10 Luglio 2026 / / La Gatta Sul Tetto

Presentata a EuroCucina in un allestimento di grande impatto scenografico, Château Suprême rappresenta la massima espressione del savoir-faire di La Cornue. Dotata di due moduli scaldavivande, si distingue per il piano di lavoro con tagliere integrato in noce, i bruciatori e il piano cottura impreziositi dalle iconiche cinque stelle La Cornue, le manopole bimateriche in smalto nero lucido e ottone e lo zoccolo decorato con barre profilate e rosoni d’ispirazione Art Déco. 

Château Suprême

Insomma, l’attenzione ad ogni minimo dettaglio ha fatto un’enorme differenza in questa partnership. 

Impreziosita dalla placca esclusiva nata dalla collaborazione La Cornue x Ferris Rafauli, la cucina offre inoltre un livello di personalizzazione pressoché illimitato: dalla cappa o barra portasalviette rivestite in pelle alle manopole incastonate di diamanti, fino a soluzioni realizzate su richiesta per soddisfare ogni esigenza estetica e progettuale. 

La Cornue Flamberge Suprême 

Ad ampliare l’universo Château Suprême arriva, tra le novità 2026, Flamberge Suprême, il girarrosto progettato per affiancare la cuisinière della stessa collezione. 

Autentico concentrato di tecnologia, il sistema Flamberge ottimizza il ricircolo del calore per garantire una cottura uniforme e impeccabile. Da sempre simbolo del marchio, permette di arrostire con precisione carni, selvaggina, pesce, ma anche frutta e verdura intera, valorizzando aromi, consistenze e succosità. 

Château Suprême

I colori ufficiali di questo modello firmato Ferris Rafauli sono il FR Blue, California Blue, Essex Green e Cloud Gray. 

 Chateau Supreme è inoltre personalizzabile nelle finiture: 

– Nichel lucido, dettagli in ottone lucido e corrimano in nichel lucido 

– Rifinitura in nichel spazzolato, dettagli e corrimano 

Disponibile anche in tutte le altre finiture colore Château, è pensata per ville, attici e residenze di prestigio

La collaborazione con Ferris Rafauli, noto anche per aver progettato l’abitazione del rapper Drake, ha accentuato ancora di più il carattere di oggetto d’arredo e di design: la Château Suprême è concepita come il fulcro estetico della cucina, oltre che come strumento di cottura. 

Citando le parole dello stesso Rafauli: 

« Il mio intento era rispettare la storia secolare di Maison La Cornue, creando al tempo stesso una linea capace di essere insieme senza tempo e profondamente contemporanea, pensata per i gourmet di oggi” – ha dichiarato Ferris Rafauli – “Il risultato è maestoso: una cuisinière che diventa il fulcro della casa e il gioiello della cucina. » 

Per info: sito ufficiale La Cornue

9 Luglio 2026 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor

Casa Gruta, il rifugio brutalista che dialoga con la terra

Nel cuore dello Yucatán, dove la terra custodisce grotte, cenotes e cavità sotterranee scavate nel tempo, sorge un progetto che sembra appartenere più alla geologia che all’edilizia. Casa Gruta, situata nel quartiere Sisal di Valladolid, è l’ultima opera firmata dallo studio di Salvador Román e Adela Mortera: un’abitazione che indaga la percezione dello spazio, della scala e della materialità attraverso un linguaggio scultoreo e profondamente radicato nel paesaggio messicano. Non è un caso che il progetto abbia già attirato l’attenzione della critica internazionale, interessata a un modo di costruire che rifiuta l’estetica patinata per abbracciare la ruvidezza autentica della materia.

Una scultura abitabile ispirata alla geologia dello Yucatán

Più che una casa, Casa Gruta si presenta come una scultura contemporanea da abitare. Il riferimento è esplicito e dichiarato: le formazioni geologiche tipiche della penisola dello Yucatán, tra grotte, caverne e cenotes, diventano il vocabolario formale e cromatico dell’intero progetto. La palette materica, volutamente sobria, riprende i toni terrosi e le texture ruvide di questi paesaggi carsici, restituendo un’architettura che pare emergere dal suolo piuttosto che esservi sovrapposta.

È qui che lo stile brutalista trova una declinazione tutta particolare: non la durezza urbana del cemento a vista delle metropoli occidentali, ma una materialità calda, quasi organica, in cui il calcestruzzo dialoga con la luce naturale come farebbe la roccia calcarea di una grotta yucateca. Le superfici, lasciate volutamente imperfette, cambiano tonalità nell’arco della giornata, seguendo il movimento del sole tra la vegetazione circostante: un dettaglio che rende la casa viva, mutevole, mai identica a se stessa.

