30 Luglio 2020 / / Blog Arredamento

In inverno lo desideriamo tanto, in primavera e in autunno lo rincorriamo, in estate un po’ lo amiamo un po’ lo odiamo. Di cosa stiamo parlando? Del sole ovviamente.
Proprio in estate ci accorgiamo di quanto il sole può essere rovente e di come restare all’aperto sotto i raggi per tanto tempo può rivelarsi un’impresa per supereroi con la corazza infrangibile. Se hai un balcone, un terrazzo o un giardino, se ti piace stare all’aperto, organizzare pranzi e aperitivi in compagnia, se trascorreresti ore fuori a leggere un libro o ascoltare la tua musica preferita, dovresti installare delle tende da sole. Inutile girarci attorno, la miglior soluzione per ripararsi dal sole e godere di un po’ di ombra è proprio proteggersi con delle tende a bracci.

Come sono fatte le tende da sole a bracci

Lo dice il nome stesso, le tende a bracci sono dotate di due bracci telescopici estensibili che permettono di allungare o avvolgere la tenda e di creare zone d’ombra più o meno estese. I bracci sono fissati tramite staffe al muro o al soffitto ma non si tratta di bracci fissi, piuttosto di bracci retrattili con tende avvolgibili all’interno di un cassonetto. La movimentazione della tenda può essere manuale o motorizzata, attivabile tramite telecomando o applicazione su smartphone.

Tende da sole a bracci di design: le soluzioni di Pratic

Belle da vedere, pratiche da aprire e chiudere, indispensabili per schermarsi dal sole, utili anche per garantire privacy, sicure nell’utilizzo, controllabili da remoto, realizzabili su misura, dotate di sistemi automatici di chiusura in caso di pioggia o forti raffiche di vento, accessoriabili con luci. Sono queste le caratteristiche delle tende da sole Pratic; servono altre motivazioni per dire “la voglio!”?

Tende da sole a bracci motorizzata

Il tessuto delle tende da sole a bracci estensibili si mantiene sempre in perfetta tensione, nonostante le frequenti aperture e chiusure. La tenda inoltre è resistente al maltempo e alle sollecitazioni del vento, realizzata con un sistema brevettato testato nella Galleria del Vento di Pininfarina che prevede un elastomero posizionato all’interno della staffa porta braccio che si comprime ammortizzando i movimenti dettati dal vento.

Queste moderne tende da sole motorizzate sono dotate di speciali sensori che azionano l’apertura o la chiusura del telo in base alle condizioni meteorologiche. In particolare la tenda si ritira in caso di forti raffiche di vento o quando l’umidità supera un limite prestabilito e si preannuncia pioggia; al contrario se i raggi del sole raggiungono una certa intensità la tenda si apre.

Le tende da sole a bracci motorizzate si aprono e si chiudono elettronicamente semplicemente premendo un pulsante del telecomando o esercitando un tocco nell’app dedicata scaricata sul proprio smartphone. Elettronicamente è anche possibile variare l’inclinazione da 10 a 40 gradi della tenda.

Tende da sole a bracci estensibili

Un’altra funzione sempre controllabile tramite smartphone è l’illuminazione. Nel profilo inferiore del cassettone è integrata una striscia led con luce dimmerabile azionabile anche a distanza. Una tenda da sole a bracci con luce si rivela indispensabile per vivere gli spazi all’aperto dal tramonto a notte inoltrata, utile quando si organizzano aperitivi e cene o semplicemente quando ci si vuole rilassare in solitaria o in compagnia.

Tende da sole a bracci con tenda a caduta verticale

Per garantire una massima protezione dai raggi solari e schermare la zona anche lateralmente è possibile aggiungere una tenda volant a scomparsa. La tenda volant frontale o laterale può essere movimentata elettronicamente tramite telecomando; la sua lunghezza è regolabile di volta in volta a seconda di gusti e necessità.

Dettaglio cassonetto per tenda da sola cassonata

Queste tende da sole a bracci con cassonetto mostrano tutta la loro bellezza proprio grazie al box che contiene la tenda una volta chiusa. Si tratta di un contenitore rettangolare perfettamente ermetico, fissato alla parete che nasconde la tenda e protegge il telo quando non la si utilizza e cela le componenti elettriche utili per la movimentazione. Un box dalle linee semplici, dal minimo ingombro e dal design pulito ed essenziale.

