“L’ozio è il segreto della perfezione e il fine della perfezione è la giovinezza.” Così si è espresso a proposito dell’ozio uno scrittore del calibro di Oscar Wilde, che certamente se ne intendeva.
Una frase che si presta oggi a diverse attualizzazioni, in un’epoca frenetica, in cui spesso il riposo e il concedersi di fare poco – o nulla – viene percepito come improduttivo. E se fosse invece la base per la produttività, visto che è proprio quando ci si concede di rallentare che si recupera l’energia spesa nelle varie attività?
Il caffè è un rito quotidiano che ben si presta a questa declinazione di ozio: l’ideale per creare dei momenti di qualità capaci di incidere sul benessere nella quotidianità. Fondamentale selezionare con cura la miscela: qualcosa che chi è nato in Italia, la patria del caffè conosce bene.
Tra le miscele più interessanti troviamo quelle della linea Caffè speciality by Maxi Coffee. Ricalcano la passione per questa bevanda attraverso una qualità di alto livello, frutto di una selezione dei migliori chicchi – rigorosamente ottenuti da agricoltura biologica – e di una piena tracciabilità della filiera. Una gamma di caffè perfetti per la moka ma anche in filtro, a prova di intenditore.
Un angolo tutto per sé
Che si viva da soli oppure si condivida lo spazio con altre persone, è importante che in casa ci sia quella che Virginia Woolf ha definito “una stanza tutta per sé”.
Non sempre è possibile ricavare un intero ambiente, motivo per cui l’importante è preventivare un angolo che si senta proprio. Può essere una scrivania, una sedia, una zona dove mettere, se si pratica yoga, il tappeto. Un gesto più che altro simbolico, che però ci ricorda che la casa è il posto dove bisogna sentirci protetti.
Riscoprire il piacere della cucina
Gli italiani prestano particolare attenzione ai piatti che portano in tavola: è una loro caratteristica culturale. Allo stesso tempo, presi dalla frenesia di tutti i giorni è naturale che possa venire meno la voglia di cucinare e realizzare sempre le stesse ricette.
E se creare dei momenti di qualità in casa passasse anche da questo? Dal preparare un piatto che si ama particolarmente e che si tende a tralasciare oppure nel sperimentarne uno nuovo? L’essenziale è condividerlo con chi si vuole bene, a cominciare proprio da se stessi.
Leggere un libro nell’epoca social
Nell’epoca di Facebook e Instagram si tende spesso a fissare il cellulare, scrollando sui social. Un gesto che difficilmente rilassa la mente: è infatti provato scientificamente che non concilia il sonno la sera.
Tutto il contrario di un buon libro, che ha un’azione riposante e persino rigenerante sulla mente, prestandosi a essere letto sul divano come sul letto, in giardino o in qualsiasi altro angolo della casa. E perché no, in compagnia di un buon caffè.
Dedicato a chi ha una vasca
La doccia è certamente comoda e rilassante. Eppure, la vasca ha una sua lentezza, che riscoprire può essere interessante, qualora se ne avesse una.
Non c’è bisogno di andare in una spa, per restare immersi nell’acqua a lungo: si può fare anche a casa, in compagnia di una tisana, di una candela e di un po’ di silenzio, approfittando magari di una giornata uggiosa.
Prendersi cura di una pianta (in acqua)
Non bisogna per forza avere il pollice verde per prendersi cura delle piante. Ne esistono diverse a prova di principiante e di chi non ha fiducia nelle proprie capacità nel giardinaggio. Tra queste ci sono quelle che si coltivano in acqua, le cosiddette idroponiche: richiedono un impegno molto inferiore.
Prendersi cura di una pianta è un po’ come curarsi di sé. Un modo per ricordarsi di quanto sia importante staccare quando si è in casa.
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Le poltrone anni ‘50 hanno una capacità rara: rendere subito interessante anche il living più semplice. Linee leggere, braccioli affusolati, strutture slanciate e quell’equilibrio perfetto tra comfort e carattere che ancora oggi funziona benissimo nelle case contemporanee.
