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Castello bohemien chic per una famiglia

Pubblicato da blog ospite in Case e Interni, Stili

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Oggi condividiamo una dimora davvero particolare. Il castello di Dirac è una dimora antica di 450 mq, circondata dalla natura e conserva i resti di un ponte levatoio e di un fossato. L’arredamento e gli spazi piuttosto sobri, conferiscono un’atmosfera rilassata e bohemien.

Isabelle e Hubert Bettan, fondatori del marchio Les petites emplettes (nel 2005), insieme alle loro tre figlie adolescenti, hanno lasciato Parigi per un affascinante castello nella parte occidentale della Francia. La loro idea è quella di ristrutturare l’edificio, per creare spazi diversificati: oltre all’abitazione, al laboratorio, vorrebbero avere un B&B, una sala eventi ed uno showroom. Ma i castelli sono costosi, si sa! La ristrutturazione sta procedendo lentamente, ma inesorabilmente.

Quello che ci piace di questo posto è il fatto di non cercare di nascondere l’usura del tempo, anzi metterla in evidenza: come si vede da questa prima foto, dove è stata lasciata una parte di carta da parati floreale.

Che sia una questione economica o una scelta precisa, la patina del luogo dà un atmosfera bohémienne, senza tempo.

Molti degli oggetti che arredano le stanze, sono in vendita nel loro negozio online Les Petites Emplettes, come i cesti di paglia e gli sgabelli realizzati nei laboratori marocchini. Nella zona giorno, casse di pino fissate tra loro e mensole per organizzare e contenere qualunque cosa!

Una casa eclettica che pesca nell’etnico, ma con uno stile sobrio e ricercato. Nulla di definitivo, mobili e stati d’animo cambiano a seconda delle vite della famiglia.

Parte del castello è già diventato uno showroom e la coppia prevede di organizzare workshop di decorazione ed altre iniziative.

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Fonti: Castello di Dirac; cotemaison.fr – foto di Yann Deret ; vtwonen.nl – foto di Pia Spaendonck ; charentelibre.fr – foto di Joubert Renaud

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Arredamento anni 80: contaminazione etnica e personalità

Pubblicato da blog ospite in Easy Relooking, Stili

Questo periodo sarà ricordato come quello dei colletti bianchi, dei paninari e della musica tecno, i primi rudimentali esperimenti dell’innovazione tecnologica, che poi ha influenzato un po’ tutto lo stile dell’epoca, dall’abbigliamento ai colori conditi di divertimento in una prospettiva di futuro che iniziava a diffondersi.

Epoca di grandi innovazioni, basta pensare all’informatica e alla tecnologia, che muoveva i primi passi verso la diffusione di massa. Possiamo definire l’arredamento anni 80 il punto di svolta tra analogico e digitale, tra manufatto e standard industriale, una specie di nuovo mondo che è passato e forse non abbiamo del tutto decifrato, in cui Space Invaders e Pac-Man diventavano il cult del decennio.

Nuovi spazi aperti, le case dell’epoca cambiano volto, diventano “open space” un concetto di stile americano della casa aperta, con ampi spazi e senza troppe barriere divisorie, ampi saloni in un misto di cucina, sala da pranzo e soggiorno, con l’immancabile angolo Tv e i primi sistemi surround.

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La contaminazione etnica dell’arredamento anni 80

In quegli anni cambiava la cultura, anche se la globalizzazione non era così evidente, di fatto, era già in atto da tempo, si propagava comunque nei consumi fino a contaminare l’arredamento di casa.

Tavolini bassi con geometrie fantasiose spesso vagamente “spaziali”, pezzi di artigianato africano, tappeti orientali e mobili ostentatamente moderni come a voler spazzare tutto ciò che precedentemente era stato realizzato, un disconoscimento delle radici a favore dell’innovazione.

