Arredo bagno 2026: il design sinuoso risponde al desiderio crescente di ambienti armoniosi e rilassanti, capaci di trasmettere una sensazione di comfort e benessere quotidiano nel proprio spazio abitativo.
Il trend di quest’anno vede un abbandono della forma tradizionale dei lavabi per fare spazio a linee morbide, ellittiche, ovali e rotonde. Questi profili curvilinei stanno ridefinendo il linguaggio dell’arredo bagno, introducendo un’estetica ispirata al movimento.
Il design sinuoso risponde al desiderio crescente di ambienti armoniosi e rilassanti, capaci di trasmettere una sensazione di comfort e benessere quotidiano nel proprio spazio abitativo. Le superfici arrotondate, oltre ad addolcire l’impatto visivo eliminando gli spigoli, migliorano la fruibilità e la praticità, inserendosi in una visione più ampia dell’abitare contemporaneo, sempre più attenta alla dimensione sensoriale e alla scelta di materiali e finiture accoglienti.
Le proposte per l’arredo bagno 2026
Novello, azienda veneziana specializzata in arredi per il bagno, sempre in linea con i trend del momento, propone due collezioni: Elle, design di Stefano Cavazzana, e Calix XL dello Studio Plazzogna.
La prima è una proposta coordinata per l’arredo bagno dalle linee morbide e dai profili arrotondati, che valorizza i giochi di luce dell’anta cannettata Elle. Disponibile in rovere in 7 tonalità e laccata in 40 colori.
La collezione Elle comprende anche il frontale Tris in noce canaletto con raffinato incrocio di venature e l’anta Liscia, disponibile in rovere o laccata.
Geometrie equilibrate, dal semicerchio all’angolo retto, definiscono una collezione di forte personalità, sia per il lavandino sia per il lavabo d’appoggio.
Il tutto impreziosito dalla maniglia integrata in alluminio a L che garantisce continuità e funzionalità. Volumi sospesi e proporzioni armoniose rendono il programma ideale anche per spazi ridotti, in perfetto equilibrio tra estetica e funzionalità.
Per quanto riguarda Calix, si tratta di una soluzione che pone l’attenzione sui dettagli, dando forma a un arredo dalle linee pulite e leggere. I volumi, definiti da pannelli sottili e sapientemente accostati, appaiono nitidi e armoniosi, con bordi visivamente alleggeriti che ne esaltano l’eleganza.
Con le sue ante curve, Calix si adatta con naturalezza a diverse configurazioni e tipologie abitative, dimostrando grande versatilità nell’arredo bagno.
Il prodotto è concepito ispirandosi alla forma di un calice, come si evince dalle silhouette dei lavabi da appoggio: forme morbide che si aprono verso l’esterno, come un tulipano, proposte in due altezze e capaci di dialogare con la linearità delle basi sottostanti.
Accanto a questi, è disponibile anche un lavabo da incasso dalle sponde laterali dolcemente inclinate. La collezione si completa con accessori coordinati, vani a giorno e specchi con dettagli funzionali studiati per ospitare delle strisce di luci a led che conferiscono un ulteriore effetto suggestivo all’ambiente del bagno.
Un’ampia scelta di finiture, dai laminati effetto legno e pietra alle numerose laccature, rende Calix un programma completo e adatto a molteplici stili e spazi.
Novello, arredo bagno di design da oltre 60 anni
Da oltre sessant’anni Novello interpreta l’arredo bagno attraverso una filiera interamente Made in Italy, unendo ricerca progettuale, qualità sartoriale e attenzione al benessere quotidiano. Collezioni caratterizzate da rigore formale, cura dei dettagli e materiali innovativi si affiancano a un impegno concreto per la sostenibilità, confermando una visione contemporanea e responsabile del design.
Negli ultimi mesi non si contano le pubblicazioni che annunciano: “Addio open space, torna la cucina chiusa!”. Riviste, portali e
social raccontano questa tendenza come un’inversione di marcia, quasi un
ripensamento collettivo.
In realtà, noi crediamo che più che di un ritorno, si tratta di una messa a
fuoco: dopo anni di adozione incondizionata, l’open space ha mostrato i suoi
limiti quando la casa ha dovuto ospitare simultaneamente lavoro, studio e relax.
Oggi il progetto non si può limitare a scegliere tra aperto e chiuso, ma deve
risponde a tre criticità emerse prepotentemente nell’era post-pandemia:
Il conflitto acustico: la sovrapposizione tra i rumori tecnici
(elettrodomestici, preparazione) e le necessità di concentrazione o
video-call del lavoro da casa.
