20 Dicembre 2019 / / Design

Il design sostenibile aiuta il nostro pianeta eliminando l’impatto negativo sull’ambiente attraverso un design intelligente e sensibile.

Zane & Reinis sono due designer da Lettonia e la loro azienda si chiama Honey furniture. Creano oggetti di design sostenibile fatti artigianalmente dal legno di recupero. Dal legno al vetro, dai metalli come il rame diventano risorse per l’arredamento. Ispirando nuove creazioni che uniscono design e sostenibilità a tutto vantaggio dell’ambiente. Creano oggetti dal design contemporaneo utilizzando il legno vecchio più di 200 anni dandogli una terza vita. Ogni prodotto che creano ha una sua storia da raccontare. Tutti legni recuperati sono unici e per questo motivo sopra tutti complementi d’arredo che creano con il legno c’è un certificato in acciaio inciso. Questo certificato indica l’anno e il luogo di nascita del legno.

Vi presento qui di seguito alcuni loro lavori e progetti di design sostenibile

Sidelight box è la loro nuova collezione in cui il comodino in legno di recupero e la lampada diventano un unico oggetto.

Design sostenibile
Design sostenibile
Design sostenibile

Fliying lights è la collezione di plafoniere che è stato creato recuperando il legno delle travi di vecchi edifici con un tocco di rame.

Lampada
lampada
lampada

Tra le proposte di design della azienda Honey Furniture ci sono anche arredobagno dallo stile rock’n’roll. Questi arredi sono stati creati dal legno di recupero dalle travi o pavimenti di vecchi edifici.

Design sostenibile
Design sostenibile
Design sostenibile

Fare delle scelte rispettose dell’ambiente, oltre a farci sentire più consapevoli e responsabili, ci permette di ricreare un ambiente che trasmette sensazioni positive.

Se anche tu ci tieni all’ambiente e il futuro del nostro pianeta e vorresti arredare la casa con il design sostenibile, allora clicca qui e scopri tutte le loro creazioni.

Leggi anche questo post per scoprire come riscaldare la casa ecosostenibile.


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18 Dicembre 2019 / / Architettura

“Casa Sole”: storia dei suoi abitanti-costruttori e delle loro progettiste.

Questa è la storia di una casa naturale, una casa di paglia, una storia di auto-costruzione e di una sinergia di più persone: clienti che sono anche costruttori, e progettiste-direttrici lavori di un cantiere molto speciale!

casa sole, una casa naturale di paglia. vista di una parete prima ancora di essere intonacata.
Casa Sole – La casa in paglia di Oleggio Castello.
Parete perimetrale vista dall’interno, prima di essere intonacata.

Il tempo è quello che ci fa più paura. Quando dobbiamo iniziare una ristrutturazione la prima domanda che si fa il cliente è quasi sempre: “Quanto tempo ci vorrà per fare i lavori?” Si ha sempre fretta di entrare. Magari abbiamo atteso tanto tempo prima di trovare la casa giusta, che quando la troviamo, la compriamo, vorremmo entrarci il prima possibile. Eppure la natura ci insegna che ogni processo ha bisogno dei suoi tempi. C’è un tempo per ogni cosa. Un tempo per seminare, un tempo per germogliare e un tempo per raccogliere. Ci spaventa, perché vorremmo tutto qui e ora. Ma noi siamo fatti di desideri e progetti che non si concludono nell’immediato, ma che crescono e si sviluppano con noi.

Ecco questa è stata la prima impressione che ho avuto quando ho incontrato Casa Sole e i suoi futuri abitanti! Un progetto che prima di tutto è nato nei cuori di Lucia e Frank, che erano alla ricerca della casa dove far crescere i loro due bimbi. La loro ricerca si è poi orientata su un terreno partendo da un pensiero: “Perché non provare a costruire noi la nostra casa?” Una casa naturale, di paglia, sana per gli abitanti e per l’ambiente.

I protagonisti di Casa Sole, la casa naturale in paglia e argilla.

Frank è falegname e Lucia si è laureata all’estero in sostenibilità ambientale, che l’ha portata negli anni a lavorare in cantieri di bioarchitettura per l’architetto tedesco Gernot Minke, in particolare lavorando su più progetti realizzati con materiali naturali, paglia, argilla, terra cruda, ha iniziato a conoscere questi materiali e le loro caratteristiche.

casa sole, una casa naturale di paglia. i committenti e autocostruttori.
Frank e Lucia: abitanti-costruttori di Casa Sole.

Così dopo varie ricerche hanno deciso di prendere un terreno e costruire la loro casa con materiali naturali, che fosse in armonia e in continuità con la natura. Una casa che fosse accogliente e sana per i suoi abitanti e allo stesso tempo rispettosa dell’ambiente.