Tende da sole a bracci di design

Bonus tende 2020: detrazioni fiscali al 110% o al 50%

Come previsto nel Decreto Rilancio 2020, a partire dal 1 luglio 2020 è possibile usufruire di detrazioni al 110% per lavori di ristrutturazione finalizzati al risparmio energetico della propria abitazione. In particolare il bonus tende al 110% si applica alle spese per l’acquisto di tende da sole ed è fruibile solo se queste spese sono sostenute in concomitanza con interventi volti a migliorare l’efficienza energetica. Per fare un esempio pratico: si può usufruire del bonus tende se si fa anche il cappotto termico all’edificio.
A prescindere da questo bonus, la Legge di Bilancio 2020 regolamenta la possibilità di usufruire di bonus tende al 50% ovvero detrazioni Irpef al 50% per le spese sostenute per l’acquisto di tende per esterni o per interni utili alla schermatura solare della casa.

Per spiegazioni più dettagliate e approfondite, per conoscere i requisiti necessari per accedere a queste detrazioni fiscali, per sapere quali documenti servono e qual è la procedura corretta per richiedere i rimborsi è bene rivolgersi ad esperti del settore e contattare direttamente l’azienda produttrice delle tende da sole. L’azienda Pratic è a tua completa disposizione.

24 Luglio 2020 / / Blog Arredamento

Sei alle prese con la ristrutturazione della tua nuova casa e vuoi intervenire anche sulla pavimentazione per esterni di vialetti, piazzali, camminamenti, parcheggi e percorsi carrabili? Per scegliere il migliore materiale con il quale realizzare il pavimento per esterni dovresti considerare la sua resistenza agli agenti atmosferici, agli sbalzi di temperatura e ai carichi, la sua durata nel tempo e il suo livello di manutenzione, senza dimenticare caratteristiche come impermeabilità, antiscivolo e antigelo.
Un pavimento per esterni in pietra di Luserna risponde alla perfezione a tutti questi requisiti. In particolare la pietra di Luserna estratta dalle cave di Vottero Riccardo è simbolo d’eccellenza in questo campo, molto richiesta e apprezzata per le sue doti fisiche ed estetiche e per le superfici a spacco naturale, fiammate, spazzolate, anticate e lucidate. I professionisti della ditta Vottero Riccardo estraggono i blocchi di pietra con tecniche di lavorazione accurate che mantengono inalterate le eccezionali proprietà di questo prezioso materiale.

Cos’è la pietra di Luserna

La pietra di Luserna è una roccia metamorfica appartenente al gruppo degli Gneiss di tipo lamellare, estratta esclusivamente in Piemonte tra la Val Pellice e la Valle Po. È una pietra naturale composta da tre minerali: Feldspato a base di calcio e ferro (30-50%), Quarzo (30-40%) e Mica (10-20%).
Per saperne di più > pietra di Luserna: origine, composizione, proprietà chimico / fisiche / meccaniche.

Pavimento per esterni in pietra di Luserna: perché sceglierlo

La pietra di Luserna:

  • è una roccia molto resistente, affidabile, non geliva ovvero non si danneggia quando congela e scongela, è una roccia molto longeva, dalla durata praticamente eterna.
  • non richiede grandi opere di manutenzione.
  • è una pietra naturale viva che reagisce all’ambiente esterno formando patine sottili e diventando con il tempo leggermente più opaca.
  • è un materiale naturale, ecologico, ecocompatibile: la sua particolare composizione permette di soddisfare tutte le esigenze di lavorazione senza impiegare additivi, leganti e sostanze inquinanti.
  • ha una buona conducibilità termica e una grande capacità di accumulo di calore.

Idee per pavimentazioni esterne in pietra: cosa si può realizzare con la pietra di Luserna.

Pavimenti per esterni con sampietrini

I piccoli cubetti in pietra di Luserna sampietrini sono perfetti per realizzare la pavimentazione di cortili, vialetti pedonali e posti auto. Le dimensioni e le cromie dei sampietrini possono variare, così come lo schema di posa; le disposizioni più gettonate sono fila, cerchio o semicerchio, archi, ventaglio, coda di pavone, rosoni. Scegliere sampietrini come rivestimento per la pavimentazione degli spazi esterni significa optare per una soluzione decorativa dal forte impatto estetico, bella da vedere ma anche relativamente economica e soprattutto molto resistente e duratura. Per la loro forma e posa, questi blocchetti garantiscono buona permeabilità e drenaggio dell’acqua, difficile che si formino pozzanghere in caso di forte pioggia, inoltre non risultano scivolosi. Questa pietra lavorata a cubotti è perfettamente calpestabile, resiste sia al transito di veicoli sia al passaggio a piedi.

