24 Ottobre 2019 / / Architettura

La bioedilizia non è certo una novità degli ultimi anni: esiste ormai da alcuni decenni, io ne ho sentito parlare per la prima volta all’università oltre 20 anni fa. Quello che rappresenta una novità recente è la ristrutturazione bioedile, cioè l’applicazione dei principi della bioedilizia al settore delle ristrutturazioni.

Per molti anni infatti il pensiero di ristrutturare vecchie case e appartamenti applicando materiali e tecniche della bioedilizia è stata una chimera. Oggi non è più così.

In questo articolo come puoi ottenere una casa più salubre e con costi di gestione ridotti nella tua ristrutturazione applicando i principi della bioedilizia.

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Uno degli obiettivi principali che di una ristrutturazione è elevare il livello di benessere interno. Deve essere anche uno degli scopi della tua ristrutturazione.

Ma qual è la strada maestra per raggiungere il reale benessere in casa attraverso la ristrutturazione?

Questa è la classica domanda da un milione di euro: avere la risposta in mano per te significherebbe aver risolto l’80% dei tuoi problemi.

Ma se ti dicessi che esiste una sola risposta ti starei mentendo. Le risposte ci sono ma sono tante, tantissime.

E non è possibile raccoglierle in un unico articolo: non solo non sarebbe materialmente possibile (ci vorrebbe un manuale di centinaia di pagine solo per scalfire l’argomento) ma non ho nemmeno la presunzione di essere onniscente ed essere in grado di mostrartele tutte.

In questo articolo voglio parlarti di un singolo e sempre più diffuso approccio per dare risposta alle esigenze di benessere in casa: la bioedilizia.

I problemi di case e appartamenti: scarso benessere e ambienti non salubri

inquinamento degli edifici residenziali

La bioedilizia, o architettura sostenibile, ha le sue radici negli anni ’70 del secolo scorso come riposta alle moderne (allora) tecniche costruttive che si erano diffuse nel secondo dopoguerra.

Quelle tecniche, ancora ampiamente diffuse, erano basate sulla convinzione che ci fosse energia gratis illimitata: cioè che le fonti di energia fossile (petrolio e carbone) fosse inesauribile e che non producesse i problemi di inquinamento che si sono rivelati negli anni.

Come ogni movimento (non è veramente un movimento ma concedimi il termine) è nata come un approccio innovativo per affrontare la costruzione di nuovi edifici, consapevole delle conseguenze ambientali di un determinato modo di costruire e che cercava una via più ecologica.

La bioedilizia ha fondato le sue radici nei movimenti ecologisti ma ha avuto una evoluzione autonoma, non radicale ed attualmente rappresenta un modo di costruire tecnologicamente avanzato e che consente il raggiungimento di livelli di benessere elevati con un basso impatto ambientale.

Riuscire ad estendere il sapere accumulato in tanti anni di costruzioni bioedili ad un settore apparentemente impermeabile a tale approccio, quale è la ristrutturazione, rappresenta una novità relativamente recente.

Mi riferisco in particolare agli interventi su appartamenti situati all’interno di condomini costruiti nel secondo dopoguerra, anni in cui la bioedilizia non solo non era un problema ma non era nemmeno un’idea presente nel settore edile.

Parliamo della maggior parte del patrimonio edilizio italiano, costruito dagli anni ’40 fino a tutti gli anni ’80. Milioni di immobili, ville, villette, case, bifamiliari, palazzine, condomini, realizzati con materiali all’epoca nuovi, facili e veloci da posare (calcestruzzi armati, laterizi, intonaci di cemento, materie plastiche, etc.).

Immobili costruiti in un periodo in cui, come abbiamo già detto, nella convinzione di tutti l’energia a disposizione era infinita e a basso costo.

Modi di operare che hanno prodotto immobili energivori, con pochissimo o (più spesso) nessun isolamento, con impianti esageratamente potenti e sovradimensionati oltre che inefficienti. Immobili spesso non salubri a causa dell’utilizzo di materiali per lo più sintetici, in particolare pitture e rivestimenti plastici. Materiali che alle volte sono addirittura pericolosi per la salute: pensa all’amianto e a quanto sia ancora diffuso nelle case costruite in quell’epoca, spesso senza che le persone siano consapevoli di avercelo in casa.

Probabilmente anche tu stai vivendo in un immobile di questo tipo.

Realizzare una ristrutturazione secondo i principi della bioedilizia significa proprio affrontare questi problemi e risolverli con un approccio diverso: a partire dai materiali utilizzati, per continuare con le soluzioni tecnologiche adottate e per finire con gli impianti installati.

E la grossa novità è che è possibile farlo anche in un appartamento che si trova in un condominio vecchio, anche se è circondato da altri appartamenti che sono esattamente come erano stati realizzati 50 anni fa.

Ok, lo ammetto, finora hai letto solo una predica abbastanza lunga su benessere interno e i problemi dell’edilizia in cui vivi. Ma a te servono informazioni pratiche, quindi nel proseguo di questo articolo parleremo di:

  • Quali sono i principi base della bioedilizia
  • Quali principi possono essere trasportati nella ristrutturazione
  • Quali sono i principali materiali della bioedilizia
  • Quali sono gli impianti della bioedilizia

Sia chiaro: lo scopo di questo articolo non è fare un saggio sulla bioedilizia. Puoi trovare decine di siti in rete, all’interno dei quali puoi trovare tutte le informazioni che desideri e che sono gestiti da persone molto più competenti di me in materia.

Questo articolo ha due scopi. Da un lato aiutarti a capire come, con accorgimenti e scelte progettuali legate alla bioedilizia, tu possa raggiungere un benessere interno superiore alla media delle ristrutturazioni che ci sono in giro. Dall’altro dimostrarti come sia possibile applicare tali principi anche all’interno di appartamenti che si trovano in edifici costruiti con tecnologie lontane dalla bioedilizia e apparentemente incompatibili.

Con questo articolo aggiungiamo un altro piccolo tassello a corollario del corretto e imprescindibile processo che devi conoscere ed applicare alla tua ristrutturazione e che trovi nel manuale “Ristruttura la tua casa in 7 passi” (che, se ci tieni solo un po’alla tua ristrutturazione, dovresti affrettarti ad acquistare se non l’hai ancora fatto).

I PRINCIPI DELLA BIOEDILIZIA

principi bioedilizia

Il termine bioedilizia richiama direttamente il termine
biologico.

Quando pensiamo a qualcosa di biologico pensiamo a qualcosa
di naturale. E per la bioedilizia è esattamente così.

Però cerchiamo di inquadrare meglio la questione, perché in una visione riduttiva si potrebbe pensare che per realizzare una ristrutturazione seguendo i principi della bioedilizia sia sufficiente concentrarsi solo sulla scelta di materiali naturali.

In realtà la bioedilizia è molto di più: si tratta di un approccio integrato in cui tutti gli elementi che compongono un edificio concorrono a creare un ambiente confortevole e rispettoso dell’ambiente.

Lo so, in sostanza non ho detto nulla…vediamo quindi di approfondire meglio la cosa.

La bioedilizia ha lo scopo di diminuire l’impronta che lasciamo sulla terra. Per impronta si intende principalmente l’inquinamento che però deve essere visto in tutte le fasi di vita di un immobile: dalla sua realizzazione, durante l’esercizio, fino alla sua demolizione.

Pertanto la bioedilizia prevede:

  • Una progettazione attenta alle caratteristiche del sito in cui si trova l’edificio con lo scopo di minimizzare l’utilizzo di fonti di energia esterne durante il ciclo di vita (gli impianti);
  • La realizzazione di un involucro molto performante (isolamento di pareti e solai) con il medesimo scopo di minimizzare l’utilizzo di fonti di energia esterne;
  • L’utilizzo di materiali naturali, realizzati possibilmente nei pressi del luogo in cui si trova l’immobile, per minimizzare l’inquinamento per il trasporto (oltre che per la produzione);
  • L’utilizzo di impianti a basso consumo energetico, integrati e dimensionati perfettamente con l’immobile, e che utilizzano le cosiddette fonti di energia rinnovabili (il sole è una fonte di energia rinnovabile, il petrolio no);
  • Una pianificazione del ciclo di vita dell’intero immobile compresa la fase di demolizione e smaltimento dello stesso.

Questi sono i cinque principi fondamentali della bioedilizia.

