In un’area rurale dell’Australia meridionale, sulle alture delle Southern
Highlands di New South Wales, Paloma’s House si presenta come un esempio
contemporaneo di architettura che non solo risponde al paesaggio, ma ne
diventa parte integrante. Firmata dallo studio Fearon Hay, questa residenza è
pensata come un sistema di volumi che dialogano con la natura, più che come un
semplice edificio inserito nel territorio
Un volume basso e orizzontale, che si ancora al terreno
Il progetto si caratterizza per un volume basso, lineare e fortemente connesso
alla topografia del sito. L’edificio si sviluppa con un tetto fortemente
sporgente e un profilo orizzontale che richiama la lezione del modernismo del
XX secolo, sottolineando la vicinanza al terreno e stabilendo un legame visivo
e percettivo con le dolci colline circostanti.
La residenza comprende non solo il padiglione principale, ma anche uno studio,
una casa per gli ospiti, una piscina e le stalle, disposti come una sequenza
di spazi coherenti. Cortili e giardini sono elementi strategici che, insieme
ai volumi costruiti, generano spazi intermedi, luoghi di transizione che
amplificano il rapporto tra interno ed esterno.
Materiali e paesaggio: un contrasto e una coesione
La scelta materica sottolinea sia la presenza dell’architettura sia la sua
graduale integrazione nel sito. Acciaio patinato, cemento sabbiato e grandi
vetrate creano una superficie esterna austera ma elegante, che nel tempo si
trasforma e patina insieme alla natura circostante. Questo processo di
invecchiamento attivo permette all’architettura di diventare parte del
paesaggio, armonizzandosi con le tonalità e le trame naturali.
Le ampie vetrate non sono soltanto elementi di trasparenza: sono cornici che
inquadrano scorci del paesaggio, rendendo il verde esterno protagonista della
scenografia domestica.
Interni: atmosfera tattile e verde protagonista
Gli interni, curati in collaborazione con l’interior designer italiana Michela
Curetti, adottano una palette tattile e calda; al contrario della facciata
austera, qui emerge una ricchezza materica che si equilibra con la calma dei
paesaggi esterni, richiamando i colori e le texture naturali.
Gli arredi, selezionati con attenzione e disposti con misura, esaltano il
verde all’esterno, consentendo al paesaggio di permeare ogni ambiente. Grazie
a questa strategia compositiva, lo sguardo non si arresta sui confini
dell’edificio, ma viene invitato a proseguire oltre, verso i giardini, le
colline e i pascoli che circondano la casa.
Architettura attenta al luogo
Ciò che rende Paloma’s House un caso di studio significativo è la sensibilità
con cui l’architettura ascolta il luogo: ogni scelta formale e materica deriva
da un’attenta lettura del contesto – non tanto per mimetizzarsi, ma per creare
un equilibrio duraturo tra costruito e naturale.
Non si tratta dunque di un’abitazione astratta o isolata, ma di una
piattaforma progettuale capace di consolidare il legame tra vita domestica e
paesaggio: il risultato è una casa che, pur nella sua forma rigorosa, celebra
la natura come protagonista incontrastata.
A House Rooted in the Landscape
In a rural area of southern Australia, in the Southern Highlands of New South
Wales, Paloma’s House stands as a contemporary example of architecture that
not only responds to the landscape but becomes an integral part of it.
Designed by Fearon Hay, this residence is conceived as a system of volumes in
dialogue with nature, rather than a simple building placed within the
territory.
A Low, Horizontal Volume Anchored to the Ground
The project is defined by a low, linear volume strongly connected to the
site’s topography. The building unfolds beneath a deeply projecting roof and a
horizontal profile that recalls the legacy of 20th-century modernism,
emphasizing its closeness to the ground and establishing a visual and
perceptual bond with the surrounding rolling hills.
The residence includes not only the main pavilion, but also a studio, a guest
house, a swimming pool and stables, arranged as a coherent sequence of spaces.
Courtyards and gardens act as strategic elements that, together with the built
volumes, generate intermediate spaces—transitional places that amplify the
relationship between interior and exterior.
