30 Aprile 2020 / / La Gatta Sul Tetto

Scoprite le ultime novità tra le carte da parati nella rubrica The shopping Corner, per il bagno e per chi ama l’arte e la botanica.

carte da parati
Opera di Kamisaka Sekka, by MuralWallpapers

Carte da parati sempre più spettacolari e protagoniste dell’arredo. Dalle riproduzioni di famose opere d’arte ai giardini in casa, fino alle tappezzerie per la stanza da bagno, c’è l’imbarazzo della scelta. A volte basta rivestire una sola parete per cambiare il volto ad una stanza dall’aspetto un po’ datato. E per quanto riguarda il bagno, ormai le carte da parati, grazie alle più avanzate tecnologie, possono sostituire per intero il classico rivestimento ceramico. 

Il giardino in casa con le carte da parati a tema botanico

Con le carte da parati a tema botanico di Instabilelab si può portare il giardino in casa, creando un’oasi rivitalizzante. Fiori, foglie, frutta, piante, animali, sono tutti soggetti che popolano i motivi proposti dall’azienda veneta, suddivisi per stili diversi. Ci sono le tradizionali ghirlande, i giardini tropicali, le rose shabby chic, i fiori fiamminghi, per soddisfare tutti i gusti e tutte le esigenze.

carte da parati
carte da parati

Un museo tra le mura di casa 

Chi ama l’arte apprezzerà senz’altro le carte da parati della collezione Art Wallpaper di MuralsWallpaper, ispirate a celebri capolavori. Dalla Primavera di Botticelli, alla Ragazza con l’orecchio di perla di Vermeer fino all’immancabile Van Gogh, le tappezzerie proposte dall’azienda britannica ci permettono di osservare da un punto privilegiato le nostre opere d’arte preferite. 

Il bagno come un salotto con la carta da parati 

Avrebbero dovuto presentarle al Salone del Mobile di Milano, ma sappiamo tutti come è andata. Ringrazio l’ufficio stampa dell’azienda che mi ha inviato la cartella stampa così ho potuto vedere in anteprima queste meravigliose novità di un brand che amo particolarmente, Ex.t. In questo post vi avevo parlato dei bagni visti al Fuorisalone 2019, oggi invece vi mostro le carte da parati che fanno parte delle nuove collezioni arredobagno Frieze, disegnata dallo studio Marcante Testa, e Nouveau, firmata da Bernhardt & Vella. Realizzate in vinile, cellulosa o in fibra di vetro, queste carte da parati sono totalmente waterproof, dunque adatte anche per rivestire la zona doccia.


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29 Aprile 2020 / / Architettura

Una ex cartiera vittoriana in rovina in un piccolo villaggio inglese, è stata ristrutturata conservando l’involucro e inserendovi all’interno un volume in stile contemporaneo.

cartiera vittoriana

L’antica cartiera fa parte di una proprietà che comprende una casa vittoriana iscritta nel registro degli edifici storici, con annessa una stalla in disuso. I tre edifici sono costruiti uno accanto all’altro, e la zona occupata dalla cartiera era ormai ridotta a un rudere. Il proprietario considerava la parte crollata un ostacolo all’allargamento dello spazio abitabile. In effetti le mura di mattoni rossi non offrivano, ad uno sguardo superficiale, alcuna possibilità di recupero, se non per creare un suggestivo giardino romantico.

cartiera vittoriana
Il volume dell’estensione tra la stalla e le rovine della cartiera

Dovete sapere che in Regno Unito la ristrutturazione degli edifici classificati è sottoposta a regole ferree, ed è obbligatorio ricorrere ad architetti, geometri e imprese specializzati e utilizzare materiali storici adeguati.

Il compito è spettato allo studio di architettura Will Gamble Architects, che ha realizzato un progetto e una ristrutturazione spettacolari per riportare alla vita questo suggestivo mucchio di rovine.

Il progetto della ex cartiera vittoriana

Per prima cosa i progettisti hanno proposto al proprietario di conservare le rovine, creando l’estensione all’interno dell’involucro di mattoni rossi pericolanti. Gli architetti hanno collocato due volumi leggeri tra la stalla e una parte della ex cartiera, conservandone le mura.

Qui si trovano il soggiorno e l’area pranzo, collegate con un open space al piano terra della ex stalla, dove si trova la cucina. La cucina, moderna e tutta nera, crea un armonico contrasto con le travi di legno scuro a vista del soffitto.

Dalla cucina si salgono alcuni gradini per accedere alla zona notte, collocata nella parte “nobile”, ovvero la villetta vittoriana. Un un intimo salottino con camino, con le travi originali a vista, le pareti dipinte nel classico verde inglese e i pavimenti in cotto originale segnano il passaggio allo stile tradizionale perfettamente conservato.

