Gli infissi scorrevoli sono una soluzione elegante e moderna per liberarsi del problema della ante di balconi e finestre che si aprono all’interno delle stanze e interferiscono con la disposizione dei mobili.

Però, tra tutte le tipologie di infissi, sono anche quelli che presentano più elementi di criticità e la cui scelta deve essere fatta con maggiore accortezza.

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Ad esempio ci sono casi in cui installare un infisso scorrevole rende l’ambiente non a norma di legge, facendogli perdere le condizioni di abitabilità e togliendo l’agibilità all’intera casa.

Non ti voglio spaventare e ti assicuro che basta un po’ di accortezza per scongiurare questo pericolo. Nei prossimi paragrafi ti mostrerò tutte le caratteristiche che devi conoscere di un infisso scorrevole, anche quelle che un venditore non ti dirà mai (e ti svelerò anche perché un infisso scorrevole può rendere non a norma la stanza in cui è installato).

LE TIPOLOGIE DI INFISSI SCORREVOLI

Ho già parlato degli infissi scorrevoli nella guida in cinque parti alla sostituzione degli infissi che ho pubblicato qualche tempo fa. In particolare sono stati oggetto di trattazione del terzo articolo, quello in cui sono state esaminate le tipologie di apertura degli infissi .

In questo articolo però entreremo più nel dettaglio perché gli infissi scorrevoli meritano un’attenzione particolare. Cercherò comunque di non affrontare l’argomento da un punto di vista esageratamente tecnico perché non è quello che serve a te.

Gli infissi scorrevoli possono essere di tre tipologie:

  • Scorrevole in linea
  • Alzante scorrevole
  • Scorrevole traslante

Ciò che li differenzia è il meccanismo con cui vengono movimentate le ante. Questo dettaglio si ripercuote in modo diretto sulle capacità dell’infisso di garantire l’isolamento termico e acustico, sulla permeabilità al vento, sulla sicurezza antieffrazione e sull’estetica.

Vediamone rapidamente le caratteristiche.

Scorrevole in linea

scorrevole in linea

Gli infissi scorrevoli in linea sono gli infissi scorrevoli tradizionali. Sono stati i primi ad essere stati prodotti e il funzionamento è abbastanza semplice ed intuitivo: le ante sono agganciate a dei carrelli che consentono lo scorrimento.

Questa tipologia è quella meno prestazionale di tutte per quanto riguarda l’isolamento termico, acustico e di tenuta all’aria.

Il motivo è che l’unico elemento di guarnizione tra le ante sono delle spazzole poste tra le ante, le quali ad infisso chiuso non garantiscono l’isolamento che ci si aspetta dagli infissi moderni.

Purtroppo non è possibile utilizzare sistemi di guarnizioni più efficienti con questo tipo di scorrevole in quanto la movimentazione delle ante risulterebbe quasi impossibile. Le guarnizioni infatti aderiscono quasi come una ventosa tra le due ante che devono sigillare e ciò non è compatibile con gli scorrevoli in linea.

La cosa positiva degli infissi scorrevoli tradizionali è che, a differenza delle altre tipologie di cui parleremo a breve, tutte le ante possono scorrere.

Quindi, ad esempio, in caso di infisso a due ante potrai decidere di avere aperto il lato destro o il lato sinistro della tua vetrata. Naturalmente l’apertura complessiva massima sarà sempre pari a metà della superficie dell’infisso.

Alzante scorrevole

alzante scorrevole

Attualmente l’alzante scorrevole è la tipologia di infisso scorrevole più diffusa.

Si tratta di un’evoluzione dell’infisso scorrevole in linea, di cui mantiene le qualità estetiche ma a cui abbina un migliore isolamento termico, acustico e di tenuta all’aria.

L’incremento di prestazioni è possibile grazie al diverso sistema di movimentazione delle ante utilizzato: in questo caso scorre solo un’anta la quale la quale, quando si trova in posizione di chiusura, è appoggiata sul telaio sottostante e non grava sui carrelli superiori e inferiori. Quando invece deve essere aperta il meccanismo collegato alla maniglia la fa sollevare in modo da consentire lo scorrimento.

Gli aspetti positivi di tale sistema sono sostanzialmente due:

  1. I carrelli non sono costantemente sollecitati perché l’anta in posizione di chiusura poggia a terra e non carica sui carrelli. Questo ha un duplice effetto positivo, infatti fa diminuire in modo drastico usura e necessità di manutenzione, e consente di realizzare ante molto più grandi.
  2. L’isolamento termico, acustico e la tenuta all’aria sono maggiori poiché si possono usare guarnizioni tradizionali che in posizione di chiusura vanno a sigillare in modo molto più efficace rispetto alle spazzole garantendo un isolamento quasi ermetico.

L’aspetto negativo rispetto agli scorrevoli in linea lo abbiamo già accennato: un’anta rimane sempre fissa.

Scorrevole traslante

infissi scorrevoli tralsanti

L’infisso scorrevole traslante, detto anche parallelo, in sostanza è un connubio tra una normale finestra a battente e una finestra scorrevole.

Non fraintendermi: non è che può aprirsi a battente e contemporaneamente scorrere, l’unico movimento consentito è sempre lo scorrimento, però in condizione di ante completamente chiuse garantisce le stesse prestazioni di isolamento degli infissi a battente, che sono generalmente superiori.

Il funzionamento è semplice: l’anta che scorre (anche in questo caso scorre solo un’anta) quando viene chiusa non viene semplicemente abbassata come nell’alzante scorrevole, ma subisce un vero e proprio spostamento in avanti per arrivare ad allinearsi completamente con l’anta fissa. Immagina che, da chiuso, tale infisso assomiglia ad una finestra normale, da aperto assomiglia ad un normale scorrevole.

Il motivo per cui le prestazioni termiche, acustiche e di tenuta all’aria sono paragonabili a quelle di un infisso a battente è che il tipo di chiusura permette a tutte le guarnizioni di aderire perfettamente al telaio fisso.

In sostanza proprio grazie al sistema di movimentazione si riesce ad ottenere una chiusura perfettamente ermetica delle ante e quindi massimizzare isolamenti termici e acustici.

Altro aspetto positivo è che tale sistema di movimentazione consente di ottenere anche l’apertura a vasistas, cosa che invece non è possibile con gli altri due sistemi di apertura.

C’è però un aspetto negativo dello scorrevole traslante, a cui è necessario fare un accenno. Si tratta di una questione estetica: infatti il sistema di apertura, per riuscire a funzionare correttamente, richiede la presenza di elementi a “rilievo” sul lato interno dell’infisso che lo rendono particolarmente antiestetico (vedi la foto sopra).

Il motivo è che, spostandosi perpendicolarmente rispetto al telaio fisso, tutto il carico dell’infisso grava sui perni, rendendo questi dei punti molto sollecitati. Le moderne ante infatti sono molto pesanti, soprattutto nella loro parte vetrata.

Per consentire tutti gli elementi di funzionare correttamente e durare nel tempo quindi, gli scorrevoli traslanti hanno una sorta di chassis a vista nella parte inferiore.

LE CARATTERISTICHE CHE DEVI VERIFICARE PRIMA DI ACQUISTARE UN INFISSO SCORREVOLE

Come avrai sicuramente capito il punto debole degli infissi scorrevoli sono l’isolamento termico, l’isolamento acustico e la tenuta all’aria.

Sono proprio queste le caratteristiche che devono interessarti quando vai ad acquistare un infisso scorrevole.

Isolamento termico degli infissi scorrevoli

infissi scorrevoli: isolamento termico

In Italia circa 1/3 del riscaldamento prodotto nelle case viene disperso attraverso gli infissi. Quindi scegliere uno scorrevole buttando un occhio alle prestazioni termiche non è opzionale ma obbligatorio.

Per capire se l’infisso scorrevole che ti viene proposto ha dei buoni valori di isolamento devi guardare un dato della scheda tecnica che ti viene sottoposta: la trasmittanza termica.

La trasmittanza è un parametro fisico che, in soldoni, ti dice quanto freddo fa disperdere l’infisso durante la stagione invernale: più è basso il valore maggiori sono le prestazioni. Si tratta di un valore numerico espresso con l’unità di misura del watt su metro quadro per grado Kelvin (W/m2K).

Quando parliamo di valori bassi intendiamo valori che sono compresi tra 1 (anche meno in realtà…) e 2. Solitamente viene espresso con una o due cifre decimali.

Ma a quanto corrisponde un valore basso?

In termini relativi dipende dalla zona d’Italia in cui vivi…il motivo è che il clima di Palermo è diverso dal clima di Sondrio, quindi le esigenze di isolamento sono diverse. La legge fornisce dei valori di trasmittanza limite da rispettare che variano a seconda della zona climatica.

Su quali siano le zone climatiche italiane e su quali siano i valori limite previsti per legge, ne abbiamo già parlato approfonditamente nel primo articolo sulla sostituzione degli infissi che ho pubblicato. Ti invito a rileggerlo se vuoi approfondire.

Per quanto riguarda la nostra trattazione, ti basti sapere che il valore limite per le zone più fredde di Italia (in sostanza le Alpi) è 1,7 W/m2K e infissi di buone prestazioni attualmente in commercio hanno generalmente prestazioni molto superiori (cioè valori di trasmittanza molto più bassi).

Una finestra a battente ormai raggiunge facilmente valori di 1,1 W/m2K di trasmittanza. Una finestra scorrevole arriva agilmente a valori di 1,4 W/m2K .

Richiedi sempre la trasmittanza dichiarata in relazione alla tipologia di scorrevole che scegli (quelli in linea abbiamo visto essere molto meno prestazionali degli altri) e alla dimensione dell’infisso.

L’isolamento acustico degli infissi scorrevoli

infissi scorrevoli: isolamento acustico

Il problema dell’acustica si pone principalmente in città, particolarmente nelle zone centrali e trafficate, dove vi sono elevati livelli di rumorosità durante tutta la giornata.

I rumori esterni in casa entrano principalmente dagli infissi e, a tal fine, svolgono un ruolo centrale le vetrate e le guarnizioni.

Il tema dell’acustica in edilizia è affrontato dal D.P.C.M. 5/12/1997, “Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici”. Tale decreto determina di quanto devono abbattere i rumori le pareti esterne degli edifici: questo valore deve essere di 40dB, cioè le pareti nel loro complesso devono essere in grado di abbattere i rumori provenienti dall’esterno di (almeno) 40 decibel.

Siccome l’infisso è inserito nella parete anche lui deve contribuire a raggiungere tale valore.

In linea generale considera che gli infissi devono garantire un potere fonoisolante di almeno 35 decibel. Attenzione che, a differenza della trasmittanza, a valori maggiori corrispondono prestazioni maggiori.

Quando ti viene fornita la scheda tecnica dell’infisso scorrevole guarda attentamente anche questo aspetto. Gli infissi a battente raggiungono facilmente valori di 37 decibel, quelli scorrevoli invece fanno più fatica da questo punto di vista e il problema è dato sempre dalle guarnizioni.

Attenzione che il valore di abbattimento acustico ti venga dato per l’intero infisso e non solo per il vetro! Nel caso degli scorrevoli questo è maggiormente importante proprio a causa dei problemi dati dalle guarnizioni.

Tenuta all’aria degli infissi scorrevoli

infissi scorrevoli: tenuta all'aria

La tenuta all’aria riguarda sostanzialmente gli spifferi che fa passare l’infisso.

La classificazione di legge prevede quattro classi, da 1 a 4.

Queste classi praticamente determinano quanta aria fa passare l’infisso a seconda della pressione che la stessa aria esercita sull’infisso.

A classe più alta corrisponde maggiore tenuta all’aria. Gli infissi a battente di buona fattura generalmente garantiscono una tenuta all’aria di classe 4, quindi la massima. Questa cosa significa che l’infisso deve far passare al massimo 3 metri cubi d’aria quando sottoposto ad una pressione di 600 Pascal (l’unità di misura della pressione).

Un infisso di classe 3 significa che l’infisso fa passare al massimo 9 metri cubi d’aria quando sottoposto ad una pressione di 600 Pascal.

Gli infissi scorrevoli paralleli riescono a raggiungere agevolmente la classe 4, gli alzanti scorrevoli di alte prestazioni raggiungono le stesse prestazioni. Gli scorrevoli paralleli invece difettano molto da questo punto di vista.

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I PRO E I CONTRO DEGLI INFISSI SCORREVOLI: GUIDA AD UNA SCELTA CONSAPEVOLE

Adesso che abbiamo visto le tre tipologie di infissi scorrevoli in commercio, e che abbiamo visto quali sono le caratteristiche tecniche minime che devono garantirti gli infissi scorrevoli, facciamo un elenco di tutte le caratteristiche positive che potrebbero farti propendere per scegliere questa tipologia di infisso e quelle negative che potrebbero farti desistere dal farlo (compresi i problemi normativi di cui abbiamo accennato all’inizio dell’articolo).

Perché dovresti installare un infisso scorrevole in casa

La prima risposta che mi viene in mente è lo spazio: un infisso scorrevole, quando è aperto, non occupa spazio dentro gli ambienti.

Questo significa completa libertà nella disposizione degli arredi: vuoi piazzare un divano di fronte alla finestra? Nessun problema. Vuoi metterci un tavolino? Nessun problema.

Per un architetto sono una manna dal cielo.

In alcuni casi l’infisso scorrevole è anche l’unica soluzione attuabile: pensa alle grandi aperture che si trovano spesso nelle abitazioni moderne. Con un infisso scorrevole sono sufficienti due ante e quindi le superfici vetrate aumentano notevolmente dando molta più luce agli ambienti e creando un maggiore rapporto tra interno ed esterno.

Se in una grande apertura decidessi per un infisso con ante a battente dovresti spezzettare maggiormente la partizione dell’infisso perché ci sono limiti di peso che le cerniere in commercio non possono superare (considera l’anta a battente come un elemento a sbalzo quando è aperta: più è grande più pesa). Inoltre un’anta grande aperta occupa molto spazio….

Detto di questi importanti pro (ho volutamente lasciato perdere aspetti estetici su cui ci sarebbe molto da dire ma che sono molto personali), veniamo ai contro di un infisso scorrevole.

Perché non dovresti installare un infisso scorrevole

In questo paragrafo ti darò motivazioni oggettive per cui potresti rinunciare ad installare un infisso scorrevole. Però non si tratta di una presa di posizione contro gli infissi scorrevoli, che tra l’altro personalmente adoro. Il mio scopo è mettere in luce alcuni oggettivi elementi di criticità che rendono gli infissi scorrevoli una soluzione da ponderare attentamente.

Attenzione alla legge: lo scorrevole diminuisce la superficie di aerazione

Questo è il primo grande problema che devi porti quando valuti l’installazione degli infissi scorrevoli in casa tua.

La legge italiana prescrive che negli ambienti domestici le finestre garantiscano una superficie di aerazione pari ad 1/8 della superficie degli ambienti.

Per capirci: in una stanza di 20mq la superficie di aerazione garantita dalla finestra deve essere pari a 20/8=2,5mq. Che corrisponde ad un balcone di dimensioni minime 1m*2,5m, o a una finestra di 1,7m*1,5m. Sicuramente dimensioni non esagerate e che solitamente sono superate nelle case e appartamenti in cui viviamo.

Nel caso di finestre a battente, quindi che prevedono una o due ante che si aprono, tutta la superficie della finestra contribuisce all’aerazione. Ma nel caso di finestre scorrevoli le superfici di aerazione si dimezzano perché le ante si sovrappongono e di conseguenza metà della superficie non farà mai passare aria.

Quindi attenzione perché se non si rispettano i valori minimi previsti per legge la casa perde le condizioni di aerazione che sono prescrittive per l’agibilità della casa. Ti ritrovi con una casa non a norma.

C’è solo un modo per superare tale problema: gli scorrevoli che scorrono dentro il muro. Così riusciresti a sfruttare tutta la superficie del vano-finestra.

Però per questa soluzione spesso si pone un problema, soprattutto negli appartamenti: nei muri esterni ci sono i pilastri e non si riesce ad incassare gli infissi (a meno che tu non voglia far cadere tutto il condominio).

Attenzione alle prestazioni termiche acustiche e di tenuta all’aria

Lo so, mi sto ripetendo ma questo è il secondo fattore che devi assolutamente tenere in considerazione: se con la tua ristrutturazione stai cercando anche di ottenere ambienti interni confortevoli durante tutto l’anno l’aspetto energetico ti deve interessare.

Gli infissi sono uno degli elementi maggiormente disperdenti di una casa e lo scorrevole, come abbiamo visto, lo è di più rispetto ad una normale finestra a battente.

Un elemento negativo che potrebbe farti desistere dall’installare infissi scorrevoli riguarda proprio le minori prestazioni termiche, acustiche e di tenuta all’aria.

Abbiamo visto che questi infissi riescono comunque a garantire prestazioni elevate, ma vanno scelti con attenzione perché non sono tutti uguali.

E su questo aspetto introduciamo l’ultimo paragrafo, a cui è strettamente collegato.

L’ERRORE DA NON COMPIERE MAI QUANDO ACQUISTI UN INFISSO SCORREVOLE: AFFIDARTI AD UN ARTIGIANO

infissi scorrevoli: non affidarli ad un artigiano

So che con l’affermazione qui sopra farà arrabbiare molti artigiani e non mi va nemmeno di fare di tutta l’erba un fascio, ma ho avuto modo di appurare di persona che i piccoli artigiani di infissi quando si tratta di scorrevoli combinano dei disastri.

Cerchiamo anche di capire cosa intendiamo per artigiani: non mi riferisco di certo a piccoli produttori di infissi, come potrebbe essere ad esempio Fabbro serramenti, che applicano procedure di qualità e testano tutti i loro infissi garantendo prestazioni a livello (se non migliori) dei grandi produttori industriali.

Mi riferisco ai piccolissimi laboratori, spesso di falegnameria, che fanno solo piccole produzioni di infissi, che li realizzano e li assemblano sicuramente con cura, ma che non riescono mai a garantire qualità, prestazioni e certificazioni.

Recentemente mi è capitato di accompagnare un collega nel cantiere di una ristrutturazione che sta seguendo. I committenti hanno acquistato gli infissi proprio da uno di questi produttori artigianali e quelli del soggiorno sono scorrevoli.

Gli infissi sono in legno internamente e alluminio esternamente, quindi potenzialmente quanto di meglio ci possa essere in giro a livello di prestazioni.

Quando ho visto le finestre a battente oggettivamente la qualità mi è sembrata buona: sezioni adeguate, ferramenta corretta, guarnizioni presenti, vetrocamera a norma.

Quando ho visto gli scorrevoli mi sono messo le mani nei capelli: scorrevoli in linea, quelli che abbiamo visto essere meno prestazionali, mancanza totale di guarnizioni tra le ante e talmente tanto spazio che nemmeno le spazzole erano in grado di riempirlo, ferramenta di chiusura realizzata con un minuscolo perno centrale che non garantiva nemmeno la tenuta tra anta e telaio fisso.

Quegli infissi scorrevoli erano realizzati come si facevano trent’anni fa. Ma la tecnologia adesso è notevolmente cambiata ed è molto più complesso realizzare infissi scorrevoli di qualità. Ci vogliono i mezzi e le attrezzature adatte oltre alla voglia di migliorarsi.

Quindi, se vuoi installare infissi scorrevoli, rivolgiti a piccoli costruttori, a grandi fornitori o a loro rivenditori, ma evita gli artigiani se non vuoi ottenere un infisso che non isola, fa passare spifferi e che non puoi nemmeno detrarre perché non risponde ai requisiti minimi di legge.

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L’articolo Infissi scorrevoli: guida per una scelta consapevole sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | Il sistema scientifico per ristrutturare.

7 Ottobre 2019 / / Architettura

Ovvero come sapere in ogni momento cosa sta facendo l’impresa, capire se ci sono problemi e prevedere quanto manca alla fine dei lavori.

La ristrutturazione completa di una casa è un processo lungo. Non è come nei programmi televisivi americani dove “la ristrutturazione sarà completata in 5 settimane”. In realtà sono necessari molti mesi.

Ogni cantiere di ristrutturazione è differente dall’altro, ma tutte le ristrutturazioni, per essere eseguite a regola d’arte, passano attraverso 6 precise fasi che tutti i committenti ignorano e che invece dovrebbero conoscere.

In questo articolo ti svelerò quali sono le 6 fasi dei lavori che trasformeranno la tua casa da come la vedi adesso a come la stai sognando.

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Imprese e tecnici, io per primo, danno per scontate le 6 fasi dei lavori per averle viste ed eseguite moltissime volte. Ma raramente pensano di informarne dettagliatamente i loro committenti.

Dall’esperienza mi sono reso conto che spiegare ai miei clienti tutte le precise fasi attraverso cui passerà la parte operativa della loro ristrutturazione li aiuta ad affrontare con maggiore serenità i lunghi mesi dei lavori.

Infatti esserne consapevole ti consentirà di:

  • capire realmente in ogni momento a che punto stanno i lavori, se ci sono rallentamenti e che ripercussioni avranno sulla conclusione, e quindi…
  • programmare con la necessaria serenità e consapevolezza la data in cui dovrai lasciare la vecchia casa (che magari hai affittato per l’occasione con un contratto a termine…);
  • non farti prendere da inutili crisi d’ansia perchè i lavori ti sembrano fermi o non procedono come ti aspettersti.

Quindi ecco la guida a:

LE 6 FASI DEI LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE

ristrutturazione: le fasi dei lavori

Naturalmente ogni ristrutturazione è un abito sartoriale
costruito su una specifica casa, quindi una totale standardizzazione del
processo di ristrutturazione è impossibile.

Ci sono talmente tante variabili in gioco che le carte in tavola cambiano sempre.

In compenso è possibile individuare 6 macro-fasi che si susseguono sempre uguali in tutte le ristrutturazioni. Eccole:

  1. Demolizioni e smaltimenti
  2. Opere edili Parte 1 (muri)
  3. Impianti Parte 1 (impostazione)
  4. Opere edili Parte 2 (massetti e finiture)
  5. Impianti Parte 2 (installazione) + Forniture
  6. Opere edili Parte 3 (rifiniture + pitturazioni)

Come puoi leggere nell’elenco che ti ho fatto qui sopra le
tipologie di lavori necessarie per eseguire una ristrutturazione in realtà sono
solo 4:

  • Demolizioni e smaltimenti
  • Opere edili
  • Impianti
  • Forniture

Però, per fare in modo che una ristrutturazione segua un processo realizzativo logico , coerente e rapido, devono essere suddivise in più passaggi.

Prova a pensare alla ristrutturazione come alla realizzazione di una scultura in pietra: lo scultore prima sbozza grossolanamente la figura dal masso e poi, con passaggi successivi e utilizzando tecniche diverse, la affina sempre di più fino ad arrivare alla figura che aveva in mente originariamente.

Di sicuro uno scultore non può partire con il levigare la pietra.

La ristrutturazione è esattamente la stessa cosa: ogni passaggio è un affinamento sempre più preciso della tua casa dove, invece di togliere materiale come fa uno scultore, ad ogni passaggio viene aggiunto qualcosa di nuovo e più rifinito.

I sei passaggi che ti ho elencato qui sopra vengono svolti in ogni ristrutturazione nell’ordine che hai letto. Vediamo in modo più approfondito in cosa consiste ogni fase.

Fase 1 – Demolizioni e smaltimenti

fasi della ristrutturazione: le demolizioni

Potrebbe essere banale dirlo ma prima di iniziare a realizzare qualsiasi opera edile o impiantistica è necessario creare la tela bianca su cui lavorare.

La casa deve essere liberata da tutto ciò che non serve più. Che in una ristrutturazione significa:

  • Rimuovere tutti gli arredi (sull’importanza di farlo ne abbiamo già parlato in questo articolo) e i sanitari;
  • Rimuovere gli infissi esterni e le porte interne;
  • Demolire eventuali controsoffitti non più necessari;
  • Demolire tutti i muri che non faranno parte della nuova distribuzione interna;
  • Rimuovere tutti gli impianti dai muri che invece faranno ancora parte della nuova distribuzione interna;
  • Eventualmente rimuovere anche intonaco e/o i rivestimenti ceramici dai muri che rimarranno in piedi;
  • Rimuovere i pavimenti da sostituire con i relativi massetti.

Chiaramente tutto dipende dal tipo di lavori che farai in casa tua e da quanto radicale sarà la ristrutturazione: nell’elenco qui sopra ti ho riportato le principali voci di demolizione di una ristrutturazione completa.

Ma ti assicuro che, anche per lavori poco invasivi, verranno prodotte una bella quantità di macerie.

Ti faccio l’esempio di due cantieri che ho seguito personalmente e che ben rappresentano gli estremi opposti: in uno sono stati rifatti solo i bagni e poco più, nell’altro è stato rifatto ex novo tutto l’appartamento (parliamo di 160mq):

  • Nel primo caso sono stati prodotti rifiuti per circa 4 metri cubi.
  • Nel secondo caso sono stati prodotti rifiuti per circa 48 metri cubi.

Sicuramente una differenza notevole ma ti assicuro che se li vedi anche 4 metri cubi non sono pochi.

Sai quanto pesano mediamente le macerie da demolizione? Tra i 1.800 e i 2.000 kg/mc, sono 2 tonnellate a metro cubo. Nei due cantieri di cui sopra si tratta rispettivamente di 8 e 96 tonnellate di macerie.

E tutto questo materiale deve essere completamente rimosso dal cantiere prima di iniziare le opere edili della seconda fase.

Lo smaltimento può essere rapido ed indolore oppure lento e fonte di infinite preoccupazioni.

Proprio su questo aspetto è importante fare una breve riflessione, su quella che io chiamo la “fase 0” della ristrutturazione: si tratta di una decisione cruciale che deve essere presa prima di iniziare i lavori e che riguarda sia lo smaltimento dei rifiuti che l’approvvigionamento di nuovi materiali.

Fase 0 – Come avverrà lo smaltimento delle macerie e l’approvvigionamento
dei materiali da costruzione? L’installazione del cantiere

Il problema sostanzialmente riguarda da un lato come far arrivare le macerie, che sono state prodotte durante la demolizione, dal cantiere al camion che le porterà in discarica, e dall’altro come far arrivare i nuovi materiali da costruzione dai camion che li scaricano sotto casa fino dentro casa.

In realtà questo problema si pone se il tuo appartamento si trova in un condominio, mentre non ti riguarda se hai una casa con un giardino accessibile dalla strada.

Infatti negli ultimi casi solitamente si tratta di abitazioni di uno o due piani, in cui hai tutto lo spazio e il modo per svolgere le operazioni di smaltimento e approvvigionamento in libertà e senza grosse difficoltà.

Ma nel caso di appartamenti in condominio la situazione cambia. Ci sono spesso diversi piani che separano la tua casa dal piano dove verranno parcheggiati i camion.

Come superarli agevolmente?

Esistono due opzioni per smaltire e approvvigionare i materiali da e verso il cantiere: una economica e una costosa.

La prima è sbagliata e la seconda è giusta.

E purtroppo la prima è (ancora) molto diffusa.

Come NON devi prevedere la movimentazione dei materiali del cantiere

La soluzione sbagliata prevede di utilizzare l’ascensore condominiale per scaricare le macerie, solitamente sminuzzate e messe all’interno di secchi, cercando di farlo nelle ore in cui ci sono meno persone che utilizzano l’ascensore, e quindi non raramente durante la notte. Ed allo stesso modo verranno caricati tutti i materiali necessari ai lavori: in orari improbabili in modo da non farsi scoprire oppure (per materiali molto ingombranti) facendo arrancare gli operai per le scale.

Non c’è dubbio che in questo modo si risparmiano alcuni costi vivi: dall’occupazione di suolo pubblico (se il tuo condominio affaccia direttamente sulla strada pubblica), ai costi di installazione dei necessari mezzi per la movimentazione verticale dei materiali (te ne parlo tra poche righe).

Però abbiamo detto che questo metodo è sbagliato, e lo è per vari motivi:

  • gli ascensori condominiali non sono fatti per caricare e scaricare materiali edili, sono omologati solo per il trasporto di persone, è sarebbe consentito farne altri usi (chiaramente la spesa e piccoli oggetti si possono portare…);
  • trasportare così i materiali non è un metodo sicuro sia per gli operai che per i beni condominiali (ascensore, pianerottoli, androne) che per i materiali da costruzione;
  • si sporca e anche molto…e di sicuro i condomini non ti ringrazieranno per quest;
  • i tempi si allungano a dismisura sia per scaricare le macerie che per caricare i nuovi materiali.

