Cersaie 2018: tutte le novità della fiera

Pubblicato da Eleonora Caseri in Blog Arredamento

Anche quest’anno, dal 24 al 28 settembre a Bologna, torna Cersaie 2018, Salone Internazionale della Ceramica per l’Architettura e dell’Arredobagno. Già a marzo gli spazi espositivi erano sold out, ciò prospetta la partecipazione di un gran numero di leader del settore, come Ceramica Flaminia, che porterà in fiera tutte le ultime novità aziendali. Ceramica Flaminia a Cersaie 2018 sarà collocata presso Padiglione 30 Stand B4-D3.

Un evento alla portata di tutti

Cersaie è un’importante evento dal respiro internazionale, punto di riferimento per chi si occupa di design delle superfici, ceramiche e in altri materiali, e di arredo del bagno, con oltre 100.000 visitatori, che arrivano da ogni parte del mondo.
La fiera dà la possibilità di entrare in contatto diretto con le aziende leader del settore divenendo per i rivenditori un’occasione importante per far crescere gli giri di affari, andando alla ricerca di nuove relazioni di business.
Cersaie, non è una fiera pensata solo per gli addetti ai lavori, ma anche per chi è un appassionato di arredi edesign o per chi semplicemente vuole ristrutturare la propria casa o il proprio ufficio e ha bisogno di spunti interessati. Per questo motivo nelle giornate di giovedì 27 e venerdì 28 settembre nella sezione Cersaie Disegna la tua Casa, il pubblico interessato potrà entrare in contatto con i progettisti di riviste di arredamento e di aziende produttrici che forniranno loro una consulenza gratuita illustrando le ultimissime novità e tendenze.
Tra gli altri eventi è stato confermato anche Caffè della Stampa, che si terrà all’interno dell’Agorà dei Media. Si tratta di un incontro tra direttori e giornalisti delle testate coinvolte che interagiranno con gli ospiti sulle tematiche relative ai settori presenti in fiera.
Al padiglione 30, sarà allestita un’area culturale dedicata alla commistione fra la musica degli anni ‘70-‘80 e il design. Il titolo della mostra è The Sound of Design, e sarà realizzata in 700mq in cui saranno esposti prodotti, ambientazioni e tendenze.

Ceramica Flamini, innovazione e design in work in progress

Tra gli espositori di spicco di Cersaie 2018, anche Ceramica Flaminia, attiva dal 1955, anno in cui ha avviato la produzione di sanitari in ceramica. Negli anni l’azienda, non ha mai smesso di andare alla ricerca di soluzioni tecniche e stilistiche e di cercare l’innovazione dai sanitari in ceramica oltra a pensare prodotti destinati ai diversi ambienti domestici e non solo.
L’azienda può vantare collaborazioni con famosi progettisti italiani, tra cui: Alessandro Mendini e Paola Navone. Non mancano collaborazioni con figure internazionali di spicco, come lo Studio Nendo e Jasper Morrison.

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Una sala da tè color confetto in Giappone

Pubblicato da blog ospite in La Gatta Sul Tetto

Dopo tanti appartamenti e ville da sogno, oggi vi mostro una sala da te davvero incredibile, la Ch Tea Room Kobe, in Giappone.

sala da tè color confetto in Giappone

Andiamo ancora in Giappone, questa volta per scoprire un luogo davvero particolare: la sala da te Ch Tea Room Kobe, nell’omonima città.  Cosa mi ha colpita di questo locale pubblico dall’altra parte del mondo? L’eleganza, l’atmosfera sognante e i colori, magnifici: delicati toni confettosi che vanno dal Millenial Pink al verde menta, con tocchi corallo, azzurro e oro. Per non parlare delle magnifiche sedute in velluto disseminate di cuscini che invitano ad accoccolarsi per gustare un tè accompagnato da dolcetti o da piatti cucinati dallo chef.

 Ch Tea Room Kobe snack

Panche imbottite dalle forme sinuose sono addossate alle pareti, rivestite con una deliziosa carta da parati dipinta a mano con delicati motivi floreali. Colpisce la forma dei poggia schiena dei divani circolari rosa, che mi ricordano tanti biscotti savoiardi messi in fila, una citazione perfetta per una sala da tè. Lo stile è ispirato all’Art Déco e agli anni ’50 e ’60,  come vuole il trend attuale che predilige l’eclettico mix di stili

 Ch Tea Room Kobe divanetti velluto verde

 Ch Tea Room Kobe bar

Spicca la poltrona Monroe di Essential Home, dedicata alla più femminile e seducente delle icone del cinema, l’indimenticabile Marilyn: compatta, avvolgente, elegante, è rivestita in velluto e poggia su una base dorata.

 Ch Tea Room Kobe poltrona Monroe Essential Home

Di Essential Home anche i pouf Florence, che non passano certo inosservati: sulla base circolare dorata si appoggia un cilindro bombato che richiama un fiore, per la partizione a petali dei fianchi e la seduta che fa da corolla.

 Ch Tea Room Kobe pour Florence essential Home

L’azienda portoghese nata nel 2015 si è specializzata nella produzione di mobili ispirati al cinema dagli anni ’30 agli anni ’60, molto glamour e ricercati,  tanto da essere esposti in alcuni importanti negozi di design nel mondo, tra cui Londra, Parigi e New York.