La stanza padronale, con sala da bagno e cabina armadio, si trova al primo piano, sopra la cucina, e si affaccia sul terrazzo e sui giardino di rovine. Il magnifico tetto a spiovente è stato lasciato a vista, con le travi in legno naturale a fare da contrasto alle pareti total White.

il corridoio che da accesso alla camera padronale
La camera padronale ricavata nella ex stalla

Il tetto di questa estensione è destinato ad un terrazzo, raggiungibile dal giardino con una scala in mattoni rossi, che riprendono gli originali. La parte più suggestiva è il giardino interno, su cui si affaccia l’open space attraverso grandi vetrate. Le pareti del rudere creano una specie di labirinto di stanze all’aperto, collegato tramite due scalini all’esteso prato all’inglese.

Il terrazzo sovrastante l’estensione e il giardino romantico tra le rovine

I materiali utilizzati per realizzare l’estensione moderna sono riciclati e recuperati in loco. Legno di rovere, rame e mattoni sono stati utilizzati all’esterno, mentre all’interno le mura sono passate a calce e i pavimenti sono in pietra e grès porcellanato.

pianta del progetto piano terra. Le parti in nero sono le nuove costruzioni
pianta del progetto primo piano. Le parti in nero sono le nuove costruzioni

Progetto: Will Gamble Architects

Visita le altre case della rubrica Home Tour

Crediti foto: http:John Dehlin


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27 Aprile 2020 / / La Gatta Sul Tetto

Ormai è normale pensare che se abbiamo una casa, questa debba essere opportunamente isolata sia a livello termico che acustico. Per raggiungere i livelli di isolamento acustico previsti dalla normativa vigente è necessario insonorizzare gli ambienti con appositi pannelli dotati di proprietà fonoassorbenti.

Pannelli di isolamento termico e fonoassorbenti

Per molto tempo l’isolamento acustico degli edifici è stato considerato un fattore di minore importanza rispetto all’isolamento termico, tanto che è stato necessario aspettare fino alla metà degli anni ’90 del secolo scorso per arrivare ad una regolarizzazione di tipo normativo della materia con la Legge 447/95 e, successivamente a livello europeo, con la Norma UNI 11367/2010.

Queste leggi, nello specifico, stabiliscono i parametri di isolamento acustico da rispettare all’interno degli edifici in base alla tipologia di appartenenza (industriali, a uso civile, ecc). 

Materiali nei pannelli isolanti termici e fonoassorbenti

In commercio si possono trovare diverse tipologie di pannelli isolanti che si differenziano principalmente per la consistenza e per il tipo di materiale con cui sono realizzati. 

Tra i materiali più utilizzati per la loro realizzazione ci sono:

  • La lana di vetro e di roccia, ovvero, due materiali che assorbono il suono per porosità e che vengono venduti in pannelli o da inserire nelle intercapedini;
  • Il sughero e il legno che sono disponibili, invece, sotto forma di pannelli;

Si tratta di materiali completamente naturali ed estremamente versatili che garantiscono alte prestazioni sia a livello acustico che termico, ragion per cui sono ampiamente utilizzati per la realizzazione di pannelli per cappotto termico. Il cappotto termico è un sistema di isolamento che consente di coibentare gli edifici, impedendo gli scambi termici tra interno ed esterno, così da minimizzare fenomeni come la dispersione di calore e la formazione di condensa. 

I pannelli realizzati con lane naturali, inoltre, oltre ad essere ecosostenibili hanno anche un altro vantaggio: sono ignifughi e igroscopici. Le fibre di lana intrecciate, infatti, creano una trama altamente porosa che funge da barriera al propagarsi delle fiamme in caso di incendio e allo stesso tempo aiutano a combattere la formazione di umidità e condensa.

Weber offre un’ampia gamma di cappotti termici realizzati con pannelli isolanti e fonoassorbenti in lana di vetro appositamente studiati per garantire contemporaneamente l’isolamento termico e acustico come Webertherm Comfort G3, pannelli testati per tutte le tipologie di edifici. I pannelli sono realizzati in lana di vetro e garantiscono un’ ottima resistenza agli urti grazie anche all’elevata elasticità che li rende l’ideale anche per il rivestimento di superfici curve.

Pannelli isolanti e fonoassorbenti a basso impatto ambientale

Fin qui abbiamo visto i pannelli tradizionali, ma in edilizia, come in qualsiasi altro settore, non è più possibile ignorare la necessità di individuare ed utilizzare materiali che siano sostenibili per l’ambiente. Questo discorso vale anche per il settore relativo all’isolamento acustico/termico degli edifici, dove il futuro è rappresentato da pannelli isolanti e fonoassorbenti di ultima generazione, realizzati con materiali al 100% naturali, eco-compatibili, traspiranti e naturalmente a basso impatto ambientale. 

Si tratta di pannelli realizzati secondo le più moderne tecnologie del settore e capaci di coniugare le moderne esigenze di comfort acustico con il rispetto per l’ambiente e per la salute delle persone.

Leggi tutti i post sulle ristrutturazioni, i materiali e le tecnologie.


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24 Aprile 2020 / / La Gatta Sul Tetto

Lo stile Luigi XIII e lo stile Luigi XIV sono molto diversi tra loro, ma è facile confonderli. Per la serie sulla storia dell’arredamento, li metterò a confronto per capire le differenze.

