Rivestire la facciata con carta da parati per esterni da oggi è possibile, grazie alle innovative soluzioni proposte da Instabilelab.
Sembra impossibile, eppure da oggi rivestire la facciata con carta da parati è possibile. Una soluzione inedita e scenografica capace di dare un forte carattere ad ogni edificio.
Stampata su supporto Fibratex, la carta da parati per esterni proposta da Instabilelab è la soluzione ideale per chi cerca un impatto estetico esclusivo e personale. Perfetta per le facciate di fabbricati residenziali, commerciali, aziendali o semplicemente per esaltare frazioni di muro o cinte perimetrali.
Carta da parati per esterni in Fibratex di Instabilelab
Questa soluzione senz’altro inedita è resa possibile grazie a Fibratex, un supporto speciale composto da un tessuto in fibra di vetro, caratterizzato da una finitura ordita a trama stretta, e trattato con resina opaca Tex Decor. Questo innovativo materiale presenta una eccellente resistenza agli agenti atmosferici, non ingiallisce ed è certificato per la resistenza al fuoco nella classe B-s1, d0. Il prodotto è fornito completo di primer, colla, resina e sigillante.
Instabilelab è un brand italiano creato nel 2015 da Stefano Munaretto, grafico e designer. Fin dagli esordi, l’idea è quella di superare il concetto tradizionale di carta da parati, a favore di un approccio sperimentale. Un laboratorio di idee sempre in evoluzione, sia dal lato estetico che da quello tecnico. Soggetti originali ed irriverenti, capaci di dare un tocco unico ad ogni ambiente. Soluzioni tecniche all’avanguardia che permettono applicazioni insolite, anche grazie al progetto Custom-me, che permette la personalizzazione ad arredi, complementi e tessuti.
Le collezioni di carte da parati
Il catalogo dell’azienda veneziana è ricco e variegato e offre innumerevoli pattern nati dal mix di stili e soggetti diversi. Suggestioni astratte, naturalistiche, grafiche, si mescolano su sfondi dall’aspetto grezzo. Effetti acquarello, fotografici, ispirazioni retrò o metropolitane. E’ la collezione Nuances, soft ed elegante. Scenografica ed ispirata alla natura, la collezione Audace. E poi c’è la sontuosa collezione Oro Nero, punta di diamante del catalogo.
Come è nata la lampada Pipistrello, indiscussa icona del design ideata quasi 60 anni fa da Gae Aulenti. Dall’ideazione fino alla difficile ma geniale realizzazione.
Siamo nel 1965, e un giovane architetto che risponde al nome di Gaetana Emilia Aulenti, detta Gae, ha un’idea da realizzare. Il famoso marchio di macchine da scrivere e calcolatori Olivetti l’ha incaricata di progettare il nuovo show room di Parigi e Buenos Aires. Gae immagina uno spazio che richiami la piazza, uno dei luoghi simbolo delle città italiane. Costruisce quindi una sorta di architettura fatta di gradini e piani a diversi livelli, distribuiti attorno ad un nucleo centrale. L’illuminazione dello show room è affidata ad un sistema di proiettori, ma l’architetto, aggiungere dei lampioni. Cerca quindi a una lampada che possa svolgere questa funzione, ma non la trova, se non nella sua immaginazione. La lampada Pipistrello comincia a delinearsi negli schizzi, dapprima solo degli abbozzi, poi sempre più precisi, fino all’esecutivo. Non resta che trovare un produttore, ma non sarà facile.
Lo show room Olivetti a Parigi-1965
La lampada Pipistrello, un’idea geniale difficile da realizzare
L’idea della lampada Pipistrello è senza dubbio geniale, ma la realizzazione presenta alcune difficoltà tecniche. Inoltre, nelle intenzioni della Aulenti, la lampada deve essere pensata come un oggetto da produrre in serie. Un prodotto di disegno industriale, dunque, destinata ad un mercato che, in quell’epoca, reclamava con forza “cose nuove”. Le criticità del progetto riguardavano sia il fusto telescopico che il diffusore, dalla forma particolarmente complessa. All’epoca la Aulenti collaborava con Poltronova, un’azienda toscana all’avanguardia, fondata dal visionario Sergio Camilli. Le designer mostra i disegni della lampada Pipistrello al Camilli, forse nella speranza che l’imprenditore potesse aiutarla a realizzarla. Camilli ci pensa, e si sovviene di un’azienda di Lucca che si era lanciata nello stampaggio del metacrilato, una première per l’epoca.
Si trattava della Martinelli Luce di Elio Martinelli, un designer visionario che aveva investito tutto in costosi macchinari per creare lampade in plastica. Camilli accompagna la Aulenti da Martinelli, dicendogli queste parole: “Gae avrebbe questa lampada da fare…”1. L’imprenditore raccoglie l’ardua sfida e riesce, dopo diversi tentativi, a costruire gli stampi e una macchina apposita. Decine di lampade Pipistrello finalmente illuminano gli show room Olivetti come tanti lampioncini, e il successo fu immediato. Tanto che Martinelli la mise in produzione e la lanciò sul mercato nel 1967. Il resto è storia. Vi basti sapere che oggi si trova nelle maggiori collezioni del mondo: Museum of Modern Art e Metropolitan Museum of Art – New York; Museum des Arts Decoratives – Montreal; Centre Pompidou – Parigi.
