La Gatta Sul Tetto






 
 
 

Alla scoperta del design delle 5 giostre di FICO

Pubblicato da blog ospite in La Gatta Sul Tetto

Alla scoperta del design delle 5 giostre di FICO fuocoBuondì cari amici. Di recente ha fatto molto scalpore l’inaugurazione, il 15 novembre scorso, del “più grande parco agroalimentare del mondo” a Bologna.

Il suo nome è FICO, acronimo che sta per Fabbrica Italiana Contadina. Vi invito a visitare il sito ufficiale, eatalyworld, per saperne di più su questa avventura che ha come anima e motore l’eccellenza agroalimentare italiana e l’azienda Eataly. Io oggi vorrei parlarvi di un’altra avventura, che coinvolge un aspetto che mi sta molto a cuore: il design.  All’interno del parco si trovano, infatti, cinque padiglioni, definiti “giostre”, che occupano ben 1500 mq e che promettono un’esperienza interattiva e immersiva molto intensa. Il progetto è stato firmato dallo studio milanese Limiteazero con Clonewerk, azienda leader nella realizzazione di contenuti multimediali. I padiglioni esplorano cinque temi, indicati dal patron di FICO Oscar Farinetti, attraverso i quali viene raccontata la straordinaria biodiversità del territorio italiano e l’evoluzione della relazione tra l’uomo e la natura. I “nuclei narrativi” sono: l’uomo e il fuoco, la terra, gli animali, il mare e la produzione di olio, vino e birra.

Ogni padiglione rappresenta una macchina scenica complessa, che coinvolge diversi livelli di linguaggio: emozionale, spettacolare, informativo, educativo, ludico. I due studi hanno curato ogni minimo dettaglio, dalla struttura architettonica agli arredi, dalla scenografia alla grafica, dai percorsi agli elementi multimediali e interattivi, ispirandosi alla poetica e alle cromie di un grande maestro come Bruno Munari, e alle linee essenziali e alle forme organiche di Charles e Ray EamesQuando ho visto le immagini che mi sono state gentilmente inviate, ho sgranato gli occhi di fronte alla bellezza di questo progetto, ai colori, agli spazi ampi e alla grafica accattivante.

L’uomo e il fuoco

Una palette che abbraccia tutti i colori caldi caratterizza i tre spazi circolari e avvolgenti del padiglione dedicato al fuoco, con pareti multimediali e uno scenografico fuoco-ologramma mette in scena la scoperta del fuoco.

Alla scoperta del design delle 5 giostre di FICO fuoco

L’uomo e la terra

Il verde pervade la “giostra” che illustra l’evoluzione del rapporto tra l’uomo e la terra, dalla nascita dell’agricoltura ad oggi. Un campo di spighe a LED ondeggia nello spazio, un braccio robotico lavora la terra, e su un tavolo interattivo si possono scoprire la storia del caffè, del pomodoro, della melanzana.

Alla scoperta del design delle 5 giostre di FICO terraAlla scoperta del design delle 5 giostre di FICO terra

L’uomo e gli animali

Luminoso, ludico, il padiglione dedicato agli animali si rivolge ai bambini ed evita il lato non sempre idilliaco che purtroppo contraddistingue il rapporto tra l’uomo e gli animali, almeno secondo le mie informazioni. Grande spazio per le api e per il gatto, assoluto protagonista di un tavolo con proiezioni olografiche (questo mi piace assai!).

Alla scoperta del design delle 5 giostre di FICO animaliAlla scoperta del design delle 5 giostre di FICO animali

L’uomo e il mare

Forse la giostra più scenografica, e, nelle intenzioni dei progettisti, la più ecologica, visto che pone l’accento sul tema del rispetto del mare. Un’installazione – faro rivestita di monitor e sormontata da una lanterna, illustra il rapporto tra l’uomo e il mare, mentre chi vuole farsi un selfie tra le sagome di pesci e onde è invitato espressamente a farlo. Tutte le sfumature del blu accostate ai bianchi, agli ori e ai legni grezzi caratterizzano uno spazio che promette un’immersione negli abissi.

Alla scoperta del design delle 5 giostre di FICO mareAlla scoperta del design delle 5 giostre di FICO mareAlla scoperta del design delle 5 giostre di FICO mare

Dalla terra alla bottiglia

Il quinto e ultimo padiglione invita alla scoperta del vino, della birra e dell’olio italiani. Una macina gigante invita ad azionarla per scegliere la tecnica produttiva illustrata nel monitor. Sculture di legno a forma di bottiglia tra le quali perdersi e una sagoma dell’Italia sospesa illustra la distribuzione geografica delle colture.

Alla scoperta del design delle 5 giostre di FICO

Alla scoperta del design delle 5 giostre di FICO

La visita virtuale mi ha già entusiasmata…spero di poterci andare presto di persona e vedere da vicino questi cinque padiglioni e non solo.

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Alla scoperta del design delle 5 giostre di FICO fuocoBuondì cari amici. Di recente ha fatto molto scalpore l’inaugurazione, il 15 novembre scorso, del “più grande parco agroalimentare del mondo” a Bologna.

