24 Aprile 2026 / / La Gatta Sul Tetto

La Milano Design Week torna nel nostro percorso e questa volta il focus sarà rappresentato dall’azienda Spaghetti Wall specializzata in rivestimenti murali, di cui abbiamo parlato anche in questo articolo

SpaghettiWall
Circus Stripes, design by La casa di Babette

Le nuove collezioni si possono ammirare all’interno dell’installazione “Una stanza per due”, firmata da StudioCavallo21, dove saranno presenti anche i brand Ferroluce e Innova imbottiti. Indirizzo in fondo all’articolo.

Le collaborazioni coinvolte, Anomalia Studio, Apostoli Design, La Casa di Babette, Masina Studio, Pensieri Illustrati, Studio Chiara Caberlon e Studio Smit, costruiscono un’antologia visiva che sfugge a qualsiasi collocazione temporale precisa. 

È un viaggio che si muove tra il barocco siciliano e quello francese, si nutre di evocazioni classiche e primordiali, attraversa la moda e il mondo circense, per poi dissolversi in una nuova idea di interior design. 

Come sottolinea Federica Borgobello, alla guida del brand friulano, si tratta di “un insieme corale, nel pieno stile SpaghettiWall”, capace di mettere in dialogo linguaggi diversi e di adattarsi con coerenza ai contesti più vari — dal residenziale al contract, dal retail al navale. 

7 studi creativi per SpaghettiWall

Le nuove collezioni nascono dalla collaborazione con 7 studi creativi.

Il contributo di Pensieri Illustrati, duo formato da Chiara Speziale e Matteo Vilardo, si distingue per una narrazione intima e fortemente identitaria. I soggetti raccontano un percorso preciso: “Mia” tratteggia una figura femminile essenziale, quasi arcaica, mentre “Intarsi” recupera la memoria di una reliquia barocca perduta, ispirata a un’architettura messinese del primo Settecento firmata da Filippo Juvarra. Con “Finestra di Fichi”, invece, la natura della Trinacria diventa ritmo visivo, trasformando il fico d’India in una matrice decorativa pulsante. 

Anomalia Studio prosegue questo racconto intrecciando storia e immaginazione: in “Atrium” il motivo fitomorfo si inserisce in una prospettiva rinascimentale rigorosa, mentre “Lou” richiama l’opulenza delle corti di Luigi XIV. “Hana”, infine, traduce il concetto di grazia in un giardino fiorito, elegante e sospeso. 

Con Apostoli Design, il design si fa materia e mito. La collezione “Eos” attinge alla mitologia greca e costruisce un racconto visivo in cui luce e ombra dialogano in una progressione cromatica intensa, quasi spirituale. È un progetto che invita a percepire la superficie come qualcosa di vivo, in continua trasformazione. 

Masina Studio introduce invece un equilibrio raffinato tra rigore e leggerezza. “Jump’in” si sviluppa in trame orizzontali sottili, quasi calligrafiche, mentre “Interference” ribalta la composizione in una verticalità fluida, fatta di velature acquerellate che evocano movimento e profondità. 

La ricerca di Studio Chiara Caberlon si innesta su questa dimensione lineare per esplorare la forza delle forme essenziali. La famiglia “In the mood for love” evolve da texture a pois (“Electricity”) a righe dinamiche (“Chemistry”), fino a una decorazione botanica tridimensionale (“Tension”), dimostrando come semplicità e complessità possano convivere nello stesso segno. 

Il tema della linea ritorna anche in La Casa di Babette, dove “Circus Stripes”, trasformando il pattern verticale in un gioco scenico di drappeggi e contrasti cromatici che evocano l’immaginario teatrale e circense (foto in copertina).

Un’energia che viene ulteriormente amplificata da SW Lab, divisione creativa del brand, che con “Linearismo” spinge la griglia verso una dimensione dinamica e vibrante. 

A chiudere questo percorso è Studio Smit, che nella geometria trova un linguaggio universale, capace di attraversare epoche e stili. Dai rilievi di “Wallpleats” alla sintesi minimale di “Klin”, fino alle suggestioni rétro di “Mayfair”, il design si conferma come ponte tra passato e contemporaneità. 

In un’edizione della Milano Design Week che celebra la contaminazione e la sperimentazione, SpaghettiWall si distingue per la capacità di orchestrare voci diverse in un racconto coerente e coinvolgente. Il risultato è una collezione che non ci regala una nuova visione del presente, anticipa le evoluzioni future, restituendo al design la sua dimensione più autentica: quella di un linguaggio in continuo divenire, capace di emozionare, sorprendere e ispirare. 

sito ufficiale SpaghettiWall

sito ufficiale SpaghettiWall

DOVE E QUANDO DAL 20 AL 24 aprile 2026
Show-room Le Stanze

Durini Design District – via Cino del Duca 2

22 Aprile 2026 / / La Gatta Sul Tetto

Hai deciso. Finalmente. Quella cucina angusta, quel bagno che sembra fermo agli anni Novanta, quei soffitti che urlano intervento: ci pensi da mesi e adesso vuoi davvero farlo. Ristrutturare casa.

Architetto o interior designer

Poi arriva il momento cruciale, quello in cui ti blocchi: chiamo un architetto o un interior designer?

È una di quelle domande che sembrano semplici finché non ci entri dentro. E invece ti ritrovi a fare ricerche online alle undici di sera, a leggere forum che si contraddicono, a chiedere a un’amica che ha ristrutturato tre anni fa e ti dice una cosa, e a un collega che ne dice un’altra completamente diversa.

Proviamo a fare un po’ di chiarezza insieme a Paradisiartificiali, uno studio di architetti e interior designer a Milano. I professionisti di questo studio eseguono ristrutturazioni – con tutto ciò che comporta sul piano tecnico e progettuale – ma lavorano anche sull’identità degli spazi interni: luce, volumi, materiali, dettagli. La loro filosofia è che una casa ben progettata non si veda soltanto, ma si viva – chi ci abita deve sentirsi esattamente nel posto che voleva creare.

Architetto e interior designer: le differenze

La prima distinzione è quella formale, e vale la pena capirla bene prima di qualsiasi altra cosa.

L’architetto è una figura professionale con percorso universitario specifico – cinque anni di laurea magistrale – e iscrizione obbligatoria all’Ordine degli Architetti.
Questa iscrizione non è un dettaglio burocratico: è il requisito necessario per firmare progetti strutturali, presentare pratiche in Comune, gestire variazioni urbanistiche, coordinare i lavori dal punto di vista tecnico e legale. In poche parole, senza un architetto abilitato, certi interventi semplicemente non si possono fare.

