Grazie alla cassa di risonanza delle detrazioni fiscali, quando si ristruttura casa la sostituzione degli infissi è ormai considerato da tutti obbligatorio.  Ma l’offerta del mercato è vasta, e proprio le detrazioni fiscali stanno spingendo alcune tipologie di infissi, penalizzandone altre.

In questo articolo faremo un focus su una tipologia che sta vivendo un periodo di appannamento: quelli in legno. Proverò a spiegarti quali sono i pregi inarrivabili di questo materiale, quali sono i difetti, come i produttori hanno risolto i difetti maggiori e soprattutto quanto costano.

mailling list per ristrutturare casa

Attualmente puoi trovare in commercio infissi realizzati in tre materiali: il PVC, l’alluminio e il legno. Li puoi trovare “puri”, cioè composto da solo di uno di questi materiali, oppure in combinazione tra di loro: legno-alluminio, legno-pvc, pvc-alluminio, alluminio-legno (che sono diversi dal legno-alluminio…).

C’è da dire che una piccola quota di mercato è detenuta anche dal ferro e dall’acciaio, ma è trascurabile.

Naturalmente quando parliamo di materiale di cui sono fatti gli infissi parliamo dei telai. Ma non devo certo essere io a dirti che la porzione più grande di un infisso è costituita dalla parte vetrata…a cui devi prestare particolare attenzione. Non sarà l’oggetto di questo approfondimento, ma se vuoi saperne di più leggi questo articolo in cui puoi trovare tutte le informazioni che ti servono.

Detto ciò, il telaio svolge una funzione altrettanto se non più importante del vetro. E nel costo complessivo di un infisso costituisce la parte più consistente.

Attualmente gli infissi maggiormente venduti sono quelli infissi in PVC. La loro quota di mercato è in costante crescita da anni: già nel 2019 sfiorava il 40%.

E se l’alluminio da parecchi anni si aggira attorno al 35%, chi sta perdendo colpi è proprio il legno, ormai stabilmente sotto il 30% e continua vedere ridursi le proprie quote di mercato. Questo materiale è passato dall’essere il re indiscusso del settore, al fanalino di coda…

Il motivo per cui il PVC sta avendo questo enorme successo è che abbina prestazioni elevate a bassi costi di produzione. Ma ruolo importante in questa ascesa lo stanno svolgendo anche le detrazioni fiscali, e nell’ultimissimo periodo in particolare il superbonus.

Infatti la presenza di massimali di spesa complessivi ed unitari da rispettare, uniti alla promessa del “tutto gratis” fatta dal sperbonus (approposito…per un approfondimento leggi questo articolo), ha portato a concentrare tutta l’attenzione verso infissi poco costosi…quindi il PVC. Con committenti che spesso non sono disposti a mettere sul piatto neppure un euro per ottenere qualcosa di qualitativamente superiore.

E il legno, che non ha rivali non solo in termini di prestazioni termo-acustiche, ha la pecca di costare tanto. Molto più del PVC (Almeno per quanto riguarda gli infissi di qualità e certificati.). E quindi di non rientrare nei massimali di cui parlavamo prima. Inoltre è accompagnato dalla falsa credenza che richieda molta manutenzione perché “a contatto con l’ambiente esterno si rovina”

Per spezzare una lancia a favore degli infissi in legno, nei prossimi paragrafi vedremo come l’industria del legno si è evoluta per rispondere alle problematiche di questo materiale, metteremo in luce quali caratteristiche non devi perdere d’occhio nella scelta degli infissi in legno, e infine ti darò dei costi indicativi.

Prima però partiamo da un confronto tra gli infissi in legno e quelli in PVC.

INFISSI IN LEGNO O INFISSI IN PVC? PREGI E DIFETTI

Finestra in PVC

Chiariamolo subito, se l’unico criterio di scelta che ti guida è quello economico (cioè risparmiare il più possibile) la risposta è una sola: acquista dei nuovi infissi in PVC. Non sarò certo io a dirti che sono il male…ne trovi di estremamente validi (ma anche qui…attenzione a quello che acquisti…gli infissi in PVC di qualità non sono poi così economici!).

Ma se affermo che la scelta di un infisso non può basarsi solo sull’aspetto economico, spero concorderai con me.

In fondo quando parliamo di infissi ci riferiamo a quell’elemento dell’involucro che ti protegge dall’ambiente esterno, ti consente di avere luce e aria fresca in casa e soprattutto te lo ritrovi di fronte tutti i giorni. Non è come un mobile che puoi cambiare a cuor leggero quando ti pare. E una volta installato dovrebbe durare almeno qualche decina di anni garantendoti prestazioni elevate per tutta la sua vita utile.

Analizzando la questione da questi punti di vista gli infissi in legno non hanno rivali.

[Te lo dice una persona che non ha una particolare predilezione per gli infissi in legno…(e ancora meno per quelli in PVC per intenderci…)]

Credo sia superfluo sottolineare che il legno è un materiale naturale, a differenza del PVC che è composto per oltre il 40% da petrolio. In parole povere il PVC è plastica.

“Si ma per fare gli infissi in legno bisogna tagliare gli alberi…non mi dirai mica che è ecologico!”

Ecco, sfatiamo il falso mito che il legno non sia ecologico perché per produrlo bisogna abbattere intere foreste.

Sì è vero: per fare un infisso in legno bisogna tagliare degli alberi. Ma tutti i produttori di infissi in legno (o meglio quelli seri…) ormai certificano la propria filiera produttiva garantendo così che i legnami utilizzati nei loro infissi provengano da foreste o fonti gestite in maniera controllata (se vuoi approfondire guardati la certificazione FSC ad esempio). Un po’come avviene per i produttori di parquet. In soldoni: tanto tagli, tanto ripianti.

Tornando allo scontro PVC-legno, detto del fattore ecologico, c’è da considerare il non secondario fattore estetico.

La maggior parte delle persone quando compra un infisso in PVC lo chiede “effetto legno”. E lo fanno perché il valore estetico del legno è irraggiungibile.

Il PVC imita il legno…non è il legno che imita il PVC.

Per farlo assomigliare al “cugino” nobile, sul PVC vengono incollate delle pellicole di plastica con stampate varie essenze e venature di legno. Ti assicuro che non mi capita di rado di sentire affermazioni tipo “non si riesce a notare la differenza dal legno vero”.

Mi spiace ma non è così.

Sebbene esistano pellicole molto realistiche, quando provi ad affiancarle ad un vero infisso in legno la differenza si vede eccome. Si tratta di una differenza sia estetica che tattile. Non è facile descriverla a parole…devi vederla di persona.

Tra l’altro, se è vero che le pellicole usate per imitare il legno sono molto realistiche, è altrettanto vero che non sono eterne e negli anni si possono rovinare. Soprattutto sul lato esposto alle intemperie scoloriscono e se non incollate bene si potrebbero staccare (e guarda caso succede sempre agli infissi economici…). Certo non in un paio d’anni, ma oltre 10 anni non credo che troverai qualcuno in grado di garantirtele.

Il problema è che una pellicola che imita il legno è difficilmente sostituibile…spesso devi sostituire l’intero infisso. Invece un legno che ha perso la vernice superficiale è riverniciabile quante volte vuoi. Un po’come un pavimento in legno è riverniciabile e un pavimento in laminato (che è sempre plastica) no. (approposito…hai letto il mio articolo sui pavimenti in legno?)

Ma quando parliamo di durata non devi limitarti a pensare a quella estetica. Parliamo anche e soprattutto di durata di vita dell’infisso.

I produttori di infissi in PVC affermano che i loro prodotti possono resistere 25/30 anni (qualcuno dice anche 35 anni).

Capiamoci: non sono pochi! Ma se andiamo a confrontarla con quella di un infisso in legno, che può arrivare a 50/60 anni, la prospettiva cambia.

In realtà non deve darti da pensare tanto la durata in sè dell’infisso, perché oggettivamente dopo 30 anni probabilmente ti ritroverai comunque a cambiarlo. Devi concentrati sui motivi di questa differente durata: la resistenza meccanica di questi due materiali è molto diversa.

Pensa che il legno viene da sempre utilizzato per costruire le strutture degli edifici. E in questo campo negli ultimi anni sta vivendo una seconda giovinezza: recentemente si è arrivati a realizzare addirittura grattacieli con struttura portante in legno.

Lo stesso non si può dire del PVC, che ha scarsa resistenza meccanica, infatti ha bisogno di anime in acciaio per garantire stabilità, anche su infissi di dimensioni non particolarmente generose.

Inoltre gli infissi in legno si possono riparare senza dover sostituire tutto l’infisso. Il PVC è plastica, non si ripara: se qualcosa si rompe conviene cambiare l’infisso. Questo non te lo dice chi vende infissi in PVC. E io non ci vedo un grosso affare.

Ma attenzione: se è vero che gli infissi in legno possono garantirti una maggiore durata, devi comunque prendertene cura. Ed è questo, dopo il costo, il secondo grande scoglio che sta penalizzando gli infissi in legno.

“Sì tutto bello…ma esposto alle intemperie il legno non si rovina? Poi devo fare continua manutenzione e non ho né il tempo né la voglia!”

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INFISSI IN LEGNO E MANUTENZIONE: COME LA TECNOLOGIA HA RISOLTO IL PROBLEMA

Inutile nascondersi: il legno è un materiale che richiede cura. Ma la percezione di questa cura probabilmente è eccessiva. Deriva dall’esperienza che probabilmente abbiamo fatto tutti di vecchie finestre in legno piene di problemi.

Nella casa in cui ho vissuto da bambino c’erano degli infissi in legno e mi ricordo che ogni due o tre anni i cicli di sole, pioggia, caldo, freddo, facevano letteralmente sgretolare la vernice e costringevano mio padre a smontarli, cartavetrarli e riverniciarli completamente.

Il problema chiaramente non era dal lato interno che, con una cura minima, non aveva alcun problema. Il problema era all’esterno, cioè dove l’infisso è a diretto contatto con le intemperie e le variazioni climatiche.

E quella manutenzione era fondamentale. Quando faccio sopralluoghi per delle ristrutturazioni mi capita spesso di trovarmi di fronte a finestre o balconi in legno, anche non particolarmente datati, su cui non è stata mai fatta alcuna manutenzione, e che si sono deformati alle volte fino a renderne impossibile il funzionamento.

All’epoca guardavo con ammirazione mio padre che faceva questo lavoro sfiancante sotto il sole estivo. Ma i tempi sono cambiati e dubito che ci siano tante persone con la voglia di sobbarcarsi un lavoro del genere o che siano disposte a investire dei soldi per farlo fare a qualcuno.

Però questi ricordi sono fuorvianti. La tecnologia ha fatto passi da gigante anche in questo settore e i produttori di infissi in legno ormai da molti anni hanno messo a punto nuove vernici ad emulsione acquosa che garantiscono di durare anche oltre i 10 anni prima di richiedere una riverniciatura.

Una piccola manutenzione ogni dieci anni si può fare no?

Se la risposta è no c’è la soluzione per te.

Infatti ciò che risolve tutti i problemi da questo punto di vista sono gli infissi in legno-alluminio.

infissi in legno-alluminio

Sono dei normali infissi in legno a cui viene aggiunta una sorta di scocca esterna in alluminio. Questa scocca ha lo scopo di proteggere il telaio in legno dalle intemperie. In sostanza fa da corteccia al telaio.

Grazie a questa soluzione costruttiva viene garantita una maggiore durata degli infissi senza la necessità di alcuna riverniciatura. Infatti l’alluminio resiste in modo egregio anche nei climi più svantaggiosi.

E proprio come per gli infissi in PVC è possibile applicare un effetto legno sulla scocca esterna in alluminio.

Chiaramente questa pellicola ha le stesse problematiche estetiche del PVC: si vede che non è vero legno e in climi particolarmente aggressivi si può rovinare nel tempo. In compenso gode della grande stabilità strutturale dell’alluminio (e naturalmente dentro casa hai legno vero).

Dal mio punto di vista scegliere tra il legno e il legno-alluminio è una cosa assolutamente personale: parliamo in entrambi i casi di infissi di fascia alta.

Possiamo paragonare gli infissi in legno ad una fuoriserie d’epoca, bellissima ma che ha bisogno di manutenzione, e gli infissi in legno-alluminio ad una fuoriserie moderna sempre pronta e in perfetta efficienza.

Però, se è vero che quando c’è di mezzo il legno si tratta di infissi di fascia alta, bisogna anche saperli scegliere, altrimenti rischi di ritrovarti con un’utilitaria cinese invece che con una fuoriserie.

QUALI ASPETTI CONSIDERARE NELLA SCELTA DI UN INFISSO IN LEGNO O IN LEGNO-ALLUMINIO?

checklist per gli infissi in legno

Un infisso è composto da tante parti, ognuna di esse meriterebbe un approfondimento specifico. Qui diremo qualcosa, ma se vuoi un articolo completo sulla scelta degli infissi ti consiglio di leggere la guida in 5 parti che ho pubblicato qualche tempo fa. Qui trovi la prima.

Tornando a noi, sono due gli aspetti principali a cui devi prestare attenzione nella scelta degli infissi:

  1. Le certificazioni
  2. Le caratteristiche degli infissi

Le certificazioni

Una certificazione non è sempre sinonimo di qualità dell’infisso. Ma è un indizio significativo. A tal proposito ve ne sono di obbligatorie e di facoltative.

Se non ti vengono garantite quelle obbligatorie, non devi nemmeno prendere in considerazione quell’infisso: oltre a violare le leggi, rischi di perdere tutte le detrazioni fiscali (di cui parleremo più avanti).

Certificazioni obbligatorie

La principale certificazione obbligatoria del settore è la marchiatura CE (EN 14351-1), che garantisce la conformità ai requisiti di sicurezza e salute, previsti dai regolamenti e dalle norme dell’Unione Europea. 

All’interno della marchiatura CE devono essere comprese le certificazioni di settore:

  • permeabilità all’aria (UNI EN 1026 – UNI EN 12207)
  • tenuta all’acqua (UNI EN 1027 – UNI EN 12208)
  • resistenza al vento (UNI EN 12211 – UNI EN 12210)
  • trasmittanza termica (UNI EN ISO 10077/1)

Ognuna di queste certificazioni viene ottenuta attraverso prove di laboratorio su un serramento-tipo e riguarda degli specifici parametri che deve rispettare in relazione a quanto richiesto dalle norme specifiche.

Spesso nella scelta dell’infisso ci si limita a valutare la sola capacità di isolare (la trasmittanza termica), ma sebbene sia il parametro più importante non può essere l’unico da considerare.

A proposito di capacita di isolamento, i valori di legge attualmente in vigore della trasmittanza variano tra 2,6 w/mqK per i climi più caldi e 1 w/mqK per i climi più freddi.

Ad esempio nella pianura padana e in buona parte degli appennini tale valore è pari a 1,3 w/mqK.

L’infisso che acquisterai nel suo complesso (telaio+vetro) deve garantirti un valore di trasmittanza pari o inferiore a questi valori.

Certificazioni facoltative

Tutte le certificazioni che abbiamo visto qui sopra sono obbligatorie per poter commercializzare un infisso in legno o in legno-alluminio.

Ma ve ne sono altre che, sebbene non obbligatorie, possono essere una garanzia aggiuntiva di stare acquistando un infisso di qualità.

Le principali sono la certificazione per il Sistema di Gestione per la Qualità (UNI EN ISO 9001:2008) e la certificazione per il Sistema di Gestione Ambientale (UNI EN ISO 14001:2004), che non riguardano l’infisso in sé ma il produttore.

Queste sono sicuramente le certificazioni volontarie più diffuse nel settore, ma non sono le uniche. Altre molto importanti sono:

  • la marchiatura Leed, relativa alla sostenibilità ambientale;
  • le certificazioni fornite da vari enti relative alla qualità e alle prestazioni del prodotto. Sono solitamente fornite da società indipendenti tipo Casa Clima o Arca;
  • la certificazione sul sistema di posa;
  • la certificazione e garanzia sulla verniciatura e la sua durata (solitamente di 10 anni).

Non è fondamentale che l’infisso in legno o legno-alluminio che si acquista possieda tutte queste certificazioni, ma sono ottimi indizi di qualità.

E in ogni caso affidarsi ad un fornitore che garantisce tutte queste certificazioni, sia quelle obbligatorie che quelle facoltative, dovrebbe già dare sufficiente tranquillità nell’acquisto del serramento.

Però…qualche domanda su cosa stai per metterti in casa, o anzi alla finestra, dovresti fartela…

Le caratteristiche degli infissi

In fondo non puoi basarti solo sulle certificazioni per fare la tua scelta.

Quando scegli un infisso in legno o in legno-alluminio devi fare attenzione a:

  • Il tipo di legno
  • La ferramenta
  • Le guarnizioni

Il legno

le essenze degli infissi in legno

Possiamo suddividere le essenze utilizzate per gli infissi in legno in morbide e dure.

Tra le morbide ci sono il Pino, l’Okoumè, il Larice e l’Abete.

Mentre tra dure troviamo il Rovere, il Teak, il Douglas, il Frassino e il Castagno.

Scegliere l’una o l’altra non è solo una questione estetica ma anche di stabilità, di prestazioni e di costi. Come principio generale valga che i legni morbidi forniscono un maggior isolamento termico e quelli duri garantiscono una maggiore stabilità.

Quello a cui devi prestare particolare attenzione però è a come è fatto il telaio: può essere in massello, cioè ogni lato del telaio è ricavato da un unico pezzo di legno (un telaio ha 4 lati=4 pezzi), oppure in lamellare, cioè il telaio è realizzato con più “lamelle” di legno incollate tra loro.

Potresti pensare che il massello sia la soluzione migliore, ma in realtà non è così.

Infatti il legno lamellare fornisce maggiore stabilità e robustezza.

Il motivo è che il legno è un materiale organico che reagisce alle condizioni esterne e in particolare all’umidità. E lo fa espandendosi e ritirandosi al variare delle condizioni climatiche.

Utilizzare grandi sezioni di legno massello comporta che si generino delle tensioni molto forti all’interno del profilo, la cui conseguenza potrebbero essere fenomeni di fessurazione e rottura.

Il legno lamellare invece, essendo composto da sezioni più piccole incollate, consente di limitare in modo significativo queste tensioni, dando come risultato una maggiore stabilità dei profili, minore sensibilità alle condizioni esterne e in sostanza una durata maggiore dell’infisso.

Si tratta di una tecnologia derivata dall’ingegneria strutturale, dove per primo è stato impiegato il legno lamellare. Si pensi che grazie a questa tecnologia si riescono a realizzare travi uniche in grado di coprire interi palazzetti dello sport.

La ferramenta

La ferramenta è importante tanto quanto l’infisso in sé.

Gli infissi in legno e in legno-alluminio sono pesanti. Molto più del PVC o dell’alluminio semplice.

Inoltre i moderni vetrocamera, per rispettare i parametri di isolamento termo-acustico richiesti per legge, sono anch’essi molto più pesanti di un tempo.

Quindi i cardini che garantiscono la movimentazione delle ante devono sopportare sforzi significativi, anche su dimensioni degli infissi non particolarmente grandi.

La ferramenta che si usava fino a venti-trenta anni fa non è più adatta (motivo per cui sconsiglio sempre ai miei clienti di sostituire solo il vetrocamera nel loro vecchio infisso in legno).

Inoltre gli infissi che si installano attualmente richiedono movimentazioni complesse e poco diffuse in passato: si pensi al vasistas abbinato all’apertura a battente, o all’alzante scorrevole.

Si tratta di movimenti che generano molto sforzo sulla ferramenta.

Quindi questo aspetto non va sottovalutato.

Acquistando un infisso con marchiatura CE la qualità della ferramenta dovrebbe essere garantita.  A tal proposito c’è una norma specifica: la EN 13126-8. Se insieme all’infisso ti viene consegnato un certificato che riporta tale norma è un ulteriore grado di sicurezza.

Andando più sul pratico, un aspetto importante da considerare quando si parla di ferramenta per infissi è la resistenza alle intemperie. In zone particolarmente umide (come la pianura Padana) la ruggine è un pericolo sempre in agguato che potrebbe accorciarne in modo significativo la vita utile.

Per arginare questi problemi ci sono dei trattamenti particolari: non solo la classica zincatura ma anche, ad esempio, verniciature organiche o trattamenti tricoat (per ambienti particolarmente aggressivi).

Un altro aspetto da valutare relativamente ai cardini, anche se si tratta solo di un fattore estetico, è se sono a vista o nascosti.

Siamo tutti abituati a vedere le classiche finestre con a lato i cardini a vista. In realtà esistono da molti anni sistemi che prevedono cardini completamente a scomparsa all’interno del telaio. A livello di funzionalità non cambia nulla, ma a livello estetico sicuramente sì. E chiaramente anche a livello economico: questi ultimi fanno aumentare il costo del serramento.

Infine non bisogna scordarsi del sistema di chiusura che, insieme alle guarnizioni, garantisce ad esempio l’assenza di spifferi. Non ti sto parlando delle maniglie, ma dei ganci che sono movimentati dalle maniglie.

Ormai i sistemi sono abbastanza standardizzati ma va posta particolare attenzione a tale aspetto, soprattutto se vuoi installare degli scorrevoli.

Recentemente mi è capitato di vedere nuovi infissi scorrevoli in legno realizzati da un artigiano locale che montavano sistemi di chiusura totalmente inadeguati: a infisso chiuso l’anta si muoveva ed era possibile mettere un dito tra le due ante.

Hai le finestre super-isolanti e poi il freddo ti passa tra le ante…assurdo.

Ma questi problemi non sono dovuti solo alla ferramenta: anche le guarnizioni giocano un ruolo importante.

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Le guarnizioni

Le guarnizioni sono un aspetto spesso poco considerato nella scelta degli infissi, ma rivestono un ruolo fondamentale nell’isolamento termo-acustico.

Vengono installate lungo tutto il perimetro dell’anta mobile e garantiscono la tenuta all’aria, l’assenza di infiltrazioni d’acqua, ed evitano la propagazione del rumore (esatto…sono fondamentali contro il rumore!).

Fino agli anni ’70 gli infissi non avevano guarnizioni, chi abita in una casa vecchia lo sa bene. Solo negli anni ’80 hanno cominciato ad essere installate le prime sottili guarnizioni in gomma.

Ma se le paragoniamo a quelle utilizzate oggi negli infissi di qualità impallidiscono.

Attualmente per garantire la massima tenuta non si usa più una sola guarnizione ma almeno due:

  • Una guarnizione principale su telaio ad incastro, con funzione di isolamento termico e acustico;
  • Una guarnizione interna per attutire l’impatto di chiusura (e quindi preservare l’infisso e la ferramenta).

Le guarnizioni vengono realizzate in PVC o in TPE (elastomeri termoplastici), materiali che garantiscono alte prestazioni, durata nel tempo e sono riciclabili.

E con questo abbiamo visto quali sono le caratteristiche da valutare quando si sceglie un infisso in legno o in legno-alluminio. Adesso vediamo un altro aspetto che sicuramente ti interessa di più:

QUANTO COSTANO GLI INFISSI IN LEGNO?

il costo degli infissi in legno

Finora ho scritto tante belle parole, ma lo so che si finisce sempre alla questione costi. Come è normale che sia.

Darti un prezzo preciso non è possibile. Ci sono molti fattori che concorrono alla formazione del prezzo: il tipo di legno, il vetrocamera utilizzato, la ferramenta a vista o nascosta, i trattamenti…

Siccome voglio comunque darti alcuni numeri, di seguito troverai dei costi medi per gli infissi in legno e legno-alluminio.

Li suddivideremo per le due tipologie di apertura più diffuse: battente e scorrevole.

Chiaramente non posso sapere la dimensione della tua finestra (o balcone), quindi vedremo dei prezzi al metro quadro…ci penserai tu a moltiplicarlo per la superficie della tua finestra.

Nel costo che ti darò l’infisso sarà considerato completo, cioè compreso di vetrocamera. Ipotizzeremo un vetrocamera generico che rispetta i requisiti minimi di legge. Considera che il vetrocamera indicativamente può incidere per circa 100 €/mq sul costo dell’infisso.

Non considereremo invece tutti i costi accessori: eventuali controtelai, tapparelle, cassonetti, manodopera e smaltimenti.

In sostanza vedremo il costo pulito di fornitura dell’infisso.

Detto ciò gli infissi in legno e in legno-alluminio sono sicuramente di fascia alta, quindi non economici.

Gli infissi in legno-alluminio sono più costosi a causa della presenza del rivestimento esterno in alluminio, che comporta maggiori costi di produzione (si pensi al solo assemblaggio), oltre che di materiali.

Certo è possibile trovare produttori che ne vendono di molto economici, però in tal caso, prima di procedere all’acquisto, verifica che ci siano almeno le certificazioni obbligatorie di cui abbiamo parlato poco sopra (e che siano vere e non inventate…).

Vediamo i costi degli infissi in legno e in legno-alluminio.

Infisso a battente

  • Infisso a battente (e vasistas) in legno: costo indicativo 550€/mq ivato.
  • Infisso a battente (e vasistas) in legno-alluminio: costo indicativo 680€/mq ivato.

Infisso scorrevole

Per gli scorrevoli dobbiamo distinguere tra tre tipologie:

  • Scorrevole parallelo, quello classico in cui due ante scorrono una davanti all’altra. Questa tipologia di apertura è quella meno performante per quanto riguarda le prestazioni termo-acustiche (peggiorativa rispetto ad una finestra a battente);
  • Alzante scorrevole, in cui il meccanismo di movimentazione alza l’anta scorrevole per farla scorrere. Questa tipologia di meccanismo consente di avere le stesse prestazioni termo acustiche di un infisso a battente;
  • Traslante scorrevole, in cui il meccanismo di movimentazione sposta verso l’interno l’anta scorrevole per consentirle di scorrere. Questa tipologia di meccanismo consente anche l’apertura a vasistas e garantisce le stesse prestazioni termo acustiche di un infisso a battente. Unica pecca è la ferramenta totalmente in vista. 

Per un approfondimento leggi questa guida agli infissi scorrevoli.

Ecco i costi.

Scorrevoli paralleli

infissi scorrevoli

Per gli infissi scorrevoli paralleli non ci sono particolari differenze di costo rispetto agli infissi a battenti, anzi potrebbero addirittura costare leggermente in meno. Quindi:

Infisso scorrevole parallelo in legno: costo indicativo 550€/mq ivato.

Infisso scorrevole parallelo in legno-alluminio: costo indicativo 680€/mq ivato.

Alzanti scorrevoli

Alzante scorrevole

Gli alzanti scorrevoli invece hanno costi notevolmente superiori rispetto ai precedenti. E sono i più cari.

Infisso alzante scorrevole in legno: costo indicativo 1.050 €/mq ivato.

Infisso alzante scorrevole in legno-alluminio: costo indicativo 1.300€/mq ivato.

Scorrevoli traslanti

infissi traslanti

Infine ci sono gli scorrevoli traslanti, con costi che si pongono a metà strada tra le altre due soluzioni.

Infisso scorrevole traslante in legno: costo indicativo 700 €/mq ivato.

Infisso scorrevole traslante in legno-alluminio: costo indicativo 800€/mq ivato.

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Arrivati qui penso di averti detto tutte le cose importanti sugli infissi in legno. Vorrei solo dedicare le ultime righe alle detrazioni fiscali. Non ti dirò nulla di nuovo rispetto a quello che trovi nei vari articoli che ho scritto sull’argomento, ma un breve riepilogo può essere utile.

Puoi usufruire delle detrazioni fiscali per la sostituzione degli infissi?

La risposta è affermativa: la sostituzione degli infissi è uno degli interventi che usufruisce delle detrazioni fiscali.

E non hai bisogno di fare nessuna pratica edilizia (la sola sostituzione rientra in manutenzione ordinaria).

Esiste una misura specifica dell’ecobonus che prevede una detrazione massima di 60.000€, pari al 50% della spesa sostenuta (quindi puoi spendere fino a 120.000€ per sostituire gli infissi).

Tale detrazione va divisa in 10 rate annuali di pari importo da scontare dalle tasse.

Inoltre la sostituzione degli infissi rientra anche nel superbonus 110% e prevede sempre una detrazione massima di 60.000€ della spesa sostenuta (spesa massima che quindi è pari a circa 54.000€).

Questa detrazione va divisa in 5 rate annuali di pari importo da scontare dalle tasse.

Per questa seconda misura fiscale bisogna tenere presente che viene inquadrato come intervento “trainato”, cioè che usufruisce della detrazione solo se viene realizzato almeno uno degli interventi principali (trainanti) individuati dalla legge. Ti rimando ancora una volta all’articolo che ho scritto sul superbonus per approfondimenti.

Ad ogni modo, a prescindere da quale detrazione deciderai di sfruttare, rientrano tra le spese agevolate anche quelle accessorie quali ad esempio la rimozione e smaltimento dei vecchi infissi, la sostituzione di cassonetti e tapparelle (o dei sistemi oscuranti in genere), le eventuali opere murarie e anche le spese tecniche.

Naturalmente il tutto deve rientrare nei massimali, che sono comprensivi di iva ed eventuali altri oneri. Le somme eccedenti i massimali non godono della detrazione.

Da luglio 2020 inoltre è possibile usufruire per entrambe le detrazioni, al posto della fruizione diretta, dello sconto in fattura o della cessione del credito .

Nel primo caso chi esegue i lavori può effettuare uno sconto pari all’importo della detrazione spettante, nel secondo caso invece è l’acquirente che cede la detrazione che gli spetta a banche o finanziarie, da cui riceve immediatamente (o quasi) i soldi.

Magari sei informatissimo sull’argomento, ma siccome so che stimare il costo della ristrutturazione e soprattutto delle detrazioni fiscali non è semplice e banale, nel manuale “Ristruttura la tua casa in 7 passi” ho inserito un simulatore dei costi che ha lo scopo di aiutarti in questa stima.

Sulla base di poche informazioni restituisce un costo indicativo dei lavori e dele detrazioni di cui si può usufruire con i relativi importi.

L’ho pensato apposta per chi sta iniziando tutto il processo di ristrutturazione, quindi non è uno strumento preciso, ma almeno non ti porta a fare errori clamorosi di valutazione.

Se vuoi sapere come funziona guarda questo video:

Se lo vuoi insieme a tutti gli altri strumenti del manuale, lo trovi qui:

Manuale “Ristruttura la tua casa in 7 pasi”

Alla tua ristrutturazione!

Alessandro

mailling list per ristrutturare casa

L’articolo Infissi in legno: ha ancora senso installarli? sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | la corretta pianificazione e gestione della ristrutturazione.


Ogni giorno vengono realizzate migliaia di ristrutturazioni senza nessuna pratica edilizia. Nella maggior parte dei casi si tratta di lavori abusivi. Ma ci sono molti casi in cui è possibile ristrutturare senza dover chiamare un progettista e presentare documenti al Comune: si tratta dei lavori di edilizia libera.

E a volte si tratta di lavori in grado di trasformare una casa.

Questa tipologia di opere è definita in modo chiaro dalla legge. Ma basta una virgola in più e scatta l’obbligo di pratica edilizia…

Se non riesci a capire se la tua ristrutturazione ti costringerà a scontrarti con la burocrazia italiana, in questo articolo cercheremo di far comparire un raggio di sole tra le nubi.

E daremo risposta anche ad un’altra domanda (che probabilmente non ti stai ponendo): se non devi fare la pratica edilizia hai altri obblighi di legge da rispettare?

mailling list per ristrutturare casa

In realtà un’idea diffusa, e difficile da sradicare, è quella che per ristrutturare casa non sia necessaria nessuna pratica edilizia.

O che non farla non comporti conseguenze.

I risultati di queste convinzioni stanno emergendo con forza grazie alle detrazioni fiscali: da quando il legislatore ha chiarito che per usufruirne la casa su cui si vuole intervenire deve essere completamente in regola, molti proprietari di casa hanno dovuto confrontarsi con la realtà. E prendere atto di aver fatto ristrutturazioni in modo totalmente abusivo.

Ma tutti i lavori in casa necessitano di una pratica edilizia?

E anche se non serve una pratica edilizia non hai nessun obbligo di legge da rispettare?

In questo articolo vedremo:

  • Tutti i lavori che puoi fare in casa senza una pratica edilizia
  • Gli obblighi di legge a cui non puoi sottrarti
  • Se per questi lavori puoi sfruttare le detrazioni fiscali

Spero in questo modo di aiutarti a fare chiarezza tra tutte le voci contrastanti che si leggono in giro (soprattutto in quei pollai in cui si sono trasformati molti gruppi facebook sulla ristrutturazione….).

I LAVORI CHE NON RICHIEDONO UNA PRATICA EDILIZIA: L’EDILIZIA LIBERA

Rifare casa senza pratica edilizia

Quando parliamo di lavori di ristrutturazione che non richiedono una pratica edilizia siamo fortunati.

Infatti, come abbiamo detto, la legge è (stranamente) molto chiara nel definire questi lavori.

Nel 2018 è stato pubblicato il “glossario dell’edilizia libera” (allegato al Dm 2 marzo 2018) che al suo interno elenca in modo puntuale tutti i lavori che è possibile fare senza doversi sobbarcare la scocciatura di presentare una pratica edilizia (e quindi sena l’obbligo di chiamare un tecnico).

Questo glossario ha messo nero su bianco quali sono gli interventi che la principale legge italiana sull’edilizia (il Testo Unico dell’Edilizia, d.pr. 380/2001) classifica come “manutenzione ordinaria” e per cui non prevede l’obbligo di pratiche edilizie.

(Attenzione: anche se sembra assurdo, la stessa legge individua opere di “edilizia libera” ma con obbligo di pratica edilizia. Il glossario riporta quelle che non necessitano di tale pratica)

Si è reso necessario questo glossario perché la definizione del Testo Unico non è molto chiara e lascia spazio a interpretazioni.

Infatti per anni le imprese hanno realizzato ristrutturazioni per cui era necessario un progetto e una pratica edilizia, spacciandole per totalmente libere da obblighi.

Però questo glossario è chiaro per chi ha esperienza del settore. E il motivo è la terminologia utilizzata: in molti passaggi vengono dati per scontati concetti che possono essere chiari solo a chi ristruttura case quotidianamente.

In particolare quando si parla di impianti.

Il legislatore ha fatto bene a scrivere in questo modo. Se avesse dovuto accompagnare ogni intervento con esempi e descrizioni dettagliate sarebbe uscito un documento di centinaia di pagine. Inutile e di difficile consultazione.

Però per un proprietario di casa senza esperienza molti passaggi possono essere mal interpretati…e potrebbero portare ancora a realizzare lavori credendo di non dover presentare pratiche edilizie, quando invece dovrebbe.

Per questo nelle prossime righe cercherò di spiegarti in modo sintetico quali sono le opere che effettivamente rientrano in questo glossario e che puoi eseguire in casa senza farti problemi su pratiche edilizie.

(nb: il glossario dell’edilizia libera riporta una lista molto ampia di lavori, delle più disparate tipologie…noi ci concentriamo solo su quelli attinenti ai lavori da fare in casa).

Lo divideremo in tre parti:

  1. Gli interventi edilizi di finitura
  2. Gli interventi impiantistici
  3. Le opere sugli spazi aperti (terrazzi, cortili, giardini, etc.)

Interventi sulle finiture degli edifici

Lavori liberi: le finiture di casa

La premessa necessaria è che i lavori di riparazione e sostituzione delle finiture possono essere realizzati senza nessuna pratica edilizia.

Quali sono questi lavori?

Elenchiamo quelli che si potrebbero fare in casa:

  • Sostituzione dei pavimenti, compreso l’eventuale rifacimento dei massetti cementizi sottostanti (nb: attenzione che se rifai anche i massetti devi rispettare i requisiti acustici, solitamente inserendo un tappetino fonoisolante o con altro materiale adatto);
  • Rifacimento degli intonaci e pitturazione delle pareti (nb: attenzione agli intonaci esterni perché oltre una certa quantità scattano obblighi di efficientamento – cioè posa del cappotto – che non rendono più edilizia libera l’intervento…);
  • Sostituzione di tutti i rivestimenti interni ed esterni, quindi le piastrelle del bagno per fare un esempio;
  • Sostituzione di rubinetterie e sanitari;
  • Sostituzione delle porte interne;
  • Sostituzione degli infissi, compresi anche tutti gli accessori (tapparelle, zanzariere, etc.);
  • Installazione di inferriate alle finestre (occhio se stai in condominio: ci vuole l’autorizzazione);
  • Realizzazione di controsoffitti (nb: attenzione alle altezze dopo aver fatto i controsoffitti, ci sono dei limiti minimi inderogabili a seconda degli ambienti);
  • Rifacimento del manto di copertura, cioè sostituzione di tegole, rifacimento di guaine, compresi eventuali massetti o altre opere di sottofondo;
  • Installazione di ascensore/montacarichi/servoscala ai fini del superamento delle barriere architettoniche (attenzione: per ascensori e montacarichi sono necessarie delle strutture. Quindi se l’ascensore è nuovo serviranno opere strutturali e quindi ci sarà la necessità almeno di un deposito al genio civile ma anche di una pratica edilizia per le modifiche all’edificio…)
  • Realizzazione di rampe per il superamento delle barriere architettoniche.

Gli ultimi interventi sono improbabili nella ristrutturazione di una casa, ma i primi ti consentono di trasformare una casa.

mailling list per ristrutturare casa

Gli impianti

Una casa non è fatta di sole finiture…gli impianti sono una parte importante e sulla possibilità di intervenirci senza nessuna pratica edilizia avvengono i maggiori fraintendimenti.

Gli impianti di cui parliamo sono:

  • Elettrico
  • Illuminazione
  • Televisivo
  • Idrico-sanitario (sia acqua sanitaria che riscaldamento)
  • Scarico (Fognario)
  • Gas
  • Climatizzazione

Questi sono i principali impianti presenti in una casa…non prendere l’elenco come esaustivo ma è comunque abbastanza completo.

Il dato di fatto è che non tutti gli interventi sugli impianti possono essere realizzati senza pratica edilizia.

Puoi eseguire senza preoccupazioni la riparazione, integrazione, l’efficientamento (non confonderlo con l’efficientamento energetico…), il rinnovamento e la messa a norma degli impianti.

Quindi:

  • Se un impianto è rotto lo puoi aggiustare tranquillamente (e ci mancherebbe!);
  • Se hai bisogno di aggiungere una presa, aggiungere una doccia (con relativo impianto idrico) o un termosifone puoi farlo tranquillamente;
  • Se vuoi mettere a norma il vecchio impianto elettrico sostituendo i cavi, mettendo nuove prese/interruttori e adeguando il quadro elettrico puoi farlo tranquillamente;
  • Se vuoi cambiare la caldaia puoi farlo.

Ma la realtà è che spesso (per non dire sempre…) gli impianti vecchi devono essere totalmente sostituiti.

Questo vale per ogni impianto con oltre 30 anni di vita sulle spalle…

Che consiste nell’eliminare il vecchio impianto (idrico/elettrico/etc.) e nel metterne uno nuovo.