Il suo nome è FICO, acronimo che sta per Fabbrica Italiana Contadina. Vi invito a visitare il sito ufficiale, eatalyworld, per saperne di più su questa avventura che ha come anima e motore l’eccellenza agroalimentare italiana e l’azienda Eataly. Io oggi vorrei parlarvi di un’altra avventura, che coinvolge un aspetto che mi sta molto a cuore: il design.  All’interno del parco si trovano, infatti, cinque padiglioni, definiti “giostre”, che occupano ben 1500 mq e che promettono un’esperienza interattiva e immersiva molto intensa. Il progetto è stato firmato dallo studio milanese Limiteazero con Clonewerk, azienda leader nella realizzazione di contenuti multimediali. I padiglioni esplorano cinque temi, indicati dal patron di FICO Oscar Farinetti, attraverso i quali viene raccontata la straordinaria biodiversità del territorio italiano e l’evoluzione della relazione tra l’uomo e la natura. I “nuclei narrativi” sono: l’uomo e il fuoco, la terra, gli animali, il mare e la produzione di olio, vino e birra.

Ogni padiglione rappresenta una macchina scenica complessa, che coinvolge diversi livelli di linguaggio: emozionale, spettacolare, informativo, educativo, ludico. I due studi hanno curato ogni minimo dettaglio, dalla struttura architettonica agli arredi, dalla scenografia alla grafica, dai percorsi agli elementi multimediali e interattivi, ispirandosi alla poetica e alle cromie di un grande maestro come Bruno Munari, e alle linee essenziali e alle forme organiche di Charles e Ray EamesQuando ho visto le immagini che mi sono state gentilmente inviate, ho sgranato gli occhi di fronte alla bellezza di questo progetto, ai colori, agli spazi ampi e alla grafica accattivante.

L’uomo e il fuoco

Una palette che abbraccia tutti i colori caldi caratterizza i tre spazi circolari e avvolgenti del padiglione dedicato al fuoco, con pareti multimediali e uno scenografico fuoco-ologramma mette in scena la scoperta del fuoco.

Alla scoperta del design delle 5 giostre di FICO fuoco

L’uomo e la terra

Il verde pervade la “giostra” che illustra l’evoluzione del rapporto tra l’uomo e la terra, dalla nascita dell’agricoltura ad oggi. Un campo di spighe a LED ondeggia nello spazio, un braccio robotico lavora la terra, e su un tavolo interattivo si possono scoprire la storia del caffè, del pomodoro, della melanzana.

Alla scoperta del design delle 5 giostre di FICO terraAlla scoperta del design delle 5 giostre di FICO terra

L’uomo e gli animali

Luminoso, ludico, il padiglione dedicato agli animali si rivolge ai bambini ed evita il lato non sempre idilliaco che purtroppo contraddistingue il rapporto tra l’uomo e gli animali, almeno secondo le mie informazioni. Grande spazio per le api e per il gatto, assoluto protagonista di un tavolo con proiezioni olografiche (questo mi piace assai!).

Alla scoperta del design delle 5 giostre di FICO animaliAlla scoperta del design delle 5 giostre di FICO animali

L’uomo e il mare

Forse la giostra più scenografica, e, nelle intenzioni dei progettisti, la più ecologica, visto che pone l’accento sul tema del rispetto del mare. Un’installazione – faro rivestita di monitor e sormontata da una lanterna, illustra il rapporto tra l’uomo e il mare, mentre chi vuole farsi un selfie tra le sagome di pesci e onde è invitato espressamente a farlo. Tutte le sfumature del blu accostate ai bianchi, agli ori e ai legni grezzi caratterizzano uno spazio che promette un’immersione negli abissi.

Alla scoperta del design delle 5 giostre di FICO mareAlla scoperta del design delle 5 giostre di FICO mareAlla scoperta del design delle 5 giostre di FICO mare

Dalla terra alla bottiglia

Il quinto e ultimo padiglione invita alla scoperta del vino, della birra e dell’olio italiani. Una macina gigante invita ad azionarla per scegliere la tecnica produttiva illustrata nel monitor. Sculture di legno a forma di bottiglia tra le quali perdersi e una sagoma dell’Italia sospesa illustra la distribuzione geografica delle colture.

Alla scoperta del design delle 5 giostre di FICO

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Il suo nome è FICO, acronimo che sta per Fabbrica Italiana Contadina. Vi invito a visitare il sito ufficiale, eatalyworld, per saperne di più su questa avventura che ha come anima e motore l’eccellenza agroalimentare italiana e l’azienda Eataly. Io oggi vorrei parlarvi di un’altra avventura, che coinvolge un aspetto che mi sta molto a cuore: il design.  All’interno del parco si trovano, infatti, cinque padiglioni, definiti “giostre”, che occupano ben 1500 mq e che promettono un’esperienza interattiva e immersiva molto intensa. Il progetto è stato firmato dallo studio milanese Limiteazero con Clonewerk, azienda leader nella realizzazione di contenuti multimediali. I padiglioni esplorano cinque temi, indicati dal patron di FICO Oscar Farinetti, attraverso i quali viene raccontata la straordinaria biodiversità del territorio italiano e l’evoluzione della relazione tra l’uomo e la natura. I “nuclei narrativi” sono: l’uomo e il fuoco, la terra, gli animali, il mare e la produzione di olio, vino e birra.

