18 Aprile 2026 / / La Gatta Sul Tetto

Dal 20 al 26 aprile torna Alcova, uno degli appuntamenti più attesi della scena del design contemporaneo, che per l’edizione 2026 riunisce 131 espositori internazionali in due luoghi profondamente diversi ma complementari: Villa Pestarini e l’Ospedale Militare di Baggio. 

alcova
Ospedale Militare di Baggio

Da un lato, la villa progettata da Franco Albini, esempio raffinato di Razionalismo milanese e aperta per la prima volta al pubblico; dall’altro, un vasto complesso istituzionale, stratificato e in continua trasformazione. Due contesti che diventano il terreno di confronto per una riflessione sul presente del design, tra memoria, sperimentazione e cultura materiale. 

Alcova e Villa Pestarini: dialoghi con l’eredità modernista 

 Unica residenza privata progettata a Milano da Albini, Villa Pestarini accoglie interventi che si confrontano direttamente con il suo linguaggio architettonico. Qui il passato non è solo riferimento, ma materia viva da reinterpretare. 

Villa Pestarini, Foto di Luigi Fiano

Tra i progetti più significativi, l’installazione di Patricia Urquiola per Haworth e Cassina mette in relazione le riedizioni dei pezzi iconici di Albini con nuove produzioni contemporanee, creando un dialogo tra epoche e sensibilità. 

Allo stesso tempo, Boccamonte presenta la sua prima collezione di arredi, ispirata al lavoro di Luisa Castiglioni, allieva dello stesso Albini. 

Gli ambienti della casa, dal piano terra agli spazi esterni, sono attraversati da una costellazione di designer e studi che ne reinterpretano l’identità stilistica con approcci diversi, tra ricerca materica, contaminazioni e nuove narrazioni progettuali. 

Alcova e Ospedale Militare di Baggio: una città nella città 

Il secondo fulcro di Alcova si sviluppa all’interno dell’ex Ospedale Militare di Baggio, un luogo che si apre al pubblico rivelando nuovi spazi e percorsi. Qui il progetto curatoriale assume la forma di una “città nella città”, dove edifici, cortili e infrastrutture vengono riattivati attraverso installazioni e interventi su diverse scale. 

Nella chiesa, accessibile per la prima volta, l’installazione Devices for Connection di Leo Lague e Versa trasforma lo spazio in un ambiente immersivo che intreccia luce, suono e tecnologia, riflettendo sul bisogno contemporaneo di spiritualità e connessione. 

Negli hangar industriali, il design si misura con dimensioni più ampie. 

THRESHOLD di Objects of Common Interest costruisce un paesaggio fatto di soglie e percezioni, dove elementi mobili ridefiniscono continuamente lo spazio. Accanto, Seat in touch di Supaform rilegge l’idea di spazio pubblico funzionale, trasformandolo in un sistema di sedute che invita alla condivisione e alla sosta, arricchito dall’uso dei mattoni ceramici Bloc di Mutina. 

Questo stesso spazio ospita anche le Alcova Talks, curate da Design Hotels, con una serie di incontri dedicati al tema dell’ospitalità come esperienza culturale ed emotiva. 

Design, notte e socialità: il ritorno di VOCLA 

Nel secondo hangar torna VOCLA / Design by night, un progetto che parte da un hangar industriale e unisce design, architettura e vita notturna. Realizzato in collaborazione con HENGE e progettato da Ugo Cacciatori, lo spazio si trasforma in un club temporaneo dove si respira un’atmosfera fatta di installazioni, musica e convivialità. 

Si rinnova la collaborazione con Yapa, che firma il cocktail bar con una selezione di drink signature affiancati da proposte gastronomiche curate dallo chef Matteo Pancetti. A completare l’atmosfera, un progetto sonoro che intreccia diversi soundscape, con contributi di Stra, Alex Neri, Yas Reven, DJ Tree e altri. 

Se nelle ore serali il format resta accessibile solo su invito, durante il giorno lo spazio si apre al pubblico. Qui trovano spazio le VOCLA Talks: una serie di conversazioni pomeridiane con ospiti internazionali, tra cui l’architetto Bjarke Ingels. 

Il programma include anche un workshop dedicato all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei processi creativi, realizzato in collaborazione con Claude. 

Il percorso all’interno dell’Ospedale si articola in una molteplicità di ambienti — hangar, canonica, lavanderia, spazi outdoor — ognuno attivato da progetti che spaziano tra design indipendente, ricerca accademica e sperimentazione materica. 

La varietà degli interventi restituisce una visione ampia e sfaccettata del design contemporaneo, dove convivono produzioni emergenti e realtà affermate, pratiche artigianali e approcci più tecnologici. 

Sito ufficiale Alcova

DOVE E QUANDO : dal 20 al 26 aprile 2026
Villa Pestarini, via Mogadiscio 2, Milano – 10:00 — 19:00 (last entry 18:30)
Ospedale Militare di Baggio, via Giovanni Labus 10, Milano -11:00 — 19:00 (last entry 18:00)
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17 Aprile 2026 / / Dettagli Home Decor

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No Architects e il bianco che fa rinascere una fattoria nei Sudeti

Ci sono luoghi che il tempo ha inghiottito in silenzio, lasciando solo le mura a testimoniare una vita che fu. Nei Monti Metalliferi, al confine tra Repubblica Ceca e Germania, una di queste architetture fantasma è tornata a respirare, grazie alla visione radicale di No Architects, studio praghese noto per il suo approccio concettualmente rigoroso e visivamente potente.