Insomma, un bellissimo angolo sognante per rilassarsi e godersi una pausa tè fuori dal mondo: peccato che sia così lontano!

Sito: Ch Tea Room Kobe

Indirizzo: Higashimachi-Edomachi Bldg. 1F,
98-1 Edomachi, Chuo-ku,
Kobe, Japan, 650-033


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Pomezia light festival, quale strumento di riqualificazione del territorio

Pubblicato da blog ospite in Luxemozione

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Qua su Luxemozione già diverse volte si è parlato di luce quale elemento di rigenerazione e riqualificazione urbana. Le modalità sono diverse: partendo da interventi di illuminazione architettonica permanenti, oppure installazioni temporanee, quali ad esempio workshop di illuminazione urbana, interventi di social lighting, oppure opere di light art su scala urbana,  quali ad esempio FFF Multiplicity Shape of Fire, realizzato a Foggia dell’amico Romano Baratta in seno all’evento Libando, viaggiare mangiando.

In questo settembre ricco di eventi sulla luce, vi voglio riportare un evento degno di nota: il Pomezia Light Festival.  Evento organizzato da Opificio in collaborazione con il Comune di Pomezia, che torna per la sua seconda edizione dal 21 al 23 settembre.

Un festival fortemente legato al suo territorio che punta sulla necessità di riappropriarsi della relazione con lo spazio cittadino. Le opere del festival ridisegneranno le strade della città, neutralizzando ogni distanza tra artista e fruitore, entrambi attori protagonisti sul terreno comune dello spazio urbano.

L’obiettivo è produrre arte sul territorio, per il territorio, con la cittadinanza, arrivando a generare un intervento di rigenerazione urbana, ovvero azioni di recupero e riqualificazione del patrimonio edilizio preesistente. L’effimero che diventa permanente.

La città come non l’avete mai vista: giochi di luce che interagiscono con il pubblico, palazzi abbandonati che rivivono con nuovi colori, proiezioni che catapultano lo spettatore in dimensioni diverse spingendolo a guardare quello che lo circonda con occhi nuovi.

Gli organizzatori: chi c’è dietro Pomezia Light Festival

Opificio nasce in una scuola. Forse non in una scuola qualunque ma una scuola, l’Istituto di Stato per la cinematografia e la televisione Roberto Rossellini. Tutto è iniziato con un laboratorio sulla creatività dal nome Officina, ancora attivo. La convinzione è stata fin da subito quella di produrre comunicazione al di fuori dei circuiti consueti e con risultati che, già allora, potevano misurarsi col mondo delle professioni.  Opificio è un collettivo che esplora linguaggi, tecniche, teorie, pratiche produttive, con l’avidità di chi vuole conoscere e capire ma con la barra fissa su un punto: non scostarsi mai da un’etica che è condizione indispensabile per la creazione dell’opera d’arte contemporanea. Perché ciò sia possibile due sono le vie: lo studio (Opificio arriva da una scuola) e il lavoro (si va verso il mondo). L’obiettivo è l’indipendenza, artistica, filosofica ed economica.

Gli eventi del Pomezia Light Festival

Sono previsti interventi di 27 artisti di cui 8 internazionali, oltre 15 interventi artistici, 1 chilometro e mezzo di percorso per oltre 1000 metri quadrati di luce, una sezione dedicata agli artisti under 35 finanziata dal bando Siae SILLUMINA, più di 50 universitari e liceali al lavoro: tre giorni in cui Pomezia sarà invasa da opere artistiche multimediali, digitali, luminose, selezionate tra una rosa di artisti che hanno risposto alla Call for Artist indetta lo scorso novembre.

 

Pomezia Light Festival si articola in tre sezioni:

  • AroundTheCity dedicata a interventi sulla città quali digital performance, live media performance, video teatro, video installazioni, installazioni luminose, light art, light design, digital art; 
  • EyesUpTower tesa a raccogliere esclusivamente proposte di video mapping o live mapping sulla Torre Civica, fiore all’occhiello di Pomezia;
  • FunAtBeach, sezione dedicata alle live performance, con un occhio di riguardo per AV performance, live cinema, VJing.

Tra le novità più attese di questa edizione il musicista e compositore Gabriele Marangoni, direttamente da Ars Electronica, il prestigioso festival e laboratorio di sperimentazione permanente su arte, tecnologia e società con sede a Linz, in Austria, che destabilizzerà il pubblico del Pomezia Light Festival con il live-set elettroacustico “RED NOISE”, sul tema del collasso.

La performance è arricchita dai visual dell’artista Ai Di Ti (Angela Di Tommaso): nei suoi lavori ama mixare vari elementi tecnologici in una continua ricerca volta all’abbattimento dei limiti estetici nell’opera d’arte digitale. Nelle sue opere troviamo riferimenti a politica ed attualità, in una chiave estetica fatta di distorsioni e manipolazioni estreme del reale, senza rinunciare alla satira e all’esaltazione propria dell’era digitale.

I progetti di punta, e molto altro

Sempre sul tema del collasso, inteso come “possibile cedimento” della città ideale, è il progetto “COLLAPSE” realizzato in collaborazione con Alma Artis Academy, l’Accademia della Belle Arti di Pisa.

