8 Luglio 2026 / / Romina Sita

Nei giorni scorsi ho preparato una serie di video (che ho pubblicato social), semplici e un pizzico provocatori, che fanno leva su un discorso a cui tengo particolarmente e che vuole essere di aiuto a tutte quelle persone che non riescono ad essere ordinate e desiderano tanto una casa in ordine.

Il primo video è questo:

prodotto-viso-in-ordine

Questa frase racchiude il concetto di avere una casa sempre in ordine.

Molte persone si lamentano, vivono male e si demoralizzano perché la casa è in disordine.

E questa cosa mi rattrista tanto, perché ci vuole davvero poco per ottenere una casa ordinata.

Aspetta.

Ci vuole poco per una che, come me, ha l’indole di essere precisa e ordinata.

Ma mi rendo conto che ci sono persone che, per carattere, personalità, fanno davvero fatica.

E la risposta l’ho trovata in un libro

Un libro che, man mano che lo leggevo, confermava molti dei miei comportamenti (ora ho capito perché faccio certe cose… illuminante!).

E questo mi ha permesso di capire a fondo, ma soprattutto cercare di spiegarti con parole concrete, cosa c’è dietro a certi comportamenti sani per mantenere una casa sempre in ordine.

Il libro di cui parlo è “Atomic Habits” di James Clear (lo avrai probabilmente già sentito nominare).

L’ho letto a fine 2025

(segno sempre la data in cui finisco un libro… non so perchè ma è un gesto che mi piace).

atomic-habits-james-clear

Questo libro ti insegna a vivere meglio attraverso il potere delle abitudini.

E sono proprio le buone abitudini che ci consentono di vivere una casa più serena, più ordinata e più facile da gestire ogni giorno.

C’è un capitolo molto interessante su cui voglio soffermarmi oggi.

Parla della terza legge per creare una buona abitudine:

“Fa in modo che sia facile”

Ed è qui che entra in gioco una delle abitudini più semplici ma più potenti per avere una casa sempre in ordine:

Rimettere le cose al loro posto dopo averle utilizzate.

Sembra banale.

Ma in realtà è ciò che evita che il disordine si accumuli.

  • Significa non arrivare al weekend con ore di riordino davanti.
  • Significa non dover sistemare tutta la casa quando ormai il caos è esploso.
  • Significa semplicemente mantenere l’ordine mentre si vive la casa.

James Clear spiega anche un altro concetto molto interessante.

Spesso non è che ci manchino le buone intenzioni.

Ci mettiamo lì di buona volontà a pianificare, a pensare, a cercare il metodo giusto risolvere un disagio (in questo caso il disordine in casa… che oltre al caos visivo crea anche stress mentale).

Questa fase lui la chiama “movimento”.

“Il movimento ci dà l’impressione di essere al lavoro su qualcosa, ma in realtà ci stiamo solo preparando a lavorarci.
Quando la preparazione diventa una forma di procrastinazione. occorre cambiare qualcosa.
Non vogliamo semplicemente programmare, vogliamo agire”

Atomic Habits, James Clear – Pag. 161

Ed è proprio l’azione che crea le abitudini.

Qualsiasi abitudine.

Ma in questo caso parliamo dell’abitudine di rimettere le cose al proprio posto dopo l’utilizzo.

Molte di noi si fermano alla programmazione.

“Da domani inizierò a fare questo.”
“Da domani farò più attenzione.”

Ma poi non si passa all’azione.

  • A volte per paura di sbagliare.
  • A volte per paura del giudizio degli altri.
  • A volte per paura di provare frustrazione se il tentativo fallisce.

E così rimane tutto fermo (e ci buttiamo ancor più giù, perché dubitiamo di noi stesse).

Prova a pensare a quella volta in cui volevi fare qualcosa.

L’avevi pianificata, pensata nel dettaglio… e poi a un certo punto ti sei bloccata.

E alla fine non hai agito.

Ma il non agire può dipendere anche da un altro fattore

Ed è qui che torniamo alla terza legge delle abitudini:

“Fa in modo che sia facile.”

Perché se ho capito che mettere le cose al loro posto è importante e voglio iniziare a farlo, c’è un piccolo dettaglio da considerare prima di passare all’azione:

Deve essere facile farlo

Solo così elimino quel piccolo ostacolo che ogni volta mi blocca nel passaggio dall’intenzione all’azione.