Uno stile moderno, ma non troppo
Il fascino che ancora oggi esercita questa icona del design forse sta nel suo stile particolare. Anche in questo caso dobbiamo capire le origini dell’idea che sta alla base del progetto. All’inizio degli anni 60, in ogni campo, dall’architettura al design, imperversava il Razionalismo. Come sempre, quando una tendenza diventa onnipresente, alla lunga stanca il pubblico, ma anzitutto i progettisti, che inevitabilmente cercano qualcosa di nuovo. Un gruppo di architetti, tra i quali Vittorio Gregotti, lanciano il movimento Neoliberty, allo scopo di scardinare lo strapotere del Razionalismo. Gae Aulenti vi aderisce con slancio, e in questo contesto possiamo capire come nascono alcuni suoi progetti, come l’allestimento del Museo d’Orsay o la nostra lampada. La pipistrello si ispira alle lampade Tiffany, i cui diffusori evocavano forme floreali o animali. Dunque, oltre alle forme sinuose tipiche dello stile liberty, la Aulenti ne mutua anche il riferimento faunistico, immaginando ali di pipistrello.
Come è fatta la lampada Pipistrello e i modelli
Premetto che questa lampada fu realizzata in modo davvero impeccabile, prova ne è che, a parte le nuove finiture della base e i LED, è rimasta la stessa. La caratteristica che salta subito all’occhio è il paralume, per la sua forma insolita e inedita. Esso è realizzato ancora oggi in metacrilato opalino, o plexiglass, una plastica più trasparente del vetro. Ma la genialità e l’unicità della lampada risiede nel fusto in acciaio inox satinato, regolabile con movimento telescopico. Da un’altezza di 66 cm, può passare a 86 cm, trasformandosi da lampada da tavolo a modello da terra. Grande versatilità.
Scorri sopra l’immagine per vedere la lampada in 3D
Oggi la lampada Pipistrello, prodotta sempre da Martinelli Luce, è disponibile nella dimensione originale con diametro di 55 cm e altezza massima di 86 cm, cui si aggiungono altre versioni: la Pipistrello Med (40 x 62 cm), la Mini Pipistrello (27 x 35 cm), quest’ultima anche in versione cordless. Alla versione originale, con la base bianca e testa di moro, si sono aggiunte nel tempo l’ottone satinato, il rame e l’alluminio verniciato in verde agave, rosso porpora, titanio e nero lucido. Una versione speciale, prodotta esclusivamente nel 2015 in occasione dei 50 anni della lampada, la vede vestita con un prezioso abito d’oro.
versioni originali
Note: 1-dal volume “Elio Martinelli e la Martinelli Luce”, 2018, edizioni Electa.
Una casa torinese d’epoca è uno scrigno dai dettagli ricercati, che racchiude tesori d’arte e di design. Home tour nella casa dell’architetto Matteo Italia.
Si tratta dell’appartamento del giovane architetto Matteo Italia di Italia and Partners, che ha ristrutturato questo spazio per se e per la famiglia. Il risultato è uno scrigno dai dettagli ricercati, a partire dagli stucchi originali, messi in valore dalle scelte cromatiche e dalla boiserie aggiunta. Uno scrigno che contiene, conservandoli come preziosi tesori, opere d’arte, ricordi di viaggio e pezzi iconici di design. Esaltano il tutto gli arredi minimalisti e le audaci scelte progettuali, che aprono scorci prospettici inaspettati.
Casa torinese d’epoca: il progetto
Questa casa torinese d’epoca si inserisce in un’elegante palazzina risalente ai primi del Novecento. Lo testimoniano i soffitti alti circa 4 metri, gli stucchi e i muri spessi. L’architetto ha fatto la precisa scelta progettuale di esaltarne questa caratteristica. A tale scopo, ha decorato le pareti di ingresso, disimpegno e salone con profili e boiserie, e ha scelto un parquet in rovere. La posa a spina chevon, che parte dalla porta d’ingresso e arriva fino all’angolo più lontano del salone, invita ad entrare ed allarga la percezione dello spazio.
L’appartamento, che occupa circa 150 mq, aveva un ingresso di 35 mq, che è stato diviso per ricavare due cabine armadio e una lavanderia. L’ingresso, posto in diagonale, da accesso al salone, allo studio e al corridoio che conduce alla zona notte. Alla cucina si accede dal soggiorno, mentre la zona notte accoglie due camere da letto e due bagni.
Le porte d’epoca originali restaurate e riverniciate con smalto opaco, contrastano con le moderne porta di Rimadesio in Vetro spazzolato.
La palette, naturale e raffinata, si gioca sui toni del verde salvia, del grigio e dei un sabbia rosato, con tocchi più scuri dati dal blu e dal nero. Come in tutti i progetti di Italia and Partners, l’illuminazione è molto curata e presenta i Laserblade de iGuzzini, inseriti nelle gole nere che disegnano il soffitto, diventati ormai la firma riconoscibile dello studio. Spicca anche il faretto Mark, disegnato da Matteo Italia per Panzeri.
Tra opere d’arte, pezzi di design e ricordi di viaggio
Questa casa torinese d’epoca racchiude tanti interessanti tesori, tra opere d’arte, pezzi di design e ricordi di viaggio. Già nell’ingresso troneggiano due splendidi leoni in bronzo, provenienti dalla Thailandia, mentre in corridoio sono appese stampe vintage, provenienti da un mercatino a Hong Kong.
