Kerakoll colors lancia le nuove proposte cromatiche e lo fa attraverso il racconto di otto case, otto ambienti che ci consentono di cogliere nel concreto la personalità di ogni colore.
ph. Daniel Farò
Ciascuna casa esprime un gusto differente, ulteriore testimonianza della versatilità di questi colori.
Le otto nuove Color Chart – Neutral, Blue, Green, Brown, Yellow, Terracotta, Magenta e Purple – si affermano come autentici strumenti di progetto, capaci di mettere in relazione architettura, materiali, luce e paesaggio.
Le tonalità terrose dialogano con la pietra e la luminosità mediterranea; i blu, invece, richiamano il cielo e le sfumature delle ceramiche marine; i verdi evocano il legame con la natura e il benessere, mentre le nuance più intense e vibranti diventano espressione di creatività, carattere e sensibilità artistica.
Attraverso queste abitazioni, Kerakoll Colors ci porta in un viaggio di ricchezza espressiva costituita da un sistema coordinato di 1.500 tonalità per interni ed esterni.
Una palette concepita per creare continuità cromatiche, armonie raffinate o contrasti decisi, dando vita ad ambienti che interpretano in modo unico identità, emozioni e stile contemporaneo.
Il nostro racconto parte da una delle otto abitazioni, la casa di Amelianna
Nella casa di Amelianna a Milano il protagonista è il lilla e lo troviamo in cucina, in salotto e in camera da letto, accostato agli arredi che esaltano sé stessi e questo meraviglioso colore audace.
ph. Daniel Farò
Il contraltare al lilla arriva con i bagni, piastrellati e con un gusto retrò nei toni del pesca per il primo bagno e verde mela nel secondo.
Conosciamo un pò meglio Amelianna: una stylist giramondo.
Gli interni del suo appartamento sono infatti popolati da pezzi vintage raccolti nei mercatini di tutto il mondo che raccontano la passione della stilista per l’estetica degli anni Sessanta e per le icone che hanno segnato la storia del design.
ph. Daniel Farò
Libri d’arte e fotografia affiorano ovunque: riempiono gli scaffali, si accumulano sui mobili e trovano spazio persino sul pavimento. “Li colleziono dai tempi dell’università”, racconta con entusiasmo.
Tra gli oggetti a cui è più legata c’è un abito acquistato oltre vent’anni fa in un mercatino di New York: un capo speciale, stampato con un testo del poeta americano Allen Ginsberg. Oggi è custodito in un cubo di plexiglass e occupa un posto d’onore nella camera da letto, trasformato in un vero e proprio oggetto da collezione.
I colori scelti da lei per questo progetto: KK1000, KK8243, KK8090, KK3661, KK7090.
“È delizioso restare immersi in questa specie di luce liquida che fa di noi degli esseri diversi e sospesi.” Il poeta Paul Claudel dava questo valore alla luce: una cifra stilistica che si presta a essere adoperata anche in architettura, dove l’illuminazione è fondamentale sia quando ottenuta artificialmente, sia – e ancora di più – quando naturale.
Non basta che l’immobile presenti un’esposizione adeguata, né una vista nel verde. È necessario ottimizzare la luce naturale e per farlo la cosa migliore è inserire delle finestre panoramiche di grandi dimensioni, l’ideale per trasformare il living in un’oasi di benessere.
Tra le soluzioni più valide troviamo quelle di Deceuninck Italia, realizzate in PVC e ThermoFibra: ideali sia dal punto di vista estetico, complice un design minimale, sia per un’efficienza termica ai massimi livelli. Non a caso sono tra le più apprezzate non solo dai clienti, ma anche dagli installatori, grazie all’accesso alle principali agevolazioni fiscali dell’edilizia e al rispetto dei requisiti normativi.
Tanta luce, tanta sostenibilità: le finestre con grandi aperture come must della bioarchitettura
La bioarchitettura si distingue per l’approccio green, a fronte di un ripensamento degli edifici in maniera funzionale e nel rispetto dei canoni dello sviluppo sostenibile, in chiave ambientale ma anche sociale.
Gli infissi con grandi aperture di ultima generazione rientrano in tale categoria perché, in primo luogo, ottimizzando la luce naturale si ottiene una riduzione della luce artificiale. Inoltre, in presenza di standard come quelli di Deceuninck Italia, si acquisisce una massimizzazione del livello di efficientamento termo-acustico dell’immobile nel suo complesso.
L’impatto visivo scenografico
Da un punto di vista prospettico ed estetico, le finestre di ampie dimensioni regalano un impatto scenografico impareggiabile: sono quelle che danno maggiore spazio al vetro, funzionando in maniera molto affine alle vetrate vere e proprie.
Ciò si rivela particolarmente prezioso nel caso del living, che è la stanza più cozy della casa: quella dove viene voglia di rilassarsi e stare bene, in compagnia di un libro, di una serie tv e dei propri amici.