Ti faccio qualche esempio.

Esempio 1

A volte vedo quei video delle influencer di telecomandi nascosti dentro quelle scatole decorative a forma di libro (ad esempio come queste), infilate in verticale nella libreria tra altri libri.

Bellissime, per carità.

Ma ogni volta devi prendere in mano la scatola, aprirla, mettere dentro il telecomando, chiuderla e infine riporre la scatola nella libreria.

Carino se cerchi un deterrente per accendere la tv… ma che sia comodo no.

Il telecomando è un oggetto di uso quotidiano e deve essere facile da prendere e facile da rimettere via, perché se no sai cosa succede?

Rimane sul tavolino.

La volta dopo sul bracciolo del divano.

Poi sul cuscino.

E così via.

Cosa è successo in questo caso?

Abbiamo dato prevalenza all’estetica piuttosto che alla funzionalità.

Se invece prendiamo un vassoio grazioso, facile da raggiungere e ci posizioniamo dentro il telecomando, ecco che abbiamo bilanciato estetica e funzionalità.

Abbiamo assegnato un posto preciso al telecomando e, con una semplice buona abitudine, il telecomando sarà sempre lì.

E vuoi mettere la sensazione di non sentirti più dire:

“Mamma, dov’è il telecomando?”

Penserai: “Vabbè dai è solo un telecomando.”

Sì, è solo un telecomando, ma cosa succede quando lo aggiungi agli altri piccoli oggetti fuori posto?

Non è il singolo oggetto a creare disordine.

È la somma di tutti quei piccoli oggetti lasciati in giro: il telecomando, le chiavi, gli occhiali, la tazza della colazione, il caricabatterie…

Ed è così che, quasi senza accorgercene, il disordine inizia ad accumularsi, perché troppe cose non hanno un posto preciso.

Ed è proprio qui che nasce l’abitudine più semplice, e più potente, per avere una casa sempre in ordine: ogni cosa ha il suo posto.

E quando quel posto è facile da raggiungere, rimetterla via diventa semplice e naturale.

Esempio 2

Le chiavi di casa

È facile buttarle lì sul tavolo quando entri in casa (che quando è il momento di apparecchiare le devi spostare: tempo sprecato inutilmente!) o dove ti capita.

Io invece le tengo dentro un mobile vicino all’ingresso: devo solo aprire l’anta e metterle dentro nel suo angolino dedicato.

Un gesto di 2 secondi (apro e chiudo un’anta), ma l’ingresso rimane sempre ordinato.

Esempio 3

Il detersivo della lavatrice

È facile lasciare il flacone sul piano della lavatrice: è comodo, lo usi subito.

Ma non è proprio il massimo da vedere.

Io, da quando uso il detersivo in polvere, lo tengo dentro delle scatole carine posizionate su un pensile a giorno sopra la lavatrice.

Per metterlo via devo solo alzare il braccio e appoggiarlo sul ripiano.

E la lavanderia rimane sempre ordinata, senza quelle confezioni commerciali super colorate, che poverine, la sua funzione è quella di attirare l’attenzione sullo scaffale del supermercato… ma in casa, diciamolo, non sono proprio il massimo.

Perché anche l’occhio vuole la sua parte: l’ordine non è dato solo da dove metti le cose, ma anche dall’estetica degli oggetti che tieni in vista.

(anche di questo ci ho fatto un video)

Esempio 4

I prodotti per il corpo

È facile lasciare tutti i prodotti sui ripiani, sparsi ovunque nel bagno, perché così sono comodi.

Ma sono belli da vedere?

E poi, sono davvero tutti necessari?

(vedi video che ti ho messo all’inizio)

Spesso dietro a quel caos si nasconde un altro grande tema:
il superfluo.

Quando hai pochi oggetti, quelli che usi davvero, succedono due cose:

  • Sono più visibili
  • Sono più facili da usare
  • Ed è molto più facile rimetterli al loro posto

(oltre al fatto che eviti di dimenticarti prodotti in giro fino alla scadenza).

E quindi arriviamo al punto.