Verrà allestito uno spazio e un laboratorio che elabori questo tema, attraverso gli strumenti performativi audiovisivi, nella convinzione della necessità di formare figure professionali non più riconducibili alla categoria tradizionale dell’artista ma specialisti chiamati a interagire con un nuovo universo tecnologico e scientifico, consapevoli delle conseguenze culturali e sociali del loro agire in quanto progettisti multimediali.

“FALLEN CHANDELIER” dell’artista tedesco Tilman Küntzel, un’opera ricca di suoni e immagini che ricreano, tramite un lampadario caduto, un’atmosfera inebriante e molto luminosa. Riprendendo il Kintsugi, usanza giapponese per cui un oggetto rotto viene riparato con l’oro, l’opera è un gioco di luci melodico che, attraverso i suoni, dà vita ad uno spettacolo unico nel suo genere. 

PKK” (Proiezione Kon Kinect), realizzata dall’Associazione HackLab Terni. Grazie all’utilizzo di un doppio sensore a raggi infrarossi, gli spettatori possono partecipare attivamente alla realizzazione di un’opera attraverso i soli movimenti del corpo.

I+I=III” del collettivo Crono (Federico Cecchi e Andrea Daly): un “termometro” che registrando la frequenza delle presenze degli spettatori modifica le luci in base ai partecipanti generando un’esplosione di colori.

SCATOLA DEL VENTO” realizzato dal duo FanniDada (Fanni Iseppon e Davide Giaccone): un viaggio a tappe in cui le immagini si modificano grazie a una bicicletta autoalimentata con batterie e pannelli solari.

SPACE DISLOCATION” di Nerd Team, duo estone composto da Jari Matsi e Judith Parts. Insieme ridanno vita a edifici scolastici inanimati e spogli, riempiendo di colore e luce il grigio delle pareti e il vuoto delle finestre, aggiudicandosi il titolo di “Frankenstein del Pomezia Light Festival”.

Vita diversa anche per la Torre civica della città, trasformata dall’abilità di Vj Alis, alias Alice Felloni: suoni sperimentali e colori futuristici si fondono in un viaggio attraverso il tempo, la mente e la prospettiva di “PROSPECTIVA MENTIS”.

Per riflettere sulla percezione del tempo e la continua ricerca di equilibrio, ecco “SHISHI ODOSHI” di MEDIAMASH STUDIO (Luca Mauceri e Jacopo Rachlik); “#intervalli@plf.mov” di Francesco Elelino e Rakele Tombini esplora attraverso videoproiezioni il mondo del linguaggio televisivo.

NEUTRO” di Simone Sims Longo affronta il concetto di non appartenenza. Attraverso geometrie che si evolvono nel tempo e nello spazio, l’artista traduce questa la classica riflessione shakespeariana (“Essere o non essere”?) in immagini e suoni utilizzando diverse tecniche video.

Già ospite della prima edizione, Tommaso Rinaldi aka High Files presenta “FLANEUR”, ovvero un uomo alla ricerca delle bellezze della sua città. Con uno sguardo al futuro, come un eroe decadente dei romanzi del D’Annunzio, Rinaldi si lancia all’incessante ricerca del bello, di strutture e spazi che suscitino emozioni positive.

Ritornano per questa nuova edizione anche Marco Di Napoli con “ART&NEON”, grazie all’ausilio della stampa digitale e di tubi neon sagomati riproduce quadri luminosi e il duo formato da Andrea Mammucari e Biancamaria Centaroli“LUMEN-CODE: BIANCO”, ispirati dal tema della Smart City realizzano un’istallazione e uno spazio con lampade led a basso consumo.

L’artista Faber Sorrentino per la sua opera s’ispira idealmente al ritratto di Tiziano concependo.

“TRITTICO”: tre rilievi che raffigurano un vecchio, un uomo adulto e un ragazzo che rappresentano rispettivamente il passato, il presente e il futuro. 

“L’EVOCAZIONE” dell’artista Carlo Flenghi richiama immagini oniriche non solo per il titolo ma anche per il suo allestimento: tentacoli illuminati, luci mobili, pendenti, spilli da cucito bianchi che creano l’illusione di tante piccole lucciole.  L’opera, è ispirata ai capolavori dello scrittore statunitense Howard Philips Lovecraft e pone l’attenzione sul problema critico dell’inquinamento marittimo.

Non solo arte digitale ma anche pittura tradizionale con il progetto artistico Controllo Remoto. Le opere che verranno presentate sono realizzate con colori e spray acrilici mediante l’uso di stencil e proiezioni e sono il risultato di una fase progettuale in cui le immagini vengono elaborate con programmi informatici. Infine il progetto fotografico “SEVEN MILLIONS” di Fabio Mignogna e l’opera “ALVEUS NC” di Vito Marco Morgese, alias Seed, in cui si alternano giochi di ombre e light show glitch.

Oltre alla light art…

Un festival che vive di notte ma che non rinuncia alle ore diurne, dedicando ampio spazio a incontri, workshop e masterclass suddivisi in modo da coprire tutte le fasce d’età, con il coinvolgimento di esperti, studiosi e artisti. Fulcro delle attività lo smart village, la struttura che ospita gli incontri e allo stesso tempo una piazza in cui scambiare conoscenze ed esperienze.

