17 Ottobre 2019 / / Architettura

Ti sei mai fermato a riflettere su come la tua nuova ristrutturata garantirà la necessaria sicurezza a te, la tua famiglia e tutto ciò che contiene? Si tratta di un aspetto fondamentale da affrontare in una ristrutturazione che parte dal capire quali sono le tue esigenze, quali sono i reali pericoli che corri e da dove arrivano. Solo dopo potrai decidere se optare per sistemi di sicurezza passiva, sistemi di sicurezza attiva e quali.

Nell’articolo di oggi vedremo come mettere a fuoco correttamente la questione sicurezza nella tua ristrutturazione, per poter fare le scelte giuste ed evitare spese inutili. Gli argomenti di cui parleremo sono:

  • Distinzione tra sicurezza passiva e attiva
  • Come valutare correttamente i maggiori pericoli per la tua casa e le soluzioni da adottare
  • Focus sui principali sistemi di sicurezza passiva
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SISTEMI DI SICUREZZA PASSIVA E ATTIVA: COSA SONO E PERCHÉ DEVI CONOSCERLI

Ho deciso di partire da questo punto perché troppo spesso viene frainteso come ottenere reale sicurezza in casa propria.

Infatti nella maggior parte dei casi la risposta è semplicemente installare un sistema antifurto.

Non ritengo che questa sia la migliore risposta possibile.

Sia chiaro, niente contro agli antifurto: sono un mezzo essenziale per la sicurezza, ma vanno visti in un contesto più generale che parte da capire la differenza tra sistemi di sicurezza attiva e passiva.

L’antifurto è un classico esempio di sistema di sicurezza attiva. Cioè è uno strumento sempre all’erta che entra in funzione in determinate circostanze (la più comune: un ladro entra in casa).

Giusto per capire meglio di cosa stiamo parlando: un servizio di vigilanza (quelli che una volta venivano chiamati metronotte per intenderci) è un sistema di sicurezza attiva; un portiere h24 è un sistema di sicurezza attiva; i cani da guardia sono un sistema di sicurezza attiva; tu che durante la notte ti aggiri per casa nella penombra con una mazza da baseball in mano sei un sistema di sicurezza attiva.

Un sistema di sicurezza attiva in sostanza prevede qualcuno o qualcosa che compia un’azione.

A questi si contrappongono, o meglio si affiancano, i sistemi di sicurezza passiva: si tratta sostanzialmente di tutti gli ostacoli fisici che potresti mettere tra un malintenzionato e ciò che vuoi proteggere.

Un fossato è un sistema di protezione passiva; dei bastioni
alti 10 metri intorno al giardino sono un sistema di protezione passiva.

A parte gli scherzi i più semplici e basilari sistemi di
protezione passiva sono i muri di casa, gli infissi, la porta blindata. Tutti
elementi sempre presenti che costituiscono il primo e imprescindibile scudo
contro chi vuole entrare in casa tua.

Lo so che la protezione passiva è data per scontata e vieni naturalmente portato a concentrarti sulla protezione attiva per rispondere efficacemente alla paura di intrusioni.

Però, prima di prendere qualsiasi decisione devi fare una
cosa che quasi nessun committente fa. E che se vai da un venditore (sia di
sistemi attivi che passivi) non viene mai fatto da un punto di vista oggettivo
ma sempre di parte (e per forza…devono venderti il loro sistema!).

Devi fare l’analisi dei possibili rischi.

DA DOVE POSSONO ENTRARE I LADRI IN CASA? UN’ANALISI CHE DEVI FARE PRIMA DI PRENDERE
QUALSIASI DECISIONE

sistemi di sicurezza passiva: da dove entrano i ladri?

Io non devo venderti sistemi di sicurezza, quindi non ti voglio spingere da una parte o dall’altra.

Al contrario voglio che tu ti focalizzi su questo aspetto. Infatti non è raro che i committenti di una ristrutturazione si facciano prendere da un’immotivata “paura del ladro” e infarciscano la casa di inutili e costosissimi sistemi antifurto che non utilizzeranno mai in vita loro.

Devo essere sincero, all’inizio del mio lavoro da architetto
ero anche io di questa parrocchia: pensavo che fosse meglio un sistema di
sicurezza in più che uno in meno.

Ma una volta un cliente mi ha detto: “Alessandro è inutile che mettiamo tutti questi sistemi antifurto sparsi per casa…tanto qui un ladro può entrare solo dalla porta di ingresso…”.

E aveva ragione: il suo appartamento si trovava in una posizione tale per cui i ladri sarebbero potuti entrare solo dalla porta di casa. Anche le finestre erano improbabili come punto di accesso.

Quindi, pensando alla sicurezza di casa tua, la prima domanda che devi farti è: da dove può realmente entrare un ladro?

Le risposte sono diverse a seconda del tipo di immobile che
possiedi e del contesto in cui abiti. E di conseguenza sarà necessario pensare a soluzioni
studiate apposta per ogni casa.

Però si possono individuare alcune situazioni-tipo maggiormente diffuse.

È necessario prima di tutto fare una distinzione tra
appartamenti in condominio e case isolate o semi-isolate (case a schiera,
bifamiliari, ville, etc.).

Per quanto riguarda gli appartamenti poi bisogna fare
un’ulteriore distinzione tra piani bassi e piani alti.

E infine dovrebbe essere fatta una distinzione legata a dove si trova la casa: cioè tra zone più o meno pericolose.

Su quest’ultimo aspetto però non possiamo soffermarci perchè è molto legato al territorio ed inoltre è in continua evoluzione in quanto la criminalità si sposta in continuazione.

Però le considerazioni che possiamo fare sulle caratteristiche degli immobili sono più che sufficienti per darti una panoramica dettagliata. Nella sostanza si possono individuare tre macro casistiche:

  1. Casa isolata o semi-isolata
  2. Appartamento in condominio ai piani bassi (1-2 ed eventualmente 3)
  3. Appartamento in condominio ai piani alti (dal 4 in su)
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Possibili fonti di pericolo e sistemi di sicurezza per prevenirli

Per le tre macro-casistiche che abbiamo individuato qui
sopra possiamo definire i gradi di pericolosità e i tipi di protezione da
adottare.

Casa isolata o semi-isolata

Pericolosità: MEDIO-ALTA

Punti di ingresso: Giardino, porta di casa, portone garage,
finestre e balconi (principalmente del piano terra)

Sistemi di protezione passiva: recinzione giardino, porta
blindata, portone blindato, finestre o tapparelle blindate al piano terra

Sistemi di protezione attiva: sensori di movimento in
giardino, sistema di allarme perimetrale, sistema di allarme volumetrico,
videosorveglianza

Appartamento in condominio ai piani bassi

Pericolosità: MEDIA

Punti di ingresso: Porta di casa, finestre e balconi

Sistemi di protezione passiva: porta blindata, finestre o
tapparelle blindate

Sistemi di protezione attiva: sistema di allarme perimetrale

Appartamento in condominio ai piani alti

Pericolosità: BASSA

Punti in di ingresso: Porta di casa

Sistemi di protezione passiva: porta blindata

Sistemi di protezione attiva: sensore apertura sopra porta ed eventualmente sistema perimetrale.

Per concludere questo paragrafo un paio di annotazioni a quanto abbiamo detto:

  • Si tratta di situazioni realmente ampie e generalizzate, quindi studia attentamente il tuo caso prima di prendere qualsiasi decisione;
  • Attenzione agli appartamenti agli ultimi piani: in caso di terrazzo condominiale facilmente raggiungibile le finestre diventano un punto di accesso facile.

Ora che abbiamo delineato gli aspetti basilari della questione sicurezza legata alla ristrutturazione concentriamoci sul nostro focus: i sistemi di sicurezza passiva.

I SISTEMI DI SICUREZZA PASSIVA

i sistemi di sicurezza passiva: bastioni e cannoni

Tra i sistemi di sicurezza passiva ci sono quelli legati all’edificio e quelli legati ad un eventuale giardino (mi viene in mente la recinzione). Lasciamo perdere questi ultimi e concentriamoci sui primi.

