10 Gennaio 2020 / / +deco

Quest’anno sembra essere cominciato bene. Nessuno dei miei conoscenti ha ancora pronunciato la parola “SALDI”, il che mi fa sperare che la gente stia diventando un pò più attenta a quello che compra; Emanuele Farneti, il direttore di Vogue Italia, ha deciso di non pubblicare nessuna foto sul numero di Gennaio ma di usare solo illustrazioni “come richiamo al bisogno di agire per salvare l’ambiente”; e ai Golden Globes è stato servito un menu’ vegano, un segno che finalmente il mainstream sta cominciando a realizzare che alcune scelte possono avere un effetto a catena e per questo generare un’influenza positiva. Le cose si stanno muovendo nella giusta direzione finalmente.

Sono nello stesso mood: salva il pianeta, salva te stesso da un frustrante consumismo, salva il tuo cervello da troppa connessione internet.

Una delle migliori scoperte di quest’anno è che posso impostare dei limiti di tempo per app e siti sul mio iPhone. Per esempio se imposti 15 minuti come tempo limite per Instagram, dopo che finisce il periodo in questione il tuo telefono ti chiede se vuoi smettere o se vuoi ignorare il limite predisposto. Quest’opzione ti fa capire quanto tempo realmente spendi a navigare in un mare di immagini non sempre interessanti e di informazioni superficiali. Ti suggerisce inoltre che potresti occupare il tuo tempo a fare altro. Sto in questi giorni facendo uno sforzo cosciente a guardare di più il cielo. Cammino sempre con lo sguardo in basso o a livello occhi; guardo persone, case, negozi ma poco in su. Eppure quando lo faccio, lo trovo rilassante, è quasi un massaggio agli occhi.

Gli interni di Joanna Lavén sono in linea con il mio mood per il 2020: eleganti e in qualche modo sostenibili perché senza tempo. Adoro la luce di questo appartamento e l’uso un pò austero ma molto elegante del colore.

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16 Dicembre 2019 / / +deco

Ciao miei meravigliosi lettori, scusate se non ho postato per oltre una settimana ma ho avuto dei problemi con il mio computer. Dopo essermi incollata quel macigno del mio IMac 27′ per ben due volte per portarlo in all’Assistenza, ho gettato la spugna e ne ho comprato un altro, che purtoppo non è ancora arrivato. Non posso lamentarmi, suppongo, perchè il mio vecchio caro Apple mi ha servito per quasi 10 anni, nonostante i continui e ripetuti abusi. Fatto sta che cambiare computer e cellulari non è mai un processo indolore, forse perchè non va mai così liscia come dovrebbe, c’è sempre qualcosa che non va secondo i piani. Non ho ancora sistemato la situazione ma volevo assolutamente condividere con voi qualcosa di nuovo e originale prima di Natale.

Dietro Faina, il marchio materico e scultorico di cui parlaremo oggi c’è una ragazza Ucraina, Victoriya Yakusha.

Victoriya, un architetto e designer, ha creato Faina nel 2014 “con l’intento di rendere la (sua) identità nazionale comprensibile e riconoscibile nel mondo. La collezione ha le sue radici nello studio delle tradizioni, materiali e tecniche artigianali domestiche che sono state trasformate in minimalisti contemporanei oggetti di design”.

La bionda designer usa elementi tipici dell’Ucraina come feltro, vimini, lino e legno per creare collezioni organiche e pezzi che si fanno notare.

La linea ZTISTA, ad esempio, ha vinto Elle Decoration International Design Award Ukraine 2019 per la sua bellezza e sostenibilità. Gli arredi di questa linea -il tavolo color mattone e la sedia blu nelle prime foto qui sotto- sono fatti di acciaio, lino, cellulosa, trucioli di legno, argilla e hanno un aspetto meravigliosamente primitivo. Sono modellati a mano infatti.

Guardate bene questi design perchè li vedrete ancora e spesso.

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Foto per gentile concessione di Faina.

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23 Novembre 2019 / / +deco

Il look ‘lampadina spoglia’ è ancora molto diffuso ma non sono sicura che userei mai oggi come oggi lampadine e lampade di stile industriale.