Per capirci: in un impianto elettrico rifare l’impianto non significa sfilare i vecchi cavi, metterne di nuovi nelle stesse canaline e sostituire frutti e placchette (questa è una sorta di messa a norma…anche se non sarebbe proprio a norma). Rifare un impianto elettrico significa dismettere completamente il vecchio impianto, rompere i muri per far passare le nuove canaline, mettere nuovi cavi, prese, interruttori, rifare il quadro elettrico…

Ho scritto due articoli sulla messa a norma e il rifacimento degli impianti elettrici. Lì ti spiego anche dettagliatamente i motivi per cui non sono la stessa cosa e per cui rifarlo è la soluzione preferibile. Quindi non perdiamo tempo qui a ripetere gli stessi concetti.

Tornando a noi: quando rifai un impianto qualsiasi cambia la categoria di intervento che da manutenzione ordinaria passiamo in manutenzione straordinaria. E serve una pratica edilizia.

Sembra assurdo che per rifare ad esempio un impianto elettrico ci sia questa complicazione ma è così.

Ci sarebbero molte cose da dire su questi aspetti e sulle prassi da seguire, ma non è l’argomento di questo articolo.

Però non abbiamo ancora finito con gli impianti.

Infatti ci sono altre opere impiantistiche che puoi eseguire senza nessuna pratica edilizia.

Puoi installare un condizionatore nuovo senza nessuna pratica edilizia (pompa di calore aria-aria).

Ma attenzione: ormai si stanno diffondendo i sistemi di riscaldamento e raffrescamento integrati con tecnologia a pompa di calore (la tecnologia dei condizionatori). In questo caso stai installando un nuovo impianto e, come abbiamo già detto, non va in edilizia libera.

Sempre senza pratica edilizia puoi installare un nuovo impianto fotovoltaico (oltre che farci manutenzione naturalmente).

Le opere esterne

rifare il giardino di casa

Voglio dedicare un po’ di spazio anche gli interventi che puoi realizzare sulle aree esterne senza pratica edilizia.

Se hai un giardino ma anche un terrazzo, queste sono opere libere:

  • La pavimentazione delle aree esterne comprese guaine e sottofondi (nb: attenzione che spesso ci sono limiti a quanto puoi pavimentare. Inoltre pavimentare grandi superfici di giardini potrebbe presupporre un cambio d’uso dell’area con necessità di pratica edilizia);
  • Tutti gli arredi tipici da giardino (in questo caso anche fissi) come barbecue in muratura, installazione di fontanelle, muretti, sculture, etc.;
  • Installazione di gazebi e pergolati di dimensioni limitate purché non siano stabilmente ancorati al suolo (in sostanza se fai le fondazioni per la struttura non è più edilizia libera. Inoltre attenzione all’eventuale necessità di deposito al genio civile della struttura);
  • Le casette in legno…purché siano di limitate dimensioni e anche queste non stabilmente fissate al suolo (quindi solo appoggiate);
  • Tende e pergotende.

Penso di averti detto tutto…e come vedi c’è una lunga serie di lavori che puoi realizzare senza bisogno di nessuna pratica edilizia.

Solo con gli interventi interni puoi stravolgere l’estetica della tua casa…

Però quando parliamo di nessun obbligo di pratica edilizia ci riferiamo alle classiche pratiche che vengono presentate agli uffici tecnici comunali (CILA, SCIA, permesso di costruire).

Ma siamo sicuri che non ci sia nessun obbligo rispetto ad altre pratiche?

E poi siamo sicuri che non ci siano altri obblighi da rispettare che prescindono dalla presentazione di documentazione?

Chiaramente sono domande retoriche e la risposta ad entrambe è che questi obblighi ci sono. E qualcosa hai potuto intuirlo già nelle note che ho fatto agli elenchi qui sopra.

Il fatto è che tu devi avere almeno un’idea di quali potrebbero essere questi obblighi. E il motivo è che difficilmente ti affiderai ad un progettista che ti tuteli in tal senso. Ti ritrovi da solo ad affrontare questi obblighi (e per quanto voglia bene ad imprese ed imprenditori, sono pochi quelli che te li faranno presenti…).

Ne parliamo nel prossimo paragrafo.

GLI OBBLIGHI PER I LAVORI IN EDILIZIA LIBERA

Ristrutturare senza pratica e tecnico ma rispettando gli obblighi

Sarà impossibile affrontare tutti gli obblighi che potresti avere nonostante tu faccia lavori per cui non è necessaria una pratica edilizia. Possono essere i più disparati e molti sono legati a normative regionali o comunali.

Di seguito vedremo i principali e li divideremo in due parti:

  • Obblighi di controllo e verifica
  • Obblighi di documentazione

Obblighi di controllo e verifica

Partiamo con un aspetto che tutti ignorano: la sicurezza.

Tutte le persone che vengono a fare dei lavori in casa devono rispettare le disposizioni sulla sicurezza sancite dal d.pr. 81/2008 (il testo unico della sicurezza).

Non importa se devi spostare una presa, rifare il pavimento o demolire tutta la casa.

Ogni volta che fai realizzare dei lavori, casa tua diventa un luogo di lavoro per gli operai o artigiani che intervengono.

E tu sei responsabile.

In tal senso hai due obblighi principali:

  • fare le necessarie verifiche sulla documentazione dell’impresa
  • verificare l’utilizzo dei cosiddetti DPI da parte di operai ed artigiani.

Sulla documentazione dell’impresa da verificare ho scritto un articolo abbastanza approfondito. Lo trovi qui.

Invece sui DPI puoi leggere questo articolo relativo ai dispositivi di protezione individuale (in cui trovi anche le multe che potresti ritrovarti a pagare…).

Sia chiaro: come in ogni cosa bisogna usare un po’ di buon senso.

Se viene l’elettricista a spostarti una presa puoi anche evitare di chiedergli tutta la documentazione e verificare tutti i DPI.

Ma se devi rifare il pavimento, oppure sostituire rivestimenti e sanitari in bagno…in questo caso sarebbe opportuno che tu facessi tutte le verifiche del caso.

Spesso la domanda che mi viene fatta è: “vabbè ma chi mi controlla?”

Oggettivamente di solito non controlla nessuno.

Ma un vicino infastidito dai rumori molesti alle due del pomeriggio oppure un incidente durante i lavori possono essere problematici…

Passiamo agli obblighi documentali…che sono molti di più e soprattutto variabili.

mailling list per ristrutturare casa

Obblighi documentali

Abbiamo detto che tutte le opere elencate nella prima parte dell’articolo non richiedono pratica edilizia.

Ma la pratica edilizia non è l’unica che può essere necessario fare…

Vediamo quali altre pratiche possono essere necessarie:

  • Deposito al genio civile dei calcoli strutturali (ad esempio se realizzi un pergolato di modeste dimensioni…). Il principio è che ogni volta che viene costruita una struttura è obbligatorio il deposito al genio civile (ora Uffici Tecnici Regionali).
  • Richiesta dell’autorizzazione paesaggistica. Se fai interventi sugli spazi esterni in un’area vincolata potresti dover richiedere l’autorizzazione paesaggistica (nb: non è sempre vero ma va verificato di volta in volta);
  • Presentazione della relazione sul contenimento energetico degli edifici (in caso di ristrutturazione dell’impianto di riscaldamento o sostituzione del generatore di calore)
  • Attestato di Prestazione Energetica (negli stessi casi di sopra ma anche se cambi gli infissi di casa)

Poi ci sono i documenti che ti devono essere rilasciati:

  • le dichiarazioni di conformità degli impianti nel caso venga effettuata una nuova installazione (fotovoltaico) o una messa a norma di impianto esistente (nb: per una semplice manutenzione o una piccola modifica non è necessario);
  • I contratti e i formulari di discarica nel caso di demolizioni con smaltimento di materiali;
  • Certificati e schede tecniche dei materiali utilizzati. (In particolare per gli infissi dovrebbero consegnarti anche il collaudo degli stessi).

Alla fine di questo lungo articolo spero che ti sia chiaro come anche fare una manutenzione ordinaria non è sempre così banale come potresti credere.

A questo punto, dopo tanta fatica, c’è un’ultima domanda a cui rispondere: puoi detrarre questi lavori?

PUOI SFRUTTARE LE DETRAZIONI FISCALI PER I LAVORI SENZA PRATICA EDILIZIA?

detrazioni fiscali per i lavori senza pratica edilizia

La risposta diretta e sintetica a questa domanda è: no, non puoi detrarre i lavori di manutenzione ordinaria.

Però…

Perché in Italia c’è sempre un però.

La legge prevede varie eccezioni. Quindi alcune opere che non richiedono pratica edilizia possono usufruire delle detrazioni fiscali.

Elenchiamo sinteticamente le principali:

  • Interventi di eliminazione delle barriere architettoniche (bonus casa)
  • Realizzazione di impianto fotovoltaico (bonus casa e superbonus)
  • Sostituzione infissi (ecobonus)
  • Sostituzione caldaia (ecobonus)

Tutto il resto purtroppo non è detraibile (nb: se mi sono scordato qualcosa dimmelo che lo aggiungo).

Quindi piastrelle, sanitari, porte interne…niente detrazione.

Attenzione ad un aspetto però: se insieme a questi lavori fai anche opere che richiedono una pratica edilizia – tipo spostare dei muri – puoi detrarre tutto, anche le opere che altrimenti sarebbero non detraibili. Infatti secondo la legge il lavoro superiore (cioè le opere che richiedono pratica edilizia) ingloba quello inferiore.

Naturalmente per detrarre devi fare tutte le cose per bene…se vuoi approfondire ho scritto questo articolo sulle detrazioni fiscali per la ristrutturazione.

mailling list per ristrutturare casa

L’articolo Come ristrutturare casa senza progettista e pratica edilizia sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | la corretta pianificazione e gestione della ristrutturazione.

8 Gennaio 2021 / / Design

Due degli aspetti su cui dovresti concentrare maggiormente i tuoi sforzi quando ristrutturi sono la luce e il colore.

La maggior parte dei proprietari di casa però non ha idea di come gestire questi aspetti e nemmeno di quanto influiscano non solo sull’estetica ma sul comfort della casa.

In questo articolo vedremo alcuni principi che ti consentiranno di ottenere una casa bella e confortevole grazie all’uso corretto di luce e colore.

mailling list per ristrutturare casa

Non è raro infatti che case appena ristrutturate siano poco accoglienti a causa di un’errata progettazione di questi elementi.

Oppure che risultino claustrofobiche per colori troppo carichi.

O ancora che siano illuminate con luce fredde e stranianti.

Guarda ad esempio la foto qui sotto:

luce e colore: cosa non fare

Si tratta sicuramente di una casa ristrutturata di recente, ma io non ci vivrei mai.

È fredda, asettica…assomiglia ad una discoteca fuori moda degli anni ’90.

E la colpa è dell’uso sbagliato dei colori (del non uso in questo caso…) e delle luci.

Il light e color design sono discipline complesse che fanno parte dell’interior design. Non pretendo di fare qui un trattato (anche perché non ne sarei capace).

Però tu come proprietario di casa (e futuro utilizzatore quotidiano degli spazi) devi avere un minimo di consapevolezza su come ottenere il meglio per casa tua anche grazie a queste discipline.

In fondo la sensazione di benessere in casa si ottiene (anche) attraverso le percezioni visive e, sebbene siano aspetti molto personali, ci sono delle regole da seguire che danno risultati certi.

Prima di proseguire se vuoi puoi leggere un paio di articoli in cui ho già affrontato l’argomento, sebbene da punti di vista diversi:

Invece questo articolo sarà diviso in due parti: la prima dedicata alla luce naturale ed artificiale, e la seconda dedicata al colore.

Siccome è un argomento realmente vasto, alla fine dell’articolo troverai alcuni testi di riferimento per approfondire.

PARTE 1: LUCE NATURALE E LUCE ARTIFICIALE

Luce naturale e luce artificiale

La luce naturale è uno degli aspetti principali che deve affrontare ogni architetto quando progetta una nuova casa.

La luce naturale fa parte dell’architettura stessa.

Purtroppo, per motivi di copyright, non posso farti vedere foto di come alcuni architetti importanti hanno letteralmente costruito gli ambienti grazie all’uso della luce naturale.

Qui sotto però ti metto alcune foto gratuite reperite in rete di progetti meno importanti, ma sperando che siano comunque sufficienti a farti capire l’importanza della luce naturale in un ambiente.

Detto ciò…tu devi ristrutturare casa, che probabilmente si trova all’interno di un condominio, e quindi non hai molto potere sulla luce naturale.

Le finestre non puoi spostarle…

Però puoi fare il passaggio contrario…cioè costruire la tua ristrutturazione (anche) sulla luce naturale che entra dalle finestre.

Al contrario sulla luce artificiale hai tutto il controllo possibile. E su questo non devi commettere errori (almeno non eclatanti)…

Sia chiaro: io parlo a te che sei il proprietario di casa…ma mi auguro e spero che ti farai affiancare da un professionista in grado di progettare anche questi aspetti.

Luce naturale e ristrutturazione

In questo paragrafo faremo qualche riflessione principalmente sull’orientamento degli ambienti rispetto ai punti cardinali.

Fermo restando che in una ristrutturazione non puoi avere il pieno controllo di questo aspetto.

(tra l’altro la luce naturale non può essere l’unica guida nella progettazione della distribuzione interna degli ambienti.)

Punti cardinali e posizione degli ambienti

Quando si progetta con la luce naturale l’orientamento dei vari ambienti è fondamentale. Così come essere consapevoli che la luce di gennaio non è la stessa di giugno…

Partiamo dall’orientamento.

Il sole sorge a est, fa un arco verso sud e tramonta a ovest.

Quindi:

  • Le pareti a est hanno molta luce al mattino
  • Le pareti a sud hanno molta luce nella parte centrale della giornata (quasi per tutta la giornata…)
  • Le pareti ad ovest hanno molta luce al pomeriggio
  • Le pareti a nord sono sempre in ombra

Sulla base di queste osservazioni alcuni ambienti hanno delle collocazioni preferenziali.

Ad est si cerca di mettere le camere da letto, perché il sole del mattino ha effetti psicologici benefici, perché in inverno sono le prime a scaldarsi (e in estate il sole di prima mattina non è ancora così caldo da rendere l’ambiente soffocante).

A nord si cerca di mettere gli ambienti di servizio: bagni, lavanderie, ripostigli e cucine (anche se ormai la cucina non possiamo più considerarlo un ambiente di servizio…). Perché sono gli ambienti in cui passiamo meno tempo e quindi la luce naturale non rappresenta un elemento fondamentale.

Tra l’altro la luce proveniente da finestre a nord, poiché non è diretta, è di tipo diffusa e uniforme. Ottima per le funzioni più tecniche (niente abbagliamento ad esempio).

Lo sai che i pittori preferiscono questo tipo di luce per lavorare?

A sud e ad ovest vanno solitamente gli ambienti della zona giorno: sale da pranzo, soggiorni, open space, salotti…

Sono gli spazi più luminosi e dove si passa la maggior parte del tempo, quindi quelli dove gli effetti benefici della luce naturale sono massimizzati.

Se tu stessi costruendo una nuova casa dovresti tenere conto di queste regole (anche se con un buon uso degli elementi architettonici possono essere sovvertite). Ma anche in una ristrutturazione dovrebbero essere rispettate nei limiti del possibile.

Non devono diventare dei dogmi irrinunciabili.

Mi è capitato ad esempio di mettere le camere da letto tra sud ed ovest perché godevano di una vista mare stupenda e i clienti volevano svegliarsi vedendo il mare… (in quel caso anche il soggiorno aveva la stessa vista…).

Luce naturale durante l’anno

Prima di passare a qualche riflessione sulla luce artificiale spendiamo due parole su come cambia la luce durante l’anno.

Infatti tra gennaio e giugno non cambia solo la durata delle giornate, ma anche l’altezza del sole nel cielo.

A gennaio anche nelle ore centrali della giornata il sole è abbastanza basso rispetto all’orizzonte.

Invece a giugno nelle stesse ore il sole è quasi perpendicolare, quindi molto in alto.

Questo significa che in un ambiente rivolto a sud, l’orientamento che abbiamo detto avere la maggiore illuminazione, la luce del sole entrerà molto dentro le stanze durante l’inverno. Quindi contribuendo in modo importante a riscaldarle.

In estate invece non entrerà molto, aiutando a non surriscaldarle.

Per questo uno degli accorgimenti di progettazione efficiente è installare schermature solari aggettanti nelle pareti verso sud. Per intenderci pensiline o tende a sbraccio.

Infatti in inverno consentono alla luce di entrare lo stesso (perché è bassa all’orizzonte), in estate creano una zona d’ombra che mitiga il caldo del sole.

mailling list per ristrutturare casa

Luce naturale e legge

Fatte queste riflessioni qualitative, devi tenere conto che la legge impone dei dati quantitativi.

Cioè ti dice che, a seconda dell’ambiente, c’è una superficie minima di luce naturale che deve illuminare l’ambiente.

In sostanza ti da le dimensioni minime delle finestre…

In realtà la legge è interessata non solo alla luce ma anche all’aerazione: infatti deve essere garantita anche l’aerazione degli ambienti. Solitamente la superficie delle finestre sono completamente apribili (con le ante), quindi ad una superficie finestrata che garantisce l’illuminazione naturale corrisponde anche una pari superficie finestrata che garantisce l’aerazione.

(NB: questa cosa non vale ad esempio per gli infissi scorrevoli dove ad una data superficie finestrata corrisponde metà superficie di aerazione)

La legge nazionale è il decreto sanità del 1975. Ma ogni regolamento edilizio comunale ha normato in tal senso.

Attenzione però: le leggi nazionali sono sovra-ordinate. Cioè forniscono dei limiti inderogabili. Questo significa che i regolamenti edilizi comunali possono fare previsioni più restrittive, non il contrario.

Naturalmente a meno che non ci siano specifiche leggi per il territorio in questione che introducano delle deroghe.

Ad esempio per le aree montane sono spesso introdotte dei limiti più permissivi.

Detto ciò vediamo i due parametri che detta il decreto sanità:

  • Superficie aeroilluminante
  • Fattore di luce diurna

La superficie aeroilluminante è la superficie della finestra rispetto alla superficie del pavimento della stanza.

Il numero che ti devi ricordare è 1/8.

Cioè la superficie finestrata deve essere maggiore o uguale ad 1/8 della superficie del pavimento.

Quindi: in una camera di 20mq la superficie minima della finestra deve essere di 2,5mq (20/8=2,5). Che corrisponde, ad esempio, ad una finestra di 1,6mx1,6m.

Se vai sotto queste superfici non rispetti la legge e quindi casa tua non è a norma e non può avere l’agibilità.

Ma a prescindere da questo devi considerare il valore di 1/8 come un valore minimo per avere un’illuminazione e aerazione congrue.

Questo rapporto cambia in determinate tipologie di ambienti (bagni e ripostigli ad esempio) dove può essere minore.

Il fattore medio di luce diurna è un po’ più complesso. Te lo spiego rapidamente ma, in linea di principio, se rispetti il rapporto aeroilluminante rispetti anche il fattore di luce diurna (prendila per quella che è: una generalizzazione. Non vale sempre eh!)

Questo fattore è molto importante perché è riferito proprio alla luce naturale in un ambiente.

Si tratta di un valore calcolato in percentuale (%) e confronta la quantità di luce naturale all’interno di uno specifico ambiente (quindi con le finestre reali, i pavimenti reali, i soffitti reali, le pareti reali) rispetto alla quantità di luce naturale presente all’esterno.

Un esempio per capirci.

Pensa di trovarti in un prato in campagna, senza nulla attorno. Nel punto dove ti trovi ci sarà una determinata quantità di luce naturale (si può calcolare, anche se esistono apparecchi che la misurano, e l’unità di misura è il lux).

Ora pensa che all’improvviso ti sorga una casa attorno esattamente nel punto in cui ti trovi. Ora sei al centro di una stanza illuminata da una finestra, con un pavimento, un tetto e delle pareti. L’illuminazione naturale dentro la stanza ora sarà diversa da prima (sicuramente minore).

Il fattore medio di luce diurna dentro la stanza è il rapporto tra la quantità di luce al suo interno rispetto a quella della situazione iniziale, in cui eri in mezzo al prato.

Per legge questo fattore dovrebbe essere maggiore del 2%.

Se vuoi calcolartela questa è la formula:

Io non l’ho mai fatto senza programmi…

Luce artificiale: la salvezza delle case scure

lighting design

Ma, fatte tutte le riflessioni sulla luce naturale, la realtà è che la maggior parte delle case in condominio hanno esposizioni pessime e sono poco luminose.

(Soprattutto) In questo caso bisogna progettare una illuminazione artificiale corretta.

Ti rimando nuovamente all’articolo che ho già scritto su come illuminare casa per approfondire meglio l’argomento. Lo trovi qui.

Però ti voglio comunque dare alcune indicazioni di base.

Nella progettazione dell’illuminazione artificiale devi porti due obiettivi:

  1. Raggiungere un livello di illuminazione adeguato alle funzioni che devono essere svolte nei vari ambienti della casa
  2. Ottenere l’atmosfera che ti piace in ogni ambiente

Il primo punto è tanto più importante per una casa con poca luce naturale….

Ti viene in aiuto la normativa tecnica. Infatti sono definiti dei livelli di illuminazione minimi a seconda degli ambienti. Non sono obbligatori, ma sono calibrati sulle funzioni da compiere.

L’unità di misura è quella che abbiamo già detto prima, il lux.

Ecco i valori:

  • Zone di passaggio (corridoi)                      100
  • Zone di lettura (salotti ad esempio)        300
  • Zone dei pasti (tavolo)                                150
  • Cucina (area preparazione pasti)             300
  • Bagno (generale)                                          100
  • Bagno (specchio)                                          300
  • Camere (generale)                                       100
  • Camere (armadi)                                          300
  • Camere (area lettura dei letti)                  300
  • Studi (aree scrittura)                                   500

Come calcolarli? Nell’articolo che ti ho linkato trovi alcuni principi base. Il consiglio è affidarti ad un progettista per le verifiche del caso.

In ogni caso il principio è: dove sei di passaggio non hai bisogno di tanta luce, dove ti rilassi non hai bisogno di tanta luce, dove devi svolgere dei compiti hai bisogno di tanta luce.

Ma questo non basta.

Infatti molte case, a causa della luce sbagliata, sembrano più fredde di un ghiacciaio siberiano.

E, a parte improbabili effetti led colorati degni di una discoteca, la causa di questi problemi sono le luci bianche.

Infatti la tonalità della luce bianca può variare. Da una luce bianca tendente al giallo ad una luce bianca tendente al blu.

le lampade e la temepratura colore

Quando scegli le lampadine di casa tua devi fare molta attenzione a quale tonalità scegli per le lampadine.

Quelle blu sono fredde, quelle gialle sono calde.

In casa luce fredda=cacca pupù, luce calda=ok.

Guarda le foto qui sotto: una scrivania illuminata con due lampadine della stessa potenza. Una con luce calda e una con luce fredda.

Si nota la differenza?

Adesso che abbiamo spiegato il concetto la domanda che devi farti è: Come fai a riconoscere se una lampadina mi dà luce calda o fredda?

La risposta è dalla temperatura colore, espressa in k (kelvin).

Per le lampadine generalmente varia da 2000k (luce molto calda) ai 6000k (luce molto fredda).

Evitando gli estremi, che possono essere disturbanti, ti devi mantenere nella fascia centrale, quella che va da 2700k a 4000k.

Ora ti faccio una mia riflessione personale.

Le luci a 4000k sono definite “naturali”. Cioè dovrebbero replicare in modo fedele la luce del sole. E ormai sono quelle più diffuse nelle case…

Per me, in ambito domestico, sono ancora luci fredde.

Nella foto di sopra la lampadina fredda era a 4000k. Io in una casa illuminata con quella luce non mi sentirei a mio agio…

Tenere una tonalità leggermente più calda aiuta a creare un ambiente domestico e intimo. Ed è più rilassante.

Ti consiglio di usare luci a 3000k.

Ci sarebbero tanti altri aspetti importanti da considerare nella progettazione dell’illuminazione artificiale. Ma per lo scopo di questo articolo abbiamo visto le due cose fondamentali:

  1. Come illuminare adeguatamente tutta la casa
  2. Come evitare l’effetto “casa fredda”

Naturalmente se a te piacciono le ambientazioni asettiche nessuno ti vieta di mettere luci fredde…Un solo consiglio: non mischiare, almeno per gli apparecchi illuminanti fissi, luci calde e luci fredde.

Detto della luce passiamo adesso all’altro punto fondamentale per ottenere una casa accogliente: il colore.

PARTE 2: IL COLORE NELLA RISTRUTTURAZIONE E COME DOMINARLO

Il colore nella decorazione della casa

Il colore non si riferisce solo alla pittura che dai alle pareti…ma riguarda anche pavimenti, porte, infissi, arredi…

Tutto è importante e va studiato.

Il progetto della tua ristrutturazione deve sviluppare il tema del colore e deve farlo prima di arrivare al cantiere.

Non basta dire “vabbè facciamo tutto bianco e poi si vede”. Si tratta di una ricetta per un disastro estetico.

Anche se puoi cambiare idea durante i lavori devi arrivare al loro inizio con un’immagine ben chiara da raggiungere. E questo è possibile solo con una progettazione completa.

Questo è un punto su cui insisto molto nel manuale “Ristruttura la tua casa in 7 passi”, in cui una specifica fase della progettazione (da fare col tecnico) è proprio dedicata alla scelta delle finiture. Colori compresi…

In questo paragrafo voglio darti alcuni principi di base sul colore che ti possono aiutare a progettare l’estetica senza ottenere l’effetto “grande magazzino” tipico di molte case.

Quindi vedremo:

  • Come usare il colore per cambiare dimensione agli ambienti
  • Quali principi usare nella scelta dei colori

Ridimensiona gli ambienti con il colore

Capita spesso che alcune stanze abbiano forme non ottimali: lunghe e strette oppure basse o irregolari.

O ancora che l’arredo sia obbligato ma esalti proprio le caratteristiche che non ti piacciono.

Con una scelta corretta del colore è possibile correggere visivamente questi ambienti.

In questo caso per scelta corretta del colore intendiamo della contrapposizione tra colori chiari (bianchi essenzialmente) e colori forti.

Qui sotto ti metto un’immagine che non è difficile trovare in rete ma che è molto chiara. Questa è stata presa dal sito archdaily (ho solo cambiato i colori delle pareti…).

Come vedi sono 9 combinazioni differenti in cui l’utilizzo di un colore modifica la percezione dimensionale degli ambienti.

Combinazione 1 – pareti bianche

Se lasci tutte le pareti bianche (o comunque molto chiare) l’effetto che ottieni è un generale allargamento dell’ambiente.

Se hai stanze piccole e regolari questa è una buona soluzione.

Combinazione 2 – pareti colorate

Colorare tutte le pareti (con colori forti naturalmente) ottiene l’effetto opposto: ambienti più piccoli.

Quando usarlo?

Voler restringere volontariamente uno spazio non è comune, però all’interno di una progettazione globale potrebbe essere un espediente utilizzato per far percepire altri ambienti come più grandi.

Mi spiego: se hai un soggiorno non molto grande potresti tinteggiarlo di bianco per ampliarlo. E per dare l’impressione di entrare in un ambiente ancora più grande potresti tinteggiare con colori forti un disimpegno o corridoio di accesso. La contrapposizione tra i due ti farà sembrare il soggiorno più grande.

Combinazione 3- soffitto colorato

In questo modo l’ambiente ti sembrerà più intimo perché avrai l’impressione che sia più basso.

Lo so che spesso le case moderne sono basse (negli ultimi 30 anni si costruiscono case alte 2,7m all’interno…il minimo consentito da legge).

Però in uno studiolo, in un salotto o in una camera, creare un ambiente più intimo può essere un effetto voluto.

Combinazione 4 – pareti colorate

In questo caso l’effetto è opposto: alzare le pareti. Che nelle case moderne potrebbe essere un effetto da ricercare.

Si potrebbe anche pensare, per enfatizzare l’effetto, di pitturare con fasce verticali di colori diversi.

Combinazione 5 – soffitto e parete di fondo colorate

Questa combinazione allarga gli spazi. (Naturalmente le pareti laterali devono essere chiare o meglio bianche).

Dove puoi usarlo? In un corridoio ad esempio…

Ma spesso capita di ritrovarsi con stanze lunghe e strette (molte camere da letto singole o bagni ad esempio) e questo espediente può essere utile.

Combinazione 6 –pareti laterali colorate

Questa combinazione stringe gli spazi.

Ancora: serve per dare l’impressione che gli spazi siano più bilanciati.

Combinazione 7 – Soffitto e pareti colorati tranne una

In questo caso dai importanza alla parete non colorata. La evidenzi.

Ti consiglio di usare con attenzione questa tipologia perché allontana anche la parete non colorata (soprattutto se è in fondo come nell’immagine).

Combinazione 8 – Parete colorata

Non solo evidenzia la parete, ma la avvicina.

Quindi ha un duplice effetto e quindi è utile in ambienti stretti e lunghi in cui la parete di fondo è importante.

Combinazione 9 – parte inferiore delle pareti colorata

L’effetto di questa decorazione è accorciare le pareti senza far sembrare il soffitto basso.

Lo so che fa molto effetto scuola o ospedale…però se trattata bene può dare effetti interessanti.

Ad esempio adesso che sono di nuovo di moda le decorazioni tipo boiserie potrebbe essere un modo per sfruttarle al meglio.

mailling list per ristrutturare casa

Lo sapevi che solo grazie al colore puoi trasformare le dimensioni degli ambienti?

Spero di averti dato un’informazione utile.

Però non basta: ora che sai come sfruttare il colore per cambiare la percezione degli spazi, devi anche saper usare i colori giusti.

Alcuni principi per la scelta dei colori da usare in casa tua

Approfondire il tema del colore nella casa non è cosa che si può risolvere in un articolo di blog, è qualcosa di troppo vasto.

In compenso ci sono alcuni principi che potresti trovare utile seguire.

Principio 1: scegli (almeno) 3 colori

In casa deve esserci un colore principale, un colore secondario e un colore di accento.

A cui solitamente si aggiunge il colore del pavimento…

Il colore principale è quello che dovrebbe caratterizzare tutta la casa. Non ti nego che nei miei progetti il colore principale è quasi sempre un non colore, cioè il bianco.

Il mio consiglio generale è di utilizzare colori neutri e tenui come principali.

Il colore secondario è quello che dà il carattere alla casa. Se il colore principale è il fondo uniforme che quasi scompare, il colore secondario è quello che spicca.

Il colore di accento è quello che rompe le regole. Solitamente in contrasto con il secondario.

Ma come bilanciare tra di loro questi colori per evitare effetti improbabili?

Principio 2: usa la regola del 60 – 30 – 10

Questa è una semplice regola utile per disporre i colori in una casa:

Il 60% dello spazio deve essere del colore principale

Il 30% deve essere del colore secondario

Il 10% del colore di accento

Tendenzialmente su questa regola troverai scritto che il colore principale è quello delle pareti, il colore secondario è quello di tende/tappeti/arredi e il colore di accento è quello di cuscini e oggettistica.

Data questa regola di base io non concordo completamente.

Se il mio colore base è ad esempio il bianco (cosa che consiglio quasi sempre per le pareti), il colore secondario non deve essere limitato solo a tende, tappeti e arredi.

Invece dovrebbe essere esteso anche alle pareti. Sempre facendo attenzione a rispettare le proporzioni 60-30-10.

Altro accorgimento da utilizzare è declinare i colori secondo una palette (che vedremo al prossimo punto).

Cioè se il tuo colore secondario è blu, puoi pensare di declinarlo in varie tonalità.

Principio 3: costruisci una (o più) palette colori

Una palette colori è un insieme di colori armonizzati tra di loro da declinare all’interno della casa, sia su elementi edilizi (muri, pavimenti, soffitti, etc.) sia negli arredi.

A me piace lavorare con una palette colori di base da applicare all’intera casa, a cui fare delle variazioni in ambienti specifici.

Ad esempio nelle camere da letto, in particolare quelle dei bambini, non si può utilizzare le stesse tonalità utilizzate nel resto della casa. In questi casi tendo a portare un colore comune a tutta la casa (spesso anche solo quello del pavimento) e poi declinare nuovi colori in questi ambienti.

In fondo all’articolo ti metto il link ad un libro dove puoi trovare oltre sessanta palette colori.

Principio 4: abbinare i colori

Non è che i due o tre colori che caratterizzeranno casa tua possono essere scelti a caso.

Ci sono delle regole da seguire per armonizzarli.

La teoria del colore è complessa. Non la possiamo riassumere in poche righe. Però qualche dritta la possiamo sfruttare.

Un primo consiglio te l’ho già dato in relazione al colore principale: tendenzialmente utilizza il bianco o un colore neutro.

Questo non perché sia un male utilizzare un colore forte dominante in tutta la casa, ma perché queste scelte tendono a stancare velocemente.

Soprattutto quando in una ristrutturazione c’è una progettazione integrata che lavora sia sugli elementi edilizi (le pareti) che sugli arredi, ottenere un risultato che non stancherà dopo poco tempo è fondamentale.

(a meno che tu non voglia riarredare casa ogni pochi anni…)

Detto ciò la scelta dei colori deve essere fatta in relazione al colore secondario e a quello di accento.

Qui sotto ti metto due immagini: il cerchio di Itten e il cerchio cromatico.

il cerchio di Itten e il cerchio cromatico

Sono due delle principali rappresentazioni dei colori.

Il cerchio di Itten è diviso in tre aree concentriche: in mezzo ci sono i tre colori primari (nel triangolo), questi sono circondati dai tre secondari (cioè ottenuti mescolando i primiari), ed infine esternamente ci sono i terziari (somma di primari, secondari e loro combinazioni).

Il cerchio cromatico riporta gli stessi colori (anche se in realtà sono il doppio), ma procedendo dall’esterno verso il centro vi è una variazione di luminosità (quantità di bianco presente nel colore) mantenendo il medesimo colore.

Come vedi si tratta di colori molto accesi e che difficilmente (almeno mi auguro) troveranno spazio in casa tua.

Però utilizzerai tonalità differenti di questi colori e sulla base del cerchio cromatico è possibile dare delle regole di abbinamento.

Consideriamo di lavorare con due o tre colori in casa.

Per abbinarli puoi usare le seguenti regole:

  • Usi colori adiacenti (cioè scegli un colore e quello che si trova di fianco)
  • Usi colori adiacenti estesi (cioè scegli un colore e non quello che si trova di fianco ma ti sposti di due colori)
  • Usi colori complementari, o opposti (cioè scegli il colore e quello esattamente all’opposto nel cerchio)
  • Usi colori complementari divergenti, cioè scegli un colore, prendi il complementare e ti sposti di lato di uno o due colori (in questo secondo caso usi uno schema chiamato “triadico”)

In questo modo molti colori sono automaticamente esclusi dagli abbinamenti: il giallo ad esempio non dovrebbe stare con l’azzurro o con l’arancione (o almeno con determinate tonalità di azzurro e arancione).

Principio 5: colori caldi o colori freddi? È una questione psicologica…

Non ho una risposta da darti.

Nel senso che, come per le luci, in casa io userei prevalentemente colori caldi perché ritengo importante creare un ambiente in cui sentirsi protetti.

Ma la tonalità dei colori è una questione di percezioni psicologiche.

I colori caldi hanno generalmente l’effetto di eccitare la mente. Quelli freddi di calmarla.

Però va anche considerato di quali colori si parla…

Perché se non c’è dubbio che un rosso e un giallo siano colori che possono eccitare, il marrone (con tutte le sue declinazioni) pur essendo caldo è calmante.

Allo stesso modo il blu o il rosa pallido sono colori calmanti…ma se il blu diventa elettrico e il rosa diventa fucsia hanno l’effetto opposto.

Principio 6: un colore condiziona tutto l’ambiente

Con questa affermazione non intendo che se dai un colore ad una parete questa spiccherà sulle altre.

Ma che potrebbe letteralmente colorare l’atmosfera.

Il motivo è che tutte le superfici sono riflettenti. Anche quelle opache.

Cioè riflettono parzialmente i colori che li circondano.

Questo è particolarmente vero soprattutto per i colori molto chiari o per il bianco.

Così se fai una parete rossa in mezzo a tante pareti bianche, aspettati che queste ultime, in prossimità della parete colorata, restituiranno un po’di quel colore. Dando una tonalità a tutta la stanza.

Solitamente più è carico un colore più influenza l’ambiente.

Per questo le stanze colorate con tonalità forti spesso danno una sensazione di disagio.

Riepiloghiamo le regole-base

Posto che non abbiamo fatto un trattato completo sulla scelta dei colori in casa, e che non dobbiamo essere rigidi su quanto detto, riassumiamo in poche righe le regole che abbiamo dettato:

  1. Scegli tre colori, principale, secondario e accento, e declinali secondo la regola del 60/30/10
  2. Scegli colori adiacenti o contrapposti sul cerchio cromatico
  3. Sulla base dei colori scelti costruisci una o più palette con varie tonalità

Se segui queste regole otterrai una casa con colori equilibrati e gradevoli.

LE RISORSE PER UNA CASA CHE ADORERAI

i libri consigliati per approfondire la luce e il colore

Nei paragrafi precedenti abbiamo visto alcune regole pratiche per ottenere una buona illuminazione e degli abbinamenti di colori corretti in casa.

Non prenderli come dogmi su cui essere intransigenti ma come spunti per creare l’atmosfera che ti rappresenta al meglio. Fermo restando che il supporto di un professionista è fondamentale.

Per chiudere questo articolo voglio condividere con te alcuni libri che potrebbero interessarti

Libri sull’illuminazione

I libri sull’illuminazione sono molto tecnici…sono dedicati ai professionisti e ti consiglio di prenderli solo se vuoi approfondire molto l’argomento.

Te ne riporto tre…

Interior Lighting

è un libro tecnico (come tutti quelli sull’illuminazione) che tratta anche le ultime novità nel settore dell’illuminotecnica.

Illuminazione degli interni

Questo libro è il meno complesso dei tre e ha un capitolo molto interessante con degli esempi pratici.

Lezioni di illuminotecnica

Probabilmente è il testo più complesso. Però affronta argomenti interessanti come l’ottica (anche il funzionamento dell’occhio umano) e la teoria del colore.

Libri sul colore

In merito al colore ti consiglio alcuni libri più leggeri.

Progettare con la luce e il colore

Questo è l’unico libro che tratta entrambi gli argomenti (luce e colore). Si tratta di un testo abbastanza semplice anche se non da nozioni pratiche.

Il colore nell’arredamento

Questo è il libro in cui ci sono le tavolozze dei colori di cui ti parlavo. L’autore è il presentatore di un noto programma inlgese sulla ristrutturazione.

NB: scopro che questo libro mentre scrivo l’articolo non è più disponibile…spero lo sia presto perché lo ritengo un utile riferimento.

Abitare consapevole

Questo è un libro in cui il colore rappresenta solo una parte.

In realtà è un libro sul feng shui, disciplina orientale dedicata alla casa, in cui il colore rappresenta un aspetto fondamentale.