I salotti diventarono i luoghi preferiti della casa, tutto si concentrava sul confort e il design, non sfarzosi ma finemente eleganti e pratici, una sintesi perfetta tra minimalismo e utilità.arredamento anni 80

Le sedie, altra particolarità del periodo, divennero dei veri e propri oggetti di culto, non c’è altro periodo in cui siano state progettate e realizzate tante nuove forme di design per un singolo complemento d’arredo, ci fu una vera e propria mania, oggi alcuni modelli sono ricercatissimi e di alto valore.

Entra predominante il concetto di design pratico, bello a vedersi nella sua semplicità ma straordinario per l’impatto visivo, questi sono anche gli anni dell’eccesso, della griffe che dall’abbigliamento contaminò ogni aspetto della vita di tutti, dall’auto alla casa tutto doveva essere riconoscibile e apprezzabile socialmente.

Luci e colori dell’arredamento al tempo del paninaro

Chi non ricorda i colori sgargianti di quel periodo, il fluorescente dei calzini e gli accessori? nell’arredamento stile anni 80 rimasero fuori dalle case, ma in qualche modo influenzarono parte dello stile abitativo, specie le lampade dai mille colori incluso il fluorescente, un tocco di colore assecondato dalle mille luci colorate, senza dubbio uno dei periodi tra i più “vistosi” che si ricordano. Nascono in quegli anni la lampada Taraxacum di Flos (Design Achille Castiglioni) o la Tolomeo di Artemide (Design Michele de Lucchi e Giancarlo Fassina), declinata poi in varie versioni, o ancora la Costanza di Luceplan (Design Claudio Rizzato), rivista poi nella versione Costanzina.

Le tonalità dei colori erano decisamente forti, tinte accese e molto marcate per le gli intonaci che in qualche modo dovevano contrastare con l’arredamento, in genere sul bianco o nero in base allo stile della casa e al fondo delle pareti.

Qui vediamo le proposte tratte dalla cartella colori della Caparol!

Tra tutti, l’elemento più importante dell’arredamento stile anni 80 è stato quello del tocco personale, in altre parole la caratterizzazione di ogni ambiente, arredo e stile, del tutto basato sui propri gusti. Questo è forse l’elemento più incisivo di quel periodo alquanto caotico tra arte povera e futurismo!

Gli anni 80 sprizzavano spensieratezza da ogni prospettiva, un’epoca di grandi occasioni spesso mancate, oggi difficile anche solo da concepire!

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L’estetica nordica è destinata a piacere per sempre

Pubblicato da blog ospite in Non Solo Arredo, Stili

Il legno chiaro, chiarissimo, oppure in rare circostanze ai suoi esatti opposti, in tonalità scurissime, sono alcune delle prerogative che balzano immediatamente agli occhi quando la fattura di un complemento di arredo o di un oggetto di design è di origine scandinava. Subito dopo si nota come le linee che costituiscono questi progetti siano estremamente pulite e prive di virtuosismi, quasi a voler esaltare la purezza del mobilio che deve essere sempre discreto ed arredare con il massimo risultato in termini di funzionalità ma con il minimo sforzo, senza per questo risultare “trascurato”.

I must di questo tipo di stile prevedono quasi sempre pareti dipinte in tonalità di grigio, ed un mobilio come detto in colori neutri ma non per questo insignificanti, anzi: sono le linee e la corretta ripartizione degli spazi, sfruttati in maniera oculata, a rendere questi spazi sempre interessanti.

Il design di matrice scandinava è diventato, vuoi per ragioni di convenienza che di praticità, immancabile un po’ ovunque, ma anche grandi marchi nostrani ne hanno ripreso gli stilemi presentando nelle loro collezioni oggetti di arredo di innegabile fascino.
Pensiamo ad esempio a Calligaris ed alla sua sedia Claire, con una solida seduta in robusto legno di frassino, un’ampia ed avvolgente spalliera ed un comodo sedile, entrambi imbottiti. La sua sagoma è già diventata un’icona di design, mentre le imbottiture possono essere rivestite in tessuto di cotone, lino oppure viscosa in un’ampia gamma di tonalità con “grana” anche abbastanza grossa; i più pretenziosi, però, di certo oseranno il pregiato e morbido rivestimento in pelle!