Questo a prescindere dal fatto che si affacci su un balcone oppure su un terrazzo. Perché la luce, parafrasando ancora Paul Claudel, ha davvero il potere di farci sentire sospesi e diversi, persino più in equilibrio: una peculiarità che si infonde nelle stanze.
Le principali tipologie di finestre di ampie dimensioni
Le finestre di ampie dimensioni possono essere declinate secondo più tipologie a seconda dell’apertura:
sorda: la finestra rimane fissa;
a battente: l’apertura classica verso la parte interna, la più diffusa ma anche quella più ingombrante;
ad alzante scorrevole: i vetri vanno in scorrimento, attraverso un sistema sofisticato che minimizza lo spazio d’apertura, risultando molto scenografico.
C’è poi un tratto che accomuna tutti questi tipi e riguarda il telaio, che risulta decisamente sottile proprio per dare spazio all’elemento vetro.
I vantaggi in sintesi
I vantaggi delle finestre panoramiche, nel caso di un ambiente come il living sono soprattutto in termini di versatilità, si adattano infatti ottimamente a qualsiasi stile, ed estetica, in virtù di una raffinatezza ai massimi livelli.
A ciò si somma una sostenibilità superiore e una sicurezza degna di nota, in presenza degli opportuni parametri antieffrazione. E poi c’è la luminosità, e già questo riesce a fare la differenza.
Parliamo di LOVE&RELOVE, la proposta di altreforme per la MDW 2026. Il progetto parte dalla personalizzazione dell’arredo e rende protagonisti i materiali ed in particolare uno: l’alluminio.
Per l’occasione a Brera è stato allestito un temporary space con un comune denominatore:
LOVE&RELOVE
LOVE è l’origine. È il momento in cui l’idea prende forma, attraverso un dialogo progettuale tra altreforme, clienti, architetti e designer, dando vita a pezzi unici o a soluzioni su misura.
RELOVE è la sua continuità. È la possibilità di intervenire sull’oggetto, modificarlo, adattarlo, reinterpretarlo.
Valentina, CEO di Altreforme lo definisce così: “L’alluminio, materiale intrinsecamente durevole e infinitamente riciclabile — diventa il medium ideale di questo processo, capace di accogliere infinite possibilità progettuali senza perdere valore.
Continua Valentina:
“LOVE&RELOVE offre un’alternativa concreta alla produzione del nuovo,”. “In un momento storico segnato da consumi veloci, abbiamo sentito l’esigenza di proporre un servizio controcorrente, capace di accompagnare i cambiamenti di gusto e di vita senza interrompere il legame con l’oggetto. Perché ciò che evolve non è solo l’arredo, ma la relazione che abbiamo con esso.”
La relazione tra l’alluminio e l’azienda Altreforme è attiva da quasi 15 anni, interpretando questo materiale come un tessuto haute couture, secondo una logica sartoriale che apre a una libertà espressiva unica: superfici complesse, finiture materiche, cromie sofisticate e decorazioni custom che definiscono un linguaggio estetico distintivo.
Dall’armadio carosello, alla consolle high heels (due gambe di donna che indossano delle décolletè rosse) al fontana flow forming, processo brevettato da Altreforme nel mondo automotive che consente la realizzazione di geometrie in alluminio altamente complesse. Attraverso l’utilizzo di gas in pressione, il processo sfrutta appieno la duttilità di leghe speciali, permettendo lo sviluppo di forme particolarmente audaci.
Per non parlare delle famose poltrone lingotto d’oro e il loro tavolo da centro abbinato, oggetto di design contemporaneo dal 2010.
Altreforme, un design contemporaneo che sa toccare le corde della nostalgia e sa emozionare, come ha fatto anche quest’anno alla Milano Design Week.
Bar Adrenalina rimane sicuramente uno degli allestimenti più affascinanti della MDW 2026 e lo confermiamo anche a distanza di 10 giorni dalla design week. Il suo successo è stato così avvolgente ed immersivo che rimarrà ancora attivo per altri mesi, fino a luglio 2026.
Ph Serena Eller Vainicher
L’evento, dal titolo MoscaPartners Variations e organizzato da MoscaPartners, studio specializzato nell’organizzazione di eventi, si è tenuto nel cortile dell’Orologio di Palazzo Litta. Il tema era centrato sul concetto di Metamorfosi, e l’azienda Adrenalina, produttrice di imbottiti, ha trasformato il l’interno del BoccascenaCafé in un laboratorio di co-progettazione sonora.
All’ingresso ci accoglie una insegna in stile cyberpunk e una volta dentro, come uno scenario di Matrix, ci si presentano davanti non due, ma tre scelte.
Ph Serena Eller Vainicher
Sala rossa, sala blu o sala verde, ciascuna in linea con un mood differente. La prima, per gli incontri audaci e vivaci, la blu per una modalità rilassante ispirata all’acqua della fontana sovrastata da un possente Nettuno, e infine la sala verde in cui l’installazione site specif Listen! invita alla riflessione sull’ascolto, tema conduttore di tutto l’allestimento.
