22 Febbraio 2021 / / Le Galosce Gialle

10 Febbraio 2021 / / Design

Avete mai pensato di cercare per la vostra casa arredi ecosostenibili? E di utilizzare l’argilla per i vostri arredi? Quando ho visto il progetto realizzato dal mio collega architetto Stefano Mori, ne sono rimasta affascinata. E così ho pensato di chiedergli una descrizione del lavoro svolto e raccontarvelo! Per farvi sapere che sì, si possono fare arredi ecosostenibili e si può arredare anche con l’argilla!

Arredi ecosostenibili in argilla

L’arredo realizzato da Stefano e il suo team è una cucina in argilla, Lehmküche: un progetto che è nato dalla necessità di ristrutturare una vecchia cucina di famiglia e dall’obiettivo di usare solo materiali locali.

Per prima cosa, tutti i vecchi mobili sono stati smontati e rimossi, lasciando intatta solo la stufa in ceramica originale sul lato della zona pranzo.

Attorno alla vecchia stufa è stata poi progettata e realizzata una nuova cucina personalizzata. Caratterizzata da un design minimale e realizzata in legno di abete locale, intonaco di terra e inserti di rame.

Lehmküche” foto di Stefano Mori.

Come realizzare un arredo ecosostenibile?

In questo caso, si può parlare di arredo ecosostenibile in quanto tutti i materiali impiegati per la realizzazione di questa cucina sono materiali naturali (legno, argilla), locali (terra e canapa del luogo), o riciclabili (rame).

Dopo aver realizzato la struttura in legno e aver montato tutti i suoi elementi (cassetti, ante), è stato applicato uno spesso strato di intonaco di argilla attorno alla nuova isola della cucina.

Lehmküche” foto di Stefano Mori.

Argilla: utilizzo di materiali locali.

Come già accennato, in questo caso si può parlare di arredo ecosostenibile non solo per l’utilizzo di materiali naturali, ma anche perché sono stati utilizzati alcuni materiali locali.

Infatti la materia prima per l’intonaco è stata reperita in loco, scavando direttamente nel giardino di casa e raccogliendo il terreno ricco di argilla, che si trova a circa 50 cm sotto la superficie. Successivamente all’argilla sono state aggiunte fibre di canapa della vicina fattoria, sabbia e acqua nella giusta proporzione.

Se siete curiosi di capire come, vi suggerisco di guardare il video, realizzato sempre da FAR-MS, dove vedrete l’intera realizzazione della nuova cucina: dallo scavo della terra, il suo successivo impasto, la preparazione del fondo a cui far aggrappare l’intonaco, e infine la sua decorazione.

Arredo in argilla: le fasi di realizzazione.

Quando la parte di falegnameria si era conclusa. E dopo aver preparato l’impasto di terra, questo è stato poi applicato in due strati successivi su una rete in canniccio di bambù, ​​precedentemente fissata alla superficie del legno.

Infine, l’ultima fase nella realizzazione di questa cucina è stata quella della decorazione. In continuità con le cucine tradizionali austriache, durante l’asciugatura, l’intonaco di terra è stato modellato con un motivo a bassorilievo che ricorda le antiche stufe in maiolica.

Lehmküche” foto di Stefano Mori. Fase 1: base di legno e canniccio di bambù.
Lehmküche” foto di Stefano Mori. Fase 2: Stesura di intonaco in argilla sul canniccio di bambù.
Lehmküche” foto di Stefano Mori. Fase 3: decorazione.

Perché utilizzare l’argilla in cucina?

L’utilizzo dell’intonaco di argilla in uno spazio cucina non è solo estetico ma è anche una forte scelta strategica. L’argilla infatti è capace di regolare l’umidità in uno spazio chiuso, ma anche di assorbire le particelle inquinanti e neutralizzare gli odori dell’ambiente. Ad esempio quelli rilasciati proprio mentre si sta cucinando!

Ringrazio Stefano per avermi dato la possibilità di raccontare un diverso tipo di arredo. Un progetto in cui la figura dell’architetto si fonde con quello di artigiano. Il mondo più astratto del disegno con quello più concreto del fare e del realizzare.

Sono contenta di aver potuto raccontare la storia di un progetto di ristrutturazione e design che diventa l’occasione per sperimentare, a partire dai materiali locali e naturali.

Vi suggerisco di sbirciare dentro la pagine di FAR-MS per conoscere altri progetti!

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9 Gennaio 2021 / / Design

Per tinteggiare le pareti di casa, un modo naturale che, pian piano, sta avendo un crescente riscontro soprattutto tra chi predilige un arredamento più naturale sano e sostenibile, è la tinteggiatura a calce.

Alcune domande derivano dall’intervista uscita sulla pagina Tempo Libero Casa del Giornale di Sicilia del 1 dicembre 2019. A cura di Cosima Ticali, esperta di interior design.

Di cosa si tratta la tinteggiatura a calce e in cosa si differenzia rispetto alle altre tinteggiature presenti in commercio?

Mi piace ricordare che la tinteggiatura a calce era quella tradizionale delle case dei nostri nonni, prima che arrivasse l’avvento dei cosiddetti “premiscelati” a base cementizia, che hanno velocizzato le tempistiche dei cantieri compromettendo però la qualità dell’ambiente indoor. Le pitture a calce sono 100% naturali, biodegradabili e atossiche perché realizzate senza additivi chimici. Tra i vantaggi della tinteggiatura a calce ci sono la sua particolare traspirabilità, la proprietà antibatterica della tinteggiatura a calce, e ovviamente la salubrità degli spazi  in quanto prive di composti organici volatili (VOC).

tinteggiatura a calce
La calce può avere infinite texture a seconda dei leganti che si aggiungono. Tinteggiatura con calce e lavanda e calce e paglia.

Come hai conosciuto la tinteggiatura a calce?

Ho conosciuto alcuni materiali naturali quali la calce e il cocciopesto grazie ai corsi organizzati dall’Associazione Rete Solare per l’Autocostruzione di Torino, in particolare nei workshop sull’intonaco e la tinteggiatura a calce e sul cocciopesto. Così ho scoperto che è possibile tinteggiare le nostre case in modo naturale, sano per l’ambiente e soprattutto per chi le abita.

Da quel momento mi si è aperto un mondo, un mondo naturale, che profuma, che accoglie, che ti fa sentire bene, che ti fa sentire a casa!

Intonaco in cocciopesto
Stesura intonaco in cocciopesto su muratura esterna, durante corso organizzato dall’Associazione Rete Solare per l’Autocostruzione di Torino.

Da quel giorno ho trasformato il mio blog “Legaloscegialle” in cui volevo parlare a tutti di architettura, in un blog in cui parlo di architettura naturale e sostenibile. Attraverso il blog “Legaloscegialle, piccoli passi per un abitare naturale”, vorrei far conoscere il più possibile l’esistenza dei materiali naturali per ristrutturare la propria casa, o il proprio luogo di lavoro. Vorrei che nel mondo ci fossero case sempre più sane e libere dai materiali inquinanti (VOC, formaldeide, ecc..) dannosi per le persone e per l’ambiente.