Pensa ad esempio alla realizzazione di un controsoffitto in cartongesso: le lastre sono grandi 2x3m, pesano dai 20kg in sù, e non entrano in ascensore. Solo per trasportarli attraverso le scale ci possono volere giorni e gli operai sono sottoposti ad uno sforzo non indifferente (e sicuramente ti chiederanno un sacco di soldi in più).

Come DEVI prevedere la movimentazione dei materiali di cantiere

La soluzione giusta per la movimentazione dei materiali in cantiere invece prevede di installare sistemi per il trasporto verticale esternamente all’appartamento, individuando una finestra o un balcone, lungo la verticale fino a terra da sfruttare per far entrare e uscire tali materiali.

E a terra si deve individuare un’area di cantiere in cui posizionare i mezzi che caricano e scaricano i materiali da e per il cantiere.

Questi sistemi sono principalmente due:

  • montacarichi di cantiere (il sistema migliore e consigliato, soprattutto per i piani alti);
  • argani a bandella (o sistemi similari).

Te ne ho parlato in questo articolo specifico su questo aspetto.

L’utilizzo di tali sistemi ha molti aspetti positivi ma presenta un inconveniente significativo: andare incontro a spese maggiori. Cioè quelle di installazione e noleggio del montacarichi/argano per tutta la durata necessaria ai lavori, e quelle di occupazione di suolo pubblico (sempre se, come prima, il tuo condominio affaccia sulla via pubblica) necessaria per recintare l’area in cui appoggia il montacarichi e per dare uno spazio di sosta minimo per i mezzi.

In una ristrutturazione completa che dura svariati mesi tali costi possono tranquillamente superare i 5.000€, non una bazzecola.

Ma i benefici sono impagabili: lavori più rapidi, sicurezza di tutti gli operatori garantita, leggi totalmente rispettate.

E ti assicuro che, alla fine dei lavori, la spesa maggiore che hai sostenuto viene completamente ammortizzata: lo scarico e il carico a mano dei materiali al piano ti verrà fatto pagare salato, magari in modo occulto, ma non ti sarà risparmiato.

La cosa curiosa è che, almeno per la mia esperienza, sebbene la prima soluzione non sia a norma di legge e la seconda lo sia, la prima viene accettata con più facilità dai condòmini non interessati dai lavori rispetto alla seconda.

Il motivo è da ricercarsi in ipotetiche ostruzioni di vedute causate dal montacarichi o presunto pericolo di furti attraverso il traliccio del montacarichi o del ponteggio dell’argano a bandella.

La realtà è che spesso si tratta solo di scuse che nascondo invidia o di un modo di vendicarsi per vecchi rancori.

Sappi solo che istallare il montacarichi di cantiere o l’argano a bandella anche appoggiandoti al muro esterno del condominio è un tuo diritto sancito anche dal codice civile.  

Fase 2 – Opere edili parte 1

fasi della ristrutturazione: le opere edili

Una volta che il cantiere è totalmente sgombro (dopo le demolizioni casa tue è un cantiere a tutti gli effetti) si può finalmente iniziare a realizzare le opere edili.

Le prime da eseguire sono le nuove murature.

Abbiamo già detto che una ristrutturazione si realizza per successivi affinamenti. Considera le nuove pareti (e naturalmente anche le vecchie) come lo scheletro su cui verrà agganciato tutto ciò che serve a far funzionare e rendere abitabile la casa.

È necessario avere l’impianto distributivo della casa definito prima di poter impostare gli impianti. E naturalmente è necessario avere le pareti prima di fare intonaci e pitturazioni.

Le pareti in questa fase saranno realizzate grezze. Quindi:

  • nel caso di tramezzi in laterizio (mattoni forati) o similari (tipo i mattoni in cemento cellulare) verrà realizzata solo la muratura senza nessuna finitura superficiale (intonaci);
  • nel caso di tramezzi in cartongesso verrà realizzata la struttura metallica e le lastre saranno messe solo da un lato della stessa.

In questa fase saranno anche realizzati i vani per le porte interne, inserendo i necessari controtelai in legno che vengono murati nei tramezzi (servono per agganciare le porte). La stessa operazione viene fatta anche per i controtelai delle nuove finestre e porte-finestre, in cui inoltre vengono installati anche i cassonetti delle tapparelle.

Fase 3 – Impianti parte 1

fasi della ristrutturazione: gli impianti

La terza fase è la prima in cui entrano in casa gli impiantisti. Se stai ristrutturando tutta la casa gli impianti da rifare sono sostanzialmente quattro:

  1. Impianto elettrico
  2. Impianto idrico
  3. Impianto di riscaldamento
  4. Impianto del gas

C’è da dire che ultimamente si stanno diffondendo sistemi completamente elettrici molto efficienti, però il gas continua ancora ad essere un impianto capillarmente diffuso.

Quando ti parlo di impostazione degli impianti significa che vengono posate solo le tubazioni e poco altro, non che gli impianti vengono realizzati completamente:

  • gli elettricisti poseranno le canaline in materiale plastico per gli impianti elettrici (se non ti è ben chiaro cosa siano leggi questo articolo sul rifacimento degli impianti elettrici per capire di cosa parliamo);
  • gli idraulici poseranno i tubi di adduzione dell’acqua calda e fredda ai vari punti di utilizzo (i sanitari nei bagni sostanzialmente) e quelli di scarico per l’impianto idrico;
  • sempre gli idraulici si occuperanno dei tubi che distribuiscono l’acqua ai termosifoni (se hai deciso per questo tipo di impianto) per l’impianto di riscaldamento;
  • e per finire ancora gli idraulici installeranno le tubazioni dal contatore alla caldaia e alla cucina per  l’impianto del gas.

In questa fase vengono anche posati tutti i pezzi necessari per eseguire gli snodi dei vari impianti: stiamo parlando di cassette di derivazione e di cassette portafrutti per gli impianti elettrici, collettori per gli impianti idrici (adduzione acqua) e di riscaldamento, pozzetti di ispezione e brache per gli impianti idrici (scarico acque).

Per fare tutti questi lavori verranno realizzate delle tracce nelle murature: nella sostanza i muri, anche quelli appena realizzati, verranno rotti per inserirci le tubazioni e le cassette. Sembra strano che una cosa appena realizzata vada rotta ma purtroppo funziona così…solo nel caso di pareti in cartongesso praticamente non vengono fatte demolizioni, giusto il foro per incassare le varie cassette (per questo sono un grande fan di tale sistema costruttivo).

Molte tubazioni, se ci sono gli spessori necessari, verranno fatte passare a terra, sui solai da cui sono stati precedentemente tolti pavimenti e massetti.

Devo dire che non è raro, soprattutto nelle case realizzate fino agli anni ’60 del secolo scorso, trovare massetti praticamente inesistenti. In questi casi risulta difficile far passare a terra tutti i nuovi tubi, che rispetto a 50 anni fa sono molti di più e di dimensioni decisamente maggiori. La soluzione in questi casi è far passare tutti gli impianti a parete/controsoffitto, oppure rassegnarsi ad alzare tutto il livello della casa (ma questo te lo sconsiglio soprattutto per questioni statiche: i massetti pesano!)

Tornando a noi, in questa fase verranno installati anche tutti i macchinari previsti ad incasso (ad esempio i condizionatori incassati nel controsoffitto con i sistemi di distribuzione tramite tubi e bocchettoni, ma anche sistemi di ventilazione).

Fase 4 – Opere edili parte 2

fasi della ristrutturazione: massetti e intonaci

Dopo che se ne sono andati gli impiantisti tornano gli operai: riprendono le opere edili. Lo scopo qui è portare il grezzo della casa ad un livello tale per cui è possibile posarci le finiture.

In questo secondo passaggio di opere edili devono essere coperti tutti gli impianti e rifiniti i muri. In sostanza i lavori da fare sono:

  • Massetti a terra
  • Chiusura delle tracce sui muri
  • Intonaco sulle pareti
  • Rivestimenti dei bagni

Facciamo qualche rapida riflessione su questi lavori.

Massetti

I massetti hanno un duplice scopo: coprire tutti gli
impianti e raggiungere il livello su cui verranno posati i pavimenti.

In questa fase è fondamentale aver già scelto quale sarà il pavimento da installare: non solo il materiale di cui sarà composto (legno, gres porcellanato, ceramica, pietra, resina, etc.) ma anche il modello preciso. E sarebbe importante che in cantiere ci fosse almeno un campione del pavimento per calcolare correttamente gli spessori.

Il motivo è duplice:

  • Il materiale scelto serve per scegliere correttamente il tipo di massetto da realizzare (cementizio, all’anidrite, alleggerito, mono o a doppio strato, etc.);
  • Il campione serve per determinare precisamente lo spessore del massetto. O meglio quanto lasciare tra la quota finita dell’appartamento (detta quota “0”) e il piano del massetto.

Chiusura delle tracce

La chiusura delle tracce avviene in due modi diversi tra
pareti in laterizio e pareti in cartongesso. Anzi in realtà nelle pareti in
laterizio si tratta di vera e propria chiusura delle tracce, nelle pareti in
cartongesso si tratta di conclusione delle pareti.

La chiusura delle tracce delle pareti in laterizio avviene
con malta e se necessario scaglie di laterizio per riempimento.

Nelle pareti in cartongesso, siccome non sono state fatte tracce ma, se ti ricordi, un lato della parete è stato lasciato senza lastre di cartongesso, vengono semplicemente installate le lastre sul lato rimasto libero.

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Intonaco

Anche in questo caso si tratta di due procedimenti
differenti da seguire a seconda che le pareti siano in laterizio o cartongesso.

Nel primo caso quello che viene realizzato è un vero e
proprio intonaco, nel secondo caso si tratta della stuccatura di viti e giunti.

Nel caso tu abbia optato per far realizzare pareti in
laterizio (ricordai che quando parlo di laterizio intendo anche altri tipi di
mattoni come il gasbeton) l’intonaco viene realizzato per rifinire e proteggere
le pareti.

I materiali con cui possono essere realizzati gli intonaci sono molti e fanno parte integrante di una corretta progettazione, che naturalmente farà il tuo progettista, e che deve coordinarsi sia con il supporto (cioè il muro di mattoni) che con la finitura (cioè la pittura).

Le tecniche standard utilizzate negli ultimi decenni prevedono intonaci a base di cemento ma ormai si stanno riscoprendo vecchie tecniche (con le dovute migliorie tecnologiche) che garantiscono ambienti interni più salubri (mi riferisco principalmente alla calce). Non è mia intenzione in questo articolo scrivere un vademecum sugli intonaci quindi interrompiamo qui l’argomento.

Voglio solo evidenziarti che se ti trovi a nord di Roma probabilmente l’intonaco verrà eseguito in modo molto più preciso e rifinito (e con costi maggiori) rispetto a tutto il territorio da Roma verso sud.

Non fraintendermi: non è che nel sud Italia non siano capaci di fare bene gli intonaci, semplicemente è diffusa una finitura delle pareti diversa, che prevede un passaggio ulteriore, effettuato dai pittori (che quindi vedremo a breve nella fase 6), e che permette di lasciare gli intonaci meno precisi.

Si tratta semplicemente di tecniche costruttive differenti.

Per quanto riguarda le pareti in cartongesso invece la stuccatura dei giunti tra le lastre e delle viti viene fatta con stucco a base di gesso e serve per rendere perfettamente planari le pareti.

La tecnica prevede vari gradi di finitura delle stuccature
(denominate da Q1 a Q4), a seconda di come si vuole procedere con le
pitturazioni.

Senza approfondire sappi che le più diffuse sono la Q2, che
prevede una stuccatura dei giunti e delle viti con allargamento ai lati di
circa una decina di centimetri, e la Q3 che in aggiunta prevede una stuccatura
completa della lastra di cartongesso, rendendola praticamente pronta per la
pitturazione.

(Tienine conto quando chiedi preventivi e valuti le offerte).

Rivestimenti

A conclusione di questa quarta fase vengono anche posati i rivestimenti dei bagni (le piastrelle sulle pareti e sul pavimento) e potrebbero essere posati anche i pavimenti in tutta la casa.

In realtà i pavimenti sono installati durante questa fase in relazione a cosa hai scelto: quelli in gres porcellanato, o in materiali ceramici in genere, possono essere tranquillamente posati adesso, quelli in legno invece no, devono essere messi nell’ultima fase. E tra poco ti spiegherò il perché.

Altre opere

Sono tipiche di questa fase anche la realizzazione di
controsoffitti e mobili in cartongesso.

In sostanza, come ti ho già detto, vengono realizzati tutti i lavori che sono propedeutici per l’ultimo passaggio di finiture che vedremo nella fase 6.

Fase 5 – Impianti parte 2 e forniture

fasi ristrutturazione: gli impianti

Dopo aver completato le principali finiture edili è possibile completare gli impianti, che in sostanza significa:

  • Impianto elettrico: infilare i cavi, installare il quadro elettrico e mettere i frutti nelle cassette elettriche;
  • Impianto idrico: installare i sanitari e le rubinetterie nei bagni.

Invece per l’impianto di riscaldamento è ancora presto per installare i termosifoni (se hai previsto questa tipologia di riscaldamento) o gli split a vista, così come la caldaia: per queste cose è necessario che tutte le pareti siano pitturate.

In questa fase invece è essenziale che vengano installati anche gli infissi esterni, senza i quali non potranno essere realizzate le opere dell’ultima fase.

Questa cosa diventa maggiormente importante se hai scelto un pavimento in legno (di qualsiasi tipo, massello, prefinito o laminato, vai a leggerti la mia guida sui pavimenti in legno per capirne di più): infatti il legno è un materiale che teme l’umidità e gli sbalzi di umidità, soprattutto appena installato. Quindi ha bisogno di un ambiente chiuso, cosa possibile solo con gli infissi installati.

Fase 6 – Opere edili parte 3

fasi della ristrutturazione: le pitturazioni

Siamo arrivati alla fine: la casa a questo punto è molto vicina ad essere conclusa, ma proprio le ultime finiture spesso richiedono più tempo del previsto.

Vengono realizzate le ultime rifiniture edili, che sarebbe impossibile elencare in questo articolo perché si tratta di tante piccole cose che variano in modo radicale da casa a casa.

Dopodichè entrano in gioco gli imbianchini.

La pitturazione della casa (è solo pittura?)

Se ti trovi al centro-sud questa fase sarà molto più lunga
di quello che ti aspetteresti, spesso i clienti, anche se avvertiti, si
lamentano di come i pittori siano lenti.

Il motivo è, come ti dicevo qualche paragrafo fa, che qui gli intonaci vengono lasciati più grezzi rispetto al nord Italia. E il motivo è che… la finitura finale sarà più liscia!

Lo so, può sembra una contraddizione ma non lo è: nel sud Italia è diffusa l’abitudine di lisciare le pareti fino a farle sembrare velluto.

Per ottenere questo risultato è necessario realizzare le cosiddette camicie di stucco. Si usano stucchi a base di gesso o sintetici e ne vengono date una, due o più passate rigorosamente a mano. E ogni passata viene poi carteggiata (a mano o con una macchina apposta) per renderla sempre più liscia.

Più liscia desideri la parete più mani di stucco ci
vogliono.

E ogni volta che la parete viene carteggiata per lisciarla si formano montagne di finissima polvere bianca che ricopre tutto.

Io sono Veneto, ma vivo a Salerno da ormai parecchi anni. Nel mio trasferimento da Nord a Sud la cosa che mi ha trovato più impreparato (in ambito lavorativo) è stata proprio questa differenza di trattamento delle pareti in laterizio.

Sulle pareti in cartongesso invece la stuccatura per preparare le pareti alla pittura è sempre obbligatoria, sia che tu abiti al nord che al sud.

Una volta che le pareti sono pronte le operazioni subiscono un’accelerata notevole: viene passata una mano di fissativo e due o tre di pittura e il gioco è fatto (sia chiaro: a meno che tu non voglia finiture particolari).

Un’operazione che puoi fare solo in questa fase…il pavimento in legno!

Te ne ho già accennato parlando degli infissi nella fase 5: il pavimento in legno richiede condizioni di umidità stabile per evitare che si imbarchi e quindi che tutti gli infissi siano già stati installati.

Il pavimento in legno deve essere posato dopo che i pittori hanno realizzato le prime mani di stucco (se sono previste in casa tua naturalmente). Invece può essere posato indifferentemente prima o dopo la pittura, naturalmente avendo cura di incartarlo completamente in questo secondo caso.

Le ultime opere

Posati i pavimenti e finite le pitturazioni mancano gli ultimi lavori da fare prima che ti venga riconsegnata la tua casa ristrutturata. Solitamente si tratta di:

  • Installare i battiscopa;
  • Installare le porte interne;
  • Installare e avviare caldaie/unità esterne/etc. (l’installazione può avvenire anche nella fase precedente);
  • Montare le placchette dell’impianto elettrico;
  • Installare apparecchi illuminanti e montare i mobili (se previsto dal contratto).

E con questo in 6 fasi la tua casa è pronta!

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È
TUTTO QUI? LA SETTIMA FASE CHE LE IMPRESE VOGLIONO FARTI SALTARE…

Negli anni ho capito che la ristrutturazione è un gioco delle parti: ognuno ha un suo ruolo e ognuno cerca di trarre il massimo da quello che fa.

Per te il massimo è ottenere una casa che rispecchi le tue aspettative e i tuoi desideri, che ti lasci con l’effetto “wow” e che non ti dia problemi quando ci vai a vivere.

Per l’impresa è realizzare un lavoro in tempi rapidi, non
avere scocciature e passare immediatamente ad un’altra casa da ristrutturare.

Dover tornare, dopo aver ultimato i lavori, sul luogo del misfatto per risolvere eventuali problemi è una scocciatura che si evitano volentieri, anche perché tutto ciò ha un costo per loro e sono obbligati a farlo gratuitamente (almeno per i primi due anni).

Per questo motivo realizzano la ristrutturazione, ti consegnano la casa facendoti vedere quanto sia venuta bene, ti chiedono il saldo e saluti&baci: una volta finito di pagare, se hai dei problemi, in alcuni casi potrebbe essere difficile far valere i tuoi diritti.

Però tu hai un’arma per avere la certezza che l’impresa non ti abbandonerà con mille piccoli problemi da risolvere: ed è proprio il saldo.

Una volta conclusi i lavori tu devi fare un sopralluogo approfondito della casa, cercare tutti i difetti visibili ed evidenti e pretendere che siano sistemati dall’impresa immediatamente. Questa cosa devi farla:

  • Prima di effettuare il trasloco
  • Prima di pagare il saldo all’impresa

Altrimenti il risultato sarà che l’impresa ti rimanderà all’infinito per fare queste sistemazioni e tu, con tutti i mobili in casa, le renderai anche più difficoltosa questa fase.

Ti dico questa cosa perché non c’è ristrutturazione in cui
non abbia trovato qualche piccola cosa da sistemare a lavori ultimati. Alle
volte piccolezze, alle volte cose importanti.

Niente di cui preoccuparsi, è nella norma: una ristrutturazione è un lavoro grande e complesso e qualcosa può sempre sfuggire. Basta controllare e far sistemare.

Naturalmente in tutto ciò dovresti avere il tuo tecnico che
ti accompagna. Ha sicuramente l’occhio più allenato di te a trovare questi
difetti.

[Se invece hai deciso per una di quelle “ristrutturazioni chiavi in mano” con tecnico incluso allora mi spiace dirti che sono fatti tuoi: lì il tecnico che ti hanno affibbiato è un dipendente o collaboratore dell’impresa e quindi dirà sempre che è tutto “perfetto, bellissimo, meraviglioso”. In fondo da chi prende i soldi?]

Attenzione però: non si tratta di essere pignoli all’inverosimile. Si tratta di trovare difetti reali che potrebbero portare a dei problemi in futuro, o di trovare evidenti errori, estetici o tecnici, nella realizzazione di alcune opere.

Ad esempio in una ristrutturazione che ho seguito recentemente ho verificato che nel rivestimento del bagno un paraspigoli in ceramica non era fissato bene: sicuramente nel giro di qualche mese si sarebbe staccato diventando un problema non solo estetico ma anche di funzionalità. In quella parte (stiamo parlando di un bordo vasca) l’acqua si sarebbe potuta infilare tranquillamente creando in futuro chissà quali danni (fino ad arrivare al distacco delle altre piastrelle di rivestimento).

Uno dei più importanti architetti della storia, Mie van der Rohe, una volta disse “Dio è nei dettagli”, per sottolineare come la perfezione di un edificio si raggiunga grazie alle migliaia di particolari di cui è composto.

Casa tua potrà non essere perfetta ma la cura dei particolari la renderanno tale per te. Tu sei il primo a doverti preoccupare degli aspetti generali ma non devi tralasciare i dettagli della tua ristrutturazione.

Una ristrutturazione è fatta di aspetti generali e di aspetti di dettaglio. E la prima persona che deve preoccuparsene sei tu.

Tu li conosci? Certo, con l’articolo di oggi hai scoperto come verranno eseguiti i lavori in casa tua. Ma questo è solo un piccolo granello di una ristrutturazione…e nemmeno troppo importante per un committente.

Sono altri gli aspetti di cui devi dovresti preoccuparti realmente. Quelli che consentiranno alla tua ristrutturazione di essere come vuoi tu, di non farti sprecare soldi e di non subire fregature.

Ho scritto un manuale in cui ti spiego esattamente tutto questo. Lo trovi qui:

“Ristruttura la tua casa in sette passi”

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L’articolo Le 6 fasi del cantiere della tua ristrutturazione sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | Il sistema scientifico per ristrutturare.

24 Settembre 2019 / / Architettura

Ogni ristrutturazione è composta da due aspetti precisi e distinti: le scelte progettuali e tecniche da prendere, un processo da seguire per realizzarla.

Tutti i committenti si concentrano sul primo aspetto e ritengono che sia sufficiente occuparsi solo di quello, ma ignorano completamente il secondo aspetto, che invece è quello che realmente determina l’esito di una ristrutturazione.

Nell’articolo di oggi ti farò vedere tre errori in cui incappano tutti i committenti che ristrutturano senza conoscere il corretto processo da seguire.

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Se hai un ottimo progetto ma applichi un processo di ristrutturazione sbagliato dovrai affrontare infiniti problemi che porteranno i lavori a costare fino al doppio di quanto preventivato, essere eseguiti male e a volte a non vederne mai la fine.

Se applichi un corretto processo di ristrutturazione non correrai il rischio di avere un progetto sbagliato perchè tutto andrà esattamente come deve andare. L’unica possibilità che le cose vadano male sarebbe un sabotaggio della tua ristrutturazione da parte tua…

Perchè i committenti quasi mai prestano attenzione al processo?

I motivi sono tre:

  1. Non sono a conoscenza del fatto che esista un processo per ristrutturare;
  2. Immaginano che esista un processo ma non sanno dove trovarlo e quindi lasciano perdere;
  3. Credono di sapere perfettamente come si gestisce una ristrutturazione.

Il risultato però è sempre lo stesso: si avventurano nella ristrutturazione di casa propria con tanta buona volontà e nessuna esperienza, convinti di riuscire a domare un mostro che poi immancabilmente si rivela essere più grande delle loro capacità.

Se sei arrivato a leggere fino a qui e non hai chiuso questo articolo, a questo punto do per certo che tu sia più sveglio della maggior parte delle persone che si avventura quotidianamente in una ristrutturazione e quindi sei alla ricerca delle giuste informazioni per non sbagliare prima di tutto il processo da applicare.

Come per tutti i processi produttivi del mondo la prima cosa da fare è individuare, saper riconoscere e imparare ad evitare gli errori che potrebbero mandare a monte l’intero processo prima ancora di iniziarlo.

Quindi in questo articolo ti sbatterò in faccia i tre principali “errori di processo” della ristrutturazione.

Evitali e sarai già all’80% del tuo percorso.

ERRORE DI PROCESSO N°1: AFFIDATI DIRETTAMENTE ALL’IMPRESA

Affidare i lavori all'impresa: il primo errore di processo di una ristrutturazione

Questo è L’ERRORE.

È talmente tanto diffuso che oltre il 90% delle ristrutturazioni in Italia viene affidato direttamente alle imprese.

E puntualmente tutte queste ristrutturazioni sono causa di lamentele e contestazioni da parte dei committenti.

Molte persone mi scrivono mail o messaggi privati su facebook chiedendomi aiuto per risolvere i problemi che si trovano a dover affrontare per aver commesso questo errore. Ma puoi trovarli anche tra i commenti agli articoli del blog o ai post della mia pagina facebook.

Nei casi più gravi mi sono ritrovato a leggere richieste di questo tipo (mi scuserai se non faccio nomi, luoghi e ho addolcito un po’la pillola, si tratta di questioni molto delicate e confidenziali):

“Dovevo ristrutturare casa e ho chiamato l’impresa che mi ha suggerito mio cugino e che gli aveva già ristrutturato casa. Non abbiamo firmato nessun contratto ma ci siamo accordati sui lavori e sull’importo che mi ha scritto su un’offerta firmata da lui.

Ora però sono passati già 5 mesi, io gli ho pagato quasi tutti i lavori ma non ne ha fatti nemmeno un terzo e sono scomparsi…non riesco più a rintracciarli.

Sono disperato…cosa devo fare?”

C’è un’unica risposta possibile ad una situazione del genere: non puoi fare un ca***o. Sono stato abbastanza chiaro?

Chiaramente questi sono casi estremi, ma le cose che non possono andare bene commettendo questo errore sono innumerabili.

Perchè le cose finiscono sempre male quando ti affidi direttamente ad un’impresa? Perchè si tratta di un errore?

Non si tratta di motivazioni intuitive se non si conosce approfonditamente il settore delle ristrutturazioni. In fondo il ragionamento che fanno la maggior parte dei committenti di per sè è logico: “devo ristrutturare, a chi mi rivolgo? A chi dovrà eseguire i lavori di ristrutturazione!”. Se non conoscessi il settore lo farei anche io.

I motivi per cui rivolgersi direttamente ad un’impresa è un errore sono almeno tre:

  1. Le imprese, per prendere un lavoro, si ritrovano a fare offerte con un margine di utile (il loro guadagno) ridottissimo. Quindi il preventivo che ti fanno è falso e non sarà rispettato (o altrimenti falliscono…);
  2. Le imprese sono allergiche alla burocrazia (obbligatoria) legata ad una ristrutturazione. Devono già occuparsi della loro burocrazia (gli adempimenti per lavorare), quindi cercano in tutti i modi di farti evitare le pratiche edilizie (ulteriori costi e controlli);
  3. Nessuno controlla i lavori che fanno. Un controllore qualificato è necessario, ma non averlo significa maggiore libertà per le imprese di fare quello che vogliono.

Qui sopra hai letto le motivazioni per cui affidare i lavori direttamente all’impresa è un errore…ecco alcune conseguenze:

  • I lavori da realizzare sono scelti dall’impresa (esiste un progetto?);
  • La durata dei lavori è indefinita;
  • La ristrutturazione è abusiva;
  • Il costo dei lavori raddoppia o triplica;
  • Non viene data nessuna assistenza dopo i lavori.

L’argomento è complesso e articolato, qui lo abbiamo appena scalfito: ho scritto un articolo in cui ti spiego approfonditamente i motivi per cui affidare i lavori direttamente ad un’impresa è un errore. Lo puoi trovare qui: I motivi per cui in una ristrutturazione non dovresti mai chiamare l’impresa per prima (articolo che mi ha provocato anche aspre critiche, con messaggi privati che non riporto, da parte di alcuni impresari che si sono sentiti scottati).

Quindi rivolgerti direttamente ad un’impresa quando devi ristrutturare casa è un errore grave, di quelli da matita rossa.

Cosa puoi fare però in alternativa?

C’è solo una risposta: adottare l’unico processo corretto che esiste al mondo per la tua ristrutturazione.

  1. Assoldare un progettista
  2. Fargli fare un progetto a regola d’arte
  3. Chiedere più preventivi alle imprese sulla base del progetto
  4. Selezionare l’impresa che ti fa l’offerta migliore (non la più economica mi raccomando!)
  5. Stipulare un contratto di appalto dei lavori blindato

Come trovare il progettista? Da cosa deve essere formato un progetto a regola d’arte? Come individuare le imprese a cui chiedere i preventivi? Come chiedere i preventivi? Come selezionare l’impresa giusta? Come stipulare un contratto blindato?