Grazie all’applicazione di questi principi è possibile non
solo ottenere una minore impronta ecologica dell’edificio, ma anche garantire
condizioni di benessere maggiori per chi vive in quegli ambienti.

Però tutti questi principi non possono essere applicati
integralmente alle ristrutturazioni di case e appartamenti. Ad esempio i
materiali con cui è realizzata la struttura del tuo condominio non puoi modificarlo,
così come l’orientamento del tuo appartamento.

Quindi vediamo quali sono i principi che puoi trasferire per realizzare la tua ristrutturazione bioedile.

BIOEDILIZIA APPLICATA ALLE RISTRUTTURAZIONI

ristrutturazione bioedile

È possibile applicare i principi della bioedilizia alla
ristrutturazione del tuo appartamento costruito negli anni sessanta del secolo
scorso?

Sì, è possibile. A patto di accettare alcuni compromessi.

Questi sono i principi che puoi applicare:

  • Ottimizzazione della distribuzione interna
  • Installazione di un isolamento efficiente ed abbondante
  • Utilizzo di materiali di origine naturale
  • Installazione di impianti che utilizzano fonti rinnovabili
  • Programmazione di una manutenzione costante

Spendiamo qualche parola per ognuna di esse.

Distribuzione interna

Uno dei principi della bioedilizia è quello di sfruttare l’orientamento dell’immobile per cercare di ottenere ambienti freschi d’estate e caldi di inverno con poco utilizzo di energia.

Solitamente questo risultato si ottiene orientando verso sud gli ambienti in cui si vive durante il giorno (indicativamente soggiorno e cucina) e installando sistemi di schermatura che appuntano schermano i raggi del sole durante l’estate e li fanno entrare durante l’inverno. Questi sistemi non sono le tapparelle come potresti pensare ma i cosiddetti aggetti. Per capirci un esempio di aggetto potrebbe essere il terrazzo del piano di sopra.

Tu chiaramente in casa tua, che si trova all’interno di un condominio, non puoi girarlo in base alle tue esigenze e non puoi nemmeno inventarti aggetti inesistenti.

Se l’orientamento è più o meno quello che ti ho brevemente descritto sopra bene, altrimenti devi arrangiarti.

Il modo per “arrangiarti” è ripensare la distribuzione interna della casa cercando di orientare a sud gli ambienti che vivi maggiormente e lasciare verso nord gli altri (solitamente gli ambienti di servizio tra cui, a mio avviso, dovresti inserire anche la cucina).

Isolamento

Ti ho già parlato di isolamento in questo articolo.

L’isolamento è importante per la bioedilizia perchè una casa molto isolata significa avere bisogno di meno energia per riscaldarla o raffrescarla.

C’è la diffusa credenza che in condominio isolare solo il proprio appartamento sia impossibile e che sia necessario pregare che l’assemblea condominiale deliberi la realizzazione di un cappotto esterno. [Cosa che purtroppo per alcuni condomini non avverrà mai.]

Ma è la verità?

Assolutamente no! Infatti le tecnologie costruttive adottate in Italia fino agli anni ottanta, sebbene non abbiano niente a che fare con la bioedilizia, spesso ti danno l’opportunità di realizzare ottimi isolamenti dall’interno del tuo appartamento con una minima perdita di spazio (2-3 cm) o addirittura senza alcuna perdita di spazio.

Ti rimando ancora all’articolo sull’isolamento per capire come sia possibile.

Altro elemento che fa pienamente parte dell’isolamento è costituito dagli infissi: per potersi garantire il massimo dell’isolamento è necessario sostituire i vecchi infissi-colabrodo con dei nuovi infissi isolanti ad alte prestazioni. Ho scritto una guida completa di cinque articoli sugli infissi: qui puoi leggere il primo.

Però, perchè il tuo nuovo isolamento rispetti i principi della bioedilizia devi porre attenzione ad un aspetto fondamentale: i materiali che sceglierai.

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Materiali

La bioedilizia richiede l’uso di materiali naturali: significa utilizzare materiali che hanno il ciclo di trasformazione più breve possibile (al contrario di come possono essere quelli derivati dal petrolio come la plastica), che lasciano una bassa impronta ecologica e che sono facilmente smaltibili.

In una ristrutturazione è assolutamente possibile usare materiali naturali e tra poco vedremo i principali. Prima però facciamo un accenno agli impianti.

Impianti

Come abbiamo detto la bioedilizia privilegia gli impianti
che sfruttano fonti di energia rinnovabili:

  • Il sole (fotovoltaico e solare termico)
  • La terra (geotermia)
  • Il vento (mini eolico)

Ma la realtà per te che vivi in condominio è che
difficilmente potrai sfruttare queste fonti di energia.

Però puoi utilizzare impianti che utilizzano fonti di energia considerate “pulite” o che utilizzano fonti di energia non rinnovabili (tipo il metano) in modo efficiente.

Ad esempio l’energia elettrica è una fonte di energia pulita e rinnovabile. Pulita perché gli impianti che funzionano ad elettricità non rilasciano fumi in atmosfera, e rinnovabile perché può essere prodotta a partire dalle tre fonti che abbiamo elencato sopra.

Attenzione però: al momento molta energia elettrica nel mondo viene ancora prodotta utilizzando fonti di energia non rinnovabili (centrali a carbone ad esempio) ma è l’unica fonte energetica che attualmente potrebbe diventare realmente e totalmente pulita.

Le caldaie a condensazione sono esempi di impianti, adatti
per appartamenti, che utilizzano in maniera efficienti fonti di energia non
rinnovabili (di tipo fossile, cioè il gas metano).

Approfondiremo anche questi punti nei prossimi paragrafi.

Manutenzione e smaltimento

Sulla manutenzione e smaltimento dei materiali utilizzati in
edilizia siamo oggettivamente indietro.

La manutenzione annuale è obbligatoria solo per alcuni tipi di impianti (p.e. caldaie a condensazione) ma è spesso un obbligo disatteso.

Detto ciò una corretta e regolare manutenzione consente di mantenere in efficienza gli impianti, programmare gli interventi di sostituzione e minimizzare le rotture: in sostanza ti permette di risparmiare soldi, sia di manutenzione stessa che di bolletta (un impianto non in perfetta efficienza consuma naturalmente di più).

Sullo smaltimento la situazione è più complessa: nel caso
della bioedilizia si tratta di smaltimento finalizzato al riciclo dei materiali
da costruzione.

Perché ciò avvenga dovrebbe esserci una convergenza di
interessi che parte dalle istituzioni e dagli operatori del settore (imprese e
professionisti): gli uni a definire precise pratiche per gestire la fine vita
di un edificio e dei materiali di cui è composto (p.e. il fascicolo del
fabbricato) e dall’altro l’adozione di comportamenti virtuosi.

I MATERIALI DELLA BIOEDILIZIA

materiali per ristrutturazione bioedile: bamboo

I materiali in bioedilizia devono essere naturali! O almeno il più possibile…

Ci sono alcuni materiali che non possono essere totalmente
naturali ma devono necessariamente essere derivati. Il motivo è dovuto ad
un’analisi necessaria da fare sui costi di produzione, sulla durata dei
materiali e sulla possibilità che possano essere riciclati.

Un esempio è l’alluminio: totalmente riciclabile, economico, praticamente eterno e largamente utilizzato negli infissi. Ma di sicuro non naturale. Eppure è accettato nella bioedilizia grazie a tutte le caratteristiche positive che ha.

Vediamo quindi rapidamente quali possono essere alcuni
materiali a base naturale per la bioedilizia.

Isolanti

Gli isolanti naturali possono essere divisi in organici e minerali.

Gli isolanti organici più diffusi sono le varie fibre
vegetali (sughero, cocco, legno in generale) e le fibre di cellulosa (ottime
per l’isolamento in intercapedine).

L’isolante minerale più diffuso è sicuramente la lana di
roccia.

Murature

Le pareti interne-tipo della bioedilizia sono realizzate con un telaio in legno e delle lastre in gesso-fibra (materiale tipo cartongesso ma composte da gesso e fibra di cellulosa) con interposto (nel telaio in legno) lastre isolanti in lana di roccia.

Un altro materiale che si sta diffondendo in modo importante è la canapa, con cui vengono realizzati i mattoni (biomattone). Questi devono essere montati usando malte apposite a base di calce.