Che tu stia cercando poltrone vintage usate, pezzi di modernariato o poltroncine in stile anni cinquanta nuove e più accessibili, oggi esistono alternative valide per ogni budget (anche sotto i 400 euro).
Come usare le poltroncine anni 50 in casa?
Nel living, le poltroncine anni 50 stanno benissimo in coppia davanti al divano o di lato, così da completare l’area conversazione, da incorniciare con un tappeto.
Le possibilità sono tre e cambiano in base al budget che vuoi dedicare alla tua poltroncina, ma anche al tipo di risultato che vuoi ottenere.
1. Vintage scandinavo e modernariato
Le poltrone più affascinanti arrivano dal mondo del modernariato e del vintage scandinavo. Poltrone iconiche, spesso autoriali, che non sono solo arredi ma veri investimenti: il loro valore tende ad aumentare nel tempo.
Parliamo di poltrone anni 50 vintage realizzate artigianalmente, con strutture in legno massello e materiali che oggi sono difficili da trovare a questi livelli qualitativi.
2. Mercatini second hand e online
Se cerchi poltrone anni 50 autentiche o in stile mid century, i mercatini dell’usato sono una miniera d’oro. Qui puoi trovare sia pezzi originali degli anni ‘50 sia riproduzioni second hand.
Vale la pena monitorare mercatini fisici e piattaforme come Di Mano in Mano, eBay, Subito e Facebook Marketplace: con un po’ di pazienza potrai avere l’occasione di fare un vero affare.
3. Poltroncine in stile anni 50
Vintage e in stile: qual è la differenza?
vintage: con questo termine si indicano arredi di almeno 30 anni di età;
in stile: si tratta di arredi di nuova produzione che riprendono le linee tipiche di un periodo storico o di uno stile autentico.
Le poltroncine in stile anni cinquanta, dunque, sono arredi nuovi che reinterpretano forme e design degli anni ‘50.
Poltroncine in stile anni cinquanta low budget sotto i 400 euro
Ecco una selezione di poltrone in stile anni ’50 , acquistabili online, perfette se cerchi un buon compromesso tra estetica e budget.
Sono soluzioni pensate per chi ama il fascino delle poltrone iconiche, ma vuole restare su un budget contenuto senza rinunciare allo stile.
Poltrone in stile anni 50 imbottite
Le poltrone imbottite degli anni ‘50 combinano volumi morbidi e proporzioni leggere, con rivestimenti tessili che aggiungono calore e carattere. Sono ideali per chi cerca comfort, ma con una chiara identità stilistica.
Delicata e femminile, con rivestimento effetto lino e silhouette morbida: è perfetta davanti al divano o nell’angolo lettura.
Comoda e robusta, in ciniglia color giallo paglierino, questa poltrona è morbida e ha un tessuto traspirante. Si adatta molto bene anche i una casa contemporanea.
Poltrone con paglia di Vienna in stile Mid Century
La paglia di Vienna è uno dei materiali simbolo degli anni ’50. Utilizzata per alleggerire visivamente le strutture in legno, rende le poltrone ariose, eleganti e senza tempo.
Poltrona in legno massello con inserti in polyrattan (un rattan plastico, perfetto se hai gatti in casa e non vuoi rinunciare al pattern della paglia di Vienna), dal look retrò e leggero.
La seduta è imbottita in velluto a coste, morbida, resistente e facile da pulire.
Raffinata e classica, questa poltroncina è dotata di struttura in legno massello, solida e pensata per l’uso quotidiano. La seduta è ampia e imbottita, i braccioli e lo schienale alto offrono un buon supporto.
Il dettaglio in intreccio viennese sullo schienale aggiunge un elegante richiamo retrò, perfetto per un living dal gusto anni ’50.
Un modello particolare, con seduta confortevole, linee morbide e comodi braccioli. La particolarità che la rende unica? L’inserto in paglia di Vienna che scherma i braccioli e aggiunge texture.
Il design sobrio e senza tempo si sposa con materiali eccellenti come teak e rattan naturale. Questa poltroncina artigianale porta in ogni stanza l’eleganza della semplicità.
