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Richard Salcido: graffi e cicatrici dal cuore al quadro

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Richard Salcido portraits painting

Graffi, abrasioni e macchie “rovinano” deliberatamente i bellissimi ritratti di Richard Salcido, proprio come la vita lascia i suoi segni nel cuore delle persone

Richard Salcido è un artista californiano classe 1976 che vive e lavora a San Diego.
La sua particolarità consiste nel graffiare, sporcare e rovinare i suoi ritratti dipinti su tavola, che assumono così un aspetto “vissuto” come se fossero passati attraverso il tempo e mille avventure, portandoci a chiederci quale possa essere la loro storia. Richard Salcido infatti predilige un concetto di bellezza imperfetto e transitorio mostrandoci una bellezza esteriore che a volte può essere solo una maschera per nascondere i graffi e le cicatrici che la vita lascia dentro di noi. L’artista spiega così il suo lavoro:

“Cerco di esplorare i temi della paura, dell’insicurezza, della crescita, dell’accettazione e dell’onestà nel mio lavoro. Io dipingo soprattutto ritratti di mamme single, imprenditrici, artiste, commesse e altre donne che ce la fanno da sole. Di solito non cerco di dipingere un ritratto in particolare, ma più un pezzo sul potere e sulla fiducia. Ognuno, alcuni più di altri, attraversa la vita con graffi e cicatrici, ma sono quelli interiori che lasciano il segno davvero. Non importa quanto siano profondi questi graffi che sentiamo, noi indossiamo il nostro volto migliore e andiamo avanti.”

Richard Salcido - "Stillness", 2013 - Particolare

Richard Salcido – “Stillness”, 2013 – Particolare

Grande talento e paura del successo

Il suo lavoro si concentra su ritratti femminili molto espressivi, dal piglio sensuale e ribelle, realizzati su tavola con tecniche diverse. Sul suo stile hanno avuto una grande influenza la street art, i graffiti e la manga art.
Richard Salcido realizza molti schizzi preparatori a matita o a carboncino che personalmente trovo quasi più belli dei ritratti finiti. Se ancora non avete sentito parlare di questo artista forse è perchè è un tipo piuttosto schivo.
Ecco cosa dice di sè, ma a noi piace lo stesso!

“La sfida più grande che ho dovuto superare nella mia carriera sono io stesso. Io possiedo ciò che mi piace chiamare un”altissima bassa stima’. Ciò che intendo è che sebbene io creda di essere bravo in ciò che faccio, mi chiedo anche perchè qualcuno dovrebbe vedere il mio lavoro. La maggior parte delle persone hanno visto metà della mia arte perchè, per quale motivo dovrei volerli annoiare?
Questo atteggiamento non è il massimo per gli affari. Nel corso degli anni mi ha portato a perdere molte opportunità ed è qualcosa che sto cercando di migliorare. Sono stupito quando qualcuno apprezza il mio lavoro e sono totalmente scioccato quando qualcuno compra qualcosa. Onestamente penso di avere una grossa paura del successo.”

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Richard Salcido Graphite Sketches

Richard Salcido "Enchanted", 2014

Richard Salcido “Enchanted”, 2014

Richard Salcido Graphite Sketches

Richard Salcido "Too Fast", 2014

Richard Salcido “Too Fast”, 2014

Richard Salcido Graphite Sketches

Richard Salcido Graphite Sketches


 
 

ARYZ street art “il muro è la mia tela”!

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ARYZ, "Overprotected", 2014

Aryz, talentuoso illustratore e street artist spagnolo, realizza i suoi giganteschi murales con tecniche miste e colori vibranti, come fossero quadri

Lo street artist Aryz, nato nel 1988 a Palo Alto (California) e cresciuto a Barcellona, crea dei bellissimi murales giganti, dettagliatissimi e ricercati, usando tecniche miste: vernici spray, rulli o la tradizionale pittura col pennello.
Aryz si è appassionato alla street art fin da ragazzino e si è laureato in Belle Arti all’Università di Barcellona. Oggi porta in giro per il mondo i suoi personaggi, uomini, donne, animali immaginari e anche, ultimamente, la sua serie di nature morte. I suoi murales giganti colorano i muri di Marocco, Portogallo, Stati Uniti, Cina, Norvegia e altri luoghi sparsi in tutti i continenti.

“Quando ero ancora al liceo, ho incontrato alcuni ragazzi che facevano la break dance e ascoltavano hip hop e ho cominciato ad andare in giro con loro. Un giorno dissero “andiamo a dipingere qualche muro”. Comprammo un po’ di spray e andammo a dipingere… facemmo un gran casino… andai il giorno dopo e cercai di sistemare ma fu ancora peggio. Da allora è stata una sfida personale.”