Alzi la mano chi riesce a ricordare con sicurezza, osservando due mobili antichi, a quale stile appartengono. Spesso le differenze sono sottili, e poi resta il fatto che gli stili, pur avendo dei tratti distintivi marcati, hanno sempre elementi che discendono da quelli precedenti. Anche la suddivisione in epoche storiche non ci dà certezze, perché gli stili sono un fenomeno fluido. Inoltre, va ricordato che tutti gli stili che hanno assunto il nome da un re si estendono ben oltre l’arco temporale del loro regno.

In questa prima puntata analizzo lo stile Luigi XIII.

Il contesto storico 

Prima del Seicento i mobili sono evoluti ben poco: nei castelli medievali e nelle ville rinascimentali gli arredi erano ridotti al minimo, visto che i proprietari si spostavano di continuo da una dimora all’altra. Vi parlerò in un altro post di come si viveva in queste epoche, ora mi preme chiarire come il modo di arredare si sia evoluto nell’epoca cosiddetta moderna (1492-1789).

stile Luigi XIII

Il periodo durante il quale regnò Luigi XIII copre un arco di appena trent’anni, dal 1610 al 1643, troppo breve per creare e consolidare uno stile. Infatti, si tende a indicare come anno d’inizio dello stile Luigi XIII il 1589, anno in cui la dinastia dei Borboni fu fondata, e come anno finale il 1661. Per darvi un’idea del quadro storico, siamo nell’epoca di Richelieu, dei tre moschettieri, della regina Anna d’Austria e dell’architetto François Mansart, l’inventore dei “toit à la Mansart”, mansarda in lingua italiana. A Parigi si costruisce Place des Vosges, vengono create e finanziate le manifatture che renderanno celebre il savoir faire francese, anche se le tecniche furono tutte importate, in certi casi sottratte, agli artigiani italiani e fiamminghi. Les Gobelins, La Savonnerie, Abusson, solo per citare le più celebri manifatture tessili, ottengono lo statuto di manifattura reale.

stile Luigi XIII
Château de Maisons-Laffitte, architetto François Mansart

I pittori italiani orami vengono raramente chiamati alla corte di Francia, al contrario sono i talenti francesi, come Nicolas Possin, a studiare in Italia. 

Anne Brochet nel film Cyrano de Bergerac (1990)

Lo stile Luigi XIII e la nascita del mobile moderno

Lo stile Luigi XIII può essere considerato uno stile di transizione tra il Rinascimentale e il Barocco. L’influenza italiana è ancora presente, ma cede man mano alle suggestioni provenienti dalle Fiandre, allora dominate dalla Spagna.

I mobili sono massicci e monumentali, caratterizzati da una decorazione esuberante. I materiali più disparati, come la madreperla, l’avorio, le pietre dure, sono utilizzati per gli intarsi, e le decorazioni a intaglio variano dai motivi rinascimentali zoomorfi e antropomorfi a quelli tipicamente barocchi, come le foglie a volute larghe. Lo sviluppo dell’arte dell’ebanisteria, importata dalle fiandre, fa si che i mobili impiallacciati in ebano siano in gran voga.

L’ornamento tipico del mobile di questo periodo è senz’altro la colonna tornita a spirale, a rocchetto, a bulbo o a roccia, utilizzata anche per le gambe delle poltrone e dei tavoli. Le linee sono rette e le decorazioni geometriche, con pannelli spesso decorati con punte di diamante e losanghe.

stile Luigi XIII

I tessuti sono pesanti e riccamente ricamati a piccolo punto con motivi floreali. Frange di velluto e di seta rifiniscono i bordi, e i colori predominanti sono il rosso, il verde, il giallo brunito.

L’attenzione, oltre che all’estetica, è rivolta alla funzionalità e al confort: nascono nuovi mobili, come la poltrona imbottita e rivestita in cuoio o tessuto, nella quale l’imbottitura fissa rimpiazza i cuscini; il “lit de repos” che evolverà nella “dormeuse” o daybed; l’armadio, che lentamente rimpiazza il baule per riporre gli indumenti; il canapè o divano, che sostituisce la panca; la scrivania, nata dal cabinet privato della parte superiore.

I mobili per eccellenza dello stile Luigi XIII sono proprio i cabinet, in pratica una cassaforte ove riporre i preziosi o i documenti segreti, composti da una parte superiore, attrezzata di numerosi cassettini nascosti da sportelli con serrature, e una parte inferiore formata da sostegni torniti e uniti da una traversa ad “H”

Cabinet in legno d’olivo, rovere e abete, decorato con intarsi in ebano e palissandro

Il tavolo in stile Luigi XIII è rettangolare e si distingue per le sue gambe tornite e a forma di “H”, ed è spesso dotato di cassetto. Molto utilizzati anche piccoli tavoli con alette inclinabili e i tavoli di prolunga, molto pratici, che furono molto in voga anche durante il regno di Luigi XIV.

Il letto a baldacchino si riveste completamente di tessuti cosicché la parte in legno diventa invisibile, mentre si afferma il “lit d’ange”, in cui il baldacchino, sorretto solo dalla testata, si riduce fino a coprire solo una parte del letto.

