La carta da parati ha avuto uno strano destino: dopo il grande successo degli anni ’70 è stata totalmente ripudiata, ma negli ultimi anni sta vivendo una seconda vita. Non è difficile infatti trovarla sia nei locali pubblici che nelle nuove ristrutturazioni di case e appartamenti.

Però, prima di decidere di metterla in casa tua, devi conoscere tre precise caratteristiche della carta da parati.

ristrutturazionepratica.it banner

Partiamo da un dato di fatto: se nella tua ristrutturazione vuoi infilarci la carta da parati non devi diventare il massimo esperto in materia. Devi semplicemente essere consapevole di alcuni aspetti che caratterizzano questo rivestimento.

Se vuoi sapere veramente tutto sulla carta da parati però è inutile che tu perda il tuo tempo in lunghe ricerche in rete, magari scovando qualche articolo sperduto. Ci penserà il professionista a cui ti rivolgi (in questo caso il tappezziere) a soddisfare ogni tua curiosità. Il motivo è che si tratta di un materiale con talmente tante varianti che ogni cosa che troverai potrebbe essere vera e falsa allo stesso tempo.

Però ci sono delle informazioni di base sulla carta da parati che sono sempre valide. E che nessuno ti dice mai in modo chiaro.

Intendiamoci: non c’è nessun complotto da parte dei produttori e venditori di carta da parati per tenerti all’oscuro di informazioni segretissime. Sono tutte informazioni che puoi trovare spezzettate qua e là in rete. Ma io ho deciso di condensarle in questo articolo per aiutarti a fare una scelta consapevole.

Quindi le tre caratteristiche della carta da parati di cui ti parlerò in questo articolo sono:

  1. Come è fatta la carta da parati (e di conseguenza in quali ambienti puoi usarla)
  2. Quanto costa rivestire le pareti con la carta da parati (comparandolo con i costi per pitturare le pareti)
  3. Qual è la durata (media) di una carta da parati

Nei prossimi paragrafi troverai la risposta a questi tre punti e solo a questi tre.

1. CONOSCERE LA CARTA DA PARATI: L’UNICO MODO PER NON SBAGLIARE LA SCELTA

i materiali della carta da parati

Quando penso alla carta da parati mi viene in mente la prima casa in cui sono andato a vivere da solo (con la mia ex ragazza in realtà): era uno stupendo appartamento degli anni ’70 mai ristrutturato, pieno zeppo di stupendi pezzi di design di quel periodo…e completamente rivestito di carta da parati!

Gli anni settanta sono stati un decennio dai colori forti, e le carte da parati sono state un modo importante per esprimere tutto questo colore.

In quell’appartamento la carta da parati era rosso amaranto per l’ingresso; verde oliva per il salone e due camere da letto; blu oltremare per la sala da pranzo e l’ultima camera da letto (lo so era una casa enorme…).

Non era carta da parati normale ma era in tessuto, e anche bello pesante. Durante i primi mesi amavo passare le mani sulle pareti per accarezzare i tessuti che però non erano morbidi velluti ma ruvidi teli, tipo juta.

La prima volta che ho visto la carta da parati di quell’appartamento mi si è aperto un mondo. Fino ad allora per me la carta da parati non era altro che carta incollata ad una parete.

Non fraintendermi: conoscevo bene sia gli arazzi che i rivestimenti con stoffe finemente decorate che ho visto in palazzi antichi di mezza Europa.

Ma ero convinto che si trattasse di decorazioni pregiatissime, fatte a mano, su misura, dai costi spropositati e non replicabile in un normale appartamento.

Invece in quella casa ho scoperto che esistevano produzioni “industriali” di carta da parati realizzate con questi materiali. Ho cominciato a cercare e ho scoperto l’esistenza di carte da parati in fibre naturali, in tessuto, floccate, metalliche…Quando una persona viene a contatto per la prima volta con il mondo delle carte da parati potrebbe rimanere disorientata davanti a tanta vastità di scelta.

Per questo motivo, prima di avventurarti in questo territorio, devi partire dal capire la classificazione base, quella da cui derivano tutte le carte da parati.

La classificazione base della carta da parati

classificazione della carta da parati

La prima classificazione è semplice: la carta da parati può essere monostrato o multistrato.

E le carte da parati multistrato non fanno altro che aggiungere un rivestimento ai materiali delle carte monostrato. In sostanza gli strati sono due: il supporto e la finitura.

Però non fare l’errore di pensare che le carte da parati monostrato siano quelle a tinte unite o con disegnini semplici e anonimi: anche per queste esiste un’ampia varietà di decorazioni.

Le carte multistrato sono nate per utilizzare materiali particolari (come il tessuto di cui ti ho già parlato ad esempio) o per ottenere prestazioni tecniche che consentano l’utilizzo in determinati ambienti.

Nei prossimi paragrafi ti parlerò delle due tipologie di carte da parati monostrato e delle due principali carte da parati multistrato.

Con queste quattro tipologie copriremo oltre il 90% delle carte da parati in commercio. Se vuoi qualcosa di diverso e più particolare devi solo cercare…

Carte da parati monostrato

Le carte da parati monostrato possono essere realizzate con varie decorazioni per essere posate come tappezzeria oppure possono fungere da supporto per le carte da parati multistrato (naturalmente in questo caso non sono decorate…).

In sostanza sono sempre presenti in tutte le carte da parati del mondo. Per questo è importante che tu capisca quali sono i pregi e i difetti delle due principali (se non uniche) tipologie:

  • Carta da parati di carta (in cellulosa);
  • Carta da parati in tessuto non tessuto (tnt);

Vediamone rapidamente le caratteristiche.

Carta da parati in cellulosa, cioè la carta da parati…di carta!

carta da parati in cellulosa

Credo sia inutile spiegarti che la cellulosa è una pasta, ricavata dalle fibre degli alberi, con cui si produce la carta.

La carta da parati in cellulosa è in sostanza carta da parati di carta.

Questa carta da parati è sicuramente la più economica che puoi trovare in commercio ed è stata a lungo la più diffusa. Ma presenta alcune importanti criticità. Infatti, sebbene le tecnologie produttive siano ormai ottimizzate, si porta dietro alcuni difetti atavici:

  • Poco resistente
  • Non lavabile
  • Difficile da posare

La scarsa resistenza è una caratteristica intrinseca della carta: trattandosi di un semplice strato di carta (certo più pesante di una pagina di giornale…ma sempre carta) è molto delicata.

Questa delicatezza si riversa a cascata sul fatto che non è lavabile: se viene macchiata tende ad assorbire in profondità la macchia e non è possibile toglierla in nessun modo.

La difficoltà di posa è data proprio dalla sua leggerezza: tende a deformarsi facilmente, creando delle grinze in fase di posa, che chiaramente vanno evitate in ogni modo. Inoltre è importante scegliere e dosare correttamente la colla per non rischiare che penetri eccessivamente nella carta lasciando macchie indelebili…

Tutte queste caratteristiche rendono la carta da parati in cellulosa non adatta a tutti gli ambienti: sono off-limits in stanze umide (cucina e bagno) e in stanze che tendono a sporcarsi facilmente (la camera dei bambini ad esempio).

Tnt: la carta da parati in tessuto non tessuto

carta da parati in tnt

Tnt naturalmente non sta per tritolo, ma per tessuto non tessuto.

In sostanza questa carta da parati è formata da una pasta di cellulosa e fibre tessili di tipo sintetico (come possono essere quelle con cui fanno le magliette sportive per intenderci) …che però non vengono tessute!

Cioè non sono intrecciate con trama e ordito, ma “buttate a casaccio” (termine orribile ma ci siamo capiti vero?) e incollate tra di loro tramite resine.

[Applicazioni comuni del tnt sono, ad esempio, le tovagliette di carta.]

La sua invenzione risale alla prima metà del secolo scorso e ha portato una piccola rivoluzione nel mondo della tappezzeria, legato principalmente al sistema applicativo, di cui parleremo tra poco.

Le sue caratteristiche principali sono:

  • Ha un aspetto molto naturale (sembra un vero e proprio tessuto)
  • Ha una stabilità dimensionale elevata (non si deforma)
  • Ha una resistenza importante
  • È lavabile (le stanze dei bambini ringraziano…)
  • È traspirante

Attenzione a quest’ultimo aspetto: per traspirante non devi pensare che fa traspirare il muro, come un’idropittura ad esempio, semplicemente consente ad eventuali macchie di umidità che si potrebbero formare durante la posa di asciugarsi e scomparire completamente in breve tempo.

Carta da parati multistrato

Come ti ho già detto le due carte da parati monostrato di cui abbiamo appena finito di parlare possono essere decorate in infiniti modi e posate direttamente come tappezzeria, ma vengono utilizzate anche come supporto per carte da parati multistrato.

Credo sia inutile fare un elenco e un’analisi completa delle diverse tipologie di carte da parati multistrato in commercio: sono veramente tante e in continua evoluzione. Voglio concentrarmi sulle due che coprono la maggior parte del mercato:

  • Carta da parati vinilica;
  • Carta da parati in fibra naturale.

Ecco le caratteristiche base di entrambe.

La carta da parati di plastica, ovvero la carta da parati vinilica

carta da parati in vinile

Il supporto può essere sia di cellulosa che di tnt. Sopra a questo primo strato viene posato il rivestimento vinilico (in pvc o poliuretano).

Viene detta vinilica perché queste materie plastiche sono a base di resine viniliche. Se vuoi qualche approfondimento su cosa siano queste resine vai a leggerti l’articolo che ho scritto sulle idropitture (che sono appunto a base di resine viniliche o acriliche).

Vuoi sapere perché la carta da parati vinilica è tra le più diffuse?

  • È lavabile
  • È fotoresistente (non sbiadisce…)
  • È stabile e durevole
  • Consente finiture infinite, anche in rilievo

Una caratteristica specifica: non è assolutamente traspirante (mettiti una tuta di plastica e dimmi se non sudi dopo 5 minuti…).

Sebbene questa caratteristica possa sembrare negativa non viene per forza a nuocere, anzi. Infatti la rende particolarmente adatta ai bagni (anche dentro la cabina doccia!) o in cucina: non teme gli ambienti umidi ed anzi, impedisce al vapore acqueo di penetrare nel muro (occhio a condensa e muffe però!).

In sostanza, con gli opportuni accorgimenti, può essere usata in sostituzione del rivestimento in piastrelle.

La carta da parati in fibra naturale

carta da parati in fibra naturale

In questo caso parliamo di carte da parati realmente tessute: quindi le fibre sono tutte ordinate con trama e ordito.

Chiaramente è sempre presente uno strato di supporto che può essere in cellulosa o in tnt.

Le fibre naturali più utilizzate sono lino, sughero, cotone, bambù, canapa, paglia, addirittura la ninfea…

Queste carte da parati hanno dei pregi:

  • Sono traspiranti
  • Sono ignifughe
  • Resistono alle macchie (e si possono lavare…)
  • Offrono isolamento acustico rendendo l’ambiente più ovattato e calmo

La carta da parati dell’appartamento di cui ti ho parlato all’inizio apparteneva proprio a questa tipologia…

ristrutturazionepratica.it banner

2. QUANTO COSTA TAPPEZZARE CON LA CARTA DA PARATI?

La carta da parati, come finitura dei muri di una casa, si contrappone alla pittura.

Quindi è utile che tu conosca non solo i costi per tappezzare casa ma li possa confrontare con quelli per pitturare casa.

Le principali differenze tra eseguire un rivestimento con carta da parati e pitturare una parete sono:

  • Il materiale (la carta da parati) il cui costo viene calcolato a parte (e può variare in modo significativo a seconda della carta che scegli), mentre quando pitturi solitamente viene già compreso nel costo complessivo;
  • La metodologia di posa che non solo è diverso rispetto a una pittura, ma varia a seconda del tipo di carta da parati che hai scelto;
  • La preparazione del fondo che può essere diverso da quello necessario per un’idropittura.

Partiamo dai costi per tappezzare.

Il costo di fornitura e posa della carta da parati

Il primo costo che dovrai sostenere è quello di fornitura della carta da parati, che naturalmente dovrai scegliere personalmente.

La carta da parati si vende in rotoli. Le misure classiche dei rotoli sono 53cm di larghezza per 10m di lunghezza. In sostanza con un rotolo ci copri circa 4,5mq di una parete alta 3m.

Chiaramente sarà necessario comprare rotoli interi, non puoi certo chiedere che ti vengano forniti “un rotolo e mezzo”. E infatti il costo della carta da parati va a rotoli e non a mq.

Ma c’è da dire che si trovano in produzione anche rotoli di dimensioni differenti rispetto agli standard che ti ho descritto qui sopra, quindi il costo per rotolo potrebbe essere fuorviante in quanto un rotolo potrebbe costare di più rispetto ad un altro ma coprire anche una superficie notevolmente superiore.

Per questo motivo i costi che ti darò per la fornitura della carta da parati sarà in ogni caso a metro quadro. L’importante è che tu sia ben consapevole di dover acquistare rotoli interi.

Per rendere più semplice la cosa vedremo i costi di massima delle quattro principali tipologie di carta da parati di cui abbiamo parlato poco fa, rimanendo chiaro che ti darò dei prezzi medi e che potrebbero variare notevolmente (soprattutto verso l’alto se scegli finiture particolari).

I costi della carta da parati in cellulosa

È la più economica. Di per sé la carta da parati in cellulosa non ha proprietà estetiche intrinseche, in fondo è un foglio di carta, quindi è praticamente sempre decorata, fosse anche con un colore a tinta unita. Solitamente le decorazioni sono motivi che si ripetono o foto di grandi dimensioni.

Il prezzo varia da circa 2€/mq a circa 10€/mq.

I costi della carta da parati in tnt

La carta da parati tnt ha caratteristiche tecniche ed estetiche superiori rispetto alla carta da parati in cellulosa. E i costi risentono di questo dato, anche se in modo meno significativo di quello che potresti credere.

Il prezzo varia da circa 4€/mq a circa 25€/mq per immagini di grandi dimensioni.

I costi della carta da parati in vinile

Questa è la carta da parati adatta (anche) agli ambienti umidi. Siamo in un range dei prezzi molto simile a quello precedente.

Il prezzo varia da circa 5€/mq a circa 20€/mq. C’è da dire che sul vinile generalmente vengono riprodotti motivi geometrici e non immagini di grandi dimensioni.

I costi della carta da parati in fibre naturali

Qui abbiamo sia un aumento consistente dei costi che un range molto ampio. Sono le Limousine delle carte da parati grazie agli effetti raffinati e moderni che riescono a garantire.

Si parte da un minimo di 10€/mq per superare senza grossi sforzi i 100€/mq.

Rivestire le pareti con una carta da parati di questo tipo significa realmente impreziosire la casa.

I costi di applicazione della carta da parati

posare la carta da parati

Detto dei costi per acquistare la carta da parati è necessario capire quanto costa applicarla.

Come hai già avuto modo di intuire leggendo i paragrafi precedenti il materiale con cui è realizzata la carta da parati ha un’influenza determinante sulla metodologia di posa e quindi sul costo della posa.

Non è mia intenzione farti qui una lezione su come si posa la carta da parati, per questo trovi in rete molte guide (come quella che ti ho appena linkato) e comunque ti invito sempre ad affidarti a professionisti ed evitare il fai da te.

Detto ciò esistono sostanzialmente due tipologie di posa e sono legate al supporto della carta da parati:

  • Carta da parati con supporto in cellulosa -> colla sulla carta
  • Carta da parati con supporto in tnt -> colla sul muro

[NB: le altre tipologie di carte da parati hanno sempre un supporto o in cellulosa o in tnt, quindi rientrano in queste metodologie di posa]

Il primo metodo è il più difficile…ecco perché.

Posa della carta da parati in cellulosa: la preparazione è tutto

Per eseguire correttamente questa posa è necessario stendere la colla direttamente sulla carta e per farlo il tuo tappezziere dovrà:

  • Stendere completamente il foglio a testa in giù (col decoro verso il basso) su un tavolo;
  • Riempire il retro del foglio di colla (ma senza esagerare perché non vada a rovinare la carta…) usando un pennello (la colla è abbastanza liquida);
  • Piegare i lembi della carta verso il centro;
  • Far impregnare la carta aspettando il tempo preciso indicato sulla confezione della colla (se sgarra potrebbe rovinarla irrimediabilmente…);
  • Pregare che la carta non si sia rovinata e posarla sulla parete (sperando che non si spiegazzi visto che è molto leggera).

Questo è il metodo classico di posa della carta da parati, quello che probabilmente hai visto decine di volte in molti film.

Ed è quello più complesso.

Infatti le carte con supporto in tnt prevedono un procedimento molto più semplice.

Posa della carta a base tnt: un gioco da ragazzi!

Naturalmente gioco da ragazzi si fa per dire…

In questo caso la colla è una pasta (quindi non liquida come quella per cellulosa) e va stesa direttamente sulla parete.

Un procedimento decisamente meno complesso, facilitato tra l’altro anche dalla maggiore consistenza della carta da parati in tnt che è più resistente di quella in cellulosa. E ha anche il vantaggio di non lasciare residui quando si deciderà di rimuovere la carta da parati (tra poco ti parlo anche della durata di un parato).

Ora che hai chiare le differenze sulle operazioni che dovrà fare il tuo tappezziere a seconda del tipo di carta che hai scelto, veniamo all’informazione che ti interessa più di tutte:

Quanto costa posare la carta da parati al mq?

Dopo tutta questa premessa ti aspetterai delle differenze di costo significative tra posa di carta da parati a base di carta e tipo tnt…la realtà è che la differenza di costo non sta tra queste carte da parati ma con quelle viniliche, tessili e in generale con decori “pesanti” (come le carte da parati tridimensionali).

Il motivo è che queste ultime, essendo carte a due strati (il supporto più la finitura) sono più impegnative da posare.

Quindi possiamo dire che i prezzi per la posa della carta da parati, indicativamente, sono:

  • Carta da parati monostrato (cellulosa o tnt): 8-15 €/mq
  • Carta da parati multistrato: 10-20 €/mq

Adesso che sai a quali sono i costi-base a cui andrai incontro per tappezzare la casa vediamo quali sarebbero i costi di pitturazione.

