un ferro da stiro verticale all’avanguardia, che consente di stirare in senso verticale ed orizzontale, così da ottenere risultati ottimali senza sforzo. Il vapore penetra delicatamente nei tessuti, in modo da evitare il rischio di bruciature.

Inoltre, questo apparecchio è in grado di rimuovere gli odori e di eliminare i batteri che si possono depositare sui capi, così da poter disporre di indumenti sempre freschi, come appena lavati e stirati. Non bisogna dimenticare, infine, che grazie al design compatto questo apparecchio è facile da riporre in valigia e da portare in viaggio.

Tutti i vantaggi del ferro da stiro verticale

Il ferro da stiro verticale è diventato un elettrodomestico indispensabile, in quanto assicura una serie di importanti vantaggi. Prima di tutto non necessita di un piano di appoggio in fase di stiratura, il che significa maggiore praticità. Inoltre, occupa poco spazio e può essere facilmente riposto anche nelle abitazioni piccole. A ciò si aggiunge anche il fatto che questa particolare tipologia di ferro da stiro non stanca il braccio e la spalla in fase di stiratura, poiché si distingue per il peso ridotto e per l’eccellente maneggevolezza.

In più i ferri da stiro verticali si scaldano rapidamente, non danneggiano i capi delicati e garantiscono consumi contenuti. Ovviamente, come precisato poco sopra, non tutti i modelli disponibili sul mercato sono in grado di garantire prestazioni elevate. Per questa ragione è importante in fase di scelta non agire d’istinto e valutare con attenzione le soluzioni disponibili.

3 Ottobre 2019 / / Blog Arredamento

La pulizia è importante quanto l’ordine e il design in un luogo di lavoro, specie quando viene visitato anche da clienti e professionisti esterni alla propria attività commerciale, commerciale e turistica. Tenere gli ambienti puliti è quindi, innanzitutto, un obbligo sociale e legale collegato alla sicurezza dei luoghi di lavoro ma anche una necessità logica: in un ambiente pulito si lavora meglio, clienti e visitatori si sentono a proprio agio, viene valorizzato il design esterno e interno delle sedi aziendali o commerciali. Lo strumento più adatto per tenere grandi ambienti interni ed esterni puliti è l’idropulitrice professionale, ne parliamo nei prossimi tre paragrafi.

Si rimuove lo sporco profondo senza troppa fatica
Le idropulitrici professionali sono nate per favorire la pulizia e l’igienizzazione profonda di pavimenti e superfici di grandi dimensioni, interne ed esterne. Il getto d’acqua è sempre molto potente, calda o fredda grazie all’aggiunta di detersivi o detergenti specifici riporta a nuovo i pavimenti e le pareti, soprattutto quelle lucide che oltre a rafforzare la luminosità degli ambienti danno un senso di ampiezza e importanza. Parleremo fra poco dei tanti tipi di idropultrici professionali che esistono ma aldilà del modello, l’elemento utile è che permettono di rimuovere lo sporco profondo senza troppa fatica, si utilizza la forza meccanica invece che quella fisica, si riesce a rimuovere lo sporco più profondo con una sola passata o talvolta con due senza dover usare scopettoni, secchi e stracci; un risparmio fisico, di tempo ed energie importanti.

Esistono tanti tipi di idropulitrici
Esistono diversi tipi di idropulitrici professionali, ognuna adatta al tipo di ambiente di lavoro e al pavimenti o superficie da trattare. Esistono idropulitrici industriali, specifiche per fabbriche, officine, capannoni produttivi o di magazzinaggio. Ci sono idropulitrici che possono essere usati all’esterno anche per pulire cortili, mattonelle lisce o ruvide caratterizzate da grandi fughe. Le idrupulitrici possono essere di grandi o piccole dimensioni, alcune facilmente trasportabili, per ambienti molto grandi, interni o esterni, esiste la possibilità di installare idropulitrici ad impianto fisso. Si distinguono anche le idropulitrici ad acqua calda o fredda, per usi speciali adatti o adattabili a tanti settori, pensiamo ad esempio agli studi professionali, ai negozi, agli alberghi che hanno necessità di avere questo particolare macchinario che deve essere non solo efficiente nella pulizia ma anche maneggevole e in grado di essere conservato senza occupare troppo spazio.
 
L’uso di acqua calda e fredda, insieme ad accessori collegati specifici è da collegare alle necessità e ai risultati richiesti. L’acqua calda igienizza e rimuove lo sporco profondo, riesce a sciogliere grasso e residui oleosi anche senza uso di spatole speciali, inoltre il vapore acqueo assorbe e elimina buona parte delle impurità rendendo un pavimento lucido e igienizzato. Anche i macchinari ad acqua fredda consentono di rimuovere lo sporco incrostato, soprattutto quello proveniente dall’esterno che si deposita su macchinari, veicoli, porte o portoni esterni. La tipologia di motore, alimentazione elettrica e grandezza è collegata alla potenza dello spruzzo d’acqua e alla velocità della pulizia.

Si possono anche noleggiare con soluzioni e assistenza tecnica h-24
Le idropulitrici professionali sono macchinari specifici, il loro acquisto incide sul bilancio dell’azienda o dell’attività ma è indispensabile per il mantenimento della pulizia ambientale e un ambiente può anche essere modificato e ristrutturato nel medio tempo creando la necessità di cambiare il tipo di macchinario. Per questo, esiste oltre all’acquisto con chiavi in mano anche la possibilità di noleggiare con diverse soluzioni le idropulitrici professionali oppure di usufruire dell’usato garantito per avere a disposizione macchinari di qualità risparmiando. Sono garantiti insieme all’acquisto e al noleggio, l’assistenza tecnica attiva h24, soluzioni finanziarie personalizzate, possibilità di acquistare detergenti o accessori collegati compatibili.