Materials and Landscape: Contrast and Cohesion
The material palette highlights both the presence of the architecture and its
gradual integration into the site. Patinated steel, sandblasted concrete and
expansive glazing create an austere yet elegant exterior surface that
transforms and weathers over time alongside the surrounding nature. This
process of active aging allows the architecture to become part of the
landscape, harmonizing with its tones and natural textures.
The large glazed surfaces are not merely transparent elements: they frame
glimpses of the landscape, making the greenery outside the true protagonist of
the domestic scenography.
Interiors: Tactile Atmosphere with Nature at the Forefront
The interiors, curated in collaboration with Italian interior designer Michela
Curetti, adopt a warm and tactile palette; in contrast to the austere façade,
a richness of materials emerges here, balanced by the calm of the surrounding
landscapes and echoing their natural colors and textures.
Carefully selected furnishings, arranged with restraint, enhance the greenery
outside, allowing the landscape to permeate every room. Through this
compositional strategy, the gaze does not stop at the building’s boundaries
but is invited to extend outward—toward the gardens, the hills and the
pastures surrounding the house.
Architecture Attentive to Place
What makes Paloma’s House a significant case study is the sensitivity with
which the architecture listens to its setting: every formal and material
choice derives from a careful reading of the context—not to camouflage itself,
but to create a lasting balance between the built and the natural.
It is therefore not an abstract or isolated dwelling, but a design platform
capable of strengthening the bond between domestic life and landscape: the
result is a house that, despite its rigorous form, celebrates nature as its
undisputed protagonist.
Se dovessimo credere a Instagram o agli show room, vivremmo tutti in cucine con isole oversize, piani in marmo infiniti, elettrodomestici formato XL e maestose colonne e dispense, in spazi pensati più per essere guardati che vissuti.
La realtà è molto diversa. La cucina di una casa vera è una sfida di proporzioni, un esercizio di precisione dove ogni centimetro deve avere un senso.
Nelle case di nuova costruzione spesso non esiste più una stanza dedicata, ma un angolo cottura integrato nel soggiorno, pensato per convivere con la zona living senza rubarle respiro. Negli appartamenti anni ’60 e ’70 non completamente ristrutturati, capita ancora di trovare cucine piccole e separate, progettate per un modo di vivere molto diverso da quello attuale.
In entrambi i casi, il risultato è lo stesso: pochi metri quadrati, tante funzioni da far convivere e il timore di sbagliare scelte che incidono sul budget.
Qui non contano gli effetti speciali, ma le soluzioni giuste, quelle che rendono lo spazio funzionale oggi e ancora valido tra vent’anni. Ed è proprio qui che entra in gioco una progettazione consapevole. Una cucina piccola non è una cucina di serie B, ma uno spazio che richiede più attenzione, più metodo e meno improvvisazione.
Siamo Anna e Marco e come esperti di interior design oggi ti diamo i nostri migliori consigli per arredare una cucina piccola.
credit photo: Hemnet
Una cucina adatta al proprio modo di vivere
Progettare una cucina piccola (e i nostri clienti lo sanno bene) non è solo una sfida a colpi di centimetri, ma una questione di stile di vita.
Spesso diamo per scontato che ogni cucina serva ‘solo’ per cucinare, ma la verità è che ognuno di noi abita lo spazio in modo diverso: c’è chi prepara cene per cinque persone, chi per due e chi non ama cucinare, ma è specialista dei piatti pronti. C’è chi in cucina ci lavora, chi ci studia o si dedica agli hobby creativi. Qualcuno si prepara solo il caffè e non consuma mai i pasti a casa. Altri sfruttano la cucina sia per pranzo che per cena.
Non esiste una formula universale, ma esiste il progetto perfetto per le tue abitudini. Per prima cosa, devi porti le domande giuste. Avrai bisogno di un ampio piano di lavoro? Dove conserverai i tuoi piccoli elettrodomestici e i vari accessori da cucina ? Questa stanza fungerà anche da zona pranzo? Queste sono le domande che dovresti porti se vuoi progettare con successo una cucina piccola.
