18 Dicembre 2019 / / Architettura

“Casa Sole”: storia dei suoi abitanti-costruttori e delle loro progettiste.

Questa è la storia di una casa naturale, una casa di paglia, una storia di auto-costruzione e di una sinergia di più persone: clienti che sono anche costruttori, e progettiste-direttrici lavori di un cantiere molto speciale!

casa sole, una casa naturale di paglia. vista di una parete prima ancora di essere intonacata.
Casa Sole – La casa in paglia di Oleggio Castello.
Parete perimetrale vista dall’interno, prima di essere intonacata.

Il tempo è quello che ci fa più paura. Quando dobbiamo iniziare una ristrutturazione la prima domanda che si fa il cliente è quasi sempre: “Quanto tempo ci vorrà per fare i lavori?” Si ha sempre fretta di entrare. Magari abbiamo atteso tanto tempo prima di trovare la casa giusta, che quando la troviamo, la compriamo, vorremmo entrarci il prima possibile. Eppure la natura ci insegna che ogni processo ha bisogno dei suoi tempi. C’è un tempo per ogni cosa. Un tempo per seminare, un tempo per germogliare e un tempo per raccogliere. Ci spaventa, perché vorremmo tutto qui e ora. Ma noi siamo fatti di desideri e progetti che non si concludono nell’immediato, ma che crescono e si sviluppano con noi.

Ecco questa è stata la prima impressione che ho avuto quando ho incontrato Casa Sole e i suoi futuri abitanti! Un progetto che prima di tutto è nato nei cuori di Lucia e Frank, che erano alla ricerca della casa dove far crescere i loro due bimbi. La loro ricerca si è poi orientata su un terreno partendo da un pensiero: “Perché non provare a costruire noi la nostra casa?” Una casa naturale, di paglia, sana per gli abitanti e per l’ambiente.

I protagonisti di Casa Sole, la casa naturale in paglia e argilla.

Frank è falegname e Lucia si è laureata all’estero in sostenibilità ambientale, che l’ha portata negli anni a lavorare in cantieri di bioarchitettura per l’architetto tedesco Gernot Minke, in particolare lavorando su più progetti realizzati con materiali naturali, paglia, argilla, terra cruda, ha iniziato a conoscere questi materiali e le loro caratteristiche.

casa sole, una casa naturale di paglia. i committenti e autocostruttori.
Frank e Lucia: abitanti-costruttori di Casa Sole.

Così dopo varie ricerche hanno deciso di prendere un terreno e costruire la loro casa con materiali naturali, che fosse in armonia e in continuità con la natura. Una casa che fosse accogliente e sana per i suoi abitanti e allo stesso tempo rispettosa dell’ambiente.

Per far questo si sono affidate a dei tecnici, che potessero realizzare i loro sogni in realtà. Le progettiste di Casa Sole sono Emanuela Cacopardo e Roberta Tredici, che insieme hanno fondato lo studio Archingreen, studio associato di ingegneria e architettura, con l’obiettivo di promuovere un’edilizia sostenibile sotto il profilo ambientale e sociale. Chi meglio di loro poteva interpretare i sogni di Frank e Lucia?

casa sole, una casa naturale di paglia
Emanuela di Archingreen, Lucia e Frank.

Per un progetto speciale ci sono volute progettiste speciali, che hanno saputo interpretare le richieste dei committenti che allo stesso tempo sono diventati costruttori, “autocostruttori”. Con la loro energia e professionalità sono riuscite a trovare non solo le soluzioni tecniche per la realizzazione e i dettagli costruttivi di Casa Sole, ma anche consigliare ai clienti il modo per poter realizzare la loro casa in autocostruzione, secondo il desiderio dei clienti Frank e Lucia. Organizzando giornate in cantiere dove poter imparare come costruire con materiali naturali, la realizzazione di una casa diventa anche opportunità formativa e comunicativa per divulgare un modo diverso di fare architettura!

Così è nata Casa Sole, una casa naturale per una famiglia, un cantiere-scuola, un edificio sostenibile sano e naturale.

Come è fatta Casa Sole, una casa naturale?

Caratteristiche principali della casa sono:

  • struttura in legno e pareti in balle di paglia
  • intonaco a calce e in argilla: l’argilla
  • pavimenti in argilla
  • stube come impianto di riscaldamento
  • ventilazione naturale
  • tetto verde come “climatizzatore passivo”
  • economia circolare e “a km zero”

La struttura della casa è in legno e balle di paglia, le quali sono state fornite da un contadino di Fontaneto D’Agogna, esempio perfetto di economia circolare e “a km zero”!

Mi raccontava Lucia del momento in cui in cantiere sono arrivate le balle di paglia, è stato molto emozionante, vedere il materiale da costruzione che arrivava da poco distante pronto per diventare “le mura” della loro casa naturale. Sono state scelte quasi una per una, le più leggere in soggiorno e le più pesanti in camera da letto, per poter garantire un miglior isolamento. Una casa artigianale, dove ogni dettaglio viene studiato con cura, dove i costruttori saranno gli abitanti stessi della casa.

casa sole, una casa naturale di paglia.
casa sole, una casa naturale di paglia. vetri bassoemissivi
Lucia e Emanuela con i vetri bassoemissivi.

Altri elementi fondamentali sono stati lo studio dell’orientamento e l’esposizione solare o ai venti, la scelta di aperture vetrate a sud con vetri bassoemissivi, la realizzazione di pavimenti e rivestimenti in argilla che immagazzinano il calore durante il giorno e lo rilasciano lentamente nelle ore successive, e infine il tetto verde in erba, che funge da “climatizzatore passivo”. Con tutte queste caratteristiche non ci sarà bisogno di un impianto di riscaldamento tradizionale, in quanto la casa godrà di un ottimo isolamento e di una buona inerzia termica. L’unico impianto sarà una stube: è sufficiente poca energia per scaldare una casa progettata così!

Casa Sole: quanta energia per una casa di paglia?

Per costruire una casa in autocostruzione c’è bisogno di tanta energia.

Per poter affrontare un cantiere speciale dove gli abitanti possono costruire con le proprie mani la loro casa natural, come si faceva una volta, c’è bisogno di non farsi prendere dallo sconforto quando il cantiere sembra ancora lontano dal diventare casa. C’è bisogno di collaborazione, in molte giornate sono stati ospitati amici e volontari che hanno potuto partecipare alla costruzione di Casa Sole.

casa sole, una casa naturale di paglia

Ma allo stesso tempo c’è bisogno di poca energia: basta quella naturale del Sole! E della stube che riscalderà da dentro quando necessario.

Se ne è accorta anche Lea, la bimba di Frank e Lucia che ha dato il nome alla casa: “Casa Sole”. Perché in questa casa naturale il “sole” è l’energia principale che ruota intorno alla casa di paglia.

Grazie a Frank, Lucia, Emanuela e Roberta per la loro ospitalità e la loro energia. Evviva le “case naturali”!

Se volete seguire la costruzione di Casa Sole, una casa naturale, potete seguire la loro pagina Facebook.

Qui invece il sito delle super progettiste Archingreen.

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14 Novembre 2019 / / Idee

Il risparmio energetico è un tema molto importante e discusso in vari ambiti e sotto svariati aspetti. Naturalmente questo concetto, legato al vivere la casa, viene affrontato in molteplici forme. Nuove costruzioni con elevati standard che raggiungano il top delle classi energetiche, ristrutturazioni che prevedano l’impiego di strumenti (dai serramenti, alle caldaie, ….) per aumentare l’efficienza preservando l’ambiente circostante, acquisti di oggetti a basso consumo ma definiti comunque da un ottima qualità e design.

In modo particolare, durante le fasi di scelta dell’arredo della propria casa ci si interroga su molti fattori. Quali saranno i migliori materiali, se è vero che i brand più conosciuti sono anche quelli più affidabili, se i risparmi energetici degli elettrodomestici sono reali o dei falsi miti.

Proprio su questo argomento, sono stati effettuati degli studi approfonditi come quello condotto dal portale di comparazione prezzi idealo –  e suffragati da differenti prove relativamente agli errori, in buona fede, a cui andiamo incontro sentendo ciò che ci viene spiegato in TV o da venditori poco ferrati in materia di eco-sostenibilità.

Ecco che vi voglio presentare di seguito, una corretta informazione su cosa c’è da sapere in materia di comportamento per avere un’ atteggiamento più consapevole e vivere una CASA in modo ECO FRIENDLY relativamente alla destinazione d’uso dei vari spazi.

IN CUCINA…

  1. Il tempo di cottura dei cibi diminuisce preriscaldando il forno?

La quantità di energia utilizzata per un preriscaldamento è molto superiore al minimo vantaggio che se ne ricava in termini di tempo. La giusta tecnica per risparmiare in questo caso è fare l’opposto, ovvero spegnere il forno poco prima della fine del consueto tempo di cottura e utilizzare il calore residuo che continuerà a cuocere e mantenere caldo il cibo.

  1. Lavare i piatti a mano o usare la lavastoviglie?

Come rivelato da uno studio condotto dall’università tedesca di Bonn, lavare la stessa quantità di stoviglie con una lavapiatti piuttosto che a mano corrisponde ad una riduzione del consumo di acqua pari al 50% e ad un risparmio energetico del 28%. Importantissima la dimensione dell’elettrodomestico. Una lavastoviglie con una capienza adatta alle proprie esigenze permetterà di ridurre sensibilmente il numero di lavaggi.

  1. E’ indifferente dove posizionare il proprio frigorifero in cucina?

Non è corretto affermare che il frigorifero possa essere posizionato dove si vuole all’interno di una cucina. Il contatto diretto con una parete ostacola la libera circolazione dell’aria comportando un accumulo di calore e un maggiore impiego di elettricità da parte dell’elettrodomestico per compensare questo fenomeno. Accanto a fonti di calore come un termosifone, la stufa o la lavastoviglie, consumerà energia elettrica non necessaria ed è fondamentale evitare la luce diretta del sole poiché l’apparecchio compenserà l’aumento di temperatura esterno con conseguente aumento del consumo energetico.