I relatori degli incontri sono: Stefano Lentini, affermato musicista impegnato in colonne sonore per cinema e televisione, l’unico compositore italiano insieme ad Ennio Morricone ad essere rappresentato negli Usa da “The Gorfaine/Schwartz Agency”;  Anna Maria Monteverdi,  una delle più grandi esperte di digital performance e video teatro in Italia;  Carlo Infante, changemaker, docente freelance di Performing Media, progettista culturale, fondatore di Urban Experience e scenarista per la resilienza futura; Daniela De Angelis, docente presso il Liceo Artistico Roma 2, svolge attività di ricerca e studio nel settore dell’arte contemporanea, ambito nel quale ha pubblicato scritti e cataloghi, in particolare sul Novecento; Roberto Renna docente presso l’Istituto di Stato per la cinematografia e la televisione, ha lavorato in Rai occupandosi di repertorio di spettacolo leggero ed è stato è stato redattore della rivista Poliscritture. Ha fondato con altri Opificio.

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Cersaie 2018: novità e tendenze di Ceramica Flaminia

Pubblicato da blog ospite in Dettagli Home Decor
lavabo bagno collezione NUDE di Ceramica Flaminia

Tra pochi giorni avrà inizio a Bologna la 36° edizione di Cersaie, l’appuntamento internazionale con il design delle superfici e dell’arredobagno. Anche quest’anno sarà presente Ceramica Flaminia con tante novità.

Dal 24 al 28 settembre, a Cesaie, le aziende presenteranno in anteprima le nuove tendenze per superfici ceramiche, carte da parati, parquet, marmo, sanitari e tutto ciò che fa tendenza nel mondo dell’arredo bagno.  Si tratta della più importante vetrina internazionale del Settore Ceramico e Arredobagno che ogni anno richiama a Bologna più di 100 mila visitatori provenienti da tutto il mondo.

Ceramica Flaminia a Cersaie 2018 presenterà interessanti novità che confermano la sua grande passione per la ricerca storica e culturale sempre rivolta al futuro.

Partiamo con i nuovi colori 2018che ampliano la palette cromatica proposta da Flaminia: Argilla, Petrolio e Rosso Rubens, tre tonalità calibrate ma di carattere che prendono ispirazione dagli affreschi fiamminghi.

Argilla è un colore neutro e caldo, perfetto per esaltare la forte matericità del materiale ceramico e che ben si sposa sia con le diverse forme di lavabi vasi e bidet. Una tonalità facile da inserire in qualsiasi contesto, anche abbinato a sanitari di altri colori della paletta Flaminia. Petrolio, previsto per i lavabi e i piatti doccia, è un colore profondo ed intenso, capace da solo di aggiungere carattere e stile alla stanza da bagno. Rosso Rubens, previsto anche lui solo per i lavabi, è rubato alla paletta di colori di questo grande pittore del passato. Colore immancabile nei suoi dipinti, è una tonalità di forte energia smorzata dall’ombreggiatura bruna che lo rende estremamente contemporaneo.


Per chi predilige un design classico rivisitato in chiave contemporanea, Ceramica Flaminia presenta Madre, design Studio Angeletti-Ruzza, la collezione ispirata al lavoro degli architetti razionalisti italiani. L’obiettivo è quello di progettare una stanza da bagno con un’anima classica che non imita gli stilemi del passato ma, al contrario, ne interpreta il senso e li trasporta nella contemporaneità con proporzioni completamente rinnovate con una continuità di linee ed andamenti che la rendono propriamente attuale. Un design fuori dal tempo che crea un’atmosfera calda ed avvolgente.


lavabo collezione Madre di Ceramica Flaminia

Novità anche per la collezione di lavabi NUDA, disegnati da Ludovica+Roberto Palomba, che si arricchisce della versione da appoggio proposto in due 2 misure, cm 60 e 75, dove il lavabo è posizionabile a centropiano.


Dopo il suo esordio nel mondo dell’illuminazione con il nuovo progetto Flaminia Lighting, Cersaie 2018 sarà l’occasione per presentare LUX, design di Patrick Norguet. Con le sue linee Lux riporta alla memoria quelle lampade dell’inizio del XX secolo, che è possibile vedere tutt’ora qua e là, ad esempio in alcune fabbriche o ambienti industriali.


lampada da parete collezione LUX di Ceramica Flaminia

A parete o in sospensione, Lux è ideale per illuminare svariati tipi di ambienti: bagni, corridoi di hotel, una stanza da letto, ristoranti. É adatta sia per i luoghi pubblici che per gli spazi privati.

Lux racchiude in sé la bellezza della ceramica, il fascino della luce e il know-how di un’azienda.


Ceramica Flaminia a Cersaie 2018 vi aspetta al Padiglione 30, stand B4-D3 dal 24 al 28 settembre.


 
 

Cameretta in mansarda: il nostro progetto

Pubblicato da blog ospite in VDR Home Design

Come si arreda una cameretta in mansarda? Vi faccio vedere il progetto che abbiamo pensato per la nostra, a budget contenuto.

……….