Ogni padiglione rappresenta una macchina scenica complessa, che coinvolge diversi livelli di linguaggio: emozionale, spettacolare, informativo, educativo, ludico. I due studi hanno curato ogni minimo dettaglio, dalla struttura architettonica agli arredi, dalla scenografia alla grafica, dai percorsi agli elementi multimediali e interattivi, ispirandosi alla poetica e alle cromie di un grande maestro come Bruno Munari, e alle linee essenziali e alle forme organiche di Charles e Ray EamesQuando ho visto le immagini che mi sono state gentilmente inviate, ho sgranato gli occhi di fronte alla bellezza di questo progetto, ai colori, agli spazi ampi e alla grafica accattivante.

L’uomo e il fuoco

Una palette che abbraccia tutti i colori caldi caratterizza i tre spazi circolari e avvolgenti del padiglione dedicato al fuoco, con pareti multimediali e uno scenografico fuoco-ologramma mette in scena la scoperta del fuoco.

Alla scoperta del design delle 5 giostre di FICO fuoco

L’uomo e la terra

Il verde pervade la “giostra” che illustra l’evoluzione del rapporto tra l’uomo e la terra, dalla nascita dell’agricoltura ad oggi. Un campo di spighe a LED ondeggia nello spazio, un braccio robotico lavora la terra, e su un tavolo interattivo si possono scoprire la storia del caffè, del pomodoro, della melanzana.

Alla scoperta del design delle 5 giostre di FICO terraAlla scoperta del design delle 5 giostre di FICO terra

L’uomo e gli animali

Luminoso, ludico, il padiglione dedicato agli animali si rivolge ai bambini ed evita il lato non sempre idilliaco che purtroppo contraddistingue il rapporto tra l’uomo e gli animali, almeno secondo le mie informazioni. Grande spazio per le api e per il gatto, assoluto protagonista di un tavolo con proiezioni olografiche (questo mi piace assai!).

Alla scoperta del design delle 5 giostre di FICO animaliAlla scoperta del design delle 5 giostre di FICO animali

L’uomo e il mare

Forse la giostra più scenografica, e, nelle intenzioni dei progettisti, la più ecologica, visto che pone l’accento sul tema del rispetto del mare. Un’installazione – faro rivestita di monitor e sormontata da una lanterna, illustra il rapporto tra l’uomo e il mare, mentre chi vuole farsi un selfie tra le sagome di pesci e onde è invitato espressamente a farlo. Tutte le sfumature del blu accostate ai bianchi, agli ori e ai legni grezzi caratterizzano uno spazio che promette un’immersione negli abissi.

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Dalla terra alla bottiglia

Il quinto e ultimo padiglione invita alla scoperta del vino, della birra e dell’olio italiani. Una macina gigante invita ad azionarla per scegliere la tecnica produttiva illustrata nel monitor. Sculture di legno a forma di bottiglia tra le quali perdersi e una sagoma dell’Italia sospesa illustra la distribuzione geografica delle colture.

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Il suo nome è FICO, acronimo che sta per Fabbrica Italiana Contadina. Vi invito a visitare il sito ufficiale, eatalyworld, per saperne di più su questa avventura che ha come anima e motore l’eccellenza agroalimentare italiana e l’azienda Eataly. Io oggi vorrei parlarvi di un’altra avventura, che coinvolge un aspetto che mi sta molto a cuore: il design.  All’interno del parco si trovano, infatti, cinque padiglioni, definiti “giostre”, che occupano ben 1500 mq e che promettono un’esperienza interattiva e immersiva molto intensa. Il progetto è stato firmato dallo studio milanese Limiteazero con Clonewerk, azienda leader nella realizzazione di contenuti multimediali. I padiglioni esplorano cinque temi, indicati dal patron di FICO Oscar Farinetti, attraverso i quali viene raccontata la straordinaria biodiversità del territorio italiano e l’evoluzione della relazione tra l’uomo e la natura. I “nuclei narrativi” sono: l’uomo e il fuoco, la terra, gli animali, il mare e la produzione di olio, vino e birra.

Ogni padiglione rappresenta una macchina scenica complessa, che coinvolge diversi livelli di linguaggio: emozionale, spettacolare, informativo, educativo, ludico. I due studi hanno curato ogni minimo dettaglio, dalla struttura architettonica agli arredi, dalla scenografia alla grafica, dai percorsi agli elementi multimediali e interattivi, ispirandosi alla poetica e alle cromie di un grande maestro come Bruno Munari, e alle linee essenziali e alle forme organiche di Charles e Ray EamesQuando ho visto le immagini che mi sono state gentilmente inviate, ho sgranato gli occhi di fronte alla bellezza di questo progetto, ai colori, agli spazi ampi e alla grafica accattivante.

L’uomo e il fuoco

Una palette che abbraccia tutti i colori caldi caratterizza i tre spazi circolari e avvolgenti del padiglione dedicato al fuoco, con pareti multimediali e uno scenografico fuoco-ologramma mette in scena la scoperta del fuoco.

Alla scoperta del design delle 5 giostre di FICO fuoco

L’uomo e la terra

Il verde pervade la “giostra” che illustra l’evoluzione del rapporto tra l’uomo e la terra, dalla nascita dell’agricoltura ad oggi. Un campo di spighe a LED ondeggia nello spazio, un braccio robotico lavora la terra, e su un tavolo interattivo si possono scoprire la storia del caffè, del pomodoro, della melanzana.