In un edificio i punti di ingresso possono essere essenzialmente due:

  • Porte e portoni (anche dei garage)
  • Finestre e balconi

Prima di fare qualsiasi ragionamento è importante che, ai fini di valutare l’efficacia dei sistemi di protezione passiva che installerai in casa, tu conosca le classi antieffrazione.

Le classi antieffrazione

L’effrazione è chiaramente l’ingresso indesiderato in casa da parte di qualcuno (solitamente un ladro). Quindi la classe antieffrazione indica la capacità del sistema di protezione passivo di resistere all’effrazione.

Le classi antieffrazione sono normate a livello europeo e sono state recepite dalla normativa tecnica dei vari stati membri. In Italia la norma in vigore in tal senso è la UNI EN 1627:2011.

Tale norma individua 6 classi antieffrazione, da RC1 a RC6 (che sono nell’uso comune indicate con classe da 1 a 6), in cui la classe 1 è quella che offre meno protezione e la classe 6 quella che offre la protezione massima.

La classificazione avviene sulla base di tre tipologie di test:

  1. Test di carico statico: tale test si effettua applicando un martinetto idraulico che crea pressione in tutti i punti di chiusura. Ad ogni classe corrisponde un carico per cui l’infisso non deve deformarsi significativamente (in sostanza deve continuare ad impedire l’accesso); 
  2. Test di carico dinamico: viene lanciato un peso contro l’infisso (per le finestre contro la parte vetrata) e questo non dovrebbe perdere pezzi o creare aperture più grandi di una determinata dimensione. A seconda dell’altezza da cui viene lanciato il peso si determina la relativa classe;
  3. Test di attacco manuale: in sostanza si simula un ladro che prova a scassinare l’infisso. Ad ogni classe corrisponde un tempo maggiore e una maggiore disponibilità di attrezzi.

A questo punto vediamo cosa prevedono queste 6 classi
antieffrazione.

Classe antieffrazione RC1

Test statico e dinamico: nessuno

Test manuale: scassinatore occasionale che prova ad entrare con l’uso di violenza fisica (cioè con atti di vandalismo). L’infisso di tale classe non ha dei limiti minimi di tempo in cui deve resistere all’effrazione.

Se vuoi proteggerti dai pericoli esterni non devi acquistare infissi o portoncini in questa classe.

Classe antieffrazione RC2

Test statico: deve resistere a carichi statici variabili tra 150kg e 300kg.

Test dinamico: deve resistere anche a impatti dinamici con pesi che cadono da 9 metri di altezza del peso di 4,11kg per tre volte

Test manuale: scassinatore occasionale o poco esperto: utilizza qualche attrezzo per provare ad entrare: usa attrezzi semplici per provare a scassinare come cacciaviti, pinze, cunei. L’infisso di tale tipo deve resistere almeno 3 minuti ai tentativi del ladro.

Rientrano in questa classe la maggior parte degli infissi da industria comunemente in commercio.

Classe antieffrazione RC3

Test statico: deve resistere a carichi statici variabili tra 300kg e 600kg.

Test dinamico: deve resistere anche a impatti dinamici con pesi che cadono da 9 metri di altezza del peso di 4,11kg per nove volte.

Test manuale: scassinatore esperto che utilizza attrezzi tipo piede di porco, un cacciavite lungo con un martello. L’infisso di tale tipo deve resistere almeno 5 minuti ai tentativi del ladro.

Questa è la classe maggiormente diffusa per porte e infissi di case e appartamenti.

Classe antieffrazione RC4

Test statico: deve resistere a carichi statici variabili tra 600kg e 1000kg.

Test dinamico: deve resistere anche a impatti dinamici del tipo colpi d’ascia nel numero minimo di 30.

Test manuale: lo scassinatore naturalmente è esperto ed impiega, oltre a tutto quello che abbiamo visto nelle precedenti classi, anche sega e utensili a percussione (trapano a batteria). L’infisso di tale tipo deve resistere almeno 10 minuti ai tentativi del ladro.

Gli infissi e le porte di questa classe sono ancora utilizzati nel settore residenziale quando è richiesto un grado di protezione maggiore (ville isolate, piani bassi molto pericolosi).

Classe antieffrazione RC5

Test statico: deve resistere a carichi statici variabili tra 1000kg e 1500kg.

Test dinamico: deve resistere a impatti dinamici del tipo colpi d’ascia nel numero minimo di 50.

Test manuale: in questo caso si tratta di uno scassinatore molto esperto che impiega attrezzi di tipo elettrico (non a batteria), quindi più potenti. L’infisso di classe 5 deve resistere almeno 15 minuti ai tentativi del ladro.

Classe antieffrazione RC6

Test statico: deve resistere a carichi statici variabili tra 1500kg e 2000kg.

Test dinamico: deve resistere anche a impatti dinamici del tipo colpi d’ascia nel numero minimo di 70.

Test manuale: lo scassinatore è molto esperto ed impiega attrezzi di tipo elettrico (non a batteria) di grande dimensione, tipo seghe a sciabola o mole. L’infisso di tale tipo deve resistere almeno 20 minuti ai tentativi del ladro.

Le ultime due classi, 5 e 6, sono generalmente previste per attività commerciali e per locali dove sono conservati oggetti preziosi (per esempio banche).

Grazie a queste informazioni sulle classi antieffrazione adesso hai tutti gli strumenti necessari per scegliere consapevolmente quale classe di sicurezza richiedere al tuo infisso o porta.

Negli ultimi due paragrafi però andremo oltre: vedremo quali sono le caratteristiche su cui devi concentrarti quando scegli i tuoi sistemi di protezione passiva.

Infatti, a prescindere dalla classe antieffrazione che hai scelto, tutti i sistemi di protezione sono composti da vari elementi e devi capire come interpretare le varie informazioni che ti verranno date dal venditore (o come chiedere le informazioni giuste).

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Grate, tapparelle, finestre blindate

Dove c’è una finestra c’è sempre un foro nel muro. E in questo foro, oltre alla finestra blindata, ci possono essere altri elementi che fungono da sistemi di sicurezza passivi:

  1. Inferriate in ferro
  2. Tapparelle blindate
  3. Infissi blindati

Ferme restando le classi di sicurezza, che determinano la
reale efficacia dei sistemi passivi, ognuno di questi ha i suoi pro e contro.
Vediamoli

Inferriate

sicurezza passiva: inferriate

Le inferriate, che possono essere fisse o apribili, hanno senso di essere installate solo se l’immobile si trova ad un piano facilmente raggiungibile dall’esterno (i piani terra principalmente), magari su strada, e in cui c’è l’abitudine di lasciare le finestre aperte o socchiuse per lungo tempo anche non in presenza di occupanti (che non devono essere per forza fuori casa ma semplicemente in un’altra stanza).

Sono sicuramente un sistema di protezione molto valido, soprattutto quelle fisse, in quanto scardinarle richiede molto tempo, richiede di fare molto rumore e, vista la posizione (sui muri esterni) porta al rischio di essere visti (per i ladri naturalmente…).

Hanno però un contro non indifferente: rendono la casa simile ad una prigione.

Quindi sicuramente da promuovere dal punto di vista della sicurezza, anche perché possono essere installate in un secondo momento rispetto agli infissi, ma sicuramente da bocciare dal punto di vista estetico e della qualatà di vita.

Ecco alcune caratteristiche che dovresti valutare, oltre alla classe antieffrazione:

  1. la distanza tra le sbarre non dovrebbe superare gli 8cm, il motivo è che distanze maggiori consentono più facilmente di inserire un piede di porco per allargarle
  2. il sistema di ancoraggio non deve lasciare spazi con la muratura, il motivo è lo stesso che abbiamo visto per la distanza tra le sbarre, cioè l’impossibilità di inserire un piede di porco
  3. la serratura, se la tua inferriata è apribile, dovrebbe prevedere una serratura di tipo europeo…i motivi te li spiego nel paragrafo sulle porte blindate

Le classi antieffrazione per cui sono garantite le inferiate sono 3 e 4, anche se in mercato ci sono anche grate in classe 5.