È invece di Riflessi la madia Ola, un oggetto di arredo contemporaneo dal carattere forte ed inconfondibile. Questo mobile contenitore in grado di risolvere molteplici problemi di spazio si presenta infatti con una speciale lavorazione sulle ante frontali e sui fianchi, un motivo ondulato che contribuisce a creare dinamicità, quasi volesse essere una scultura.
Disponibile in diverse versioni (a due o tre ante, più alta o più bassa), il suo progetto prevede elevata resistenza alla flessione dell’elemento superiore, anche grazie all’armatura interna in metallo perfettamente integrata dal punto di vista cromatico perché sottoposta alla stessa laccatura degli esterni.

Due semplici esempi di come l’applicazione delle più moderne tecnologie a progetti essenziali riesca ad ottenere risultati sorprendenti e versatili, perché ben si collocano in qualsiasi tipo di ambientazione!

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Apartment of the week, nordic touches in Rome – Accenti nordici per un appartamento romano

Pubblicato da blog ospite in Creative & Ordinette, Interiors, Stili
E’ un record, lo ammetto: due post in due giorni! Quando però nella mia inbox arrivano delle mail speciali e particolarmente interessanti, non riesco a resistere e il mio istinto mi dice di condividere.  Merito, ovviamente, degli interni e dalla loro bellezza. Tra l’altro, proprio oggi stavo pensando di dedicare un post al relooking e alla ristrutturazione low-budget. E come per magia, mi è arrivata una mail dell’architetto Maurizio Giovannoni, di cui apprezzo estremamente lo stile e di cui non vedo l’ora di condividerne i lavori. L’appartamento che vi propongo è di piccole dimensioni, sono solo 63 mq ristrutturati con un piccolo budget ma di grande effetto. Si trova nei pressi di Roma, a Ladispoli, cittadina balneare che si affaccia sul Tirreno. I colori scelti per il relooking sono il grigio, il senape e il menta, una tavolozza di colori estremamente in linea con i colori della località e direi molto appropriati per una casa che funge anche da casa al mare. Dimenticavo, trovate altre foto sul prima e dopo e la bella trasformazione sul sito di Maurizio Giovannoni, www.mauriziogiovannoni.it. Buon tour!
 

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Bianco come la neve

Pubblicato da blog ospite in Coffee Break, Interiors, Stili
 

E’ bianco come la neve e l’inverno questo appartamento degli anni ’30, di circa 90 mq, recuperato a Goteborg, Svezia.
Unici tocchi di colore gli arredi metallici, color ottone o rame, a scaldare il bianco ottico che permea la casa e gli arredi e i piani di lavoro di marmo nero.

  

Via 


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CAFElab | studio di architettura


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Come un libro aperto

Pubblicato da blog ospite in Ecce Home, Stili

La casa di Christina Sejr Poulsen,  insegnante che vive a Copenhagen con sua figlia Anemone, è un classico appartamento in stile nordico con il pavimento a listoni di legno chiaro, pareti e porte bianche ed arredato amorevolmente con mobili vintage ed industrial e qualche storico pezzo di design come le sedie Eames gialle e la lampada Tolomeo di Artemide.
Ma  oltre ad essere un’insegnante  Christina è anche una pittrice ed ha trasformato la sua casa in una galleria d’arte in cui espone le sue opere: maschere dal segno grafico in bianco e nero e dipinti astratti a macchie dai colori polverosi.
Alcuni oggetti poi, come l’orologio da muro, li porta con sè dalle case in cui ha abitato precedentemente, mentre altri, come il tappeto marocchino in sala da pranzo, sono ricordi di viaggio.
Una casa come questa è come un libro aperto, racconta molto di chi la abita, gusti, passioni, personalità, e tutto questo la rende unica. 

 



Foto da femina.dk e Pinterest

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Il Barocco della Firenze del Sud: alla scoperta dell’architettura leccese

Pubblicato da blog ospite in Architettura, Non Solo Arredo, Stili

La tua passione per il design e per l’architettura va di pari passo con la conoscenza delle diverse epoche storiche e culturali della cosiddetta “prima arte”? Se la risposta è sì, hai di certo ben presenti quali fossero i valori ed i canoni estetici e stilistici dell’Architettura Barocca, caratterizzata da linee sinuose e motivi intrecciati, al fine di suscitare stupore.