ARYZ - Chongqing, China 2016

ARYZ – Chongqing, China 2016

Murales giganti fra surrealismo e pop art

Aryz ama dipingere sulla grande dimensione, usando i muri come fossero le sue tele. Intere pareti di edifici prendono colore grazie alle sue immagini strabilianti. Senza voler trasmettere nessun messaggio in particolare, i suoi personaggi in scala gigante, dal carattere misterioso, trasmettono comunque sensazioni ambigue, dalla tenerezza all’inquietudine.
La sua ricerca figurativa si concentra molto sulla palette di colori spesso desaturati ma sempre vibranti che suggeriscono atmosfere oniriche e senza tempo e anche la sua attenzione per i dettagli è impressionante.

“Niente è più noioso per me di un artista che continua a ripetere se stesso.”

Aryz ha uno stile raffinato, fra il surrealismo e la pop art e i suoi personaggi spesso mostrano lo scheletro o gli organi interni come se l’artista volesse esplorare il mondo interiore delle sue creature. La sua ricerca formale si è evoluta moltissimo nel corso degli anni, spaziando dalla street art alla pittura all’illustrazione. Sono cambiati i formati, le tecniche e i temi, ma il suo stile è sempre rimasto riconoscibile.

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ARYZ - Les demoiselles, Tolosa, 2016

Les demoiselles, Tolosa, 2016

ARYZ - Rotten apples, 2013

Rotten apples – San Francisco, USA 2013

Aryz - Monkey Business, 2012

Monkey Business – St. Denis, Reunion Island 2012

ARYZ - Jidar Festival Marocco, 2017

ARYZ – Jidar Festival Marocco, 2017

ARYZ street art Danimarca

ARYZ street art Danimarca


 
 

Melting Pop: Dito Von Tease colpisce ancora!

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Dito Von Tease Melting Pop - Hello Killy

In Melting Pop Dito Von Tease gioca ancora una volta col tema dell’identità, rielaborando e trasformando le icone pop che hanno accompagnato la nostra infanzia

Dopo averci fatto sorridere con Ditology e iDollz, il misterioso grafico bolognese Dito Von Tease torna a far parlare di sè con un nuovo progetto grafico intitolato Melting Pop. Il titolo dice già tutto perchè quello che ci propone stavolta è una galleria di 24 tavole in cui personaggi a noi ben noti della cultura pop contemporanea, assumono nuove identità ambigue e fuorvianti.
Fra giochi di parole e assonanze visive, Dito Von Tease attinge a piene mani nell’immaginario pop alla ricerca di personaggi-icona e oggetti quotidiani da rielaborare e trasformare: star del cinema, supereroi, cartoni animati…

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"Melting Pop" il nuovo progetto grafico di Dito Von Tease

“Melting Pop” il nuovo progetto grafico di Dito Von Tease

Il progetto si sviluppa in due fasi, come in un gioco di squadra, fra parole e immagini che si sostengono a vicenda: il primo passo è quello di accostare due parole o nomi già esistenti per creare un portmanteau (parola macedonia), nella seconda fase questo neologismo viene reso visivamente mescolando le immagini dei personaggi – apparentemente diversissimi e inconciliabili – per creare nuove identità immaginarie.
Ecco quindi “Marionymous“, un audace mix fra Mario Bros e Anonymous oppure l’improbabile “Bart Vader“, un frullato fra il simpatico Bart dei Simpson’s e il malvagio Darth Vader! Ma ce ne sono tanti altri uno più divertente dell’altro.
Per il progetto Melting Pop Dito Von Tease ha creato 24 nuovi personaggi giocando ancora una volta col tema dell’identità, rielaborando e trasformando in modo spiritoso e geniale le icone pop che hanno accompagnato la nostra infanzia.

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Dito Von Tease Melting Pop - Pikachups

Dito Von Tease Melting Pop - Ice Scream

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Kim Salt, illustrazioni editoriali fresche e colorate

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L’illustratrice newyorkese Kim Salt ha uno stile tutto personale e ci tiene a ribadirlo nelle sue illustrazioni estrose e stravaganti

Kim Salt è un’illustratrice freelance che vive e lavora a New York ed è specializzata in illustrazioni editoriali, per libri, riviste e magazine. Ha clienti importanti e internazionali come The Boston Globe, The Guardian, The New York Times, NOWNESS, The Washington Post, The Wall Street Journal ed è molto apprezzata in quest’ambito perchè il suo è uno stile molto personale e riconoscibile. Le illustrazioni di Kim Salt trasmettono una sensazione di gioia e relax, sono colorate, morbide, grandi e sproporzionate. Ed è proprio questo il bello, il suo tratto distintivo.

Kim Salt - Winter Hues

Winter Hues

Kim ha un grande senso della forma e dello spazio e usa colori tenui e golosi. Il suo lavoro celebra “la magia interna del mondo e i ritmi unici delle cose viventi“. Nelle sue illustrazioni fantasiose e sognanti la natura è sempre protagonista, con bellissimi fiori, enormi piante e animali. Ma la sua immaginazione vola anche nello spazio, con una visione sempre positiva e colorata. Le sue immagini hanno un forte senso della forma e della composizione e sono dinamiche ed estrose.