Userei però le luci Junit di Schneid Studio. Puoi assemblare le diverse parti in legno e scegliere il filo per creare una lampada originale; oppure puoi semplicemente scegliere una delle versioni proposte da Schneid Studio. In entrambi i casi l’idea è molto carina.

A seconda dei pezzi che scegli la lampada ha un’altezza diversa (l’altezza del filo poi l’aggiusti tu). Il filo viene proposto in 8 colori (bianco, grigio, blu, grigio piombo, verde menta, rosso, giallo). Le coppette copri capo, in bianco o nero, sono fatte di morbido materiale plastico per cui aderiscono bene al soffitto. Le versioni proposte da Schneid Studio costano 249 euro l’una. Le versioni personalizzate partono dai 145 euro in su, a seconda dei pezzi e da quanti pezzi scegli.

Le parti in legno mi ricordano le forme geometriche colorate del Gruppo Memphis e forse è per questo che mi piacciono.

Schneid Studio ha altre luci interessanti; guarda ad esempio le immagini qui sotto della serie Eikon Circus, che ricorda le luci delle cucine delle nonne in legno e metallo; vengono proposte in tre forme differenti e colori (349 euro a lampada).

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19 Novembre 2019 / / +deco

Tanto per ricapitolare, +DECO è arrivato in finale agli Amara Interior Blog Awards e sono stata invitata alla cerimonia di premiazione a Londra. Ho chiamato la mia amica Kelly Washbourne (una pittrice di talento), le ho detto di tenersi libera e ho prenotato due voli per Londra il 14 Novembre. E’ stata una serata incredibile, molto ben organizzata, in un bellissimo posto e piena di di gente interessante e creativa. Non ho vinto ma sono molto orgogliosa di essere stata nominata e di aver partecipato al Gala.

Ho pubblicato qualche foto scattata il 14 dal fotografo ufficiale Clemènt Lauchard.

Le mie 24 ore a Londra (sfortunatamente non potevo stare di più a causa del lavoro) sono state eccezionali. Ho speso un pò di tempo con la mia amichetta Kelly, girato per Londra, mi sono divertita al gala e in un folle bar dopo, ho dormito 4 ore, sono andata al V&A a vedere la mostra di Tim Walker e ho fatto molti km a piedi in una città che per anni ho chiamato casa.

Il volo di ritorno era in ritardo, non riuscivo a trovare un taxi dall’aeroporto a causa della pioggia torrenziale e alla fine sono tornata all’1.40 di notte ma non importa. Rifarei tutto dall’inizio.

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8 Novembre 2019 / / +deco

Giacometti è uno dei primi artisti di cui mi innamorata e uno dei primi membri della mia famiglia immaginaria d’ispirazione.

Quando io e mia sorella abbiamo cominciato a battibeccare un pò troppo, i miei genitori hanno messo un letto singolo a studio e quella è diventata la mia stanza. Sono cresciuta circondata da una libreria che arrivava fino al soffitto, piena di libri di tutti i generi. C’erano tanti libri scientifici (mio padre è petrolchimico) ma anche i più bei romanzi di sempre, cataloghi d’arte, libri di viaggio, i dizionari e le enciclopedie. Quando mi annoiavo, prendevo un volume e lo sfogliavo. I libri che ho letto in quegli anni, sono parte integrante della persona che sono adesso; di questo sarò sempre grata ai miei genitori anche se, al tempo, trovavo molto ingiusto non poter avere una stanza come le mie amiche.

Quando per la prima volta ho trovato un catalogo su Giacometti è stato amore a prima vista: le sue figure, lunghe, scarnificate, essenziali mi scuotevano qualcosa dentro.