Soggiorno e cucina
In soggiorno, tavolo da pranzo e sedie in velluto blu di Bonaldo, divano angolare di Lema e tavolino Tulip di Eero Saarinen con piano in marmo. Alle pareti una tempera di Sergio Ragalzi, mentre sulle altre pareti della casa si trovano distruibuiti diversi lavori di Carol Rama, Parisot e Alighiero Boetti tutti appartenenti al gruppo torinese del MAC-Movimento Arte Concreta. Completano l’arredo lo splendido chandelier di Tooy, biocamino Cavour, disegnato da Italia and Partners per Biofireplace, mentre i tessuti d’arredo e le tende che incorniciano le ampie vetrate sono tutti di Dedar, radiatori Agorà di Tubes disegnati da Nicola De Ponti.
foto 3 Lampada da tavolo SPUN LIGHT T design Sebastian Wrong di Flos
Le cucina, nella quale si estende il magnifico parquet, presenta un soffitto ribassato, nel quale sono annegati i Laserblade de iGuzzini. Il ribassamento si è reso necessario per armonizzare il volume della stanza, lunga e stretta.
La boiserie in rovere termocotto e le mensole sospese, realizzate su disegno in metallo, valorizzano lo spazio di lavoro e la tavola, dove gioca il ruolo di protagonista la parete attrezzata di Modulnova, con top in pietra piasentina, e l’isola in pregiato marmo calacatta. Completano l’ambiente, con il loro tocco contemporaneo e raffinato, le lampade a sospensione della collezione Beat di Tom Dixon.
Lo studio, con la poltrona Barcelona disegnata da Mies Van der Rohe prodotta da Knoll, la lampada Nesso design Gruppo Architetti Urbanisti Città Nuova , Giancarlo Mattioli by Artemide e la radio Cubo 50° design Richard Sapper e Marco Zanuso, by Brionvega
Zona notte
Il parquet ci accompagna anche nella zona notte, dove la camera padronale, arredata in modo essenziale, accoglie un piccolo bagno. La parete cui è appoggiato il letto è tappezzata con la delicata carta da parati Rosetta Wall di Dedar, la lampada sul comodino è la famosa Guns di Philippe Stark per Flos. La parete che confina con il bagno è trasparente e dona un effetto scenografico, oltre a convogliare la luce all’interno. Le applique sono della serie Abajourd’hui Small By Flos.
I rivestimenti, in marmo Salvatori, nella finitura CNC disegnata da Piero Lissoni, sono valorizzati dall’utilizzo delle velette che creano un effetto di luce radente Il rubinetto è l’AA27 della collezione Aboutwater, disegnato da Naoto Fukasawa per Boffi+Fantini, qui scelto in un raffinato effetto ottone spazzolato. L’equipaggiamento è completato da un soffione doccia incassato a soffitto, mentre per l’altro bagno si sono scelti rivestimenti Mutina, in particolare Triangle Small dei fratelli Bourollec. Il bagno è completato da una vasca freestanding di Ceramica Cielo con rubinetteria Fantini, scelta in questo caso in una piacevole finitura nero opaco.
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Per passare al mercato libero dell’energia occorre scegliere con attenzione l’operatore, valutando i vantaggi. Scopriamo l’offerta Next Energy Sunlight di Sorgenia.
Entro il 1° gennaio 2024 tutti gli utenti dovranno abbandonare il mercato tutelato dell’energia, per passare a quello libero. Per questo è importante pensare già da ora a scegliere l’operatore più conveniente per le nostre esigenze. Sorgenia, il primo operatore green del mercato libero in Italia per la fornitura di luce e gas, offre diverse soluzioni, differenziate per le utenze domestiche e per professionisti e piccole imprese. Tra queste, l’offerta Next Energy Sunlight per luce e per luce + gas.
Energia: mercato libero o tutelato?
Quando si sceglie l’operatore per la fornitura di energia, che si tratti di elettricità o gas, è importante conoscere alcuni fattori. La distinzione più importante riguarda il mercato libero e quello tutelato. Prima della liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica e del gas, cominciato con il decreto Bersani agli inizi degli anni Novanta, i costi erano sottoposti al controllo di un’authority di Stato. Gli operatori che oggi aderiscono al mercato tutelato sono rimasti all’interno di questo quadro, cosicché i prezzi e i contratti sono fissati dall’ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambienti). Nel mercato libero gli operatori offrono contratti e prezzi in concorrenza tra loro, cosicché gli utenti sono liberi di scegliere le offerte più convenienti. Tuttavia, presto il mercato tutelato non sarà più disponibile: a fine anno si entrerà in un regime transitorio che terminerà entro il 1° gennaio 2024. Entro tale data tutti gli utenti dovranno passare ad un operatore del mercato libero. Per questo è importante informarsi su offerte e tariffe già da ora, per non farsi trovare impreparati al momento del passaggio.