Come ormai saprete bene, abbiamo cambiato casa ed avuto un bimbo. Un sacco di novità insomma, per essere solo a settembre di questo 2018. E in questi cambiamenti ci sono due variabili abbastanza complicate, che oltretutto si presentano insieme. Arredare una mansarda e arredare una cameretta. Mettete insieme le due cose e il livello di difficoltà diventa incalcolabile.

Che mobili scelgo per sfruttare al meglio l’altezza della mansarda? Quanti armadi mi serviranno per il neonato che poi diventerà adolescente? Dove li trovo dei mobili che si trasformino nel tempo?

Dopo aver spremuto le meningi per mesi su queste e altre duemila domande, siamo arrivati ad una soluzione pratica ed economica che ci permettesse di realizzare una cameretta che resistesse alla crescita del nostro piccolo.

LA NOSTRA SOLUZIONE PER ARREDARE LA CAMERETTA IN MANSARDA

Cominciamo da un punto che può sembrare scontato ma non lo è. Le dimensioni (larghezza e altezza) della cameretta che avete in mansarda. Molto spesso le mansarde hanno altezze quasi ridicole, nel senso che sono troppo basse per rendere davvero vivibile (e arredabile) la stanza. Tenete conto che in Lombardia una mansarda per essere abitabile deve avere altezza minima di 1,5 mt e altezza media di 2,4 mt.

Ma anche l’altezza massima è un dato importante, perché sarà proprio sulle pareti più alte che troveranno posto la gran parte degli armadi e degli arredi in generale. I metri quadri minimi per una cameretta sono 9, per cui attenzione anche a questo dato.

Nel nostro caso, l’altezza massima che abbiamo è di 3,8 mt per un totale di quasi 13,5 mq. Per cui non abbiamo molti vincoli, a parte il tetto inclinato in legno.

cameretta in mansarda

Abbiamo valutato la possibilità di far fare armadiature su misura ma il budget non lo permetteva. Abbiamo perso un po’ di mesi alla ricerca di armadi più alti di 2,4 mt che non costassero una fortuna, ma non abbiamo trovato molto. Finché qualche mese fa ci siamo imbattuti in una novità di Ikea: il sistema Platsa. Si tratta di un sistema modulare componibile, con strutture disponibili in quattro altezze: 40 cm, 60 cm, 120 cm, 180 cm. Le strutture sono sovrapponibili ed attrezzabili con ante e cassetti, oppure si possono lasciare aperte come scaffali.

Potete capire quanto sia flessibile questo sistema e quanto sia perfetto per noi e per chi come noi abita in mansarda. Combinando un modulo da 180 cm, con uno da 60 cm e uno da 40 cm riusciamo ad arrivare a ben 2,8 mt di altezza! Che per un armadio è davvero notevole.

I tre moduli che vedete (due larghi 80 cm e uno largo 60 cm) sono attrezzati con tubi appendiabiti ma soprattutto cassetti ed hanno un prezzo che si aggira intorno agli € 800. Ovviamente noi per gli armadi abbiamo scelto la parete più alta, mentre su quella opposta (che ha altezza sotto trave di 1,1 mt) abbiamo pensato ad una serie di cassetti e scaffali (sempre serie Platsa). Si tratta di moduli da 40 cm di altezza sovrapposti, in cui inseriremo alcuni cassetti.

Il letto è il modello Flekke sempre di Ikea che ha due cassetti sotto e un doppio materasso, in quanto all’occorrenza può diventare letto matrimoniale. Di giorno invece funziona come comodo divano.

In tutto la spesa per una cameretta del genere è intorno ai € 1200, ma si tratta di un arredo che non necessita di essere cambiato man mano che il bimbo cresce. Al massimo si possono sostituire gli accessori interni degli armadi, ma direi che si tratterebbe di una spesa assolutamente accessibile.

 

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Tokyo Nights, notti metropolitane sotto una pioggia di neon

Pubblicato da blog ospite in Things I Like Today

L’immaginario di Blade Runner diventa reale nella serie “Tokyo Nights”, fotografie notturne di Tokyo scattate dall’art director Liam Wong

Un mondo immerso nel buio, la pioggia che batte ininterrotta, insegne, cartelloni pubblicitari , luci al neon che lampeggiano e illuminano il paesaggio di colori fluorescenti. La bellezza di un set cinematografico nella realtà quotidiana di una grande metropoli. E’ quella catturata dalle fotografie della serie Tokyo Nights (TO:KY:OO) che ci mostrano scorci urbani surreali, pullulanti di vita e di colori.

Tokyo Nights fotografie notturne di Liam Wong

L’autore,  Liam Wong è un art director scozzese di origini cinesi che si è trasferito a Montreal per lavorare alla Ubisoft, una delle più grandi agenzie di sviluppo di videogame. Liam non è un fotografo professionista ma il suo progetto Tokyo Nights è diventato comunque virale grazie a Instagram. “Amo catturare momenti reali e trasformarli in qualcosa di surreale” scrive come motto sul sito web e, a proposito della sua serie Tokyo Nights (TO:KY:OO),  racconta:

“Nel 2015 ho comprato la mia prima reflex in occasione di un viaggio a Tokyo. Arrivato in Giappone, ho fotografato varie parti di Tokyo raramente avventurandomi lontano dai luoghi turistici. Poi una notte pioveva, la città ha preso vita e io sono rimasto catturato dalla bellezza di Tokyo di notte.”

