MDW 2026: Foscarini, in assenza di Euroluce, presenta la sua nuova ricerca materica al Fuorisalone, nello Spazio Monforte.
Hai mai sentito parlare di kirigami tessile? Sì, hai letto bene. La classica lavorazione giapponese della carta, ma applicata alla maglieria tridimensionale.
E il passo ancora più sorprendente si fa ponendosi questa domanda: e se un prodotto lavorato a maglia diventasse anche una lampada? È da questo quesito che parte la ricerca di Foscarini che per questa Milano Design Week 2026 ci fa vivere un viaggio tra innovazione e tradizione artigianale.
Il progetto affidato a Jozeph Forakis e Lorenzo Palmeri
Questo nuovo capitolo di produzioni è stato affidato ai designer Jozeph Forakis e Lorenzo Palmeri. Ognuno di loro ha affrontato in modo autonomo il vasto territorio della maglieria 3D, esplorando il sorprendente potenziale espressivo quando viene messa in dialogo con la luce.
Forakis ha indagato le possibilità offerte dalle tecniche della lavorazione a maglia per generare volumi inediti, intervenendo anche sull’adattamento delle macchine e sperimentando l’uso di filati non convenzionali.
Jozeph ForakisLorenzo Palmeri
Palmeri, invece, ha mutuato alcune lavorazioni tipiche del mondo della moda per applicarle al design, concentrandosi sulla capacità delle superfici tessili bidimensionali di trasformarsi in forme tridimensionali. Attraverso soluzioni di derivazione sartoriale e tagli calibrati, il tessuto si apre e si articola come una sorta di kirigami tessile.
In entrambi i casi, il risultato porta con sé il carattere della scoperta: soluzioni che sembrano provenire da un universo diverso rispetto a quello da cui prendono origine.
Il concetto di soft tooling
Alla base di questa ricerca si colloca anche una riflessione sul concetto disoft tooling: lo strumento che dà forma agli oggetti non è uno stampo rigido, ma un telaio programmabile, capace di generare infinite variazioni. L’intelligenza intrinseca della tessitura apre così a un universo di alternanze cromatiche, variazioni di filato, pattern e texture, dando vita a effetti luminosi inattesi.
Non un prodotto industrializzato, ma artigianale, dove ogni creazione rimane unica proprio per la presenza di sottili differenze tra un oggetto e l’altro.
Origine di questa ricerca rimane il valore della libertà, espresso dalla stessa Foscarini attraverso le parole del suo presidente Carlo Urbinati:
<< Questi progetti nascono da un valore che consideriamo fondante: la libertà. Libertà che significa talvolta anche uscire dal seminato, sospendere la funzione, esplorare senza destinazione. È un regalo che ci facciamo come azienda. L’atteggiamento è quello della serendipity: la scoperta felice e inattesa che accade solo a chi ha il coraggio di cercare senza sapere cosa troverà >>.
Cosa è quindi il design se non un’interpretazione del valore della tecnologia per trasformare un processo industriale in un abbecedario capace di costruire parole e frasi dotate di senso?
FOSCARINI Spazio Monforte Corso Monforte, 19 20121Milano Giornate di apertura: 21-26 Aprile, h10:00 – 20:00Gli articoli sul Fuorisalone degli anni scorsi.Guida ufficiale al Fuorisalone.
Negli ultimi anni il minimalismo è diventato uno dei linguaggi più apprezzati nell’arredamento contemporaneo, soprattutto quando viene interpretato attraverso materiali come il vetro, sempre più utilizzato nei progetti.
Linee essenziali, palette cromatiche neutre e ambienti luminosi sono elementi che definiscono uno stile capace di unire eleganza e funzionalità. In questo contesto il vetro si afferma come uno dei materiali più efficaci per creare spazi moderni e armoniosi.
La sua trasparenza permette alla luce di diffondersi liberamente negli ambienti, riducendo la percezione degli ingombri e valorizzando l’architettura degli spazi. Il risultato è un equilibrio visivo raffinato, dove ogni elemento sembra dialogare con l’ambiente circostante. Non sorprende quindi che il vetro minimal sia sempre più utilizzato nei progetti di arredamento moderno, sia nelle abitazioni private sia negli spazi professionali.
Il fascino del vetro nel design contemporaneo
Il successo del vetro nel design degli interni nasce dalla sua capacità di unire leggerezza visiva e grande versatilità. A differenza di materiali più opachi e strutturati, il vetro consente di delimitare gli spazi senza interrompere la continuità visiva, un aspetto particolarmente apprezzato nei progetti contemporanei dove luce naturale e percezione dello spazio diventano elementi centrali.
Molti esempi di architettura e interior design mostrano proprio come superfici trasparenti e vetrate interne possano trasformare gli ambienti domestici, rendendoli più fluidi e luminosi.
Separare gli ambienti senza perdere la luce
Una delle applicazioni più interessanti negli interni riguarda le vetrate divisorie in vetro. In molte abitazioni contemporanee la distribuzione degli spazi è aperta e fluida, ma a volte emerge la necessità di creare zone più definite, ad esempio tra cucina e soggiorno oppure tra living e studio.
Le pareti vetrate e le vetrate scorrevoli rappresentano una soluzione efficace perché consentono di separare le funzioni senza sacrificare la luminosità. La luce continua a circolare tra gli ambienti e l’effetto finale è quello di uno spazio ordinato, arioso e contemporaneo.
Per ottenere un risultato armonioso è importante scegliere soluzioni progettate su misura, capaci di integrarsi con lo stile dell’abitazione e con la distribuzione degli spazi. In questi casi può essere utile affidarsi a servizi professionali di fornitura e installazione di elementi in vetro per interni, che permettono di realizzare vetrate, divisori e altre soluzioni personalizzate valorizzando luce e trasparenza negli ambienti domestici.
Parapetti e scale in vetro: leggerezza e sicurezza
Un altro ambito in cui il vetro trova grande spazio nel design minimalista è quello delle scale e dei parapetti. Nelle abitazioni su più livelli o nei loft con soppalco, le balaustre in vetro permettono di mantenere una continuità visiva che rende l’ambiente più aperto e luminoso.