La tinteggiatura a calce è sicuramente il primo passo e anche quello più semplice che possiamo fare per avere una casa più sana e naturale.

Quali colori scegliere in base agli ambienti della casa e alle tendenze che ci accompagneranno nei prossimi mesi?

È importante scegliere un colore in base alla sua destinazione, all’esposizione dell’ambiente e all’illuminazione naturale, infatti, la luce influenza molto la percezione che abbiamo di un colore. La cosa ottimale sarebbe fare le prove colore direttamente in cantiere sulla parete scelta. A me piacciono molto i colori caldi, perché rendono l’ambiente più accogliente e più ampio.

Non mi piace però parlare di tendenza, perché ogni casa è diversa e solo in base alle sue caratteristiche, alla sua esposizione solare, al numero delle aperture e finestre che permettono di far entrare i raggi di sole, e soprattutto in base ai gusti e alle esigenze di chi la abiterà, si potrà scegliere il colore giusto per lei!

pavimento in cocciopesto
Pavimento e rivestimenti in cocciopesto a cura di Opus Naturale.
È possibile preparare la tinteggiatura a calce senza ricorrere all’intervento di un esperto? Se sì, in che modo?

In commercio ci sono molte tinteggiature a base di calce già pronte o comunque di facile utilizzo. Bisogna verificare che tutti gli ingredienti siano veramente naturali, facendosi consigliare magari da un esperto o verificando i componenti attraverso l’etichetta.

Inoltre in Italia stanno aumentando le pratiche in autocostruzione. Ci sono imprese e professionisti che propongono consulenze e organizzano percorsi formativi specifici per ogni cantiere.


Se volete un consiglio pratico potete contattarmi direttamente e sarà per me un piacere consigliarvi l’artigiano o la ditta che produce tinteggiature qualificate che possa fare al caso vostro. O se volete cimentarvi nell’autocostruzione, consigliarvi il professionista o l’impresa più vicina a voi.

Trovate qui i miei contatti!

Potete scrivermi una mail, un messaggio o chiamarmi. Sarà per me un piacere accogliere la vostra domanda e contribuire a costruire case sane e naturali!

Parte delle domande sono tratte dall’intervista uscita sulla pagina Tempo Libero Casa del Giornale di Sicilia del 1 dicembre 2019. A cura di Cosima Ticali, esperta di interior design.

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31 Dicembre 2020 / / Design

La casa giapponese è per me una fonte infinita di ispirazione. La filosofia orientale e in particolare l’architettura giapponese tradizionale, è molto vicina alla mia idea di abitare naturale. Oggi vi propongo quindi un “tour” nella casa tradizionale giapponese, tra tatami, stanze del tè e pannelli divisori scorrevoli.

Caratteristiche della casa tradizionale giapponese

Nella casa giapponese tradizionale il telaio ligneo portante poggia a terra a mezzo di brevi palafitte, le pareti esterne e i pannelli divisori interni non sono portanti. Da questa breve descrizione deduciamo la caratteristica di temporaneità che ha la casa giapponese: «oggetto lievemente e temporaneamente appoggiato sul terreno, ma facilmente smontabile e trasportabile altrove»[1].

Già questa temporaneità, così opposta alla visione occidentale, può aiutarci a capire come per gli orientali “abitare” sia un qualcosa di transitorio, e le loro costruzioni siano per questo motivo più leggere, flessibili e trasformabili.

Per usare le parole di Francesca Chiorino, le case giapponesi sono case “fragili, transitorie e intensamente umane”!

L’ingresso

Se esaminiamo la pianta di una casa tradizionale borghese dell’800, possiamo dedurre alcune caratteristiche importanti sul modo dell’abitare e del vivere uno spazio della cultura giapponese.

Foto di shell_ghostcage da Pixabay.

L’ingresso avviene quasi sempre mediante un cancello esterno e poi, attraversato il giardino, ci si trova davanti alla porta di casa. Se invece il giardino è più ristretto o manca del tutto, la porta di casa può dare direttamente sulla strada. All’interno della casa, un primo ambiente (genkan), si trova a livello della strada al quale ci si accede con le scarpe. Questo spazio rappresenta il passaggio dal mondo esterno (pericoloso, impuro, sporco) a quello interno (dominio della sicurezza, pulizia e purità rituale). Passaggio enfatizzato dalla differenza altimetrica tra quest’ultimo e lo spazio dell’abitazione vera e propria, corrispondente all’altezza dei pilastrini su cui poggia la casa, e dal passaggio da materiali del mondo esterno (pietra, laterizio o cemento del genkan) a quelli nobili della casa (legno, tatami).

«L’atto di “salire” in casa è così significativo che uno dei primi saluti rivolti all’ospite non è “prego entrate”, bensì “prego salite” (o-agari-nasai): molti elementi fanno pensare che in tempi remoti questo “salite” fosse davvero impegnativo e si riferisse al superamento di un metro e più di dislivello»[2].

A questo proposito potete leggere qui, un articolo che ho scritto sulla stanza del tè, in particolare le case del tè di Teronobu Fujimori, e il loro essere sospese!

Semplicità e percezione dello spazio

«Quando si entra in una casa, la prima cosa che colpisce sono le dimensioni minuscole delle stanze. […] Inoltre sono visibili dappertutto elementi strutturali scoperti: pilastri, sostegni, traverse e così via in legno massiccio»[3].

Una delle caratteristiche principali di una casa giapponese è la totale semplicità, «l’assenza quasi assoluta di mobili, la precarietà dei pannelli divisori tra stanza e stanza, le differenze tra le varie superfici sulle quali ci si muove»[4].

Foto di shell_ghostcage da Pixabay.

L’architettura di una casa giapponese e la sua semplicità nelle forme ma anche nell’arredo, si basa su una diversa concezione che gli orientali hanno del vuoto, inteso non come mancanza o aspetto negativo ma come un’altra parte del pieno. In particolare un aspetto a mio avviso fondamentale è proprio il loro considerare il vuoto né una parte del pieno, né qualcosa di separato dal pieno, ma una sua “funzione costitutiva”. Se volete approfondire il tema del vuoto vi consiglio la lettura di questo articolo di Ilaria Vasdeki che ritrovate qui.

Oltre alla semplicità, l’intera estetica della casa giapponese è fondata sul fatto che il punto di vista privilegiato non si trova all’altezza dell’uomo, bensì a circa un metro da terra, altezza degli occhi di una persona seduta. Questo aspetto pone in risalto l’importanza dello stare seduti, del percepire lo spazio da terra. Infatti se analizziamo la terminologia giapponese per indicare l’atto di sedersi, si hanno diversi termini: agura wo kaku (sedersi a gambe incrociate comodamente), suwaru (sedersi a gambe raccolte, più formalmente), za-suru (più formale ancora), zazen (atto di sedersi con le gambe strettamente incrociate, per la meditazione).