[NB: non perderti il paragrafo successivo in cui ti spiegherò quali sono i costi aggiuntivi che è quasi sempre necessario dover sostenere!]

ristrutturazionepratica.it banner

Il costo per pitturare le pareti di casa con un’idropittura

Se vai da un pittore e gli chiedi di imbiancarti la casa i costi sono più o meno questi:

  • Fissativo (o aggrappante): 2-3 €/mq (serve per garantirti che la pittura aderisca al muro)
  • Pittura: 6-8 €/mq

Purtroppo non è finita, infatti sia per la tappezzeria con carta da parati che per la pitturazione risulta quasi sempre necessario preparare il supporto (cioè il muro).

In questo caso le operazioni da svolgere sono molto simili e quindi le ho concentrate in un unico paragrafo comune.

I costi di preparazione del muro su cui verrà applicata la carta da parati o la pittura

In entrambi i casi il muro non deve essere semplicemente dritto (quindi non presentare buchi o zone con l’intonaco rovinato) ma deve anche essere in grado di assorbire la colla (nel caso della carta da parati) o la pittura.

Possiamo sintetizzare nelle seguenti voci i costi aggiuntivi che potresti essere obbligato a sostenere:

  • Rimozione dei residui di vecchi parati
  • Rimozione di pitture esistenti
  • Stuccatura o rasatura della parete

Rimuovere i residui dei vecchi parati

All’inizio dell’articolo ti ho parlato della mia esperienza con la carta da parati in una vecchia casa dove ho vissuto.

All’epoca mi sono cimentato in prima persona nella rimozione della carta da una delle stanze: mi ricordo come un incubo le ore che ho passato a grattare tutti i residui che rimanevano attaccati alla parete dopo aver strappato il grosso della tappezzeria.

Acqua calda, spugne, spatole…una faticaccia infinita. All’epoca non sapevo che esistevano dei solventi apposta che mi avrebbero facilitato di molto il lavoro…

Comunque dopo quell’esperienza ho delegato a dei professionisti anche la fase di rimozione completa dei vecchi parati.

Se è il tuo caso considera che il costo si aggira sui 2-3 €/mq.

Rimozione delle pitture esistenti

La colla dei parati (come la pittura), per essere efficace, deve trovare un supporto adatto su cui aggrapparsi.

Se il supporto si sfalda (come succede spesso per vecchie pitture a tempera) o è totalmente impermeabile (come sono ad esempio gli smalti all’acqua) allora il risultato sarà che il tuo nuovo parato non durerà a lungo…

Infatti nel primo caso nel tempo si vedranno porzioni di parato o pittura che si staccano dalla parete retrostante; nel secondo caso la colla o la pittura non riusciranno a penetrare sul supporto (che è poco poroso) e quindi non riusciranno proprio ad aggrapparsi.

La soluzione in questi casi è raschiare la pittura. Questo procedimento fortunatamente non è molto costoso, ma comunque incide sul costo finale della posa in opera della carta da parati.

Anche in questo caso il costo si aggira sui 2-3 €/mq.

[Chiaramente se devi rimuovere il vecchio parato non devi raschiare e viceversa].

Questa operazione non risulta necessaria se sul muro sono già presenti idropitture che solitamente hanno un buon potere di assorbimento.

Stuccatura e rasatura delle pareti

La parete su cui posi il parato deve essere perfettamente dritta e non deve avere buchi.

Questo comporta alle volte la necessità di effettuare una stuccatura o rasatura generale per sistemare le imperfezioni e chiudere i buchi.

Se la parete è in buone condizioni con solo alcuni buchi, il costo è risibile. Nel caso in cui sia necessario rettificare tutta la parete l’impegno economico diventa più importante.

Se vivi da Roma in giù sai benissimo che sotto la pittura vengono fatte le camicie di stucco per dare i muri liscissimi.

Il costo delle camicie di stucco generalmente varia da 3 a 8 €/mq.

Se vivi da Roma in su invece non si stucca ma potrebbe essere necessario eseguire una rasatura dell’intonaco per renderlo perfettamente planare, lavoro necessario soprattutto su intonaci vecchi.

Il costo della rasatura varia da 4 a 10 €/mq.

[Naturalmente le due operazioni sono alternative.]

Se stai ristrutturando casa considera la stuccatura o la rasatura come obbligatori.

Compariamo i costi tra idropittura e carta da parati

A questo punto vediamo quale sia il costo al mq per imbiancare e quale sia quello per una carta da parati.

Costo al metro quadro per tinteggiare casa: tra 8€/mq e 14€/mq

Costo al metro quadro per tappezzare casa: tra 12€/mq e 40€/mq

Costo al metro quadro per preparare il muro: tra 3€/mq e 10€/mq

Ma questi sono ancora numeri che non ti fanno capire il reale ordine di grandezza di cui stiamo parlando. Quindi ecco:

Un esempio concreto…

Supponiamo di avere una parete di 4m di larghezza per 3m di altezza, quindi 12mq in tutto, in un appartamento che stai ristrutturando. Qual è la differenza di costo tra le due soluzioni?

Per imbiancare devi:

  • preparare le camicie di stucco (o rasare), quindi indicativamente 6€/mq*12mq= 72€
  • mettere il fissativo, quindi 3€/mq*12mq= 36€
  • pitturare, quindi 6€/mq*12mq= 72€

Costo totale = 180€ (considera che un appartamento di 80mq mediamente ha circa 220mq di pareti).

Per rivestire con una carta da parati tipo tnt di buona qualità devi:

  • preparare le camicie di stucco (o rasare), quindi indicativamente 6€/mq*12mq= 72€
  • acquistare la carta da parati, quindi 15€/mq*12mq= 180€
  • posare il parato, quindi 10€/mq*12mq= 120€

Costo totale = 372€.

Una bella differenza vero?

Ma non fermarti al prezzo. Infatti per valutare se usare la carta da parati o rimanere sulla pittura ci sono vari elementi da considerare, tra cui non per ultimo l’aspetto estetico. Però è un altro quello su cui mi voglio concentrare: quanto dura la carta da parati?

3. UNA CARTA DA PARATI È PER SEMPRE?

vecchia carta da parati

Se hai le pareti finite con idropittura sai che sarebbe importante dare una rinfrescata al massimo ogni 3 o 4 anni.

Una carta da parati invece quanto può durare?

La risposta potrebbe tranquillamente essere “per sempre”. Non è raro entrare in appartamenti con anche cinquant’anni di onorata carriera sulle spalle e vedere delle carte da parati ancora in ottimo stato.

Certo non tutte le carte da parati sono uguali.

La durata minima di una carta da parati è di circa 10 anni. Cioè significa che per questo periodo di tempo anche una carta da parati economica ti garantisce di non rovinarsi e di non riempirsi di sporco (sempre se trattata bene…).

Naturalmente se parliamo di carte pesanti e lavabili tale durata può estendersi notevolmente nel tempo. Come ad esempio quelle adatte ai bagni.

Conoscere questo aspetto è importante per capire la reale convenienza economica di un rivestimento con carta da parati. Ma la realtà è che la carta da parati è una scelta che quasi sempre esula da meri conti economici.

RIVESTIMENTO CON CARTA DA PARATI: TRA CONVENIENZA ECONOMICA E SCELTE ESTETICHE

carta da parati scelta estetica

Rimanendo sul solo aspetto economico, facendo due rapidi conti, possiamo affermare che tappezzare i muri di casa con la carta da parati è conveniente: hai un costo iniziale notevolmente superiore ma una durata nel tempo ancora maggiore. Questo aspetto nel tempo rende economicamente vincente scegliere di rivestire i muri con la carta da parati.

Ma ci sono molti altri aspetti su cui dovresti interrogarti in merito alla decisione di rivestire o meno le pareti di casa tua con la carta da parati.

Abbiamo infatti visto che una tappezzeria è (quasi) per sempre…ma lo sono allo stesso modo i tuoi gusti?

Le tappezzerie non sono una semplice finitura della casa ma un vero e proprio elemento di arredo. Determinano molto dello stile degli ambienti in cui sono inseriti.

Quante possibilità ci sono che una carta da parati in ottimo stato ma vecchia di 50 anni possa incontrare ancora i tuoi gusti?

La biologia ci dice che tutte le cellule del nostro corpo, tranne quelle nervose, vengono rinnovate completamente ogni 7 anni.

La psicologia riconosce dei cicli di rinnovamento delle persone ogni 7 anni.

I tuoi gusti in sostanza cambiano ogni 7 anni.

Spostare dei mobili, cambiare parte dell’arredamento, è qualcosa che avviene continuamente e fisiologicamente nella vita di qualsiasi persona.

Ma rifare la tappezzeria di un intero appartamento è tutto un altro discorso, rientriamo nella sfera del “ristrutturare” casa: comporta impegni economici e psicologici che vogliamo affrontare solo quando è realmente necessario e non puoi più rimandare.

Quindi devi riflettere attentamente sulla decisione, non solo economica, di tappezzare tutta la casa con la carta da parati.

Per questo motivo, all’interno degli ambienti domestici, il consiglio che do ai miei clienti che vogliono la carta da parati in casa, è quello di pensarla come un elemento di arredo.

Non consiglio mai, anzi sconsiglio, di tappezzare tutta la casa: è una scelta troppo definitiva rispetto alla vita moderna.

Preferisco invece aiutarli ad individuare alcune pareti, anche di grande dimensione, o una stanza, che potrebbero essere valorizzate attraverso la carta da parati.

In questo modo la carta da parati viene ad assumere il ruolo che, ai giorni d’oggi, ritengo più congeniale: un prezioso e bellissimo elemento di arredo.

ristrutturazionepratica.it banner

L’articolo Carta da parati: 3 cose che devi conoscere prima di metterla in casa tua (e che nessun venditore ti dirà mai di sua spontanea volontà…) sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | Il sistema scientifico per ristrutturare.

24 Luglio 2019 / / Architettura

Le valvole termostatiche sono state incensate per anni da installatori e venditori come la risposta magica alla tua necessità di abbattere i consumi energetici in casa.

Ma la realtà è che nessuno ti ha mai raccontato fino in fondo la verità sulle valvole termostatiche, sugli obblighi di installazione, sull’effettiva convenienza e su come massimizzarne l’efficienza.

ristrutturazionepratica.it banner

Ad esempio sono sicuro che nelle tue ricerche hai letto di qualche obbligo in merito all’installazione delle valvole termostatiche se a casa tua c’è il riscaldamento centralizzato, ma se invece hai un impianto autonomo questo obbligo decade quindi puoi stare tranquillo.

Questa informazione è errata. O almeno lo è nei termini che servono a te che devi ristrutturare casa.

Ecco perchè è fondamentale che, prima di fare qualsiasi intervento sul tuo impianto di riscaldamento, tu conosca realmente quali sono i pregi, i difetti, gli obblighi e la reale convenienza delle valvole termostatiche.

Cominciamo col buttare fuori da questo articolo tutti i lettori che non troverebbero informazioni utili: vediamo in sostanza in quali impianti le valvole termostatiche non c’entrano nulla.

Le valvole termostatiche sono dei sistemi di controllo legati agli impianti di riscaldamento, quindi togliamo subito di mezzo i condizionatori.

Inoltre sono legati ad impianti di riscaldamento che utilizzano l’acqua per scaldare gli ambienti, quindi togliamo di mezzo anche gli impianti di riscaldamento elettrici.

Tra gli impianti ad acqua rimangono quelli a termosifoni e quelli a pannelli radianti (riscaldamento a pavimento): le valvole termostatiche non si possono installare sugli impianti a pannelli radianti.

Quindi rimangono solo gli impianti a termosifoni: se in casa tua hai un impianto di riscaldamento a termosifoni, o se hai intenzione di installarne uno nuovo, stai leggendo l’articolo giusto.

COSA SONO LE VALVOLE TERMOSTATICHE

cosa sono le valvole termostatiche?

Partiamo proprio da questo punto perchè comprendere il funzionamento delle valvole termostatiche è importante per inquadrarne correttamente l’utilità e gli obblighi connessi.

Se hai mai visto un termosifone sai benissimo che è presente una valvola per aprire o chiudere l’afflusso d’acqua. Le valvole termostatiche vanno montante in sostituzione delle valvole classiche.

E ad una prima vista le valvole termostatiche possono sembrare poco differenti dalle normali valvole che sono presenti su tutti i termosifoni. In fondo si tratta di una manopola che ruota come le valvole normali e che in più ha solo una scala graduata che va da 0 a 5.

Dov’è quindi la differenza?

Naturalmente c’è e sta tutta dentro la valvola.

Una valvola classica non fa altro che aumentare o diminuire la quantità di acqua (calda durante il funzionamento dell’impianto) che entra nel termosifone. Ti da un po’di controllo perchè chiaramente meno acqua calda entra nel termosifone, più bassa è la temperatura dello stesso e quindi meno calda è la stanza.

Ma nella sostanza non ti aiuta a regolare la temperatura dell’ambiente in cui è installata: se tu in un determinato ambiente vuoi 20°, con una valvola classica non riuscirai mai ad ottenere tale temperatura e sarà un continuo lottare tra girare un po’a destra e un po’a sinistra la valvola per trovare un equilibrio.

Consentirti di regolare e mantenere precisamente la temperatura che desideri in ogni ambiente di casa è esattamente quello che fa una valvola termostatica.

Infatti le valvole termostatiche ti permettono di settare la temperatura dell’ambiente in cui sono installate e mantenerla una volta raggiunta.

Alla scala graduata che va da 0 a 5 corrispondono precise temperature.

Il motivo per cui si utilizza una scala numerata e non le temperature espresse in gradi è che ogni produttore fa corrispondere ad ogni valore una temperatura leggermente diversa.

Per semplicità qui sotto ti metto una indicazione di massima delle temperature associate ai vari valori della scala graduata:

  • 0 = valvola completamente chiusa
  • 1 = temperatura 12°-16°
  • 2 = temperatura 16°-18°
  • 3 = temperatura 18°-20°
  • 4 = temperatura 20°-24°
  • 5 = temperatura 24°-28°

C’è poi solitamente un’altra posizione contraddistinta dal simbolo di un fiocco di neve che corrisponde indicativamente alla temperatura di 8°. Questa posizione, detta “antigelo”, serve per fare in modo che l’impianto non si rovini in caso di prolungato inutilizzo durante l’inverno facendo circolare una minima quantità d’acqua.

Come fanno le valvole termostatiche a garantirti la temperatura desiderata?

Le valvole termostatiche si chiamano così perchè hanno una “testa termostatica”: in sostanza è un sensore posto nella testata della valvola che rileva la temperatura ambiente.

Quando la temperatura ambiente rilevata si avvicina alla temperatura impostata nella scala graduata la valvola comincia a chiudersi automaticamente facendo affluire meno acqua calda all’interno del termosifone, fino a chiuderlo completamente al raggiungimento della temperatura desiderata.

All’abbassarsi della temperatura la valvola si riapre automaticamente facendo passare una maggiore quantità di acqua calda.

Questa capacità di aprirsi e chiudersi automaticamente in base alla temperatura esterna fa sì che le valvole termostatiche siano considerate dei sistemi di regolazione della temperatura modulanti.

La cosa bella di questo meccanismo automatico è che non è necessario nessun collegamento elettrico e nemmeno una batteria: avviente tutto in modo totalmente meccanico grazie ai materiali contenuti all’interno delle teste termostatiche.

Infatti si tratta di materiali che si espandono e contraggono a seconda della temperatura esterna, facendo chiudere o aprire la valvola.

I materiali utilizzati sono cere (risposta lenta alle variazioni di temperatura), liquidi (risposta media) o gas (risposta rapida). E qui mi fermo perchè non credo che tu voglia diventare un super esperto di questi dettagli.

Anche perchè ci sono cose più importanti di cui dobbiamo parlare. A partire dal rispondere alla seguente domanda:

ristrutturazionepratica.it banner

HAI L’OBBLIGO DI INSTALLARE LE VALVOLE TERMOSTATICHE?

Su questo argomento c’è un enorme caos!

Come al solito in Italia ci sono leggi che si rincorrono in continuazione e anche chi prova a spiegartele non ti aiuta a chiarire le cose!

Lo faremo in questo articolo.

Per capire cosa dice la legge dobbiamo partire da una prima essenziale distinzione tra:

  • Impianti di riscaldamento esistenti
  • Nuovi impianti di riscaldamento o rifacimento/modifica di impianti esistenti

Una volta capito che la legge tratta in modo diverso questi due casi tutto va decisamente liscio. Partiamo dal primo.

Gli impianti esistenti e il d.lgs. 141/2016

Non ti voglio annoiare con leggi, leggine, interpretazioni, etc.

Sappi solo che il decreto legislativo 141/2016 non fa altro che recepire la direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica. E che nel caso delle valvole termostatiche sancise alcuni principi relativamente agli impianti esistenti.

Cosa intendiamo per impianti di riscaldamento esistenti?

Semplicemente quelli attualmente installati e per cui non c’è intenzione di fare modifiche (di cui parleremo nel prossimo paragrafo…).

La legge afferma che hai degli obblighi anche se non hai intenzione di fare alcuna modifica al tuo impianto. Bella seccatura vero?

Però la realtà è che si tratta di una seccatura solo per una parte dei possessori di impianti di riscaldamento a termosifoni. E tra l’altro per queste persone è una seccatura che dovrebbe essere già stata affrontata e risolta nel 2017…

gestione valvole termostatiche

In sostanza tutti gli impianti di riscaldamento a termosifoni instatllati in edifici in cui ci sia il riscaldamento centralizzato hanno l’obbligo di installare le valvole termostatiche sui termosifoni e un contabilizzatore di calore che rilevi i consumi effettivi.

Se invece hai un impianto di riscaldamento autonomo, cioè hai una tua caldaia a cui sono collegati i tuoi termosifoni, non hai nessun obbligo, anche se stai in condominio.

Perchè questo obbligo?

Il censimento ISTAT del 2011 (quindi ormai un po’datato…ma questi sono i dati che abbiamo a disposizione) diceva che le case collegate ad un impianto di riscaldamento centralizzato sono il 15,7%. Quasi 5 milioni…un bel numero.

Siccome il pagamento delle bollette in caso di riscaldamento centralizzato è direttamente collegato alla dimensione dell’immobile (in pratica si paga quotaparte della bolletta in base ai millesimi) e non ai consumi reali, si venivano a creare situazioni assurde per cui lo spreco era all’ordine del giorno.