L’associazione estetica di questi scatti con il film Blade Runner è immediata, per l’ambientazione metropolitana e notturna, per il tipo di composizione, i colori e i contrasti. Liam Wong ha trasferito in questi scatti il suo amore per i videogame, il cinema, la fantascienza e il cyberpunk.
Come attrezzatura da fotografo, Liam utilizza una Canon 5D Mark III con filtri e gel colorati e in postproduzione lavora con Adobe Lightroom e Photoshop per ottenere questi bellissimi effetti surreali.

Tokyo Nights fotografie notturne di Liam Wong

In questi scatti il fotografo riesce a trasmettere l’atmosfera e la bellezza di una metropoli unica nel suo genere, che l’ha affascinato sin dal primo momento:

“Sono cresciuto a Edimburgo, una città relativamente piccola con un castello su una rocca al centro della città. Le metropoli sono così estranee per me che sono sempre affascinato dall’architettura e dalla frenesia. I miei quartieri preferiti di Tokyo sono Shinjuku, Shibuya e Akihabara. Hanno tutti una vibrazione unica e si riempiono di vita la notte.”
Intervista su FreeTypography

• LEGGI ANCHE: The Blue Moment, la magia del crepuscolo fotografata a Hong Kong

Tokyo Nights fotografie notturne di Liam Wong

Tokyo Nights fotografie notturne di Liam Wong

“Minutes to Midnight” © Liam Wong

Tokyo Nights fotografie notturne di Liam Wong

Tokyo Nights fotografia notturna di Liam Wong

“Purple Rain” © Liam Wong

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Ottimizzare gli spazi con un soppalco!

Pubblicato da blog ospite in Voglia Casa

Negli edifici di antica costruzione le stanze hanno un’altezza notevole, tanto che a volte si può pensare di sfruttarla costruendo un soppalco. Inoltre il soppalco costituisce un’ importantissima risorsa per moltiplicare lo spazio di un locale ed è certo un elemento di grande attualità, anche per l’utilizzo nel panorama immobiliare di loft, che prevede il recupero e il riutilizzo di edifici di tipo industriale o artigianale.

Non esistono limitazioni nell’ uso dello spazio del soppalco anche se, per caratteristiche progettuali e per ragioni di accessibilità, è preferibile disporre funzioni che non richiedano spostamenti continui. Meglio quindi un angolo lettura che uno spazio cucina, la zona notte rispetto a quella giorno.

Un soppalco abitabile rappresenta quindi un aumento della superficie lorda di pavimento, e non sempre questo è possibile.  Infatti i Regolamenti Edilizi dei comuni impongono delle indicazioni ben precise in merito, che non solo sono differenti da comune e comune, ma spesso, nell’ambito di una stessa città, variano a seconda della zona urbanistica e, a volte, anche da un edificio all’altro. E’ impossibile, pertanto, dare delle indicazioni che siano valide dovunque, ma si può fare solo una panoramica di carattere generale, rimandando poi alla consultazione della normativa locale.

La prima distinzione da fare è se si tratti di un soppalco abitabile o non abitabile.

Nel primo caso, qualora l’ampliamento sia consentito dagli indici urbanistici previsti nel Piano Regolatore, sarà possibile sfruttare questa superficie come una vera e propria stanza in più e per realizzarla bisognerà  permesso di costruire. Tra i parametri da rispettare ci saranno delle altezze minime, sia per la parte superiore che per quella inferiore, che per ambienti abitabili si aggirano, di solito, intorno ai 210 cm.

Quando le altezze sono veramente minime, il soppalco non è abitabile, ma può essere utilizzato ad esempio come ripostiglio e/o luogo dove riporre libri, giochi, scatole ben organizzate e facili da raggiungere. La sua realizzazione si configura in tal caso come un intervento di manutenzione straordinaria e, pertanto, è sufficiente una denuncia di inizio attività per eseguire le opere edili necessarie.

Uno dei vincoli contenuti di solito nei regolamenti riguarda l’ampiezza della superficie soppalcabile: in genere è espressa in percentuale della superficie totale, che non può in ogni essere coperta totalmente.

La realizzazione di un soppalco richiede ovviamente il progetto di una scala e la messa in opera di un parapetto regolamentare. Tra tutti gli elementi architettonici la scala è forse quello più ambivalente perché, certamente unisce un piano all’altro, ma in quanto elemento fisico, nella parte sottostante, essa divide fortemente.

Innumerevoli sono le possibilità costruttive e le varianti formali del soppalco. Per la realizzazione della struttura (solitamente in ferro o in legno) e del suo rivestimento si può scegliere tra diversi materiali, assoluta libertà creativa è lasciata alla ricerca della forma e all’ accostamento dei dettagli costruttivi. Scale e balaustre oltre ad essere ingredienti indispensabili, hanno un importantissimo ruolo nella definizione dell’ immagine estetica affinché sia coerente e di effetto. E’ infatti necessario studiare con attenzione il disegno della scala e della balaustra trovando corretti accostamenti di materiali, forme e colori.