E questo influisce molto l’aspetto architettonico della casa giapponese, dove l’esterno, la natura, è sempre presente all’interno delle case attraverso visuali che sono possibili grazie ai pannelli scorrevoli o aperture che collegano visivamente la casa con la natura che la circonda.

Flessibilità

Proprio le caratteristiche strutturali della casa giapponese fanno sì che la sua caratteristica principale sia la flessibilità. Infatti «l’interno della casa giapponese ha partizioni assai meno rigide di quelle che ci sono abituali; e questo perché le pareti non sono portanti. Portante è solo il telaio di legno dell’edificio»[5].

Inoltre nella casa giapponese con la sua quasi totale assenza di mobili e arredi, lo spazio, le attività e le relazioni diventano gli elementi più importanti. Tutto questo riporta di conseguenza al tema della flessibilità e totale adattabilità delle stanze giapponesi: «nella casa tradizionale giapponese non si vedono letti in quanto qualsiasi stanza a tatami della casa può servire come stanza da letto – come può servire per mangiare. In teoria le stanze sono a destinazione neutra, sono “uno spazio” che di volta in volta viene adattato all’uso più opportuno»[6].

Gerarchicità

Interessante infine l’uso di pavimenti diversi, che invece definisce una certa gerarchicità nella casa giapponese. Ovvero la differenziazione della pavimentazione a seconda della funzione e dell’uso di scarpe, pantofole, calzari specifici per i bagni, i geta per il giardino, calzini (o meglio scalzi) per i tatami.

Un esempio dalla tradizione giapponese

La villa imperiale di Katsura_La zona della cerimonia del tè del Gepparo.

La villa imperiale di Katsura, Giappone. Foto di Hidden Architecture.

I cambiamenti della natura, il passaggio del tempo, il riconoscere un valore maggiore alle qualità effimere piuttosto che a quelle legate alla permanenza, che viene riassunto nel termine utsuroi, “momento in cui la natura si trasforma”, viene spesso tradotto nello spazio architettonico, dove ritroviamo la leggerezza mediante l’uso di superfici scorrevoli e opache degli shoji.

La villa imperiale di Katsura possiamo dire che sia uno dei massimi esempi di questo concetto, oltre ad essere uno dei modelli principali dell’architettura tradizionale giapponese. Vi riporto qui due stanze. La prima caratterizzata da pannelli scorrevoli e i tatami e dove si vede il collegamento diretto tra interno ed esterno, tra la casa e la natura.

La villa imperiale di Katsura_La stanza del tè dello Shokintei.

Nel secondo esempio, la stanza del tè, possiamo esprimere un secondo concetto: quello della bellezza e dell’asimmetria.

L’asimmetria deriva dalla filosofia Zen, secondo cui la perfezione della bellezza risiede nella sua imperfezione. La natura, la quale non è simmetrica, viene presa inoltre come modello e canone di bellezza.

Villa Katsura. Foto di Marie-Louise Høstbo.

Conclusioni

In questo breve viaggio attraverso la casa giapponese e alcune sue principali caratteristiche, spero abbiate trovate degli spunti interessanti per riguardare alla vostra casa con occhi diversi.

Se volete modificare alcuni angoli della vostra casa, e ri-abitarla in maniera più consapevole, o volete chiedermi qualche consiglio trovate i mie contatti qui.


Note:

[1] Fosco Moraini, Introduzione all’architettura giapponese in AA.VV. Architettura islamica e orientali, Alinea editrice, Firenze, 1986. p.154

[2] Ivi p.156

[3] Edward S. Morse, La casa giapponese, Introduzione e traduzione di Giovanna Baccini, Bur, Milano, 1994. p. 116.

[4] Fosco Moraini, Introduzione all’architettura giapponese in AA.VV. Architettura islamica e orientali, Alinea editrice, Firenze, 1986. p.156

[5] Ibidem

[6] Ibidem

Articolo tratto dalla Tesi di Laurea in Scienze dell’Architettura, PASSI IN EQUILIBRIO SUL ROJI. UN PERCORSO NELL’ARCHITETTURA GIAPPONESE CONTEMPORANEA, Chiara Baravalle, 2010.

Bibliografia:

Katsura. La villa Imperiale, Mondadori Electa, 2015

Case in Giappone, Francesca Chiorino, Mondadori Electa, 2017. Di cui possibile scaricare un estratto qui.

Immagine di copertina foto di FranckinJapan da Pixabay.


Se avete trovato interessante l’articolo potete condividerlo con i vostri amici, per diffondere il messaggio di un abitare più naturale e consapevole! Grazie!

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7 Novembre 2020 / / Idee

La canapa è un materiale naturale impiegato in tantissimi settori, quello più antico è sicuramente quello tessile, ma negli ultimi anni è aumentato il suo impiego anche in edilizia. Qualcuno di voi magari ha ancora in casa dei lenzuoli della nonna in canapa! Ma qual è l’uso della canapa in edilizia?

In questi anni di formazione sui materiali naturali, il materiale che forse mi ha stupito più di tutti è proprio lei, la canapa. Si può usare in tantissimi ambiti dal settore tessile, alimentare, a quello edile. Inoltre in edilizia, sia in progetti di nuova costruzione o ristrutturazioni, la canapa viene utilizzata in differenti modi, ad esempio come materiale isolante, oppure per le pareti con i mattoni in calce-canapa, oppure ancora come massetto (strato sotto la pavimentazione) in calce-canapa, o negli intonaci insieme alla calce.

E questo per me è davvero affascinante. Dalla stessa pianta, a seconda che si usi il canapulo (nucleo interno legnoso), o il seme, o la fibra, possono essere realizzati diversi prodotti per differenti ambiti. Dai semi nascono alimenti. Dalle fibre i tessuti. Dal legno (o canapulo) i mattoni naturali. Dai fiori olii essenziali o medicinali.

E all’interno delle abitazioni può essere utilizzato in diverse “parti” della casa, dal pavimento, al tetto, ai muri. La canapa in edilizia a 360°!

Rappresentazione della Cannabis sativa L. di W. Müller.

Origine della canapa

Quando studio i materiali naturali in edilizia mi piace scoprire la loro storia. La canapa ad esempio era usata fin dagli antichi romani, per costruire vele e corde per le imbarcazioni, ma è una pianta originaria dell’Oriente. Quando la canapa arriva in Italia (era presente già nel 600 d.C) e si sviluppa principalmente nelle regioni settentrionali, in Piemonte (nella zona di Carmagnola e del Canavese) dove si può andare a visitare l’Ecomuseo della Cultura della Lavorazione della Canapa, e poi nella pianura padana, in Emilia Romagna. E con grande gioia ho scoperto che esisteva anche in Valle d’Aosta, dove la canapa era coltivata soprattutto nella zona di Chambave e in altre località della bassa Valle d’Aosta. Nella località di Chardonney ancora oggi esiste l’Ecomuseo della canapa!