Next Energy Sunlight di Sorgenia, i vantaggi
Sorgenia si pone come il principale fornitore privato di energia proveniente da fonti rinnovabili. Un percorso iniziato più di vent’anni fa e che dimostra una forte sensibilità verso l’ambiente già dagli esordi. Sorgenia offre servizi semplici e personalizzati, l’attivazione rapida, la possibilità di calcolare il preventivo in base ai consumi, il pagamento diretto delle bollette, tutto on line. L’offerta Next Energy Sunlight offre una tariffa a prezzo indicizzato per luce e gas, basata sui parametri PUN e PSV, che seguono l’andamento dei prezzi all’ingrosso della materia prima. Per saperne di più sul contratto, puoi scaricare il contratto qui. Integrano l’offerta alcuni servizi utili per il monitoraggio e la gestione dei consumi. L’App MySorgenia, oltre a permetterci di raggiungere il servizio clienti, tra l’altro rapido ed efficace, mette a disposizione uno spazio personale nel quale consultare le bollette, e monitorare i consumi attraverso l’innovativo programma Beyond Energy. Attraverso l’App è possibile poi accedere all’Energy Corner, una sezione speciale in cui consultare in anteprima i dati più rilevanti della tua bolletta senza scaricarla!
Inoltre, è possibile beneficiare del programma Sconto Fedeltà, che prevede una quota del 5% per i primi 12 mesi di fornitura, e un ulteriore aumento del 5% applicato ogni anno, sconto che raggiungerà la quota del 20% a partire dal 36° mese, ovvero a partire dal quarto anno.
Il programma fedeltà Greeners
Sottoscrivendo il piano Next Energy Sunlight avete la possibilità di accedere al programma fedeltà Greeners, integrato nell’App MySorgenia. Verrete inseriti in una comunità che riunisce i clienti Sorgenia, una sorta di club esclusivo per tutti coloro che hanno a cuore la sostenibilità ambientale. Partecipando al programma mensile delle missioni volte a promuovere comportamenti consapevoli, potete accumulare punti contabilizzati in seguito in Green Coins, spendibili in premi proposti dai partners di Sorgenia.
Come creare un salotto da esterno elegante, confortevole e durevole grazie alle soluzioni proposte da Higold Milano.
collezione CARIBBEAN by Higold
La primavera sta per arrivare, e non è mai troppo presto per sistemare gli spazi all’aperto, trascurati durante la stagione fredda. Programmare la manutenzione in anticipo di balconi, terrazzi e giardini è una mossa intelligente, che ci permette di sfruttare questi spazi non appena le temperature saranno gradevoli. Inoltre, è necessario verificare lo stato degli arredi da esterni. Spesso questi elementi, soprattuto se mantenuti all’aperto durante l’inverno, devono purtroppo essere sostituiti. Per questo, il mio consiglio è quello di scegliere prodotti di alta qualità, certificati per durare a lungo e per resistere alle sollecitazioni esterne. Vediamo come creare un salotto da esterno elegante, confortevole e durevole grazie alle soluzioni proposte da Higold Milano.
Gli elementi indispensabili per creare un salotto da esterno
Il salotto esterno è, idealmente, l’equivalente della zona relax del soggiorno, composta da divani e poltrone. Gli elementi indispensabili, da scegliere in base allo spazio a disposizione, sono poltrone, poltroncine, meridiane, divani lineari o angolari. Per rendere il salotto accogliente e funzionale, gli arredi vanno integrati da tavolini e accessori, come lampade, tappeti, cuscini, e da elementi ombreggianti. Oggi la differenza tra salotti da interni e da esterni è pressoché azzerata, e le aziende propongono soluzioni che, dal lato estetico, sono praticamente simili. Ciò che varia, in realtà, sono i materiali, che per gli arredi esterni devono rispettare determinati criteri. Per esempio, Higold utilizza materiali adatti a resistere ai raggi solari e agli agenti atmosferici, come l’alluminio, il legno teak e i tessuti tecnici come l’Olefina e i Sunbrella, a garanzia di una lunga durata.
Collezione GLORIA by Higold
Creare un salotto elegante e funzionale su balconi e terrazzini
Anche uno spazio contenuto, come un balcone o un terrazzino, può accogliere un salotto da esterni. Un piccolo divano, un tavolino e un tappeto sono sufficienti per creare un angolo relax confortevole. Il catalogo Higold offre soluzioni interessanti per arredare spazi ridotti all’aperto, grazie all’ingombro minimo e alla forma compatta.
La prima collezione risponde al suggestivo nome di Caribbean, ed è composta da un mini salotto angolare e da un tavolino da caffè. La combinazione offre 4 posti a sedere oppure 2 posti più una meridiana. Volendo, si può scegliere solo l’elemento lineare, che offre due posti a sedere e misura solo 176 cm x 79. Le sedute, composte da comodi cuscini rivestiti in Olefina color antracite, sono integrate da piani d’appoggio laterali in legno teak. In alternativa, la collezione Gloria offre una soluzione versatile e colorata, nella versione verde chiaro. La collezione è composta da una poltroncina, un divanetto, un divano a tre posti e da un tavolino da caffè, e consente innumerevoli configurazioni. La rigorosa struttura in alluminio verniciato è ingentilita dagli eleganti inserti in corda.
collezione HESTIA by Higold
Infine, la collezione Hestia, la più contenuta del catalogo, per ingombri. La poltroncina misura infatti solo 75,5 x 72 cm, ed è accompagnata da un divanetto e da un divano a tre posti, altrettanto compatti. Anche Hestia punta sul colore, con le due versioni blu e arancione, e sull’eleganza data dalle corde intrecciate, che ingentiliscono la struttura in acciaio verniciato in bianco.