Un errore da evitare è quello di considerare i tradizionali laterizi come materiali assolutamente non rientranti nella bioedilizia: si tratta a tutti gli effetti di materiali naturali (in sostanza è argilla cotta).

Intonaci e pitture

In questo ambito la fa da padrone un materiale che deriva
dalla tradizione: la calce.

Si tratta di un materiale totalmente naturale da cui si ottiene il grassello di calce con cui è possibile realizzare un ciclo completo sulla parete: dall’intonaco (a base di calce) fino alla pittura (a base di calce).

Realizzare questa tipologia di finitura non solo garantisce
ambienti molto salubri (il muro è realmente traspirante, cioè assorbe e
rilascia l’umidità dell’aria senza accumularla all’interno) ma è una finitura
duratura: la pittura a calce posata su intonaco a calce crea una reazione che
li lega indissolubilmente. Non viene creata una patina di pittura sulla parete,
ma la pittura diventa parte integrante della parete.

Infissi

Gli infissi sono un elemento essenziale nell’efficienza
energetica di un immobile e, se vuoi realizzare una ristrutturazione bioedile,
devi valutare attentamente quali prendere: che materiali scegliere?

Ho scritto una lunga guida sugli infissi (ecco il link al secondo dei cinque articoli). Ma quali sono i materiali con cui sono realizzati gli infissi e adatti alla bioedilizia?

Per rispondere ricordiamoci due dei principi della bioedilizia relativamente ai materiali: naturali, riciclabili.

Quindi gli infissi in legno, che sono naturali e riciclabili, rientrano in questa fattispecie.

Ma probabilmente gli infissi in alluminio ci rientrano anche meglio.

Abbiamo visto prima le caratteristiche che rendono l’alluminio un materiale adatto alla bioedilizia (è eterno e totalmente riciclabile), inoltre gli infissi in alluminio, grazie al taglio termico (ti invito ancora a legere l’articolo di prima) offrono prestazioni termiche elevatissime.

Per quanto riguarda le parti trasparenti degli infissi naturalmente il vetro è un materiale naturale (è a base di silicati, cioè roccia) ed è totalmente riciclabile.

GLI IMPIANTI IN BIOEDILIZIA

gli impianti nella ristrutturazione bioedile

La bioedilizia non approfondisce espressamente temi legati all’impiantistica ma, come abbiamo già detto, non siamo di fronte ad un approccio talebano al costruire (nel nostro caso allo ristrutturare), anzi.

Gli impianti fanno parte del nostro vivere quotidiano e
sarebbe miope non ammetterlo e cercare di eliminarli.

Quello che si può fare è utilizzare impianti che rispettino i principi base della bioedilizia: cioè che abbiano una bassa impronta ecologica. (Cosa che si traduce sempre in un significativo risparmio in bolletta.)

Quando realizzi una ristrutturazione bioedile devi prestare ancora più attenzione del normale agli impianti: sono necessari una progettazione e un dimensionamento coordinati (quindi non potrai rinunciare ad architetti e ingegneri). E questo deve essere fatto da un progettista specializzato e non dal termotecnico dell’impresa (o peggio dall’idraulico…).

Chiaramente mi riferisco principalmente agli impianti che servono per riscaldare/raffrescare la casa e per produrre acqua calda sanitaria.

Infatti l’impianto elettrico è in linea di massima più semplice da realizzare: sono già in vigore da anni leggi che prescrivono l’utilizzo di materiali e tecnologie che riducono notevolmente gli sprechi di energia (chiaramente devono essere rispettate…). In sostanza per l’impianto elettrico devi preoccuparti principalmente di installare lampade led e usare apparecchi in tripla classe A. Anche se bisogna dire un buon impianto domotico aiuta in modo determinante a ridurre i consumi soprattutto perchè consente una corretta gestione degli altri sistemi.

Venendo agli impianti idro/termo/sanitari, nelle ristrutturazioni bioedili all’interno di vecchi condomini, ci si sta orientando sempre più verso l’installazione di impianti totalmente elettrici basati su pompe di calore.

Probabilmente sai benissimo cos’è la pompa di calore : è banalmente il sistema unità esterna-split del condizionatore. Ma naturalmente per sistemi che servano un intero appartamento si tratta di impianti maggiormente evoluti (se hai voglia di approfondire cerca informazioni sui sistemi VRF).

Per capire a che punto si trova l’evoluzione dei sistemi impiantistici su pompa di calore ti basti sapere che tali sistemi funzionano egregiamente con sistemi di riscaldamento a pavimento (classicamente alimentati da caldaie a gas).

[Invece per i classici termosifoni al momento la tecnologia non è ancora al massimo dell’efficienza: la temperatura dell’acqua richiesta dai radiatori (circa 70°) è difficilmente raggiungibile da una pompa di calore (che arriva agevolmente a 50°) e li rende antieconomici: in questo caso la soluzione migliore è ancora la classica caldaia a condensazione. Ma se stai ristrutturando tutta la casa probabilmente puoi rinunciarci…]

Sono invece sistemi che non rientrano assolutamente nella bioedilizia quelli basati su stufe a legna o a pellet. Nonostante te li vendano per super ecologici e naturali.

Infatti, se è vero che si tratta di utilizzare materiali naturali per riscaldare, vengono usati in modo non ecocompatibile (il legno bruciato non è riutilizzabile) e producono quantità di polveri sottili (quindi di inquinamento pericoloso per la salute umana) decisamente elevate.

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BIOEDILIZIA: MA QUANTO MI COSTI?

Veniamo alle note dolenti: realizzare una ristrutturazione bioedile costa di più di una ristrutturazione tradizionale?

Io ti rispondo con un’altra domanda: tu vuoi realizzare una ristrutturazione di qualità o una ristrutturazione economica?

La bioedilizia non fa altro che utilizzare materiali di elevata qualità che hanno origine principalmente naturale o con basso impatto ecologico. Quindi il costo di una ristrutturazione realizzata coi principi della bioedilizia è quello di una ristrutturazione di qualità elevata.

È chiaro che se vuoi risparmiare difficilmente riuscirai a ristrutturare seguendo le regole della bioedilizia. Ti ritroverai a scegliere intonaci a base di cemento, pitture a base di resine sintetiche, isolanti chimici (sempre che tu decida di isolare), infissi in PVC, impianti tradizionali (termosifoni + split), etc.: semplicemente perchè costano meno.

Sia chiaro: potresti comunque ottenere una buona ristrutturazione ma con consumi in bolletta maggiori, con un ambiente interno meno salubre, con un minor benessere in generale e una maggiore impronta ecologica.

Nessuno ti obbliga a optare per la bioedilizia, sono solo scelte personali.

Tornando a noi una ristrutturazione di qualità elevata, come è quella in bioedilizia, costa da 1.000€/mq (oltre iva) a salire.

Per spendere di meno dovrai rinunciare ad alcuni dei principi che abbiamo visto in questo articolo (oppure l’impresa che te l’ha promessa in qualche modo ti sta fregando…).

RISTRUTTURAZIONE BIOEDILE: ANCHE (E SOPRATTUTTO) UNA QUESTIONE DI
PROGETTAZIONE…

la progettazione della ristrutturazione bioedile

Ora la ristrutturazione bioedile non ha più segreti per te?

No, di segreti ce ne sono ancora tanti. Come ti ho scritto
all’inizio dell’articolo non è possibile riassumere in pochi paragrafi un
settore così vasto.

Se la tua intenzione è realizzare una ristrutturazione seguendo i principi della bioediliza dovrai ancora studiare ed approfondire. Ma dovrai assolutamente fare anche un’altra cosa: affidarti ad un architetto capace e disposto ad osare.

Nella bioedilizia la progettazione è un elemento imprescindibile più che nelle ristrutturazioni tradizionali: deve essere realizzata una progettazione integrata che abbraccia la parte architettonica, impiantistica e tecnologica (di materiali).

E la ristrutturazione in bioedilizia si inserisce perfettamente nel processo di ristrutturazione che ti spiego nel manale “Ristruttura la tua casa in 7 passi”. L’unico manuale in cui viene messo nero su bianco il giusto processo per ristrutturare che tutti i professionisti del settore vogliono tenerti nascosto per poterti sfilare una montagna di soldi in più.