Pavimenti per esterni con sampietrini

Pavimentazione in quadrettoni di pietra

Piastrelle quadrate o rettangolari in pietra dalle dimensioni contenute e regolari vengono posate una di fianco all’altra, perfettamente in fila e riga o leggermente sfalsate. L’effetto è piacevole, ordinato e curato. Un rivestimento in pietra a quadrotti risulta perfetto per lastricare e rivestire il cortile davanti casa, il piazzale che conduce a garage e rimessa, ma anche il bordo di una piscina. A seconda di gusti ed esigenze è possibile scegliere la tonalità cromatica di lastre e piastrelle di pietra, dalla tipica tonalità grigio-azzurra della pietra di Luserna a soluzioni multicolori oppure a tinta omogenea.

Pavimentazione in quadrettoni di pietra

Piazzali in pietra con pavimentazione a mosaico opus incertum

Per la pavimentazione di piazzali e ampi spazi esterni la tecnica più in voga è quella a mosaico opus incertum che prevede un rivestimento fatto con pietre tutte diverse l’una dall’altra per dimensioni e forma, posate in modo irregolare senza uno schema. Ne risulta una pavimentazione in pietra unica e originale, non regolare e difficilmente replicabile. La realizzazione sta tutta nella bravura (e nella pazienza!) del posatore che sceglie un pezzo alla volta e lo avvicina agli altri come fossero pezzettini di un mosaico, avendo cura di affiancare nel migliore dei modi lati e spigoli.

Piazzali in pietra con pavimentazione a mosaico opus incertum

Vialetti con pietre irregolari

Per realizzare la pavimentazione di un percorso di passaggio o di un vialetto in giardino che dall’ingresso conduce fino all’orto o che gira tutto intorno alla casa si possono scegliere pietre naturali diverse per dimensioni, forma e colore. Si può lastricare un sentiero con pietre di Luserna disposte in modo apparentemente casuale ma in realtà perfettamente studiato. Pietre tutte diverse, affiancate, quasi incastrate come le tessere del gioco del Tetris.

Vialetti con pietre irregolari

Scale esterne in lastre di pietra

Per la realizzazione di scale esterne, gradini e alzate possono essere impiegate lastre di pietra di Luserna opportunamente lavorate, trattate e posate. La superficie di queste lastre è resa ruvida e antiscivolo così da evitare accidentali cadute e scivolamenti; i bordi sono arrotondati; la disposizione dev’essere tale da evitare infiltrazioni d’acqua e la formazione di pozzanghere.
A seconda degli impieghi, per realizzare scale esterne vengono utilizzati lastroni di pietra fiammata a spessore fisso o variabile.

Scale esterne in lastre di pietra
Queste sono solo alcune idee per pavimentare gli spazi esterni della casa. Infiniti progetti, infinite realizzazioni ma una certezza: la pietra di Luserna è un materiale naturale unico, dalla firma inconfondibile, per chi non vuole rinunciare né alla funzionalità né all’estetica.

23 Marzo 2020 / / Blogger Ospiti

I pannelli in pietra finta hanno come finalità ultima quella di creare eleganti esterni in pietra che rappresentano un elemento caratterizzante dell’architettura italiana di ogni tempo e zona. Anche a motivo della nascita e dell’evoluzione di nuovi materiali è possibile ridurre sensibilmente i costi e i tempi di posa rendendo cosi possibile l’impiego di questi rivestimenti in ogni tipo di situazione. Anche lì dove la pietra naturale risulta essere un materiale da sconsigliare è possibile impiegarla ugualmente grazie alle nuove tecnologie, infatti in climi freddi e molto umidi dove sono sconsigliati a causa di problemi di umidità, potrete impiegarli senza alcun problema. Per finire sono molto utilizzati per la realizzazione delle cosiddette pareti ventilate o a risparmio energetico, in quei casi in cui non è possibile impiegare materiali pesanti si opta per questo tipo di facciate in pietra finta che rappresentano un compromesso tra senso estetico e funzionalità.