Alla scoperta del design delle 5 giostre di FICO terraAlla scoperta del design delle 5 giostre di FICO terra

L’uomo e gli animali

Luminoso, ludico, il padiglione dedicato agli animali si rivolge ai bambini ed evita il lato non sempre idilliaco che purtroppo contraddistingue il rapporto tra l’uomo e gli animali, almeno secondo le mie informazioni. Grande spazio per le api e per il gatto, assoluto protagonista di un tavolo con proiezioni olografiche (questo mi piace assai!).

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L’uomo e il mare

Forse la giostra più scenografica, e, nelle intenzioni dei progettisti, la più ecologica, visto che pone l’accento sul tema del rispetto del mare. Un’installazione – faro rivestita di monitor e sormontata da una lanterna, illustra il rapporto tra l’uomo e il mare, mentre chi vuole farsi un selfie tra le sagome di pesci e onde è invitato espressamente a farlo. Tutte le sfumature del blu accostate ai bianchi, agli ori e ai legni grezzi caratterizzano uno spazio che promette un’immersione negli abissi.

Alla scoperta del design delle 5 giostre di FICO mareAlla scoperta del design delle 5 giostre di FICO mareAlla scoperta del design delle 5 giostre di FICO mare

Dalla terra alla bottiglia

Il quinto e ultimo padiglione invita alla scoperta del vino, della birra e dell’olio italiani. Una macina gigante invita ad azionarla per scegliere la tecnica produttiva illustrata nel monitor. Sculture di legno a forma di bottiglia tra le quali perdersi e una sagoma dell’Italia sospesa illustra la distribuzione geografica delle colture.

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Il suo nome è FICO, acronimo che sta per Fabbrica Italiana Contadina. Vi invito a visitare il sito ufficiale, eatalyworld, per saperne di più su questa avventura che ha come anima e motore l’eccellenza agroalimentare italiana e l’azienda Eataly. Io oggi vorrei parlarvi di un’altra avventura, che coinvolge un aspetto che mi sta molto a cuore: il design.  All’interno del parco si trovano, infatti, cinque padiglioni, definiti “giostre”, che occupano ben 1500 mq e che promettono un’esperienza interattiva e immersiva molto intensa. Il progetto è stato firmato dallo studio milanese Limiteazero con Clonewerk, azienda leader nella realizzazione di contenuti multimediali. I padiglioni esplorano cinque temi, indicati dal patron di FICO Oscar Farinetti, attraverso i quali viene raccontata la straordinaria biodiversità del territorio italiano e l’evoluzione della relazione tra l’uomo e la natura. I “nuclei narrativi” sono: l’uomo e il fuoco, la terra, gli animali, il mare e la produzione di olio, vino e birra.

Ogni padiglione rappresenta una macchina scenica complessa, che coinvolge diversi livelli di linguaggio: emozionale, spettacolare, informativo, educativo, ludico. I due studi hanno curato ogni minimo dettaglio, dalla struttura architettonica agli arredi, dalla scenografia alla grafica, dai percorsi agli elementi multimediali e interattivi, ispirandosi alla poetica e alle cromie di un grande maestro come Bruno Munari, e alle linee essenziali e alle forme organiche di Charles e Ray EamesQuando ho visto le immagini che mi sono state gentilmente inviate, ho sgranato gli occhi di fronte alla bellezza di questo progetto, ai colori, agli spazi ampi e alla grafica accattivante.

L’uomo e il fuoco

Una palette che abbraccia tutti i colori caldi caratterizza i tre spazi circolari e avvolgenti del padiglione dedicato al fuoco, con pareti multimediali e uno scenografico fuoco-ologramma mette in scena la scoperta del fuoco.

Alla scoperta del design delle 5 giostre di FICO fuoco

L’uomo e la terra

Il verde pervade la “giostra” che illustra l’evoluzione del rapporto tra l’uomo e la terra, dalla nascita dell’agricoltura ad oggi. Un campo di spighe a LED ondeggia nello spazio, un braccio robotico lavora la terra, e su un tavolo interattivo si possono scoprire la storia del caffè, del pomodoro, della melanzana.

Alla scoperta del design delle 5 giostre di FICO terraAlla scoperta del design delle 5 giostre di FICO terra

L’uomo e gli animali

Luminoso, ludico, il padiglione dedicato agli animali si rivolge ai bambini ed evita il lato non sempre idilliaco che purtroppo contraddistingue il rapporto tra l’uomo e gli animali, almeno secondo le mie informazioni. Grande spazio per le api e per il gatto, assoluto protagonista di un tavolo con proiezioni olografiche (questo mi piace assai!).

Alla scoperta del design delle 5 giostre di FICO animaliAlla scoperta del design delle 5 giostre di FICO animali

L’uomo e il mare

Forse la giostra più scenografica, e, nelle intenzioni dei progettisti, la più ecologica, visto che pone l’accento sul tema del rispetto del mare. Un’installazione – faro rivestita di monitor e sormontata da una lanterna, illustra il rapporto tra l’uomo e il mare, mentre chi vuole farsi un selfie tra le sagome di pesci e onde è invitato espressamente a farlo. Tutte le sfumature del blu accostate ai bianchi, agli ori e ai legni grezzi caratterizzano uno spazio che promette un’immersione negli abissi.