Per rendere facile la buona abitudine di rimettere le cose al loro posto serve:

Solo così potremo davvero instaurare l’abitudine di mettere via ogni cosa subito dopo averla utilizzata.

Una volta che avremo iniziato la fase dell’azione succede una cosa magica:

“Ogni volta che ripetiamo un’azione, attiviamo un particolare circuito neurale associato a quell’abitudine.
Questo significa che il semplice eseguire le ripetizioni è uno dei passaggi più importanti che possiamo fare per codificare la nuova abitudine. […]
Per costruire un’abitudine occorre esercitarla.”

Atomic Habits, James Clear – Pag. 163-166

Ed è proprio così che, un gesto dopo l’altro, si costruisce una nuova abitudine.

E così avrai, come me, una casa sempre in ordine.

Se già non lo hai fatto, ti consiglio davvero di leggere “Atomic Habits” (link affiliato).

I suoi insegnamenti si possono applicare a qualsiasi ambito della vita, non solo per mantenere una casa ordinata.

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8 Luglio 2026 / / La Gatta Sul Tetto

Scopriamo il progetto di ristrutturazione L’oasi di Ines, curato dallo Studio Paradisiartificiali, che ha trasformato un appartamento milanese al quarto piano di una casa di ringhiera.

Poco lontano dallo scalo ferroviario di Porta Romana, resiste ancora una cosiddetta “casa di ringhiera”, tipologia abitativa tipica della Milano ottocentesca. A quei tempi c’era la necessità di accogliere gli abitanti del contado che si trasferivano in città per lavorare nelle fabbriche. Tutta la periferia di Milano, che allora cominciava appena fuori le mura spagnole, si popolò di caseggiati con all’interno cortili che ricalcavano le corti delle cascine lombarde. Spesso a piano terra c’erano laboratori artigiani, rimesse, e in alcuni casi perfino orti e pollai.

Ed è proprio da un piccolo pollaio in fondo al cortile di questa casa di ringhiera che comincia la nostra storia.

L’osasi di Ines, tra galline e pittori astrattisti americani

Al quarto piano dello stabile si trova l’appartamento di soli 36 mq ristrutturato da Paradisiartificiali, uno studio che si distingue per il suo approccio particolare al progetto. Abbiamo già pubblicato un altro progetto su queste pagine, e lo faremo con una certa regolarità, perché questo approccio ci piace, e molto.

Ci piace come ogni elemento del progetto, ogni dettaglio, ogni scelta, rispecchi il mondo intimo del committente. Gli spazi ristrutturati dallo studio milanese corrispondono al significato ancestrale della parola “casa”. Quella che per i romani era solo una capanna, diventa luogo simbolico dell’abitare lo spazio che ci appartiene intimamente.

oasi di ines

Per Lisa, la proprietaria dell’appartamento era importante evocare l’atmosfera del cortile, con i panni stesi e il profumo del bucato, le finestre aperte sui ballatoi, il rumore delle stoviglie proveniente dalle cucine, con i gatti che sono di tutti e di nessuno. E con le galline del pollaio di Ines, la più anziana del condominio, che ha curato le sue “bambine” fino a quando ha potuto, per lasciarle in “eredità” proprio a Lisa, che oggi è tra gli organizzatori di un programma didattico del Comune sulle realtà rurali rimaste in città. 

oasi di ines

Delle oasi, appunto. Ecco perché L’oasi di Ines. Che nell’appartamento è evocato in modo sublime nella zona cucina-sala da pranzo, e non poteva essere altrimenti. Le piastrelle da 10X10 cm sono un’opera dell’illustratore Pavel Zhovba, dal titolo The chicken sisters, in omaggio alle galline dell’oasi.

oasi di ines

Nella parte più intima della casa, invece, il cortile con i suoi odori, i suoi rumori e l’allegro disordine visivo lascia spazio alla calma indotta dall’arte. Ma per bilanciare il sovraccarico dei sensi occorreva il rigore dell’artista astratto americano Ellsworth Kelly. Ed ecco l’idea geniale: riprodurre una galleria di opere dell’artista sulle pareti del bagno, utilizzando semplici piastrelle colorate 10×10.

