Si è appena conclusa a Parigi l’edizione invernale di Maisons&Objet 2026. Cerchiamo di fare il punto tra le novità più importanti della kermesse Parigina, aspettando il Salone Internazionale del Mobile di Milano.

L’anno scorso il tema era il Surrealismo, mentre per il 2026 il filo conduttore abbraccia il savoir faire della tradizione, per trovare un punto di riferimento fermo in questi anni tormentati. I curatori pongono l’accento sui problemi legati alla sostenibilità e all’iper consumismo, glissando su un punto che io ritengo determinante, ovvero la crisi economica. Ma si sa, l’argomento non piace ai più, meglio restare nei solchi del “politically correct”.
Detto questo, vediamo le 4 tendenze tematiche dell’edizione 2026 di Maison&Objet, intitolata “Past reveals the future”.
Maison&Objet 2026, le 4 aree tematiche
Il titolo mette in evidenza l’importanza del savoir faire che viene dal passato, dell’eredità della tradizione nei gesti sapienti e nella necessità di trasmetterli al futuro. L’eccellenza artigiana contro il proliferare di oggetti industriali a basso costo, in pratica. Spazio ai materiali senza tempo come il legno, il marmo, il metallo.
Il tema è declinato in 4 aree tematiche:
- Metamorfosi: inno all’upcycling, in italiano, il recupero di oggetti destinati ad essere gettati.
- Mutazione: accoglie l’ibridazione di materiali e di forme.
- Barocco rivisitato: il barocco torna in una versione rivisitata grazie al lavoro di una nuova generazione di artigiani. L’approccio contemporaneo allo stile più opulento della storia tende verso una visione essenziale e teatrale. È il trionfo dell’oggetto unico in edizione limitata.
- Neo-folklore: lo stile Neo-Folk celebra le storie locali e le ripropone in chiave moderna. Il savoir-faire ancestrale si combina con la stampa 3D, i neo-materiali e la produzione digitale. La fantasia è consentita, anzi incoraggiata.
Il designer dell’anno: Harry Nuriev
Harry Nuriev, classe 1984, è il designer del momento. Famoso per aver creato una linea di gadgets in argento per i musei del Louvre, e non solo.
Nato in Russia, precisamente a Stavropol, in un territorio sospeso tra Caucaso, Mar Nero e Mar Caspio, Harry Nuriev studia architettura a Mosca.
Oggi vive e lavora a Parigi, dove nel 2014 ha fondato Crosby Studios, il suo studio con una sede anche a New York.
Il suo lavoro spazia dal settore della moda all’arte contemporanea al design. Realizza installazioni d’impatto, disegna scarpe e borse per i brand più prestigiosi, e si definisce un trasformista.
Nel suo manifesto spiega che nel design, questa epoca non è fatta per l’innovazione, per l’invenzione, bensì per ripensare e trasformare ciò che abbiamo già fatto nel passato.
“Entro in uno spazio, in un contesto, in una realtà, e scelgo. Scelgo con cura ciò che risuona in me, ciò che mi commuove intuitivamente, ciò che già ha una voce, e cerco di renderlo più forte. Gli conferisco un nuovo peso, chiarezza, presenza e potenza. Offro all’oggetto o allo spazio qualcosa che aveva perso, qualcosa di inaspettato, un tempo scartato, ora ritrovato. Il trasformismo è l’atto di trasformare qualcosa in qualcos’altro, non cancellandone l’origine, ma amplificandone l’essenza. Si tratta di dare una seconda vita agli oggetti che hanno perso il loro posto. Si tratta di creare significato da ciò che gli altri non vedono. Si tratta di rimettere in discussione il significato della bellezza oggi e di scoprirla in ciò che è stato ignorato, rifiutato o dimenticato. In un mondo che non ha più bisogno di altre cose, il trasformismo offre un gesto benevolo, è uno strumento di riflessione e un atto creativo onesto. Radicale, ma giocoso.”
Harry Nuriev
Per info: sito ufficiale Maison&Objet





