Bar Adrenalina, un concept di successo
Il progetto, firmato da Debonademeo Studio, ha visto crescere la curiosità di molti. Durante la Design week, gli imbottiti Adrenalina hanno preso vita e ogni visitatore è diventato un co-autore del prossimo prodotto dell’azienda, su un’idea di Michele Spanghero.
Perchè la sala verde si è trasformata in un teatro di ascolto catturando opinioni, interazioni, ogni fruscio, sussurro, risata.
Ph Serena Eller Vainicher
Questa esperienza ha dato origine a un vero e proprio database sonoro, che costituirà il punto di partenza di un processo creativo post-evento. I pattern acustici raccolti verranno infatti rielaborati dai designer di Adrenalina, Debonademeo Studio, con il supporto di Michele Spanghero, per definire le linee, le tracce visive e la forma di un nuovo divano.
Ph Serena Eller Vainicher
Un progetto pensato per reagire fisicamente alla presenza delle persone nello spazio, trasformando l’energia collettiva della Design Week in un prodotto industriale.
Ph Serena Eller Vainicher
Il risultato di questa co-progettazione spontanea diventerà il fulcro del format ADRENALINA INCONTRA 2026, terzo appuntamento della serie.
Quali nuove direzioni prenderà il dialogo tra suono, spazio e progetto? Sarà interessante scoprire come questo approccio potrà evolversi.
Intanto per chi non l’ha ancora assaporata da vicino, l’esperienza continua: il bar è perfettamente funzionante e sarà ancora attivo fino a fine luglio.
Ci sono imprevisti domestici che capitano sempre nel momento peggiore. Tornare a casa la sera, infilare la chiave nella serratura e ritrovarsi con il cilindro bloccato o, peggio ancora, con la chiave spezzata all’interno, è una situazione più comune di quanto si pensi.
In questi casi, la differenza non la fa solo la velocità di intervento, ma anche chi scegli di chiamare. A Milano, dove l’offerta è ampia e spesso poco chiara, affidarsi a un servizio come Fabbro Milano significa evitare soluzioni improvvisate e puntare su un intervento professionale. Tra le realtà più riconoscibili in città c’è Fabbro a Milano L’Originale, un nome che negli anni è diventato un punto di riferimento proprio per la gestione di emergenze legate a porte e serrature.
Non tutti i fabbri sono uguali
Quando ci si trova davanti a una serratura bloccata, si tende a pensare che qualsiasi fabbro possa risolvere il problema. In realtà non è così. Le tecnologie legate alla sicurezza domestica si sono evolute molto, e oggi è fondamentale affidarsi a professionisti aggiornati, in grado di intervenire senza causare danni.
È proprio qui che emerge la differenza tra un intervento improvvisato e un servizio strutturato. Realtà come Fabbro a Milano L’Originale lavorano quotidianamente su situazioni reali, spesso urgenti, sviluppando esperienza diretta su ogni tipo di serratura, dalle più tradizionali alle più moderne.
Intervento rapido, ma anche preciso
La velocità è importante, soprattutto in una città come Milano, ma non può essere l’unico parametro. Un intervento eseguito in fretta ma senza attenzione può portare a costi maggiori nel tempo, soprattutto se si danneggia la porta o il meccanismo interno.
Per questo motivo, servizi organizzati come Fabbro Milano puntano non solo sulla rapidità, ma anche sulla precisione. L’obiettivo non è semplicemente aprire una porta, ma farlo nel modo meno invasivo possibile, preservando l’integrità della serratura quando è recuperabile.
Un punto di riferimento anche fuori dalle emergenze
Un altro aspetto spesso sottovalutato è che il fabbro non serve solo nei momenti di emergenza. Sempre più persone scelgono di intervenire in anticipo, sostituendo serrature obsolete o migliorando la sicurezza della propria abitazione.
In questo senso, avere un riferimento come Fabbro a Milano L’Originale significa poter contare su un servizio continuativo, non solo “di pronto intervento”, ma anche di consulenza e manutenzione.
Trasparenza e fiducia: due elementi fondamentali
Uno dei timori più diffusi quando si contatta un fabbro riguarda i costi. Interventi urgenti, soprattutto in orari serali o festivi, possono generare incertezza se non si ha davanti un interlocutore chiaro.
Per questo è importante affidarsi a realtà che lavorano con trasparenza, fornendo indicazioni precise già durante il primo contatto telefonico. Sapere cosa aspettarsi, sia in termini di tempi che di costi, aiuta a gestire meglio una situazione già di per sé stressante.
Milano richiede esperienza vera
Operare a Milano non è come lavorare in una piccola realtà. La varietà di edifici, impianti e sistemi di sicurezza richiede esperienza concreta sul campo. Dalle porte blindate di ultima generazione agli impianti più datati, ogni intervento è diverso.