La casa nel periodo Luigi XIII

Nelle abitazioni del periodo in cui regnò Luigi XIII gli interni sono suddivisi in piccole stanze disposte in fila. Nelle case dei più abbienti sono presenti una o due sale di ricevimento, un’anticamera, diverse camere da letto, uno studio e una stanza per il guardaroba.

stile Luigi XIII
Castello di Cormatin

La sala da pranzo è un’altra novità di questo periodo, visto che finalmente il tavolo diventa un arredo fisso. Tuttavia questa stanza era riservata ai banchetti, mentre normalmente i pranzi venivano consumati in camera da letto o nell’anticamera. Questa infatti era una stanza molto importante, nella quale a volte si ricevevano gli ospiti, o dove le donne passavano la giornata ricamando. 

Castello di Cormatin

Per quanto riguarda la decorazione, l’influenza del tardo rinascimento italiano è ancora molto presente. Il soffitto sfoggia travi e travetti a vista spesso riccamente decorati, mentre le pareti sono rivestite con arazzi, o con pannellature in stile francese, alte circa 2 metri, o all’italiana, alte fino al soffitto, suddivise in piccoli pannelli dipinti e decorati con paesaggi, fiori o animali. Cominciano a comparire gli specchi a parete, ma sono ancora di piccole dimensioni. 

stile Luigi XIII
Castello di Cormatin, la decorazione della boiserie

I caminetti, spesso presenti in ogni stanza, sono costruiti in stile francese, cioè applicati su tutta l’altezza del muro. La parte superiore del focolare è decorata con un cartiglio o un dipinto. È solo alla fine del regno di Luigi XIII che i camini perdono la loro importanza.

stile Luigi XIII
La cucina del castello di Cormatin

La cucina era la stanza principale nelle case dei più poveri, mentre nelle dimore di un certo livello restava invisibile, spesso relegata nel seminterrato, ed era frequentata solo dalla servitù. Naturalmente la stanza da bagno non esisteva: per i bisogni si usavano i vasi da notte, mentre per lavarsi si usavano dei catini e, quando arrivava il “giorno del bagno”,una vasca di legno o di zinco veniva portata in camera da letto e riempita con acqua calda.

Nel prossimo post vedremo lo stile Luigi XIV e cercheremo di capire le differenze.


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23 Aprile 2020 / / La Gatta Sul Tetto

In questo loft a Buenos Aires arredato con gusto industrial si mescolano elementi di gusto etnico e di ispirazione Tropical, in un mix decisamente riuscito.

loft

Hugo e Salomé, designer di gioielli, hanno cercato a lungo una casa che incontrasse i loro sogni. Trasferitasi da Parigi a Buenos Aires, la giovane coppia desiderava vivere in un ambiente che ricordasse lo stile europeo.

Quando l’agente immobiliare li portò a visitare questo loft, Hugo e Salomè non ebbero dubbi: avevano trovato casa.

Da vecchia officina a loft confortevole

Il passaggio dalla vecchia officina al loft confortevole nel quale oggi la coppia vive e lavora si deve al lavoro dell’architetto Fernando Valeriani di Estudio 866.

Per uniformare gli ambienti il progettista ha scelto una finitura in cemento grigio chiaro per tutti i pavimenti, a contrasto con porte e battiscopa grigio antracite, e le pareti bianche.

Dall’ingresso, arredato con una panca di recupero in stile “Savonarola” sormontata da una collezione di borse e cappelli in paglia, si imbocca un lungo corridoio che dà accesso al cuore della casa.

Il grande open space, che si affaccia sul cortile interno, accoglie ben 4 zone distinte. Lo spazio è caratterizzato da 4 pilastri in cemento armato sormontato da travi, che l’architetto ha lasciato grezze. La pittura bianca e le strisce LED collocate alla sommità dei pilastri trasformano questi elementi da strutturali a decorativi.

loft
loft

A sinistra trovano spazio un ampio salotto arredato con un grande divano ad angolo bianco, un paio di poltroncine in rattan e la famosa poltrona con poggiapiedi Lounge Chair di Charles Eames. La parete di fondo è stata decorata con una carta da parati panoramica proveniente dalla Francia, con un soggetto tropicale.

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Accanto al salotto si trova la zona pranzo, dominata da un grande tavolo con 8 CH24 Wishbone Chair di Hans J. Wegner. Tre lampade a sospensione in stile industrial di Wever e Ducrè illuminano lo spazio pranzo. A destra, vicino alla grande vetrata, è stato attrezzato un piccolo studio luminoso.

La cucina, installata nell’angolo interno a destra, è arredata con soli mobili contenitori bassi neri e piano di lavoro in marmo bianco. Una grande cappa aspirante industriale con tubo a vista, anch’essa nera, è stata collocata sopra l’isola centrale, che accoglie il piano cottura e un piano per servire la colazione o un pasto veloce.

Il grande open space si apre su un cortile interno nel quale le rigogliose piante tropicali e gli arredi in midollino si mescolano con il arredi in stile industrial.