Il design Mid-Century nasce negli anni ’50 e si riconosce per l’equilibrio tra forma e funzione. Le poltrone di questo filone hanno strutture leggere, gambe affusolate, materiali naturali come legno e fibre intrecciate. Sono sedute pensate per durare, visivamente pulite, ma mai anonime, perfette anche negli interni contemporanei.
Una poltrona piena di carattere. Il mix materico tra teak e fibre naturali e le linee oblique, la rendono sofisticata e senza tempo. Impeccabile nel living, ma anche in veranda.
Una poltrona in stile anni 50 dal carattere deciso, con struttura in legno di caucciù sostenibile.
Seduta e schienale imbottiti sono rivestiti in PU (un materiale sintetico che viene usato come alternativa alla pelle). I braccioli curvi e le gambe affusolate con terminali dorati aggiungono un tocco elegante e mid-century.
Lo Space Age nasce a cavallo tra la fine degli anni ’50 e i primi ’60, spinto dall’entusiasmo per il futuro e le nuove tecnologie. Linee curve, basi girevoli, forme avvolgenti e materiali innovativi definiscono questo stile futuristico, che ancora oggi risulta sorprendentee scenografico.
Girevole e reclinabile, con seduta ampia e imbottita per un relax totale. Rivestita in tessuto verde, poggia su una base in metallo in tinta, ispirata alla linea Tulip di Saarinen, che la rende stabile e visivamente pulita.
Negli anni ’50 anche i tessuti sono protagonisti. Fantasie geometriche, pied de poule e motivi grafici vengono utilizzati per dare carattere alle sedute. Sono poltrone che funzionano come veri accenti visivi, capaci di animare anche gli spazi più neutri.
Poltrona in stile anni ’50 con piedini in metallo, rivestita in elegante tessuto pied de poule bianco e nero.
La seduta ampia e le dimensioni generose (78×86×H84 cm) la rendono un pezzo importante, dal forte impatto visivo.
Questa poltroncina retrò, con struttura in legno è pensata per durare nel tempo.
Tutto il comfort che cerchi in un piccolo spazio: questa seduta si adatta anche agli spazi compatti portando carattere e movimento, grazie alla fantasia geometrica.
Scegliere una poltrona in stile anni ’50 non significa inseguire una moda, ma portare in casa un pezzo di design capace di attraversare il tempo. Che sia una riproduzione imbottita, un modello con paglia di Vienna o una seduta più audace in stile Space Age, ciò che conta è il dialogo che riesce a creare con lo spazio e con chi lo vive ogni giorno.
Inserite con equilibrio, riescono a dare carattere anche agli ambienti più semplici, senza bisogno di grandi rivoluzioni.
C’è un momento preciso in cui questa domanda arriva e non sai da dove cominciare:
quando hai appena imbiancato e non hai alcuna voglia di rimetterti tra rulli, teli e schizzi di pittura.
quando vivi in affitto;
quando senti di volerti aprire al colore, ma non te la senti di iniziare dalle pareti.
Se percepisci che la casa è ordinata, luminosa e curata, ma non vibra come vorresti e non racconta chi sei, questo è il segnale che hai bisogno di portare i tuoi colori in casa.
La buona notizia è questa: una casa può essere percepita come colorata anche se le pareti sono bianche. La “cattiva” notizia è che continuare a rifugiarsi solo nei neutri non è una scelta, ma una rinuncia.
Viviamo in un’epoca in cui il bianco, il beige e il grigio sono diventati una tendenza totalizzante. Dilagano negli interni, si replicano all’infinito su Pinterest, sulle riviste, sui social. Ambienti impeccabili, sì, ma anche silenziosi, anestetizzati, emotivamente spenti.
Il colore, invece, è una necessità per ogni essere umano e se la pensi diversamente, secondo me, è solo perchè non hai ancora individuato i colori giusti per te.
Ciao, sono Federica, home stylist e interior blogger.
In altre parole, supporto le persone come te a creare una casa che le rappresenti.
Interni tutti neutri? Ecco perché dovresti evitarli
Una casa completamente neutra non è rassicurante: è priva di stimoli. Scegliere solo bianco, beige e grigio non significa andare sul sicuro, significa restare in superficie. È un rifugio visivo che evita il rischio, ma evita anche il coinvolgimento emotivo. In altre parole, non ti porta benefici positivi: ti anestetizza.