Salotto in stile brutalista di Casa Gruta con vista sulla piscina e amaca sospesa

Vasca in calcestruzzo di Casa Gruta immersa tra i tronchi degli alberi, stile brutalista

Il percorso sensoriale tra compressione ed espansione

L’esperienza spaziale di Casa Gruta è costruita come un vero e proprio rito di passaggio. Il progetto si ispira alla sequenza tipica dei cenotes e delle caverne sotterranee, dove tunnel stretti, camere a volta e radure aperte alternano compressione ed espansione in un percorso quasi iniziatico. Muoversi all’interno della casa significa attraversare una successione di esperienze spaziali distinte, ciascuna capace di modulare percezione, luce e respiro.

L’ingresso è segnato da un albero di álamo, pianta che nella tradizione yucateca indica la presenza di formazioni sotterranee nelle vicinanze, e introduce i visitatori in un vestibolo a cielo aperto. Un gesto architettonico che richiama gli antichi rituali Maya compiuti prima di accedere ai cenotes, trasformando l’ingresso in un momento di soglia e di preparazione.

Scala scultorea in cemento di Casa Gruta, esempio di architettura brutalista in Messico

Ingresso di Casa Gruta segnato dall'albero di álamo, rituale Maya reinterpretato in chiave brutalista

Vestibolo a cielo aperto di Casa Gruta con vasca in cemento e alberi, progetto di Salvador Román e Adela Mortera

Casa Gruta: un santuario per rallentare il tempo

Al di là della sua identità formale, Casa Gruta si propone come un santuario per l’introspezione. In un’epoca dominata dal ritmo accelerato della vita contemporanea, la casa invita a fermarsi, a riflettere sul rapporto tra effimero ed eterno, lasciando che luce e ombra raccontino il trascorrere del tempo sulle superfici in calcestruzzo. Il dialogo tra i nuovi interventi architettonici e le preesistenze del sito rafforza questa tensione tra permanenza e trasformazione, cifra distintiva del lavoro di Salvador Román e Adela Mortera.

Anche gli spazi esterni partecipano a questa narrazione: la piscina semicircolare, incassata nel corpo scultoreo dell’edificio, diventa un elemento di continuità tra interno ed esterno, mentre le amache sospese tra gli alberi trasformano ogni angolo del giardino in un piccolo rifugio contemplativo.

Camera da letto di Casa Gruta con pareti in cemento a vista e opera d'arte, stile brutalista

Bagno di Casa Gruta con specchio dalle forme organiche e finiture in ottone, design Paulina Román e Andrés Briceño

Cucina di Casa Gruta con isola in calcestruzzo e sgabelli in legno recuperato

Momento di relax in amaca sospesa sulla piscina di Casa Gruta, santuario per l'introspezione

Scheda tecnica

  • Nome del progetto: Casa Gruta
  • Località: Valladolid, Yucatán, Messico
  • Architetti: Salvador Román e Adela Mortera
  • Design degli interni: Paulina Román e Andrés Briceño
  • Costruzione: Calcestruzzo
  • Paesaggio: Archivio Vegetal / Paulina Román
  • Fornitori: Kimicolor, Cemex
  • Superficie edificata: 254 m²
  • Completamento: Gennaio 2025
  • Fotografo: Andrea Cinta / Fabian Martinez

Chi sono Salvador Román e Adela Mortera

Con sede a Mérida, nello Yucatán, Salvador Román e Adela Mortera formano un duo professionale e personale che affronta ogni progetto come l’occasione per costruire una narrazione abitativa, prima ancora che una risposta funzionale. Il loro approccio parte da un ascolto profondo dei bisogni, delle aspirazioni e della sensibilità di chi abiterà lo spazio, per dare forma a un concept e a uno stile di vita autentici.

Per scoprire altri progetti dello studio: instagram.com/chavaroman

Conclusioni

Casa Gruta si conferma così un esempio emblematico di come l’architettura brutalista possa emanciparsi dai suoi stereotipi urbani per farsi interprete sensibile del paesaggio, della memoria culturale e del bisogno, sempre più attuale, di spazi che restituiscano il valore del tempo lento. Un progetto che, tra cemento e natura, insegna a rallentare — e forse anche a riscoprire un modo più autentico di abitare.

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