Sono tutti aspetti che devi conoscere se vuoi garantirti una ristrutturazione serena, realizzata a regola d’arte, come piace a te e che rispetti i costi. E sono tutti aspetti che trovi spiegati dettagliatamente nel manuale “Ristruttura la tua casa in 7 passi”.

ERRORE DI PROCESSO 2: INFISCHIATI DELLE PRATICHE EDILIZIE

Fregarsene delle pratiche edilizie per ristrutturare è un errore

Lo so: la burocrazia è sempre una scocciatura, ci ho a che fare tutti i giorni e sono il primo a dirlo.

E lo sono anche e soprattutto quando devi fare dei lavori dentro casa tua e ti chiedi “ma cosa gliene frega al Comune di quello che sto facendo?”.

Sai quanti clienti ho perso perchè sono stato irremovibile sulla necessità di fare le pratiche edilizie necessarie come Dio comanda?

In Italia c’è una cultura diffusa per cui, pur di risparmiare qualcosa, si possano evitare questi adempimenti perchè “tanto chi vuoi che se ne accorga?”.

E in questo atteggiamento, come abbiamo visto poco fa, ti viene incontro l’impresa (quella che hai contattato senza prima passare dal tecnico): se la burocrazia è una scocciatura per te figurati per loro!

Il fatto è che se loro in qualche modo possono essere giustificate nella cosa tu non lo sei affatto: se sorge qualche problema sono tutti ed esclusivamente tuoi! Le pratiche edilizie sono documenti che devi fare a nome tuo e non a nome loro.

Ti do una pessima notizia: quando ristrutturi casa sono sempre obbligatorie delle pratiche edilizie. Se hai voglia di sbattere un po’ la testa leggiti il dpr 380/2001, il testo unico sull’edilizia.

Ma, a parte quello che dice la legge, vuoi sapere quali sono i reali motivi per cui è un errore madornale non fare tutte le pratiche burocratiche necessarie quando ristrutturi? Eccoti i più evidenti:

  1. Se succede qualche incidente durante i lavori e non è tutto a posto chi ci finisce di mezzo sei tu (e stiamo parlando di responsabilità penali, non solo civili);
  2. Senza le dovute pratiche edilizie non puoi accedere alle detrazioni fiscali…bella fregatura no?
  3. In caso di verifiche sull’immobile per qualsiasi motivo se non è tutto in regola se ne accorgono! E sono multe salate…(negli ultimi anni sono sempre più frequenti le verifiche, con sopralluoghi, delle superfici ai fini delle tasse sui rifiuti);
  4. Se in futuro dovrai vendere casa sarà necessaria almeno una planimetria catastale corretta, ma (fortunatamente) nelle compravendite si stanno diffondendo sempre di più le richieste di relazioni sulla conformità globale dell’immobile…e la tua non lo sarebbe;
  5. In caso di successione tutti i problemi vengono scaricati sui tuoi figli. Ti faccio i miei migliori auguri per una vita lunga e in salute, ma vuoi lasciare la polpetta bollente a loro?

Chiaramente una pratica edilizia presuppone la presenza di un tecnico che abbia fatto un progetto e che lo abbia fatto, tra l’altro, rispettando tutti i parametri di igiene e salubrità imposti dai regolamenti comunali per gli ambienti residenziali. Vuoi vivere in una casa che ti garantisce condizioni di vita dignitose o no?

Se per te questi non sono motivi sufficienti per decidere di investire qualche soldo nella regolarità della tua ristrutturazione allora cosa ci stai a fare ancora su questo sito?

Anche in questo caso la soluzione è seguire l’unico processo corretto per ristrutturare. Cioè assoldare il famoso progettista di cui al punto 1 dell’elenco che ti ho messo al paragrafo precedente.

Questo tecnico, oltre a farti il progetto, avrà anche il compito di preparare:

  • Le pratiche edilizie comunali (solitamente CILA)
  • Tutte le comunicazioni necessarie agli enti
  • La variazione catastale
  • La segnalazione di agibilità (se necessaria)

D: “Tu conosci quali sono tutte le pratiche che deve presentare un progettista, dall’inizio alla fine, perchè la tua ristrutturazione sia totalmente in regola?”

R: “Deve saperle il progettista!”

Certo è la risposta giusta, ma tu devi sapere controllare che sia effettivamente tutto in regola. Ed è un’altra cosa che trovi nel manuale “Ristruttura la tua casa in 7 passi”.

ERRORE 3: NON AFFIDARTI AD UN’UNICA IMPRESA

Chiamare più di un'impresa per la ristrutturazione: un errore da non commettere

Alla fine del primo errore ti ho messo una sintesi del processo che devi seguire per la tua ristrutturazione e hai visto come la scelta dell’impresa avviene solo alla fine.

Ora però è importante che tu capisca che nei tuoi lavori di ristrutturazione l’impresa con cui avrai a che fare deve essere una e una sola.

Sai perchè ci tengo a sottolineare questa cosa?

Ho avuto a che fare con molti clienti che, al momento di scegliere l’impresa a cui affidare i lavori, mi hanno detto cose del genere: “però gli impianti elettrici li facciamo fare a mio cugino che è elettricista e l’idraulico lo porto io che ce n’è uno che mi deve un favore…”

Ma come? Hai fatto tanto per evitare tutti i casini dati dal rivolgersi direttamente all’impresa e ora li vuoi tirare fuori da capo decidendo di affidare i lavori un po’a questo e un po’a quello? E per cosa poi? Per la speranza di risparmiare qualcosa?

Il gioco non vale mai la candela. Se all’apparenza ti potrà sembrare di risparmiare perchè riesci a raccogliere le offerte migliori per ogni lavorazione che viene fatta durante la tua ristrutturazione, la realtà è esattamente il contrario. Infatti vai incontro a due problemi certi:

  • Lavori eseguiti male
  • Costi nettamente maggiori

Ti racconto una situazione che ho osservato di persona perchè capitata ad un mio socio. Non si tratta di una ristrutturazione ma della costruzione di una villa…ma in questo caso non fa molta differenza.

Il committente decide di affidare le varie parti dei lavori da svolgere a diverse imprese. Quindi:

  • impresa A realizza le strutture
  • impresa B si occupa delle finiture edili
  • impresa C installa gli impianti elettrici
  • impresa D installa gli impianti di riscaldamento  pavimento (alimentati a gas)
  • impresa E installa gli impianti di raffrescamento (ti tipo elettrico)
  • impresa F insalla gli impianti di energie rinnovabili

6 imprese diverse in cantiere, tutte chiamate singolarmente dal committente, che non si erano mai viste prima e che soprattutto non avevano mai collaborato assieme. E naturalmente senza nessuno a gestirle se non il mio povero collega che lottava quotidianamente tra mille telefonate e furiosi litigi per fare in modo che i lavori procedessero (tutte cose che però non sono il compito di un direttore dei lavori…)

Per farla breve il risultato di questa scelta è stato che:

  1. Durante i lavori non c’era alcun tipo di coordinamento tra le varie imprese in quanto non era chiaro quale fosse l’impresa che dovesse gestire il tutto. Ciò ha portato a continua confusione e innumerevoli problemi sia di tempi che di qualità dell’esecuzione.
  2. Nessun impianto è stato realizzato in modo coordinato con l’altro. Cosa significa? Che il committente si è ritrovato con più impianti che fanno la stessa cosa (ad esempio l’impianto di riscaldamento a pavimento poteva essere usato anche per raffrescare), ci sono infiniti sprechi di energia, e per far funzionare il tutto hanno realizzato un vano tecnico di controllo degno di uno shuttle.

Cosa ti insegna questo esempio? Due cose:

  • Tutto, ed in particolare gli impianti, deve essere sempre progettati PRIMA. Sicuramente il tuo appartamento non avrà le stesse necessità di una villa di 400mq, ma senza un progetto unitario e coerente rischi di sprecare soldi in lavori sbagliati e inutili;
  • Ma soprattutto che devi affidare i lavori ad un’unica impresa.

I motivi per cui i lavori devono essere affidati ad un’unica impresa sono veramente tanti ma possono essere riassunti in un’unica cosa: è l’unico scelta che ti garantisce una perfetta coordinazione di tutte le fasi dei lavori.

Le imprese di ristrutturazione non hanno mai in organico tutti gli artigiani che servono per una ristrutturazione: solitamente hanno operai edili e subappaltano tutti gli altri lavori (solitamente gli impianti). Però lavorano sempre con gli stessi artigiani, con cui hanno un rapporto duraturo e con cui sanno come coordinarsi. I lavori vengono svolti tra squadre di operai che si conoscono e che sono abituate a lavorare insieme. E sarà chiaro chi comanda in cantiere (l’impresa a cui tu hai affidato i lavori) e chi decide quando deve andare una determinata squadra (sempre l’impresa a cui hai affidato i lavori).

I lavori di ristrutturazione non procedono a compartimenti stagni: prima i muratori fanno tutti i loro lavori, poi arrivano gli idraulici e fanno gli impianti di riscaldamento e del bagno, poi arriva l’elettricista e ti fa l’impianto. Non è assolutamente così.

Tutti questi professionisti devono lavorare contemporaneamente e in più fasi all’interno del cantiere dei lavori di ristrutturazione e per ottenere un risultato certo e in tempi brevi è necessaria una perfetta coordinazione e un certo grado di conoscenza tra gli operai che lavorano insieme.

Sicuramente il preventivo complessivo dell’impresa sarà superiore rispetto alla somma di quelli spacchettati dei vari artigiani ma sei sicuro che anche il costo finale sarà ancora più alto?

I maggiori tempi per realizzare i lavori, gli inevitabili problemi da risolvere, lo spreco di materiali…sono tutte cose che pagherai caro con un aumento inaspettato dei costi.

Se chiami un’impresa edile per i lavori in muratura e poi tuo cugino Franco per gli impianti elettrici e tuo cognato Pasquale per gli impianti idrici ti assicuro che non risparmirai e avrai un risultato peggiore che affidandoti ad una sola impresa.

3 ERRORI EVITATI E HAI RISOLTO TUTTI I TUOI PROBLEMI?

Conoscere gli errori di una ristrutturazione è la soluzione?

Nell’articolo di oggi ti ho svelato qualcosa che sono sicuro nessuno ti aveva mai detto: ogni ristrutturazione ha due anime ben precise e distinte, il progetto e il processo.

Il progetto riguarda tutte le scelte distributive, di materiali e tecnologiche che è necessario compiere prima di una ristrutturazione.

Il processo è il meccanismo che accompagna tutta la tua ristrutturazione, prima durante e dopo il progetto. Il processo si applica a partire dall’idea di progettare a dopo che l’ultimo operaio se n’è andato di casa.

Io sono un progettista e per me il progetto è fondamentale: progettare è l’essenza del mio lavoro e difenderò sempre la sua centralità nella ristrutturazione.

Tu sei il committente e devi pensare al tuo interesse personale: il processo per te deve avere la precedenza sul progetto. Se applichi il processo giusto il progetto perfetto verrà di conseguenza.

Qui hai potuto leggere tre enormi errori di processo, di quelli che possono minare dalle fondamenta le possibilità di riuscita della tua ristrutturazione.

Il giusto processo di per sè è abbastanza semplice, ti ho elencato le principali fasi di cui è composto in questo e in altri articoli. La vera difficoltà è sapere come metterlo in pratica: ci sono tante cose che devi conoscere e non troverai nessuno che te le spiega.

Una volta capito di dover applicare un processo alla tua ristrutturazione e dopo aver individuato gli esatti passaggi che lo compongono, potresti sentirti abbandonato. Non sarà il tuo progettista a spiegartelo, non sarà di certo l’impresa a farlo.

Ho scritto il manuale “Ristruttura la tua casa in 7 passi” proprio con questo scopo: accompagnarti lungo tutto il processo di ristrutturazione, spiegare i meccanismi e le azioni da compiere, fornire le risposte a tutti i dubbi che naturalmente nascono e a cui è difficile trovare risposta.

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L’articolo 3 letali errori di processo che devi evitare nella tua ristrutturazione. sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | Il sistema scientifico per ristrutturare.

20 Settembre 2019 / / Architettura

Scopri i costi reali e le differenze a seconda del tipo di finitura che sceglierai.

Quasi sempre un committente che ristruttura casa, quando si parla di pavimenti e rivestimenti, si concentra solo sul costo dei materiali, ma spesso è del tutto ignaro che una grossa fetta della somma che spenderà va a finire nella posa in opera.

Ci sono casi, poi non così rari, in cui quest’ultima ti costerà addirittura di più della fornitura dei materiali. E questa cosa lascia spesso perplessi se non arrabbiati i committenti.

In questo articolo scoprirai quali sono i reali costi di posa in opera di pavimenti e rivestimenti di due dei materiali più diffusi: piastrelle e legno.

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Questo articolo nasce perchè recentemente mi sono imbattuto in una guida, pubblicata da un noto portale sulla ristrutturazione, in cui si parlava proprio di costi per la posa in opera dei pavimenti.

E leggendo quanto c’era scritto ho provato un senso di profondo disagio: erano stati scritti valori totalmente inventati e inverosimili, sia in eccesso che in difetto, il cui unico effetto era di sviare i lettori.

Il motivo di imprecisioni così grossolane è che dietro a tutti questi portali si nascondono esperti di ristrutturazione autonominati, che in realtà ne sanno meno della sciùra Maria e che non ne hanno mai realizzata manco mezza.

Queste persone raccattano informazioni qua e là in rete, spesso prese da fonti meno attendibili di loro, le impacchettano alla bene e meglio con una grafica accattivante, et voilà: il nuovo articolo è servito!

Il problema non sono tanto i contenuti che ti danno, ma il fatto che nei loro lettori alterano totalmente la percezione dei reali valori di mercato, dando alternativamente adito a false speranze di risparmiare o infondati timori di spendere troppo. E chiaramente non mi riferisco solo ai costi di posa in opera delle piastrelle, ma in generale ai prezzi di ristrutturazione…

Uno degli scopi di questo sito è portare un po’ di chiarezza in tutta l’informazione legata alla ristrutturazione rivolta ai committenti. Quindi nell’articolo di oggi oggi leggerai informazioni reali sulla posa in opera, fornite da chi calpesta cantieri di ristrutturazione ogni giorno.

CAPIRE IL COSTO DI PAVIMENTI E RIVESTIMENTI

valore piastrellista e piastrelle

Te l’ho già anticipato in premessa: il costo di una pavimentazione o di un rivestimento di parete è formato da due voci, la fornitura del materiale e la sua posa in opera.

In questo articolo parleremo solo della posa in opera. La fornitura è un argomento che non affronteremo, però se vuoi qualche informazione in merito ho scritto due articoli approfonditi sulle piastrelle (principalmente il gres porcellanato) e il legno, in cui trovi qualche accenno anche ai costi. Puoi trovarli qui:

E ti svelo una cosa che nessun altro ti dice mai: esiste un terzo costo che probabilmente dovrai sostenere per la realizzazione di un nuovo pavimento in casa tua. Quello della preparazione del supporto, cioè del piano su cui verrà posato il rivestimento scelto (pavimento o parete).

Ad esempio, prima di posare un nuovo pavimento, dovrai valutare se posizionarlo sopra il pavimento esistente (scelta quasi sempre sbagliata) oppure se rimuovere il pavimento esistente, compreso il massetto sottostante, e poi installare il nuovo pavimento (scelta quasi sempre corretta).

Ma queste sono valutazioni che vanno fatte caso per caso e tra l’altro prestando massima attenzione alla scelta di materiali compatibili (quindi non solo le piastrelle o il legno, ma anche le colle, i massetti, etc.). Per non sbagliare questa fase, dovrai rivolgerti e pagare un progettista (e mi raccomando: non chiedere all’impresa edile, che solitamente fa in modo solo di accontentare le tue richieste senza spiegarti vantaggi, svantaggi e reali problematiche delle varie soluzioni).

Tornando di corsa all’argomento centrale di questo articolo, la posa in opera di pavimenti e rivestimenti viene calcolata in euro per metro quadro da rivestire (€/mq). A questo punto potresti pensare che l’argomento sia banale: basta moltiplicare la superficie per un prezzo-tipo ed il gioco è fatto. Ma in realtà non è così.

Infatti non solo ci sono costi differenti per le due tipologie di materiali di cui parliamo in questo articolo (piastrelle e legno) ma anche all’interno dei materiali ci sono ulteriori distinzioni da fare, che portano a escursioni significative nei costi di posa in opera e che potrebbero influenzare significativamente la scelta sia del materiale che dei formati.

Te l’ho già detto: ci sono dei casi in cui la posa in opera potrebbe costare più della fornitura del materiale.

I COSTI DELLA POSA IN OPERA DI PIASTRELLE IN CERAMICA E IN GRES
PORCELLANATO

costo della posa in opera

Sebbene ne abbia parlato ampiamente nell’articolo sul gres porcellanato che ti ho linkato sopra, facciamo comunque alcune precisazioni tecniche in merito alle piastrelle in quanto incidono in modo diretto sul costo di posa in opera.

Quando parliamo di piastrelle intendiamo quelle classiche in
ceramica (monocotture o bicotture) oppure quelle ormai molto più diffuse in
gres porcellanato.

I costi di posa in opera non variano significativamente per il materiale scelto, ma principalmente per le dimensioni della piastrella: più è grande più costa la posa in opera.

Inoltre devi considerare che se ti rivolgi direttamente ad un piastrellista avrai un costo, se invece la posa in opera te la realizzano l’impresa a cui hai appaltato tutta la ristrutturazione (che è la soluzione che devi percorrere) avrai un costo differente, leggermente maggiore, dovuto al fatto che spesso le imprese edili non hanno piastrellisti nel loro organico e quindi devono subappaltare tale lavorazione e ci caricano un minimo di utile.

Ti sconsiglio caldamente, nel caso in cui tu stia ristrutturando casa, di chiamare tu il piastrellista, ma affidati a quello dell’impresa anche se ti ritroverai a pagare qualche euro in più.

I motivi per cui devi evitare di chiamarti un piastrellista a parte sono svariati, ti cito i due principali:

  • Dovrai occuparti tu di coordinare tutte le maestranze (impresa edile e piastrellista) e potresti ritrovarti con ritardi importanti;
  • Nel caso di problematiche dopo la posa in opera ci sarà un continuo rimpallarsi di responsabilità tra piastrellista e impresa, mentre con un unico referente le responsabilità saranno sempre chiare (e cioè dell’impresa).

Ricordati che quando ristrutturi non devi mai pensare ai soli benefici immediati, ma anche e soprattutto a quelli a lungo termine.

Un’altra cosa: quando ti viene consegnata l’offerta per la posa delle piastrelle verifica attentamente che siano presenti nel prezzo, oltre alla manodopera, la colla e lo stucco per le fughe. Non è raro che queste due forniture, che comunque non hanno una grossa incidenza, vengano messe come costi a parte. Personalmente non la considero una pratica corretta perché tali materiali fanno parte integrante della posa, però mi è capitato più di una volta.

Posa in opera di piastrelle di formato standard

Quando parliamo di piastrelle di formato standard intendiamo quelle che vanno dalla dimensione di circa 10x10cm fino a 60x60cm.

Mi ricordo che fino a qualche anno le piastrelle 30x30cm erano considerate il formato standard di dimensioni maggiori e già quelle 60x60cm erano considerate fuori formato.

Ciò significava che la posa in opera di piastrelle di queste dimensioni ti costava di più.

Ma ormai da alcuni anni la situazione si è evoluta e quello che una volta era grande formato si è diffuso capillarmente diventando lo standard e abbattendo i costi di posa in opera.

Per questi formati generalmente ti verrà chiesto un prezzo che può variare da 25€/mq a 35€/mq.

Diffida da chi ti chiede molto di meno perché non sarà in
grado di fare un lavoro a regola d’arte.

Posa in opera di piastrelle di grande formato

Per piastrelle di grande formato ormai si intendono quelle che vanno da 80x80cm fino ad arrivare a piastrelle che raggiungono i 3 metri di lunghezza.

Avere piastrelle grandi in casa, magari rettificate con pochissima fuga (per capire di cosa ti sto parlando vai sempre all’articolo sul gres porcellanato), rende visivamente gli ambienti molti più grandi.

Sicuramente è un effetto bellissimo ma i costi di posa in opera aumentano (parallelamente a quelli di fornitura).

Se da un lato puoi pensare che la posa potrebbe essere più veloce perchè ci siano meno piastrelle da posare, la realtà è che si tratta di un lavoro molto più complesso, anche solo per movimentare lastre di tale dimensione, per cui è richiesta una maggiore precisione e quindi maggiore competenza. E anche più tempo.

E soprattutto più aumenta la dimensione della piastrella più il costo deve essere valutato caso per caso. Infatti posare una piastrella da 3m in un salone di 50mq è diverso che farlo in una cucina di 10mq…

Per cercare di darti un riferimento realistico sui costi, per piastrelle di dimensioni da 90x90cm fino a 120x120cm (ormai molto diffuse) la posa in opera vale da 35€/mq fino a 50€/mq.

Ti assicuro che per formati molto grandi i soli costi di posa in opera possono arrivare a superare i 100€/mq.

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Altri aspetti che incidono sul costo di posa in opera delle piastrelle in
gres porcellanato o in ceramica

Quelli che hai appena letto sono i prezzi medi che le imprese chiedono per la posa in opera delle piastrelle. Ho messo un range di prezzi che li rende validi per tutta Italia (naturalmente escludendo gli estremi: ci saranno casi in cui la posa costa un po’meno e casi in cui costa un po’di più).

Però ci sono altri fattori che potrebbero incidere (anche se solitamente in modo marginale) sul costo della posa in opera. Ho individuato i tre principali:

  1. Posa in opera verticale (rivestimento pareti);
  2. Spessore della piastrella;
  3. Posa senza fuga.

Sono tutti fattori che aumentano il costo della posa in
opera. Vediamone i motivi.

Posa in opera verticale

L’aumento dei costi per la posa in verticale non è dovuto tanto ad una maggiore difficoltà della posa stessa, che oggettivamente non c’è, sempre ad eccezione di formati molto grandi.

L’aumento dei costi è dovuto a come vengono trattati gli spigoli quando vanno rivestiti gli angoli esterni, cioè quelli che si formano se devi rivestire un pilastro per capirci.

In questo caso le soluzioni sono due:

  1. Si fa un taglio a 45° sul bordo della piastrella
    e si fanno coincidere gli angoli;
  2. Si utilizzano dei profili specifici (detti
    angolari) che possono essere in metallo, pvc o nella piastrella stessa (molto
    utilizzato nelle bicotture).

Il taglio a 45° (taglio jolly), che sicuramente ha un valore estetico maggiore, non può però essere realizzato su tutte le piastrelle: solo il gres porcellanato è abbastanza duro da garantire di non spezzarsi (quasi mai) quando viene effettuato (e quindi non produrre montagne di sfrido). Infatti per eseguirlo si usano speciali punte diamantate che su piastrelle delicate come monocotture e bicotture portano sempre a rottura.

In questo caso i costi maggiori al metro quadro che
potrebbero esserti comunicati dall’impresa sono dovuti principalmente a questo
fattore.

I profili angolari (profili jolly) invece sono probabilmente esteticamente meno belli ma sicuramente più pratici. E sono adatti a tutti i tipi di piastrelle.

In questo caso la posa in opera non comporta costi maggiori, però il costo dei profili jolly verrà sostenuto a parte e dovrai comunicare al fornitore delle piastrelle quale tipologia di profilo ti serve e quanti metri lineari te ne occorrono (non metri quadri, metri lineari!).

Spessore della piastrella

Più è spessa la piastrella più è stabile, quindi la posa
viene facilitata.

Però negli ultimi anni si sono diffuse piastrelle molto
sottili, fino a mezzo centimetro (ci sarebbero anche quelle da 3mm ma stanno
uscendo di produzione).

Queste piastrelle, dato il basso spessore, hanno la tendenza ad imbarcarsi leggermente verso il centro. Ciò comporta la necessità di porre maggiore attenzione nella posa in opera proprio per fare in modo che questa leggera gobba scompaia.

Da qui dei costi leggermente superiori che potrebbero
esserti applicati se fai installare piastrelle di questo tipo.

Posa senza fuga

Altra tipologia di piastrelle sempre più diffusa sono quelle
dette rettificate, che consentono la cosiddetta posa senza fuga.

In realtà non esiste la posa senza fuga, una fuga minima di 1,5-2mm deve essere sempre garantita per questioni di dilatazione dei materiali. Però se consideri che in passato si mettevano fughe che potevano tranquillamente superare il mezzo centimetro di spessore, capirai che l’effetto è notevolmente migliore (soprattutto se abbini il colore della fuga alla piastrella).

Però questa cosa ha un costo: infatti la posa senza fuga
richiede un’ulteriore attenzione e manualità per far coincidere perfettamente
gli spigoli delle piastrelle, cosa che non è assolutamente semplice.

IL COSTO DI POSA IN OPERA DEI PAVIMENTI IN LEGNO

Costo posa in opera pavimento in legno

Se finora abbiamo parlato di piastrellista, quando si parla di legno hai bisogno di un’altra figura specifica: il parquettista (in alcune regioni chiamato palquettista).

Il legno è un materiale particolare, molto più delicato delle piastrelle soprattutto nella fase di posa in opera. Ci sono molti elementi a cui porre attenzione nella posa in opera del parquet:

  • Il tasso di umidità del massetto
  • La perfetta planarità e pulizia del massetto
  • Gli ambienti devono essere chiusi (mai posare il parquet prima degli infissi!)
  • Il legno deve essere sufficientemente acclimatato
  • ….

Inoltre la metodologia di posa deve essere adatta non solo al sottofondo presente (il massetto) ma anche alla tipologia di legno scelto (massello, prefinito, laminato).

Ti rimando ancora all’articolo sul pavimento in legno per scoprire tutti questi aspetti della posa in opera del parquet. Qui però ora occupiamoci dei costi.

Nonostante quello che abbiamo scritto qui sopra non è detto che la posa in opera di un pavimento in legno ti costi di più della posa in opera di un pavimento in gres porcellanato.

Ma anche in questo caso dobbiamo fare una distinzione che riguarda non tanto lo schema di posa che hai scelto (su quella incidono di più i costi di fornitura che di posa in opera), quanto la tipologia di materiale scelto e la tipologia di posa.

In particolare possiamo fare questa distinzione:

  • Pavimento in legno massello
  • Pavimento in legno prefinito
  • Pavimento in laminato

Le tipologie di posa praticate ormai sono solo due: incollato e flottante. La prima è obbligatoria per il massello e consigliata per il prefinito; la seconda è utilizzata praticamente sempre per il laminato e in alcuni casi per il prefinito (ma per questo tipo pavimento te la sconsiglio…).

Costo della posa in opera di pavimento in legno massello

Il pavimento in legno massello è formato da listelli (o tavole) ricavate da un unico blocco di legno: ogni tavola è un unico pezzo di legno.

Il costo di posa in opera di questa tipologia di pavimento è quello maggiore tra i tre perché il materiale arriva grezzo in cantiere e dopo la posa deve essere levigato e verniciato.

Le fasi di posa sono sostanzialmente quattro:

  • Preparazione del sottofondo
  • Incollaggio del pavimento secondo lo schema
    scelto
  • Levigatura del pavimento
  • Verniciatura protettiva (a vernice, olio o cera)

Costo complessivo della sola posa in opera? Tra i 40 e i 60 €/mq. Minimo.

Costo posa in opera di pavimento in legno prefinito

La differenza rispetto al precedente è che si tratta di liste o tavole formate da più strati di legno (due o tre a seconda dei formati) in cui i supporti (le parti inferiori) sono solitamente in betulla mentre l’ultimo strato, di pochi millimetri (da 4 a 6 mm), è in legno nobile nell’essenza che hai scelto. Ed è già finito con la finitura definitiva.

In sostanza dopo aver posato un pavimento prefinito non devi farci più nulla.

Le fasi di posa quindi si riducono a due:

  • Preparazione del sottofondo
  • Incollaggio del pavimento secondo lo schema
    scelto

Di conseguenza anche i costi di posa diminuiscono in modo sensibile. Solitamente sono compresi tra 18 e 30 €/mq.