L’interior designer, invece, ha una formazione che si concentra sugli spazi interni, sulla loro funzionalità, sulla composizione visiva, sui materiali, sui colori, sulla luce e sul racconto che un ambiente sa fare di chi lo abita. I percorsi formativi variano – scuole di design, accademie, corsi specializzati – e non esiste un albo unico di riferimento. Questo non significa che la figura valga meno: significa che il suo perimetro d’azione è diverso.

La differenza pratica? L’architetto interviene sulla struttura, l’interior designer interviene sull’anima dello spazio.

Uno progetta le pareti, l’altro decide come le pareti ti fanno sentire quando ci sei dentro.

Architetto o interior designer

Quando ristrutturi casa: chi chiami?

Dipende da cosa intendi per “ristrutturare”.

Se stai pensando a un intervento che tocca la struttura dell’edificio – abbattere un muro portante, spostare impianti idraulici o elettrici, modificare la distribuzione degli spazi, aggiungere o rimuovere superfici – hai bisogno di un architetto. Non è una scelta, è un obbligo di legge. I lavori di questo tipo richiedono progettazione tecnica, calcoli strutturali, permessi comunali, e qualcuno che si assuma la responsabilità civile e penale di quello che viene realizzato. Senza un professionista abilitato che firmi il progetto, non si parte.

Se invece stai pensando a qualcosa di diverso – rinnovare l’estetica di un appartamento che strutturalmente funziona già, scegliere un nuovo layout per i mobili, trovare il rivestimento giusto per il bagno, capire come portare più luce in un salotto buio, costruire un’identità visiva coerente per tutta la casa – allora stai parlando del territorio dell’interior design.

Se, per esempio, stai ristrutturando casa a Milano, la città è piena di studi capaci di trasformare un appartamento in qualcosa che non assomiglia a nessun altro. Un buon interior designer a Milano non si limita a scegliere i colori delle pareti: lavora sulla luce, sui volumi, sui materiali, sui dettagli che non noti subito ma che senti ogni giorno. È la differenza tra una casa che funziona e una casa che ti appartiene.

La ristrutturazione vera: perché i due lavori si sovrappongono (e perché è un bene)

Nella realtà dei cantieri, la divisione netta tra le due figure tende a sfumare. E non è una complicazione: è spesso il segno che le cose stanno andando bene.

Un architetto che progetta una ristrutturazione importante ha bisogno di ragionare anche sull’abitabilità degli spazi, sulla loro qualità percettiva, su come le persone si muoveranno e vivranno in quegli ambienti

Un interior designer che lavora su un appartamento da riqualificare si troverà spesso a interfacciarsi con le scelte strutturali già fatte – o da fare – per capire cosa è possibile e cosa no.

I migliori risultati arrivano quando le due competenze dialogano. Quando l’architetto e l’interior designer lavorano insieme sullo stesso progetto, ciascuno nel proprio perimetro ma con una visione condivisa, l’appartamento che ne esce è qualcosa di più di una semplice ristrutturazione.

Non scegliere: affidati a entrambi, per ragioni diverse

La domanda originale – architetto o interior designer? – è in realtà mal posta.

Non è una gara tra professionisti, non è una questione di budget da ottimizzare scegliendo uno solo, e non è nemmeno una sovrapposizione inutile. Sono competenze complementari che rispondono a bisogni diversi, in momenti diversi di un progetto.

L’architetto ti garantisce che quello che fai sia fatto bene, sia legale, sia solido. Ti tutela sul piano tecnico e burocratico. È la figura che traduce un’idea in un progetto eseguibile, che coordina i lavori strutturali, che firma dove la firma conta davvero.

L’interior designer ti garantisce che quello spazio, una volta che i lavori sono finiti, sia davvero tuo. Che abbia una coerenza visiva, una qualità abitativa, un’identità. Che quando entri a casa non ti senta in uno showroom qualunque, ma esattamente nel posto che volevi creare.

Se stai pianificando una ristrutturazione a Milano e non sai da dove cominciare, un buon punto di partenza è capire cosa vuoi ottenere – non solo in termini funzionali, ma anche in termini di come vuoi sentirti in quegli spazi. Studi come Paradisiartificiali possono garantire la presenza sia di un architetto per la ristrutturazione di casa a Milano che la collaborazione con un interior designer. 

Nella pratica, però, questo non significa necessariamente dover gestire due figure distinte. Sempre più spesso, la soluzione più efficace è affidarsi a uno studio capace di integrare entrambe le competenze, unendo visione progettuale e controllo tecnico all’interno di un unico processo. È in questa sintesi che il progetto trova il suo equilibrio.

Architetto e interior designer. Non uno o l’altro. Entrambi, al momento giusto.

18 Aprile 2026 / / La Gatta Sul Tetto

Dal 20 al 26 aprile torna Alcova, uno degli appuntamenti più attesi della scena del design contemporaneo, che per l’edizione 2026 riunisce 131 espositori internazionali in due luoghi profondamente diversi ma complementari: Villa Pestarini e l’Ospedale Militare di Baggio. 

alcova
Ospedale Militare di Baggio

Da un lato, la villa progettata da Franco Albini, esempio raffinato di Razionalismo milanese e aperta per la prima volta al pubblico; dall’altro, un vasto complesso istituzionale, stratificato e in continua trasformazione. Due contesti che diventano il terreno di confronto per una riflessione sul presente del design, tra memoria, sperimentazione e cultura materiale. 

Alcova e Villa Pestarini: dialoghi con l’eredità modernista 

 Unica residenza privata progettata a Milano da Albini, Villa Pestarini accoglie interventi che si confrontano direttamente con il suo linguaggio architettonico. Qui il passato non è solo riferimento, ma materia viva da reinterpretare. 

Villa Pestarini, Foto di Luigi Fiano

Tra i progetti più significativi, l’installazione di Patricia Urquiola per Haworth e Cassina mette in relazione le riedizioni dei pezzi iconici di Albini con nuove produzioni contemporanee, creando un dialogo tra epoche e sensibilità. 

Allo stesso tempo, Boccamonte presenta la sua prima collezione di arredi, ispirata al lavoro di Luisa Castiglioni, allieva dello stesso Albini. 

Gli ambienti della casa, dal piano terra agli spazi esterni, sono attraversati da una costellazione di designer e studi che ne reinterpretano l’identità stilistica con approcci diversi, tra ricerca materica, contaminazioni e nuove narrazioni progettuali. 

Alcova e Ospedale Militare di Baggio: una città nella città 

Il secondo fulcro di Alcova si sviluppa all’interno dell’ex Ospedale Militare di Baggio, un luogo che si apre al pubblico rivelando nuovi spazi e percorsi. Qui il progetto curatoriale assume la forma di una “città nella città”, dove edifici, cortili e infrastrutture vengono riattivati attraverso installazioni e interventi su diverse scale. 