Quando è in cerca di ispirazione si rivolge al mondo reale, all’arte, alla danza o alla musica. Cerca invece di stare lontana dal lavoro di altri illustratori per evitare di rimenerne influenzata mentre cerca di rafforzare il suo stile e  la sua voce. Se ti piace il lavoro di Kim Salt visita il suo portfolio online.

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Kim Salt "Jiji in the Flowers"

“Jiji in the Flowers” illustrazione ispirata al film di Studio Ghibli “Kiki’s Delivery Service”

Kim Salt "A few burning questions" - Illustrazioni editoriali per The Globe and Mail

A few burning questions – Illustrazioni editoriali per The Globe and Mail

Illustrazioni editoriali - Kim Salt - Peopled Places

Peopled Places

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Non solo lampade: oggetti luminosi d’arredo e d’atmosfera!

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oggetti luminosi d'arredo

Design e un pizzico di umorismo in questi oggetti luminosi, perfetti per illuminare e arredare con personalità la casa o il giardino

L’illuminazione è fondamentale in qualunque ambiente, in casa, in un locale, in giardino perchè è la luce che definisce l’atmosfera di un luogo, regalando sensazioni più o meno piacevoli alle persone. Per creare l’atmosfera giusta si può ricorrere ovviamente alle lampade da terra, da tavolo o da parete oppure si può dare sfogo alla fantasia, utilizzando i tanti complementi d’arredo luminosi, perfetti per illuminare ma anche per arredare con personalità. Grazie alla fantasia dei designer la luce si trasforma in oggetti luminosi dalle forme più svariate per creare effetti sempre sorprendenti.

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Rabbit Light di Stefano Giovannoni

Oggetti luminosi d'arredo - Lampada Rabbit

Oggetti luminosi d’arredo – Lampada Rabbit

Tanti teneri coniglietti luminosi a spasso per il giardino… non è un incanto? Sono le lampade Rabbit del designer italiano Stefano Giovannoni, disponibili in versione outdoor e da interni. La lampada Rabbit, come dice il nome stesso, ha la silhouette stilizzata di un coniglio ed è realizzata in polietilene traslucido bianco. Una volta accesa però può assumere 16 diversi colori di luce RGB.
La famiglia Rabbit è formata oltre che dalle lampade anche dalle divertenti sedie per adulti e bambini.

Lampada da terra Flash Led

Oggetti luminosi d'arredo - Lampada da terra Flash Led

Lampada da terra Flash

Una torcia e il suo cono di luce sono il motivo ispiratore della lampada da terra Flash di Studio Job.
Una lampada divertente e originale che trasforma un fascio di luce immateriale in un oggetto tangibile che emana luce colorata. Lo studio di design olandese Studio Job è condotto dalla coppia Job Smeets e Nynke Tynagel, pionieri del design contemporaneo che si concedono spesso incursioni e sconfinamenti nel mondo dell’arte.

45 di Tiokeefe

45 di Tiokeefe è una semplice struttura lineare in alluminio a forma di triangolo i cui lati sono dotati di luci led dimmerabili. La sua forma elementare e super minimalista è studiata per essere collocata a ridosso di due pareti e proiettare la sua luce verso il muro creando una cornice di luce dall’effetto tridimensionale.
E’ disponibile in tre misure, grande, media e piccola, e può essere disposta in modi diversi e con intensità luminose diverse per ottenere un risultato visivo sempre nuovo e particolare.

Peel Wall Light di YOY

Oggetti luminosi d'arredo - Lampada a parete Peel di YOY

Lampada a parete Peel di YOY

YOY è uno studio di design di Tokyo fondato nel 2011. Uno dei suoi primi progetti è stato Peel, una lampada da parete diventata ormai famosa grazie alla sua diffusione virale in rete.  Questa lampada infatti appare come se il muro venisse tirato via e lasciasse filtrare la luce del giorno dall’esterno.
Per rendere l’effetto più realistico possibile, la struttura di Peel è sottilissima grazie all’utilizzo della tecnologia OLED e il cavo elettrico, disposto lungo lo spigolo fra le due pareti, è praticamente invisibile. Una volta accesa, l’effetto è decisamente sorprendente!

Lettere luminose vintage

Oggetti luminosi d'arredo: lettere vintage a bulbi o neon

Lettere luminose vintage

Lettere, numeri o simboli si trasformano in oggetti di arredo luminosi da terra o da parete, perfetti per un ambiente originale e informale. Queste lettere luminose sono bellissime sia da sole sia abbinate insieme a formare una scritta. Sono prodotte da DelightFULL  e ciascuna di loro è basata su un diverso type font, con un suo particolare carattere: retrò, pop, decò, industriale… tanti stili per tutti i gusti, nella versione con lampadine a bulbo o a neon.