Costo della posa in opera di un pavimento in laminato

Chiariamo subito un aspetto: il pavimento in laminato non è un pavimento in legno.

Le tavole di laminato sono composte da un sottostrato di fibra di legno e da uno strato di finitura di tipo plastico stampato con i motivi dell’essenza di legno scelta.

Gli effetti sono molto simili al legno vero, anche se la
differenza è comunque evidente (non credere a chi ti dice il contrario…).

Il pregio principale di questo materiale è la sua leggerezza
(motivo per cui è adatto alla posa “flottante” su vecchi pavimenti) mentre il
suo principale difetto è che teme l’umidità, più del legno normale.

La posa flottante è sicuramente quella più rapida e si
compone di due o tre fasi:

  • Eventuale preparazione del sottofondo
  • Stesa di pannello isolante sottile
  • Posa del laminato ad incastro

Niente colla per la posa flottante: le tavole vengono semplicemente appoggiate sul pannello isolante e incastrate tra di loro. Per questo motivo il costo si abbassa notevolmente, nonostante la necessità di inserire dei fogli isolanti che servono a separare il laminato dal pavimento sottostante (principalmente per evitare problemi legati all’umidità) e a livellare il sottofondo se ce ne fosse bisogno.

Il costo della posa in opera del laminato con questa tecnica è varia tra i 10 e i 15 €/mq.

QUANTO TI COSTA RIFARE IL PAVIMENTO DI CASA?

Abbiamo visto i reali costi di posa in opera (non quelli inventati che puoi trovare in rete), ti ho rimandato ad alcuni articoli per il costo di fornitura, cerchiamo ora di fare il punto della situazione vedendo alcuni esempi di costo complessivo di rifacimento del pavimento di casa

Rifare un pavimento con piastrelle di gres porcellanato, compreso di
rimozione del pavimento esistente

  • Rimozione pavimento esistente e sottofondo con
    smaltimento dei materiali -> 10-15 €/mq
  • Rifacimento del massetto -> 20-25 €/mq
  • Fornitura del pavimento (fino 60x60cm) ->
    20-40 €/mq
  • Posa in opera del pavimento -> 25-35 €/mq

Totale: 75-115 €/mq

Questo per piastrelle di dimensioni standard, con piastrelle di maggiori dimensioni i costi aumentano come abbiamo già visto.

Ti sconsiglio, per questioni di sicurezza statica del tuo
immobile, di sovrapporre pavimenti in ceramica o gres a pavimenti esistenti.
Infatti tali piastrelle sono molto pesanti ed andresti ad aggiungere carichi
importati su un solaio esistente senza sapere quanto effettivamente sia in
grado di supportare tale solaio. Se decidi di farlo opta per piastrelle sottili
(quelle da 5mm massimo) e fatti consigliare da un tecnico esperto.

Rifare un pavimento con legno massello

  • Rimozione pavimento esistente e sottofondo con smaltimento dei materiali -> 10-15 €/mq
  • Rifacimento del massetto -> 20-25 €/mq
  • Fornitura del pavimento -> 35-100 €/mq
  • Posa in opera del pavimento -> 40-60 €/mq

Totale: 105-200 €/mq

(NB: il costo massimo è indicativo, i legni possono costare anche molto di più!)

Rifare un pavimento con prefinito

  • Rimozione pavimento esistente e sottofondo con smaltimento dei materiali -> 10-15 €/mq
  • Rifacimento del massetto -> 20-25 €/mq
  • Fornitura del pavimento -> 40-110 €/mq
  • Posa in opera del pavimento -> 18-25 €/mq

Totale: 88 – 175 €/mq

(NB: sui costi massimi del pavimento vale la stessa riflessione fatta poco sopra, i legni possono costare anche molto di più!)

Rifare un pavimento con laminato

  • Fornitura del pavimento -> 15-50 €/mq
  • Posa in opera del pavimento -> 10-15 €/mq

Totale: 25-65 €/mq

In questo terzo caso ho considerato una posa flottante, che è l’unica corretta per il laminato, e sovrapposta al pavimento esistente, quindi non ci sono costi di demolizione e smaltimento. Se tu decidessi di rifare il pavimento smantellando il vecchio pavimento, rifacendo i massetti e poi ci mettessi sopra un laminato flottante cercherei di farti desistere…sarebbero soldi sprecati!

CAMBIARE IL PAVIMENTO…SOLO UNA QUESTIONE DI MATERIALI E POSA?

In questo articolo ti ho parlato dei costi per posare un
nuovo pavimento.

E abbiamo anche avuto modo di capire che per dare un lavoro finito non si tratta solo di pensare ai costi per posare il pavimento e per fornire le piastrelle: ci sono altri costi da sostenere che possono essere obbligatori o meno a seconda della situazione del tuo pavimento esistente e del tipo di intervento che vuoi fare.

Fare un nuovo massetto non è una cosa banale, deve essere attentamente studiato in base al tipo di pavimento che verrà posato. E devi fare attenzione a chi ti rivolgi per ottenere indicazioni su come procedere.

Ad esempio poco tempo fa mi è capitato di rifare totalmente
il massetto di un appartamento molto grande (oltre 150 mq) per far posare un
parquet in legno.

In base a precise valutazioni avevo scelto un determinato tipo di massetto, diverso da quelli usati solitamente, perché era l’unico che rispondeva a tutte le caratteristiche che il luogo mi richiedeva.

Mi ricordo che una mattina arrivano gli operai dell’impresa per fare il massetto e mi dicono:

“Architetto perché stiamo facendo questo tipo di massetto? Io avrei fatto un massetto alleggerito di base e sopra ci avrei messo un massetto cementizio per posare il pavimento”

Aveva ragione: quella che mi aveva proposta sarebbe stata la soluzione ottimale. Avrei alleggerito i carichi sul pavimento e avrei ottenuto un isolamento maggiore dal piano sottostante (il massetto alleggerito è anche isolante).

Ma era totalmente sbagliata per il caso specifico.

Mancavano le condizioni tecniche per realizzare un intervento del genere: il massetto a due strati richiede spessori importanti (almeno 10 cm: 6 di alleggerito + 4 di cementizio) che io non avevo, e inoltre il massetto cementizio richiede sempre, da schede tecniche, l’introduzione di una rete elettrosaldata al suo interno per evitare lesioni.

Io mi trovavo nella situazione in cui, in alcuni punti, avevo circa 3 cm di spessore (e in altri arrivavo ad 8cm): non potevo certo usare la soluzione che mi prospettava l’impresa!

Prima di iniziare i lavori, in fase di progettazione, ho
studiato le schede tecniche di vari prodotti per massetti e ho trovato quello
perfetto per il mio caso: un massetto all’anidrite che andava bene per spessori
da 3cm a 8,5cm. Senza la necessità di inserire rete elettrosaldata.

[Tra l’altro lo sai che spesso le imprese, nonostante sia prescritto dalle schede tecniche, non inseriscono la rete elettrosaldata nei massetti cementizi?]

Se il mio cliente si fosse fidato dell’impresa e non del suo tecnico avrebbe avuto un bel problema da risolvere!

Ma credi che sia tutto qui?

  • Tu sai se per sostituire un pavimento devi fare
    una pratica edilizia?
  • Sai se puoi usufruire delle detrazioni fiscali?
  • Sai come capire quale sia la soluzione adatta al
    tuo caso?

Questi sono problemi che devi porti sia che tu debba sostituire solo il pavimento, sia (anzi a maggior ragione) se la sostituzione del pavimento è solo una piccola parte di una ristrutturazione più ampia.

Per trovare delle risposte sicure a questa e alle altre domande che affliggono quotidianamente i committenti scarica il mio report e iscriviti alla mia newsletter cliccando il banner che trovi qui sotto.

Alla tua ristrutturazione!

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L’articolo Quanto costa la posa in opera di pavimenti e rivestimenti? sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | Il sistema scientifico per ristrutturare.

13 Settembre 2019 / / Architettura

Perché ristrutturare casa non è solo preoccuparsi di imprese da contattare, lavori da eseguire e burocrazia da rispettare, ma anche mobili da spostare e un tetto da trovare durante i lavori…

Ristrutturare casa è una vera e propria impresa che ti obbliga ad acquisire competenze in molti campi che non avresti mai pensato: burocratici (le pratiche edilizie, le detrazioni fiscali, etc.), tecnici (la distribuzione degli spazi, gli impianti, le finiture, etc.), organizzative (l’impresa, gli artigiani), economiche (il controllo dei costi, la contabilità).

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Naturalmente per fare in modo che tutto ciò scorra come un ingranaggio perfetto dovrai rivolgerti a dei professionisti (progettisti e impresari edili).

Ci sono però alcuni aspetti pratici per cui dovrai per forza sbrigartela da solo. Ma per i quali non sei oggettivamente preparato.

E difficilmente troverai un aiuto a risolverli tra i professionisti di cui ti sei circondato.

E ti troverai completamente solo, senza uno straccio aiuto, a risolvere questi problemi.

  • Posso lasciare i mobili in casa durante la ristrutturazione?
  • Posso abitare in casa durante la ristrutturazione?
  • Quanto durerà la ristrutturazione?
  • Quando potrò fare il trasloco?

Nell’articolo di oggi risponderemo a queste quattro domande, essenziali per organizzare al meglio la tua ristrutturazione.

Sono o no domande che ti stai ponendo anche tu in vista della tua ristrutturazione?

Ecco le risposte.

POSSO LASCIARE I MOBILI IN CASA DURANTE LA RISTRUTTURAZIONE?

deposito mobili

È vero che spesso le ristrutturazioni sono una ghiotta occasione per cambiare i mobili di casa: avere finalmente una scusa valida per disfarsi di vecchi arredi con decine di anni sulle spalle, ormai rovinati e vecchi e che non si adatteranno mai alla perfezione alla nuova casa è spesso troppo appetitoso.

Però è anche vero che spesso si vuole recuperare almeno una parte del vecchio arredo (come anche che non si vuole cambiare alcun mobile…)

A prescindere da quale sia il tuo caso, quando ristrutturi la casa in cui vivi e vuoi continuare ad usare almeno parte dei mobili devi porti il problema:

“ Che fine faranno questi mobili durante i lavori di ristrutturazione?”

Per esperienza personale posso garantirti che la naturale conseguenza di questa domanda è chiedere al tecnico o all’impresa:

“Posso lasciare i mobili in casa?”

La risposta che do io ai miei clienti è….dipende.

O meglio: la risposta corretta è che devi assolutamente sgombrare tutte le zone della casa dove sono previsti lavori di ristrutturazione da qualsiasi mobile.

Ma non tutte le ristrutturazioni sono uguali quindi…dipende.

Se la tua ristrutturazione riguarda solo alcuni ambienti della casa puoi decidere di ammassare tutti i mobili nelle stanze in cui non farai nessun lavoro.

L’importante è che tutti i luoghi dove dovranno lavorare gli operai e in cui dovranno transitare siano completamente sgombri.

Fai attenzione: anche quelli dove dovranno transitare…quindi se per arrivare al bagno che vuoi ristrutturare gli operai devono passare attraverso un corridoio in cui non eseguirai alcun lavoro, il corridoio deve essere sgombro. Se per buttare le macerie devono arrivare al terrazzo passando attraverso una stanza che non devi ristrutturare, la stanza deve essere sgombra.

E non pensare che basta proteggere i mobili perché sia tutto a posto. Il materiale che entra ed esce dal tuo cantiere spesso è voluminoso e pesante, spostarlo è problematico e nessuno può garantirti che niente vada a finire contro i mobili, anche se sono protetti.

Certo, quella di proteggere i mobili senza spostarli è una strada che puoi percorrere, ma a tuo rischio e pericolo…e se poi succede qualcosa non lamentarti.

Riassumendo: in caso di ristrutturazioni parziali, tutti gli ambienti in cui lavoreranno o passeranno gli operai devono essere completamente sgombri da qualsiasi mobile. E le stanze in cui eventualmente deciderai di ammassare i mobili dovranno essere totalmente escluse dai lavori e chiuse. A chiave.

Ci tengo a sottolinearti a chiave perché mi è capitato
spesso di committenti che hanno accusato l’impresa di oggetti spariti. E ti
assicuro che nella quasi totalità dei casi gli operai non avevano preso proprio
nulla…semplicemente i committenti si erano scordati dove avevano messo quegli
oggetti.

Quindi il fatto che le stanze che trasformerai in deposito per i mobili siano chiuse a chiave serve sia a te per stare tranquillo che all’impresa per poter lavorare più serenamente.

E mi spiace darti una brutta notizia: per quante precauzioni
prenderai per fare in modo che non entri polvere dentro queste stanze…la
polvere entrerà e alla fine ti ritroverai con i mobili completamente sporchi.
Anche se li hai coperti con teli di nylon (la povere ha la capacità di passare
dappertutto…incredibile).

Invece, nel caso in cui tu stia ristrutturando integralmente la casa…valgono gli stessi principi!

Quindi la sostanza è che non ci devono essere mobili in casa.

Lo so che questa può sembrare una banalità…ma ci tengo a sottolineare questa cosa perché mi è capitato che qualche committente proponga di ristrutturare la casa a pezzi spostando i mobili da una stanza all’altra man mano che i lavori vengono completati.

Non ci pensare minimamente: una cosa del genere è
impossibile.

Ti ritroveresti ad avere:

  • Lavori eseguiti male
  • Costi aumentati
  • Tempi dilatati all’inverosimile
  • Mobili rovinati

La ristrutturazione completa di una casa è un processo globale che deve essere coordinato nel suo complesso e deve proseguire in modo unitario.

E dove li metto i mobili durante i lavori?

Naturalmente se devi sgombrare casa dovrai risolvere questo problema.

A meno che tu non sia abbastanza fortunato da avere qualche parente o amico che possa fornirti un appoggio temporaneo, le risposte sono sostanzialmente due:

  1. Chiedi all’impresa che ti farà i lavori se ha un magazzino dove può depositare i tuoi mobili durante i lavori;
  2. Affitta un deposito temporaneo, ne stanno sorgendo sempre di più, per il tempo necessario ai lavori.

Personalmente tenderei ad evitare la prima ipotesi, anche se sicuramente più economica, perché probabilmente il deposito dell’impresa è comunque un posto di passaggio (non ci terrà solo i tuoi mobili ma anche i materiali da costruzione) e quindi non sarai mai del tutto sicuro che siano realmente protetti e non potrai controllarli a tuo piacimento.

La seconda ipotesi invece è quella più sicura per te e i tuoi mobili in quanto solitamente questi depositi sono personali e chiusi a chiave (hai uno spazio a cui puoi accedere solo tu).

Chiaramente per spostare i tuoi mobili in un magazzino (o in qualsiasi altra parte fuori da casa tua) dovrai organizzare un vero e proprio trasloco.

O chiedi all’impresa a cui affiderai i lavori che se ne occupi, oppure ti rivolgi ad una ditta di traslochi.

L’unica cosa che devi sapere è che, se possiedi una casa in un condomino che affaccia direttamente su una strada pubblica, dovrai pagare un’occupazione di suolo pubblico temporanea.

POSSO ABITARE IN CASA DURANTE LA RISTRUTTURAZIONE?

abitare in casa durante ristrutturazione

La risposta è una e una sola possibile: NO.

E non ti lascio spazio per eventuali obiezioni.

Se stai ristrutturando casa (chiariamoci: non rifacendo il bagno, ma proprio ristrutturando casa, anche se non integralmente ma una ristrutturazione che coinvolga più ambienti di casa) non puoi continuare ad abitare in casa.

Confido nel fatto che se stai ristrutturando casa integralmente non ti passi minimamente per la testa l’idea di continuare ad abitarci durante i lavori.

Questa idea potrebbe balenarti in testa se stai facendo una
ristrutturazione parziale, magari che non interessa la camera da letto.

Lo scrivo perché è una richiesta che mi viene fatta spesso…e anche per esperienza diretta!

Appena laureato, con pochissima esperienza, mi è capitato infatti di dover ristrutturare parzialmente una casa in cui vivevo e, sebbene avessi un appoggio in cui andare durante i lavori, ho deciso di rimanere a vivere in quella casa durante i lavori.

Lo ricordo come un incubo totale: orari improponibili (lo sai che gli operai a volte arrivano in cantiere alle 6:30 del mattino?), sporcizia dappertutto (vestirsi quotidianamente con abiti impolverati non è il massimo, per non dire dell’igiene personale), imbarazzo nel condividere gli spazi di vita quotidiana con estranei, impossibilità di rilassarsi e riposarsi, etc. etc. etc.…

Ma la cosa peggiore di tutto era il pericolo costante in cui vivevo: un cantiere è pur sempre sempre un cantiere!

Macchinari e attrezzature dappertutto, calcinacci, intralci a terra. Girare con le infradito (era pure estate…) tra tavole di legno, macerie, mattoni e quant’altro non è né semplice né piacevole.

Però queste che hai letto qui sopra sono “solo” motivazioni pratiche: in realtà in qualche modo potresti riuscire a vivere per alcuni mesi come un cavernicolo, senza i più elementari lussi della vita moderna. La realtà è che la legge ti impedisce di vivere nel cantiere della tua ristrutturazione. E se qualcuno ti scopre sono multe salate!

Non puoi vivere nel tuo cantiere perché te lo dice la legge

La legge di cui stiamo parlando è il testo unico sulla
sicurezza (d.lgs. 81/2008).

Non ti voglio annoiare con riferimenti ad articoli, commi, interpretazioni e quant’altro. La sostanza è che, nel momento in cui inizi dei lavori di ristrutturazione, casa tua si trasforma magicamente in un cantiere (tutta casa tua, anche gli ambienti in cui non fai i lavori) e l’accesso ai cantieri è consentito:

  • Al direttore dei lavori
  • All’impresa appaltatrice (e naturalmente ai suoi operai…)
  • Alle imprese sub-appaltatrici (che devono essere esplicitamente indicate in un documento chiamato POS)
  • Al coordinatore della sicurezza

Nessun altro può accedere al cantiere a meno che non abbia
specifica autorizzazione da parte del direttore dei lavori o del coordinatore
della sicurezza.

E in ogni caso deve indossare i sistemi di protezione previsti per legge (caschetti, guanti, scarpe antiinfortunistiche, etc.).

Siccome per legge la responsabilità sulla sicurezza di chi sta in un cantiere cade in capo prima al committente, poi al coordinatore della sicurezza, al direttore dei lavori e infine all’impresa, non credo che troverai mai nessun professionista che potrà accettare che tu abiti nel tuo cantiere di ristrutturazione.

C’è solo un caso in cui questa cosa potrebbe essere possibile: individuando percorsi di accesso/uscita e aree di lavoro nettamente separati tra il cantiere e la parte di appartamento in cui si continuerà a vivere.

Ma ciò comporta che non ci deve essere alcuna interferenza e che dalla parte in cui si vive non deve essere possibile accedere alla parte di cantiere.

Mi è capitato un cantiere del genere, ma l’appartamento in questione aveva tre porte di ingresso e tra le aree di cantiere e quella rimasta abitabile era presente una porta blindata (interna). In casa tua hai queste condizioni?

Se me ne devo andare…dove vado a vivere?

Se non hai qualche parente che accetta di averti tra i piedi per un po’ di tempo o se non hai seconde case sfitte da occupare, c’è solo una risposta: devi affittare un appartamento.

Per tua fortuna la legge prevede gli affitti brevi: della durata di massimo 18 mesi, decisamente abbondanti per una ristrutturazione media (ma possono durare anche meno…puoi contrattare tu i tempi necessari), e che ti consentono di ovviare a questo problema senza andarti a incasinare con i contratti standard per il residenziale (4+4 anni), con preavvisi di disdetta biblici (mai meno di 6 mesi…) e con mille altri problemi.

Gli affitti brevi sono sempre più diffusi, soprattutto nelle
città con una certa vocazione turistica/terziaria e non dovresti avere problemi
a trovarne uno.

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QUANTO DURERÀ LA RISTRUTTURAZIONE?

Questa è una domanda che nasce esattamente nel momento in cui realizzi che dovrai lasciare casa tua per tutta la durata dei lavori.

Infatti sia che tu abbia a disposizione una residenza di appoggio sia che tu debba affittare un appartamento temporaneamente (soprattutto in questo caso in realtà) vorrai sapere quanto durerà il tuo esilio.

Vorrei essere in grado di darti una risposta precisa sulla durata dei lavori ma non lo posso fare.

Ci sono troppe variabili in gioco che differenziano nettamente una ristrutturazione da un’altra per poter rispondere senza dire sciocchezze:

  • La tipologia di lavori che farai
  • In che percentuale incidono sull’immobile (è una
    ristrutturazione completa?)
  • Quanto è grande l’immobile
  • Che forniture hai scelto (e le relative
    tempistiche di consegna)

Inoltre c’è l’enorme incognita degli imprevisti che in un cantiere edile sono sempre presenti e in una ristrutturazione ancora di più.

Una cosa te la posso dare per certa: l’impresa ti dirà sicuramente dei tempi di consegna. Tu aggiungici almeno un 20-30% in più e otterrai i reali tempi di consegna della tua casa ristrutturata…raramente ho visto un’impresa completare i lavori nei tempi previsti.

Detto ciò mi sembra comunque giusto provare a darti alcuni
riferimenti in merito a tempistiche verosimili per la realizzazione della tua
ristrutturazione.

Tempistiche di realizzazione dei lavori

Cerchiamo di dividere i tempi in tipologie di lavori e
dimensioni dell’immobile.

Ristrutturazione completa di un bagno (di almeno 4-6 mq): un mese.

Per completa naturalmente intendo compresa la sostituzione
degli impianti. Cambiare sanitari e piastrelle può essere un lavoro più breve
(anche se non di molto).

Rifacimento completo degli ambienti con impianti idrici (bagno/i, lavanderia, cucina): da due a tre mesi.

Ristrutturazione completa (quindi con rifacimento di tutti gli impianti e sostituzione delle finiture tra cui gli infissi) di un appartamento, senza modifica della distribuzione interna:

Per appartamenti fino a 50mq: tre mesi

Per appartamenti fino a 80mq: quattro mesi

Per appartamenti fino a 100mq: cinque mesi

Per appartamenti fino a 150mq: sei mesi

Se comprendi anche la ridistribuzione interna (spostamento dei muri) aggiungi almeno un mese a quello che hai letto sopra.

Ti sembrano tempi troppo lunghi? In realtà mi sono tenuto un po’ stretto…

L’edilizia italiana non è come quella americana che puoi
vedere nei programmi televisivi in cui parlano di rifacimento completo di
appartamenti di 200-300mq in sei/sette settimane.

Lì è possibile per i sistemi costruttivi utilizzati
(principalmente a secco, senza uso di malte e intonaci) e per l’alta
standardizzazione dei componenti edilizi. (E comunque non è sempre vero quello
che ti raccontano).

Qui i materiali hanno bisogno di più tempo per essere posati e di più tempo per maturare (penso ai massetti, alle malte, ai cementi, agli intonaci…). Inoltre la situazione delle nostre città è nettamente diversa: strade spesso strette, appartamenti difficilmente raggiungibili…tutto ciò rendono le tempistiche millantate dagli americani inapplicabili al nostro mercato.  

QUANDO POTRÒ FARE IL TRASLOCO?            

Quando fare il trasloco

In questo caso parliamo del trasloco finale, quello che farai dopo i lavori, quando la tua ristrutturazione sarà completata e potrai finalmente tornare a vivere in casa.

E parliamo sia del trasloco dei mobili che hai messo in deposito sia dei nuovi mobili che hai deciso di acquistare.

La risposta più logica e banale a questa domanda è: quando sono completamente finiti i lavori. Ed è esattamente quello che devi fare! Aspettare che siano completamente finiti tutti i lavori.

Allora perché te ne sto scrivendo?

Perché la realtà dei fatti è che troppo spesso i committenti, verso la fine dei lavori, si fanno prendere dall’ansia di rientrare a casa. Esausti dopo estenuanti mesi di ristrutturazione, fanno pressioni all’impresa per concludere in fretta i lavori, e spesso anticipano la consegna dei mobili quando ancora la casa non è pronta.

È una cosa da evitare assolutamente. E adesso ti spiego il perché.

L’ultima fase di una ristrutturazione è la pitturazione: i pittori devono avere la casa completamente sgombra per poter lavorare velocemente e in modo preciso. Se devono fare lo slalom tra i mobili o peggio infilare le mani dietro armadi e comò già installati, il risultato sarà pessimo.

Correresti il rischio di trovarti con colature di pittura sui mobili, porzioni di casa con difetti di pittura, pareti non omogenee…non è questo che vuoi vero?

Inoltre, prima di fare il trasloco è essenziale che, oltre al fatto che i lavori siano completi del tutto, tu e il tuo direttore dei lavori facciate un sopralluogo approfondito per verificare l’eventuale presenza di difetti evidenti che vanno assolutamente sistemati prima di riempire la casa delle tue cose.

E l’unico modo per farlo è con la casa sgombra.

Quindi il trasloco va fatto solo dopo che anche l’ultimo operaio è uscito dalla casa e tutto è perfetto.

UN’ORGANIZZAZIONE PERFETTA PER NON TROVARSI IMPREPARATI

In questo articolo ti ho parlato di alcuni aspetti che, sebbene all’apparenza banali, spesso sono causa di grandi punti interrogativi e ansia per chi ristruttura e che non vengono mai sufficientemente chiariti da imprese e tecnici, generando spesso incomprensioni e scuse per futili litigi.

Ma una ristrutturazione non è solo una perfetta organizzazione dei lavori (con le modalità che ti spiego nel mio manuale “Ristruttura la tua casa in 7 passi”) ma è anche una perfetta organizzazione di tutto ciò che ruota intorno ad essa, a partire da come dovrà svolgersi la tua vita durante quei complicati mesi.

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L’articolo Guida pratica di sopravvivenza agli aspetti organizzativi della ristrutturazione sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | Il sistema scientifico per ristrutturare.

12 Agosto 2019 / / Architettura

La carta da parati ha avuto uno strano destino: dopo il grande successo degli anni ’70 è stata totalmente ripudiata, ma negli ultimi anni sta vivendo una seconda vita. Non è difficile infatti trovarla sia nei locali pubblici che nelle nuove ristrutturazioni di case e appartamenti.

Però, prima di decidere di metterla in casa tua, devi conoscere tre precise caratteristiche della carta da parati.

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Partiamo da un dato di fatto: se nella tua ristrutturazione vuoi infilarci la carta da parati non devi diventare il massimo esperto in materia. Devi semplicemente essere consapevole di alcuni aspetti che caratterizzano questo rivestimento.

Se vuoi sapere veramente tutto sulla carta da parati però è inutile che tu perda il tuo tempo in lunghe ricerche in rete, magari scovando qualche articolo sperduto. Ci penserà il professionista a cui ti rivolgi (in questo caso il tappezziere) a soddisfare ogni tua curiosità. Il motivo è che si tratta di un materiale con talmente tante varianti che ogni cosa che troverai potrebbe essere vera e falsa allo stesso tempo.

Però ci sono delle informazioni di base sulla carta da parati che sono sempre valide. E che nessuno ti dice mai in modo chiaro.

Intendiamoci: non c’è nessun complotto da parte dei produttori e venditori di carta da parati per tenerti all’oscuro di informazioni segretissime. Sono tutte informazioni che puoi trovare spezzettate qua e là in rete. Ma io ho deciso di condensarle in questo articolo per aiutarti a fare una scelta consapevole.

Quindi le tre caratteristiche della carta da parati di cui ti parlerò in questo articolo sono:

  1. Come è fatta la carta da parati (e di conseguenza in quali ambienti puoi usarla)
  2. Quanto costa rivestire le pareti con la carta da parati (comparandolo con i costi per pitturare le pareti)
  3. Qual è la durata (media) di una carta da parati

Nei prossimi paragrafi troverai la risposta a questi tre punti e solo a questi tre.

1. CONOSCERE LA CARTA DA PARATI: L’UNICO MODO PER NON SBAGLIARE LA SCELTA

i materiali della carta da parati

Quando penso alla carta da parati mi viene in mente la prima casa in cui sono andato a vivere da solo (con la mia ex ragazza in realtà): era uno stupendo appartamento degli anni ’70 mai ristrutturato, pieno zeppo di stupendi pezzi di design di quel periodo…e completamente rivestito di carta da parati!