N.B. Anche lo sbrinamento regolare contribuisce all’uso efficiente dell’elettricità. Uno strato di ghiaccio dello spessore di un centimetro non solo occupa molto spazio, ma funge anche da isolante aggiunto aumentando lo sforzo di raffreddamento.

…IN BAGNO…

  1. Il risparmio sulla bolletta sarà immediato acquistando una lavatrice con una maggiore efficienza energetica?

Una ricerca condotta nel 2014 dal portale tedesco di idealo ha mostrato che, sostituendo il proprio elettrodomestico con uno nuovo più efficiente, il risparmio in termini economici si noterà solo dopo diversi anni. Soprattutto se si tiene in considerazione anche la spesa per l’acquisto del nuovo modello. Fanno eccezione le asciugatrici, per cui dopo tre anni si evidenzia già un risparmio economico considerevole.

Confrontando l’andamento dei prezzi di prodotti ecologici appartenenti a diverse categorie è stato rilevato un consistente aumento della possibilità di risparmio al momento dell’acquisto rispetto allo scorso anno. Segno che il mondo dei prodotti eco-friendly diventa economicamente sempre più accessibile.

  1. Il bucato sarà più pulito con lavaggi ad alte gradazioni?

Al giorno d’oggi le nuove lavatrici e le avanzate tecniche di lavaggio permettono di ottenere capi puliti a parità di utilizzo delle differenti gradazioni proposte. Le possibilità di risparmio sono in questo caso davvero notevoli. Lavare a 40° piuttosto che a 60° equivale a utilizzare la metà dell’energia.

  1. Si risparmia effettivamente energia con i lavaggi rapidi?

Più veloce non equivale sempre a più risparmio. Infatti, nel caso di un lavaggio rapido sarà necessario un maggiore apporto di acqua e di energia per raggiungere la temperatura desiderata in un tempo più breve, ecco perché alcuni programmi Eco impiegano più tempo per i lavaggi.

…IN TUTTA LA CASA…

  1. Non ci sono differenze tra le classi A, A+, A++ o A+++?

La distinzione tra i vari livelli di A ci appare spesso, da un punto di vista psicologico, secondaria. È bene invece tenere a mente che, oltre alla classe energetica, anche le dimensioni e le funzioni dell’apparecchio sono un importante dato indicativo per il consumo di energia elettrica.

  1. Sono più efficienti le lampadine a risparmio energetico?

Oltre alle lampadine fluorescenti compatte, è possibile ottenere un risparmio energetico ancora maggiore utilizzando le luci a LED offrendo diversi vantaggi. Hanno una durata particolarmente lunga, illuminano la stanza immediatamente dopo l’accensione e generano una grande quantità di luce a partire da una potenza relativamente ridotta.

  1. Si ottiene una pulizia maggiore acquistando un aspirapolvere più potente?

Da alcuni anni il consumo energetico consentito per gli aspirapolvere è stato ridotto ad un massimo di 1600 watt. I dispositivi che superano questa soglia energetica sono vietati, dal 1 settembre 2017, in tutti i paesi membri dell’Unione Europea. Questa riduzione non determina una perdita in termini di potenza, infatti la normativa stabilisce di attribuire la massima classe energetica A che deve garantire un’aspirazione minima pari al 91%.

  1. Spegnendo il riscaldamento posso evitare un consumo di energia inutile mentre non sono a casa?

E’ ormai risaputo che spegnere e riaccendere i riscaldamenti non è affatto il modo più efficiente per recuperare il consumo energetico. E’ preferibile mantenere una temperatura costante e media dove non sia necessario un dispendio troppo oneroso di quantità energetica per riscaldare ambienti completamente freddi. Molto utili sono i termostati ambiente (differenti da quelli collegabili alle singole valvole e impostabili alla temperatura desiderata) che consentono il controllo centralizzato di tutti gli ambienti da un unico dispositivo.

8 Novembre 2019 / / Architettura

Cosa significa architettura sostenibile?

Architettura Sostenibile, Naturale, Ecologica, Bioarchitettura. Vengono spesso usati come sinonimi creando una gran confusione. Ogni termine però indica un aspetto particolare e diverso l’uno dall’altro.

Volete capire quando una casa è davvero sostenibile?

Approfondiamo partendo dalla terminologia e dalle definizioni.

Terminologia

Proviamo a partire dalle terminologia base cercando di fare un po’ di chiarezza tra architettura sostenibile e bioarchitettura, architettura naturale e bioecologica.

Architettura: arte del costruire

Sostenibile: riferito generalmente al contenimento dei consumi energetici in fase di utilizzo e alla riduzione di C02.

Eco: rapportato in modo corretto ed equilibrato all’ambiente naturale.

Bio: relativo agli organismi viventi e ai loro processi vitali. (1^ accezione dizionario Garzanti)

Bio : intervento relazionato in modo salubre sia all’abitante nella fase di utilizzo che al sistema antropizzato e naturale nella fase di vita. (accezione InbarMI*)

Naturale = secondo natura, che impara dalla natura


Definizioni a cura di: Arch. Donatella Wallnofer, Il nuovo costruire efficiente e sostenibile per Itinerari di Bioarchitettura, InbarMI

* InbarMI: Istituto Nazionale Bioarchitettura Milano

Alcune definizioni

C’è una grande confusione quando si parla di Architettura Sostenibile, Bioarchitettura o Bioedilizia, Architettura Naturale e Bioecologica.

Se si cerca sul web la definizione di ognuna si trovano davvero tante informazioni che però anziché chiarire, confondono un lettore non esperto.

Provo a riportare definizioni sintetiche e chiare per ognuna di esse.

Architettura Sostenibile

“Per a. s. si intende una modalità di approccio al progetto che, riferendosi al concetto di sostenibilità definito nel 1987 dalla Commissione mondiale su ambiente e sviluppo dell’UNEP (United nations enviroment program) nel Rapporto Brundtland (Our commun future), persegue l’obiettivo di realizzare un’architettura compatibile non solo con la vita dell’uomo e le sue attività ma anche con l’ambiente naturale e, più in generale, con il contesto in cui si inserisce.” [1]

Il “rapporto Bruntland” (1987) definì SVILUPPO SOSTENIBILE lo sviluppo che risponde alle necessità del presente, senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie esigenze.

In sintesi: attenzione alle risorse energetiche e al consumo di un edificio.

In Italia esiste la certificazione CasaClima che è una certificazione di sostenibilità.

Bioarchitettura

Alla base della bioarchitettura c’è l’idea di “costruire per rispettare l’uomo e l’ambiente“, attraverso alcuni principi derivanti dalla conoscenza del luogo e della natura.

“Si definisce Bioarchitettura® l’insieme delle discipline che attuano e presuppongono un atteggiamento ecologicamente corretto nei confronti dell’ecosistema ambientale. In una visione caratterizzata dalla più ampia interdisciplinarietà e da un utilizzo razionale e ottimale delle risorse, la Bioarchitettura® tende alla conciliazione ed integrazione delle attività e dei comportamenti umani con le preesistenze ambientali ed i fenomeni naturali. Ciò al fine di realizzare un miglioramento della qualità della vita attuale e futura”. [2]

In sintesi: progettare seguendo principi quali il rapporto edificio-ambiente, l’orientamento edificio, la disposizione degli ambienti, la ventilazione naturale, l’isolamento termico, l’utilizzo di materiali ecologici e rispettosi dell’ambiente, il recupero delle acque piovane e bianche, l’impiego di schermi solari e infine l’uso di energie rinnovabili solitamente quelli più utilizzabili nelle abitazioni sono pannelli fotovoltaici e pannelli solari.

In Italia l’architetto Ugo Sasso fonda nel 1991 a Bolzano l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura.

Architettura Bioecologica

L’Architettura Bioecologica è un’Architettura fatta per la protezione della vita; attenta e rispettosa alla qualità della salute di utenti ed abitanti negli ambienti costruiti, in grado di creare edifici ed abitati che siano dei veri e propri organismi viventi (bio); impegnata a realizzare, sotto tutti i punti di vista, un armonico equilibrio con i luoghi nei quali i manufatti si inseriscono e necessariamente trasformano (ecologica). [3]

In Italia esiste ANAB- Associazione Nazionale Architettura Bioecologica – che nasce nel 1989 come prima Associazione nazionale del settore.

Architettura Naturale

Termine coniato da ANAB- Associazione Nazionale Architettura Bioecologica. Con questo termine vuole segnare la distanza da chi, soprattutto in edilizia, facendo leva su una crescente e diffusa sensibilità ambientale, propone una sostenibilità solo di facciata banalizzando un serio e completo approccio bio-ecologico.

Non viene data da Anab una definizione di Architettura Naturale, ma sicuramente si può parlare di un’architettura che si ispira al mondo naturale nella costante ricerca di materiali naturali, che possano essere impiegati all’interno dell’architettura per garantire un interno salubre e salutare.

Infatti Anab si occupa anche di certificare prodotti. L’attività di certificazione di ANAB si svolge dal 2004 grazie ad un accordo con ICEA, istituto accreditato per la certificazione di prodotti biologici e naturali. 

ANAB fornisce gli standard di prodotto, mentre ICEA effettua le attività di certificazione e le verifiche sui materiali e sui processi produttivi.


[1]
http://www.treccani.it/enciclopedia/bioarchitettura_%28Enciclopedia-Italiana%29/

[2] http://www.bioarchitettura.it/istituto/inbar/istituto/

[3]http://www.anab.it/testo/show/id/504edf7985d03/Architettura_bioecologica_e_architettura_naturale.html

Architettura sostenibile ma non solo

In sintesi, possiamo dire che l’architettura sostenibile è attenta a realizzare edifici che minimizzino l’impiego di energie, attraverso diversi principi quali efficientamento energetico, materiali isolanti, massime prestazioni dell’involucro.