1. Pannelli in finta pietra per quali rivestimenti esterni sono consigliati?

In effetti i pannelli in finta pietra sono consigliati per la stragrande maggioranza dei rivestimenti esterni come legno, cartongesso, calcestruzzo, pannelli termoisolanti o fonoassorbenti, sughero, EPS, lamiera ecc. Nei casi in cui la parete su cui si pensa di applicare il rivestimento in finta pietra non sia perfettamente liscia andrà effettuata una rasatura preventiva che permetterà una migliore aderenza dei pannelli. Per le pareti che sono soggette a sollecitazioni, come ad esempio quelle in cemento armato, è consigliabile adoperare pannelli in poliuretano, che oltre ad essere dotati di una buona resistenza meccanica sono ottimi isolanti e quindi potranno avere duplici vantaggi. I pannelli in finta pietra sono, come sappiamo, traspiranti e garantiscono un rilascio dell’umidità accumulata, cosi da evitare fenomeni di condensa eventualmente presenti nei muri.

2. Pannelli finta pietra lo stile è importante

Infatti trattandosi di rivestimenti e quindi di elementi d’arredamento una delle caratteristiche più importanti è lo stile da scegliere. Lo stile che andrete a scegliere dipenderà da molti fattori legati al design del vostro appartamento o della vostra casa, all’aspetto che volete donare al vostro manufatto e non in ultimo ad eventuali altri rivestimenti già presenti nel rivestimento esterno. Per essere perfetto il rivestimento deve sposare perfettamente con il resto della facciata e soprattutto essere il più realistico possibile. Utilizzare pannelli che siano similari a pietre locali o che si possano ritrovare anche negli ambienti circostanti. Per eventuale ristrutturazione è preferibile impiegare un rivestimento effetto pietra a spacco o ad opus incertum. Quando la casa è in stile moderno la scelta migliore è optare per rivestimenti moderni e contemporanei come grandi pannellature in pietra, che richiamo le facciate continue del movimento moderno, oppure rivestimenti modulari con mattoncini o beole.

3. Pannelli in pietra posa in opera

La posa in opera di questo tipo di rivestimenti è un momento non da sottovalutare ma da effettuare affidando ad esperti del settore che possano realizzare un’opera completa e senza sbavature. La posa in opere è possibile effettuarla con:

· Colla, che garantisce una presa pulita con collanti cementizi, si effettua applicando la colla sul fondo e facendo aderire le superfici scelte. Quando il pannello è stato posizionato e la colla ha fatto presa (circa 12 ore) sarà possibile procedere alla stuccatura dei giunti.

· A vite, questo tipo di ancoraggio prevede una posa in opera più veloce e senza impiego di collanti. Collocati i pannelli a partire dalle parti angolari si creano dei punti fissi che rappresenteranno i punti di fissaggio in vicinanza delle fughe. In questi punti che vengono segnati con la massima precisione vengono collocati dei tasselli e poi avvitate delle viti in acciaio. Poi vengono stuccati i giunti tra i pannelli cercando di mimetizzare le viti in maniera tale che possano essere impercettibili una volta completato il lavoro.

4. Pannelli in pietra finta, quanto costano?

Il rivestimento con pannelli in pietra finta hanno dei costi molto variabili a seconda delle metrature delle pareti da coprire, del tipo di rivestimento scelto e non ultimo della manodopera a cui ci si affida per la messa in opera. I pannelli più economici sono senza dubbio i pannelli in cemento, che vengono allocati direttamente sulla parete. Possono avere un costo di circa 20 euro/mq. Ovviamente se questi pannelli sono poi in fibra di vetro rinforzato i costi possono lievitare sino a 60 euro /mq. Costi simili si possono avere anche per pannelli in poliuretano effetto pietra, che oltre ad essere un materiale ottimo per i costi contenuti non bisogna dimenticare che è un eccellente materiale per rivestimenti a causa della sua bassa trasmittanza termica, garantisce infatti ottime prestazioni di isolamento. Quando il risparmio è uno degli obbiettivi della nostra scelta bisogna tenere presente che il mercato offre ottime varianti a prezzi modici realizzate in vetroresina o gesso resinato. Ovviamente questo tipo di materiali può essere impiegato nei rivestimenti esterni che non sono esposti a gravose condizioni climatiche. Il consiglio migliore è sempre quello di effettuare la raccolta di una serie di preventivi dalle ditte che si occupano di questo tipo di rivestimenti e valutare con calma tutte le varianti che incidono sul prezzo , scegliendo poi per quello che meglio si adatta alle vostre esigenze.