Rappresenta un prezioso manuale per chi vuole avvicinarsi a questo mondo.

Cromorama

Cromorama è un libro fantastico. Non è strettamente legato al design di interni ma tratta del colore a 360°.

Si tratta di uno dei pochi libri che mi ha entusiasmato e che bisognerebbe leggere a prescindere dai propri interessi.

Buona lettura!

mailling list per ristrutturare casa

L’articolo Come usare luce e colore per ottenere una casa bella e confortevole nella tua ristrutturazione sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | la corretta pianificazione e gestione della ristrutturazione.

30 Dicembre 2020 / / Design

Da quando a maggio 2020 il superbonus ha promesso di ristrutturare casa gratis solo migliorando di due classi energetiche il proprio immobile, tutti sono diventati esperti di efficienza energetica.

Dai progettisti che dall’oggi al domani si sono re-inventati termotecnici senza averne reali competenze, fino ai privati cittadini che ormai disquisiscono di impianti, isolamenti e involucro con la stessa facilità con cui commentano le partite della domenica.

In realtà l’efficientamento energetico è qualcosa di molto complesso, sia a livello normativo che pratico.

Siccome di articoli su come efficientare casa ne puoi trovare a migliaia, in questo ti parlerò di una cosa differente.

Cioè cercheremo di capire come ragiona la legge sull’efficienza energetica e perché applicarla alla lettera non è sempre la soluzione migliore per il tuo benessere (e il tuo portafoglio…).

mailling list per ristrutturare casa

È giusto che ti faccia una premessa: io sono un architetto, non mi occupo direttamente di termotecnica e non ho particolari specializzazioni nell’ambito dell’efficienza energetica.

E non sono uno dei progettisti che si sono re-inventati termotecnici da quando c’è il superbonus…

Già perché ti ribadisco che non sono cose banali, e quando si pensa all’efficientamento di un edificio o di un immobile è importante rivolgersi alle persone con le giuste competenze.

Perché ti parlo di efficienza energetica allora?

Perché l’efficientamento energetico è una parte del progetto di ristrutturazione, ed è assolutamente importante. Ogni tecnico che possa definirsi tale deve avere almeno le basi per non sbagliare completamente progetto.

In tutti i miei interventi l’efficienza è una parte che imposto sempre io. Decido cosa fare e conosco quali sono i risultati che posso ottenere.

Ma una volta impostato il progetto, nel mio team di lavoro c’è un ingegnere specializzato a cui passo il mio progetto per le verifiche di legge e con cui mi confronto per apportare le modifiche necessarie (o stravolgerlo se necessario…).

Te lo dico perché ci tengo a sottolineare che ogni tecnico ha le proprie competenze.

Quando ti ritrovi di fronte ad uno del tipo “so tutto io”, scappa a gambe levate.

Tornando a noi, le mie minime competenze nell’ambito dell’efficienza energetica le ho acquisite studiando tanto, seguendo dei corsi, progettando e confrontandomi con colleghi specializzati.

E ho capito una cosa: alla classificazione energetica non interessa il tuo benessere in casa ma ha altri obiettivi.

Il benessere è un accidente che spesso accade…ma che potrebbe anche non accadere.

Provo a spiegarti perché….

EFFICIENZA ENERGETICA: COME RAGIONA LA LEGGE

Efficienza energetica: la legge

Tutto il sistema dell’efficienza energetica è legato alle classi energetiche.

Non serve certo questo mio articolo per dirti cosa sono. Puoi trovarne a centinaia in rete che lo fanno bene.

Se ti serve un buon riassunto vai su questo articolo di Pedago sulle classi energetiche, è scritto bene e in modo sintetico.

Le classi energetiche individuate dalla legge sono 10 e vanno dalla G alla A4, dove A4 è la migliore e G è la peggiore.

Probabilmente se pensi a quale classe energetica possa avere casa tua la prima cosa che pensi è:

“pago delle bollette per il riscaldamento quanto il PIL di San Marino e comunque batto i denti dal freddo in inverno…per forza ho una classe energetica scarsa”

Ma la classe energetica non si calcola sulla base delle bollette che paghi.

Per assurdo potresti comunque pagare bollette molto alte e avere una casa con un’ottima classe energetica.

Mentre scrivo (dicembre 2020) sto affrontando la ristrutturazione di una villetta a schiera che attualmente è in classe C. Quindi una buona classe energetica…(diciamo sufficiente…)

Eppure il proprietario si lamenta di avere zone della casa molto fredde e di pagare bollette salate.

Per capire come funziona la classificazione energetica devi conoscere un concetto che per la legge è fondamentale: cioè il consumo di risorse energetiche non rinnovabili.

La classificazione energetica di una casa è tanto più alta quanto meno risorse energetiche non rinnovabili consuma.

Un bel casino eh?

Per questo dobbiamo approfondire due concetti:

  1. Come funziona una casa
  2. Cosa sono le risorse energetiche rinnovabili e non rinnovabili

Come funziona una casa

Efficienza energetica: come funziona una casa?

Casa tua è un posto che ti deve proteggere dalle intemperie, ti deve tenere caldo in inverno e fresco in estate.

Per fare tutto ciò è formata da un “guscio” che ti protegge dall’esterno, che viene comunemente chiamato involucro edilizio.

L’involucro in sostanza sono le pareti, le finestre, i tetti, i solai…tutto quello che ti divide dall’esterno.

Questo involucro ti protegge dalle intemperie ma anche dal freddo in inverno e dal caldo in estate.

Almeno in parte.

Perché sai meglio di me che le sottili pareti delle case costruite negli anni sessanta o settanta, oppure gli infissi con un solo vetro, proteggono ben poco.

Per questo ci sono gli impianti che riscaldano la casa in inverno e, se presenti, la raffrescano in estate.

Quindi in una casa, dal punto di vista energetico, abbiamo due macro-elementi:

  • L’involucro
  • Gli impianti

Chiaramente gli impianti hanno bisogno di energia per funzionare. Non è che producono calore dal nulla con la sola imposizione delle mani.

Devono utilizzare delle risorse energetiche…risorse che possiamo prendere dall’unico posto possibile: l’ambiente esterno.

Ecco che arriviamo al secondo punto, cioè:

Cosa sono le risorse energetiche rinnovabili e quelle non rinnovabili

Fonti energetiche

Più che di “risorse” si parla di fonti energetiche.

Partiamo da quelle non rinnovabili:

  • Petrolio
  • Carbone
  • Gas (metano)
  • Uranio
  • Combustibile da rifiuti

Col petrolio ci facciamo la benzina, col carbone produciamo altra energia (p.e. elettrica), col gas ci scaldiamo le case, con l’uranio ci facciamo le centrali nucleari e con il combustibile da rifiuti funzionano i termovalorizzatori.

Perché sono considerate non rinnovabili?

In realtà sono rinnovabili…ma per rinnovarle (cioè produrne di nuove) ci vogliono ere geologiche. Tempi che né io né tu possiamo nemmeno immaginare.

Quindi non sono infinite: non è che possiamo scavare pozzi sperando di trovare petrolio all’infinito. Sono risorse che si vanno esaurendo (ancora qualche decennio e saranno finite) e costeranno sempre di più.

Inoltre inquinano: sono tutte fonti che per fare il loro lavoro (cioè produrre l’energia che ci serve) devono bruciare (ad eccezione dell’Uranio che ha altri problemi).

Bruciando producono (anche) anidride carbonica che crea l’effetto serra e il riscaldamento globale…

Non approfondisco ulteriormente perché non credo di avere i titoli per fare una lezione su queste cose.

Riassumendo: quando bruciamo le fonti non rinnovabili consumiamo risorse del pianeta e inquiniamo. E la legge (giustamente) ci dice che non è cosa buona e giusta.

Le energie rinnovabili invece sono quelle che potremmo consumare in quantità illimitata senza problemi.

Sono state definite da leggi e direttive europee. E sono:

  • Sole
  • Vento
  • Energia idraulica
  • Geotermia
  • Maree
  • Moto ondoso
  • Rifiuti organici
  • Energia aerotermica (aria)
  • Energia idrotermica (acqua)
  • Energia geotermica (terreno)

Tra poco vedremo che le ultime tre sono particolarmente importanti per l’efficienza energetica.

Queste energie, oltre ad essere disponibili in modo illimitato (in particolare quella del sole), per funzionare non richiedono di bruciare nulla, e quindi non producono inquinamento.

Pertanto sono illimitate e pulite. E il loro utilizzo è premiato dalle leggi sull’efficienza energetica.

Sì, ma come?

Come la legge premia le fonti rinnovabili

Fonti energetiche rinnovabili premiate

Ci stiamo addentrando in un contesto abbastanza complesso. E non è mio scopo complicare le cose.

Quindi faremo alcune semplificazioni necessarie.

Comunque ti sto per dire cose che la maggior parte dei professionisti là fuori ancora non ha capito (ad eccezione dei termotecnici sia chiaro…)

Stranamente la legge premia le fonti rinnovabili…escludendole dalla classificazione energetica!

Cioè ci dice:

“casa tua ha una classe energetica tanto più alta quanto meno consuma di fonti non rinnovabili per garantirti le condizioni minime di benessere”

In sostanza: meno combustibili fossili consumi meglio è.

(e hai solo due modi per non utilizzare fonti non rinnovabili: o non utilizzare nulla o utilizzare fonti rinnovabili)

Siccome il combustibile fossile per eccellenza usato nelle case è il metano delle classiche caldaie a gas, è chiaro che l’obiettivo è diminuirne l’utilizzo.

(non è l’unico…ma stiamo semplificando eh!)

Ma come si fa?

La legge ci dà due alternative (che possono anche coesistere):

  • Intervenendo sull’involucro
  • Intervenendo sull’impianto

Intervenire sull’involucro significa isolarlo maggiormente.

Una casa più isolata richiede meno energia per essere riscaldata, quindi meno utilizzo di combustibile fossile.

Intervenire sull’impianto significa, in prima istanza, passare a caldaie che usano fonti energetiche rinnovabili e in seconda istanza utilizzare caldaie a gas più efficienti.

Quindi l’intervento più premiante a livello di classificazione energetica è isolare bene la casa e scaldarla con un impianto che usa solo fonti rinnovabili.

Tanto per capirci:

isolamento di pareti e tetti + infissi nuovi + riscaldamento a pompa di calore + fotovoltaico = intervento perfetto.

Già, perché la pompa di calore utilizza (in gran parte) una fonte rinnovabile per riscaldare. E non è l’energia elettrica…

Perché le pompe di calore sono considerati impianti ecologici?

Cosa sia una pompa di calore non servo certo io a spiegartelo: hai un climatizzatore che in inverno fa anche caldo?

Ecco: hai una pompa di calore. (Per i sapientini: ricordatevi che stiamo semplificando…)

Le pompe di calore sono principalmente elettriche (esistono anche quelle a gas…ma non ci interessano e rappresentano una frazione minuscola del mercato).

La cosa positiva di tutti gli apparecchi che funzionano ad elettricità è che non producono fumi di scarico come le caldaie.

Quindi niente riscaldamento globale dovuto alla produzione di anidride carbonica.

Ma l’elettricità non è una fonte energetica rinnovabile.

Per capirlo bisogna capire anche come viene prodotta l’energia elettrica…

Come si produce l’energia elettrica

Penso sia chiaro che l’elettricità non si trova in natura…va prodotta (a differenza di petrolio, gas, carbone…).
E le statistiche ci dicono che per produrre elettricità ci sono vari metodi:
– Centrali nucleari (non rinnovabili -> sfrutta fonti che si vanno esaurendo)
– Bruciare carbone/petrolio/gas (non rinnovabile -> sfrutta fonti che si vanno esaurendo)
– Idroelettrico (rinnovabile -> sfrutta l’acqua per creare elettricità)
– Eolico (rinnovabile -> sfrutta il vento per creare elettricità)
– Fotovoltaico (rinnovabile -> sfrutta il sole per creare elettricità)

Le statistiche del 2019 ci dicono che:
– Il 37% dell’energia elettrica mondiale è prodotta bruciando carbone (non rinnovabile)
– Il 24% dell’energia elettrica mondiale è prodotta bruciando gas (non rinnovabile)
– Il 3% dell’energia elettrica mondiale è prodotta bruciando petrolio (non rinnovabile)
– Il 10% dell’energia elettrica mondiale è prodotta col nucleare (non rinnovabile)

Quindi il 74% dell’energia elettrica mondiale non è prodotta da fonti rinnovabili.

E di questa il 64% è prodotta immettendo nell’aria anidride carbonica.

Tutto questo te lo dico non per affermare che l’energia elettrica sia il male. Anzi è il futuro e uno degli obiettivi mondiali è diminuire (e annullare) nel tempo la produzione di energia elettrica da fonti non rinnovabili.

Ma ti ho riportato questi dati per dimostrarti che al momento l’elettricità non è una fonte energetica totalmente rinnovabile, ma solo parzialmente.

E che la legge sulla classificazione energetica degli edifici italiana di questa cosa ne tiene conto.

Infatti se installi una pompa di calore ti dice comunque che stai consumando fonti non rinnovabili.

mailling list per ristrutturare casa

Ma se l’elettricità con cui funziona una pompa di calore non è una fonte energetica rinnovabile…perché una pompa di calore viene considerata un sistema di riscaldamento e raffrescamento più ecologico rispetto a una caldaia a condensazione?

Perché la fonte energetica rinnovabile che sfrutta non è l’elettricità.

La fonte energetica rinnovabile utilizzata dalle pompe di calore

A seconda della tipologia, le fonti rinnovabili utilizzate da una pompa di calore sono:

  • L’aria
  • L’acqua
  • Il terreno

(ti ricordi l’elenco che abbiamo fatto poco fa sulle fonti rinnovabili?)

Per la precisione: il calore contenuto nell’aria, il calore contenuto nell’acqua, il calore contenuto nel terreno.

Siccome la maggior parte delle pompe di calore domestiche in commercio sfruttano l’aria come fonte energetica rinnovabile, ci concentriamo su questa tipologia.

Capisco che capire come faccia una pompa di calore a sfruttare l’aria esterna per scaldare un ambiente, soprattutto quando in inverno l’aria esterna è la causa del freddo, non sia immediato.

In realtà anche io per anni non l’ho capito (ammetto che al corso di fisica tecnica dell’università non ero molto attento…).

Ma anche sotto zero l’aria ha sempre una parte di calore da sfruttare…lo so sembra assurdo ma è così.

Sia chiaro: più è fredda l’aria minore è la quantità di calore a disposizione…ma le pompe di calore sono in grado di sfruttare quel calore e di portarlo alla temperatura che ci interessa.

Certo non lavorano a tutte le temperature…in climi molto freddi hanno dei problemi…ma in generale riescono a funzionare anche in zone non particolarmente calde (per esempio la pianura Padana).

Il sistema con cui le pompe di calore riescono ad estrarre il calore dall’aria è un compressore azionato elettricamente (ecco l’utilizzo dell’energia elettrica).

In pratica le unità esterne che vedi un po’ dappertutto (come quelle dei normali condizionatori) sono delle enormi ventole che convogliano l’aria verso uno “scambiatore di calore”, cioè delle lamelle metalliche dentro cui passa del liquido refrigerante.

Questo liquido refrigerante prende il calore dell’aria e il compressore lo comprime scaldandolo (ogni cosa che viene compressa si scalda). Così il calore generato viene ceduto al circuito di riscaldamento.

Abbiamo scoperto che per fare questa cosa non ci vuole poi così tanto “lavoro” (cioè energia elettrica), soprattutto per le moderne pompe di calore ad alta efficienza.

Questo, a grandi linee, è il funzionamento di una pompa di calore. Ed è motivo per cui una pompa di calore è considerata rinnovabile rispetto ad una caldaia a condensazione: utilizza in gran parte il calore contenuto nell’aria.

Considera che se una caldaia a condensazione sfrutta il 100% di fonte energetica non rinnovabile, per una pompa di calore poco efficiente arrivare al 50% non è un grosso problema.

E quindi viene “premiata” nella classificazione energetica.

Vediamo però dove tutto il sistema che sta alla base dell’efficienza energetica pecca e dove quindi devi fare molta attenzione…

CASA EFFICIENTE MA POCO CONFORTEVOLE E CON BOLLETTE SALATE…

Efficienza energetica ma casa fredda

I ragionamenti che faremo in questo paragrafo sono legati alle detrazioni fiscali e a quello che ti raccontano in giro i fornitori e rivenditori di impianti.

Mentre scrivo queste parole siamo nel pieno del superbonus 110%…una misura che ritengo folle (ma te ne ho già parlato in questo articolo) per cui puoi ricevere una montagna di lavori in regalo se migliori di almeno due classi energetiche la tua casa.

In realtà tutto il sistema di detrazioni fiscali legati all’efficientamento energetico è legata al miglioramento della classificazione energetica.

Come abbiamo detto le pompe di calore sono per legge sistemi più efficienti rispetto alle caldaie a condensazione (naturalmente pompe di calore di buona qualità…).

Quindi, in linea di principio, sostituire un impianto a gas con uno a pompa di calore secondo la legge porta ad un miglioramento energetico della casa.

E dal punto di vista del legislatore tutto ciò ha una logica: infatti con la pompa di calore consumi meno fonti non rinnovabili (ricordi? Ci vuole poco lavoro per scaldare l’aria esterna…quindi minor consumo elettrico), e non produci anidride carbonica (niente fumi di scarico dalla pompa di calore)…cosa c’è di meglio?

Probabilmente solo sostituendo il tuo impianto di riscaldamento con uno a pompa di calore potresti anche consumare meno in bolletta (ma non è detto…).

Questo i rivenditori di pompe di calore l’hanno capito bene…infatti col superbonus si stanno sprecando promesse di miglioramento di due classi energetiche semplicemente mettendo una pompa di calore e un fotovoltaico.

(NB: col fotovoltaico copri parte dei consumi elettrici della pompa di calore ecco perché è proposto insieme)

Pensa che, se hai i termosifoni e non vuoi cambiarli, esistono anche i cosiddetti sistemi “ibridi”: cioè che abbinando la pompa di calore ad una caldaia a condensazione e ti consentono di continuare ad usare i vecchi termosifoni.

(I termosifoni lavorano ad almeno 60° mentre le pompe di calore non superano i 55°…la caldaia a condensazione dà la scaldata finale all’acqua che circola nei termosifoni. Tutto ciò consumando molto meno gas)

Tutto ciò effettivamente spesso consente di migliorare di due classi energetiche una casa (come richiesto dal superbonus). E in ogni caso consente di accedere alle detrazioni fiscali per l’efficientamento energetico.

Ma tu ci stai bene dentro quella casa?

Come vedi tutti i ragionamenti fatti nelle ultime righe parlano solo di impianti ma snobbano completamente un aspetto fondamentale: il benessere interno degli ambienti.

Non è questo il tuo obiettivo?

Se la casa prima era fredda nonostante il riscaldamento che andava a palla non è detto che cambiando l’impianto la situazione migliori.

Oppure potrebbe migliorare ma non avresti poi questi grandi miglioramenti a livello di bollette (ci sono persone che si lamentano di pagare bollette più care di prima con un impianto nuovo…).

“Eppure adesso la mia casa è in classe B!”

Sai quante volte leggo di persone che hanno cambiato gli impianti di riscaldamento e dicono di non aver avuto alcun beneficio sui consumi.

Perché?

Il tuo obiettivo deve essere differente da quello della legge!

L’obiettivo della legge lo abbiamo già visto: diminuire il consumo di risorse non rinnovabili e di conseguenza l’inquinamento che produce una casa.

Pertanto nel valutare l’efficientamento energetico controlla principalmente se i tuoi interventi hanno diminuito il consumo di fonti non rinnovabili.

E cambiare un impianto con un altro a pompa di calore è sufficiente a questo scopo.

Ma allo Stato non gliene frega nulla se poi in casa hai comunque freddo…quelli sono fatti tuoi.

Anzi…per gli obiettivi nazionali sarebbe meglio se tu non avessi nessun impianto: non consumi nulla, non inquini…

Tu invece immagino voglia stare bene in casa tua.

Oltre a non spendere in bollette quanto un PIL nazionale.

Quindi devi ragionare in modo differente rispetto alla legge e intervenire secondo le priorità adatte a te.

Se in casa tua c’è freddo nonostante l’impianto di riscaldamento che va a palla, quasi sicuramente il problema è che tutto il calore che produci viene disperso velocemente all’esterno. Attraverso muri, solai e finestre.

Quindi devi pensare come prima cosa ad isolarti:

  • Cappotto termico, isolamento interno, isolamento in intercapedine
  • Infissi

E quando intervieni sull’involucro devi anche capire dove stanno i tuoi maggiori problemi: estate o inverno?

Proteggersi dal freddo è diverso da proteggersi dal caldo…

Solo dopo devi pensare ad ottimizzare l’impianto di riscaldamento.

E per questo va assolutamente bene l’impianto a pompa di calore (io ne sono un grande sostenitore).

Chiaramente l’idea classica di un impianto del genere è il classico split…ma ti assicuro che esistono sistemi più efficienti e raffinati (sia esteticamente che nella gestione del calore).

Ad esempio impianti canalizzati e impianti idronici (utili anche per il riscaldamento a pavimento).

E dopo tutto questo devi pensare anche alla qualità dell’aria.

Infatti un buon isolamento tende a sigillare la casa…così gli spifferi che prima ti davano tanto fastidio ora non ci sono più. Ma quegli spifferi facevano anche circolare l’aria…che ora non circola.

Spesso nelle case fortemente isolate si formano muffe e condense proprio perché l’aria non circola…

Dovresti quindi valutare l’installazione di un impianto di ventilazione meccanica (vmc). Fondamentale per garantirti di avere aria pulita senza dover aprire le finestre quando fuori è sotto zero.

Un approccio integrato

Casa tua, anche se è un mini appartamento, è un ambiente complesso.

Non basta il consiglio di un rivenditore e/o installatore di climatizzatori per ottenere un miglioramento del benessere interno accettabile.

Così come non va bene quello di un’impresa specializzata in cappotti termici. O quello di un rivenditore di infissi.

Non voglio sembrare monotono su un punto che ho ribadito mille volte su ristrutturazione pratica: hai bisogno di un progettista.

Un tecnico che possa fornirti le migliori soluzioni per il benessere dentro casa tua.

A lui non interessa venderti il cappotto o l’impianto.

A lui interessa darti una casa in cui starai bene.

Mentre scrivo questo articolo, come la quasi totalità dei miei colleghi, sto affrontando un progetto legato al superbonus.

Il cliente voleva “mettere una pompa di calore e cambiare gli infissi. E magari il fotovoltaico (nda che fa tanto figo)”. Giusto per sfruttare questo “regalo” dello stato.

E vari rivenditori gli avevano detto che andava bene così.

Ognuno cercava di vendergli il suo sistema.

Io (con il mio termotecnico) gli ho detto no. Abbiamo fatto un’analisi della casa e stiamo progettando un intervento che prevede: cappotto, infissi, pompa di calore, ventilconvettori, fotovoltaico. E se riusciamo anche VMC.

Il progettista è una delle figure principali del sistema per pianificare e gestire la ristrutturazione di cui parlo nel manuale “Ristruttura la tua casa in 7 passi”.

Se vuoi prendere in mano la tua ristrutturazione e non lasciare che siano altri a decidere gli interventi da fare perché sono quelli da cui ci guadagnano di più, vai qui:

Ristruttura la tua casa in 7 passi  

mailling list per ristrutturare casa

L’articolo Gli interventi per migliorare la classe energetica di casa tua sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | la corretta pianificazione e gestione della ristrutturazione.

25 Dicembre 2020 / / Design

La maggior parte delle persone che compra casa è consapevole che dovrà ristrutturarla. Acquistare e ristrutturare è un’operazione ormai diffusa.

Infatti il patrimonio edilizio italiano è ormai abbastanza datato, oltre l’80% delle case ha più di trent’anni. E non è mai stata ristrutturata.

Ma un’operazione del genere raddoppia le difficoltà per chi la affronta.

Se devi acquistare e ristrutturare in questo articolo ti farò vedere quali sono gli aspetti su cui devi concentrarti e come non prendere degli abbagli.

mailling list per ristrutturare casa

Mi capita spesso di parlare con persone che stanno per acquistare una casa da ristrutturare. E sono arrivato alla conclusione che tutti affrontano questo passo senza sapere bene in cosa si stanno avventurando. Come soldati mandati al fronte allo sbaraglio.

C’è chi non ne vuole sapere di agenzie immobiliari convinto che “ma perché devo dare il 3% all’agenzia che non fa nulla”…sottostimando in modo pericoloso la complessità del mercato immobiliare.

C’è chi invece si affida ciecamente alle agenzie immobiliari, senza sapere che (purtroppo) la maggior parte delle agenzie immobiliari non svolge bene il proprio lavoro. Che come quello di noi tecnici è di tutela dei propri clienti (nel suo caso due clienti: chi vende e chi compra).

Le persone infatti pensano (giustamente) che siano le agenzie immobiliari a doversi occupare di verificare che l’immobile sia in regola prima di metterlo sul mercato.

E allo stesso modo (stavolta sbagliando) pensano che le agenzie siano anche in grado di dare le giuste indicazioni sulla ristrutturazione che dovranno fare.

Ma la realtà è che la maggior parte delle agenzie immobiliari non esegue nemmeno le più basilari verifiche urbanistiche sull’immobile, finendo per mettere in vendita immobili con gravi abusi.

E allo stesso modo non è in grado di dare corrette informazioni sulle ristrutturazioni (o preferisce non farlo).

Spesso mi viene riferito di agenti che dichiarano cifre per ristrutturare nettamente al di sotto dei reali costi di mercato.

Certo, ognuno fa il suo gioco…è più facile venderti una casa se sai che dovrai spendere pochi soldi per ristrutturarla.

Ma tu devi avere le informazioni giuste per decidere se acquistare o meno un immobile. E un costo realistico di ristrutturazione è un parametro fondamentale…

Quindi se stai per comprare una casa da ristrutturare, ecco le tre cose su cui devi focalizzare la tua attenzione:

  1. Da chi stai acquistando (il proprietario o degli intermediari)
  2. La conformità della casa che stai acquistando
  3. La fattibilità e i costi dei lavori di ristrutturazione

In questo articolo ti darò delle regole chiare per aiutarti a non commettere errori. Partendo da una riflessione su come cercare gli immobili da acquistare.

DOVE TROVI UN IMMOBILE DA ACQUISTARE? AGENZIA O INTERNET

Acquistare: dove trovi una casa?

Ho appena espresso un’opinione poco lusinghiera sulle agenzie immobiliari. Ma nonostante ciò affidarsi a loro, e lasciar perdere il fai da te, in caso di compravendita è l’unica via da seguire.

Perché comunque le agenzie immobiliari fanno un lavoro prezioso, che non si limita a mettere in contatto compratori e venditori.

Invece c’è una cosa di cui puoi andare sicuro: i venditori non dicono mai tutta la verità sul proprio immobile.

Nemmeno alle agenzie immobiliari e alle volte nemmeno ai notai…

Cercano di tacere i problemi dei loro immobili a meno che non vengono messi alle strette: a partire da eventuali abusi fino a problemi “tecnici” tipo infiltrazioni, danni o lavori condominiali da pagare.

Chi fa così ignora che poi tutto quello taciuto potrebbe ritorcerglisi contro anche dopo molti anni (c’è un’ampia giurisprudenza di atti annullati o risarcimenti a carico di venditori).

Anche per questo un’agenzia immobiliare in grado di scremare le case invendibili da quelle vendibili è fondamentale.

Lo so che l’idea di risparmiarsi il 3% di commissione sul costo della casa è allettante, ma il gioco non vale la candela.

Un po’ come per le imprese “chiavi in mano”, 9 volte su 10 può andare tutto liscio…ma quella volta che va male sono dolori. E non puoi sapere se capita a te.

Il fai da te potrebbe costarti molto di più in problemi da risolvere o cause legali dopo l’acquisto.

Ad ogni modo la presenza di un’agenzia immobiliare non ti esonera dal fare tutto il possibile per tutelarti.

Vediamo quindi quali sono le verifiche che devi fare e i documenti che devi pretendere dal venditore quando decidi di acquistare una casa da ristrutturare.

COSA VA FATTO PER NON PRENDERE FREGATURE: GUIDA COMPLETA ALL’ACQUISTO E RISTRUTTURAZIONE DI UNA CASA

Acquistare e ristrutturare: una guida completa

Come dicevamo sono due le cose su cui devi concentrati quando cerchi una casa da acquistare e ristrutturare:

  • la verifica della conformità urbanistica ed edilizia dell’immobile;
  • la fattibilità e il costo della ristrutturazione.

In realtà ce ne sarebbe anche una terza: cioè devi cercare di sapere tutto il possibile sull’immobile in cui si trova l’appartamento che ti interessa.

Spendiamo qualche parola su tutti questi aspetti.

1. Verifica urbanistica/catastale immobile

verifica urbanistica prima di acquistare casa

Questo è il tasto dolente della quasi totalità degli immobili italiani.

Abusi più o meno gravi sono diffusi in modo capillare.

Dalla semplice parete spostata per allargare il bagno a veri e propri ampliamenti abusivi (ad esempio le verande…).

E il problema è che spesso i proprietari di casa che hanno fatto gli abusi non ne sono consapevoli.

Recentemente mi è capitato di dover fare un progetto in una casa che era stata condonata.

I proprietari, nel lontano 1980, avevano fatto un ampliamento abusivo. E grazie al condono del 1985 sono riusciti a mettere tutto in regola.

Ero convinto fosse tutto a posto, ma quando vado a verificare gli ambienti interni scopro che la divisione era completamente diversa dalla pianta depositata in Comune.

Si trattava comunque di un abuso non grave. Ma quando l’ho detto ai proprietari sono caduti dalle nuvole: erano convinti che potessero fare tutte le modifiche che volevano dentro casa senza dover fare pratiche edilizie.

E come loro lo sono la maggior parte delle persone in Italia.

Per questo verificare la conformità edilizia e catastale dell’immobile prima di fare un’offerta è importante.

Perché se scopri degli abusi dopo che hai acquistato hai poche alternative:

  • Chiedi l’annullamento dell’atto in caso di abuso insanabile
  • Sistemi tutto a tue spese e chiedi al vecchio proprietario di rimborsarti queste spese
  • Sistemi tutto a tue spese e non riesci ad ottenere nessun rimborso
  • Ti tieni l’abuso.

È inutile che ti dica come le opzioni più diffuse sono le ultime due.

Certo, se poi ti ritrovi nel primo caso…sai che possono venire a demolirti casa, o un pezzo di casa, in qualsiasi momento.

Spero di averti spaventato abbastanza in merito all’importanza della conformità degli immobili.

Adesso vediamo in cosa consistono queste verifiche e chi le deve fare.

Verifica di conformità urbanistica

In soldoni questa verifica accerta che la casa, o l’appartamento, come è nella realtà dei fatti corrisponde a come è negli atti depositati in comune.

Questi atti sono il permesso di costruire (o licenza edilizia) e tutte le modifiche fatte nel corso degli anni con altri procedimenti edilizi (DIA, SCIA, CILA).

Ponendola in modo banale: la pianta depositata in Comune deve corrispondere alla pianta reale.

Ma considera questa affermazione un’estrema semplificazione delle cose.

Ci sarebbero mille altre cose da dire in proposito, a partire da quali atti fanno realmente fede per stabilire lo “stato legittimo” dell’immobile.

E non è una cosa di cui tu puoi pretendere di avere la competenza. E nemmeno di verificare da solo.

Anche perché le verifiche andrebbero estese anche alla conformità di strutture ed impianti.

Non è uno scherzo.

Verifica di conformità catastale

Questa è più semplice da fare rispetto alla verifica urbanistica…ed è quella di cui di solito si accontentano agenzie immobiliari e notai.

Cioè si tratta di verificare che la piantina catastale e lo stato reale della casa coincidano.

Però attenzione ad un aspetto: ciò che conta sono gli atti presenti al Comune, non quelli del catasto.

Una piantina catastale non può attestare la conformità edilizia di un immobile. In gergo si dice che le planimetrie catastali non sono probatorie. Cioè non provano nulla.

Se la piantina catastale è uguale allo stato reale della casa ma la pianta depositata in Comune è diversa…c’è un abuso.

E ti assicuro che capita spesso che la planimetria catastale sia conforme mentre non lo sia quella del Comune: in passato (e ancora oggi) molte persone pensavano fosse sufficiente cambiare la planimetria catastale come conseguenza di una ristrutturazione.

Purtroppo è falso.

Quindi la piantina catastale deve essere conforme sia allo stato dei luoghi che agli atti depositati al Comune.

Chi fa la verifica urbanistico/catastale?

La verifica di conformità urbanistico-catastale è una relazione. E ti dico subito che non è una relazione obbligatoria per legge da allegare alle compravendite.

Si tratta solo di uno strumento di tutela per l’acquirente. (E in parte anche per il venditore…).

In fondo chi vorrebbe comprare una casa con degli abusi?

Detto ciò farla non è banale.

Bisogna come prima cosa fare il rilievo dell’immobile. Poi bisogna rintracciare tutte le pratiche edilizie, anche con accessi agli atti presso gli archivi comunali. E infine bisogna confrontare le cose.

Si tratta di un lavoro che può fare solo un tecnico. Anche perché interpretare le pratiche edilizie non è banale.

E naturalmente questa cosa ha un costo. Che non è irrisorio perché il tecnico che prepara la relazione assevera quello che scrive. E se assevera qualcosa di falso ne risponde personalmente e penalmente.

Una relazione di conformità urbanistica non dovrebbe mai costare meno di 1.500€. A salire a seconda della complessità del caso.

So che in giro ci sono professionisti che svendono questo servizio per poche centinaia di euro. Ognuno è libero di fare come meglio crede ma sulla veridicità di una relazione fatta per pochi euro non ci metterei la mano sul fuoco.

Chi la paga?

Questa domanda, se fossimo in uno Stato civile non avrebbe senso di esistere: naturalmente deve pagarla il venditore. Cioè l’attuale proprietario di casa.

Dovrebbe essere suo interesse non rifilare una sòla al compratore.

E poi una volta fatta vale per tutte le visite che verranno fatte all’immobile.

Però siamo in Italia e molti proprietari di casa si rifiutano di farla. Anzi, direi quasi tutti. Tanto un fesso che compra casa senza interessarsi della conformità lo trovano…

Di certo che sia la persona interessata all’acquisto a doverla pagare è assurdo: chi spenderebbe migliaia di euro per rischiare di venire a sapere che la casa a cui è interessato ha degli abusi e quindi non può comprarla?

E poi cosa dovrebbe fare questa persona interessata a comprarsi una casa: pagare una relazione di conformità per ogni immobile che visita?

Alla fine spenderebbe più di relazioni di conformità che per l’acquisto della casa…

Se fossi in te eviterei di prendere in considerazione immobili che non hanno una relazione di conformità urbanistica.

Lo so che così ti ritroverai a scartare il 90% degli immobili…però non averla è pur sempre un rischio.

mailling list per ristrutturare casa

2. Visura ipotecaria immobile

La visura ipotecaria di un immobile è come la sua carta di identità.

Pensa se acquisti una casa e dopo qualche anno sbuca fuori una persona che, atti alla mano, accampa diritti sulla casa che hai pagato a caro prezzo?

Sembra una situazione assurda ed inverosimile…ma non lo è.

L’atto di proprietà non è sufficiente per stabilire con certezza se l’immobile che ti interessa è di proprietà della persona che lo sta vendendo.

Lo so, sembra una supercazzola però è così.

Come sai gli immobili spesso passano di padre in figlio per questioni ereditarie. E ci potrebbero essere eredi che potrebbero vantare diritti sull’immobile che stai comprando.

Ma non solo: ci potrebbero essere ipoteche sull’immobile non chiuse, e quindi potrebbe presentarsi una banca o addirittura Equitalia a richiedere la casa che hai acquistato spendendo centinaia di migliaia di euro.

Quando acquisti una casa devi essere sicuro che il venditore abbia tutti i diritti sull’immobile e che nessun altro abbia diritti di nessun tipo sullo stesso immobile.

Questo si fa con una visura ipotecaria.

La possono fare tutti perché gli atti sugli immobili sono pubblici. Quindi puoi farla anche tu autonomamente.

Però spezziamo una lancia a favore delle Agenzie Immobiliari: su questo sono mediamente preparate.

In fondo non devono chiedere il permesso al proprietario di casa per farla e costa relativamente poco (qualche decina di euro).

Si richiede agli Uffici di pubblicità immobiliare (prima chiamate Conservatorie del registro immobiliare) e consente di conoscere, oltre al reale proprietario dell’immobile, se ci sono ad esempio contestazioni sulla proprietà dell’immobile, se ci sono ipoteche di qualsiasi natura (giudiziarie, legali o per mutui), se ci sono pignoramenti, se ci sono servitù di qualsiasi tipo (la più comune è la servitù di passaggio per i terreni senza sbocco su strada pubblica).

Tutte notizie che immagino vorresti sapere prima di comprare una casa…

3. Informati sull’edificio in cui si trova l’appartamento

Naturalmente questo vale se stai per acquistare una casa in condominio…

Sono varie le verifiche che dovrebbero essere fatte sull’edificio in cui si trova l’appartamento che ti interessa:

  • Verifica urbanistica
  • Lavori fatti/in corso d’opera/futuri
  • Problematiche note

Verifica urbanistica

Ti starai chiedendo “che c’entra la verifica urbanistica se ho già quella dell’appartamento?”

Hai ragione…ma dalla verifica dell’appartamento emerge se l’appartamento è in regola o meno.

Però ci possono essere abusi nell’edificio che esulano da quelli del singolo appartamento.

Ad esempio mi è capitato di trovare edifici con piani interi non presenti nei progetti depositati presso gli archivi comunali.

Oppure con torrini scale in copertura che si sono trasformati in mega attici.

Lo scopo della verifica urbanistica sull’edificio non è andare casa per casa a rompere le scatole alla gente per vedere se hanno fatto abusi.

In ogni edificio ci sono abusi di vario genere e quelli dentro le singole proprietà non ti interessano.

Quello che deve emergere dalla verifica urbanistica dell’edificio sono i macro-abusi:

  • Piani non dichiarati
  • Ampliamenti non dichiarati
  • Prospetti differenti

Devi conoscere queste cose non tanto perché la casa che stai per acquistare possa avere qualche tipo di problema se ci sono…ma perché prima o poi qualche ente potrebbe svegliarsi e dire al condominio “sistemate tutto”. E chiaramente saranno i condòmini a pagare…(quindi anche tu)

Oppure, se il condominio vuole fare lavori sull’edificio, devi sapere che non potete sfruttare le detrazioni fiscali perché la “conformità urbanistica” è un requisito indispensabile per accedervi.

E se decidete comunque di tentare la fortuna e chiedere le detrazioni fiscali anche in presenza di abusi…devi sapere che potrebbero venire a richiedertele con gli interessi.