Un’architettura sostenibile non è però necessariamente una architettura bioecologica, nel senso di attenta alla qualità della salute di utenti e abitanti e che si rapporta in maniera equilibrata con l’ambiente naturale.

E viceversa non tutto ciò che è naturale, è necessariamente sano per chi abita un determinato ambiente. Pensiamo ad esempio all’amianto o al radon, entrambi materiali naturali ma non sani per l’uomo.

In generale quello che vi posso consigliare se siete alla ricerca di una casa o di prodotti per la casa, dall’arredo alle finiture, è quello di non fermarvi alle etichette di “bio” o “sostenibile” che spesso vengono aggiunte solo per attirare clienti. Provate ad approfondire facendo domande: perché è sostenibile o bio?

Cercate di capire se un determinato prodotto è veramente sano per voi e per l’ambiente. Guardando le etichette, un po’ come si fa con il cibo. E facendoci aiutare dalle certificazioni. Di cui qualcosa ho accennato in questo articolo, ma approfondirò prossimamente.

Solo così possiamo far parte di un processo di cambiamento, che parte dal basso, cioè da ciascuno di noi!

Immagine di copertina: Casa con tetto verde in Norvegia, foto di Chiara Baravalle

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1 Novembre 2019 / / Architettura

“Dalla Culla alla Culla”

Ho appena finito di leggere il libro Dalla culla alla culla, citato durante un incontro di Economia circolare in edilizia.  Il libro è stato scritto dall’architetto statunitense William McDonough, insieme al chimico tedesco Michael Braungart.

Economia circolare ma non solo

Si sente parlare sempre di più di Economia circolare. Proprio ieri 31 ottobre 2019, si è tenuto un evento su questo tema all’Auditorium di Roma. Il chimico tedesco Michael Braungart, uno dei due autori del libro (il secondo è l’architetto William McDonough), è stato invitato all’evento del Messaggero di cui si può leggere l’intervista a questo link.

Mi ha fatto sorridere leggere nell’articolo un aneddoto riguardante l’Autore, sembra che alla Biennale di Architettura di Venezia nel 2016, Michael Braungart abbia vissuto su un albero per un breve periodo.

A questo proposito il chimico tedesco all’intervista sul Messaggero risponde: 

Il mio intento era dimostrare come un edificio possa essere concepito diversamente. Non limitandosi quindi a ridurre il consumo energetico, ma ripulendo l’aria, sostenendo la biodiversità, cambiando colore con le stagioni.

Edificio che si ispira all’albero! Progettare imitando i processi della natura, dove non esistono rifiuti. Tutto viene riassorbito in un ciclo di vita continuo. Una economia appunto circolare.

Nel libro gli Autori spiegano molto bene come non basta pensare solo al riciclo, al limitare, ad azzerare, ma bisogna avere una visione più completa su come organizzare l’industria e la progettazione dei prodotti su un modello da loro definito “Cradle-to-cradle”- dalla Culla alla Culla, attraverso “un approccio biomimetico alla progettazione di prodotti e sistemi, che modella l’industria umana sui processi naturali” *.

Gli spunti contenuti nel libro sono davvero molti, cercherò di riportare alcune riflessioni e principi interessanti e soprattutto applicabili per quanto riguarda il mondo dell’architettura e dell’edilizia.

Upcycling

 Il concetto che sta alla base del modello proposto da Michael Braungart e William McDonough, autori del libro e inventori del modello Dalla culla alla culla, è che “Riciclare non è abbastanza. Bisogna ambire al livello superiore. Conoscere meglio i prodotti al fine di creare upcycling, innovazione e non semplice riciclaggio”.

Immagini dal sito EPEA

Il primo capitolo del libro si intitola: Una questione di progettazione. 

In tutti i campi c’è bisogno di una buona progettazione, perché “Prodotti che non siano pensati nel rispetto della salute dell’uomo e dell’ambiente sono poco intelligenti”, come dicono gli Autori nel libro From Cradle to cradle.

Questi prodotti poco intelligenti vengono definiti nel libro prodotti grezzi o prodotti più, ovvero prodotti che solitamente il consumatore si porta a casa insieme ad additivi non richiesti.

Dalla Culla alla Culla

La teoria Dalla Culla alla Culla si contrappone a quella definita “Dalla culla alla Tomba”, che in genere si trova alle basi della progettazione di un qualsiasi prodotto, che è di solito progettato e pensato per arrivare fino alle mani del consumatore, senza pensare a quello che succederà dopo.

Il modello Dalla culla alla culla, che parla di economia circolare ma non solo, si prefigge l’obiettivo di pensare e di risolvere quello che sarà la fine di un prodotto, pensando quindi all’intero ciclo di vita, dall’inizio fino alla fine e anche oltre. Solo se si pensa alla fase finale di un prodotto fin dalla sua progettazione, si potrà arrivare a realizzare un prodotto che alla fine non diventerà rifiuto. 

Nel libro gli Autori prendono come esempio la comunità di formiche, le quali “non sono dannose perche tutto ciò che costruiscono o utilizzano entra nel ciclo naturale dalla culla alla culla”.

Vi cito due esempi di progettazione cradle-to-cradle scritti nel libro:

  • “edifici che, come gli alberi, producano più energia di quella che consumano e purificano le proprie acque di scarico” 
  • “prodotti che al termine della loro vita non diventino rifiuti inutili, ma possano essere gettati a terra, decomporsi e diventare cibo per piante e animali, e sostanze nutritive per il terreno; o in alternativa reinserirsi nei cicli industriali”.

Ecoefficacia, Sovraciclaggio, Nutrienti biologici e tecnici

Inoltre parlano di termini come Efficacia contrapposta a quella di Efficienza, di Sovraciclaggio rispetto al Riciclaggio o Subciclaggio; di Ibridi mostruosi, ovvero quei prodotti realizzati sia con nutrienti biologici che con nutrienti tecnici che a fine vita non sono stati pensati per essere separati e ritornare rispettivamente nel cosiddetto Metabolismo Biologico o Metabolismo Tecnico. Una soluzione consiste proprio nel tenere separati i due mondi, in modo da poter reinserire ogni prodotto nel rispettivo processo naturale o tecnico, non creando quelli che vengono definiti Ibridi mostruosi.

Immagini dal sito EPEA

Perchè Cradle-to-Cradle?

Perché vi ho voluto parlare della teoria del Cradle-to-cradle?

Prima di tutto perché nel momento in cui si sceglie di comprare un prodotto, avere in mente la domanda “che fine farà?” potrà cambiare il modo in cui compriamo e inseriamo prodotti all’interno delle nostre case. 

Nelle abitazioni ad esempio se si deve ristrutturare o anche solo arredare, è importante sapere che esistono materiali che a fine vita possono essere reinseriti all’interno di un ciclo produttivo, altri invece che contribuiranno a generare nuovi rifiuti difficili da smaltire.

E siccome, forse ingenuamente, credo che il cambiamento avvenga a piccoli passi, che scegliendo cosa comprare influenziamo il mercato, penso sia fondamentale sapere cosa stiamo scegliendo

Non si tratta di scegliere solo quello che è bio, naturale o etichettato come ecologico. C’è bisogno di andare più a fondo, fare domande ai venditori, per sapere cosa c’è dentro un prodotto e cosa c’è dietro la sua realizzazione, e infine cosa ci sarà dopo.

Il modello proposto dai due Autori inoltre a differenza di alcune teorie che sono un po’ deprimenti, ad esempio il decluttering, il limitare, o l’azzerare (importanti ma non risolutive!), si caratterizza come un modello creativo e positivo dell’economia circolare.

Vi riassumo perché questo modello l’ho trovato davvero interessante:

  • Perché è creativo, mette in gioco la progettazione!

Eliminare il concetto di rifiuto significa progettare tutto – prodotti imballaggi e sistemi – fin dall’inizio in base al principio che il rifiuto non esiste. (“From Cradle to Cradle”, Michael Braungart, William McDonough)

  • Perché c’è bisogno di fantasia per realizzare prodotti che non finiscano nella tomba ma ritornino alla culla!

L’obiettivo [della teoria dell’ecoefficienza] è azzeramento: zero rifiuti, zero emissioni, zero impronta ecologica.

Finché gli esseri umani saranno considerati un male, l’azzeramento rimarrà un buon obiettivo. Ma limitare i danni significa in fondo anche accettare che le cose rimangano come sono. Ecco il limite più grave di questa impostazione: la censura della fantasia. Secondo noi è una visione deprimente della funzione che la nostra specie ha nel mondo.

  • Perché ha fiducia nell’uomo, nella sua capacità e nella tecnologia!

Perché non pensare a un modello completamente diverso? Che cosa succederebbe se invece [noi uomini] fossimo un bene al 100 per cento?

  • Perché è positiva: parla di cambiamento e la sua teoria non si basa sull’azzeramento o sul limite, bensì sul cercare di lasciare un impatto positivo sull’ambiente!

In natura le conseguenze della crescita – l’aumento degli insetti, dei microorganismi, degli uccelli, del ciclo delle acque e dei flussi nutrienti- tendono a dare vitalità all’intero ecosistema, arricchendolo.

(In corsivo citazioni di “From Cradle to Cradle”, Michael Braungart, William McDonough)

Il ciliegio

Voglio concludere con l’immagine del ciliegio.

Nel libro si parla del ciliegio non perché sia ecoefficiente, ma come esempio di prosperità, di ciclo della vita dove ogni elemento, dai fiori ai frutti, anche quelli che non sono mangiati e che cadono per terra, serve per il ciclo di vita dell’albero stesso. Non ci sono rifiuti!

Il ciliegio

L’albero nutre infatti tutto ciò che gli sta intorno. L’albero non è un’entità isolata rispetto ai sistemi che lo circondano: è inestricabilmente e produttivamente connesso con loro.