La canapa in edilizia

La canapa in edilizia è comparsa intorno agli anni ’80/’90. Ma già nei secoli passati il canapulo, detto anche “legno di canapa”, mescolato insieme all’argilla o alla calce, è stato impiegato come materiale da costruzione. Anche gli steli della canapa, ad esempio, venivano utilizzati per realizzare strutture leggere per soffitti o tramezze poi intonacate. Più recentemente, l’uso del biocomposito di canapa e calce si è diffuso in Francia, nelle regioni di Troyes, per la conservazione di edifici medioevali con struttura in legno.

Si cominciò a sperimentare l’uso di questo materiale grazie a Charles Rossetti, un muratore italo-francese che dedicò la sua vita a migliorare
le mancanze dell’edilizia tradizionale ed ebbe l’intuizione di usare il canapulo come materiale da costruzione.

Il canapulo ha un potere di assorbimento dei liquidi circa 12 volte superiore alla paglia e 3,5 volte superiore al truciolo di legno e pari a 5 volte il suo peso.
Mescolato con acqua e calce il canapulo, essendo molto ricco di silice, subisce un processo di “carbonatazione” nel quale il legno viene mineralizzato (trasformato in pietra).

Applicazioni

Possiamo dire che la canapa in edilizia sia utilizzata nelle nuove costruzioni (ad esempio pareti esterne) ma anche nei risanamenti specialmente come isolamento esterno. In entrambi i casi può essere usata per le pareti divisorie, per riempimenti e per sottopavimenti.

In sintesi per:

  • Muri di tamponamento
  • Blocchi di canapa e calce
  • Isolante per tetti
  • Termo-intonaco (intonaco isolante)
  • Massetto isolante
  • Intonaco di calce-canapa
Intonaco di canapa e calce

L’intonaco calce-canapa ha un effetto simile all’intonaco di argilla, ha una facile lavorabilità e si può applicare anche con un macchinario. Ha una buona resa estetica e sembrerebbe anche un minore rischio di crepe.

Leggete qui se volete approfondire come sono gli intonaci naturali a base di calce.

Mattone calce-canapa

In estate i mattoni di canapa hanno un naturale effetto refrigerante, in inverno un effetto riscaldante. Questo perché quando il mattone di canapa e calce assorbe il vapore acqueo dell’aria ambiente, si libera l’energia di condensazione, provocando un aumento della temperatura. Quando l’acqua viene rilasciata nell’aria ambiente, l’energia richiesta dal processo di evaporazione viene sottratta dall’acqua stessa, causando un abbassamento della temperatura.

Muri di tamponamento

Nei muri di tamponamento, la miscela di calce e canapa viene versata e pressata all’interno. Si parla in questo caso di Canosmose, una tecnica di costruzione che consiste nel mescolare direttamente e in giusta proporzione in una betoniera calce, acqua e canapulo e gettare direttamente nelle casseforme.

  • Struttura della parete esterna
  • Hempcrete in canapa pressata
  • Telaio in legno strutturale
  • Malta di calce
  • Strato di finitura opzionale

Ecco alcune foto della preparazione di un muro in calce-canapa con struttura in legno, durante il workshop a Canapa Expo 2019 a Milano insieme a Olver Zaccanti e Alessandro Beber, referenti del progetto Canapalea di ANAB.

Preparazione della miscela di calce e canapa e riempimento struttura in legno durante il Seminario – Workshop “Usi Della Canapa in Edilizia” durante Canapa Expo 2019 di Novegro. Photo credits @Canapa Expo Milano.

Proprietà e benefici della canapa in edilizia

Vediamo infine in modo sintetico quali sono le caratteristiche della canapa e perché usarla nelle ristrutturazioni o nelle nuove costruzioni.

Proprietà principali:

  • Isolamento termico ed inerzia termica
  • Traspirabilità ed edifici salubri
  • Isolamento acustico
  • Protezione dalle infestazioni

Alcune curiosità:

  • isola anche quando è umida
  • non è infiammabile
  • regola il tasso di umidità
  • ionizza l’aria
  • previene la formazione di muffe
  • resiste a roditori e parassiti
  • ha un bilancio di CO2 negativo
  • è compostabile e riciclabile al 100%

La magia dei materiali naturali

Ciò che ogni volta mi attrae dei materiali naturali è che non esistono “ricette” preconfezionate, ma si tratta sempre di progettazione e sperimentazione. Viene enfatizzato l’aspetto di ricerca e di esperimento che dovrebbe esserci sempre alla base di un nuovo progetto. Ci si avvicina al mondo artigianale fatto di prove, di misure e di sperimentazione!

Mi viene in mente la celebre frase del designer e grafico A.G. Fronzoni:

“PROGETTARE VOCE DEL VERBO AMARE”

Perché quando si progetta e si costruisce con i materiali naturali, c’è di per certo un amore smisurato per l’ambiente, l’architettura e soprattutto l’uomo che la abita!


Bibliografia e siti di riferimento:

  1. Tesi Politecnico di Torino: La canapa in edilizia, Relatore: Gianfranco Cavaglià – Candidato: Matthieu Narducci.
  2. Tesi Politecnico di Torino: L’integrazione di materiali compositi a base di canapa e calce nell’edilizia nepalese, Relatrice arch. Daniela Bosa, candidato Enrico Caiolo.
  3. Quaderni Quarneti: Il canapulo.

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27 Ottobre 2020 / / Idee

21 Aprile 2020 / / Le Galosce Gialle

Come stiamo vivendo le nostre case in questi giorni di “quarantena”? Quali sono gli spazi che amiamo delle nostre case? Quali quelli che non avremmo proprio scelto che fossero così? Le consideriamo nostre alleate, la nostra terza pelle? O finiamo per sentirle come delle prigioni? Da qui l’idea di osservare le nostre case in questi giorni di quarantena, di studiare i diversi modi di “abitare le case”.

Tantissime riflessioni, domande e sforzi progettuali sono scaturite a partire dall’analisi di questa situazione attuale, che ci spinge a stare in casa 24h al giorno, quando prima le “abitavamo” poche ore al giorno, giusto il tempo di dormire, fare colazione e tornare la sera per mangiare (alcuni solo per dormire nuovamente).

Molti stanno affrontando da diversi punti di vista la casa, l’abitare e la quarantena e tra tutti anche il mondo dell’architettura! Da Domusweb che ha creato uno speciale ad hoc intitolato Coronavirus e quarantena: come cambia la vita in quarantena, alle varie testate giornalistiche, a studenti di architettura del Politecnico di Milano dove è nato il laboratorio Quarantined house-lives. A biography…di cui faccio parte come tutor (qui se volete approfondire) e poi ancora sfide di architettura come Quarantine Archi Challenge.