Infatti se non paghi in base ai reali consumi chi te lo fa fare di stare attento a quanto tieni calda la casa? (e quindi a quanta energia consumi?)

Conosco persone che mi raccontavano di inverni passati totalmente in maniche corte…

Naturalmente tutto ciò porta ad aumentare i consumi, quindi a produrre più inquinamento. E per questo la Comunità europea è intervenuta con la direttiva 2012/27/UE .

L’Italia l’ha recepita e dal 30 giugno 2017 tutti gli impianti di riscaldamento centralizzati devono avere le valvole termostatiche e soprattutto il contabilizzatore di calore: questo strumento, che deve essere presente in ogni appartamento, consente di calcolare esattamente il consumo energetico per il riscaldamento e quindi fa pagare la quota giusta della bolletta ad ogni condomino.

Occhio che se non sei in regola e ti vengono a fare un controllo sono multe fino a 2.500 euro!

Ma ti ribadisco che questa cosa è legge solo per gli impianti centralizzati, mentre per il tuo impianto autonomo su cui non fai interventi di ristrutturazione no.

Però se devi ristrutturare cambia la musica…

Il rifacimento degli impianti di riscaldamento, le valvole termostatiche e il d.m. 26 giugno 2015 “Requisiti minimi”

Se stai leggendo questo articolo i motivi sono 2: o hai fatto una ricerca generica sulle valvole termostatiche o devi ristrutturare casa.

Se devi ristrutturare casa e prevedi interventi sull’impianto di riscaldamento devi metterti l’anima in pace: hai l’obbligo di installare le valvole termostatiche.

Tale obbligo attualmente te lo dice il decreto che ho citato sopra, 26 giugno 2015 – “Requisiti minimi”, ma in realtà esiste da quasi dieci anni prima, dal 2007, ed era sancito in un allegato della legge sul contenimento dei consumi energetici (allegato I del d.lgs. 192/2015, allegato ora abrogato).

Quindi se hai rifatto o installato un nuovo impianto di riscaldamento dal 2007 in avanti e non hai messo le valvole termostatiche occhio! Anche in questo caso rischi multe salate…

Gli obblighi sanciti dal decreto “requisiti minimi”

Partiamo col chiarire una cosa: tutti gli obblighi di cui parleremo sono validi sia per gli impianti centralizzati che per gli impianti autonomi. Nessuna differenza.

Tutti gli obblighi valgono per ogni nuovo impianto di riscaldamento a termosifoni (quindi se prima avevi la stufa a legna o le stufette elettriche e ora metti una caldaia con termosifoni stai facendo un nuovo impianto), o per il suo rifacimento o ristrutturazione.

Per “ristrutturazione” dell’impianto si intende tutto ciò che determina un cambio dei consumi: cambiare la caldaia, cambiare le tubazioni ma anche cambiare i termosifoni. Tutto contribuisce a modificare i consumi.

(pss…chiaro che se cambi solo un termosifone magari puoi evitare, però se li cambi tutti no! …ma io non ti ho detto nulla…)

Nel decreto “requisiti minimi” sono queste le due diciture usate per determinare l’obbligo di valvole termostatiche:

7. Gli impianti di climatizzazione invernale devono essere dotati di sistemi per la regolazione automatica della temperatura ambiente nei singoli locali o nelle singole zone termiche […]

nel caso di nuova installazione di impianti termici di climatizzazione invernale in edifici esistenti, o ristrutturazione dei medesimi impianti o di sostituzione dei generatori di calore […]

b) installazione di sistemi di regolazione per singolo ambiente o per singola unità immobiliare, assistita da compensazione climatica;

Le valvole termostatiche sono a tutti gli effetti “sistemi di regolazione automatica della temperatura ambiente nei singoli locali”, quindi è una soluzione accettata dalle norme in vigore.

Attenzione però: all’inizio di questo paragrafo ti ho parlato di obbligo di valvole termostatiche per nuovi impianti o ristrutturazione di quelli esistenti perchè sono il sistema più semplice (ed economico) per raggiungere i risultati prescritti da legge. Ma come hai potuto leggere da nessuna parte si cita tali sistemi come obbligatori: infatti esistono anche altri sistemi di regolazione, anche più raffinati (con vari sensori interni, esterni, centraline, etc.) che sono anche più prestanti.

Diciamo che le valvole termostatiche sono il dispositivo minimo necessario per raggiungere i requisiti richiesti per legge.

Bene…ora che sai tutto sulle valvole termostatiche, non è che ti stai chiedendo se servono realmente queste valvole termostatiche?

Cioè sono solo un obbligo (diretto e indiretto…) di legge, oppure hanno una reale utilità?

CONVIENE INSTALLARE LE VALVOLE TERMOSTATICHE?

valvole termostatiche: sono convenienti?

Il modo con cui le valvole termostatiche dovrebbero far diminuire i consumi (e quindi le bollette) credo che sia chiaro: chiudendo in modo automatico l’accesso dell’acqua calda dove non serve (perchè si è già raggiunta la temperatura desiderata) diminuisce la richiesta di acqua calda alla caldaia che quindi modula la produzione diminuendo i consumi.

Tutto molto semplice e lineare, però se chi ti vende le valvole termostatiche le spaccia per il santo graal del risparmio energetico devo darti una brutta notizia: ti sta prendendo in giro.

Non mi fraintendere: un contributo a diminuire i consumi lo danno, però meno significativo di quello che puoi pensare.

In compenso le valvole termostatiche hanno altre ricadute positive importanti sul benessere che puoi raggiungere in casa.

Prima di parlare di numeri e benessere però ti invito a fare una riflessione.

Il risparmio energetico inizia dall’isolamento

Quella che faremo in questo paragrafo è una riflessione che vale in generale per risparmiare sui consumi energetici per il riscaldamento (e raffrescamento) delle case e che quindi calza a pennello anche quando parliamo di valvole termostatiche, soprattutto se te le spacciano come la risposta all’abbattimento delle bollette.

Fai attenzione: puoi installare le migliori e più efficienti tecnologie per abbattere i consumi in casa tua ma se non c’è un isolamento adeguato stai solo sprecando i tuoi soldi.

Gli impianti da soli non possono modificare la quantità di calore che esce da muri, solai e finestre.

Certo, ottimizzare i consumi di energia passando da sistemi che la sprecano a sistemi più efficenti è un’ottima operazione. Ma valuta attentamente anche di effettuare interventi sull’involucro quando ti è possibile. Te ne ho parlato in un articolo dedicato proprio all’isolamento.

E vedrai come i numeri di cui parleremo nel prossimo paragrafo sono la dimostrazione di questa mia affermazione.

Quello che dicono i freddi numeri: quando le valvole termostatiche convengono (e quando no)

Partiamo da alcuni dati che sono stati pubblicati ad aprile 2017 sulla rivista Energia e Dintorni (se ti interessa è la rivista del Comitato Termotecnico Italiano ed è liberamente scaricabile dal loro sito).

In sostanza sono stati monitorati 15 condomini tra Torino e Roma in cui sono state installate le valvole termostatiche e i sistemi di contabilizzazione del calore (indispensabili per avere una misura corretta dei consumi reali).

Questi condomini erano dotati di riscaldamento centralizzato, ma i risparmi ottenuti dai singoli appartamenti sono del tutto assimilabili a quelli di un impianto autonomo a servizio.

Il risultato è stato un risparmio medio dell’8% il primo anno e del 10% dal secondo anno. Sicuramente un buon risultato, ma lontano da quello che ti raccontano venditori e installatori.

Però c’è un’altra cosa da dire: l’Italia non è tutta uguale…Aosta e Palerno hanno climi profondamente diverso e in mezzo c’è di tutto. Pertanto anche i sistemi di riscaldamento devono essere opportunamente valutati, progettati e dimensionati.

Per capire bene gli effetti delle valvole termostatiche a seconda della zona d’Italia in cui si trova l’immobile, sono interessanti altri dati pubblicati nella rivista “La termotecnica” del novembre 2016 (anche questa scaricabile).

Anche in questo caso si è fatto riferimento agli edifici con riscaldamento centralizzato, ma le conclusioni a cui si è giunti sono interessanti per fare una riflessione generale sulle valvole termostatiche.

In sostanza è emerso che in tutto il nord Italia (dove nel complesso vive la maggior parte della popolazione italiana) e nelle zone montane (zone climatiche E e F) i tempi di ritorno dell’investimento per installare le valvole termostatiche è compreso tra i 2,3 e i 5,1 anni, sfruttando le detrazioni fiscali.

Cioè i risparmi generati in bolletta dalla loro installazione copre il costo sostenuto in un periodo compreso tra i due e i cinque anni.

I tempi sono relativamente brevi e quindi sono investimenti convenienti.

La maggior parte delle zone costiere e pre-montane del centro-sud Italia (zona climatica D) hanno tempi di ritorno dell’investimento compresi tra i 5 e gli 8 anni. Continua ad essere un investimento conveniente anche se siamo al limite.

Nelle zone climatiche più calde, le coste e parte dell’entroterra del sud Italia (zone A, B e C), i tempi di ritorno dell’investimento variano da 9 a oltre 24 anni.

Risulta chiaro già ad una lettura di questo dato che non ha senso, in termini di risparmio sulle bollette, installare le valvole termostatiche in tali zone d’Italia.

E il motivo è dato principalmente dalla durata media di vita di una valvola termostatica, che è stimata essere di circa 10 anni.

E come la mettiamo con la legge?

Abbiamo visto che in alcuni casi la legge impone di installare le valvole
termostatiche (impianti centralizzati)…e se dove stai tu non conviene?
Fortunatamente viene data la possibilità di evitarle se dimostri che la loro installazione è tecnicamente impossibile (per esempio nei pavimenti
radianti) oppure non è economicamente conveniente.
Però deve esserci un tecnico che si prende la responsabilità di dichiarare questa cosa.

Adesso che i dati ci hanno dato una maggiore chiarezza della situazione devi farti l’ultima domanda…ma l’unico scopo delle valvole termostatiche è risparmiare?

La ricerca del benessere in casa e le valvole termostatiche

Diciamocelo: sono finiti da molto i tempi in cui ci si riuniva la sera davanti al focolare per cenare e scaldarsi e poi si andava a letto in camere gelide coprendosi con strati su strati di vestiti e coperte. Oppure in cui si andava in bagno con sciarpa e berretto rischiando di congelarsi ogni volta che ci si sedeva sul vaso.

In casa si cerca un livello minimo di benessere durante tutte le stagioni. E le valvole termostatiche possono aiutare a raggiungere un benessere ideale durante l’inverno.

Infatti saprai meglio di me che non ti serve a niente tenere la temperatura costante di 20° in tutti gli ambienti domestici: in bagno sarà troppo freddo, in cucina troppo caldo, in camera dovrai dormire continuando a coprirti e scoprirti…

E’ dagli anni ’60 del secolo scorso che sono stati fatti studi sulle temperature che, mediamente, garantiscono condizioni di benessere. Indicativamente possiamo considerare:

  • Zona giorno (soggiorno e cucina) circa 20°
  • Zona notte (camere da letto) circa 18°
  • Bagni circa 22°

Il modo più semplice per raggiungere queste condizioni è…installare le valvole termostatiche: setti in ogni stanza la temperatura desiderata e sei a posto.

Quindi in alcuni casi, anche se non potrebbero darti questo grande risparmio in bolletta, le valvole termostatiche potrebbero aiutarti a raggiungere le condizioni di benessere che cerchi in casa.

E proprio con questo duplice obiettivo, cioè risparmiare sulle bollette e ottenere un vero confort in casa, prima di montare le valvole termostatiche devi fare un’ultima riflessione.

COME SFRUTTARE AL MASSIMO LE VALVOLE TERMOSTATICHE

valvole termostatiche con controllo wifi

Questo ultimo paragrafo è quello classico dei consigli. Ma non ti dirò le solite cose che puoi leggere in giro e che anzi ti riassumo in questo elenco:

  • Non coprire i termosifoni con tendaggi, mobili o griglie
  • Imposta valori differenti di temperatura nelle varie stanze
  • Chiudi le tapparelle la sera per non sprecare calore
  • Non tenere aperte le valvole e accesi i termosifoni quando arieggi la casa
  • Lascia la valvola a massima apertura (5) durante il periodo estivo

Questi sono la base di consigli legati all’utilizzo delle valvole termostatiche e tienili sempre come buoni.

Qui però voglio fare uno step in più: siccome le valvole termostatiche sono un (piccolo) investimento, non devi prendere le prime che ti capitano sotto mano e soprattutto devi valutare cosa abbinarci (e se farlo).

Partiamo da un dato di fatto: in un impianto centralizzato devi installare un contabilizzatore di calore oltre alle valvole. Ma in un impianto autonomo no.

Nel senso che le valvole funzionano benissimo da sole senza contabilizzatore (che serve per monitorare i consumi).

Però con ogni probabilità sarà previsto un termostato o un cronotermostato nel tuo impianto di riscaldamento.

Come si interfaccia questo termostato con le valvole termostatiche? Può dare dei problemi?

Ti tranquilizzo subito: nessun problema.

Però devi mettere in conto che il termostato, che accende o spegne l’impianto al raggiungimento della temperatura desiderata, deve perdere quella funzione, perchè saranno le valvole a regolare il flusso di calore che serve ai termosifoni.

Se ad esempio tu in una stanza vuoi 22° (un bagno per esempio) e il tuo termostato generale è impostato a 20°…non avrai mai la temperatura desiderata in bagno.

Come fare? Imposta il termostato alla temperatura più alta desiderata e modula le temperature dei vari ambienti con le valvole termostatiche.

Soluzione ancora più pratica è far lavorare il termostato come cronotermostato: cioè decidi a che orari deve essere acceso/spento l’impianto e al resto ci pensano le valvole termostatiche.

Questo però è un lavoro che puoi fare in modo semplice con le valvole termostatiche normali.

Ma se vuoi qualcosa di più sofistica trovi in commercio valvole termostatiche evolute che, tramite sistemi wifi, si connettono a delle unità di controllo che consentono di gestire le temperature nei vari ambienti senza doverle andare ad impostare nelle singole valvole ma direttamente da uno schermo touch. E l’unità si connette, sempre tramite wifi, ad un terzo apparecchio installato sulla caldaia per comandarla in relazione alle richieste dell’impianto.

Sistemi di questo tipo sostituiscono totalmente i sistemi cablati (i termostati), rispondono alle prescrizioni che abbiamo visto nel decreto “requisiti minimi” e soprattutto consentono di accedere alle detrazioni fiscali del 65% se abbinati alla sostituzione della caldaia con una a condensazione di ultima generazione.

Infatti la detrazione per questi interventi da un paio di anni è scesa al 50% a meno di installare anche sistemi di termoregolazione evoluti modulanti, caso in cui le detrazioni sono del 65%. E i sistemi di regolazione di cui ti ho accennato in queste ultime righe consentono di trasformare il tuo impianto classico in uno di tipo modulante.

ristrutturazionepratica.it banner

L’articolo Valvole termostatiche: oggi ti dico la mia! (Cioè tutto quello che tecnici e installatori non ti rivelano e che invece devi sapere) sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | Il sistema scientifico per ristrutturare.

18 Luglio 2019 / / Architettura

Il bagno è uno degli ambienti in cui ci sono più regole da rispettare se vuoi che funzioni. Non ti sto parlando di leggi da seguire (quelle sono comunque in abbondanza…) ma di accorgimenti pratici che, se non rispettati, ti consegneranno un bagno inutilizzabile. E al suo interno la zona lavabo costituisce un piccolo universo da curare maniacalmente e con precisione, perchè è la zona in cui passerai più tempo.

In questo articolo ti farò vedere quali sono alcuni degli accorgimenti per la zona lavabo che spesso i tecnici tralasciano di applicare e che potrebbero farti odiare il tuo nuovo bagno.

ristrutturazionepratica.it banner

Ho scritto molti articoli sul bagno, qui puoi trovare la mega guida completa in cui ti spiego in cosa consiste realmente la ristrutturazione del bagno e cosa devi fare per non sbagliare.

Però in quella guida non approfondisco l’analisi di tutte le zone del bagno e di come dovrebbero essere organizzate. Invece nell’articolo che stai leggendo adesso farò proprio questo per la zona lavabo.

In particolare approfondiremo due aspetti:

  • Quali sono e che caratteristiche hanno gli elementi che compongono la zona lavabo;
  • Quali sono le dimensioni standard di questi elementi e come dovrebbero essere posizionati gli uni rispetto agli altri e rispetto al resto del bagno.

Qui troverai delle informazioni che per gli addetti ai lavori spesso sono automatiche ma che raramente vengono comunicate a dei clienti che, come è normale che sia, non sono esperti del settore e quindi si arrovellano tra mille dubbi.

TUTTI GLI ELEMENTI CHE COMPONGONO LA ZONA LAVABO

La zona lavabo chiaramente non si compone del solo lavabo. Il lavandino, che sicuramente è il centro di tutto, è comunque solo uno dei molti elementi di cui dovrai preoccuparti:

Sono tutti fondamentali e devono essere pensati come fossero un unico grande elemento.

Il lavabo e il mobile sottolavabo

Stiamo naturalmente parlando dell’elemento centrale non solo di questa parte del bagno ma di tutto il bagno.

Da ormai molti anni i vecchi lavabi a colonna sono stati sostituiti, nelle preferenze dei proprietari, da lavabi integrati con i cosiddetti mobili sottolavabo.

In realtà parlare genericamente di lavabi e mobili sottolavabo è riduttivo perchè le varianti in commercio sono realmente infinite. Però è possibile individuare quelle principali tra cui poter scegliere. Nella tabella qui sotto te le elenco:

I lavabi

Lavandino sospeso

Si tratta del classico lavandino che è satato sempre installato nei bagni delle case per decenni. Solo che probabilmente tu l’hai sempre visto nella versione qui sotto…cioè il

Lavandino sospeso
…Lavandino a colonna

E’ un lavandino sospeso a cui è stata aggiunta una colonna sotto con duplice funzione: da un lato regge parte del peso del lavandino e dall’altro nasconde il sifone

lavandino a colonna
Lavandino a semicolonna

Si tratta sempre di un lavandino sospeso a cui è stata aggiunta la cosiddetta “semicolonna”, cioè un elemento alto quanto il sifone che ha lo scopo di nasconderlo. Questa soluzione viene adottata quando si preferice non acquistare un sifone di design (più costoso) e quindi risulta necessario nasconderlo.