Il vantaggio estetico è evidente: la struttura sembra quasi scomparire, lasciando emergere l’architettura della scala o del soppalco. Questo tipo di soluzione è particolarmente apprezzato negli interni contemporanei, dove si cerca di ridurre al minimo gli elementi visivamente pesanti.
Oltre all’aspetto estetico, le tecnologie moderne garantiscono elevati standard di sicurezza grazie all’utilizzo di vetri stratificati e temperati, progettati per resistere agli urti e all’uso quotidiano. In questo modo è possibile ottenere un risultato elegante senza rinunciare alla solidità delle strutture.
Il bagno contemporaneo: box doccia in vetro
Nel bagno il vetro è ormai uno dei materiali più utilizzati per creare ambienti ordinati e sofisticati. I box doccia in vetro trasparente o leggermente satinato permettono di valorizzare rivestimenti, superfici e giochi di luce, contribuendo a rendere lo spazio visivamente più ampio.
Rispetto alle soluzioni più tradizionali, una cabina doccia in vetro mantiene la continuità visiva delle pareti e dei pavimenti, evitando l’effetto di frammentazione che spesso si crea con materiali opachi o strutture troppo invasive. L’ambiente appare così più armonioso e contemporaneo.
Anche in bagni di dimensioni ridotte il vetro può fare una grande differenza, perché elimina le barriere visive e aiuta a percepire lo spazio in modo più aperto e luminoso.
Specchi su misura per amplificare lo spazio
Gli specchi su misura rappresentano un altro elemento fondamentale quando si parla di arredamento moderno e design trasparente. Oltre alla loro funzione pratica, svolgono un ruolo importante nella definizione dell’atmosfera degli ambienti.
Uno specchio di grandi dimensioni in un ingresso o in un soggiorno può amplificare la luce naturale e creare profondità, rendendo lo spazio più dinamico. Nei bagni contemporanei, invece, gli specchi su misura permettono di adattare perfettamente l’elemento alle proporzioni della stanza, contribuendo a mantenere l’ordine visivo tipico dello stile minimalista.
Quando progettati con attenzione, gli specchi diventano veri e propri elementi architettonici capaci di valorizzare pareti, mobili e punti luce.
Il vetro come protagonista del design trasparente
L’utilizzo del vetro negli interni non riguarda soltanto singoli elementi d’arredo, ma può diventare un vero principio progettuale. Il cosiddetto design trasparente si basa sull’idea di ambienti aperti, luminosi e visivamente leggeri, dove le superfici riflettenti e trasparenti contribuiscono a creare continuità tra le diverse aree della casa.
Questo approccio è sempre più presente nelle tendenze dell’arredamento contemporaneo, dove si cerca di eliminare elementi superflui e valorizzare materiali capaci di amplificare luce e spazio. Riviste e portali di interior design come Elle Decor sottolineano spesso come il vetro sia diventato uno dei materiali più utilizzati nei progetti minimalisti, proprio per la sua capacità di combinare eleganza, funzionalità e pulizia formale.
Eleganza e funzionalità negli interni moderni
Arredare con il vetro significa trovare un equilibrio tra estetica e funzionalità. Grazie alla sua capacità di integrarsi con diversi materiali e stili, contribuisce a creare ambienti luminosi, ordinati e contemporanei.
Vetrate divisorie, parapetti, box doccia e specchi su misura sono soluzioni che valorizzano gli spazi senza appesantirli. In un progetto di arredamento moderno il vetro diventa così un vero elemento progettuale, capace di esprimere al meglio l’essenza del design trasparente e del minimalismo.
Oggi vi proponiamo un articolo dal titolo Artigianato e minimalismo, scritto da Désirée Di Maria, un’artigiana che lavora con un materiale molto particolare per creare bellissime candele artistiche, ideali per decorare con stile.
Candele realizzate con cera di soia, che si integrano nell’arredo come delicate ed effimere sculture, pronte ad illuminarsi per creare atmosfere suggestive. Ora lascio la parola a Désirée.
Artigianato e minimalismo – breve storia di come ho unito due delle mie passioni
Artigianato e minimalismo – breve storia di come ho unito due delle mie passioni, l’artigianato e l’arredamento di interni (la terza sono i gatti), e il risultato è relax, benessere e soddisfazione personale. A breve, la mia prima partecipazione ad un matrimonio e sono curiosa di sapere cosa ha in serbo il futuro. Mi chiamo Désirée Di Maria, ho una passione per l’interior design e dal 2022 creo elementi di arredo artigianali: candele in cera di soia e oggetti in gesso ceramico.
La cera di soia
La cera di soia è ricavata dalla lavorazione della soia che è una pianta rinnovabile. È una cera biodegradabile perciò se si rovescia si pulisce facilmente con l’acqua calda. È vegetale quindi adatta a chi ha uno stile di vita vegano, infine, brucia più lentamente e produce meno fumo nero rispetto alle candele tradizionali.
La scelta di lavorare con la cera di soia e con il gesso ceramico nasce prima di tutto dal piacere della creazione manuale e dal desiderio di utilizzare materiali semplici, autentici, versatili. Erano oggetti pensati per me, per rispondere a un’esigenza personale: non trovavo elementi d’arredo che rispondessero al mio gusto.
In realtà è ancora così perché gli oggetti che creo non sono disponibili nei negozi della grande distribuzione.
Così è nato il laboratorio artigianale che ho chiamato The Sign.
Le candele sculptural nascono per essere decorative, ma si sa, la fiamma di una candela ha un enorme potere su di noi (in un mio recente reel ho spiegato il perché), per questo motivo le creo in modo che siano anche funzionali: utilizzo stoppini di cotone di dimensioni diverse in base alla grandezza della candela, in modo che la fiamma sia sempre proporzionata e la combustione pulita. Lo stoppino attraversa la candela per tutta la sua altezza per garantirne una maggiore durata, e aggiungo un componente vegetale che ne rallenta il consumo. Consiglio di spegnere qualsiasi candela utilizzando uno spegnicandele o la cera sciolta della candela stessa, per non creare fumo.
Come decorare in stile minimalista, ma non troppo
Il mio profilo di abitante, in cui forse molti di voi si ritroveranno, è quello di una persona che non è alla ricerca di perfezione, ma di benessere. Ridurre il superfluo diventa un modo per abbassare il rumore di fondo e avere una sensazione di pace nella mia quotidianità. In questo senso, la casa diventa uno spazio che calma, un luogo in cui la mente può riposare.
