14 Marzo 2026 / / La Gatta Sul Tetto

Oggi vi proponiamo un articolo dal titolo Artigianato e minimalismo, scritto da Désirée Di Maria, un’artigiana che lavora con un materiale molto particolare per creare bellissime candele artistiche, ideali per decorare con stile.

Candele realizzate con cera di soia, che si integrano nell’arredo come delicate ed effimere sculture, pronte ad illuminarsi per creare atmosfere suggestive. Ora lascio la parola a Désirée.

Artigianato e minimalismo – breve storia di come ho unito due delle mie passioni

Artigianato e minimalismo – breve storia di come ho unito due delle mie passioni, l’artigianato e l’arredamento di interni (la terza sono i gatti), e il risultato è relax, benessere e soddisfazione personale. A breve, la mia prima partecipazione ad un matrimonio e sono curiosa di sapere cosa ha in serbo il futuro.
Mi chiamo Désirée Di Maria, ho una passione per l’interior design e dal 2022 creo elementi di arredo artigianali: candele in cera di soia e oggetti in gesso ceramico

La cera di soia

La cera di soia è ricavata dalla lavorazione della soia che è una pianta rinnovabile. È una cera biodegradabile perciò se si rovescia si pulisce facilmente con l’acqua calda. È vegetale quindi adatta  a chi ha uno stile di vita vegano, infine, brucia più lentamente e produce meno fumo nero rispetto alle candele tradizionali. 

La scelta di lavorare con la cera di soia e con il gesso ceramico nasce prima di tutto dal piacere della creazione manuale e dal desiderio di utilizzare materiali semplici, autentici, versatili. Erano oggetti pensati per me, per rispondere a un’esigenza personale: non trovavo elementi d’arredo che rispondessero al mio gusto.

In realtà è ancora così perché gli oggetti che creo non sono disponibili nei negozi della grande distribuzione. 

Così è nato il laboratorio artigianale che ho chiamato The Sign.

Le candele sculptural nascono per essere decorative, ma si sa, la fiamma di una candela ha un enorme potere su di noi (in un mio recente reel ho spiegato il perché), per questo motivo le creo in modo che siano anche funzionali: utilizzo stoppini di cotone di dimensioni diverse in base alla grandezza della candela, in modo che la fiamma sia sempre proporzionata e la combustione pulita. Lo stoppino attraversa la candela per tutta la sua altezza per garantirne una maggiore durata, e aggiungo un componente vegetale che ne rallenta il consumo. Consiglio di spegnere qualsiasi candela utilizzando uno spegnicandele o la cera sciolta della candela stessa, per non creare fumo.

Come decorare in stile minimalista, ma non troppo

Il mio profilo di abitante, in cui forse molti di voi si ritroveranno, è quello di una persona che non è alla ricerca di perfezione, ma di benessere. Ridurre il superfluo diventa un modo per abbassare il rumore di fondo e avere una sensazione di pace nella mia quotidianità.
In questo senso, la casa diventa uno spazio che calma, un luogo in cui la mente può riposare.

Le mie linee guida consistono nell’utilizzo di piccoli gruppi di oggetti, ancora meglio se di diversa altezza, forma, dimensione, scelti con attenzione, poiché riescono a creare un ambiente più armonioso rispetto a tanti elementi sparsi, senza una relazione tra loro. Importante poi lasciare lo spazio vuoto intorno agli oggetti permettendo alle forme di “respirare” e allo sguardo di non sentirsi sopraffatto.

Riguardo il colore delle pareti e dei grandi elementi di arredo, sono da sempre una fan del bianco, dei neutri, del legno, ma allo stesso tempo credo che la rigidità eccessiva sia una prigione, per questo motivo sono dell’idea che il minimal non debba necessariamente escludere il colore.
Il punto non è il colore in sé, ma evitare sovrapposizioni eccessive soprattutto quando si tratta di tonalità molto forti.
Se una carta da parati jungle o un rosso deciso contribuiscono a farti sentire davvero bene a casa tua, allora hanno pienamente ragione di esistere. Ricordiamo che la casa è uno spazio che ci somiglia e ci fa stare bene, questa è la regola più importante. 