La zona notte

La zona notte comprende una camera che è allo stesso tempo un piccolo studio, collocata tra il corridoio e il soggiorno. Per illuminare questo spazio con luce naturale le pareti sono state realizzate con pannelli vetrati di stile industrial, con telai grigio antracite.

loft

La vetrata in vetrocemento aperta in cucina convoglia la luce dallo spazio centrale al bagno, nel quale, per moltiplicare la luce, è stato utilizzato un rivestimento in cemento lucidato.

La stanza degli ospiti con bagno, cui si accede direttamente dall’ingresso, completa la zona notte.

Foto: Santiago Ciuffo


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17 Aprile 2020 / / Architettura

Un vecchio garage londinese è stato recuperato e trasformato in una villetta urbana. La sfida di questa ristrutturazione audace è stata quella di portare la luce in tutti gli spazi. E le soluzioni sono geniali.

villetta urbana

Un vecchio garage in un quartiere residenziale di Londra, è stato trasformato in una elegante e luminosa villetta urbana. Merito dell’architetto Stuart Hatcher che ha saputo vedere le potenzialità di questo spazio lungo e stretto, incassato tra due costruzioni. Vediamo le soluzioni adottate.

Il problema della luce

Il problema principale era senz’altro quello della luce, che poteva essere catturata solo dall’alto, oppure…Ecco l’idea geniale dell’architetto: creare una corte interna con pareti completamente vetrate, capace di convogliare la luce nel punto in teoria più buio. Questo escamotage, assieme alla costruzione di lucernai posizionati lungo tutta la costruzione, e alle pareti dipinte di bianco, ha reso questa casa, chiusa su se stessa come una conchiglia, un luogo luminoso e accogliente.

villetta urbana

Per quanto riguarda la distribuzione degli spazi, il progettista ha creato tre livelli, sfasati e incastrati tra loro, più un livello sul tetto, nel quale ha ricavato un terrazzino. Il piano terra  comprende uno spazio unico con l’ingresso e la cucina con spazio dining, illuminato sia dalla luce zenitale che dalla luce proveniente dalla facciata, opportunamente dotata di finestre dal vetro opacizzato, visto che affacciano direttamente sulla strada.

villetta urbana
villetta urbana

Da questo piano si scende di qualche scalino per raggiungere il seminterrato, che il progettista ha ricavato scavando nel terreno sottostante il garage. Qui si trova la zona notte, con le due stanze affacciate sul patio interno, attrezzato come una piccola area verde e sul quale si affacciano anche le camere da letto. 

villetta urbana

Entrambe le camere sono dotate di bagno personale, uno dei quali riceve la luce naturale da una apertura sul soffitto, chiusa con vetro antisfondamento, aperta nel pavimento della cucina.

Le finiture e la scenografia

Tornando al piano terra, si può salire al primo piano percorrendo la scala in acciaio verniciato di nero e scalini in legno chiaro. Indubbiamente qla scala è l’elemento scenografico che definisce lo spazio e aggiunge una forte connotazione estetica.

villetta urbana

Essa collega il piano terra al primo piano, dove si intravvede il soggiorno dietro ad un parapetto in vetro, e prosegue con uno slancio aereo attraversando lo spazio per giungere al terrazzino a tasca ricavato nel tetto, che si estende sopra lo spazio, ribassato, della cucina.

villetta urbana

Dal soggiorno, che si affaccia sul patio interno, si accede ad un piccolo studio, anch’esso illuminato dalla luce proveniente dal patio.

Le finiture contemplano pavimenti in cemento o in rovere, pareti completamente bianche, e acciaio verniciato di nero per gli infissi. Gli arredi, ridotti al minimo indispensabili, introducono note di colore con il verde, l’ocra e il blu pavone delle sedute in velluto.

Progetto di Stuart Hatcher, costruzione di Williams Hall Developments, interior design di mad atelier, foto di The Modern House.


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15 Aprile 2020 / / La Gatta Sul Tetto

Gli infissi, al di là di essere una semplice finitura, possono essere considerati un vero e proprio elemento d’arredo. Sostituendo i vecchi infissi si può dare un aspetto totalmente nuovo alla casa.

infissi

Una ambiente ci accoglie con la sua atmosfera, creata dall’arredo ma anche da dettagli che la rendono veramente più calda o fresca, arieggiata o meno. Parliamo degli infissi, delle finestre, vetrate, oscuranti o porte che rendono sicuramente un miglioramento estetico di un appartamento, e contemporaneamente trattengono il calore o la climatizzazione adeguati.

Se dal punto di vista delle prestazioni molto dipende da vetri e materiali, l’ottica estetica non è da meno visto che cambiando gli infissi muta sostanzialmente un dettaglio-chiave dell’arredo. Uno stile va rispettato anche nella selezione di queste componenti, e la linea delle finestre, degli avvolgibili o delle zanzariere che si appongono, può esaltare il design già presente negli spazi interni, oppure può essere di contrasto – a volte utile, a volte deleterio.

Per questo, chi deve sostituire gli infissi a casa, oppure in un ambiente di lavoro e rappresentanza, deve saper scegliere tra i materiali e le linee migliori dal punto di vista decorativo. 