Il periodo di suo massimo splendore, tra il 1630 ed il 1670, ha visto sorgere in Italia edifici di committenza sia religiosa che civile in forme complesse e plastiche ed estremamente lavorate al fine di accentuare il ruolo scenografico dell’edificio, che doveva essere in grado di “trasportare” e liberarsi quindi dai concetti rigidi e restrittivi dell’epoca immediatamente precedente.
Proprio l’Italia è stata culla del Barocco, con una scuola di scultori ed architetti le cui opere, a oltre 3 secoli di distanza, continuano ad attirare flussi incessanti di turismo, ma si deve anche tenere presente che non è esistita una scuola univoca con un unico canone.
Accadde ad esempio che in Puglia, e più precisamente nel Salento, l’Architettura Barocca approdasse ad una deriva ancora più esuberante, ricchissima di decorazioni floreali ed intarsi minutissimi, con fregi e motivi scultorei ancor più elaborati ed affascinanti e persino animali mitologici.
Furono le proprietà del materiale locale, la roccia calcarea nota come Pietra Leccese, a favorire l’esplosione di questa corrente artistica: tenerissima e di facile lavorazione con lo scalpellino ed al tempo stesso impreziosita dai suoi toni dorati e caldi, questa pietra ha plasmato l’immagine della città e del suo centro storico dove trionfano edifici quali la basilica di Santa Croce, la chiesa di Santa Maria delle Grazie, ma anche lo stesso duomo di Lecce, per restare all’ambito religioso; ma è in puro stile Barocco Leccese anche l’attuale Palazzo del Governo che oggi ospita la Provincia, così come il Palazzo del Seminario dove oggi hanno sede un museo ed una biblioteca.

Trascorrere un fine settimana in un bed & breakfast a Lecce vi farà comprendere perché questa città è stata soprannominata “La Firenze del Sud”: un trionfo di palazzi meravigliosamente decorati, con in più la particolare luminescenza che il sole fa scaturire dalla Pietra Leccese a seconda della sua posizione.
A riprova dell’eccezionalità di questo stile architettonico, non si può fare a meno di segnalare che l’intera area dove si è diffuso – includendo quindi le vicine Gallipoli, Nardò, Ostuni o Martina Franca – è in lista d’attesa della “Tentative List” dell’Unesco per essere riconosciuta tra i Patrimoni dell’Umanità, un riconoscimento questo che renderebbe il giusto merito ad un’area d’Italia dall’immenso valore culturale ed artistico.

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La felicità di una casa Hygge Style