I neutri, per loro natura, non trasmettono nulla:
non attivano;
non motivano;
non trasmettono sensazioni (nè positive, nè negative).
Sono ottimi per fare da ponte tra due colori o per restare una base su cui poi aggiungere tinte e contrasti, ma da soli non bastano per rendere una casa viva, vitale, vissuta.
Questo non vuol dire che tu debba vivere circondato da un mix caleidoscopico di colori accesi, saturi o invadenti, a meno che non ti piacciano. I colori non sono solo “forti” o “vivaci”. Esistono tinte chiare, scure, polverose, profonde, desaturate, morbide, vellutate.
C’è una gamma infinita di tinte che nulla hanno a che fare con l’eccesso.
Usare i colori che ami davvero nella tua casa ti permette di ricevere ogni giorno una dose costante di energia positiva.
Se pensi che una casa senza colori sia giusta per te, voglio dirti una cosa: molto probabilmente non è vero che ami solo i neutri e che il colore ti innervosisce.
La verità, da professionista che ogni giorno lavora con colori, persone e case reali, è un’altra: non hai ancora individuato i tuoi colori felici e le dosi giuste per utilizzarli in casa. Quelli che appartengono alla tua memoria, al tuo vissuto, e che proprio per questo non ti annoiano mai.
Pareti bianche e accessori colorati: ecco a cosa fare attenzione
Oggi abbiamo a disposizione uno strumento prezioso, capace non solo di individuare i tuoi colori felici, ma anche di mostrarti che tipo di contrasti cromatici ti fanno stare bene: tra chiaro e scuro, tra caldo e freddo.
Si chiama RAH test e, se vuoi, possiamo farlo insieme. Così smetti di arrovellarti davanti a palette che non senti tue e di dubitare continuamente delle tue scelte.
Perché è importante avere consapevolezza di quali contrasti preferisci? Come questo test basato sulle neuroscienze dimostra, ogni individuo reagisce in modo diverso ai contrasti cromatici. C’è chi si sente a casa in ambienti dai contrasti delicati e chi, al contrario, ha bisogno di accostamenti più decisi per percepire equilibrio.
Se vuoi – o devi avere – pareti bianche, questo aspetto diventa fondamentale.
Ti faccio due esempi concreti, presi da alcuni test RAH realizzati negli ultimi mesi.
M. ama colori chiari e contrasti morbidi. Dal suo test RAH, che vedi qui sotto, emerge che i suoi colori preferiti sono, per l’88% chiari e semi chiari. Nel suo caso, pareti bianche abbinate a tinte aranciate chiare o azzurri delicati creano un insieme armonioso e delicato. Il contrasto c’è, ma è lieve. Per questo, dovendo progettare il suo living con pavimento scuro, ho puntato tutto sulle tinte luminose, per renderle predominanti. Ho pensato a un divano celeste chiaro, tende e tappeto chiari e un pouf color pesca molto luminoso.
A., invece, ama soprattutto i colori intermedi: semi chiari e semi scuri. Il 76% della sua palette è contraddistinta da tinte chiare e semi chiare. Questo vuol dire che, volendo tenere le pareti bianche, potrebbe aggiungere diversi elementi colorati semi chiari e semi scuri, creando contrasti più decisi rispetto a quelli di M. Accanto alla sua palette, che vedi qui sotto, trovi due immagini d’esempio che ho creato e inserito nel manuale del suo RAH test: servono a guidarla nella creazione del giusto contrasto cromatico in casa.
Ecco perché i contrasti che ami sono la base di ogni palette riuscita.
Valgono per l’accostamento tra divano e tappeto, tra cuscini e seduta, tra quadri e pareti bianche e anche nella scelta dei piccoli elementi, da accostare ai tuoi arredi.
Come aggiungere colore in una casa con pareti bianche
Una casa colorata può avere pareti bianche. Il colore non è solo pittura murale: è direzione, ritmo, intenzione.
Ecco alcune idee per portare il colore in casa senza dipingere le pareti, andando oltre i soliti accessori.