Tapparelle blindate

sicurezza passiva: tapparelle blindate

Come sono fatte generalmente le tapparelle te l’ho spiegato
nella quarta
parte della mia guida alla sostituzione degli infissi
: si tratta di lamelle
di alluminio riempite di schiuma poliuretanica isolante. O al più di lamelle in
pvc.

Entrambe queste tipologie entrano al massimo in classe
antieffrazione 2, quindi non sono considerate blindate.

Il primo modo per blindare le tapparelle è quello di realizzare le lamelle in acciaio, materiale molto più resistente ai colpi (quindi test dinamico) rispetto agli altri utilizzati solitamente.

Chiaramente ci sono anche gli altri aspetti da considerare, in particolare il test statico, cioè il sollevamento della tapparella con un martinetto.

Per rispondere a tali problemi i sistemi di blindaggio delle tapparelle prevedono sia particolari sistemi di aggancio delle lamelle tra di loro, sia sistemi che impediscono alle tapparelle di essere forzate a scorrere verso l’alto.

Ogni produttore ha le sue tecnologie brevettate in tal senso.

Invece un’obiezione che spesso viene fatta alle tapparelle blindate è che, per essere efficaci, devono essere completamente abbassate, rendendo quindi buie le camere anche di giorno.

Infatti la richiesta di chi installa sistemi di protezione non è quello di essere protetto solo quando si è assenti o si sta riposando, ma anche quando si vive la casa, durante il giorno.

Da alcuni anni sono in produzione varie soluzioni di tapparelle blindate che consentono di far passare la luce e allo stesso tempo garantiscono la necessaria sicurezza.

Alcuni sistemi intervallano lamelle cieche a lamelle microforate, che consentono quindi di regolare la luce che entra, altri invece prevedono addirittura lamelle orientabili, trasformando le tapparelle in veri e propri frangisole.

Quindi con questi sistemi è possibile essere sicuri in casa e continuare a viverla normalmente.

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Finestre blindate

Naturalmente parlando di finestre blindate parliamo anche di balconi (porte-finestre) blindate.

Fatta questa banale premessa vediamo quali sono le caratteristiche
di una finestra blindata. Quello che stai leggendo non è un articolo tecnico
quindi non entriamo nei dettagli (che ti possono essere forniti da un buon
rivenditore di infissi).

Sono tre gli elementi su cui devi porre l’attenzione nella scelta della tua finestra blindata:

  • I telai (sia quello fisso che quello mobile)
  • La vetrata
  • La serratura

Per quanto riguarda i telai solitamente le finestre blindate prevedono dei rinforzi in acciaio che ne aumentano sia la resistenza ai carichi dinamici, sia la resistenza ai carichi statici.

Per quanto riguarda il vetro la normativa individua i vetri “antieffrazione” e “antiproiettile” (quest’ultimo è uno step successivo di sicurezza). Chiaramente nella parte vetrata il principale problema da risolvere è quello della risposta ai carichi dinamici.

Facciamo un approfondimento partendo da una premessa: i vetri normalmente installati nelle finestre sono “vetrocamera”, cioè sono composti da due lastre di vetro con interposta una camera d’aria riempita di gas isolante. Lo scopo di questa soluzione è principalmente abbattere le dispersioni di calore. Le lastre di vetro che vengono usate per realizzare i vetrocamera sono quasi sempre di tipo stratificato, cioè sono composte da due lastre di vetro unite da una pellicola di tipo plastico (polivinilbutirrale o PVB). Questa soluzione serve principalmente per dare maggiore resistenza al vetro e per evitare che, in caso di urto o caduta, si stacchino schegge di vetro pericolose. Se vuoi approfondire le caratteristiche dei vetrocamera vai alla terza parte della guida sugli infissi che ho scritto.

Tutta questa premessa per dirti che i vetri antieffrazione sono dei vetri stratificati e sono classificati nella norma UNI EN 356 con i codici che vanno da P1A a P8B.

Quello che rende antieffrazione tali vetrate è proprio la “pellicola” di plastica interposta tra le lastre che, se solitamente è spessa meno di mezzo millimetro, nel caso di vetri antisfondamento molto prestazionali può arrivare ad essere spessa molti millimetri.

Una vetrata in classe antieffrazione 2 (quindi scarsamente blindato) è di tipo P3A.

Una vetrata in classe antieffrazione 3 (la blindatura classica) è di tipo P5A.

Una vetrata in classe antieffrazione 6 (la classe massima) è di tipo P8B.

Ultimo elemento di cui devi preoccuparti è la serratura: le finestre blindate sono dotate di serratura con chiave. Chiaramente questo tipo di serratura deve garantire determinati livelli di sicurezza: anche in questo caso la serratura deve essere di tipo europea per resistere ai tentativi di scasso (ne parliamo a breve).

Porte e portoni blindati

sicurezza passiva: porta blindata

A differenza delle finestre sia le porte che i portoni sono
chiusure di tipo “cieco”, cioè non trasparenti.

A differenza delle finestre, che sono spesso abbinate ad una tapparella, le porte sono lasciate sole a difendere la tua casa tua dall’esterno (o dal pianerottolo).

Quindi, sebbene la classificazione antieffrazione sia la stessa delle finestre, le porte blindate devono avere caratteristiche tecniche diverse.

Una porta è costituita da:

  • Controtelaio e telaio fisso
  • L’anta
  • Le cerniere
  • La serratura

In una porta blindata tutti questi elementi sono studiati
apposta per garantire la classe antieffrazione per cui è stata testata.

Il materiale che la fa da padrona naturalmente è anche in questo caso l’acciaio.

Il controtelaio è in lamiera di acciaio piegata e viene ancorata alla muratura per mezzo di zanche. Su di esso viene installato il telaio vero e proprio, sempre in acciaio, su cui sono alloggiati i cardini. In alcuni modelli controtelaio e telaio coincidono.

L’anta è anch’essa in acciaio, solitamente una lamiera su
cui sono saldati elementi di rinforzo. Chiaramente su questa struttura di
acciaio possono essere installati tutti i rivestimenti più disparati.

Le cerniere sono anch’esse in acciaio. Un aspetto importante
dei sistemi costruttivi delle porte blindate è che le cerniere vengono saldate all’anta
della porta, rendendo molto più difficile lo scardinamento.

La serratura è un elemento fondamentale: attualmente la serratura più diffusa e sicura è quella denominata “europea”.

Dobbiamo distinguere tra la serratura, che è il meccanismo vero e proprio con tutti i pistoni che tengono materialmente chiusa la porta, e il cilindro europeo, che è un elemento a parte e lavora in combinazione con la serratura e comanda il movimento dei pistoni.

I vecchi tipi di serratura, chiamate a doppia mappa (quelli
con le lunghe chiavi a doppia dentatura per intenderci), sono facilmente
scassinabili: i ladri hanno attrezzi specifici con cui semplicemente replicano i
denti della serratura e si creano una copia della chiave perfettamente
funzionante. In pratica entrano in casa, rubano tutto e quando escono chiudono
pure la porta.

Le serrature europee sono molto più sicure a partire dal fatto che è impossibile replicare la chiave se non si ha la scheda coi codici. Però anche questa non ti garantisce sicurezza al 100%.

Quando acquisti una porta blindata concentrati (anche) sulle caratteristiche del cilindro e verifica che siano presenti queste:

  • Sicurezza chiave (cioè il numero di combinazioni possibili della chiave) elevata. Va da 1 (100 combinazioni) a 6 (100.000 combinazioni). Naturalmente la sicurezza 6 è la migliore;
  • Certificazione anti-bumping. Con la tecnica del key bumping grazie ad appositi attrezzi i ladri riescono ad aprire la serratura senza rompere nulla. Bastano addirittura una chiave ed un martello…
  • Presenza di un defender anti-trapano. Serve per prevenire l’estrazione del cilindro
  • Presenza del sistema “trappola”, che in caso di estrazione del cilindro o di key bumping manda in blocco totale i meccanismi che non si apriranno più.

NESSUN SISTEMA DURA IN ETERNO

sistemi di sicurezza passiva: durano in eterno?