Spesso le informazioni sulla conformità dell’edificio vengono inserite dentro le relazioni di conformità fatte per il singolo appartamento.

Nel caso non ci fossero…chiedi spiegazioni e non dare per scontato che sia tutto a posto.

Lavori

Il proprietario deve dirti se in passato l’edificio ha subito lavori di ristrutturazione, se sono stati già appaltati dei lavori, o se sono in corso di discussione altri lavori.

Chiaramente per i lavori passati non puoi pretendere che il proprietario sia la memoria storica del condominio, però alcune indicazioni dovrebbe essere in grado di dartele.

A te serve saperlo per avere quante più informazioni possibili sull’edificio.

Ad esempio, se hanno già fatto il cappotto non è il caso di essere informato?

Lo stesso vale per lavori in corso d’opera o già appaltati, oppure per lavori di cui si sta discutendo nelle assemblee condominiali.

In questi ultimi casi ti serve per sapere se dovrai sostenere delle spese aggiuntive in futuro.

E se il proprietario non sa darti una mano, c’è sempre l’amministratore, che dovrebbe sapere vita, morte e miracoli dell’edificio.

Problematiche ricorrenti

Scoprire le problematiche dell’edificio in cui si trova l’appartamento che ti interessa è difficile, se non abiti già al suo interno.

L’attuale proprietario potrebbe esserti di aiuto, ma difficilmente verrà a dirti cose che potrebbero farti desistere dall’acquisto.

E anche se chiami un tecnico di tua fiducia a dare un’occhiata, sarà difficile che riesca a darti una mano concreta.

Molte cose sono nascoste e si possono sapere solo vivendo dentro l’edificio.

Una situazione che mi capita spesso di riscontrare è la mancanza dello sfiato in copertura della colonna fecale e di un pozzetto sifonato alla sua base.

I problemi derivanti sono che i bagni puzzano e che dalla colonna fecale potrebbero arrivare rumori come rombi di motore.

Ma finché non vivi nel palazzo non lo puoi sapere…(a meno che non vai sul tetto a controllare…)

Questo è un esempio, ma potrebbero essercene molti altri come infiltrazioni, cantine che si allagano, etc…

Come fare a scoprirli?

Devi chiedere…al portiere, al proprietario, a qualche inquilino che incontri per le scale, all’amministratore, all’agente immobiliare…

Non è semplice, però è utile.

4.     Come valutare i lavori da fare

Acquistare e ristrutturare: valutare i lavori

Siamo arrivati alla parte che probabilmente ti interessa di più.

Cioè in questa casa che vuoi comprare…quanto ti costerebbe fare i lavori di ristrutturazione?

Ritengo impossibile, oltre che bugiardo, darti dei prezzi come se fossimo al mercato. Prima di arrivare alla stima dei lavori da fare sono necessari un rilievo e un progetto.

In ogni caso cerchiamo di darci alcuni criteri che possano esserti di aiuto.

 La prima cosa che devi stabilire sono, a grandi linee, i lavori da fare.

Certo, durante un sopralluogo riesci a concentrarti soprattutto sull’estetica della casa…difficilmente ti metti a guardare gli impianti…anche perché immagino che tu non abbia grandi competenze in merito.

Ma siccome non credo tu sia uno sprovveduto, immagino non sarà difficile per te intuire molte cose.

Quello che devi guardare durante il sopralluogo sono:

  • Distribuzione interna
  • Bagni
  • Cucina
  • Impianto elettrico
  • Impianto di riscaldamento
  • Infissi

Cosa di queste cose non va? Cosa è da rifare secondo te?

Io ti do i miei soliti consigli alla buona. Quelli che ho ripetuto in tanti articoli.

Posto che la distribuzione interna è una cosa personale (ma raramente ho trovato case con più di vent’anni avere una distribuzione interna decente), per tutto il resto diamo una regola:

Qualsiasi impianto che abbia più di 30 anni deve essere rifatto.

La stessa cosa vale per gli infissi.

Non ti parlo di porte interne, pavimenti e pitturazioni, perché si tratta di finiture legate a gusti personali.

Potrebbero benissimo piacerti pavimenti in piastrelle coi fiori degli anni ’70, mentre a me viene l’orticaria solo a guardarle…

Certo se l’impianto del bagno è vecchio dovrai buttarle quelle vecchie piastrelle…ma questo è un altro discorso.

Detto tutto ciò, una volta individuati alla buona gli interventi da fare, quanto ti costa farli?

Se chiedi all’attuale proprietario di casa ti dirà “la casa è in ottime condizioni, non ci sono lavori da fare”.

Se chiedi all’agente immobiliare ti dirà “c’è qualche lavoretto da fare ma la casa è stata ristrutturata da poco, non ci deve spendere molto”.

Se chiedi ad un’impresa, che furbescamente hai portato al sopralluogo per farti dare un consiglio, la risposta che ti darà è standard. Senza nemmeno guardare i lavori da fare e senza chiederti le tue aspettative, moltiplicherà la superficie indicativa della casa per una cifra variabile tra 300 e 500 €/mq e ti darà la risposta.

Se invece dell’impresa ti sei portato un tecnico al sopralluogo, potrebbe darti la stessa risposta dell’impresa, o più probabilmente raddoppiare o triplicare la cifra.

A chi credere?

Se ti interessa fare una stima non dico precisa ma molto vicina alla realtà in modo autonomo, basandoti su prezzi medi di ristrutturazione a seconda della tipologia di opere da eseguire, nel mio manuale “Ristruttura la tua casa in 7 passi” trovi tutte le indicazioni necessarie per farlo.

In ogni caso ti voglio dare una indicazione di massima anche qui.

Quello che devi fare, per non trovarti in difficoltà, è metterti nell’ottica peggiore, cioè quella in cui spendi di più.

E quindi in cui devi ristrutturare tutto quanto.

(Che poi ti assicuro che è la cosa da fare per la quasi totalità delle case.)

In quest’ottica una ristrutturazione completa costa almeno 800 €/mq.

Più iva e solo di lavori. Cioè opere edili, impiantistiche e finiture (piastrelle, infissi, porte, sanitari, pitturazioni…).

A questa cifra devi aggiungere il costo del tecnico (obbligatorio in ristrutturazioni complete) e quello degli arredi.

E ti sottolineo che stiamo parlando di almeno.

Non sono cifre che mi sono inventato ma che puoi trovare anche in alcune statistiche.

E questo con buona pace di chi spaccia ristrutturazioni a 249 €/mq o a 500 €/mq.

Se ti sembra troppo e “a questo punto me la costruivo nuova la casa”, tieni presente una cosa.

Costruire una nuova casa mediamente costa, di soli lavori, 1.500€/mq.

Di questa cifra circa 1/3 sono i costi delle strutture, quindi 500€/mq.

Rimangono 1.000€/mq per tutte le altre opere edili (muri, massetti, pavimenti, infissi, etc.) e impiantistiche.

Quando ristrutturi completamente una casa, l’unica cosa che non tocchi sono appunto le strutture, che già esistono. Oltre al muro di tamponamento esterno (anche se in un appartamento mi è capitato di rifare anche buona parte di questo muro).

Quindi come costi ci troviamo. Anzi, con 800€/mq sono stato anche un po’ basso.

mailling list per ristrutturare casa

Naturalmente stiamo parlando di una ristrutturazione di qualità buona, sia a livello di impianti che di finiture. Di quelle che non danno problemi a partire dal giorno dopo la sua conclusione.

Lo so che ti aspettavi molto di meno e come te lo aspettano tutti.

E sei libero di credere a chi dice che con 15.000€ si ristruttura tutta casa.

Però, giusto per darti una statistica, negli ultimi due anni il 55% delle persone che ha ristrutturato casa, ha sforato il budget preventivato.

E il 30% di queste persone l’ha sforato di più del 25%.

(fonte Houzz – 2020)

Ristrutturare casa ha un costo che prescinde da quello che tu ritieni giusto.

Quindi se devi farti i conti per acquistare e ristrutturare, è meglio che te li fai bene.

TRE PRINCIPI INVIOLABILI PER CHI ACQUISTA E RISTRUTTURA CASA

L’articolo è stato lungo e spero di averti dato alcune indicazioni utili.

Sarebbe stato possibile approfondire ancora di più, ma non è questo il posto.

Vorrei chiudere riassumendo i tre principi che devono guidarti nell’acquisto di una casa da ristrutturare:

  1. La casa deve essere in regola. Niente abusi
  2. Valuta attentamente anche l’edificio in cui si trova l’appartamento
  3. I costi di ristrutturazione vanno stimati per eccesso

Se sarai fermo su questi principi non avrai sorprese col tuo acquisto.

Se invece vuoi approfondire veramente come pianificare e gestire la ristrutturazione della casa che acquisterai c’è il manuale “Ristruttura la tua casa in 7 passi”.

Al suo interno trovi il processo amministrativo-edilizio corretto per ristrutturare casa.

L’unico corretto e che non trovi spiegato da nessuna parte.

mailling list per ristrutturare casa

L’articolo Acquistare e ristrutturare: una guida completa per non commettere errori sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | la corretta pianificazione e gestione della ristrutturazione.

20 Ottobre 2020 / / Idee

La pratica di sovrapporre un nuovo pavimento su quello esistente ormai è molto diffusa nelle ristrutturazioni.

Ma questa scelta è meno banale di quello che può apparire…

In questo articolo voglio dirti quali sono i costi, gli aspetti da tenere in considerazione e i compromessi a cui dovrai scendere se installi un pavimento sovrapposto.

mailling list per ristrutturare casa

La sovrapposizione del pavimento è una soluzione sempre più diffusa perché i proprietari di casa sono convinti, grazie a questa soluzione, di risparmiare somme importanti sui costi di ristrutturazione.

Questa convinzione di base è vera, anche se in molti casi non è affatto così.

In compenso sovrapporre un pavimento nuovo ad uno esistente comporta alcune problematiche tecniche e pratiche di cui ogni persona che si accinge a farlo deve essere a conoscenza.

Queste problematiche sono spesso date per scontate dai professionisti del settore, quindi raramente i clienti finali vengono informati.

Nei prossimi paragrafi non ti dirò tutto quello che trovi negli altri articoli…ma ti dirò tutto quello che non ti dice nessuno:

  • Costi
  • Problematiche
  • Compromessi

Io stesso sono stato un professionista che per anni non ha dato le giuste informazioni in merito. Con questo articolo espio le mie colpe.

COME SI INSTALLA UN PAVIMENTO SOVRAPPOSTO?

Qualsiasi cosa ti dirò nel resto dell’articolo sarebbe incomprensibile se prima non chiarissimo quali sono le modalità di installazione di un pavimento sovrapposto. Che sono due:

  1. Incollaggio
  2. Posa flottante

La prima metodologia non è molto diversa da quella di posa di un normale pavimento: si incolla il nuovo pavimento su quello preesistente.

Ed è adatto più o meno a tutte le tipologie di materiali: gres porcellanati, monocotture, legno…

La seconda metodologia invece non prevede un fissaggio meccanico del pavimento ma semplicemente appoggiarlo sopra il pavimento esistente.

In questo caso, per fare in modo che il tutto non si muova, è necessario che il pavimento si comporti come se fosse un unico pezzo. Quindi è impossibile farlo con le piastrelle.

Pertanto questa tipologia di posa può essere usata con pavimenti in legno e in laminato (guarda la mia guida al pavimento in legno per approfondire).

IL motivo è che il legno e il laminato sono formati da assi con una “maschiatura” che consente di incastrarle tra di loro.

sovrapposizione pavimento: maschiatura parquet

In questo modo si riesce a creare un piano di grosse dimensioni che si comporta come un oggetto unico. Quindi può essere semplicemente appoggiato sul pavimento sottostante.

Ci sono solo due accorgimenti da prendere per la posa flottante con laminato:

  • bisogna inserire un materassino sottostante, con funzione acustica, di isolamento e di ripartizione dei carichi;
  • su superfici molto grandi è necessario inserire dei “giunti di dilatazione”.

Questi sono dei listelli che interrompono la pavimentazione. Sono necessari poiché, proprio perché il pavimento in laminato si comporta come un “pezzo unico”, si dilata e si contrae come un pezzo unico.

Se non ci fossero questi giunti che consentono proprio tale dilatazione, il pavimento si alzerebbe in alcuni punti.

mailling list per ristrutturare casa

I COSTI DI UN PAVIMENTO SOVRAPPOSTO

Sono vari i motivi per cui le persone scelgono di installare un pavimento sovrapposto. I principali sono due:

  1. Evitare opere edili invasive
  2. Abbattere i costi

Il primo punto ha oggettivamente senso solo nel caso in cui si decida di montare un pavimento sovrapposto senza ristrutturare casa.

Infatti durante una ristrutturazione ci sono già opere edili e la casa deve essere sgombra…quindi avere opere edili invasive non è un problema.

Il secondo punto invece merita una riflessione a parte.

Spesso si crede che il costo sia solo quello di posa in opera, invece in molti casi non è così. Ci sono alcuni aspetti tecnici vanno ad influire sul costo finale di posa in opera dei pavimenti sovrapposti.

E te li voglio mostrare.

Lo faremo paragonando i costi di sostituzione di un pavimento con metodo classico, con quelli di sovrapposizione.

A tal proposito voglio chiarire un paio di punti.

Io vivo e lavoro a Salerno, quindi ho esperienza del mercato di questa zona…i costi a Milano potrebbero essere totalmente diversi (e lo sono). Lo stesso vale per le altre parti di Italia.

Quindi dai il giusto peso a quello che leggerai.

Inoltre considera che questi sono i costi di mercato, fatti da imprese che lavorano bene…non sono il cugino economico tuttofare…

Infine ipotizzeremo per fissi dei parametri che in realtà sono molto variabili:

  • lo spessore del pavimento+massetto esistenti supponiamo sia di circa 8cm;
  • le piastrelle che installiamo sono di qualità media e di dimensione indicativa 60x60cm.

Lavorazioni e costi nel caso di sostituzione della pavimentazione

Se togli il vecchio pavimento e ne metti uno nuovo hai questi costi:

  • Rimozione e smaltimento pavimento e massetto sottostante – circa 25 €/mq
  • Nuovo tappetino fonoisolante (occhio che questo non lo considera quasi nessuno ma è obbligatorio per legge…) – circa 8 €/mq
  • Nuovo massetto – circa 20 €/mq
  • Fornitura di nuovo pavimento – 35 €/mq (variabile a seconda di materiale e formato)
  • Posa in opera di nuovo pavimento – 35 €/mq (variabile a seconda di formato e materiale)

Totale: 123 €/mq

Lavorazioni e costi nel caso di sovrapposizione della pavimentazione con posa incollata

sovrapposizione pavimento

Se sovrapponi un pavimento in ceramica (gres porcellanato, monocottura….puoi vedere la guida al pavimento in gres per capirne di più), quindi incolli il pavimento hai i seguenti costi

  • Autolivellante (parziale o totale a seconda delle dimensioni della piastrella) per raccordare le differenze di quota – circa 8 €/mq
  • Fornitura di nuovo pavimento – 35 €/mq
  • Posa in opera di nuovo pavimento – 35 €/mq

Considerando che solitamente l’autolivellante è necessario su circa il 25% della superfice totale, possiamo dire che la sua incidenza reale al mq è di 2€.

Totale: 72 €/mq

Lavorazioni e costi nel caso di sovrapposizione della pavimentazione con posa flottante

sovrapposizione pavimento: posa flottante

Se metti un pavimento in laminato (il laminato di cui ti ho parlato nella guida al pavimento in legno) e lo sovrapponi con la posa “flottante”, hai i seguenti costi:

  • Tappetino di posa – 4 €/mq
  • Fornitura di nuovo pavimento (laminato economico) – 15 €/mq
  • Posa in opera di nuovo pavimento – 15 €/mq

Totale: 34 €/mq

(Nb: ci sarebbe anche il costo dei giunti di dilatazione…ma ha un’incidenza bassa sul costo finale e non lo consideriamo)

Attenzione: qui ho considerato un laminato economico…se metti un pavimento in legno prefinito puoi spendere quattro o cinque volte tanto (se non di più).

Ma posare in modo flottante un pavimento di pregio non ha senso…

Riassumendo, da una prima analisi è vero che spendi molto meno sovrapponendo un nuovo pavimento ad uno esistente.

Ma aggiungiamo alcune variabili che non vengono mai considerate.

Variabile 1 – le porte e i balconi

Se devi ristrutturare casa probabilmente cambierai anche le porte interne e magari anche i balconi (porte-finestre)…

In questo caso dovrai fare opere di muratura, sostituire i controtelai…e quindi non è un problema.

ma se invece decidi di tenere le vecchie porte e i vecchi balconi?

Probabilmente dovrai tagliare o adattare (leggi: alzare) le vecchie porte.

Questo lavoro costa almeno 40€ a porta. Tranne che per il portoncino di ingresso che può costarti fino a 200€.

Per i balconi, se sei fortunato e hanno una soglia alta, non devi fare niente (il pavimento sovrapposto va a battere contro la soglia).

Se invece sono senza soglia (cosa comune fino agli anni ’60) devi intervenire anche qui. Il costo a balcone potrebbe aggirarsi attorno agli 80€.

Variabile 2 – gli impianti

pavimento sovrapposto: tagi  in pavimento

Abbiamo detto che con la sovrapposizione del pavimento non devi togliere né il pavimento né il massetto esistenti. E questo è un bel risparmio…

Ma veramente non devi togliere neanche una piccola parte del vecchio pavimento?

Se stai solo mettendo un nuovo pavimento senza ristrutturare casa può anche essere vero…ma se stai ristrutturando realmente casa (quindi sposti muri e rifai gli impianti) la situazione cambia.

Le tubazioni di impianti idrici ed elettrici solitamente passano a terra, sotto i massetti.

Quindi dovrai far eseguire quelli che vengono chiamati “tagli a sezione obbligata” nella pavimentazione. Sono delle grandi tracce in cui viene tolto pavimento e massetto proprio per alloggiare i nuovi impianti.

Solitamente, quando rifai gli impianti, questi “tagli a sezione obbligata” occupano tra il 15% e il 20% della pavimentazione della casa.

C’è un problema però: il taglio a sezione obbligata è molto più costoso della normale demolizione di pavimento e massetto.

Si utilizzano delle seghe apposite e ci vuole molto più tempo.

Quindi la demolizione e lo smaltimento con taglio a sezione obbligata ha un’incidenza superiore rispetto alla demolizione e smaltimento di un intero massetto.

In un cantiere che ho chiuso recentemente il costo di questa operazione è stato di circa 65 €/mq.

A ciò devi aggiungere il massetto per riempire queste tracce, che abbiamo visto avere un costo di circa 25 €/mq.

Totale 90 €/mq.

Però non ti spaventare…facciamo le dovute proporzioni…

…abbiamo detto che generalmente questi tagli a sezione obbligata possono incidere per circa il 20% della superficie complessiva, quindi in una sovrapposizione di pavimento l’incidenza è per circa 90/4 = 22,5 €/mq.

Quindi rifacciamo i conti. In caso di rifacimento di impianti, il costo al metro quadro di sovrapposizione del pavimento sale a:

  • 72 + 22,5 = 94,5 €/mq se incolli un pavimento in ceramica/legno;
  • 34 + 22,5 = 56,5 €/mq se posi un pavimento flottante.

Siamo ancora molto sotto il costo di sostituzione del pavimento. Però se nella tua ristrutturazione l’incidenza dei tagli a sezione obbligata è maggiore del 20%…considera l’opportunità di rimuovere tutto il massetto e fare una normale sostituzione di pavimento.

Purtroppo prima di iniziare i lavori si possono fare delle stime di queste quantità, ipotizzando i percorsi delle tubazioni…ma in cantiere potrebbe cambiare tutto quanto.

Solo questa possibilità mi farebbe propendere decisamente per la sostituzione del pavimento piuttosto che per la sovrapposizione.

Vorrei evidenziarti come ci sia un’alternativa per non fare i tagli a sezione obbligata: far passare gli impianti in alto, nelle murature (sconsigliato) o in controsoffitti (meglio).

Vale sia per l’impianto idrico che elettrico.

Nel 2019 ho ristrutturato completamente una casa (rimuovendo anche il massetto…) facendo passare tutti gli impianti a controsoffitto.

Chiaramente far passare gli impianti a controsoffitto ha un costo…quello del controsoffitto.

Quindi si risparmia il “taglio a sezione obbligata” ma si paga il controsoffitto.

Un controsoffitto costa circa 30 €/mq. Se hai già intenzione di fare molti controsoffitti, e hai gli spazi a disposizione, puoi valutare questa soluzione.

Però considera che vanno rispettate le altezze minime degli ambienti: 270cm in camere, soggiorni, cucine, e 240cm in bagni, corridoi, ripostigli.

E poi un impianto fatto a controsoffitto ti costerà un po’ di più (tubi più lunghi e maggiori difficoltà di esecuzione).

Variabile 3 – Massetto autolivellante su tutta la superficie

sovrapposizione pavimento: massetto autolivellante

Prima ti ho detto che generalmente l’autolivellante è sufficiente su circa un quarto della superficie complessiva del pavimento esistente.

Ma questa cosa non vale sempre.

Chiariamo prima un punto: cioè cos’è e a cosa serve l’autolivellante.

L’autolivellante è un massetto cementizio a bassissimo spessore, circa 1,5mm (millimetri) che viene utilizzato per raccordare le differenze di pendenza o per stabilizzare porzioni di pavimentazione.

Infatti quasi sempre i pavimenti su cui ci si va a sovrapporre hanno questi due problemi:

  • Non sono perfettamente stabili
  • Non sono perfettamente in piano

Quando un tecnico o un posatore verrà a fare un sopralluogo saranno proprio questi due gli aspetti su cui si concentrerà.

Il pavimento è stabile?

Un problema frequente è che il pavimento su cui ci si va a sovrapporre non è stabile. Cioè le piastrelle sono in parte sollevate, in parte staccate dal fondo…e non va bene.

Se si sovrapponesse un pavimento su questo fondo, si staccherebbe subito.

In questo caso bisogna rimuovere tutte le piastrelle non stabili e riempire i buchi.

Il pavimento è in piano?

Ti rispondo senza nessun dubbio: no.

Il pavimento nelle case (soprattutto quelle realizzate fino agli anni ottanta del secolo scorso) non è mai in piano.

Non fraintendermi: non è che hai le stanze in pendenza.

Ma tra una stanza e l’altra, soprattutto vicino ai muri, dei dislivelli ci sono. Sempre.

“Cosa me ne frega?” dirai tu…

Niente fino a quando non modifichi la distribuzione interna della casa. Ma una ristrutturazione che si rispetti prevede sempre delle modifiche alla distribuzione interna.

In questo caso ti ritrovi con differenze di quota che, se va bene, sono di pochi millimetri, se va male arrivano a 2-3 cm.

In entrambi questi casi, se vuoi sovrapporre un pavimento incollandolo, serve un massetto autolivellante.

Per esperienza ti posso dire che generalmente l’autolivellante è sufficiente su circa il 25% della superficie.

Però ci sono dei casi in cui diventa indispensabile su tutta la superficie della casa.

E mi è capitato proprio recentemente.

In un cantiere in cui, nonostante le mie perplessità, il cliente aveva deciso di sovrapporre un nuovo pavimento su quello esistente, avevamo ipotizzato di installare piastrelle in gres porcellanato a basso spessore (dello spessore ne parleremo a breve) di dimensione 60x60cm.

Quando andiamo a sceglierle il cliente si innamora di piastrelle grandi il doppio: 60x120cm.

Con piastrelle così grandi, per garantire che la posa non dia problemi, il fondo deve essere non solo perfettamente stabile…ma anche uniforme.

Il rischio sarebbe che col tempo le dilatazioni di formati così grandi facciano staccare le piastrelle.

Quindi è stato necessario estendere il massetto autolivellante a tutta la superficie della casa.

Quindi gli 8€/mq di cui ti parlavo prima, non sono stati relativi solo ad un quarto della superficie.

In questo caso (cioè con incollaggio) il costo di posa in opera diventa di 78 €/mq (invece di 72).

Attenzione: in caso di posa flottante non si pone il problema perché il tappetino è già previsto per tutta la superficie.

mailling list per ristrutturare casa

Riassunto dei costi

Abbiamo dato tanti numeri…riepiloghiamoli.

Ti ribadisco la premessa: sono costi parametrici suscettibili ad ampie variazioni per varie cause. I prezzi sono iva esclusa e sono per la lavorazione completa di tutto.

Caso 0: rifacimento pavimentazione – costo 123 €/mq

Questo è il nostro riferimento di base.

Vediamo i costi di sovrapposizione.

Caso 1: sovrapposizione pavimentazione con incollaggio – costo 72 €/mq

Caso 2: sovrapposizione pavimentazione con incollaggio e utilizzo piastrelle grandi dimensioni – costo 78 €/mq (NB: qui aumenterà anche il costo di posa in opera e fornitura, non considerati in questa stima)

Caso 3: sovrapposizione pavimentazione con incollaggio e rifacimento impianti – 94,5 €/mq

Caso 4: sovrapposizione pavimentazione con posa flottante – costo 34 €/mq

Caso 5: sovrapposizione pavimentazione con posa flottante e rifacimento impianti – 56,5 €/mq

Una precisazione per gli ultimi due casi: il costo del pavimento è quello di un laminato economico e il costo della posa in opera è relativo a tale pavimento. Se si applicassero gli stessi materiali al caso 0 (cioè quello base di rifacimento della pavimentazione) il costo complessivo scenderebbe di 40€/mq, diventando 88€/mq.

Quindi è fuori di dubbio: sovrapporre un pavimento ad uno esistente è economicamente conveniente.

Ma abbiamo già visto alcune problematiche:

  • Convenienza in caso di rifacimento degli impianti
  • Stabilità della base
  • Planarità

Nel prossimo paragrafo vorrei sottolineare altre controindicazioni.

Niente di eclatante…ma è giusto che tu le conosca e che le metta sul piatto della bilancia quando fai questa scelta.

LE CONTROINDICAZIONI DI UN PAVIMENTO SOVRAPPOSTO

Le controindicazioni sono di tipo tecnico, che limitano la scelta dei materiali, e di tipo pratico, relative a condizioni che dovrai accettare.

Non tutte le piastrelle vanno bene

Se decidi di incollare una piastrella sul vecchio pavimento devi tenere in considerazione il peso e gli spessori.

Non fraintendermi: non è che una piastrella pesa talmente tanto da mettere a repentaglio la tenuta del tuo solaio.

Personalmente però non adoro caricare ulteriormente solai di cui non conosco per certo la resistenza meccanica.

Il consiglio è quindi quello di utilizzare piastrelle sottili.

Se una piastrella normale è alta circa 1,5cm, una piastrella in sovrapposizione dovrebbe essere spessa tra 0,5cm e 1 cm massimo.

sovrapposizione pavimento: piastrelle sottili

Occhio anche al formato però.

Se fino a pochi anni fa 60x60cm era considerato un formato enorme…ora è la base.

Formati di 120x120cm stanno diventando la norma…

Piastrelle così grandi e sottili però hanno un problema: tendono ad ingobbirsi leggermente al centro.

Il motivo è che la cottura delle piastrelle crea delle tensioni al loro interno, e il basso spessore non riesce a controbilanciare completamente tali tensioni (occhio per i professionisti: l’ho descritta in modo molto maccheronico…).

Si tratta di una cosa quasi impercettibile, e che non ti darà problemi estetici di sorta. Ma di cui devi tenere conto in fase di scelta.

Non pretendere un pavimento perfettamente in piano

sovrapposizione pavimento storto

L’abbiamo detto prima: i pavimenti esistenti hanno dei piccoli dislivelli, soprattutto tra una stanza e l’altra.

Questi dislivelli si manifesteranno in modo evidente se abbatti muri.

Quindi tali dislivelli dovranno essere raccordati.

Abbiamo detto che si fa con il massetto autolivellante.

Ma in ogni caso i dislivelli non scompariranno e le piastrelle incollate (ma anche il laminato flottante) lo riporteranno fedelmente.

Mi è capitato di entrare in case in cui si sentiva sotto i piedi che il pavimento saliva e scendeva.

Però anche dove non si sente sotto i piedi, la presenza di questo dislivello può portare a delle conseguenze.

Ti faccio tre esempi presi dal cantiere in cui ho dovuto mettere l’autolivellante sotto tutta la pavimentazione.

Esempio 1: spifferi sotto la porta

Una sera il proprietario di casa mi telefona dicendomi:

“Alessandro, sotto il portoncino di ingresso c’è oltre un centimetro di spazio quando è chiuso. Com’è possibile?”

La risposta era che, poiché il pavimento è stato sovrapposto, e non era perfettamente in piano, è stato necessario sollevare leggermente la porta per evitare che, da aperta, strisciasse contro il pavimento.

“Ma allora mi devo tenere gli spifferi dal pianerottolo a vita?”

La risposta naturalmente è no: tutti i nuovi portoncini hanno uno spazzolino nella parte bassa che scende quando la porta è in posizione di chiusura. Proprio per non far passare gli spifferi. Semplicemente non era stato sbloccato.

Esempio 2: porta storta

Un altro giorno mi chiama dicendomi:

“Alessandro, la porta rasomuro mi pare storta…vedo un po’ più di spazio da un lato rispetto all’altro” (si parla di meno di mezzo millimetro in 2 metri di altezza…una cosa impercettibile)

Il motivo è lo stesso: pavimento storto e necessità di non far strisciare la porta sul pavimento. La porta sembra storta ma non lo è.

Esempio 3: controsoffitto storto

Infine, in un’altra chiamata:

“Alessandro, ho misurato il controsoffitto e c’è una differenza di mezzo centimetro tra una parte e l’altra della stanza”

(Lo so…sembra assurdo ma aveva misurato il controsoffitto…)

Indovina qual è il motivo?

Il pavimento non è perfettamente in piano a causa dei dislivelli e quindi misurando il controsoffitto da terra ci sono differenze di quota…ma il controsoffitto era perfettamente dritto…

Questo per dirti che con un pavimento sovrapposto ci possono essere a cascata piccoli difetti che in realtà difetti non sono.

La stessa cosa potrebbe dirsi anche per gli arredi.

Sempre nella stessa casa il cliente ha installato la cucina nuova e quando apriva lo sportello della lavastoviglie lo zoccolino sottostante si staccava.

L’artigiano ha detto al cliente: “eh ma la colpa è del pavimento che è storto!”

Aveva ragione (si parla di 2mm di dislivello in quel caso…) ma è bastato tagliare leggermente lo zoccolino per sistemare il problema.

mailling list per ristrutturare casa

Se il pavimento è flottante…occhio al giunto di dilatazione

A me non piacciono i pavimenti flottanti perché, per prevenire sollevamenti del pavimento, bisogna inserire i giunti di dilatazione.

Se il parquettista è bravo riesce a metterli sotto le porte…ma se gli spazi sono molto grandi (gli open space che si usano da parecchi decenni ormai) non c’è alternativa: avrai un bel giunto in mezzo al salone.

Non il massimo…

Inoltre questi pavimenti hanno una sorta di elasticità verticale che dà l’impressione di camminare in modo precario.

È una sensazione strana, che personalmente non mi piace. Da un pavimento pretendo stabilità e il flottante non mi da questa sensazione.

Ma a parte questo, il risultato è che alle volte questi pavimenti scricchiolano. Come nelle vecchie case.

A me non piace…a te?

LO VUOI ANCORA UN PAVIMENTO SOVRAPPOSTO?

Quello che penso io dei pavimenti sovrapposti penso che sia chiaro.

Non mi piacciono e li sconsiglio sempre.

Anche se li ho fatti installare.

Capisco che alle volte siano soluzioni scelte per motivi contingenti (pochi soldi), ma hai letto che il risparmio non è sempre così palese.

Adesso hai tutti gli strumenti necessari per farti due conti.

Certo, se devi ristrutturare casa, il pavimento rappresenta una piccola parte della spesa che dovrai sostenere.

E va pianificata insieme a tutti gli altri lavori da fare…qui hai potuto leggere alcuni spunti su come una scelta (il pavimento flottante) possa incidere su altre scelte (impianti, porte, infissi, etc.).

Tu hai una visione chiara della tua ristrutturazione e un piano di azione da seguire?

La pianificazione della ristrutturazione è una parte fondamentale in cui un proprietario di casa solitamente è solo.

Ho scritto un libro per tutti i proprietari di casa che devono ristrutturare, in cui ho messo in chiaro tutti i passi da fare e come farli per non commettere errori.

La pianificazione è uno dei passaggi fondamentali di questi passi.

Scegliere il pavimento è importante, ma solo dopo aver inserito questo passaggio in un corretto processo di ristrutturazione che parte dall’analisi dei reali problemi della casa.

Questo è pianificare e non ti spiega nessuno come farlo.

Lo trovi nel libro “Ristrutturazione Roadmap”:

Se invece non sei interessato puoi sempre scaricare gratuitamente i capitoli 2 e 3 del libro in cui ti parlo dei problemi da evitare, che mettono in difficoltà i proprietari con la loro ristrutturazione ogni giorno.

Puoi scaricarlo cliccando l’immagine qui sotto.

mailling list per ristrutturare casa

L’articolo Installare nuovo pavimento su uno esistente: quello da sapere prima di farlo nella tua ristrutturazione sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | la corretta pianificazione e gestione della ristrutturazione.

4 Settembre 2020 / / Idee

“Architetto, per l’impianto di riscaldamento facciamo caldaia a gas e termosifoni vero?”

Questa è una delle frasi che mi sento dire più spesso dai clienti e dagli idraulici.

Ma questa non è quasi mai la soluzione migliore e più efficiente per la tua ristrutturazione.

In questo articolo scoprirai quali sono le principali tipologie di impianti di riscaldamento che puoi installare nella tua ristrutturazione. I loro pro e i loro contro.

mailling list per ristrutturare casa

Milioni di installazioni fatte nel corso di decenni hanno generato una delle credenze più difficili da sradicare quando si ristruttura (e si costruisce) una casa: che il binomio caldaia a gas + termosifoni sia l’unica soluzione possibile per realizzare l’impianto di riscaldamento.

Spesso chi affronta una ristrutturazione parte da una situazione in cui c’è già un impianto di questo tipo esistente. E ritiene di risparmiare magari recuperando i vecchi termosifoni o utilizzando le vecchie tubazioni (cosa che spesso in corso d’opera si rivela impossibile o non conveniente). Quindi parte già con pregiudizi difficili da scalfire.

Guai a proporre riscaldamenti a pavimento “perché costa troppo” o soluzioni elettriche perché “ma sei pazzo? E se poi salta la corrente? Chissà che bollette poi…”

La realtà è che se l’impianto caldaia+termosifoni è ancora quello più diffuso, non è detto che sia la soluzione più efficiente per rispondere alle tue esigenze di riscaldamento.

Prima di procedere come un treno devi provare a prendere in considerazione anche tutto quello che le moderne tecnologie possono offrirti.

Non sono uno di quelli che sentenziano: “caldaia a gas e termosifoni è un impianto obsoleto”.

Ma il mio scopo, quando progetto la tua ristrutturazione, è trovare la migliore soluzione impiantistica per riscaldare (e anche raffrescare) in modo efficiente, adatta al tuo immobile e che risponda alle tue esigenze di benessere.

In questo articolo voglio darti una panoramica dei sistemi di riscaldamento più diffusi e che possono essere utilizzati in modo efficace nella ristrutturazione di case e appartamenti (anche in condominio).

Non sarà un articolo pieno di tecnicismi (che poi non sarei nemmeno in grado in questo ambito). E non ti voglio convincere ad installare un impianto piuttosto che un altro.

Non è il mio lavoro e non ci guadagnerei nulla.

Il mio unico scopo è farti riflettere su una scelta così importante per la tua ristrutturazione. Non solo dal punto di vista economico ma anche della salute.

L’articolo sarà diviso in due parti:

  1. Vedremo come è fatto un impianto di riscaldamento. Non importa la tipologia…tutti sono composti dagli stessi identici elementi di base.
  2. Vedremo come gli elementi di un impianto si combinano per definire le principali tipologie di impianti di riscaldamento da installare in case e appartamenti.

E alla fine faremo qualche riflessione su come devi muoverti nella scelta del tuo nuovo impianto di riscaldamento.

mailling list per ristrutturare casa

PARTE 1: COME È FATTO UN IMPIANTO DI RISCALDAMENTO?

Qualche anno fa in rete girava il meme di un commento scritto in qualche gruppo facebook di complottisti che diceva più o meno così:

“oggi ho aperto la valvola di un termosifone e sapete cosa ho scoperto? Dal foro usciva acqua e non metano! Questi ci fanno pagare carissimo il metano e poi in realtà ci stanno dando acqua!”

Come progettista do per scontato quale sia il funzionamento di base di un qualsiasi impianto di riscaldamento. E commetto l’errore di dare per scontato che anche le persone con cui ne parlo lo sappiano.

Ma non è così.

Quello qui sopra è un caso limite, però penso sia utile chiarire quali sono gli elementi basilari di cui è composto un impianto di riscaldamento.

Quello che diremo vale per tutti gli impianti e ci tornerà utile nella seconda parte, quando li approfondiremo uno per uno.

L’elenco che leggerai qui sotto non pretende di essere esaustivo. Ogni impianto prevede uno o più sottosistemi obbligatori o facoltativi. Però questi quattro elementi ci sono sempre: 

  1. Il generatore di calore
  2. Il fluido vettore
  3. Il sistema di distribuzione
  4. I Terminali

Riassumendo il funzionamento di un impianto-tipo di riscaldamento:

il generatore di calore (che è la caldaia) utilizza una fonte energetica (tipo il metano) per riscaldare un fluido vettore (ad esempio acqua) che viene messo in circolo attraverso un sistema di distribuzione (una rete di tubazioni) a cui sono collegati i terminali (ad esempio i termosifoni) che cedono il calore del fluido all’ambiente.

Produco caldo, sposto caldo, distribuisco caldo.

Semplice e consolidato.

Già gli antichi romani avevano inventato un sistema di riscaldamento chiamato ipocausto, ed usato principalmente nelle terme, che sfruttava questi quattro passaggi.

Da allora però la tecnologia si è evoluta e i problemi, che all’epoca erano solo non morire di freddo in inverno, sono cambiati.

Ora vogliamo regolare le temperature secondo le nostre esigenze, vogliamo una casa riscaldata uniformemente, una casa salubre.

Poi non c’è più solo l’esigenza di riscaldare in inverno ma anche di raffrescare in estate.

E poi c’è l’esigenza di non svenarsi per pagare bollette salatissime.

E poi ci sono anche esigenze sociali. Sulla terra siamo 7 miliardi e scaldare tutti gli immobili esistenti ha un costo ecologico, sia come consumo di fonti energetiche che come inquinamento. Quindi c’è l’esigenza di non sprecare inutilmente energia e di non inquinare. Si chiama efficienza, ed è un parametro reso obbligatorio dalle normative.

Per capire le tipologie e caratteristiche degli impianti di riscaldamento più diffusi, di cui parleremo nella seconda parte, devi avere prima qualche informazione sui 4 elementi di base che abbiamo appena elencato.