Crescendo, persegue un disegno di abbondanza, rigenerativa, ma non fine a se stessa. La crescita dell’albero innesca una serie di effetti positivi. Fornisce cibo per insetti e microorganismi. Arricchisce l’ecosistema…

Crediamo che gli esseri umani possano fare fruttare il meglio della tecnologia e della cultura, in modo che gli spazi civilizzati riflettano una nuova prospettiva. Edifici, sistemi, quartieri e perfino intere città devono intrecciarsi con gli ecosistemi circostanti, per arricchirsi vicendevolmente.

Grazie a Michael e William per la loro positività, e per averci suggerito un modello non tradizionale in cui l’uomo può contribuire con la sua creatività e il suo ingegno a inventare prodotti che siano un BENE AL 100% per il mondo.

Ad esempio gli Autori scrivono, perché non inventare una suola della scarpa che camminando anziché rilasciare sostanze nocive per l’ambiente, possa contribuire al suo nutrimento?

I mio invito è, per noi progettisti

Progettiamo in modo intelligente

per noi consumatori 

Compriamo facendoci più domande!


Link:

*https://www.ilmessaggero.it/economia/economia_circolare/economia_circolare_michael_braungart-4830791.html

Epea: (Environmental Protection Encouragement Agency) fondata ad Amburgo dal Prof. Dr. Michael Braungart

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24 Ottobre 2019 / / Architettura

La bioedilizia non è certo una novità degli ultimi anni: esiste ormai da alcuni decenni, io ne ho sentito parlare per la prima volta all’università oltre 20 anni fa. Quello che rappresenta una novità recente è la ristrutturazione bioedile, cioè l’applicazione dei principi della bioedilizia al settore delle ristrutturazioni.

Per molti anni infatti il pensiero di ristrutturare vecchie case e appartamenti applicando materiali e tecniche della bioedilizia è stata una chimera. Oggi non è più così.

In questo articolo come puoi ottenere una casa più salubre e con costi di gestione ridotti nella tua ristrutturazione applicando i principi della bioedilizia.

ristrutturazionepratica.it banner

Uno degli obiettivi principali che di una ristrutturazione è elevare il livello di benessere interno. Deve essere anche uno degli scopi della tua ristrutturazione.

Ma qual è la strada maestra per raggiungere il reale benessere in casa attraverso la ristrutturazione?

Questa è la classica domanda da un milione di euro: avere la risposta in mano per te significherebbe aver risolto l’80% dei tuoi problemi.

Ma se ti dicessi che esiste una sola risposta ti starei mentendo. Le risposte ci sono ma sono tante, tantissime.

E non è possibile raccoglierle in un unico articolo: non solo non sarebbe materialmente possibile (ci vorrebbe un manuale di centinaia di pagine solo per scalfire l’argomento) ma non ho nemmeno la presunzione di essere onniscente ed essere in grado di mostrartele tutte.

In questo articolo voglio parlarti di un singolo e sempre più diffuso approccio per dare risposta alle esigenze di benessere in casa: la bioedilizia.

I problemi di case e appartamenti: scarso benessere e ambienti non salubri

inquinamento degli edifici residenziali

La bioedilizia, o architettura sostenibile, ha le sue radici negli anni ’70 del secolo scorso come riposta alle moderne (allora) tecniche costruttive che si erano diffuse nel secondo dopoguerra.

Quelle tecniche, ancora ampiamente diffuse, erano basate sulla convinzione che ci fosse energia gratis illimitata: cioè che le fonti di energia fossile (petrolio e carbone) fosse inesauribile e che non producesse i problemi di inquinamento che si sono rivelati negli anni.

Come ogni movimento (non è veramente un movimento ma concedimi il termine) è nata come un approccio innovativo per affrontare la costruzione di nuovi edifici, consapevole delle conseguenze ambientali di un determinato modo di costruire e che cercava una via più ecologica.

La bioedilizia ha fondato le sue radici nei movimenti ecologisti ma ha avuto una evoluzione autonoma, non radicale ed attualmente rappresenta un modo di costruire tecnologicamente avanzato e che consente il raggiungimento di livelli di benessere elevati con un basso impatto ambientale.

Riuscire ad estendere il sapere accumulato in tanti anni di costruzioni bioedili ad un settore apparentemente impermeabile a tale approccio, quale è la ristrutturazione, rappresenta una novità relativamente recente.

Mi riferisco in particolare agli interventi su appartamenti situati all’interno di condomini costruiti nel secondo dopoguerra, anni in cui la bioedilizia non solo non era un problema ma non era nemmeno un’idea presente nel settore edile.

Parliamo della maggior parte del patrimonio edilizio italiano, costruito dagli anni ’40 fino a tutti gli anni ’80. Milioni di immobili, ville, villette, case, bifamiliari, palazzine, condomini, realizzati con materiali all’epoca nuovi, facili e veloci da posare (calcestruzzi armati, laterizi, intonaci di cemento, materie plastiche, etc.).

Immobili costruiti in un periodo in cui, come abbiamo già detto, nella convinzione di tutti l’energia a disposizione era infinita e a basso costo.

Modi di operare che hanno prodotto immobili energivori, con pochissimo o (più spesso) nessun isolamento, con impianti esageratamente potenti e sovradimensionati oltre che inefficienti. Immobili spesso non salubri a causa dell’utilizzo di materiali per lo più sintetici, in particolare pitture e rivestimenti plastici. Materiali che alle volte sono addirittura pericolosi per la salute: pensa all’amianto e a quanto sia ancora diffuso nelle case costruite in quell’epoca, spesso senza che le persone siano consapevoli di avercelo in casa.

Probabilmente anche tu stai vivendo in un immobile di questo tipo.

Realizzare una ristrutturazione secondo i principi della bioedilizia significa proprio affrontare questi problemi e risolverli con un approccio diverso: a partire dai materiali utilizzati, per continuare con le soluzioni tecnologiche adottate e per finire con gli impianti installati.

E la grossa novità è che è possibile farlo anche in un appartamento che si trova in un condominio vecchio, anche se è circondato da altri appartamenti che sono esattamente come erano stati realizzati 50 anni fa.

Ok, lo ammetto, finora hai letto solo una predica abbastanza lunga su benessere interno e i problemi dell’edilizia in cui vivi. Ma a te servono informazioni pratiche, quindi nel proseguo di questo articolo parleremo di:

  • Quali sono i principi base della bioedilizia
  • Quali principi possono essere trasportati nella ristrutturazione
  • Quali sono i principali materiali della bioedilizia
  • Quali sono gli impianti della bioedilizia

Sia chiaro: lo scopo di questo articolo non è fare un saggio sulla bioedilizia. Puoi trovare decine di siti in rete, all’interno dei quali puoi trovare tutte le informazioni che desideri e che sono gestiti da persone molto più competenti di me in materia.

Questo articolo ha due scopi. Da un lato aiutarti a capire come, con accorgimenti e scelte progettuali legate alla bioedilizia, tu possa raggiungere un benessere interno superiore alla media delle ristrutturazioni che ci sono in giro. Dall’altro dimostrarti come sia possibile applicare tali principi anche all’interno di appartamenti che si trovano in edifici costruiti con tecnologie lontane dalla bioedilizia e apparentemente incompatibili.

Con questo articolo aggiungiamo un altro piccolo tassello a corollario del corretto e imprescindibile processo che devi conoscere ed applicare alla tua ristrutturazione e che trovi nel manuale “Ristruttura la tua casa in 7 passi” (che, se ci tieni solo un po’alla tua ristrutturazione, dovresti affrettarti ad acquistare se non l’hai ancora fatto).

I PRINCIPI DELLA BIOEDILIZIA

principi bioedilizia

Il termine bioedilizia richiama direttamente il termine
biologico.

Quando pensiamo a qualcosa di biologico pensiamo a qualcosa
di naturale. E per la bioedilizia è esattamente così.

Però cerchiamo di inquadrare meglio la questione, perché in una visione riduttiva si potrebbe pensare che per realizzare una ristrutturazione seguendo i principi della bioedilizia sia sufficiente concentrarsi solo sulla scelta di materiali naturali.

In realtà la bioedilizia è molto di più: si tratta di un approccio integrato in cui tutti gli elementi che compongono un edificio concorrono a creare un ambiente confortevole e rispettoso dell’ambiente.

Lo so, in sostanza non ho detto nulla…vediamo quindi di approfondire meglio la cosa.

La bioedilizia ha lo scopo di diminuire l’impronta che lasciamo sulla terra. Per impronta si intende principalmente l’inquinamento che però deve essere visto in tutte le fasi di vita di un immobile: dalla sua realizzazione, durante l’esercizio, fino alla sua demolizione.

Pertanto la bioedilizia prevede:

  • Una progettazione attenta alle caratteristiche del sito in cui si trova l’edificio con lo scopo di minimizzare l’utilizzo di fonti di energia esterne durante il ciclo di vita (gli impianti);
  • La realizzazione di un involucro molto performante (isolamento di pareti e solai) con il medesimo scopo di minimizzare l’utilizzo di fonti di energia esterne;
  • L’utilizzo di materiali naturali, realizzati possibilmente nei pressi del luogo in cui si trova l’immobile, per minimizzare l’inquinamento per il trasporto (oltre che per la produzione);
  • L’utilizzo di impianti a basso consumo energetico, integrati e dimensionati perfettamente con l’immobile, e che utilizzano le cosiddette fonti di energia rinnovabili (il sole è una fonte di energia rinnovabile, il petrolio no);
  • Una pianificazione del ciclo di vita dell’intero immobile compresa la fase di demolizione e smaltimento dello stesso.

Questi sono i cinque principi fondamentali della bioedilizia.

Grazie all’applicazione di questi principi è possibile non
solo ottenere una minore impronta ecologica dell’edificio, ma anche garantire
condizioni di benessere maggiori per chi vive in quegli ambienti.

Però tutti questi principi non possono essere applicati
integralmente alle ristrutturazioni di case e appartamenti. Ad esempio i
materiali con cui è realizzata la struttura del tuo condominio non puoi modificarlo,
così come l’orientamento del tuo appartamento.

Quindi vediamo quali sono i principi che puoi trasferire per realizzare la tua ristrutturazione bioedile.