In questo articolo abbiamo fatto una panoramica dei principali sistemi di protezione passiva che ti consentono di aumentare drasticamente la sicurezza di casa tua. Però devi essere consapevole che non c’è niente che riesce a resistere in eterno ai tentativi di effrazione da parte dei ladri.

Come hai potuto leggere anche le classi antieffrazione prevedono solo dei tempi minimi di resistenza ai tentativi di scasso.

Un ladro molto esperto, se vuole entrare in casa tua e ha tutto il tempo necessario a disposizione, prima o poi riuscirà a farlo.

Per questo motivo ai sistemi passivi vengono quasi sempre abbinati sistemi di protezione attivi.

Come abbiamo detto ad inizio articolo quando ristrutturi e affronti l’argomento sicurezza la prima cosa che devi fare è valutare attentamente i reali pericoli a cui è sottoposta la tua casa e le tue reali esigenze di sicurezza.

Ad esempio negli appartamenti in condominio raramente ha senso installare infissi blindati, in quanto i ladri entreranno sempre dalla porta sul pianerottolo. E allo stesso modo non ha senso prevedere una classe antieffrazione eccessivamente alta (la 5 o la 6) per la porta sul pianerottolo: quasi sempre è sufficiente una classe antieffrazione 3.

La cosa importante a cui devi prestare attenzione è che le classi antieffrazione dichiarate siano realmente certificate. Infatti la norma prevede che la classe venga assegnata per ogni dimensione prevista.

Per capirci: se la tua porta di ingresso è larga 2 metri e
alta 3 metri (esagero volutamente!) l’azienda che te la fornisce per
garantirtela in classe antieffrazione 3 deve aver fatto una prova specifica su
quella dimensione e deve fornirtene una copia.

Il problema si pone principalmente sugli infissi esterni che
sono spesso di dimensioni particolari e non standard.

Questa cosa chiaramente non è possibile. Ma non fraintendermi ciò non significa che le finestre che ti vengono vendute non sono blindate. Quello su cui voglio farti posare l’attenzione è che, oltre alla classe antieffrazione raggiunta dalle finestre che hanno testato, dovresti preoccuparti di chiedere spiegazioni sulle caratteristiche tecniche che dovrebbero rendere la porta o la finestra blindate e confrontarle con quanto abbiamo visto in questo articolo (ad esempio il codice della vetrata di sicurezza, o la tipologia di serratura europea, etc.).

Ricordati sempre che la scelta degli infissi fa parte di un processo più grande che è quello della ristrutturazione della tua casa. Si tratta di un processo che devi conoscere e applicare per arrivare a fare le scelte giuste nel momento giusto, altrimenti ti ritroverai a concentrarti su cose inutili, che ti fanno sprecare tempo, soldi ed energie, e non ti occuperai mai delle cose realmente importanti.

Imparare il processo è la cosa più importante da fare nella tua ristrutturazione. Il processo per ristrutturare non è banale e non è nemmeno quello che stai seguendo. Dalla mia esperienza non c’è un solo committente che segue il giusto processo di ristrutturazione: quello che gli garantisce di non finire a spendere il doppio di quanto preventivato e a fare cause infinite con l’impresa.

Il processo giusto, scritto per te che sei un committente, lo puoi trovare solo nel manuale che ho scritto: “Ristruttura la tua casa in 7 passi”.

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20 Luglio 2019 / / News

architettura accessibile

Tra Firenze e Caserta, rispettivamente il 26 giugno e il 1° luglio, si sono svolti degli incontri dal titolo “Universal Design – Per un’architettura accessibile, funzionale e confortevole per tutti” durante i quali si è discusso dell’importanza di ideare e progettare gli spazi in modo tale da garantire il benessere abitativo, nonché di cambiare la forma delle città e degli edifici rendendo ogni ambiente adatto a chiunque senza alcun tipo di discriminazione. Anche la continua evoluzione della tecnologia e tutte le nuove invenzione ci vengono incontro per riuscire ad abbattere le barriere architettoniche, dalla pedana montascale ai sistemi in alluminio per finestre scorrevoli e facciate, fino ai nuovi elettrodomestici che possono essere controllati a distanza tramite apposita applicazione sullo smartphone.

Obiettivi

L’obiettivo dei due incontri è stato quindi quello di far capire che nella realizzazione di nuovi scenari di architettura devono essere messe al centro le persone e le loro esigenze così da realizzare spazi che siano facilmente fruibili da chiunque a prescindere dall’età, dal genere, dal background culturale e dalle capacità fisiche e sensoriali di ognuno, ma il termine Universal Design non è un’invenzione recente anzi, è stato introdotto nel 1985 da un architetto americano di nome Ronald L. Mace che, affetto da poliomielite sin da bambino, ha dedicato tutta la sua vita ai temi della progettazione accessibile.

architettura accessibile

Nascita dello Universal Design

Mace, infatti, costretto sulla sedia a rotelle già a nove anni, si è sempre trovato davanti a numerose difficoltà nell’accedere a determinate strutture, comprese quelle presenti nel campus della North Carolina State University in cui si è laureato proprio in architettura. A partire dalle sue stesse esperienze, Mace introdusse il termine Universal Design e lo definì come la progettazione di prodotti e ambienti che siano utilizzabili da tutte le persone, nella misura più ampia possibile, senza necessità di adattamento o progettazione specifica. Secondo Mace, quindi, il design universale non è una disciplina che realizza degli oggetti specifici per persone con specifiche esigenze ma, piuttosto, una disciplina in grado di realizzare prodotti che siano adatti alla più ampia gamma di persone, degli spazi che possano essere fruiti, utilizzati e compresi indistintamente da tutti.

Nella realizzazione di uno spazio non bisogna quindi rispondere ai bisogni specifici di una fetta della popolazione, o realizzare ambienti che siano destinati ad una minoranza della popolazione ma progettare spazi che incontrino i bisogni di tutte le persone che desiderano utilizzarlo.

architettura accessibile

I sette principi dello Universal Design

Il design, per essere definito buono, deve creare un ambiente accessibile, utilizzabile, comodo e piacevole e, soprattutto, che può essere usato da tutti. Nel 1997 il Centre for Universal Design , composto da architetti, designers, ingegneri e ricercatori guidati proprio da Ronald L. Mace, ha definito i sette principi dell’Universal Design con lo scopo di guidare la progettazione di spazi, prodotti e comunicazione.

I sette principi possono essere utilizzati anche per valutare i prodotti già esistenti sul mercato, per guidare il processo di progettazione e per educare architetti e design, ma anche i consumatori, sulle caratteristiche di prodotti e ambienti.​I sette principi dell’Universal Design

1. Usabilità equa : il design deve essere utile e vendibile a chiunque. Questo significa che l’oggetto o lo spazio deve fornire lo stesso significato di utilizzo a tutti, identico se possibile o almeno equivalente. È importante quindi evitare ogni tipo di categorizzazione del fruitore.

2. Flessibilità d’uso : il design deve sapersi adattare alle preferenze e alle abilità individuali, quindi offrire una scelta nei metodi d’uso e permettere una maneggiabilità sia sinistra che destra.

3. Uso semplice e intuitivo : il prodotto deve risultare facile da capire, a prescindere dall’esperienza, dalla conoscenza e dalle abilità linguistiche del fruitore. È importante eliminare quindi tutte quelle complessità superflue e far corrispondere il prodotto alle aspettative di chi lo acquista.

4. Informazione percettibile : il design deve saper comunicare efficacemente tutte le informazioni necessarie al fruitore, a prescindere dalle sue abilità sensoriali. Il prodotto deve quindi offrire metodi diversi per poter presentare le informazioni essenziali, a livello visivo, tattile, ecc. e deve saper differenziare le informazioni essenziali da quelle secondarie. È fondamentale la leggibilità delle informazioni e che il prodotto sia compatibile con una varietà di tecniche o dispositivi usati dalle persone con limitazioni sensoriali.

5. Tolleranza per gli errori : è importante minimizzare i rischi o le conseguenze accidentali pericolose. È fondamentale quindi prevedere eventuali errori e pericoli ma anche scoraggiare l’utilizzo scorretto del prodotto.