Sono sempre alla ricerca di idee e ispirazioni per crescere come artigiana e per questo sempre benvenute le nuove collaborazioni o anche solo i feedback da chi vede le mie creazioni. 

Se volete sapere di più su Désirée e sulle sue creazioni, vi lascio il link al suo profilo Instagram >>> https://www.instagram.com/the_sign_it

14 Marzo 2026 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor

20 mq ai confini del mondo: Cabin Devín, il rifugio off-grid dove l’architettura si dissolve nel paesaggio

Tra i filari dei vigneti di Zlatý Roh, a pochi chilometri dal Castello di Devín e con le Alpi austriache all’orizzonte, sorge una delle architetture più intense e rigorose degli ultimi anni. Cabin Devín, il rifugio progettato dallo studio Ark-shelter + ARCHEKTA dimostra che ridurre lo spazio non significa rinunciare alla qualità dell’abitare — anzi, può significare elevarla.

Un’architettura di confine, letteralmente

La Cabin Devín nasce da una sfida progettuale radicale: realizzare un’abitazione per il weekend pienamente funzionale in soli 20 metri quadrati di superficie costruita, garantendo al contempo comfort assoluto e autonomia energetica completa nell’arco delle quattro stagioni. Il sito scelto non è neutro: arroccato sopra il Castello di Devín, ai margini dei vigneti Zlatý Roh, il terreno offre una vista senza ostacoli verso il tramonto sulle Alpi austriache. Un luogo dal carattere fortissimo, che ha dettato ogni scelta compositiva.

Cabin Devìn il rifugio off grid di Ark-Shelter collocato tra i vigneti

Il progetto, firmato dagli architetti Martin Mikovčák e Michiel De Backer — fondatori nel 2015 dello studio e workshop Ark-shelter — è il risultato di un percorso decennale nell’architettura modulare. Con circa 300 moduli realizzati in tutta Europa, il duo ha affinato una capacità rara: fare dell’essenzialità costruttiva non un limite, ma un dispositivo espressivo.

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Aprire, rivelare, dissolvere: la logica della facciata di Cabin Devìn

La risposta architettonica alla pressione del paesaggio è di natura tattile e quasi coreografica. Due lati del volume presentano terrazze ribaltabili: abbassate, rivelano pareti scorrevoli in vetro a tutta altezza, trasformando l’interno in un padiglione aperto. Quando le terrazze sono distese, la superficie utile si moltiplica otticamente e funzionalmente, e la distinzione tra dentro e fuori svanisce in uno spazio di soglia dove si svolge la maggior parte della vita quotidiana.

vista esterna di Cabin Devìn circondata da due terrazze retrattili

terrazza retrattile di Cabin Devìn con ampie vetrate aperte

La facciata principale, interamente vetrata, è protetta da schermature integrate che filtrano la luce senza interrompere la relazione visiva con i vigneti. Il risultato è un edificio che respira, che si apre e si chiude secondo il ritmo delle stagioni e delle ore del giorno — un organismo più che un manufatto.

Interni trasformativi: ogni gesto è architettura

All’interno, ogni centimetro è pensato per fare più cose contemporaneamente. L’area living principale scorre verso un angolo cottura compatto e quindi verso il bagno con doccia.

interno di Cabin Devìn con cucina compatta e soppalco con letto

Ma è nei dettagli che si rivela la vera qualità del progetto: il lavabo in calcestruzzo gettato su misura è incassato direttamente nel telaio di una finestra rivolta verso il bosco — un gesto intenzionale per rallentare il rituale mattutino, per far sì che lavarsi il viso diventi un atto meditativo, un momento di contatto con la natura fuori.