Lavandino a semicolonna
Lavandino da appoggio

Qui cominciamo ad entrare nelle soluzioni di design che si sono diffuse negli ultimi anni. Il lavandino da appoggi non è altro che una ciotola, che può avere varie forme, che viene appoggiata su un piano sottostante.

lavandino da appoggio
Lavandino da incasso

In questo caso il lavandino scompare all’interno di un mobile (in cui appunto viene incassato)

lavandino da incasso

C’è da evidenziare un aspetto relativamente ai materiali con cui vengono realizzati i lavabi: fino a pochi anni fa erano tutti immancabilmente realizzati in ceramica, ora invece ci sono molte più alternative in commercio, solitamente vengono dedicate ai lavabi di design.

In particolare negli ultimi anni si stanno diffondendo materiali quali il Corian, un materiale composito formato sostanzialmente da resina e alluminio, con i suoi emuli che hanno semplicemente un nome commerciale differente (corian è un marchio registrato). Oppure il gres porcellanato, lo stesso con cui vengono realizzati i pavimenti. Quest ultimo materiale, grazie alle varianti di finiture che permette di ottenere, è molto utilizzato per realizzare lavandini integrati coi mobili sottolavabi, creando una totale continuità tra i top e la vasca del lavandino.

lavabo in gres porcellanato

I mobili sottolavabo

Piano di appoggio

In questo caso stiamo parlando di un semplice “mensolone”, quindi completamente libero sotto, su cui il lavabo può essere appoggiato oppure incassato.

Mensola lavabo
Mobile sottolavabo sospeso

Il mobile sottolavabo viene appeso alla parete posteriore e resta libero sotto…un vero e proprio pensile.

sottolavabo sospeso
Mobile sottolavabo da appoggio

Il mobile sottolavabo appoggia fino a terra, sfruttando al massimo lo spazio.

sottolavabo da appoggio

Questi qui sopra sono i tre principali tipi di mobili sottolavabo che puoi trovare nei negozi specializzati.

Il design negli anni ha spinto molto verso i mensoloni su cui appoggiare una ciotola quale soluzione estetica preferibile; però la necessità di trovare spazio dove riporre le cose, in un ambiente che effettivamente di spazio non ne lascia molto, ha fatto diffondere i mobili sottolavabo sospesi, che coniugano efficacemente sia l’aspetto estetico che quello pratico.

Ti dico ora una cosa che nessuno ti rivela mai: se scegli il mobile sottolavabo sospeso fai in modo che non si trovi troppo vicino al pavimento, altrimenti la pulizia sotto di esso diventerebbe difficoltosa e quello spazio finirebbe per trasformarsi in un ricettacolo di polvere e sporcizia, che in un ambiente umido come il bagno è il peggio che puoi agurarti.

Cerca sempre di fare in modo che ci siano almeno 20-30 cm da terra. Nel caso in cui tu abbia proprio bisogno di tutto lo spazio a tua disposizione propendi per un mobile sottolavabo da appoggio, ma di quelli che appoggiano completamente con una base a terra, non solo coi piedini (altrimenti il problema non cambia…).

La rubinetteria

Pensi che ci sia poco da dire sulla rubinetteria per il lavabo? Ti sbagli di grosso…c’è un mondo anche nel settore dei rubinetti e devi essere consapevole che la scelta di quale rubinetto verrà installato la devi fare nel momento in cui scegli il lavabo. Il motivo è che l’idraulico, quando andrà ad impostare gli impianti, deve sapere l’esatta posizione degli attacchi di carico e scarico, altrimenti potrebbe fare degli errori irrecuperabili.

Non è mia intenzione fare una disamina dettagliata su quali siano le caratteristiche tecniche e di materiali che devono avere i rubinetti. In questo articolo mi interessa darti una classificazione dei rubinetti che trovi in commercio

I rubinetti si catalogano, nella sostanza, secondo due aspetti:

  1. La tipologia di comando
  2. La posizione in cui viene installato

Ancora una volta vediamo un paio di tabelle riassuntive.

La classificazione secondo i comandi

Miscelatore

Si tratta sicuramente del rubinetto più diffuso che ha due grossi pregi: consente di regolare precisamente la temperatura dell’acqua, consente un grosso risparmio idrico.

rubinetteria: miscelatore
Rubinetto a manopole monoforo

Stiamo parlando dei classici rubinetti con le manopole, una soluzione vintage che sta tornando di moda. In questo caso le due manopole fanno parte del rubinetto stesso.

rubinetto monoforo
Rubinetto a tre fori

E’ la versione classica di quello sopra. Si tratta dei rubinetti presenti in tutte le case fino all’invenzione del miscelatore. La caratteristica iportante è la necessità di prevedere tre fori sul lavabo in cui viene installato.

rubinetto a tre fori

Questi sono i più diffusi (il miscelatore la fa da assoluto padrone), però pensa che la tecnologia sta entrando anche in questo settore con alcuni modelli collegati addirittura alla domotica di casa.

Posizione di installazione del rubinetto

Sul lavabo

Questa è la posizione classica e decisamente la più diffusa.
Il rubinetto viene installato direttamente sul lavabo nei fori già predisposti.

miscelatore da lavabo
Sul piano del mobile sottolavabo

Questa posizione è possibile in due casi: quando il lavabo è una ciotola da appoggio, quando il lavabo è integrato al piano del mobile sottolavabo.

miscelatore da piano
A muro

Si tratta di una soluzione di design che si è diffusa negli ultimi anni. Consente di avere il lavabo e il piano del mobile completamente liberi. Naturalmente bisogna prevedere correttamente la predisposizione dei rubinetti.

miscelatore da parete

Scegli il rubinetto giusto per il tuo lavabo

Ecco un’altra chicca che con ogni probabilità il tuo tencnico non ti dirà. Devi prestare molta attenzione ad abbinare correttamente il rubinetto con il lavabo. Attenzione: non sto parlando di aspetti estetici, quelli dipendono dai tuoi gusti personali, ma mi riferisco alla funzionalità del sistema rubinetto-lavabo.

Ad esempio un rubinetto con una canna lunga potrebbe far cadere il getto troppo vicino al bordo del lavabo, facendo schizzare l’acqua dappertutto.

Oppure un rubinetto con la canna corta su un lavabo con un bordo importante potrebbe far cadere il getto troppo vicino al limite della vasca e rendere scomodo il getto d’acqua.

Questi sono solo due esempi di possibile errato abbinamento del rubinetto al lavabo. Le possibili combinazioni sono molteplici e quindi è necessario prestare molta attenzione a questo aspetto.

Lo specchio e l’illuminazione

Ho inserito in un unico paragrafo specchio e illuminazione perchè sono due funzioni spesso integrate in un unico elemento.

In questo caso non ti ho preparato una tabellina riassuntiva perchè le soluzioni sono realmente infinite…specchi e luci di tutte le forme e dimensioni ti danno veramente una scelta infinita.

Invece qui di seguito ti voglio fare solo un breve elenco di alcuni aspetti che devi tenere in considerazione quando scegli lo specchio e l’illuminazione da abbinarci.

  1. Specchio sovrapposto o ad incasso? Lo specchio può essere posizionato sopra il rivestimento oppure incessato per essere a filo del rivestimento stesso. Nel caso in cui tu decida per questa seconda soluzione devi prestare particolare attenzione a fare in modo che venga lasciato un incasso sufficientemente profondo per fare in modo che lo specchio si trovi perfettamente a filo della parete;
  2. Luce integrata nello specchio o a parte? Qualsiasi sia la tua scelta tieni presente che la luce in questo caso ha lo scopo di illuminarti il viso, però senza abbagliarti. Per rispondere efficacemente a questa esigenza la luce dovrebbe essere su almeno tre lati dello specchio (sopra e ai lati). Solitamente nelle soluzioni integrate questo aspetto è tenuto in considerazione, invece nelle soluzioni separate devi prestare più attenzione. Una luce puntuale (tipo una lampadina o un faretto) non è sicuramente la soluzione corretta. Un’alternativa efficace è prevedere una luce lineare (oggi è semplice grazie alle stripled) perchè garantisce un’illuminazione maggiormente diffusa e uniforme;
  3. Dove posizionare il cavo elettrico per alimentare le luci? E’ un aspetto spesso traascurato durante la ristrutturazione e la decisione dipende direttamente dalla tipologia di specchio che hai scelto. Se ha la luce integrata devi farti dare la scehda tecnica dello specchio in cui troverai le indicazioni anche sul posizionamento dei cavi; se invece la hai previsto un’illuminazione a parte, devi prevedere in modo preciso, insieme al tuo elettricista, la posizione in cui verrà installata la luce e quindi fare la predisposizione di conseguenza.

Le prese e i comandi elettrici

A fianco del lavabo devono essere previsti dei servizi elettrici.

Ci deve essere l’interruttore che comanda la luce sopra o integrata nello specchio. E ci deve essere almeno una presa a cui poter collegare gli apparecchi che solitamente vengono utilizzati in bagno (phon, rasoi, piastre, etc…)

Questa presa deve essere di tipo schuko (detta anche “tedesca”) perchè, soprattutto i phon, hanno questo tipo di spina.

Devi fare attenzione a dove mettere questi comandi: chiaramente non possono essere posizionati sopra il lavabo per questioni di sicurezza, ma devono essere previste ai lati dello stesso.

Inoltre devono essere abbastanza in alto da non creare intralcio con il piano del lavabo stesso. Nel prossimo paragrafo parleremo delle dimensioni della zona lavabo, tra cui anche l’altezza del lavabo e di coneguenza dei comandi elettrici.

Ti evidenzion che, in merito alle caratteristiche dell’impianto dlla zona lavabo, ci sono delle precise regole da seguire dettate dalle normative tecniche di settore (CEI 64-8).

ristrutturazionepratica.it banner

LE DIMENSIONI E GLI SPAZI NECESSARI PER LA ZONA LAVABO

Qual’è l’ingombro di un lavabo? Quanto spazio e necessario dietro e ai lati? A che altezza va messo? E lo specchio?

Queste sono alcune delle domande a cui risponderemo nelle prossime righe e che ti consentiranno, in relazione al tuo bagno, di capire quale tipologia di lavabo possa essere la scelta migliore per il tuo caso specifico.

Le dimensioni del lavabo e gli “spazi di manovra”

Partiamo da una premessa: ormai trovi in commercio lavandini di tutte le dimensioni possibili e immaginabili.

Ci sono i micro-lavabi, del diametro di poco più di venti centimetri, come le mega vasche larghe fino a 1,5 metri. Qui voglio darti le dimensioni standard di un lavandino.

Se parliamo di lavabi “isolati”, cioè non integrati all’interno di un mobile sottolavabo, le dimensioni standard sono circa 60 centimetri di larghezza e circa 55 centimetri di profondità.

Ti inserisco nuovamente l’immagine del lavandino che ti ho già proposto prima per capire di quale stiamo parlando:

Lavandino a semicolonna

 In questo caso hai bisogno di almeno 20 centimetri di spazio ai due lati e almeno 60 centimetri di fronte per poterti muovere.

Personalmente ritengo che lo spazio di manovra di fronte al lavabo dovrebbe essere di non meno di 70 centimetri…

Se invece parliamo di lavabi integrati con un mobile sottolavabo le vasche possono tranquillamente avere dimensioni diverse, anche meno generose. Già una vasca quadrata da 40 centimetri di lato è più che sufficiente.

In questo caso però è importante che il mobile su cui il lavabo è posizionato sia più grande rispetto al lavabo: solitamente si lasciano almeno 20 centimetri ai lati della stessa e 5 centimetri davanti e dietro (quindi parliamo di un piano di dimensioni complessive di 80x50cm).

Il mobile sottolavabo esso può essere senza problemi addossato ad una parete laterale (anche “incastrato” tra due pareti), però, per consentirti di muoverti agevolmente, in questo particolare caso sarebbe meglio che il mobile fosse più largo di 80 centimetri: almeno 100centimetri sarebbe la misura minima ideale della parete (e quindi del mobile).

mobile sottolavabo contro una parete

Naturalmente lo spazio che deve esserci di fronte al mobile è lo stesso di cui abbiamo già parlato in merito al lavabo singolo (minimo 60cm)

L’altezza ideale del lavabo è di circa 85 centimetri da terra. Attenzione: questa è l’altezza del filo superiore del lavabo, non del fondo della vasca.

Si tratta chiaramente di una misura media, che va bene più o meno per tutti. Tale valore, soprattutto in presenza di lavabi sospesi o di mobili sottolavabo sospesi, può essere facilmente corretta in base alle singole esigenze.

Diciamo che un range valido è da circa 82 centimetri fino a 90 centimetri. Oltre queste misure diventa veramente scomodo l’utilizzo, soprattutto perchè va a stressare la schiena con angoli di inclinazione innaturali.

E se hai due lavabi?

Negli ultimi anni si stanno diffondendo molto le zone lavabo che prevedono due lavandini affiancati, solitamente integrati in un unico mobile sottolavabo.

In questo caso devi prestare attenzione alla distanza tra i due lavabi: non possono essere troppo vicini altrimenti rischi di interferire con chi utilizzerà il bagno insieme a te. La distanza minima tra l’asse di due vasche affiancate dovrebbe essere di circa 80 centimetri. Attenzione: sto parlando di asse...non di bordo.

La posizione del rubinetto a parete

Vorrei spendere due parole in merito all’altezza a cui dovrebbe essere installato il rubinetto a parete.

Sulla posizione dei rubinetti sul lavabo o da appoggio c’è poco da dire in quanto sono principalmente dettati dalle dimensioni dei rubinetti stessi:

  • nel primo caso l’ubicazione è imposta dal foro che viene predisposto sul lavabo stesso (solitamente nella mezzeria del lato posteriore)
  • nel secondo caso invece bisognerebbe stare il più vicino possibile alla vasca in una posizione che solitamente è posteriore e centrata nei lavabi quadrati/rettangolari, mentre in quelli tondi può essere messa anche decentrata. Da evitare la posizione laterale perchè scomoda per i movimenti (il braccio sarebbe ostacolato).

Invece per i rubinetti a parete è importante impostare correttamente l’altezza già in fase di progettazione. Non essendo infatti una posizione preimpostata dai produttori, ma decisa in cantiere, bisogna evitare che un getto d’acqua che cade da troppo in alto faccia schizzare l’acqua fuori dalla vasca (ricordi quando ti ho parlato della canna lunga e corta?).

La norma è mettere l’uscita del getto ad una distanza compresa tra 15 e 20 centimetri dal filo del lavabo. Quindi, considerando un lavabo ad altezza 85, la bocca del rubinetto dovrebbe essere posizionata circa tra i 100 e i 105 centimetri.

Lo specchio e la luce

In questo caso ci sono poche regole da seguire, anche perchè la posizione di questi elementi è strettamente legato all’altezza delle persone che solitamente utilizzeranno il bagno (quindi tu e la tua famiglia). Però un paio di punti credo sia importante metterli in evidenza.

  1. Cerca di mettere il centro dello specchio più o meno all’altezza degli occhi. Un’altezza media è compresa tra 160-170 centimetri. Questo vale soprattutto se decidi di installare uno specchio piccolo…
  2. La luce ideale dovrebbe essere sia superiore che laterale, per illuminare uniformemente il viso. Se decidi di montare una luce solo sopra lo specchio considera che deve illuminarti dall’alto, quindi l’altezza dovrebbe essere di circa 190 cm. Se poi sei molto alto puoi sicuramente alzarla ulteriormente…

LA ZONA LAVABO SENZA SEGRETI?

In questo lungo articolo abbiamo approfondito molti aspetti legati alla zona lavabo del bagno. Però nonostante tutto molti punti sono rimasti inesplorati.

Lo so che potresti chiederti “ma cosa mai ci potrà essere di altro da dire su questo argomento?”. La realtà è che per ogni aspetto tecnico legato alla ristrutturazione di una casa è difficile dire tutto quanto, essere totalmente esaustivi. Ci sarà sempre il particolare che sfugge, l’informazione che manca.

Per questo motivo, anche per un intervento all’apparenza semplice quale può essere la ristrutturazione di un bagno, devi sempre rivolgerti a un professionista che abbia le conoscenze e la sensibilità per dare una risposta a tutti i tuoi desideri.

Io ti aiuto a fare ciò con i miei articoli, ma per avere un quadro d’insieme completo e un piano di attacco preciso alla tua ristrutturazione ho preparato un manuale completo e dettagliato: lo puoi trovare qui.

ristrutturazionepratica.it banner

L’articolo Come progettare la zona lavabo del tuo bagno nel modo corretto sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | Il sistema scientifico per ristrutturare.

9 Luglio 2019 / / News

Cose di Casa è una delle riviste dedicate alla casa più diffuse in Italia. Non si tratta di una di quelle riviste che si rivolgono ai tecnici o che sono di nicchia.

Cose di Casa è una rivista “pop”, nel senso più letterale del termine. Di quelle che si rivolge trasversalmente a tutte le persone che devono arredare/ristrutturare/costruire casa. Alle persone che vogliono mese dopo mese apportare migliorie e innovazioni, anche piccole, alla propria casa.

E nel mese di luglio 2019 ha dedicato un paio di pagine a Ristrutturazione Pratica…

ristrutturazionepratica.it banner

COSA C’ENTRA RISTRUTTURAZIONE PRATICA CON COSE DI CASA?

Voglio essere sincero: Cose di Casa non è di sicuro una delle mie riviste di riferimento, l’ho sempre un po’snobbata e al massimo mi era capitato di sfogliare qualche numero che comprava anni fa mia madre oppure nella sala d’aspetto di qualche dottore, dove non manca mai.

E il motivo è proprio questo suo essere “pop”. Lo ammetto sono un po’ snob da questo punto di vista.

Però quando qualche mese fa sono stato contattato dalla redazione di Cose di Casa con la richiesta di un mio contributo da inserire in un dossier che stavano preparando sulle best-practice della ristrutturazione ho risposto subito un “sì” convinto.

Diffondere le giuste informazioni sulla ristrutturazione è sempre la mia prerogativa. Non importa dove, non importa come, l’importante è che chi affronta una ristrutturazione non commetta errori e non si faccia fregare.