Le mie linee guida consistono nell’utilizzo di piccoli gruppi di oggetti, ancora meglio se di diversa altezza, forma, dimensione, scelti con attenzione, poiché riescono a creare un ambiente più armonioso rispetto a tanti elementi sparsi, senza una relazione tra loro. Importante poi lasciare lo spazio vuoto intorno agli oggetti permettendo alle forme di “respirare” e allo sguardo di non sentirsi sopraffatto.
Riguardo il colore delle pareti e dei grandi elementi di arredo, sono da sempre una fan del bianco, dei neutri, del legno, ma allo stesso tempo credo che la rigidità eccessiva sia una prigione, per questo motivo sono dell’idea che il minimal non debba necessariamente escludere il colore. Il punto non è il colore in sé, ma evitare sovrapposizioni eccessive soprattutto quando si tratta di tonalità molto forti. Se una carta da parati jungle o un rosso deciso contribuiscono a farti sentire davvero bene a casa tua, allora hanno pienamente ragione di esistere. Ricordiamo che la casa è uno spazio che ci somiglia e ci fa stare bene, questa è la regola più importante.
Sono sempre alla ricerca di idee e ispirazioni per crescere come artigiana e per questo sempre benvenute le nuove collaborazioni o anche solo i feedback da chi vede le mie creazioni.
Il centesimo anniversario di Verner Panton ha visto una rivisitazione dell’ iconica Heart Cone Chair degli anni ‘50, presentata quest’anno in edizione limitata bicolor.
Il centesimo anniversario di Verner Panton, appena trascorso il 13 febbraio, ha visto una rivisitazione dell’iconica Heart Cone Chair degli anni ‘50, presentata quest’anno in edizione limitata bicolor.
L’artefice è la svizzera Vitra, azienda di arredamento e design che dagli anni ‘50 è impegnata in progetti di grande pregio come la celebre collaborazione con Charles e Ray Eames e con Zaha Hadid.
Un cuore blu e viola pronto ad arricchire ambienti di design, studi e contesti abitativi che richiedono arredi audaci e di carattere.
La Heart Cone Chair Anniversary Edizione è un’ulteriore conferma del ritorno dei colori primari come protagonisti dell’arredo.
Come nasce la Heart Cone Chair
Facciamo però un passo indietro e scopriamo le origini di questa poltrona.
Siamo nel 1957 e il designer danese Verner Panton ricevette dal padre l’incarico di progettare l’ampliamento del ristorante Kom Igen, situato nel Parco di Langesø, in Danimarca.
Forte di una totale libertà creativa, Panton concepì ogni dettaglio dell’interior design: dai tessuti ai tappeti, dall’illuminazione agli arredi, fino alle divise del personale e ai menu.
Tra gli elementi più significativi del progetto spiccava una seduta destinata a diventare iconica: la Cone Chair, caratterizzata dalla distintiva forma a cono rovesciato. La scocca imbottita e avvolgente integra in un unico gesto sedile, schienale e braccioli, offrendo comfort e forte impatto visivo.
A partire da questa intuizione formale, Panton sviluppò successivamente la Heart Cone Chair. Il suo ampio schienale sagomato a cuore amplia ulteriormente l’idea originaria, coniugando comodità e libertà di movimento in una silhouette dal carattere inconfondibile.
Dobbiamo poi arrivare all’inizio degli ‘60, in cui si definirà per la prima volta la collaborazione tra il designer e l’azienda Vitra, partnership che continua ancora oggi superando ogni confine temporale.
La Heart Cone Chair Anniversary Edition centra un obiettivo molto caro a Verner Panton: realizzare un oggetto di design che unisce funzionalità e impatto emotivo.
Nel dibattito contemporaneo sull’edilizia sostenibile, l’efficienza energetica non riguarda più esclusivamente gli impianti, ma coinvolge in modo sempre più diretto anche i serramenti e l’intero involucro edilizio.
Finestre e porte-finestre rappresentano infatti uno dei principali punti di scambio termico tra interno ed esterno. Una loro progettazione corretta consente di ridurre le dispersioni, migliorare il comfort abitativo. In questo scenario, l’adozione di infissi progettati per elevate prestazioni energetiche, come quelli illustrati da Gitici serramenti, consente di intervenire in modo concreto sull’efficienza complessiva dell’edificio, integrando isolamento, durabilità e qualità costruttiva.
Perché i serramenti sono fondamentali per l’isolamento
Dal punto di vista tecnico, i serramenti sono tra i componenti più delicati dell’involucro edilizio. Attraverso superfici vetrate, telai e giunti di posa possono verificarsi dispersioni termiche significative, soprattutto negli edifici realizzati prima dell’introduzione degli attuali standard energetici.
Le prestazioni di un serramento dipendono principalmente da:
valore di trasmittanza termica Uw del sistema finestra
qualità dei profili e dei materiali isolanti
tipologia di vetrocamera (doppia o tripla)
continuità dell’isolamento nel nodo finestra–muratura
La scelta di infissi progettati per il risparmio energetico consente di migliorare la tenuta dell’involucro edilizio e di ridurre il fabbisogno energetico complessivo. Gli aspetti che abbiamo appena citato, potete approfondirli in questa guida sull’efficienza energetica dei serramenti, che analizza le caratteristiche tecniche più rilevanti per la riduzione delle dispersioni termiche.
Standard energetici e normative attuali
L’evoluzione normativa in ambito europeo e nazionale ha reso i serramenti un elemento strategico per il raggiungimento degli obiettivi di efficienza energetica. Gli edifici di nuova costruzione devono sempre più spesso rientrare nella categoria degli edifici nZEB (Nearly Zero Energy Building), mentre negli interventi di riqualificazione la sostituzione dei serramenti rappresenta una delle azioni più efficaci.
Uno dei parametri fondamentali nella valutazione delle prestazioni di una finestra è il valore di trasmittanza termica Uw, che misura la capacità del serramento di limitare le dispersioni di calore.
Comfort acustico e benessere in casa
Il comfort abitativo non dipende esclusivamente dalla temperatura interna. I serramenti influiscono in modo significativo anche sull’isolamento acustico, sulla qualità dell’aria e sulla gestione della luce naturale.