Pubblicato da blog ospite in Retrò and Design, Stili
In questi giorni mi sono imbattuta in un termine danese: hygge.
Incuriosita, ne ho approfondito il significato e ho scoperto che si tratta di un termine che ha un significato piuttosto ampio che va oltre il senso del “cosy” inglese, ma che si avvicina al concetto di “accogliente”, “confortevole”, “intimo”.
Hygge è uno stile di vita, nato in Danimarca, un Paese in cui lo scarso numero di ore di luce nella maggior parte dell’anno induce i suoi abitanti a vivere la casa molto più di quanto non la si viva alle nostre latitudini.
Chiunque abbia speso qualche giorno nei paesi del nord, specie ospite in una vera casa (se siete curiosi ne trovate una qui) ha certamente notato con quale piacere gli abitanti di questi Paesi amino indulgere non solo in attività domestiche (cucito creativo, DIY, cucina…), ma anche, in generale, a tutto ciò che è connesso all’abitare la casa.
Hygge è proprio l’amore per la lentezza domestica, ma anche il saper godere delle piccole cose in generale.
In casa amore per il decoro: piccole file di luci, ghirlande in carta o tessuto, morbidi tessili in texture diverse, portici e balconi arredati come piccoli salotti, luci soffuse, lanterne e piccoli punti luce. Amore per uno stile di vita domestico: il piacere di ospitare, le cene con gli amici, un bicchiere di vino in compagnia, una tazza di tè bollente e una buona lettura, i lavoretti in casa con i bimbi.
Tutto ciò è hygge dentro casa.
Ma si può essere hygge anche fuori casa: una camminata in montagna,  un picnic al parco, un giro in bicicletta in un luogo tranquillo, un plaid nel prato, un pranzo all’aperto appena il sole fa capolino.
Insomma, hygge è uno stile di vita, che si riflette sul modo di concepire la casa stessa: pensata non per stupire o piacere agli altri, ma per se stessi, per il semplice piacere di trovarvi ciò che vi scalda il cuore.
Credits
Sono convinta che il progetto che noi progettisti architettiamo nasca dalla voce dei nostri clienti: deve essere capace di tradurre in spazi l’idea che essi hanno di “casa”.
Infatti, solo comprendendo i loro modi di vivere la casa, le abitudini e la visione che le persone hanno di se stesse nei propri spazi il progettista può dare forma ai desideri di chi vivrà in quel luogo.
Il termine hygge secondo me interpreta proprio questo pensiero, se lo si trasla nella progettazione:un progetto che abbracci le reali tendenze di chi lo vivrà, prima ancora che le nuove tendenze del settore.
Premesso che non ci sono regole per vivere lo stile hygge, eccovi qualche spunto per far proprio questo modo di intendere la casa.
Sono sicura che voi ne avete molti altri; se vi va, condivideteli sulla pagina Facebook di Retrò and Design!

1. Creare comfort: che sia vivere il divano con tutta la famiglia o gli amici, o vivere la tavola non solo come luogo per consumare il pasto, ma anche per svolgere attività ludiche o lavorative.
2. Infrangere qualche regola: regalarsi ogni tanto il lusso di una colazione a letto, immersi in un mondo un po’ sognante fatto di morbidi cuscini, luce, buona compagnia e un buon libro.

3. Minimal + ricordi: mixare una base minimalista con la ricchezza di ricordi e oggetti che ci stanno a cuore. Che fanno tanto “casa nostra”.

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4. Decorare con i tessili: solo tessili  che vi piacciano e che rispecchino il vostro stile. Pochi ma buoni.
Foto su www.instagram.com/retroanddesign
5. Creare piccoli spazi per grandi interessi: l’angolo lettura, la mini serra, l’angolo craft per fare lavoretti da soli o con i bambini. Parola d’ordine, trovare non solo tempo, ma anche (un piccolo) spazio per ciò che ci appassiona!
Credits
Se lo stile di vita hygge vi ha incuriosito, non vi resta che approfondirne la conoscenza leggendo “The little book of Hygge“: già la sola copertina vale la lettura! ;-)
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Arredamento anni 60: il design della plastica e dei colori forti

Pubblicato da blog ospite in Easy Relooking, Interiors, Stili

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Abbiamo già scoperto gli anni 50 nel post “Arredamento anni 50: design e colori” e in questo tuffo nel passato oggi voglio portarti a scoprire gli anni 60! Oltre alle ispirazioni d’arredo anni 60, in fondo al post troverai anche le combinazioni di colore che potrai ricreare con i codici colore Caparol!

Gli anni sessanta rappresentano il punto più alto dell’eccesso stilistico, lo possiamo notare in ogni oggetto prodotto in quel tempo, nelle forme del design ma soprattutto nel materiale.

Indiscutibilmente la plastica, accompagnata con colori dai toni forti e molto impattanti, in una parola tutto quello che oggi consideriamo “vintage”, è l’eredità stilistica degli anni 50 plasmata sotto una nuova veste psichedelica.

Anche l’arredamento anni 60 ha visto creazioni e combinazioni di colori che sono passati alla storia, era un periodo florido d’idee e al tempo stesso innovativo, muovevano i primi passi i Rolling Stones e Beatles, icone della musica che hanno fatto storia.