13 Marzo 2020 / / Architettura

Le principali certificazioni ambientali definiscono non solo la qualità del prodotto da costruzione ma anche la valutazione del ciclo vita e l’impatto ambientale in termini di produzione, trasporto, uso, riuso o riciclo e smaltimento. Ma quali sono le differenze?

Il sistema di valutazione attualmente in vigore in Italia e descritto nel Decreto Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’Affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici pubblici (approvato con DM 11 ottobre 2017, in G.U. Serie Generale n. 259 del 6 novembre 2017) (1) suddivide le certificazioni i tre tipologie principali:

  • Tipo I – Etichette ambientali (UNI EN ISO 14024) come Ecolabel, Blauer Engel, Nordic Swan, Natureplus, FSC, PEFC assegnate da organismi terzi indipendenti dal produttore;
  • Tipo II – Asserzioni ambientali autodichiarate (UNI EN ISO 14021) realizzate dai produttori solitamente relative al contenuto di riciclato, assenza di sostanze tossiche o dannose, biodegradabilità;
  • Tipo III – Dichiarazioni ambientali (UNI EN ISO 14025) come la certificazione EPD che descrive l’impatto ambientale del prodotto nell’intero ciclo vita.

Oltre a quelle singole di prodotto, esistono certificazioni ambientali che qualificano l’intero edificio come unico organismo (contesto-edificio-impianti) e ne valutano l’impronta ambientale e la sostenibilità globale quali ad esempio Certificazione LEED, BREEAM, ITACA. Queste pongono livelli minimi prestazionali energetico ambientali, sia in merito agli aspetti progettuali che realizzativi. La scelta di prodotti certificati è però parte integrante di questi sistemi di valutazione, che considerano Life Cycle Assessment nella sua interezza. La sostenibilità non è infatti valutabile attraverso soluzioni puntuali: dall’insieme al dettaglio, tutto entra in gioco.
La progettazione integrata e multidisciplinare diventa elemento centrale; l’ottimizzazione del progetto passa attraverso una miriade di scelte e soluzioni tecniche passate al vaglio da professionisti specializzati in vari ambiti. L’architettura diventa organismo e come tale si relaziona all’ambiente che la circonda. Carbon Footprint è infatti il nome dato al parametro di riferimento utilizzato per stimare le emissioni di gas serra causate da un prodotto, un servizio, un edificio. La progettazione circolare investe sia la nuova costruzione che il recupero, il restauro e la ristrutturazione.

Il BIM ancora una volta dimostra le sue potenzialità attraverso l’impostazione parametrica che ne determina la flessibilità d’uso all’interno di un ambito segnato da scelte complesse. Software specialistici, simulazioni energetiche, acustiche, illuminotecniche, trovano la loro sintesi in questa tecnologia, che permette l’integrazione delle informazioni fino al massimo dettaglio del singolo elemento inserito, della singola vite o bullone. La scheda tecnica, il certificato, non restano fogli allegati a bolle di trasporto, ma contenuto all’interno del modello BIM. Questo si fa smart, user friendly con i suoi visualizzatori, sintetico e completo. L’uso stesso di questi applicativi software è certificabile, certificato. La competenza, acquisita con esperienza e studio è suddivisa per livelli e per ruoli: il BIM Modeler, il BIM Coordinator, il BIM Manager sono definizioni ormai parte integrante di realtà che testimoniano il salto generazionale nel mondo della progettazione.
Il progetto sostenibile è il punto di unione tra un committente responsabile e un progettista competente e capace di dominare realtà poliedriche come quelle descritte. Atiproject ha realizzato per la Forti Holding Spa il primo Green Building a Pisa certificato LEED Gold e vincitore del Bim Award, portando un contributo concreto al cambiamento necessario nell’architettura per un domani diverso.
(1) https://www.minambiente.it/pagina/i-criteri-ambientali-minimi

10 Marzo 2020 / / Architettura

Progetto polo culturale Parma

Il progetto di restauro proposto va oltre i convenzionali confini disciplinari e introduce una strategia funzionale intelligente, semplice e flessibile al tempo stesso. Il confronto tra nuovo ed esistente avviene tramite la rottura dei logici rapporti tra spazi e funzioni, permettendo una moltiplicazione delle attività e delle relazioni. Si tratta di un approccio avvolgente tramite cui materiali e finiture trovano un nuovo senso. All’esterno gli edifici vengono conservati nella loro materia originale, custodendo all’interno una costruzione pienamente contemporanea. Un box modulare e componibile completa l’intervento che, consentendo varie modalità di utilizzo, permette l’attivazione puntuale di specifici eventi all’interno di uno spazio pubblico diffuso e interattivo.