In contesti urbani o in prossimità di infrastrutture ad alta rumorosità, un adeguato isolamento acustico contribuisce in modo diretto al benessere psicofisico degli occupanti. Vetri stratificati, telai performanti e una posa corretta permettono di ridurre sensibilmente il rumore esterno, migliorando la vivibilità degli ambienti interni.
Le soluzioni Finstral per ridurre i consumi energetici
Nel contesto dell’edilizia a basso consumo, le soluzioni sviluppate da Finstralsi inseriscono in un approccio orientato alle prestazioni misurabili e alla durabilità nel tempo. I sistemi finestra sono progettati per garantire valori di isolamento termico elevati e una buona integrazione con l’involucro edilizio.
Dal punto di vista costruttivo, questi sistemi si caratterizzano per:
profili multicamera ad alto potere isolante
possibilità di integrazione di vetri basso emissivi e tripli vetri
riduzione dei ponti termici nel nodo finestra
gestione ottimizzata dell’apporto solare passivo
Alcune soluzioni costruttive, come i serramenti con nucleo isolante in PVC e rivestimento esterno in alluminio, consentono di ottenere valori di trasmittanza particolarmente contenuti.
Serramenti, riqualificazione energetica e valore dell’immobile
La sostituzione dei serramenti non rappresenta solo un intervento tecnico, ma anche una scelta strategica di valorizzazione dell’immobile. Edifici dotati di infissi ad alte prestazioni ottengono generalmente:
classi energetiche più elevate
minori costi di gestione nel tempo
maggiore attrattività sul mercato immobiliare
In molti casi, inoltre, gli interventi di sostituzione dei serramenti rientrano tra quelli agevolabili ai fini della riqualificazione energetica. Una panoramica aggiornata sugli incentivi disponibili è consultabile in una guida ai bonus per infissi 2026.
I serramenti svolgono un ruolo chiave nell’equilibrio tra efficienza energetica, comfort abitativo e sostenibilità. Una scelta consapevole, basata su parametri tecnici, certificazioni e corretta progettazione, consente di ridurre i consumi energetici, migliorare la qualità degli spazi interni e rispondere alle esigenze dell’edilizia contemporanea.
Consulta la scheda tecnica dei nostri serramenti per approfondire prestazioni, soluzioni costruttive e applicazioni progettuali.
Ogni stanza racconta una storia, e spesso sono proprio i tessuti a dettare il tono di quella narrazione. Tende che filtrano la luce del mattino, cuscini che aggiungono un tocco di colore al salotto, coperte morbide appoggiate allo schienale del divano: tutti questi elementi concorrono a creare un’atmosfera che va ben oltre il semplice aspetto estetico.
Eppure, nella pianificazione di un interior design curato, la scelta dei tessuti è ancora troppo spesso trattata come un dettaglio secondario, mentre in realtà si tratta di una delle decisioni più influenti che si possano fare per un ambiente domestico. Capire come i tessuti agiscono sullo spazio, sulle proporzioni visive e sul comfort fisico di una stanza è il primo passo per arredare con consapevolezza. Questo articolo esplora i principi fondamentali dietro la selezione dei tessuti per la casa, con uno sguardo speciale al protagonista indiscusso del soggiorno contemporaneo.
Il ruolo dei tessuti nella percezione dello spazio
Un tessuto non è mai neutro. La sua texture, il suo peso visivo, il modo in cui cattura e diffonde la luce naturale influenzano direttamente la percezione delle proporzioni di una stanza. Un lino grezzo e chiaro tende ad ampliare visivamente un ambiente, restituendo una sensazione di ariosità e leggerezza. Al contrario, un velluto profondo e scuro raccoglie lo spazio attorno a sé, rendendolo più intimo e raccolto.
Secondo gli esperti di interior design di idealista.it, ripetere un motivo o un colore in diversi punti dell’ambiente aiuta a dare coerenza all’arredamento, come se ci fosse un filo conduttore che unisce tutti gli elementi. Non è necessario che tutto sia uguale o eccessivamente coordinato: a volte è sufficiente che un cuscino richiami il colore di un tappeto, o che una tenda condivida la texture di una poltrona. Questa sottile ripetizione rende lo spazio curato senza privarlo di naturalezza e freschezza.
Il colore è importante, ma è la qualità materica del tessuto a renderlo davvero vivo. La stessa tonalità di grigio, ad esempio, può risultare fredda e piatta su un cotone liscio, oppure avvolgente e ricca su un bouclé o su un velluto. Questo significa che la scelta del materiale precede logicamente quella del colore nella gerarchia delle decisioni progettuali.
Tessuti naturali o sintetici, un equilibrio possibile
La distinzione tra tessuti naturali e sintetici è stata per anni la grande dicotomia del mondo dell’arredamento. Da un lato cotone, lino, lana, velluto di cotone, seta: materiali che trasmettono calore e autenticità, che invecchiano bene e che respirano in modo naturale. Dall’altro, poliestere, microfibra, acrilico: materiali spesso più economici, più facili da pulire e più resistenti alle macchie, ma storicamente percepiti come meno pregiati.
Negli ultimi anni, però, la tecnologia tessile ha colmato gran parte di questo divario. I mix di fibre naturali e sintetiche offrono oggi soluzioni in cui la morbidezza e l’aspetto del cotone o del lino si combinano con la resistenza all’usura e la praticità di manutenzione tipiche dei materiali tecnici. Questa evoluzione ha aperto nuove possibilità soprattutto per i rivestimenti dei divani, dove l’aspetto deve necessariamente coesistere con la funzionalità quotidiana.
In particolare, i tessuti performanti, progettati per resistere alle macchie, all’abrasione e persino all’umidità, sono diventati una scelta sempre più diffusa tra le famiglie con bambini o animali domestici. Non sacrificano l’estetica, ma aggiungono a essa uno strato concreto di protezione che prolunga la vita del mobile nel tempo.
Il divano al centro del progetto tessile
Il divano è il fulcro visivo del soggiorno. È il primo elemento che attira l’attenzione di chi entra in una stanza, e spesso determina il tono stilistico dell’intero ambiente. Per questo motivo, la scelta del tessuto con cui rivestirlo o proteggerlo è una decisione che merita attenzione e riflessione approfondita.