E’ con grande piacere che ho deciso di dedicare questo post alla Giacometti Fondation, un istituto specializzato sul lavoro e l’arte di Giacometti. La Fondazione Giacometti è composta dall’Istituto Giacometti, uno spazio dedicato alle mostre e alla ricerca e dalla Fondazione Giacometti, un posto chiuso al pubblico, dedicato alla protezione, analisi e promozione del lavoro di Giacometti. L’Istituto Giacometti è situato in Rue Victor Schoelcher 5 a Parigi, nel quartiere Montparnasse dove l’artista Svizzero ha vissuto e lavorato durante la sua carriera. L’Istituto ricopre un’area di 350 metri quadri, nell’ex studio dell’artista e interior designer Paul Follot, in un elegante palazzo Liberty con decorazioni floreali, pavimenti in legno e un molta luce (guarda le immagini sottostanti).

L’Istituto Giacometti ospita 3 o 4 mostre all’anno e frequenti attività educative. Ad esempio, alcuni mesi fa c’era una mostra che accostava Gaicometti al fotografo Peter Lindbergh! Permanente è invece la ricostruzione dello studio di Alberto Giacometti con i suoi arredi, i suoi oggetti personali e muri pitturati dall’artista.

P.S: se vuoi saperne di più su quello che intendo per famiglia d’ispirazione, clicca qui.

(Immagini per gentile concessione della Fondation Giacometti)

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3 Novembre 2019 / / +deco

Alcuni designer di prodotti puntano solo a fare begli oggetti, altri si impegnano a creare qualcosa di bello ed ecologico, se non addirittura qualcosa aiuti a preservare la biodiversità.

Fernando Laposse -un designer di prodotto messicano, recentemente insignito del titolo Eco Designer to Watch dalla rivista britannica Homes&Garden– fa parte del secondo gruppo.

Ha recentemente inventato un’impiallacciatura per arredi e interni fatta di buccie di mais messicano. Ne è nata una collezione, Totomoxtle, che presenta oggetti e mobili ricoperti di questa impiallacciatura dai colori autunnali.

Come si legge sul sito di Fernando Laposse “questo progetto va oltre la pura estetica. Totomoxtle punta alla rigenerazione delle tecniche tradizionali di agricoltura in Messico, e a creare un nuovo artigianato che generi reddito per i contadini poveri e promuova la preservazione della biodiversità per una futura sicurezza alimentare.

Sfortunamente il numero di varietà autoctone del mais messicano stanno drammaticamente calando. Gli accordi internazionali commerciali, l’uso aggressivo di erbicidi e pesticidi e l’introduzione di semi dall’estero altamente modificati hanno decimato la pratica di coltivazione del mais autoctono nel paese: non ne vale più la pena, semplicemente. Il mercato adesso favorisce caratteristiche standard che possono essere solo assicurate con del mais geneticamente modificato e ibrido.

In più, la maggiorparte del mais raccolto nel mondo viene usato per nutrire i bovini o trasformato in prodotti secondari che variano dai dolcificanti per cibo industriale alla bioplastica, per cui la qualità nutrizionale non è una priorità”.

Penso che sia importante dare spazio a designer come Fernando Laposse e a una nuova generazione di talenti con una visione più sostenibile.

Mi piacciono molto i colori caldi delle finiture della collezione Totomoxtle.

Fernando Laposse è sicuramente da tenere d’occhio.

(Photograps from Fernando Laposse website)

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24 Ottobre 2019 / / +deco

Dietro queste bellissime creazioni in macramè, c’è una giovane donna di nome Carla Rak con molto da dire e un brand molto promettente Aprile, lanciato da poco.

L’abbiamo intervistata per scoprire la sua storia, capire da dove viene la sua ispirazione e approfondire i suoi progetti.

Hai alle spalle anni d’esperienza come photo-editor. Come sei arrivata dall’immagine al design artigiano?

Per anni la mia principale occupazione è stata la fotografia. Photoeditor nell’Agenzia Contrasto, ho piegato i miei studi– una laurea in Sociologia e un Dottorato di ricerca in Comunicazione – alla ricerca visuale, ottenendo per questi riconoscimenti dall’Istituto Italiano di Studi Filosofici e dalla Fondazione Benetton. Dal 2011 ho iniziato ad insegnare Editing e fotogiornalismo all’Istituto Superiore di Fotografia di Roma, dove tuttora insegno.