Il risultato è un intervento che non finge di essere altro da ciò che è: contemporaneo, vivo e dichiaratamente bianco.

Un territorio svuotato di anime

Per comprendere appieno la forza di questo progetto, occorre partire dalla storia del luogo. A differenza di altre regioni della Boemia, i Monti Metalliferi erano abitati quasi esclusivamente da popolazione di lingua tedesca. Dopo il 1945, con l’espulsione di questa comunità, il paesaggio si svuotò di colpo: oltre cinquecento villaggi e millecinquecento piccoli insediamenti vennero abbandonati sulle pendici, lasciando le montagne prive di cuore e anima. Uno di questi edifici, relativamente tipico nella sua architettura rurale sudeta, è diventato il punto di partenza dell’intervento di No Architects.

paesaggio montano intorno alla fattoria rinata su progetto di No Architects

Per settant’anni l’edificio ha vissuto una seconda vita precaria: ristrutturazioni parziali, adattamenti pragmatici, strutture accessorie aggiunte senza una logica d’insieme. Alla fine aveva ospitato persino un piccolo sci club, ma la sua esistenza era ormai giunta al termine, sia moralmente che strutturalmente.

Rompere con la nostalgia

La prima, coraggiosa decisione di No Architects è stata anche la più dichiaratamente ideologica: abbandonare la retorica della nostalgia malinconica. Niente romanticismo montano da cartolina, niente celebrazione del degrado come poetica del vissuto. Lo studio ha scelto di non raccontare una storia di abbandono, ma di vita. Una vita nuova, capace di irradiare energia e ottimismo tutto l’anno, anche nelle condizioni climatiche severe che caratterizzano i Monti Metalliferi.

vista panoramica della fattoria Sudeti, progetto No Architects

Questa posizione si traduce in una scelta cromatica tanto semplice quanto radicale: il bianco. Un bianco totale, integrale, che si estende dal rivestimento in acciaio dell’edificio storico alla lamiera del nuovo volume, dalla ghiaia dei sentieri alla piccola spiaggia creata lungo lo stagno. Un bianco che non si nasconde, che non si scusa, che afferma con determinazione la presenza del presente in un luogo segnato dall’assenza.

Il progetto di No Architects: vecchio e nuovo in dialogo

Prima di costruire, No Architects ha demolito. Tutte le strutture parassite aggiunte negli anni — i ricoveri, gli annessi, i volumi incoerenti — sono stati rimossi. Le pietre recuperabili sono state salvate e reintegrate. Il nuovo programma edilizio è stato condensato in un unico volume organico, dove l’edificio storico e il nuovo corpo si affiancano lungo il pendio, uniti da una terrazza coperta e chiudibile con copertura continua.

vecchio e nuovo volume della fattoria rinnovata da No Architects con al centro una terrazza chiusa ma apribile

base è in pietra locale dei Monti Metalliferi della fattoria bianca ristrutturata da No Architects

Il rivestimento in acciaio bianco racconta la propria natura costruttiva senza pudore: strisce insolitamente strette e numerose giunture sottolineano la “tettonica” della lamiera, trasformando un materiale industriale in un elemento di espressione architettonica. Le finestre, incorniciate in ferro, sono protette da vetro infrangibile — una scelta che parla di durabilità e rispetto per il contesto montano, non di arrendevolezza.

La base è in pietra locale dei Monti Metalliferi: le rovine del passato che diventano fondamenta del futuro.

Tecnologia e sostenibilità in quota

No Architects non si è limitata all’involucro. L’intero sistema impiantistico è pensato per rispondere alle condizioni estreme di un sito a 900 metri di quota, dove la temperatura media annua sfiora i 4°C e la neve copre il terreno fino a cento giorni l’anno. Sotto il prato antistante corrono le tubazioni di un collettore geotermico, che accumula il calore estivo per distribuirlo negli ambienti durante i mesi freddi. L’acqua proviene da un nuovo pozzo e viene trattata da un impianto di fitodepurazione. L’energia elettrica è prodotta da un impianto fotovoltaico integrato nel tetto verde dell’edificio agricolo interrato.

interno del nuovo volume della fattoria Sudeti con al centro un camino in muratura

Il riscaldamento a pavimento a bassa temperatura convive con massicci camini in muratura, capaci di quella radiazione termica secca e avvolgente che nei lunghi inverni di montagna è qualcosa di più di un comfort: è una necessità psicologica. Persino la gestione remota — luci, serrature, tapparelle, telecamere — è affidata a un sistema integrato via satellite, perché un luogo del genere deve poter funzionare anche quando nessuno è lì a presidiarlo.

vista nottura della fatturia Sudeti illuminata

Spazi per vivere davvero

Gli interni degli appartamenti e della casa del custode sono stati progettati con una filosofia chiara: semplicità accogliente, capace di resistere all’uso intensivo dei visitatori. Pavimenti in rovere, piastrelle in ceramica, falegnameria in MDF laccato e impiallacciatura in legno massello: materiali onesti, calibrati per durare. Perché questi spazi sono pensati per bambini che corrono, capelli profumati di fumo e dita appiccicose di resina — per chi vive i luoghi davvero, non solo li fotografa.

uno degli interni progettato da NO Architects nel vecchio edificio della fattoria Sudeti

Con questo progetto, No Architects firma qualcosa di raro nell’architettura contemporanea: un atto di ricostruzione identitaria che non guarda indietro con rimpianto, ma in avanti con determinazione. Il bianco non è assenza. Qui, è un inizio.

Progetto dello studio NO Architects – www.noarchitects.cz

Immagini di Studio Flusser

 

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