Per far questo si sono affidate a dei tecnici, che potessero realizzare i loro sogni in realtà. Le progettiste di Casa Sole sono Emanuela Cacopardo e Roberta Tredici, che insieme hanno fondato lo studio Archingreen, studio associato di ingegneria e architettura, con l’obiettivo di promuovere un’edilizia sostenibile sotto il profilo ambientale e sociale. Chi meglio di loro poteva interpretare i sogni di Frank e Lucia?

casa sole, una casa naturale di paglia
Emanuela di Archingreen, Lucia e Frank.

Per un progetto speciale ci sono volute progettiste speciali, che hanno saputo interpretare le richieste dei committenti che allo stesso tempo sono diventati costruttori, “autocostruttori”. Con la loro energia e professionalità sono riuscite a trovare non solo le soluzioni tecniche per la realizzazione e i dettagli costruttivi di Casa Sole, ma anche consigliare ai clienti il modo per poter realizzare la loro casa in autocostruzione, secondo il desiderio dei clienti Frank e Lucia. Organizzando giornate in cantiere dove poter imparare come costruire con materiali naturali, la realizzazione di una casa diventa anche opportunità formativa e comunicativa per divulgare un modo diverso di fare architettura!

Così è nata Casa Sole, una casa naturale per una famiglia, un cantiere-scuola, un edificio sostenibile sano e naturale.

Come è fatta Casa Sole, una casa naturale?

Caratteristiche principali della casa sono:

  • struttura in legno e pareti in balle di paglia
  • intonaco a calce e in argilla: l’argilla
  • pavimenti in argilla
  • stube come impianto di riscaldamento
  • ventilazione naturale
  • tetto verde come “climatizzatore passivo”
  • economia circolare e “a km zero”

La struttura della casa è in legno e balle di paglia, le quali sono state fornite da un contadino di Fontaneto D’Agogna, esempio perfetto di economia circolare e “a km zero”!

Mi raccontava Lucia del momento in cui in cantiere sono arrivate le balle di paglia, è stato molto emozionante, vedere il materiale da costruzione che arrivava da poco distante pronto per diventare “le mura” della loro casa naturale. Sono state scelte quasi una per una, le più leggere in soggiorno e le più pesanti in camera da letto, per poter garantire un miglior isolamento. Una casa artigianale, dove ogni dettaglio viene studiato con cura, dove i costruttori saranno gli abitanti stessi della casa.

casa sole, una casa naturale di paglia.
casa sole, una casa naturale di paglia. vetri bassoemissivi
Lucia e Emanuela con i vetri bassoemissivi.

Altri elementi fondamentali sono stati lo studio dell’orientamento e l’esposizione solare o ai venti, la scelta di aperture vetrate a sud con vetri bassoemissivi, la realizzazione di pavimenti e rivestimenti in argilla che immagazzinano il calore durante il giorno e lo rilasciano lentamente nelle ore successive, e infine il tetto verde in erba, che funge da “climatizzatore passivo”. Con tutte queste caratteristiche non ci sarà bisogno di un impianto di riscaldamento tradizionale, in quanto la casa godrà di un ottimo isolamento e di una buona inerzia termica. L’unico impianto sarà una stube: è sufficiente poca energia per scaldare una casa progettata così!

Casa Sole: quanta energia per una casa di paglia?

Per costruire una casa in autocostruzione c’è bisogno di tanta energia.

Per poter affrontare un cantiere speciale dove gli abitanti possono costruire con le proprie mani la loro casa natural, come si faceva una volta, c’è bisogno di non farsi prendere dallo sconforto quando il cantiere sembra ancora lontano dal diventare casa. C’è bisogno di collaborazione, in molte giornate sono stati ospitati amici e volontari che hanno potuto partecipare alla costruzione di Casa Sole.

casa sole, una casa naturale di paglia

Ma allo stesso tempo c’è bisogno di poca energia: basta quella naturale del Sole! E della stube che riscalderà da dentro quando necessario.

Se ne è accorta anche Lea, la bimba di Frank e Lucia che ha dato il nome alla casa: “Casa Sole”. Perché in questa casa naturale il “sole” è l’energia principale che ruota intorno alla casa di paglia.

Grazie a Frank, Lucia, Emanuela e Roberta per la loro ospitalità e la loro energia. Evviva le “case naturali”!

Se volete seguire la costruzione di Casa Sole, una casa naturale, potete seguire la loro pagina Facebook.

Qui invece il sito delle super progettiste Archingreen.

L’articolo Storia di una casa naturale, una casa di paglia. sembra essere il primo su LEGALOSCEGIALLE.

11 Novembre 2019 / / Decor

Il tema scottante delle ultime settimane è la sostenibilità. Tutto ciò che riguarda l’ inquinamento, il rispetto della natura ed il futuro del pianeta ma soprattutto dell’essere umano stesso sono al centro del ciclone dopo gli ultimi avvenimenti di attualità.