I prodotti che vedi nelle foto:

Cucina e sala da pranzo: sedie Pelleossa by Miniforms, design Francesco Faccin

Set di tazze by Beatrice Carolina, design Beatrice Carolina Gambato

Soggiorno: tappeto Greta by Kasthall, tavolino Soda by Miniforms, design Yainnis Ghikas, lampada Portofino by Servomuto, sedia Bertoia 420C by Knoll, design Harry Bertoia

Bagno: specchio Stand oval by ex.t design, design Norms Architects

Camera da letto: tappeto Diamond strawberry by Golran, design Bertjan Pot, lampade Exago by Forestier, design Anon Pairot, comodino Clessidra by Riva 1920, design Mario Botta, biancheria da letto by Society-Limonta

Crediti

Progettisti: Studio Paradisiartificiali        

Fotografo: Fabio Bascetta

Stylist: Veronica Leali

Visita altre bellissime case nella rubrica House tour!

7 Luglio 2026 / / Dettagli Home Decor

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Casa a Las Rozas: quando la geometria cilindrica reinventa il vivere contemporaneo

Alle porte di Madrid, dove il paesaggio urbano cede il passo ai profili della Sierra de Guadarrama, sorge un progetto che ridefinisce il concetto stesso di abitare attraverso la forma. La casa a Las Rozas, firmata dallo studio spagnolo Fran Silvestre Arquitectos, è un esercizio di precisione compositiva che trasforma cinque volumi cilindrici in altrettanti capitoli di un racconto architettonico coerente, sospeso tra rigore geometrico e apertura totale verso il paesaggio circostante.

Un sistema di cilindri per abitare il paesaggio

Completata nel 2026 su un lotto di 2.500 metri quadrati, la residenza si sviluppa su una superficie di 370 metri quadrati organizzata attorno a cinque volumi cilindrici, ciascuno con una funzione precisa. Un cilindro accoglie la zona notte, un secondo la zona giorno, mentre un terzo integra l’accesso carrabile, il garage e l’area wellness. Un ulteriore volume ospita la piscina e i vani tecnici, mentre l’ultimo segna simbolicamente l’ingresso alla casa. Questa suddivisione funzionale, lungi dall’essere un semplice espediente distributivo, conferisce a ogni spazio un’identità autonoma, pur restando parte di un linguaggio architettonico unitario e riconoscibile.

Camminare attraverso gli ambienti della casa a Las Rozas significa attraversare una sequenza di superfici curve che orientano il movimento, ammorbidiscono i passaggi tra un ambiente e l’altro e costruiscono un dialogo costante con il paesaggio. Fran Silvestre Arquitectos rinuncia deliberatamente alla decorazione superflua, affidando l’intero progetto alla proporzione, alla precisione costruttiva e alla tensione formale tra geometrie curve e volumi ortogonali.

I cinque cilindri della casa a Las Rozas visti dall'alto

Tagli obliqui e falde: la risposta al contesto

Una delle scelte più interessanti del progetto riguarda i tagli obliqui applicati ai volumi cilindrici, una soluzione che risponde a due necessità pratiche ben distinte. Al piano terra, questi tagli permettono all’edificio di adattarsi con naturalezza alla pendenza del terreno, evitando artifici strutturali invasivi. Al piano superiore, invece, i tagli rispondono all’esigenza normativa e culturale del tetto a falde, elemento tipico dell’architettura della zona, trasformandolo però in un dispositivo capace di catturare la luce da angolazioni multiple. Il risultato è un profilo dinamico, mai statico, che smentisce l’idea stessa di cilindro come forma chiusa e autoreferenziale.

Dettaglio dei tagli obliqui sui volumi cilindrici della casa a Las Rozas

Il cortile centrale, cuore pulsante della casa a Las Rozas

Se i cilindri raccontano la funzione, è il cortile interno a raccontare l’atmosfera. I volumi ortogonali si dispongono ad angoli di 120 gradi, generando un piccolo cortile che diventa lo spazio più significativo dell’intera residenza. Qui la luce si muove sulle superfici seguendo il ritmo delle ore, modificando continuamente la percezione di scala, profondità e intimità. Non un semplice vuoto architettonico, dunque, ma un vero e proprio organizzatore dell’esperienza abitativa, capace di orchestrare la vita quotidiana dall’interno verso l’esterno.