Il salotto da esterno ideale per spazi ampi
Gli spazi ampi offrono indubbiamente maggiori possibilità di scelta tra gli arredi, tuttavia bisogna evitare di incorrere in alcuni errori. Per esempio, quello di scegliere diversi elementi di piccole dimensioni, che in un grande terrazzo o in un giardino risulterebbero poco valorizzati. Meglio puntare su soluzioni dal forte impatto estetico, come per esempio le collezioni firmate da Pininfarina.
collezione YORK by Higold
York e New York sono senza dubbio due linee perfette per intrattenere gli ospiti, per cene o aperitivi, in un salotto da esterni spazioso, grazie ai tavolini attrezzati. York offre infatti un tavolino dotato di un vano porta tovaglia e stoviglie a scomparsa con chiusura estraibile in vetro temperato, mentre il tavolino New York possiede una ghiacciaia in acciaio inox.
collezione NEW YORK by Higold
E poi ci sono le soluzioni votate al relax, perfette per ambientazioni a bordo piscina o solarium. Tra queste spicca la collezione Polo Pro, composta da diversi elementi modulari, dai sofà centrali e angolari fino alle meridiane con schienale regolabile. Confort assicurato anche con la collezione modulare Punto, sicuramente una delle più versatili del catalogo. L’elemento angolare si può combinare facilmente con la poltroncina, il divanetto e il pouf, e volendo si possono aggiungere comodi piani d’appoggio in teak alle estremità o all’angolo. Inoltre, per le dimensioni relativamente contenute dei moduli, Polo Pro è indicata anche per arredare spazi ridotti.
Chi non conosce il divano Chesterfield, con la sua forma avvolgente, i braccioli arrotondati e il caratteristico rivestimento trapuntato? Da sempre, questo divano rappresenta la classe, l’eleganza e la ricercatezza, ma non solo.
Il divano Chesterfield è adatto a qualsiasi ambiente e ad ogni stile di arredo. Inoltre, la seduta è comoda ed avvolgente e garantisce il massimo del confort. Pensate che si tratta del primo divano completamente rivestito della storia, nato probabilmente dal capriccio di un nobile inglese, che fece realizzare una seduta particolare per riposarsi tra un impegno e l’altro. Egli desiderava un divano che non avesse parti in legno a vista, una caratteristica che rendeva le pur graziose poltrone settecentesche così scomode. Per le sue caratteristiche di confort, resistenza e igiene, coniugate ad una forma possente e solenne, il divano Chesterfield divenne un’icona di stile. Esso fu molto utilizzato nelle dimore di campagna degli aristocratici, nei club esclusivi, nelle biblioteche. A distanza da più di due secoli dalla sua nascita, questo divano è ormai un classico sempre attuale.
Come è fatto un divano Chesterfield tradizionale
Il processo per la realizzazione di un divano Chesterfield è molto complesso e si divide in varie fasi. Dapprima si realizza la struttura interna in legno, sagomando le assi di legno massello di abete secondo le specifiche dime. Una volta assemblati i vari pezzi della struttura, si fissano le cinghie in juta, sulle quali poi si posizionano le molle. Queste ultime sono poi fissate una a una alle cinghie tramite cucitura e legate tra loro con un complesso intreccio. Questa lavorazione di tappezzeria artigianale conferisce una particolare morbidezza ed elasticità alla seduta. Si passa poi all’imbottitura in poliuretano espanso per i braccioli, lo schienale e la base. Si praticano dei fori equidistanti, che serviranno per fissare il rivestimento in pelle, creando la caratteristica lavorazione a capitonné, o trapuntata. Questa tecnica deve essere eseguita a regola d’arte, e sono necessari anni di pratica per padroneggiarla. La qualità e il valore di un divano Chesterfield dipendono soprattutto dall’esecuzione del capitonné. In queso video potete ammirare l’abilità e la cura dei maestri artigiani mentre realizzano un divano interamente a mano.
I colori, da quelli tradizionali a quelli moderni
I colori tradizionali dei divani Chesterfield sono il marrone e il verde vescica. Negli anni Sessanta e Settanta sono comparse alcune varianti in verde bottiglia, rosso brunito e rosa, mentre il rosso e il crema andavano per la maggiore negli anni Ottanta. Esistono anche modelli che combinano due colori diversi e declinazioni fantasiose come quella che sfoggia l’Union Jack. Oggi le aziende offrono una gamma pressoché illimitata di colori, adatti per arredare anche le case di gusto moderno.
Qualità e cura artigianale dei divani Chesterfield firmati VAMA
Esistono molte aziende produttrici di divani Chesterfield, disseminate un po’ in tutto il mondo. Con l’industrializzazione dei processi produttivi, molte di esse hanno abbandonato la lavorazione artigianale, facendo uso di materiali scadenti. Per questo, se desiderate acquistare uno di questi divani, o delle poltrone, assicuratevi che il produttore utilizzi tecniche artigianali e materiali di qualità. Come si può vedere nel video, VAMA Divani, azienda italiana con base ad Arezzo, realizza interamente a mano i suoi divani. Un divano Chesterfield di fattura artigianale è garantito non solo per durare, ma anche per acquistare valore nel tempo. Oggi i pezzi più antichi vengono battuti all’asta per cifre astronomiche, mentre il mercato dei pezzi usati è molto vivace. Pensate che i Chesterfield non sono praticamente mai passati di moda, e oggi, grazie alle apparizioni in diversi film e serie televisive, sono molto ricercati. Per questo, acquistare un Chesterfield non è solo una scelta di stile per arredare la propria casa, ma rappresenta un vero e proprio investimento.