Tutti gli elementi che fanno parte della nostra vita possono essere rivisti con piccoli accorgimenti che possano contribuire alla sopravvivenza della Terra e anche per quanto riguarda la casa si possono affrontare scelte consapevoli e sostenibili per poter vivere meglio al suo interno e ridurre gli sprechi in ciò che si utilizza per arredarla.

Non molti sanno inoltre che l’inquinamento in casa esiste e contribuisce a dei malori denominati come  Sick building syndrome.

Materiali eco-friendly per la casa

Per arredare in modo salutare per noi e per l’ambiente si deve optate per materiali biologici, meglio se certificati. La certificazione identifica la provenienza sicura da un environment sostenibile che riesca a riprodurre naturalmente le risorse utilizzate senza sconvolgere l’ecosistema.

É il caso del legno, il materiale più usato nel mondo del mobile e il più sostenibile per antonomasia, oppure il bambù, molto resistente, versatile e dalla crescita molto rapida.

Anche il cartone si fa strada per la realizzazione di accessori, un elemento povero ma che può essere usato per giocattoli e oggettistica.

Non da meno, la pietra ed il marmo sono una buona opzione perché atossici.

Il mondo del tessile infine offre un ottimo cotone organico, realizzato con fibre naturali, traspirante e antiallergico.

 

Gesti eco-friendly

Ogni comportamento può contribuire a sostenere la natura, anche il più piccolo.

La scelta di riciclare non è solo significato di riduzione di sprechi ma una riqualificazione del prodotto che acquista, così, valore nel tempo.

A priori invece, la scelta di prodotti artigianali comporta la considerazione di materiali sicuramente più naturali oltre che più solidi e durevoli, quindi con meno probabilità sarà necessario sostituirli. Inoltre si garantisce un valore aggiunto al manufatto locale. Siamo in Italia quindi viva il Made in Italy, no?

Attenzione anche alle vernici di pareti e di mobili e ai collanti, quindi ciò che si utilizza per l’ assemblaggio dei pezzi e i trattamenti di finitura.

 

Una comportamento costante da rispettare giorno per giorno è l’interazione con gli elettrodomestici. Quando si acquista è importante analizzare la classificazione energetica; se si sceglie un prodotto  eco-friendly avrà molto probabilmente un costo maggiore ma che sarà ammortizzabile nel tempo. Durante il consumo di elettricità  piccoli gesti come un carico pieno per le lavatrici e lo spegnimento della macchina al posto della modalità  stand-by se l’elettrodomestico non viene utilizzato servono a ridurre i consumi. Anche le lampadine si possono scegliere a risparmio energetico.

Ed infine anche le piante ci aiutano a salvare altre piante ed in casa possono aiutare: oltre ad essere decorative purificano aria e riducono l’umidità.

articolo di Silvia Fabris 

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3 Novembre 2019 / / +deco

Alcuni designer di prodotti puntano solo a fare begli oggetti, altri si impegnano a creare qualcosa di bello ed ecologico, se non addirittura qualcosa aiuti a preservare la biodiversità.

Fernando Laposse -un designer di prodotto messicano, recentemente insignito del titolo Eco Designer to Watch dalla rivista britannica Homes&Garden– fa parte del secondo gruppo.

Ha recentemente inventato un’impiallacciatura per arredi e interni fatta di buccie di mais messicano. Ne è nata una collezione, Totomoxtle, che presenta oggetti e mobili ricoperti di questa impiallacciatura dai colori autunnali.

Come si legge sul sito di Fernando Laposse “questo progetto va oltre la pura estetica. Totomoxtle punta alla rigenerazione delle tecniche tradizionali di agricoltura in Messico, e a creare un nuovo artigianato che generi reddito per i contadini poveri e promuova la preservazione della biodiversità per una futura sicurezza alimentare.

Sfortunamente il numero di varietà autoctone del mais messicano stanno drammaticamente calando. Gli accordi internazionali commerciali, l’uso aggressivo di erbicidi e pesticidi e l’introduzione di semi dall’estero altamente modificati hanno decimato la pratica di coltivazione del mais autoctono nel paese: non ne vale più la pena, semplicemente. Il mercato adesso favorisce caratteristiche standard che possono essere solo assicurate con del mais geneticamente modificato e ibrido.

In più, la maggiorparte del mais raccolto nel mondo viene usato per nutrire i bovini o trasformato in prodotti secondari che variano dai dolcificanti per cibo industriale alla bioplastica, per cui la qualità nutrizionale non è una priorità”.

Penso che sia importante dare spazio a designer come Fernando Laposse e a una nuova generazione di talenti con una visione più sostenibile.

Mi piacciono molto i colori caldi delle finiture della collezione Totomoxtle.

Fernando Laposse è sicuramente da tenere d’occhio.

(Photograps from Fernando Laposse website)

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1 Novembre 2019 / / Architettura

“Dalla Culla alla Culla”

Ho appena finito di leggere il libro Dalla culla alla culla, citato durante un incontro di Economia circolare in edilizia.  Il libro è stato scritto dall’architetto statunitense William McDonough, insieme al chimico tedesco Michael Braungart.