Nella chiesa, accessibile per la prima volta, l’installazione Devices for Connection di Leo Lague e Versa trasforma lo spazio in un ambiente immersivo che intreccia luce, suono e tecnologia, riflettendo sul bisogno contemporaneo di spiritualità e connessione. 

Negli hangar industriali, il design si misura con dimensioni più ampie. 

THRESHOLD di Objects of Common Interest costruisce un paesaggio fatto di soglie e percezioni, dove elementi mobili ridefiniscono continuamente lo spazio. Accanto, Seat in touch di Supaform rilegge l’idea di spazio pubblico funzionale, trasformandolo in un sistema di sedute che invita alla condivisione e alla sosta, arricchito dall’uso dei mattoni ceramici Bloc di Mutina. 

Questo stesso spazio ospita anche le Alcova Talks, curate da Design Hotels, con una serie di incontri dedicati al tema dell’ospitalità come esperienza culturale ed emotiva. 

Design, notte e socialità: il ritorno di VOCLA 

Nel secondo hangar torna VOCLA / Design by night, un progetto che parte da un hangar industriale e unisce design, architettura e vita notturna. Realizzato in collaborazione con HENGE e progettato da Ugo Cacciatori, lo spazio si trasforma in un club temporaneo dove si respira un’atmosfera fatta di installazioni, musica e convivialità. 

Si rinnova la collaborazione con Yapa, che firma il cocktail bar con una selezione di drink signature affiancati da proposte gastronomiche curate dallo chef Matteo Pancetti. A completare l’atmosfera, un progetto sonoro che intreccia diversi soundscape, con contributi di Stra, Alex Neri, Yas Reven, DJ Tree e altri. 

Se nelle ore serali il format resta accessibile solo su invito, durante il giorno lo spazio si apre al pubblico. Qui trovano spazio le VOCLA Talks: una serie di conversazioni pomeridiane con ospiti internazionali, tra cui l’architetto Bjarke Ingels. 

Il programma include anche un workshop dedicato all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei processi creativi, realizzato in collaborazione con Claude. 

Il percorso all’interno dell’Ospedale si articola in una molteplicità di ambienti — hangar, canonica, lavanderia, spazi outdoor — ognuno attivato da progetti che spaziano tra design indipendente, ricerca accademica e sperimentazione materica. 

La varietà degli interventi restituisce una visione ampia e sfaccettata del design contemporaneo, dove convivono produzioni emergenti e realtà affermate, pratiche artigianali e approcci più tecnologici. 

Sito ufficiale Alcova

DOVE E QUANDO : dal 20 al 26 aprile 2026
Villa Pestarini, via Mogadiscio 2, Milano – 10:00 — 19:00 (last entry 18:30)
Ospedale Militare di Baggio, via Giovanni Labus 10, Milano -11:00 — 19:00 (last entry 18:00)
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15 Aprile 2026 / / La Gatta Sul Tetto

La bella stagione è in arrivo ed è tempo di pensare agli spazi esterni. In questo articolo trovate alcuni consigli su come arredare il giardino o il terrazzo in modo funzionale e con stile.

Arredare il giardino

L’arredo degli spazi esterni è diventato sempre più centrale nella progettazione della casa, trasformando giardini e terrazzi in vere e proprie estensioni dell’ambiente domestico. Scegliere i giusti elementi come tavoli, sedie e sdraio permette di vivere al meglio il giardino durante la bella stagione. Ecco alcuni consigli per orientarvi nella scelta.

Il primo passo: analizzare lo spazio esterno

Il primo passo per ottenere un risultato funzionale è analizzare lo spazio a disposizione. Dimensioni, esposizione al sole e funzione principale, che sia relax, pranzo o convivialità, incidono sulle scelte da fare.

Nei piccoli terrazzi è possibile ricavare sia uno spazio per il pranzo che un angolo relax, a condizione di ottimizzare ogni centimetro a disposizione. In questo caso ci vengono in aiuto tavoli pieghevoli, sedie impilabili e sdraio compatte, mentre mini salotti modulari permettono di creare angoli accoglienti senza appesantire l’ambiente.

Nei terrazzi di medie dimensioni e in giardino si può optare per tavoli da pranzo più strutturati, magari allungabili per aumentare i posti a disposizione. Per l’angolo relax, potete optare per sedie sdraio e lettini, e attrezzare un vero e proprio salotto da esterno con divanetto, poltroncine e un comodo tavolino basso.

Arredare il giardino per creare un’oasi di relax

Per trasformare uno spazio esterno in una vera oasi di relax, non conta tanto la dimensione quanto una progettazione accurata. Il primo passo è scegliere arredi proporzionati allo spazio. In un balcone piccolo, meglio optare per comode sedie pieghevoli, come il classico modello “da regista”. Completate l’arredo con tavolini compatti o panche contenitore, così da ottimizzare ogni centimetro.

Dall’altro lato, se lo spazio a disposizione è generoso, si possono creare zone relax appartate, con l’ausilio di elementi separatori come siepi e fioriere, oppure un gazebo.

In ogni caso, il comfort è fondamentale. Scegliete sedute ergonomiche arricchite da cuscini morbidi. Una sdraio regolabile o una poltrona sospesa possono diventare il punto focale, perfette per leggere o riposare. Anche l’ombra gioca un ruolo chiave: ombrelloni, tende o pergole aiutano a rendere lo spazio vivibile nelle ore più calde.

L’importanza dei materiali e degli accessori

Gli arredi da esterno devono essere resistenti agli agenti atmosferici, durevoli e facili da mantenere. Materiali come alluminio, legno trattato e rattan sintetico sono tra i più apprezzati per durata e stile. Anche i tessuti giocano un ruolo chiave: meglio optare per rivestimenti impermeabili e resistenti ai raggi UV.

In tutti i casi, l’aggiunta di elementi decorativi e accessori è fondamentale per portare un tocco personale e rendere più accogliente lo spazio. Tappeti da esterno, lanterne e ghirlande luminose aiutano a creare un ambiente intimo e rilassante, anche la sera. Le piante sono indispensabili per dare vita allo spazio. Vasi, fioriere o piccoli angoli verdi contribuiscono a un senso di benessere naturale.

Progettare con attenzione l’arredo di giardini e terrazzi permette di vivere appieno ogni momento all’aria aperta, con stile e funzionalità.