È proprio questa esperienza quotidiana che distingue un servizio strutturato da uno improvvisato. E quando ci si trova davanti a una porta che non si apre, questa differenza diventa evidente in pochi minuti.
Scopriamo il progetto “Ode alla Luna”, la raffinata ristrutturazione di un appartamento situato a Desio e curata dallo Studio Paradisiartificiali.
Il progetto nasce dalla richiesta di una giovane donna di ristrutturare un appartamento per la propria madre. L’obiettivo dell’intervento era di creare un luogo “meta-reale” in cui le committenti potessero ritrovarsi e sentirsi rappresentate nel loro cammino.
Attraverso un approccio poetico, secondo il motto “la Forma segue l’Emozione”, i progettisti hanno creato un luogo intimo e segreto, ma aperto e arioso allo stesso tempo. Cosa meglio di un giardino può evocare uno spazio con queste qualità?
Il “giardino dell’interiorità” creato all’interno dell’abitazione funge da punto di incontro tra le due donne, dove il tempo sembra fermarsi in una sorta di rinascita.
Metafore astronomiche e presenze simboliche
Gli architetti hanno interpretato il rapporto tra le due donne come l’”attrazione gravitazionale tra due astri in congiunzione”.
In soggiorno, il tappeto circolare “CD03” by Carpet Edition, design di Andrea Marcante e Adelaide Testa richiama una fonte d’acqua che riflette una mappa astronomica.
La dualità emerge negli elementi decorativi e architettonici. Il passaggio verso la parte più intima della casa è segnato da due figure femminili simili a vestali, raffigurate nei vasi “Magna Graecia Terracotta Woman” di Seletti.
Il tema del “giardino dell’interiorità” è evocato attraverso una serie di elementi d’arredo e materiali che trasformano l’appartamento in uno spazio onirico e simbolico.
Per esempio, il pavimento in terracotta rossa è la base sulla quale poggia una pergola ideale, rappresentata dal soffitto con travi in legno dipinte di bianco.
La carta da parati “Chiavi Segrete” di Cole & Son, design Fornasetti, trasforma le pareti in una siepe, ma guardando più da vicino vediamo delle chiavi appese sui rami. Un altro richiamo simbolico, questa volta alla possibilità di chiudersi in se stessi o di aprirsi verso nuovi orizzonti.
E poi ci sono le voliere aperte, disseminate in vari punti della casa. Un richiamo alla mente che si libera dai propri confini, permettendo ai pensieri di uscire liberamente.
Nel bagno, l’atmosfera si trasforma in quella di un ninfeo, evocato non solo sall’acqua, ma anche da una riproduzione del Trono Ludovisi by Gipsoteca Mondazzi, opera scultorea antica che rappresenta la nascita di Afrodite dalle acque.
Progetto “Ode alla Luna”: distribuzione degli spazi e scelte cromatiche
La pianta presenta un inusuale sviluppo a forma di T, segnata dalla presenza di numerose finestre. Una sfida per gli architetti, che hanno saputo sfruttare questi limiti e creare uno spazio accogliente e funzionale.
La “gamba” della T accoglie l’ingresso e il soggiorno, e si estende fino allo spazio cucina e pranzo, creando un open space sviluppato in lunghezza.
Le due librerie con vasi in terracotta di Seletti ai due lati dividono lo spazio senza chiuderlo. Sullo sfondo la finestra, affacciata su uno spazio verde che richiama il motivo della carta da parati, crea continuità tra interno ed esterno.
La zona pranzo funge da cerniera tra la zona notte, composta da bagno e camera da letto, e lo studio-stanza degli ospiti.
Il soggiorno del progetto “Ode alla Luna” è definito da una palette cromatica e materica che richiama costantemente la natura e la dimensione onirica del “giardino dell’interiorità”.
Il rosso terroso del pavimento è ripreso anche da elementi d’arredo come il tavolino “Tototò” by Miniforms, design di Paolo Cappello e Simone Sabatti, e i vasi in terracotta già citati.
Un verde intenso caratterizza il perimetro della stanza, attraverso la carta da parati con motivi a fogliame, evocando la sensazione di trovarsi immersi in una siepe rigogliosa. Anche le poltrone vintage richiamano questa tonalità.
Il bianco risplende nel soffitto con le travi a vista, donando luminosità e leggerezza.
Progetto: Ode alla Luna Progettisti: Studio Paradisiartificiali Fotografo: Valentina Sommariva Stylist: Giulia Taglialatela
La Milano Design Week torna nel nostro percorso e questa volta il focus sarà rappresentato dall’azienda Spaghetti Wall specializzata in rivestimenti murali, di cui abbiamo parlato anche in questo articolo.