Eppure, terminati gli studi universitari, ho sentito il bisogno di continuare un percorso di ricerca, stavolta personale. Ho lasciato l’agenzia e ho iniziato ad affiancare al percorso in ambito fotografico quello artistico, al cui centro si pone l’esplorazione di temi a me cari, con l’uso di tecniche e strumenti diversi, di volta in volta appresi e scelti a seconda del contenuto che era mia intenzione veicolare.
Si alternano nei miei lavori principalmente fotografia, collage, scrittura e tessili. Da pochi mesi è uscito il mio libro Eyes as Oars, una sperimentazione nell’uso delle immagini d’archivio (Montanari editore). Più in particolare, il mio lavoro con i tessili è iniziato con il ricamo e l’uncinetto, che ho appreso da autodidatta. Non erano per me strumenti con cui realizzare cose utili, come maglioni o quant’altro. Piuttosto, mezzi che usavo per concetti o stati d’animo. Ne sono nate maschere tessili, una gigantesca mano ad uncinetto esposta a Milano nel 2015, collage tessili, riflessioni ricamate o al filet.

Solo all’inizio del 2019 mi sono avvicinata al macramè, anche questo appreso da autodidatta, ed è nato AprileTextiles.
Mi piacciono le tecniche che consentono, a partire da uno strumento semplice, da pochi mezzi, di creare un numero pressoché infinito di possibilità diverse. Un ago, un uncino o come in questo caso, le sole mani. Rispetto ad altre è una tecnica a cui ci si avvicina facilmente e velocemente, ma l’esplorazione sta nel trovare un proprio linguaggio, coerente e suscettibile di ulteriori sviluppi.

La casa è per me un luogo importante e altamente simbolico, dove trovo giusto contornarsi di oggetti caldi e durevoli piuttosto che solo di oggetti industriali e dalla vita breve. Gli arazzi in macramè possono essere una decorazione semplice ma che non passa inosservata, così come– declinati in grandi dimensioni – il pezzo forte di una stanza. Ma soprattutto, con la complessità dei nodi, la matericità delle corde, sono capaci di scaldare immediatamente l’ambiente in cui si trovano ad essere ospitati.

Le tue creazioni rivisitano in una chiave molto contemporanea ed elegante la tecnica del macramé, cara alla tradizione mediterranea. Da dove arriva in particolare l’ispirazione per i tuoi artefatti? 

Nel campo dell’immagine, come nel collage, mi rendo conto che muovo sempre di più verso l’astrazione e lo studio delle forme. Il macramè di per sé è una tecnica molto decorativa, con cui puoi creare pattern complessi e sfarzosi. La sfida per me è quella di rispettare questa sua natura tentando tuttavia di asciugarla, renderla più minimale senza per questo farla apparire fredda. Trovare un equilibrio. Tuttavia è una sperimentazione continua: di lavoro in lavoro spesso utilizzo corde molto diverse tra loro, e ognuna di queste ti richiede di imparare a conoscerla; ognuna rende i nodi diversamente, collabora in modo diverso al progetto che avevi in mente, e questo fa sì che spesso l’idea di partenza venga trasformata nella fase processuale. Qualsiasi lavoro in questo campo è il frutto di una collaborazione/scontro tra quello che hai in mente e la tecnica che stai utilizzando.
Il macramè all’estero è molto di moda, soprattutto nelle sue declinazioni boho, lontane dai miei riferimenti. I miei sono piuttosto la geometria e la collaborazione armonica tra le forme. Una grande ispirazione sono le decorazioni della mia città (Roma), o almeno quello che rimane di un tempo in cui le cancellate, i balconi, gli androni dei palazzi, la pavimentazione pubblica, vivevano di decorazione, per il semplice e vitale motivo che erano più belli. Questo è oggi considerato superfluo e antieconomico, e tuttavia ritengo che continuiamo ad averne bisogno. Per questo spesso li fotografo per strada come una sorta di sketchbook.

Gli intrecci di Aprile sono fatti a mano e sono totalmente sartoriali sia nella misura che nella forma e l’intreccio; si prestano per decorare uno spazio in molti modi diversi.  Come vengono maggiormente usati dai tuoi clienti?