Guarda il progetto completo realizzato dallo studio AtiProject

Progetto polo culturale Parma

Progetto polo culturale Parma

Progetto polo culturale Parma

Progetto polo culturale Parma

Progetto polo culturale Parma

PROGETTO: Porto Culturale Parma
LUOGO: Parma, Italia
TIPOLOGIA: Centro Culturale
ANNO: 2016
STATO: Progetto Preliminare
DIMENSIONI: 4.300 mq
DISCIPLINE: AR – ST – MEP

9 Marzo 2020 / / Architettura

Colore in architettura
Capita spesso di associare a un significato un colore specifico. Ne siamo circondati, il mondo è fatto di segni e i colori fanno parte di questo schema. Il semaforo ne usa tre, i parcheggi, i cartelli, tutto o gran parte di ciò che si possa definire antropizzato è un sistema di segni e significati.
Non abbiamo inventato nulla, è solo un riprendere ciò che ci circonda. La natura, le piante hanno sviluppato con colori metodi di riproduzione, di difesa, di mutamento. È un sistema complesso, ma anche smart che ha sempre fatto parte di noi.
La trasposizione del significato al simbolo è ciò che l’uomo, osservando l’ambiente, ha semplicemente preso in prestito. La mimesi, lo stacco, la sfumatura, sono tante declinazioni dello stesso metodo comunicativo. È innegabile che i riflessi si vedano anche nell’arte, nell’architettura e, dal ‘900 in particolare, queste tecniche sono diventate parte di studi approfonditi. Tanto per citarne alcuni: il periodo rosa e blu di Picasso, Mondrian e i colori prima, Itten e il Bahuaus, Aldo Rossi e i suoi padiglioni.
L’architettura usa tale strumento anche per definire la funzione. Tecniche di cromotorapia associano a spazi comuni colori caldi ma tenui, zone del riposo hanno bisogno di colori freddi per rallentare il battito e conciliare il sonno.
Sostenibile è anche lo spazio che si adegua al suo utilizzatore; ne favorisce il comfort, è smart ma ricercato, usa la luce per definirne i volumi. Questo è ciò che si ritrova in ambienti del Co-Housing pisano, fiore all’occhiello di uno studio giovane ma pieno di risorse: ATIproject. Il richiamo al colore è un tocco preciso, puntuale, non esteso. È la firma che lega gli ambienti. È ciò che contribuisce a rendere uno spazio ospitale e combatte lo stress di una vita frenetica. Il colore diventa condivisione, in un modello di edificio residenziale che ridefinisce il concetto di socialità.
In una società in cui lo sharing, il peer to peer prendono campo, questa è forse la chiave di lettura migliore.

Colore in architettura

3 Marzo 2020 / / Architettura

Progetto padiglione italia expo 2020

‘Beauty connects people’, tema del padiglione Italia ad Expo Dubai 2020, viene qui interpretato come espressione del genio creativo e della ricchezza culturale del nostro paese. Forti dello storico rapporto fra estetica e tecnica, la proposta progettuale riprende il tema dell’impianto tipologico a corte, ora scrigno di un simbolico albero centrale, metafora della centralità e della bellezza propri della natura. Attorno alla corte si sviluppa il percorso espositivo, leggibile dall’esterno tramite il gioco di bucature che disegna i prospetti. L’involucro riprende i temi della tradizione portandoli ad un livello estetico e tecnico fatto di contrasti espressivi e materici, all’interno del quale la luce e trasparenza giocano un ruolo cardine nel dare ordine allo spazio.