In particolare a me è stato chiesto un intervento sulla sostituzione degli infissi. Argomento spinoso a cui ho dedicato una serie di ben cinque articoli (qui puoi trovare il primo) che mi è costato mesi di lavoro e che non temo di definire tra i più completi che puoi trovare in rete. E che evidentemente hanno colpito anche la redazione di Cose di Casa.

Così ecco che a luglio 2019 si è materializzato il mio intervento su questa rivista:

cose di casa articolo

In realtà il testo originariamente era molto più lungo e la redazione di Cose di Casa ha fatto un duro lavoro per riuscire a condensare le informazioni realmente essenziali in sole due pagine.

Ma il testo finale fornisce tutte le linee guida che deve conoscere chi vuole sostituire gli infissi. E naturalmente per avere le informazioni approfondite ci sono sempre i miei articoli.

ristrutturazionepratica.it banner

L’articolo Perchè Cose di Casa ha dato spazio a Ristrutturazione Pratica? sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | Il sistema scientifico per ristrutturare.

17 Giugno 2019 / / Architettura

Ti sei mai chiesto cosa fa un architetto in una ristrutturazione? Molte persone sono convinte che serva solo per preparare le pratiche edilizie e faccia al massimo un paio di scarabocchi.

E se non fosse così? E se sotto la facciata di semplicità che fa sentire un po’tutte le persone dei progettisti della propria casa ci fosse un processo lungo e impegnativo fatto di cose che nemmeno immagini?

Nell’articolo di oggi voglio prendere le difese dei miei colleghi e ti voglio mostrare, nero su bianco, quali siano gli step attraverso cui deve obbligatoriamente passare il tuo architetto per garantirti la ristrutturazione che desideri…

ristrutturazionepratica.it banner

Partiamo da una legge scolpita nella pietra, che forse non sempre è chiara ai committenti: per ristrutturare casa serve un tecnico.

Non ho intenzione di discutere su questa cosa: ho già affrontato tante volte l’argomento sia nel blog che nella pagina facebook e ho finito le parole da spendere (e se mi leggi sai che non sono mai avaro di parole…).

Se è la prima volta che capiti su queste pagine e hai dei dubbi su tale affermazione vai a leggerti questo articolo così li risolviamo tutti subito: ti serve il tecnico nella tua ristrutturazione?

Se invece hai già superato questo primo grande ostacolo e ti sei convinto che aver a che fare con un architetto salverà la tua ristrutturazione da una pessima fine, sono sicuro che c’è un’altra domanda che ti frulla in testa:

“Ma cosa fa un architetto per chiedermi tutti questi soldi?”

Lascia che ti dica una cosa: se sei il classico committente convinto che il tecnico serva solo a preparare la pratica edilizia sei in alto mare. Non solo non riuscirai mai a sfruttare fino in fondo le sue indispensabili competenze, ma nella maggior parte dei casi ti ritroverai pure con una pratica edilizia sbagliata.

Infatti, se ti ritrovi nel profilo del committente di cui ti ho parlato qui sopra, allora finirai per scegliere il tecnico basandoti su un unico parametro: il costo della sua parcella. E naturalmente vincerà il tecnico che ti fa il prezzo più basso.

Di miei colleghi masochisti che si svendono per un tozzo di pane ne puoi trovare in quantità industriale: con un po’di ingegno potresti addirittura ritrovarti a pagare un tecnico che non solo non guadagna un euro dal servizio che ti offrirà, ma addirittura ci andrà in perdita. In pratica vieni pagato dal tecnico per consentirgli di fare il suo lavoro: cosa vuoi di più?

Bene, ti posso garantire che se sceglierai il tecnico più economico ti ritroverai sicuramente con:

  • Una casa brutta;
  • Degli standard qualitativi pessimi;
  • Impianti non a norma;
  • Costi totalmente fuori controllo;
  • Pratiche edilizie sbagliate.

No, non ti sto scrivendo questo per metterti paura e convincerti a darmi il tuo incarico di ristrutturazione: probabilmente vivi dall’altra parte d’Italia e non potrei mai accettare di seguire la tua ristrutturazione. Non ho interessi nei tuoi confronti, quindi mettiti l’anima in pace e dammi semplicemente retta perchè quella che ti sto raccontando è la verità nuda e cruda.

Affichè un architetto ti fornisca una prestazione minimamente decente devi pagarlo il giusto. Quanto sia il giusto te l’ho già detto in quest’altro articolo: architetto ma quanto mi costi?

Però mi spiace darti anche un’altra brutta notizia: pagare tanto un tecnico non ti da in alcun modo la certezza di ottenere una prestazione di alta qualità. Potresti comunque ritrovarti con una casa che non ti piace, con un’esecuzione non a regola d’arte e con errori e storture sulle pratiche edilizie.

Quindi come fare? Paghi poco e hai solo problemi, paghi tanto e potresti non aver comunque risolto i tuoi problemi…la soluzione migliore è mandare tutti a quel paese e fare di testa tua!

Onestamente anche io lo farei…ma non è la risposta esatta.

Ma proprio per evitarti questo errore madornale ho scritto l’articolo che stai leggendo. Nei prossimi paragrafi ti spiegherò per filo e per segno quali sono gli standard minimi di prestazione che dovrebbe garantirti il tuo tecnico nella tua ristrutturazione.

E, eccezionalmente, lo farò usandomi come esempio. Per una volta voglio dirti come lavoro io. Nelle prossime righe ti spiattellerò quali sono i precisi passaggi che compongono il servizio che offro ai miei clienti. Uno per uno.

Infatti ho un mio preciso metodo di lavoro grazie al quale garantisco, ad ogni progetto di ristrutturazione che affronto, la precisione estetica, funzionale e burocratica che i miei clienti più esigenti pretendono.

E questo metodo di lavoro viene messo in chiaro fin da subito: lo inserisco addirittura nel preventivo in modo che, ancora prima di firmare il contratto, sappiano come lavorerò per garantirgli il risultato che si aspettano.

“Si ma che ne so io che il tuo “metodo” è realmente efficace? Magari mi racconti balle…”

Hai ragione, è una cosa che penserei anche io. Per questo ti mostro una recensione che è stata pubblicata da poco sulla mia pagina facebook:

recensione ristrutturazione pratica

[PS: se vuoi vedere l’originale basta andare qui: https://www.facebook.com/pg/ristrutturazionepratica/reviews/?referrer=page_recommendations_see_all ]

Se hai ancora dubbi su quanto troverai nel resto dell’articolo non so come convincerti a continuare la lettura. Se invece vuoi finalmente capire cosa deve fare il tuo architetto nella tua ristrutturazione e perchè ti chiede tanti soldi, allora hai pane per i tuoi denti.

GLI OTTO STEP OBBLIGATORI PER LA PROGETTAZIONE “A REGOLA D’ARTE”

Se parli con un qualsiasi tecnico che si occupa di ristrutturazione di interni ti dirà che la fase progettuale si articola in due parti: la redazione del progetto preliminare, per prendere la maggior parte delle decisioni, e quella del progetto definitivo, che corrisponderà al progetto che verrà presentato in comune.

I più temerari ti diranno che in raltà le fasi sono tre: alle due precedenti c’è da aggiungere il progetto esecutivo, con gli elaborati da dare all’impresa per eseguire materialmente i lavori.

Io non sono d’accordo: la fase progettuale è divisa in ben otto step. Di alcuni tu non ti renderai mai conto, li farà il tuo tecnico chiuso nel suo studio, ma sono comunque tutti essenziali per garantirti di ottenere esattamente il risultato che ti aspetti.

1. Il preventivo

C’è una regola che troppo spesso i miei colleghi non rispettano: ll lavoro di un architetto deve iniziare molto prima di cominciare a progettare.

Se prima di appoggiare la matita sul foglio non hai ricevuto un’offerta scritta dal tecnico che hai scelto e non avete stipulato un contratto con il dettaglio di tutti i servizi che svolgerà, allora state già partendo col piede sbagliato.

In Italia è una pratica storicamente diffusa tra gli architetti (ma anche tra ingegneri e geometri…) quella di affrontare la progettazione di una ristrutturazione con una stretta di mano e un “non si preoccupi di nulla”.

Ci sono persone che, dopo aver “ingaggiato” un architetto si chiedono se vorrà essere pagato per il suo lavoro o se i soldi gli arrivino dal cielo…

Non so tu, ma quando qualcuno mi dice “non si preoccupi di nulla” io comincio a preoccuparmi tanto…sento odore di in****ta dietro l’angolo.

Per caso quando vai a comprare un’auto nuova il venditore evita di dirti il suo costo e te la consegna accontentandosi di una semplice stretta di mano?

No! Appena ti mostra un’auto ti dice il prezzo, prima ancora di elencarti le caratteristiche e farti capire se è quella ideale per te.

Prima il prezzo! …almeno se non puoi permettertela non perde tempo a fartela vedere.

Il tuo tecnico ti sta offrendo un servizio, che è anche il modo con cui si guadagna i soldi per mettere il pane in tavola la sera: perchè non dovrebbe presentarti un preventivo e farti firmare un contratto?

Senza questi elementi non avrà mai la certezza di essere pagato…eppure sembra che per molti la progettazione sia una missione, salvo poi stupirsi e lamentarsi quando il committente si rifiuta di pagare.

Tra l’altro dal 2017 è entrato in vigore l’obbligo sia del preventivo che del contratto con la legge 124/2017.

[Il professionista] “deve rendere noto obbligatoriamente, in forma scritta o digitale, al cliente il grado di complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento fino alla conclusione dell’incarico e deve altresì indicare i dati della polizza assicurativa per i danni provocati nell’esercizio dell’attività professionale.
In ogni caso la misura del compenso è previamente resa nota al cliente obbligatoriamente, in forma scritta o digitale, con un preventivo di massima, deve essere adeguata all’importanza dell’opera e va pattuita indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi.”

Come puoi leggere ci sono degli obblighi ben precisi sui contenuti di un’offerta, ci devono essere dei dati che ti facciano capire perchè il professionista ti ha presentato quella determinata parcella.

Invece per la maggior parte dei tecnici il preventivo non è altro che comunicarti la percentuale che si prenderanno sull’importo dei lavori, quale pagamento dei loro servizi.

Mi spiego meglio: i tecnici solitamente calcolano le loro prestazioni come una percentuale sul costo dell’opera. Questo garantisce che se tu, durante la progettazione o durante i lavori, decidi di trasformare il progetto della tua casetta nella reggia di Versailles, il tuo tecnico, che chiaramente avrà molto più lavoro da fare, continuerà ad essere pagato adeguatamente.

Detto ciò, comunicarti solo la percentuale non è di certo il modo corretto di presentare un preventivo. Sicuramente si tratta di un passo avanti rispetto alla stretta di mano, ma siamo ancora lontani da qualsiasi cosa che abbia a che fare con un approccio professionale.

Io i preventivi li faccio in maniera un po’diversa: il mio preventivo è una vera e propria consulenza.

Significa che faccio un primo sopralluogo con te, analizzo le condizioni della casa seguendo un mio protocollo, scatto qualche foto, ti faccio alcune precise domande, ti chiedo alcuni documenti. Con tutti questi materiali torno nel mio ufficio, metto nero su bianco quali sono le reali necessità di casa tua, faccio un elenco di tutte le prestazioni professionali di cui ci sarà bisogno, nessuna esclusa, e alla fine preparo il preventivo.

Un mio preventivo è una relazione, che può arrivare a superare le 10 pagine, in cui saprai prima di firmare il contratto esattamente in cosa consisterà la tua ristrutturazione.

E’ per questo che, se nel primo sopralluogo non sono verificate alcune precise condizioni, non te lo preparo nemmeno il preventivo: ti starei regalando inutilmente una consulenza del valore di alcune centinaia di euro, tu non mi daresti mai l’incarico, e useresti la mia relazione per chiedere il preventivo ad un altro tecnico che ti farebbe un offerta al ribasso.

2. Il contratto

Se il preventivo è una chimera il contratto per gli architetti spesso diviene una figura mitologica.

Eppure è l’unico modo che tu e il tuo progettista avete per tutelarvi uno nei confronti dell’altro.

Infatti su un contratto scritto bene ci sono tutte le clausole necessarie affinchè tu sia tutelato di fronte ad errori e mancanze del tecnico e lui sia tutelato nel caso in cui tu decida di non pagarlo oppure lo mandi a casa senza alcun motivo.

E inoltre vengono sanciti proprio lì tutti gli standard che dovrà garantirti il tuo progettista durante lo svolgimento della progettazione e direzione lavori.

Patti chiari, amicizia lunga.

Mi stupiscono sempre i colleghi che preparano contratti di una paginetta per opere del valore di svariate centinaia di migliaia di euro…

Quando gli chiedo se hanno inserito tutti gli articoli necessari per tutelare sè stessi e il loro committente oppure se c’è scritto in cosa consisterà la loro prestazione mi rispondono: “ma io faccio sempre tutto quello che serve per la ristrutturazione” .

Si ma il tuo cliente che ne sa? Si deve fidare sulla parola?

Lo so che i contratti lunghi sono una rottura di scatole, però servono per chiarire tutto fino in fondo. Perdere dieci minuti a leggerlo non farà male a nessuno…

Ad esempio, sai un trucchetto che viene spesso messo in atto dai tecnici?

Il contratto che ti presenterà non specifica se lui si occuperà realmente di tutto quello che riguarda le prestazioni tecniche, quindi anche di eventuali tecnici specilistici di cui ci sarà necessità (ad esempio un progettista di impianti, oppure del certificatore energetico, oppure del geometra che effettuerà la variazione catastale…). Quindi potresti ritrovarti, dopo esserti fatto tutti i tuoi conti, a dover sborsare altri soldi per questi tecnici che “non erano previsti da contratto”.

Personalmente ritengo che se decidi di rivolgerti a me per la tua ristrutturazione devo garantirti un servizio completo: perchè dovrei darti altre scocciature con tecnici da cercare e da pagare a parte? Ho colleghi con cui collaboro quotidianamente che mi consentono di coprire tutte le prestazion tecniche della tua ristrutturazione…tu, per i servizi tecnici, paghi me e basta.

Tra l’altro, lavorando sempre con le stesse persone, riesco a garantirti standard ed efficienza maggiori.

3. Il rilievo

Questa è la prima vera fase operativa di cui si occupa il progettista: deve venire a casa tua e fare un rilievo dettagliato di tutta la casa.

Tutta…anche se devi ristrutturare un solo bagno.

Il motivo?

Un rilievo di dettaglio serve per:

  • Avere piena conoscenza dimensionale dell’immobile (la cosa più banale…)
  • Svolgere correttamente le necessarie verifiche di legittimità (vedi il prossimo paragrafo)
  • Evitare errori di progettazione
  • Approfondire le riflessioni fatte in sede di preventivo in merito agli impianti
  • Preparare le pratiche edilizie

Quindi ha un’utilità fondamentale.

Troppo spesso invece si riduce ad una rapida verifica delle misure, svolta in meno di un’ora, su una planimetria catastale, magari vecchia e tutta rovinata.

Io quando vado in un appartamento per fare il rilievo arrivo che ho già riportato al computer la planimetria catastale sul mio programma di disegno professionale (NB: la planimetria catastale è uno dei documenti che mi faccio consegnare al momento del primo sopralluogo);

Mi porto almeno due stampe della piantina più svariati fogli, montati su una cartellina rigida, un metro laser, un metro di legno, una rollina di alluminio, macchina fotografica, penne e matite.

Misuro e fotografo ogni cosa. Solitamente ci metto una mattina per un appartamento. E se c’è bisogno ci torno anche il giorno successivo.

Proprio poco tempo fa, per un appartamento, ci ho messo tre giorni a fare il rilievo completo. Questo mi ha consentito, quando sono iniziati i lavori, di non avere nessuna sorpresa. Ad esempio, grazie al mio rilievo, sono stato in grado di individuare al centimetro dove stava un tubo incassato nella muratura esterna mentre, fino al giorno in cui sono state fatte le demolizioni, l’impresa continuava a dirmi “architetto lì è impossibile che ci sia un tubo”.

Alle volte in caso di necessità, durante i rilievi, faccio fare anche delle prove “distruttive”: mi chiamo un muratore e gli faccio fare dei buchi nelle murature o sul pavimento. Conoscere come sono fatti gli elementi edilizi di una casa alle volte è fondamentale e può rappresentare la discriminante tra scegliere una tipologia di intervento rispetto ad un’altra (con notevole differenze di costo e garanzia di efficacia delle soluzioni scelte).

4. La verifica della conformità

Questo è un tasto dolente per molti tecnici: la verifica della conformità è un requisito fondamentale per il proseguio della progettazione e soprattutto per la serenità del tecnico e del cliente.

Dopo aver raggiunto la piena conoscenza dell’immobile è necessario rispondere a questa domanda: quello che ho rilevato è conforme a quanto presente nella documentazione ufficiale?

Per fartela più semplice: ci sono stati degli abusi?

Purtroppo la verifica della conformità per molti tecnici si ferma alla verifica della planimetria catastale. Spesso non è sufficiente, vanno fatte altre verifiche, particolarmente in merito alle pratiche edilizie depositate, che sono anche più importanti. E che quasi nessuno fa…

Fare le verifiche di conformità è essenziale per impostare correttamente la pratica edilizia: se c’è qualcosa di diverso da quanto depositato agli atti va prima capito di che entità sia l’abuso, capire se è possibile sanarlo o meno e infine scegliere il procedimento edilizio corretto per procedere.

Quindi la verifica di conformità serve a te per avere la sicurezza di non vivere in una casa che potrebbe darti enormi problemi burocratici e legali in futuo, ma serve anche al tuo tecnico per non sbagliare il suo lavoro e cascare a piè pari in problemi infiniti.

Non proseguo ulteriormente perchè l’argomento sarebbe lungo e articolato, e potrebbe occupare un intero articolo.

5. L’interrogatorio al committente

Si, anche questa è una fase della progettazione. Che io ritengo fondamentale.

Tu sei il committente, hai dei gusti e delle idee: il tuo tecnico ti ha chiesto cosa ti piace? Ti ha chiesto cosa ne pensi della tua casa? Ti ha chiesto cosa vuoi?