1. I generatori di calore

impianto di riscaldamento: le caldaie

Quando parliamo di generatori di calore la prima associazione che viene automatica alla maggior parte delle persone è la classica caldaia a gas.

Ed effettivamente è la tipologia di generatore ancora più diffusa, almeno in Italia.

Il generatore è quell’elemento dell’impianto che ha lo scopo di trasformare una fonte di energia primaria in calore, con il quale scaldare il fluido termovettore diretto ai terminali.

Quindi per classificare le caldaie sono due gli elementi fondamentali da considerare:

  1. Quale fonte di energia primaria utilizza
  2. Quale fluido termovettore scalda

Le fonti di energia primaria usate per produrre calore

Le fonti di energia primaria utilizzate per generare calore sono principalmente tre: il gas, l’elettricità e le biomasse.

Se hai una caldaia a gas e ti arriva una bolletta stratosferica è perché la tua caldaia consuma come una piccola centrale nucleare.

Sebbene non sia strettamente necessario al nostro discorso, spendiamo due parole su queste tre fonti di energia primaria.

Gas
impianto di riscaldamento a gas metano

Con il gas da riscaldamento solitamente identifichiamo il metano, quello con la famosa fiamma blu. Ma può andar bene anche quello del bombolone che ti porta peppino col suo apecar.

Si tratta comunque di una fonte energetica che viene estratta da giacimenti nel sottosuolo e convogliata in enormi gasdotti lunghi anche decine di migliaia di chilometri, per arrivare fino a casa tua.

In Italia il metano arriva principalmente da Russia, Libia, Algeria, Grecia, Olanda e Norvegia.

Un problema di questa fonte di energia è che, come il petrolio, si va esaurendo. Certo non finirà domani, ma tra alcuni decenni sì.

L’altro problema è che inquina. Infatti per scaldare il gas deve bruciare. E ogni cosa che brucia emette dei fumi inquinanti.

E naturalmente, essendo molto infiammabile, è un potenziale pericolo per eventuali perdite che possono portare ad esplosioni. Sono rare ma ne abbiamo lette molte negli anni tra le notizie di cronaca.

Elettricità
scaldare con l'elettricità

L’elettricità al contrario è una fonte energetica potenzialmente non inquinante.

Ci sono da chiarire un paio di punti però:

  • Definire l’elettricità una “fonte di energia primaria” non è del tutto corretto. Non esiste elettricità in natura ma deve essere creata. Però per come arriva a noi, cioè attraverso la rete elettrica o autoprodotta con il fotovoltaico, possiamo fare la forzatura di considerarla primaria.
  • Se l’elettricità di per sé non rilascia inquinamento quando la usiamo, i processi attualmente usati per creare l’elettricità sono ancora in parte inquinanti.

Molta elettricità viene prodotta bruciando carbone, petrolio o derivati. Moltissima viene prodotta nelle centrali nucleari, che sicuramente inquinano di meno ma ci lasciano con il problema delle scorie radioattive da smaltire.

Ci sono poi le fonti di produzione non inquinanti: idroelettrico, geotermico, eolico, fotovoltaico.

L’obiettivo a lungo termine è produrre elettricità esclusivamente con fonti non inquinanti. Siamo in un periodo di transizione.

Ci sono due modi principali per produrre calore con l’energia elettrica:

  1. Facendo passare una corrente elettrica dentro delle serpentine di metallo (“resistenze metalliche”). La corrente eccita gli elettroni che producono innalzamento di temperatura
  2. Attivando un compressore che comprime un gas (fluido refrigerante).

Comprimendosi gli elettroni si eccitano e producono innalzamento di temperatura.

Il secondo processo è quello che vedremo sfruttano le pompe di calore. Ed è quello più economico ed efficiente.

In realtà la questione è molto più complessa di così…ma passami per buona questa estrema semplificazione.

Biomasse

Le biomasse utilizzate per il riscaldamento domestico nella sostanza sono il legno, i pellet e altri derivati del legno.

Per produrre calore devono bruciare.

E il loro problema è che quando bruciano producono tantissimo inquinamento. In particolare le tanto vituperate particelle PM10, cioè quel particolato di dimensioni inferiori a 10 micrometri (1 micrometro è pari ad 1 milionesimo di metro). Sostanze cancerogene che le nostre vie respiratorie non sono in grado di filtrare.

Se sei veneto come me sai benissimo tutte le polemiche che puntualmente ogni 6 di gennaio si scatenano per il picco di PM10 prodotte quando “si brucia la vecchia” la sera della befana.

Fino a pochi anni fa in ogni paese c’erano decine di falò e per i bambini era una festa. Ma negli ultimi anni sono stati vietati in molti posti proprio a causa dell’inquinamento prodotto.

Sia chiaro: come si bruciano le biomasse rappresenta un fattore discriminante in relazione all’inquinamento prodotto.

Quindi una caldaia a biomassa (ne parleremo a breve) non inquina come un falò. Ma immette comunque particelle dannose per la salute.

Fluido termovettore

trasportare il calore con l'acqua

Altro elemento che caratterizza un generatore di calore è il fluido termovettore che deve scaldare.

Il fluido termovettore è quell’elemento che materialmente trasporta il calore prodotto dal generatore fino ai terminali che lo cedono all’ambiente.

Possono essere di tre tipi: acqua, fluido refrigerante, aria.  

L’acqua è sicuramente il fluido più comune negli impianti di riscaldamento: circola nei termosifoni, nei fan coli, o nei tubi del riscaldamento a pavimento. Gli impianti che utilizzano l’acqua come fluido termovettore sono detti idronici.

L’aria invece in ambito domestico è meno diffusa. Il motivo è che, a fronte di una disponibilità illimitata e di un basso peso specifico (meno pesa il fluido meno potenza ci vuole per farlo muovere), ha una bassa capacità di immagazzinare il calore. Quindi bisogna scaldare tanta aria per scaldare un ambiente.

E pertanto servono tubazioni molto grosse che mal si sposano con gli spazi ridotti di una casa.

In realtà alcune tipologie di impianti domestici che usano l’aria per riscaldare ci sono, li vedremo più avanti e vedremo però come l’aria sia utilizzata solo nell’ultimo tratto.

Infine i fluidi refrigeranti sono particolari sostanze che in base alla temperatura cambiano di fase (liquida-gassosa) e che sono quelli comunemente utilizzati per i condizionatori.

L’aria di cui parlavamo poche righe fa viene utilizzata in impianti con fluido refrigerante. Per ora segnati il nome VRF e ne riparleremo nella sezione 2 dedicata agli impianti.

Tipologie di generatori di calore

Finora tante parole ma non abbiamo ancora detto nulla di concreto…iniziamo parlando delle caldaie.

La principale distinzione tra i generatori di calore è data dall’energia primaria utilizzata:

  • Caldaia per il gas
  • Pompa di calore per l’elettricità
  • Stufa per le biomasse
Caldaia a gas: ormai è solo a condensazione
impianto di riscaldamento con caldaia a condensazione

Il gas abbiamo detto essere principalmente il metano, ma anche i serbatoi a gpl che possono essere messi nei giardini, se casa tua non è raggiunta dalle linee del metano.

Le caldaie a gas in ambito domestico funzionano con fluidi termovettori ad acqua: cioè bruciando scaldano acqua.

Sono composte sostanzialmente da due elementi: un bruciatore e uno scambiatore.

Nel bruciatore il gas appunto brucia creando calore. A contatto con il bruciatore c’è lo scambiatore che trasferisce il calore all’acqua dei circuiti.

Gli scambiatori sono due (nell’immagine qui sopra ho semplificato) perché i circuiti necessari sono due: lo scambiatore primario scalda l’acqua del circuito di riscaldamento, mentre lo scambiatore secondario scalda l’acqua sanitaria, quella che usiamo per lavarci.

Perché due circuiti? Perché l’acqua dell’impianto di riscaldamento circola in un circuito chiuso. Cioè non viene costantemente presa dall’acquedotto e poi scaricata. Sarebbe un consumo inutile di acqua.

Chiaramente quest’acqua una volta scaldata se ne deve andare dalla caldaia. A noi serve che arrivi ai terminali dell’impianto. Ecco che c’è un terzo elemento: il circolatore. Che è una pompa che spinge l’acqua calda nel circuito di riscaldamento (nei rubinetti ci arriva per pressione quando li apriamo …).

Questo è il funzionamento di base di una caldaia. Però la tecnologia si è evoluta notevolmente negli anni, rendendole sempre più efficienti.

L’evoluzione tecnologica ha portato alle caldaie a condensazione.

Cosa fanno queste caldaie? Semplicemente sfruttano i fumi che vengono prodotti nel processo di combustione del gas per generare altro calore.

Questi fumi infatti sono caldi…perché sprecare questo calore?

In sostanza i fumi, invece di essere dispersi subito nell’aria, vengono riconvogliati verso lo scambiatore dove cedono ancora parte del calore che hanno. Alla fine di questo processo il fumo, che ha perso calore, condensa e si trasforma in goccioline d’acqua che vengono immesse nel sistema di scarico delle acque, mentre i restanti fumi vengono dispersi nell’aria attraverso la canna fumaria. Solo che escono ad una temperatura più bassa di circa 40° rispetto ad una caldaia normale.

Dal 2015 si possono produrre solo caldaie a condensazione, quelle normali sono fuori produzione. Quindi se qualcuno te ne propone una è un fondo di magazzino.

Le caldaie a gas riescono a produrre acqua ad alte temperature (tranquillamente fino a 80°) e sono dei generatori di calore istantanei.

Cioè ti serve acqua calda adesso e subito la producono. A differenza di altri sistemi non hanno bisogno di serbatoi di accumulo dell’acqua calda prodotta.

Pompa di calore: all’inizio erano solo condizionatori…
pompa di calore per l'impianto di riscaldamento

Se vai in un qualsiasi grande magazzino o in un portale online tipo convienesempre.it troverai una sfilza di condizionatori “a pompa di calore”.

In realtà non sono condizionatori ma climatizzatori e il motivo è proprio l’utilizzo della tecnologia “a pompa di calore”.

Sembra una supercazzola vero?

Ma non è così.

Un vecchio condizionatore ha solo la capacità di estrarre aria calda da un ambiente chiuso e cederlo all’ambiente aperto con lo scopo di raffrescare l’ambiente chiuso. Un frigorifero ti dice nulla? Funziona con questo principio.

La “pompa di calore” è un’evoluzione di questo concetto: infatti oltre a rinfrescare riscalda.

Questo in soldoni. Il funzionamento è molto più complesso e si basa sulla fisica.

Il principio base è estrarre energia termica da una fonte che può essere aria, acqua, terreno, per immetterla nell’ambiente che ci interessa alla temperatura che ci interessa.

La maggior parte delle pompe di calore in commercio estrae energia termica dall’aria esterna. E riesce a scaldare una casa anche quando la temperatura esterna è molto bassa (sicuramente inferiore a quella a cui vogliamo portare la temperatura interna)

Sembra impossibile vero?

Il principio fisico su cui si basa la pompa di calore è che, anche a basse temperature, l’aria/acqua/terreno hanno dell’energia termica da poter sfruttare.

Nel caso dell’aria ad esempio, una buona pompa di calore può funzionare anche con temperature esterne particolarmente basse (le pompe di calore più efficienti riescono a scaldare anche a temperature esterne di -20°).

Chiaramente questa “estrazione di energia” non avviene spontaneamente. Se fosse così ti basterebbe aprire la finestra in inverno e magicamente l’aria esterna gelata diventa calda quando entra in casa.

Per funzionare deve esserci qualcuno che esegue un lavoro allo scopo di estrarre il calore dall’aria e portarlo alla temperatura che ci serve. Questo qualcuno sono i compressori che si trovano nelle pompe di calore.

Il loro lavoro è comprimere un gas (il “fluido refrigerante” di cui abbiamo già parlato) a cui precedentemente abbiamo fatto assorbire l’energia termica esterna.

Hai presente che i climatizzatori hanno un’unità esterna con un grosso ventolone?

Questo ventolone spinge l’aria verso l’evaporatore. Nella sostanza dei tubi in cui passa il fluido refrigerante, che investito da questo flusso d’aria ne assorbe la temperatura.

Il fluido refrigerante a questo punto passa nel compressore. Quando comprimi qualcosa questo si scalda, ed ecco che abbiamo prodotto il calore che ci serve.

A questo punto il fluido refrigerante ormai caldo passa attraverso uno scambiatore, come quello della caldaia a condensazione, dove lo cede o all’acqua, nel caso degli impianti idronici, o all’aria nel caso di impianto ad aria.

La fonte di energia primaria la useremo soprattutto per far funzionare il compressore.

E solitamente questa energia è quella elettrica. In casi più rari il gas.

Quindi le pompe di calore possono essere idroniche (dette aria/acqua), cioè scaldano dell’acqua che gira all’interno dei circuiti (e che quindi alimenta dei termosifoni o dei fan coil).

Oppure le pompe di calore possono essere a gas refrigerante (dette aria/aria), cioè alimentano delle unità interne che immettono il calore prodotto nell’ambiente tramite delle ventole (i comuni split ad esempio).

Stufa a biomassa
riscaldare casa con una caldaia a biomassa

Ho scritto stufa ma in realtà avrei dovuto scrivere caldaia.

Il motivo è che questo tipo di generatori fanno esattamente la stessa cosa delle caldaie a gas di cui abbiamo parlato poco fa: utilizzando una fiamma per scaldare l’acqua che circola nelle tubature dei circuiti sanitari e termici.

Solo che in queste caldaie a bruciare non è gas ma appunto biomassa.

Che, in ambito domestico, sono legno e derivati (pellet, segatura, cippato, etc.).

Non esistendo impianti di distribuzione delle biomasse a cui puoi collegare la tua casa, come per il gas e l’elettricità, devi essere tu a rifornire periodicamente di questi materiali la caldaia.

Motivo per cui generalmente è sconsigliato installare caldaie del genere in appartamenti dentro condomini. Tra l’altro potrebbero esserci problemi anche relativamente allo scarico dei fumi che devono avvenire obbligatoriamente con canna fumaria a tetto.

Detto ciò i pro di una caldaia di questo tipo sono i costi di gestione molto bassi e con ottima efficienza.

I contro invece sono il doversi rifornire di continuamente di materiale da bruciare.

In merito alla questione inquinamento non voglio addentrarmi in questioni delicate. C’è una lunga diatriba in corso tra Unione Europea e produttori di caldaie a biomassa in merito al reale inquinamento di questi sistemi.

Fatto innegabile è che producono fumi pm 2.5, quindi i peggiori per la salute. Bisogna anche dire che le moderne caldaie a pellet ne producono molto pochi.

La mia personale idea è che non siano una buona soluzione per riscaldare casa per troppe criticità che hanno.  

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2. Il fluido vettore

Su questo spenderemo poche parole perché ne abbiamo già ampiamente parlato nei paragrafi precedenti.

In ambito domestico il fluido vettore maggiormente utilizzato è l’acqua.

Si tratta di un ottimo vettore del calore perché riesce a portarne grandi quantità (di calore) in volumi relativamente piccoli, ed è disponibile in grande quantità.

Viene utilizzata sia con caldaie a gas, che con pompe di calore che con stufe a biomassa.

I gas refrigeranti invece sono appannaggio esclusivo delle pompe di calore: sono presenti sia nei modelli idronici che in quelli che siamo abituati a vedere frequentemente come gli split.

Nei modelli idronici abbiamo un doppio passaggio: il gas refrigerante scalda l’acqua contenuta in un serbatoio di accumulo che è collegato alle linee di riscaldamento e sanitaria.

Nei modelli ad aria il gas refrigerante va direttamente dalla pompa di calore al terminale (nel caso più banale lo split) dove cede il suo calore all’aria.

C’è infine l’aria che, in ambito domestico, viene utilizzata solo nei tratti terminali degli impianti a pompa di calore canalizzati, dove unità a controsoffitto aspirano l’aria fredda dall’ambiente e la reimmettono calda dopo averla fatta passare attraverso uno scambiatore di calore in cui passa il fluido refrigerante. Questi impianti hanno canalizzazioni e bocchette (sono i VRF di cui parleremo più avanti).

3. Sistemi di distribuzione

I sistemi di distribuzione degli impianti di riscaldamento non sono altro che le tubature che collegano i generatori di calore con i terminali.

Queste tubature possono essere di rame o multistrato. E nei nuovi impianti presentano sempre uno strato isolante per non disperdere inutilmente calore dove non serve.

Nella maggior parte degli impianti a termosifoni o a pavimenti scaldanti, i sistemi di distribuzione sono del tipo a collettore: cioè l’acqua calda dei circuiti va ad un collettore centrale che poi lo distribuisce ai vari terminali.

Alternativa è l’anello: un tubo fa il “giro” della casa, quando arriva nei pressi di un termosifone si fa uno stacco con una mandata e un ritorno di acqua e poi il tubo torna alla caldaia con l’acqua fredda.

Questo sistema ha un inconveniente: rischia di lasciare gli ultimi terminali freddi perché l’acqua ha già ceduto la maggior parte del suo calore lungo la strada.

Nel caso di pompe di calore con liquido refrigerante, dal generatore partono tanti tubi di mandata e di ritorno quanti sono i terminali da fornire. Non ci sono collettori lungo la strada.

4. Terminali

Concludiamo l’analisi degli elementi fondamentali di un impianto di riscaldamento con i terminali, cioè quegli elementi che cedono il calore all’ambiente.

Li dobbiamo dividere in due tipologie: i terminali che cedono calore fornito dall’acqua (sistemi “idronici”) e i terminali che cedono calore fornito da liquido refrigerante (sistemi ad aria).

Tra i primi troviamo:

  • Radiatori (in tutte le declinazioni: termosifoni, termoarredi, scaldasalviette, etc.)
  • Riscaldamento a pavimento
  • Riscaldamento a battiscopa
  • Fan coil (ventilconvettori)

Tra i secondi:

  • Split (da terra o parete)
  • Unità a soffitto (o controsoffitto)

Con le unità a controsoffitto, oltre alle unità vanno considerate anche bocchette di immissione e ripresa dell’aria con le relative tubazioni che le collegano all’unità…sono i sistemi VRF di cui ti ho più volte parlato e che vedremo più avanti.

Con questo abbiamo fatto un rapido excursus dei vari elementi che compongono un impianto di riscaldamento.

Ho dedicato molto spazio ai generatori perché sono il vero cuore di un impianto e perché queste informazioni ci torneranno utili nella sezione 2.

Nella prossima parte vedremo le principali tipologie di impianti che si possono installare durante una ristrutturazione combinando quanto abbiamo descritto qui.

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SEZIONE 2: LE PRINCIPALI TIPOLOGIE DI IMPIANTI DI RISCALDAMENTO UTILIZZATI NELLE CASE

Premessa, che magari ripete quello che ho già scritto a inizio articolo ma dopo oltre tremila parole non fa male.

In questa sezione non ho intenzione di fare una panoramica completa sugli impianti di riscaldamento che puoi installare nella tua ristrutturazione.

Questo è un articolo e non un trattato di impiantistica.

E per lo stesso motivo non entrerò nel dettaglio degli aspetti tecnici. Che sono tanti e sono complessi.

Solo un avvertimento: anche l’impianto più semplice non può essere progettato dall’idraulico o dal venditore. Ci vuole sempre un tecnico che dimensioni e verifichi a monte.

Per quanto mi riguarda, quando devo affrontare un impianto semplice riesco a cavarmela da solo. Ma quando c’è da progettare qualcosa di più complesso mi avvalgo del supporto di un ingegnere specializzato in impiantistica.

Sarà banale dirlo ma troppo spesso un proprietario di casa non si rende conto di quanto sia importante dimensionare e progettare correttamente un impianto di riscaldamento. E di quanto non sia banale.

Detto ciò, ecco di quali impianti ti parlerò:

  • Impianti idronici (caldaia a gas/pompa di calore/stufa a biomassa + termosifoni/pannelli radianti/fan coil)
  • Impianti ad “aria” (pompa di calore + split/canalizzati)

Ce ne sarebbero molti altri, come ad esempio l’infrarossi o il radiante elettrico che possono essere presi in considerazione per casi particolari. Ma vorrei fermarmi a quelli più comuni e collaudati.

Impianti idronici

Credo di averti chiarito sufficientemente che gli impianti idronici sono quelli che usano l’acqua come mezzo per trasportare il calore dal generatore ai terminali.

Il più classico degli impianti idronici è quello con caldaia a gas metano e termosifoni in alluminio.

Ma questa tipologia di impianto può prevedere altri tipi di caldaia o di terminali. Approfondiamo.

Tipo 1: caldaia e radiatori

Prima di fare alcune considerazioni sulle caldaie che possono essere abbinate a questi impianti, vediamo quello che succede a valle delle caldaie stesse.

Dalla caldaia, per quanto riguarda il circuito di riscaldamento, parte un tubo con l’acqua calda in uscita e rientra un tubo con l’acqua fredda di ritorno.

Questo tubo va ad un collettore che deve essere installato in zona il più possibile baricentrica rispetto ai terminali, per evitare che alcuni termosifoni siano raggiunti da poca acqua calda.

Infatti dal collettore partono tanti tubi che trasportano acqua calda quanti sono i terminali. E naturalmente altrettanti tubi ritornano per riportare l’acqua fredda.

I terminali sono termosifoni o termoarredi (che non sono altro che termosifoni “fighi”).

I termosifoni sono elementi modulari all’interno dei quali passa l’acqua calda, la quale scalda il metallo (ottimo conduttore) che cede il calore all’ambiente.

Ogni termosifone è composto da un certo numero di elementi collegati tra loro, calcolato in base alla potenza di ogni singolo elemento e alle esigenze di progetto. Teoricamente se in una stanza senti freddo per risolvere il problema puoi semplicemente aggiungere uno o più elementi al termosifone esistente.

Ad ogni modo per riscaldare una stanza i termosifoni devono raggiungere una temperatura elevata: tra i 60° e i 70° (quindi l’acqua deve circolare fino a 80°).

Temperature così alte sono necessarie perché, essendo nella sostanza oggetti piccoli rispetto al volume di aria da scaldare della stanza, hanno bisogno di tanta potenza per riuscire a farlo. Quindi servono temperature alte.

Il riscaldamento a pavimento ha ovviato a questo problema…ma ne parliamo dopo.

Fino agli anni ’60 i termosifoni erano sempre in ghisa, poi sono stati sostituiti dall’alluminio che attualmente la fa da padrone come materiale e in acciaio (meno diffuso).

Concentriamoci su ghisa e alluminio e vediamone i pro e i contro:

  • I termosifoni in ghisa ci mettono una vita a scaldarsi. Però una volta caldi ci mettono due vite a raffreddarsi (si dice che hanno un’alta inerzia termica).

Quindi non scaldano subito ma scaldano per tanto tempo.

  • I termosifoni in alluminio invece fanno l’esatto contrario: si scaldano subito e si raffreddano ancora più velocemente (hanno bassa inerzia termica).

Quindi scaldano subito ma appena si spegne la caldaia si raffreddano.

Se con la ristrutturazione di casa tua rifai l’impianto di riscaldamento, e opti per quello classico, con ogni probabilità ti ritroverai ad installare radiatori in alluminio.

Se invece vuoi conservare i vecchi termosifoni in ghisa attento ad una cosa: gli impianti vecchi spesso erano sottodimensionati, quindi potresti aver bisogno di aumentare il numero di elementi scaldanti di ogni termosifone.

Il problema è che i vecchi termosifoni in ghisa, se provi a svitare o avvitare nuovi elementi, potrebbero rompersi.

Soprattutto dove l’acqua è molto calcarea e corrosiva, il metallo si è sicuramente rovinato.

Il risultato, che ho testato in alcune case, è stato quello di dover sostituire l’intero termosifone.

Proseguendo: da alcuni anni, peri rispondere alle prescrizioni di legge sull’efficienza energetica, in ogni termosifone deve essere installata una valvola termostatica.

Ho dedicato un intero articolo alle valvole termostatiche, quindi ti rimando alla sua lettura per approfondirne il funzionamento.

Chiudiamo questo paragrafo evidenziando i principali problemi di questa tipologia di impianto.

Il principio di funzionamento è la convezione. Cioè scaldare una porzione d’aria fredda nelle vicinanze del termosifone. Quest’aria scaldandosi sale verso l’alto e viene sostituita da aria fredda che viene a sua volta scaldata, creando quelli che sono chiamati “moti convettivi”.

Cioè del vento.

Se ti metti vicino ad un termosifone in una stanza fredda potresti sentire chiaramente questa sorta di venticello.

Niente di sgradevole, però non consente un riscaldamento uniforme dell’ambiente e porta ad avere le parti alte delle stanze più calde delle parti basse. Quando a noi servirebbe esattamente il contrario.

Inoltre, per le persone allergiche, questo continuo ricircolo d’aria può costituire un problema perché può portare polveri varie.

Infine questi impianti hanno il difetto di rendere molto secca l’aria. Infatti spesso sono abbinati a umidificatori.

Non fraintendermi: come sistema di riscaldamento funziona bene, non per niente è stato quello che si è diffuso maggiormente…ma non consente di ottenere elevati livelli di confort termico e ambientale.

Capito in linea generale di cosa stiamo parlando, spendiamo due parole sulle caldaie che possono essere abbinate a questo impianto.

Caldaia a gas

Come abbiamo detto le caldaie a gas sono ormai tutte a condensazione.

Sono sistemi di riscaldamento “istantanei”: cioè producono calore, anche a temperature molto alte, a richiesta.

Non hai bisogno di un serbatoio di accumulo per tenere in caldo una certa quantità di acqua.

La caldaia, a seconda del modello, può essere installata internamente (con la dovuta areazione), oppure esternamente, magari in una nicchia apposita.

Queste caldaie, sebbene molto efficienti, emettono comunque dei fumi.

Questi fumi dovrebbero essere smaltiti attraverso la canna fumaria del condominio. In realtà mi capita frequentemente, negli appartamenti che ristrutturo, di non potermi inserire nelle canne fumarie condominiali. Perché mancano, perché non sono adeguate, spesso perché sono state tappate in copertura…

La norma consente, nel caso in cui non sia possibile intercettare una canna fumaria, di utilizzare la parete esterna più vicina per emettere i fumi (rispettando le dovute distanze dalle finestre limitrofe, prescritte per legge).

La potenza termica di una caldaia per un appartamento di medie dimensioni (tra i 60mq e i 150mq) solitamente varia tra i 23kw e i 28kw (dipende dalle esigenze degli utilizzatori e dalle caratteristiche dell’immobile).

Caldaia a pompa di calore

In questo caso il generatore è elettrico.

Se la caldaia a gas è un oggetto tutto sommato compatto che produce acqua calda istantaneamente, la pompa di calore è più ingombrante e non produce acqua calda istantaneamente.

Un sistema del genere infatti prevede la presenza di:

  • Un’unità esterna con lo scopo di recuperare l’energia termica dell’aria (oppure dell’acqua del sottosuolo per chi può), trasmetterla al liquido refrigerante e di comprimerlo così da scaldarlo;
  • Un “modulo idronico” interno, che in sostanza è un grande serbatoio d’acqua a cui il liquido refrigerante cede il calore prodotto.

Il modulo idronico è collegato alla rete dei termosifoni (e anche a quello dell’acqua calda sanitaria) che è identica a quella che ti ho descritto nel paragrafo precedente.

Riscaldamento con pompa di calore idronica

Questa è una descrizione veramente basilare, non esaustiva ed incompleta del sistema a pompa di calore idronica. Tra l’altro ci sono tante di quelle tecnologie in commercio legate alle pompe di calore che si potrebbe scrivere un libro.

Rispetto al classico sistema caldaia a gas + termosifoni, la pompa di calore presenta una soluzione che dovrebbe consentire di ottenere un buon risparmio in bolletta e di eliminare il gas dalla propria casa.

Inoltre sfrutta una fonte energetica pulita e non emette fumi, cioè non inquini.

In sostanza si tratta di un sistema più efficiente ed ecologico rispetto alla caldaia a gas e anche rispetto alla caldaia a biomassa.

C’è un problema però: la temperatura a cui le pompe di calore riescono a scaldare l’acqua.

Abbiamo detto che i termosifoni, se non correttamente dimensionati, possono aver bisogno di temperature dell’acqua molto alte (anche 80°) che una pompa di calore difficilmente riesce a raggiungere.

Nel caso di impianti a termosifoni, come indicazione generale le caldaie a pompa di calore lavorano meglio con terminali in alluminio che richiedono temperature di esercizio più basse e sono più reattivi.

Caldaia a biomassa

Per quanto riguarda le caldaie a biomassa tendenzialmente potrebbero funzionare come una normale caldaia a condensazione: quindi produrre acqua calda istantaneamente.

C’è da fare una riflessione però: abbiamo già accennato al fatto che una delle pecche di queste caldaie è l’inquinamento che producono.

Uno degli accorgimenti per diminuire in modo sensibile questo problema è utilizzare in modo efficiente la caldaia…

Per farlo normalmente alla caldaia a biomassa viene abbinato un sistema di accumulo simile a quello delle pompe di calore idroniche (chiamato puffer).

In questo modo la caldaia deve solo tenere in caldo la massa d’acqua del puffer e non deve accendersi e spegnersi ad ogni richiesta dell’impianto di riscaldamento.

In questo modo: inquini meno, risparmi, hai un riscaldamento più efficiente.

Con questo abbiamo detto tutto sugli impianti idronici a radiatori.

Passiamo ad un sistema più evoluto, rimanendo sempre nell’idronico.

Tipo 2: Caldaia e pannelli radianti

I pannelli radianti sono detti anche riscaldamento a pavimento.

Il funzionamento è semplice: vengono montate delle serpentine (tubi) in cui passa l’acqua calda sotto al pavimento.

Il calore viene ceduto prima al massetto che ricopre i tubi e poi all’intero ambiente da scaldare.

riscaldare casa: riscaldamento a pavimento

Immagina il calore prodotto da questa tipologia di impianti come una massa compatta di calore che sale dal pavimento.

Non hai aree fredde e aree calde. Tutto è esattamente alla temperatura che vuoi tu.

In realtà esistono anche i pannelli radianti a parete e a soffitto, anche se quello a pavimento è decisamente il più diffuso.

Sebbene il funzionamento di base di questo impianto sia identico a quello con i termosifoni, il principio con cui il calore viene immesso in ambiente è molto diverso.

Se per i termosifoni parliamo di convezione (ti ricordi che ti ho detto che scaldano l’aria nelle loro prossimità creando una sorta di vento?), per i pannelli radianti parliamo di riscaldamento ad irraggiamento.

Cioè una massa compatta di calore che scalda uniformemente l’aria. Un po’come fa il sole.

Questo fenomeno si ha quando la fonte di riscaldamento è molto grande rispetto al volume d’aria da riscaldare. L’intero pavimento è molto più grande di un singolo termosifone…

Questo sistema ha alcuni benefici:

  1. L’ambiente è uniformemente riscaldato (l’abbiamo già detto)
  2. Non si formano moti convettivi (quindi niente polvere in sospensione…)
  3. La fonte di calore non deve essere ad elevate temperature

Questo terzo punto è fondamentale: l’acqua calda che passa dentro le tubazioni sotto al pavimento solitamente non supera i 35°.

Questo significa che la tua caldaia, qualunque essa sia, consumerà di meno.

Però bisogna mettere in evidenza anche gli aspetti negativi.

Non è un impianto che genera calore istantaneo. Il termosifone lo accendi e scalda. Il pannello radiante nel pavimento no…deve scaldare il massetto (ci vuole tempo) e poi deve scaldare uniformemente l’aria (ci vuole tempo).

Per questo motivo tali impianti sono “modulanti”, cioè stanno accesi costantemente (durante il periodo invernale) e viene modulata la temperatura dell’acqua per alzare o abbassare la temperatura interna.

Nonostante questo sono decisamente più economici di un impianto tradizionale perché scaldare l’acqua per tante ore a basse temperature richiede molta meno energia che scaldarla ad alte temperature per periodi brevi.

C’è da dire che negli ultimi anni sono stati messi a punto impianti molto più reattivi rispetto a prima (detti “a bassa inerzia”).

Detto ciò questi impianti funzionano bene anche in estate per raffrescare gli ambienti, se abbinati ad un generatore a pompa di calore: infatti facendo circolare acqua fredda al loro interno raffrescano gli ambienti.

In questo caso però è necessario installare anche un deumidificatore perché altrimenti si corre il rischio di formazione di condensa sul pavimento…rendendolo scivoloso!

Battiscopa radianti

Tra i sistemi idronici, come sotto-categoria dei pannelli radianti, troviamo il riscaldamento a battiscopa.

Si tratta di un tipo di impianto che non ho mai fatto installare e di cui posso parlare solo in virtù della documentazione tecnica che ho potuto leggere negli anni.

Intanto il funzionamento.

Riscaldamento a battiscopa

All’interno di un battiscopa largo 3cm e alto 15 cm (un battiscopa classico è 1,5×7) passano due tubi di rame in cu scorre l’acqua calda proveniente dalla caldaia e l’acqua fredda di ritorno.

Questi tubi sono inseriti in un sistema di lamelle metalliche che si scaldano e rilasciano il calore.

Questo calore fuoriesce da una sorta di griglia sopra il battiscopa stesso. In parte si diffonde direttamente nella stanza e in parte riscalda le pareti su cui è installato il battiscopa.

Queste pareti si scaldano uniformemente fino a circa 2 metri di altezza (poi si raffreddano) e rilasciano il calore nell’ambiente.

Si trasformano in sostanza in enormi pannelli radianti. Per questo è considerato simile a quello a pavimento (cioè radiante).

L’acqua all’interno dei tubi deve scorrere a circa 50° di temperatura, superiore a quella del riscaldamento a pavimento ma inferiore a quella dei termosifoni.

Però serve veramente poca acqua per scaldare i battiscopa, rendendolo un sistema efficiente ed economico.

Di buono ha che:

  • Riscalda in modo uniforme
  • Non necessità di grandi opere murarie per essere installato
  • Asciuga le pareti

Di negativo ha che:

  • Non puoi mettere mobili alle pareti (almeno dove esce l’aria calda)
  • Un battiscopa 3x15cm in una casa moderna è un pugno in un occhio…

Tipo 3: Caldaia e fan coil

Ho vissuto quasi quindici anni in una camera riscaldata con un ventilconvettore.

Tutto il resto della casa era scaldata con termosifoni normali. Siccome la mia stanza era molto più fredda di tutte le altre, i miei genitori, invece di prendere un termosifone più grande, hanno preso un ventilconvettore.

Per questo motivo l’acqua dentro i tubi girava a temperature più alte rispetto a quelle per cui sono previsti i ventilconvettori circa 50°).

Mi ricordo che quando era acceso, la camera diventava un inferno di fuoco in dieci minuti. Al ché io spegnevo (il termostato non andava un granchè bene…) e la camera diventava un ghiacciolo in cinque minuti.

Il fan coil, o ventilconvettore in italiano, detto in parole povere non è altro che un termosifone con una ventola.

Quindi è un sistema idronico.

[ATTENZIONE! Non confondere i ventilconvettori con le console a pompa di calore, che sono climatizzatori, e le stufette elettriche]

Perché installare un sistema di questo tipo al posto dei normali radiatori?

  1. Scalda più velocemente
  2. La temperatura dell’acqua è più bassa (circa 50°), quindi si risparmia
  3. L’aria è più pulita perché le bocchette di ripresa ed emissione hanno dei filtri
  4. Se abbinati al generatore giusto possono fare anche aria fredda

Perché non installare un sistema di questo tipo?

  1. Le polveri circolano comunque proprio perché le ventole creano dei moti convettivi
  2. Le ventole sono rumorose. Magari poco ma fanno rumore.
  3. Non hanno capacità termica. Cioè appena li spegni diventano subito freddi (e di conseguenza anche la casa se non è isolata bene)

Impianti ad aria

Fatte le nostre riflessioni sugli impianti idronici vediamo l’alternativa: quelli ad aria.

Cerchiamo di capirci quando parliamo di impianti ad aria…perché non è proprio la definizione giusta.

Infatti anche un fan coil potrebbe essere considerato un impianto ad aria, visto che in qualche modo immette forzatamente aria riscaldata nell’ambiente (con la ventola). Ma non è così.

Potremmo parlare di impianto ad aria se dalla caldaia fuoriuscisse un flusso di aria calda che, attraverso delle tubazioni, viene diretto direttamente all’interno degli ambienti da riscaldare.

Questa cosa non è diffusa in ambito domestico (diverso in ambito terziario, commerciale e industriale).

Ad ogni modo comunemente si chiamano impianti ad aria quelli che associano una pompa di calore elettrica ad unità interne (per ora chiamiamoli split anche se è riduttivo). Per la precisione vengono chiamati impianti Aria-Aria (per distinguerli da quelli idronici Aria-Acqua), perché utilizzano l’aria esterna per creare calore che viene immesso sotto forma di aria calda all’interno.

La realtà è che questi impianti sono aria-liquido refrigerante-aria.

Non ti ripeto tutto il funzionamento della pompa di calore ma vorrei concentrarmi sulla parte “finale” di questa tipologia di impianti.

Che in realtà può fare tutta la differenza del mondo tra un impianto efficiente e uno non efficiente.

Infatti nella versione “banale” vengono installati semplicemente degli split interni.

Riscaldare casa con i condizionatori

Non metto in dubbio che in circolazione ci siano condizionatori di altissima qualità ed efficienza…ma raramente uno split per stanza può essere considerato un impianto di riscaldamento efficiente (anzi…raramente può essere considerato un impianto di riscaldamento).

Di base queste unità sono autonome, non hanno grande possibilità di programmazione, non sono associate a sonde interne ed esterne di rilevamento della temperatura, non sono coordinate tra di loro (cioè ne accendi uno e un altro no…scaldando la casa in modo non uniforme).

Poi, rispetto agli ambienti da scaldare, hanno bocchette piccole, quindi devono immettere molta aria, creando correnti che movimentano polvere con tutte le conseguenze che abbiamo già detto.

Non è questa la soluzione ideale per creare un clima confortevole in casa.

La soluzione migliore per i sistemi ad aria è il VRF (detti anche VRV) che sta per “flusso refrigerante variabile” (Variable Refrigerant Flow).

Impianti VRF

Sono sistemi nati per grandi spazi (negozi, uffici, fabbriche…) che però negli ultimi anni stanno avendo buona diffusione anche nel residenziale.

Il funzionamento di base non è molto diverso da quello di uno split. Solo che le unità interne solitamente sono incassate nel controsoffitto, totalmente invisibili, e immettono aria in ambiente attraverso delle bocchette che possono essere situate anche a molti metri di distanza dalla macchina stessa.

Per collegare le bocchette alla macchina interna si utilizzano dei tubi coibentati in cui circola l’aria calda (o fredda in estate).

Oltre alle bocchette di immissione dell’aria, devono essere presenti anche delle bocchette di ripresa dell’aria (il concetto è che tanta aria immetti in ambiente e tanta aria estrai dall’ambiente), le quali dovrebbero essere posizionate a dovuta distanza dalle prime per non recuperare subito l’aria appena climatizzata (uno dei problemi degli split…).

