Se sei una home stylist (o aspirante tale) una progettista o una creator nel mondo dell’interior, e ultimamente ti stai chiedendo se l’AI (Intelligenza Artificiale) possa “soffiarti” il lavoro… fermati un attimo.
In questo articolo voglio condividere con te una riflessione profonda sull’AI, sulla creatività e sul valore umano nel nostro lavoro.
Non è un attacco alla tecnologia (anzi), ma uno sguardo lucido e consapevole su cosa può fare l’AI e cosa, invece, non potrà mai sostituire.
Ti racconterò anche una mia esperienza personale, perché questa trasformazione l’ho vissuta già una volta. E forse, proprio per questo, oggi guardo all’AI con meno paura e più consapevolezza.
E se l’AI rubasse il lavoro di noi home stylist?
Parliamoci chiaro: la paura è reale.
Nel nostro settore l’AI oggi può:
- Generare immagini di interni in pochi secondi
- Proporre palette, stili, mood
- Creare infinite idee di ambienti “perfetti”
Ed è normale chiedersi:
“Ma allora a cosa servo io?”
“Un cliente potrà farsi il progetto da solo?”
“Ha ancora senso il mio lavoro?”
Il problema non è l’AI in sé.
Il problema è la sensazione di diventare improvvisamente sostituibili, di vedere anni di esperienza messi in discussione da un prompt.
Ed è qui che nasce il vero fastidio: non tanto la tecnologia, ma il timore di perdere valore, identità e unicità.
Un mondo pieno di immagini… tutte uguali
Ora prova a immaginare questo scenario.
- Tutti usano l’AI.
- Generano immagini bellissime, perfette, patinate.
- E seguono gli stessi prompt, gli stessi trend, gli stessi stili.
All’inizio è wow.
Poi diventa tutto uguale.
Ed è esattamente quello che succede ogni volta che una tecnologia diventa accessibile a tutti: non distingue più, omologa.
In un futuro così, la vera differenza non sarà chi usa l’AI, ma chi riesce a non diventare una copia dell’AI.
Il déjà-vu del 3D (e perché mi ha insegnato tanto)
Questa sensazione io l’ho già vissuta.
Per 13 anni ho lavorato in un’azienda di fotografia, poi ho vissuto in prima persona l’arrivo del 3D nelle immagini di ambientazioni per brand ceramici.
All’inizio il 3D era incredibile:
- Veloce
- Flessibile
- Niente noleggi di arredi
- Grandi risparmi
Ma aveva un problema: sembrava finto.
Sempre.
Sai cosa facevamo?
Dopo aver renderizzato le immagini, le “sporcavamo” con Photoshop per renderle più reali.
In pratica: usavamo la nuova tecnologia… per farla assomigliare alla precedente.
E la fotografia?
Non è mai scomparsa.
Si è evoluta. È diventata più artistica, più concettuale, più emotiva.
Il metodo: ciò che l’AI non potrà mai copiare
Al Marketers World 2025 ho sentito una frase che mi è rimasta impressa più di tutte:
“La tecnologia batte la tecnica.
La tecnica passa, il metodo resta.”
All’inizio può sembrare astratta, ma in realtà spiega perfettamente quello che sta succedendo oggi con l’AI.
E per capirlo davvero, dobbiamo fare un piccolo passo indietro, con l’esempio dell’evoluzione delle tecniche creative.
La pittura nasce migliaia di anni fa come mezzo per rappresentare la realtà

Era una tecnica.
Un’abilità manuale che permetteva all’essere umano di lasciare tracce, raccontare, immortalare ciò che vedeva.
Poi, all’inizio del XIX secolo, arriva la fotografia

Per la prima volta la realtà non viene più interpretata: viene catturata, così com’è.
Cosa succede?
La pittura, dal punto di vista tecnico, viene superata.
La fotografia è più veloce, più precisa, più “oggettiva”.
Ma la pittura non scompare.
Si trasforma.
I pittori smettono di cercare la copia fedele della realtà e iniziano a reinterpretarla:

Picasso scompone e ricostruisce il mondo con il cubismo.

Monet cattura luce e atmosfera con l’impressionismo.

Van Gogh trasforma emozioni e percezioni in colore e movimento
Non rappresentano più la realtà.
La ri-immaginano.
Poi, negli anni ’90, arriva il 3D

Immagini sempre più simili al reale, con un enorme vantaggio: puoi creare tutto senza che esista davvero.
E qui noi stylist lo sappiamo bene: il 3D è (ed è stato) uno strumento potentissimo per far immaginare un progetto.
Dal punto di vista tecnico, anche il 3D “batte” la fotografia:
- Più flessibile
- Più controllabile
- Meno costoso
Eppure… non ha mai sostituito davvero la fotografia.
Perché?