Pensare al divano come a un piccolo paesaggio aiuta a superare la paura di abbinare materiali e colori diversi. Significa lavorare per strati: il rivestimento di base, i cuscini decorativi, le coperte appoggiate allo schienale, gli eventuali cuscini da pavimento nelle vicinanze. Ogni elemento contribuisce alla composizione finale, e il loro insieme crea un’atmosfera che può variare da elegante a bohémien, da nordica a mediterranea.
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la protezione del rivestimento originale. Ogni divano subisce nel tempo l’usura del quotidiano: lo sfregamento continuo, le macchie accidentali, il contatto con la luce solare diretta. Una soluzione intelligente per preservare l’investimento fatto al momento dell’acquisto consiste nell’abbinare al divano una fodera di qualità. I tessuti lavabili che proteggono il divano ogni giorno rappresentano oggi una categoria di prodotti ampia e raffinata, capace di unire funzionalità e stile senza rinunciare all’estetica del soggiorno. Non si tratta più delle vecchie fodere plastificate di un tempo, ma di coperture in jacquard, bouclé, cotone elasticizzato o microfibra che si adattano perfettamente alle forme del divano e possono essere rimosse e lavate con semplicità.
Come abbinare i tessuti agli altri elementi dell’arredo
Un buon progetto tessile non si esaurisce con la scelta del divano. Richiede una visione d’insieme che tenga conto delle tende, dei tappeti, dei cuscini, delle coperte e dei piccoli complementi d’arredo sparsi per la stanza. L’obiettivo non è la perfezione geometrica di uno spazio da catalogo, ma la coerenza percepita di un ambiente che sembra curato in ogni suo aspetto.
Per costruire questa coerenza, è utile partire da una palette cromatica di riferimento composta da due o tre colori principali e uno o due toni neutri. I tessuti di tutto il salotto dovranno rimanere all’interno di questa palette, con variazioni di tono e saturazione che aggiungono profondità senza creare caos visivo.
È altrettanto utile giocare con i contrasti di texture. Se il divano ha un rivestimento liscio, i cuscini potranno essere in materiale più strutturato, come un bouclé o un tessuto a punto. Se il tappeto è morbido e a pelo lungo, le tende potranno essere in un lino liscio e compatto. Questi contrasti creano interesse visivo e rendono la stanza più viva e articolata.
Infine, non bisogna sottovalutare il peso visivo dei tessuti. Un tendone pesante in un piccolo salotto può risultare opprimente, così come un tessuto leggero e semitrasparente può sembrare fuori posto in una stanza ampia e formale. La proporzione tra tessuto e spazio è una variabile sottile ma decisiva per la riuscita del progetto.
Stagionalità e versatilità dei tessuti per la casa
Una caratteristica preziosa dei tessuti è la loro capacità di trasformare l’atmosfera di una stanza in modo rapido, economico e reversibile. Cambiare le fodere dei cuscini o aggiungere una coperta nuova permette di aggiornare l’estetica del soggiorno in poche ore, senza interventi strutturali di alcun tipo.
Questo invita a pensare ai tessuti in chiave stagionale. In inverno, l’uso di velluti, lane e materiali soffici e caldi rende gli ambienti più accoglienti e intimi. In estate, lino, cotone leggero e cotone riciclato in tonalità chiare restituiscono freschezza e luminosità alle stanze. Non si tratta di cambiare tutto: spesso è sufficiente sostituire le fodere dei cuscini e aggiungere o togliere un plaid per ottenere un effetto visivo completamente diverso.
Anche i materiali sostenibili stanno guadagnando spazio in questa dinamica stagionale. Tessuti realizzati con fibre riciclate o a basso impatto ambientale sono oggi disponibili in una qualità estetica e tecnica paragonabile ai materiali tradizionali. La sostenibilità, in questo contesto, non è solo una scelta etica ma anche un investimento in materiali che dimostrano spesso una durabilità superiore nel tempo.
Manutenzione e cura dei tessuti per arredo
Anche il più bel tessuto del mondo perde il suo fascino se non viene curato adeguatamente. La manutenzione regolare è parte integrante di una buona scelta progettuale, e dovrebbe essere considerata fin dal momento dell’acquisto, non come un pensiero successivo.
I tessuti per tende richiedono lavaggi periodici e attenzione all’esposizione solare prolungata, che può sbiadire anche i colori più resistenti nel corso degli anni. I rivestimenti dei cuscini vanno cambiati e lavati frequentemente, specialmente in famiglie con bambini o animali. I tappeti hanno bisogno di aspiratura regolare e di pulizie più profonde almeno una volta l’anno. Per quanto riguarda il divano, scegliere rivestimenti o fodere rimovibili e lavabili fa la differenza tra un mobile che dopo cinque anni appare consumato e uno che conserva la freschezza originale.
Leggere attentamente le etichette dei prodotti prima dell’acquisto, verificare le istruzioni di lavaggio e scegliere materiali adatti allo stile di vita reale della propria famiglia sono abitudini che si traducono in risparmio di tempo, denaro e dispiaceri futuri.
Un approccio consapevole alla scelta tessile
Arredare con i tessuti significa, in ultima analisi, costruire un’esperienza sensoriale. Non si tratta solo di quello che si vede, ma anche di quello che si tocca, di come ci si sente seduti su un certo divano, di come la luce cambia nel corso della giornata filtrando attraverso una tenda. I tessuti sono l’elemento che più di ogni altro fa da mediatore tra chi abita e lo spazio, trasformando una casa costruita in un ambiente davvero vissuto.
Investire tempo nella scelta dei tessuti giusti, comprenderli nelle loro qualità materiali e funzionali, abbinarli con cura e mantenerli nel tempo è una forma di rispetto verso il proprio spazio domestico. Ed è anche, semplicemente, un modo per vivere meglio ogni giorno tra le proprie mura.
La cucina nel 2026 diventa area living, spazio studio e perfino home office. In questo scenario si inseriscono ad esempio le soluzioni di Arredo3, pensate per creare continuità tra cucina e soggiorno senza rinunciare a design e sostenibilità.
Cucina e salotto insieme non sono più una semplice tendenza, ma una vera evoluzione dell’abitare contemporaneo. Con il diffondersi degli ambienti open space, cresce l’esigenza di progettare spazi capaci di unire estetica, comfort e funzionalità.