 
 

Nuovo Nuovo e il design che nasce dai materiali di scarto

Pubblicato da blog ospite in Dettagli Home Decor

Possono i materiali di scarto diventare oggetti di design? Certamente sì, basta smettere di gettarli via e riutilizzarli per creare qualcosa di nuovo, di utile e naturalmente anche bello! Così facendo ridurremo il nostro impatto sull’ambiente senza per questo rinunciare a ciò che ci piace.

L’impatto dell’uomo sull’ambiente in cui viviamo sta portando a conseguenze disastrose e ognuno di noi può contribuire a cambiare la situazione, attraverso scelte più sostenibili.

Questa la mission di Nuovo Nuovo, un piccolo laboratorio di design, con sede a Londra, nato da un gruppo di giovani Designer ed Ingegneri che provano a contrastare il sempre più pressante problema dello spreco ambientale in modo unico ed originale.

Nuovo Nuovo raccoglie i tanti materiali di scarto in giro per la città e nei dintorni, materiale che è stato gettato via per lo più da aziende che utilizzano legno, metallo, carta, plastica e molto altro, per portarli nel loro laboratorio e riciclarli. Dopo un processo di elaborazione creativa, Nuovo Nuovo trasforma i materiali di scarto in nuovi oggetti di design per la casa di utilizzo quotidiano, evitando così che restino inutilizzati.


Ecco alcuni degli oggetti di design nati dal riciclo di materiali di scarto

Lumì 
P Stool
Amati
radiO
Silkey
Come afferma il team di Nuovo Nuovo tutti noi possiamo fare un piccolo sforzo per essere un ulteriore 1% in più sostenibili, in questo modo, collettivamente, ciò farà la differenza soprattutto per le generazioni future e il futuro del nostro pianeta.
Con questo progetto, Nuovo Nuovo vuole completare quell’ulteriore 99% di sforzi per contribuire a creare prodotti utili, ecologici e 100% naturali.


La natura ci ha invitato nella sua casa, quindi trattarla con rispetto è il minimo che possiamo fare. 


Per scoprire di più e sostenere il progetto Nuovo Nuovo visita www.nuovonuovo.com


 
 

Cesti natalizi, arredamento e home decor: quali sono le tendenze del Natale 2018?

Pubblicato da blog ospite in Blog Arredamento, Idee

Tradizioni e trend in vista delle feste di fine anno con la curiosità dell’albero sottosopra sempre più in voga negli USA e nei paesi dell’est Europa.

L’estate sta finendo. Non è solo un evergreen dei Righeira ma un dato di fatto e quando a settembre riaprono le scuole, si può dire apertamente che non manca poi tanto alle feste di Natale, quanto meno per chi si occupa professionalmente di decorazioni, addobbi, packaging e design.

Quali saranno dunque le tendenze per il Natale del 2018? In primis il trend sempre più in voga è quello di confezionare i propri regali nella maniera migliore, scegliendo, per esempio, di acquistare online cesti natalizi vuoti in cartone, particolari, grandi e piccoli anche in legno e metallo, che ben si prestano al confezionamento di bottiglie di vino, alla realizzazione di confezioni enogastronomiche e molto altro.

Acquistare Cesti Vuoti di Natale 2018
Perché anche a Natale la sostanza è importante ma lo è anche la forma e presentare il proprio omaggio nel modo più glamour e affascinante possibile può fare davvero la differenza con il destinatario del vostro dono. Inoltre c’è solo l’imbarazzo della scelta tra cesti in vimini, rattan, bamboo o in legno che possono anche essere foderati in modo elegante e raffinato. Se di valore, la scatola o il cesto diventano dei regali in sé e quindi davvero apprezzati da chi li riceve.

Per la scelta dei colori, sia per le confezioni che per gli addobbi, la tradizione ovviamente consiglia il rosso, il colore natalizio per eccellenza ed anche quest’anno è ovviamente la scelta più consigliata ed opportuna. Se però volete provare qualcosa di originale, una delle tendenze del Natale 2018 sarà sicuramente lo shabby chic, uno stile di design che prevede un aspetto invecchiato e usurato autentico o frutto di un’apparenza realizzata appositamente. Con questo stile si sposano bene sia il bianco che gradazioni pastello rosa cipria, azzurro o grigio perla.
Altro evergreen da non sottovalutare come scelta è l’oro per chi ama lo sfarzo e richiami allo stile barocco e rococò a cui abbinare cromie intense come il vinaccia, il marrone ed il blu. Se poi volete davvero stupire i vostri ospiti, una delle tendenze più innovative di quest’anno sarà lo stile giapponese. Minimale, sobrio, essenziale: in questo caso le parole d’ordine sono armonia e relax da raggiungere con cromie neutre ed una ricerca di equilibrio nella scelta di ogni oggetto utilizzato per decorare.

Pensando infine all’albero di Natale, una vecchia tradizione sta pian piano riprendendo piede un po’ in tutto il mondo. Di cosa stiamo parlando? Dell’albero sottosopra. Gli abeti appesi a testa in giù risalgono addirittura al Medioevo, quando le popolazioni europee lo utilizzarono per rappresentare la Trinità. Ora sia negli USA che in est Europa, sta riprendendo sempre più piede questa tendenza.
Gli alberi di Natale capovolti sono appesi ad una mensola sul soffitto come un lampadario, stesi a testa in giù su un supporto o montati con la punta verso il basso sul muro con benefici anche pratici. Se ci sono bambini piccoli in caso, potrete tenere le loro manine lontane dalla maggior parte degli ornamenti. Lo stesso può dirsi per i nostri amici a 4 zampe, che siano gatti o cani. Chissà che questa nuova tendenza riscoperta da tempi davvero passati possa imporsi anche nel nostro paese. Ed intanto visto che ci siamo, Buon Natale già da ora!