Cabin Devìn, dettaglio del lavabo in calcestruzzo nella doccia del bagno con vista sull'esterno

Con il calare della sera, lo spazio cambia volto. Una lampada a sospensione pende dal soppalco con il cavo che scende verso il basso: tirandolo, la lampada si solleva e rivela un’area notte nascosta durante il giorno. In assenza di una scala fissa — che avrebbe appesantito visivamente l’ambiente — una scala retrattile integrata nell’arredo emerge solo all’occorrenza. Il soppalco offre un’atmosfera radicalmente diversa dal piano inferiore: niente vetrate, ma un involucro solido che avvolge il corpo in un volume intimo, con un unico lucernario aperto sul cielo per l’osservazione delle stelle.

dettaglio della scala retrattile che collega il soppalco di Cabin Devìn

dettaglio del soffitto di Cabin Devìn con lucernario e lampada a sospensione

Off-grid, davvero: autonomia energetica a tutte le latitudini

Cabin Devín non è solo un esercizio estetico: è un rifugio off-grid operativo in ogni stagione, anche negli inverni slovacchi. Il sistema energetico combina pannelli fotovoltaici con accumulo a batterie e un backup a gas. Gli elettrodomestici ibridi commutano automaticamente tra le due fonti in base alla carica disponibile, privilegiando l’elettricità per illuminazione e piccoli dispositivi, e lasciando al gas la gestione dei processi più energivori come il riscaldamento e il raffrescamento.

Cabin Devìn la mini casa prefabbricata sostenibile e autosufficente di Ark-Shelter con pavimento sopraelevato

L’acqua di servizio è contenuta in una cisterna nascosta nel pavimento sopraelevato, affiancata da un serbatoio separato per le acque reflue. La gestione termica è altrettanto sofisticata: in estate, il sistema aspira aria fresca dalla parte nord del pavimento ed espelle quella calda attraverso un’unità di recupero del calore sotto il lucernario; in inverno il processo si inverte, regolato da sensori di CO₂ e umidità per mantenere condizioni ottimali in ogni momento.

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Materiali e atmosfera di Cabin Devìn: il lusso del naturale

La palette materica è sobria e coerente. All’interno, pannelli in legno biocomposito rivestono le pareti e definiscono l’arredo fisso; il pavimento e il lavabo sono in calcestruzzo gettato, la cucina è rifinita con una rasatura a cemento.

facciata in legno di ayous di Cabin Devìn di Ark-Shelter

All’esterno, la facciata in legno di ayous conferisce alla cabin una presenza discreta nel paesaggio, capace di invecchiare con grazia tra i vigneti. La struttura portante è in abete. Ogni scelta rimanda a una coerenza tattile e cromatica che trasforma lo spazio minimo in un ambiente di alta qualità sensoriale.

arredi di design selezionati per gli interni del rifugio off-grid Cabin Devìn

Gli arredi selezionati completano il racconto: le sedie Y di Javorina, la poltrona e il tavolino Strain di Prostoria, la rubinetteria Origini di Gessi, la stufa a legna HWAM Classic 4 e il sistema domotico Loxone. Oggetti scelti con la stessa cura riservata all’architettura, capaci di dialogare con lo spazio senza sovrastarlo.

Cabin Devìn: un manifesto in venti metri quadrati

Cabin Devín non è semplicemente una piccola casa ben progettata. È una dichiarazione di intenti: l’architettura modulare, quando è guidata da una visione precisa e da un controllo esecutivo rigoroso — che Ark-shelter mantiene fino alla consegna finale, lavorando in scala 1:1 sin dalla fase prototipale — può raggiungere una profondità esperienziale che molte abitazioni di metratura ben superiore non conoscono. Minima nel volume, massima nell’intensità spaziale e nell’indipendenza tecnologica, questa cabin è la prova che i confini, quando sono scelti con coraggio, diventano la condizione necessaria per la libertà.

vista notturna del rifugio Cabin Devìn con luci accese

SCHEDA TECNICA

Progetto: Cabin Devín

Studio: Ark-shelter (Martin Mikovčák, Michiel De Backer) + ARCHEKTA (Viktor Mikovčák)

Superficie costruita: 20 m²

Superficie utile: 14,7 m²

Dimensioni: 5,4 × 3,7 × 5,1 m

Costo: 180.000 €

Ubicazione: Vigneti Zlatý Roh, Devín, Slovacchia

Fotografo: BoysPlayNice, www.boysplaynice.com

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