Come scegliere quelli nuovi

Spesso la scelta può essere non solo tra linee e colori, ma anche tra materie prime che fanno la differenza. Per un approccio estetico coerente con l’arredamento e le linee architettoniche, gli infissi in PVC sono ben diversi da quelli in legno, da quelli blindati oppure in alluminio colorato. 

Partendo dal presupposto che i vari modelli abbiano la stessa tipologia di vetro e prestazioni termo-isolanti, si dovrà valutare quindi il materiale più adeguato e le finiture che consentono anche di creare dei “mix”. Ad esempio, sappiamo che le finiture degli infissi in PVC possono avere colore ed effetti simili al legno, e le mimetizzazioni sono ormai a un livello così elevato, che spesso sembra difficile distinguere una finestra in PVC da una in legno. Se il dubbio è quello di veder “sfumare” nel tempo le tonalità di colore, diverse case di produzione, come la Sb Infissi Palermo, garantiscono almeno 10 anni per il rivestimento degli infissi.

Diversamente, per chi può adattare uno stile contemporaneo di arredo con gli infissi in alluminio, le tonalità dei colori sono veramente numerose, e si può definire un dettaglio fondamentale tramite gli infissi, per esaltare delle nuances già scelte tra mobili e complementi d’arredo.

Diverse finestre in PVC rivestite in alluminio, consentono di variare il colore esterno del telaio, come si preferisce, con toni cromatici specifici anche per mantenere la coerenza estetica della facciata in alcuni condomini. Anche all’interno, si può personalizzare la finestra con colori che vanno dai più brillanti e chiari, fino a quelli scuri per adattarsi a mobili, rivestimenti interni, tappeti o carte da parati. Un apparato di decorazioni interne sui toni freddi, ad esempio, può trovare un buon accordo con delle finestre dalle tonalità metalliche, anche virate verso qualche colore-guida.

Specialmente gli infissi artigianali, sono progettati per inserire anche particolari unici come maniglie e guarnizioni.

Risparmiare cambiando gli Infissi

Oltre ai benefici estetici che può portare questo investimento, ci sono per chi cambia gli infissi delle agevolazioni importanti dal punto di vista economico. 

Grazie all’Ecobonus, attivo anche per il 2020, è assicurato un ritorno in Euro per chi passa dai vecchi infissi con vetro singolo, ai nuovi infissi con vetri moderni a doppia o tripla camera.
La questione dell’isolamento termico è centrale, e si arriva ad ottenere una detrazione fiscale del 50% per chi cambia le finestre nelle versioni che avvantaggiano il risparmio energetico. 

Ristrutturando gli infissi, si può detrarre la spesa effettuata dall’imponibile Irpef, ossia si può avere uno “sconto” che diminuisce l’importo della somma sulla quale si calcolano le imposte da pagare all’Erario. 

Per il 2020 questo “sconto” è del 50% rispetto al costo sostenuto per acquistare e installare le nuove finestre, oppure portoncini d’ingresso, porte, avvolgibili, persiane, oscuranti, zanzariere, tende da sole; anche nel caso di finestre già esistenti, la sostituzione dei vetri rientra tra la spese valide per la detrazione fiscale.

L’importo totale dell’Ecobonus viene suddiviso in 10 anni, e i rimborsi annuali per chi ne ha fatto richiesta, saranno ogni anno di importo uguale.
In pratica, facendo un esempio, se acquistate nuove finestre per un totale di 2.500 Euro, quindi la detrazione al 50% sarà di 1.250 Euro. Lo Stato restituirà € 125 ogni anno, per 10 anni (una percentuale del 10% di rimborso ogni anno) – è bene sapere che esiste comunque un limite massimo di spesa, per usufruire della detrazione fiscale, che è di € 96.000.

È importante, in fase di acquisto degli infissi, seguire la procedura adeguata per inoltrare la pratica all’ENEA, l’ente preposto a ricevere i dati. Per questo motivo, i rivenditori di infissi e serramenti come la Sb Infissi, si propongono come supporto per il disbrigo delle pratiche di richiesta Ecobonus, inserendo nelle informazioni non solo i valori economici ma anche quelli di trasmittanza termica dei vecchi  e nuovi infissi.


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9 Aprile 2020 / / La Gatta Sul Tetto

In questo scorcio del 2020, per via dell’emergenza sanitaria legata al coronavirus, molti di noi sono costretti a lavorare da casa. Ecco alcune idee e soluzioni cui ispirarvi per creare un angolo ufficio in casa.

ufficio in casa

Un ufficio in casa, ecco di cosa abbiamo bisogno in questo momento così difficile. Un angolo nel quale possiamo riporre tutto ciò che ci serve per lavorare: agende, quaderni, rubriche, penne e matite, dispositivi vari. Questo angolo deve anche garantirci una certa tranquillità, e se poi riusciamo anche a renderlo gradevole esteticamente, tanto meglio.

Pochi di noi, infatti, possono disporre di una stanza separata che funga da studio. La maggior parte delle persone è costretta ad utilizzare magari l’unico tavolo di casa, o a trasformare una parte del salotto o della camera da letto per creare questo benedetto ufficio in casa. Vediamo insieme qualche idea? 