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Giardino giapponese, come realizzarlo a casa tua

Pubblicato da blog ospite in La Gatta Sul Tetto

Elegante, armonioso, suggestivo: il giardino giapponese esprime il perfetto equilibrio tra l’uomo e la natura.

Daigo-ji Kyoto Giappone

Avete sempre sognato di allestire un giardino in stile giapponese, ma non sapete da dove cominciare? Ecco una piccola guida che può aiutarvi ad orientarvi e a compiere i primi passi. La prima cosa che dovete sapere, è che non è necessario disporre di spazi enormi per avere un giardino giapponese: può bastare un patio interno, un fazzoletto di terreno nel retro della casa, un’aiuola all’ingresso. Inoltre è molto più facile da realizzare e meno costoso di un giardino all’occidentale.

Tipologie di giardini giapponesi

Esistono diverse tipologie di giardino giapponese: le loro origini si perdono nella notte dei tempi, e nel corso della storia hanno subito le influenze culturali e religiose delle varie epoche.

In estrema sintesi, si possono così riassumere:

  1. Chisen: sono i giardini più grandi e lussuosi, nati nei palazzi imperiali. La loro caratteristica principale è la presenza di stagni con percorsi collegati dai tipici ponti di legno.
  2. Roji, o giardino del tè: molto semplice, circonda la casa del tè o Chaniwa. Delimitato da una recinzione, ha sempre un sentiero (tobiishi ) realizzato con pietre piatte (nobedan) e gli unici manufatti ammessi sono  i bacili in pietra per purificarsi e le lanterne di pietra che rischiarano il cammino che conduce alla casa del tè.
giardino giapponese Chaniwa giardino del te
  1. Karesansui, impropriamente denominati giardini zen, furono introdotti in Giappone dai monaci buddisti. Sono i giardini più semplici in assoluto, composti esclusivamente da ghiaia e pietre.

Giardino-giapponese secco Karesansui detto zen

  1. Tsuboniwa sono minuscoli giardini urbani, inseriti nei cortili interni o tra le case a schiera

Giardino-giapponese urbano Tsuboniwa

Progettazione

Prima di cominciare a progettare il giardino giapponese, vi consiglio di documentarvi sulla filosofia che impregna questi manufatti. La sensazione di ordine, armonia e pace è infatti il risultato di una saggezza antica che attribuisce un significato ad ogni elemento. Semplificando, il giardino giapponese riproduce in miniatura una versione astratta e stilizzata del paesaggio ideale. Le rocce simboleggiano montagne o isole; la ghiaia rappresenta l’acqua, e così via. Tutto dovrà essere disposto seguendo uno schema che faccia apparire il giardino allo stesso tempo naturale ma non selvaggio, in cui l’intervento umano non viene percepito. I principi più importanti nella progettazione di un giardino giapponese sono l’asimmetria, il contrasto e la disparità. In questa fase è opportuno consultare un giardiniere professionista, che saprà darvi le indicazioni adeguate: andranno rimossi elementi preesistenti, si dovrà creare un letto per la ghiaia, il drenaggio, stabilire percorsi e scegliere piante e arbusti.

Elementi, piante e colori

Il giardino più semplice è il Karesansui, formato da rocce e ghiaia e circondato da un percorso in pietra che facilita l’operazione della rastrellatura della ghiaia. Le pietre, in numero dispari, devono essere proporzionate alla dimensione del giardino. Vanno collocate in modo da essere viste per intero da ogni visuale: bandita la simmetria, posizionatele in verticale e in orizzontale, formando gruppi a partire da una pietra dominante sulle altre. Questo tipo di giardino può essere riprodotto in qualsiasi dimensione, a partire da quello in miniatura da salotto.

Giardino giapponese

Per un giardino più articolato, il mio consiglio è quello di cominciare allestendo un’area Karesansui e di circondarla con rocce e del verde. Il prato è sostituito da un tappeto di muschio o di ginepro strisciante, che ricopre il terreno e le rocce. Il colore dominante é il verde: sono concesse macchie di rosso, arancione, rosa e bianco. Scegliete aceri, pini, bambù, camelie del Giappone, glicine, ciliegi e pruni. Se poi amate l’acqua, potete ricavare uno stagno da rifinire con bordi di pietre, e da popolare con canne acquatiche e le bellissime carpe koi. Gli unici elementi decorativi concessi sono le lanterne e i bacili in pietra.

Manutenzione

Pur essendo minimalista, anche il giardino giapponese ha bisogno di manutenzione. Oltre alle normali operazioni di pulizia, va dedicata una cura particolare alla potatura. Ogni albero e arbusto va potato con perizia per assicurare fioriture abbondanti e per mantenere le particolari forme cesellate tipiche dei giardini giapponesi.


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