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Dalla terra alla bottiglia

Il quinto e ultimo padiglione invita alla scoperta del vino, della birra e dell’olio italiani. Una macina gigante invita ad azionarla per scegliere la tecnica produttiva illustrata nel monitor. Sculture di legno a forma di bottiglia tra le quali perdersi e una sagoma dell’Italia sospesa illustra la distribuzione geografica delle colture.

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Natale 2017: colori insoliti per una decorazione sorprendente

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Natale 2017 colori insoliti per una decorazione sorprendente

Ogni anno, anche per le decorazioni natalizie si scatena la caccia al colore più trendy.

Del resto il Natale tradizionale in rosso, bianco e verde è sempre stato affiancato da versioni più originali o audaci: negli anni si sono succeduti il blu, il total white, il multicolor, il rosa, l’oro, il rame e così via. Sbirciando tra le varie versioni proposte quest’anno, ho trovato tre colori fuori dal comune che faranno la felicità di coloro che amano stupire i loro ospiti: sono colori un po’ dark che, utilizzati con criterio, possono dare risultati sorprendenti e un tocco originale ai vostri addobbi natalizi. Certo, trovare gli addobbi nei colori poco usuali potrebbe essere un po’ complicato, tuttavia alcuni e-commerce molto forniti potete trovare decorazioni assortite anche nelle tinte meno comuni, come per esempio su Eminza, dove ho trovato tutte le decorazioni per mie mood board.

Nero

Raffinato ed elegante, il nero difficilmente viene utilizzato per le decorazioni natalizie: poco adatto ad una festa gioiosa in cui i bambini sono protagonisti, potrebbe ricordare la notte di Halloween con il suo codazzo di mostri vari e zucche arancioni. Tuttavia, il nero non è così scuro come sembra: se siete degli amanti irriducibili di questo colore elegante, abbinatelo ad addobbi luminosi e caldi per sdrammatizzarlo, come gocce di cristallo, palline, nastri, nappe,  accessori bianchi oro o rame, sia per l’albero che per la tavola.

Natale 2017 colori insoliti per una decorazione sorprendente neroNatale 2017 colori insoliti per una decorazione sorprendente nero

Marrone

Più caldo del nero, il marrone, soprattutto se accostato al bianco, all’oro o all’arancione, è molto elegante e può vantare diverse tonalità, dal cioccolato al bronzo, dal rame al beige, che permettono di creare addobbi scenografici sfruttando l’effetto di chiaroscuro. Scegliete una palette ricca che abbracci tutti i toni, alternando superfici opache e lucide: molto adatte anche piume, pigne, ghiande e animaletti che ricordano il sottobosco al quale si ispirano le ambientazioni basate sui toni della terra.  Il Natale declinato in marrone, anche se insolito, può essere adatto anche ai bimbi, soprattutto se alla vigilia aggiungete decorazioni di cioccolato da appendere all’albero e per guarnire le pietanze.

Natale 2017: colori insoliti per una decorazione sorprendente marroneNatale 2017: colori insoliti per una decorazione sorprendente marrone

Viola

Il Natale in viola non è proprio una novità, tuttavia quest’anno viene riproposto in tutte le sue delicatissime sfumature, dal porpora al malva, dal lilla al lavanda. Tra i tre colori proposti, il viola è l’unico che si abbina perfettamente con quasi tutti i colori, compreso il verde. Potete scegliere il tono su tono, su una base bianca o verde, oppure accostare il viola al turchese, all’oro, all’azzurro; utilizzate rametti di lavanda per decorare la casa e la tavola. Il viola piacerà moltissimo anche ai bambini, soprattutto alle piccole principesse di casa!

Natale 2017: colori insoliti per una decorazione sorprendente violaNatale 2017: colori insoliti per una decorazione sorprendente viola

Trovare gli addobbi dello stesso colore su Eminza è molto facile: basta selezionare il colore nella sidebar a sinistra, come appare in questa pagina dedicata agli addobbi per gli alberi. Inoltre, sul sito trovate anche tutto quello che occorre per vestire la vostra tavola natalizia con stile ed eleganza.

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L’incredibile storia del bidet 2° parte

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L'incredibile storia del bidet 2° parteBidet della serie Blues by Devon&Devon

Buondì cari amici! Ecco la seconda e ultima parte della storia del bidet. Dove eravamo rimasti?