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16 Ottobre 2019 / / Architettura

Non dovrebbe essere più un mistero per nessuno. I temi ambientali sono – finalmente – di interesse generale e pubblico. Tutti i settori industriali hanno cominciato ad occuparsene e anche quello dell’interior design e dell’arredamento non poteva essere da meno.

È nato un intero filone di arredamento ecologico, che da un lato strizza l’occhio al tema della riduzione delle emissioni – soprattutto in fase produttiva – e dall’altro prova a svolgere un ruolo attivo nel miglioramento delle condizioni ambientali.

Non basta però più scegliere mobilio riciclabile. Un’altra forma di arredamento ecologico è rappresentata dai giardini verticali. L’Italia rappresenta tra l’altro un’eccellenza nel settore del verde verticale annoverando tra le proprie fila aziende come GreenHabitat.it e Planeta srl.

Proprio di questo ci occuperemo nel corso della guida di oggi. Parleremo di giardini verticali come soluzione di arredamento ecologico, sia per gli interni che per gli esterni, senza nasconderci poi dietro un dito su una questione altrettanto fondamentale: il giardino verticale permette anche di raggiungere vette impensabili con soluzioni di stile e di moda, che altri tipi di arredo non possono neanche pensare di ottenere.

Che cosa sono i giardini verticali?

Giardini verticali
I giardini verticali, come d’altronde segnala la locuzione, sono giardini che invece che essere disposti sfruttando lo spazio orizzontale, sfruttano pareti verticali, tanto interne quanto esterne.

Grazie a importanti migliorie tecnologiche e strutturali, oggi questi giardini possono essere installati semplicemente in qualunque tipo di ambiente e soprattutto senza troppe complicazioni.

Le migliorie tecnologiche inoltre permettono – tramite la stabilizzazione – di avere vegetazione che non ha bisogno di grossa manutenzione e che è dunque adatta anche a chi vuole un giardino verticale in casa pur non avendo il proverbiale pollice verde.

Che tipo di soluzioni esistono

In realtà ci sono moltissime soluzioni che si basano sul concetto di giardino verticale:

  • Inserti a muro: che permettono di decorare una parete verticale anche in spazio ridotto. Ci sono quadri e pannelli, soluzioni da alternare ad altri tipi di rivestimenti e anche delle soluzioni più particolari;
  • Orti verticali: che riescono a coniugare la necessità e la voglia di arredo con la funzionalità di un orto disponibile in casa, anche in città e anche magari in un monolocale dagli spazi particolarmente angusti;
  • Muschio: i muschi e licheni nordici sono una soluzione che in Italia, almeno fino all’arrivo della stabilizzazione, era impossibile mantenere. Oggi invece con la stabilizzazione si possono scegliere muschi nordici di praticamente ogni genere e risma, senza che ci siano – ancora una volta – preoccupazioni sulla manutenzione e sulla sopravvivenza delle vegetazione.

Ci sono, per capirci, tutti gli strumenti per permettere ad un bravo arredatore o architetto di interni di rivalutare e rivoluzionare uno spazio, anche con pochi elementi, per una soluzione che oltre allo stile, offre anche tanto alla funzionalità di una casa, di un’azienda, di un ufficio o di una struttura ricettiva.

Che vuol dire stabilizzazione e perché può essere la chiave per un buon giardino verticale

La stabilizzazione è un processo che permette di rendere la vegetazione inerte, pur mantenendola viva e reale. Tramite questa procedura le piante e la vegetazione utilizzata nei giardini verticali smette di crescere, non ha più bisogno di complessi sistemi di irrigazione e riesce a sopravvivere anche in condizioni ambientali ostili.

Un ulteriore strumento a disposizione di chi vuole dare sfogo alla propria creatività oppure offrire ai propri clienti delle soluzioni innovative e di arredamento ecologico.

È arredamento ecologico, perché impatta sulla qualità degli ambienti

Perché parliamo di arredamento ecologico quando ci riferiamo al verde verticale? Perché la vegetazione, tanto all’interno che all’esterno:

  1. Abbatte i livelli di CO2, rendendo dunque l’aria più respirabile e contribuendo al miglioramento delle condizioni climatiche generali;
  2. Stabilizza l’umidità: limitando la proliferazione dei parassiti e rendendo gli ambienti più vivibili;
  3. Assorbe formaldeide: un pericolosissimo agente che viene utilizzato nella verniciatura dei mobili e che viene dimezzato già in pochi giorni di presenza di un’adeguata quantità di verde;
  4. Assorbe l’inquinamento sonoro: un buon giardino verticale può avere un grosso impatto sui rumori e suoi suoni che attaccano gli ambienti cittadini. Un inquinamento di cui ci occupiamo ancora troppo raramente.

Casa con arredamento ecologico

Loft con lichene

Cucina con polemoss

Cucina con muschio

9 Ottobre 2019 / / Architettura

Inutile negarlo, la salvaguardia dell’ambiente è diventata una questione prioritaria. La tutela del pianeta passa non solo dai piccoli gesti, ma anche da scelte eco-sostenibili capaci, negli anni, di diminuire l’impatto sull’ambiente che ci circonda. Sempre più spesso, scegliamo cosa mangiare, come viaggiare e cerchiamo alloggi altamente efficienti per ridurre i consumi di energia e i costi che ne derivano.

È proprio sulla scia di questa filosofia green che, negli ultimi decenni, il settore delle costruzioni ha professato un vero e proprio cambio di rotta, facendo dell’edilizia sostenibile il suo cavallo di battaglia.

La definizione di edilizia sostenibile

Cos’è l’edilizia sostenibile? Con questo termine si intende una disciplina volta a progettare e realizzare edifici eco-sostenibili ed eco-compatibili, costruiti nel rispetto dell’ambiente, dei suoi abitanti e delle sue risorse.

Detta anche green building, l’edilizia verde lavora a stretto contatto con la bioarchitettura e le sue applicazioni: l’architettura ecologica (che mira a progettare edifici sostenibili e poco inquinanti), l’architettura bioclimatica (che utilizza gli elementi naturali come fonte di energia principale) e l’architettura organica (che promuove la coesistenza armoniosa tra uomo, costruzione e natura).

Esempio edilizia sostenibile

Le origini dell’edilizia sostenibile: un po’ di storia

L’edilizia sostenibile non è una disciplina moderna, né contemporanea. Le sue origini sono talmente antiche che risalgono ai primi tentativi dell’uomo di costruire abitazioni di fortuna per sfuggire ai predatori o garantirsi un riparo per la notte.

Queste rudimentali dimore erano costruite con materiali naturali come legno o paglia, facili da reperire e presenti in grandi quantità. Le tecniche di costruzione, benché solo abbozzate, nascondevano già la necessità di assecondare la morfologia del territorio per trarne il miglior vantaggio. In fondo, non sono queste le basi dell’odierna edilizia sostenibile?

Il XX secolo celebra il genio di Frank Lloyd Wright, fondatore dell’architettura organica. Tra le sue opere spiccano la celebre Casa sulla Cascata e le Prairie Houses, dove è evidente la volontà di far convivere in armonia il sistema ternario uomo, edificio e natura.

L’architettura organica di Wright favorisce la nascita di discipline affini. Una di queste è l’arcologia, fondata negli anni ’60 da Paolo Soleri proprio per coniugare architettura ed ecologia. L’obiettivo dell’italo-americano riguardava la possibilità di realizzare edifici autosufficienti, ad alta densità abitativa, capaci di creare e preservare al loro interno una micro ecologia. Un progetto fantascientifico e utopistico per l’epoca? Forse, ma non distante dalle moderne costruzioni ecofriendly.

Germania, 1973: la grave crisi che colpisce l’Europa porta alla luce una questione spinosa: il risparmio energetico. Il mancato approvvigionamento di petrolio e l’aumento dei prezzi obbligano i paesi occidentali a cercare fonti di energia alternative, possibilmente rinnovabili e, nel campo dell’edilizia, materiali da costruzione naturali ed eco-compatibili. Finalmente, un nuovo concetto di edilizia moderna, focalizzato sulla sostenibilità, vede la luce.