Oggetti luminosi d'arredo: lettere vintage a bulbi o neon

Oggetti luminosi d’arredo: lettere vintage a bulbi o neon

Scritte al neon personalizzate

Oggetti luminosi - Scritte Neon a parete per decorare e illuminare l'ambiente

Scritte Neon a parete per decorare e illuminare l’ambiente

Fra gli oggetti luminosi più diffusi ci sono sicuramente le scritte a parete. E se siete patiti del neon, l’idea giusta è quella di decorare e illuminare con una scritta personalizzata, nel testo, nella forma e nei colori.
NeonArt produce scritte neon da parete completamente personalizzate e realizzate a mano, per progetti unici, in casa o per ambienti e locali pubblici.


 
 

Le illustrazioni distopiche di Marcin Wolski

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Paesaggi spettrali e architetture immaginarie e alienanti, sono i protagonisti delle illustrazioni distopiche di Marcin Wolski

Marcin Wolski è un graphic designer e illustratore polacco specializzato in illustrazioni editoriali per numerosi clienti internazionali. Ha iniziato a disegnare e dipingere quando ancora andava a scuola, dedicandosi soprattutto agli acquerelli ma, appena scoperte le potenzialità di Photoshop, ha iniziato a cimentarsi con la digital painting.
Quando crea un nuovo soggetto, disegna sempre alcuni schizzi a matita e fa un paio di prove colore in Photoshop prima di realizzare l’illustrazione finale utilizzando una tavoletta Wacom.

Le illustrazioni distopiche di Marcin Wolski rappresentano scene immaginarie ispirate all’epoca comunista nell’Europa dell’est. Il suo stile rigido e uniforme si ispira a quello della propaganda in voga a quel tempo e i soggetti si concentrano su monotoni paesaggi urbani, enormi strutture industriali, gru e ciminiere. Le atmosfere rarefatte e sospese sono rese così suggestive grazie a un’uso dei colori molto particolare con sfumature soffuse e transizioni tonali.

Illustrazioni distopiche: Moonrise - dalla serie "Habitat 316/D, A Socialist Dystopia"

Moonrise – dalla serie “Habitat 316/D, A Socialist Dystopia”

Come racconta lui stesso in un’intervista, molte delle sue illustrazioni sono ispirate ai profondi cambiamenti politici e sociali che hanno attraversato la Polonia negli ultimi 30 anni, cambiamenti di cui Marcin, crescendo, è stato testimone. Habitat 316/D per esempio è un progetto personale in cui immagina una società distopica ispirata al periodo della Polonia comunista. Immagini caratterizzate da palette quasi monocromatiche, che trasmettono tutta la tristezza, l’assenza di vitalità e l’alienazione di una società senza libertà, che non lascia spazio all’individuo e ai suoi sogni.

Eastern Bloc - Tram (Illustrazioni distopiche)

Eastern Bloc, Tram

“In Tram volevo mostrare un lavoratore che sta per iniziare il suo turno in una specie di imponente struttura e provare ad evocare una sensazione di solitudine e di essere solo una piccola parte di quelle enormi strutture industriali. I tempi sovietici erano pieni di manifesti colorati di propaganda, quindi ho pensato di provare a contrastare i colori e la luce con una narrazione un po’ più cupa.”

Illustrazioni distopiche di Marcin Wolski - Eastern Block, Tower Crane

Marcin Wolski – Eastern Block, Tower Crane

Altre immagini di Marcin Wolski sono ispirate al disastro di Chernobil del 1986, illustrazioni che rappresentano paesaggi spettrali popolati da strane creature. Un day after in cui la presenza umana è quasi un’utopia e le atmosfere ricordano tanto quelle del film Stalker di Andrej Tarkovskij (1979) ambientato in un mondo post-apocalittico cupo e misterioso. Le illustrazioni editoriali realizzate su commissione accompagnano invece articoli sulla distruzione degli ecosistemi naturali, cospirazioni internazionali, o sono concepite per un’antologia di fantascienza ispirata ai romanzo 1984 di George Orwell.

• LEGGI ANCHE: Il paesaggio giapponese nelle illustrazioni di Ryo Takemasa

Night Train, 2014 - Arte digitale, Illustrazione, Pittura

Night Train, 2014 – Arte digitale, Illustrazione, Pittura

“Ci chiamiamo Eremiti. Dopo la guerra abbiamo scelto di vivere una vita solitaria in tutto ciò che è abitabile.  Nessuno ricorda davvero i dettagli del conflitto dal momento che fu sostanzialmente una guerra biologica che ha spazzato via la maggior parte della popolazione inclusi politici, soldati e civili. Questa strana arma tuttavia ha fatto più bene all’ecositema di secoli della nostra vecchia civilizzazione. La natura si è risvegliata e ogni sopravvissuto lo può sentire!”