Il conflitto visivo: l’impatto psicologico del visual clutter (il
disordine della cucina) che invade l’area relax, impedendo un reale distacco
mentale.
La necessità di privacy: la riscoperta del valore della “porta
chiusa”, intesa come confine necessario per l’isolamento acustico e
psicologico.
In questo contesto, il dibattito non si riduce più al classico confronto tra
cucina aperta o chiusa, la vera sfida è capire quali problemi emergono nella
vita quotidiana e come il progetto possa risolverli, senza sacrificare né
socialità né benessere domestico.
Analizziamo problema per problema le strategie progettuali da adottare, dagli
accorgimenti acustici alle soluzioni visive, fino agli elementi ibridi che
rendono uno spazio flessibile, funzionale e conviviale.
– Problema 1: La cucina che “urla” la sua funzione nel living
Uno degli effetti collaterali dell’open space è che la cucina è sempre presente,
anche quando non è in uso, e l’ambiente giorno fatica a cambiare registro nel
corso della giornata. Rumori, attività e stimoli visivi si sovrappongono senza
gerarchie.
– Soluzione: costruire soglie, non compartimenti In questi
casi va lavorato sulla definizione di confini percettivi, più che su chiusure
nette. Setti parziali, quinte architettoniche, variazioni di quota permettono di
articolare lo spazio senza interromperne la continuità.
La cucina su podio, ad esempio, introduce una soglia chiara attraverso un lieve
dislivello: non separa, ma segnala un cambio di funzione e restituisce
equilibrio alla percezione complessiva dello spazio.
– Problema 2: Lo “stress visivo” del disordine perenne Una
cucina vissuta produce inevitabilmente disordine temporaneo.
Quando tutto è completamente a vista, quel disordine diventa parte integrante
del soggiorno, incidendo sul comfort visivo e, nel tempo, sulla qualità
dell’abitare.
– Soluzione: progettare linee visuali
Più che nascondere la cucina, spesso è sufficiente controllare ciò che viene
visto. Il progetto delle visuali diventa centrale: ciò che si percepisce dal
divano, dal tavolo o durante una videochiamata.
Ad esempio, il passavivande torna ad essere uno strumento attuale: non un
elemento nostalgico, ma una soglia funzionale che mette in relazione due
ambienti filtrando vista, rumore e disordine.
– Problema 3: interferenze acustiche e olfattive
In un open space, i profumi della cucina si diffondono ovunque: tessuti, divani
e tende finiscono per assorbire ogni aroma. – Soluzione: separazioni leggere e calibrate
Quando serve una maggiore separazione, le vetrate diventano strumenti
progettuali efficaci.
Industrial, cannettate o fumé, permettono di contenere rumori e odori mantenendo
luce e profondità visiva.
La trasparenza non è mai totale: viene modulata per ridurre la presenza visiva
dell’area tecnica senza negarne il rapporto con lo spazio giorno.
In contesti più flessibili, entrano in gioco anche soluzioni reversibili come la
tenda acustica, capace di creare separazione temporanea senza introdurre
elementi permanenti.
– Problema 4: la cucina chiusa come spazio marginale
Il rinnovato interesse per la cucina separata risponde a esigenze concrete, ma
rischia di generare ambienti isolati o poco qualificati se affrontato in modo
rigido. – Soluzione: chiudere senza isolare La cucina chiusa contemporanea
funziona quando mantiene un rapporto attivo con la casa. Aperture interne,
passavivande, vetrate parziali e filtri visivi consentono di separare le
funzioni senza relegare la cucina a spazio di servizio.
La qualità dello spazio non dipende dall’essere aperto o chiuso, ma da come
viene messo in relazione con il resto dell’abitazione.
– Problema 5: flessibilità affidata alla meccanica Negli anni
passati abbiamo e adottato visto soluzioni spettacolari per trasformare
radicalmente lo spazio: pareti che scorrono, isole che si aprono, alla fin fine
questi sistemi si rivelano sono troppo complessi e delicati – e costosi- e risultano poco utilizzati nella quotidianità. – Soluzione: flessibilità affidata all’architettura Le
soluzioni più durature lavorano su geometria, luce e materiali: isole che
diventano divisori concettuali, superfici che riducono la presenza visiva della
cucina, scenari luminosi che cambiano nel corso della giornata.
È l’architettura, non il meccanismo, a garantire una flessibilità reale.
In conclusione, una cucina che funziona davvero non è quella che segue l’ultimo
trend, ma quella che continua a funzionare quando il trend è passato.