Era un periodo davvero eccitante, i molti colori accesi in voga negli anni sessanta, furono ripresi in diverse copertine degli album pubblicati proprio da questi mostri sacri della musica, una su tutte quella del singolo Yellow Submarine, dove i colori dominanti in copertina sono l’ambra, il rubino e palazzo, nelle varie sfumature di rosso e giallo miscelati tra azzurro, verde e magenta, colori forti appunto.

Lo stile dell’arredamento anni 60

Gli interni delle case in quel periodo erano molto singolari, un misto tra minimalismo e forme psichedeliche, non di raro i muri erano tinteggiati di arancio/rosso o verde pinie, sicuramente poco sobri e visivamente forti, abbinati a pavimentazioni con geometrie di tipo scacchiera.

L’arredamento anni 60 aveva una forte componente di materiale plastico, per tutto il decennio si sono costruiti prodotti di plastica più di quanti siano stati prodotti negli anni successivi, i mobili avevano forme futuristiche con ampi spazi dalle linee e geometrie morbide.

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Anche gli elettrodomestici subirono il tocco vintage degli anni sessanta. Frigoriferi rosa e verdi negli USA andavano a ruba! Del resto la cucina è il regno femminile e i designer di allora pensarono di sedurre le casalinghe con questi stratagemmi.

Poltrone e divani iniziarono a subire una trasformazione rispetto agli anni 50, divennero più schematici, senza fronzoli tendenti al minimalismo, in molti casi anche scomodi. Le tinte ruotavano intorno a quelle già indicate, con la differenza che erano stampate con i mitici “pois”, design al quale la grande Mina dedicò proprio negli anni sessanta la famosa canzone “una zebra a pois”.

L’influenza di Andy Warhol

In tutto questo innovare tra plastica e colori “RGB” permanenti, uno tra tutti ha ispirato o forse è stato ispirato dal periodo. E’ proprio il grande artista eclettico e carismatico qual è stato Andy Warhol.

Proprio a metà degli anni sessanta, diresse un film dal titolo “Vinyl”, rivisitazione del romanzo di Anthony Burgess “Un’arancia a orologeria” o, meglio conosciuto come “Arancia meccanica”. In questo possiamo notare la volontà di trasmettere il sentimento di un’epoca che forse molti avevano già capito dove avrebbe condotto.

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Che fosse l’arredamento anni 60, i colori usati in quel periodo o la musica pop, questo ha segnato quel periodo come unico e irripetibile: un misto tra un’eleganza snob e il minimalismo eccentrico.

Dobbiamo anche dire che in quegli anni si faceva anche molto uso di LSD, che probabilmente ha contribuito a regalarci questo strano mondo degli anni sessanta!

I colori degli interni anni ’60

Come avrai già notato, lo stile degli anni 60 ama utilizzare combinazioni di colore forti, al giorno d’oggi inusuali! Le moodboard di colori qui di seguito riportano i codici colore per le pareti. Ricordiamoci che possono essere utilizzati anche nei complementi d’arredo per ricreare un’atmosfera personalizzata!


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Una casa concepita per vivere in armonia con la natura

Pubblicato da blog ospite in Dettagli Home Decor, Interiors, Stili
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Un progetto di nuova costruzione dove il filo conduttore è stato il desiderio dei proprietari di realizzare una casa in cui la natura ne fosse parte integrante, al fine di creare uno spazio in grado di trasmettere una piacevole sensazione di tranquillità e benessere.


La scelta dei materiali naturali è stata fondamentale. Ogni ambiente è infatti scandito dalla presenza di tanto legno che ritroviamo nella maggior parte dei pavimenti, nella scala interna, le porte così come le ante degli armadi, il tutto realizzato artigianalmente da una falegnameria locale. La scelta cromatica che gioca tutta sui raffinati toni neutri del bianco, beige, sabbia e grigio, contribuisce a donare allo spazio una sensazione di calma e serenità.
Le grandi finestre presenti in ogni stanza della casa permettono di assottigliare i confini tra dentro e fuori.  
L’arredamento scelto è essenziale ma ricco di interessanti pezzi  classici del design internazionale. 

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