Kombinat - Illustrazioni distopiche di Marcin Wolski

Illustrazioni distopiche di Marcin Wolski – Kombinat

New Day - Illustrazioni distopiche di Marcin Wolski

New Day

Illustrazioni distopiche di Marcin Wolski

Illustrazioni distopiche di Marcin Wolski


 
 

André Kertész: fotografia contemporanea fra luci ed ombre

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André Kertész "Flowers For Elizabeth", New York 1976

Pioniere della fotografia contemporanea, fra sperimentazioni e street photography, André Kertész fu un maestro nel comporre con luci ed ombre

“Tutto quello che abbiamo fatto, Kertész l’ha fatto prima”. Nelle parole di Cartier-Bresson c’è la sintesi di quello che ha rappresentato André Kertész per la fotografia contemporanea del ‘900. Il fotografo ungherese è considerato uno dei padri della fotografia contemporanea e del fotogiornalismo e la sua opera ha influenzato diversi fotografi delle generazioni a venire.

André Kertész fu un maestro della composizione formale, capace di elevare oggetti banali trasformandoli immagini evocative e poetiche. Dimostrò per la prima volta che anche le cose più insignificanti e comuni potevano trovare una loro dignità nella fotografia. Sapeva trovare la bellezza intorno a sè con la sola capacità di guardare oltre il visibile, cogliendo la semplicità della vita.
La luce è l’elemento principale attorno a cui Kertész costruisce le sue fotografie: “Io scrivo con la luce” amava dire di sè. La purezza grafica del bianco e nero esalta i giochi di luci e di ombre regalando profondità e significato alle sue immagini. La perfezione formale delle sue composizioni, attentamente studiate, pone le sue foto fuori dal tempo, trasmettendo un senso di intimità e nostalgia.

"Pipa e occhiali di Mondrian" (1926)

“Pipa e occhiali di Mondrian” (1926) di André Kertész. Questa foto nel 1997 fu aggiudicata per 376.500 dollari a un’asta di Christie’s.

Settant’anni di fotografia

Kertész nacque a Budapest da una famiglia di origini ebraiche e a 18 anni acquistò la sua prima fotocamera. Durante la prima guerra mondiale, sul fronte russo polacco, come volontario, documentò con le sue foto la vita in trincea.
Trasferitosi a Parigi nel 1925, entrò in contatto col movimento dadaista prima e surrealista poi , frequentando Man Ray, Robert Capa, Berenice Abbott e diventando grande amico del collega Brassaï e di Cartier-Bresson. Nel 1927 fu organizzata una delle prime mostre fotografiche a lui dedicata.
Nel 1933 realizzò la serie delle “Distorsioni” in cui il fotografo, ispirandosi al surrealismo, sperimentò le deformazioni sul corpo umano con l’uso di luci e specchi: circa 200 fotografie delle modelle Najinskaya Verackhatz e Nadia Kasine, ritratte nude in varie pose e trasformate attraverso una serie di specchi deformanti.

André Kertész – Distorsions, 1933

Kertész  era sempre molto curioso portava la sua macchina fotografica sempre con sè. Questo gli permetteva di trovare soggetti interessanti da fotografare in qualunque situazione. Ed è per per la sua capacità di cogliere punti di vista originali e inquadrature inaspettate che è considerato uno dei pionieri della street photography.

A 42 anni André Kertész volò a New York con la moglie per collaborare con l’agenzia Keystone e pochi anni dopo ottenne la cittadinanza americana. Negli Stati Uniti, dove rimase fino alla morte, Kertész era immerso in una cultura diversa da quella europea e fu difficile per lui esprimersi attraverso la fotografia perchè le sue immagini non erano comprese e apprezzate. La rivista Life le rifiutò giudicandole troppo espressive!
Fu costretto ad adeguarsi al gusto corrente per poter collaborare con i magazine più importanti del tempo come Harpeer’s Bazaar e Vogue e tutto ciò lo rese frustrato per il mancato riconoscimento da parte della critica e l’impossibilità di veder riconosciuto il proprio valore. Nonostante questo, continuò a fotografare anche quando, malato, non poteva più muoversi da casa. Forse prendendo spunto dal celebre film di Hitchcock “La finestra sul cortile” scattò una serie di foto dalla sua finestra, pubblicandole poi nel libro “From my Window” del 1981.

Kertész oggi è riconosciuto come uno dei grandi fotografi del ‘900. Non fotografava per creare belle immagini, fotografava per esprimere se stesso. E infatti di lui Cartier-Bresson disse: “Ogni volta che l’otturatore di André Kertész scatta, io sento il suo cuore battere.”