Edilizia sostenibile e bioarchittetura: i 6 principi fondamentali

Costruire abitazioni rispettose dell’ambiente ma confortevoli è tutt’altro che banale. Dalla progettazione alla chiusura del cantiere, le fasi che conducono alla realizzazione di una casa in ottica sostenibile si fondano su criteri ben precisi. Ecco i principali:

    • la relazione con la natura: è fondamentale che l’edificio rispetti e assecondi l’ambiente che lo circonda, come professato dall’architettura organica
    • l’utilizzo razionale delle risorse: poiché le risorse naturali non sono illimitate, è indispensabile limitare gli sprechi. Il riuso delle acque piovane è una delle strategie dell’architettura green
    • il risparmio energetico: la bioarchitettura utilizza tecnologie amiche dell’ambiente, capaci di aumentare la prestazione energetica dell’edificio o di ridurne drasticamente il fabbisogno esterno (come succede per gli edifici a energia quasi zero o le case passive)
    • l’esposizione ottimale: in fase di progettazione, è fondamentale definire l’orientamento dell’edificio per sfruttare al meglio la luce solare e l’ombra naturale
    • la qualità di vita e il comfort abitativo: è prioritario, per l’edilizia sostenibile, rispettare il benessere psico-fisico di coloro che vivono nell’edificio e di chi si occupa della costruzione. Emissioni dannose e ambienti insalubri non rispettano i principi dell’edilizia verde
    • la scelta dei materiali: le costruzioni green promuovono l’utilizzo di materiali sostenibili, provenienti da fonti rinnovabili o certificate (ad esempio, il legno delle foreste a gestione responsabile), riciclati e riciclabili, che riducono l’impatto ambientale anche in fase di trasporto e smaltimento

Un esempio virtuoso di edilizia sostenibile: le case ecologiche in legno

Chi dice materiali per edilizia sostenibile dice legno. E chi dice legno… dice casa ecologica! Naturale, caldo, profumato, questo materiale ultra rispettoso dell’ambiente garantisce prestazioni eccellenti e una resa estetica davvero unica nel suo genere. Pur lentamente, anche sul nostro territorio si sta diffondendo il concetto di edilizia sostenibile, ma nonostante questo sono ancora poche le aziende capaci di proporre ai clienti un’offerta capace di coniugare elevati standard qualitativi e sostenibilità.

Un esempio virtuoso è quello rappresentato dalla Rasom Wood Technology, un’azienda della Val di Fassa, nel cuore delle Dolomiti, circondata dal verde dei boschi e per questo estremamente consapevole dell’importanza e del valore di un’edilizia capace di integrarsi armoniosamente nel territorio rispettandolo e valorizzandolo.

Esempio casa in legno

Abitare in un edificio prefabbricato in legno presenta numerosi vantaggi, al punto che è quasi superfluo chiedersi se sia meglio una casa in legno o in muratura!
In termini di risparmio energetico, il legno ha un’ottima capacità di isolamento termico e acustico, dote che permette di evitare dispersioni di calore, di migliorare l’efficienza e di diminuire le spese. I consumi sono ridotti con costi d’investimento ottimali.
Il legno, inoltre, è solido, elastico e flessibile, sopporta le oscillazioni ed è indicato per la costruzione di edifici antisismici.

L’azienda Rasom Wood Technology, leader in Italia per questo tipo di costruzioni, è in grado di unire soluzioni ad impatto ambientale minimo a design ricercati anche nei minimi dettagli . La loro idea di casa è la casa del futuro! che non deve essere solamente confortevole e bella, ma anche e soprattutto in armonia con l’ambiente che la ospita. Ridurre le emissioni e l’impatto ambientale, per quest’azienda, è diventata una priorità improrogabile.
Quindi, se alcuni le considerano ancora una scommessa per il futuro dell’edilizia, per noi quella scommessa è già vinta. Provare per credere!

12 Settembre 2019 / / Dettagli Home Decor

emergenza cambiamenti climatici

Il 40% delle emissioni di CO2 globali è imputabile all’edilizia

Sono 8 gli studi italiani fondatori dell’Italian Architects Declare Climate and Biodiversity Emergency, un’iniziativa nata a maggio nel Regno Unito che conta già più di 600 sottoscrittori del calibro di David Chipperfield, Foster + Partners e Zaha Hadid Architects. L’obiettivo è mobilitare il mondo dell’architettura per combattere la crisi climatica e salvaguardare la biodiversità. Altri paesi, tra cui Australia, Norvegia, Islanda, Sud Africa e Nuova Zelanda, stanno aderendo al movimento.

Gli studi italiani firmatari-fondatori dell’Italian Architects Declare Climate and Biodiversity Emergency sono Piuarch Studio, Schiattarella Associati, Archilinea, Park Associati, Michele De Lucchi Architects, Fuksas, Labics, ABDR.

I fondatori del movimento inglese hanno riscontrato a livello internazionale grande interesse e attenzione da parte dei colleghi architetti e hanno deciso di consentire una più ramificata divulgazione, assegnando a Piuarch il compito di promuovere e divulgare gli intenti di questo manifesto anche nel nostro paese.

L’Italian Architects Declare Climate and Biodiversity Emergency nasce in un momento storico d’urgenza in cui il Sistema Paese ha necessità di mettere in pratica gli 11 punti contenuti nella dichiarazione. Costruire edifici efficienti dal punto di vista energetico è un’esigenza e sempre più una priorità nell’agenda politica italiana ed europea.

Per iscriversi: ITALIAN ARCHITECTS DECLARE WEBSITE

Il Manifesto

Italian Architects Declare Climate and Biodiversity Emergency

La crisi climatica e la perdita di biodiversità sono un’urgenza del nostro tempo. L’architettura e gli edifici svolgono un ruolo importante, rappresentando circa il 40% delle emissioni di biossido di carbonio (CO2) legate all’energia, avendo anche un impatto significativo sui nostri habitat naturali.

Per tutti coloro che lavorano in questo settore, soddisfare i bisogni della nostra società senza violare i confini ecologici della terra richiederà un cambiamento di processi e modelli nel nostro approccio al lavoro. Insieme ai nostri clienti, avremo bisogno di commissionare e progettare edifici, città e infrastrutture come componenti indivisibili di un sistema più ampio, rigenerante e autosufficiente.

La ricerca e la tecnologia esistono in primo luogo per permetterci di iniziare questa trasformazione, ma ciò che finora è mancato è la volontà collettiva. Riconoscendo questo, ci stiamo impegnando a rafforzare le nostre pratiche di lavoro per creare progetti architettonici e urbanistici che abbiano un impatto più positivo sul mondo che ci circonda.

Cercheremo di:

– Aumentare la consapevolezza riguardo l’emergenza climatica e la perdita di biodiversità e sensibilizzare i nostri clienti e fornitori circa l’urgente necessità di agire.

– Sostenere un cambiamento più rapido nel nostro settore verso pratiche di progettazione rigenerativa come anche una più alta priorità di finanziamento da parte del governo per fronteggiarle.

– Stabilire i principi e le tecniche di mitigazione del clima e della biodiversità come chiave di successo del nostro settore: dimostrato da diversi premi, studi e inchieste.

– Condividere conoscenze e ricerche a tal fine su base open source.

– Valutare tutti i nuovi progetti che possano ostacolare un contributo positivo alla mitigazione della crisi climatica e incoraggiare i nostri clienti ad adottare questo nuovo approccio.

– Riqualificare gli edifici esistenti favorendone un uso prolungato come alternativa più efficiente alla demolizione e alle nuove costruzioni laddove sia possibile.

– Includere il costo del ciclo di vita, la modellazione del carbonio e la valutazione dell’impatto di occupazione dell’edificio come parte delle fasi di progettazione, per ridurre l’uso di risorse.

– Adottare più principi di progettazione rigenerativa nei nostri studi, con l’obiettivo di produrre progetti architettonici e urbanistici che vadano oltre lo standard delle zero emissioni di carbonio.

– Collaborare con ingegneri, imprese, fornitori e clienti per ridurre ulteriormente i rifiuti di costruzione.

– Accelerare il passaggio a materiali a basse emissioni di carbonio in tutto il nostro lavoro.

– Ridurre al minimo lo spreco di risorse nell’architettura e nella pianificazione urbana, sia su larga scala che nel dettaglio.

Firmatari fondatori:

Piuarch Studio, Schiattarella Associati, Archilinea, Park Associati, Michele De Lucchi Architects, Fuksas, Labics, ABDR

Speriamo che ogni studio di architettura italiano si unisca a noi nel prendere questo impegno.