6. Sforzo fisico contenuto : il design può essere utilizzato efficientemente e comodamente con il minimo sforzo. Per poter essere universalmente utilizzabile, il prodotto deve permettere una posizione neutra del corpo durante il suo utilizzo, con il minor sforzo fisico possibile e col minor numero di azioni ripetitive.

7. Dimensione e spazio per approccio e uso : dimensione e spazio devono essere garantiti per poter utilizzare il prodotto, indipendentemente dalle dimensioni del corpo, dalla postura e dalla mobilità fornendo allo stesso tempo una chiara visualizzazione e il facile raggiungimento degli elementi da cui è composto, offrendo quindi anche lo spazio necessario per gli ausili o il personale d’assistenza. ​

architettura accessibile

L’articolo Universal Design: l’evento dedicato all’architettura accessibile proviene da Architettura e design a Roma.

17 Giugno 2019 / / Blog Arredamento

Serrature elettroniche: scopriamo il futuro dei serramenti

Le serrature elettroniche sono il futuro dei serramenti. Si stima che a Firenze, fra meno di dieci anni, circa il 50% delle serrature sarà elettronica o presenterà comunque un doppio sistema di apertura con chiave più congegno elettronico. Ad oggi, però, non tutti i professionisti sono in grado di installare in maniera adeguata le serrature elettroniche. Il problema non è il montaggio, che risulta anche abbastanza semplice, quanto i successivi interventi di manutenzione e riparazione eventualmente necessari. Diventa quindi importante affidarsi al professionista giusto.

Il lavoro del Fabbro a Firenze, come nelle altre grandi città, sta cambiando: il modo di operare non è più solamente fisico e artigianale, ma prevede continui aggiornamenti su quelle che sono le tecnologie più innovative. Per le macchine e i locali pubblici, come gli alberghi, già da diversi anni sono disponibili serrature senza chiave che ci facilitano di molto l’esistenza. Per le serrature di casa, invece, ci sentiamo ancora poco convinti a lasciarci andare alle serrature elettroniche. Cerchiamo allora di capirci di più, di conoscere i diversi modelli, di comprenderne il funzionamento e soprattutto rispondiamo alla domanda: le serrature elettroniche sono sicure?

Cos’è una serratura elettronica

Una serratura elettronica è un congegno che permette di aprire e chiudere una porta, una finestra, un cancello, o qualsiasi altra apertura. A differenza di quelle classiche che utilizzano un meccanismo meccanico provvisto di una chiave, la serratura elettronica si basa su un dispositivo elettrico, comandabile tramite impulso con un pulsante o persino da remoto. Per sbloccare fisicamente la serratura si fa uso di un elettromagnete alimentato da energia elettrica a bassa tensione, oppure a batteria.

Lo sviluppo di queste soluzioni ha dato un volto completamente nuovo alla vita di ogni giorno. Pensa ai modelli di automobili di ultima generazione. Non c’è il fastidio di dover cercare le chiavi, magari quando si è carichi di pacchi della spesa e sta piovendo. Basta l’impulso della serratura elettronica e la portiera si sblocca automaticamente.

Allo stesso modo è possibile aprire e chiudere le tapparelle di casa con un semplice clic sullo smartphone, anche mentre siamo a lavoro e vogliamo far prendere un po’ di luce alle stanze. Spinti da queste comodità, sempre più persone stanno valutando l’acquisto di serrature elettroniche anche per la porta di casa, normale o blindata che sia. In effetti il comfort è innegabile. Chi è ancora riluttante, ha paura da una parte di eventuali guasti che potrebbero bloccare la porta lasciando il malcapitato chiuso fuori, dall’altra che queste serrature non siano abbastanza sicure di fronte all’attacco dei malintenzionati.

Diversi tipi di serrature elettroniche

Avrai sicuramente visto e magari utilizzato le serrature elettroniche in hotel. Sono le stesse che puoi scegliere anche per la tua abitazione, valutando quale modello fa al caso tuo in base alle tue esigenze specifiche.

Serrature elettroniche con tastierino alfanumerico

Sono le più semplici e attualmente le più diffuse. Lo sblocco della serratura avviene attraverso la digitazione di un codice su un tastierino alfanumerico. Il vantaggio di queste serrature si ha soprattutto per i locali e le abitazioni dove devono avere accesso più persone. È infatti possibile creare codici temporanei, validi solo per un accesso o limitati a determinate fasce orarie (ad esempio potreste consentire l’ingresso alla ragazza delle pulizie o agli addetti alla raccolta dei rifiuti solo in determinati giorni e a determinati orari).

Gli attuali standard di sicurezza le rendono sicure e dotate di un sistema di protezione dei dati inattaccabile da eventuali malintenzionati, anche se professionisti. Non hanno un prezzo elevato e sono un’ottima soluzione per chi cerca una serratura elettronica semplice e funzionale. L’unico difetto è dato dal fatto che è necessario ricordarsi il codice. In caso di smarrimento è prevista comunque una procedura di recupero senza dover per forza fare intervenire un tecnico.

Serrature elettroniche con riconoscimento biometrico

Si entra nel mondo delle serrature elettroniche più complesse. Le serrature a riconoscimento biometrico riconoscono direttamente la persona e aprono solo ai soggetti autorizzati, agendo con grande precisione. Garantiscono infatti il massimo della sicurezza che è possibile avere, in quanto si basano su elementi univoci che non è possibile copiare, nemmeno con le tecnologie più avanzate. Le più diffuse sono quelle a riconoscimento delle impronte digitali, ma si possono scegliere anche serrature elettroniche a riconoscimento vocale, oppure basate sulla lettura dell’iride. Il costo è maggiore, ma la comodità e la funzionalità ripagano in pieno l’investimento.

Serrature elettroniche ibride con chiave

Tutti i modelli sopra descritti, possono essere dotati di un’apertura alternativa con chiave. Questo può essere utile in caso di blackout prolungato o di malfunzionamento. Lo svantaggio è dato dalla presenza della chiave, che si può sempre rischiare di perdere o di rompere.

Le serrature elettroniche sono sicure? E se va via la corrente

Il miglioramento degli standard di prestazioni delle serrature elettroniche, ha permesso di fornirle di congegni di sicurezza funzionanti anche in caso di interruzione del servizio di energia elettrica, o in caso di esaurimento delle batterie, a seconda dei modelli. Vengono infatti fornite di una piccola batteria secondaria funzionante per permettere alcune operazioni in attesa del rispristino del normale servizio.

Avere un professionista esperto sempre a disposizione, grazie ai servizi di pronto intervento oggi disponibili, è comunque sia una garanzia di non rimanere mai con la serratura bloccata senza sapere come risolvere.

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31 Maggio 2019 / / Blog Arredamento

Quando si ha in casa una persona disabile o un anziano con difficoltà motorie allora si ha il bisogno di trovare un’alternativa sicura che permetta a queste persone di spostarsi tra i vari piani dell’abitazione in totale sicurezza ed autonomia. Una normale rampa di scale, per chi ha difficoltà nel muoversi da solo, può diventare un vero e proprio ostacolo, obbligando a volte la persona a rimanere bloccata in un’unica zona della casa, a meno che non abbia qualcuno sempre pronto ad aiutarla a salire o scendere le scale o, in alternativa, installare un montascale a poltroncina.

I montascale ad oggi sono uno degli strumenti più utilizzati in casa per venire incontro proprio a questo problema, sono facili da installare e, grazie alle agevolazioni fiscali offerte dallo Stato, non si è costretti a spendere una fortuna.

Le agevolazioni fiscali relative ai montascale sono regolate nel nostro Paese dalla legge n. 13/1989, emanata per regolare l’abbattimento delle barriere architettoniche.

Questa legge prevede che i disabili e le persone affette da menomazioni fisiche che impediscono loro di muoversi se non tramite l’ausilio di un accompagnatore o di strutture mobili specifiche, così come coloro che hanno a carico una persona affetta da uno di questi problemi, abbiano un’IVA agevolata al 4% per l’acquisto di mezzi necessari alla deambulazione e al sollevamento dei disabili e per l’acquisto di sussidi tecnici e informatici volti all’abbattimento delle barriere architettoniche.