Cortile centrale della casa a Las Rozas con pareti curve e giochi di luce

Vista sulla Sierra de Guadarrama e riferimenti scultorei

Il panorama non è un accessorio, ma un protagonista del progetto. Le aperture sono studiate per incorniciare scorci precisi sulla Sierra de Guadarrama, permettendo al paesaggio di entrare nella quotidianità degli abitanti. Ogni volume dispone di un proprio spazio esterno dedicato: alcuni beneficiano di cortili protetti dal vento e dagli sguardi, altri si aprono su ampie terrazze, costruendo una gerarchia articolata di privacy ed esposizione.

Piscina a sbalzo della casa a Las Rozas con vista sul paesaggio

Interno della casa a Las Rozas con vista sulla piscina e la Sierra de Guadarrama

Non stupisce che Fran Silvestre Arquitectos citi l’Omaggio a Brancusi di Andreu Alfaro come chiave di lettura del progetto: un riferimento che colloca la casa a Las Rozas in quello spazio ibrido tra architettura e scultura, dove i cilindri diventano forme abitabili plasmate dalla funzione ma animate da un fascino quasi plastico per la ripetizione, la rotazione e il taglio delle superfici.

Soggiorno minimalista della casa a Las Rozas firmata Fran Silvestre Arquitectos

Una firma riconoscibile nel panorama residenziale spagnolo

Con questo progetto, Fran Silvestre Arquitectos conferma la propria cifra stilistica: ridurre l’architettura a gesti essenziali senza mai sacrificarne la complessità spaziale. La casa a Las Rozas dimostra come la geometria possa farsi strumento non solo di ordine distributivo, ma anche di atmosfera, capace di adattarsi al terreno, catturare la luce e aprirsi verso l’orizzonte montano. Un equilibrio raro tra precisione costruttiva e fluidità spaziale, che consacra questa residenza madrilena come uno degli esempi più interessanti dell’architettura contemporanea spagnola.

La casa a Las Rozas di Fran Silvestre Arquitectos vista ingresso

La casa a Las Rozas di Fran Silvestre Arquitectos al tramonto

Casa a Las Rozas di Fran Silvestre Arquitectos, Foto Fernando Guerra

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7 Luglio 2026 / / Dettagli Home Decor

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Dexamenes Seaside Hotel: quando il passato industriale diventa lusso a picco sul mare

Sulla costa occidentale del Peloponneso, dove il vento del mare Ionio si mescola ancora oggi al profumo salmastro delle vigne, sorge uno dei progetti di rigenerazione più affascinanti del panorama architettonico greco contemporaneo. Il Dexamenes Seaside Hotel non è soltanto un hotel: è un racconto di stratificazioni storiche, un dialogo continuo tra memoria industriale e ospitalità contemporanea, firmato dallo studio ellenico K-Studio.

Una storia scritta nell’uva passa e nel vino

Per comprendere il fascino di questo luogo bisogna tornare al 1830, anno della liberazione della Grecia, quando la coltivazione dell’uva passa conobbe un’espansione straordinaria fino a diventare il principale prodotto d’esportazione del giovane Regno ellenico. Fu però la crisi del 1910 a segnare una svolta decisiva: il crollo del commercio costrinse i produttori locali a reinventarsi, e il vino divenne la nuova via di sopravvivenza economica. Nacquero così cantine e distillerie lungo la costa di Kourouta, e proprio da questa trasformazione prese vita il complesso che oggi conosciamo come Dexamenes. La sua posizione strategica in riva al mare non era casuale: permetteva alle navi di caricare direttamente il vino dalle cisterne prima di salpare verso i mercati esteri.

Il progetto di K-Studio: rispetto per la materia, leggerezza negli interventi

Quando K-Studio si è confrontato con questo complesso industriale abbandonato, la scelta progettuale è stata chiara fin da subito: preservare la forza grezza dell’esistente. I serbatoi in cemento, gli elementi in acciaio e gli annessi in pietra, rimasti pressoché intatti dagli anni ’20, raccontavano già una storia potente che meritava di essere ascoltata, non cancellata.

Vista aerea del complesso Dexamenes Seaside Hotel con le ex cisterne vinicole

La nuova tavolozza materica scelta dallo studio — cemento, acciaio, legno e vetro ingegnerizzato — dialoga con le strutture originali senza mai sovrastarle. Ogni intervento contemporaneo è stato pensato per apparire leggero rispetto alla massa imponente degli edifici storici, in un equilibrio sapiente tra rispetto filologico e visione contemporanea.