BIOEDILIZIA APPLICATA ALLE RISTRUTTURAZIONI

ristrutturazione bioedile

È possibile applicare i principi della bioedilizia alla
ristrutturazione del tuo appartamento costruito negli anni sessanta del secolo
scorso?

Sì, è possibile. A patto di accettare alcuni compromessi.

Questi sono i principi che puoi applicare:

  • Ottimizzazione della distribuzione interna
  • Installazione di un isolamento efficiente ed abbondante
  • Utilizzo di materiali di origine naturale
  • Installazione di impianti che utilizzano fonti rinnovabili
  • Programmazione di una manutenzione costante

Spendiamo qualche parola per ognuna di esse.

Distribuzione interna

Uno dei principi della bioedilizia è quello di sfruttare l’orientamento dell’immobile per cercare di ottenere ambienti freschi d’estate e caldi di inverno con poco utilizzo di energia.

Solitamente questo risultato si ottiene orientando verso sud gli ambienti in cui si vive durante il giorno (indicativamente soggiorno e cucina) e installando sistemi di schermatura che appuntano schermano i raggi del sole durante l’estate e li fanno entrare durante l’inverno. Questi sistemi non sono le tapparelle come potresti pensare ma i cosiddetti aggetti. Per capirci un esempio di aggetto potrebbe essere il terrazzo del piano di sopra.

Tu chiaramente in casa tua, che si trova all’interno di un condominio, non puoi girarlo in base alle tue esigenze e non puoi nemmeno inventarti aggetti inesistenti.

Se l’orientamento è più o meno quello che ti ho brevemente descritto sopra bene, altrimenti devi arrangiarti.

Il modo per “arrangiarti” è ripensare la distribuzione interna della casa cercando di orientare a sud gli ambienti che vivi maggiormente e lasciare verso nord gli altri (solitamente gli ambienti di servizio tra cui, a mio avviso, dovresti inserire anche la cucina).

Isolamento

Ti ho già parlato di isolamento in questo articolo.

L’isolamento è importante per la bioedilizia perchè una casa molto isolata significa avere bisogno di meno energia per riscaldarla o raffrescarla.

C’è la diffusa credenza che in condominio isolare solo il proprio appartamento sia impossibile e che sia necessario pregare che l’assemblea condominiale deliberi la realizzazione di un cappotto esterno. [Cosa che purtroppo per alcuni condomini non avverrà mai.]

Ma è la verità?

Assolutamente no! Infatti le tecnologie costruttive adottate in Italia fino agli anni ottanta, sebbene non abbiano niente a che fare con la bioedilizia, spesso ti danno l’opportunità di realizzare ottimi isolamenti dall’interno del tuo appartamento con una minima perdita di spazio (2-3 cm) o addirittura senza alcuna perdita di spazio.

Ti rimando ancora all’articolo sull’isolamento per capire come sia possibile.

Altro elemento che fa pienamente parte dell’isolamento è costituito dagli infissi: per potersi garantire il massimo dell’isolamento è necessario sostituire i vecchi infissi-colabrodo con dei nuovi infissi isolanti ad alte prestazioni. Ho scritto una guida completa di cinque articoli sugli infissi: qui puoi leggere il primo.

Però, perchè il tuo nuovo isolamento rispetti i principi della bioedilizia devi porre attenzione ad un aspetto fondamentale: i materiali che sceglierai.

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Materiali

La bioedilizia richiede l’uso di materiali naturali: significa utilizzare materiali che hanno il ciclo di trasformazione più breve possibile (al contrario di come possono essere quelli derivati dal petrolio come la plastica), che lasciano una bassa impronta ecologica e che sono facilmente smaltibili.

In una ristrutturazione è assolutamente possibile usare materiali naturali e tra poco vedremo i principali. Prima però facciamo un accenno agli impianti.

Impianti

Come abbiamo detto la bioedilizia privilegia gli impianti
che sfruttano fonti di energia rinnovabili:

  • Il sole (fotovoltaico e solare termico)
  • La terra (geotermia)
  • Il vento (mini eolico)

Ma la realtà per te che vivi in condominio è che
difficilmente potrai sfruttare queste fonti di energia.

Però puoi utilizzare impianti che utilizzano fonti di energia considerate “pulite” o che utilizzano fonti di energia non rinnovabili (tipo il metano) in modo efficiente.

Ad esempio l’energia elettrica è una fonte di energia pulita e rinnovabile. Pulita perché gli impianti che funzionano ad elettricità non rilasciano fumi in atmosfera, e rinnovabile perché può essere prodotta a partire dalle tre fonti che abbiamo elencato sopra.

Attenzione però: al momento molta energia elettrica nel mondo viene ancora prodotta utilizzando fonti di energia non rinnovabili (centrali a carbone ad esempio) ma è l’unica fonte energetica che attualmente potrebbe diventare realmente e totalmente pulita.

Le caldaie a condensazione sono esempi di impianti, adatti
per appartamenti, che utilizzano in maniera efficienti fonti di energia non
rinnovabili (di tipo fossile, cioè il gas metano).

Approfondiremo anche questi punti nei prossimi paragrafi.

Manutenzione e smaltimento

Sulla manutenzione e smaltimento dei materiali utilizzati in
edilizia siamo oggettivamente indietro.

La manutenzione annuale è obbligatoria solo per alcuni tipi di impianti (p.e. caldaie a condensazione) ma è spesso un obbligo disatteso.

Detto ciò una corretta e regolare manutenzione consente di mantenere in efficienza gli impianti, programmare gli interventi di sostituzione e minimizzare le rotture: in sostanza ti permette di risparmiare soldi, sia di manutenzione stessa che di bolletta (un impianto non in perfetta efficienza consuma naturalmente di più).

Sullo smaltimento la situazione è più complessa: nel caso
della bioedilizia si tratta di smaltimento finalizzato al riciclo dei materiali
da costruzione.

Perché ciò avvenga dovrebbe esserci una convergenza di
interessi che parte dalle istituzioni e dagli operatori del settore (imprese e
professionisti): gli uni a definire precise pratiche per gestire la fine vita
di un edificio e dei materiali di cui è composto (p.e. il fascicolo del
fabbricato) e dall’altro l’adozione di comportamenti virtuosi.

I MATERIALI DELLA BIOEDILIZIA

materiali per ristrutturazione bioedile: bamboo

I materiali in bioedilizia devono essere naturali! O almeno il più possibile…

Ci sono alcuni materiali che non possono essere totalmente
naturali ma devono necessariamente essere derivati. Il motivo è dovuto ad
un’analisi necessaria da fare sui costi di produzione, sulla durata dei
materiali e sulla possibilità che possano essere riciclati.

Un esempio è l’alluminio: totalmente riciclabile, economico, praticamente eterno e largamente utilizzato negli infissi. Ma di sicuro non naturale. Eppure è accettato nella bioedilizia grazie a tutte le caratteristiche positive che ha.

Vediamo quindi rapidamente quali possono essere alcuni
materiali a base naturale per la bioedilizia.

Isolanti

Gli isolanti naturali possono essere divisi in organici e minerali.

Gli isolanti organici più diffusi sono le varie fibre
vegetali (sughero, cocco, legno in generale) e le fibre di cellulosa (ottime
per l’isolamento in intercapedine).

L’isolante minerale più diffuso è sicuramente la lana di
roccia.

Murature

Le pareti interne-tipo della bioedilizia sono realizzate con un telaio in legno e delle lastre in gesso-fibra (materiale tipo cartongesso ma composte da gesso e fibra di cellulosa) con interposto (nel telaio in legno) lastre isolanti in lana di roccia.

Un altro materiale che si sta diffondendo in modo importante è la canapa, con cui vengono realizzati i mattoni (biomattone). Questi devono essere montati usando malte apposite a base di calce.

Un errore da evitare è quello di considerare i tradizionali laterizi come materiali assolutamente non rientranti nella bioedilizia: si tratta a tutti gli effetti di materiali naturali (in sostanza è argilla cotta).

Intonaci e pitture

In questo ambito la fa da padrone un materiale che deriva
dalla tradizione: la calce.

Si tratta di un materiale totalmente naturale da cui si ottiene il grassello di calce con cui è possibile realizzare un ciclo completo sulla parete: dall’intonaco (a base di calce) fino alla pittura (a base di calce).

Realizzare questa tipologia di finitura non solo garantisce
ambienti molto salubri (il muro è realmente traspirante, cioè assorbe e
rilascia l’umidità dell’aria senza accumularla all’interno) ma è una finitura
duratura: la pittura a calce posata su intonaco a calce crea una reazione che
li lega indissolubilmente. Non viene creata una patina di pittura sulla parete,
ma la pittura diventa parte integrante della parete.

Infissi

Gli infissi sono un elemento essenziale nell’efficienza
energetica di un immobile e, se vuoi realizzare una ristrutturazione bioedile,
devi valutare attentamente quali prendere: che materiali scegliere?

Ho scritto una lunga guida sugli infissi (ecco il link al secondo dei cinque articoli). Ma quali sono i materiali con cui sono realizzati gli infissi e adatti alla bioedilizia?

Per rispondere ricordiamoci due dei principi della bioedilizia relativamente ai materiali: naturali, riciclabili.

Quindi gli infissi in legno, che sono naturali e riciclabili, rientrano in questa fattispecie.

Ma probabilmente gli infissi in alluminio ci rientrano anche meglio.

Abbiamo visto prima le caratteristiche che rendono l’alluminio un materiale adatto alla bioedilizia (è eterno e totalmente riciclabile), inoltre gli infissi in alluminio, grazie al taglio termico (ti invito ancora a legere l’articolo di prima) offrono prestazioni termiche elevatissime.

Per quanto riguarda le parti trasparenti degli infissi naturalmente il vetro è un materiale naturale (è a base di silicati, cioè roccia) ed è totalmente riciclabile.