Inoltre, grazie al Bonus Casa 2019, le persone con handicap fisici hanno diritto ad un rimborso pubblico che copre fino al 50% della spesa sostenuta su una spesa massima di 96.000 euro per ciascuna unità immobiliare per l’installazione di un montascale o di altre strutture analoghe che hanno sempre lo scopo di abbattere le barriere architettoniche.

Il rimborso del 50%, può essere detratto dall’imposta sul reddito di persone fisiche, insieme all’IVA, sia per l’acquisto di un montascale che per la sua installazione.

Chi può usufruire delle detrazioni fiscali?

A poter usufruire delle detrazioni fiscali sono tutti i contribuenti soggetti al pagamento di imposte sui redditi, sia i proprietari dell’immobile, che i titolari di diritti di godimento, che coloro che ne sosterranno le spese dei lavori.

Anche gli edifici condominiali possono usufruire di una detrazione fiscale del 50% sulle spese sostenute, purché i lavori in questione vengano effettuati su parti comuni del condominio (cioè il suolo su cui sorge l’edificio e le parti di cui è composto quest’ultimo, nonché i locali per la portineria, il riscaldamento centrale, ecc.).

Cosa occorre fare per ottenere la detrazione fiscale?

La procedura di richiesta della detrazione è stata semplificata sempre di più nel corso degli ultimi anni. Per ottenerla basterà infatti inserire nella dichiarazione dei redditi i dati catastali identificativi dell’immobile, gli estremi di registrazione dell’atto e tutti gli altri dati richiesti nella domanda che servono a controllare la detrazione.

Una volta effettuata la richiesta, deve essere comunicato all’Azienda Sanitaria Locale le generalità del committente dei lavori, il tipo di intervento da realizzare, i dati identificativi dell’impresa che effettuerà i lavori con esplicita assunzione di responsabilità e la data di inizio dei lavori di recupero tramite raccomandata o altre modalità richieste dalla Regione di residenza.

Inoltre, la Legge di Bilancio 2018 di cui fa parte il Bonus Ristrutturazioni, ha introdotto l’obbligo di comunicare all’Enea le informazioni sui lavori effettuati entro 90 giorni a partire dalla data di ultimazione dei lavori tramite Enea.

Come si ottiene la detrazione fiscale?

È possibile ottenere la detrazione fiscale solo se i pagamenti vengono effettuati tramite bonifico bancario o postale, da cui devono risultare la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e quello del beneficiario del pagamento (o la sua partita Iva).

Nel caso di edifici condominiali, in cui potrebbero esserci più soggetti a sostenere la spesa, i bonifici devono riportare i codici fiscali di tutte le persone interessate alla detrazione fiscale. Nel caso in cui gli interventi vengano realizzati su parti comuni condominiali, allora nei bonifici dovranno essere riportati il codice fiscale del condominio e quello dell’amministratore o di chi effettua il pagamento.

Le agevolazioni fiscali per l’installazione di un montascale, possono essere ottenute anche dai privati?

La Legge n. 13/1989 prevede delle agevolazioni fiscali anche per i privati per l’installazione di montascale per disabili, anche se in percentuale minore (cioè del 19%).

Inoltre, a differenza di altri interventi volti a modificare la struttura dell’immobile, come la costruzione di rampe o l’installazione di appositi ascensori per disabili, l’installazione di un montascale non richiede l’invio di alcuna domanda per la concessione edilizia, né la dichiarazione di inizio lavori per l’installazione.

Chi può usufruire della detrazione fiscale del 19%?

Ad usufruire del contributo del 19% possono essere tutte le persone portatrici di handicap o che abbiano delle limitazioni o menomazioni fisiche permanenti che compromettano in parte o totalmente la mobilità.

Non è necessario essere riconosciuti invalidi, purché si presenti una patologia tale da rendere impossibile l’utilizzo autonomo e sicuro di una rampa di scale o di altri ostacoli attestata da un certificato medico.

I portatori di handicap invalidi al 100% hanno il diritto di precedenza in graduatoria per l’ottenimento della detrazione fiscale.

8 Maggio 2019 / / Blog Arredamento

Tapparelle, avvolgibili, inferriate: scopri le soluzioni più innovative per le tue porte e finestre

 
Un elemento di particolare importanza quando si parla di arredo della casa, è dato dalla scelta delle tapparelle e degli avvolgibili che andranno a corredare le porte e le finestre della tua abitazione. In base al genere di design scelto per l’arredamento, infatti, sarà opportuno optare per una tipologia piuttosto che un’altra. L’altro aspetto che ovviamente non va sottovalutato riguarda la sicurezza.

Questi accessori sono indispensabili per mantenere il tuo appartamento protetto da ladri e malintenzionati. Soprattutto nelle grandi città, come Milano, sarà indispensabile trovare il professionista giusto a cui affidare il montaggio delle tapparelle o delle inferriate. Scegliere un fabbro di Milano esperto in congegni di ultima generazione ti garantirà la realizzazione di una lavoro a regola d’arte. Vediamo quali sono i tipi di tapparelle e inferriate più venduti quest’anno.

Tapparelle Smart: la tua casa diventa intelligente

Scordati i vecchi avvolgibili rumorosi e manuali. I nuovi prodotti immessi sul mercato sono eleganti, silenziosi ed elettronici. Le tapparelle di ultima generazione sono dotate di un motore che ne permette la regolazione. Questo congegno può essere collegato sia a un pannello che controlla tutte le chiusure della casa, sia ad applicazioni per smartphone o tablet.

Pensa alla comodità di poter controllare lo stato delle tapparelle anche quando sei fuori casa. Quelle più evolute, inoltre, possono essere collegate ai dispositivi di controllo Smart dell’appartamento, come Google Assistant o Alexia. La cosa più straordinaria è che, se stai leggendo questo articolo ma hai già installato delle tapparelle prive delle opzioni che ti stiamo descrivendo, non devi mangiarti le mani. Puoi aggiungere un piccolo e poco ingombrante motore ad ogni tipo di avvolgibile, così da controllare il loro funzionamento nel modo che preferisci.

Le tapparelle moderne, inoltre, possono essere progettate in modo da scomparire completamente nel muro una volta aperte, così da non disturbare la linearità del design dell’appartamento. Possono inoltre essere orientabili. L’inclinazione delle stecche in questo caso è variabile. Sarai tu a decidere quanta luce lasciar entrare nell’abitazione, senza precludere la sicurezza data dalle tapparelle chiuse. Se, infine, abiti in una zona particolarmente criminosa o sei al piano terra, ti consigliamo le tapparelle blindate. Mantenendo tutte le caratteristiche descritte finora, avrai in più la sicurezza che nessuno possa scassinarle per introdursi nel tuo appartamento. Questa soluzione, benché più costosa, è in assoluto quella che offre le maggiori garanzie: nel tempo l’investimento verrà ampiamente ripagato.

Inferriate scorrevoli a scomparsa e inferriate avvolgibili: estetica e utilità diventano una cosa sola

Se non ti senti abbastanza sicuro con le sole tapparelle, puoi scegliere fra due soluzioni che renderanno la tua casa a prova di qualsiasi tentativo di intrusione:

  • Inferriate scorrevoli a scomparsa
  • Inferriate avvolgibili

Le inferriate scorrevoli a scomparsa scorrono su un’apposita guida orizzontale in modo che, una volta aperte, siano praticamente invisibili alla vista. Questo è particolarmente utile quando vi siano precise esigenze estetiche per edifici di alto valore, oppure quando debbano essere rispettati vincoli costruttivi in base alla località. Nel centro storico di Milano e delle altre grandi città, ad esempio, prima di svolgere lavori che modificano l’estetica dell’edificio è necessario informarsi bene presso il comune sugli eventuali permessi da dover presentare.

Ancora più innovative sono le inferriate avvolgibili, che occupano persino meno spazio e non necessitano di una nicchia laterale nel muro per ospitare l’inferriata, una volta chiusa. L’apertura avviene infatti attraverso guide verticali e la struttura, per chiudersi, si “impacchetta” all’interno di un cassonetto, esattamente come succede per le tapparelle.