1. Color capping: il soffitto come quinta scenica
Se non sei prontə ad avere una superficie colorata all’altezza degli occhi, guarda in alto.
Il soffitto è una superficie spesso dimenticata, ma ha un potenziale inespresso molto potente. Il color capping è una delle pochissime tendenze che consiglio davvero: avvolge lo spazio, lo rende più intimo, più progettato. Non servono soffitti altissimi: con un colore chiaro o medio puoi lavorare tranquillamente anche da 270 cm in su, senza che la stanza sembri più bassa.
2. Porte colorate
Soprattutto se hai una casa con qualche anno di età in cui le porte sono in legno massello, ma un po’ troppo scure per i tuoi gusti, non le sostituire, rendile protagoniste. Puoi usare un colore che faccia da filo conduttore in casa.
Così facendo, il corridoio si arreda da solo.
Se non vuoi portare quel colore in ogni stanza, puoi dipingere anche solo una faccia della porta. A tal proposito, ti lascio qui sotto uno schemino per dipingere una stessa porta in due colori diversi o solo da un lato.
3. Libreria colorata
Una libreria rappresenta un volume importante, che può davvero fare la differenza in una stanza con pareti bianche. Inoltre, permette di aggiungere ulteriore colore o tinte neutre attraverso i libri e gli oggetti decorativi sulle mensole.
Se la libreria non ha il fondo, si creerà un contrasto tra parete e colore del mobile, quindi, scegli il suo colore tenendo conto di quanto contrasto vuoi creare.
Qui il dialogo con la parete bianca è diretto: più contrasto scegli, più il mobile diventa protagonista. Per questo, il colore va selezionato in base al livello di contrasto che senti tuo, non in base alla moda del momento.
4. Una gallery wall importante
Una parete bianca prende vita all’istante con una gallery colorata e ben studiata. Scegli due o tre colori – anche di più, se ti rappresentano – e usali come filo conduttore tra soggetti, cornici, stampe. Il risultato non è solo decorazione, ma il tuo racconto.
Sì, anche le tende possono essere colorate. Qui serve attenzione: se non sono oscuranti, il loro colore si diffonderà nella stanza con la luce naturale. È un effetto bellissimo, ma va previsto. Ancora una volta, conoscere i colori che ti fanno stare bene fa la differenza.
Se scegli di osare con delle tende colorate, potrebbe tornarti utile la regola del 60 30 10, un must per creare un ambiente armonioso.
Una casa colorata non deve per forza avere pareti colorate
Una casa può essere colorata anche con pareti bianche. Il punto non è quanto colore usi, ma quale e come.
i neutri da soli non bastano
il colore giusto non stanca
i contrasti che ami guidano ogni scelta
anche piccoli interventi possono cambiare tutto
Se senti che è arrivato il momento di smettere di copiare palette e iniziare a costruire un interno che ti somiglia davvero, il RAH test è il primo passo, per scoprire i tuoi colori felici e imparare a usarli, con consapevolezza, nella tua casa.
Ristrutturare un appartamento in città ti pone di fronte sempre alla stessa immancabile sfida: far convivere estetica, funzionalità e flessibilità, soprattutto se la casa è vissuta da una coppia o una famiglia – o se si vuole tenere aperta la possibilità di affitti brevi in città d’arte.
Questo progetto spagnolo, visto sul sito immobiliare Larsson estate ci offre tanti spunti intelligenti da cui prendere ispirazione. Vediamoli insieme.
Open space luminoso: come arredare un soggiorno grande
La zona giorno è un grande open space con ampie finestre: una condizione ideale, ma anche insidiosa. Gli spazi ampi, infatti, rischiano di sembrare freddi o poco definiti e se da un lato le ampie finestre portano luce, dall’altro rendono la progettazione degli spazi più difficoltosa.
Qui la soluzione è chiara:
Divani chiari, bassi e profondi creano un’isola conversazione accogliente
Un tappeto ampio e materico unifica l’area relax e smorza la sensazione di “vuoto”
Il tavolino leggero in metallo e piano in marmo aggiunge eleganza senza appesantire
Consiglio da copiare: in soggiorni grandi non basta “mettere un divano contro il muro”. Crea micro-zone funzionali (relax, pranzo, studio) usando tappeti, lampade e disposizione degli arredi.