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L’interesse per le distorsioni di Kertész nasce nel 1917 mentre osserva un nuotatore e gli effetti deformanti dell’acqua e della luce

Chez Mondrian, Paris, 1929

Chez Mondrian, Paris, 1929

André Kertész "Shadows of the Eiffel Tower", Paris, 1929

André Kertész “Shadows of the Eiffel Tower”, Paris, 1929

André Kertész "Arm and Ventilator", New York 1937

André Kertész “Arm and Ventilator”, New York 1937

 - André Kertész Ballet, New York City, 1938

André Kertész – Ballet, New York City, 1938

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Xnhan00, illustrazioni digitali che trasmettono gioia e serenità

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Nguyen Thanh Nhan digital illustration " xnhan00 "

Xnhan00 è innamorato del suo lavoro e ci trasmette il piacere di disegnare nelle sue illustrazioni poetiche e sognanti

Il giovane illustratore vietnamita Nguyen Thanh Nhan è anche conosciuto in rete con il nickname di “Xnhan00“. Nato nel 1990, vive a Ho Chi Minh dove lavora come graphic designer. La sua passione fin da bambino è sempre stata il disegno e ancora oggi si diverte a realizzare bellissime illustrazioni e ritratti su commissione.
Xnhan00 ha uno stile molto eclettico e spazia dalle illustrazioni dal carattere fumettoso che realizza per i suoi libri per bambini, a immagini dallo stile più realistico e fotografico fino a illustrazioni eteree e sognanti come quelle di questa galleria, realizzate in digital art.

xnhan00 digital illustration portraits

In queste illustrazioni digitali trasmette tutto il suo amore per la natura cercando di applicare la sue capacità di osservazione e di riproduzione nel disegno. Il risultato è decisamente poetico!
I really love my job so I’m always working with joy” scrive Xnhan00 sul suo sito e questo atteggiamento traspare sempre nelle sue immagini che ci comunicano grande pace e serenità.

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Nguyen Thanh Nhan digital painting - Xnhan00

Nguyen Thanh Nhan - Xnhan00 illustration

Nguyen Thanh Nhan - Xnhan00 illustrations

Nguyen Thanh Nhan ilustrations- Xnhan00

Nguyen Thanh Nhan illustration - Xnhan00


 
 

Dustin Yellin, collage 3D imprigionati nel vetro

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Dustin Yellin Collage 3D

Migliaia di ritagli imprigionati fra lastre di vetro danno vita ai collage 3D di Dustin Yellin, per un’esperienza di visione a tutto tondo

Dustin Yellin artista classe 1975, vive e lavora a New York ed è famoso per le sue sculture di vetro realizzate con la tecnica del collage 3D. L’artista è sempre stato affascinato dalla tecnica del collage e dalla possibilità di assemblare insieme oggetti diversi per dar loro un nuovo significato. Ha iniziato a sperimentare inglobando oggetti di uso comune in mezzo a strati di resina per creare forme di vita immaginarie frutto della sua fantasia (specialmente piante o insetti) come fossero antichi fossili intrappolati nell’ambra. Ben presto però le esalazioni tossiche della resina lo hanno portato ad abbandonare quel materiale e ad optare per le lastre di vetro. In questa nuova fase ha scoperto una maggiore libertà creativa, avendo la possibilità di disporre e arrangiare gli elementi della composizione in maniera molto più precisa su una superficie piana e trasparente.

Tutto il suo lavoro infatti è basato sull’idea di “strati” o “livelli”, che, assemblati insieme, formano un unica immagine tridimensionale. Su ciascuna lastra di vetro l’artista incolla figurine ritagliate da riviste e libri della metà del ‘900, se necessario completando il disegno con inchiostro o vernici.
Sovrapponendo una lastra dopo l’altra, crea un collage tridimensionale composto da migliaia di ritagli a diverse profondità che tutti insieme formano l’immagine finale!

L’opera più grande di Dustin Yellin è “The Tryptich“, largamente ispirato al Trittico del “Giardino delle Delizie” di Hieronymus Bosch (1490), 3 enormi blocchi di 58 lastre di vetro ciascuno per un peso totale di quasi 11 tonnellate.
In tutta la sua estensione le migliaia e migliaia di figurine ritagliate e inglobate fra gli strati di vetro danno vita a scene sempre diverse ispirate alla mitologia, popolate da creature reali e immaginarie e oggetti di ogni tipo.
Il progetto “Psychogeography” invece rappresenta figure umane in scala reale, realizzate sempre con la tecnica del collage 3D. Ciascuna scultura della serie simboleggia un particolare aspetto della cultura contemporanea, quasi a voler realizzare una sorta di enciclopedia o di archivio del genere umano.

Con questi collage 3D l’artista ci regala esperienze visive che si compiono nello spazio. Le sue sculture possono essere osservate girandoci intorno e invitano all’esplorazione progressiva di questi mondi surreali, non solo nel piano ma nella profondità dei suoi livelli. Guardandole da vicino rivelano scene e immagini di ogni tipo, composte da elementi che raccontano la visione del mondo dell’artista ed esprimono la sua idea della conoscenza umana.