La scelta di un metodo piuttosto di un altro sarà influenzata esclusivamente dalle caratteristiche costruttive della tua abitazione ed eventualmente dal fattore economico, in quanto la sicurezza è garantita per entrambi i sistemi. Anche le inferriate possono essere collegate a dispositivi Smart, per una casa sempre più intelligente.

28 Marzo 2019 / / Architettura

Installare un set di telecamere a circuito chiuso per la sicurezza domestica era fino a poco tempo fa un’opzione costosa che richiedeva cablaggi e interventi specialistici;
Oggi le telecamere WiFi hanno rivoluzionato il mercato, dando a chiunque la possibilità di creare il proprio sistema di videosorveglianza.

Sono telecamere piccole e relativamente economiche, facili da configurare, possono inviare il video direttamente in streaming sul proprio telefono o computer, possono essere integrate in un intero sistema di casa intelligente, permettendo di rispondere alla porta comodamente dal divano o controllare il proprio animale domestico.
Possono essere anche utilizzate come sistema interfonico.

Le telecamere WiFi vantano una serie di funzioni che le rendono più utili rispetto alle tradizionali telecamere a circuito chiuso utilizzate una volta per la sicurezza domestica:

  • La connessione Internet elimina la complicata configurazione del sistema di archiviazione: guarda i video su qualsiasi dispositivo e da qualsiasi luogo tu voglia, salvali in un servizio Cloud
  • L’intelligenza artificiale in alcuni modelli consente di inviare avvisi quando rumori, movimenti o persone specifiche attivano la fotocamera.
  • È possibile impostare zone dove rilevare movimenti e suoni, in modo da essere avvisati solo delle attività in determinati luoghi e non ogni volta che una macchina passa davanti casa.
  • Registrano solo quando succede qualcosa, non è più necessario scorrere ore di filmati vuoti.
  • I microfoni incorporati non solo catturano l’audio, ma ti permettono anche di parlare con chiunque sia dall’altra parte

Vediamo quali sono le migliori telecamere wifi del 2019

1 – Nest: perfette per la casa intelligente

Nest spicca tra la concorrenza per la sua ampia varietà di sistemi domestici intelligenti perfettamente integrati tra loro (termostato, serratura, rilevatore di fumo, sistema di sicurezza) e con la sua integrazione con i servizi di Google.
Funziona bene con Alexa, mentre l’integrazione con Homekit di Apple è solo parziale

Produce sia videocamere per esterni che per interni:

Nest Cam IQ Outdoor
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Nest Cam IQ Indoor
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La videocamera utilizza l’intelligenza artificiale per riconoscere i volti; la tua videocamere ti avviserà quando vede persone che conosce o quando individua una faccia sconosciuta.
E’ interessante la possibilità di programmarla per spegnersi non appena arrivi a casa, la tua privacy è al sicuro.

2 – Netatmo Presence – la migliore per l’ingresso di casa

Una videocamera per esterni molto elegante, progettata per sostituire la luce del portico, un proiettore luminoso e una fotocamera tutto in uno, l’installazione è alla portata di tutti.

Netatmo Presence
Netatmo presence

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Le videocamere Netatmo riconoscono i volti dei familiari contro estranei e possono essere impostate per registrare solo quando rilevano estranei, dispongono di ripresa notturna a infrarossi, registrano in 1080 e distinguono persone, automobili e animali fino a 20 metri di distanza.
Memorizzano tutto il filmato a livello locale e non nel cloud, è un’ottima alternativa e per chi non vuole canoni mensili di abbonamento.

Netatmo Welcome

Anche la fotocamera per interni è elegante e si integra bene in qualsiasi arredo.

Netatmo Welcome

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Le Netatmo sono fra le poche videocamere a integrarsi perfettamente con HomeKit di Apple.

3 – Arlo Pro: la più versatile

La vasta gamma di fotocamere Arlo offre flessibilità e personalizzazione, sono alimentate a batteria e dotate di supporti magnetici, è possibile spostarle e regolarle a piacere e con estrema semplicità.

Sono la scelta ideale per chi ha spazi più ampi o articolati da coprire
Le telecamere Arlo offrono una visione notturna a 1080p e si integrano con Alexa

Arlo Pro2
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CAFElab | studio di architettura

27 Agosto 2018 / / Blogger Ospiti

Purtroppo i furti in appartamento sono ancora una realtà molto diffusa. Soprattutto chi vive in alcuni quartieri di città e paesi teme di lasciare la casa vuota per le vacanze estive, o anche che gli intrusi penetrino quando la famiglia è impegnata tra scuola e lavoro. Fortunatamente oggi rendere più sicura la casa è un gioco da ragazzi, grazie ai prodotti di nuova generazione. Basti pensare agli allarmi Iren Casa Sicura, sistemi modulari wireless, da installare senza l’aiuto di un tecnico.

Di cosa si compone un sistema d’allarme moderno

Un sistema d’allarme è costituito da un’unità centrale, da posizionare in casa in un luogo poco visibile, che contiene un cicalino, oppure una SIM card impostata per contattare alcuni numeri di telefono nel caso in cui in casa ci siano degli intrusi. Il proprietario può gestire la SIM come vuole, quindi può inviare messaggi a se stesso, a parenti e amici, o anche direttamente un’allerta alle forze dell’ordine. L’unità centrale può essere cablata alla rete elettrica di casa, ma per evitare spiacevoli inconvenienti di solito è munita di una batteria che ne consente il funzionamento per lunghi periodi di tempo. A questa unità sono connessi, in modalità wireless, quindi senza cavi, sensori di vario genere, che aiutano a monitorare gli accessi alla casa e
le presenze lungo i confini.

Quali sensori

Esistono in commercio diverse tipologie di sensori; i più classici sono i sensori che si posizionano sugli accessi alla casa, porte e finestre, che si attivano ogni volta che avviene un’apertura degli stessi. Sono di dimensioni contenute e facili da posizionare dove si crede. Oltre a questi sono molto facili da trovare anche i sensori di movimento, che controllano la presenza di persone lungo il perimetro esterno della casa. Il posizionamento di questi sensori dipende dalla conformazione della casa, ma è possibile utilizzarli in modo che tutti gli accessi e tutte le pareti esterne della casa siano costantemente monitorati. Volendo si possono installare anche sulla porta di ingresso o sul cancello, sempre che non si trovi ad eccessiva distanza dall’unità centrale.

Le telecamere

Visto che ormai la tecnologia moderna consente di produrre anche fotocamere e telecamere di piccole dimensioni a costi decisamente affrontabili, oggi molti sistemi di allarme possiedono questo tipo di accessori. La fotocamera si attiva al passaggio di qualcuno, ma volendo la si può anche comandare da App, dallo smartphone o dal computer. Questo permette di visualizzare le zone inquadrate dalla fotocamera in ogni momento, e anche mentre si è lontani, ad esempio in ufficio o in vacanza.

Senza cavi

L’importante innovazione degli ultimi anni sta nel fatto che tutte queste apparecchiature oggi sono disponibili anche senza cavi; funzionano grazie alla presenza di batterie, da controllare periodicamente, e si connettono alla rete internet di casa e in modalità senza cavi all’unità centrale. Questo permette un’installazione molto semplice, effettuabile in pratica da chiunque. Non serve infatti modificare l’impianto elettrico o cablare alcuna componente dell’impianto. Questo consente anche di aumentare il numero dei sensori ogni volta che lo si ritiene opportuno.

31 Luglio 2018 / / Dettagli Home Decor

dispositivo per le perdite d'acqua Sense di GROHE

L’unica acqua a cui penserai quest’estate sarà quella del mare, alla tua casa ci pensano GROHE Sense e GROHE Sense Guard, le soluzioni Smart Home contro il pericolo di perdite d’acqua e allagamenti. Proteggere la casa da remoto non è mai stato così semplice e sicuro  

Le vacanze sono alle porte, la valigia è quasi pronta e torna il pensiero di come poter chiudere casa senza preoccupazioni per godersi al meglio i giorni di ferie? Dalla cucina al bagno, i rischi legati a eventuali improvvise perdite o piccoli fuoriuscite di acqua rappresentano il pericolo più diffuso, e la soluzione arriva da GROHE.