Perché anche la fotografia si è evoluta:
è diventata più concettuale, più artistica, più emotiva.
Il fotografo oggi non è solo un tecnico che scatta.
È un autore che comunica, racconta, crea connessioni.
E poi, nel 2022, arriva l’Intelligenza Artificiale nel quotidiano

Alla portata di tutti.
Con un prompt puoi fare quasi tutto: immagini, mood, ambienti, stili.
Pittura, fotografia, 3D, immagini AI sono tutte tecniche.
Quello che cambia è come realizzi qualcosa.
Quello che resta è perché lo fai e come lo pensi.
Ed è qui che entra in gioco il metodo.
Il metodo è quella cosa invisibile che fa tutta la differenza:
- Osservare davvero
- Capire un’esigenza
- Interpretare un contesto
- Trasformare bisogni (spesso non esplicitati) in un progetto coerente, armonioso e funzionale
Il metodo è ciò che guida le scelte:
- Perché quella palette funziona per quella persona
- Perché quel mood racconta quello spazio
- Perché quel dettaglio ha senso lì e non altrove
- Perché un ambiente “funziona” davvero, non solo in foto
L’AI può generare infinite immagini.
Ma non ha metodo.
Non pensa, non sente, non osserva.
E soprattutto non crea con intenzione, ma per combinazione.
Il metodo è la tua testa, la tua esperienza, il tuo occhio, la tua sensibilità, la tua personalità.
E questo, per fortuna, non si copia, non si genera e non si improvvisa.
Autenticità vs perfezione: perché il “finto” allontana

Ultimamente vedo sempre più creator usare avatar AI, video parlati generati artificialmente, immagini perfette.
Comodo? Sì.
Impressionante? Sì.
Ma poi mi torna sempre in mente una sensazione che ho provato già con il 3D e che oggi provo con l’AI:
“Bella! Ah ma aspetta… è fatta con l’AI!”
Quello stupore che si blocca subito come per dire:
“Wow, che bella… sì ma purtroppo non esiste davvero.”
“Che brava che è stata quella persona… sì ma per realizzarla ha preso una scorciatoia… sono capaci tutti!”
Ecco. Questo è quello che penso ogni volta che vedo un’immagine troppo perfetta, troppo artificiale. Anche se dietro c’è una persona reale, il contenuto sembra “scorciatoia” e la percezione cambia: non genera fiducia, non emoziona davvero.
Già l’online crea barriere enormi a livello di empatia.
Contenuti troppo perfetti le rafforzano ancora di più.

Credo fermamente che ci sarà un ritorno al vero.
Anzi, vedremo l’accentuazione dell’imperfezione come segnale di autenticità: un capello volutamente lasciato fuori posto, un movimento improvvisato, un dettaglio imperfetto… diventeranno strumenti per comunicare che ciò che vediamo è reale, umano e affidabile.
Mi ha colpito molto il “test” di Rachele Rossi: stesso video, stesso script.
Uno truccata, uno struccata.
Quello struccato ha performato meglio.
Perché?
Perché le persone cercano autenticità, non perfezione.
Attenzione però:
- Autenticità sì
- Trasandatezza no
Le imperfezioni non devono essere estetiche per forza.
Possono essere:
- Un gesto spontaneo
- Una voce che tentenna
- Il tuo modo unico di raccontare e progettare
Le persone hanno bisogno di autenticità, di persone reali e non perfette.
Reali e imperfette come le persone che consumano i contenuti online.
Per immedesimarsi, sentirsi ascoltate e capite (ed è così che attrarremo persone affini a noi e al nostro servizio di consulenza online, non solo per “vendere”, ma anche per generare la trasformazione che promettiamo e, che noi in primis, desideriamo che avvenga.
La vera sfida (e cosa fare ora)
L’AI non è il nemico.
È un acceleratore, un amplificatore.
La vera sfida non è competere con l’AI, ma non perdere te stessa.
Usala.
Sfruttala.
Alleggerisci il lavoro dove serve.
Ma non delegarle:
- Il pensiero
- L’interpretazione
- La relazione
- Il metodo
Per distinguerti e farti ricordare, il tuo lavoro non deve sembrare “perfetto”, ma vero.
Costruisci fiducia e mostra che dietro c’è una persona reale.
Se questo articolo ti ha fatto riflettere, scrivimi (in DM su Instagram o qui sotto nei commenti): mi piace confrontarmi su questi temi, perché il futuro del nostro lavoro si costruisce con consapevolezza, non con paura.
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L’articolo Perché l’AI non potrà mai rubare il lavoro alle home stylist sembra essere il primo su Romina Sita.