Circus Stripes, design by La casa di Babette
Le nuove collezioni si possono ammirare all’interno dell’installazione “Una stanza per due”, firmata da StudioCavallo21, dove saranno presenti anche i brand Ferroluce e Innova imbottiti. Indirizzo in fondo all’articolo.
Le collaborazioni coinvolte, Anomalia Studio, Apostoli Design, La Casa di Babette, Masina Studio, Pensieri Illustrati, Studio Chiara Caberlon e Studio Smit, costruiscono un’antologia visiva che sfugge a qualsiasi collocazione temporale precisa.
È un viaggio che si muove tra il barocco siciliano e quello francese, si nutre di evocazioni classiche e primordiali, attraversa la moda e il mondo circense, per poi dissolversi in una nuova idea di interior design.
Come sottolinea Federica Borgobello, alla guida del brand friulano, si tratta di “un insieme corale, nel pieno stile SpaghettiWall”, capace di mettere in dialogo linguaggi diversi e di adattarsi con coerenza ai contesti più vari — dal residenziale al contract, dal retail al navale.
7 studi creativi per SpaghettiWall
Le nuove collezioni nascono dalla collaborazione con 7 studi creativi.
Il contributo di Pensieri Illustrati, duo formato da Chiara Speziale e Matteo Vilardo, si distingue per una narrazione intima e fortemente identitaria. I soggetti raccontano un percorso preciso: “Mia” tratteggia una figura femminile essenziale, quasi arcaica, mentre “Intarsi” recupera la memoria di una reliquia barocca perduta, ispirata a un’architettura messinese del primo Settecento firmata da Filippo Juvarra. Con “Finestra di Fichi”, invece, la natura della Trinacria diventa ritmo visivo, trasformando il fico d’India in una matrice decorativa pulsante.
Mia, design by Pensieri Illustrati :: Atrium, design by Anomalia Studio
Anomalia Studio prosegue questo racconto intrecciando storia e immaginazione: in “Atrium” il motivo fitomorfo si inserisce in una prospettiva rinascimentale rigorosa, mentre “Lou” richiama l’opulenza delle corti di Luigi XIV. “Hana”, infine, traduce il concetto di grazia in un giardino fiorito, elegante e sospeso.
Con Apostoli Design, il design si fa materia e mito. La collezione “Eos” attinge alla mitologia greca e costruisce un racconto visivo in cui luce e ombra dialogano in una progressione cromatica intensa, quasi spirituale. È un progetto che invita a percepire la superficie come qualcosa di vivo, in continua trasformazione.
Eos, Design by Apostoli Design :: Interference, design by Masina Studio
Masina Studio introduce invece un equilibrio raffinato tra rigore e leggerezza. “Jump’in” si sviluppa in trame orizzontali sottili, quasi calligrafiche, mentre “Interference” ribalta la composizione in una verticalità fluida, fatta di velature acquerellate che evocano movimento e profondità.
La ricerca di Studio Chiara Caberlon si innesta su questa dimensione lineare per esplorare la forza delle forme essenziali. La famiglia “In the mood for love” evolve da texture a pois (“Electricity”) a righe dinamiche (“Chemistry”), fino a una decorazione botanica tridimensionale (“Tension”), dimostrando come semplicità e complessità possano convivere nello stesso segno.
Electricity, design by Studio Chiara Caberlon :: Wallpleats, design by Studio Smit
Il tema della linea ritorna anche in La Casa di Babette, dove “Circus Stripes”, trasformando il pattern verticale in un gioco scenico di drappeggi e contrasti cromatici che evocano l’immaginario teatrale e circense (foto in copertina).
Un’energia che viene ulteriormente amplificata da SW Lab, divisione creativa del brand, che con “Linearismo” spinge la griglia verso una dimensione dinamica e vibrante.
On Off e onde, design by SW Lab
A chiudere questo percorso è Studio Smit, che nella geometria trova un linguaggio universale, capace di attraversare epoche e stili. Dai rilievi di “Wallpleats” alla sintesi minimale di “Klin”, fino alle suggestioni rétro di “Mayfair”, il design si conferma come ponte tra passato e contemporaneità.
In un’edizione della Milano Design Week che celebra la contaminazione e la sperimentazione, SpaghettiWall si distingue per la capacità di orchestrare voci diverse in un racconto coerente e coinvolgente. Il risultato è una collezione che non ci regala una nuova visione del presente, anticipa le evoluzioni future, restituendo al design la sua dimensione più autentica: quella di un linguaggio in continuo divenire, capace di emozionare, sorprendere e ispirare.
Hai deciso. Finalmente. Quella cucina angusta, quel bagno che sembra fermo agli anni Novanta, quei soffitti che urlano intervento: ci pensi da mesi e adesso vuoi davvero farlo. Ristrutturare casa.
Poi arriva il momento cruciale, quello in cui ti blocchi: chiamo unarchitetto o un interior designer?