Ufficio in casa: cosa vi serve

Per creare un angolo ufficio in casa dovete procurarvi un piano d’appoggio che non sia il tavolo della sala da pranzo, così da non dover perdere tempo a spostare i vostri oggetti. Potete utilizzare una consolle o un tavolino che arredano l’ingresso o la camera da letto, oppure procurarvi un piano di legno e due semplici cavalletti (per i fortunati che riescono a farsi consegnare a casa).

ufficio in casa

Scegliete la sedia o la poltrona più comoda che avete in casa, sapendo che dovrete stare alla postazione parecchie ore.

Verificate che ci siano prese di corrente vicino al punto in cui installerete l’ufficio, indispensabili per alimentare il pc, ricaricare il telefono e collegare una lampada da scrivania. Prevedete una prolunga e una ciabatta multiprese per avere maggiore libertà d’azione.

Infine, procuratevi dei contenitori per riporre penne, matite, pennarelli e gli oggetti da cancelleria.

Soluzioni pratiche per lavorare da casa

Ecco alcune soluzioni pratiche per lavorare da casa. Se vi è possibile, scegliete di posizionare la scrivania di fronte ad una finestra. Questa soluzione vi aiuterà a distrarvi di quanto in quanto, e ad avere una gran quantità di luce naturale a disposizione.

Un’altra soluzione pratica può essere quella di nascondere l’intero ufficio o parti di esso in mobili già esistenti. Per esempio l’interno di un armadio può essere adattato ad ufficio a scomparsa. Una madia può contenere la stampante e le risme di carta che vi occorrono.

Idee fantasiose e creative

Per i creativi, non dev’essere difficile adattare un angolo di casa per creare un piccolo ma confortevole ufficio.

Qui vi presento le idee dei clienti di MuralsWallpaper, che spero possano ispirarvi.

A sinistra, l’ufficio di Emily (@thewickerhouse) che ha scelto una carta da parati all’acquarello dalle tonalità calmanti del blu.

A destra, la postazione di lavoro di Gloria (@alwayscreating) che al contrario di Emily ha bisogno di essere circondata di fiori e di decorazioni per mantenersi produttiva e ispirata.

A sinistra, lo spazio di Katie (@jkath_designbuild), che ama viaggiare. Si vede dalla carta da parati a tema planisfero che riveste la parete del suo home office. Per sognare di viaggi futuri o per ricordare quelli passati.

A destra, uno spazio dinamico e stimolante quello creato da Kellie (@kelliegibsondesign), che si occupa di disegno grafico.

Trovate altre idee dei clienti visitando il sito di MuralWallpaper.

Leggi altri articoli su come arredare al meglio lo spazio di lavoro.


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31 Marzo 2020 / / La Gatta Sul Tetto

Per i lavori di bricolage e fai da te, è importante proteggersi da eventuali infortuni. I guanti da lavoro sono un dispositivo di protezione indispensabile.

guanti da lavoro

Proteggere le mani nello svolgimento di mansioni lavorative potenzialmente pericolose è tra i punti cardine del concetto di antinfortunistica. Sul posto di lavoro occorre infatti dotarsi dei diversi e necessari dispositivi di protezione individuale (DPI), progettati per preservare sotto ogni aspetto la salute e l’integrità degli operatori. L’uso dei guanti assume un ruolo cruciale, dal momento che gli incidenti riguardanti le mani – potenzialmente invalidanti – rappresentano una tipologia di infortunio tra le più diffuse a livello globale. Sarà compito del datore di lavoro indicare con precisione quali particolari guanti occorrano per svolgere una determinata mansione. I rischi, in generale, sono sempre diversi e per proteggersi da ciascuno di essi esistono tanti tipi di DPI (per le mani, per i piedi, per la testa e così via): sul portale di Syrio srl c’è una vetrina utile da consultare per scoprirli. I guanti professionali sono una sintesi perfetta di ricerca tecnica, design e comfort: possono tutelare le mani del lavoratore da un rischio chimico o meccanico, riescono a bloccare e impedire che penetri un fluido potenzialmente dannoso per la pelle oltre a scongiurare lacerazioni pericolose. La normativa europea precisa l’obbligo di ricorrere ai guanti per l’antinfortunistica, oltre a indicarne la composizione. Si tratta in particolare della UNI EN 420 (‘Requisiti generali per i guanti di protezione’) che spiega quali sono gli standard necessari cui attenersi al momento della progettazione di tali DPI. Ci sono anche determinati requisiti definiti minimi: pulizia, ergonomia, resistenza al passaggio dell’acqua, funzionalità e destrezza (connessa per esempio allo spessore del guanto ma anche alla specifica deformabilità). 