8 Aprile 2026 / / La Gatta Sul Tetto

Desiderate arredare uno spazio verde piacevole accanto alla vostra casa di campagna, come un patio o un piccolo giardino? Dovreste seguire i principi della progettazione del paesaggio che vi aiuteranno a trasformare un patio o un giardino in uno spazio esterno attraente e funzionale. Definendo lo stile e pianificando lo spazio, creando zone funzionali, scegliendo le piante giuste e aggiungendo elementi decorativi, potrete creare uno spazio esterno che corrisponda ai vostri gusti e alle vostre esigenze.

giardino

Il risparmio è la vostra priorità principale? Seguite allora i 7 consigli qui sotto per allestire e curare il vostro giardino o spazio esterno senza spendere una fortuna.

Progettate voi stessi il vostro giardino

Ogni sistemazione inizia con un progetto, e non è necessario essere un paesaggista professionista per creare un piano di giardino decente. È sufficiente utilizzare un software di progettazione paesaggistica gratuito e intuitivo che vi consentirà di disegnare un piano dettagliato in pochi minuti. Tutto ciò che vi serve è un computer o un tablet connesso a Internet. Con questo strumento, potrete anche progettare un giardino 3D online gratis. Ecco cosa potrete fare con questo software di progettazione di esterni:

  • Disegnate un terreno di qualsiasi forma con le dimensioni esatte
  • Scegliete e aggiungete diverse superfici: terra, prato, legno, ghiaia, ecc.
  • Aggiungete diverse costruzioni: case, serre, piscine, garage, casette da giardino
  • Segnate vialetti e sentieri, recinzioni e divisori
  • Progettate il giardino e l’orto aggiungendo diversi tipi di alberi e cespugli, fiori, ortaggi e frutta
  • Disponete mobili da giardino, lanterne e altri oggetti disponibili nel programma per dare realismo al vostro progetto
  • Spostate, sovrapponete e ridimensionate gli oggetti a piacimento
  • Create tutti i progetti che desiderate e salvateli in formato PNG

Un progetto fatto bene vi aiuta a capire meglio lo spazio e a evitare errori costosi.

Risparmiate sulle piante

Le piante sono il cuore di ogni giardino, quindi conviene scegliere con attenzione. Ecco qualche idea per non spendere troppo:

  • Preferite i semi, più economici delle piantine già cresciute
  • Scegliete piante perenni, così non dovrete ripiantarle ogni anno
  • Cercate specie adatte al clima della vostra zona, facili da curare
  • Scambiate piante e semi con vicini o gruppi di giardinaggio locali

Cercate le promozioni nei negozi di giardinaggio

Aspettate i saldi stagionali nei negozi di giardinaggio per acquistare semi, attrezzi, fertilizzanti e forniture a prezzi più bassi.

Applicate tecniche che consentono di risparmiare acqua

L’acqua è preziosa, e usarla bene aiuta sia il portafoglio che l’ambiente. Provate a:

  • Usate l’irrigazione a goccia, che porta l’acqua direttamente alle radici (risparmio fino al 20%)
  • Annaffiate al mattino presto o alla sera, evitando l’evaporazione
  • Raccogliete l’acqua piovana per irrigare le piante
  • Piantate vegetazione che crei ombra e protegga il terreno
  • Coprite il terreno con paglia o trucioli di legno per mantenere l’umidità e nutrirlo

Il compost e i fertilizzanti naturali

Invece di spendere soldi in fertilizzanti chimici, potete preparare il vostro compost con scarti alimentari, foglie secche e altri rifiuti organici. È un modo semplice ed economico per rendere il terreno più fertile.

Evitate l’uso di prodotti chimici

I diserbanti e gli insetticidi possono essere piuttosto costosi (fino a 30 euro a bottiglia) e, inoltre, sono dannosi per la natura. Se optate per un giardino ecologico, potete favorire la presenza delle coccinelle che cacceranno gli afidi e installare mangiatoie e nidi per attirare gli uccelli predatori di insetti. Preferite inoltre il diserbo manuale.

Usate materiali riciclati

Non serve comprare vasi costosi: bottiglie di plastica, vecchi pneumatici o barattoli di latta possono diventare contenitori per le piante. I bancali di legno possono trasformarsi in fioriere o mobili da giardino. Così risparmiate denaro e date nuova vita ai materiali.

Con un po’ di impegno e tanta voglia di fare, anche con un budget limitato potete avere un giardino o un patio curato e piacevole, contribuendo allo stesso tempo a un ambiente più sano, sia a livello locale che globale.

4 Aprile 2026 / / La Gatta Sul Tetto

C’è un momento preciso in cui una casa smette di essere un insieme di mobili e complementi d’arredo per diventare un luogo dell’anima. È quel momento in cui sulle pareti iniziano a comparire storie, colori e suggestioni che parlano di noi. Spesso pensiamo che per possedere un’opera d’arte servano spazi immensi o competenze da critico, ma la verità è molto più dolce: l’arte è fatta per essere vissuta, toccata con lo sguardo ogni mattina davanti a un caffè.

Bernabò Home Gallery

Trasformare il proprio living o la camera da letto in una piccola Galleria d’Arte Moderna personale non è una questione di prestigio, ma di benessere. È il piacere di circondarsi di pezzi unici che vibrano insieme ai nostri stati d’animo.

Siamo abituati a pensare alla galleria come a un luogo freddo, quasi timoroso. Ma esiste un modo diverso di intendere l’incontro con l’opera. Immaginate uno spazio che ha il calore di un appartamento, dove le tele non sono “esposte”, ma “ospitate”. Questo è il concetto che sta rivoluzionando il modo di collezionare: la casa che si fa galleria.

In una galleria d’arte moderna che sceglie la dimensione domestica, l’opera viene finalmente contestualizzata. Si capisce come la luce di una finestra al tramonto possa cambiare i riflessi di una scultura, o come un quadro materico possa dare profondità a una parete color tortora.

Piccoli segreti per esporre con stile

Se desiderate iniziare questo percorso e dare un tocco artistico ai vostri spazi, ecco alcuni suggerimenti nati dall’osservazione e dal gusto:

  • Non abbiate paura del vuoto: a volte, una singola opera di grandi dimensioni su una parete libera crea molto più “silenzio visivo” ed eleganza di una serie di piccoli quadretti disordinati.
  • Altezza sguardo: un errore comune è appendere i quadri troppo in alto. L’arte deve dialogare con chi è seduto sul divano o con chi cammina. Il centro dell’opera dovrebbe essere idealmente a circa 150-160 cm da terra.
  • Il mix di stili: un’opera d’arte moderna può stare benissimo sopra un comò antico o in una cucina ultra-minimal. È proprio il contrasto a creare quella scintilla di personalità che rende una casa indimenticabile.

Per chi cerca una guida in questo viaggio, Bernabò Home Gallery rappresenta una scoperta preziosa. Non è solo una galleria d’arte, ma un luogo dove l’accoglienza è di casa. La loro filosofia si sposa perfettamente con chi ama il design ma cerca qualcosa di più: l’unicità.