Che tu sia uno chef amatoriale o un’amante della praticità, in questo post troverai l’ispirazione giusta per trasformare il tuo spazio ridotto in un capolavoro di funzionalità.
credit photo: Entrance
Il primo vero errore: pensare solo allo stile
Quando una giovane coppia arriva da noi, spesso ha le idee abbastanza chiare su colori, finiture e mood, ma molto meno su come userà davvero la cucina ogni giorno. Il rischio di fare da soli è progettare un ambiente bello da vedere, ma faticoso da vivere. A volte si tende a replicare ciò che si è già visto nelle case dove si è abitato, senza porsi il dubbio se quello sia il modo più funzionale per vivere una cucina.
In una cucina piccola la domanda non è “mi piace?”, ma “mi semplifica la vita?”. Se la risposta è no, anche la cucina più elegante diventerà presto un problema.
Layout prima di tutto: la forma conta più dei metri quadri
La scelta della disposizione è la base di tutto. Lineare, a L, a C, su due lati, con penisola o senza: non esiste una soluzione giusta in assoluto, ma una soluzione giusta per quello spazio specifico.
Secondo la nostra esperienza di architetto ed interior design, nelle cucine piccole, spesso una composizione lineare ben studiata funziona meglio di una cucina ad angolo “a tutti i costi” che ruba centimetri preziosi e crea zone difficili da usare. Se si può evitare l’angolo, meglio disporre la cucina in linea, con due colonne nell’altro lato o con frigorifero freestanding.
Tuttavia, in diversi casi sarà necessario optare per la composizione a L o a C, a causa della conformazione della stanza. Ti consigliamo di evitare di far girare i pensili su tutti e tre i lati, per non avere una sensazione di chiusura, oltre alla poca praticità delle ante nell’angolo.
credit photo: PAD
Se puoi resisti alla tentazione di farti convincere dal negoziante, che cerca di venderti l’accessorio ad angolo “più performante”. Purtroppo, i mobili ad angolo sono sempre scomodi e poco contenitivi. Mettiti il cuore in pace, considera persi gli angoli, nella migliore delle ipotesi saranno sfruttati solo per utensili che usi molto poco.
Se c’è un pilastro nell’angolo, meglio prevedere una chiusura in cartongesso (magari con una nicchia nella parte alta) su cui appoggiare direttamente le basi e le colonne della cucina: ti evita il costo spropositato del fuori misura e rende il tutto più pulito, studiato su misura e anche funzionale.
Spesso quando lo spazio lo consente, una piccola penisola può essere un’ottima soluzione per le cucine piccole. Oltre ad offrire nuove basi per contenere, può diventare un piano di lavoro in più, un tavolo per colazioni o pranzi veloci, ma anche un punto di separazione visiva in un soggiorno-cucina open space. L’isola quasi mai è realizzabile in una cucina piccola, ma una penisola ci si avvicina molto ed è decisamente più funzionale.
credit photo: Behrer
Open space o cucina separata: due approcci, stessi principi
Che si tratti di un angolo cottura nel living o di una cucina chiusa, i principi non cambiano: chiarezza funzionale, ordine visivo e proporzioni corrette.
Negli open space, una cucina ben integrata deve quasi “scomparire” quando non è in uso, quindi tutte ante chiuse è la soluzione ideale per mantenere l’ordine. Nelle cucine separate, invece, è importante evitare l’effetto corridoio stretto o stanza piena di mobili e sacrificata: in questo caso occorre lavorare su profondità, mensole, aperture e continuità visiva.
credit photo: Husmanhagber
Nelle cucine di piccole dimensioni, il problema principale è quasi sempre la carenza di spazio contenitivo, a cui si aggiunge spesso un piano di lavoro visivamente e funzionalmente sovraccarico. Mantenere i piani il più possibile liberi è fondamentale: troppe cose a vista rallentano la preparazione dei cibi e fanno percepire lo spazio disordinato e ancora più ridotto.
Per lavorare meglio, libera il piano riponendo i piccoli elettrodomestici usati di meno, come friggitrice ad aria e frullatori vari, all’interno di un mobile. Se disponi di una lavanderia o di un ripostiglio adiacente alla cucina, valuta di spostare lì alcuni utensili. Anche stoviglie e bicchieri possono trovare una collocazione alternativa, ad esempio in un mobile o vetrina nel living, alleggerendo così la cucina e rendendola più ordinata e funzionale.