Gli anni settanta sono stati un decennio dai colori forti, e le carte da parati sono state un modo importante per esprimere tutto questo colore.

In quell’appartamento la carta da parati era rosso amaranto per l’ingresso; verde oliva per il salone e due camere da letto; blu oltremare per la sala da pranzo e l’ultima camera da letto (lo so era una casa enorme…).

Non era carta da parati normale ma era in tessuto, e anche bello pesante. Durante i primi mesi amavo passare le mani sulle pareti per accarezzare i tessuti che però non erano morbidi velluti ma ruvidi teli, tipo juta.

La prima volta che ho visto la carta da parati di quell’appartamento mi si è aperto un mondo. Fino ad allora per me la carta da parati non era altro che carta incollata ad una parete.

Non fraintendermi: conoscevo bene sia gli arazzi che i rivestimenti con stoffe finemente decorate che ho visto in palazzi antichi di mezza Europa.

Ma ero convinto che si trattasse di decorazioni pregiatissime, fatte a mano, su misura, dai costi spropositati e non replicabile in un normale appartamento.

Invece in quella casa ho scoperto che esistevano produzioni “industriali” di carta da parati realizzate con questi materiali. Ho cominciato a cercare e ho scoperto l’esistenza di carte da parati in fibre naturali, in tessuto, floccate, metalliche…Quando una persona viene a contatto per la prima volta con il mondo delle carte da parati potrebbe rimanere disorientata davanti a tanta vastità di scelta.

Per questo motivo, prima di avventurarti in questo territorio, devi partire dal capire la classificazione base, quella da cui derivano tutte le carte da parati.

La classificazione base della carta da parati

classificazione della carta da parati

La prima classificazione è semplice: la carta da parati può essere monostrato o multistrato.

E le carte da parati multistrato non fanno altro che aggiungere un rivestimento ai materiali delle carte monostrato. In sostanza gli strati sono due: il supporto e la finitura.

Però non fare l’errore di pensare che le carte da parati monostrato siano quelle a tinte unite o con disegnini semplici e anonimi: anche per queste esiste un’ampia varietà di decorazioni.

Le carte multistrato sono nate per utilizzare materiali particolari (come il tessuto di cui ti ho già parlato ad esempio) o per ottenere prestazioni tecniche che consentano l’utilizzo in determinati ambienti.

Nei prossimi paragrafi ti parlerò delle due tipologie di carte da parati monostrato e delle due principali carte da parati multistrato.

Con queste quattro tipologie copriremo oltre il 90% delle carte da parati in commercio. Se vuoi qualcosa di diverso e più particolare devi solo cercare…

Carte da parati monostrato

Le carte da parati monostrato possono essere realizzate con varie decorazioni per essere posate come tappezzeria oppure possono fungere da supporto per le carte da parati multistrato (naturalmente in questo caso non sono decorate…).

In sostanza sono sempre presenti in tutte le carte da parati del mondo. Per questo è importante che tu capisca quali sono i pregi e i difetti delle due principali (se non uniche) tipologie:

  • Carta da parati di carta (in cellulosa);
  • Carta da parati in tessuto non tessuto (tnt);

Vediamone rapidamente le caratteristiche.

Carta da parati in cellulosa, cioè la carta da parati…di carta!

carta da parati in cellulosa

Credo sia inutile spiegarti che la cellulosa è una pasta, ricavata dalle fibre degli alberi, con cui si produce la carta.

La carta da parati in cellulosa è in sostanza carta da parati di carta.

Questa carta da parati è sicuramente la più economica che puoi trovare in commercio ed è stata a lungo la più diffusa. Ma presenta alcune importanti criticità. Infatti, sebbene le tecnologie produttive siano ormai ottimizzate, si porta dietro alcuni difetti atavici:

  • Poco resistente
  • Non lavabile
  • Difficile da posare

La scarsa resistenza è una caratteristica intrinseca della carta: trattandosi di un semplice strato di carta (certo più pesante di una pagina di giornale…ma sempre carta) è molto delicata.

Questa delicatezza si riversa a cascata sul fatto che non è lavabile: se viene macchiata tende ad assorbire in profondità la macchia e non è possibile toglierla in nessun modo.

La difficoltà di posa è data proprio dalla sua leggerezza: tende a deformarsi facilmente, creando delle grinze in fase di posa, che chiaramente vanno evitate in ogni modo. Inoltre è importante scegliere e dosare correttamente la colla per non rischiare che penetri eccessivamente nella carta lasciando macchie indelebili…

Tutte queste caratteristiche rendono la carta da parati in cellulosa non adatta a tutti gli ambienti: sono off-limits in stanze umide (cucina e bagno) e in stanze che tendono a sporcarsi facilmente (la camera dei bambini ad esempio).

Tnt: la carta da parati in tessuto non tessuto

carta da parati in tnt

Tnt naturalmente non sta per tritolo, ma per tessuto non tessuto.

In sostanza questa carta da parati è formata da una pasta di cellulosa e fibre tessili di tipo sintetico (come possono essere quelle con cui fanno le magliette sportive per intenderci) …che però non vengono tessute!

Cioè non sono intrecciate con trama e ordito, ma “buttate a casaccio” (termine orribile ma ci siamo capiti vero?) e incollate tra di loro tramite resine.

[Applicazioni comuni del tnt sono, ad esempio, le tovagliette di carta.]

La sua invenzione risale alla prima metà del secolo scorso e ha portato una piccola rivoluzione nel mondo della tappezzeria, legato principalmente al sistema applicativo, di cui parleremo tra poco.

Le sue caratteristiche principali sono:

  • Ha un aspetto molto naturale (sembra un vero e proprio tessuto)
  • Ha una stabilità dimensionale elevata (non si deforma)
  • Ha una resistenza importante
  • È lavabile (le stanze dei bambini ringraziano…)
  • È traspirante

Attenzione a quest’ultimo aspetto: per traspirante non devi pensare che fa traspirare il muro, come un’idropittura ad esempio, semplicemente consente ad eventuali macchie di umidità che si potrebbero formare durante la posa di asciugarsi e scomparire completamente in breve tempo.

Carta da parati multistrato

Come ti ho già detto le due carte da parati monostrato di cui abbiamo appena finito di parlare possono essere decorate in infiniti modi e posate direttamente come tappezzeria, ma vengono utilizzate anche come supporto per carte da parati multistrato.

Credo sia inutile fare un elenco e un’analisi completa delle diverse tipologie di carte da parati multistrato in commercio: sono veramente tante e in continua evoluzione. Voglio concentrarmi sulle due che coprono la maggior parte del mercato:

  • Carta da parati vinilica;
  • Carta da parati in fibra naturale.

Ecco le caratteristiche base di entrambe.

La carta da parati di plastica, ovvero la carta da parati vinilica

carta da parati in vinile

Il supporto può essere sia di cellulosa che di tnt. Sopra a questo primo strato viene posato il rivestimento vinilico (in pvc o poliuretano).

Viene detta vinilica perché queste materie plastiche sono a base di resine viniliche. Se vuoi qualche approfondimento su cosa siano queste resine vai a leggerti l’articolo che ho scritto sulle idropitture (che sono appunto a base di resine viniliche o acriliche).

Vuoi sapere perché la carta da parati vinilica è tra le più diffuse?

  • È lavabile
  • È fotoresistente (non sbiadisce…)
  • È stabile e durevole
  • Consente finiture infinite, anche in rilievo

Una caratteristica specifica: non è assolutamente traspirante (mettiti una tuta di plastica e dimmi se non sudi dopo 5 minuti…).

Sebbene questa caratteristica possa sembrare negativa non viene per forza a nuocere, anzi. Infatti la rende particolarmente adatta ai bagni (anche dentro la cabina doccia!) o in cucina: non teme gli ambienti umidi ed anzi, impedisce al vapore acqueo di penetrare nel muro (occhio a condensa e muffe però!).

In sostanza, con gli opportuni accorgimenti, può essere usata in sostituzione del rivestimento in piastrelle.

La carta da parati in fibra naturale

carta da parati in fibra naturale

In questo caso parliamo di carte da parati realmente tessute: quindi le fibre sono tutte ordinate con trama e ordito.

Chiaramente è sempre presente uno strato di supporto che può essere in cellulosa o in tnt.

Le fibre naturali più utilizzate sono lino, sughero, cotone, bambù, canapa, paglia, addirittura la ninfea…

Queste carte da parati hanno dei pregi:

  • Sono traspiranti
  • Sono ignifughe
  • Resistono alle macchie (e si possono lavare…)
  • Offrono isolamento acustico rendendo l’ambiente più ovattato e calmo

La carta da parati dell’appartamento di cui ti ho parlato all’inizio apparteneva proprio a questa tipologia…

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2. QUANTO COSTA TAPPEZZARE CON LA CARTA DA PARATI?

La carta da parati, come finitura dei muri di una casa, si contrappone alla pittura.

Quindi è utile che tu conosca non solo i costi per tappezzare casa ma li possa confrontare con quelli per pitturare casa.

Le principali differenze tra eseguire un rivestimento con carta da parati e pitturare una parete sono:

  • Il materiale (la carta da parati) il cui costo viene calcolato a parte (e può variare in modo significativo a seconda della carta che scegli), mentre quando pitturi solitamente viene già compreso nel costo complessivo;
  • La metodologia di posa che non solo è diverso rispetto a una pittura, ma varia a seconda del tipo di carta da parati che hai scelto;
  • La preparazione del fondo che può essere diverso da quello necessario per un’idropittura.

Partiamo dai costi per tappezzare.

Il costo di fornitura e posa della carta da parati

Il primo costo che dovrai sostenere è quello di fornitura della carta da parati, che naturalmente dovrai scegliere personalmente.

La carta da parati si vende in rotoli. Le misure classiche dei rotoli sono 53cm di larghezza per 10m di lunghezza. In sostanza con un rotolo ci copri circa 4,5mq di una parete alta 3m.

Chiaramente sarà necessario comprare rotoli interi, non puoi certo chiedere che ti vengano forniti “un rotolo e mezzo”. E infatti il costo della carta da parati va a rotoli e non a mq.

Ma c’è da dire che si trovano in produzione anche rotoli di dimensioni differenti rispetto agli standard che ti ho descritto qui sopra, quindi il costo per rotolo potrebbe essere fuorviante in quanto un rotolo potrebbe costare di più rispetto ad un altro ma coprire anche una superficie notevolmente superiore.

Per questo motivo i costi che ti darò per la fornitura della carta da parati sarà in ogni caso a metro quadro. L’importante è che tu sia ben consapevole di dover acquistare rotoli interi.

Per rendere più semplice la cosa vedremo i costi di massima delle quattro principali tipologie di carta da parati di cui abbiamo parlato poco fa, rimanendo chiaro che ti darò dei prezzi medi e che potrebbero variare notevolmente (soprattutto verso l’alto se scegli finiture particolari).

I costi della carta da parati in cellulosa

È la più economica. Di per sé la carta da parati in cellulosa non ha proprietà estetiche intrinseche, in fondo è un foglio di carta, quindi è praticamente sempre decorata, fosse anche con un colore a tinta unita. Solitamente le decorazioni sono motivi che si ripetono o foto di grandi dimensioni.

Il prezzo varia da circa 2€/mq a circa 10€/mq.

I costi della carta da parati in tnt

La carta da parati tnt ha caratteristiche tecniche ed estetiche superiori rispetto alla carta da parati in cellulosa. E i costi risentono di questo dato, anche se in modo meno significativo di quello che potresti credere.

Il prezzo varia da circa 4€/mq a circa 25€/mq per immagini di grandi dimensioni.

I costi della carta da parati in vinile

Questa è la carta da parati adatta (anche) agli ambienti umidi. Siamo in un range dei prezzi molto simile a quello precedente.

Il prezzo varia da circa 5€/mq a circa 20€/mq. C’è da dire che sul vinile generalmente vengono riprodotti motivi geometrici e non immagini di grandi dimensioni.

I costi della carta da parati in fibre naturali

Qui abbiamo sia un aumento consistente dei costi che un range molto ampio. Sono le Limousine delle carte da parati grazie agli effetti raffinati e moderni che riescono a garantire.

Si parte da un minimo di 10€/mq per superare senza grossi sforzi i 100€/mq.

Rivestire le pareti con una carta da parati di questo tipo significa realmente impreziosire la casa.

I costi di applicazione della carta da parati

posare la carta da parati

Detto dei costi per acquistare la carta da parati è necessario capire quanto costa applicarla.

Come hai già avuto modo di intuire leggendo i paragrafi precedenti il materiale con cui è realizzata la carta da parati ha un’influenza determinante sulla metodologia di posa e quindi sul costo della posa.

Non è mia intenzione farti qui una lezione su come si posa la carta da parati, per questo trovi in rete molte guide (come quella che ti ho appena linkato) e comunque ti invito sempre ad affidarti a professionisti ed evitare il fai da te.

Detto ciò esistono sostanzialmente due tipologie di posa e sono legate al supporto della carta da parati:

  • Carta da parati con supporto in cellulosa -> colla sulla carta
  • Carta da parati con supporto in tnt -> colla sul muro

[NB: le altre tipologie di carte da parati hanno sempre un supporto o in cellulosa o in tnt, quindi rientrano in queste metodologie di posa]

Il primo metodo è il più difficile…ecco perché.

Posa della carta da parati in cellulosa: la preparazione è tutto

Per eseguire correttamente questa posa è necessario stendere la colla direttamente sulla carta e per farlo il tuo tappezziere dovrà:

  • Stendere completamente il foglio a testa in giù (col decoro verso il basso) su un tavolo;
  • Riempire il retro del foglio di colla (ma senza esagerare perché non vada a rovinare la carta…) usando un pennello (la colla è abbastanza liquida);
  • Piegare i lembi della carta verso il centro;
  • Far impregnare la carta aspettando il tempo preciso indicato sulla confezione della colla (se sgarra potrebbe rovinarla irrimediabilmente…);
  • Pregare che la carta non si sia rovinata e posarla sulla parete (sperando che non si spiegazzi visto che è molto leggera).

Questo è il metodo classico di posa della carta da parati, quello che probabilmente hai visto decine di volte in molti film.

Ed è quello più complesso.

Infatti le carte con supporto in tnt prevedono un procedimento molto più semplice.

Posa della carta a base tnt: un gioco da ragazzi!

Naturalmente gioco da ragazzi si fa per dire…

In questo caso la colla è una pasta (quindi non liquida come quella per cellulosa) e va stesa direttamente sulla parete.

Un procedimento decisamente meno complesso, facilitato tra l’altro anche dalla maggiore consistenza della carta da parati in tnt che è più resistente di quella in cellulosa. E ha anche il vantaggio di non lasciare residui quando si deciderà di rimuovere la carta da parati (tra poco ti parlo anche della durata di un parato).

Ora che hai chiare le differenze sulle operazioni che dovrà fare il tuo tappezziere a seconda del tipo di carta che hai scelto, veniamo all’informazione che ti interessa più di tutte:

Quanto costa posare la carta da parati al mq?

Dopo tutta questa premessa ti aspetterai delle differenze di costo significative tra posa di carta da parati a base di carta e tipo tnt…la realtà è che la differenza di costo non sta tra queste carte da parati ma con quelle viniliche, tessili e in generale con decori “pesanti” (come le carte da parati tridimensionali).

Il motivo è che queste ultime, essendo carte a due strati (il supporto più la finitura) sono più impegnative da posare.

Quindi possiamo dire che i prezzi per la posa della carta da parati, indicativamente, sono:

  • Carta da parati monostrato (cellulosa o tnt): 8-15 €/mq
  • Carta da parati multistrato: 10-20 €/mq

Adesso che sai a quali sono i costi-base a cui andrai incontro per tappezzare la casa vediamo quali sarebbero i costi di pitturazione.

[NB: non perderti il paragrafo successivo in cui ti spiegherò quali sono i costi aggiuntivi che è quasi sempre necessario dover sostenere!]

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Il costo per pitturare le pareti di casa con un’idropittura

Se vai da un pittore e gli chiedi di imbiancarti la casa i costi sono più o meno questi:

  • Fissativo (o aggrappante): 2-3 €/mq (serve per garantirti che la pittura aderisca al muro)
  • Pittura: 6-8 €/mq

Purtroppo non è finita, infatti sia per la tappezzeria con carta da parati che per la pitturazione risulta quasi sempre necessario preparare il supporto (cioè il muro).

In questo caso le operazioni da svolgere sono molto simili e quindi le ho concentrate in un unico paragrafo comune.

I costi di preparazione del muro su cui verrà applicata la carta da parati o la pittura

In entrambi i casi il muro non deve essere semplicemente dritto (quindi non presentare buchi o zone con l’intonaco rovinato) ma deve anche essere in grado di assorbire la colla (nel caso della carta da parati) o la pittura.

Possiamo sintetizzare nelle seguenti voci i costi aggiuntivi che potresti essere obbligato a sostenere:

  • Rimozione dei residui di vecchi parati
  • Rimozione di pitture esistenti
  • Stuccatura o rasatura della parete

Rimuovere i residui dei vecchi parati

All’inizio dell’articolo ti ho parlato della mia esperienza con la carta da parati in una vecchia casa dove ho vissuto.

All’epoca mi sono cimentato in prima persona nella rimozione della carta da una delle stanze: mi ricordo come un incubo le ore che ho passato a grattare tutti i residui che rimanevano attaccati alla parete dopo aver strappato il grosso della tappezzeria.

Acqua calda, spugne, spatole…una faticaccia infinita. All’epoca non sapevo che esistevano dei solventi apposta che mi avrebbero facilitato di molto il lavoro…

Comunque dopo quell’esperienza ho delegato a dei professionisti anche la fase di rimozione completa dei vecchi parati.

Se è il tuo caso considera che il costo si aggira sui 2-3 €/mq.

Rimozione delle pitture esistenti

La colla dei parati (come la pittura), per essere efficace, deve trovare un supporto adatto su cui aggrapparsi.

Se il supporto si sfalda (come succede spesso per vecchie pitture a tempera) o è totalmente impermeabile (come sono ad esempio gli smalti all’acqua) allora il risultato sarà che il tuo nuovo parato non durerà a lungo…

Infatti nel primo caso nel tempo si vedranno porzioni di parato o pittura che si staccano dalla parete retrostante; nel secondo caso la colla o la pittura non riusciranno a penetrare sul supporto (che è poco poroso) e quindi non riusciranno proprio ad aggrapparsi.

La soluzione in questi casi è raschiare la pittura. Questo procedimento fortunatamente non è molto costoso, ma comunque incide sul costo finale della posa in opera della carta da parati.

Anche in questo caso il costo si aggira sui 2-3 €/mq.

[Chiaramente se devi rimuovere il vecchio parato non devi raschiare e viceversa].

Questa operazione non risulta necessaria se sul muro sono già presenti idropitture che solitamente hanno un buon potere di assorbimento.

Stuccatura e rasatura delle pareti

La parete su cui posi il parato deve essere perfettamente dritta e non deve avere buchi.

Questo comporta alle volte la necessità di effettuare una stuccatura o rasatura generale per sistemare le imperfezioni e chiudere i buchi.

Se la parete è in buone condizioni con solo alcuni buchi, il costo è risibile. Nel caso in cui sia necessario rettificare tutta la parete l’impegno economico diventa più importante.

Se vivi da Roma in giù sai benissimo che sotto la pittura vengono fatte le camicie di stucco per dare i muri liscissimi.

Il costo delle camicie di stucco generalmente varia da 3 a 8 €/mq.

Se vivi da Roma in su invece non si stucca ma potrebbe essere necessario eseguire una rasatura dell’intonaco per renderlo perfettamente planare, lavoro necessario soprattutto su intonaci vecchi.

Il costo della rasatura varia da 4 a 10 €/mq.

[Naturalmente le due operazioni sono alternative.]

Se stai ristrutturando casa considera la stuccatura o la rasatura come obbligatori.

Compariamo i costi tra idropittura e carta da parati

A questo punto vediamo quale sia il costo al mq per imbiancare e quale sia quello per una carta da parati.

Costo al metro quadro per tinteggiare casa: tra 8€/mq e 14€/mq

Costo al metro quadro per tappezzare casa: tra 12€/mq e 40€/mq

Costo al metro quadro per preparare il muro: tra 3€/mq e 10€/mq

Ma questi sono ancora numeri che non ti fanno capire il reale ordine di grandezza di cui stiamo parlando. Quindi ecco:

Un esempio concreto…

Supponiamo di avere una parete di 4m di larghezza per 3m di altezza, quindi 12mq in tutto, in un appartamento che stai ristrutturando. Qual è la differenza di costo tra le due soluzioni?

Per imbiancare devi:

  • preparare le camicie di stucco (o rasare), quindi indicativamente 6€/mq*12mq= 72€
  • mettere il fissativo, quindi 3€/mq*12mq= 36€
  • pitturare, quindi 6€/mq*12mq= 72€

Costo totale = 180€ (considera che un appartamento di 80mq mediamente ha circa 220mq di pareti).

Per rivestire con una carta da parati tipo tnt di buona qualità devi:

  • preparare le camicie di stucco (o rasare), quindi indicativamente 6€/mq*12mq= 72€
  • acquistare la carta da parati, quindi 15€/mq*12mq= 180€
  • posare il parato, quindi 10€/mq*12mq= 120€

Costo totale = 372€.

Una bella differenza vero?

Ma non fermarti al prezzo. Infatti per valutare se usare la carta da parati o rimanere sulla pittura ci sono vari elementi da considerare, tra cui non per ultimo l’aspetto estetico. Però è un altro quello su cui mi voglio concentrare: quanto dura la carta da parati?

3. UNA CARTA DA PARATI È PER SEMPRE?

vecchia carta da parati

Se hai le pareti finite con idropittura sai che sarebbe importante dare una rinfrescata al massimo ogni 3 o 4 anni.

Una carta da parati invece quanto può durare?

La risposta potrebbe tranquillamente essere “per sempre”. Non è raro entrare in appartamenti con anche cinquant’anni di onorata carriera sulle spalle e vedere delle carte da parati ancora in ottimo stato.

Certo non tutte le carte da parati sono uguali.

La durata minima di una carta da parati è di circa 10 anni. Cioè significa che per questo periodo di tempo anche una carta da parati economica ti garantisce di non rovinarsi e di non riempirsi di sporco (sempre se trattata bene…).

Naturalmente se parliamo di carte pesanti e lavabili tale durata può estendersi notevolmente nel tempo. Come ad esempio quelle adatte ai bagni.

Conoscere questo aspetto è importante per capire la reale convenienza economica di un rivestimento con carta da parati. Ma la realtà è che la carta da parati è una scelta che quasi sempre esula da meri conti economici.

RIVESTIMENTO CON CARTA DA PARATI: TRA CONVENIENZA ECONOMICA E SCELTE ESTETICHE

carta da parati scelta estetica

Rimanendo sul solo aspetto economico, facendo due rapidi conti, possiamo affermare che tappezzare i muri di casa con la carta da parati è conveniente: hai un costo iniziale notevolmente superiore ma una durata nel tempo ancora maggiore. Questo aspetto nel tempo rende economicamente vincente scegliere di rivestire i muri con la carta da parati.

Ma ci sono molti altri aspetti su cui dovresti interrogarti in merito alla decisione di rivestire o meno le pareti di casa tua con la carta da parati.

Abbiamo infatti visto che una tappezzeria è (quasi) per sempre…ma lo sono allo stesso modo i tuoi gusti?

Le tappezzerie non sono una semplice finitura della casa ma un vero e proprio elemento di arredo. Determinano molto dello stile degli ambienti in cui sono inseriti.

Quante possibilità ci sono che una carta da parati in ottimo stato ma vecchia di 50 anni possa incontrare ancora i tuoi gusti?

La biologia ci dice che tutte le cellule del nostro corpo, tranne quelle nervose, vengono rinnovate completamente ogni 7 anni.

La psicologia riconosce dei cicli di rinnovamento delle persone ogni 7 anni.

I tuoi gusti in sostanza cambiano ogni 7 anni.

Spostare dei mobili, cambiare parte dell’arredamento, è qualcosa che avviene continuamente e fisiologicamente nella vita di qualsiasi persona.

Ma rifare la tappezzeria di un intero appartamento è tutto un altro discorso, rientriamo nella sfera del “ristrutturare” casa: comporta impegni economici e psicologici che vogliamo affrontare solo quando è realmente necessario e non puoi più rimandare.

Quindi devi riflettere attentamente sulla decisione, non solo economica, di tappezzare tutta la casa con la carta da parati.

Per questo motivo, all’interno degli ambienti domestici, il consiglio che do ai miei clienti che vogliono la carta da parati in casa, è quello di pensarla come un elemento di arredo.

Non consiglio mai, anzi sconsiglio, di tappezzare tutta la casa: è una scelta troppo definitiva rispetto alla vita moderna.

Preferisco invece aiutarli ad individuare alcune pareti, anche di grande dimensione, o una stanza, che potrebbero essere valorizzate attraverso la carta da parati.

In questo modo la carta da parati viene ad assumere il ruolo che, ai giorni d’oggi, ritengo più congeniale: un prezioso e bellissimo elemento di arredo.

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24 Luglio 2019 / / Architettura

Le valvole termostatiche sono state incensate per anni da installatori e venditori come la risposta magica alla tua necessità di abbattere i consumi energetici in casa.

Ma la realtà è che nessuno ti ha mai raccontato fino in fondo la verità sulle valvole termostatiche, sugli obblighi di installazione, sull’effettiva convenienza e su come massimizzarne l’efficienza.

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Ad esempio sono sicuro che nelle tue ricerche hai letto di qualche obbligo in merito all’installazione delle valvole termostatiche se a casa tua c’è il riscaldamento centralizzato, ma se invece hai un impianto autonomo questo obbligo decade quindi puoi stare tranquillo.

Questa informazione è errata. O almeno lo è nei termini che servono a te che devi ristrutturare casa.

Ecco perchè è fondamentale che, prima di fare qualsiasi intervento sul tuo impianto di riscaldamento, tu conosca realmente quali sono i pregi, i difetti, gli obblighi e la reale convenienza delle valvole termostatiche.

Cominciamo col buttare fuori da questo articolo tutti i lettori che non troverebbero informazioni utili: vediamo in sostanza in quali impianti le valvole termostatiche non c’entrano nulla.

Le valvole termostatiche sono dei sistemi di controllo legati agli impianti di riscaldamento, quindi togliamo subito di mezzo i condizionatori.

Inoltre sono legati ad impianti di riscaldamento che utilizzano l’acqua per scaldare gli ambienti, quindi togliamo di mezzo anche gli impianti di riscaldamento elettrici.

Tra gli impianti ad acqua rimangono quelli a termosifoni e quelli a pannelli radianti (riscaldamento a pavimento): le valvole termostatiche non si possono installare sugli impianti a pannelli radianti.

Quindi rimangono solo gli impianti a termosifoni: se in casa tua hai un impianto di riscaldamento a termosifoni, o se hai intenzione di installarne uno nuovo, stai leggendo l’articolo giusto.

COSA SONO LE VALVOLE TERMOSTATICHE

cosa sono le valvole termostatiche?

Partiamo proprio da questo punto perchè comprendere il funzionamento delle valvole termostatiche è importante per inquadrarne correttamente l’utilità e gli obblighi connessi.

Se hai mai visto un termosifone sai benissimo che è presente una valvola per aprire o chiudere l’afflusso d’acqua. Le valvole termostatiche vanno montante in sostituzione delle valvole classiche.

E ad una prima vista le valvole termostatiche possono sembrare poco differenti dalle normali valvole che sono presenti su tutti i termosifoni. In fondo si tratta di una manopola che ruota come le valvole normali e che in più ha solo una scala graduata che va da 0 a 5.

Dov’è quindi la differenza?

Naturalmente c’è e sta tutta dentro la valvola.

Una valvola classica non fa altro che aumentare o diminuire la quantità di acqua (calda durante il funzionamento dell’impianto) che entra nel termosifone. Ti da un po’di controllo perchè chiaramente meno acqua calda entra nel termosifone, più bassa è la temperatura dello stesso e quindi meno calda è la stanza.

Ma nella sostanza non ti aiuta a regolare la temperatura dell’ambiente in cui è installata: se tu in un determinato ambiente vuoi 20°, con una valvola classica non riuscirai mai ad ottenere tale temperatura e sarà un continuo lottare tra girare un po’a destra e un po’a sinistra la valvola per trovare un equilibrio.