Affidarsi alla loro sensibilità significa trovare quell’opera che sembrava aspettare proprio voi. Che si tratti di un giovane talento emergente o di un autore affermato, la selezione di Bernabò è pensata per entrare nelle case e restarci, diventando parte della famiglia. La loro capacità di consigliare non si ferma alla bellezza del quadro, ma valuta come quel pezzo interagirà con i vostri tessuti, le vostre luci e i vostri spazi quotidiani.

Collezionare emozioni

Iniziare una collezione è un po’ come scrivere un diario. Ogni opera acquistata segna un momento della vita, un viaggio, un’emozione. Non serve avere fretta: una vera galleria d’arte moderna domestica si costruisce nel tempo, pezzo dopo pezzo, lasciando che siano le opere a trovarci.

In fondo, la casa è il palcoscenico della nostra vita. E cosa c’è di più bello che recitare la propria parte circondati dalla meraviglia?

3 Aprile 2026 / / La Gatta Sul Tetto

Tortona Rocks #11 riunisce esposizioni che interpretano il design come strumento critico e operativo insieme. Non oggetti isolati, ma processi, ricerche e sistemi capaci di incidere concretamente sulle condizioni del presente. 

Tortona Rocks #11

Tortona Rocks, alla sua undicesima edizione, si conferma come cuore pulsante della Milano Design Week e si esprime attraverso Design to Change Everything, una celebrazione immersiva ed a 360° del design come unico interprete del presente. 

Design to Change Everything nasce come atto di determinazione. Se la realtà appare frammentata e opaca, il design diventa una forza attiva e strutturale della società. 

Non accetta l’inerzia, non si adatta passivamente: propone alternative, apre possibilità introducendo nuovi punti di vista. 

Tortona Rocks #11 riunisce nell’ormai consolidata agorà del design Opificio 31 in via Tortona 31, esposizioni che interpretano il design come strumento critico e operativo insieme. Non oggetti isolati, ma processi, ricerche e sistemi capaci di incidere concretamente sulle condizioni del presente. In questo senso, il cambiamento non è uno slogan, è una responsabilità. È la decisione di progettare il mondo non per adattarsi a ciò che è, ma per contribuire a ciò che può diventare. 

Tortona Rocks #11, il programma

Si riconferma a Tortona Rocks #11 la presenza di IQOS con un progetto spettacolare sviluppato insieme a Devialet, eccellenza francese dell’ingegneria acustica. L’installazione Soundsorial Design si presenta come un ambiente in continua evoluzione, modellato da suoni, movimenti e interazioni umane. L’installazione si pone come esperienza immersiva per i visitatori, coronata da una capsule in edizione limitata concepita per l’evento. 

Tortona Rocks #11
Soundsorial Design – IQOS in collaborazione con Devialet

Sempre all’Opificio 31, Archiproducts Milano chiude il suo percorso curatoriale dedicato ai quattro elementi con Fòco, progetto firmato Studio Pepe. Dopo terra, acqua e aria, è il fuoco a diventare protagonista di un interior fatto di contrasti e armonie. 

L’Opificio 31 si conferma come spazio in continua trasformazione dove linguaggi diversi convivono e si contaminano. Qui trovano posto anche realtà come All’Origine Boutique, che riflette sul valore del tempo attraverso oggetti del Novecento reinterpretati in chiave contemporanea, e CANDYSLAB, che con Wild Experience porta in scena un universo pop fatto di colore, tecnologia e sperimentazione. 

L’innovazione incontra la creatività anche con Swatch, che presenta AI-DADA: un’esperienza partecipativa in cui l’intelligenza artificiale rielabora lo storico archivio del marchio per generare nuovi design di orologi personalizzati, mettendo il pubblico al centro del processo creativo. 

Nel campo dell’industrial design, Italdesign porta la propria visione multidisciplinare con un percorso che attraversa automotive, product design e robotica. Tra i progetti in mostra spicca la Honda NSX Tribute, omaggio contemporaneo a un’icona della mobilità. 

Tra le installazioni più significative emerge anche Hans Boodt Mannequins con REBEL, progetto che ridefinisce il concetto di manichino trasformandolo in presenza espressiva e identitaria, e Planika, specializzata in camini di design ad alta tecnologia, capaci di coniugare estetica minimale e innovazione. 

Nel mondo della cucina, Foroo propone un’idea di abitare contemporaneo attraverso soluzioni modulari curate nei dettagli artigianali, mentre Zeekr Design racconta il proprio processo creativo con The Art of Connection, un viaggio tra concept, prototipi e visioni future dell’automotive. 

Il tema della partecipazione è al centro di Designed by Who?, progetto curato da uau studio, che trasforma il pubblico in co-autore di un’opera collettiva in continua evoluzione. 

Non solo Tortona 31

Il percorso espositivo si estende poi oltre lo spazio Opificio 31. In via Tortona 5, Bud Brand presenta una collettiva di giovani designer giapponesi che invita a cambiare punto di vista attraverso installazioni sospese.

Maisons du Monde, con Moments of Joy, propone invece ambienti ispirati a paesaggi e suggestioni globali, trasformando la casa in un viaggio emozionale. Officine Savona – Via Savona 33

Sul fronte artistico  e pop, McDonald’s celebra quarant’anni in Italia con POOL – Ti sblocco un ricordo, mostra immersiva curata da Nicolas Ballario. Il percorso intreccia memoria collettiva e arte contemporanea attraverso installazioni interattive, tra cui una grande piscina di palline che dialoga con opere di Damien Hirst e Vedovamazzei, una macchina del tempo basata su intelligenza artificiale e un archivio di memorabilia che racconta l’evoluzione del brand nel Paese. In via Tortona 58.

Chiude il circuito Haier con Inside the Experience, un percorso immersivo che esplora il rapporto tra tecnologia e spazio domestico, mostrando come la casa del futuro possa diventare sempre più intuitiva, connessa e centrata sulle esigenze quotidiane. In Via Bergognone 26

DOVE E QUANDO
Dal 20 al 26 aprile
Opificio 31, Via Tortona 31
Via Tortona 58
Via Tortona 5
Officine Savona – Via Savona 33
Via Bergognone 26

Sito ufficiale Tortona Rocks

Gli articoli sul Fuorisalone degli anni scorsi.
Guida ufficiale al Fuorisalone
1 Aprile 2026 / / La Gatta Sul Tetto

Mantenere il fondo della piscina pulito è fondamentale non solo per una questione estetica, ma anche per garantire la qualità dell’acqua e il corretto funzionamento dell’impianto. Foglie, sabbia, insetti e micro-particelle tendono infatti a depositarsi sul fondo, creando nel tempo un ambiente favorevole alla proliferazione di batteri e alghe.