GLI IMPIANTI IN BIOEDILIZIA

gli impianti nella ristrutturazione bioedile

La bioedilizia non approfondisce espressamente temi legati all’impiantistica ma, come abbiamo già detto, non siamo di fronte ad un approccio talebano al costruire (nel nostro caso allo ristrutturare), anzi.

Gli impianti fanno parte del nostro vivere quotidiano e
sarebbe miope non ammetterlo e cercare di eliminarli.

Quello che si può fare è utilizzare impianti che rispettino i principi base della bioedilizia: cioè che abbiano una bassa impronta ecologica. (Cosa che si traduce sempre in un significativo risparmio in bolletta.)

Quando realizzi una ristrutturazione bioedile devi prestare ancora più attenzione del normale agli impianti: sono necessari una progettazione e un dimensionamento coordinati (quindi non potrai rinunciare ad architetti e ingegneri). E questo deve essere fatto da un progettista specializzato e non dal termotecnico dell’impresa (o peggio dall’idraulico…).

Chiaramente mi riferisco principalmente agli impianti che servono per riscaldare/raffrescare la casa e per produrre acqua calda sanitaria.

Infatti l’impianto elettrico è in linea di massima più semplice da realizzare: sono già in vigore da anni leggi che prescrivono l’utilizzo di materiali e tecnologie che riducono notevolmente gli sprechi di energia (chiaramente devono essere rispettate…). In sostanza per l’impianto elettrico devi preoccuparti principalmente di installare lampade led e usare apparecchi in tripla classe A. Anche se bisogna dire un buon impianto domotico aiuta in modo determinante a ridurre i consumi soprattutto perchè consente una corretta gestione degli altri sistemi.

Venendo agli impianti idro/termo/sanitari, nelle ristrutturazioni bioedili all’interno di vecchi condomini, ci si sta orientando sempre più verso l’installazione di impianti totalmente elettrici basati su pompe di calore.

Probabilmente sai benissimo cos’è la pompa di calore : è banalmente il sistema unità esterna-split del condizionatore. Ma naturalmente per sistemi che servano un intero appartamento si tratta di impianti maggiormente evoluti (se hai voglia di approfondire cerca informazioni sui sistemi VRF).

Per capire a che punto si trova l’evoluzione dei sistemi impiantistici su pompa di calore ti basti sapere che tali sistemi funzionano egregiamente con sistemi di riscaldamento a pavimento (classicamente alimentati da caldaie a gas).

[Invece per i classici termosifoni al momento la tecnologia non è ancora al massimo dell’efficienza: la temperatura dell’acqua richiesta dai radiatori (circa 70°) è difficilmente raggiungibile da una pompa di calore (che arriva agevolmente a 50°) e li rende antieconomici: in questo caso la soluzione migliore è ancora la classica caldaia a condensazione. Ma se stai ristrutturando tutta la casa probabilmente puoi rinunciarci…]

Sono invece sistemi che non rientrano assolutamente nella bioedilizia quelli basati su stufe a legna o a pellet. Nonostante te li vendano per super ecologici e naturali.

Infatti, se è vero che si tratta di utilizzare materiali naturali per riscaldare, vengono usati in modo non ecocompatibile (il legno bruciato non è riutilizzabile) e producono quantità di polveri sottili (quindi di inquinamento pericoloso per la salute umana) decisamente elevate.

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BIOEDILIZIA: MA QUANTO MI COSTI?

Veniamo alle note dolenti: realizzare una ristrutturazione bioedile costa di più di una ristrutturazione tradizionale?

Io ti rispondo con un’altra domanda: tu vuoi realizzare una ristrutturazione di qualità o una ristrutturazione economica?

La bioedilizia non fa altro che utilizzare materiali di elevata qualità che hanno origine principalmente naturale o con basso impatto ecologico. Quindi il costo di una ristrutturazione realizzata coi principi della bioedilizia è quello di una ristrutturazione di qualità elevata.

È chiaro che se vuoi risparmiare difficilmente riuscirai a ristrutturare seguendo le regole della bioedilizia. Ti ritroverai a scegliere intonaci a base di cemento, pitture a base di resine sintetiche, isolanti chimici (sempre che tu decida di isolare), infissi in PVC, impianti tradizionali (termosifoni + split), etc.: semplicemente perchè costano meno.

Sia chiaro: potresti comunque ottenere una buona ristrutturazione ma con consumi in bolletta maggiori, con un ambiente interno meno salubre, con un minor benessere in generale e una maggiore impronta ecologica.

Nessuno ti obbliga a optare per la bioedilizia, sono solo scelte personali.

Tornando a noi una ristrutturazione di qualità elevata, come è quella in bioedilizia, costa da 1.000€/mq (oltre iva) a salire.

Per spendere di meno dovrai rinunciare ad alcuni dei principi che abbiamo visto in questo articolo (oppure l’impresa che te l’ha promessa in qualche modo ti sta fregando…).

RISTRUTTURAZIONE BIOEDILE: ANCHE (E SOPRATTUTTO) UNA QUESTIONE DI
PROGETTAZIONE…

la progettazione della ristrutturazione bioedile

Ora la ristrutturazione bioedile non ha più segreti per te?

No, di segreti ce ne sono ancora tanti. Come ti ho scritto
all’inizio dell’articolo non è possibile riassumere in pochi paragrafi un
settore così vasto.

Se la tua intenzione è realizzare una ristrutturazione seguendo i principi della bioediliza dovrai ancora studiare ed approfondire. Ma dovrai assolutamente fare anche un’altra cosa: affidarti ad un architetto capace e disposto ad osare.

Nella bioedilizia la progettazione è un elemento imprescindibile più che nelle ristrutturazioni tradizionali: deve essere realizzata una progettazione integrata che abbraccia la parte architettonica, impiantistica e tecnologica (di materiali).

E la ristrutturazione in bioedilizia si inserisce perfettamente nel processo di ristrutturazione che ti spiego nel manale “Ristruttura la tua casa in 7 passi”. L’unico manuale in cui viene messo nero su bianco il giusto processo per ristrutturare che tutti i professionisti del settore vogliono tenerti nascosto per poterti sfilare una montagna di soldi in più.

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16 Ottobre 2019 / / Architettura

Non dovrebbe essere più un mistero per nessuno. I temi ambientali sono – finalmente – di interesse generale e pubblico. Tutti i settori industriali hanno cominciato ad occuparsene e anche quello dell’interior design e dell’arredamento non poteva essere da meno.

È nato un intero filone di arredamento ecologico, che da un lato strizza l’occhio al tema della riduzione delle emissioni – soprattutto in fase produttiva – e dall’altro prova a svolgere un ruolo attivo nel miglioramento delle condizioni ambientali.

Non basta però più scegliere mobilio riciclabile. Un’altra forma di arredamento ecologico è rappresentata dai giardini verticali. L’Italia rappresenta tra l’altro un’eccellenza nel settore del verde verticale annoverando tra le proprie fila aziende come GreenHabitat.it e Planeta srl.

Proprio di questo ci occuperemo nel corso della guida di oggi. Parleremo di giardini verticali come soluzione di arredamento ecologico, sia per gli interni che per gli esterni, senza nasconderci poi dietro un dito su una questione altrettanto fondamentale: il giardino verticale permette anche di raggiungere vette impensabili con soluzioni di stile e di moda, che altri tipi di arredo non possono neanche pensare di ottenere.

Che cosa sono i giardini verticali?

Giardini verticali
I giardini verticali, come d’altronde segnala la locuzione, sono giardini che invece che essere disposti sfruttando lo spazio orizzontale, sfruttano pareti verticali, tanto interne quanto esterne.

Grazie a importanti migliorie tecnologiche e strutturali, oggi questi giardini possono essere installati semplicemente in qualunque tipo di ambiente e soprattutto senza troppe complicazioni.

Le migliorie tecnologiche inoltre permettono – tramite la stabilizzazione – di avere vegetazione che non ha bisogno di grossa manutenzione e che è dunque adatta anche a chi vuole un giardino verticale in casa pur non avendo il proverbiale pollice verde.

Che tipo di soluzioni esistono

In realtà ci sono moltissime soluzioni che si basano sul concetto di giardino verticale:

  • Inserti a muro: che permettono di decorare una parete verticale anche in spazio ridotto. Ci sono quadri e pannelli, soluzioni da alternare ad altri tipi di rivestimenti e anche delle soluzioni più particolari;
  • Orti verticali: che riescono a coniugare la necessità e la voglia di arredo con la funzionalità di un orto disponibile in casa, anche in città e anche magari in un monolocale dagli spazi particolarmente angusti;
  • Muschio: i muschi e licheni nordici sono una soluzione che in Italia, almeno fino all’arrivo della stabilizzazione, era impossibile mantenere. Oggi invece con la stabilizzazione si possono scegliere muschi nordici di praticamente ogni genere e risma, senza che ci siano – ancora una volta – preoccupazioni sulla manutenzione e sulla sopravvivenza delle vegetazione.

Ci sono, per capirci, tutti gli strumenti per permettere ad un bravo arredatore o architetto di interni di rivalutare e rivoluzionare uno spazio, anche con pochi elementi, per una soluzione che oltre allo stile, offre anche tanto alla funzionalità di una casa, di un’azienda, di un ufficio o di una struttura ricettiva.

Che vuol dire stabilizzazione e perché può essere la chiave per un buon giardino verticale

La stabilizzazione è un processo che permette di rendere la vegetazione inerte, pur mantenendola viva e reale. Tramite questa procedura le piante e la vegetazione utilizzata nei giardini verticali smette di crescere, non ha più bisogno di complessi sistemi di irrigazione e riesce a sopravvivere anche in condizioni ambientali ostili.

Un ulteriore strumento a disposizione di chi vuole dare sfogo alla propria creatività oppure offrire ai propri clienti delle soluzioni innovative e di arredamento ecologico.