Economia circolare ma non solo

Si sente parlare sempre di più di Economia circolare. Proprio ieri 31 ottobre 2019, si è tenuto un evento su questo tema all’Auditorium di Roma. Il chimico tedesco Michael Braungart, uno dei due autori del libro (il secondo è l’architetto William McDonough), è stato invitato all’evento del Messaggero di cui si può leggere l’intervista a questo link.

Mi ha fatto sorridere leggere nell’articolo un aneddoto riguardante l’Autore, sembra che alla Biennale di Architettura di Venezia nel 2016, Michael Braungart abbia vissuto su un albero per un breve periodo.

A questo proposito il chimico tedesco all’intervista sul Messaggero risponde: 

Il mio intento era dimostrare come un edificio possa essere concepito diversamente. Non limitandosi quindi a ridurre il consumo energetico, ma ripulendo l’aria, sostenendo la biodiversità, cambiando colore con le stagioni.

Edificio che si ispira all’albero! Progettare imitando i processi della natura, dove non esistono rifiuti. Tutto viene riassorbito in un ciclo di vita continuo. Una economia appunto circolare.

Nel libro gli Autori spiegano molto bene come non basta pensare solo al riciclo, al limitare, ad azzerare, ma bisogna avere una visione più completa su come organizzare l’industria e la progettazione dei prodotti su un modello da loro definito “Cradle-to-cradle”- dalla Culla alla Culla, attraverso “un approccio biomimetico alla progettazione di prodotti e sistemi, che modella l’industria umana sui processi naturali” *.

Gli spunti contenuti nel libro sono davvero molti, cercherò di riportare alcune riflessioni e principi interessanti e soprattutto applicabili per quanto riguarda il mondo dell’architettura e dell’edilizia.

Upcycling

 Il concetto che sta alla base del modello proposto da Michael Braungart e William McDonough, autori del libro e inventori del modello Dalla culla alla culla, è che “Riciclare non è abbastanza. Bisogna ambire al livello superiore. Conoscere meglio i prodotti al fine di creare upcycling, innovazione e non semplice riciclaggio”.

Immagini dal sito EPEA

Il primo capitolo del libro si intitola: Una questione di progettazione. 

In tutti i campi c’è bisogno di una buona progettazione, perché “Prodotti che non siano pensati nel rispetto della salute dell’uomo e dell’ambiente sono poco intelligenti”, come dicono gli Autori nel libro From Cradle to cradle.

Questi prodotti poco intelligenti vengono definiti nel libro prodotti grezzi o prodotti più, ovvero prodotti che solitamente il consumatore si porta a casa insieme ad additivi non richiesti.

Dalla Culla alla Culla

La teoria Dalla Culla alla Culla si contrappone a quella definita “Dalla culla alla Tomba”, che in genere si trova alle basi della progettazione di un qualsiasi prodotto, che è di solito progettato e pensato per arrivare fino alle mani del consumatore, senza pensare a quello che succederà dopo.

Il modello Dalla culla alla culla, che parla di economia circolare ma non solo, si prefigge l’obiettivo di pensare e di risolvere quello che sarà la fine di un prodotto, pensando quindi all’intero ciclo di vita, dall’inizio fino alla fine e anche oltre. Solo se si pensa alla fase finale di un prodotto fin dalla sua progettazione, si potrà arrivare a realizzare un prodotto che alla fine non diventerà rifiuto. 

Nel libro gli Autori prendono come esempio la comunità di formiche, le quali “non sono dannose perche tutto ciò che costruiscono o utilizzano entra nel ciclo naturale dalla culla alla culla”.

Vi cito due esempi di progettazione cradle-to-cradle scritti nel libro:

  • “edifici che, come gli alberi, producano più energia di quella che consumano e purificano le proprie acque di scarico” 
  • “prodotti che al termine della loro vita non diventino rifiuti inutili, ma possano essere gettati a terra, decomporsi e diventare cibo per piante e animali, e sostanze nutritive per il terreno; o in alternativa reinserirsi nei cicli industriali”.

Ecoefficacia, Sovraciclaggio, Nutrienti biologici e tecnici

Inoltre parlano di termini come Efficacia contrapposta a quella di Efficienza, di Sovraciclaggio rispetto al Riciclaggio o Subciclaggio; di Ibridi mostruosi, ovvero quei prodotti realizzati sia con nutrienti biologici che con nutrienti tecnici che a fine vita non sono stati pensati per essere separati e ritornare rispettivamente nel cosiddetto Metabolismo Biologico o Metabolismo Tecnico. Una soluzione consiste proprio nel tenere separati i due mondi, in modo da poter reinserire ogni prodotto nel rispettivo processo naturale o tecnico, non creando quelli che vengono definiti Ibridi mostruosi.