Ristrutturi casa? Innanzi tutto bisogna individuare gli elementi che possono contenere l’amianto, una sostanza nociva per la salute.
Nel corso del Novecento si è fatto largo uso dell’amianto, un materiale che all’epoca veniva preso in considerazione per le sue caratteristiche, ma che in realtà è risultato molto pericoloso per la salute dell’uomo. Nonostante negli ultimi decenni su tutto il territorio italiano ci sia stata una campagna di sensibilizzazione con normative ad hoc e la comparsa di professionisti specializzati nella rimozione e smaltimento, ci sono ancora tanti immobili che presentano nella loro struttura una percentuale significativa di amianto.
Questo comporta che in fase di progettazione di un intervento di ristrutturazione occorre porre massima attenzione e rivolgersi a ditte specializzate per evitare ogni genere di rischio.
I rischi derivanti dalla presenza di amianto in casa
Secondo alcune ricerche statistiche nei vecchi immobili dislocati sul territorio nazionale, ci sarebbero ancora oltre 30 milioni di tonnellate di amianto: una quantità spaventosa che va gestita correttamente secondo le attuali normative per abbattere tanti rischi per la salute delle persone.
Dunque per chi si appresta a effettuare la ristrutturazione di un immobile costruito prima degli anni Novanta, è necessario valutare l’eventuale presenza di amianto e richiederne la bonifica.
I rischi per la salute sono importanti e comportano l’insorgere di patologie per nulla secondarie. In particolare l’eventuale inalazione di polveri sottili di amianto ha causato circa 4 mila morti per mesotelioma maligno.
Si tratta di un numero spaventosamente alto soprattutto se si tiene in considerazione che dal 1992 in Italia è stato vietato l’utilizzo dell’amianto.
Che cos’è l’amianto e cosa fare se presente in casa
L’amianto è un minerale naturale che fa parte della famiglia dei silicati e che presenta una struttura microcristallina fibrosa. Dal 1992 in Italia questo elemento è stato vietato in tutte le 6 differenti tipologie di composti disponibili per evitare che una persona possa inalare le relative polveri.
Purtroppo può essere presente in parte della casa perché prima del 1992 l’amianto veniva utilizzato per isolare dal punto di vista acustico e termico le abitazioni, per realizzare guarnizioni, per le cappe dei caminetti e tante altre parti.
Questo significa che durante l’intervento di ristrutturazione bisogna porre massima attenzione e individuare immediatamente gli elementi di rischio. Un approccio virtuoso è quello di richiedere il supporto di un professionista che effettui un’indagine approfondita per individuare l’eventuale presenza dell’amianto.
L’esperto nel pieno rispetto delle normative vigenti utilizzerà delle precauzioni grazie alle quali non ci sarà rischio per la salute delle persone. Solitamente si procede con una serie di sopralluoghi e campionamenti per rintracciare l’amianto anche in zone nascoste e non facilmente individuabili. Se presente in casa, allora occorre procedere con la rimozione e corretto smaltimento presso siti specializzati.
Come smaltire e come comportarsi
L’intervento di rimozione e smaltimento deve essere effettuato da aziende specializzate e autorizzate regolarmente iscritte all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali. Ad esempio in Lombardia, ci si può rivolgere a MBA Ambiente Milano, azienda specializzata e qualificata.
L’intervento della ditta specializzata prevede una prima fase in cui occorrerà produrre la documentazione da inviare alla ASL per ottenere il nulla osta per la procedura.
Dal punto di vista tecnico si procede con il cosiddetto incapsulamento per rimuovere l’amianto qualora questo sia compatto e si effettua la bonifica dell’area. L’amianto prelevato sarà portato presso siti di smaltimento specializzati nel pieno rispetto delle normative.
È importante che nella fase di incapsulamento il materiale venga coperto con dei prodotti penetranti o ricoprenti.
C’è da ricordare come la legge italiana attualmente non obblighi i proprietari a procedere con l’opera di rimozione e smaltimento dell’amianto, ma semplicemente ricorda quanto sia rilevante il rischio per la salute delle persone qualora si andasse a vivere in appartamenti e case di altro genere nelle quali sono presenti parti in amianto. La legge però obbliga a segnalare la presenza di amianto se riscontrato nella propria abitazione.
L’obiettivo del Governo e dell’Unione Europea è di arrivare all’anno 2028 con tutti gli immobili privati di parti in amianto per cui ognuno deve fare la propria parte il che, è anche utile per la prevenzione di possibili problemi per la salute personale.
Tra le innovazioni più importanti del mondo dell’arredamento c’è quella che riguarda il letto a scomparsa, un mobile che rappresenta un vero e proprio multitasking.
In un mondo dove la ricerca di spazio tra le mura domestiche si rivela sempre più importante, non solo a causa dei molti più oggetti che si tende ad avere rispetto al passato ma anche perché gli ambienti sono solitamente maggiormente ridotti, la ricerca di soluzioni in grado di ovviare a questa problematica rappresenta una tematica davvero interessante.