Cucina a vista elegante: glamour contemporaneo senza pensili
La cucina è parte integrante del living e diventa quasi un elemento d’arredo in continuità.
Scelte che troviamo molto interessanti:
Solo colonne e isola, niente pensili, così la parete resta leggera
Ante lisce nere con venature del legno visibili: danno calore e modernità al tempo stesso
Piano in gres effetto marmo grigio lucidoè luminoso, ma resistente (forse noi avremmo consigliato una finitura opaca, perché è più pratica)
Maniglie e dettagli glamour dorati, ripresi negli sgabelli in metallo con seduta in velluto nero
Al posto dei pensili, una mensola elegante con quadri in bianco e nero: la cucina entra nel linguaggio del soggiorno.
Consiglio da copiare: se temi che una cucina a vista sembri troppo “tecnica” e minimal, lavora su materiali sofisticati, dettagli metallici e oggetti decorativi. Deve sembrare una zona arredata con stile, non solo un luogo operativo. In questo modo l’integrazione con il soggiorno, risulterà più naturale ed elegante.
Il colore usato con intelligenza: pareti dipinte a metà
Nella camera principale troviamo una soluzione semplicissima, ma di grande effetto: pareti dipinte a metà altezza.
Parte inferiore: grigio scuro profondo
Linea di separazione: sottile fascia nera
Parte superiore: bianco caldo panna
Anche termosifoni e armadio seguono la stessa logica cromatica, diventando parte del progetto.
Perché funziona:
Abbassa visivamente l’altezza e rende la stanza più avvolgente
Aggiunge carattere senza usare carta da parati o rivestimenti costosi
Integra elementi tecnici (radiatori, armadi) invece di nasconderli
Questa è una soluzione perfetta per camere moderne che vogliono essere eleganti ma non anonime.
Camera multifunzione: zona notte + angolo studio + letto extra
Sempre nella camera principale è stato ricavato un angolo studio con divano letto blu. Non è solo una scelta estetica, ma una strategia progettuale:
Di giorno: zona lavoro o lettura
Di notte: posto letto in più per ospiti
Consiglio da progettista: quando ristrutturi, chiediti sempre “Questa stanza può fare più di una cosa?” Una poltrona letto, un divano compatto o una scrivania ben integrata rendono la casa più flessibile nel tempo a seconda delle esigenze del momento.
Carta da parati grafica: carattere senza caos
Nella seconda camera, l’atmosfera cambia completamente:
Pareti giallo senape dipinte a metà
Dietro il letto, carta da parati panoramica grafica in bianco e nero in stile paesaggio illustrato
Il risultato è uno stile francese eclettico chic equilibrato: il colore caldo dialoga con il disegno in bianco e nero, che resta elegante e non invadente.
Consiglio da progettista: se usi una carta da parati importante, mantieni il resto della stanza semplice (tessili neutri, arredi lineari). Il protagonista deve essere uno solo, per non creare confusione e stanze poco accoglienti.
Bagno piccolo? Usa gli specchi come strumento progettuale
Nel bagno della suite il trucco è tutto nel gioco di specchi. Superfici riflettenti ben posizionate amplificano la luce e raddoppiano visivamente lo spazio.
Non è solo una scelta estetica: è una strategia per far sembrare il bagno più grande, più luminoso e più “importante”.
Una casa pensata per vivere… o per affittare
Dal numero di posti letto e dalla flessibilità degli ambienti, questo appartamento sembra progettato anche in ottica affitto breveper Airbnb. Ed è uno spunto utilissimo anche per chi ristruttura in città d’arte italiane.
Cosa imparare:
Più posti letto senza sembrare un dormitorio
Ambienti neutri, ma con qualche accento forte (carta da parati, pareti bicolore, accenti di colore) per rendere la casa più interessante
Spazi versatili che funzionano per una famiglia… ma anche per gli ospiti
Una casa bella, funzionale e flessibile mantiene più valore nel tempo, sia per chi la vive sia per chi decide un giorno di metterla a reddito.