Fondo pulito di una piscina con piastrelle blu a mosaico, attraversato da riflessi luminosi e ondulati dell’acqua.

Una pulizia efficace, soprattutto nei momenti più delicati come la riapertura primaverile o dopo un utilizzo intensivo, richiede un approccio metodico e l’utilizzo degli strumenti giusti. In questa guida vediamo come intervenire in modo corretto, combinando tecniche manuali e soluzioni tecnologiche come il robot pulitore.

Perché è importante pulire il fondo della piscina?

Il fondo della piscina è la zona in cui si accumula la maggior parte dello sporco. Anche quando l’acqua appare limpida, possono essere presenti residui invisibili che compromettono la qualità complessiva. Una mancata pulizia può portare a:

  • formazione di alghe;
  • aumento del consumo di prodotti chimici;
  • intasamento del sistema di filtrazione;
  • acqua torbida e poco salubre.

Intervenire con regolarità significa prevenire problemi più complessi e mantenere l’acqua sempre in condizioni ottimali.

Pulizia manuale: quando e come farla

La pulizia manuale è spesso il primo passo, soprattutto quando lo sporco è abbondante o concentrato in punti specifici.

Gli strumenti principali della pulizia manuale sono:

  • retino per raccogliere detriti galleggianti;
  • spazzola per pareti e fondo;
  • aspiratore manuale collegato allo skimmer o alla presa aspirafango;

La spazzola è particolarmente utile per rimuovere incrostazioni e biofilm, una patina scivolosa che si forma nel tempo e che non può essere eliminata solo con i prodotti chimici. È consigliabile spazzolare sempre prima di aspirare, così da sollevare i residui e facilitarne la rimozione.

L’aspirazione manuale richiede attenzione: movimenti troppo rapidi possono sollevare lo sporco invece di eliminarlo. Inoltre, in alcuni casi è necessario impostare il filtro su “scarico”, con conseguente perdita di acqua trattata.

Pulizia automatica: il robot pulitore 

Negli ultimi anni, il robot pulitore per piscina è diventato uno degli strumenti più efficaci per la manutenzione automatica del fondo. Non si tratta solo di una soluzione comoda, ma di una vera evoluzione nella gestione della pulizia. A differenza dei sistemi manuali, il robot lavora in autonomia e garantisce risultati più precisi e uniformi.

Tra i principali vantaggi:

  • Pulizia profonda e costante: grazie alle spazzole attive, il robot rimuove sporco, alghe e biofilm dal fondo e spesso anche dalle pareti.
  • Filtrazione indipendente: il robot è dotato di un proprio sistema filtrante che trattiene anche le particelle più fini, alleggerendo il lavoro dell’impianto principale.
  • Risparmio di tempo e fatica: basta avviarlo e lasciarlo lavorare: il ciclo di pulizia viene completato senza interventi manuali.
  • Riduzione degli sprechi: non è necessario scaricare acqua dalla piscina, evitando sprechi e mantenendo stabile l’equilibrio chimico.

Il robot è particolarmente utile anche dopo trattamenti come la clorazione shock, quando le impurità si depositano sul fondo sotto forma di polveri sottili difficili da aspirare manualmente. In queste situazioni, affidarsi a soluzioni automatiche può fare davvero la differenza, soprattutto scegliendo strumenti performanti come i robot per piscine Technopool, pensati per semplificare la manutenzione e migliorare la qualità della pulizia.

Quando pulire il fondo della piscina

La frequenza della pulizia del fondo piscina può variare in base a diversi elementi, come l’intensità di utilizzo, la presenza di alberi o vegetazione nelle vicinanze e le condizioni meteo. Nei mesi di piena stagione è consigliabile intervenire almeno una o due volte a settimana, così da evitare l’accumulo di sporco e sedimenti. Dopo temporali, vento forte o giornate particolarmente ventose, invece, è bene agire tempestivamente per rimuovere foglie, polvere e detriti trasportati in vasca. Anche la riapertura della piscina dopo l’inverno richiede sempre una pulizia più approfondita, utile a ripristinare da subito condizioni ottimali. Una manutenzione regolare consente di prevenire accumuli e di limitare la necessità di interventi più impegnativi nel tempo.

Consigli pratici per una pulizia efficace

Per ottenere risultati di pulizia ottimali è bene seguire alcuni consigli pratici:

  • spazzolare sempre prima di aspirare;
  • utilizzare il robot regolarmente, non solo in caso di sporco evidente;
  • pulire frequentemente i filtri (sia del robot che dell’impianto);
  • mantenere equilibrati i valori chimici dell’acqua;
  • evitare di rimandare la pulizia quando lo sporco è visibile.

Seguire con costanza queste semplici accortezze consente di mantenere il fondo della piscina più pulito nel tempo, migliorare la qualità dell’acqua e ridurre la necessità di interventi più impegnativi.

Conclusioni

Pulire il fondo della piscina è un’operazione essenziale per garantire acqua limpida, sicura e piacevole da utilizzare. Integrare tecnologia e interventi manuali mirati è la strategia vincente per mantenere la piscina in condizioni perfette, riducendo tempi, costi e fatica. Una manutenzione costante e ben organizzata permette di godere della propria piscina senza pensieri, stagione dopo stagione.

1 Aprile 2026 / / La Gatta Sul Tetto

Jannelli&Volpi celebra il suo 65esimo anno in bellezza alla Milano Design Week 2026 e quest’anno coincide anche con l’inaugurazione dello showroom a Parigi, presentato per la prima volta a gennaio in occasione del Paris Déco Off 2026. 

Jannelli&Volpi

Con Jannelli&Volpi siamo nell’universo dei rivestimenti murali e carte da parati e l’azienda, per la Milano Design Week 2026, presenta le nuove collezioni con un’installazione inedita, JVCircle. JV sarà presente sia al Salone in fiera Milano Rho che in città al Fuorisalone (indirizzi alla fine dell’articolo), dal 21 al 26 aprile.

 “Tre accoglienti strutture circolari – che si uniscono all’installazione dello stand in fiera – e diventano satelliti guida per un viaggio nel mondo del rivestimento murale, invitando a soffermarsi e a osservare, immaginare, ripensare la decorazione delle pareti.” 

Con un po’ di fantasia, potremmo definire ogni struttura come una yurta formata da spicchi dove, in ciascuno, è rappresentata la creatività di ogni carta da parati che compone la collezione. 

All’interno di JVcircle, le collezioni si esplorano attraverso mood board e proiezioni video, in un percorso che racconta come nascono, cosa le ispira e quali idee guidano ogni progetto per divenire prodotto in lancio verso il futuro. 