Troppo spesso i progettisti se ne fregano completamente dei desideri dei loro committenti…

Non mi riferisco a “voglio due bagni, un salone open-space e una camera grande”, ma a una vera conoscenza approfondita dei tuoi desideri e delle tue aspettative.

In realtà a questo punto una minima conoscenza di queste cose il tuo tecnico dovrebbe averla raggiunta: io già nella fase di colloquio preliminare faccio alcune domande per iniziare a capire questi aspetti. Mi servono per individuare a colpo sicuro se le persone con cui avrò a che fare mi consentirà di svolgere un lavoro proficuo.

Ma giunti a questo punto l’interrogatorio, come lo chiamo io, è fondamentale: gli piazzo davanti la pianta della sua casa così come è ora e ho come obiettivo quello di fargli uscire tutto.

Gli faccio una sorta di seduta di psicoterapia sulla sua casa.

Questo momento è fondamentale: grazie alle sue risposte e a quello che insieme tiriamo fuori da questa conversazione il progetto prenderà forma.

Prima ancora di aver disegnato un solo muro sappiamo già come verrà la casa. Ora si tratta solo di metterla su carta.

Eppure nella maggior parte delle ristrutturazioni i tecnici questa cosa non la fanno…

6. Il progetto preliminare

Io mi stupisco sempre quando vedo i miei colleghi che dalla primissima riunione si presentano con un progetto dettagliatissimo e addirittura completo di render.

Chi lo fa ha (spesso inconsapevolmente) saltato la prima fase della progettazione: il progetto preliminare.

La progettazione della ristrutturazione di una casa non è una linea retta.

Progettare una ristrutturazione è come seguire una curva sinuosa che sale e scende, che si estende e si ritira, che va avanti e che può andare anche indietro.

Tutti questi movimenti che seguono lo sviluppo del progetto devono possedere due caratteristiche:

  1. Tu devi essere coinvolto in prima persona
  2. Si arriva alla definizione del progetto gradualmente

Quando vieni da me per farti ristrutturare casa i primi disegni che ti farò vedere sono proprio quelli del progetto preliminare: ma non aspettarti elaborati super scenografici.

Solitamente presento da due a tre possibili varianti di distribuzione interna. E per ogni variante preparo delle piante arredate, delle viste tridimensionali (non render! disegni tridimensionali…) e delle ipotesi preliminari di costi.

Materiali, finiture, impianti…sono ancora aspetti secondari. Qui dobbiamo capire se la casa che stiamo progettando è quella che vuoi.

Prendiamo tutte le ipotesi messe in campo, le discutiamo, vediamo i pro e i contro e modifichiamo quella che ci convince di più fino a tirare fuori la distribuzione interna perfetta per te e la tua famiglia.

Questo è un passaggio fondamentale per non perdere tempo nelle fasi successive, che saranno molto più impegnative (soprattutto per il tuo pogettista…).

7. Il progetto definitivo

Ci sono due scuole di pensiero tra i progettisti:

  • chi ti fa il progetto e dice “per i materiali ce la vediamo dopo, durante i lavori”
  • chi ti dice “non si iniziano i lavori se non avete scelto materiali e finiture”

I primi ti presenteranno un progetto preliminare spacciandolo per definitivo, ci attaccheranno un computo approssimativo e ti faranno correre verso l’inizio dei lavori. Questo è il modo più sicuro che esiste per vedere i costi aumentare a dismisura e ritrovarti con una casa brutta.

Io appartengo alla seconda scuola di pensiero.

Il progetto definitivo è un passaggio fondamentale che serve per definire materiali e finiture. Si parte da una scelta fatta su catalogo, anche online, in cui il progettista definisce lo stile di casa tua.

Chiaramente lo deve fare rispettando tutte le tue indicazioni e volontà (indovina a cosa serve la fase di “interrogatorio”?).

Le opzioni disponibili tra tipologie di materiali e disponibilità di varianti per ogni singolo materiale è talmente vasta che tu ti perderesti…il progettista ti deve guidare.

E nella fase definitiva si fa chiarezza su questi aspetti: abbinando materiali (non solo esteticamente ma anche come compatibilità costruttiva), e girando negozi e showroom.

E’ una delle parti più stancanti per un tecnico, ma anche una di quelle che da maggiori soddisfazioni.

Durante la scelta dei materiali la presenza del tuo progettista è fondamentale per vari aspetti:

  1. Valutare la qualità dei materiali che sceglierai
  2. Aiutarti a mantenere il controllo estetico di casa tua
  3. Valutare la compatibilità tra i materiali scelti e con gli altri materiali edili
  4. Tenere sotto controllo il budget

Infatti questa è anche la fase in cui viene messo a punto un computo metrico che si avvicinerà di molto al reale costo della tua ristrutturazione.

Nturalmente non si parla di soli materiali durante il progetto definitivo. In questa fase vengono scelti e progettati anche tutti i sistemi impiantistici.

A partire dall’impianto elettrico (domotico o normale?), per continuare con l’impianto di riscaldamento (a gas? elettrico? a termosifoni? a pannelli radianti? ad aria?) e per finire con l’impianto idrico (in rame? multistrato? ad anello? a collettore?)

Alcune sono scelte che farà direttamente il tuo progettista ma in molte altre scelte (nella maggior parte a dire la verità) tu dovrai essere totalmente coinvolto. E nel progetto definitivo trovano spazio sia come rappresentazione grafica, per farti capire dove saranno gli impianti, che come descrizione&schede tecniche, che come computo per quantificarne i costi.

8. Progetto esecutivo

…questo sconosciuto!

Prova a parlare con una qualsiasi impresa di ristrutturazione: ti diranno sempre che si ritrovano a dover eseguire lavori, anche di diverse decine di migliaia di euro (se non centinaia di migliaia), basandosi su disegni grandi come un francobollo la cui interpretazione è più difficile della decifrazione di un gerogriflico.

Il progetto esecutivo è fondamentale in una ristrutturazione. Soprattutto se si tratta di una ristrutturazione che interviene in modo radicale in casa tua.

Certo, se devi solo rifare il bagnetto magari potresti anche non avere bisogno di un progetto esecutivo dettagliato, ma se devi realmente ristrutturare casa è indispensabile.

Nel progetto esecutivo devono essere disegnate (e scritte) tutte le informazioni necessarie per fare in modo che l’impresa sappia cosa fare e come farlo.

Il progetto esecutivo deve avere alcune caratteristiche fondamentali:

  1. Deve essere grande. Possibile che un appartamento di 100 metri quadri possa essere rappresentato in un disegno su un foglio largo quaranta centimetri? (il famoso A3) Eppure quasi sempre sono queste le dimensioni dei disegni che si trovano nei cantieri di ristrutturazione…
  2. Deve essere quotato dettagliatamente. E le quote devono essere leggibili in cantiere. Io stesso, quando devo presentare i disegni ai clienti o quando devo presentare una pratica edilizia, realizzo disegni con quote abbastanza piccole…in fondo chi le deve leggere sta comodamente seduto ad una scrivania. Ma in cantiere no! Già il disegno sarà appeso alla bene e meglio su una parete tutta rovinata, sarà rovinato, spiegazzato, strappato…vogliamo mettere altre difficoltà agli operai?
  3. Deve essere rappresentato nel modo giusto. L’edilizia ha una simbologia standardizzata. Un muro in mattoni non può essere rappresentato come un muro in cemento. Un rivestimento in pietra non può essere rappresentato come un rivestimento in legno. Un oggetto non visibile ma di cui hai bisogno di rappresentare l’ingombro non può essere rappresentato come un oggetto visibile. E’ necessario rispettare degli standard…altrimenti non si capisce niente.
  4. Devono essere descritti i materiali e le finiture principali. Si usano i cosiddetti spilli per fare questo. Delle sorte di note che hanno una freccia sull’oggetto da descrivere e…una descrizione scritta. E devono essere dettagliati, il più possibile (oltre a coincidere con quanto scritto sul computo…).
  5. Non basta un disegno per un progetto esecutivo. Sono tantissime le informazioni necessarie per ristrutturare una casa, un appartamento è composto da stratificazioni di molte cose (pensa solo agli impianti che stanno sotto il pavimento o dentro i muri). E ogni cosa ha le proprie simbologie e i propri standard di rappresentazione. I disegni devono essere catalogati a seconda dell’”argomento” che affrontano (opere edili, impianti elettrici, impianti idrici, infissi, etc…)
  6. Il computo metrico è un elemento fondamentale. Deve essere completo e scritto bene. Questo sarà il computo sulla base del quale le imprese ti faranno i preventivi…se è incompleto e non rispecchia i contenuti del progetto è semplicemente inutile.

Volendo esagerare si potrebbe anche inserire un capitolato che contiene la descrizione di tutte le opere da eseguire e di come devono essere eseguite. In una ristrutturazione solitamente questa cosa è superflua in quanto si riesce ad inserire tutte le informazioni necessarie nel computo.

ristrutturazionepratica.it banner

UN SERVIZIO COMPLETO NON SI RIDUCE SOLO AL PROGETTO!

Ok, ora hai un bellissimo progetto, super dettagliato, super studiato, super tutto…e quindi?

Tu devi ristrutturare casa e le cose da fare per arrivare a questo risultato sono ancora tante. E il tuo tecnico ha ancora moltissimo lavoro da fare:

  • Aiutarti a selezionare l’impresa
  • Seguirti nella stipula del contratto di appalto
  • Presentare le pratiche edilizie
  • Seguire i lavori
  • Chiudere le pratiche edilizie (tutte!)

Una volta completato il progetto il tuo tecnico è arrivato (quasi) a metà del suo lavoro. Vediamo nel dettaglio in cosa consistono le quattro fasi che ti ho elencato qui sopra.

9. Selezione dell’impresa? Si fa così

Una delle prestazioni che fa parte del lavoro di un architetto è assistere il cliente alla scelta dell’impresa che eseguirà i lavori.

Qui non stiamo parlando di come devi individuare le imprese a cui chiedere un preventivo (le linee guida di base te le ho già date in questo articolo).

Qui stiamo parlando di come il tuo tecnico deve garantirti di:

  • Fornire alle imprese selezionate tutte le informazioni necessarie per fargli fare un preventivo corretto;
  • Fare in modo che le offerte che otterrai siano realmente confrontabili tra di loro;
  • Verificare che le imprese abbiano tutti i requisiti di legge per poter svolgere i tuoi lavori di ristrutturazione.

Il fatto è che c’è modo e modo di chiedere un preventivo…

Quando un’impresa a fare il sopralluogo di un appartamento di cui sono il progettista, dopo avergli fatto vedere la casa e descritto i lavori che devono essere fatti gli consegno un paccone di materiale che gli servirà per prepararmi l’offerta.

Questo paccone contiene (come minimo):

  • i disegni dello stato di fatto,
  • il progetto esecutivo delle opere edili,
  • il progetto esecutivo degli impianti,
  • l’abaco degli infissi
  • il computo metrico su cui l’impresa dovrà fare l’offerta.

E poi gli do anche un memorandum in cui trova l’elenco di tutto quello che gli ho consegnato, di tutto quello che deve comporre l’offerta e di tutta la documentazione che dovrà consegnarmi prima di firmare il contratto (nel caso in cui gli venga assegnato l’appalto dei lavori naturalmente…). E di questo memorandum gli faccio firmare una copia che mi tengo quale ricevuta.

Io devo dare conto ai miei clienti del lavoro che sto svolgendo per loro e per cui mi pagano e devo anche essere trasparente con le imprese con cui ho a che fare.

Sai cosa mi ha risposto una volta un imprenditore che si è trovato di fronte a tutto questo?

“Architetto, è la prima volta che mi viene data una documentazione così completa e che mi viene chiesto di firmare una ricevuta di presa visione.

Si figuri che ho appena consegnato un’offerta in cui l’architetto aveva disegnato delle cose e poi ne aveva computate tutt’altre. E quando gliel’ho fatto notare mi ha detto di non preoccuparmi che tanto sistemiamo tutto durante i lavori…come faccio a fidarmi?”

No comment…

10. La stipula del contratto di appalto

Sai come spesso vengono stipulati i contratti di appalto quando il rapporto è diretto tra impresa edile e committente?

L’ho visto con i miei occhi: viene preso il foglietto su cui l’impresa ha formulato la sua offerta (non un computo scritto per bene…un foglietto spesso scritto a mano…) e il cliente ci mette una firma.

Quello è il contratto di appalto…e poi i committenti vanno in giro a lamentarsi che i lavori gli stanno dando un sacco di problemi!

Vuoi sapere un paio di informazioni a caso che dovrebbero essere inserite nel contratto di appalto?

  • Tipologia del contratto (a corpo o a misura)
  • Importo esatto dei lavori
  • Modalità di pagamento
  • Durata dei lavori
  • …..

Un contratto che può arrivare a svariate decine di migliaia di euro è una cosa seria, deve prevedere obbligatoriamente alcuni articoli che tutelano te e anche l’impresa e deve necessariamente prevedere degli allegati che chiariscono quali sono i contenuti del contratto (cioè rispondono alla domanda: cosa stai appaltando all’impresa?)

Quello con cui ho aperto il paragrafo è un esempio al limite (più diffuso di quello che puoi pensare comunque…), spesso le imprese hanno dei loro format di contratto. Ma non devi usare il loro!

Il tuo tecnico ha sicuramente un suo contratto tipo: cerca di usare quello. Ricordati che il tuo tecnico difende te e quindi il contratto contiene tutti gli articoli che servono a tutelarti…

Naturalmente l’assistenza del tuo progettista non si riduce solo a compilare il contratto. Lui dovrebbe:

  1. Verificare la documentazione dell’impresa selezionata;
  2. Scrivere il contratto inserendo tutti i dati necessari;
  3. Preparare una copia degli elaborati di progetto da inserire nel contratto;
  4. Preparare una copia del computo metrico di offerta;
  5. Preparare tutte le eventuali dichiarazioni integrative (ad esempio la dichiarazione obbligatoria di applicazione dell’iva al 10%…)

Il contratto contiene tutti i patti che regoleranno lavori, importi, modalità di pagamento, tempistiche…può essere scritto in modo approssimativo?

11. Le pratiche edilizie

Le pratiche edilizie sono l’unico motivo per cui la maggior parte dei committenti accetta di ritrovarsi con un tecnico nella propria ristrutturazione (almeno prima che questo articolo venisse pubblicato).

Hai visto dove si trova nella lista delle prestazioni che dovrebbero costituire il servizio standard di un tecnico? All’undicesimo posto…

Perchè così in basso?

Il motivo è principalmente tecnico: la pratica edilizia richiede che sia indicato il nome e i dati dell’impresa appaltatrice, quindi è necessario la stipula del contratto di appalto.

Se ti ricordi ad inizio articolo ho affermato che un tecnico economico quasi certamente sbaglierà la pratica edilizia.

Questo non lo affermo con leggerezza ma purtroppo è normale che sia così: che la legge italiana sia anormalmente contorta e mutevole è un dato di fatto. Naturalmente il settore edilizio non fa differenza, anche per gli interventi edilizi all’apparenza più semplici.

Questo significa che è necessario studiare approfonditamente la normativa ed aggiornarsi continuamente.

Se il tuo progettista si è svenduto per quattro soldi per fare la tua pratica allora sicuramente lo farà con tutti i suoi clienti. Questo significa che, per sopravvivere, dovrà per forza passare tutto il tempo a lavorare.

Cosa c’è di male? Potresti pensare.

C’è di male che, come abbiamo appena detto, una parte fondamentale del lavoro di un architetto è la formazione: normativa, burocratica, tecnica…

Le parcelle dovrebbero tenere conto anche del tempo necessario per formarsi, durante il quale non potrà sicuramente lavorare, ma grazie al quale riuscirà a lavorare meglio.

Tecnico economico = poca formazione = pratiche sbagliate

Come faccio ad affermare con sicurezza tutte queste cose?

Ho pubblicato un libro sulle procedure legate alle ristrutturazioni:

Procedure per le ristrutturazioni edilizie residenziali

12. La direzione dei lavori

Direzione dei lavori = problemi continui.

Questa equazione però vale solo per un tipo di architetto: quello che va in cantiere durante l’esecuzione dei lavori.

Prova a parlare con un’impresa qualsiasi di ristrutturazione: nella maggior parte dei casi ti diranno che vedono il direttore dei lavori due/tre volte durante tutta la durata della ristrutturazione e si devono occupare in prima persona di risolvere praticamente tutti i problemi.

Invece la direzione lavori, quella fatta bene, è qualcosa che richiede una presenza quasi quotidiana dell’architetto in cantiere. Soprattutto in alcune fasi critiche.

Certo, se devi rifare solo un bagnetto magari non è così indispensabile che il tuo direttore dei lavori stia sempre in cantiere, ma quando ristrutturi una casa intera non hai idea di quanti problemi possano venire fuori.

Ristrutturare un appartamento è più impegnativo di costruire una casa nuova: non sai mai quello che può sbucare perchè si sta operando su qualcosa di esistente e di cui in gran parte non si conoscono a fondo le caratteristiche (…anche se il tuo tecnico ha fatto delle verifiche distruttive come faccio io…).

Proprio per questa incertezza continua in un cantiere di ristrutturazione è necessario rimanere sempre vigile, adattarsi alle situazioni impreviste che ogni giorno possono verificarsi e reagire in tempi rapidi.

Un direttore dei lavori che non si presenta mai in cantiere può mai riuscirci?

Io sono uno stalker durante i lavori: vado tutti i giorni, fosse anche per dare solo un’occhiata. Chi lavora lì deve sapere che io ci sono sempre per rispondere alle loro domande ma anche che ci sono sempre per verificare i lavori.

Nei miei cantieri le imprese, gli artigiani e gli operai non hanno bisogno di chiedermi: “architetto, ma domani passa in cantiere?”. Sanno già che ci sarò.

Ti posso assicurare che la direzione lavori, se fatta a regola d’arte, è la parte più stressante per un tecnico: sopralluoghi, variani, disegni da rifare, artigiani e fornitori da incontrare, riunioni, contabilità…tu quando vai a fare le visite in cantiere vedi solo la superficie di tutto questo lavoro e potresti non renderti conto di tutto quello che c’è sotto la superficie.