È arredamento ecologico, perché impatta sulla qualità degli ambienti

Perché parliamo di arredamento ecologico quando ci riferiamo al verde verticale? Perché la vegetazione, tanto all’interno che all’esterno:

  1. Abbatte i livelli di CO2, rendendo dunque l’aria più respirabile e contribuendo al miglioramento delle condizioni climatiche generali;
  2. Stabilizza l’umidità: limitando la proliferazione dei parassiti e rendendo gli ambienti più vivibili;
  3. Assorbe formaldeide: un pericolosissimo agente che viene utilizzato nella verniciatura dei mobili e che viene dimezzato già in pochi giorni di presenza di un’adeguata quantità di verde;
  4. Assorbe l’inquinamento sonoro: un buon giardino verticale può avere un grosso impatto sui rumori e suoi suoni che attaccano gli ambienti cittadini. Un inquinamento di cui ci occupiamo ancora troppo raramente.

Casa con arredamento ecologico

Loft con lichene

Cucina con polemoss

Cucina con muschio

9 Ottobre 2019 / / Architettura

Inutile negarlo, la salvaguardia dell’ambiente è diventata una questione prioritaria. La tutela del pianeta passa non solo dai piccoli gesti, ma anche da scelte eco-sostenibili capaci, negli anni, di diminuire l’impatto sull’ambiente che ci circonda. Sempre più spesso, scegliamo cosa mangiare, come viaggiare e cerchiamo alloggi altamente efficienti per ridurre i consumi di energia e i costi che ne derivano.

È proprio sulla scia di questa filosofia green che, negli ultimi decenni, il settore delle costruzioni ha professato un vero e proprio cambio di rotta, facendo dell’edilizia sostenibile il suo cavallo di battaglia.

La definizione di edilizia sostenibile

Cos’è l’edilizia sostenibile? Con questo termine si intende una disciplina volta a progettare e realizzare edifici eco-sostenibili ed eco-compatibili, costruiti nel rispetto dell’ambiente, dei suoi abitanti e delle sue risorse.

Detta anche green building, l’edilizia verde lavora a stretto contatto con la bioarchitettura e le sue applicazioni: l’architettura ecologica (che mira a progettare edifici sostenibili e poco inquinanti), l’architettura bioclimatica (che utilizza gli elementi naturali come fonte di energia principale) e l’architettura organica (che promuove la coesistenza armoniosa tra uomo, costruzione e natura).

Esempio edilizia sostenibile

Le origini dell’edilizia sostenibile: un po’ di storia

L’edilizia sostenibile non è una disciplina moderna, né contemporanea. Le sue origini sono talmente antiche che risalgono ai primi tentativi dell’uomo di costruire abitazioni di fortuna per sfuggire ai predatori o garantirsi un riparo per la notte.

Queste rudimentali dimore erano costruite con materiali naturali come legno o paglia, facili da reperire e presenti in grandi quantità. Le tecniche di costruzione, benché solo abbozzate, nascondevano già la necessità di assecondare la morfologia del territorio per trarne il miglior vantaggio. In fondo, non sono queste le basi dell’odierna edilizia sostenibile?

Il XX secolo celebra il genio di Frank Lloyd Wright, fondatore dell’architettura organica. Tra le sue opere spiccano la celebre Casa sulla Cascata e le Prairie Houses, dove è evidente la volontà di far convivere in armonia il sistema ternario uomo, edificio e natura.

L’architettura organica di Wright favorisce la nascita di discipline affini. Una di queste è l’arcologia, fondata negli anni ’60 da Paolo Soleri proprio per coniugare architettura ed ecologia. L’obiettivo dell’italo-americano riguardava la possibilità di realizzare edifici autosufficienti, ad alta densità abitativa, capaci di creare e preservare al loro interno una micro ecologia. Un progetto fantascientifico e utopistico per l’epoca? Forse, ma non distante dalle moderne costruzioni ecofriendly.

Germania, 1973: la grave crisi che colpisce l’Europa porta alla luce una questione spinosa: il risparmio energetico. Il mancato approvvigionamento di petrolio e l’aumento dei prezzi obbligano i paesi occidentali a cercare fonti di energia alternative, possibilmente rinnovabili e, nel campo dell’edilizia, materiali da costruzione naturali ed eco-compatibili. Finalmente, un nuovo concetto di edilizia moderna, focalizzato sulla sostenibilità, vede la luce.

Edilizia sostenibile e bioarchittetura: i 6 principi fondamentali

Costruire abitazioni rispettose dell’ambiente ma confortevoli è tutt’altro che banale. Dalla progettazione alla chiusura del cantiere, le fasi che conducono alla realizzazione di una casa in ottica sostenibile si fondano su criteri ben precisi. Ecco i principali:

    • la relazione con la natura: è fondamentale che l’edificio rispetti e assecondi l’ambiente che lo circonda, come professato dall’architettura organica
    • l’utilizzo razionale delle risorse: poiché le risorse naturali non sono illimitate, è indispensabile limitare gli sprechi. Il riuso delle acque piovane è una delle strategie dell’architettura green
    • il risparmio energetico: la bioarchitettura utilizza tecnologie amiche dell’ambiente, capaci di aumentare la prestazione energetica dell’edificio o di ridurne drasticamente il fabbisogno esterno (come succede per gli edifici a energia quasi zero o le case passive)
    • l’esposizione ottimale: in fase di progettazione, è fondamentale definire l’orientamento dell’edificio per sfruttare al meglio la luce solare e l’ombra naturale
    • la qualità di vita e il comfort abitativo: è prioritario, per l’edilizia sostenibile, rispettare il benessere psico-fisico di coloro che vivono nell’edificio e di chi si occupa della costruzione. Emissioni dannose e ambienti insalubri non rispettano i principi dell’edilizia verde
    • la scelta dei materiali: le costruzioni green promuovono l’utilizzo di materiali sostenibili, provenienti da fonti rinnovabili o certificate (ad esempio, il legno delle foreste a gestione responsabile), riciclati e riciclabili, che riducono l’impatto ambientale anche in fase di trasporto e smaltimento

Un esempio virtuoso di edilizia sostenibile: le case ecologiche in legno

Chi dice materiali per edilizia sostenibile dice legno. E chi dice legno… dice casa ecologica! Naturale, caldo, profumato, questo materiale ultra rispettoso dell’ambiente garantisce prestazioni eccellenti e una resa estetica davvero unica nel suo genere. Pur lentamente, anche sul nostro territorio si sta diffondendo il concetto di edilizia sostenibile, ma nonostante questo sono ancora poche le aziende capaci di proporre ai clienti un’offerta capace di coniugare elevati standard qualitativi e sostenibilità.

Un esempio virtuoso è quello rappresentato dalla Rasom Wood Technology, un’azienda della Val di Fassa, nel cuore delle Dolomiti, circondata dal verde dei boschi e per questo estremamente consapevole dell’importanza e del valore di un’edilizia capace di integrarsi armoniosamente nel territorio rispettandolo e valorizzandolo.

Esempio casa in legno

Abitare in un edificio prefabbricato in legno presenta numerosi vantaggi, al punto che è quasi superfluo chiedersi se sia meglio una casa in legno o in muratura!
In termini di risparmio energetico, il legno ha un’ottima capacità di isolamento termico e acustico, dote che permette di evitare dispersioni di calore, di migliorare l’efficienza e di diminuire le spese. I consumi sono ridotti con costi d’investimento ottimali.
Il legno, inoltre, è solido, elastico e flessibile, sopporta le oscillazioni ed è indicato per la costruzione di edifici antisismici.

L’azienda Rasom Wood Technology, leader in Italia per questo tipo di costruzioni, è in grado di unire soluzioni ad impatto ambientale minimo a design ricercati anche nei minimi dettagli . La loro idea di casa è la casa del futuro! che non deve essere solamente confortevole e bella, ma anche e soprattutto in armonia con l’ambiente che la ospita. Ridurre le emissioni e l’impatto ambientale, per quest’azienda, è diventata una priorità improrogabile.
Quindi, se alcuni le considerano ancora una scommessa per il futuro dell’edilizia, per noi quella scommessa è già vinta. Provare per credere!

12 Settembre 2019 / / Dettagli Home Decor

emergenza cambiamenti climatici

Il 40% delle emissioni di CO2 globali è imputabile all’edilizia

Sono 8 gli studi italiani fondatori dell’Italian Architects Declare Climate and Biodiversity Emergency, un’iniziativa nata a maggio nel Regno Unito che conta già più di 600 sottoscrittori del calibro di David Chipperfield, Foster + Partners e Zaha Hadid Architects. L’obiettivo è mobilitare il mondo dell’architettura per combattere la crisi climatica e salvaguardare la biodiversità. Altri paesi, tra cui Australia, Norvegia, Islanda, Sud Africa e Nuova Zelanda, stanno aderendo al movimento.

Gli studi italiani firmatari-fondatori dell’Italian Architects Declare Climate and Biodiversity Emergency sono Piuarch Studio, Schiattarella Associati, Archilinea, Park Associati, Michele De Lucchi Architects, Fuksas, Labics, ABDR.

I fondatori del movimento inglese hanno riscontrato a livello internazionale grande interesse e attenzione da parte dei colleghi architetti e hanno deciso di consentire una più ramificata divulgazione, assegnando a Piuarch il compito di promuovere e divulgare gli intenti di questo manifesto anche nel nostro paese.

L’Italian Architects Declare Climate and Biodiversity Emergency nasce in un momento storico d’urgenza in cui il Sistema Paese ha necessità di mettere in pratica gli 11 punti contenuti nella dichiarazione. Costruire edifici efficienti dal punto di vista energetico è un’esigenza e sempre più una priorità nell’agenda politica italiana ed europea.

Per iscriversi: ITALIAN ARCHITECTS DECLARE WEBSITE

Il Manifesto

Italian Architects Declare Climate and Biodiversity Emergency

La crisi climatica e la perdita di biodiversità sono un’urgenza del nostro tempo. L’architettura e gli edifici svolgono un ruolo importante, rappresentando circa il 40% delle emissioni di biossido di carbonio (CO2) legate all’energia, avendo anche un impatto significativo sui nostri habitat naturali.