È una di quelle domande che sembrano semplici finché non ci entri dentro. E invece ti ritrovi a fare ricerche online alle undici di sera, a leggere forum che si contraddicono, a chiedere a un’amica che ha ristrutturato tre anni fa e ti dice una cosa, e a un collega che ne dice un’altra completamente diversa.
Proviamo a fare un po’ di chiarezza insieme a Paradisiartificiali, uno studio di architetti e interior designer a Milano. I professionisti di questo studio eseguono ristrutturazioni – con tutto ciò che comporta sul piano tecnico e progettuale – ma lavorano anche sull’identità degli spazi interni: luce, volumi, materiali, dettagli. La loro filosofia è che una casa ben progettata non si veda soltanto, ma si viva – chi ci abita deve sentirsi esattamente nel posto che voleva creare.
Architetto e interior designer: le differenze
La prima distinzione è quella formale, e vale la pena capirla bene prima di qualsiasi altra cosa.
L’architetto è una figura professionale con percorso universitario specifico – cinque anni di laurea magistrale – e iscrizione obbligatoria all’Ordine degli Architetti. Questa iscrizione non è un dettaglio burocratico: è il requisito necessario per firmare progetti strutturali, presentare pratiche in Comune, gestire variazioni urbanistiche, coordinare i lavori dal punto di vista tecnico e legale. In poche parole, senza un architetto abilitato, certi interventi semplicemente non si possono fare.
L’interior designer, invece, ha una formazione che si concentra sugli spazi interni, sulla loro funzionalità, sulla composizione visiva, sui materiali, sui colori, sulla luce e sul racconto che un ambiente sa fare di chi lo abita. I percorsi formativi variano – scuole di design, accademie, corsi specializzati – e non esiste un albo unico di riferimento. Questo non significa che la figura valga meno: significa che il suo perimetro d’azione è diverso.
La differenza pratica? L’architetto interviene sulla struttura, l’interior designer interviene sull’anima dello spazio.
Uno progetta le pareti, l’altro decide come le pareti ti fanno sentire quando ci sei dentro.
Quando ristrutturi casa: chi chiami?
Dipende da cosa intendi per “ristrutturare”.
Se stai pensando a un intervento che tocca la struttura dell’edificio – abbattere un muro portante, spostare impianti idraulici o elettrici, modificare la distribuzione degli spazi, aggiungere o rimuovere superfici – hai bisogno di un architetto. Non è una scelta, è un obbligo di legge. I lavori di questo tipo richiedono progettazione tecnica, calcoli strutturali, permessi comunali, e qualcuno che si assuma la responsabilità civile e penale di quello che viene realizzato. Senza un professionista abilitato che firmi il progetto, non si parte.
Se invece stai pensando a qualcosa di diverso – rinnovare l’estetica di un appartamento che strutturalmente funziona già, scegliere un nuovo layout per i mobili, trovare il rivestimento giusto per il bagno, capire come portare più luce in un salotto buio, costruire un’identità visiva coerente per tutta la casa – allora stai parlando del territorio dell’interior design.
Se, per esempio, stai ristrutturando casa a Milano, la città è piena di studi capaci di trasformare un appartamento in qualcosa che non assomiglia a nessun altro. Un buon interior designer a Milano non si limita a scegliere i colori delle pareti: lavora sulla luce, sui volumi, sui materiali, sui dettagli che non noti subito ma che senti ogni giorno. È la differenza tra una casa che funziona e una casa che ti appartiene.
La ristrutturazione vera: perché i due lavori si sovrappongono (e perché è un bene)
Nella realtà dei cantieri, la divisione netta tra le due figure tende a sfumare. E non è una complicazione: è spesso il segno che le cose stanno andando bene.
Un architetto che progetta una ristrutturazione importante ha bisogno di ragionare anche sull’abitabilità degli spazi, sulla loro qualità percettiva, su come le persone si muoveranno e vivranno in quegli ambienti.
Un interior designer che lavora su un appartamento da riqualificare si troverà spesso a interfacciarsi con le scelte strutturali già fatte – o da fare – per capire cosa è possibile e cosa no.
I migliori risultati arrivano quando le due competenze dialogano. Quando l’architetto e l’interior designer lavorano insieme sullo stesso progetto, ciascuno nel proprio perimetro ma con una visione condivisa, l’appartamento che ne esce è qualcosa di più di una semplice ristrutturazione.
Non scegliere: affidati a entrambi, per ragioni diverse
La domanda originale – architetto o interior designer? – è in realtà mal posta.
Non è una gara tra professionisti, non è una questione di budget da ottimizzare scegliendo uno solo, e non è nemmeno una sovrapposizione inutile. Sono competenze complementari che rispondono a bisogni diversi, in momenti diversi di un progetto.
L’architetto ti garantisce che quello che fai sia fatto bene, sia legale, sia solido. Ti tutela sul piano tecnico e burocratico. È la figura che traduce un’idea in un progetto eseguibile, che coordina i lavori strutturali, che firma dove la firma conta davvero.