Modi di abitare: tre progettiste “green”

Sui modi di “abitare le case” in questi giorni di quarantena, ha iniziato a interrogarsi anche lo studio di architettura Archingreen, fondato dall’arch. Emanuela Cacopardo e ing. Roberta Tredici, che stimo molto e che ho avuto occasione di conoscere di persona visitando una casa di paglia progettata da loro (qui l’articolo).

Mi racconta Emanuela: “L’idea è nata da un gioco abbastanza spontaneo, ovvero catturare con il cellulare momenti di quotidianità in cui ci stiamo trovando a usare la casa in modi che mai avremmo immaginato (in questo i bambini sono spunti inesauribili). Però le riflessioni sono andate anche oltre: quali aspetti del nostro appartamento ci stanno aiutando a soddisfare tutte le esigenze che stanno emergendo, e quali invece rappresentano dei limiti? E quali limiti possiamo reinterpretare traducendoli in virtù?

Modi di abitare le case in quarantena. “Quanto siamo disposti a mettere in gioco le nostre case? Se ci proviamo, qualche tiro va a segno! “foto di Archingreen

E così ci siamo sentite (con una videochiamata a distanza!) e abbiamo pensato di affrontare questa “ricerca” e questa “osservazione” insieme. A partire dalle nostre case, piene di bambini! Ma chiedendo anche ai nostri amici, colleghi, familiari o studenti di condividere con noi i loro modi di “abitare la casa”. Le loro strategie, la loro capacità di adattarsi agli spazi della casa e la capacità della casa di adattarsi a loro.

Restiamo a casa ma “viviamo” la casa

Tutti (o quasi) a casa in questi giorni, nel pieno rispetto del celebre #iorestoacasa, stiamo facendo i conti con le caratteristiche delle nostre residenze, spesso pensate e, in alcuni casi, strapagate, per essere bellissime dimore dove tornare a casa la sera o dove ospitare gli amici durante le serate dei weekend.

Che si tratti di case recenti o di qualche decennio fa, è innegabile che siamo da sempre abituati a vivere le nostre abitazioni solo in determinate fasce orarie, mattina e sera nella media, e nonostante passiamo la maggior parte del nostro tempo chiusi all’interno di qualche edificio (80-90% delle giornate, nei Paesi definiti “sviluppati” da un punto di vista economico), generalmente non si tratta di casa nostra.

Spesso i parametri di giudizio nei confronti di una residenza si limitavano alla ricerca del bello e presentabile agli occhi degli altri. A volte abbiamo sacrificato la personalizzazione dei nostri spazi per rispondere alla domanda: cosa fa tendenza?

A questo aggiungiamo l’approccio ancora oggi estremamente funzionale di noi progettisti al disegno degli spazi abitativi. Le visioni di Le Corbusier e Walter Gropius, maestri dell’architettura del primo ‘900, hanno portato a guardare alla casa come a una macchina per abitare, pensata in termini di superfici minime abitabili e rapporti aeroilluminanti, in risposta alla normativa e agli Existenz Minimum.

Di sicuro il funzionalismo è stato un passo importante per l’architettura ma se non ci si focalizza sulle necessità dei suoi “abitanti”, c’è il rischio che la casa non sia più in funzione dell’uomo ma l’uomo in funzione della casa. Abitare non è solo un aspetto funzionale. E sta venendo fuori ora che non usiamo più le nostre case come semplici dormitori, ma le viviamo incessantemente e in modo intensivo.

Modi di abitare le case in quarantena. “Porte a misura di abitante. Cos’è lo standard?” foto di Archingreen

Progettiste di case in quarantena

E’ giusto che noi professionisti ci facciamo delle domande e prendiamo il più possibile spunti, da questo periodo di permanenza forzata, su quali dovrebbero essere i nuovi modelli abitativi. Cos’è Casa? Cos’è abitare? In che modo casa nostra rispecchia le nostre esigenze abitative? Come abitiamo ora e come vorremmo “abitare le case” in cui viviamo?

Il benessere dell’individuo nel luogo in cui vive dovrebbe essere l’obiettivo prioritario di noi progettisti.

Con Emanuela e Roberta condividiamo alcuni obiettivi. Da qualche anno ci concentriamo sull’uso di materiali naturali nei nostri progetti, convinte che il benessere e il comfort dipendano dalla qualità dell’aria indoor e quindi dalla salubrità delle nostre abitazioni. Io principalmente nelle ristrutturazioni, loro anche in nuove costruzioni!

Quello che ci accomuna è la stessa visione rispetto a un costruire sostenibile e un confronto, avvenuto qualche giorno fa, proprio rispetto a tutti questi temi: esigenza di una sostenibilità non solo delle scelte tecnologiche ma anche del concept progettuale

Abitare le case in quarantena

In questo momento più di altri tutte e tre vestiamo contemporaneamente i panni di progettiste, donne, madri, alle prese con famiglie chiuse in casa, e riteniamo stimolante farci delle domande su quali siano i bisogni abitativi emergenti ora, e come gli spazi a nostra disposizione possano rispondere a questi. La casa è per tutti noi diventata un set sul quale vanno in scena gli eventi più disparati, dalle lezioni online, all’educazione motoria, ai laboratori creativi. Stiamo scoprendo che le case si possono adattare alle nostre esigenze e, perché no, anche agli stati d’animo. Sta diventando un gioco individuare le molteplici possibilità che possono offrire un soggiorno o un corridoio, o gli elementi di arredo, ma per giocare dobbiamo uscire dagli schemi ai quali siamo stati da sempre abituati. Ora di sicuro non serve a nessuno che il soggiorno sia in perfetto ordine.

abitare le case in quarantena
Modi di abitare le case in quarantena. Tavolo da “biglie” con noccioline. Foto di chiara baravalle.

E’ nata così l’idea di catturare e condividere alcuni di questi momenti in cui la casa si trasforma in un set, perché dalla catalogazione di questi emergeranno molti spunti preziosi per ripensare le case di domani.

Non restiamo a casa, ma viviamo la casa, perché nel gioco dei set stiamo scoprendo che il tempo trascorso nelle nostre abitazioni non è solo una questione di quantità ma principalmente di qualità.

Allora rivolgiamo a tutti queste domande: La tua casa è veramente per te? Che modifiche stai attuando per renderla tua?

A cura di Chiara Baravalle con Emanuela Cacopardo e Roberta Tredici (Archingreen)

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16 Febbraio 2020 / / Le Galosce Gialle

Piccole casette sospese su terra o su mare. In questo progetto che avevamo presentato per il concorso di Chioggia, la Natura insieme all’Architettura si mescola per dare vita a un progetto che sogna una realtà più verde e meno grigia!

L’isola del Buon Castello: la storia di un’ “Isola sconosciuta”.

 Questa piccola porzione di terra diventa l’occasione per la laguna di esplorare e ricreare nuove atmosfere. Abbiamo perciò voluto cercare di mantenere il più possibile la sua caratteristica di Isola, ovvero luogo non raggiungibile se non attraversando la lingua di acqua che divide le due terre. 