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Dustin Yellin -Psychogeography 45 (2014) collage tridimensionale

Dustin Yellin -Psychogeography 45 (2014)

Collage 3D di Dustin Yellin

Collage 3D di Dustin Yellin

Dustin Yellin

Dustin Yellin sculture di vetro in 3D

L'artista Dustin Yellin e i suoi collage 3D della serie Psychogeography

L’artista Dustin Yellin e i suoi collage 3D della serie Psychogeography

Collage 3D di Dustin Yellin

Sculture di vetro 3D che inglobano migliaia di ritagli

 

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Renzo Piano, le 5 opere più belle del grande architetto italiano

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Renzo Piano - Auditorium Parco della Musica Roma

In occasione del suo ottantesimo compleanno, ecco una classifica dei progetti di Renzo Piano con le sue opere più belle e famose

L’architetto genovese Renzo Piano ha da poco compiuto 80 anni e non ha nessuna intenzione di andare in pensione. Figura di riferimento nel mondo dell’architettura italiana e internazionale, si divide fra Genova, Parigi e New york e col suo studio di architettura RPBW (Renzo Piano Building Workshop) lavora in tutto il mondo.
In oltre 50 anni di carriera ha realizzato decine e decine di opere una più bella dell’altra ma ci aspettiamo ancora grandi cose da lui. D’altra parte Oscar Niemeyer progettò il Museo di Arte Contemporanea di Rio a 84 anni… perciò c’è ancora tempo!! Intanto ecco i 5 progetti di Renzo Piano che preferisco!

Centres Georges Pompidou a Parigi 1977

Renzo Piano - Centres Georges Pompidou a Parigi 1977

Centres Georges Pompidou, Parigi

Il Centro nazionale d’arte e di cultura Georges Pompidou è un enorme complesso dedicato alle arti visive e multimediali nel centro di Parigi che comprende una biblioteca pubblica, un museo d’arte moderna, un centro dedicato al design industriale e un centro dedicato alla musica. Ma anche sale conferenza, un cinema, ristoranti e caffè. Fu inaugurato nel 1977, su progetto di Renzo Piano, Gianfranco Franchini e Richard Rogers, all’epoca tre giovani architetti, che a sorpresa vinsero il concorso internazionale.

“Le rivoluzioni non le fanno gli architetti. Noi osserviamo, interpretiamo i cambiamenti in atto nel mondo. Allora il cambiamento era nell’aria, qualcuno doveva ben costruire un museo che uscisse dalla sacralità, che smettesse di intimidire. Così è nato il Beaubourg.”

Così parla Renzo Piano del Beaubourg che nel 2017 ha compiuto 40 anni ed è uno dei musei più visitati al mondo. Un enorme parallelepipedo di acciaio e vetro che, con la sua struttura a vista e i colori vivaci, all’epoca non solo stravolse il mondo dell’architettura contemporanea ma fu un vero e proprio shock culturale.

Una curiosità: non tutti sanno che gli enormi tubi a vista che ne “decorano” la facciata sono colorati a seconda della loro funzione: giallo per l’elettricità, rosso per gli ascensori e le scale mobili, verde per l’acqua, blu per l’aria.

Renzo Piano - Centro Pompidou a Parigi

Renzo Piano, Gianfranco Franchini e Richard Rogers - Beaubourg, Parigi

Renzo Piano, Gianfranco Franchini e Richard Rogers – Beaubourg, Parigi

Bigo e Bolla nel porto antico di Genova 1992-2001

Renzo Piano Porto di Genova

Renzo Piano Porto di Genova

Il Bigo, progettato da Renzo Piano per le Colombiadi del 1992, all’epoca divenne il simbolo della rinascita dell’antico Porto di Genova. Situato nei pressi dell’Acquario, è una struttura composta da 9 altissimi pali bianchi che si aprono a ventaglio e sostengono una tensostruttura e un ascensore panoramico che offre una prospettiva aerea a 360° sul centro storico della città, sollevandosi fino a 40 metri. Deve il suo nome alla somiglianza con le gru che si usavano in porto per scaricare e caricare le merci dalle navi (chiamate appunto “bighi”).
Di fronte al Bigo sorge la Biosfera, una bolla di vetro e acciaio aggiunta da Renzo Piano nel 2001.
La Bolla è una struttura sferica di 20 metri di diametro al cui interno si sviluppa un mondo esotico in miniatura, una foresta tropicale sul mare! Al suo interno trova posto un lussureggiante giardino botanico con piante e animali che godono di un microclima appositamente ricreato per loro.