Consentirti di regolare e mantenere precisamente la temperatura che desideri in ogni ambiente di casa è esattamente quello che fa una valvola termostatica.

Infatti le valvole termostatiche ti permettono di settare la temperatura dell’ambiente in cui sono installate e mantenerla una volta raggiunta.

Alla scala graduata che va da 0 a 5 corrispondono precise temperature.

Il motivo per cui si utilizza una scala numerata e non le temperature espresse in gradi è che ogni produttore fa corrispondere ad ogni valore una temperatura leggermente diversa.

Per semplicità qui sotto ti metto una indicazione di massima delle temperature associate ai vari valori della scala graduata:

  • 0 = valvola completamente chiusa
  • 1 = temperatura 12°-16°
  • 2 = temperatura 16°-18°
  • 3 = temperatura 18°-20°
  • 4 = temperatura 20°-24°
  • 5 = temperatura 24°-28°

C’è poi solitamente un’altra posizione contraddistinta dal simbolo di un fiocco di neve che corrisponde indicativamente alla temperatura di 8°. Questa posizione, detta “antigelo”, serve per fare in modo che l’impianto non si rovini in caso di prolungato inutilizzo durante l’inverno facendo circolare una minima quantità d’acqua.

Come fanno le valvole termostatiche a garantirti la temperatura desiderata?

Le valvole termostatiche si chiamano così perchè hanno una “testa termostatica”: in sostanza è un sensore posto nella testata della valvola che rileva la temperatura ambiente.

Quando la temperatura ambiente rilevata si avvicina alla temperatura impostata nella scala graduata la valvola comincia a chiudersi automaticamente facendo affluire meno acqua calda all’interno del termosifone, fino a chiuderlo completamente al raggiungimento della temperatura desiderata.

All’abbassarsi della temperatura la valvola si riapre automaticamente facendo passare una maggiore quantità di acqua calda.

Questa capacità di aprirsi e chiudersi automaticamente in base alla temperatura esterna fa sì che le valvole termostatiche siano considerate dei sistemi di regolazione della temperatura modulanti.

La cosa bella di questo meccanismo automatico è che non è necessario nessun collegamento elettrico e nemmeno una batteria: avviente tutto in modo totalmente meccanico grazie ai materiali contenuti all’interno delle teste termostatiche.

Infatti si tratta di materiali che si espandono e contraggono a seconda della temperatura esterna, facendo chiudere o aprire la valvola.

I materiali utilizzati sono cere (risposta lenta alle variazioni di temperatura), liquidi (risposta media) o gas (risposta rapida). E qui mi fermo perchè non credo che tu voglia diventare un super esperto di questi dettagli.

Anche perchè ci sono cose più importanti di cui dobbiamo parlare. A partire dal rispondere alla seguente domanda:

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HAI L’OBBLIGO DI INSTALLARE LE VALVOLE TERMOSTATICHE?

Su questo argomento c’è un enorme caos!

Come al solito in Italia ci sono leggi che si rincorrono in continuazione e anche chi prova a spiegartele non ti aiuta a chiarire le cose!

Lo faremo in questo articolo.

Per capire cosa dice la legge dobbiamo partire da una prima essenziale distinzione tra:

  • Impianti di riscaldamento esistenti
  • Nuovi impianti di riscaldamento o rifacimento/modifica di impianti esistenti

Una volta capito che la legge tratta in modo diverso questi due casi tutto va decisamente liscio. Partiamo dal primo.

Gli impianti esistenti e il d.lgs. 141/2016

Non ti voglio annoiare con leggi, leggine, interpretazioni, etc.

Sappi solo che il decreto legislativo 141/2016 non fa altro che recepire la direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica. E che nel caso delle valvole termostatiche sancise alcuni principi relativamente agli impianti esistenti.

Cosa intendiamo per impianti di riscaldamento esistenti?

Semplicemente quelli attualmente installati e per cui non c’è intenzione di fare modifiche (di cui parleremo nel prossimo paragrafo…).

La legge afferma che hai degli obblighi anche se non hai intenzione di fare alcuna modifica al tuo impianto. Bella seccatura vero?

Però la realtà è che si tratta di una seccatura solo per una parte dei possessori di impianti di riscaldamento a termosifoni. E tra l’altro per queste persone è una seccatura che dovrebbe essere già stata affrontata e risolta nel 2017…

gestione valvole termostatiche

In sostanza tutti gli impianti di riscaldamento a termosifoni instatllati in edifici in cui ci sia il riscaldamento centralizzato hanno l’obbligo di installare le valvole termostatiche sui termosifoni e un contabilizzatore di calore che rilevi i consumi effettivi.

Se invece hai un impianto di riscaldamento autonomo, cioè hai una tua caldaia a cui sono collegati i tuoi termosifoni, non hai nessun obbligo, anche se stai in condominio.

Perchè questo obbligo?

Il censimento ISTAT del 2011 (quindi ormai un po’datato…ma questi sono i dati che abbiamo a disposizione) diceva che le case collegate ad un impianto di riscaldamento centralizzato sono il 15,7%. Quasi 5 milioni…un bel numero.

Siccome il pagamento delle bollette in caso di riscaldamento centralizzato è direttamente collegato alla dimensione dell’immobile (in pratica si paga quotaparte della bolletta in base ai millesimi) e non ai consumi reali, si venivano a creare situazioni assurde per cui lo spreco era all’ordine del giorno.

Infatti se non paghi in base ai reali consumi chi te lo fa fare di stare attento a quanto tieni calda la casa? (e quindi a quanta energia consumi?)

Conosco persone che mi raccontavano di inverni passati totalmente in maniche corte…

Naturalmente tutto ciò porta ad aumentare i consumi, quindi a produrre più inquinamento. E per questo la Comunità europea è intervenuta con la direttiva 2012/27/UE .

L’Italia l’ha recepita e dal 30 giugno 2017 tutti gli impianti di riscaldamento centralizzati devono avere le valvole termostatiche e soprattutto il contabilizzatore di calore: questo strumento, che deve essere presente in ogni appartamento, consente di calcolare esattamente il consumo energetico per il riscaldamento e quindi fa pagare la quota giusta della bolletta ad ogni condomino.

Occhio che se non sei in regola e ti vengono a fare un controllo sono multe fino a 2.500 euro!

Ma ti ribadisco che questa cosa è legge solo per gli impianti centralizzati, mentre per il tuo impianto autonomo su cui non fai interventi di ristrutturazione no.

Però se devi ristrutturare cambia la musica…

Il rifacimento degli impianti di riscaldamento, le valvole termostatiche e il d.m. 26 giugno 2015 “Requisiti minimi”

Se stai leggendo questo articolo i motivi sono 2: o hai fatto una ricerca generica sulle valvole termostatiche o devi ristrutturare casa.

Se devi ristrutturare casa e prevedi interventi sull’impianto di riscaldamento devi metterti l’anima in pace: hai l’obbligo di installare le valvole termostatiche.

Tale obbligo attualmente te lo dice il decreto che ho citato sopra, 26 giugno 2015 – “Requisiti minimi”, ma in realtà esiste da quasi dieci anni prima, dal 2007, ed era sancito in un allegato della legge sul contenimento dei consumi energetici (allegato I del d.lgs. 192/2015, allegato ora abrogato).

Quindi se hai rifatto o installato un nuovo impianto di riscaldamento dal 2007 in avanti e non hai messo le valvole termostatiche occhio! Anche in questo caso rischi multe salate…

Gli obblighi sanciti dal decreto “requisiti minimi”

Partiamo col chiarire una cosa: tutti gli obblighi di cui parleremo sono validi sia per gli impianti centralizzati che per gli impianti autonomi. Nessuna differenza.

Tutti gli obblighi valgono per ogni nuovo impianto di riscaldamento a termosifoni (quindi se prima avevi la stufa a legna o le stufette elettriche e ora metti una caldaia con termosifoni stai facendo un nuovo impianto), o per il suo rifacimento o ristrutturazione.

Per “ristrutturazione” dell’impianto si intende tutto ciò che determina un cambio dei consumi: cambiare la caldaia, cambiare le tubazioni ma anche cambiare i termosifoni. Tutto contribuisce a modificare i consumi.

(pss…chiaro che se cambi solo un termosifone magari puoi evitare, però se li cambi tutti no! …ma io non ti ho detto nulla…)

Nel decreto “requisiti minimi” sono queste le due diciture usate per determinare l’obbligo di valvole termostatiche:

7. Gli impianti di climatizzazione invernale devono essere dotati di sistemi per la regolazione automatica della temperatura ambiente nei singoli locali o nelle singole zone termiche […]

nel caso di nuova installazione di impianti termici di climatizzazione invernale in edifici esistenti, o ristrutturazione dei medesimi impianti o di sostituzione dei generatori di calore […]

b) installazione di sistemi di regolazione per singolo ambiente o per singola unità immobiliare, assistita da compensazione climatica;

Le valvole termostatiche sono a tutti gli effetti “sistemi di regolazione automatica della temperatura ambiente nei singoli locali”, quindi è una soluzione accettata dalle norme in vigore.

Attenzione però: all’inizio di questo paragrafo ti ho parlato di obbligo di valvole termostatiche per nuovi impianti o ristrutturazione di quelli esistenti perchè sono il sistema più semplice (ed economico) per raggiungere i risultati prescritti da legge. Ma come hai potuto leggere da nessuna parte si cita tali sistemi come obbligatori: infatti esistono anche altri sistemi di regolazione, anche più raffinati (con vari sensori interni, esterni, centraline, etc.) che sono anche più prestanti.

Diciamo che le valvole termostatiche sono il dispositivo minimo necessario per raggiungere i requisiti richiesti per legge.

Bene…ora che sai tutto sulle valvole termostatiche, non è che ti stai chiedendo se servono realmente queste valvole termostatiche?

Cioè sono solo un obbligo (diretto e indiretto…) di legge, oppure hanno una reale utilità?

CONVIENE INSTALLARE LE VALVOLE TERMOSTATICHE?

valvole termostatiche: sono convenienti?

Il modo con cui le valvole termostatiche dovrebbero far diminuire i consumi (e quindi le bollette) credo che sia chiaro: chiudendo in modo automatico l’accesso dell’acqua calda dove non serve (perchè si è già raggiunta la temperatura desiderata) diminuisce la richiesta di acqua calda alla caldaia che quindi modula la produzione diminuendo i consumi.

Tutto molto semplice e lineare, però se chi ti vende le valvole termostatiche le spaccia per il santo graal del risparmio energetico devo darti una brutta notizia: ti sta prendendo in giro.

Non mi fraintendere: un contributo a diminuire i consumi lo danno, però meno significativo di quello che puoi pensare.

In compenso le valvole termostatiche hanno altre ricadute positive importanti sul benessere che puoi raggiungere in casa.

Prima di parlare di numeri e benessere però ti invito a fare una riflessione.

Il risparmio energetico inizia dall’isolamento

Quella che faremo in questo paragrafo è una riflessione che vale in generale per risparmiare sui consumi energetici per il riscaldamento (e raffrescamento) delle case e che quindi calza a pennello anche quando parliamo di valvole termostatiche, soprattutto se te le spacciano come la risposta all’abbattimento delle bollette.

Fai attenzione: puoi installare le migliori e più efficienti tecnologie per abbattere i consumi in casa tua ma se non c’è un isolamento adeguato stai solo sprecando i tuoi soldi.

Gli impianti da soli non possono modificare la quantità di calore che esce da muri, solai e finestre.

Certo, ottimizzare i consumi di energia passando da sistemi che la sprecano a sistemi più efficenti è un’ottima operazione. Ma valuta attentamente anche di effettuare interventi sull’involucro quando ti è possibile. Te ne ho parlato in un articolo dedicato proprio all’isolamento.

E vedrai come i numeri di cui parleremo nel prossimo paragrafo sono la dimostrazione di questa mia affermazione.

Quello che dicono i freddi numeri: quando le valvole termostatiche convengono (e quando no)

Partiamo da alcuni dati che sono stati pubblicati ad aprile 2017 sulla rivista Energia e Dintorni (se ti interessa è la rivista del Comitato Termotecnico Italiano ed è liberamente scaricabile dal loro sito).

In sostanza sono stati monitorati 15 condomini tra Torino e Roma in cui sono state installate le valvole termostatiche e i sistemi di contabilizzazione del calore (indispensabili per avere una misura corretta dei consumi reali).

Questi condomini erano dotati di riscaldamento centralizzato, ma i risparmi ottenuti dai singoli appartamenti sono del tutto assimilabili a quelli di un impianto autonomo a servizio.

Il risultato è stato un risparmio medio dell’8% il primo anno e del 10% dal secondo anno. Sicuramente un buon risultato, ma lontano da quello che ti raccontano venditori e installatori.

Però c’è un’altra cosa da dire: l’Italia non è tutta uguale…Aosta e Palerno hanno climi profondamente diverso e in mezzo c’è di tutto. Pertanto anche i sistemi di riscaldamento devono essere opportunamente valutati, progettati e dimensionati.

Per capire bene gli effetti delle valvole termostatiche a seconda della zona d’Italia in cui si trova l’immobile, sono interessanti altri dati pubblicati nella rivista “La termotecnica” del novembre 2016 (anche questa scaricabile).

Anche in questo caso si è fatto riferimento agli edifici con riscaldamento centralizzato, ma le conclusioni a cui si è giunti sono interessanti per fare una riflessione generale sulle valvole termostatiche.

In sostanza è emerso che in tutto il nord Italia (dove nel complesso vive la maggior parte della popolazione italiana) e nelle zone montane (zone climatiche E e F) i tempi di ritorno dell’investimento per installare le valvole termostatiche è compreso tra i 2,3 e i 5,1 anni, sfruttando le detrazioni fiscali.

Cioè i risparmi generati in bolletta dalla loro installazione copre il costo sostenuto in un periodo compreso tra i due e i cinque anni.

I tempi sono relativamente brevi e quindi sono investimenti convenienti.

La maggior parte delle zone costiere e pre-montane del centro-sud Italia (zona climatica D) hanno tempi di ritorno dell’investimento compresi tra i 5 e gli 8 anni. Continua ad essere un investimento conveniente anche se siamo al limite.

Nelle zone climatiche più calde, le coste e parte dell’entroterra del sud Italia (zone A, B e C), i tempi di ritorno dell’investimento variano da 9 a oltre 24 anni.

Risulta chiaro già ad una lettura di questo dato che non ha senso, in termini di risparmio sulle bollette, installare le valvole termostatiche in tali zone d’Italia.

E il motivo è dato principalmente dalla durata media di vita di una valvola termostatica, che è stimata essere di circa 10 anni.

E come la mettiamo con la legge?

Abbiamo visto che in alcuni casi la legge impone di installare le valvole
termostatiche (impianti centralizzati)…e se dove stai tu non conviene?
Fortunatamente viene data la possibilità di evitarle se dimostri che la loro installazione è tecnicamente impossibile (per esempio nei pavimenti
radianti) oppure non è economicamente conveniente.
Però deve esserci un tecnico che si prende la responsabilità di dichiarare questa cosa.

Adesso che i dati ci hanno dato una maggiore chiarezza della situazione devi farti l’ultima domanda…ma l’unico scopo delle valvole termostatiche è risparmiare?

La ricerca del benessere in casa e le valvole termostatiche

Diciamocelo: sono finiti da molto i tempi in cui ci si riuniva la sera davanti al focolare per cenare e scaldarsi e poi si andava a letto in camere gelide coprendosi con strati su strati di vestiti e coperte. Oppure in cui si andava in bagno con sciarpa e berretto rischiando di congelarsi ogni volta che ci si sedeva sul vaso.

In casa si cerca un livello minimo di benessere durante tutte le stagioni. E le valvole termostatiche possono aiutare a raggiungere un benessere ideale durante l’inverno.

Infatti saprai meglio di me che non ti serve a niente tenere la temperatura costante di 20° in tutti gli ambienti domestici: in bagno sarà troppo freddo, in cucina troppo caldo, in camera dovrai dormire continuando a coprirti e scoprirti…

E’ dagli anni ’60 del secolo scorso che sono stati fatti studi sulle temperature che, mediamente, garantiscono condizioni di benessere. Indicativamente possiamo considerare:

  • Zona giorno (soggiorno e cucina) circa 20°
  • Zona notte (camere da letto) circa 18°
  • Bagni circa 22°

Il modo più semplice per raggiungere queste condizioni è…installare le valvole termostatiche: setti in ogni stanza la temperatura desiderata e sei a posto.

Quindi in alcuni casi, anche se non potrebbero darti questo grande risparmio in bolletta, le valvole termostatiche potrebbero aiutarti a raggiungere le condizioni di benessere che cerchi in casa.

E proprio con questo duplice obiettivo, cioè risparmiare sulle bollette e ottenere un vero confort in casa, prima di montare le valvole termostatiche devi fare un’ultima riflessione.

COME SFRUTTARE AL MASSIMO LE VALVOLE TERMOSTATICHE

valvole termostatiche con controllo wifi

Questo ultimo paragrafo è quello classico dei consigli. Ma non ti dirò le solite cose che puoi leggere in giro e che anzi ti riassumo in questo elenco:

  • Non coprire i termosifoni con tendaggi, mobili o griglie
  • Imposta valori differenti di temperatura nelle varie stanze
  • Chiudi le tapparelle la sera per non sprecare calore
  • Non tenere aperte le valvole e accesi i termosifoni quando arieggi la casa
  • Lascia la valvola a massima apertura (5) durante il periodo estivo

Questi sono la base di consigli legati all’utilizzo delle valvole termostatiche e tienili sempre come buoni.

Qui però voglio fare uno step in più: siccome le valvole termostatiche sono un (piccolo) investimento, non devi prendere le prime che ti capitano sotto mano e soprattutto devi valutare cosa abbinarci (e se farlo).

Partiamo da un dato di fatto: in un impianto centralizzato devi installare un contabilizzatore di calore oltre alle valvole. Ma in un impianto autonomo no.

Nel senso che le valvole funzionano benissimo da sole senza contabilizzatore (che serve per monitorare i consumi).

Però con ogni probabilità sarà previsto un termostato o un cronotermostato nel tuo impianto di riscaldamento.

Come si interfaccia questo termostato con le valvole termostatiche? Può dare dei problemi?

Ti tranquilizzo subito: nessun problema.

Però devi mettere in conto che il termostato, che accende o spegne l’impianto al raggiungimento della temperatura desiderata, deve perdere quella funzione, perchè saranno le valvole a regolare il flusso di calore che serve ai termosifoni.

Se ad esempio tu in una stanza vuoi 22° (un bagno per esempio) e il tuo termostato generale è impostato a 20°…non avrai mai la temperatura desiderata in bagno.

Come fare? Imposta il termostato alla temperatura più alta desiderata e modula le temperature dei vari ambienti con le valvole termostatiche.

Soluzione ancora più pratica è far lavorare il termostato come cronotermostato: cioè decidi a che orari deve essere acceso/spento l’impianto e al resto ci pensano le valvole termostatiche.

Questo però è un lavoro che puoi fare in modo semplice con le valvole termostatiche normali.

Ma se vuoi qualcosa di più sofistica trovi in commercio valvole termostatiche evolute che, tramite sistemi wifi, si connettono a delle unità di controllo che consentono di gestire le temperature nei vari ambienti senza doverle andare ad impostare nelle singole valvole ma direttamente da uno schermo touch. E l’unità si connette, sempre tramite wifi, ad un terzo apparecchio installato sulla caldaia per comandarla in relazione alle richieste dell’impianto.

Sistemi di questo tipo sostituiscono totalmente i sistemi cablati (i termostati), rispondono alle prescrizioni che abbiamo visto nel decreto “requisiti minimi” e soprattutto consentono di accedere alle detrazioni fiscali del 65% se abbinati alla sostituzione della caldaia con una a condensazione di ultima generazione.

Infatti la detrazione per questi interventi da un paio di anni è scesa al 50% a meno di installare anche sistemi di termoregolazione evoluti modulanti, caso in cui le detrazioni sono del 65%. E i sistemi di regolazione di cui ti ho accennato in queste ultime righe consentono di trasformare il tuo impianto classico in uno di tipo modulante.

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L’articolo Valvole termostatiche: oggi ti dico la mia! (Cioè tutto quello che tecnici e installatori non ti rivelano e che invece devi sapere) sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | Il sistema scientifico per ristrutturare.

18 Luglio 2019 / / Architettura

Il bagno è uno degli ambienti in cui ci sono più regole da rispettare se vuoi che funzioni. Non ti sto parlando di leggi da seguire (quelle sono comunque in abbondanza…) ma di accorgimenti pratici che, se non rispettati, ti consegneranno un bagno inutilizzabile. E al suo interno la zona lavabo costituisce un piccolo universo da curare maniacalmente e con precisione, perchè è la zona in cui passerai più tempo.

In questo articolo ti farò vedere quali sono alcuni degli accorgimenti per la zona lavabo che spesso i tecnici tralasciano di applicare e che potrebbero farti odiare il tuo nuovo bagno.

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Ho scritto molti articoli sul bagno, qui puoi trovare la mega guida completa in cui ti spiego in cosa consiste realmente la ristrutturazione del bagno e cosa devi fare per non sbagliare.

Però in quella guida non approfondisco l’analisi di tutte le zone del bagno e di come dovrebbero essere organizzate. Invece nell’articolo che stai leggendo adesso farò proprio questo per la zona lavabo.

In particolare approfondiremo due aspetti:

  • Quali sono e che caratteristiche hanno gli elementi che compongono la zona lavabo;
  • Quali sono le dimensioni standard di questi elementi e come dovrebbero essere posizionati gli uni rispetto agli altri e rispetto al resto del bagno.

Qui troverai delle informazioni che per gli addetti ai lavori spesso sono automatiche ma che raramente vengono comunicate a dei clienti che, come è normale che sia, non sono esperti del settore e quindi si arrovellano tra mille dubbi.

TUTTI GLI ELEMENTI CHE COMPONGONO LA ZONA LAVABO

La zona lavabo chiaramente non si compone del solo lavabo. Il lavandino, che sicuramente è il centro di tutto, è comunque solo uno dei molti elementi di cui dovrai preoccuparti:

Sono tutti fondamentali e devono essere pensati come fossero un unico grande elemento.

Il lavabo e il mobile sottolavabo

Stiamo naturalmente parlando dell’elemento centrale non solo di questa parte del bagno ma di tutto il bagno.

Da ormai molti anni i vecchi lavabi a colonna sono stati sostituiti, nelle preferenze dei proprietari, da lavabi integrati con i cosiddetti mobili sottolavabo.

In realtà parlare genericamente di lavabi e mobili sottolavabo è riduttivo perchè le varianti in commercio sono realmente infinite. Però è possibile individuare quelle principali tra cui poter scegliere. Nella tabella qui sotto te le elenco:

I lavabi

Lavandino sospeso

Si tratta del classico lavandino che è satato sempre installato nei bagni delle case per decenni. Solo che probabilmente tu l’hai sempre visto nella versione qui sotto…cioè il

Lavandino sospeso
…Lavandino a colonna

E’ un lavandino sospeso a cui è stata aggiunta una colonna sotto con duplice funzione: da un lato regge parte del peso del lavandino e dall’altro nasconde il sifone

lavandino a colonna
Lavandino a semicolonna

Si tratta sempre di un lavandino sospeso a cui è stata aggiunta la cosiddetta “semicolonna”, cioè un elemento alto quanto il sifone che ha lo scopo di nasconderlo. Questa soluzione viene adottata quando si preferice non acquistare un sifone di design (più costoso) e quindi risulta necessario nasconderlo.

Lavandino a semicolonna
Lavandino da appoggio

Qui cominciamo ad entrare nelle soluzioni di design che si sono diffuse negli ultimi anni. Il lavandino da appoggi non è altro che una ciotola, che può avere varie forme, che viene appoggiata su un piano sottostante.

lavandino da appoggio
Lavandino da incasso

In questo caso il lavandino scompare all’interno di un mobile (in cui appunto viene incassato)

lavandino da incasso

C’è da evidenziare un aspetto relativamente ai materiali con cui vengono realizzati i lavabi: fino a pochi anni fa erano tutti immancabilmente realizzati in ceramica, ora invece ci sono molte più alternative in commercio, solitamente vengono dedicate ai lavabi di design.

In particolare negli ultimi anni si stanno diffondendo materiali quali il Corian, un materiale composito formato sostanzialmente da resina e alluminio, con i suoi emuli che hanno semplicemente un nome commerciale differente (corian è un marchio registrato). Oppure il gres porcellanato, lo stesso con cui vengono realizzati i pavimenti. Quest ultimo materiale, grazie alle varianti di finiture che permette di ottenere, è molto utilizzato per realizzare lavandini integrati coi mobili sottolavabi, creando una totale continuità tra i top e la vasca del lavandino.

lavabo in gres porcellanato

I mobili sottolavabo

Piano di appoggio

In questo caso stiamo parlando di un semplice “mensolone”, quindi completamente libero sotto, su cui il lavabo può essere appoggiato oppure incassato.

Mensola lavabo
Mobile sottolavabo sospeso

Il mobile sottolavabo viene appeso alla parete posteriore e resta libero sotto…un vero e proprio pensile.

sottolavabo sospeso
Mobile sottolavabo da appoggio

Il mobile sottolavabo appoggia fino a terra, sfruttando al massimo lo spazio.

sottolavabo da appoggio

Questi qui sopra sono i tre principali tipi di mobili sottolavabo che puoi trovare nei negozi specializzati.

Il design negli anni ha spinto molto verso i mensoloni su cui appoggiare una ciotola quale soluzione estetica preferibile; però la necessità di trovare spazio dove riporre le cose, in un ambiente che effettivamente di spazio non ne lascia molto, ha fatto diffondere i mobili sottolavabo sospesi, che coniugano efficacemente sia l’aspetto estetico che quello pratico.

Ti dico ora una cosa che nessuno ti rivela mai: se scegli il mobile sottolavabo sospeso fai in modo che non si trovi troppo vicino al pavimento, altrimenti la pulizia sotto di esso diventerebbe difficoltosa e quello spazio finirebbe per trasformarsi in un ricettacolo di polvere e sporcizia, che in un ambiente umido come il bagno è il peggio che puoi agurarti.

Cerca sempre di fare in modo che ci siano almeno 20-30 cm da terra. Nel caso in cui tu abbia proprio bisogno di tutto lo spazio a tua disposizione propendi per un mobile sottolavabo da appoggio, ma di quelli che appoggiano completamente con una base a terra, non solo coi piedini (altrimenti il problema non cambia…).

La rubinetteria

Pensi che ci sia poco da dire sulla rubinetteria per il lavabo? Ti sbagli di grosso…c’è un mondo anche nel settore dei rubinetti e devi essere consapevole che la scelta di quale rubinetto verrà installato la devi fare nel momento in cui scegli il lavabo. Il motivo è che l’idraulico, quando andrà ad impostare gli impianti, deve sapere l’esatta posizione degli attacchi di carico e scarico, altrimenti potrebbe fare degli errori irrecuperabili.

Non è mia intenzione fare una disamina dettagliata su quali siano le caratteristiche tecniche e di materiali che devono avere i rubinetti. In questo articolo mi interessa darti una classificazione dei rubinetti che trovi in commercio

I rubinetti si catalogano, nella sostanza, secondo due aspetti:

  1. La tipologia di comando
  2. La posizione in cui viene installato

Ancora una volta vediamo un paio di tabelle riassuntive.

La classificazione secondo i comandi

Miscelatore

Si tratta sicuramente del rubinetto più diffuso che ha due grossi pregi: consente di regolare precisamente la temperatura dell’acqua, consente un grosso risparmio idrico.

rubinetteria: miscelatore
Rubinetto a manopole monoforo

Stiamo parlando dei classici rubinetti con le manopole, una soluzione vintage che sta tornando di moda. In questo caso le due manopole fanno parte del rubinetto stesso.

rubinetto monoforo
Rubinetto a tre fori

E’ la versione classica di quello sopra. Si tratta dei rubinetti presenti in tutte le case fino all’invenzione del miscelatore. La caratteristica iportante è la necessità di prevedere tre fori sul lavabo in cui viene installato.

rubinetto a tre fori

Questi sono i più diffusi (il miscelatore la fa da assoluto padrone), però pensa che la tecnologia sta entrando anche in questo settore con alcuni modelli collegati addirittura alla domotica di casa.