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Cucina abitabile e non abitabile
Riguardo le cucine piccole e separate, c’è una distinzione fondamentale da fare: quella tra cucina abitabile e cucina non abitabile. La differenza, spesso dettata dai metri quadrati, implica un approccio progettuale diverso per differenziare le funzioni.
Una cucina abitabile è uno spazio che accoglie anche il momento del pasto, con un tavolo da pranzo vero e proprio, anche di dimensioni molto contenute.
Una cucina non abitabile, invece, è pensata principalmente per la preparazione dei cibi, con al massimo una piccola penisola con bancone oppure, quando lo spazio è davvero ridotto, una semplice mensola snack per colazioni veloci o pasti informali.
Resisti alla tentazione di sistemare il lato lungo del tavolo rettangolare addossato alla parete, una soluzione che profuma un po’ troppo di cucina anni ’70-’80 e poco di convivialità contemporanea. Ha fatto il suo dovere allora, ma oggi merita una meritata pensione. Invece ti suggeriamo una soluzione decisamente più affascinante.
Proprio nelle cucine piccole, che vogliono mantenere una zona pranzo, senza sacrificare troppo spazio operativo, c’è una soluzione che utilizziamo spesso anche nei nostri progetti e che abbiamo adottato prima di tutto a casa nostra: l’angolo con panca.
Dimentica lo stile baita, un angolo con panca contemporaneo o divanetto vintage rende la cucina più accogliente e piacevole, trasformandola in uno spazio dove fermarsi, chiacchierare, mangiare, lavorare, vivere. Le panche offrono infinite possibilità di personalizzazione, dal legno al metallo, fino alla scelta dei tessuti, che possono dialogare con i colori e i materiali della cucina.
Qual è il vantaggio? Una panca permette di sfruttare ogni centimetro, riducendo l’ingombro delle sedie e se realizzata con basi contenitive, persino aumentando lo spazio per riporre gli utensili. È una scelta intelligente, ma anche molto accogliente: le panche in cucina trasmettono immediatamente un’idea di convivialità, praticità e condivisione, rendendo la cucina non solo funzionale, ma anche vissuta e piacevole, anche quando le dimensioni sono ridotte.
credit photo: Historiska
Se la metratura è molto ridotta, basta ridimensionare l’idea: un piccolo tavolo rotondo e due sedie Thonet sono sufficienti per creare un angolo romantico e funzionale, dal sapore parigino.
Sfruttare l’altezza, senza appesantire
In una cucina piccola, lo spazio verticale è un alleato fondamentale. Pensili che arrivano fino al soffitto aumentano la capacità contenitiva e aiutano a slanciare visivamente l’ambiente.
Sfruttare lo spazio in cucina con pensili alti significa non solo aumentare la capienza — nelle parti più vicine al soffitto si può riporre ciò che usi raramente — ma dona un look più pulito all’ambiente.
credit photo: Fantastic Frank
Attenzione però: non sempre riempire tutto significa rendere lo spazio migliore. Dipende come sempre dal contesto. Alternare pensili chiusi e vani a giorno, inserire qualche mensola ben studiata o lavorare su finiture tono su tono permette di ottenere ordine, ma anche respiro visivo. A volte può essere più utile una cucina senza pensili compatta essenziale con una mensola di supporto e a parte una serie di colonne contenitive. Studia la forma della stanza e prova le varie soluzioni.
Il nostro consiglio è sempre lo stesso: meglio meno moduli, ma corretti, piuttosto che riempire lo spazio per “far stare tutto” ad ogni costo. L’importanza dei pieni e vuoti è uno dei principi dell’architettura, anche di quella di interni.