Per la presenza di queste tubazioni questi impianti si dicono anche canalizzati.

In sostanza il funzionamento delle unità interne è questa:

  • Una ventola nella macchina aspira l’aria dall’ambiente attraverso le bocchette;
  • L’aria passa attraverso la macchina dove il liquido refrigerante cede il calore (o il freddo in estate) – questa macchina è detta “evaporatore”;
  • Un’altra ventola spinge l’aria dentro le tubazioni fino alle bocchette per reimmetterla in ambiente alla temperatura richiesta.

Questo il funzionamento di base.

I pro di questo sistema sono:

  1. Non vedi nulla se non le bocchette
  2. Il sistema è completamente programmabile tramite sonde di temperatura interne all’ambiente (tipo i termostati delle caldaie) quindi puoi gestire in modo efficace la climatizzazione di tutta la casa
  3. Le bocchette, se correttamente dimensionate, possono garantirti un flusso d’aria veramente minimo, quindi vengono limitate in modo sostanziale i problemi di circolazione delle polveri

I contro di questo sistema sono:

  1. Devi realizzare controsoffitti per nascondere le unità interne (solitamente si cerca di posizionarle nei corridoi o in zone di passaggio) e tutte le tubazioni necessarie;
  2. Va progettato e dimensionato correttamente per essere efficiente.
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IMPIANTO DI RISCALDAMENTO PER LA TUA RISTRUTTURAZIONE: RIASSUNTO DEI PUNTI PRINCIPALI

Ci fermiamo qui. Ho scritto anche troppo…

Ricapitoliamo però i punti principali che abbiamo affrontato.

Abbiamo visto che un impianto di riscaldamento è composto da:

  • Un generatore di calore
  • Un fluido termovettore che trasporta il calore
  • Un sistema distributivo (dei tubi) che trasportano il fluido
  • Dei terminali che trasferiscono all’ambiente il calore del fluido

Abbiamo anche visto che i generatori di calore si possono dividere in base al tipo di energia che utilizzano per produrre calore:

  • Gas (caldaie)
  • Elettricità (pompe di calore)
  • Biomasse (stufe a legna, pellet, etc.)

E abbiamo anche visto che le pompe di calore sono le uniche che consentono di produrre contemporaneamente caldo e freddo.

In merito ai fluidi termovettori abbiamo visto essere sostanzialmente due:

  • Acqua
  • Liquido refrigerante

L’aria in ambito domestico è utilizzata solo nell’ultimo tratto di impianti canalizzati (VRF).

Gli impianti che usano l’acqua sono detti idronici, quelli che usano il liquido refrigerante spesso vengono chiamati aria-aria (i motivi non te li ripeto).

Per quanto riguarda i terminali abbiamo visto che possono essere:

  • Radiatori (termosifoni)
  • Fan coil (ventilconvettori)
  • Pannelli radianti (pavimenti, pareti, soffitti scaldati)
  • Battiscopa
  • Split (in tutte le accezioni)
  • Unità nascoste a controsoffitto (nei sistemi VRF)…
  • …queste abbinate a bocchette di mandata e di ripresa dell’aria

Combinando tutti questi elementi abbiamo i tipi di impianto maggiormente diffusi:

  • Idronici
    • Caldaia a gas/pompa di calore/caldaia biomassa + radiatori/fan coil -> acqua ad alta temperatura
    • Caldaia a gas/pompa di calore/caldaia biomassa + pannelli radianti -> acqua a bassa temperatura
  • Ad “aria” (liquido refrigerante)
    • Unità esterna + split
    • VRF (canalizzato)

Ti ribadisco che questi sono le tipologie principali di impianti che puoi installare.

Poi a seconda dei casi a loro puoi integrare fotovoltaico, solare termo, geotermico…tutti sistemi di produzione di energia da fonti rinnovabili.

E infine devi considerare che è buona cosa cercare di integrare anche la produzione di acqua calda sanitaria nel tuo generatore.

QUAL È IL MIGLIOR IMPIANTO PER LA TUA RISTRUTTURAZIONE?

Se trovi qualcuno che ti da una risposta a questa domanda senza aver attentamente valutato sia la tua casa che le tue esigenze…caccialo.

Un venditore di pompe di calore…ti dirà che quella è la soluzione migliore.

Un venditore di caldaie a condensazione…ti dirà che quella è la soluzione migliore.

Quindi il primo consiglio è: affidati ad un tecnico che abbia a cuore solo i tuoi interessi.

Personalmente, quando un cliente mi contatta per un progetto, se vedo che c’è un reale interesse verso ottenere impianti efficienti e che creino vero benessere…mi affido ad un collega specializzato per la loro progettazione.

(NB: Diffida anche dai tecnici tuttologi…)

Detto ciò alcune riflessioni possiamo farle.

Al giorno d’oggi tutti vogliono caldo in inverno e fresco in estate.

A fronte di questa considerazione, quando fai installare un nuovo impianto di riscaldamento durante la ristrutturazione, puoi rispondere in due modi:

  1. Cerchi di risparmiare, non hai grandi pretese estetiche e ti accontenti di una qualità del caldo e del freddo non eccezionali

In questo caso opti per un classico impianto con caldaia a condensazione, termosifoni e qualche split sparso per casa.

La versione estrema di questo approccio è usare solo split per fare caldo e freddo.

  1. Opti per sistemi integrati che possano produrre sia caldo che freddo e che siano il più possibile nascosti.

Quindi vai verso sistemi radianti con pompa di calore oppure Vrf (quindi sempre con pompa di calore).

Non ti dico che ci sia un approccio giusto e uno sbagliato, ogni persona deve fare i conti con tanti fattori che non sono solo legati ad aspetti economici.

Ricordati anche che un impianto di riscaldamento si inserisce sempre in un ambiente confinato, e le caratteristiche di questo ambiente sono determinanti per decidere quale sia il miglior sistema da installare.

In sostanza: un impianto efficiente dentro un involucro poco efficiente non darà mai un buon benessere interno e non ti consentirà di ottimizzare i consumi.

Dove possibile cura anche l’isolamento delle pareti, degli infissi e dei solai. Ti assicuro che anche se vivi in un condominio popolato da vecchietti che non accetteranno mai di spendere i loro soldi in un cappotto termico perché “io ho sempre passato l’inverno con quattro maglioni in casa e la mia stufetta elettrica e non ho mai avuto problemi”…in molti casi puoi realizzare un ottimo isolamento senza rompere le scatole a loro e senza perdere spazio interno tu.

Ho già scritto un articolo in cui ti ho mostrato un mio intervento del genere.

Se devi ristrutturare casa e hai bisogno di una mia consulenza scrivimi pure un’email. Vedremo se possiamo fare qualcosa insieme.    

mailling list per ristrutturare casa

L’articolo Come scegliere l’impianto di riscaldamento giusto per la tua ristrutturazione sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | la corretta pianificazione e gestione della ristrutturazione.

28 Luglio 2020 / / Idee

Il super bonus del 110% è entrato ufficialmente in vigore con la legge 77 del 17 luglio 2020.

Questo super bonus promette di regalare importanti interventi di ristrutturazione a chi riuscirà ad accedervi. Però le promesse fatte dal legislatore non corrispondono alla realtà dei fatti.

In questo articolo faremo una panoramica completa su questa misura e lo faremo senza gli inutili paroloni di cui si riempiono la bocca la maggior parte dei tecnici e degli avvocati.

mailling list per ristrutturare casa

Mentre scrivo siamo nel mese di luglio 2020. L’Italia e l’Europa stanno lentamente uscendo dalla pandemia globale di Covid. L’America (tutta) al contrario non riesce a venirne fuori. E il nostro governo a maggio, tra le varie misure a sostegno della ripresa post-lockdown, si è inventato lo slogan “gli italiani si ristruttureranno casa gratis”.

Questo grazie al super bonus del 110% introdotto prima con li decreto legge 34, chiamato “rilancio”, che dopo sessanta giorni è stato convertito nella legge 77 del 17 luglio 2020.

Questi proclami hanno generato grande entusiasmo in milioni di persone. Il patrimonio edilizio italiano è ormai vecchio, brutto (non esistono solo i centri storici purtroppo…), consuma tanto e non è sismicamente adeguato.

Il problema è che no, gli italiani non si ristruttureranno affatto casa gratis. Chi lo ha detto ha mentito, consapevolmente o inconsapevolmente non lo so e non spetta a me dirlo, e ha illuso troppe persone.

Mi ricordo tutte le email che ho ricevuto per settimane al suono di “con questo bonus rivoluziono casa”. E anche la delusione quando raccontavo come stanno realmente le cose.

Proprio pochi giorni fa sono andato a fare una delle prime partite di calcetto post-lockdown. Sì, sono uno dei milioni di italiani che, superati i quarant’anni, provano a sentirsi ancora giovani insistendo a rompersi ginocchia e slogandosi caviglie per correre dietro ad un pallone.

Nel gruppo di calcettisti del venerdì sera con cui condivido prestazioni degne del miglior Margheritoni, siamo ben tre architetti.

Un nostro amico, finita la partita, mentre ci stavamo riprendendo prima della meritata doccia, ha osato dire: “sentite ma com’è questa storia del 110%? Vorrei approfittare per fare i lavori in casa”.

Non lo avesse mai detto! Ogni suo sogno stato immediatamente smontato.

“Col super bonus non potrai ristrutturare casa…scordatelo!”

Gli abbiamo spiegato come funziona (se ci ripenso in effetti gli abbiamo regalato una consulenza coi fiocchi) e alla fine ha concluso:

“Ma perché ci hanno raccontato queste pa**e?”

A questa domanda non so darti una risposta. Però se anche tu vuoi capirne veramente di più sul super bonus al 110%, su quali lavori possono accedervi, se puoi usufruirne per casa tua, se veramente farai i lavori gratis…ho scritto questa consulenza gratuita per te.

Se nel precedente articolo sull’argomento (che puoi trovare qui) parlavamo dei contenuti del decreto legge che ha introdotto il super bonus, in questo articolo ti parlerò della legge definitiva che disciplina il super bonus.

Infatti sebbene i decreti legge entrino subito in vigore, devono essere convertiti in legge entro 60 giorni dalla loro pubblicazione, altrimenti perdono di efficacia.

Il processo di conversione prevede la discussione in parlamento e senato. Dove le varie forze politiche propongono modifiche.

Gli articoli che trattano il super bonus e lo sconto in fattura/cessione del credito hanno subito alcune modifiche in questa conversione, anche se non sostanziali.

Come leggerai però mancano ancora alcuni decreti attuativi a corollario della legge, che dovrebbero essere pubblicati entro 30 giorni dalla conversione (Quindi arriveranno a ferragosto…) e che non la rendono ancora pienamente operativa.

Però ormai le misure previste sono fisse e definite, quindi possiamo darle per acquisite.

Ti avverto: non sarà un articolo breve, quindi mettiti comodo e con il giusto tempo a disposizione.

Come al solito cercherò di essere il più chiaro possibile. Come sai il pubblico a cui mi rivolgo non sono i miei colleghi progettisti ma sono tutti i proprietari di casa che devono ristrutturare…un linguaggio tecnico non avrebbe senso.

Ma in ogni caso parliamo di leggi, quindi qualche passaggio ostico ci sarà. Se hai qualche dubbio su quello che ho scritto usa i commenti qui sotto per eventuali chiarimenti.

NB: mentre stavo scrivendo questo articolo, è uscita anche la guida ufficiale dell’Agenzia delle Entrate che ha aiutato a chiarire qualche punto.

Puoi scaricarla da qui se vuoi:

SUPER BONUS 110%…COSA SIGNIFICA?

Cominciamo a chiarire i concetti di base.

Quando parliamo di super bonus al 110% ci riferiamo all’estensione di alcune misure delle detrazioni fiscali già esistenti per chi fa interventi di recupero di edifici, case e appartamenti. Cioè del patrimonio edilizio esistente.

Le detrazioni di cui puoi usufruire, da tempo ormai, per la tua ristrutturazione sono varie:

  • Bonus casa, con detrazione del 50% delle spese sostenute per la realizzazione delle opere di ristrutturazione della casa;
  • Bonus arredamento, con detrazione del 50% delle spese sostenute per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici (puoi usufruirne solo se accedi anche al bonus casa);
  • Sismabonus, con detrazione variabile dal 50% all’80% delle spese sostenute per rendere antisismici gli edifici (è un’estensione del bonus casa);
  • Ecobonus, con detrazione variabile dal 50% al 65% delle spese sostenute per efficientare energeticamente gli edifici;
  • Bonus facciate, con detrazione del 90% delle spese sostenute per sistemare le facciate degli edifici.

[Occhio: non so quando leggerai questo articolo. L’elenco qui sopra è per le detrazioni valide a tutto il 2020…siccome molte hanno scadenza annuale (anche se vengono regolarmente prolungate) non garantisco che siano in vigore mentre stai leggendo]

Qui sopra li ho riassunti sinteticamente, ma ho scritto vari articoli sulle detrazioni fiscali, se vuoi approfondire qui sotto ti metto i link. Sennò passa oltre.

Questa premessa era necessaria perché il super bonus di cui stiamo per parlare non fa altro che modificare alcune delle detrazioni già esistenti.

Infatti la legge 77, per quanto riguarda le detrazioni sulla ristrutturazione, nella sostanza:

  1. Estende la percentuale di detrazione al 110% per alcune delle misure che ti ho elencato sopra;
  2. Introduce la possibilità di ottenere lo sconto in fattura di una somma fino all’importo della detrazione, oppure di cedere tale detrazione sotto forma di credito di imposta ad un soggetto terzo.

E lo fa non solo per quelle estese al 110%, ma per tutte le detrazioni che ti ho elencato sopra – ad eccezione del bonus arredamento.

Naturalmente vengono messi dei paletti. E nel resto dell’articolo parleremo proprio di questi paletti. Che poi è il succo di tutto.

L’articolo sarà diviso in quattro capitoli:

  1. Un mega riassuntone di cosa prevede la legge 77 in termine di super bonus al 110% e di sconto in fattura/cessione del credito
  2. Analisi puntuale dell’articolo 119 della legge 77, relativo al super bonus
  3. Analisi puntuale dell’articolo 121 della legge 77, relativo allo sconto in fattura/cessione del credito
  4. Alcune riflessioni, anche su come si stanno muovendo imprese e altri player del settore

Partiamo dal mega riassuntone.

mailling list per ristrutturare casa

CAPITOLO 1 – MEGA RIASSUNTONE: SUPER BONUS DEL 110% E SCONTO IN FATTURA/CESSIONE DEL CREDITO IN POCHE RIGHE

Ho deciso di mettere all’inizio e non alla fine il riassunto dei principali punti che caratterizzano il super bonus e lo sconto in fattura/cessione del credito per questioni di praticità.

Se sei interessato solo a sapere i punti principali di queste misure ti basta leggere solo questo capitolo (e l’ultimo).

Se invece vuoi approfondire, e quindi leggere anche gli altri capitoli, avendo già letto questo riassunto avrai già le idee chiare per affrontarli meglio.

Naturalmente non andremo nel dettaglio. Per quello ci sono i capitoli successivi.

1.1 | Super bonus 110% – articolo 119

L’articolo 119 istituisce il super bonus del 110% e prevede quattro macro-interventi per cui vi si può accedere.

Punti comuni a tutti gli interventi:

  • La misura è valida dal 1 luglio 2020 al 31 dicembre 2021
  • La detrazione fiscale del 110% sulle spese sostenute (che elenchiamo al prossimo punto) è da dividere in 5 rate annuali

Detrazioni al 110% per interventi di efficientamento energetico:

  1. Isolamento delle pareti, solai e tetti (superfici opache) per una superficie superiore al 25% dell’involucro con i seguenti limiti di spesa:
    • 50.000€ per edifici unifamiliari o villette a schiera;
    • 40.000€ per singola unità immobiliare in edificio da 2 a 8 unità immobiliari;
    • 30.000€ per singola unità immobiliare in edificio oltre 8 unità immobiliari;
  2. Realizzazione di impianti di riscaldamento/raffrescamento/acqua calda sanitaria centralizzati con i seguenti limiti di spesa:
    • 20.000€ per singola unità immobiliare in edificio da 2 a 8 unità immobiliari;
    • 15.000€ per singola unità immobiliare in edificio oltre 8 unità immobiliari;
  3. Realizzazione di impianti di riscaldamento/raffrescamento/acqua calda sanitaria in edifici unifamiliari o villette a schiera con limite di spesa di 30.000€.
  • Gli interventi possono riguardare le parti comuni degli edifici condominiali, gli edifici con singola unità immobiliare, le unità immobiliari in edifici plurifamiliari con ingresso autonomo dall’esterno (villette a schiera);
  • Se viene eseguito uno dei tre interventi di sopra (denominanti “trainanti”) anche tutti gli altri interventi previsti dall’ecobonus (denominati “trainati”) possono essere portati in detrazione al 110%;
  • Per usufruire del superbonus l’unità immobiliare deve aumentare di due classi energetiche o, ove non possibile, deve essere dimostrata questa impossibilità.

Detrazioni al 110% per interventi di miglioramento sismico degli edifici

  • Aliquota di detrazione unica al 110% per tutte le tipologie di intervento;
  • Limite di spesa invariato rispetto alla legge sul sismabonus (96.000€ ad unità immobiliare);
  • Esclusi immobili in zona sismica 4.

Detrazioni al 110% per interventi di installazione di impianti fotovoltaici

  • Si può accedere a tale detrazione solo se si esegue uno degli interventi di miglioramento energetico o sismico di cui sopra (è a tutti gli effetti un intervento “trainato”);
  • Ammontare massimo della spesa pari a 48.000€ per i pannelli fotovoltaici;
    • Spesa massima ammissibile per ogni Kw installato pari a 2.400€ in caso di edificio esistente;
    • Spesa massima ammissibile per ogni Kw installato pari a 1.600€ in caso di nuovo edificio;
  • Ammontare massimo della spesa pari a 48.000€ per i sistemi di accumulo dell’energia (batterie);
    • Spesa massima ammissibile per ogni Kwh di capacità di accumulo delle batterie pari a 1.000€;
  • Obbligo di cedere al GSE l’energia non utilizzata in autoconsumo;
  • Le modalità di cessione e il valore di cessione sono determinati con decreto del Mise.

Detrazioni del 110% per l’installazione di colonnine di ricarica dei veicoli elettrici

  • Si può accedere a tale detrazione solo se si esegue uno degli interventi di miglioramento energetico di cui sopra (è a tutti gli effetti un intervento “trainato”);
  • Non ci sono particolari limiti o prescrizioni.

Chi può accedere o meno alla detrazione

  • i condomìni (con l’accento sulla ì…mi raccomando);
  • Le persone fisiche, anche titolari di reddito di impresa o professionisti, su tutte le unità immobiliari che beneficiano di interventi “trainanti” sulle parti comuni degli edifici;
  • Le persone fisiche (NO come impresa o professionisti) su un massimo di due unità immobiliari che beneficiano di interventi su parti private;
  • Istituti IACP, cooperative, associazioni sportive dilettantistiche;
  • Non possono accedere alla detrazione gli immobili accatastati A/1, A/8, A/9.

Altre disposizioni

  • È obbligatorio un visto di conformità rilasciato da un commercialista/ragioniere/perito commerciale/consulente del lavoro/responsabili assistenza dei CAF (no tecnico progettista) su tutta la documentazione dell’intervento;
  • Per gli interventi di efficientamento energetico i tecnici progettisti asseverano il rispetto dei limiti di legge stabiliti dalle apposite norme tecniche e la congruità della spesa;
  • Per gli interventi di miglioramento sismico i tecnici progettisti asseverano la riduzione del rischio sismico e attestano la congruità delle spese;
  • Il Mise deve emanare un decreto attuativo che determini le modalità di trasmissione delle asseverazioni e i prezziari di riferimento per i costi;
  • I tecnici che asseverano il falso sono soggetti a multe da 2.000 a 15.000 €;
  • I tecnici devono stipulare apposita polizza assicurativa;
  • Le spese per attestazioni e asseverazioni sono detraibili al 110%.
mailling list per ristrutturare casa

1.2 | Sconto in fattura e cessione del credito – articolo 121

  • Chi sostiene spese detraibili ai sensi del bonus casa (50%), ecobonus (50%, 65%, 110%), sismabonus (110%), bonus facciate (90%), installazione impianti fotovoltaici (110%), installazione colonnine elettriche (110%) invece di usufruire della detrazione può…
    • Ottenere uno sconto in fattura dal fornitore e/o impresa fino all’importo della corrispondente detrazione spettante. Questi maturano un credito che possono cedere a banche, finanziarie, ESCo, etc.;
    • Cedere direttamente la detrazione sotto forma di credito di imposta a banche, finanziarie, ESCo;
  • Tali opzioni possono essere esercitate o meno per ognuno dei S.A.L. emessi;
  • Chi riceve il credito deve usarlo con la stessa rateizzazione che avrebbe il cedente (5 o 10 anni), non può portarlo da un anno all’altro (quello non usato in uno specifico anno è perso) e non può chiederlo a rimborso;
  • Se in seguito ad un controllo l’Agenzia delle Entrate verifica che la detrazione/credito non era dovuto, procede a recuperare le somme da chi ha beneficiato dei lavori;
  • Chi ha beneficiato del credito (imprese, banche, finanziarie, etc.) non lo perdono in quanto erano in “buona fede” (dalla FAQ 11 della guida dell’Agenzia delle Entrate).

Occhio all’ultimo punto che mette a fuoco un possibile problema per te…di cui parleremo più avanti.

Per il resto tutto chiaro?

Adesso approfondiamo cosa dice la legge negli articoli 119 e 121.

CAPITOLO 2 – ARTICOLO 119 DELLA LEGGE 77: OPPORTUNITÀ E LIMITI DEL SUPER BONUS AL 110%

Credo di avertelo già detto tre o quattro volte che l’articolo 119 della legge 77 introduce definitivamente la possibilità di detrarre al 110% alcune opere legate al recupero del patrimonio edilizio.

L’articolo è diviso in 23 commi (cioè sotto-paragrafi).

I primi 8 chiariscono quali interventi, e in che modo, possono accedere al super bonus. I restanti integrano i primi fornendo dei chiarimenti.

Il super bonus del 110% è previsto per i seguenti interventi:

  • Alcune misure dell’ecobonus (quindi efficientamento energetico degli edifici) – commi da 1 a 3-bis;
  • Interventi del sismabonus (quindi miglioramento sismico degli edifici) – commi 4 e 4-bis;
  • Installazione di pannelli fotovoltaici e relativi sistemi di accumulo dell’energia prodotta – commi da 5 a 7;
  • Installazione di colonnine elettriche – comma 8.

La prima cosa evidente è che gli interventi che rientrano nel bonus casa, cioè quelli classici per ristrutturare, sono esclusi da questo super bonus.

Non ti puoi ristrutturare casa gratis. Con buona pace di tutti i proclami del governo.

Gli interventi più interessanti che rientrano nel super bonus, e per cui si stanno muovendo la maggior parte degli operatori del settore, sono senza dubbio quelli legati all’ecobonus. Però vedremo come ci sono molte limitazioni ed in particolare viene escluso l’intervento diretto da parte del singolo proprietario di un appartamento in condominio.

2.1 | Super bonus al 110% per interventi di efficientamento energetico (ecobonus)

Qui parliamo di quanto previsto nei commi 1, 2, 3 e 3-bis dell’articolo 119 della legge 77.

Comma 1: gli interventi “trainanti” previsti

Si tratta di opere legate all’efficientamento energetico per cui la detrazione è stata portata al 110%. Questa detrazione deve essere suddivisa in 5 rate annuali di pari importo (l’ecobonus normale prevede 10 rate annuali di pari importo) ed è in vigore per le spese sostenute tra l’1 luglio 2020 e il 31 dicembre 2021.

Il comma 1 ci dice quali interventi di efficientamento energetico possono accedere alla detrazione del 110%. Sono 3.

Intervento 1: Isolamento termico delle superfici opache verticali, orizzontali e inclinate che interessano l’involucro per oltre il 25% della superficie disperdente dell’edificio o dell’unità immobiliare situata all’interno dell’edificio purché abbia un accesso autonomo dall’esterno.

Vediamo i principali cardini di questa tipologia di interventi.

Punto 1 – isolamento degli edifici

Qui si parla di isolare gli edifici esistenti. Con cappotto, con isolamento interno, con isolamento in intercapedine…non importa come. Si parla di isolamento.

Però emergono subito delle limitazioni dettate dalla superficie minima su cui si può intervenire e dal fatto che si parla di “edifici” e non di unità immobiliari.

Per essere chiari:

  • Condomini: si
  • Edifici singoli: si
  • Appartamento in condominio: NO in modo autonomo (a meno che non abbia oltre del 25% di superficie “disperdente” dell’intero edificio…caso raro)

Per le singole unità immobiliari all’interno di edifici plurifamiliari viene fatta un’unica eccezione: quella delle villette a schiera e assimilabili.

Le villette a schiera sono il tipico esempio di unità immobiliare che si trova all’interno di un edificio (quello formato da tutte le villette) ma che ha un ingresso autonomo.

Caso assimilabile anche alle bifamiliari per intenderci (purché abbiano un accesso autonomo dall’esterno).

In questi casi anche il singolo proprietario della villetta può farsi il cappotto senza che lo facciano anche gli altri…(purché intervenga su oltre il 25% dell’involucro disperdente).

Punto 2 – superficie minima di isolamento

Approfondiamo proprio l’aspetto del 25% di superficie disperdente interessata dai lavori, condizione minima necessaria per accedere al super bonus per interventi di isolamento.

Sai come si determina la superficie disperdente di un edificio?

Ce lo dice la legge: la superficie disperdente di un edificio sono tutti quei muri-solai-tetti-finestre-porte che delimitano l’edificio dall’ambiente esterno o da una zona non climatizzata.

Per intenderci: il muro esterno, ma anche il muro che ci divide dal pianerottolo, il solaio che ci divide dai garage o da un sottotetto.

Se isolare oltre il 25% della superficie disperdente di una casa singola o di un’unità immobiliare in una villetta schiera è una condizione facilmente raggiungibile…non lo è per il singolo appartamento in un condominio.

Tra l’altro nei condomini le pareti esterne sono “parti comuni” dell’edificio…quindi in ogni caso l’intervento di cappotto esterno (solitamente il metodo più efficace di isolare) deve essere approvato dall’assemblea condominiale.

Punto 3 – no finestre

Si parla esplicitamente di “superfici opache”. Quindi finestre, balconi, porte, serrande…sono escluse. Cioè la sostituzione degli infissi non accede direttamente a questa misura. (Ma tra poco vedremo come la legge la fa rientrare dalla…finestra).

Punto 4 – limiti di spesa

La legge infatti ci dà anche i limiti di spesa detraibili con il super bonus.

  • Spesa massima di 50.000€ per edifici unifamiliari e villette a schiera;
  • Spesa massima di 40.000€ per ogni unità immobiliare di edifici da 2 a 8 unità immobiliari;
  • Spesa massima di 30.000€ per ogni unità immobiliare di edifici con più di 8 unità immobiliari.

Cosa succede se superi questi limiti di spesa?

Che le restanti somme le detrai con le normali percentuali di detrazione dell’ecobonus (65%) fino al raggiungimento dei limiti di spesa previsti dalla legge specifica (60.000€ totali…). E per le somme eccedenti non detrai nulla.

Comunque, ad eccezione delle case unifamiliari che in alcuni casi possono essere molto grandi (ma come vedremo le ville sono escluse da questa misura) e richiedere investimenti elevati, sono buoni limiti di spesa.

Punto 5 – criteri ambientali minimi

Ultima cosa: i materiali isolanti utilizzati devono rispettare i cosiddetti C.A.M., cioè criteri ambientali minimi.

Per dirla pane e salame: devono essere ecologici (cioè avere un’apposita certificazione).

Naturalmente questi materiali costano molto di più dei normali materiali isolanti…

Passiamo alla seconda detrazione legata all’ecobonus che usufruisce del 110%:

Intervento 2: Sostituzione di impianti di climatizzazione invernali esistenti con impianti centralizzati per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria. Da eseguirsi sulle parti comuni degli edifici.
Punto 1 – impianti centralizzati

Parliamo di impianti condominiali centralizzati. E parliamo delle opere da eseguirsi sulle parti comuni degli edifici.

Quindi, a scanso di equivoci, se hai un appartamento in condominio e vuoi sostituire l’impianto di riscaldamento…non sei compreso in questa detrazione.

Tra l’altro ti voglio evidenziare come le opere detraibili sono quelle “da eseguirsi sulle parti comuni degli edifici”. Quindi non quelle dentro gli appartamenti (che sono privati). Le eventuali opere interne alle unità immobiliari (per allacciarsi o uniformarsi al nuovo impianto centralizzato) non rientrano direttamente in questa misura della detrazione (ma vedrai che ci rientrano dalla finestra…).

Punto 2 – tipologia impianti

I nuovi impianti installati possono essere:

  • Con caldaia a condensazione ad alta efficienza (a metano);
  • A pompa di calore (elettrico);
  • Ibridi (gas+elettrico) o geotermici;
  • A microcogenerazione;
  • A collettori solari;

Oppure si può allacciare l’edificio ad un sistema di teleriscaldamento efficiente, ma solo se l’immobile si trova in un comune montano non interessato da procedure europee di infrazione.

Posto che ritengo difficile convincere un condòmino che scalda l’appartamento con la sua caldaietta, a passare ad un sistema centralizzato, ai fini dell’efficienza sarebbe un intervento interessante.

Punto 3 – limiti di spesa

Anche qui vengono dati dei limiti di spesa:

  • Spesa massima di 20.000€ per ogni unità immobiliare di edifici da 2 a 8 unità immobiliari;
  • Spesa massima di 15.000€ per ogni unità immobiliare di edifici con più di 8 unità immobiliari.

La detrazione riguarda anche le spese di smaltimento del vecchio impianto.

Proseguiamo con la terza e ultima misura legata all’ecobonus:

Intervento 3: Sostituzione di impianti di climatizzazione invernali esistenti con impianti per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria. Da eseguirsi sugli edifici unifamiliari o sulle singole unità immobiliari delle villette a schiera (“edifici plurifamiliari funzionalmente indipendenti con uno o più accessi autonomi dall’esterno”).

Praticamente stiamo parlando della stessa cosa del punto precedente solo che è cambiato il tipo di edificio: ora ci riferiamo agli edifici unifamiliari e alle villette a schiera.

Anche qui i nuovi impianti installati possono essere:

  • Con caldaia a condensazione ad alta efficienza (a metano);
  • A pompa di calore (elettrico);
  • Ibridi (gas+elettrico) o geotermici;
  • A microcogenerazione;
  • A collettori solari;
  • A biomassa (pellet) se l’edificio si trova in area non metanizzata di un comune non interessato da procedure europee di infrazione.

Vale anche la stessa cosa detta prima in merito al teleriscaldamento.

Anche qui viene dato un limite di spesa: 30.000€. E possono essere detratte anche le spese di smaltimento e bonifica dell’impianto sostituito.

Bene, questi sono i 3 interventi che possiamo definire “trainanti”, cioè che permettono di accedere dalla porta principale al super bonus del 110%.

Però al comma 2 vengono fatti rientrare anche altri interventi…che possiamo definire “trainati”.

Comma 2: estensione della detrazione e interventi “trainati”

Il comma 2 ci dice che, se fai uno dei tre interventi di miglioramento energetico di cui al comma 1 puoi detrarre al 110% anche gli altri interventi previsti dall’ecobonus.

Chiariamo meglio il concetto.

Nell’articolo sulle detrazioni fiscali ti spiego come l’ecobonus sia formato da varie misure. Te le elenco sinteticamente:

  1. Interventi di riqualificazione energetica su interi edifici esistenti (l. 296/2006, art.1, comma 344)
  2. Interventi sull’involucro degli edifici per riduzione della trasmittanza termica (l. 296/2006, art.1, comma 345) – NB: è l’isolamento sia le parti opache che quelle finestrate
  3. Interventi di installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda (l. 296/2006, art.1, comma 346) – NB: non è fotovoltaico ma solare termico
  4. Sostituzione di impianti di climatizzazione invernale (l. 296/2006, art.1, comma 347)
  5. Acquisto e posa in opera di schermature solari (l. 190/2014, art.1, comma 47)
  6. Acquisto e posa in opera di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili (l. 190/2014, art.1, comma 47)
  7. Dispositivi multimediali per il controllo da remoto degli impianti termici (l. 208/2015, art.1, comma 88)
  8. Acquisto e posa di micro-cogeneratori in sostituzione di impianti esistenti (l.205/2017, art.1, comma 3, lettera a, nume-ro 3).

Il superbonus coinvolge gli interventi dei punti 2 (solo per le strutture opache) e 4 (parzialmente anche il 6).

Il comma 2 dell’articolo 119 ci dice che se fai uno dei tre interventi che abbiamo visto al paragrafo precedente, che quindi detrai al 110%, puoi eseguire anche tutti gli altri interventi dell’elenco qui sopra detraendoli sempre al 110%.

Quindi, ad esempio, se fai il cappotto e lo detrai al 110%, puoi anche sostituire gli infissi, oppure installare le schermature solari e detrarli a loro volta al 110%.

Una conseguenza è che, se il condomìnio delibera di fare il cappotto termico, il singolo condòmino può rifarsi anche l’impianto di riscaldamento autonomo (non solo il centralizzato) in quanto è una misura prevista dall’ecobonus.

E la guida dell’Agenzia delle Entrate ci dice che anche la sola sostituzione della caldaia in questo caso beneficia del 110% di detrazione.

Capisco che sia una cosa un po’ cervellotica…però funziona così.

Viene inoltre specificato un altro aspetto: i limiti di spesa per gli interventi “trainati” sono quelli previsti dalla legge che regola l’ecobonus (ti rimando sempre all’articolo specifico per approfondimenti).

Comma 3: i requisiti tecnici

Magari questi aspetti ti interessano poco…ma sono importanti.

Infatti non è che qualsiasi intervento di presunto miglioramento energetico venga fatto può usufruire delle detrazioni del super bonus.

Bisogna rispettare dei precisi parametri.

Questi parametri sono quelli stabiliti dalle varie leggi in vigore (ci sono degli specifici decreti del 2015 che li definiscono).

Inoltre l’intervento deve portare al miglioramento di almeno due classi energetiche dell’edificio o dell’unità immobiliare della casa a schiera (la già citata unità immobiliare con accesso autonomo dall’esterno).

Ti ho detto mille volte che il patrimonio edilizio italiano è vecchio ed energivoro (cioè consuma tanto). Però questo non significa che anche un buon intervento energetico riesca a far salire automaticamente di due classi energetiche un edificio o un appartamento.

Proprio per questo motivo nel comma 3, quando si parla delle classi energetiche da raggiungere, viene detto anche che: se il miglioramento di due classi energetiche non è possibile bisogna dimostrarlo e bisogna comunque raggiungere la classe energetica più alta possibile.

Tutto ciò deve essere dimostrato attraverso un attestato di prestazione energetica (APE) prima e dopo l’intervento.

Ti anticipo qui una piccola riflessione: per i condomini non esistono APE che riguardano l’intero edificio, ma singoli APE degli appartamenti. Se non vengono cambiate le regole sarà necessario fare un attestato pre e post intervento per ogni appartamento (con i relativi costi).

Ultima cosa interessante è che si può usufruire del super bonus anche se fai un intervento di demolizione e ricostruzione dell’edificio.

[Tra l’altro proprio la definizione di demolizione e ricostruzione è stata appena modificata da un altro decreto legge (il cosiddetto “semplificazioni”) che, in soldoni, adesso consente di ricostruire l’edificio in posizione (all’interno del lotto) e con forma diverse rispetto all’esistente.
Si tratta di una cosa che non ci interessa approfondire qui e di cui il tuo tecnico saprà dirti di più però è una novità importante (anche se il decreto semplificazioni deve essere ancora convertito in legge).]

Sull’ecobonus, che era la parte più consistente della questione, abbiamo detto tutto. Ci sarebbe anche il comma 3-bis ma riguarda semplicemente un’estensione dei termini al 30 giugno 2022 per gli interventi in edifici IACP, quindi un caso limitato e a cui tu probabilmente non sei interessato.

Mi tengo alcune riflessioni per l’ultimo capitolo. Ora passiamo ad analizzare i commi 4 e 4-bis…parliamo di sismabonus.

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2.2 | Super bonus per interventi di miglioramento sismico degli edifici esistenti

I commi 4 e 4-bis dell’articolo 119 riguardano le detrazioni fiscali relativi al sismabonus.

Comma 4: interventi previsti

Anche qui le detrazioni al 110% valgono per le spese sostenute dal 1 luglio 2020 al 31 dicembre 2021 per le opere di “efficientamento” sismico. E devono essere detratte dalle tasse in 5 rate annuali di pari importo (il sismabonus prevedeva già questa rateizzazione).

Come sicuramente sai se hai letto il mio articolo sul sismabonus tale detrazione è una misura speciale del bonus casa e prevede tre scaglioni di detrazione differente:

  • 50% se si effettua solo un miglioramento sismico;
  • 70% se si realizza un miglioramento di 1 classe sismica;
  • 80% se si realizza un miglioramento di 2 classi sismiche.

Non approfondiamo oltre e ti rimando all’articolo per saperne di più.

La legge 77 elimina queste distinzioni: per tutte le tipologie di interventi di miglioramento sismico vale la detrazione del 110%.

L’unica cosa che viene chiarita è che questa misura non vale per gli edifici ubicati in zona sismica 4, cioè la meno pericolosa dal punto di vista sismico.

Il territorio italiano infatti è diviso in quattro zone sismiche, di cui la 1 è quella più pericolosa.

Le zone sismiche 4 sono molto limitate rispetto all’estensione territoriale (anche se al nord si tratta di aree popolose) e riguardano essenzialmente: un’ampia area tra Torino e Milano, la provincia di Bolzano, una porzione del Veneto, il “tacco d’Italia” e la Sardegna.

C’è un’altra cosa: se cedi il credito maturato con questi interventi ( parleremo della cessione analizzando l’articolo 121) ad un’impresa di assicurazione e contestualmente stipuli un’assicurazione, questa assicurazione la puoi detrarre al 90% e non al 19% come era finora.

Comma 4-bis: estensione della detrazione anche ai sistemi di monitoraggio

Il comma 4-bis estende la detrazione anche ai “sistemi di monitoraggio strutturale continuo ai fini antisismici”, purché sia eseguito insieme ad un intervento di miglioramento sismico.

Questi sistemi sono in pratica una serie di sensori installati sulla struttura in modo permanente e che comunicano ad un processore (un computer) i dati che rilevano sugli spostamenti strutturali.

Grossolanamente puoi assimilarli ad un sismografo per edifici.

2.3 | Fotovoltaico e sistemi di accumulo

Parliamo ora di quanto previsto dai commi 5, 6 e 7 relativi al superbonus del 110% per l’installazione di pannelli fotovoltaico e di sistemi di accumulo dell’energia prodotta.