Renzo Piano Bigo Porto antico di Genova

Renzo Piano – Bigo Porto antico di Genova

Cultural Center Tjibaou a Noumea, Nuova Caledonia 1998

Renzo Piano Centro Culturale Tjibaou, Nuova Caledonia

Centro Culturale Tjibaou, Nuova Caledonia

Il Centro Culturale Tjibaou, costruito da Renzo Piano nel 1998 in Nuova Caledonia, è una struttura multifunzionale che ospita sale espositive, auditorium, biblioteca, e sale per le attività formative e ricreative. E’ formato da 10 “capanne” di diverse dimensioni che si affacciano sulla baia di Noumea, collegate fra loro da vialetti e giardini. Ogni capanna ha una forma a guscio dalla struttura curva ed è rivestita da listelli di legno che vibrano e risuonano al soffio del vento. Renzo Piano per questo progetto ha studiato a fondo la cultura locale e si è ispirato alle tradizioni costruttive dei Kanak, la popolazione indigena della Nuova Caledonia, in modo da integrare il suo progetto nell’ambiente, in modo naturale e non invasivo. Il risultato è un’opera unica e bellissima dallo skyline inconfondibile!

Renzo Piano Centro Culturale Tjibaou, Noumea Nuova Caledonia

Auditorium Parco della Musica a Roma 2002

Renzo Piano Auditorium Parco della Musica Roma

Renzo Piano Auditorium Parco della Musica

L’Auditorium di Roma, inaugurato nel 2002 è una delle poche opere di architettura contemporanea della capitale e già solo per questo va menzionato. Il progetto di Renzo Piano si compone di tre enormi “scarabei” disposti a ventaglio intorno a una Cavea centrale, ciascuno dei quali racchiude una sala da musica con caratteristiche acustiche ben precise. La Sala Santa Cecilia pensata come una vera cassa di risonanza per la musica classica, i concerti sinfonici e le grandi orchestre; la Sala Petrassi per la musica contemporanea, il jazz e la danza e infine la Sala Sinopoli, la più versatile.

Il progetto originale ha dovuto adattarsi agli immancabili ritrovamenti di resti di una villa romana durante gli scavi e rispetta la tradizione costruttiva e i materiali locali: il travertino per le gradinate della Cavea; i mattoni rossi per le pareti; il piombo preossidato, che cambia colore con la luce, per il rivestimento dei tre scarabei.
Ma l’Auditorium di Renzo Piano non è solo sale da concerto è anche un luogo di ritrovo e di incontro nel cuore di Roma, con spazi dedicati a conferenze, studio, ricerca e didattica e con la Cavea che, con gli anni, è diventata una vera e propria piazza urbana frequentatissima ad ogni ora.

Renzo Piano Sala Santa Cecilia, Auditorium Roma

Auditorium di Roma – La spettacolare Sala Santa Cecilia con i rivestimenti in ciliegio rosso

The Shard Londra 2012

Renzo Piano - London Bridge Tower, The Shard, London

Renzo Piano – London Bridge Tower, The Shard, London

The Shard, “la scheggia” è il soprannome di questo splendente grattacielo in vetro e acciaio progettato da Renzo Piano a Londra, nell’ambito della riqualificazione ubanistica intorno alla London Bridge Station a sud del Tamigi. La sua forma piramidale raggiunge un’altezza di 310 metri e rappresenta un nuovo punto di riferimento urbanistico nel quartiere di Southwark e nel panorama londinese anche se ha avuto un’accoglienza contrastata. Attualmente The Shard è l’edificio più alto dell’Unione Europea.

Le 8 facciate irregolari della piramide raccolgono la luce naturale in diversi momenti del giorno riflettendola come un cristallo, anche grazie all’uso di un vetro a basso contenuto di ferro particolarmente sensibile alle variazioni atmosferiche. Al suo interno, uffici, ristoranti, boutiques e una galleria panoramica pubblica sulla sommità del grattacielo, offrono una vista mozzafiato sulla città. I 10 appartameti di lusso agli ultimi piani, invece a distanza di 5 anni sono ancora vuoti: sarà forse a causa del prezzo astronomico che arriva a 57 milioni di euro?

The Shard grattacielo Londra - Renzo Piano

The Shard London

Oltre a queste 5, ci sono sicuramente tante altre opere degne di menzione, che forse dovrebbero occupare un posto in questa classifica ma de gustibus non disputandum est”. Di sicuro Renzo Piano è sempre sereno e accoglie le critiche con filosofia qualunque sia il  giudizio sui suoi progetti!

“Da architetto, devo accettare il fatto di essere criticato. L’architettura stessa non si basa sull’armonia totale. Se tutti sono d’accordo, allora significa che state commettendo un grosso errore. Non si viene contestati perché si sbaglia, ma perché le persone hanno paura del cambiamento. Ma se si è nel giusto, il merito del proprio lavoro, alla fine, verrà riconosciuto.”


 
 




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