Nella prima parte abbiamo visto le peripezie del Nostro dalle origini fino all’epoca vittoriana, momento in cui il bidet si installa nelle ormai comuni stanze da bagno dell’alta borghesia. Nel secondo dopoguerra, la ricostruzione del patrimonio edilizio pesantemente danneggiato generò il noto fenomeno del “boom edilizio” in gran parte degli Stati europei. Gli edifici si razionalizzano e la stanza da bagno ormai fa parte dei vani irrinunciabili anche nell’edilizia economica e popolare: è il momento di maggior gloria per il nostro bidet, che viene installato in tutte le abitazioni, Francia compresa, dove un professore dell’Università di Lione, tal P. Delore, dichiara che “il bidet è una necessità, non un lusso”. Finalmente anche i designer si interessano, più che al bidet, alla ormai indissolubile triade lavabo-wc-bidet: il primo fu Gio Ponti per Ideal Standard con la sua serie Zeta del 1953. Gli apparecchi sanitari sono infine entrati nell’Olimpo…

L'incredibile storia del bidet 2° parte

Set bagno della serie Zeta by Gio Ponti per Ideal Standard, 1953

Il lento declino e la (probabile) resurrezione

Proprio nel momento di massimo fulgore, il bidet comincia il suo lento e inspiegabile declinoNei paesi anglosassoni e nel Nord Europa, a dire il vero,  non si era mai affermato, se non in rarissimi casi. In Francia, per illustrare il fenomeno, vale la pena citare il fatto che, nel 1964, la presenza del bidet era discriminante per l’assegnazione della categoria agli hotel, mentre già nel 1986 gli stessi potevano esserne sprovvisti e mantenere comunque le tre stelle. La ragione del declino del bidet nella sua stessa patria si spiega, a grandi linee, con la progressiva diminuzione delle superfici degli alloggi costruiti a partire dagli anni settanta; un’altra possibile spiegazione, azzardata dagli autori del libro “Le Confident Des Dames. Le Bidet Du XVIII Au XX Siècle : Histoire D’une Intimité”, è legata alla sempre maggiore diffusione della lavatrice, che avrebbe “usurpato” lo spazio destinato al bidet. Tutte spiegazioni  opinabili, visto che in altri paesi europei, come l’Italia, il Portogallo e la Grecia il bidet resiste ancora. La Spagna, altro paese in cui il bidet era molto popolare, sta seguendo la stessa via della Francia. 

L'incredibile storia del bidet 2° parte

Una pubblicità americana degli anni ’50: non c’è traccia del bidet

La realtà è che il bidet non è considerato dai francesi un’oggetto utile, forse a causa dell’educazione o, sempre come avanzano gli studiosi del libro succitato, l’americanizzazione del modo di vivere privilegia l’uso della doccia, intera o parziale. Tuttavia qualcosa sta cambiando: lo dimostra la nuova mania che sta dilagando negli States per il bidet giapponese, detto washlet, o WC con doccetta, che in realtà fu inventato da uno svizzero,  Hans Maurer, nel 1956, e successivamente commercializzato, senza successo, proprio negli USA. Premetto che per me questo apparecchio non ha nulla a che vedere con il bidet! Tuttavia questa infatuazione collettiva sta facendo riscoprire, o scoprire, il “vero” bidet, agli americani, tanto che molti VIP, cultori dei bagni Made in Italy, considerano oramai il fatto di possedere un bidet uno status symbol.  Prova ne è, per esempio, un singolare sito americano dedicato al bidet, dove vengono esaltate le proprietà dell’apparecchio con tanto di tutorial su come utilizzarlo correttamente (The bidet way), oppure la diffusione sui social dell’hashtag #bidetlife! Vedremo se il trend sarà confermato nei prossimi anni: sicuramente tutti gli italiani si augurano di sì!

L'incredibile storia del bidet 2° parte

Una pubblicità della ditta americana Kohler of Kholer, in cui è presente un bidet, 1969

Il “caso italiano”

Sempre nel libro succitato, un intero capitolo è dedicato al “caso italiano”. Gli autori si domandano perché il bidet in Italia è un’istituzione irrinunciabile, e tracciano un’interessante percorso della storia dell’igiene corporale nella Penisola, a partire dall’antica Roma delle Terme e dei bagni pubblici, passando per un tardo Medioevo in cui, sorprendentemente, la pulizia del corpo non era ancora un tabù: pare che il bidet fosse un oggetto di uso comune, insieme ad altri accessori per la pulizia parziale, almeno fino al Rinascimento, anche se si trattava di una semplice bacinella.  Bisogna però arrivare al Secolo dei Lumi per trovare il primo bidet documentato: esso appartenne alla Regina di Napoli Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, che lo fece installare, se così si può dire, nel suo bagno nella Reggia di Caserta. Lo potete ammirare in questo video:

Anche se ci vantiamo di essere uno dei pochi paesi a non poter fare a meno del bidet, va detto che il Nostro seguì le stesse disavventure dei suoi compagni stranieri: bisogna infatti aspettare il 1945 perché venga citato nel Dizionario della lingua italiana come “bacino oblungo per lavare certe parti del corpo, che per decenza, non nomineremo”. Del Resto nel 1928 La Rinascente incluse nel suo catalogo un bidet, pubblicizzandolo come un oggetto consigliato a persone con “problemi di salute”**: eppure, il bidet era già in vendita nei grandi magazzini da almeno trent’anni. 

L'incredibile storia del bidet 2° parte

Una pubblicità degli anni ’50

Nel dopoguerra, qualcosa cambia radicalmente: anche in Italia la ricostruzione porta la stanza da bagno, con bidet incluso, in tutte le case, tuttavia, invece di seguire il declino che seguì il boom degli anni ’50, il bidet divenne imprescindibile. Gli autori francesi cercano di spiegare questo “fenomeno” come il risultato di un’efficace propaganda condotta dai medici igienisti nel corso del XX secolo, unita ad un retaggio culturale e storico profondamente impresso nel DNA di un popolo che erigeva templi alla dea Salus, l’Igea dei Greci.  Io aggiungo, pensando ad alta voce, che il design e il Made in Italy hanno dato un contributo non trascurabile: fatto sta che per noi italiani il bidet, oltre che indispensabile, è anche bello da vedere.