L’interior designer ti garantisce che quello spazio, una volta che i lavori sono finiti, sia davvero tuo. Che abbia una coerenza visiva, una qualità abitativa, un’identità. Che quando entri a casa non ti senta in uno showroom qualunque, ma esattamente nel posto che volevi creare.
Se stai pianificando una ristrutturazione a Milano e non sai da dove cominciare, un buon punto di partenza è capire cosa vuoi ottenere – non solo in termini funzionali, ma anche in termini di come vuoi sentirti in quegli spazi. Studi come Paradisiartificiali possono garantire la presenza sia di un architetto per la ristrutturazione di casa a Milano che la collaborazione con un interior designer.
Nella pratica, però, questo non significa necessariamente dover gestire due figure distinte. Sempre più spesso, la soluzione più efficace è affidarsi a uno studio capace di integrare entrambe le competenze, unendo visione progettuale e controllo tecnico all’interno di un unico processo. È in questa sintesi che il progetto trova il suo equilibrio.
Architetto e interior designer. Non uno o l’altro. Entrambi, al momento giusto.
Dal 20 al 26 aprile torna Alcova, uno degli appuntamenti più attesi della scena del design contemporaneo, che per l’edizione 2026 riunisce 131 espositori internazionali in due luoghi profondamente diversi ma complementari: Villa Pestarini e l’Ospedale Militare di Baggio.
Ospedale Militare di Baggio
Da un lato, la villa progettata da Franco Albini, esempio raffinato di Razionalismo milanese e aperta per la prima volta al pubblico; dall’altro, un vasto complesso istituzionale, stratificato e in continua trasformazione. Due contesti che diventano il terreno di confronto per una riflessione sul presente del design, tra memoria, sperimentazione e cultura materiale.
Alcova e Villa Pestarini: dialoghi con l’eredità modernista
Unica residenza privata progettata a Milano da Albini, Villa Pestarini accoglie interventi che si confrontano direttamente con il suo linguaggio architettonico. Qui il passato non è solo riferimento, ma materia viva da reinterpretare.
Villa Pestarini, Foto di Luigi FianoVilla Pestarini, Foto di Luigi Fiano
Tra i progetti più significativi, l’installazione di Patricia Urquiola per Haworth e Cassina mette in relazione le riedizioni dei pezzi iconici di Albini con nuove produzioni contemporanee, creando un dialogo tra epoche e sensibilità.
Allo stesso tempo, Boccamonte presenta la sua prima collezione di arredi, ispirata al lavoro di Luisa Castiglioni, allieva dello stesso Albini.
Gli ambienti della casa, dal piano terra agli spazi esterni, sono attraversati da una costellazione di designer e studi che ne reinterpretano l’identità stilistica con approcci diversi, tra ricerca materica, contaminazioni e nuove narrazioni progettuali.
Alcova e Ospedale Militare di Baggio: una città nella città
Il secondo fulcro di Alcova si sviluppa all’interno dell’ex Ospedale Militare di Baggio, un luogo che si apre al pubblico rivelando nuovi spazi e percorsi. Qui il progetto curatoriale assume la forma di una “città nella città”, dove edifici, cortili e infrastrutture vengono riattivati attraverso installazioni e interventi su diverse scale.
Nella chiesa, accessibile per la prima volta, l’installazione Devices for Connection di Leo Lague e Versa trasforma lo spazio in un ambiente immersivo che intreccia luce, suono e tecnologia, riflettendo sul bisogno contemporaneo di spiritualità e connessione.
Pani Jurek Studio foto Tomo Yarmush, Marijke De Cock e Rodriguez Debal, Marie Vilay e Nicole Marnati crediti Marie Fasai Schon, Objects of Common Interest for Dooor foto Marco Curatolo
Negli hangar industriali, il design si misura con dimensioni più ampie.
THRESHOLD di Objects of Common Interest costruisce un paesaggio fatto di soglie e percezioni, dove elementi mobili ridefiniscono continuamente lo spazio. Accanto, Seat in touch di Supaform rilegge l’idea di spazio pubblico funzionale, trasformandolo in un sistema di sedute che invita alla condivisione e alla sosta, arricchito dall’uso dei mattoni ceramici Bloc di Mutina.
Questo stesso spazio ospita anche le Alcova Talks, curate da Design Hotels, con una serie di incontri dedicati al tema dell’ospitalità come esperienza culturale ed emotiva.
Design, notte e socialità: il ritorno di VOCLA
Nel secondo hangar torna VOCLA / Design by night, un progetto che parte da un hangar industriale e unisce design, architettura e vita notturna. Realizzato in collaborazione con HENGE e progettato da Ugo Cacciatori, lo spazio si trasforma in un club temporaneo dove si respira un’atmosfera fatta di installazioni, musica e convivialità.