Oggi la cucina diventa area living, spazio studio e perfino home office. In questo scenario si inseriscono ad esempio le soluzioni di Arredo3, pensate per creare continuità tra cucina e soggiorno senza rinunciare a design e sostenibilità.
La cucina nel 2026: open space, molto più di un ambiente unico
Integrare cucina e salotto significa armonizzare funzioni diverse:
Area operativa e conviviale
Spazio relax e intrattenimento
Zona studio o smart working
Le cucine moderne open space devono quindi offrire moduli versatili, scaffalature per libri e documenti, piani d’appoggio per laptop e soluzioni integrate come scrivanie, mobili TV e madie coordinate.
Le proposte Arredo3 rispondono a queste esigenze attraverso:
Piani snack multifunzione
Isole attrezzate
Mobili living coordinati
Materiali ecosostenibili
Piano snack: la soluzione intelligente per cucina e smart working
Il piano snack è uno degli elementi chiave nelle cucine open space moderne. Oggi è diventata una superficie ibrida che può trasformarsi in un tavolo per i pasti veloci, angolo studio per tutti i membri della famiglia e spazio per lavorare da casa.
Modelli Time e Kalì: isola centrale con scrivania integrata
L’unione dei modelli Time e Kalì crea una cucina con ampia isola centrale che collega perfettamente area operativa e soggiorno.
Le basi in laccato bianco opaco si affiancano a colonne e vetrine in rovere fumé, generando un contrasto elegante e contemporaneo. Il piano snack, ampio e materico, può sostituire il tavolo tradizionale e diventare una comoda scrivania domestica integrata nella cucina.
Tuttotondo: design e sostenibilità in cucina
La trasversalità progettuale di Arredo3 combina il modello Alma, realizzato in PET riciclato Pechino, con il modello Kalì in finitura riga noce.
Elemento distintivo è il tavolo Tuttotondo, con top in porcellana ecosostenibile Laminam Noir Desir: una scelta che unisce estetica, resistenza e attenzione all’ambiente.
Il piano rotondo finale rende l’isola più accogliente e perfetta anche come spazio studio o postazione lavoro, confermando come la cucina con tavolo integrato sia una soluzione pratica per gli ambienti unici.
Cucina con angolo studio: soluzioni home office integrate.
In un open space privo di pensili, i modelli Asia e Time definiscono ambienti ariosi e luminosi.
Le colonne in rovere ebano fungono da dispensa e divisorio per ricavare un angolo studio discreto. Le basi in laccato matcha aggiungono personalità, mentre la boiserie LAB con mensole e LED integrati crea una scrivania a muro funzionale e ordinata.
La continuità tra cucina e soggiorno si esprime anche attraverso mobili coordinati. Con elementi del modello Tratto_10 nascono:
Madie su basamento
Mobile porta TV con vetrine
Angolo studio integrato
Le finiture in PET riciclato Suez e rovere canapa uniscono design e sostenibilità, dimostrando come una cucina moderna open space possa estendersi armoniosamente nel living.
Un aspetto distintivo delle cucine Arredo3 è l’attenzione all’ambiente. Il modello Alma in PET riciclato Pechino e i top in porcellana Laminam Noir Desir rappresentano una scelta concreta verso materiali durevoli ed ecosostenibili.
Dal pranzo veloce allo smart working, dalla zona TV all’angolo studio, la cucina open space diventa il vero cuore della casa.
La cucina nel 2026: non più solo cucina. Non solo salotto. Ma uno spazio fluido, funzionale e contemporaneo, pensato per vivere ogni momento della giornata.
Milano ti educa senza indulgenza. Non perché sia “difficile” in senso teatrale, ma perché è una città che ti chiede chiarezza: nello sguardo, nel metodo, nel modo in cui trasformi un’idea in qualcosa che regge. Qui il design non è un vezzo, e la comunicazione non è un accessorio: sono due discipline che si intrecciano ogni giorno — nelle vetrine, nei cataloghi, nei siti, negli showroom, nei set fotografici, nei materiali stampati che sembrano ancora insostituibili quando la qualità deve essere tangibile.
Quando si cerca un’accademia, quindi, la domanda utile non è “qual è la più famosa”, ma “quale scuola mi dà struttura”: cultura visiva, tecnica, capacità di finalizzare, e soprattutto un portfolio che non sia un collage di esercizi ma una prova di maturità. È con questa logica che ho messo in fila le principali realtà italiane: non un verdetto assoluto, ma una classifica editoriale — ragionata, dichiarata, e quindi discutibile nel modo giusto.
I criteri per la nostra selezione
Questa selezione tiene insieme quattro cose:
Metodo progettuale (non solo estetica: processo, rigore, costruzione).
Integrazione tra design e comunicazione (oggi è un vantaggio strutturale, non un “plus”).
Connessione con il mondo professionale (docenza, brief, qualità della finalizzazione).
Ecosistema e contesto (reti, città, opportunità, continuità).
Con questi criteri, e con uno sguardo milanese (cioè attento a ciò che regge “fuori”), ecco la classifica.
Le migliori accademie di design in Italia
1) Hdemy Group: NAD – Accademia del Design + Accademia Cappiello
La metto al primo posto perché intercetta con precisione una richiesta molto contemporanea: non separare più il progetto dal suo linguaggio. Oggi non basta “progettare bene”: bisogna saper rendere il progetto leggibile, coerente, riconoscibile — costruire una grammatica che regga tra spazio, oggetto, identità, canali.
In questo senso, la crescita di NAD – Accademia del Design è significativa anche geograficamente: nel 2025 ha inaugurato la sede milanese in Via Santa Marta 18 (presso SIAM 1838), nel cuore del centro storico, nell’area delle 5VIE — un quartiere che, per cultura progettuale e densità di stimoli, è già di per sé un manifesto. Accanto a Milano, NAD mantiene la sede di Verona, mentre la matrice fiorentina dialoga attraverso Accademia Cappiello (Firenze), parte dello stesso ecosistema formativo.