Immagini dal sito EPEA

Perchè Cradle-to-Cradle?

Perché vi ho voluto parlare della teoria del Cradle-to-cradle?

Prima di tutto perché nel momento in cui si sceglie di comprare un prodotto, avere in mente la domanda “che fine farà?” potrà cambiare il modo in cui compriamo e inseriamo prodotti all’interno delle nostre case. 

Nelle abitazioni ad esempio se si deve ristrutturare o anche solo arredare, è importante sapere che esistono materiali che a fine vita possono essere reinseriti all’interno di un ciclo produttivo, altri invece che contribuiranno a generare nuovi rifiuti difficili da smaltire.

E siccome, forse ingenuamente, credo che il cambiamento avvenga a piccoli passi, che scegliendo cosa comprare influenziamo il mercato, penso sia fondamentale sapere cosa stiamo scegliendo

Non si tratta di scegliere solo quello che è bio, naturale o etichettato come ecologico. C’è bisogno di andare più a fondo, fare domande ai venditori, per sapere cosa c’è dentro un prodotto e cosa c’è dietro la sua realizzazione, e infine cosa ci sarà dopo.

Il modello proposto dai due Autori inoltre a differenza di alcune teorie che sono un po’ deprimenti, ad esempio il decluttering, il limitare, o l’azzerare (importanti ma non risolutive!), si caratterizza come un modello creativo e positivo dell’economia circolare.

Vi riassumo perché questo modello l’ho trovato davvero interessante:

  • Perché è creativo, mette in gioco la progettazione!

Eliminare il concetto di rifiuto significa progettare tutto – prodotti imballaggi e sistemi – fin dall’inizio in base al principio che il rifiuto non esiste. (“From Cradle to Cradle”, Michael Braungart, William McDonough)

  • Perché c’è bisogno di fantasia per realizzare prodotti che non finiscano nella tomba ma ritornino alla culla!

L’obiettivo [della teoria dell’ecoefficienza] è azzeramento: zero rifiuti, zero emissioni, zero impronta ecologica.

Finché gli esseri umani saranno considerati un male, l’azzeramento rimarrà un buon obiettivo. Ma limitare i danni significa in fondo anche accettare che le cose rimangano come sono. Ecco il limite più grave di questa impostazione: la censura della fantasia. Secondo noi è una visione deprimente della funzione che la nostra specie ha nel mondo.

  • Perché ha fiducia nell’uomo, nella sua capacità e nella tecnologia!

Perché non pensare a un modello completamente diverso? Che cosa succederebbe se invece [noi uomini] fossimo un bene al 100 per cento?

  • Perché è positiva: parla di cambiamento e la sua teoria non si basa sull’azzeramento o sul limite, bensì sul cercare di lasciare un impatto positivo sull’ambiente!

In natura le conseguenze della crescita – l’aumento degli insetti, dei microorganismi, degli uccelli, del ciclo delle acque e dei flussi nutrienti- tendono a dare vitalità all’intero ecosistema, arricchendolo.

(In corsivo citazioni di “From Cradle to Cradle”, Michael Braungart, William McDonough)

Il ciliegio

Voglio concludere con l’immagine del ciliegio.

Nel libro si parla del ciliegio non perché sia ecoefficiente, ma come esempio di prosperità, di ciclo della vita dove ogni elemento, dai fiori ai frutti, anche quelli che non sono mangiati e che cadono per terra, serve per il ciclo di vita dell’albero stesso. Non ci sono rifiuti!

Il ciliegio

L’albero nutre infatti tutto ciò che gli sta intorno. L’albero non è un’entità isolata rispetto ai sistemi che lo circondano: è inestricabilmente e produttivamente connesso con loro.

Crescendo, persegue un disegno di abbondanza, rigenerativa, ma non fine a se stessa. La crescita dell’albero innesca una serie di effetti positivi. Fornisce cibo per insetti e microorganismi. Arricchisce l’ecosistema…

Crediamo che gli esseri umani possano fare fruttare il meglio della tecnologia e della cultura, in modo che gli spazi civilizzati riflettano una nuova prospettiva. Edifici, sistemi, quartieri e perfino intere città devono intrecciarsi con gli ecosistemi circostanti, per arricchirsi vicendevolmente.

Grazie a Michael e William per la loro positività, e per averci suggerito un modello non tradizionale in cui l’uomo può contribuire con la sua creatività e il suo ingegno a inventare prodotti che siano un BENE AL 100% per il mondo.

Ad esempio gli Autori scrivono, perché non inventare una suola della scarpa che camminando anziché rilasciare sostanze nocive per l’ambiente, possa contribuire al suo nutrimento?

I mio invito è, per noi progettisti

Progettiamo in modo intelligente

per noi consumatori 

Compriamo facendoci più domande!