E questo richiede meno effetti speciali e più ascolto: dello spazio, delle
abitudini, dei compromessi inevitabili. È lì che si misura la qualità di un
progetto destinato a durare nel tempo.
Open Kitchen or Closed Kitchen? A False Dilemma of Contemporary Living
In recent months, there has been no shortage of publications announcing: “Goodbye open space, the closed kitchen is back!”. Magazines,
online platforms, and social media describe this trend as a change of
direction, almost a collective second thought.
In reality, we believe that rather than a return, this is a refocusing: after
years of unconditional adoption, the open space has revealed its limits when
the home was required to simultaneously accommodate work, study, and
relaxation.
Today, design can no longer be limited to choosing between open and closed,
but must respond to three critical issues that emerged forcefully in the
post-pandemic era:
Acoustic conflict: the overlap between technical noises
(appliances, food preparation) and the need for concentration or video
calls when working from home.
Visual conflict: the psychological impact of visual clutter
(kitchen disorder) invading the relaxation area, preventing a real mental
detachment.
The need for privacy: the rediscovery of the value of the “closed
door,” understood as a necessary boundary for acoustic and psychological
isolation.
In this context, the debate is no longer reduced to the classic comparison
between open or closed kitchens. The real challenge is understanding which
problems emerge in everyday life and how design can resolve them, without
sacrificing either sociability or domestic well-being.
We analyze, problem by problem, the design strategies to be adopted, from
acoustic measures to visual solutions, up to hybrid elements that make a space
flexible, functional, and convivial.
– Problem 1: The kitchen that “shouts” its function into the living
space
One of the side effects of the open space is that the kitchen is always
present, even when not in use, and the living area struggles to change
register throughout the day. Noises, activities, and visual stimuli overlap
without hierarchy.
– Solution: building thresholds, not compartments In these
cases, the focus should be on defining perceptual boundaries rather than rigid
closures. Partial partitions, architectural screens, and level changes allow
the space to be articulated without interrupting continuity.
A kitchen set on a podium, for example, introduces a clear threshold through a
slight change in level: it does not separate, but signals a change of function
and restores balance to the overall perception of the space.
– Problem 2: The “visual stress” of permanent disorder A
lived-in kitchen inevitably produces temporary disorder.
When everything is fully exposed, that disorder becomes an integral part of
the living room, affecting visual comfort and, over time, the quality of
living. – Solution: designing sightlines
Rather than hiding the kitchen, it is often sufficient to control what is
seen. The design of sightlines becomes central: what is perceived from the
sofa, from the dining table, or during a video call.
For example, the serving hatch makes a comeback as a contemporary tool: not a
nostalgic element, but a functional threshold that connects two spaces while
filtering views, noise, and disorder.
– Problem 3: acoustic and olfactory interference
In an open space, kitchen aromas spread everywhere: fabrics, sofas, and
curtains end up absorbing every scent. – Solution: light and calibrated separations
When greater separation is needed, glazed partitions become effective design
tools.
Industrial-style, fluted, or smoked glass solutions contain noise and odors
while preserving light and visual depth.
Transparency is never total: it is modulated to reduce the visual presence of
the technical area without denying its relationship with the living space.
In more flexible contexts, reversible solutions such as acoustic curtains also
come into play, capable of creating temporary separation without introducing
permanent elements.
– Problem 4: the closed kitchen as a marginal space
The renewed interest in the separate kitchen responds to concrete needs, but
risks generating isolated or poorly qualified environments if approached
rigidly. – Solution: closing without isolating The contemporary closed
kitchen works when it maintains an active relationship with the rest of the
home. Internal openings, serving hatches, partial glazing, and visual filters
allow functions to be separated without relegating the kitchen to a service
space.
The quality of the space does not depend on being open or closed, but on how
it is related to the rest of the home.
– Problem 5: flexibility entrusted to mechanics In past
years, we have adopted and seen spectacular solutions to radically transform
space: sliding walls, opening islands. Ultimately, these systems often prove
too complex and delicate – and expensive – and end up being little used
in everyday life. – Solution: flexibility entrusted to architecture The most
enduring solutions work on geometry, light, and materials: islands that
become conceptual dividers, surfaces that reduce the visual presence of the
kitchen, lighting scenarios that change throughout the day.
It is architecture, not mechanisms, that guarantees real flexibility.
In conclusion, a kitchen that truly works is not the one that follows the
latest trend, but the one that continues to work when the trend has passed.
And this requires fewer special effects and more listening: to space, to
habits, to inevitable compromises. That is where the quality of a project
destined to last over time is measured.