Anche la classica barra porta utensili magari accessoriata con qualche piccolo cestello o la soluzione più contemporanea di mensole strette sottopensili, sono dettagli furbi che aggiungono centimetri strategici in verticale, liberando i cassetti e aggiungendo un tocco di personalità. In questo caso progetta una disposizione che ti aiuti a mantenere tutto organizzato e a portata di mano, ma che sia anche visivamente leggera.
credit photo: Devol kitchens
Elettrodomestici: meno scena, più coerenza
Un errore frequente è scegliere elettrodomestici sovradimensionati rispetto allo spazio. In una cucina piccola funzionano meglio volumi compatti, integrati nel piano di lavoro e soprattutto ben distribuiti, che non interrompono la continuità visiva.
Forno, lavastoviglie e frigorifero vanno pensati come parte del progetto, non come elementi aggiunti alla fine. Anche la loro posizione incide moltissimo sulla comodità di utilizzo.
Scelte di colori per le cucine piccole
Le ante bianche sono perfette per far sembrare più ampia una cucina piccola, poiché riflettono la luce in tutta la stanza e non lasciano che l’occhio si soffermi su nulla in particolare. Sono intramontabili, meno soggette alle mode e conferiscono un aspetto pulito ed elegante.
È vero che in generale i colori chiari aiutano negli spazi piccoli, ma non deve essere considerata una regola rigida. Quello che funzionano bene sono palette coerenti con il resto della casa, superfici che riflettono la luce e contrasti studiati con attenzione.
A volte un colore più intenso, usato in modo uniforme e continuo, può rendere lo spazio più ordinato, di carattere e meno frammentato rispetto a mille stacchi cromatici in toni neutri. La chiave è evitare interruzioni inutili, soprattutto in orizzontale.
credit photo: Historiska
Sfruttare l’angolo con una dispensa
Nelle cucine piccole (ma non solo) l’angolo è spesso uno dei punti più critici, come dicevamo prima. La soluzione più spontanea è inserire basi angolari e pensili angolari, tuttavia nella pratica non risultano davvero soluzioni comode: meccanismi complessi, profondità difficili da gestire e una parte di spazio che rimane comunque poco sfruttabile ed accessibile.
Quando la configurazione dello spazio lo consente, nei nostri progetti preferiamo trasformare quell’angolo in una dispensa. Può essere realizzata con colonne di produzione o su misura, organizzate con ante a battente o scorrevoli, ripiani o moduli interni ben studiati.
Oppure con una struttura in cartongesso realizzando un piccolo vano (o anche una nicchia su misura) chiuso da una porta o un’anta a tutta altezza. In questo modo si ottiene uno spazio più ordinato, accessibile e realmente capiente, capace di alleggerire il resto della cucina e migliorare l’organizzazione quotidiana.
credit photo: Entrance
Soluzioni salvaspazio: la flessibilità del trasformabile
Quando i centimetri contano, i mobili devono saper scomparire. La parola d’ordine è flessibilità: dai tavoli a ribalta o ad estrazione, che si nascondono nei vani della cucina fino alle sedie slim pieghevoli da appendere al muro. Il vero asso nella manica? Le mini-isole su ruote. Se si sceglie il loro design con cura, sono il perfetto mix tra un piano di lavoro aggiuntivo e un modulo contenitore, ideali per chi cerca una cucina dinamica, che cambia forma a seconda delle necessità.
Decorazione strategica: meno è meglio
Progettare una cucina piccola significa ottimizzare i flussi di lavoro, ma anche renderla accogliente. Il trucco? Scegliere accessori che siano belli da vedere e indispensabili da usare. Sostituisci il classico flacone del detersivo con un elegante dispenser in vetro. Invece di soprammobili polverosi, esponi solo ciò che ti serve: una selezione di taglieri in essenza o barattoli in vetro per la dispensa a vista. Lenticchie, cereali e spezie porteranno un tocco di colore spontaneo e originale, arredando lo spazio senza sottrarre preziosi centimetri al piano di lavoro.
credit photo: The modern house
Il consiglio più importante, da esperti
Una cucina piccola non perdona le scelte impulsive. È uno degli ambienti più costosi da rifare e quello che incide di più sulla qualità della vita quotidiana.
Meglio rinunciare a un dettaglio di tendenza oggi, ma investire in una progettazione su misura, pensata sulle abitudini reali di chi la vivrà domani.
Perché una cucina piccola ben progettata non si nota per quanto è piccola, ma per quanto funziona bene.