Le caratteristiche dei guanti da lavoro

I guanti antinfortunistici possono proteggere da rischi di tipo meccanico, per esempio ci sono quelli cosiddetti ‘anti-taglio’. I pericoli possono derivare da strappi, forature, tagli da lama e abrasioni. Poi ci sono i guanti termici, che salvaguardano le mani quando per lavoro si viene a contatto con fuoco e fonti di calore o quando vi siano possibili spruzzi di metallo fuso. Inoltre esistono anche degli speciali DPI in grado di proteggere dalle basse temperature, quando la colonnina di mercurio scende sotto i 50 gradi (durante le attività industriali o in certe situazioni climatiche), evitando così l’ipotermia. Esaminiamo anche le caratteristiche dei guanti che servono a proteggere le mani da agenti biologici oppure chimici: in tal caso fanno da barriera e bloccano il passaggio di questi ultimi. Si tratta di modelli dotati di cuciture e linee di saldatura importanti, realizzate con grande cura: niente di potenzialmente pericoloso per il corpo deve passare. Serve porre un occhio di riguardo sia per il livello di permeazione che per la potenziale velocità di degradazione del DPI stesso. Ci sono poi i guanti adatti agli elettricisti, che sono isolanti per lo svolgimento di lavori sotto tensione, così come i modelli che indossa chi maneggia seghe a catena (questi guanti hanno una particolare conformazione e sono dotati di un livello di resistenza extra). E’ dunque evidente come non vi sia una sola tipologia di guanti perfetta per lo svolgimento delle diverse mansioni: tutto dipende dal rischio specifico che il lavoratore si trova ad affrontare.

Leggi tutti gli articoli sul fai da te.

25 Marzo 2020 / / La Gatta Sul Tetto

L’ozonizzatore è un dispositivo molto utile in ambito domestico. Vediamo nello specifico che cos’è e cosa può fare per migliorare il nostro benessere.

ozonizzatore

Oggi vi presento un piccolo apparecchio che può rivelarsi molto utile per il nostro benessere: l’ozonizzatore domestico. Questo dispositivo è in grado di purificare, sanificare, igienizzare e deodorare l’aria e l’acqua di casa. I modelli più performanti sono equipaggiati per svolgere programmi specifici per la cura della casa e della persona, ma non tutti gli ozonizzatori in commercio svolgono tutte queste funzioni. Prima di entrare nel dettaglio, vediamo come funziona un ozonizzatore.

Come funziona l’ozonizzatore

Per capire come funziona un ozonizzatore e qual è la portata della sua efficacia, è importante conoscere più da vicino questa sostanza prodigiosa che è l’ozono.

L’ozono (03) è un gas le cui molecole sono formate da tre atomi di ossigeno. E’ presente naturalmente nell’ozonosfera, mentre al di fuori di essa si forma in presenza di determinate reazioni chimiche. 

Un ozonizzatore è un apparecchio che produce l’ozono a partire dall’ossigeno presente nell’aria mediante specifiche scariche elettriche.

L’ozono è un purificatore d’aria straordinario, in quanto genera un processo di ossidazione che attacca e distrugge organismi come batteri, virus, parassiti, muffe, funghi, pesticidi, e neutralizza gli odori attraverso l’ozonolisi e la decomposizione ossidativa. L’ozono ha le stesse proprietà battericide e igienizzanti anche nell’acqua.

E’ facile capire, a questo punto, che le applicazioni di un ozonizzatore sono infinite. 

Per una sanificazione della casa con ozono, efficace e sicura, è importante scegliere un apparecchio di ultima generazione, certificato CE e accompagnato da un certificati che ne attestino la sicurezza e l’efficacia. 

Come scegliere il giusto ozonizzatore domestico

Prima di acquistare un ozonizzatore, vale la pena valutare alcuni elementi con attenzione. In commercio esistono purificatori per l’aria, depuratori per l’acqua domestica, ma solo con l’ozonizzatore puoi svolgere entrambe le funzioni con un unico apparecchio. Per l’uso domestico si consiglia di scegliere un buon dispositivo che oltre alla sanicazione dell’aria con ozono funga anche da depuratore dell’acqua domestica, come, ad esempio, l’ozonizzatore Ozobox.

Utilizzare un unico elettrodomestico per sanificare sia l’aria che l’acqua domestica ha  innumerevoli vantaggi: oltre ad avere aria più sana in casa, si può depurare l’acqua del rubinetto che diventa così acqua ozonizzata, un’acqua da bere più buona e senza batteri e pesticidi, oppure da impiegare per cucinare, lavare gli alimenti, disinfettare le superfici e ogni tipo di oggetto e ancora per l’igiene personale.

I modelli più avanzati come Ozobox permettono di ozonizzare l’aria praticamente a costo zero: per funzionare infatti non ha bisogno di filtri, grazie alla tripla tecnologia ecologica di cui dispone. Inoltre, è dotato di un sistema di sicurezza di stop automatico che si attiva in caso di ingresso nella stanza. Per igienizzare l’acqua invece, usa una semplice sonda, dunque si evitano seccanti e costosi lavori di muratura per il collegamento dell’apparecchio alla rete idrica. Pensate al risparmio sull’acquisto dell’acqua in bottiglia e sui prodotti igienizzanti, senza contare la riduzione dell’impatto sull’ambiente.

Leggi tutti gli articoli sulla smart home e sui dispositivi per il benessere domestico.


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