Scopri il progetto completo sul sito ATIproject >>> 

Progetto padiglione italia expo 2020

Progetto padiglione italia expo 2020

Progetto padiglione italia expo 2020

Progetto padiglione italia expo 2020

Progetto padiglione italia expo 2020

Progetto padiglione italia expo 2020

Progetto padiglione italia expo 2020

Progetto padiglione italia expo 2020

Progetto padiglione italia expo 2020

PROGETTO: Padiglione Italia _ Expo 2020
LUOGO: Dubai (Emirati Arabi)
TIPOLOGIA: Culturale
ANNO: 2019
STATO: Progetto Preliminare
DIMENSIONI: 5.150 mq
DISCIPLINE: AR

28 Febbraio 2020 / / Architettura

Progetto centro direzionale Umberto Forti

La nuova sede della “Forti Holding SpA” è l’archetipo della filosofia progettuale di ATIproject, sintesi perfetta delle idee di un piccolo team di progettisti, fondatore della grande realtà che lo studio oggi rappresenta. In essa si rileggono gli enzimi della trasversale creatività che ne caratterizzano i progetti. Il Centro Direzionale è un contenitore tecnologico in termini di efficienza energetica. L’uso dei pannelli fotovoltaici diventa parte integrante dell’immagine architettonica che, unitamente ai sistemi schermanti, differenziano il disegno dei prospetti all’interno della strategia bioclimatica di impatto sulle prestazioni dell’edificio. Il progetto, completato nel 2016, ha ottenuto la certificazione LEED GOLD nel 2018, primo nella regione Toscana.
Il nuovo quartier generale della Forti S.p.a., situato tra Pisa e Livorno, ospita gli uffici e il centro direzionale del gruppo aziendale. Il Centro rappresenta un chiaro esempio di architettura sostenibile. Le performance energetiche dell’edificio sono diretta conseguenza di una progettazione attenta agli aspetti bioclimatici; lo studio delle superfici opache e trasparenti è studiato in base al loro specifico orientamento.

Dalla strada principale, una grande hall accoglie i visitatori; il suo triplo volume si apre in una grande facciata ventilata. La facciata sud-est è invece caratterizzata da grandi vetrate continue opportunamente schermate da frangisole lineari a passo variabile. Queste scelte si riflettono all’interno in ambienti di lavoro con vista aperta sul verde e i monti. Il verde è presente anche all’interno dell’edificio con giardini pensili e terrazze rivestite in materiali naturali, contribuendo alla regolazione del microclima. Infine, la facciata sud è stata interamente rivestita con pannelli fotovoltaici. La produzione fotovoltaica copre gran parte dei consumi (>80%) per quanto riguarda il condizionamento invernale ed estivo e l’illuminazione. Grazie allo sviluppo di apposite soluzioni architettoniche, l’involucro diventa il primo impianto tecnologico dell’edificio. Parallelamente all’involucro è stato sviluppato un apparato impiantistico all’avanguardia, che impiega fra le altre cose impianti di illuminazione LED, un sistema geotermico per la climatizzazione degli spazi interni e ricuperatori di calore. Il mix di fonti rinnovabili e strategie di contenimento dei consumi fanno di questo complesso un punto di riferimento per l’edilizia sostenibile di tutta la Regione Toscana.

Scopri il progetto completo sul sito ATIProject

Progetto centro direzionale Umberto Forti

Progetto centro direzionale Umberto Forti

Progetto centro direzionale Umberto Forti

Progetto centro direzionale Umberto Forti

Progetto centro direzionale Umberto Forti

Progetto centro direzionale Umberto Forti

Progetto centro direzionale Umberto Forti

Progetto centro direzionale Umberto Forti

Progetto centro direzionale Umberto Forti

Progetto centro direzionale Umberto Forti

Progetto centro direzionale Umberto Forti

PROGETTO: Centro Direzionale “Umberto Forti”
LUOGO: Pisa, Italia
TIPOLOGIA: Uffici
ANNO: 2013 – 2016
COMMITTENTE: Forti Holding S.p.a
IMPORTO LAVORI: 6.690.000,00€
STATO: Completato
DIMENSIONI: 4.750 mq
PREMI: Certificazione LEED Gold
CREDITS: Photo by – Irene Taddei / Daniele Domenicali
MEDIA:

19 Febbraio 2020 / / Blog Arredamento

Progetto museo della scrittura

Sviluppando l’idea del tratto come essenza della scrittura, il progetto per il Nuovo Museo della Scrittura si presenta come una piega continua all’interno della città. La torsione del volume nega la spazialità alla vista da strada, rivelandosi, al contrario, al Central Park di Songdo. Il movimento fluido dell’edificio, in sé scrittura urbana, è al tempo stesso principio formale e distributivo che si rilegge nel sistema dei flussi, nelle partizioni interne e nel sistema di illuminazione. Il lucernario in copertura fa sintesi di questi concetti, riportando al centro il tema della luce naturale, carattere fondamentale e fondativo di ogni spazio museale.
Il progetto, fonde insieme le due realtà, opposte, presenti nel luogo di intervento (natura e parco da un lato e densa urbanizzazione di grattacieli dall’altro) posizionando l’edificio come un elemento lineare sul confine dove le due realtà si “incontrano”. Il nuovo Museo Nazionale della Scrittura Mondiale è visto come un punto di unione, dove da un lato, l’orizzontalità e la forma dell’edificio abbracciano il parco, mentre, dall’altro, le direttrici del Museo entrano in relazione con la linearità verticale dei grattacieli circostanti.
Le superfici contorte del progetto, non sono solo astrazione concettuale, ma servono come struttura portante, strategia organizzativa, linee di movimento ed elementi che creano spazio in tutto il museo. La torsione della superficie di base nel museo è posizionata strategicamente nell’area della lobby, conferendogli un carattere spaziale unico. La hall del New Museum of World Writing si presenta come una nuova tipologia di ingresso ad un edificio culturale, dove invece di essere monumentale e chiusa, è visto come uno spazio aperto e invitante collegato con l’ambiente circostante. Inoltre, grazie all’orientamento del museo, la lobby ha la funzione di collegare i due contesti opposti, posizionando strategicamente il museo sul percorso tra la città e il parco e viceversa. D’altra parte, le aree espositive e le altre attività pubbliche sono organizzate in modo più tradizionale, in cui lo spazio è concepito attraverso superfici orizzontali e verticali, garantendo efficienza e flessibilità.

Scopri il progetto completo sul sito ATIProject

Progetto museo della scrittura

Progetto museo della scrittura

Progetto museo della scrittura

Progetto museo della scrittura

Progetto museo della scrittura

Progetto museo della scrittura

Progetto museo della scrittura

Progetto museo della scrittura

Progetto museo della scrittura

Progetto museo della scrittura

PROGETTO: Museo della scrittura
LUOGO: Corea del Sud
TIPOLOGIA: Culturale
ANNO: 2017
STATO: Progetto Preliminare
DIMENSIONI: 15.000 mq

18 Febbraio 2020 / / Architettura

L’azienda del XXI secolo è sempre più al centro di polemiche che la accusano di esser distante dalle esigenze del proprio personale. Tale distanza si misura in insoddisfazione, ridotta produttività, inefficienza dei processi interni; più una realtà è grande, più è esposta a tali problematiche, che possono minare alla base le prospettive di sviluppo.

Come reazione a tali criticità, il filone di ricerca nel campo del Project Management ha sviluppato modelli, teorie nell’ottica di migliorare la gestione di un dato progetto, ottimizzando le risorse impiegate, in un percorso definito e pianificato. In principio fu il Gantt, grafico che associava a una data mansione una durata, in una successione logica di operazioni che potessero riguardare la realizzazione di un’opera, ma anche la gestione interna di un processo o progetto.

A questo si sono aggiunti molti altri strumenti, molto più dettagliati e con funzioni sempre più specifiche: Diagrammi di Pert, per individuare percorsi critici all’interno di strutture reticolari di attività interconnesse, Diagrammi di Ishikawa, che analizzano le catene causali di potenziali rallentamenti nel perseguimento di un obbiettivo, mappe concettuali e WBS. Proprio quest’ultima, acronimo di Work Breackdown Structure, è la chiave gerarchico-associativa con cui si scompone un processo realizzativo, sia progettuale che di messa in opera.

Il WBE è l’elemento minimo che compone la WBS, l’ultimo gradino gerarchico impiegato. Software vari permettono la gestione di queste tecniche di Project Management; Microsoft Project ne è un esempio ma oggi, la connessione tra tali sistemi di programmazione lavori e l’elemento 3D del BIM diventano indispensabili per la gestione di realtà complesse.

Esempio all’avanguardia è l’Ospedale di Odense, il più grande d’Europa, di cui è stata appena avviata la realizzazione. Piattaforme condivise, sistemi informativi, cloud, interconnessione tra tempi, fasi lavorative, personale associato e controllo dei costi, sono solo alcuni degli aspetti affrontati e controllati per garantire certezza realizzativa e quality control. La sostenibilità di un investimento dipende anche e soprattutto da ciò.
Questo progetto è curato dallo studio di progettazione AtiProject.

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