L'incredibile storia del bidet 2° parte evoluzione nei secoli

 

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Natale 2017: decorazioni in stile nordico ispirate alla natura

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Natale 2017 decorazioni in stile nordico ispirate alla natura

Purezza, semplicità, elementi naturali: sono le tre parole chiave per descrivere lo stile scandinavo.

Se avete un debole per lo stile scandinavo, in occasione del Natale, le decorazioni ispirate alla natura sono perfette per voi: sulla cresta dell’onda ormai da molti anni, si trova nelle top 3 delle tendenze per le decorazioni natalizie anche per il 2017. Il colore di base è il bianco, privilegiato per la sua purezza e luminosità: a questo si accostano semplicemente i colori degli elementi naturali che vengono utilizzati per le decorazioni, come il verde delle foglie, il rosso dei frutti, il marrone e il grigio in tutte le tonalità del legno o della lana naturale. In qualche caso, per dare un tocco elegante, si possono osare accenti di nero in qualche decoro, fiocco, tag, carta per i regali, tovaglioli e stoviglie.

Natale 2017 decorazioni in stile nordico ispirate alla naturaNatale 2017 decorazioni in stile nordico ispirate alla natura

Per l’albero, una decorazione molto chic e minimalista può comprendere palline rigorosamente bianche affiancate a pigne, una catena luci LED bianco caldo, nastri di juta e oggetti in vetro trasparente, che hanno la capacità di riflettere la luce. Non dimenticatevi di coprire la base dell’albero con un cesto in rattan o un sacco di juta.Per la gioia dei bimbi, spazio poi agli animaletti del sottobosco e ai folletti e gnomi che popolano le saghe nordiche : personaggi, cervi e caprioli, gufi e lepri, alci e renne, realizzati in resina o in tessuto imbottito, possono essere nascosti tra i rami dell’albero o in altri angoli della casa, per una caccia al tesoro che coinvolga i più piccoli.

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La semplicità austera dello stile non deve far pensare che il Natale nordico sia freddo, tutt’altro: gli scandinavi sono maestri nel rendere calde e accoglienti le loro case, visto che l’inverno alle loro latitudini è decisamente rigido e buio. Per questo le candele sono un elemento essenziale della decorazione, dai 4 ceri per l’avvento alle candele da collocare, da sole o in gruppi, negli angoli strategici della casa: nei luoghi oscuri come i disimpegni, accanto a porte e finestre per lasciar filtrare la luce all’esterno, e infine, sulla tavola natalizia, per rallegrare i commensali. Altri elementi essenziali per il Natale in stile nordico sono i caldi plaid in lana o pile, da disporre su divani e poltrone: saranno molto apprezzati dai vostri ospiti durante la veglia della vigilia.Completano le decorazioni elementi naturali come pigne, muschio, ghirlande, rami secchi o verdi, oggetti in ferro arrugginito, vasi di vetro…Via libera alle ghirlande con mele, bacche, pigne da appendere alla porta di casa o all’interno; disponete rami di pino o di cipresso, magari con le loro pigne ancora attaccate, frutti e candele al centro della tavola per la cena o il pranzo natalizi; decorate i pacchi regalo con rametti di rosmarino o di vischio; fissate dei pungitopo alle candele aiutandovi con lo spago…le idee sono infinite:

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Un appartamento parigino ritrova la luce

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Un appartamento parigino ritrova la luce soggiorno

Oggi voglio condividere con voi la ristrutturazione di un appartamento parigino davvero particolare.

Vi avevo già mostrato uno dei progetti dello studio GCG Architectes in questo post su un appartamento haussmaniano. Personalmente apprezzo molto lo stile di questo studio, originale pur restando nel solco della tradizione, rigoroso nel proporre uno stile personale e audace nelle soluzioni sia spaziali che decorative. Ristrutturare gli appartamenti costruiti all’epoca del Barone Haussman, ossia di colui che ha disegnato la Parigi dei boulevard, dev’essere un incarico delicato: spesso i bellissimi stucchi, gli infissi e i pavimenti in rovere originali vanno conservati e allo stesso tempo l’ambiente ha bisogno di un tocco di contemporaneità; i lunghi corridoi su cui si affacciano le stanze sono bui e angusti, a volte inutili, ma come portare la luce naturale in questi labirinti? E poi ci sono gli ambienti di servizio, come bagni e cucina, che spesso sono affacciati su cavedi o cortili interni e sono collocati in posizioni poco funzionali per le esigenze della vita odierna (come potrete vedere nella piantina).

Un appartamento parigino ritrova la luce pianta stato di fatto

L’intervento degli architetti ha risolto tutti queste problematiche ridistribuendo gli spazi e utilizzando pareti vetrate al centro della casa, in modo da far entrare ovunque la luce naturale e mantenendo il contatto visivo tra le stanze. Considerate che questa casa, peraltro enorme, aveva due lunghissimi corridoi disposti a L e la cucina si trovava all’estremità opposta dell’ingresso e della sala da pranzo. All’epoca era normale, visto che le famiglie borghesi che abitavano questi appartamenti lussuosi avevano cuoche e cameriere al loro servizio, spesso alloggiate nella “chambre de bonne” situata nel sottotetto.