Tra le innovazioni più importanti del mondo dell’arredamento c’è quella che riguarda il letto a scomparsa, un mobile che rappresenta un vero e proprio multitasking, capace di coniugare diverse peculiarità quali comodità, versatilità e, appunto, possibilità di guadagnare spazio.
Diversi i modelli presenti in commercio a seconda della forma e dei materiali impiegati e una delle proposte maggiormente degne di nota è quella dei letti a scomparsa roma, i quali si caratterizzano per l’offerta davvero sorprendente, perfetta per chi si trova ad arredare l’abitazione, una casa vacanze nonché per lo studente fuorisede.
In questo articolo vi portiamo alla scoperta di un mobile già piuttosto diffuso e apprezzato che promette una crescita ulteriore in futuro. Merito delle proposte innovative di design degli ultimi anni.
Le caratteristiche dei letti a scomparsa
Un letto a scomparsa risulta inseribile all’interno di una parete ed è davvero semplice da utilizzare: è sufficiente tirare la parte inferiore verso il basso per poi sollevare quella superiore.
Si tratta, pertanto, di un mobile multifunzione, dal momento che in pochi gesti riesce a trasformarsi in divano, scrivania oltre, naturalmente, ad assolvere in maniera impeccabile la sua funzione originaria: quella di letto.
I letti a scomparsa sono prevalentemente realizzati in legno o in metallo, materiali resistenti, belli e in grado di offrire una base solida e robusta. Inoltre, alcune tipologie presentano un cassettone in grado di contenere gli oggetti.
Il letto a scomparsa rappresenta una soluzione di arredamento capace non solo di risolvere un problema di spazio nel breve periodo, ma di farlo a lungo con stile e comfort.
Quando e perché scegliere il letto a scomparsa
Partiamo da una considerazione basilare: non c’è una situazione in cui il letto a scomparsa si rivela inadatto, anzi. Possiamo dire che, all’opposto, in caso di dubbio a livello di arredamento rappresenta una scelta sicura, sia dal punto di vista dell’effetto visivo sia della praticità.
I principali benefici che riesce a garantire un letto a scomparsa, infatti, sono:
Prezzo accessibile, ancora di più se valutato in un’ottica di medio-lungo periodo.
Massimo comfort e funzionalità.
Risparmio di spazio impareggiabile.
Un letto a scomparsa è perfetto in molteplici ambienti della casa: oltre alla stanza da letto, si può inserire anche in soggiorno, nello studio e persino in quegli spazi meno vissuti in cui un letto in più fa comodo.
È l’ideale per arredare la camera per gli ospiti senza rinunciare ad avere una scrivania.
Si adopera in poco tempo e riesce a rimanere sempre a portata di mano.
Massima resistenza, grazie alla struttura solida e bella da vedere.
Un letto a scomparsa è, quando di qualità, davvero una buona idea. Capace di arredare nel segno del design più originale e di non stancare mai: avrete lo spazio, volendo, per poter effettuare gli esercizi della palestra.
A volte i sanitari possono danneggiarsi e riportare delle scheggiature e delle crepe. Ecco come procedere nella riparazione dei sanitari e come prevenire i danni.
Può capitare, purtroppo, che i sanitari possano danneggiarsi e scheggiarsi. In alcuni casi, ad esempio, è possibile occuparsi della riparazione dei sanitari anche da soli, magari avvalendosi di kit specifici o con un po’ di manualità, mentre in altri casi non resta che sostituire eventuali lavandini, wc e vasche da bagno o comprare dei nuovi accessori per sanitari.
Riparazione dei sanitari: come aggiustare scheggiature e piccole crepe
A volte i sanitari possono danneggiarsi e riportare delle scheggiature e delle crepe quando un oggetto pesante cade su di essi. Si va da una piccola scalfittura a veri e propri buchi che non solo sono antiestetici da vedere, ma che possono anche comportare un danno più serio del sanitario.
Con un po’ di attenzione e scegliendo i prodotti giusti, è possibile comunque eseguire una riparazione dei sanitari danneggiati in modo perfetto, senza che questi interventi siano troppo visibili.
La prima cosa da fare, se si vuole riparare una scheggiatura, è quella di servirsi di un cutter per eliminare eventuali residui. A questo punto, un trapano con una punta di piccola dimensione permette di fare un foro regolare e profondo. Prima di cimentarsi con la riparazione vera e propria, bisogna pulire il buco con un batuffolo di ovatta che aiuta a eliminare tutti i residui.
Ora, avvalendosi delle apposite sostanze sintetiche che possono essere acquistate anche online sui siti specializzati che vendono sanitari e accessori bagno, bisogna riempire il foro verificando che il materiale aderisca alla superficie e poi andrà fatta una passata di liquido aggrappante specifico per ceramica per sigillare il tutto e rendere la riparazione dei sanitari più stabile e resistente.
Per livellare la superficie dei sanitari e rendere la riparazione perfetta e invisibile, meglio utilizzare della carta vetrata bagnata per definire la pasta sintetica una volta solidificata. Nel caso in cui questa riparazione sia ancora visibile, si può optare per un po’ di smalto specifico per ceramica.
Se invece un oggetto è caduto sul lavandino o nella vasca eliminando solo uno strato superficiale di smalto, in questo caso, la riparazione dei sanitari è più semplice perché basta applicare solo uno smalto per ceramica dello stesso colore.