Ancora una volta GROHE si prende cura dell’ambiente domestico e della sua sicurezza. Grazie ai sensori Sense e Sense Guard, gestiti da remoto con la App Ondus di GROHE, il pericolo delle perdite d’acqua è scongiurato, prima che una goccia si trasformi in lago.
Da oggi, inoltre, la connessione a Nest permette a Sense Guard di garantire un livello di sicurezza ancora più elevato grazie alla modalità “a casa” e “fuori casa” che consente di chiudere l’acqua istantaneamente oppure successivamente, nel caso in cui un elettrodomestico sia ancora in funzione. Al rientro a casa, l’acqua viene aperta automaticamente.


GROHE Sense
GROHE Sense
GROHE Sense, una volta posizionato sul pavimento, monitora l’umidità, rileva perdite d’acqua avvisando tramite smartphone, mentre GROHE Sense Guard, installato fra le tubazioni idriche principali, è in grado di rilevare le micro-perdite e interrompere automaticamente l’erogazione dell’acqua in caso di guasti alle tubature. 
GROHE Sense Guard
Per maggiori informazioni vai su www.grohe.it

5 Luglio 2018 / / Blogger Ospiti

Prima di acquistare e installare un videocitofono ci sono diverse cose di cui bisogna essere a conoscenza, per questo di seguito andiamo ad analizzare quali sono gli incentivi fruibili, come avviene a grandi linee il montaggio e l’installazione ed infine qual è la migliore marca di videocitofoni presente sul mercato.

Innanzi tutto il videocitofono (o il citofono) rappresenta lo strumento ideale per comunicare con chi si trova all’esterno dell’abitazione, potendo prima verificarne l’identità. Proprio per svolgere questa operazione si può scegliere se semplicemente comunicare con l’ospite mediante o vederlo con il videocitofono.

Passiamo ora alle possibilità messe a disposizione di chi vuole acquistare un videocitofono. Si tratta dell’esistenza di incentivi che consentono di detrarre il 50% dell’ammontare speso per comprare, installare o sostituire questo dispositivo. Ciò rappresenta un motivo in più per scegliere questa soluzione visto che si recupera la metà della somma investita godendo così dispositivo moderno.

Come montare un videocitofono

Relativamente al montaggio del videocitofono, spesso siamo portati a credere che si tratti di un’operazione complessa, in realtà non è così e per questo vediamo cosa è necessario sapere prima di realizzarla.

Per il montaggio di un videocitofono, oltre ad esso è necessario avere un cavo a 2 fili, un cavodotto (che sia i grado di collegare l’esterno e l’interno della casa), un corrugato (per collegare il videocitofono all’alimentazione) e un gesso (per l’operazione di stucco sul muro che copra il corrugato). Lo svolgimento di questa operazione richiede sempre l’osservazione di tutte le norme di sicurezza presenti sull’etichetta relativa al prodotto, in modo da evitare con certezza ogni possibile evento negativo, come ad esempio ogni tipo di danneggiamento del dispositivo o eventuali infortuni.

In ogni caso prima di procedere in qualsiasi tipo di lavoro, in questo ambito è necessario interrompere ogni fonte di energia elettrica, proprio per evitare spiacevoli conseguenze come la scossa, sempre deleteria per la nostra salute.

Per procedere al montaggio bisogna innanzi tutto prendere una pulsantiera esterna da collocare appositamente in una zona riparata dal sole e ad un’altezza grosso modo di 1 metro e 60 centimetri, stesso discorso, anche per quanto attiene alle misure, vale per il videocitofono. Dopo di che bisogna collegare tutte le unità utilizzando i cavi prima citati. Quando tale operazione è completata resta solo il fissaggio rispettivo che avviene sfruttando un supporto a muro o una base. Per fissare il supporto si possono utilizzare una livella e un trapano, dopo di che utilizzando i cavi giusti si può procedere con il completamento del videocitofono a disposizione.

Qual è la migliore marca presente sul mercato?

Detto di come procedere al montaggio di un videocitofono andiamo ora a vedere qual è la principale marca di questo prodotto che si trova sul mercato e che ci garantisce qualità ed affidabilità. Le marche note sono tante, ma fra queste spicca sicuramente uno dei dispositivi più richiesti nel nostro paese, stiamo parlando dei videocitofoni Bticino, questo perchè ha sempre soddisfatto le esigenze di tutti, come provano le tante testimonianza dei clienti.

30 Aprile 2018 / / Blogger Ospiti

Secondo gli esperti di sicurezza della casa e dei negozi, l’antifurto nebbiogeno si è dimostrato uno dei sistemi per la sicurezza dei beni e delle persone più efficaci degli ultimi anni. A riprova di questo, detto sistema di sicurezza sta essendo sempre più conosciuto anche in Italia, dove viene acquistato assieme ad altri kit di antifurto oppure anche da solo, e così sono cresciute anche le ditte specializzate nella sua produzione, come Aura Sicurezza.

Sempre più installatori confermano che l’antifurto nebbiogeno è un prodotto che è sempre più in voga in Italia, per difendere sia le case che i negozi. La nebbia è uno stratagemma semplicissimo ma molto efficace che scoraggia il furto e impedisce che venga portato in essere, sia esso un furto programmato o meno.

L’antifurto nebbiogeno è un prodotto semplice da usare, e anche il funzionamento non è complicato: in sostanza, è collegato a dei sensori, che rilevano un’eventuale intrusione. Una volta che sia stata appurata l’intrusione, l’antifurto nebbiogeno rilascia una fitta coltre di nebbia nell’arco di qualche secondo, e questa ricopre completamente gli ambienti, impedendo all’intruso di vedere dove si trova e dove andare.

La nebbia è del tutto atossica e non è pericolosa per la salute dell’uomo o per la qualità degli oggetti, ma comunque ha un forte effetto scoraggiante. Inoltre, se si ha avuta la prudenza di collegare all’antifurto nebbiogeno anche un sistema di allarme classico, esso scatterà contestualmente al nebbiogeno, aumentando la sensazione di confusione del ladro e quindi disorientandolo ancora di più, incentivandolo alla fuga.

Perché acquistare un antifurto nebbiogeno oggi? 

C’è più di un motivo a favore dell’acquisto di questo straordinario prodotto per la sicurezza.

  1. L’antifurto nebbiogeno è estremamente veloce e molto efficace. Infatti in soli cinque secondi la coltre di nebbia ha riempito la sala, impedendo la visuale. Per il proprietario, eliminare la nebbia è facile: basta areare l’ambiente per qualche minuto.
  2. Non c’è un antidoto per togliere validità all’antifurto nebbiogeno. Neppure i fari fendinebbia permettono ai ladri di vedere bene nella nebbia.
  3. Può essere collegato ad un allarme, in modo da chiamare direttamente le forze dell’ordine e il proprietario.
  4. L’antifurto nebbiogeno permette di evitare le aggressioni. Infatti l ladro non vedrà nulla, né oggetti né persone e quindi non potrà neppure aggredire queste ultime per cercare di derubarle.
  5. Il prezzo dell’antifurto nebbiogeno è sempre più accessibile e, a migliorare le cose, si può anche usufruire delle detrazioni fiscali.

Un’altra particolarità di questo strumento è la sua versatilità. Infatti, il nebbiogeno è un antifurto che si adatta molto bene sia alle esigenze domestiche che a quelle dei negozi. E proprio quest’ultimi sono i principali utilizzatori di questo innovativo sistema antiintrusione, spesso in abbinamento ad altri sistemi di allarme così da ottenere risultati davvero molto importanti in termini di prevenzione.

Dai negozi classici, come le gioiellerie e in generale tutte le attività che custodiscono al loro interno prodotti di valore, ai bar e ai ristoranti. Ma, come detto, sempre più privati stanno optando per il nebbiogeno come sistema di antifurto per la propria abitazione, grazie anche alla possibilità di installare tutto in modo veloce e senza dover eseguire lavori particolarmente invasivi all’interno dell’abitazione.