 L’aspetto naturale e incolto che caratterizza oggi l’isola è stato scelto da noi come file rouge da seguire per ricreare un’atmosfera suggestiva. La terra viene rimodellata con semplici curve di livello utilizzando parzialmente lo scavo effettuato per il canale navigabile a ovest dell’isola. Essa raggiunge la quota più alta nel centro, con un altezza massima di 2,50-3,00 m, dove la terra sfiora la passerella-ponte che attraversa l’isola. Arbusti di medio-alto fusto vengono piantati nelle aree vicine agli edifici per ricreare delle zone d’ombra, altra vegetazione più bassa si appropria in maniera quasi incolta dell’intera isola. 

Case sospese

 La filosofia adottata invece per le costruzioni rimanda al mondo delle casette dei pescatori che caratterizzano il paesaggio lagunare. Gli edifici progettati non poggiano mai completamente sul suolo ma si adagiano alle curve di livello sopra una struttura di pali simili per materiale e morfologia alle paline. 

Dialogando così con le strutture a palafitta presenti nei dintorni dell’isola. Ogni unità è dotata di una piccola serra o giardino d’inverno che le rende usufruibili anche durante la stagione invernale.

Si trattava del progetto di una struttura ricettiva, che abbiamo ipotizzato non come una soluzione monoblocco ma di un “abitare diffuso“. Piccole unità suite o famigliari diffuse sul territorio. Stanze immerse nel verde, circondate dal verde. Camere a cielo aperto. Il sogno di un turismo più semplice, più sano e più sostenibile!


Immagini tratte dal concorso per architetti intitolato “Laguna Landscape. La costruzione del Paesaggio”  proposto dall’associazione Chioggia Plus.

Progetto di chiara baravalle e giuseppe biscottini.

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20 Dicembre 2019 / / Le Galosce Gialle

Come purificare l’aria con le piante e contrastare l’inquinamento indoor.

Una casa naturale anche in città può esistere e forse deve esistere. Il modo più semplice è quello di riempirla di piante. Le piante hanno dei super poteri, tra i tanti quelli di aiutare a purificare l’aria delle nostre case o uffici. E allora perché non usarle? Con le piante da interni possiamo rendere i nostri ambienti più sani e naturali perché sono capaci di assorbire alcuni inquinanti che purtroppo ci circondano! Vi riporto le piante che la Nasa ha studiato e analizzato come le migliori per purificare l’aria degli ambienti interni.

Negli ultimi anni si sta sempre di più parlando di inquinamento indoor, di qualità dell’aria interna. L’aria all’interno delle abitazioni e in generale degli ambienti interni, è più inquinata dell’aria esterna. Nell’aria indoor si somma l’inquinamento che deriva dall’esterno, e l’inquinamento dovuto ai materiali da costruzione, da arredo o ai prodotti per pulire la casa stessa!

Come possiamo fare se viviamo in città e vogliamo respirare nella nostra casa o nel nostro ufficio senza avere aria “malsana”? Possiamo chiedere aiuto alle amiche piante!

Come purificare casa con le piante - illustrato by Kristina Kemenikova
Illustration by Kristina Kemenikova

Consigli utili per una casa naturale

Quando ci troviamo in una casa già realizzata o ristrutturata, dove quindi non abbiamo potuto scegliere materiali il più possibili naturali, possiamo comunque fare alcune scelte importanti. Oltre ad aerare bene gli ambienti e limitare l’utilizzo di prodotti chimici, possiamo utilizzare piante da interni, per migliorare la qualità dell’aria indoor.

La prima soluzione è sicuramente quella di aerare bene gli ambienti, bastano 10 minuti per cambiare l’aria di una stanza. Poi si dovrebbe cercare di limitare l’utilizzo di prodotti chimici per pulire la casa (sostituirli con prodotti naturali a base di bicarbonato, limone, aceto, ecc.. se volete potete vedere qualche consiglio su come creare un kit di pulizia naturale qui). Ma se volete migliorare la qualità dell’aria interna in modo “indiretto”, si può ricorrere alla strategia di purificare l’aria con le piante. Cattureranno loro per voi alcuni inquinanti presenti nella casa. Esistono infatti piante da interno che aiutano a purificare l’aria. E ogni pianta è adatta per una specifica sostanza inquinante.

Come purificare casa con le piante - illustrato by Kristina Kemenikova
Illustration by Kristina Kemenikova

Che tipi di inquinamento esistono?

Inquinamento chimico: i prodotti chimici immettono nell’aria particelle volatili inquinanti che sono nocive per l’organismo umano. Tra queste vi sono i VOC (composti organici volatili) che si sprigionano per l’umidità e per il riscaldamento, Cloruro di Polivinile (PVC) che si trova in pitture, solventi, amianto, colle, vernici, prodotti per trattamento del legno biocidi; Monossido di carbonio, che può essere emesso da apparecchi a gas, a carbone, a petrolio, a benzina, a gasolio, o a legna (stufa, scaldabagno, sistema di riscaldamento a gasolio, fumo di sigaretta).

Si parla anche di Sick building syndrome “Sindrome dell’edificio malato” per quanto riguarda alcuni malesseri quali irritazione agli occhi o delle vie respiratorie, mal di testa, spossatezza, reazioni allergiche che possono poi trasformarsi in malattie anche più gravi.

Inquinamento elettromagnetico: onde elettromagnetiche che è importante prendere in considerazione (da elettrodomestici, televisori, computer, radio).

Inquinamento biologico: odori corporei, microorganismi, inquinamento derivato dai materiali da costruzione.

Come purificare casa con le piante - illustrato by Kristina Kemenikova
Illustration and photo by Kristina Kemenikova

Qualità dell’aria e la NASA

Tornando al tema delle piante che purificano l’aria, è interessante sapere che anche la NASA ha eseguito degli studi scientifici che si sono conclusi pubblicando un documento che descrive 17 piante che purificano l’aria, in quanto assorbono quelle sostanze inquinanti che si trovano all’interno di un determinato ambiente. Trovate il report completo qui.

“Il concetto di qualità dell’aria interna è apparso per la prima volta nel 1974 ed è divenuta oggetto di studi condotti da Bill Wolverton, impiegato dalla NASA per studiare qualità dell’aria nei missili spaziali abitati. Wolverton introdusse in una scatola ermetica contenente una pianta in vaso, dell’aria inquinata e misurò sull’arco di 24 ore le variazioni nella quantità di ciascuna sostanza inquinante assorbita dalla pianta. In seguito estese i suoi studi all’aria presente negli uffici e nelle abitazioni.”

Da qui sono state classificate le piante in base al loro grado di assorbimento di un materiale e quindi della loro conseguente capacità di purificare l’aria interna.