Posizione di installazione del rubinetto

Sul lavabo

Questa è la posizione classica e decisamente la più diffusa.
Il rubinetto viene installato direttamente sul lavabo nei fori già predisposti.

miscelatore da lavabo
Sul piano del mobile sottolavabo

Questa posizione è possibile in due casi: quando il lavabo è una ciotola da appoggio, quando il lavabo è integrato al piano del mobile sottolavabo.

miscelatore da piano
A muro

Si tratta di una soluzione di design che si è diffusa negli ultimi anni. Consente di avere il lavabo e il piano del mobile completamente liberi. Naturalmente bisogna prevedere correttamente la predisposizione dei rubinetti.

miscelatore da parete

Scegli il rubinetto giusto per il tuo lavabo

Ecco un’altra chicca che con ogni probabilità il tuo tencnico non ti dirà. Devi prestare molta attenzione ad abbinare correttamente il rubinetto con il lavabo. Attenzione: non sto parlando di aspetti estetici, quelli dipendono dai tuoi gusti personali, ma mi riferisco alla funzionalità del sistema rubinetto-lavabo.

Ad esempio un rubinetto con una canna lunga potrebbe far cadere il getto troppo vicino al bordo del lavabo, facendo schizzare l’acqua dappertutto.

Oppure un rubinetto con la canna corta su un lavabo con un bordo importante potrebbe far cadere il getto troppo vicino al limite della vasca e rendere scomodo il getto d’acqua.

Questi sono solo due esempi di possibile errato abbinamento del rubinetto al lavabo. Le possibili combinazioni sono molteplici e quindi è necessario prestare molta attenzione a questo aspetto.

Lo specchio e l’illuminazione

Ho inserito in un unico paragrafo specchio e illuminazione perchè sono due funzioni spesso integrate in un unico elemento.

In questo caso non ti ho preparato una tabellina riassuntiva perchè le soluzioni sono realmente infinite…specchi e luci di tutte le forme e dimensioni ti danno veramente una scelta infinita.

Invece qui di seguito ti voglio fare solo un breve elenco di alcuni aspetti che devi tenere in considerazione quando scegli lo specchio e l’illuminazione da abbinarci.

  1. Specchio sovrapposto o ad incasso? Lo specchio può essere posizionato sopra il rivestimento oppure incessato per essere a filo del rivestimento stesso. Nel caso in cui tu decida per questa seconda soluzione devi prestare particolare attenzione a fare in modo che venga lasciato un incasso sufficientemente profondo per fare in modo che lo specchio si trovi perfettamente a filo della parete;
  2. Luce integrata nello specchio o a parte? Qualsiasi sia la tua scelta tieni presente che la luce in questo caso ha lo scopo di illuminarti il viso, però senza abbagliarti. Per rispondere efficacemente a questa esigenza la luce dovrebbe essere su almeno tre lati dello specchio (sopra e ai lati). Solitamente nelle soluzioni integrate questo aspetto è tenuto in considerazione, invece nelle soluzioni separate devi prestare più attenzione. Una luce puntuale (tipo una lampadina o un faretto) non è sicuramente la soluzione corretta. Un’alternativa efficace è prevedere una luce lineare (oggi è semplice grazie alle stripled) perchè garantisce un’illuminazione maggiormente diffusa e uniforme;
  3. Dove posizionare il cavo elettrico per alimentare le luci? E’ un aspetto spesso traascurato durante la ristrutturazione e la decisione dipende direttamente dalla tipologia di specchio che hai scelto. Se ha la luce integrata devi farti dare la scehda tecnica dello specchio in cui troverai le indicazioni anche sul posizionamento dei cavi; se invece la hai previsto un’illuminazione a parte, devi prevedere in modo preciso, insieme al tuo elettricista, la posizione in cui verrà installata la luce e quindi fare la predisposizione di conseguenza.

Le prese e i comandi elettrici

A fianco del lavabo devono essere previsti dei servizi elettrici.

Ci deve essere l’interruttore che comanda la luce sopra o integrata nello specchio. E ci deve essere almeno una presa a cui poter collegare gli apparecchi che solitamente vengono utilizzati in bagno (phon, rasoi, piastre, etc…)

Questa presa deve essere di tipo schuko (detta anche “tedesca”) perchè, soprattutto i phon, hanno questo tipo di spina.

Devi fare attenzione a dove mettere questi comandi: chiaramente non possono essere posizionati sopra il lavabo per questioni di sicurezza, ma devono essere previste ai lati dello stesso.

Inoltre devono essere abbastanza in alto da non creare intralcio con il piano del lavabo stesso. Nel prossimo paragrafo parleremo delle dimensioni della zona lavabo, tra cui anche l’altezza del lavabo e di coneguenza dei comandi elettrici.

Ti evidenzion che, in merito alle caratteristiche dell’impianto dlla zona lavabo, ci sono delle precise regole da seguire dettate dalle normative tecniche di settore (CEI 64-8).

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LE DIMENSIONI E GLI SPAZI NECESSARI PER LA ZONA LAVABO

Qual’è l’ingombro di un lavabo? Quanto spazio e necessario dietro e ai lati? A che altezza va messo? E lo specchio?

Queste sono alcune delle domande a cui risponderemo nelle prossime righe e che ti consentiranno, in relazione al tuo bagno, di capire quale tipologia di lavabo possa essere la scelta migliore per il tuo caso specifico.

Le dimensioni del lavabo e gli “spazi di manovra”

Partiamo da una premessa: ormai trovi in commercio lavandini di tutte le dimensioni possibili e immaginabili.

Ci sono i micro-lavabi, del diametro di poco più di venti centimetri, come le mega vasche larghe fino a 1,5 metri. Qui voglio darti le dimensioni standard di un lavandino.

Se parliamo di lavabi “isolati”, cioè non integrati all’interno di un mobile sottolavabo, le dimensioni standard sono circa 60 centimetri di larghezza e circa 55 centimetri di profondità.

Ti inserisco nuovamente l’immagine del lavandino che ti ho già proposto prima per capire di quale stiamo parlando:

Lavandino a semicolonna

 In questo caso hai bisogno di almeno 20 centimetri di spazio ai due lati e almeno 60 centimetri di fronte per poterti muovere.

Personalmente ritengo che lo spazio di manovra di fronte al lavabo dovrebbe essere di non meno di 70 centimetri…

Se invece parliamo di lavabi integrati con un mobile sottolavabo le vasche possono tranquillamente avere dimensioni diverse, anche meno generose. Già una vasca quadrata da 40 centimetri di lato è più che sufficiente.

In questo caso però è importante che il mobile su cui il lavabo è posizionato sia più grande rispetto al lavabo: solitamente si lasciano almeno 20 centimetri ai lati della stessa e 5 centimetri davanti e dietro (quindi parliamo di un piano di dimensioni complessive di 80x50cm).

Il mobile sottolavabo esso può essere senza problemi addossato ad una parete laterale (anche “incastrato” tra due pareti), però, per consentirti di muoverti agevolmente, in questo particolare caso sarebbe meglio che il mobile fosse più largo di 80 centimetri: almeno 100centimetri sarebbe la misura minima ideale della parete (e quindi del mobile).

mobile sottolavabo contro una parete

Naturalmente lo spazio che deve esserci di fronte al mobile è lo stesso di cui abbiamo già parlato in merito al lavabo singolo (minimo 60cm)

L’altezza ideale del lavabo è di circa 85 centimetri da terra. Attenzione: questa è l’altezza del filo superiore del lavabo, non del fondo della vasca.

Si tratta chiaramente di una misura media, che va bene più o meno per tutti. Tale valore, soprattutto in presenza di lavabi sospesi o di mobili sottolavabo sospesi, può essere facilmente corretta in base alle singole esigenze.

Diciamo che un range valido è da circa 82 centimetri fino a 90 centimetri. Oltre queste misure diventa veramente scomodo l’utilizzo, soprattutto perchè va a stressare la schiena con angoli di inclinazione innaturali.

E se hai due lavabi?

Negli ultimi anni si stanno diffondendo molto le zone lavabo che prevedono due lavandini affiancati, solitamente integrati in un unico mobile sottolavabo.

In questo caso devi prestare attenzione alla distanza tra i due lavabi: non possono essere troppo vicini altrimenti rischi di interferire con chi utilizzerà il bagno insieme a te. La distanza minima tra l’asse di due vasche affiancate dovrebbe essere di circa 80 centimetri. Attenzione: sto parlando di asse...non di bordo.

La posizione del rubinetto a parete

Vorrei spendere due parole in merito all’altezza a cui dovrebbe essere installato il rubinetto a parete.

Sulla posizione dei rubinetti sul lavabo o da appoggio c’è poco da dire in quanto sono principalmente dettati dalle dimensioni dei rubinetti stessi:

  • nel primo caso l’ubicazione è imposta dal foro che viene predisposto sul lavabo stesso (solitamente nella mezzeria del lato posteriore)
  • nel secondo caso invece bisognerebbe stare il più vicino possibile alla vasca in una posizione che solitamente è posteriore e centrata nei lavabi quadrati/rettangolari, mentre in quelli tondi può essere messa anche decentrata. Da evitare la posizione laterale perchè scomoda per i movimenti (il braccio sarebbe ostacolato).

Invece per i rubinetti a parete è importante impostare correttamente l’altezza già in fase di progettazione. Non essendo infatti una posizione preimpostata dai produttori, ma decisa in cantiere, bisogna evitare che un getto d’acqua che cade da troppo in alto faccia schizzare l’acqua fuori dalla vasca (ricordi quando ti ho parlato della canna lunga e corta?).

La norma è mettere l’uscita del getto ad una distanza compresa tra 15 e 20 centimetri dal filo del lavabo. Quindi, considerando un lavabo ad altezza 85, la bocca del rubinetto dovrebbe essere posizionata circa tra i 100 e i 105 centimetri.

Lo specchio e la luce

In questo caso ci sono poche regole da seguire, anche perchè la posizione di questi elementi è strettamente legato all’altezza delle persone che solitamente utilizzeranno il bagno (quindi tu e la tua famiglia). Però un paio di punti credo sia importante metterli in evidenza.

  1. Cerca di mettere il centro dello specchio più o meno all’altezza degli occhi. Un’altezza media è compresa tra 160-170 centimetri. Questo vale soprattutto se decidi di installare uno specchio piccolo…
  2. La luce ideale dovrebbe essere sia superiore che laterale, per illuminare uniformemente il viso. Se decidi di montare una luce solo sopra lo specchio considera che deve illuminarti dall’alto, quindi l’altezza dovrebbe essere di circa 190 cm. Se poi sei molto alto puoi sicuramente alzarla ulteriormente…

LA ZONA LAVABO SENZA SEGRETI?

In questo lungo articolo abbiamo approfondito molti aspetti legati alla zona lavabo del bagno. Però nonostante tutto molti punti sono rimasti inesplorati.

Lo so che potresti chiederti “ma cosa mai ci potrà essere di altro da dire su questo argomento?”. La realtà è che per ogni aspetto tecnico legato alla ristrutturazione di una casa è difficile dire tutto quanto, essere totalmente esaustivi. Ci sarà sempre il particolare che sfugge, l’informazione che manca.

Per questo motivo, anche per un intervento all’apparenza semplice quale può essere la ristrutturazione di un bagno, devi sempre rivolgerti a un professionista che abbia le conoscenze e la sensibilità per dare una risposta a tutti i tuoi desideri.

Io ti aiuto a fare ciò con i miei articoli, ma per avere un quadro d’insieme completo e un piano di attacco preciso alla tua ristrutturazione ho preparato un manuale completo e dettagliato: lo puoi trovare qui.

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L’articolo Come progettare la zona lavabo del tuo bagno nel modo corretto sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | Il sistema scientifico per ristrutturare.

9 Luglio 2019 / / News

Cose di Casa è una delle riviste dedicate alla casa più diffuse in Italia. Non si tratta di una di quelle riviste che si rivolgono ai tecnici o che sono di nicchia.

Cose di Casa è una rivista “pop”, nel senso più letterale del termine. Di quelle che si rivolge trasversalmente a tutte le persone che devono arredare/ristrutturare/costruire casa. Alle persone che vogliono mese dopo mese apportare migliorie e innovazioni, anche piccole, alla propria casa.

E nel mese di luglio 2019 ha dedicato un paio di pagine a Ristrutturazione Pratica…

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COSA C’ENTRA RISTRUTTURAZIONE PRATICA CON COSE DI CASA?

Voglio essere sincero: Cose di Casa non è di sicuro una delle mie riviste di riferimento, l’ho sempre un po’snobbata e al massimo mi era capitato di sfogliare qualche numero che comprava anni fa mia madre oppure nella sala d’aspetto di qualche dottore, dove non manca mai.

E il motivo è proprio questo suo essere “pop”. Lo ammetto sono un po’ snob da questo punto di vista.

Però quando qualche mese fa sono stato contattato dalla redazione di Cose di Casa con la richiesta di un mio contributo da inserire in un dossier che stavano preparando sulle best-practice della ristrutturazione ho risposto subito un “sì” convinto.

Diffondere le giuste informazioni sulla ristrutturazione è sempre la mia prerogativa. Non importa dove, non importa come, l’importante è che chi affronta una ristrutturazione non commetta errori e non si faccia fregare.

In particolare a me è stato chiesto un intervento sulla sostituzione degli infissi. Argomento spinoso a cui ho dedicato una serie di ben cinque articoli (qui puoi trovare il primo) che mi è costato mesi di lavoro e che non temo di definire tra i più completi che puoi trovare in rete. E che evidentemente hanno colpito anche la redazione di Cose di Casa.

Così ecco che a luglio 2019 si è materializzato il mio intervento su questa rivista:

cose di casa articolo

In realtà il testo originariamente era molto più lungo e la redazione di Cose di Casa ha fatto un duro lavoro per riuscire a condensare le informazioni realmente essenziali in sole due pagine.

Ma il testo finale fornisce tutte le linee guida che deve conoscere chi vuole sostituire gli infissi. E naturalmente per avere le informazioni approfondite ci sono sempre i miei articoli.

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L’articolo Perchè Cose di Casa ha dato spazio a Ristrutturazione Pratica? sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | Il sistema scientifico per ristrutturare.

17 Giugno 2019 / / Architettura

Ti sei mai chiesto cosa fa un architetto in una ristrutturazione? Molte persone sono convinte che serva solo per preparare le pratiche edilizie e faccia al massimo un paio di scarabocchi.

E se non fosse così? E se sotto la facciata di semplicità che fa sentire un po’tutte le persone dei progettisti della propria casa ci fosse un processo lungo e impegnativo fatto di cose che nemmeno immagini?

Nell’articolo di oggi voglio prendere le difese dei miei colleghi e ti voglio mostrare, nero su bianco, quali siano gli step attraverso cui deve obbligatoriamente passare il tuo architetto per garantirti la ristrutturazione che desideri…

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Partiamo da una legge scolpita nella pietra, che forse non sempre è chiara ai committenti: per ristrutturare casa serve un tecnico.

Non ho intenzione di discutere su questa cosa: ho già affrontato tante volte l’argomento sia nel blog che nella pagina facebook e ho finito le parole da spendere (e se mi leggi sai che non sono mai avaro di parole…).

Se è la prima volta che capiti su queste pagine e hai dei dubbi su tale affermazione vai a leggerti questo articolo così li risolviamo tutti subito: ti serve il tecnico nella tua ristrutturazione?

Se invece hai già superato questo primo grande ostacolo e ti sei convinto che aver a che fare con un architetto salverà la tua ristrutturazione da una pessima fine, sono sicuro che c’è un’altra domanda che ti frulla in testa:

“Ma cosa fa un architetto per chiedermi tutti questi soldi?”

Lascia che ti dica una cosa: se sei il classico committente convinto che il tecnico serva solo a preparare la pratica edilizia sei in alto mare. Non solo non riuscirai mai a sfruttare fino in fondo le sue indispensabili competenze, ma nella maggior parte dei casi ti ritroverai pure con una pratica edilizia sbagliata.

Infatti, se ti ritrovi nel profilo del committente di cui ti ho parlato qui sopra, allora finirai per scegliere il tecnico basandoti su un unico parametro: il costo della sua parcella. E naturalmente vincerà il tecnico che ti fa il prezzo più basso.

Di miei colleghi masochisti che si svendono per un tozzo di pane ne puoi trovare in quantità industriale: con un po’di ingegno potresti addirittura ritrovarti a pagare un tecnico che non solo non guadagna un euro dal servizio che ti offrirà, ma addirittura ci andrà in perdita. In pratica vieni pagato dal tecnico per consentirgli di fare il suo lavoro: cosa vuoi di più?

Bene, ti posso garantire che se sceglierai il tecnico più economico ti ritroverai sicuramente con:

  • Una casa brutta;
  • Degli standard qualitativi pessimi;
  • Impianti non a norma;
  • Costi totalmente fuori controllo;
  • Pratiche edilizie sbagliate.

No, non ti sto scrivendo questo per metterti paura e convincerti a darmi il tuo incarico di ristrutturazione: probabilmente vivi dall’altra parte d’Italia e non potrei mai accettare di seguire la tua ristrutturazione. Non ho interessi nei tuoi confronti, quindi mettiti l’anima in pace e dammi semplicemente retta perchè quella che ti sto raccontando è la verità nuda e cruda.

Affichè un architetto ti fornisca una prestazione minimamente decente devi pagarlo il giusto. Quanto sia il giusto te l’ho già detto in quest’altro articolo: architetto ma quanto mi costi?

Però mi spiace darti anche un’altra brutta notizia: pagare tanto un tecnico non ti da in alcun modo la certezza di ottenere una prestazione di alta qualità. Potresti comunque ritrovarti con una casa che non ti piace, con un’esecuzione non a regola d’arte e con errori e storture sulle pratiche edilizie.

Quindi come fare? Paghi poco e hai solo problemi, paghi tanto e potresti non aver comunque risolto i tuoi problemi…la soluzione migliore è mandare tutti a quel paese e fare di testa tua!

Onestamente anche io lo farei…ma non è la risposta esatta.

Ma proprio per evitarti questo errore madornale ho scritto l’articolo che stai leggendo. Nei prossimi paragrafi ti spiegherò per filo e per segno quali sono gli standard minimi di prestazione che dovrebbe garantirti il tuo tecnico nella tua ristrutturazione.

E, eccezionalmente, lo farò usandomi come esempio. Per una volta voglio dirti come lavoro io. Nelle prossime righe ti spiattellerò quali sono i precisi passaggi che compongono il servizio che offro ai miei clienti. Uno per uno.

Infatti ho un mio preciso metodo di lavoro grazie al quale garantisco, ad ogni progetto di ristrutturazione che affronto, la precisione estetica, funzionale e burocratica che i miei clienti più esigenti pretendono.

E questo metodo di lavoro viene messo in chiaro fin da subito: lo inserisco addirittura nel preventivo in modo che, ancora prima di firmare il contratto, sappiano come lavorerò per garantirgli il risultato che si aspettano.

“Si ma che ne so io che il tuo “metodo” è realmente efficace? Magari mi racconti balle…”

Hai ragione, è una cosa che penserei anche io. Per questo ti mostro una recensione che è stata pubblicata da poco sulla mia pagina facebook:

recensione ristrutturazione pratica

[PS: se vuoi vedere l’originale basta andare qui: https://www.facebook.com/pg/ristrutturazionepratica/reviews/?referrer=page_recommendations_see_all ]

Se hai ancora dubbi su quanto troverai nel resto dell’articolo non so come convincerti a continuare la lettura. Se invece vuoi finalmente capire cosa deve fare il tuo architetto nella tua ristrutturazione e perchè ti chiede tanti soldi, allora hai pane per i tuoi denti.

GLI OTTO STEP OBBLIGATORI PER LA PROGETTAZIONE “A REGOLA D’ARTE”

Se parli con un qualsiasi tecnico che si occupa di ristrutturazione di interni ti dirà che la fase progettuale si articola in due parti: la redazione del progetto preliminare, per prendere la maggior parte delle decisioni, e quella del progetto definitivo, che corrisponderà al progetto che verrà presentato in comune.

I più temerari ti diranno che in raltà le fasi sono tre: alle due precedenti c’è da aggiungere il progetto esecutivo, con gli elaborati da dare all’impresa per eseguire materialmente i lavori.

Io non sono d’accordo: la fase progettuale è divisa in ben otto step. Di alcuni tu non ti renderai mai conto, li farà il tuo tecnico chiuso nel suo studio, ma sono comunque tutti essenziali per garantirti di ottenere esattamente il risultato che ti aspetti.

1. Il preventivo

C’è una regola che troppo spesso i miei colleghi non rispettano: ll lavoro di un architetto deve iniziare molto prima di cominciare a progettare.

Se prima di appoggiare la matita sul foglio non hai ricevuto un’offerta scritta dal tecnico che hai scelto e non avete stipulato un contratto con il dettaglio di tutti i servizi che svolgerà, allora state già partendo col piede sbagliato.

In Italia è una pratica storicamente diffusa tra gli architetti (ma anche tra ingegneri e geometri…) quella di affrontare la progettazione di una ristrutturazione con una stretta di mano e un “non si preoccupi di nulla”.

Ci sono persone che, dopo aver “ingaggiato” un architetto si chiedono se vorrà essere pagato per il suo lavoro o se i soldi gli arrivino dal cielo…

Non so tu, ma quando qualcuno mi dice “non si preoccupi di nulla” io comincio a preoccuparmi tanto…sento odore di in****ta dietro l’angolo.

Per caso quando vai a comprare un’auto nuova il venditore evita di dirti il suo costo e te la consegna accontentandosi di una semplice stretta di mano?

No! Appena ti mostra un’auto ti dice il prezzo, prima ancora di elencarti le caratteristiche e farti capire se è quella ideale per te.

Prima il prezzo! …almeno se non puoi permettertela non perde tempo a fartela vedere.

Il tuo tecnico ti sta offrendo un servizio, che è anche il modo con cui si guadagna i soldi per mettere il pane in tavola la sera: perchè non dovrebbe presentarti un preventivo e farti firmare un contratto?

Senza questi elementi non avrà mai la certezza di essere pagato…eppure sembra che per molti la progettazione sia una missione, salvo poi stupirsi e lamentarsi quando il committente si rifiuta di pagare.

Tra l’altro dal 2017 è entrato in vigore l’obbligo sia del preventivo che del contratto con la legge 124/2017.

[Il professionista] “deve rendere noto obbligatoriamente, in forma scritta o digitale, al cliente il grado di complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento fino alla conclusione dell’incarico e deve altresì indicare i dati della polizza assicurativa per i danni provocati nell’esercizio dell’attività professionale.
In ogni caso la misura del compenso è previamente resa nota al cliente obbligatoriamente, in forma scritta o digitale, con un preventivo di massima, deve essere adeguata all’importanza dell’opera e va pattuita indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi.”

Come puoi leggere ci sono degli obblighi ben precisi sui contenuti di un’offerta, ci devono essere dei dati che ti facciano capire perchè il professionista ti ha presentato quella determinata parcella.

Invece per la maggior parte dei tecnici il preventivo non è altro che comunicarti la percentuale che si prenderanno sull’importo dei lavori, quale pagamento dei loro servizi.

Mi spiego meglio: i tecnici solitamente calcolano le loro prestazioni come una percentuale sul costo dell’opera. Questo garantisce che se tu, durante la progettazione o durante i lavori, decidi di trasformare il progetto della tua casetta nella reggia di Versailles, il tuo tecnico, che chiaramente avrà molto più lavoro da fare, continuerà ad essere pagato adeguatamente.

Detto ciò, comunicarti solo la percentuale non è di certo il modo corretto di presentare un preventivo. Sicuramente si tratta di un passo avanti rispetto alla stretta di mano, ma siamo ancora lontani da qualsiasi cosa che abbia a che fare con un approccio professionale.

Io i preventivi li faccio in maniera un po’diversa: il mio preventivo è una vera e propria consulenza.

Significa che faccio un primo sopralluogo con te, analizzo le condizioni della casa seguendo un mio protocollo, scatto qualche foto, ti faccio alcune precise domande, ti chiedo alcuni documenti. Con tutti questi materiali torno nel mio ufficio, metto nero su bianco quali sono le reali necessità di casa tua, faccio un elenco di tutte le prestazioni professionali di cui ci sarà bisogno, nessuna esclusa, e alla fine preparo il preventivo.

Un mio preventivo è una relazione, che può arrivare a superare le 10 pagine, in cui saprai prima di firmare il contratto esattamente in cosa consisterà la tua ristrutturazione.

E’ per questo che, se nel primo sopralluogo non sono verificate alcune precise condizioni, non te lo preparo nemmeno il preventivo: ti starei regalando inutilmente una consulenza del valore di alcune centinaia di euro, tu non mi daresti mai l’incarico, e useresti la mia relazione per chiedere il preventivo ad un altro tecnico che ti farebbe un offerta al ribasso.

2. Il contratto

Se il preventivo è una chimera il contratto per gli architetti spesso diviene una figura mitologica.

Eppure è l’unico modo che tu e il tuo progettista avete per tutelarvi uno nei confronti dell’altro.

Infatti su un contratto scritto bene ci sono tutte le clausole necessarie affinchè tu sia tutelato di fronte ad errori e mancanze del tecnico e lui sia tutelato nel caso in cui tu decida di non pagarlo oppure lo mandi a casa senza alcun motivo.

E inoltre vengono sanciti proprio lì tutti gli standard che dovrà garantirti il tuo progettista durante lo svolgimento della progettazione e direzione lavori.

Patti chiari, amicizia lunga.

Mi stupiscono sempre i colleghi che preparano contratti di una paginetta per opere del valore di svariate centinaia di migliaia di euro…

Quando gli chiedo se hanno inserito tutti gli articoli necessari per tutelare sè stessi e il loro committente oppure se c’è scritto in cosa consisterà la loro prestazione mi rispondono: “ma io faccio sempre tutto quello che serve per la ristrutturazione” .

Si ma il tuo cliente che ne sa? Si deve fidare sulla parola?

Lo so che i contratti lunghi sono una rottura di scatole, però servono per chiarire tutto fino in fondo. Perdere dieci minuti a leggerlo non farà male a nessuno…

Ad esempio, sai un trucchetto che viene spesso messo in atto dai tecnici?

Il contratto che ti presenterà non specifica se lui si occuperà realmente di tutto quello che riguarda le prestazioni tecniche, quindi anche di eventuali tecnici specilistici di cui ci sarà necessità (ad esempio un progettista di impianti, oppure del certificatore energetico, oppure del geometra che effettuerà la variazione catastale…). Quindi potresti ritrovarti, dopo esserti fatto tutti i tuoi conti, a dover sborsare altri soldi per questi tecnici che “non erano previsti da contratto”.

Personalmente ritengo che se decidi di rivolgerti a me per la tua ristrutturazione devo garantirti un servizio completo: perchè dovrei darti altre scocciature con tecnici da cercare e da pagare a parte? Ho colleghi con cui collaboro quotidianamente che mi consentono di coprire tutte le prestazion tecniche della tua ristrutturazione…tu, per i servizi tecnici, paghi me e basta.

Tra l’altro, lavorando sempre con le stesse persone, riesco a garantirti standard ed efficienza maggiori.

3. Il rilievo

Questa è la prima vera fase operativa di cui si occupa il progettista: deve venire a casa tua e fare un rilievo dettagliato di tutta la casa.

Tutta…anche se devi ristrutturare un solo bagno.

Il motivo?

Un rilievo di dettaglio serve per:

  • Avere piena conoscenza dimensionale dell’immobile (la cosa più banale…)
  • Svolgere correttamente le necessarie verifiche di legittimità (vedi il prossimo paragrafo)
  • Evitare errori di progettazione
  • Approfondire le riflessioni fatte in sede di preventivo in merito agli impianti
  • Preparare le pratiche edilizie

Quindi ha un’utilità fondamentale.

Troppo spesso invece si riduce ad una rapida verifica delle misure, svolta in meno di un’ora, su una planimetria catastale, magari vecchia e tutta rovinata.