Per iscriversi: ITALIAN ARCHITECTS DECLARE WEBSITE

#architectsdeclare

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23 Luglio 2019 / / Blog Arredamento

Le case sono sempre più intelligenti ed ecosostenibili grazie alle continue innovazioni sia in edilizia che domotica. Ecco, quindi, alcune novità del settore da cui prendere spunto per innovare la tua abitazione.

Sistemi domotici per sicurezza e comfort

La domotica è oggi sempre più alla portata di tutti. Grazie agli incentivi statali e ai costi accessibili, è facile realizzare un sistema domotico in casa per la sicurezza ma anche il comfort.
Esistono diversi sistemi che ti permettono di automatizzare diversi aspetti.
Puoi installare particolari luci in ogni stanza in modo da poterle facilmente accendere con comandi vocali o semplicemente tramite smartphone.

Se vuoi aumentare la sicurezza della tua abitazione, installa le telecamere di sicurezza intelligenti, tramite cui potrai monitorare l’intera casa, anche da remoto. Queste possono essere collegate a infissi intelligenti, con serrature che possono essere aperte o chiuse da un semplice tasto. Inoltre, parlando di infissi, un aiuto interessante sono le tende da sole o altre tipologie di oscuranti intelligenti. Questi si possono automaticamente chiudere quando il sole batte sulla tua abitazione. Un meccanismo semplice come questo ti permette di mantenere le stanze fresche e risparmiare energia.

Pannelli solari per energia pulita

Negli ultimi anni i pannelli solari sono sempre di più elementi essenziali per abitazioni private e fonte di ispirazioni per opere di grandi dimensioni che coinvolgono diversi paesi. Si legge spesso, infatti, di progetti innovativi che hanno come scopo l’installazione di pannelli solari in aree estese, come nel Mar del Nord o nel deserto.
Perché non installare un impianto fotovoltaico nella tua casa?
I pannelli solari producono energia pulita per la tua abitazione, ma oggi è sempre più frequente l’installazione dei pannelli solari termici. Questi dispositivi convertono le radiazioni solari in energia termica che viene utilizzata per riscaldare l’acqua e gli ambienti della tua abitazione. I costi di questa tipologia di pannelli può essere leggermente più alto dei pannelli solari classici, ma vedrai subito notevoli risparmi in bolletta.

10 Luglio 2019 / / Architettura

I moduli fotovoltaici di ultima generazione rispondono alla maggiore domanda di soluzioni che si integrano con l’architettura.

moduli fotovoltaici di design

Presto potremo dire addio ai vecchi pannelli solari, decisamente antiestetici.

La tecnologia fotovoltaica sta finalmente evolvendo verso proposte dal design più accattivante, per soddisfare la crescente richiesta di soluzioni integrate all’architettura.

Viste le disposizioni di legge che obbligano i nuovi edifici a generare energia da fonti rinnovabili, il fotovoltaico è parte integrante della progettazione. Approfondirò questo argomento nella parte finale dell’articolo. Ora vediamo, tra proposte futuristiche, progetti in via di sviluppo e soluzioni concrete, alcuni moduli fotovoltaici di design che potrebbero ispirarvi.

Moduli fotovoltaici eleganti e artistici

Cominciamo dai classici pannelli solari composti da celle solari in silicio, che si presentano come lastre rettangolari blu scuro, con un reticolo di connessioni argentate. Non proprio il massimo dell’estetica, è il caso di dirlo: difficili da integrare all’architettura, soprattutto in palazzi storici.

Per risolvere il problema, Panasonic ha ideato HIT KURO, una linea di moduli fotovoltaici ad alta efficienza, caratterizzati da uno spessore di soli 4 cm e dalla superficie all-black ricoperta con vetro antiriflesso

Grazie al design minimalista e allo spessore sottile, questi pannelli si integrano perfettamente alle case di design.

moduli fotovoltaici di design
I nuovi moduli fotovoltaici total black

Un’altra soluzione innovativa, che permette di montare pannelli fotovoltaici sul tetto di casa senza comprometterne l’estetica, viene da un’azienda italiana. Trienergia propone moduli di forma triangolare, da combinare con quelli rettangolari. Questi pannelli permettono di avere un impianto fotovoltaico perfettamente integrato alla forma del tetto, e di ricoprire una superficie maggiore.

Infine, per un effetto davvero sorprendente, ci sono i pannelli artistici di un’altra azienda italiana, Invent, che ha brevettato la tecnologia InvisibleCell®. Grazie a questa tecnologia, scompare il tradizionale reticolo e la superficie del pannello è totalmente nera, come nei modelli che ho già citato.

moduli fotovoltaici di design
I moduli fotovoltaici artistici di Invent

Ciò che rende unico questo prodotto è la decorazione. Esatto, avete capito bene: ora i pannelli solari possono diventare vere e proprie opere d’arte, grazie alle decorazioni incise sulla superficie del vetro di protezione. Per completare la meraviglia, un sistema di illuminazione LED consente di creare un suggestivo effetto profondità e giochi di luce notturni. Questi pannelli, inoltre, possono essere montati anche sulle facciate. Una delle nuove frontiere del fotovoltaico, infatti, prevede l’installazione dei moduli non solo sui tetti.

I moduli fotovoltaici scendono dal tetto

Finestre, parapetti, tende, lampioni, pensiline, sculture: i moduli fotovoltaici non hanno più confini. Nel mare magnum delle proposte si possono trovare prodotti efficienti, ma al momento nessuna supera il pannello classico in termini di rendimento.

Tuttavia, per chi vuole comunque risparmiare sulla bolletta, queste soluzioni possono fornire un valido aiuto. 

moduli fotovoltaici di design
I parapetti fotovoltaici di Onyx Solar

Se non si possono montare i moduli fotovoltaici sul tetto, o per chi possiede ampie superfici vetrate e vuole sfruttarle, ci sono i pannelli in vetro fotovoltaico. Questi moduli possono essere trasparenti, semitrasparenti o colorati, e si possono applicare a finestre, facciate, parapetti, lucernari. Questa tecnologia è ancora poco diffusa, visti i costi elevati, ma i ricercatori di tutto il mondo sono impegnati per renderla accessibile a tutti. 

Concludiamo con Solar Ivy, o edera solare, un progetto interessante, realizzato dai designer Samuele e Teresa Cochran. Si tratta di un sistema modulare di celle fotovoltaiche a forma di foglia di edera, che si possono montare sulle facciate, ricreando l’effetto dell’edera naturale. Purtroppo il progetto non ha avuto il successo commerciale che meritava, visti i costi ancora proibitivi. Ma si tratta di una tecnologia ancora in fase di sviluppo che presto potrebbe essere alla portata di tutti.

Energia rinnovabile: un obbligo di legge anche per i privati

Dal 2018 la legge stabilisce che tutti gli edifici nuovi, o quelli sottoposti a ristrutturazioni straordinarie, sono obbligati a utilizzare almeno il 50% di energia proveniente da fonti rinnovabili, per la produzione di acqua calda, raffreddamento e riscaldamento. Per chi volesse approfondire l’argomento, ecco il testo del Decreto legislativo 28/2011 che regola la materia.

Se ti interessa l’argomento Smart Home, leggi gli articoli della rubrica.


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11 Maggio 2019 / / Dettagli Home Decor

Alla vigilia di una nuova era Plastic Free, Ipsos presenta, per la prima volta, un dossier di dati interamente dedicato al tema della plastica realizzato grazie all’analisi di numerosi studi e indagini di mercato condotte dall’Istituto su tematiche quali CSR e sostenibilità ambientale.

  • Negli ultimi 4 anni, +65% crescita di acquisizione di conoscenza qualificata sui temi ambientali da parte dei cittadini.
  • Oltre 1 italiano su 3 pensa sia dovere delle aziende offrire risposte concrete per la riduzione dell’uso della plastica nelle confezioni dei prodotti venduti.
  • Il 77% degli italiani ritiene che le aziende non stiano facendo abbastanza per la sostenibilità.
  • Il 77% degli italiani considera la riduzione delle emissioni e l’impatto ambientale l’ambito più importante su cui si devono concentrare le politiche di responsabilità sociale delle aziende.
  • Il packaging è ritenuto il primo fattore di sostenibilità su cui viene valutato un brand (dal 41% degli italiani).
  • Il 53% degli italiani dichiara di acquistare prodotti realizzati con materiali riciclati.