Link:

*https://www.ilmessaggero.it/economia/economia_circolare/economia_circolare_michael_braungart-4830791.html

Epea: (Environmental Protection Encouragement Agency) fondata ad Amburgo dal Prof. Dr. Michael Braungart

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16 Ottobre 2019 / / Architettura

Non dovrebbe essere più un mistero per nessuno. I temi ambientali sono – finalmente – di interesse generale e pubblico. Tutti i settori industriali hanno cominciato ad occuparsene e anche quello dell’interior design e dell’arredamento non poteva essere da meno.

È nato un intero filone di arredamento ecologico, che da un lato strizza l’occhio al tema della riduzione delle emissioni – soprattutto in fase produttiva – e dall’altro prova a svolgere un ruolo attivo nel miglioramento delle condizioni ambientali.

Non basta però più scegliere mobilio riciclabile. Un’altra forma di arredamento ecologico è rappresentata dai giardini verticali. L’Italia rappresenta tra l’altro un’eccellenza nel settore del verde verticale annoverando tra le proprie fila aziende come GreenHabitat.it e Planeta srl.

Proprio di questo ci occuperemo nel corso della guida di oggi. Parleremo di giardini verticali come soluzione di arredamento ecologico, sia per gli interni che per gli esterni, senza nasconderci poi dietro un dito su una questione altrettanto fondamentale: il giardino verticale permette anche di raggiungere vette impensabili con soluzioni di stile e di moda, che altri tipi di arredo non possono neanche pensare di ottenere.

Che cosa sono i giardini verticali?

Giardini verticali
I giardini verticali, come d’altronde segnala la locuzione, sono giardini che invece che essere disposti sfruttando lo spazio orizzontale, sfruttano pareti verticali, tanto interne quanto esterne.

Grazie a importanti migliorie tecnologiche e strutturali, oggi questi giardini possono essere installati semplicemente in qualunque tipo di ambiente e soprattutto senza troppe complicazioni.

Le migliorie tecnologiche inoltre permettono – tramite la stabilizzazione – di avere vegetazione che non ha bisogno di grossa manutenzione e che è dunque adatta anche a chi vuole un giardino verticale in casa pur non avendo il proverbiale pollice verde.

Che tipo di soluzioni esistono

In realtà ci sono moltissime soluzioni che si basano sul concetto di giardino verticale:

  • Inserti a muro: che permettono di decorare una parete verticale anche in spazio ridotto. Ci sono quadri e pannelli, soluzioni da alternare ad altri tipi di rivestimenti e anche delle soluzioni più particolari;
  • Orti verticali: che riescono a coniugare la necessità e la voglia di arredo con la funzionalità di un orto disponibile in casa, anche in città e anche magari in un monolocale dagli spazi particolarmente angusti;
  • Muschio: i muschi e licheni nordici sono una soluzione che in Italia, almeno fino all’arrivo della stabilizzazione, era impossibile mantenere. Oggi invece con la stabilizzazione si possono scegliere muschi nordici di praticamente ogni genere e risma, senza che ci siano – ancora una volta – preoccupazioni sulla manutenzione e sulla sopravvivenza delle vegetazione.

Ci sono, per capirci, tutti gli strumenti per permettere ad un bravo arredatore o architetto di interni di rivalutare e rivoluzionare uno spazio, anche con pochi elementi, per una soluzione che oltre allo stile, offre anche tanto alla funzionalità di una casa, di un’azienda, di un ufficio o di una struttura ricettiva.

Che vuol dire stabilizzazione e perché può essere la chiave per un buon giardino verticale

La stabilizzazione è un processo che permette di rendere la vegetazione inerte, pur mantenendola viva e reale. Tramite questa procedura le piante e la vegetazione utilizzata nei giardini verticali smette di crescere, non ha più bisogno di complessi sistemi di irrigazione e riesce a sopravvivere anche in condizioni ambientali ostili.

Un ulteriore strumento a disposizione di chi vuole dare sfogo alla propria creatività oppure offrire ai propri clienti delle soluzioni innovative e di arredamento ecologico.

È arredamento ecologico, perché impatta sulla qualità degli ambienti

Perché parliamo di arredamento ecologico quando ci riferiamo al verde verticale? Perché la vegetazione, tanto all’interno che all’esterno:

  1. Abbatte i livelli di CO2, rendendo dunque l’aria più respirabile e contribuendo al miglioramento delle condizioni climatiche generali;
  2. Stabilizza l’umidità: limitando la proliferazione dei parassiti e rendendo gli ambienti più vivibili;
  3. Assorbe formaldeide: un pericolosissimo agente che viene utilizzato nella verniciatura dei mobili e che viene dimezzato già in pochi giorni di presenza di un’adeguata quantità di verde;
  4. Assorbe l’inquinamento sonoro: un buon giardino verticale può avere un grosso impatto sui rumori e suoi suoni che attaccano gli ambienti cittadini. Un inquinamento di cui ci occupiamo ancora troppo raramente.