Collaborazioni prestigiose e consolidate

Nuove collezioni nascono dalle collaborazioni prestigiose e consolidate. Cominciamo con quella storica tra Jannelli&Volpi e Armani/Casa. Da questa collaborazione nasce Precious Fibers 4, un dialogo che si fonda su un equilibrio armonioso tra eleganza materica e raffinatezza formale. Materiali pregiati e texture sofisticate si intrecciano per valorizzare composizioni dal respiro ampio e motivi sviluppati in scala macro. La naturale sensibilità del linguaggio Armani si esprime attraverso suggestioni ispirate a foglie e pietre, affiancate da nuove interpretazioni cromatiche di disegni iconici come Aida e Iolanta. Il legame con il mondo della moda della maison è evidente nelle superfici, che richiamano plissé di seta, intrecci e trame tessili di alta sartorialità. 

Jannelli&Volpi con Armani_Casa, collezione Precious Fibers, motivo Aida

Il nostro excursus prosegue con la consolidata collaborazione tra Jannelli&Volpi e Missoni con Missoni Wallcoverings 06. Qui la parete diventa un’esperienza sensoriale resa possibile da un’attenta ricerca su materia, rilievi e stampa, dove motivi naturali e geometrie che dialogano in equilibrio. Il gioco di luci e ombre viene ulteriormente amplificato attraverso goffrature e lavorazioni superficiali. 

Le nuove collezioni Jannelli&Volpi

Ci sono poi le 3 nuove collezioni firmate Jannelli&Volpi:

AltaGamma Zen è ispirata al mondo del ricamo, della tessitura e dell’estetica giapponese. Un progetto che fonde artigianalità e design contemporaneo con un linguaggio materico e tattile. La collezione è composta da quattro motivi (Corrente, Giardino, Leggero e Ritmo) e 3 tre uniti (Luce, Zen e Armonia) declinati in neutri sofisticati e toni caldi della terra, arricchiti da accenti più intensi. 

JV 106 Amazzonia: trae ispirazione dalla foresta pluviale. Stampe viniliche con motivi vegetali e colori della terra. L’obiettivo è creare un dialogo tra natura e spazio architettonico senza che si invadano a vicenda. La collezione è declinata in 8 motivi (Amazzonia, Rio, Igapó, Zoe, Pariba, Rafia, Ribbon Grass e Baobab).

JV 604 Penelope: in questa collezione è l’effetto tessile a prevalere. La tecnica usata è la stampa su supporto tecnico vinilico su TNT (tessuto non tessuto). Le superfici evocano un immaginario poetico e tattile, dove intrecci e texture prendono forma e richiamano tessuti leggeri come il lino, la corda, il macramè e i ricami. La collezione è declinata in 5 motivi (Aurora, Zephyros, Itaca, Maris e Silva).

    Altri progetti e location in città

    Jannelli&Volpi quest’anno è anche partner tecnico del progetto Materia in Due Atti di Dainelli Studio con Status Contract, presentato all’Università degli Studi di Milano nell’ambito di INTERNI Materiae. La collaborazione nasce da una visione condivisa in cui materia e colore diventano strumenti progettuali: le carte da parati JV 106 Amazzonia e JV 604 Penelope, nelle tonalità del verde, contribuiscono a definire lo spazio con profondità materica e coerenza visiva. 

    Il dialogo tra superfici e narrazione è il filo conduttore nella collaborazione con DSIGNINCMILANO per La Casa di Partenope, alla Galleria Cardi durante la Milano Design Week. Il progetto interpreta l’abitare come esperienza sensoriale e identitaria, dove i wallcovering Jannelli&Volpi accompagnano il visitatore in un racconto intimo e immersivo. 

    Si inserisce in questo percorso anche la partnership con Angelina Made in Italy, da cui nasce una capsule collection di caffettiere decorate con i pattern delle collezioni JV 103 Primavera e JV 505 Grande Corniche: un incontro tra cultura del caffè e design, che porta il linguaggio decorativo nel quotidiano. 

    Nel piccolo salotto outdoor di JVstudio, potrete ammirare le chaise longue Belvedere di Livintwist, con cuscinerie realizzate nel tessuto Lithops della collezione JV Fabrics Grande Corniche.

    Per info: Jannelli&Volpi sito ufficiale
    Al Salone.Milano: pagina brand
    Al Fuorisalone: due spazi permanenti al Brera Design District
    JVstore, Corso Garibaldi 81, Milano
    JVstudio, Via Statuto 21, Milano

    Gli articoli sul Fuorisalone.
    Guida ufficiale al Fuorisalone.

    27 Marzo 2026 / / La Gatta Sul Tetto

    Esporre un oggetto significa raccontarne il valore, ma anche assumersi la responsabilità di proteggerlo. Nei secoli, musei, collezionisti e studiosi hanno cercato soluzioni sempre più efficaci per difendere opere d’arte, reperti archeologici e oggetti rari da polvere, urti, luce e variazioni climatiche. Le teche espositive non sono mai state semplici “contenitori”: sono dispositivi culturali, tecnici ed estetici allo stesso tempo.

    teche in plexiglass

    Oggi, questa attenzione non è più riservata solo alle grandi istituzioni museali. Sempre più collezionisti privati desiderano trattare i propri oggetti come vere opere da museo, adottando soluzioni espositive professionali anche in contesti domestici. È qui che entra in gioco l’evoluzione dei materiali, e in particolare il plexiglass.

    Dalle prime vetrine al cambiamento dei materiali

    In passato, la protezione delle opere si basava principalmente su strutture in legno e vetro. Il vetro, pur offrendo una buona trasparenza, presentava limiti evidenti: peso elevato, fragilità, difficoltà di lavorazione su misura e rischi significativi in caso di rottura.

    A partire dalla seconda metà del Novecento, con lo sviluppo dei polimeri plastici avanzati, il settore espositivo ha iniziato a sperimentare nuovi materiali capaci di rispondere meglio alle esigenze di sicurezza, conservazione e design. Il plexiglass (PMMA) si è rapidamente affermato come una delle alternative più interessanti.

    Il plexiglass come materiale innovativo

    Il successo del plexiglass nel mondo delle teche espositive non è casuale. Le sue caratteristiche tecniche lo rendono particolarmente adatto sia all’ambito museale sia a quello privato.

    Caratteristiche principali

    • Elevata trasparenza, spesso superiore a quella del vetro tradizionale
    • Leggerezza, che semplifica installazione e movimentazione
    • Buona resistenza meccanica, soprattutto agli urti
    • Versatilità di lavorazione, ideale per soluzioni su misura e design complessi

    Rispetto al vetro, il plexiglass consente una maggiore libertà progettuale e una migliore gestione della sicurezza, specialmente in ambienti frequentati dal pubblico.