Come vedremo si tratta di interventi che possono a tutti gli effetti rientrare tra quelli “trainati”.

Comma 5, detrazioni per installazione di pannelli fotovoltaici

Facciamo una premessa: il cosiddetto “bonus casa” (quello con cui si possono detrarre le opere di ristrutturazione al 50%) tra le varie misure prevede anche la detrazione per l’installazione di pannelli fotovoltaici.

Quindi questo superbonus al 110% per i pannelli fotovoltaici è un’estensione di un bonus esistente e non un nuovo bonus.

La percentuale di detrazione è chiaramente del 110%, da calcolarsi su un ammontare massimo di spesa di 48.000€, da dividersi in 5 rate annuali.

Però attenzione, vengono dati dei limiti di spesa per ogni chilowatt (Kw) di fotovoltaico installato.

Chiariamo.

Il dimensionamento dei pannelli fotovoltaici viene fatto in base alle effettive necessità di consumo dell’immobile.

Se hai una casa di 100mq per farla funzionare hai bisogno di un certo numero di chilowattora/anno (basta che ti guardi le bollette per capire quanto).

Se casa tua è grande 200mq i consumi naturalmente aumentano.

L’impianto va dimensionato in base ai reali consumi. E solitamente bastano pochi Kw di fotovoltaico.

Quindi, forse per evitare qualche “furbata”, il legislatore ha deciso di inserire dei limiti di costo per ogni kw installato.

Questi limiti sono due:

  • 2.400€ a Kw per installazione su edifici esistenti
  • 1.600€ a Kw per installazione su nuovi edifici o in caso di demolizione e ricostruzione

I limiti più bassi in caso di nuova costruzione sono dovuti al fatto che è già obbligo prevedere l’installazione di fonti di energia rinnovabili quando si realizza un nuovo edificio.

NB: per la cronaca, come fa notare il comma 16-ter, il limite massimo di Kw installabili col superbonus è 20 (fatti due conti). Se ne devi mettere di più (un condominio ad esempio potrebbe avere questa necessità), sull’eccedente devi applicare le aliquote previste dalla legge che regola il bonus casa.

Ultima e importantissima cosa: nel caso di installazione di pannelli fotovoltaici su edifici esistenti, il superbonus è valido solo se viene effettuato congiuntamente ad uno degli interventi trainanti. Quindi di efficientamento energetico (quelli del comma 1) o miglioramento sismico.

Pertanto non è autonomo (tranne che per le nuove costruzioni).

Comma 6, detrazioni per installazione di sistemi di accumulo legati al fotovoltaico

Non so se hai una vaga idea di come funziona un impianto fotovoltaico: di base ci sono dei pannelli che trasformano l’energia del sole in energia elettrica.

Ma cosa ci fai di questa energia?

In parte la puoi utilizzare subito per accendere la lampadina o azionare il condizionatore, ma quella che non ti serve subito?

La puoi stipare in enormi batterie ricaricabili, dette “sistemi di accumulo”.

Il comma 6 prevede il superbonus anche per questi sistemi di accumulo per i quali è previsto un limite di spesa sempre di 48.000€, la suddivisione in 5 rate annuali e un costo massimo di 1.000€ a kWh di capacità di accumulo.

Comma 7, cessione dell’energia non utilizzata

Per capire cosa prevede questo comma torniamo al nostro impianto fotovoltaico.

Abbiamo detto che i pannelli producono energia elettrica.

Questa energia elettrica puoi usarla istantaneamente e/o accumularla in enormi batterie.

Ma quando le batterie hanno raggiunto la loro capacità massima?

Cosa ci fai dell’energia in più che produci?

Solitamente si immette questa energia nella rete elettrica nazionale dove ci possono essere vari acquirenti con cui fare accordi. Il comma 7 prevede obbligatoriamente di cedere l’energia al GSE (gestore dei servizi energetici).

Come si cede questa energia al GSE? Quanto viene pagata? Quali sono i limiti di utilizzo dell’energia autoprodotta?

Tutto ciò è demandato ad un decreto del Ministero dello sviluppo economico (uno dei tanti previsti da questa legge) di cui ad oggi siamo in attesa.

2.4 | Colonnine di ricarica dei veicoli elettrici

Il comma 8 introduce l’ultima opera per cui viene previsto il superbonus: l’installazione di infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici negli edifici.

La divisione è sempre in 5 rate annuali di pari importo e può accedere al superbonus solo se effettuata insieme ad un degli interventi di efficientamento energetico che abbiamo visto prima (quelli del comma 1 dell’articolo 119).

Si tratta quindi a tutti gli effetti di un’opera “trainata”.

Non c’è altro da aggiungere per questa quarta misura e per quanto riguarda le opere che possono accedere alla detrazione del 110% abbiamo detto tutto.

Come hai potuto leggere, se possiedi un appartamento in condominio, sei escluso dall’applicazione diretta di questo bonus. Tutto dipende dagli interventi condominiali.

E in ogni caso la ristrutturazione della casa (spostamento di muri, rifacimento di bagni, cucine, sostituzione di porte, pitturazioni, impianti idrici ed elettrici…) non rientra mai in questa detrazione al 110%.

Detto ciò…l’articolo 119 ha altri 15 commi in cui ci sono delle specificazioni importanti che vale la pena approfondire.

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2.5 | Varie ed eventuali: i commi che chiariscono molte cose

Commi 9 e 10: chi può accedere alla detrazione e su quanti edifici

Il comma 9 ci dice che le detrazioni possono essere usufruite dai “condomìni” (proprio con l’accento sulla ì…per non confonderlo con gli inquilini…) e dalle persone fisiche (non come imprese o attività similari).

Sono comprese anche gli istituti IACP, le cooperative e le associazioni sportive dilettantistiche ma non ci interessa.

Quello che invece ci interessa è che le persone fisiche possono accedere alle detrazioni del superbonus legate all’efficientamento energetico (quello dei commi da 1 a 3 che abbiamo visto sopra) su due unità immobiliari.

Vengono introdotte le seconde case.

Ma chiariamo meglio.

Se possiedi 10 appartamenti in 10 condomini puoi accedere alle detrazioni per tutti 10 gli appartamenti, finché le opere sono eseguite sulle parti comuni degli stessi.

Quindi puoi accedere al superbonus per tutti gli interventi di isolamento e per tutti gli impianti centralizzati.

Però se vuoi contemporaneamente sostituirti gli infissi, che sono privati, o rifarti l’impianto di riscaldamento, che è privato, puoi accedere al superbonus solo su due unità immobiliari.

La stessa cosa vale se hai tre ville: su due puoi accedere al superbonus per interventi di efficientamento energetico e su una no.

Un ultimo chiarimento: in caso di interventi su parti comuni degli edifici, anche imprenditori e professionisti che possiedono un immobile al suo interno possono usufruire della detrazione per le spese che per forza sosterranno.

Commi da 11 a 14: cessione del credito e adempimenti tecnici

Sappiamo benissimo che il grosso dell’interesse generato da questa legge gira intorno al concetto di avere i lavori gratis, cioè senza pagare nulla. Solo la detrazione del 110% non è sufficiente ad ottenere questo risultato. Serve la possibilità di ottenere lo sconto totale in fattura o fare la cessione della detrazione sotto forma di credito.

A questo aspetto è dedicato l’articolo 121 della legge.

Però i commi da 11 a 14 dell’articolo 119, chiariscono bene i paletti che devi rispettare per accedere alla cessione del credito o allo sconto in fattura.

Infatti il comma 11 inizia con:

“Ai fini dell’opzione per la cessione o per lo sconto di cui all’articolo 121…”

Uno dei requisiti si trova proprio nel comma 11 ed è il “visto di conformità”, che è indispensabile.

In particolare la legge parla di “visto di conformità dei dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione di imposta per gli interventi di cui al presente articolo”.

Una frase degna del miglior conte Mascetti per dire che qualcuno deve verificare tutta la documentazione che i tecnici e le imprese devono produrre e, se è tutto ok, apporre il suo “visto di conformità”.

Naturalmente il visto non può metterlo un pinco pallino qualsiasi. Deve essere un commercialista, un ragioniere, un perito commerciale, un consulente del lavoro. O figure assimilabili secondo quanto stabilisce la legge.

Come vedi sono tutti professionisti nell’ambito “economico”. Quindi in sostanza, anche se non è scritto in modo esplicito, ci vuole qualcuno che certifichi la congruità dei costi…

Il comma 12 dice che le modalità di comunicazione della cessione del credito ancora non si sanno…ci vuole un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate di cui siamo ancora in attesa.

Questo significa che, ad oggi, la cessione del credito non è ancora operativa. O meglio: non sappiamo come vada fatta (e per la cronaca non lo sanno nemmeno banche e finanziarie…).

I commi 13, 13-bis e 14 parlano di dichiarazioni, attestazioni e norme tecniche che i progettisti devono rispettare sia per le opere di efficientamento energetico che per quelle sismiche:

  • Per gli interventi di efficientamento energetico i tecnici progettisti asseverano il rispetto dei limiti di legge stabiliti dalle apposite norme tecniche e la congruità della spesa;
  • Per gli interventi di miglioramento sismico i tecnici progettisti asseverano la riduzione del rischio sismico e attestano la congruità delle spese;

Già perché non pensavi forse che fosse sufficiente chiamare un’impresa e dirle:

“ehi fammi il cappotto termico che detraggo il 110%!”

Eh no…ci vuole un progetto fatto da un tecnico abilitato (con relative pratiche edilizie) che poi certifica e attesta tutto quanto.

Faremo una riflessione su questa cosa alla fine dell’articolo (leggila perché serve per tutelare te prima di tutto!).

A parte questo, in questi commici sono un paio di cose interessanti:

  • Nel comma 13, punto a) viene detto che il Mise (ministero dello sviluppo economico) deve emettere un decreto attuativo entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge (la data di pubblicazione in gazzetta ufficiale) con le modalità di trasmissione delle asseverazioni.

Naturalmente il decreto non c’è ancora.

Ma la cosa interessante è che all’interno di questo decreto ci sarà quanto riportato nel comma 13-bis…

  • Infatti nel comma 13-bis viene detto che “ai fini dell’asseverazione della congruità delle spese si fa riferimento ai prezzari individuati dal decreto di cui al comma 13, lettera a)”.

Non essendoci il decreto non ci sono nemmeno i prezziari…

Però fino alla pubblicazione del decreto si possono usare i vari prezziari esistenti (quelli regionali, quelli delle camere di commercio, industria, artigianato, etc.).

Questo è un passaggio importante perché il legislatore sta dicendo a te, ai tecnici e alle imprese: “non pensare di gonfiare i prezzi artificiosamente! Non è che fai il cappotto e con la spesa dichiarata ci rifai pure il bagno di casa…”

Lo so che tu che mi leggi sei una persona onesta, ma mi hanno già raccontato di richieste tipo: “senti con questo superbonus mi ci devi far uscire il motorino per mio figlio!”

Come si dice, prevenire è meglio che curare…

Infine il comma 14 mette il carico da novanta per i tecnici: se fanno attestazioni fasulle dovranno pagare multe da 2.000€ a 15.000€.

Considera che quindicimila euro per molti tecnici è il ricavo di un anno di lavoro…

Commi 15 e 15-bis

Siamo in fondo all’articolo 119.

Nel comma 15 viene chiarito che tutte le attestazioni, asseverazioni e il visto di conformità di cui abbiamo appena parlato, possono essere detratti.

Non si fa alcun accenno alla detrazione dei costi di analisi, progettazioni e pratiche edilizie. In teoria dovrebbero essere detraibili ai sensi delle leggi che regolano i bonus originali (ecobonus, sismabonus e bonus casa). Ma il super bonus al 110% è una misura diversa e non valgono le stesse regole…credo sia il caso di aspettare qualche chiarimento dell’Agenzia delle Entrate.

Al comma 15-bis viene fatto un chiarimento importante in merito agli immobili esclusi dal super bonus: se casa tua è accatastata come A/1 (abitazione di tipo signorile), A/8 (abitazione in villa) e A/9 (Castelli e palazzi) ti puoi attaccare. Niente super bonus per te.

Ora passiamo all’articolo sulla cessione del credito/sconto in fattura e che vedrai non si limita solo ai lavori di cui abbiamo parlato all’articolo 119.

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CAPITOLO 3 – ARTICOLO 121: CESSIONE DEL CREDITO O SCONTO IN FATTURA AL POSTO DELLA DETRAZIONE FISCALE

La dichiarazione fatta dal governo e dai politici “ristrutturerete la casa gratis” non avrebbe avuto nessun senso se non fosse stato inserito l’articolo 121 sulla cessione del credito e lo sconto in fattura, a completamento del superbonus.

In realtà abbiamo visto che la dichiarazione non ha comunque alcun senso perché è falsa…con gli interventi detraibili al 110% non ci ristrutturi casa.

…comunque quello che dice l’articolo 121 è decisamente importante.

Infatti normalmente le detrazioni fiscali per gli interventi edilizi funzionano come sconto sulle tasse da ripartire in 10 rate annuali (5 per il sismabonus).

Nei casi previsti dal superbonus, che abbiamo appena visto, le rate diventano 5, sempre a cadenza annuale.

Ma stanti solo così le disposizioni, significherebbe che per fare i lavori intanto devi sborsare tutta la somma e poi negli anni pagherai meno tasse per l’importo che hai speso (anzi ti danno un bonus del 10%).

L’intervento è sostanzialmente gratuito, ma prevede un esborso iniziale che molte persone non possono permettersi o non vogliono fare.

Tra l’altro le detrazioni fiscali non costituiscono credito di imposta che può essere portato da un anno all’altro, ma funzionano con il concetto di capienza.

Non so se hai mai avuto a che fare con dichiarazioni dei redditi e tasse. Se tu maturi un “credito di imposta”, cioè sostanzialmente hai versato più tasse di quanto dovevi, lo Stato ha un debito con te.

Quei soldi puoi decidere di usarli subito per pagare altre tasse (l’IMU ad esempio), tenerli da parte nel tuo “cassetto fiscale” per pagare le tasse negli anni successivi, o addirittura chiederli a rimborso. E lo Stato effettivamente te li accredita, generalmente in un paio di anni (te lo posso assicurare perché l’ho fatto).

Le detrazioni fiscali per ristrutturare però non costituiscono credito di imposta, ma sconto da fruire di anno in anno sulle tasse.

Se un anno devi pagare 1.500€ di tasse e hai maturato una detrazione annuale di 1.000€ semplicemente fai la differenza e vai a pagare 500€ di tasse.

Ma se le tasse che devi pagare sono solo 500€ e la detrazione annuale è di 1.000€ non è che lo Stato ti dà i 500€ di differenza oppure puoi usare questa somma l’anno successivo. Semplicemente perdi quella parte di detrazione.

Questo è il concetto di capienza che chiunque ristruttura deve tenere molto bene in considerazione (e di cui ti ho parlato già molte altre volte).

Il superbonus al 110% non solo aumenta la percentuale di detrazione (aumentando quindi la somma assoluta da detrarre), ma dimezza anche i termini di detrazione: in questo modo le rate di detrazione annuale possono diventare anche quattro volte quelle che avresti pagato normalmente.

Facciamo un esempio.

Isoli la casa con il cappotto e spendi 50.000€ (prendiamo il limite dato dal superbonus).

Normalmente detrarresti il 65% in 10 anni, quindi: 50.000*0,65/10= 3.250€ all’anno.

Con il superbonus detrarresti il 110% in 5 anni, quindi: 50.000*1.1/5= 11.000€ all’anno.

Considera che a questa somma potresti dover aggiungere le detrazioni per l’impianto di riscaldamento, gli interventi antisismici, il fotovoltaico, le colonnine…a che somma di tasse annuale da detrarre arriviamo?

Sono in pochi quelli che se lo possono permettere.

Quindi, con questi termini, molte persone si ritroverebbero a non sfruttare realmente la detrazione del 110%.

Come risposta il legislatore, nell’articolo 121, si è inventato questa cosa della cessione del credito e dello sconto in fattura.

Che bada bene: non è una novità assoluta.

Già nel 2019 erano stati introdotti per l’ecobonus, per poi non essere rinnovati tranne che per casi particolari, mentre per il sismabonus erano modalità ancora in vigore.

Ora sono stati re-introdotti e ampliati. Principalmente con l’obiettivo di rendere realmente operativo il superbonus, ma come vedremo si sono riversati anche sulle altre detrazioni.

3.1 | Commi 1 e 1-bis: sconto in fattura e cessione del credito

Con il comma 1 vengono introdotti sconto in fattura e cessione del credito.

a) Puoi usufruire di uno sconto fino a una somma pari all’importo della detrazione (naturalmente nel rispetto dei limiti di spesa che abbiamo già visto).

Questo sconto viene fatto dalle imprese e dai fornitori che hanno eseguito l’intervento. Questi ultimi recuperano tali somme come credito di imposta pari alla detrazione che ti spetterebbe.

Tale credito possono o utilizzarlo per compensare le proprie tasse, oppure cederlo ad altri soggetti (tra cui banche e finanziarie).

Quindi, in un mondo ideale, tu non paghi nulla all’impresa e lei ti fa i lavori.

b) Puoi cedere direttamente la detrazione che ti spetta ad un soggetto terzo, trasformandola contestualmente in credito di imposta.

Tale credito che hai ceduto può a sua volta essere ceduto ad altri soggetti (banche e finanziarie)

Quindi, invece di scontarti i lavori, l’impresa te li fattura e tu glieli paghi regolarmente. Però, invece di usufruire della detrazione in prima persona, la cedi tu direttamente a qualcun altro (solitamente banche e finanziarie) sotto forma di credito di imposta.

In questa ipotesi devi comunque sborsare i soldi, anche se dovresti riceverli indietro praticamente subito (sempre in un mondo ideale).

Tutto ciò vale per le spese sostenute nel 2020 (da luglio) e nel 2021.

Sconto in fattura e cessione del credito non sono misure riferite esclusivamente alle detrazioni del super bonus. Lo vedremo nel comma 2.

Prima di parlarne vediamo cosa prevede il comma 1-bis: cioè lo sconto in fattura o la cessione del credito possono essere messi in pratica per ogni stato di avanzamento lavori.

Gli stati di avanzamento lavori (S.A.L.) sono le rate che dovresti pagare ad impresa e fornitori man mano che i lavori vanno avanti (difficilmente si può pagare tutto alla fine degli stessi…).

Ogni volta che un fornitore o l’impresa deve ricevere uno stato di avanzamento lavori puoi o ottenere lo sconto in fattura o cedere il credito.

Questo ti da la possibilità, nel caso in cui l’importo dei lavori superi i limiti dei bonus, di sfruttare questa misura per le somme che vi rientrano.

Nel caso del superbonus al 110% i S.A.L. possono essere al massimo due e devono corrispondere ad almeno il 30% dell’importo dei lavori.

3.2 | Comma 2: sconto in fattura e cessione del credito solo per il superbonus?

La risposta è no. E ce lo dice il comma 2 dell’articolo 121.

Tale possibilità viene estesa a tutte le detrazioni fiscali attualmente attive, anche quelle non inserite nel superbonus. Quindi:

  1. Bonus casa (detrazione del 50%)
  2. Ecobonus (detrazione del 50% o del 65% per le misure non previste dal superbonus, 110% per quelle del superbonus)
  3. Sismabonus (tutto compreso nel superbonus al 110%)
  4. Bonus facciate (detrazione del 90%)
  5. Installazione pannelli fotovoltaici (in realtà compreso nel bonus casa e comunque compreso nel superbonus)
  6. Installazione di colonnine elettriche (come sopra)

Quindi, tanto per capirci, vuoi ristrutturare casa?

Normalmente avresti usufruito delle detrazioni fiscali del 50% sulle somme spese (fino ad una spesa massima di 96.000€). Oggi puoi chiedere lo sconto in fattura del 50% o cedere il credito del 50%.

Lo stesso vale ad esempio per la sostituzione degli infissi o per il rifacimento dell’impianto di riscaldamento (con l’ecobonus).

Quindi non “ristrutturerete casa gratis”, però “ristrutturerete casa a metà prezzo”.

Non è la stessa cosa ma comunque non è male…

3.3 | Altri commi

Concludiamo questa lunghissima analisi con gli ultimi commi relativi allo sconto in fattura e al credito di imposta.

Sebbene tu, in qualità di committente, non puoi usufruire direttamente del credito di imposta ma lo puoi solo cedere, il comma 3 mette alcuni paletti a chi deve usare questo credito, cioè imprese, fornitori, banche, finanziarie, etc.

  • Il credito acquisito deve essere utilizzato con la ripartizione prevista dalla misura relativa (5 o 10 anni).
  • Il credito non utilizzato in un determinato anno è perso.
  • Il credito non può essere chiesto a rimborso.

Il comma 5 dice cosa succede se, durante un accertamento dell’Agenzia delle Entrate sulle detrazioni (o sui crediti di imposta), scopre che non era dovuto: le somme non dovute devono essere recuperate. Anche quelle passate.

E lo deve fare nei confronti di chi ha beneficiato degli interventi. Cioè nei tuoi confronti.

Ad ogni modo, come chiarito nel comma 6, chi ha applicato lo sconto (imprese e fornitori) e chi ha beneficiato del credito (cessionario) risponde in solido.

Questa cosa va un po’ in contrasto con quanto riportato nella guida dell’Agenzia delle Entrate (FAQ 11) secondo cui chi ha beneficiato del credito (cessionario), se lo ha fatto in buona fede, è “immune”, cioè non deve restituire il credito.

Se qualcosa non va per il verso giusto devi dimostrare il dolo di chi ha preso il credito…buona fortuna…

Infine nel comma 7 viene introdotto l’ennesimo provvedimento a carico dell’Agenzia delle Entrate, da emettere entro 30 giorni dalla pubblicazione della legge in gazzetta ufficiale, per definire le modalità attuative di sconto in fattura e cessione del credito.


Fine, stop, kaputt.

Abbiamo visto la versione definitiva del super bonus al 110% e dello sconto in fattura/cessione del credito per le detrazioni fiscali sul patrimonio edilizio esistente.

Di parole ne ho spese tante ma ci tengo a fare un paio di riflessioni finali.

Dettate anche da quello che sto vedendo in giro…

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CAPITOLO 4 – SUPER BONUS 110% TRA LUCI, OMBRE E MODALITÀ DI INTERVENTO CHE SI STANNO DEFINENDO

Se hai mai letto il mio blog sai che raramente scrivo articoli su fatti di “cronaca” (consentimi questo termine), proprio come questo super bonus del 110% che ci è piombato addosso negli ultimi mesi.

Inseguire tutta la mole di decreti, leggi, interpretazioni, circolari, pareri, sentenze che si susseguono quotidianamente nel settore edilizio è folle. E ha trasformato il mio lavoro in una cosa più da burocrati ed avvocati che da tecnici.

Pur conoscendo le leggi non ritengo utile rincorrerle in modo affannoso come fanno molti.

Detto ciò, per questo superbonus ho deciso di fare un’eccezione principalmente per due motivi:

  1. Mi hanno dato molto fastidio i proclami di “vi ristrutturerete casa gratis” sventolate ai quattro venti dal governo, dai parlamentari, dai senatori, da qualsiasi politico con un interesse.
    È basata una veloce analisi delle prime bozze del decreto per capire che non era così. Ma intanto il messaggio sbagliato è passato…
  2. Mi ha dato altrettanto fastidio l’attività di sciacallaggio da parte di molti operatori (tecnici, imprese, artigiani, fornitori, etc.), che appena sono uscite le bozze del decreto che introduceva questo super bonus hanno iniziato con le pubblicità “contattaci per la tua ristrutturazione gratis”…
    …Sapendo (spero) di stare mentendo e col solo scopo di trovare in modo truffaldino nuovi clienti con false illusioni.
    I pochi che hanno fatto così sono stati quanto basta per “sporcare” ulteriormente un settore verso cui c’è già molta diffidenza.

Fatte queste premesse facciamo alcune riflessioni.

4.1 | Principali elementi di criticità della legge

La legge 77 è ufficialmente in vigore dal 18 luglio 2020.

Naturalmente il fatto che nessuno ristrutturerà casa gratis è stato confermato.

Ma la conversione in legge del decreto non ha accolto alcune delle istanze promosse da parte di tecnici e imprese, e che temo limiteranno l’efficacia di questa misura, soprattutto per i condomìni.

Durata della detrazione

Era stata richiesta l’estensione di almeno un anno della scadenza di questo superbonus.

Il 31 dicembre 2021, entro cui i lavori devono essere “pagati”, è una data troppo stretta. In particolare per la maggior parte di quei condomìni che non hanno già avviato una discussione su interventi di ristrutturazione da effettuare.

Convocare assemblee condominiali e deliberare interventi del genere non è un processo rapido. Anche se si tratta di lavori gratuiti. Sono necessarie più di una convocazione e gli amministratori ed i condomini devono muoversi ed essere compatti.

Vanno trovati i tecnici (che come vedremo forse andranno pagati), vanno fatte le analisi preliminari, va fatto il progetto, va approvato, va presentato e a vlte è necessario attendere anche l’aprovazione del progetto. Poi bisogna individuare l’impresa e solo alla fine partono i lavori.

E per eseguire i lavori ci vuole tempo.

Di fronte a casa mia c’è un piccolo condominio di forse una decina di unità immobiliari…lo stanno ristrutturando da oltre un anno, e l’impresa che ci lavora la conosco ed è brava ed efficiente.

Ma ho visto la stessa cosa anche nei condomini che ho seguito col mio studio, sebbene non siano il focus del nostro lavoro.

I tempi per questi interventi sono lunghi. Soprattutto per fare le cose a regola d’arte.

Il motivo ufficiale per questa mancata estensione è che non ci sono i fondi sufficienti nel bilancio dello Stato.

Su questo chiaramente non mi posso esprimere ma il mancato prolungamento è una forte limitazione. Anche a fronte di un altro aspetto.

E nel caso di abusi?

La legge che disciplina gli interventi edilizi in Italia (il d.pr. 380 del 2001) al comma 1 dell’articolo 49 chiarisce:

«gli interventi abusivi realizzati in assenza di titolo o in contrasto con lo stesso, ovvero sulla base di un titolo successivamente annullato, non beneficiano delle agevolazioni fiscali previste dalle norme vigenti, né di contributi o altre provvidenze dello Stato o di enti pubblici.»

Se in un immobile ci sono abusi non si può accedere alle detrazioni fiscali.

Una distribuzione interna diversa rispetto a quanto presente agli atti possiamo non considerarlo un abuso, ma una veranda non regolarmente autorizzata sì.

E questa cosa potrebbe essere un problema nei condomìni.

Non so dove abiti tu, ma qui a Salerno da questo punto di vista è un disastro. Ogni condomìnio ha almeno una veranda abusiva (e incondonabile). Inoltre qui abbiamo l’atavico problema degli ultimi piani totalmente abusivi…ma questa è un’altra storia…

I condomìni dove ci sono questi problemi possono o no accedere alle detrazioni fiscali? Perdono il super bonus?

Con una interpretazione rigorosa della legge la risposta sembra essere positiva…servirebbe un chiarimento dell’Agenzia delle Entrate se, in questi casi, tutto il condominio rimane fregato o solo il condòmino che ha fatto l’abuso.

Sono curioso di sapere se chi ha la veranda abusiva accetterà di rimuoverla…temo cause infinite (e quindi saltano tutti i termini).

Classi energetiche?

Ti ho già detto che non esistono gli attestati di prestazione energetica condominiali, ma solo quelli dei singoli appartamenti.

Questo porta alla necessità di predisporre attestati di prestazione energetica (APE) pre e post intervento per ogni appartamento.

E per accedere alla detrazione legata al miglioramento energetico sappiamo che bisogna migliorare di due classi energetiche l’efficienza dell’immobile.

Purtroppo dentro un edificio non tutti gli immobili hanno le stesse condizioni: ogni appartamento avrà una propria classe energetica legata a vari aspetti. Ma non è detto che gli interventi che fanno salire di due classi casa tua siano quelli che fanno salire di due classi la casa del vicino…

In questi casi cosa si fa? Si adeguano gli interventi alla classe energetica dell’appartamento più sfortunato, magari rischiando di sforare i costi massimi previsti dalla legge? Oppure ci si adegua alla situazione più diffusa rischiando di lasciare fuori qualcuno?

Lo so che la legge prevede di derogare alle due classi se si dimostra che non è possibile migliorarle ulteriormente…ma appunto bisogna dimostrarlo.

4.1 | Elementi positivi

A fronte di queste criticità il superbonus al 110% è sicuramente una misura positiva. E con la conversione in legge sono stati introdotti alcuni elementi positivi ascoltando le varie istanze.

Si alle villette a schiera

Le famose “villette a schiera”, per cui ho ricevuto decine di richieste di chiarimenti sotto l’articolo precedente, sono state inserite: ogni proprietario di una casa all’interno di questi edifici potrà fare i lavori e accedere autonomamente al super bonus.

Qui ho sintetizzato con “villette a schiera”, ma come già detto vale lo stesso per gli edifici bifamiliari e assimilabili.

Si parla di tutti quelle unità immobiliari che, anche se all’interno di edifici con più unità immobiliari, hanno un accesso autonomo.

Sì alle seconde case

Sono state introdotte anche le seconde case.

O meglio: ogni persona può accedere al superbonus per interventi su due unità immobiliari di propria proprietà. Oltre a tutti quelli che beneficiano di lavori sulle parti comuni dell’edificio (gli appartamenti in condomini che vengono isolati ad esempio).

A chiusura dell’articolo vorrei fare un’ultima riflessione su come imprese, banche, finanziarie, etc. si stanno muovendo per infilarsi in questo super bonus.

D’Altronde senza di loro non si batte chiodo e comunque è una ghiotta occasione di guadagno.

Come si stanno muovendo i player del settore?

Come ti ho già detto per player intendo tecnici, imprese, fornitori, banche, finanziarie ed assimilabili.

Alcuni miei colleghi hanno cominciato a girare come delle trottole tra persone e amministratori condominiali che li contattano per avere informazioni. Oltre ad intessere rapporti con imprese, banche e finanziarie.

La mia sensazione è che ci sarà un sacco di lavoro per i tecnici che vogliono mettersi in gioco, ma che devono fare molta attenzione perché siamo il soggetto più debole nella partita. Sicuramente quello maggiormente a rischio.

Il sistema che si sta creando prevede una stretta collaborazione da un lato tra chi realizza le opere e fornisce i materiali, e dall’altro tra banche/società finanziare.

L’obiettivo è fornire al cliente finale un lavoro gratis. E di guadagnarci naturalmente.

Infatti l’ipotesi di cessione del credito da parte dell’utente finale dell’intervento (tu per intenderci) dopo aver pagato i lavori all’impresa, non sta avendo molto successo.

La gente non vuole tirare fuori nemmeno un euro…vuole lo sconto totale dei lavori dalla fattura. E basta.

Chiaramente le imprese non possono sopravvivere con uno sconto del 100% sui lavori che svolgono. E nemmeno tenersi il credito gli può servire più di tanto: le tasse che devono pagare (e quindi compensare col credito) sono esclusivamente quelle derivate dai lavori…Se fatturo 100 e devo pagare 60 di tasse…dei restanti 40 di credito che mi viene dato che me ne faccio?

Quindi le imprese stanno facendo accordi con banche e finanziarie che invece hanno tutto l’interesse per prendersi questo super credito di imposta.

Questi soggetti pagano montagne di tasse generate da moltissime fonti…quindi possono detrarre tranquillamente il credito del super bonus che acquisiscono…non hanno problemi di capienza!

In base a questi accordi le imprese sconteranno completamente l’importo della fattura al cliente finale e riceveranno immediatamente i soldi da banche e finanziarie.

Questi ultimi acquisiranno il credito corrispondente alla detrazione del 110% di cui avrebbe dovuto fruire l’utente finale, cioè tu.

Il sistema in teoria funziona, anche se è ancora in fase di messa a punto.

Però è chiaro che banche e finanziarie non sono enti benefici.

Erogando i soldi adesso si prendono un credito futuro. Si tratta di una sorta di mutuo che invece di essere rimborsato da chi riceve il prestito in ultima istanza (cioè tu), viene rimborsato dallo Stato.

Quando chiedi un prestito o fai un mutuo non devi pagare gli interessi?

Ti danno 100 e nel corso degli anni restituisci una somma molto maggiore…120, 130…

Questa differenza serve per coprire i costi di gestione, i rischi che si prende chi presta i soldi (rischio che tu non glieli restituisca) e per dare un guadagno.

Il 10% di extra del super bonus, nelle intenzioni dello Stato, serviva proprio per coprire tutti questi costi extra.

Ma non basta.

Ho avuto modo di parlare con varie finanziarie ed ESCo (Energy Service Company…un modo carino per dire società finanziarie) e tutte mi hanno detto che il 10% non basta.

Non basta alle banche, non basta a loro, non basta a nessuno.

Come immaginavo.

Vuol dire che salta il banco?

No…vuol dire che l’impresa fa lavori per 100, lavori che ti sconta completamente, e invece di ricevere da banche e finanziarie 100, riceverà 80, 85, 90…(girandogli un credito di 110).

Diciamo che le percentuali richieste dai soggetti finanziari per far funzionare tutto variano tra il 20% e il 30%.

Le imprese possono permettersi di fare lavori del valore di 100 e incassare 80?

Dipende.

Naturalmente nei 100 dei lavori fatti dall’impresa c’è anche l’utile dell’impresa stessa, cioè i soldi che si mette in saccoccia come guadagno per il lavoro svolto.

E l’incidenza di questo utile può variare molto da cantiere a cantiere.

Ci sono cantieri dove il guadagno netto supera i 30 su 100, altri dove sta sotto i 10 su 100.

Naturalmente con l’utile l’imprenditore ci deve mettere il piatto in tavola.

Quindi ogni caso andrà valutato attentamente.

Uno dei modi, non proprio trasparente, per superare i problemi dati da utili risicati sarebbe alzare artificiosamente l’importo dei lavori.

Un cappotto termico invece di farlo costare 60 per ogni metro quadro installato (numero inventato) lo faccio costare 70…e vedi come i conti schizzano in alto.

Per evitarlo si è imposto un controllo obbligatorio dei costi e i prezziari fissi.

Siamo ancora in attesa del decreto attuativo che stabilisca quali sono questi prezziari (anche se al momento si può fare riferimento a quelli già esistenti) però è una cosa buona.

Ma vedo alcuni problemi:

  • Gli importi presenti nei prezziari regionali, attuale riferimento, sono congrui per interventi di medio-grande dimensione. Ma per lavori piccoli (come può essere anche la palazzina con 4 o 5 appartamenti e come lo è sicuramente una casa singola) non lo sono affatto.
  • La legge prevede l’utilizzo di materiali certificati secondo i “criteri ambientali minimi”.

Non ti spiego cosa sono…sappi solo che significa che i materiali devono essere ecologici.

E questi materiali ecologici costano molto di più dei classici materiali da costruzione. Che sono quelli presenti nella maggior parte dei prezziari attualmente in circolazione.

Mi auguro che i nuovi prezziari che verranno elaborati tengano conto di questi aspetti e che non siano una semplice replica di quelli esistenti.

La mia sensazione però è che non tutti gli interventi troveranno facilmente chi accetta di prendersi il credito e che saranno effettuate approfondite analisi economiche da parte degli operatori prima di procedere.

Che bada bene, è positivo per la sostenibilità dei lavori. Ma restringe ancora di più il ventaglio di immobili che potranno sfruttare il superbonus.

In mezzo a tutto ciò c’è l’annosa questione dei progettisti. Che sono obbligatori ma puoi detrarre/scontare/cedere il credito della loro parcella?

4.3 | Il tecnico lo porta l’impresa o tu? E chi lo paga

Abbiamo visto che le asseverazioni e le certificazioni necessarie per accedere allo sconto in fattura/cessione del credito possono essere detratte.

Ma non viene fatto nessun riferimento alle spese necessarie per analisi, progettazioni, pratiche edilizie, direzioni lavori.

Gli interventi previsti dal super bonus sono complessi. Non basta asseverare di aver migliorato l’edificio. Ci vuole qualcuno che si prenda la responsabilità di dire quali sono le prestazioni da raggiungere e come si fa a raggiungerle.

Ci vuole il progetto.

E quasi sempre questi interventi richiedono anche una pratica edilizia e una direzione lavori.

Queste sono tutte prestazioni che nelle normali detrazioni fiscali possono essere portate in detrazione. Nulla fa pensare che per il super bonus, che non è altro che un’estensione delle detrazioni già esistenti, si debba prevedere qualcosa di diverso.

Quindi, a meno di smentite, tra le spese detraibili al 110% ci sono anche quelle dei tecnici, non solo per le asseverazioni.

Detto ciò: i tecnici accetteranno di essere assimilati alle imprese, quindi scontando l’importo della loro fattura e cedendo il credito?

E troveranno qualche finanziaria disposta a prendersi questo credito?

Ammetto di aver avuto notizie contrastanti in merito. C’è chi mi ha detto che sì, la mia parcella mi sarebbe stata pagata cedendogli il credito e chi no, che avrei dovuto appoggiarmi all’impresa per essere pagato.

Non voglio approfondire oltre, però ti do sempre il solito consiglio: il tecnico deve essere totalmente indipendente dall’impresa. E deve venire prima.

So che questo dell’indipendenza tecnico/impresa è un concetto difficile da far comprendere a chi è totalmente digiuno del settore. Ma se il tecnico è pagato dall’impresa (non importa come) c’è il pericolo che non tuteli il cliente finale (cioè tu) ma chi gli paga la parcella, cioè l’impresa.

Ti ricordi cosa abbiamo detto riguardo alla FAQ 11 della guida dell’agenzia delle entrate?

In caso di problemi con il credito detratto chi paga sei tu, non chi ha usufruito del credito. Vuoi farti tutelare da u tecnico che viene pagato da chi in fondo non rischia nulla?

4.4 | Conclusione

A mio modo di vedere le uniche cose certe ad oggi (è il 25 luglio 2020 mentre scrivo) sono:

  1. Mancano i decreti attuativi del Mise e i provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.
    Circolano già le prime bozze ma finché non saranno pubblicati il super bonus non sarà effettivamente applicabile.
    Dovrebbero arrivare a ferragosto, insieme ai gavettoni. Fino ad allora tutto fermo;
  2. I tempi sono stretti, quindi se il tuo condominio vuole farcela deve partire adesso.
    Se hai una casa singola o una villetta a schiera invece potresti non avere tutta questa fretta;
  3. Devi rivolgerti prima ad un tecnico di fiducia (possibilmente un tecnico che abbia un team dietro…uno da solo non può avere tutte le competenze necessarie per quello che viene richiesto dalla legge), fargli fare un progetto con le necessarie verifiche e poi trovare l’impresa che esegua i lavori e ti faccia lo sconto in fattura (o la finanziaria che si prende il credito e ti porta l’impresa);
  4. Se durante una verifica dell’Agenzia delle Entrate (dopo i lavori) sulle pratiche di super bonus (e sono sicuro che ce ne saranno a bizzeffe) qualcosa non tornasse…preparati a restituire tutto (e a rivalerti sui tecnici con cause infinite).