Un appartamento parigino ritrova la luce progetto pianta

La cucina è quindi stata spostata vicino all’ingresso e alla zona giorno, dove si trovavano i bagni e una parte del corridoio: una vetrata la separa dal vestibolo e una parete vetrata con porta la collega a quel che resta del lunghissimo corridoio. La sala e sala da pranzo sono stati riuniti in un unico grande ambiente, mentre nell’ultimo tratto di corridoio è stato ricavato un dressing con accesso alla camera padronale, e anche qui sono state utilizzate delle vetrate per creare una lunga prospettiva dall’entrata alla finestra in fondo.

Un appartamento parigino ritrova la luce prima e dopo

Un appartamento parigino ritrova la luce bagno e dressing

Un appartamento parigino ritrova la luce prima e dopo

Come nelle altre case firmate da questo studio, inserti in cartongesso caratterizzano il soggiorno, nella parete che alloggia il camino, e in camera da letto, con le consuete nicchie in cui riporre libri e oggetti. Nell’antica cucina, invece, è stato installato il secondo bagno, con una bellissima vasca free standing in stile vittoriano. Per i colori, dominano il bianco e il miele del legno, ravvivati da tocchi di blu intenso, nero, azzurro: un motivo Arlecchino è stato scelto per il decoro della doppia porta d’ingresso.

Un appartamento parigino ritrova la luce prima e dopo cucinaUn appartamento parigino ritrova la luce cucinaUn appartamento parigino ritrova la luce soggiornoUn appartamento parigino ritrova la luce soggiornoUn appartamento parigino ritrova la luce camera da lettoUn appartamento parigino ritrova la luce bagnoUn appartamento parigino ritrova la luce bagnoUn appartamento parigino ritrova la luce bagno

 

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Natale 2017: il magico mondo dell’infanzia

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Natale 2017 il magico mondo dell’infanzia addobbi rosa principessaIl Natale 2017 torna ad ispirarsi al magico mondo dell’infanzia.

Come vi avevo già accennato nel mio precedente articolo sulle tendenze per le decorazioni più gettonate quest’anno, tutto ciò che è legato ai bimbi e al loro mondo fantastico avrà un posto centrale durante le feste natalizie: una splendida notizia per i più piccoli, ma anche per gli adulti che amano tornare bambini, almeno in questa lieta occasione.

Natale 2017 il magico mondo dell’infanzia giocattoli

Natale 2017 il magico mondo dell’infanzia pupazzi

Gli addobbi si ispirano alle fiabe più amate dai bambini e ai classici racconti di Natale di Dickens, con personaggi, animaletti, giocattoli, carillon e villaggi illuminati, che si affiancano ai tradizionali Santa Claus con le immancabili renne, cui spetta pur sempre l’importantissimo compito di consegnare i regali nella notte più bella dell’anno. Alla ricerca di ispirazioni per creare le mie classiche mood board mi sono imbattuta in un e-shop che ha in catalogo molti prodotti in linea con i trend più attuali: si tratta di Bia Home & Garden, un’azienda molto conosciuta a Parma, grazie all’ormai famoso “Mercatino di Natale” allestito nel loro punto vendita. Ecco alcuni addobbi in tema con il mondo dell’infanzia che ho selezionato dalle proposte decorative di Bia Home & Garden: ballerine, carrozze, fiori e fiocchi nelle raffinate nuance pastello rosa e turchese riscaldate da preziosi tocchi dorati per un albero degno di una piccola principessa.

Natale 2017 il magico mondo dell’infanzia addobbi principessa rosa verdi

Più tradizionale la mood board in bianco, rosso e oro, nella quale Babbo Natale è indubbiamente il personaggio principale, assieme alle strenne dal sapore antico: cavalli e renne a dondolo, teneri cuscini in stile vittoriano, palline decorate a mano e il globo da rovesciare per ricreare il turbinìo dei fiocchi di neve.

Natale 2017 il magico mondo dell’infanzia addobbi rossi verdi oro

Di grande tendenza per il Natale 2017 sono i villaggi natalizi in stile vittoriano ispirati ai racconti di Dickens: affascinanti scenografie e giocose atmosfere capaci di trasportare i bimbi e i grandi dall’animo sognatore in un mondo fatto di  innumerevoli personaggi, piccole finestrelle, tetti innevati e vetrine colme di ogni meraviglia. Bellissimi i pezzi in ceramica della Lemax, realizzati con cura e attenzione per ogni minimo dettaglio e dotati di alimentatore per luci, suoni e movimenti, come questa “fabbrica dei pop corn” con l’insegna, le tende alle finestre, la vetrina e…se la osservate bene, con dei veri faretti che illuminano la facciata!

Natale 2017 il magico mondo dell’infanzia villaggio fabbrica di popcorn lemaxNatale 2017 il magico mondo dell’infanzia Giostra Lemax

In questo video ritrovate tutta la magia dei villaggi natalizi Lemax:

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