Casa con arredamento ecologico

Loft con lichene

Cucina con polemoss

Cucina con muschio

27 Settembre 2019 / / Design

Plastica e design tra passato e presente..

Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare.
(Andy Warhol)

Quale momento migliore per parlare di plastica e design?

Chi conosce il design sa anche che alcuni pezzi iconici che fanno parte del mondo dell’arredamento , sono stati creati per la prima volta in plastica.

Kartell, Vitra, Martinelli sono parte delle firme di complementi d’arredo diventati simbolo dagli anni ’50 e ’60

Kartell
plastica e design tra passato e presente
Sedia Ghost Kartell

Ma oggi che ruolo ha la plastica?

In un momento importante come quello che stiamo attraversando, in cui il clima e il surriscaldamento della terra sono al centro delle principali argomentazioni , la plastica in che modo può convivere con tutto questo?

esempi di design ecosostenibile arrivano da tutto il mondo

Uno dei progetti che ritengo davvero interessante in fatto di riciclo è quello che porta il nome di ecothylene® prdotto da Ecobirdy , specializzata nella produzione di mobili per bambini

Attraverso una selezione accurata e all’utilizzo di tecnologia all’avanguardia i rifiuti di plastica vengono trasformati in materie prime di alta qualità

La plastica riciclata utilizzata per la produzione di ecothylene® è  riciclabile al 100% . 

ecobirdy

NUATAN® è una nuova generazione di materiale bioplastico per prodotti a valore aggiunto, composto da materie prime rinnovabili al 100% e biodegradabile, che non lascia impronta di rifiuti in natura,

La proposta è di Crafting plastics

e ancora..

Dave Hakkens  ha realizzato con Precious Plastic nel 2013 una piattaforma per costruire macchinari per riciclare la plastica

preciousplastic

la comunità è composta da centinaia di persone che contribuiscono ad una causa comune: combattere il consumo della plastica.

Smile Plastics di Studio Smile trasforma i materiali di scarto in pannelli decorativi unici per l’architettura e l’industria del design. I loro prodotti continuano a ispirare i designer di tutto il mondo.

Studio Smile offre una selezione di prodotti lifestyle realizzati prevalentemente con plastica riciclata.

Studio Smile

Insomma il design può avere un ruolo importante dando vita a progetti che favoriscono un uso consapevole dei materiali ed il loro riciclo, sopratutto nel campo dell’arredamento

L’articolo Plastica e design tra passato e presente proviene da Laura Home Planner.

2 Agosto 2019 / / Design

Design ecosostenibile: casa vuol dire?

ecosostenìbile agg. [comp. di eco- e sostenibile]. – Di manufatto (costruzione, edificio, installazione, ecc.), o di forma di sviluppo, compatibile con le esigenze dell’ecologia

Vocabolario Treccani

Uno degli argomenti di cui si sente parlare sempre più spesso è proprio l’ecosostenibilità legata al mondo dell”architettura, dell’ edilizia, della moda e del design

Navigando su internet ho letto di un progetto bellissimo nato dalla collaborazione tra uno studio olandese ed il colosso Coca Cola

Si tratta della realizzazione di un laboratorio in Grecia che trasforma i rifiuti di plastica in complementi d’arredo stampato in 3D

Print your City è il nome di questa splendida iniziativa di cui vi lascio link

Paint your City

Reciclo e sostenibilità sono alla base di molte iniziative aziendali e di desgin

Un esempio è Pentatonic  giovanissima startup britannica fondata nel 2017 con l’obiettivo di “trasformare radicalmente la cultura del consumo”,

uno dei progetti che lega questa realtà con il design è quello della collaborazione con Starbucks

l’iniziativa è di riprogettare l’iconica sedia ‘Bean’ di Starbucks, e realizzarla con rifiuti di tazze e coperchi di caffè.

Foto di Lauren Hudgins da Pixabay

Design ecosostenibile

Per realizzare grandi cose non dobbiamo solo agire, ma anche sognare; non solo progettare ma anche credere
(Anatole France)

Un ottimo esempio di design ecosostenibile è Nardi, l’azienda realizza mobili fatti di cartone

un design che si amalgama con le tecniche ad incastro rendendo i prodotti anche montabili e smontabili senza uso di attrezzi.

Sedie, librerie, tavoli, insomma la mission di questa azienda è la realizzazione di mobili il cui design innovativo si coniuga con la riduzione dell’impatto ambientale dato dall’utilizzo del cartone riciclabile.

arredi per la casa, spazi commerciali in grado di rispettare l’ambiente e la salute delle persone che usufruiscono di tali spazi.

Insomma tante iniziative che uniscono riciclo e cura dell’ambiente all’insegna del design ecososteniblie

L’articolo Design ecosostenibile proviene da Laura Home Planner.

18 Luglio 2019 / / Charme and More

Il rattan naturale è un materiale largamente impiegato per realizzare mobili e complementi d’arredo da giardino e da interni.