Il punto, però, non è “avere più sedi” o “avere due scuole”: è il dialogo tra due posture formative complementari. NAD lavora con un’impostazione fortemente orientata al presente del design (metodo, processo, finalizzazione), mentre Cappiello dal 1956 porta una tradizione visiva più radicale — la cultura dell’immagine e della comunicazione come disciplina della sintesi.
2) IED – Istituto Europeo di Design
IED resta una scelta fortissima quando cerchi un nome con riconoscibilità ampia e una macchina formativa già internazionale. È una scuola che funziona bene per chi vuole stare dentro un sistema grande, con molti percorsi e molte contaminazioni: design, comunicazione, moda, arti visive. È “istituzione” nel senso contemporaneo del termine: un ambiente dove la varietà può diventare un vantaggio, a patto di avere già una direzione (o la lucidità di costruirla presto).
3) NABA – Nuova Accademia di Belle Arti
NABA è una risposta solida per chi vuole una formazione in cui il progetto dialoghi con linguaggi più ampi: visual, comunicazione, media, cultura contemporanea. È una scuola che tende a formare profili capaci di muoversi tra discipline, e questo — nel mercato attuale — può essere un bene enorme, soprattutto se ti interessa lavorare dove design e comunicazione si sfiorano continuamente.
4) Politecnico di Milano – Scuola del Design
Se vuoi rigore accademico, metodo e una struttura universitaria che ti alleni a ragionare in profondità, il Politecnico resta un riferimento. È una scelta che ha senso per chi ama il progetto come disciplina (non solo come espressione), per chi vuole imparare a sostenere le scelte, a costruire ricerca, a maneggiare complessità. E Milano, qui, non è un dettaglio: è un acceleratore naturale di opportunità, stimoli, standard.
5) Domus Academy (Milano)
Domus Academy è spesso la scelta di chi vuole un’esperienza più concentrata e internazionale, tipicamente a livello master. È una scuola che lavora bene quando l’obiettivo è intensificare: dare una direzione forte, costruire un linguaggio, alzare l’asticella in tempi relativamente compatti. Ha senso soprattutto se arrivi già con basi e cerchi un salto di posizionamento.
6) IUAV Venezia
IUAV ha un fascino diverso: non ti promette la velocità di Milano, ti offre un’altra forma di rigore — più legata al pensiero progettuale e alla cultura del progetto. Venezia non è una città “comoda” e proprio per questo educa: alla misura, al contesto, alla relazione tra forma e spazio. Per alcuni profili è un ambiente che fa crescere bene, perché ti costringe a sostanza e coerenza.
7) ISIA (rete nazionale)
Gli ISIA sono una strada importante per chi cerca una formazione pubblica nel design con un’impostazione spesso selettiva e metodica. È un contesto che può risultare meno “spettacolare” nella percezione esterna, ma molto serio nella sostanza: utile se vuoi costruire linguaggio e processo senza farti distrarre troppo dall’apparenza.
Come scegliere davvero l’accademia di design giusta per te
Se Milano ti insegna qualcosa è questo: il nome può aprire una porta, ma a farti restare dentro è la sostanza. E, nel nostro settore, la sostanza ha un volto molto concreto: portfolio, metodo, capacità di finalizzare. Per questo, al netto delle classifiche, la scelta migliore passa da tre domande semplici — ma decisive:
Dove vuoi diventare davvero forte? Spazio e interior, prodotto e oggetto, oppure linguaggio visivo e comunicazione? Capire il campo non serve per “chiudersi”, serve per costruire una traiettoria coerente.
Di cosa hai bisogno adesso: rete o metodo? Alcune scuole ti offrono soprattutto ecosistema, contatti, contaminazioni; altre ti allenano alla disciplina del progetto, con un’impostazione più strutturata. L’ideale è trovare un equilibrio: contesto senza struttura ti disperde, struttura senza contesto ti isola.
Quanto vuoi integrare design e comunicazione nel tuo percorso? Se le tieni separate troppo a lungo, rischi di aggiungere la comunicazione “dopo”, come vernice finale. Ma oggi il progetto vive anche di linguaggio: saperlo raccontare, presentare, rendere leggibile è parte del mestiere.
Ed è proprio per questo che, nel selezionare le accademie citate, abbiamo tenuto un criterio in più — forse il più importante: la capacità di offrire una formazione concreta, che accompagni davvero verso il lavoro. In questo senso realtà come NAD – Accademia del Design e Accademia Cappiello sono interessanti non solo per il posizionamento, ma per l’impostazione: un percorso che mette al centro progetto, metodo, docenza vicina alla pratica e costruzione di output credibili. Perché, alla fine, la domanda non è “dove si studia”, ma come si esce: con che portfolio, con che disciplina, con che solidità.
Se state per rinnovare il soggiorno, vi presentiamo i 5 modelli di divano Maisons du Monde più amati da pubblico.
Il divano, si sa, è il pezzo d’arredo più importante del soggiorno, il perno attorno al quale si progetta tutto il resto. L’angolo conversazione svolge diverse funzioni, dallo svago al ricevimento degli ospiti, e per questo necessita di una cura particolare.
Ogni casa ha un suo stile e le sue esigenze, e per questo vi presentiamo 5 modelli di divano Maisons du Monde, ognuno con caratteristiche diverse. Scopriamoli insieme.
Quando il divano è protagonista
I primi tre divani tra i più gettonati dal pubblico non passano certo inosservati. Si tratti di modelli che dettano lo stile e che caratterizzano tutto lo spazio del living.
Partiamo dal modello più semplice, il divano lineare a 2 o 3 posti, un classico senza tempo. E a proposito di classici, il modello Lilo entra di diritto nella categoria. La forma scultorea e massiccia è ingentilita dall’elegante lavorazione capitonné. L’ampia seduta lo rende comodo e confortevole, e grazie alle dimensioni compatte (240cm di lunghezza per 102cm di profondità) trova spazio in qualsiasi salotto. E’ disponibile con rivestimento in tessuto di velluto o bouclé declinato in 8 colori, oppure in cuoio.
Per un soggiorno giovane e dinamico, la scelta cade sulla collezione Neo Elementary. Si tratta di una gamma di elementi componibili a piacere, che offrono una grande versatilità. La collezione è composta da una chaise longue, da una chaffeuse e da un pouf rettangolare, tutti rivestiti in tessuto di poliestere, morbido e resistente. Neo Elementary è declinato in 4 colori dalle tonalità naturali, che si possono combinare a piacere, scegliendo pezzi di colore diverso.