Come purificare casa con le piante - illustrato by Kristina Kemenikova
Illustration by Kristina Kemenikova

I principali inquinanti e le piante che purificano l’aria

Per purificare l’aria con le piante bisogna conoscere quali piante in particolare sono in grado di migliorare la qualità dell’aria interna catturando alcuni inquinanti.

I principali inquinanti sono:

  • tricloroetilene (si trova in inchiostri, pitture, lacche, vernici, adesivi, sverniciatori)
  • formaldeide (si trova in sacchetti di carta, carte cerate, tessuti, tovaglioli di carta, truciolari, pannelli di compensato, tessuti sintetici)
  • benzene (usato per fare plastica, tessuti sintetici, lubrificanti di gomma, coloranti, detergenti, droghe e pesticidi. Anche in fumo di sigaretta, gas di scarico, colle, pitture e cere per mobili)
  • xilene (si trova in stampe, gomma, pelle e pitture industriali, fumo di sigaretta e gas di scarico)
  • ammoniaca (si trova in prodotti per pulire i vetri, cera per pavimento, sali profumati e fertilizzanti).

La NASA consiglia di posizionare almeno una pianta ogni 100 mq di casa o ufficio. Attenzione, alcune piante sono tossiche per animali (e immagino anche per bambini piccoli che sono abituati a leccare e mettere tutto in bocca!)

Please note: Several of these plants are known to be toxic to cats, dogs and other pets. If you are a pet owner, please do check the toxicity of plants before introducing them to your home.

Come purificare casa con le piante - illustrato by Kristina Kemenikova
Illustration by Kristina Kemenikova

Lista delle piante che purificano l’aria, ovvero catturano inquinanti dall’ambiente:

  1. Palma da datteri nana (Phoenix Roebelenii) : formaldeide e xilene
  2. Felce di Boston (Nefrolephis exaltata): formaldeide e xilene
  3. Felce australiana (Nefrolephis obliterata): formaldeide e xilene
  4. Falangium (Chlorophytum comosum): formaldeide e xilene
  5. Aglaonema (Aglaonema modestum): formaldeide e benzene
  6. Palma di Bambù (Chamaedorea seifrizi): formaldeide e xilene
  7. Ficus Benjiamin (Ficus Benjamina): formaldeide e xilene
  8. Pothos (Epipremnum aureum): formaldeide, benzene, xilene
  9. Anthurium (Anthurium andraeanum): formaldeide, xilene, ammoniaca
  10. Liriope (Liriope spicata): tricloroetilene, xilene, ammoniaca
  11. Lady palm (Raphis excelsa): formaldeide, xilene, ammoniaca
  12. Gerbera (Gerbera jamesonii): tricloroetilene, formaldeide, xilene
  13. Tronchetto della felicità (Dracaena fragrans ‘Massangeana’): tricloroetilene, formaldeide, benzene
  14. Edera comune (Hedera helix): tricloroetilene, formaldeide, benzene, xilene
  15. Lingua di suocera (Sansevieria trifasciata ‘Laurentii’): tricloroetilene, formaldeide, benzene, xilene
  16. Spatafillo (Spathiphyllum ‘Mauna Loa’): tricloroetilene, formaldeide, benzene, xilene
  17. Dracena marginata (Dracaena marginata): tricloroetilene, formaldeide, benzene, xilene, ammoniaca
  18. Crisantemo (Chrysanthemum morifolium): tricloroetilene, formaldeide, benzene, xilene, ammoniaca
  19. Aloe vera (Aloe vera): benzene, formaldeide
  20. Banana (Musa oriana): formaldeide

In questo sito trovate illustrazione che raggruppa l’inquinante assorbito da ogni pianta. E se volete approfondire le caratteristiche di ogni pianta vi consiglio questo sito qui.

Quali pianta scegliere stanza per stanza

Ecco una selezione di piante che aiutano a purificare l’aria, suddivise per ambienti:

CUCINA o BAGNO

Lady palm (Raphis excelsa): formaldeide, xilene, ammoniaca. Raccomandata per ambienti dove ammoniaca viene emessa da prodotti per la pulizia della casa, 1° posizione NASA per assorbimento di ammoniaca)

Anthurium (Anthurium andraeanum): formaldeide, xilene, ammoniaca

Edera comune (Hedera helix): tricloroetilene, formaldeide, benzene, xilene. Raccomandata per tutte le stanze, principalmente cucina e bagno

SOGGIORNO O STUDIO

Cereo del Perù (Cereus Peruvianus): Contro onde elettromagnetiche

Palma di bambù: Per eliminare benzene contenuto in certi profumi, anche formaldeide e xilene. Raccomandata per uno studio ben illuminato e riparato.

Monstera (Filodendrum): Ottimo depuratore di formaldeide. Raccomandata per soggiorno o in bagno dove l’umidità sarà ideale.

TUTTE LE STANZE

Dracena marginata (Dracaena marginata): tricloroetilene, formaldeide, benzene, xilene, ammoniaca

Ficus Benjiamin (Ficus Benjamina): formaldeide e xilene9 posizione NASA per capacità di assorbimento di formaldeide, xilene e ammoniaca. Raccomandata per: soggiorno, evitare cameretta perché è leggermente tossica a causa della sua linfa che contiene un lattice irritante per ingestione di foglie e rami!

Felce di Boston (Nefrolephis exaltata): 1° posto tra piante che filtrano meglio la formaldeide, raccomandata per stanze umide o esposte a nord.

Pothos (Epipremnum aureum): Capacità di assorbire toluene, benzene e formaldeide. Consigliata per tutte le stanze eccetto cameretta (perché linfa può essere irritante per la pelle).

CAMERA BAMBINI

Falangium (Chlorophytum comosum): formaldeide e xilene.

Tronchetto della felicità (Dracaena fragrans ‘Massangeana’): tricloroetilene, formaldeide, benzene. Raccomandata per: cameretta e qualunque stanza con mobili in truciolato.


E dopo questa carrellata di piante, correte a comprare ultimi regali di Natale…CHRISTMAS GIFT WITH PLANT?!

Illustration by Kristina Kemenikova

Un grazie speciale per le illustrazioni e immagini di questo articolo cortesemente concesse da Kristina Kemenikova. Se volete sbirciare un po’ i suoi lavori potete trovare qui il suo sito website, la sua pagina instagram e etsy.

A special thanks for illustrations and images of this article courtesy of Kristina Kemenikova. If you want to have a look about her works, you can you can find here her website, her instagram and etsy page.


Bibliografia e riferimenti:

Piante che purificano l’aria, Ariane Boixière-Asseray e Geneviève Chaudet, Edizioni il punto d’incontro, 2019 (originale Mes Plantes dépolluantes Rustica Edizioni, 2018)

Articolo della NASA: Interior Landscape Plants for Indoor Air Pollution Abatement.

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18 Dicembre 2019 / / Le Galosce Gialle

“Casa Sole”: storia dei suoi abitanti-costruttori e delle loro progettiste.