Però, se non hai un tecnico che si occupa di tutto, o se lo paghi talmente poco che non può materialmente permettersi di farle, allora dovrai sorbirtele tu oppure lascerai all’impresa campo libero. Coi risultati che puoi ben immaginare…

13. Chiudere i lavori

I lavori solitamente sono la fase più lunga di una ristrutturazione. Ma se una volta che la ristrutturazione è completa tu puoi pensare al trasloco, per il tuo architetto non è ancora finita: deve nuovamente avere a che fare con la burocrazia.

La chiusura dei lavori è fondamentale.

Non l’ho evidenziato in grassetto per fare scena ma perchè siamo di fronte ad un grosso problema in Italia: mi crederesti se ti dicessi che ancora oggi moltissime pratiche di ristrutturazione non hanno mai una chiusura lavori ufficiale?

E’ la verità: quando i lavori sono in mano all’impresa capita spesso che il tecnico incaricato da loro si preoccupi (forse) di aprire la pratica edilizia ma poi, una volta ultimati i lavori, non si preoccupi di chiudere tale pratica.

Infatti, per le pratiche di CILA (che è quella con cui si fanno quasi tutte le ristrutturazioni), non prevede ufficialmente l’obbligo di fare la chiusura lavori.

Questa mancanza comporta una serie di possibili problemi infiniti sia per te che per il tuo tecnico:

  • Casa tua rimane un cantiere aperto anche dopo che ci sei tornato a vivere (la CILA con cui ristrutturi non ha scadenza). Per legge non si può vivere in un cantiere…
  • Tutte le (eventuali) modifiche che farai “abusivamente” una volta dentro casa…saranno colpa anche del tecnico (la pratica è ancora aperta a nome suo!)
  • Se vendi casa e il nuovo propietario fa lavori abusivi? L’unica pratica edilizia aperta è a nome tuo…come si fa a dimostrare che non li hai fatti tu questi lavori?

Anche a me in passato è capitato di finire una ristrutturazione non chiudere la pratica edilizia. E’ stata una pessima esperienza in cui sono stato succube di un’impresa edile che mi aveva procurato il lavoro e non mi ha mai fornito la documentazione necessaria per chiudere i lavori. Tremo ancora ogni giorno ripensandoci…

(Ma è stato proprio in quel periodo che ho cominciato ad approfondire realmente le leggi e che mi ha portato nel tempo a prendere la decisione di aprire il sito che stai leggendo, quindi forse a qualcosa è servita…)

Quindi il tuo progettista, se l’hai scelto per bene, deve fare la pratica di chiusura lavori. Ma occhio che deve essere fatta nel modo corretto.

Infatti anche qui la legge è complessa (e in questo caso in particolare gli uffici che devono applicarla sono quasi sempre totalmente disorganizzati di fronte alla complessità della legge). Ciò comporta che non è quasi mai sufficiente protocollare un unico documento in Comune, ma diviene necessario interfacciarsi col catasto (se hai modificato la distribuzione interna), con l’ufficio edilizia (per la vera e propria chiusura) e con l’ufficio agibilità (perchè spesso la tua ristrutturazione modifica le condizioni che determinano l’agibilità di un immobile…).

Tutta questa documentazione deve prepararla il tuo tecnico (anche se in parte la firmi tu). E ti assicuro che spesso non è banale…

14. E dopo i lavori?

La maggior parte degli architetti pensano che una volta che hanno chiuso la pratica edilizia (e magari fatto l’agibilità se sono scrupolosi) hanno finito il loro lavoro.

La realtà è che se lo fanno non ti stanno fornendo un buon servizio.

Ho inserito questa quattordicesima fase perchè un architetto, dopo aver chiuso i lavori, deve garantirti almeno queste altre due cose:

  1. preparare e presentare la pratica all’ENEA nel caso tu abbia fatto dei pagamenti per detrarre con l’Ecobonus;
  2. ordinare e impacchettare tutta la documentazione della ristrutturazione che ti servirà per tenere traccia di tutto quello che è stato fatto e per rispondere prontamente in caso di controlli futuri sulle detrazioni;
  3. Verificare la contabilità dei lavori in contradditorio con l’impresa per farti pagare la cifra corretta in relazione ai lavori effettivamente eseguiti.

Io solitamente dopo i lavori consegno ai miei clienti un faldone bello pieno con dentro:

  • Una copia completa di tutte le pratiche edilizie fatte (CILA, fine lavori, agibilità, etc. etc. etc.)
  • Una copia completa di tutta la documentazione relativa agli impianti installati (dichiarazioni di conformità, manuali, schemi, etc. etc. etc.)
  • Una copia completa di tutta la documentazione relativa alle detrazioni fiscali (schede tecniche, bolle di consegna, modulistica ENEA presentata)
  • Un riepilogo della contabilità con fatture e pagamenti messi in ordine a seconda delle detrazioni richieste

Solo la preparazione di questa documentazione spesso vale l’intera parcella…

QUELLO CHE C’E’ SOTTO LA SUPERFICIE…

In questo lungo articolo ti ho mostrato cosa fa un architetto per la tua ristrutturazione. O almeno quello che faccio io nel servizio che offro ai miei clienti.

Troppo spesso si sente dire “ma il tecnico fa solo qualche disegno e ha finito tutto”.

No: il tecnico, pagato da te, deve mettere in campo tutte le sue forze e competenze per fare in modo di garantirti il miglior risultato possibile.

Leggendo l’articolo tu adesso sai esattamente, se per caso fossi io il tecnico della tua ristrutturazione, quello che io farò per te. Naturalmente non ti ho detto tutto, ogni step ha infinite cose da fare al suo interno, ma il succo del mio lavoro è tutto qui sopra.

Ed in fondo tutto quello che ho scritto in questo articolo non è altro che quello che dovrebbe fare qualsiasi architetto.

Il problema è che la maggior parte dei tecnici tutte queste cose non te le dirà mai.

Il motivo è che non lo sanno nemmeno loro quali sono le fasi che affronterete, vivono alla giornata e ad ogni nuovo progetto adattano il loro modo di lavorare.

Ritengo che questo sia il modo peggiore di procedere: adattarsi alle esigenze del progetto è importante, ma adattare il metodo di lavoro al progetto è sbagliato.

Oh non fraintendermi: non ti sto dicendo che io sono il migliore e che tutti i miei colleghi non valgono un ca**o.

Anzi, la penso esattamente al contrario: ogni confronto con un collega per me è motivo di apprendimento.

Ti sto solo dicendo che prima di scegliere un progettista ci devi pensare bene: nessuno può darti la certezza che andrà tutto liscio come l’olio (anche nei miei lavori non va mai tutto liscio come l’olio…), che non avrai sorprese, che il tecnico a cui ti sei affidato lavorerà esattamente come te lo aspettavi…

Devi valutare attentamente e cercare di capire se il progettista che hai scelto ti garantirà gli standard minimi che hai letto qui sopra.

Intanto hai bisogno di imparare a scegliere il giusto architetto per la tua ristrutturazione, perchè uno non vale l’altro.

E in realtà, se stai leggendo questo articolo, hai anche bisogno di comprendere come funziona una ristrutturazione ed applicare un giusto processo alla tua, in cui l’architetto è solo un ingranaggio.

Ho scritto un manuale in cui ti spiego tutte queste cose. Ma non è per tutti. Se lo vuoi devi prima scaricare e leggere il report che trovi a questa pagina:

https://www.ristrutturazionepratica.it/i-7-errori/

ristrutturazionepratica.it banner

L’articolo Cosa fa un architetto nella tua ristrutturazione? I contenuti di un servizio a regola d’arte (che non tutti garantiscono…) sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | Il sistema scientifico per ristrutturare.

16 Aprile 2019 / / Architettura

Per ristrutturare un bagno hai due strade: o prendi il vecchio bagno, lo sventri completamente rimuovendo anche gli impianti e lo rifai ex-novo, oppure sostituisci solo rivestimenti e sanitari continuando ad utilizzare i vecchi impianti.

In questo ti parlerò di questa seconda soluzione ed in particolare vedremo: quali sono i problemi tecnici in cui potresti incappare e come la tecnologia ti consente di superarli brillantemente, come sono inquadrati i lavori eseguiti in questo modo e infine ti parlerò delle detrazioni fiscali a cui (non) avrai diritto.

ristrutturazionepratica.it banner

Facciamo una premessa: tra le due tipologie di ristrutturazione del bagno di cui abbiamo parlato poco fa determinare quale sia la soluzione migliore dipende da molti fattori, a partire dall’età del vecchio bagno. Per esperienza ti dico che solitamente la prima tipologia di intervento è quella preferibile e ti ho spiegato i motivi in questo articolo.

Però ci sono dei casi in cui potresti decidere di eseguire la seconda. Ma se all’apparenza può sembrare un intervento più semplice, prima di avviarti devi sapere che potresti trovarti di fronte ad alcuni problemi inaspettati.

SOSTITUZIONE DEI SANITARI SENZA RIFARE GLI IMPIANTI…E’ POSSIBILE?

Partiamo con il parlare proprio dei problemi tecnici che dovrai superare per continuare ad avere un bagno efficiente dopo la sostituzione dei sanitari.

Il problema principale in realtà è solo uno: la compatibilità tra l’impianto esistente e i nuovi sanitari che devi installare.

Infatti ogni sanitario prevede una precisa posizione per i carichi e gli scarichi, e gli impianti del bagno vengono realizzati in funzione di tali posizioni.

Per questo gli idraulici, quando impostano un nuovo bagno, pretendono sempre di avere le schede tecniche dei sanitari: servono per posizioare precisamente tutti i tubi.

Ma se tu decidi di sostituire i vecchi sanitari senza intervenire sugli impianti come si fa?

Il problema non si pone tanto con le tubazioni di carico dell’acqua calda e fredda, che sono di diametro ridotto e vengono collegate ai nuovi sanitari tramite dei tubi flessibili, quanto con gli scarichi del wc, che invece sono di diametro maggiore e richiedono tubazioni rigide per essere realizzati.

Se la posizione dello scarico del wc nuovo non coincide con quella del wc vecchio devi rinunciare a sostituire i sanitari?

La risposta, per tua fortuna è no. C’è e si chiama scarico traslato.

scarico traslato

Lo scarico traslato in sostanza è una curva tecnica, cioè un tratto di tubazione curvo, che fa esattamente quello che dice il nome: permette di traslare (cioè spostare da un punto ad un altro) la posizione di scarico di un wc.

Chiariamo subito: non pensare che ti consenta di spostare il wc da una parete all’altra. La sua posizione resterà esattamente dove si trovava prima. Ristrutturare un bagno senza rifare gli impianti ti costringe a mantenere la posizione di tutti i sanitari esattemente dove si trovavano prima. Ma lo scarico traslato serve per fare in modo che lo scarico del nuovo wc coincida con la posizione dello scarico dell’impianto esistente.

Quindi gli spostamenti sono di pochi centimetri…ma è esattamente quanto basta.

La cosa positiva di questi sistemi è che riescono ad essere integrati all’interno dei nuovi wc e quindi sono assolutamente invisibili.

In particolare sono utili per passare dai vecchi sanitari che venivano montati distanziati dalla parete posteriore ai più moderni, compatti ed igienici sanitari filo-muro. Un passaggio quasi obbligato se la tua intenzione è svecchiare il bagno.

Tra l’altro, proprio per la necessità di nascondere lo scrico traslato, le curve tecniche per consentire l’utilizzo degli impianti esistenti si possono applicare solo ai modelli di sanitari filo parete perché, proprio grazie alla loro forma, consentono di nascondere tutte le tubazioni di collegamento all’impianto idraulico.

Scarico traslato: curva autonoma o integrata nel wc?

Hai due modi per installare un sanitario con scarico traslato: o acquisti un sanitario filo-parete normale e ci abbini una curva tecnica fatta apposta, oppure acquisti direttamente un sanitario che viene realizzato con lo scarico di tipo traslato.

scarico traslato: cura tecnica

Possono essere entrambe soluzioni valide ma la seconda sicuramente ti consente di non avere dubbi sulla compatibilità tra i vari elementi che vai ad installare (wc, curva tecnica, scarico esistente) e sono completamente integrati nel nuovo wc.

Solo alcune aziende producono questo genere di sanitari “universali” che consentono l’utilizzo della braga con scarico traslato. Tra i primi ad aver sperimentato questa soluzione ci sono i sanitari Ideal Standard, con le serie Tonic 2 e Connect.

sanitari filo-parete con scarico traslato

I sanitari filo parete di cui abbiamo appena parlato presentano forme sia tonde che squadrate, quindi si adattano perfettamente a tutte le tipologie di bagni, sia quelli classici che moderni, e consentono anche di realizzare sanitari di dimensioni ridotte adatti anche agli ambienti più piccoli.

Tra l’altro i sanitari filo parete sono più igienici rispetto ai vecchi sanitari distanziati, perché tra il sanitario e il muro non vi è più nessuno spazio in cui può finire sporco e polvere.

Quindi i sanitari con scarico traslato, nel caso di sola sostituzione dei sanitari senza rifacimento dell’impianto, consente di sostituire i vecchi sanitari con quelli nuovi in totale sicurezza, SENZA dover rompere pavimento e rivestimento e SENZA dover intervenire sull’impianto ideaulico.

L’installatore impiegherà solo un paio d’ore per installare i tuoi nuovi sanitari.

Un’ultima raccomandazione dettata dalla sempre maggiore tendenza ad acquistare anche rivestimenti e sanitari online: se decidi di utilizzare uno dei tanti ecommerce che ci sono online, come acquaclick.com, fai attenzione a scegliere la tipologia giusta a seconda dell’intervento che vai ad eseguire e in caso fatti seguire dal loro reparto tecnico.

Parliamo ora degli aspetti normativi.

ristrutturazionepratica.it banner

RISTRUTTURAZIONE DEL BAGNO “LEGGERA”: COME LA INQUADRA LA LEGGE

La prima cosa che devi capire è come la legge italiana inquadra la ristrutturazione di un bagno in cui semplicemente sostituisci sanitari, subinetterie e rivestimenti.

Il motivo è che ha una ricaduta significativa sugli aspetti di cui ti parlerò nel prossimo paragrafo.

I lavori di cui stiamo parlando consistono, sostanzialmente, nella sostituzione delle finiture del bagno. Non è necessario eseguire lavori di muratura, non devi togliere i massetti per rifare gli impianti, non devi fare le tracce nei muri per far passare i nuovi tubi. Nulla di nulla.

Questi lavori rientrano nella categoria di intervento definita manutenzione ordinaria.

Il grande aspetto positivo di questa categoria di intervento è che configura la cosiddetta attività edilizia libera. In soldoni: non devi presentare alcuna pratica edilizia in Comune.

Quindi niente tecnico, niente diritti di segreteria, nessuno che ti viene a rompere le scatole. Scegli i rivestimenti che ti piacciono, scegli i sanitari, i rubinetti, chiami un installatore e hai fatto.

Edilizia libera sì…ma non scordarti della sicurezza.

Come sempre ci tengo a mettere i puntini sulle “i”.

Anche se non devi fare alcuna pratica edilizia non sei esentato da tutti gli obblighi legati alla sicurezza.

Ho recentemente scritto un articolo in merito a quali sono le responsabilità di un committente che esegue dei lavori in casa: sai chi è il “responsabile dei lavori” della tua ristrutturazione?

MANUTENZIONE ORDINARIA SIGNIFICA…NIENTE DETRAZIONI!

Questa è la cattiva notizia: facendo un intervento di manutenzione ordinaria non hai diritto alle detrazioni fiscali.

La legge in questo senso è molto chiara: le detrazioni fiscali sono riservati agli interventi di ristrutturazione che rientrano almeno nella categoria della manutenzione straordinaria oppure che servano a conseguire risparmi energetici per la climatizzazione.

In compenso puoi richiedere l’applicazione dell’iva agevolata…ma solo sulle opere edilizie ed idrauliche e non sull’acquisto dei materiali…a meno che non li acquisti l’impresa che svolgerà i lavori per conto tuo.

ristrutturazionepratica.it banner

L’articolo Rifare il bagno senza sostituire gli impianti: i problemi tecnici, la normativa, le detrazioni sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | Il sistema scientifico per ristrutturare.

8 Aprile 2019 / / Architettura

Nelle ristrutturazioni, soprattutto di appartamenti all’interno di condomini, non viene quasi mai presa in considerazione l’idea di isolare casa.

Quello che stai per leggere è la prima parte di un approfondimento in due articoli sull’isolamento delle case, su quanto sia importante e su come, anche se abiti in condominio, ci sono sistemi per intervenire sull’isolamento senza ricorrere al cappotto termico.

Solitamente in una ristrutturazione la parte del budget dedicato al miglioramento energetico dell’immobile (sempre che sia stato stanziata una somma a tale scopo…) viene investito nel rifacimento dell’impianto di riscaldamento, nell’installazione di condizionatori e, al massimo, nella sostituzione degli infissi.

Tutti interventi giusti e importanti ma che non riescono ad essere sfruttati al massimo in quanto trascurano completamente un aspetto essenziale per garantire il benessere in casa (e il risparmio in bolletta): l’isolamento degli elementi opachi, cioè di pareti e solai.

Oggi ti parlerò di come isolare casa può aiutarti in modo significativo ad abbattere le bollette e raggiungere un super benessere in casa.

ristrutturazionepratica.it banner

Ti sei mai fermato a guardare la vetrina di un’agenzia immobiliare? Da qualche anno di fianco ad ogni annuncio trovi la scritta “classe energetica ….” seguita da un numero, che esprime il consumo stimato espresso in Kwh/mq anno, e una lettera, compresa tra A e G. Tale cartello ti permette di capire facilmente se ti trovi di fronte ad un buon immobile o a una macchina mangia-soldi.

Tieni presente che tutti gli immobili realizzati fino agli anni ’80 solitamente sono in classe energetica G, la peggiore tra tutte, il chè significa che consumano tantissimo senza garantirti un reale benessere interno.

Per determinare di quanta energia ha bisogno il tuo immobile vengono considerati essenzialmente due aspetti:

  1. L’efficienza degli impianti installati (riscaldamento/raffrescamento)
  2. La qualità dell’involucro che racchiude tali ambienti

L’involucro di un immobile è composto da questi elementi:

  • gli infissi (finestre, balconi, tapparelle, porte di ingresso),
  • i muri che separano la casa dall’ambiente esterno ma anche dai vicini e dagli spazi comuni (i pianerottoli),
  • i solai che separano la casa sia dai vicini (sopra e sotto), da eventuali spazi non climatizzati (una cantina ad esempio), dall’ambiente esterno (ultimo piano) o dal terreno.