Per tutti coloro che lavorano in questo settore, soddisfare i bisogni della nostra società senza violare i confini ecologici della terra richiederà un cambiamento di processi e modelli nel nostro approccio al lavoro. Insieme ai nostri clienti, avremo bisogno di commissionare e progettare edifici, città e infrastrutture come componenti indivisibili di un sistema più ampio, rigenerante e autosufficiente.

La ricerca e la tecnologia esistono in primo luogo per permetterci di iniziare questa trasformazione, ma ciò che finora è mancato è la volontà collettiva. Riconoscendo questo, ci stiamo impegnando a rafforzare le nostre pratiche di lavoro per creare progetti architettonici e urbanistici che abbiano un impatto più positivo sul mondo che ci circonda.

Cercheremo di:

– Aumentare la consapevolezza riguardo l’emergenza climatica e la perdita di biodiversità e sensibilizzare i nostri clienti e fornitori circa l’urgente necessità di agire.

– Sostenere un cambiamento più rapido nel nostro settore verso pratiche di progettazione rigenerativa come anche una più alta priorità di finanziamento da parte del governo per fronteggiarle.

– Stabilire i principi e le tecniche di mitigazione del clima e della biodiversità come chiave di successo del nostro settore: dimostrato da diversi premi, studi e inchieste.

– Condividere conoscenze e ricerche a tal fine su base open source.

– Valutare tutti i nuovi progetti che possano ostacolare un contributo positivo alla mitigazione della crisi climatica e incoraggiare i nostri clienti ad adottare questo nuovo approccio.

– Riqualificare gli edifici esistenti favorendone un uso prolungato come alternativa più efficiente alla demolizione e alle nuove costruzioni laddove sia possibile.

– Includere il costo del ciclo di vita, la modellazione del carbonio e la valutazione dell’impatto di occupazione dell’edificio come parte delle fasi di progettazione, per ridurre l’uso di risorse.

– Adottare più principi di progettazione rigenerativa nei nostri studi, con l’obiettivo di produrre progetti architettonici e urbanistici che vadano oltre lo standard delle zero emissioni di carbonio.

– Collaborare con ingegneri, imprese, fornitori e clienti per ridurre ulteriormente i rifiuti di costruzione.

– Accelerare il passaggio a materiali a basse emissioni di carbonio in tutto il nostro lavoro.

– Ridurre al minimo lo spreco di risorse nell’architettura e nella pianificazione urbana, sia su larga scala che nel dettaglio.

Firmatari fondatori:

Piuarch Studio, Schiattarella Associati, Archilinea, Park Associati, Michele De Lucchi Architects, Fuksas, Labics, ABDR

Speriamo che ogni studio di architettura italiano si unisca a noi nel prendere questo impegno.

Per iscriversi: ITALIAN ARCHITECTS DECLARE WEBSITE

#architectsdeclare

L’articolo L’architettura italiana in campo per la crisi climatica e tutelare la biodiversità proviene da Dettagli Home Decor.

23 Luglio 2019 / / Blog Arredamento

Le case sono sempre più intelligenti ed ecosostenibili grazie alle continue innovazioni sia in edilizia che domotica. Ecco, quindi, alcune novità del settore da cui prendere spunto per innovare la tua abitazione.

Sistemi domotici per sicurezza e comfort

La domotica è oggi sempre più alla portata di tutti. Grazie agli incentivi statali e ai costi accessibili, è facile realizzare un sistema domotico in casa per la sicurezza ma anche il comfort.
Esistono diversi sistemi che ti permettono di automatizzare diversi aspetti.
Puoi installare particolari luci in ogni stanza in modo da poterle facilmente accendere con comandi vocali o semplicemente tramite smartphone.

Se vuoi aumentare la sicurezza della tua abitazione, installa le telecamere di sicurezza intelligenti, tramite cui potrai monitorare l’intera casa, anche da remoto. Queste possono essere collegate a infissi intelligenti, con serrature che possono essere aperte o chiuse da un semplice tasto. Inoltre, parlando di infissi, un aiuto interessante sono le tende da sole o altre tipologie di oscuranti intelligenti. Questi si possono automaticamente chiudere quando il sole batte sulla tua abitazione. Un meccanismo semplice come questo ti permette di mantenere le stanze fresche e risparmiare energia.

Pannelli solari per energia pulita

Negli ultimi anni i pannelli solari sono sempre di più elementi essenziali per abitazioni private e fonte di ispirazioni per opere di grandi dimensioni che coinvolgono diversi paesi. Si legge spesso, infatti, di progetti innovativi che hanno come scopo l’installazione di pannelli solari in aree estese, come nel Mar del Nord o nel deserto.
Perché non installare un impianto fotovoltaico nella tua casa?
I pannelli solari producono energia pulita per la tua abitazione, ma oggi è sempre più frequente l’installazione dei pannelli solari termici. Questi dispositivi convertono le radiazioni solari in energia termica che viene utilizzata per riscaldare l’acqua e gli ambienti della tua abitazione. I costi di questa tipologia di pannelli può essere leggermente più alto dei pannelli solari classici, ma vedrai subito notevoli risparmi in bolletta.

10 Luglio 2019 / / Architettura

I moduli fotovoltaici di ultima generazione rispondono alla maggiore domanda di soluzioni che si integrano con l’architettura.

moduli fotovoltaici di design

Presto potremo dire addio ai vecchi pannelli solari, decisamente antiestetici.

La tecnologia fotovoltaica sta finalmente evolvendo verso proposte dal design più accattivante, per soddisfare la crescente richiesta di soluzioni integrate all’architettura.

Viste le disposizioni di legge che obbligano i nuovi edifici a generare energia da fonti rinnovabili, il fotovoltaico è parte integrante della progettazione. Approfondirò questo argomento nella parte finale dell’articolo. Ora vediamo, tra proposte futuristiche, progetti in via di sviluppo e soluzioni concrete, alcuni moduli fotovoltaici di design che potrebbero ispirarvi.

Moduli fotovoltaici eleganti e artistici

Cominciamo dai classici pannelli solari composti da celle solari in silicio, che si presentano come lastre rettangolari blu scuro, con un reticolo di connessioni argentate. Non proprio il massimo dell’estetica, è il caso di dirlo: difficili da integrare all’architettura, soprattutto in palazzi storici.

Per risolvere il problema, Panasonic ha ideato HIT KURO, una linea di moduli fotovoltaici ad alta efficienza, caratterizzati da uno spessore di soli 4 cm e dalla superficie all-black ricoperta con vetro antiriflesso

Grazie al design minimalista e allo spessore sottile, questi pannelli si integrano perfettamente alle case di design.

moduli fotovoltaici di design
I nuovi moduli fotovoltaici total black

Un’altra soluzione innovativa, che permette di montare pannelli fotovoltaici sul tetto di casa senza comprometterne l’estetica, viene da un’azienda italiana. Trienergia propone moduli di forma triangolare, da combinare con quelli rettangolari. Questi pannelli permettono di avere un impianto fotovoltaico perfettamente integrato alla forma del tetto, e di ricoprire una superficie maggiore.

Infine, per un effetto davvero sorprendente, ci sono i pannelli artistici di un’altra azienda italiana, Invent, che ha brevettato la tecnologia InvisibleCell®. Grazie a questa tecnologia, scompare il tradizionale reticolo e la superficie del pannello è totalmente nera, come nei modelli che ho già citato.

moduli fotovoltaici di design
I moduli fotovoltaici artistici di Invent

Ciò che rende unico questo prodotto è la decorazione. Esatto, avete capito bene: ora i pannelli solari possono diventare vere e proprie opere d’arte, grazie alle decorazioni incise sulla superficie del vetro di protezione. Per completare la meraviglia, un sistema di illuminazione LED consente di creare un suggestivo effetto profondità e giochi di luce notturni. Questi pannelli, inoltre, possono essere montati anche sulle facciate. Una delle nuove frontiere del fotovoltaico, infatti, prevede l’installazione dei moduli non solo sui tetti.

I moduli fotovoltaici scendono dal tetto

Finestre, parapetti, tende, lampioni, pensiline, sculture: i moduli fotovoltaici non hanno più confini. Nel mare magnum delle proposte si possono trovare prodotti efficienti, ma al momento nessuna supera il pannello classico in termini di rendimento.

Tuttavia, per chi vuole comunque risparmiare sulla bolletta, queste soluzioni possono fornire un valido aiuto. 

moduli fotovoltaici di design
I parapetti fotovoltaici di Onyx Solar

Se non si possono montare i moduli fotovoltaici sul tetto, o per chi possiede ampie superfici vetrate e vuole sfruttarle, ci sono i pannelli in vetro fotovoltaico. Questi moduli possono essere trasparenti, semitrasparenti o colorati, e si possono applicare a finestre, facciate, parapetti, lucernari. Questa tecnologia è ancora poco diffusa, visti i costi elevati, ma i ricercatori di tutto il mondo sono impegnati per renderla accessibile a tutti. 

Concludiamo con Solar Ivy, o edera solare, un progetto interessante, realizzato dai designer Samuele e Teresa Cochran. Si tratta di un sistema modulare di celle fotovoltaiche a forma di foglia di edera, che si possono montare sulle facciate, ricreando l’effetto dell’edera naturale. Purtroppo il progetto non ha avuto il successo commerciale che meritava, visti i costi ancora proibitivi. Ma si tratta di una tecnologia ancora in fase di sviluppo che presto potrebbe essere alla portata di tutti.

Energia rinnovabile: un obbligo di legge anche per i privati

Dal 2018 la legge stabilisce che tutti gli edifici nuovi, o quelli sottoposti a ristrutturazioni straordinarie, sono obbligati a utilizzare almeno il 50% di energia proveniente da fonti rinnovabili, per la produzione di acqua calda, raffreddamento e riscaldamento. Per chi volesse approfondire l’argomento, ecco il testo del Decreto legislativo 28/2011 che regola la materia.

Se ti interessa l’argomento Smart Home, leggi gli articoli della rubrica.


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