Il percorso dell’ospite: dalla reception al cuore del Dexamenes Seaside Hotel

L’accesso al Dexamenes Seaside Hotel avviene dalla strada adiacente, dove un padiglione d’ingresso si innesta sugli edifici originali delle cisterne. Pareti divisorie in vetro accompagnano l’ospite verso una lastra di cemento e l’area reception, sotto una tettoia in compensato lamellare che filtra la luce diurna e regala calore alle ore serali. Da qui il percorso prosegue attraverso una boutique dal gusto minimalista fino al cortile centrale, dove i resti industriali del sito definiscono un’atmosfera sospesa tra passato e presente.

Taverna con cucina a vista negli annessi in pietra del Dexamenes Seaside Hotel

Le camere ricavate dalle antiche cisterne

Il cuore dell’hotel è costituito da due imponenti blocchi in cemento, ciascuno composto da due file di dieci ex serbatoi per la conservazione del vino, ognuno di circa cinque per sei metri. K-Studio ha trasformato questi spazi in camere con bagno privato e patio ombreggiato, mantenendo intatti tombini, tubature e la patina originale delle pareti interne. All’interno, una struttura in acciaio nero organizza i trenta metri quadrati disponibili, mentre il vetro testurizzato lascia filtrare la luce dalla zona notte fino al bagno.

Cisterna in cemento e vasca d'acqua nel cortile del Dexamenes Seaside Hotel by K-Studio

Camera ricavata da un'ex cisterna nel Dexamenes Seaside Hotel by K-Studio

 

Tra i due blocchi, un ex cortile industriale è diventato un giardino interno silenzioso, animato da una vasca poco profonda che cattura la luce e rinfresca l’aria nelle ore più calde. I fusti d’acciaio che un tempo componevano il logo dell’hotel si ergono ora dall’acqua come sculture, mentre vitigni e ribes locali crescono lungo i bordi, aggiungendo ombra e vita al paesaggio.

Dexamenes Seaside Hotel: vista mare e nuovi volumi sopraelevati

Le cisterne che si affacciano direttamente sulla spiaggia offrono ai letti ampie vetrate scorrevoli e patii coperti che incorniciano il tramonto, mentre una passeggiata sopraelevata collega le camere alla battigia. Anche i due annessi in pietra originali sono stati recuperati: oggi ospitano ristoranti, eventi culturali e la taverna dell’hotel, con cucina a vista e tavolo comune per degustazioni.

Camera del Dexamenes Seaside Hotel con vista diretta sul mare

Patio coperto del Dexamenes Seaside Hotel affacciato sulla spiaggia

La crescita del progetto non si è fermata: i silos gemelli accolgono oggi eventi dedicati a benessere, arte e gastronomia, mentre sopra le cisterne di cemento è nato un nuovo livello con otto camere aggiuntive. L’ispirazione, secondo K-Studio, arriva dalla sensazione di trovarsi sui tetti delle cisterne durante i lavori, dove cielo e mare sembravano fondersi in un’unica linea d’orizzonte. Sottili tubi metallici e calde assi di legno compongono questa struttura leggera, sormontata da una tettoia che pare fluttuare sopra il volume in cemento sottostante.

Un modello di rigenerazione per il design contemporaneo

Il Dexamenes Seaside Hotel rappresenta oggi un caso studio imprescindibile per chi si occupa di recupero del patrimonio industriale applicato all’ospitalità di lusso. K-Studio dimostra come sia possibile restituire dignità e nuova vita a un patrimonio produttivo dismesso, senza tradirne l’anima, ma anzi amplificandone il fascino attraverso un intervento contemporaneo rispettoso e poetico.

 della scheda progetto finaleFacciata del Dexamenes Seaside Hotel vista dalla spiaggia di Kourouta

Scheda progetto

  • Nome: Hotel sul mare Dexamenes
  • Ubicazione: Spiaggia di Kourouta, Amaliada, Grecia
  • Superficie: 2.760 mq
  • Architettura: K-Studio
  • Fotografie: BREBA, Claus Brechenmacher e Reiner Baumann

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