    Limiti da conoscere
    Un’analisi onesta deve includere anche i limiti: il plexiglass può essere più sensibile ai graffi se non trattato adeguatamente e presenta una maggiore dilatazione termica rispetto al vetro. Tuttavia, questi aspetti sono oggi ampiamente gestibili grazie a trattamenti superficiali, spessori corretti e progettazione accurata.

    Applicazioni museali e professionali

    Nei musei contemporanei, le teche in plexiglass su misura rappresentano una soluzione sempre più diffusa per la protezione e la valorizzazione di una vasta gamma di oggetti. Dalle testimonianze archeologiche ai manufatti storici, fino alle opere d’arte più delicate, questi sistemi espositivi permettono di coniugare sicurezza e visibilità, offrendo al pubblico un’esperienza chiara e immersiva senza compromettere l’integrità dei materiali.

    Il loro utilizzo si estende anche agli ambiti scientifici e alle mostre temporanee, dove la necessità di trasportabilità, adattabilità e leggerezza diventa fondamentale. In questi contesti, il plexiglass consente di realizzare teche su misura, facilmente installabili e progettate per rispondere a esigenze specifiche, sia dal punto di vista conservativo sia da quello allestitivo.

    Oggi la teca non è più considerata un semplice elemento di protezione, ma una parte integrante del progetto espositivo. La sua funzione è quella di creare un equilibrio tra tutela e fruizione, rendendo l’oggetto accessibile allo sguardo del visitatore senza esporlo a rischi. Trasparenza, assenza di distorsioni visive e possibilità di integrazione con sistemi di illuminazione o controllo ambientale contribuiscono a definire nuovi standard qualitativi, sempre più orientati a un’esperienza espositiva completa e consapevole.

    Climatizzazione e controllo ambientale

    Le teche professionali non si limitano alla protezione fisica dell’oggetto esposto, ma svolgono un ruolo fondamentale nella sua conservazione nel tempo. La conservazione degli oggetti esposti richiede un’attenzione costante alle condizioni ambientali, un aspetto centrale nella tutela del patrimonio culturale. Questo approccio è condiviso anche da istituzioni specializzate come l’Istituto Centrale per il Restauro, che da anni studia e sviluppa metodologie avanzate per la protezione e la conservazione dei beni culturali nel tempo. Nei contesti museali più evoluti, infatti, la teca diventa un vero e proprio sistema di gestione del microclima, progettato per mantenere condizioni ambientali stabili e controllate.

    Attraverso sistemi di regolazione dell’umidità, filtri UV per la protezione dalla luce e soluzioni per la creazione di microclimi interni costanti, è possibile ridurre in modo significativo i fattori di rischio che contribuiscono al deterioramento dei materiali più sensibili. In alcuni casi, sensori e dispositivi di monitoraggio consentono di verificare nel tempo parametri come temperatura e umidità relativa, intervenendo in modo mirato quando necessario.

    Tecnologie di questo tipo, un tempo riservate esclusivamente alle grandi istituzioni museali, stanno oggi trovando applicazione anche in soluzioni più accessibili, pensate per collezionisti privati che desiderano garantire ai propri oggetti condizioni di conservazione di livello professionale.

    Dalla grande istituzione al “mini museo domestico”

    Sempre più persone scelgono di valorizzare collezioni di modellini, oggetti di design, opere d’arte, memorabilia o reperti naturalistici adottando un approccio ispirato al mondo museale. Non si tratta solo di protezione, ma di dare agli oggetti il giusto contesto, trasformando lo spazio domestico in un ambiente curato, capace di raccontare una storia.

    Idee per ambienti domestici

    • teche a parete integrate nell’arredo 
    • librerie vetrate con comparti protetti 
    • vetrine minimal per singoli oggetti iconici 
    • soluzioni modulari adattabili nel tempo 

    In questo contesto, la personalizzazione diventa un elemento fondamentale. Se stai valutando soluzioni pensate per adattarsi perfettamente agli spazi e agli oggetti da esporre, può essere utile approfondire alcune proposte di teche in plexiglass su misura, utili come riferimento progettuale per realizzare un vero e proprio “mini museo” domestico.

    Innovazioni e tendenze future

    Il settore delle teche espositive è in continua evoluzione e rispecchia una più ampia trasformazione del mondo dell’allestimento museale e del design espositivo. Le innovazioni più recenti non riguardano solo i materiali, ma coinvolgono anche il modo in cui le teche vengono progettate, utilizzate e integrate negli spazi.

    Si diffondono sempre più trattamenti antiriflesso avanzati, spesso basati su tecnologie nanotecnologiche, che migliorano la visibilità dell’oggetto esposto senza alterarne la percezione cromatica. Parallelamente, crescono i sistemi modulari e rimontabili, pensati per adattarsi a mostre temporanee, collezioni in evoluzione o spazi multifunzionali.

    Un altro tema centrale è quello della sostenibilità: l’attenzione verso materiali riciclabili, processi produttivi più efficienti e l’integrazione di sistemi di illuminazione LED a basso consumo sta diventando parte integrante della progettazione contemporanea. Tutti questi elementi contribuiscono a rendere le teche sempre più intelligenti, flessibili e in sintonia con le esigenze del presente.

    Domande frequenti (FAQ)

    Il plexiglass incurva se esposto al calore?
    Può deformarsi se sottoposto a temperature elevate, ma una corretta progettazione e l’uso di spessori adeguati riducono drasticamente il problema.

    Esistono trattamenti antiriflesso efficaci?
    Sì, oggi sono disponibili trattamenti specifici che migliorano notevolmente la leggibilità dell’oggetto esposto, riducendo riflessi e abbagliamenti.

    È possibile predisporre ventilazione interna alle teche?
    Sì, soprattutto nelle soluzioni professionali o su misura, è possibile integrare sistemi di ventilazione passiva o controllata.

    Come evitare la condensa interna?
    Il controllo dell’umidità, l’uso di materiali assorbenti e una corretta sigillatura sono elementi chiave per prevenire la formazione di condensa.

    Tecnologia e cultura, anche a casa

    Le teche in plexiglass rappresentano oggi un punto d’incontro tra innovazione tecnologica, conservazione e design. Dall’ambiente museale alla casa, le soluzioni moderne permettono di proteggere e valorizzare gli oggetti con criteri professionali, senza rinunciare all’estetica.

    Chi desidera approfondire materiali, formati e possibilità progettuali può trarre ispirazione esplorando soluzioni già utilizzate nel mondo delle mostre e dei musei, per poi adattarle alle proprie esigenze. La differenza, spesso, sta proprio nella qualità dei dettagli e nella consapevolezza delle scelte.