Questo appartamento, segue un po’ il nostro approccio e ci insegna che ristrutturare bene non significa riempire di arredi, ma:
✔ Definire le funzioni con l’arredo ✔ Usare il colore in modo architettonico ✔ Scegliere materiali che dialogano tra loro ✔ Rendere ogni stanza più flessibile, dove possibile
Sono scelte che funzionano in una casa europea contemporanea… ma anche in un normale appartamento di città, se progettate con attenzione.
C’è un pregiudizio radicato quando si parla di architettura: l’idea che il
progetto “su misura” sia qualcosa di elitario, un surplus riservato a chi può
permettersi metri quadri generosi e budget importanti.
In realtà accade spesso l’esatto contrario. È proprio quando lo spazio è poco,
irregolare o complesso che il progetto su misura smette di essere un’opzione e
diventa una necessità.
Un piccolo intervento residenziale come Casa
Hannah lo dimostra con chiarezza; progettata dallo studio Workshop, Diseño y
Construcción a Mérida, nello Yucatán, Messico, su un lotto estremamente
contenuto, il progetto non “abbellisce” lo spazio: lo rivela.
Cosa significa davvero su misura?
Progettare su misura non vuol dire risolvere un incastro difficile o disegnare
un arredo ad hoc. È, prima di tutto, un modo di guardare allo spazio: partire
dal luogo, dalle sue dimensioni reali, dalla luce, dal clima, e da come verrà
abitato. Significa costruire una risposta coerente, senza forzature e senza
scorciatoie.
In Casa Hannah questo approccio è evidente. Su un lotto di appena 105 metri
quadrati, gli architetti non hanno cercato di replicare il modello della casa
tradizionale in formato ridotto. Hanno scelto piuttosto di lavorare sulla
continuità degli spazi, sul rapporto tra interno ed esterno, sulla percezione. I
metri quadri restano gli stessi, ma la sensazione è di uno spazio che si dilata.
Gli spazi respirano, la luce accompagna il percorso, l’architettura fa il
suo lavoro senza farsi notare troppo.
In un progetto ben calibrato nulla è superfluo, ogni scelta ha un senso, ogni
spazio trova il suo ruolo. Non servono metri quadri in più, ma metri quadri
pensati meglio. Casa Hannah tiene tutto insieme con un’idea chiara, e il
risultato è una qualità dell’abitare che si percepisce nel tempo.
Spesso ci si chiede quanto possa costare un progetto davvero su misura. Molto
meno, invece, ci si chiede quanto costi vivere ogni giorno in uno spazio che non
lo è.
Bespoke Design Is Not a Luxury: The Case of Casa Hannah
There is a deeply rooted misconception when it comes to architecture: the idea that bespoke design is something elitist, an added extra reserved for those who can afford generous floor areas and substantial budgets.
In reality, the opposite is often true. It is precisely when space is limited, irregular, or complex that bespoke design stops being an option and becomes a necessity.
A small residential project like Casa Hannah makes this point clearly. Designed by Workshop, Diseño y Construcción in Mérida, Yucatán, Mexico, on an extremely compact plot, the project does not attempt to “embellish” the space. It reveals it.
What does bespoke really mean?
Designing bespoke does not mean solving a tricky corner or creating a custom piece of furniture. First and foremost, it is a way of looking at space: starting from the site itself, its real dimensions, light conditions, climate, and the way it will be lived in. It means shaping a coherent response, without forcing solutions or taking shortcuts.
In Casa Hannah, this approach is immediately evident. On a plot of just 105 square metres, the architects did not try to compress the traditional house model into a smaller footprint. Instead, they focused on spatial continuity, on the relationship between interior and exterior, on perception. The square metres remain the same, but the space feels as though it expands.
The rooms breathe, light guides the movement through the house, and the architecture does its work quietly, without drawing attention to itself.
In a well-calibrated project, nothing is superfluous. Every choice has a purpose, every space finds its role. What matters is not having more square metres, but having better thought-out ones. Casa Hannah holds everything together with a clear idea, and the result is a quality of living that reveals itself over time.
We often ask how much a truly bespoke project might cost. Far less frequently do we ask how much it costs to live, every day, in a space that is not.