Ci sarebbero tante altre cose da dire ma per ora ci fermiamo qui.

Il superbonus e lo sconto in fattura/cessione del credito sono due opportunità enormi che si sono aperte per fare interventi importanti sugli edifici.

Bisogna sfruttarli al meglio ma non devi mai scordarti del detto:

“non esistono pasti gratis”

Tutto ha un prezzo, sta a te pagare il prezzo minore che quasi mai coincide con il minor esborso economico.    

mailling list per ristrutturare casa

L’articolo Super bonus 110%: guida pratica per proprietari di casa che non credono alle “ristrutturazioni gratis per tutti” sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | la corretta pianificazione e gestione della ristrutturazione.


Il 13 maggio 2020 è uscito lo schema del decreto legge “Rilancio”, di cui tanto si è parlato e si continua a parlare, che contiene le misure con cui il Governo italiano intende dare risposta al disastro causato dal COVID.

In mezzo ci sono anche alcuni provvedimenti legati al settore dell’edilizia e in particolare al potenziamento di alcune delle detrazioni fiscali già esistenti…ecco le mie riflessioni.

mailling list per ristrutturare casa

I proclami giunti da più parti su tali misure sono stati:

“ristrutturazioni gratis per tutti”

Che poi chi li ha pronunciati non ha fatto altro che riprendere le parole del capo di governo:

“non si spenderà un soldo per le ristrutturazioni”

Il testo del decreto è di oltre 450 pagine e 256 articoli, ma quelli che interessano le misure per il “rilancio dell’edilizia” sono solo tre.

Art. 128: incentivi per efficientamento energetico, sisma bonus, fotovoltaico e colonnine di ricarica di veicoli elettrici

Art. 128-ter Trasformazione delle detrazioni fiscali in sconto sul corrispettivo dovuto e in credito d’imposta cedibile

Art.129 Cessione dei crediti d’imposta riconosciuti da provvedimenti emanati per fronteggiare l’emergenza da COVID-19

Me li sono letti attentamente e, al netto del solito e stucchevole linguaggio “legalese” di cui sono infarciti, tutti i proclami di ristrutturazioni gratis mi paiono per lo meno leggermente gonfiati…

Cerchiamo di capire un po’ meglio come sta la situazione.

[NB: io non sono un avvocato. purtroppo per leggere e capire a fondo alcuni passaggi di questo decreto è necessaria una preparazione da avvocato (a causa di molteplici rimandi a varie leggi).

Ne è un esempio la definizione di edificio a cui faremo accenno e che riveste un ruolo fondamentale per comprendere quanto ampie sono le misure previste in questo decreto.

Non per niente tutti gli articoli e i webinar più autorevoli sull’argomento di questo periodo sono stati fatti da avvocati.

È molto triste che l’edilizia sia da molti anni materia più da avvocati che da progettisti…ma tant’è.

Quindi questa è la mia interpretazione di quello che leggo…sperando di venire smentito in toto da qualche bravo avvocato]

Qualche premessa

Giusto per non dire delle cose e poi dovermi rimangiare tutto, ritengo sia giusto fare alcune precisazioni:

  1. Il testo che mi sono studiato è lo schema del decreto. Quello approvato dal governo ma che non è ancora né ufficiale né in vigore, infatti…
  2. Il decreto dovrà passare alle camere, essere discusso e poi approvato e convertito in legge.
    Durante questi passaggio potranno esserci delle variazioni…(e spesso sono significative)
  3. Molti passaggi sono vaghi e demandati a futuri decreti attuativi. Comunque saranno necessari dei chiarimenti da parte di chi di dovere…che non arriveranno prima che il decreto sia tramutato in legge.

Quindi i tempi sono ancora lunghi per dare un giudizio definitivo.

Vediamo comunque quali sono le misure previste nei tre articoli.

mailling list per ristrutturare casa

Art. 128: incentivi per efficientamento energetico, sisma bonus, fotovoltaico e colonnine di ricarica di veicoli elettrici

In questo articolo sono contenute tutte le misure legate alle detrazioni fiscali sulla ristrutturazione “potenziate”.

Ci sono tanti aspetti da considerare, io voglio concentrarmi solo su quelli strettamente legati al settore che ci interessa qui: la ristrutturazione di case e appartamenti eseguita dai privati.

Come vedremo a breve, non c’è dubbio che tale decreto punti principalmente all’efficientamento e messa in sicurezza dei condomini e non si interessi molto dei singoli appartamenti…con buona pace di chi voleva fare ristrutturazioni gratis.

Chiarito questo vediamone i contenuti e contemporaneamente facciamo qualche prima riflessione.

Sono quattro le macro-categorie di interventi interessate dalle detrazioni potenziate:

  • Ecobonus (commi 1, 2 e 3)
  • Sismabonus (comma 4)
  • Installazione di sistemi fotovoltaici (commi 5, 6, 7 e 8)
  • Colonnine elettriche (comma 9)

Prima di vedere i dettagli di ognuno tracciamo le linee generali comuni a tutti (e la differenza con il “vecchio”):

  1. La detrazione è pari al 110% (prima era, a seconda della misura, al 50%, 65%, 70%, 75%, 85%)
  2. Il provvedimento vale per le spese sostenute dal 1 luglio 2020 fino al 31 dicembre 2021 (la scadenza dell’ecobonus “normale” è al 31 dicembre 2020, per del sismabonus “normale” è al 31 dicembre 2024)
  3. La detrazione va divisa in 5 quote annuali (per l’ecobonus erano 10 rate annuali, per il sismabonus erano già 5 rate annuali)
  4. Le detrazioni valgono solo per i condomini e per le prime case. Quindi le seconde, terze, quarte, etc. case sono escluse

Ok, questi i dati principali…ma la domanda principale chiaramente è: quali sono le opere che effettivamente possono essere detratte?

Come ti ho anticipato il decreto pone forti limitazioni di intervento, soprattutto per l’ecobonus che era la misura più attesa da parte dei proprietari di casa.

E che li lascerà delusi.

Quindi partiamo con vedere proprio…

Le opere rientrati nell’ecobonus che possono essere detratte al 110%

Come forse sai l’ecobonus è un accrocchio di leggi che si susseguono dal 2006, che ogni anno vengono cambiate/integrate e che devono essere confermate con le leggi di bilancio.

Dopo la prima legge del 2006 si è raggiunto un altro punto importante nel 2013. Da allora le variazioni sono state oggettivamente poche.

Se non hai la più pallida idea di come funzioni l’ecobonus (e le detrazioni fiscali in genere), potrebbe esserti utile un passaggio su questi due articoli che ho scritto tempo fa:

Incentivi Ristrutturazione: esistono solo il 50% e il 65%?

Le agevolazioni fiscali per la ristrutturazione di casa tua nel 2018

Se dovessi raccontarti tutta la storia dell’orso dall’inizio faremmo notte…

Tornando al nostro decreto legge “Rilancio”, è il comma 1 dell’articolo 128 che mette i paletti sulle opere rientranti nell’ecobonus e la cui detrazione sale al 110%.

Le 3 misure per cui è prevista la detrazione al 110%

  1. interventi di isolamento termico delle superfici opache verticali e orizzontali che interessano l’involucro dell’edificio con un’incidenza superiore al 25 per cento della superficie disperdente lorda dell’edificio medesimo.
  2. interventi sulle parti comuni degli edifici per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti centralizzati per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a condensazione, […] a pompa di calore, ivi inclusi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all’installazione di impianti fotovoltaici […] ovvero con impianti di microcogenerazione.
  3. interventi sugli edifici unifamiliari per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a pompa di calore, ivi inclusi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all’installazione di impianti fotovoltaici […] ovvero con impianti di microcogenerazione.

Ti ho evidenziato in neretto i passaggi che nella sostanza fanno piazza pulita del 90% degli interventi di ristrutturazione di interni che ogni anno realizzano i proprietari di casa.

Non voglio tirare fuori adesso statistiche di cui ho già parlato più volte, ma in Italia la maggior parte delle persone vive in città. All’interno di appartamenti dentro i condomini.

Sicuramente c’è una buona parte di persone che vive in ville, villette, case a schiera…ma oggettivamente rappresentano una minoranza (e anche questi in buona parte sono stati esclusi…).

Detto ciò capiamo bene cosa significa quello che abbiamo scritto nell’elenco qui sopra.

Punto a) – isolamento superfici opache

Al punto a) parliamo di isolamento termico degli edifici. Ed in particolare delle cosiddette “superfici opache”. Quindi muri e solai.

Le finestre sono apparentemente escluse da questo bonus al 110% (anche se non è proprio così e lo vedremo più avanti).

Ma il punto centrale che ci interessa è una condizione che viene imposta per accedere alla detrazione del 110%: l’isolamento deve interessante oltre il 25% della superficie disperdente dell’edificio.

Attenzione: parliamo di edificio…non di unità immobiliare.

La definizione di edificio ce la da un’altra legge, il dpr 412/93 (a cui nel decreto rilancio si fa riferimento). All’articolo 1, comma 1 troviamo:

a) per «edificio», un sistema costituito dalle strutture edilizie esterne che delimitano uno spazio di volume definito, dalle strutture interne che ripartiscono detto volume e da tutti gli impianti, dispositivi tecnologici ed arredi che si trovano al suo interno; la superficie esterna che delimita un edificio può confinare con tutti o alcuni di questi elementi: l’ambiente esterno, il terreno, altri edifici; 

Questa è una definizione che troviamo nel decreto citato, ma è più o meno identica anche in altre leggi.

Quindi un appartamento non è un edificio…e un appartamento in condominio non potrà mai (o in casi molto rari) interessare più del 25% della superficie disperdente dell’intero edificio.

[Tra l’altro il “25% della superficie disperdente dell’edificio” è un parametro individuato proprio dalla legge sul contenimento dei consumi energetici per porre un limite tra obblighi di interventi più o meno stringenti.]

Detto ciò il risultato è che viene limitata di molto la possibilità di accedere a questo bonus del 110%. Un singolo proprietario di casa che ristruttura il suo appartamento a queste condizioni non riuscirà ad accedervi.

Invece un condominio sì.

L’obiezione potrebbe essere: “ma per isolare in condominio bisogna per forza fare il cappotto, quindi deve intervenire il condominio”.

Non è così: l’anno scorso ho isolato completamente un grande appartamento in condominio intervenendo sulle pareti perimetrali e sul soffitto dall’interno (e senza perdere spazio in casa…).

Proseguendo, all’interno del testo si parla anche dell’ammontare massimo della spesa che può essere detratta, pari a 60.000€ (per unità immobiliare in caso di condomini).

Quindi le somme spese in eccedenza rispetto a queste non vengono detratte al 110%.

Fermo restando che è una somma importante…solitamente per un isolamento si spende molto meno…c’è da evidenziare che nella formulazione “normale” dell’ecobonus 60.000€ sono la detrazione massima, corrispondente al 65% di una spesa complessiva su cui calcolarla, che pertanto risulta essere di oltre 90.000€.

Quindi se detrai al 65% è plausibile che la spesa possa superare i 90.000€, se invece detrai al 110% la spesa diminuisce…

Fatto questo inciso, andiamo oltre.

Punto b) – impianti di climatizzazione centralizzati

Al punto b) il decreto è molto chiaro: si parla di realizzare impianti di climatizzazione centralizzati. Quindi condominiali.

Anche in questo caso quindi il singolo proprietario che ristruttura il suo appartamento è escluso.

Una cosa che salta agli occhi è la “localizzazione” degli interventi che possono accedere al bonus al 110%: solo se sono realizzati sulle parti comuni.

Spieghiamo: un impianto centralizzato è formato da impianti che servono tutti gli immobili (e che quindi sono “parti comuni”); ma è formato anche da tutti quegli elementi che si trovano all’interno dei singoli appartamenti…che non sono comuni ma privati…e quindi sono esclusi da tale bonus.

Verosimilmente se sostituisco un impianto di climatizzazione condominiale dovrò fare interventi anche dentro i singoli appartamenti…

Per quanto riguarda la somma da detrarre, la spesa massima è pari a 30.000€ (per unità immobiliare).

Punto c) – impianti di climatizzazione su edifici unifamiliari

Infine il punto c) è espressamente rivolto ad “edifici unifamiliari”.

Facciamo riferimento alla definizione precedente di edificio e ancora una volta tagliamo fuori tutti gli appartamenti. Ma anche le case a schiera e le bifamiliari…

Tra l’altro in questo caso sono esclusi dalla “detrazione potenziata” tutti gli impianti a metano (invece consentiti per i condomini), a meno che non siano ibridi (cioè con una parte da altre fonti energetiche).

In sostanza vengono promosse principalmente le pompe di calore che, per intenderci, sono i sistemi con cui funzionano i condizionatori.

Chiaramente parliamo di impianti evoluti e non il classico split economico del centro commerciale che ti metti per fare fresco in estate…

Per questi interventi la spesa massima detraibile è di 30.000€.

Queste sono le tre tipologie di interventi rientranti nell’ecobonus e direttamente detraibili al 110%.

Avevo ragione a dire che per chi vuole “ristrutturare la casa gratis” sono un po’ deludenti?

Se hai una villa ti va bene…se hai un appartamento invece…

I paletti messi sono molto rigidi e tagliano fuori gran parte delle abitazioni, a meno che non sia il condominio a fare i lavori.

Insomma il proclamo “ristrutturerete casa gratis” è una bufala.

Detto ciò vediamo altri aspetti interessanti.

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Estensione della detrazione del 110% alle altre misure dell’ecobonus

Poco fa abbiamo detto che, ad esempio, la sostituzione degli infissi è esclusa dalla misura potenziata.

Però…se viene fatto l’isolamento delle strutture opache…è possibile detrarre al 110% anche la sostituzione delle finestre.

Infatti al comma 2 dell’articolo 128 viene chiarito che, nel caso in cui si faccia uno degli interventi di cui alle lettere a), b), c) (quelli che abbiamo appena visto), anche tutte le altre opere che eseguite contemporaneamente e che fanno parte di quelle agevolate con l’ecobonus, possono rientrare nella stessa percentuale di detrazione.

Quindi parliamo sostanzialmente di sostituzione infissi, schermature solari e pannelli solari.

Un po’ cervellotico…ma comunque è così.

C’è poi un ultimo paletto da superare per poter sfruttare le detrazioni al 110%. E lo troviamo nel comma 3 dell’articolo 128. Riguarda le:

Prestazioni da raggiungere per accedere al bonus del 110%

Deve esserci un miglioramento di 2 classi energetiche dell’immobile per poter detrarre al 110%.

Miglioramento che deve essere dimostrata con un attestato di prestazione energetica (A.P.E.) pre e post intervento.

Le classi energetiche attualmente normate sono 10. Dalla più alta alla più bassa: A4, A3, A2, A1, B, C, D, E, F, G.

C’è da dire che la maggior parte degli edifici sono tra la classe E e la classe G…quindi solitamente con gli interventi previsti dall’ecobonus (rispettando i parametri di legge) non è un gran problema salire di due classi.

Il problema è che non esistono A.P.E. per i condomini ma solo per le singole unità immobiliari…la gestione di questa cosa non sarà semplice…

C’è una “postilla” a questo comma che però spariglia le carte: se non è possibile salire di due classi energetiche, si può accedere ugualmente alla detrazione del 110% dimostrando che si è raggiunta la massima classe possibile in relazione all’intervento. 

E con questo…abbiamo finito con l’ecobonus.

Passiamo al sismabonus, di cui si parla nel comma 4.

Fortunatamente da qui le cose sono più semplici…

La detrazione al 110% per interventi di miglioramento sismico

Ancora una volta non mi sembra il caso di ripetere concetti già espressi. Puoi fare riferimento a questo articolo sul sismabonus che ho pubblicato qualche tempo fa:

Ristrutturazioni antisismiche: sisma bonus for dummies!

Detto ciò la detrazione al 110% viene genericamente estesa a tutti gli interventi classificati dall’ecobonus.

Quindi:

  • Semplice miglioramento sismico: si passa dal 50% al 110%;
  • Miglioramento di una classe di rischio: si passa dal 70% al 110%;
  • Miglioramento di due classi di rischio: si passa dall’80% al 110%;
  • Miglioramento di una classe di rischio per opere su parti comuni (p.e. strutture dei condomini): si passa dal 75% al 110%;
  • Miglioramento di due classi di rischio per opere su parti comuni: si passa dall’85% al 110%;
  • Demolizione e ricostruzione (con criteri antisismici): si passa dal 75%/85% al 110%.

Inoltre viene introdotto il concetto di cessione del credito, ampiamente approfondito negli articoli successivi del decreto: in caso di cessione del credito la detrazione-extra scende dal 110% al 90%.

E anche per il sismabonus è tutto…passiamo alle:

Misure per fotovoltaico e colonnine elettriche

Per il fotovoltaico i commi di riferimento sono i 5, 6, 7, 8.

Qui sono incentivate sia l’installazione dei pannelli fotovoltaici con relativa impiantistica (comma 5) che dei sistemi di accumulo dell’energia (comma 6).

Per quanto riguarda i pannelli:

  • Detrazione del 110%
  • La detrazione va divisa in 5 rate annuali
  • Ammontare massimo delle spese di 48.000€
  • Limite di spesa di 2.400€ a Kw installato
  • Il limite scende a 1.600€ a Kw se l’intervento viene classificato come “ristrutturazione edilizia”, “nuova costruzione” o “ristrutturazione urbanistica” (bisogna fare riferimento alle definizioni del Testo Unico dell’edilizia, d.pr. 380/2001)

(Giusto per chiarire: l’installazione dei pannelli fotovoltaici di norma rientrano nell’edilizia libera, quindi non nelle tre categorie qui sopra. Però ci possono essere delle casistiche particolari…)

C’è da evidenziare che prima la detrazione massima era di 48.000€ corrispondente al 50% di una spesa massima di 96.000€.

E inoltre si parla di spesa massima, non per singola unità immobiliare, da ripartire tra gli aventi diritto.

Per quanto riguarda i sistemi di accumulo (comma 6) viene detto che possono essere realizzati insieme ai pannelli o anche dopo. Tutte le detrazioni sono uguali a quelle dei pannelli (che abbiamo appena visto) solo che il limite di spesa per Kw installato è di 1.000€.

Sulle colonnine elettriche (quelle per la ricarica dei veicoli per intenderci) al comma 9 si dice che la detrazione è del 110% da dividere in 5 rate annuali.

Bene…queste sono le misure generali previste dall’articolo 128 del d.l. rilancio per quanto riguarda l’edilizia (e assimilabile).

Prima di passare a crediti di imposta e sconti in fattura, ci sono però altre cose inserite nei commi successivi dell’articolo 128, che ritengo sia utile vedere rapidamente.

Varie ed eventuali

Comma 11…no seconde case

Una persona fisica (come puoi essere tu) che fa gli interventi previsti per l’ecobonus (commi 1-3 dell’articolo 128) su edifici unifamiliari che non siano adibiti ad abitazione principale, non può accedere alla misura del 110%.

In sostanza vengono escluse le seconde case. Se hai la villa al mare non vale…

Però se lo fai esercitando attività di impresa…vale.

Cioè, se sei un’impresa che ristruttura e poi vende, puoi accedere alla detrazione del 110% anche per gli interventi di ecobonus (per il sismabonus non c’è questa limitazione).

Comma 12…cessione del credito e sconto in fattura

Qui viene introdotta questa possibilità…che però viene approfondita nell’articolo successivo (tra poco ne parliamo)

Comma 13…visto di conformità

Chi chiede la detrazione deve ottenere un “visto di conformità” sui dati inseriti nella documentazione con cui attesta il diritto ad accedere alla detrazione.

In sostanza ci vuole qualcuno che dica che non stai dicendo balle.

E questo qualcuno sono commercialisti, ragionieri, periti commerciali, consulenti del lavoro.

Comma 15…trasmissione

Naturalmente tutta la documentazione deve essere completamente in regola e non si scampa dagli adempimenti classici dell’ecobonus (trasmissione schede ad enea, pagamenti, produzione e conservazione documentazione, etc.).

Ok…abbiamo veramente finito l’analisi delle misure di detrazione estese al 110%.

So già che per molte persone il sorriso si è trasformato in una smorfia di delusione.

Prima di cedere allo sconforto dobbiamo analizzare l’altra parte delle promesse fatte e che hanno allettato molte persone: la possibilità di cedere la detrazione a terzi o addirittura farsi scontare tutto l’importo speso da chi esegue i lavori.

Già perché uno dei grossi problemi è che molte persone vorrebbero fare una ristrutturazione ma non hanno i soldi…

mailling list per ristrutturare casa

Art. 128-ter Trasformazione delle detrazioni fiscali in sconto sul corrispettivo dovuto e in credito d’imposta cedibile

Partiamo col chiarire un paio di concetti.

Le detrazioni fiscali normalmente funzionano con il criterio di capienza.

Cioè sono uno sconto sulle tasse che devi pagare.

In sostanza se devi pagare 1.000€ di tasse con la detrazione puoi avere uno sconto su tale somma.

Però se la detrazione a cui hai diritto è pari a 1.100€, ne detrai 1.000€, ma i 100€ in più a cui avresti diritto non ti vengono restituiti…semplicemente li perdi. E non puoi utilizzarli gli anni successivi.

Il credito di imposta invece funziona proprio così: se quest’anno devi pagare 1.000€ di tasse e hai un credito di imposta di 1.100€, puoi:

  • azzerare le tasse di quest’anno e i 100€ che ti avanzano stanno lì da parte e puoi utilizzarli gli anni successivi sempre per diminuire le tasse;
  • utilizzare solo una parte del credito per abbassare le tasse e riservarti il restante negli anni successivi;
  • o addirittura chiedere il rimborso del credito di imposta (totale o parziale).

Infatti il credito di imposta non sono altro che maggiori tasse che tu hai già pagato e che lo stato di deve…nella sostanza sei creditore nei confronti dello stato.

Questi due concetti sono importanti per quanto diremo adesso.

Comma 1 – sconto in fattura e cessione del credito

L’articolo 128-ter al comma 1 ci dice che, invece di usufruire direttamente della detrazione, puoi:

  1. Avere uno sconto in fattura, da parte del fornitore (o dell’impresa), pari all’ammontare dovuto.
    Il fornitore recupera tale somma come “credito di imposta”, che può a sua volta cedere anche a soggetti terzi (come banche o finanziarie)
  2. Trasformare la detrazione in credito di imposta con la possibilità di cederlo ad altri soggetti (ancora banche o finanziarie)

Al comma 3 viene chiarito che:

  1. Il credito di imposta derivante da queste misure va utilizzato solo a compensazione…non puoi chiederlo indietro come per il credito di imposta normale;
  2. Il credito di imposta deve essere utilizzato con la ripartizione annuale delle detrazioni (quindi 5 anni). Quello che “avanza” lo puoi usare negli anni successivi.

Su questo faremo delle riflessioni alla fine perché forse è l’unico passaggio veramente interessante (e meno brutto di come viene dipinto da imprese, professionisti e artigiani).

Però prima torniamo indietro al comma 2 dell’articolo.

Comma 2 – estensione di sconto in fattura e credito di imposta ad altre detrazioni

Il comma 2 ci dice che è possibile trasformare le detrazioni fiscali in credito di imposta (od ottenere lo sconto in fattura) non solo per le misure potenziate al 110%, che abbiamo visto nell’articolo 128, ma anche per:

  • Le detrazioni maturate per la ristrutturazione della casa (bonus casa)
  • Le detrazioni maturate per tutte le misure dell’ecobonus
  • Le detrazioni maturate per le opere di cui al bonus facciate

Spieghiamoci.

Sai che se ristrutturi casa hai diritto alla detrazione del 50% (bonus casa) da ripartire in 10 rate annuale.

Qui ti dicono che invece di fare la detrazione normalmente puoi chiedere lo sconto in fattura o trasformare la detrazione in credito di imposta (e trasferire tale credito a terzi).

E questo vale anche per le misure dell’ecobonus non direttamente inserite nell’articolo 128.

Ad esempio se sostituisci gli infissi hai diritto alla detrazione del 50% (ecobonus), e puoi chiedere lo sconto in fattura o trasformare la detrazione in credito di imposta o trasferire tale credito a terzi.

Quindi una misura a favore di chi si ristruttura la casa finalmente l’abbiamo trovata!

…certo siamo lontani da “ristrutturi casa gratis”…

Art.129 Cessione dei crediti d’imposta riconosciuti da provvedimenti emanati per fronteggiare l’emergenza da COVID-19

Questo è l’ultimo articolo di interesse.

Qui non c’è niente di molto diverso da quanto abbiamo visto nell’art. precedente…semplicemente viene chiarita la possibilità di cessione del credito, anche parziale, a banche e finanziarie.

Un paio di riflessioni

Chiudiamo questo lungo articolo con qualche riflessione…

1 – chi deve ristrutturare casa (e non ha una villa) è sostanzialmente escluso da queste misure

Come abbiamo già detto più volte la realtà dei fatti si scontra in modo crudo con i proclami e le speranze che avevano acceso in molti.

In questi giorni sono stato contattato da varie persone che volevano più informazioni su queste “detrazioni fiscali potenziate”

…il leit motiv era: “se le cose stanno veramente così rivoluziono casa”.

Oggettivamente già dalle prime indiscrezioni che erano trapelate nei giorni scorsi mi sembrava che i proclami del governo fossero esagerati. Ora ne abbiamo conferma.

Purtroppo molte aspettative andranno deluse.

Infatti siamo di fronte a misure che privilegiano gli interventi su edifici interi e non su singole unità immobiliari.

Personalmente ritengo sacrosanto e prioritario l’intento di promuovere finalmente una seria riqualificazione dei condomini, senza fermarsi al solo lato estetico, come è stato fatto con il bonus facciate.

Avevo espresso questo mio pensiero proprio nell’articolo che ho dedicato al bonus facciate e che puoi trovare qui:

Bonus facciate: perché è tutta un’operazione di facciata

2 – sconto in fattura no, cessione del credito sì

C’è poi da spendere due parole su sulla questione dello sconto in fattura e della cessione del credito.

Diamo per scontato che uno sconto in fattura del 100% è di per sé irrealizzabile per evidenti motivi.

Un’impresa (o un fornitore) le cui entrate sono date principalmente dall’esecuzione di opere edili ed impiantistiche, non può permettersi di scontare a tutti il 100% di quanto dovrebbe fatturare. Anche a fronte di un credito di imposta acquisito.

Gli stipendi deve continuare a pagarli e il materiale a comprarlo.

Certo c’è da dire che le opere per cui è previsto lo sconto in fattura del 100% non costituiscono la totalità di quelle che un’impresa esegue.

Ad esempio, parallelamente all’isolamento delle pareti, saranno verosimilmente necessarie altre opere, per le quali il committente non può chiedere lo sconto in fattura del 100%…

Quindi un’impresa potrebbe ipoteticamente compensare parte dello sconto con i guadagni derivati da quelle opere (anche se abbiamo visto che lo sconto in fattura è esteso a tutte le opere detraibili, seppur con percentuali minori).

…ma a prescindere da queste riflessioni ritengo che lo sconto in fattura del 100% non sia una soluzione sostenibile, soprattutto a fronte della dimensione e della forza finanziaria di imprese e artigiani che lavorano nel settore delle ristrutturazioni.

Qui però viene in soccorso la cessione del credito. Questo è il passaggio che potrebbe far funzionare il tutto.

E a cui tra l’altro possono accedere non solo i committenti ma anche le imprese (girando il credito maturato dallo sconto in fattura).

Infatti intervengono soggetti quali banche e finanziarie che:

  • Sono delle potenze economiche
  • Hanno interessi in molteplici settori, non solo in quello edile

Quindi potrebbero trovare convenienza a caricarsi questi crediti, con cui andare a coprire tasse derivate da tutte le attività che svolgono.

E il fatto che la detrazione sia al 110% potrebbe incentivare ulteriormente la cosa: quel 10% in più rispetto a quanto speso effettivamente, potrebbe essere il margine di banche e finanziarie.

Certo c’è la necessità di trasparenza e di controllo sui conti…abbiamo visto che è stato introdotto il soggetto che verifica questi aspetti, ma personalmente ritengo che ci sia ancora un grande punto interrogativo su tale aspetto.

3 – i tempi

C’è un’ultima riflessione da fare: i tempi previsti nel decreto.

Il bonus del 110% vale per le spese sostenute dal 1 luglio 2020 al 31 dicembre 2021. Sono solo 18 mesi.

Un periodo congruo per interventi già “on the road”. E potrebbe essere congruo anche per interventi di ristrutturazione di appartamenti (che però abbiamo visto essere esclusi), di edifici unifamiliari o piccoli condomini.

Ma per opere condominiali o per interventi che richiedono procedure edilizie complesse (come il permesso di costruire) non sono affatto tempi congrui.

Per approvare i lavori condominiali ci vogliono mesi su mesi di assemblee. Più i tempi di progettazione, recupero delle offerte, preparazione e presentazione delle pratiche edilizie, approvazione (nel caso in cui sia necessaria).

E proprio le pratiche edilizie più complesse, come quelle di permesso di costruire, ci mettono anche più tempo per essere approvate (personalmente la mia esperienza è stata sempre di almeno un anno da quando iniziano i contatti con i clienti).

Invece i tempi dati dal decreto sono stretti…troppo stretti…e costituiscono una grossa incognita per chi deve fare l’intervento.

Se i lavori finiscono dopo il 31 dicembre 2021 che si fa? Niente bonus del 110%? Niente credito di imposta da cedere?

In Italia, se si vuole promuovere interventi importanti, bisogna dare i tempi giusti.

Tra l’altro siamo ancora molto indietro nell’iter: abbiamo un decreto, ma non c’è la legge e non ci sono i decreti attuativi.

In più ci saranno molte domande da porre prima di partire e a cui qualcuno dovrà dare risposta…

Insomma: se so vuole dare forza a queste misure, così come sono attualmente, 18 mesi sono un periodo troppo breve.

Ci sarebbero da fare tante altre riflessioni, decisamente più complesse di quello che ci siamo detto qui.

Lascio ad altri più competenti di me l’arduo compito e mi fermo qui.

Anche perché stiamo parlando di uno schema di decreto…il testo definitivo dovrebbe essere pubblicato in gazzetta lunedì 18 maggio 2020.

mailling list per ristrutturare casa

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Io lavoro seguendo dei principi rigidi. In ogni ristrutturazione che seguo devono essere rispettati, altrimenti ritengo di non fare il mio lavoro nel modo corretto.

E soprattutto di mancare di rispetto ai miei clienti…

Uno di questi principi è: tutte le carte devono essere in regola.

Che poi in sostanza significa: non commettere un abuso nella tua ristrutturazione…

In questi giorni sto avendo l’ennesima dimostrazione di come questo sia vero: la burocrazia presenta sempre il suo conto.

mailling list per ristrutturare casa

E adesso lo sta facendo con due sorelle che nel 1974 hanno ereditato un paio di appartamenti in un paese del sud Italia.

Si tratta di appartamenti che appartenevano al padre che a sua volta li aveva ricevuti in donazione dalla madre nel 1952.

La quale a sua volta li aveva acquistati nel 1927.

Quindi stiamo parlando di case con un bel po’ di anni sulle spalle.

Case che arrivano da un periodo in cui oggettivamente gli interventi edilizi si facevano un po’ “alla carlona”.

Però periodi in cui la burocrazia era oggettivamente molto più semplice di oggi.

All’epoca per costruire i palazzi erano sufficienti un foglietto con la domanda e un disegno “tipologico” delle piante, prospetti e sezioni.

Oggi per realizzare una ristrutturazione può essere necessario presentare un plico di un centinaio di pagine…

…ma torniamo a noi e alle arzille vecchiette e ai loro appartamenti…

ABUSI FATTI OLTRE 50 ANNI FA PRESENTANO IL CONTO OGGI

Questi due appartamenti erano affittati alle stesse due famiglie da decenni.

Le due proprietarie, da quando li hanno ereditati, non ci hanno mai fatto nessun intervento.

Quasi cinquant’anni senza una minima ristrutturazione se non opere di manutenzione ordinaria per mantenerli non dico in efficienza…ma quanto meno utilizzabili.

Gli inquilini erano ormai anziani e qualche anno fa è morto uno di loro, seguito dopo poco tempo anche dalla moglie.

In sostanza si è liberato un appartamento.

Verso la fine di gennaio di quest’anno mi contattano le due proprietarie perché vogliono vendere l’immobile.

Io non sono un agente immobiliare, però sono il loro tecnico di fiducia. E come tutti i tecnici naturalmente ho i miei contatti.

Trovo subito un’agenzia di fiducia a cui affidare la vendita.

Nel frattempo comincio a guardarmi le carte di quegli immobili: li conoscevo già per averci fatto una perizia nel 2011 e mi ricordavo che non era proprio tutto a posto…

Comunque mi faccio consegnare tutta la documentazione che avevano e comincio a studiarla da capo dopo quasi dieci anni.

Nel frattempo arriva il COVID (siamo a febbraio 2020) e tutto rallenta.

Dovevo fare degli accessi agli atti al Comune e in conservatoria ma non è più possibile.

L’agenzia immobiliare però lavora bene e riesce a trovare un compratore interessato.

Siamo appena usciti dalla quarantena forzata e devo rimettere in moto tutta la macchina…

mailling list per ristrutturare casa

Tutti i problemi che ho trovato…

Approfondisco tutte le carte che avevo e i problemi cominciano a fioccare.

Questa la situazione catastale:

  • Secondo il catasto i due appartamenti non sono due ma in realtà sono quattro unità immobiliari.
  • Dalle planimetrie di queste quattro unità immobiliari risulta che una è divisa a metà tra i due appartamenti.
  • Inoltre di una non si trova la planimetria catastale.
    …all’epoca qualcuno si è scordato di inserirla…

A fronte di tanto caos a livello catastale avevo assolutamente bisogno di vedere se nell’archivio comunale ci fosse qualche pratica edilizia che potesse fare un po’ di chiarezza…

…ingenuamente speravo che fossero stati fatti dei lavori interni regolarmente (oltre 50 anni fa…) e che semplicemente non fossero state aggiornati i dati catastali.

Ma dal Comune arrivano notizie negative: non risulta nessuna pratica edilizia per quell’immobile…

Quindi l’attuale divisione interna è abusiva…

…oppure gli atti sono andati completamente persi.

…di bene in meglio.

Ma non è finita qui. Infatti poi sono passato a guardarmi tutti gli atti di provenienza dell’immobile.

Un disastro…non ce n’è uno che riporti gli stessi dati del precedente: descrizioni diverse, estremi catastali diversi….

Addirittura nelle varie trascrizioni degli atti avvenute nel tempo si sono persi dei pezzi per strada.

Ad esempio nella trascrizione del primo atto di donazione (quello dalla nonna al padre dell’attuale proprietaria per intenderci…) è scomparsa la particella di una stanza…

…e questo errore si è trascinato in tutti gli atti successivi…quindi, secondo l’ultimo atto esistente una porzione di immobile…non è di nessuno!

Cosa significa tutto questo caos?

Che l’appartamento così com’è non può essere venduto!

Con un potenziale acquirente che sta bussando fuori dalla porta con i soldi in mano…

Fortunatamente le due vecchiette sono realmente arzille e non si sono perse d’animo.

Mi hanno detto subito: “sistemiamo tutto e poi vendiamo”

…Come risolvere i problemi!

[spoiler: spendendo un sacco di soldi]

Cosa devono fare adesso le due proprietarie per sistemare i “lavori allegri” fatti da loro padre oltre cinquant’anni fa?

  1. Devono pagare un tecnico che predisponga tutte le pratiche edilizie necessarie (quel tecnico sarebbe il sottoscritto…).
    Fortunatamente sono “abusi” che possono essere riportati in regola senza grossi problemi. Se non fosse che…
  1. Devono pagare anche una multa di 1.000€
  2. Devono pagare un geometra che faccia tutte le necessarie variazioni al catasto (frazionamenti, accorpamenti, nuovi inserimenti in mappa…)

Insomma: devono investire parecchie migliaia di euro per riuscire a vendere un immobile che, a conti fatti, vale pochi soldi…

Mi ricordo che, ormai oltre dieci anni fa, in uno dei primi progetti a cui ho collaborato con lo studio di cui poi sarei diventato socio, un cliente voleva fare un abuso.

Dopo averci fatto penare le pende dell’inferno per ottenere il permesso di costruire della sua nuova villa…voleva raddoppiare il piano interrato abusivamente.

Così…perché voleva togliersi lo sfizio…

Mi ricordo che all’epoca tentammo in tutti i modi di dissuaderlo ma la risposta fu:

“che me ne frega…poi se la vedranno i miei figli quando muoio”

La mentalità di questo signore era: adesso faccio quello che voglio per poi scaricare i problemi a chi verrà dopo…

…non lo so: io ho un figlio e onestamente non mi sembra una gran cosa scaricargli dei sicuri problemi futuri per fare “un po’come ca**o mi pare” (per chi ha colto è una citazione da un programma televisivo di circa venti anni fa…).

Naturalmente in quel caso abbiamo scaricato il cliente (peccato perché la villa era veramente bella e vederla realizzata sarebbe stato motivo di orgoglio…).

I suoi figli si troveranno con un abuso che probabilmente sarà insanabile…in bocca al lupo…

…invece le arzille vecchiette non le scarico. Loro non hanno nessuna colpa ed aiutarle è il minimo che posso fare.

E poi fortunatamente si ritrovano tra le mani un abuso che può essere sistemato.

Però si tratta pur sempre di spendere soldi per sistemare un problema che non hanno causato loro.

Quando affermo che bisogna fare sempre le cose in regola intendo proprio questo.

La legge prima o poi presenta il conto…fare le cose in regola adesso significa risparmiarsi spese e scocciature domani (tu o i tuoi eredi…).

ABUSIVISMO NON E’ SOLO COSTRUIRE EDIFICI ABUSIVI…

L’abusivismo edilizio in Italia è un problema grave: nel 2015 il 19,7% degli edifici realizzati era abusivo (nella regione in cui vivo addirittura il 50,6%).

È un vizio che noi italiani non riusciamo a toglierci.

E se pensi che nelle ristrutturazioni la situazione cambi di molto ti sbagli: le ristrutturazioni senza pratiche edilizie probabilmente hanno percentuali ancora maggiori (purtroppo è molto complesso farne un censimento…).

Ma, anche se sono abusi “minori” (cioè che è quasi sempre possibile regolarizzare pagando solo una multa), si tratta sempre di opere irregolari…con tutte le conseguenze del caso.

Ristrutturare casa in modo regolare è un processo quasi matematico…e come farlo è l’argomento che tratto nel mio libro che trovi su Amazon a questo indirizzo:

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Anche se pensi “ma io voglio fare le cose in regola”, non è così automatico riuscire a farle realmente in regola…

Nel libro ti faccio vedere il mio “metodo scientifico per ristrutturare casa”…che ti aiuta anche a farlo senza commettere abusi.

Sempre che ti interessi non lasciare casini ai tuoi figli…

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