Si rinnova la collaborazione con Yapa, che firma il cocktail bar con una selezione di drink signature affiancati da proposte gastronomiche curate dallo chef Matteo Pancetti. A completare l’atmosfera, un progetto sonoro che intreccia diversi soundscape, con contributi di Stra, Alex Neri, Yas Reven, DJ Tree e altri.
Se nelle ore serali il format resta accessibile solo su invito, durante il giorno lo spazio si apre al pubblico. Qui trovano spazio le VOCLA Talks: una serie di conversazioni pomeridiane con ospiti internazionali, tra cui l’architetto Bjarke Ingels.
Il programma include anche un workshop dedicato all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei processi creativi, realizzato in collaborazione con Claude.
Il percorso all’interno dell’Ospedale si articola in una molteplicità di ambienti — hangar, canonica, lavanderia, spazi outdoor — ognuno attivato da progetti che spaziano tra design indipendente, ricerca accademica e sperimentazione materica.
La varietà degli interventi restituisce una visione ampia e sfaccettata del design contemporaneo, dove convivono produzioni emergenti e realtà affermate, pratiche artigianali e approcci più tecnologici.
Sito ufficiale Alcova DOVE E QUANDO : dal 20 al 26 aprile 2026 Villa Pestarini, via Mogadiscio 2, Milano – 10:00 — 19:00 (last entry 18:30) Ospedale Militare di Baggio, via Giovanni Labus 10, Milano -11:00 — 19:00 (last entry 18:00)Tutti gli articoli sul Fuorisalone.Guida ufficiale al Fuorisalone
La bella stagione è in arrivo ed è tempo di pensare agli spazi esterni. In questo articolo trovate alcuni consigli su come arredare il giardino o il terrazzo in modo funzionale e con stile.
L’arredo degli spazi esterni è diventato sempre più centrale nella progettazione della casa, trasformando giardini e terrazzi in vere e proprie estensioni dell’ambiente domestico. Scegliere i giusti elementi come tavoli, sedie e sdraio permette di vivere al meglio il giardino durante la bella stagione. Ecco alcuni consigli per orientarvi nella scelta.
Il primo passo: analizzare lo spazio esterno
Il primo passo per ottenere un risultato funzionale è analizzare lo spazio a disposizione. Dimensioni, esposizione al sole e funzione principale, che sia relax, pranzo o convivialità, incidono sulle scelte da fare.
Nei piccoli terrazzi è possibile ricavare sia uno spazio per il pranzo che un angolo relax, a condizione di ottimizzare ogni centimetro a disposizione. In questo caso ci vengono in aiuto tavoli pieghevoli, sedie impilabili e sdraio compatte, mentre mini salotti modulari permettono di creare angoli accoglienti senza appesantire l’ambiente.
Nei terrazzi di medie dimensioni e in giardino si può optare per tavoli da pranzo più strutturati, magari allungabili per aumentare i posti a disposizione. Per l’angolo relax, potete optare per sedie sdraio e lettini, e attrezzare un vero e proprio salotto da esterno con divanetto, poltroncine e un comodo tavolino basso.
Arredare il giardino per creare un’oasi di relax
Per trasformare uno spazio esterno in una vera oasi di relax, non conta tanto la dimensione quanto una progettazione accurata. Il primo passo è scegliere arredi proporzionati allo spazio. In un balcone piccolo, meglio optare per comode sedie pieghevoli, come il classico modello “da regista”. Completate l’arredo con tavolini compatti o panche contenitore, così da ottimizzare ogni centimetro.
Dall’altro lato, se lo spazio a disposizione è generoso, si possono creare zone relax appartate, con l’ausilio di elementi separatori come siepi e fioriere, oppure un gazebo.
In ogni caso, il comfort è fondamentale. Scegliete sedute ergonomiche arricchite da cuscini morbidi. Una sdraio regolabile o una poltrona sospesa possono diventare il punto focale, perfette per leggere o riposare. Anche l’ombra gioca un ruolo chiave: ombrelloni, tende o pergole aiutano a rendere lo spazio vivibile nelle ore più calde.
L’importanza dei materiali e degli accessori
Gli arredi da esterno devono essere resistenti agli agenti atmosferici, durevoli e facili da mantenere. Materiali come alluminio, legno trattato e rattan sintetico sono tra i più apprezzati per durata e stile. Anche i tessuti giocano un ruolo chiave: meglio optare per rivestimenti impermeabili e resistenti ai raggi UV.
In tutti i casi, l’aggiunta di elementi decorativi e accessori è fondamentale per portare un tocco personale e rendere più accogliente lo spazio. Tappeti da esterno, lanterne e ghirlande luminose aiutano a creare un ambiente intimo e rilassante, anche la sera. Le piante sono indispensabili per dare vita allo spazio. Vasi, fioriere o piccoli angoli verdi contribuiscono a un senso di benessere naturale.
Progettare con attenzione l’arredo di giardini e terrazzi permette di vivere appieno ogni momento all’aria aperta, con stile e funzionalità.