La questione ambientale e, in particolare, la riduzione dell’utilizzo della plastica, è protagonista indiscussa del dibattito pubblico degli ultimi mesi. Ipsos, società leader in Italia nei servizi di ricerca di mercato, durante il convegno “The third moment of truth: il packaging sostenibile è il nuovo tsunami?” ha presentato i dati della sua ricerca.

I dati raccolti misurano il grado di crescente consapevolezza delle persone sullo stato di salute del pianeta e delineano le aspettative dei consumatori nei confronti delle aziende in tema di impatto ambientale. Emerge con forza come il plastic-free rappresenti un’opportunità unica da cogliere e una scelta strategica per le aziende.

La nuova consapevolezza ambientale del cittadino

È indubbio che sia cresciuta negli ultimi tempi una forte presa di coscienza collettiva sulle tematiche legate all’ambiente, tanto che ben l’80% degli italiani dichiara di avere il timore di essere alle soglie di un vero e proprio disastro ambientale. Una conseguenza a comportamenti e gesti quotidiani per i quali nessuno si sente assolto: il 74% della popolazione italiana pensa infatti di aver contribuito personalmente alle isole dei rifiuti negli oceani.

Cresce la convinzione che ogni singolo individuo incida fortemente sull’ambiente. Sempre più spesso le persone adottano uno stile di vita attento e rispettoso, sono sensibili all’impatto ambientale delle proprie scelte di consumo, quindi più inclini al sacrificio personale (risparmio della carta, riciclo di oggetto di uso comune in plastica) e disposte ad affrontare anche il sacrificio economico.

Il 20% degli italiani dichiara di adottare abitualmente comportamenti sostenibili mentre un altro 50% si considera comunque aperto nei confronti di una condotta più attenta. Solamente un 13% si dichiara scettico o addirittura indifferente (17%).

Allarme plastica

Il 50% degli italiani pensa che sia un problema molto serio, mentre il 46% lo ritiene “solo” un problema, che esiste ma può essere risolto (per il 26%) oppure che esiste perché ora la plastica non è adeguatamente riciclata (per il 20% degli italiani). C’è, infine, solo l’1% che considera il dibattito sulla plastica frutto di allarmismi inutili e il 2% che non lo vive come preoccupazione (2%).

CSR: la sostenibilità ambientale premia le aziende

La mutata sensibilità dell’opinione pubblica in materie ambientale fa sì che le aziende abbiano come interlocutore un consumatore più attento e sensibile al tema della sostenibilità. Le aziende sono adesso valutate anche in base ai loro comportamenti e prese di posizione su questioni legate alla tutela dell’ambiente.

Alla domanda “Chi ha la responsabilità di trovare una soluzione per ridurre la quantità di materiale utilizzato nelle confezioni di prodotti venduti”, ben il 39% pensa sia dovere delle aziende che producono e vendono prodotti di largo consumo.

Significativo del nuovo modo di vivere il rapporto con il brand è il desiderio dichiarato dal 52% degli italiani di trovare marche che permettano loro di fare la differenza nel mondo.

In quest’ottica, il ruolo delle politiche di responsabilità sociale delle imprese è determinante per accrescere il valore percepito del brand presso il suo pubblico di riferimento. Secondo Ipsos, tra gli ambiti ritenuti davvero molto importanti, spicca al primo posto proprio la riduzione delle emissioni e l’impatto ambientale (77% degli italiani), seguita dall’attenzione alle condizioni di lavoro dei propri dipendenti (50%), dal miglioramento della qualità del servizio/prodotto a beneficio dei consumatori (37%) e dagli investimenti in Ricerca&Sviluppo e innovazione (31%).

La reputazione aziendale passa quindi anche attraverso l’economia circolare, anzi ne diviene conseguenza diretta. Sono le aziende più avanti nell’implementazione di processi sostenibili ad avere la reputazione più alta. L’analisi Ipsos evidenzia infatti la crescita di fatturato, di export e di occupazione delle imprese che nel biennio 2014–2016 hanno deciso di investire nel cosiddetto fattore “Green”. Queste aziende più lungimiranti rappresentano il 52,6 % degli attori presenti nel comparto e fanno registrare un +5% di fatturato, un +16% di export e un +7% in termini di occupazione rispetto alla media delle imprese industriali che non hanno scommesso sulla sostenibilità.

Tuttavia, prevale la convinzione che le aziende chiamate a farsi carico del problema non stiano in generale ancora facendo abbastanza: lo pensa il 77% dei cittadini italiani. C’è quindi ancora molta strada da fare quindi e le possibilità e i margini di miglioramento sono davvero molto ampi.

Il packaging sostenibile: direzione plastic free, nascono nuove opportunità.

Il packaging è ritenuto oggi il primo fattore di sostenibilità su cui viene valutato un brand. Il nuovo “cittadino-consumatore” è pronto ad agire anche in prima persona quando l’imballaggio non è ecosostenibile.

Il 53% degli italiani dichiara di acquistare prodotti realizzati con materiali riciclati, il 48% di fare riutilizzo degli articoli monouso, il 41% di smettere di acquistare beni con imballaggi non riciclabili e il 24 % di smettere di andare nei negozi che usano molti imballaggi non riciclabili.

La plastica vive oggigiorno una crisi reputazionale, solo il 12% la ritiene un materiale sostenibile. La cosa cambia in maniera evidente quando la plastica, grazie alle nuove tecnologie, è gestita e trasformata in bioplastica o plastica riciclabile. Alla domanda quanto ritiene sostenibile questi materiali, rispettivamente il 47% e il 40% degli italiani si esprime favorevolmente.

Evitare l’uso della plastica nell’immaginario collettivo rimane comunque ancora parecchio difficile, soprattutto se si pensa alla vita di tutti i giorni. Dall’indagine è emerso che i prodotti realizzati con materie plastiche cui gli italiani farebbero più fatica a rinunciare sono: bottiglie d’acqua (33%), pellicole trasparenti per alimenti (27%); contenitori riutilizzabili per alimenti (16%), contenitori detersivi (14%), abbigliamento come pile e microfibre (13%); sacchetti di plastica (12%); posate monouso (12%), giocattoli (11%).

I brand possono decidere quindi di accogliere la sfida della sostenibilità, ridimensionare il proprio impatto ambientale e guardare al futuro, sostenendo il trend plastic-free oppure non innovare, rimanendo inesorabilmente indietro.

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2 Gennaio 2019 / / Architettura

Wikkelhouse by Fiction Factory

Wikkelhouse, ovvero “casa da imballaggio”, nasce da un’idea della società olandese Fiction Factory. Questa casa, costituita interamente da cartone 100% riciclabile, è davvero una rivoluzione per il mondo della costruzione: si assembla in sole 24 ore e può durare per molti anni.

La Wikkelhouse viene realizzata con cartone ad alta resistenza con uno stampo a forma di casa, che viene avvolto da 24 strati di cartone che a loro volta vengono ricoperti con un foglio impermeabile ma traspirante. Questo garantisce che il cartone non si alteri durante la pioggia, consentendo comunque all’umidità di fuoriuscire dal cartone. Il rivestimento esterno viene invece realizzato in legno di pino tinto e protegge la lamina contro i raggi UV / luce solare.

Wikkelhouse, la casa prefabbricata di catone  immersa nel bosco

Wikkelhouse, ingresso casa pprefabbricata di cartone

Wikklehouse, parete vetrata casa prefabbricata di cartone

Wikkelhouse è un concetto flessibile e modulare. La costruzione può essere infatti ampliata con moduli aggiuntivi contenente servizi igienici, bagno e cucina, semplicemente interconnessi per formare una casa o un piccolo ufficio. In generale, per via della sua costruzione leggera in cartone, non sono necessarie fondamenta.

Wikkelhouse, interno

 

Wikkelhouse, inerno

Wikkelhouse, casa prefabbricata modulare

Wikkelhouse, camera e bagno

Questa casa prefabbricata di cartone soddisfa inoltre gli standard di alloggio temporanei e permanenti: è tre volte più sostenibile rispetto alla costruzione tradizionale con una durata stimata di almeno 50 anni e la possibilità di riutilizzare i moduli, ne garantisce la sostenibilità.