Come prevenire i danni dei sanitari
Anche se eseguire una riparazione dei sanitari può apparire piuttosto semplice e veloce, è meglio prevenire che questi possano danneggiarsi e lesionarsi, anche perché si tratta di elementi che sono sottoposti ad acqua e ad elevati livelli di umidità.
Per evitare danni e per prevenire la formazione di muffe e odori sgradevoli dovuti al ristagno dei liquidi, è meglio quindi sigillare adeguatamente i sanitari quando vengono installati, ma anche durante gli anni. Infatti, proprio l’acqua e l’umidità possono ridurre la presa di questi elementi sigillanti.
In questi casi, bisognerà prima rimuovere il materiale sigillante danneggiato e pulire l’area con un batuffolo impregnato di alcool, prima di applicare nuovamente il silicone. Per evitare di farlo andare anche su altre superfici, la zona da sigillare e può essere delimitata con del nastro adesivo da togliere dopo 24 ore.
Non è necessario abbondare con il materiale sigillante, ma è importante invece che questo venga applicato in modo preciso così da poter penetrare nelle fughe.
La progettazione di un ambiente o di una casa si basa principalmente su criteri funzionali ed estetici, ma per ottenere un risultato armonioso, occorre coinvolgere tutti i cinque sensi.
Quando progettiamo un ambiente o abbiamo in programma un restyling o una ristrutturazione, tutti, sia esperti del settore che non, abbiamo in comune un fine ultimo: la casa deve essere bella. Certo, tutti vogliamo abitare in una casa che risulti visivamente armoniosa, sia per noi che per le persone che ci verranno periodicamente a fare visita.
Prima di tutto si cerca di soddisfare il senso della vista, poiché è quello più immediato e ricopre il 75% della nostra percezione totale. Per questo ci occupiamo di scegliere con cura colori, luci, spazi che richiamino il bello da vedere e da condividere con gli altri.
Premesso che progettare occupandosi di soddisfare il senso della vista è fondamentale per ottenere uno spazio che risulti armonico, credo che troppo poco ci si preoccupi di quel 25% restante che percepiamo con gli altri quattro sensi.
L’udito, l’olfatto, il tatto e il gusto, dovrebbero ricoprire la stessa importanza della vista nella progettazione.
Andiamo a capire perché e come possiamo realizzare degli spazi che siano soddisfacenti per i cinque sensi.
Progettare con i cinque sensi: l’udito
L’udito è il secondo dei cinque sensi che l’uomo utilizza per percepire l’ambiente e le cose che lo circondano.
La musicoterapia, introdotta come supporto alla medicina allopatica, sottolinea i benefici che l’uomo riceve dall’ascolto di melodie e suoni armonici. La musicoterapia viene utilizzata soprattutto in ambito neurologico e psicologico, per la cura di disturbi tra cui ritardi mentali, malattie neurodegenerative, psicosi e disturbi dell’umore.
Sono le persone che abitano in città che dovrebbero maggiormente occuparsi del benessere del loro apparato uditivo, poiché più di tutti subiscono l’inquinamento acustico. Si parla di inquinamento acustico, quando vengono emessi suoni ripetitivi e di entità superiore a 65 decibel di giorno e 55 di notte. Il traffico, i trasporti, lavori di manutenzione stradale, sono solo alcune delle cause riconosciute per l’inquinamento acustico delle aree urbane; tra le conseguenze possiamo annoverare stress, patologie gastrointestinali, aumento della pressione arteriosa, alterazioni del sistema nervoso.
Il primo modo per evitare di portarsi questi rumori molesti in casa, è quello di utilizzare finestre antirumore dotate di vetri insonorizzati, progettate al fine di abbattere questo tipo di problematica. Vi ricordo che la sostituzione degli infissi rientra nell’eco-bonus del 50% valido per il 2022.
L’importanza dell’olfatto
Oltre al mio lavoro di consulente del benessere abitativo, mi occupo anche di home staging, l’arte di preparare le abitazioni per la vendita e l’affitto. Noi home stagers “spersonalizziamo” le case, togliendo tutto ciò che riguarda i vecchi proprietari e allestendole con oggetti generici, per renderle accattivanti per il maggior numero di persone. In questo campo la prima impressione è quella che conta, poiché le visite durano solo pochi minuti e il cliente decide di acquistare o meno in circa 7 secondi!
Per questo motivo, dobbiamo occuparci di soddisfare anche gli altri cinque sensi: l’olfatto è forse il più sottovalutato, eppure ricopre un ruolo fondamentale nella nostra vita quotidiana. All’olfatto reagisce il nostro sistema limbico, il centro delle emozioni e della nostra memoria a breve e a lungo termine. La percezione di un cattivo odore in un determinato momento e in un determinato ambiente, può farci consolidare quell’attimo come negativo nella nostra memoria.
Le nostre case possono essere un covo di cattivi odori come il fumo di sigaretta, la presenza di animali domestici, odori di cibi cucinati ma anche odori provenienti dall’esterno. Cercate durante la giornata di aprire spesso le finestre, per far circolare l’aria e farne entrare di pulita. Fiori freschi, candele profumate, olii essenziali e pot-pourri, aiutano molto nell’eliminazione dei cattivi odori e nella diffusione di fragranze.
Rendete la vostra casa fruibile a tutti i cinque sensi!
Per saperne di più sul mio lavoro di home therapy o di home staging, visita il sito www.sphomecoming.it.