Infine, un grande soggiorno ha bisogno di un grande divano. Perché non optare per un modello panoramico, per esempio il richiestissimo Times Square. Sobrio ed elegante, è composto da due meridiane ai lati e da due sedute fisse al centro, per un totale 7 posti. Il grande vantaggio di questo divano è che si può convertire in un letto comodo e spazioso, grazie al modulo scorrevole posto sotto le due sedute centrali. E come se non bastasse, le due meridiane sono dotate di un pratico spazio contenitore sotto la seduta.
Modelli di divano convertibili per ogni esigenza
Maisons du Monde offre anche diversi modelli convertibili per ogni esigenza. Il top delle vendite è senza dubbio il divano “clic clac” a due posti Nio, famoso per la linea snella ed essenziale, tipica dello stile scandinavo.
Nio è un divano lineare a due posti che si trasforma in un baleno in un letto singolo o matrimoniale “alla francese”. Disponibile in tessuto declinato in 7 colori, Nio è perfetto per la camera degli ospiti o per integrare l’arredo del soggiorno.
Molto più spazioso il divano convertibile a 3 posti Clio, che riesce a bilanciare egregiamente stile e praticità. Il meccanismo di apertura consente di posizionarlo parallelamente alla parete, così da ottimizzare lo spazio. Clio è dotato di uno spazio contenitore per riporre cuscini e coperte, ed è ideale per monolocali e camere degli ospiti. Il rivestimento è in morbido tessuto riciclato, e si può scegliere tra 5 colori.
Speriamo di avervi dato degli spunti utili per la scelta del vostro nuovo divano. Ad ogni modo potete sempre esplorare il sito di Maisons du Monde, anche per integrare complementi ed accessori che completino l’arredo.
Vivere in una metropoli dinamica come Milano comporta sfide specifiche legate alla gestione domestica, dettate spesso dalle caratteristiche del patrimonio immobiliare cittadino. Molti appartamenti, situati in stabili d’epoca o in condomini degli anni Sessanta, presentano dimensioni contenute e impianti non sempre aggiornati agli ultimi standard di efficienza energetica. In questo contesto, dove intervenire strutturalmente può risultare complesso o eccessivamente oneroso, la tecnologia offre una via alternativa per il controllo dei costi.
L’uso di dispositivi smart permette infatti di ottimizzare l’uso dell’energia adattandolo ai ritmi frenetici della vita urbana, senza richiedere opere murarie. Tuttavia, è bene ricordare che la domotica agisce sulla quantità di energia consumata, ma non sul suo prezzo unitario: per ottenere un risparmio economico tangibile su quest’ultimo fronte, l’adozione di queste tecnologie deve andare di pari passo con la ricerca delle migliori tariffe per luce e gas disponibili sul mercato, selezionando quelle più coerenti con il proprio profilo di utilizzo.
Il riscaldamento intelligente per chi vive fuori casa
Una delle criticità maggiori per i residenti milanesi è la gestione del calore nei mesi invernali. La vita lavorativa in città implica spesso lunghe assenze durante il giorno e rientri in orari serali imprevedibili. I termostati tradizionali, basati su programmazioni orarie rigide, rischiano di riscaldare inutilmente un appartamento vuoto per ore, oppure di lasciarlo freddo in caso di rientro anticipato.
L’installazione di termostati intelligenti e valvole termostatiche smart risolve questo problema grazie alla geolocalizzazione. Il sistema rileva la posizione dello smartphone dei residenti e attiva la caldaia solo quando questi si stanno effettivamente avvicinando a casa. Questo garantisce di trovare l’ambiente confortevole al proprio arrivo, eliminando totalmente gli sprechi dovuti al riscaldamento di stanze non abitate durante la giornata lavorativa.
Gestione degli elettrodomestici e carichi fantasma
In appartamenti di metratura ridotta, l’efficienza deve riguardare anche l’uso degli elettrodomestici e l’illuminazione.
Le prese intelligenti (smart plug) rappresentano uno strumento essenziale per chi vuole sfruttare le fasce orarie più convenienti senza dover essere fisicamente presente. È possibile programmare l’avvio di lavatrici o lavastoviglie nelle ore notturne o nei weekend, monitorando contestualmente quanto consuma ogni singolo apparecchio. Inoltre, questi dispositivi permettono di combattere il cosiddetto “carico fantasma“: spegnere completamente TV, computer e console durante la notte o quando si esce di casa, evitando che lo standby eroda silenziosamente il bilancio familiare.
Anche l’illuminazione smart, che si spegne automaticamente se non rileva presenze nella stanza, contribuisce a ridurre quella somma di piccoli consumi che, a fine anno, incide sulla bolletta.
Climatizzazione estiva e controllo dell’umidità
Negli ultimi anni, le estati milanesi sono diventate sempre più torride e umide, rendendo la climatizzazione una necessità. Anche in questo frangente, la gestione smart fa la differenza. Invece di lasciare il condizionatore acceso tutto il giorno per mantenere la casa fresca, i controller intelligenti per climatizzatori (spesso applicabili anche a macchine vecchie tramite infrarossi) permettono di gestire l’accensione da remoto o di impostare regole basate sull’umidità percepita.
Questo consente di utilizzare la funzione di deumidificazione, molto meno energivora del raffrescamento puro, per mantenere un comfort abitativo elevato senza far impennare i consumi elettrici nei mesi di luglio e agosto.
La sinergia tra tecnologia e piano tariffario
La smart home diventa così un alleato concreto per abbattere i volumi di consumo tipici della vita in città. Tuttavia, la tecnologia non può modificare il costo dell’energia. A Milano, dove le abitudini portano spesso a concentrare i consumi nella fascia serale e nei fine settimana, l’efficacia di un sistema domotico dipende molto anche dal contratto di fornitura.
Se la casa è ottimizzata per consumare di notte, ma la tariffa attiva è una monoraria costosa, il risparmio economico sarà limitato. Al contrario, abbinare una gestione automatizzata degli elettrodomestici a una tariffa bioraria o a prezzo indicizzato permette di trasformare l’efficienza tecnologica in un reale vantaggio economico, chiudendo il cerchio della sostenibilità domestica.