Si tratta di una fibra vegetale spessa e rigida che deriva dalla lavorazione di alcune specie di palme rampicanti della famiglia delle Calameae che crescono nel sud est asiatico.

Gli arredi e i complementi realizzati dall’intreccio delle fibre sono versatili, estremamente resistenti e capaci di dare un tocco esotico e accogliente agli spazi outdoor e anche agli interni di casa.

Infatti ben si inseriscono e si adattano ad interni con stili diversi; dal minimalista nordico al vintage, passando per lo stile jungle, folk-etnico e classico chic.

I mobili e gli accessori in rattan sono la soluzione ideale per chi vuole arredare la casa in chiave moderna e contemporanea facendo una scelta ecologica, sostenibile, ma anche semplice ed elegante.

Divani, poltrone, tavoli, sedie, pouff, culle e molto altro segnano il ritorno in auge in chiave moderna del rattan nei nostri interni.

Ecco di seguito una selezione di arredi e complementi che daranno alla casa un tocco di ricercatezza dal fascino naturale.

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Sedia in rattan Kubu di Interiorstore (€ 159,00)

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Carrello bar e portavivande vintage anni ’50 in rattan di aBohemiansAttic (€ 160,65 € 189,00)

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Letto singolo in rattan con base in ferro realizzato a mano in Indonesia da IndoEthnickWicker  (€ 636,65)

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Culla vintage anni ’60 che accoglierà i bebè per dolci riposini e notti serene.

CribsandCo (€ 553,61)

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Sedia fatta a mano in rattan disponibile in tre diverse tonalità e si adatta facilmente a vari tipologie di arredamento. IndoEthnickWicker (€ 433,66)

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Sedia Atticus in rattan naturale con gambe in metallo adatta all’arredamento moderno o classico e perfetta anche come sedia per gli spazi outdoor.

Fatta a mano da MonnaritaLtd (€ 109,00)

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Lampada a sospensione in rattan intrecciato. Realizzata a mano in Indonesia da mybaliliving (€ 488,10)

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Lampada a sospensione dall’estetica semplice; un elegante intreccio per illuminare gli esterni.

mybaliliving (€ 552,68) 

FirmaFellinSMALL

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22 Febbraio 2019 / / Design

Oggi andiamo in Egitto per conoscere da vicino Reform, uno studio di design al femminile che crea oggetti in plastica riciclata.

Reform Studio eco design Egitto Plastex

“Tutto è cominciato con una borsa di plastica”. Con queste semplici parole le due fondatrici di Reform Studio, Mariam Hazem and Hend Riad, raccontano come è nato il loro progetto.

Partendo dall’idea che il design può risolvere i problemi più complessi, come quello dell’inquinamento dovuto ai sacchetti di plastica, le due designer hanno brevettato Palstex, un tessuto ricavato da strisce di plastica. 

Reform Studio eco design Egitto Plastex

Plastex viene confezionato con una antica tecnica di tessitura, utilizzando un tradizionale telaio egiziano. Oltre a contribuire al riciclo delle buste di plastica, Reform ha come obiettivo la rinascita di una tradizione artigianale ormai dimenticata. Per questo, i prodotti vengono fabbricati da artigiani locali, per il 70% donne, che usufruiscono di una formazione specifica.

I prodotti

Il prodotto di base è appunto Plastex, per il quale Reform ha sviluppato quattro diversi pattern: Plain, Stripes, Zebra e Plaid. I colori dipendono dai sacchetti di plastica che vengono recuperati: questo permette la produzione di un numero limitato di pezzi unici a seconda dell’attuale disponibilità di colori. Reform ha in catalogo tre collezioni.

La collezione di sedie Ahwa riassume il tema del riciclo e della tradizione in modo creativo: il tessuto in plastica ricopre le sedute delle tradizionali sedie egiziane utilizzate nei caffè dagli anni ’40.

Reform Studio eco design Egitto
Reform Studio eco design Egitto

La sedia Grammy nasce dallo stesso concetto, mentre Re raggruppa diversi oggetti come sgabelli, panche, sacchi contenitori, tovagliette.

La collaborazione di Reform con Ikea

A marzo 2019, Ikea presenterà una nuova versione dall’ormai iconica borsa Frakta, realizzata da Reform Studio a partire dagli scarti delle confezioni di prodotti oome le barrette di cioccolato e le patatine fritte. Ecco qui il prototipo:

Reform Studio eco design Egitto

Uno studio pluripremiato

Reform Studio ha già al suo attivo molti premi prestigiosi. Dopo essersi aggiudicato due Award in Egitto nel nel 2013, arriva il riconoscimento internazionale con il secondo premio al Salone Satellite di Milano per la categoria Design e Artigianato, seguito nel 2014 dal premio Silver al A’ Design Award e dal premio Cartier Women’s Initiative a Parigi.

Qui trovate il loro sito ufficiale.

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