Wikkelhouse, la casa prefabbricata di cartone in costruzione

Wikkelhouse in costruzione

Wikkelhouse, casa prefabbricata in cartone 100% riciclabile

Wikkelhouse, una casa prefabbricata installata in giardino

Wikkelhouse, una casa prefabbricata sull'acqua

Già installate in numerosi campeggi in tutta Europa, queste micro case in cartone sono ora disponibili per l’acquisto in Francia, Germania, Regno Unito, Danimarca, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi. In Italia la Wikkelhouse dovrebbe arrivare quest’anno.

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5 Giugno 2018 / / Architettura

Ecosostenibilità della propria casa: kit solare termico e non solo

Tutti vorremmo avere una casa bella, funzionale ed ecologica e, per questo motivo, quando si progetta una abitazione, si cerca di rispettare determinati canoni di ecosostenibilità e, uno di questi, ad esempio, è dotare la propria casa di un kit solare termico. Questa potrebbe essere una soluzione impiantistica molto versatile, dal momento che si può scegliere il numero di pannelli solari che più si desidera, a seconda delle diverse esigenze.

Fatto sta, che vi sono anche altri tipi di soluzioni capaci di rendere un’abitazione quanto più sostenibile, bella e funzionale: ad esempio, oltre a prestare attenzione alla scelta di impianti termici e di illuminazione, bisogna prestare attenzione anche alla scelta della classe energetica da adottare per la propria casa. Oggigiorno, dire che la classe energetica dei propri elettrodomestici è classe A non vuol dire più niente, dal momento che questa classe è stata suddivisa in 4 ulteriori classi: dalla A1, alla ormai più ecologica classe A4.

Avere quest’ultima classe energetica, significa disporre di una casa ecologica che rispetta l’ambiente: infatti, un’abitazione di questo genere può diventare un edificio ad energia quasi zero, ovvero, può arrivare a diventare quasi del tutto una casa passiva. Questa è, per ora, l’ultima frontiera del progetto di case ecologiche e di abitazioni che siano il più possibile attente a rispettare i bisogni dell’ambiente.

Oltre a tutto ciò, se si vuole avere una casa bella e, al tempo stesso, ecologica, allora diventa importante scegliere bene i materiali e complementi d’arredo opportuni. Se decidete di scegliere un arredamento ecologico ed ecosostenibile, allora significa che volete avere una casa che rispetta l’ambiente e che utilizza fonti di energie alternative, con l’obiettivo di migliorare il più possibile anche la qualità della vita domestica.

Vi sono, per l’appunto, dei piccoli accorgimenti che possono di gran lunga migliorare la qualità della propria vita all’interno delle mura domestiche e che permettono di evitare i rischi dovuti all’utilizzo di materiali tossici e dannosi. Come prima cosa, potete scegliere di usare materiali naturali: infatti, l’uso e l’impiego di questo tipo di materiali è un primo passo verso un tipo di arredo ecosostenibile.

Se si opta per questa scelta, allora è necessario fare attenzione ed assicurarsi che i materiali usati non contengano collanti o inserti tossici e, inoltre, bisogna essere certi che questi siano stati trattati con vernici naturali. Ma, non sempre naturale è sinonimo di ecologico: infatti, prima di tutto, bisogna scegliere per il proprio arredamento dei prodotti controllati, certificati e realizzati con un basso dispendio di energia. A tal proposito, si prediligono materiali come il legno e la pietra, dal momento che questi garantiscono un bassissimo impatto ambientale, così da essere definiti ecosostenibili per eccellenza.

Un altro aspetto di cui si deve tener conto se si vuole avere una casa bella ed ecologica, è quello di creare un ambiente all’interno che sia ampio e funzionale quanto più possibile. Il fine di un designer, o di un architetto, che vuole usare materiali naturali per arredare e progettare una casa, deve essere quello di mirare all’ecologia, senza però rinunciare all’estetica.

A tal riguardo, la presenza di isole naturali all’interno della propria cucina, l’uso di vernici atossiche per il proprio arredamento, l’uso di materiali come il legno e la pietra, o l’uso di materiali riciclati, deve far sì che l’ambiente interno della casa risulti bello, accogliente, funzionale e, soprattutto, ecosostenibile. Bisogna perseguire l’ecosostenibilità senza dover per forza rinunciare al “bello”: questa dovrebbe essere l’ideologia e la filosofia portante del nostro tempo.

Ultimamente, i materiali lignei stanno avendo grande successo in campo di design e arredamento: ad esempio, basti pensare alle tipiche sedie in stile scandinavo che vanno tanto di moda in questi ultimi anni. Le tonalità calde e naturali del legno offrono soluzioni estetiche di grande pregio e l’uso di questo tipo di materiali conferirà alla casa uno stile rustico ed esotico al tempo stesso. Non bisogna, infatti, dimenticare che le fibre naturali offrono una qualità molto elevata (in termini di resistenza) e sono del tutto biodegradabili.

Per sapere se il vostro arredamento è effettivamente costituito da prodotti naturali e a basso impatto ambientale, allora vi sono una serie di certificazione che possono esservi di aiuto. Una di queste, ad esempio, è:

  • la Certificazione di prodotto: ICILA è l’ente certificatore specifico per il comparto legno-arredo;

  • la Certificazione della Rintracciabilità dei Prodotti: la quale attesta che la materia prima utilizzata (che può trattarsi di legname o pannelli) proviene da foreste certificate FSC (ovvero dall’organizzazione internazionale non governativa e senza scopo di lucro per una Gestione Responsabile delle Foreste);

  • la Bau-Biology/OKO-Test: quest’associazione mira a rilasciare certificazioni per cui i prodotti non devono contenere agenti chimici non solo nella fase della fabbricazione, ma soprattutto nel prodotto finale, e, in più, i materiali usati devono provenire da fonti rinnovabili.

[fonte immagine qui]

18 Aprile 2018 / / Blogger Ospiti

Se uno dei vostri propositi per il 2018 è vivere in maniera più green e attenta all’ambiente, sappiate che si tratta di una tendenza molto seguita, soprattutto per quanto riguarda la casa. Come rispettare la natura attraverso l’arredamento? Per avere un arredamento ecologico bisogna partire da materiali biologici, che rispettano l’ambiente. Quelli da prediligere sono il legno, il bambù e il cartone. Quest’ultimo materiale viene oggi usato da designer per realizzare piccoli tavolini ma anche sedie, librerie e cassettiere. Al contrario di quanto si pensa, se lavorato nel modo adatto, il cartone è un materiale resistente e duraturo.

Per quanto riguarda il legno, invece, bisogna fare attenzione alla sua provenienza. Per essere davvero eco friendly deve avere le certificazioni FSC o PEFC che aiutano a prevenire la deforestazione ripiantando il numero esatto di alberi che vengono tagliati.
Un altro consiglio per arredare la casa in modo eco sostenibile consiste nel comprare mobili durevoli. I manufatti artigianali, infatti, sono una soluzione anti spreco perché ti permettono di avere un mobile di qualità, che si mantiene intatto a lungo. È importante anche utilizzare materiali o mobili antichi, magari trovati al mercatino dell’usato, e dargli vita anche con il fai da te: è facile, infatti, reinventare una cassettiera cambiando i pomelli o dipingendola in un altro colore.
Come essere più eco friendly tra le mura domestiche? Questo significa, in primo luogo, ridurre gli sprechi di acqua e di luce, ma anche in relazione agli alimenti. I primi passi sono cercare di utilizzare un sistema di luci con i sensori, di chiudere i rubinetti mentre si lavano i piatti, comprare solamente gli alimenti di cui abbiamo bisogno e riciclare gli avanzi.
Un investimento interessante per il nuovo anno per ridurre lo spreco di elettricità è rappresentato dal fotovoltaico o solare termico. In questo modo, oltre ad avere una casa più ecologica e con meno emissioni di anidride carbonica, potrete anche beneficiare di un risparmio consistente sulle bollette. Il costo di un impianto fotovoltaico, infatti, si assorbe in poco tempo.

Un circuito virtuoso a cui potete ispirarvi per modificare le vostre abitudini quotidiane in maniera più green, è la “gerarchia dei rifiuti” (in inglese “waste hierarchy”) che si base sulle 3R: riduzione, riuso e riciclo.
Invece, per incentivare il riciclo, potete comprare prodotti fatti con materiali di recupero o sperimentare con il fai-da-te per inventare soluzioni creative e originali.