Questa è la storia di una casa naturale, una casa di paglia, una storia di auto-costruzione e di una sinergia di più persone: clienti che sono anche costruttori, e progettiste-direttrici lavori di un cantiere molto speciale!

casa sole, una casa naturale di paglia. vista di una parete prima ancora di essere intonacata.
Casa Sole – La casa in paglia di Oleggio Castello.
Parete perimetrale vista dall’interno, prima di essere intonacata.

Il tempo è quello che ci fa più paura. Quando dobbiamo iniziare una ristrutturazione la prima domanda che si fa il cliente è quasi sempre: “Quanto tempo ci vorrà per fare i lavori?” Si ha sempre fretta di entrare. Magari abbiamo atteso tanto tempo prima di trovare la casa giusta, che quando la troviamo, la compriamo, vorremmo entrarci il prima possibile. Eppure la natura ci insegna che ogni processo ha bisogno dei suoi tempi. C’è un tempo per ogni cosa. Un tempo per seminare, un tempo per germogliare e un tempo per raccogliere. Ci spaventa, perché vorremmo tutto qui e ora. Ma noi siamo fatti di desideri e progetti che non si concludono nell’immediato, ma che crescono e si sviluppano con noi.

Ecco questa è stata la prima impressione che ho avuto quando ho incontrato Casa Sole e i suoi futuri abitanti! Un progetto che prima di tutto è nato nei cuori di Lucia e Frank, che erano alla ricerca della casa dove far crescere i loro due bimbi. La loro ricerca si è poi orientata su un terreno partendo da un pensiero: “Perché non provare a costruire noi la nostra casa?” Una casa naturale, di paglia, sana per gli abitanti e per l’ambiente.

I protagonisti di Casa Sole, la casa naturale in paglia e argilla.

Frank è falegname e Lucia si è laureata all’estero in sostenibilità ambientale, che l’ha portata negli anni a lavorare in cantieri di bioarchitettura per l’architetto tedesco Gernot Minke, in particolare lavorando su più progetti realizzati con materiali naturali, paglia, argilla, terra cruda, ha iniziato a conoscere questi materiali e le loro caratteristiche.

casa sole, una casa naturale di paglia. i committenti e autocostruttori.
Frank e Lucia: abitanti-costruttori di Casa Sole.

Così dopo varie ricerche hanno deciso di prendere un terreno e costruire la loro casa con materiali naturali, che fosse in armonia e in continuità con la natura. Una casa che fosse accogliente e sana per i suoi abitanti e allo stesso tempo rispettosa dell’ambiente.

Per far questo si sono affidate a dei tecnici, che potessero realizzare i loro sogni in realtà. Le progettiste di Casa Sole sono Emanuela Cacopardo e Roberta Tredici, che insieme hanno fondato lo studio Archingreen, studio associato di ingegneria e architettura, con l’obiettivo di promuovere un’edilizia sostenibile sotto il profilo ambientale e sociale. Chi meglio di loro poteva interpretare i sogni di Frank e Lucia?

casa sole, una casa naturale di paglia
Emanuela di Archingreen, Lucia e Frank.

Per un progetto speciale ci sono volute progettiste speciali, che hanno saputo interpretare le richieste dei committenti che allo stesso tempo sono diventati costruttori, “autocostruttori”. Con la loro energia e professionalità sono riuscite a trovare non solo le soluzioni tecniche per la realizzazione e i dettagli costruttivi di Casa Sole, ma anche consigliare ai clienti il modo per poter realizzare la loro casa in autocostruzione, secondo il desiderio dei clienti Frank e Lucia. Organizzando giornate in cantiere dove poter imparare come costruire con materiali naturali, la realizzazione di una casa diventa anche opportunità formativa e comunicativa per divulgare un modo diverso di fare architettura!

Così è nata Casa Sole, una casa naturale per una famiglia, un cantiere-scuola, un edificio sostenibile sano e naturale.

Come è fatta Casa Sole, una casa naturale?

Caratteristiche principali della casa sono:

  • struttura in legno e pareti in balle di paglia
  • intonaco a calce e in argilla: l’argilla
  • pavimenti in argilla
  • stube come impianto di riscaldamento
  • ventilazione naturale
  • tetto verde come “climatizzatore passivo”
  • economia circolare e “a km zero”

La struttura della casa è in legno e balle di paglia, le quali sono state fornite da un contadino di Fontaneto D’Agogna, esempio perfetto di economia circolare e “a km zero”!

Mi raccontava Lucia del momento in cui in cantiere sono arrivate le balle di paglia, è stato molto emozionante, vedere il materiale da costruzione che arrivava da poco distante pronto per diventare “le mura” della loro casa naturale. Sono state scelte quasi una per una, le più leggere in soggiorno e le più pesanti in camera da letto, per poter garantire un miglior isolamento. Una casa artigianale, dove ogni dettaglio viene studiato con cura, dove i costruttori saranno gli abitanti stessi della casa.

casa sole, una casa naturale di paglia.
casa sole, una casa naturale di paglia. vetri bassoemissivi
Lucia e Emanuela con i vetri bassoemissivi.

Altri elementi fondamentali sono stati lo studio dell’orientamento e l’esposizione solare o ai venti, la scelta di aperture vetrate a sud con vetri bassoemissivi, la realizzazione di pavimenti e rivestimenti in argilla che immagazzinano il calore durante il giorno e lo rilasciano lentamente nelle ore successive, e infine il tetto verde in erba, che funge da “climatizzatore passivo”. Con tutte queste caratteristiche non ci sarà bisogno di un impianto di riscaldamento tradizionale, in quanto la casa godrà di un ottimo isolamento e di una buona inerzia termica. L’unico impianto sarà una stube: è sufficiente poca energia per scaldare una casa progettata così!

Casa Sole: quanta energia per una casa di paglia?

Per costruire una casa in autocostruzione c’è bisogno di tanta energia.

Per poter affrontare un cantiere speciale dove gli abitanti possono costruire con le proprie mani la loro casa natural, come si faceva una volta, c’è bisogno di non farsi prendere dallo sconforto quando il cantiere sembra ancora lontano dal diventare casa. C’è bisogno di collaborazione, in molte giornate sono stati ospitati amici e volontari che hanno potuto partecipare alla costruzione di Casa Sole.

casa sole, una casa naturale di paglia

Ma allo stesso tempo c’è bisogno di poca energia: basta quella naturale del Sole! E della stube che riscalderà da dentro quando necessario.

Se ne è accorta anche Lea, la bimba di Frank e Lucia che ha dato il nome alla casa: “Casa Sole”. Perché in questa casa naturale il “sole” è l’energia principale che ruota intorno alla casa di paglia.

Grazie a Frank, Lucia, Emanuela e Roberta per la loro ospitalità e la loro energia. Evviva le “case naturali”!

Se volete seguire la costruzione di Casa Sole, una casa naturale, potete seguire la loro pagina Facebook.

Qui invece il sito delle super progettiste Archingreen.

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