Affichè gli impianti super tecnologici che installerai in casa siano realmente efficienti, un requisito indispensabile è che anche l’involucro sia efficiente. Anzi, è prioritario.

COSA DICE LA LEGGE IN MERITO ALL’ISOLAMENTO DELLA CASA

Quando affronto aspetti tecnici cerco sempre di supportare le mie affermazioni con elementi tangibili. E in questo caso partiamo dai parametri di isolamento stabiliti dalla legge e che devi rispettare in una ristrutturazione se decidi di intervenire sull’isolamento.

La legge di riferimento in Italia è il d.lgs. 192/2005 relativa al “rendimento energetico degli edifici” che detta i principi generali. A questa sono stati afiancati tre decreti attuativi che invece dettano le procedure, e sono stati pubblicati nel giugno del 2015 (almeno le versioni in vigore al momento in cui scrivo questo articolo).

Per quanto riguarda l’isolamento la legge ti dice quanto dovranno isolare le pareti di casa, se decidi di intervenire, e in quali casi sei obbligato a rispettare questi valori, anche se non vorresti.

Provo a spiegare questa seconda affermazione: capita spesso, soprattutto nei condomini, che si rendano necessari degli interventi sulle facciate esterne perchè l’intonaco, dopo tanti anni, si sta staccando. Solitamente l’intervento previsto è il solo rifacimento dell’intonaco. Ma la legge ti dice che, se l’intonaco su cui stai intervenendo supera una determinata percentuale rispetto alla superficie complessiva della parete, non è sufficiente rifare l’intonaco ma devi anche adeguare l’intero immobile ai valori di isolamento previsti per legge. Ecco perchè ti ho parlato di obbligo.

Cerchiamo di capirne di più.

Interventi che richiedono il rispetto dei requisiti di isolamento

La legge individua tre tipologie di ristrutturazione a cui associa degli obblighi di rispetto di determinati parametri.

  1. Ristrutturazione importante di tipo 1: in caso di rifacimento dell’impianto di riscaldamento (o raffrescamento) e intervento su oltre il 50% dell’involucro di casa;
  2. Ristrutturazione importante di tipo 2: in caso di intervento su oltre il 25% dell’involucro di casa e di rifacimento dell’impianto di riscaldamento (o raffrescamento) (NB: questa seconda condizione non è obbligatoria per rientrare in questo caso);
  3. Riqualificazione energetica: in caso di intervento su meno del 25% dell’involucro di casa e/o di rifacimento dell’impianto di riscaldamento (o raffrescamento) (NB: vale anche se non si verificano entrambe le condizioni).

Facciamo tre esempi per chiarire:

1.Se cambi totalmente o parzialmente l’impianto di riscaldamento/raffrescamento e contemporaneamente decidi di isolare una porzione importante dell’involucro di casa tua (ad esempio isolando le pareti esterne e cambiando gli infissi) ricadi nel primo caso.

2.Se decidi di isolare una parte dell’involucro (ad esempio solo i prospetti a nord) che supera il 25% dell’involucro complessivo (compensivo dei solai eh!) ricadi nel secondo caso. Anche se non tocchi gli impianti.

3.Se cambi totalmente o parzialmente l’impianto di riscaldamento/raffrescamento ricadi nel terzo caso. Se isoli solo una parte dell’involucro, per meno del 25%, ricadi nel terzo caso.

In tutti gli altri casi non hai obblighi. Quindi se decidi di non toccare impianti o involucro non devi fare niente (ma in una ristrutturazione seria è una cosa plausibile?).

A queste tre tipologie di ristrutturazione individuate dalla legge sono legati dei precisi obblighi.

La legge da molto risalto agli aspetti impiantistici, diversificando in modo sostanziale i requisiti prestazionali da raggiungere nelle le tre casistiche individuate, però anche per l’involucro fornisce delle indicazioni importanti. Vediamole rapidamente concentrandoci solo sugli aspetti legati all’involucro “opaco” (muri e solai).

Se invece vuoi sapere qualcosa di più in merito agli infissi puoi leggere questo primo articolo sulla sostituzione degli infissi (fa parte di una guida in cinque parti che ho pubblicato poco tempo fa).

I requisiti che l’involucro deve rispettare (se isoli casa)

Tutte tre le tipologie di ristrutturazione individuate dalla legge richiedono che gli interventi che deciderai di fare sull’involucro rispettino due requisiti principali:

  1. Dentro la muratura o sul solaio non si deve formare condensa: spesso la causa di macchie di umidità o di rovina di pitture e intonaci (e quindi di clima poco salubre negli ambienti) è proprio la presenza di acqua nelle pareti che non sono state correttamente progettate (pensa che fino oltre gli anni ’80 questo aspetto non veniva minimamente preso in condierazione);
  2. Le murature e i solai devono rispettare dei valori di isolamento ben precisi che sono tabellati.

Tali valori di isolamento sono individuati con un dato fisico: la trasmittanza.

La trasmittanza, dicendola alla buona, è quanto calore passa da una parte all’altra di un elemento edilizio. Meno calore un muro o un solaio fanno passare, migliore è l’isolamento che garantiscono; quindi valori più bassi significano maggiori prestazioni.

I valori di trasmittanza sono tabellati, vediamoli rapidamente.

Isolamento, trasmittanza, zone climatiche

L’Italia è una nazione con un clima molto vario: tra la Valle d’Aosta e Lampedusa c’è un abisso. Quindi la legge ha individuato delle zone climatiche, con condizioni più o meno omogenee, a cui applicare gli stessi requisiti. Sarebbe assurdo isolare una casa di Palermo come una casa di Aosta.

Per mostratele ti faccio vedere un’immagine che ho già utilizzato in uno degli articoli della serie dedicata alla sostituzione degli infissi che ho pubblicato qualche tempo fa:

Isolamento delle pareti: zone climatiche

Come vedi il territorio italiano è per la maggior parte in zona D e in zona E. Le zone più calde hanno le lettere A e B e le più fredde la lettera F.

Sulla base di questa suddivisione sono stati dettati dei limiti di trasmittanza per le varie zone: cioè devi valori sopra i quali gli elementi dell’involucro, se decidi di isolare, non devono salire. Naturalmente dove fa più freddo è richiesto un isolamento maggiore e di conseguenza i valori limite di trasmittanza sono più bassi.

Oltre a dividere l’Italia in zone climatiche la legge fornisce dei valori di trasmittanza limite differenti a seconda della funzione del singolo elemento, dividendo tra:

  • Trasmittanza di pareti verticali verso l’esterno e verso ambienti non riscaldati
  • Trasmittanza di solai superiori verso l’esterno o verso ambienti interni non riscaldati
  • Trasmittanza di solai inferiori (pavimenti) verso l’esterno e verso ambienti non riscaldati
  • Tramisttanza di muri e solai verso ambienti riscaldati

Ecco i valori:

Trasmittanza di pareti verticali verso l’esterno e verso ambienti interni non riscaldati (vani scala, box auto, depositi, etc.)
Isolamento delle pareti per muri verso l'esterno
Solai superiori (succielo) verso l’esterno e verso ambienti interni non riscaldati (vani scala, box auto, depositi, etc.)
isolamento solai verso l'esterno
Solai inferiori (pavimenti) verso l’esterno e verso ambienti interni non riscaldati (vani scala, box auto, depositi, etc.)
Isolamento pavimento
Muri e solai verso verso ambienti interni riscaldati (altri appartamenti)
isolamento verso locali riscaldati

Come vedi, e come è normale che sia, le prime tre tabelle riportano valori più bassi rispetto all’ultima, perchè si tratta di condizioni più sfavorevoli (ambienti non riscaldati): l’ultimo caso solitamente è soddisfatto senza alcun isolamento.

La seconda osservazione da fare è la notevole differenza di trasmittanza da rispettare tra le varie zone climatiche: più la zona è fredda minore è la trasmittanza limite, che nella sostanza significa uno spessore dell’isolante maggiore.

Ma tutto quello che abbiao detto finora credo che, agli occhi di un non addetto ai lavori, possono essere solo numeri senza grande valore…a cosa corrisponde una trasmittanza di 0,26 w/mqk? Quanto isolamento serve?

Facciamo qualche esempio per capire meglio.

ristrutturazionepratica.it banner

ESEMPI DI ISOLAMENTO E PRESTAZIONI RAGGIUNGIBILI

Prima di mostrarti gli esempi voglio farti una premessa: i sistemi di isolamento possibili sono infiniti così come le loro applicazioni. E questo vale a maggior ragione nel caso di ristrutturazioni, dove è necessario ingegnarsi per rispondere a situazioni di volta in volta differenti e spesso non prevedibili.

Quindi prendi tutto ciò che stai per leggere come un tentativo di aiutarti a comprendere quanto isolamento ti serve per riuscire a rispettare le prescrizioni di legge (e di conseguenza anche a stare bene in casa).

Isolamento delle pareti verticali

Come hai potuto vedere nelle tabelle che ti ho inserito poco sopra, l’isolamento di una parete deve essere uguale sia verso l’ambiente esterno che verso altri ambienti non riscaldati.

Per ambienti non riscaldati si intendono quelli dove solitamente non è previsto l’impianto di riscaldamento: vani scale, locali tecnici, etc. Se l’appartamento affianco al tuo non è abitato o al tuo vicino piace vivere al freddo e al gelo e non accende mai il riscaldamento, non hai l’obbligo di rispettare i valori prescritti (a meno che non sia tu a volerlo naturalmente…)

Prenderemo come ipotesi di partenza una tipologia di parete non isolata molto diffusa fino agli anni settanta, realizzata con la tecnica detta a “cassa vuolta”: cioè composta da una fila di laterizi esterni di spessore solitamente variabile tra 12 e 25 cm, una camera d’aria, anche questa di valore variabile, e una fila di laterizi interni dello spessore di 8cm.

Partedo da questa parete vedremo quanto isolante serve per raggiungere le prestazioni di isolamento minime richieste dalla legge.

La parete esterna a cassa vuota

 

isolare casa: il muro non isolato

 

muro esterno non isolato

A sinistra trovi uno schizzo del muro di cui stiamo parlando, mentre a destra vedi quali sono le prestazioni di questa parete, calcolate con un software professionale. Non fare caso a tutti i numeri ma solo a quello che ho cerchiato in rosso:

Trasmittanza = 0,826 W/mqK

Decisamente sopra i valori minimi previsti per legge per una parete perimetrale verso l’esterno, anche per le zone climatiche più calde che richiedono prestazioni minori.

Vediamo ora quanto isolante ci vuole per far rientrare questa parete nelle previsioni di legge.

La parete esterna isolata per le zone D ed E e quella per la zona C

Ho provato a simulare due casi: uno per le zone D ed E ed un altro per la zona C (che è quella dove opero io…).

isolare casa: il muro isolato

L’isolante che ho ipotizzato è uno dei più utilizzati (anche se probabilmente, per vari aspetti, non il migliore): il polistirene espanso. Per farti capire possiamo assimilarlo al polistirolo.

isolamento zona C
Parete isolata nella zona C
isolamento zona D e E
Parete isolata nelle zone D ed E

Come vedi ho posizionato l’isolante all’esterno, come se fosse un cappotto termico: questa è sicuramente la miglior soluzione tecnica perchè consente di risolvere facilmente i ponti termici.

Però se abiti in condominio non è sempre perseguibile, soprattutto se gli altri condomini non hanno la minima intenzione di spendere soldi per l’isolamento. In ogni caso non credere che tu non possa lo stesso isolare lo stesso la tua casa in modo efficace. Nella seconda parte di questa guida ti mostrerò un caso pratico in cui ho affrontato proprio un problema come questo.

Tornando a noi, come puoi leggere, per rientrare nei limiti di legge, gli spessori non sono certo limitati:

  • Se la casa fosse in zona D ed in zona E, per raggiungere i valori minimi di legge avresti bisogno di almeno 10cm di isolamento
  • Se la casa fosse in zona C, per raggiungere i valori minimi di legge avresti bisogno di almeno 7cm di isolamento

Isolamento dei solai

Per quanto riguarda i solai abbiamo già detto che la legge prevede tre casi distinti:

  • Solai che dividono appartamenti riscaldati (uguale ai muri che dividono appartamenti riscaldati) -> solitamente sono tutti i solai dal primo al penultimo piano dell’edificio;
  • Solai di copertura che dividono dall’esterno o da ambienti non riscaldati -> i solai dell’ultimo piano ma anche quelli che dividono da un sottotetto o da un terrazzo superiore;
  • Solai di calpestio che dividono dall’esterno, da locali non riscaldati, dal terreno -> i solai al piano terra, i solai su loggiati.

In questo articolo approfondiamo solo il caso del solaio di copertura. Comunque le riflessioni che faremo sullo spessore dell’isolamento valgono anche per i pavimenti verso locali non climatizzati

Solaio-base di copertura

solaio copertura non isolato

copertura non isolata

I solai di copertura, così come quelli intermedi, dal secondo dopoguerra in poi sono stati realizzati quasi sempre con la tecnologia del latero-cemento (ancora la più diffusa): cioè dei travetti in cemento intervallati da mattoni forati di alleggerimento il tutto ricoperto da una soletta in calcestruzzo di pochi centimetri.

Nel caso di coperture piane sopra questo solaio spesso veniva messo solo un massetto, detto di pendenza, per far defluire le acque e una guaina a protezione. Che è il caso che vedi qui sopra.

Nel caso di tetti a falde il massetto non c’era ma spesso si usavano le tegole sopra la guaina.

Comunque solitamente non era previsto nessun isolamento e, come puoi vedere, siamo ben lontani dai valori richiesti per legge, infatti la trasmittanzza risulta essere:

tramittanza = 0,862 w/mqK

Vediamo un’ipotesi di isolamento.

La copertura isolata per le zone D ed E e quella per la zona C

Anche in questo caso ho provato a simulare due casi: uno per le zone D ed E ed un altro per la zona C (che è quella dove opero io…).

solaio isolato

Come vedi in questo caso abbiamo previsto semplicemente di inserire uno strato isolante sopra al massetto e sotto la guaina. In realtà ci sarebbero molte cose da dire in merito a questa soluzione: nella maggior parte dei casi è necessario inserire altri strati per garantire sia la perfetta ipermeabilità della copertura che la non formazione di macchie di umidità all’interno degli ambienti sottostanti. Però noi concentriamoci solo sullo spessore dell’isolante, che anche in questo caso è polistirene.

Isolante nelle zone D ed E
Solaio isolato nelle zone D ed E
Copertura isolata nella zona C
Solaio isolato nella zona C

I risultati sono questi:

  • Nelle zone C (più calde) “bastano” 8 cm di isolante per rientrare nei parametri previsti per legge. Arriviamo infatti ad una trasmittanza di 0,309 W/mqK a fronte di un valore massimo accettato di 0,33 W/mqK
  • Nelle zone D ed E (più fredde) servono almeno 13 cm di isolante per rientrare nei parametri di legge. Arriviamo ad una trasmittanza di 0,22 W/mqK a fronte di limiti pari a 0,26 (zona D) e 0,22 (zona E)

In questo caso ti ho fatto vedere ancora una volta un isolamento posizionato sopra al solaio, quindi all’esterno. Ma se hai un appartamento all’ultimo piano e i condomini non vogliono isolare il tetto (solitamente la scusa è “tanto a noi non serve”) ci sono comunque altre soluzioni.

ISOLARE E’ VERAMENTE COSI’ IMPORTANTE?

Guardando le notizie che ti propinano tutti i giorni su giornali e telegiornali relativamente all’inquinamento non puoi non pensare che le principali cause non siano le auto (maledetti diesel!) e le industrie.

La realtà è che non è affatto così: la principale fonte di inquinamento ambientale sono le case in cui viviamo tutti noi.

Guarda l’immagine qui sotto che paragona l’inquinamento da PM10 nel 2005 e nel 2015:

Fonti di inquinamento

Questo grafico è preso da un articolo pubblicato sul sole 24 ore e ci dice che se nel 2005 poco più di un quarto dell’inquinamento da PM10 era dovuto alle emissioni residenziali, nel 2015 questa percentuale è salita a oltre la metà. E questo con l’inquinamento complessivo diminuito sensibilmente e di conseguenza quello residenziale aumentato.

I motivi? Certamente impianti che hanno dieci anni di più sulle spalle, in fondo la sostituzione di vecchi impianti di riscaldamento non è stata così importante come si può credere. Ma non solo.

Infatti negli ultimi dieci anni si è diffuso in modo capillare anche l’utilizzo del condizionatore, prima scarsamente diffuso, che ha influito sull’inquinamento complessivo.

La soluzione quindi è installare impianti più efficienti?

Sicuramente è una risposta valida ma pensaci bene: i veri motivi per cui devi tenere acceso un termosifone o un condizionatore per tante ore quali sono? Che fa tanto freddo o tanto caldo? Certo…ma perchè fa tanto freddo o tanto caldo?

Perchè l’isolamento di casa tua non è efficace.

La prima causa dell’inquinamento ambientale è la scarsa qualità edilizia con cui sono state realizzate la maggior parte delle abitazioni costruite negli anni del boom economico italiano, dagli anni quaranta agli anni settanta del secolo scorso. Probabilmente una di quella in cui abiti tu.

Potrebbe anche non fregartene nulla dell’inquinamento ambientale, però pensa che a maggior inquinamento corrispondono maggiori consumi, con il prezzo dell’energia che è in costante aumento. Quindi bollette più care. Molto più care.

E pensa che realizzando un buon isolamento abbinato ad un impianto efficiente la tua casa potrebbe passare da un’energivora classe energetica G ad una virtuosa classe energetica B o anche A nelle migliori delle ipotesi, anche se abiti in condominio.

Risultato?

Consumi a picco, bollette abbattute e comfort in casa ai massimi livelli.

Nella tua ristrutturazione non devi sottovaluare l’isolamento di muri e solai.

ristrutturazionepratica.it banner

L’articolo Isolare casa: il primo baluardo contro le bollette energetiche prosciuga-stipendi sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | Il sistema scientifico per ristrutturare.