Per adesso sono utilizzati prevalentemente come arazzi da parete. Tuttavia il macramè è una tecnica molto versatile, può essere usata per realizzare sedute, lampade, divisori di spazi, tappeti e molto altro. In questo caso non puoi prescindere dal disegnarli e realizzarli ad hoc per il cliente.

Le tue creazioni sono prevalentemente bianche o nere. Hai mai pensato di sperimentare intrecci di più colori o di un altro colore?

Proprio nell’ultimo pezzo realizzato ho inserito un accenno di colore. Vedremo. Mi piacerebbe sperimentare in così tante direzioni che mi servirebbero più vite. Piano piano. Nei miei progetti c’è anche di proporre a breve con Aprile complementi d’arredo realizzati anche con altre tecniche. E lì, almeno nella mia testa, ci sarà molto colore.

(Fotografie di Aprile)

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8 Ottobre 2019 / / +deco

Finalmente, il primo Novembre, l’anticipitassima collezione di Ikea disegnata da Virgil Abloh sarà disponibile nei negozi di tutto il mondo del colossale marchio svedese.

La collezione Markerad conta 15 pezzi: 3 tappeti, un orologio da muro, due borse per lo shopping, un divanetto, una sedia, un tavolo, una vetrinetta, uno specchio e una riproduzione della Monna Lisa retro-illuminata.

Come praticamente qualsiasi cosa ideata da questo poliedrico designer di moda, artista, DJ e imprenditore la collezione sarà probabilmente un gran successo. La lunga e ben cadenzata campagna di lancio di Ikea aiuterà senza dubbio l’esito dell’operazione.

Penso che prenderò l’orologio Temporary, il pezzo che mi piace di più…..sempre se sono abbastanza veloce!

(Foto di Ikea)

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22 Settembre 2019 / / +deco

Sono così contenta di dirvi che +DECO è fra i blog finalisti nella categoria Best Interior Design Inspiration degli Amara Interior Blog Awards. Andrò a Londra a Novembre per la cerimonia di premazione.

Sono così felice che +DECO stia crescendo e ottenendo riconoscimenti, mi rende orgogliosa. Negli ultimi anni, ho lavorato sodo per pubblicare costantemente, in Italiano ed in Inglese, contenuti che potessero ispirare i lettori e ho cercato di mantenere +DECO una vetrina onesta.

Grazie alla giuria e all persone che mi hanno votato senza che glielo suggerissi. Grazie a Missoni Home, lo sponsor.

Londra, arrivo: comunque andrà, per me è una vittoria!

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15 Settembre 2019 / / +deco

Ho sempre pensato che il mio anno comincia a Settembre e non a Gennaio.

Credo negli anni scolastici, probabilmente perché da sempre vado in vacanza ad Agosto e a Settembre mi sento mentalmente stimolata e ispirata, pronta a cominciare un nuovo periodo della mia vita.

Sto leggendo l’autobiografia di Michelle Obama che ha un titolo potente, “Becoming”. Nella prefazione, spiega perché ha deciso di scrivere un libro e dice: “C’è ancora molto che non so sull’America, sulla vita, su quello che il futuro porterà. Ma conosco me stessa.”

Ecco, così mi sento: a mio agio con me stessa, con i miei difetti e i miei pregi, con i miei punti di forza e le mie vulnerabilità. Mi ci è voluto molto tempo per arrivare a questo punto e tanto sforzo nel varcare limiti, anche piccoli e anche quando ero terrorizzata.

Come Michelle chiarisce: “Anche quando non è bello o perfetto. Anche quando è più reale di quello che vorresti che fosse. La tua storia è quello che hai, quello che avrai per sempre. E’ qualcosa da possedere.”

Ed è per questo che dovremmo cercare di renderla allegra ed interessante, assumendo qualche rischio e collocando sempre le cose nella giusta prospettiva.

Buon anno a tutti voi ❤❤❤

Nella foto in alto Gurnard’s Head, in Cornovaglia. Nella foto in basso alberi a Caprera, Sardegna. Entrambe le foto sono mie.

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