Io quando vado in un appartamento per fare il rilievo arrivo che ho già riportato al computer la planimetria catastale sul mio programma di disegno professionale (NB: la planimetria catastale è uno dei documenti che mi faccio consegnare al momento del primo sopralluogo);

Mi porto almeno due stampe della piantina più svariati fogli, montati su una cartellina rigida, un metro laser, un metro di legno, una rollina di alluminio, macchina fotografica, penne e matite.

Misuro e fotografo ogni cosa. Solitamente ci metto una mattina per un appartamento. E se c’è bisogno ci torno anche il giorno successivo.

Proprio poco tempo fa, per un appartamento, ci ho messo tre giorni a fare il rilievo completo. Questo mi ha consentito, quando sono iniziati i lavori, di non avere nessuna sorpresa. Ad esempio, grazie al mio rilievo, sono stato in grado di individuare al centimetro dove stava un tubo incassato nella muratura esterna mentre, fino al giorno in cui sono state fatte le demolizioni, l’impresa continuava a dirmi “architetto lì è impossibile che ci sia un tubo”.

Alle volte in caso di necessità, durante i rilievi, faccio fare anche delle prove “distruttive”: mi chiamo un muratore e gli faccio fare dei buchi nelle murature o sul pavimento. Conoscere come sono fatti gli elementi edilizi di una casa alle volte è fondamentale e può rappresentare la discriminante tra scegliere una tipologia di intervento rispetto ad un’altra (con notevole differenze di costo e garanzia di efficacia delle soluzioni scelte).

4. La verifica della conformità

Questo è un tasto dolente per molti tecnici: la verifica della conformità è un requisito fondamentale per il proseguio della progettazione e soprattutto per la serenità del tecnico e del cliente.

Dopo aver raggiunto la piena conoscenza dell’immobile è necessario rispondere a questa domanda: quello che ho rilevato è conforme a quanto presente nella documentazione ufficiale?

Per fartela più semplice: ci sono stati degli abusi?

Purtroppo la verifica della conformità per molti tecnici si ferma alla verifica della planimetria catastale. Spesso non è sufficiente, vanno fatte altre verifiche, particolarmente in merito alle pratiche edilizie depositate, che sono anche più importanti. E che quasi nessuno fa…

Fare le verifiche di conformità è essenziale per impostare correttamente la pratica edilizia: se c’è qualcosa di diverso da quanto depositato agli atti va prima capito di che entità sia l’abuso, capire se è possibile sanarlo o meno e infine scegliere il procedimento edilizio corretto per procedere.

Quindi la verifica di conformità serve a te per avere la sicurezza di non vivere in una casa che potrebbe darti enormi problemi burocratici e legali in futuo, ma serve anche al tuo tecnico per non sbagliare il suo lavoro e cascare a piè pari in problemi infiniti.

Non proseguo ulteriormente perchè l’argomento sarebbe lungo e articolato, e potrebbe occupare un intero articolo.

5. L’interrogatorio al committente

Si, anche questa è una fase della progettazione. Che io ritengo fondamentale.

Tu sei il committente, hai dei gusti e delle idee: il tuo tecnico ti ha chiesto cosa ti piace? Ti ha chiesto cosa ne pensi della tua casa? Ti ha chiesto cosa vuoi?

Troppo spesso i progettisti se ne fregano completamente dei desideri dei loro committenti…

Non mi riferisco a “voglio due bagni, un salone open-space e una camera grande”, ma a una vera conoscenza approfondita dei tuoi desideri e delle tue aspettative.

In realtà a questo punto una minima conoscenza di queste cose il tuo tecnico dovrebbe averla raggiunta: io già nella fase di colloquio preliminare faccio alcune domande per iniziare a capire questi aspetti. Mi servono per individuare a colpo sicuro se le persone con cui avrò a che fare mi consentirà di svolgere un lavoro proficuo.

Ma giunti a questo punto l’interrogatorio, come lo chiamo io, è fondamentale: gli piazzo davanti la pianta della sua casa così come è ora e ho come obiettivo quello di fargli uscire tutto.

Gli faccio una sorta di seduta di psicoterapia sulla sua casa.

Questo momento è fondamentale: grazie alle sue risposte e a quello che insieme tiriamo fuori da questa conversazione il progetto prenderà forma.

Prima ancora di aver disegnato un solo muro sappiamo già come verrà la casa. Ora si tratta solo di metterla su carta.

Eppure nella maggior parte delle ristrutturazioni i tecnici questa cosa non la fanno…

6. Il progetto preliminare

Io mi stupisco sempre quando vedo i miei colleghi che dalla primissima riunione si presentano con un progetto dettagliatissimo e addirittura completo di render.

Chi lo fa ha (spesso inconsapevolmente) saltato la prima fase della progettazione: il progetto preliminare.

La progettazione della ristrutturazione di una casa non è una linea retta.

Progettare una ristrutturazione è come seguire una curva sinuosa che sale e scende, che si estende e si ritira, che va avanti e che può andare anche indietro.

Tutti questi movimenti che seguono lo sviluppo del progetto devono possedere due caratteristiche:

  1. Tu devi essere coinvolto in prima persona
  2. Si arriva alla definizione del progetto gradualmente

Quando vieni da me per farti ristrutturare casa i primi disegni che ti farò vedere sono proprio quelli del progetto preliminare: ma non aspettarti elaborati super scenografici.

Solitamente presento da due a tre possibili varianti di distribuzione interna. E per ogni variante preparo delle piante arredate, delle viste tridimensionali (non render! disegni tridimensionali…) e delle ipotesi preliminari di costi.

Materiali, finiture, impianti…sono ancora aspetti secondari. Qui dobbiamo capire se la casa che stiamo progettando è quella che vuoi.

Prendiamo tutte le ipotesi messe in campo, le discutiamo, vediamo i pro e i contro e modifichiamo quella che ci convince di più fino a tirare fuori la distribuzione interna perfetta per te e la tua famiglia.

Questo è un passaggio fondamentale per non perdere tempo nelle fasi successive, che saranno molto più impegnative (soprattutto per il tuo pogettista…).

7. Il progetto definitivo

Ci sono due scuole di pensiero tra i progettisti:

  • chi ti fa il progetto e dice “per i materiali ce la vediamo dopo, durante i lavori”
  • chi ti dice “non si iniziano i lavori se non avete scelto materiali e finiture”

I primi ti presenteranno un progetto preliminare spacciandolo per definitivo, ci attaccheranno un computo approssimativo e ti faranno correre verso l’inizio dei lavori. Questo è il modo più sicuro che esiste per vedere i costi aumentare a dismisura e ritrovarti con una casa brutta.

Io appartengo alla seconda scuola di pensiero.

Il progetto definitivo è un passaggio fondamentale che serve per definire materiali e finiture. Si parte da una scelta fatta su catalogo, anche online, in cui il progettista definisce lo stile di casa tua.

Chiaramente lo deve fare rispettando tutte le tue indicazioni e volontà (indovina a cosa serve la fase di “interrogatorio”?).

Le opzioni disponibili tra tipologie di materiali e disponibilità di varianti per ogni singolo materiale è talmente vasta che tu ti perderesti…il progettista ti deve guidare.

E nella fase definitiva si fa chiarezza su questi aspetti: abbinando materiali (non solo esteticamente ma anche come compatibilità costruttiva), e girando negozi e showroom.

E’ una delle parti più stancanti per un tecnico, ma anche una di quelle che da maggiori soddisfazioni.

Durante la scelta dei materiali la presenza del tuo progettista è fondamentale per vari aspetti:

  1. Valutare la qualità dei materiali che sceglierai
  2. Aiutarti a mantenere il controllo estetico di casa tua
  3. Valutare la compatibilità tra i materiali scelti e con gli altri materiali edili
  4. Tenere sotto controllo il budget

Infatti questa è anche la fase in cui viene messo a punto un computo metrico che si avvicinerà di molto al reale costo della tua ristrutturazione.

Nturalmente non si parla di soli materiali durante il progetto definitivo. In questa fase vengono scelti e progettati anche tutti i sistemi impiantistici.

A partire dall’impianto elettrico (domotico o normale?), per continuare con l’impianto di riscaldamento (a gas? elettrico? a termosifoni? a pannelli radianti? ad aria?) e per finire con l’impianto idrico (in rame? multistrato? ad anello? a collettore?)

Alcune sono scelte che farà direttamente il tuo progettista ma in molte altre scelte (nella maggior parte a dire la verità) tu dovrai essere totalmente coinvolto. E nel progetto definitivo trovano spazio sia come rappresentazione grafica, per farti capire dove saranno gli impianti, che come descrizione&schede tecniche, che come computo per quantificarne i costi.

8. Progetto esecutivo

…questo sconosciuto!

Prova a parlare con una qualsiasi impresa di ristrutturazione: ti diranno sempre che si ritrovano a dover eseguire lavori, anche di diverse decine di migliaia di euro (se non centinaia di migliaia), basandosi su disegni grandi come un francobollo la cui interpretazione è più difficile della decifrazione di un gerogriflico.

Il progetto esecutivo è fondamentale in una ristrutturazione. Soprattutto se si tratta di una ristrutturazione che interviene in modo radicale in casa tua.

Certo, se devi solo rifare il bagnetto magari potresti anche non avere bisogno di un progetto esecutivo dettagliato, ma se devi realmente ristrutturare casa è indispensabile.

Nel progetto esecutivo devono essere disegnate (e scritte) tutte le informazioni necessarie per fare in modo che l’impresa sappia cosa fare e come farlo.

Il progetto esecutivo deve avere alcune caratteristiche fondamentali:

  1. Deve essere grande. Possibile che un appartamento di 100 metri quadri possa essere rappresentato in un disegno su un foglio largo quaranta centimetri? (il famoso A3) Eppure quasi sempre sono queste le dimensioni dei disegni che si trovano nei cantieri di ristrutturazione…
  2. Deve essere quotato dettagliatamente. E le quote devono essere leggibili in cantiere. Io stesso, quando devo presentare i disegni ai clienti o quando devo presentare una pratica edilizia, realizzo disegni con quote abbastanza piccole…in fondo chi le deve leggere sta comodamente seduto ad una scrivania. Ma in cantiere no! Già il disegno sarà appeso alla bene e meglio su una parete tutta rovinata, sarà rovinato, spiegazzato, strappato…vogliamo mettere altre difficoltà agli operai?
  3. Deve essere rappresentato nel modo giusto. L’edilizia ha una simbologia standardizzata. Un muro in mattoni non può essere rappresentato come un muro in cemento. Un rivestimento in pietra non può essere rappresentato come un rivestimento in legno. Un oggetto non visibile ma di cui hai bisogno di rappresentare l’ingombro non può essere rappresentato come un oggetto visibile. E’ necessario rispettare degli standard…altrimenti non si capisce niente.
  4. Devono essere descritti i materiali e le finiture principali. Si usano i cosiddetti spilli per fare questo. Delle sorte di note che hanno una freccia sull’oggetto da descrivere e…una descrizione scritta. E devono essere dettagliati, il più possibile (oltre a coincidere con quanto scritto sul computo…).
  5. Non basta un disegno per un progetto esecutivo. Sono tantissime le informazioni necessarie per ristrutturare una casa, un appartamento è composto da stratificazioni di molte cose (pensa solo agli impianti che stanno sotto il pavimento o dentro i muri). E ogni cosa ha le proprie simbologie e i propri standard di rappresentazione. I disegni devono essere catalogati a seconda dell’”argomento” che affrontano (opere edili, impianti elettrici, impianti idrici, infissi, etc…)
  6. Il computo metrico è un elemento fondamentale. Deve essere completo e scritto bene. Questo sarà il computo sulla base del quale le imprese ti faranno i preventivi…se è incompleto e non rispecchia i contenuti del progetto è semplicemente inutile.

Volendo esagerare si potrebbe anche inserire un capitolato che contiene la descrizione di tutte le opere da eseguire e di come devono essere eseguite. In una ristrutturazione solitamente questa cosa è superflua in quanto si riesce ad inserire tutte le informazioni necessarie nel computo.

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UN SERVIZIO COMPLETO NON SI RIDUCE SOLO AL PROGETTO!

Ok, ora hai un bellissimo progetto, super dettagliato, super studiato, super tutto…e quindi?

Tu devi ristrutturare casa e le cose da fare per arrivare a questo risultato sono ancora tante. E il tuo tecnico ha ancora moltissimo lavoro da fare:

  • Aiutarti a selezionare l’impresa
  • Seguirti nella stipula del contratto di appalto
  • Presentare le pratiche edilizie
  • Seguire i lavori
  • Chiudere le pratiche edilizie (tutte!)

Una volta completato il progetto il tuo tecnico è arrivato (quasi) a metà del suo lavoro. Vediamo nel dettaglio in cosa consistono le quattro fasi che ti ho elencato qui sopra.

9. Selezione dell’impresa? Si fa così

Una delle prestazioni che fa parte del lavoro di un architetto è assistere il cliente alla scelta dell’impresa che eseguirà i lavori.

Qui non stiamo parlando di come devi individuare le imprese a cui chiedere un preventivo (le linee guida di base te le ho già date in questo articolo).

Qui stiamo parlando di come il tuo tecnico deve garantirti di:

  • Fornire alle imprese selezionate tutte le informazioni necessarie per fargli fare un preventivo corretto;
  • Fare in modo che le offerte che otterrai siano realmente confrontabili tra di loro;
  • Verificare che le imprese abbiano tutti i requisiti di legge per poter svolgere i tuoi lavori di ristrutturazione.

Il fatto è che c’è modo e modo di chiedere un preventivo…

Quando un’impresa a fare il sopralluogo di un appartamento di cui sono il progettista, dopo avergli fatto vedere la casa e descritto i lavori che devono essere fatti gli consegno un paccone di materiale che gli servirà per prepararmi l’offerta.

Questo paccone contiene (come minimo):

  • i disegni dello stato di fatto,
  • il progetto esecutivo delle opere edili,
  • il progetto esecutivo degli impianti,
  • l’abaco degli infissi
  • il computo metrico su cui l’impresa dovrà fare l’offerta.

E poi gli do anche un memorandum in cui trova l’elenco di tutto quello che gli ho consegnato, di tutto quello che deve comporre l’offerta e di tutta la documentazione che dovrà consegnarmi prima di firmare il contratto (nel caso in cui gli venga assegnato l’appalto dei lavori naturalmente…). E di questo memorandum gli faccio firmare una copia che mi tengo quale ricevuta.

Io devo dare conto ai miei clienti del lavoro che sto svolgendo per loro e per cui mi pagano e devo anche essere trasparente con le imprese con cui ho a che fare.

Sai cosa mi ha risposto una volta un imprenditore che si è trovato di fronte a tutto questo?

“Architetto, è la prima volta che mi viene data una documentazione così completa e che mi viene chiesto di firmare una ricevuta di presa visione.

Si figuri che ho appena consegnato un’offerta in cui l’architetto aveva disegnato delle cose e poi ne aveva computate tutt’altre. E quando gliel’ho fatto notare mi ha detto di non preoccuparmi che tanto sistemiamo tutto durante i lavori…come faccio a fidarmi?”

No comment…

10. La stipula del contratto di appalto

Sai come spesso vengono stipulati i contratti di appalto quando il rapporto è diretto tra impresa edile e committente?

L’ho visto con i miei occhi: viene preso il foglietto su cui l’impresa ha formulato la sua offerta (non un computo scritto per bene…un foglietto spesso scritto a mano…) e il cliente ci mette una firma.

Quello è il contratto di appalto…e poi i committenti vanno in giro a lamentarsi che i lavori gli stanno dando un sacco di problemi!

Vuoi sapere un paio di informazioni a caso che dovrebbero essere inserite nel contratto di appalto?

  • Tipologia del contratto (a corpo o a misura)
  • Importo esatto dei lavori
  • Modalità di pagamento
  • Durata dei lavori
  • …..

Un contratto che può arrivare a svariate decine di migliaia di euro è una cosa seria, deve prevedere obbligatoriamente alcuni articoli che tutelano te e anche l’impresa e deve necessariamente prevedere degli allegati che chiariscono quali sono i contenuti del contratto (cioè rispondono alla domanda: cosa stai appaltando all’impresa?)

Quello con cui ho aperto il paragrafo è un esempio al limite (più diffuso di quello che puoi pensare comunque…), spesso le imprese hanno dei loro format di contratto. Ma non devi usare il loro!

Il tuo tecnico ha sicuramente un suo contratto tipo: cerca di usare quello. Ricordati che il tuo tecnico difende te e quindi il contratto contiene tutti gli articoli che servono a tutelarti…

Naturalmente l’assistenza del tuo progettista non si riduce solo a compilare il contratto. Lui dovrebbe:

  1. Verificare la documentazione dell’impresa selezionata;
  2. Scrivere il contratto inserendo tutti i dati necessari;
  3. Preparare una copia degli elaborati di progetto da inserire nel contratto;
  4. Preparare una copia del computo metrico di offerta;
  5. Preparare tutte le eventuali dichiarazioni integrative (ad esempio la dichiarazione obbligatoria di applicazione dell’iva al 10%…)

Il contratto contiene tutti i patti che regoleranno lavori, importi, modalità di pagamento, tempistiche…può essere scritto in modo approssimativo?

11. Le pratiche edilizie

Le pratiche edilizie sono l’unico motivo per cui la maggior parte dei committenti accetta di ritrovarsi con un tecnico nella propria ristrutturazione (almeno prima che questo articolo venisse pubblicato).

Hai visto dove si trova nella lista delle prestazioni che dovrebbero costituire il servizio standard di un tecnico? All’undicesimo posto…

Perchè così in basso?

Il motivo è principalmente tecnico: la pratica edilizia richiede che sia indicato il nome e i dati dell’impresa appaltatrice, quindi è necessario la stipula del contratto di appalto.

Se ti ricordi ad inizio articolo ho affermato che un tecnico economico quasi certamente sbaglierà la pratica edilizia.

Questo non lo affermo con leggerezza ma purtroppo è normale che sia così: che la legge italiana sia anormalmente contorta e mutevole è un dato di fatto. Naturalmente il settore edilizio non fa differenza, anche per gli interventi edilizi all’apparenza più semplici.

Questo significa che è necessario studiare approfonditamente la normativa ed aggiornarsi continuamente.

Se il tuo progettista si è svenduto per quattro soldi per fare la tua pratica allora sicuramente lo farà con tutti i suoi clienti. Questo significa che, per sopravvivere, dovrà per forza passare tutto il tempo a lavorare.

Cosa c’è di male? Potresti pensare.

C’è di male che, come abbiamo appena detto, una parte fondamentale del lavoro di un architetto è la formazione: normativa, burocratica, tecnica…

Le parcelle dovrebbero tenere conto anche del tempo necessario per formarsi, durante il quale non potrà sicuramente lavorare, ma grazie al quale riuscirà a lavorare meglio.

Tecnico economico = poca formazione = pratiche sbagliate

Come faccio ad affermare con sicurezza tutte queste cose?

Ho pubblicato un libro sulle procedure legate alle ristrutturazioni:

Procedure per le ristrutturazioni edilizie residenziali

12. La direzione dei lavori

Direzione dei lavori = problemi continui.

Questa equazione però vale solo per un tipo di architetto: quello che va in cantiere durante l’esecuzione dei lavori.

Prova a parlare con un’impresa qualsiasi di ristrutturazione: nella maggior parte dei casi ti diranno che vedono il direttore dei lavori due/tre volte durante tutta la durata della ristrutturazione e si devono occupare in prima persona di risolvere praticamente tutti i problemi.

Invece la direzione lavori, quella fatta bene, è qualcosa che richiede una presenza quasi quotidiana dell’architetto in cantiere. Soprattutto in alcune fasi critiche.

Certo, se devi rifare solo un bagnetto magari non è così indispensabile che il tuo direttore dei lavori stia sempre in cantiere, ma quando ristrutturi una casa intera non hai idea di quanti problemi possano venire fuori.

Ristrutturare un appartamento è più impegnativo di costruire una casa nuova: non sai mai quello che può sbucare perchè si sta operando su qualcosa di esistente e di cui in gran parte non si conoscono a fondo le caratteristiche (…anche se il tuo tecnico ha fatto delle verifiche distruttive come faccio io…).

Proprio per questa incertezza continua in un cantiere di ristrutturazione è necessario rimanere sempre vigile, adattarsi alle situazioni impreviste che ogni giorno possono verificarsi e reagire in tempi rapidi.

Un direttore dei lavori che non si presenta mai in cantiere può mai riuscirci?

Io sono uno stalker durante i lavori: vado tutti i giorni, fosse anche per dare solo un’occhiata. Chi lavora lì deve sapere che io ci sono sempre per rispondere alle loro domande ma anche che ci sono sempre per verificare i lavori.

Nei miei cantieri le imprese, gli artigiani e gli operai non hanno bisogno di chiedermi: “architetto, ma domani passa in cantiere?”. Sanno già che ci sarò.

Ti posso assicurare che la direzione lavori, se fatta a regola d’arte, è la parte più stressante per un tecnico: sopralluoghi, variani, disegni da rifare, artigiani e fornitori da incontrare, riunioni, contabilità…tu quando vai a fare le visite in cantiere vedi solo la superficie di tutto questo lavoro e potresti non renderti conto di tutto quello che c’è sotto la superficie.

Però, se non hai un tecnico che si occupa di tutto, o se lo paghi talmente poco che non può materialmente permettersi di farle, allora dovrai sorbirtele tu oppure lascerai all’impresa campo libero. Coi risultati che puoi ben immaginare…

13. Chiudere i lavori

I lavori solitamente sono la fase più lunga di una ristrutturazione. Ma se una volta che la ristrutturazione è completa tu puoi pensare al trasloco, per il tuo architetto non è ancora finita: deve nuovamente avere a che fare con la burocrazia.

La chiusura dei lavori è fondamentale.

Non l’ho evidenziato in grassetto per fare scena ma perchè siamo di fronte ad un grosso problema in Italia: mi crederesti se ti dicessi che ancora oggi moltissime pratiche di ristrutturazione non hanno mai una chiusura lavori ufficiale?

E’ la verità: quando i lavori sono in mano all’impresa capita spesso che il tecnico incaricato da loro si preoccupi (forse) di aprire la pratica edilizia ma poi, una volta ultimati i lavori, non si preoccupi di chiudere tale pratica.

Infatti, per le pratiche di CILA (che è quella con cui si fanno quasi tutte le ristrutturazioni), non prevede ufficialmente l’obbligo di fare la chiusura lavori.

Questa mancanza comporta una serie di possibili problemi infiniti sia per te che per il tuo tecnico:

  • Casa tua rimane un cantiere aperto anche dopo che ci sei tornato a vivere (la CILA con cui ristrutturi non ha scadenza). Per legge non si può vivere in un cantiere…
  • Tutte le (eventuali) modifiche che farai “abusivamente” una volta dentro casa…saranno colpa anche del tecnico (la pratica è ancora aperta a nome suo!)
  • Se vendi casa e il nuovo propietario fa lavori abusivi? L’unica pratica edilizia aperta è a nome tuo…come si fa a dimostrare che non li hai fatti tu questi lavori?

Anche a me in passato è capitato di finire una ristrutturazione non chiudere la pratica edilizia. E’ stata una pessima esperienza in cui sono stato succube di un’impresa edile che mi aveva procurato il lavoro e non mi ha mai fornito la documentazione necessaria per chiudere i lavori. Tremo ancora ogni giorno ripensandoci…

(Ma è stato proprio in quel periodo che ho cominciato ad approfondire realmente le leggi e che mi ha portato nel tempo a prendere la decisione di aprire il sito che stai leggendo, quindi forse a qualcosa è servita…)

Quindi il tuo progettista, se l’hai scelto per bene, deve fare la pratica di chiusura lavori. Ma occhio che deve essere fatta nel modo corretto.

Infatti anche qui la legge è complessa (e in questo caso in particolare gli uffici che devono applicarla sono quasi sempre totalmente disorganizzati di fronte alla complessità della legge). Ciò comporta che non è quasi mai sufficiente protocollare un unico documento in Comune, ma diviene necessario interfacciarsi col catasto (se hai modificato la distribuzione interna), con l’ufficio edilizia (per la vera e propria chiusura) e con l’ufficio agibilità (perchè spesso la tua ristrutturazione modifica le condizioni che determinano l’agibilità di un immobile…).

Tutta questa documentazione deve prepararla il tuo tecnico (anche se in parte la firmi tu). E ti assicuro che spesso non è banale…

14. E dopo i lavori?

La maggior parte degli architetti pensano che una volta che hanno chiuso la pratica edilizia (e magari fatto l’agibilità se sono scrupolosi) hanno finito il loro lavoro.

La realtà è che se lo fanno non ti stanno fornendo un buon servizio.

Ho inserito questa quattordicesima fase perchè un architetto, dopo aver chiuso i lavori, deve garantirti almeno queste altre due cose:

  1. preparare e presentare la pratica all’ENEA nel caso tu abbia fatto dei pagamenti per detrarre con l’Ecobonus;
  2. ordinare e impacchettare tutta la documentazione della ristrutturazione che ti servirà per tenere traccia di tutto quello che è stato fatto e per rispondere prontamente in caso di controlli futuri sulle detrazioni;
  3. Verificare la contabilità dei lavori in contradditorio con l’impresa per farti pagare la cifra corretta in relazione ai lavori effettivamente eseguiti.

Io solitamente dopo i lavori consegno ai miei clienti un faldone bello pieno con dentro:

  • Una copia completa di tutte le pratiche edilizie fatte (CILA, fine lavori, agibilità, etc. etc. etc.)
  • Una copia completa di tutta la documentazione relativa agli impianti installati (dichiarazioni di conformità, manuali, schemi, etc. etc. etc.)
  • Una copia completa di tutta la documentazione relativa alle detrazioni fiscali (schede tecniche, bolle di consegna, modulistica ENEA presentata)
  • Un riepilogo della contabilità con fatture e pagamenti messi in ordine a seconda delle detrazioni richieste

Solo la preparazione di questa documentazione spesso vale l’intera parcella…

QUELLO CHE C’E’ SOTTO LA SUPERFICIE…

In questo lungo articolo ti ho mostrato cosa fa un architetto per la tua ristrutturazione. O almeno quello che faccio io nel servizio che offro ai miei clienti.

Troppo spesso si sente dire “ma il tecnico fa solo qualche disegno e ha finito tutto”.

No: il tecnico, pagato da te, deve mettere in campo tutte le sue forze e competenze per fare in modo di garantirti il miglior risultato possibile.

Leggendo l’articolo tu adesso sai esattamente, se per caso fossi io il tecnico della tua ristrutturazione, quello che io farò per te. Naturalmente non ti ho detto tutto, ogni step ha infinite cose da fare al suo interno, ma il succo del mio lavoro è tutto qui sopra.

Ed in fondo tutto quello che ho scritto in questo articolo non è altro che quello che dovrebbe fare qualsiasi architetto.

Il problema è che la maggior parte dei tecnici tutte queste cose non te le dirà mai.

Il motivo è che non lo sanno nemmeno loro quali sono le fasi che affronterete, vivono alla giornata e ad ogni nuovo progetto adattano il loro modo di lavorare.

Ritengo che questo sia il modo peggiore di procedere: adattarsi alle esigenze del progetto è importante, ma adattare il metodo di lavoro al progetto è sbagliato.

Oh non fraintendermi: non ti sto dicendo che io sono il migliore e che tutti i miei colleghi non valgono un ca**o.

Anzi, la penso esattamente al contrario: ogni confronto con un collega per me è motivo di apprendimento.

Ti sto solo dicendo che prima di scegliere un progettista ci devi pensare bene: nessuno può darti la certezza che andrà tutto liscio come l’olio (anche nei miei lavori non va mai tutto liscio come l’olio…), che non avrai sorprese, che il tecnico a cui ti sei affidato lavorerà esattamente come te lo aspettavi…

Devi valutare attentamente e cercare di capire se il progettista che hai scelto ti garantirà gli standard minimi che hai letto qui sopra.

Intanto hai bisogno di imparare a scegliere il giusto architetto per la tua ristrutturazione, perchè uno non vale l’altro.

E in realtà, se stai leggendo questo articolo, hai anche bisogno di comprendere come funziona una ristrutturazione ed applicare un giusto processo alla tua, in cui l’architetto è solo un ingranaggio.

Ho scritto un manuale in cui ti spiego tutte queste cose. Ma non è per tutti. Se lo vuoi devi prima scaricare e leggere il report che trovi a questa pagina:

https://www.ristrutturazionepratica.it/i-7-errori/

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