30 Gennaio 2026 / / La Gatta Sul Tetto

The Dylan Hotel è ubicato in un sito storico nella cintura dei canali di Amsterdam ed è uno degli indirizzi più esclusivi della metropoli olandese. Situato nella suggestiva area delle 9 Straatjes, tra boutique indipendenti, gallerie d’arte e caffè storici. 

The Dylan Hotel,

Qui, la storia secolare della città si intreccia con un design contemporaneo essenziale e senza tempo, dando vita a un’esperienza di soggiorno esclusiva e profondamente identitaria. 

Un hotel di lusso in una location ricca di storia 

La posizione di The Dylan Hotel non è solo centrale, ma anche straordinariamente significativa dal punto di vista storico. Già nel 1638, su questo stesso sito, venne inaugurato lo Schouwburg, uno dei teatri più importanti e influenti dei Paesi Bassi. Per quasi due secoli, l’edificio fu il cuore culturale e mondano di Amsterdam. 

Dopo un incendio devastante, nel XVIII secolo il teatro venne sostituito da una costruzione nello stile tipico delle case sui canali. Oggi, l’imponente portale in pietra è l’unica testimonianza visibile del glorioso passato teatrale ed è diventato l’ingresso simbolico di the dylan hotel. 

The Dylan Hotel oggi: ristrutturazione e visione progettuale 

Inaugurato per la prima volta nel 1999, ha attraversato due periodi di ristrutturazione, una nel 2016 e l’altra nel 2024. 

The Dylan Hotel

Nel 2024, le camere situate nell’edificio Serendipity sono state oggetto di un’importante ristrutturazione, parte di un più ampio progetto di rinnovamento che ha coinvolto anche la brasserie Occo e il ristorante stellato Michelin Vinkeles

La riprogettazione è stata affidata a Paul Linse dello Studio Linse, celebre per progetti iconici come la Royal Opera House di Londra. L’obiettivo era chiaro: creare un’estetica senza tempo capace di rispettare l’eredità del Secolo d’Oro olandese e, allo stesso tempo, accogliere le esigenze del viaggiatore contemporaneo. 

Un luogo sospeso tra sostanza storica e minimalismo moderno 

Questo boutique hotel offre un rifugio elegante partendo dal cortile interno, ricco di vegetazione e dal tipico fascino di Amsterdam. 

Ma è soprattutto nei suoi interni che l’hotel si esprime in tutto il suo stile fatto di contrasti armoniosi. Il legno e i soffitti alti sono gli elementi chiave degli interni. Si gioca con i tetti a spiovente e assi di legno posizionate strategicamente per creare un gioco di prospettive negli spazi interni. 

The Dylan Hotel

Materiali preziosi, palette cromatiche neutre e arredi su misura dialogano con elementi architettonici originali. Nella brasserie Occo, divani in velluto e tavoli in quarzite dalle texture delicate si riflettono nelle superfici specchiate, amplificando la luce naturale proveniente dal cortile interno ricco di vegetazione. 

Nel ristorante Vinkeles, una tenda in velluto grigio richiama il passato teatrale dell’edificio, mentre nelle camere e nelle suite l’atmosfera si fa più intima. I loft con tetti spioventi e travi in legno del XVII secolo sono tra gli spazi più suggestivi: scale ripide, angoli accentuati e arredi minimal in tonalità beige e nere creano un dialogo elegante tra antico e moderno. 

Nei bagni spicca la firma di Dornbracht 

Tutti i bagni di The Dylan Hotel condividono un’estetica luminosa e ariosa. Travi a vista con antiche iscrizioni, pareti bianche e pavimenti chiari contribuiscono a un senso di purezza e leggerezza. Le configurazioni variano a seconda della tipologia di camera: da spazi compatti a bagni open space che si integrano armoniosamente con la zona notte. 

Elemento distintivo è la rubinetteria Tara di Dornbracht, presente in tutte le camere e suite. Dai miscelatori freestanding per vasca alle soluzioni per lavabo in legno o quarzite, la finitura Platinum spazzolato rafforza l’identità lussuosa che caratterizza the dylan hotel. 

Rispettare il passato e accogliere il presente: è questo il cuore pulsante dell’esclusivo boutique hotel Dylan. 

Visita altri bellissimi hotel e ristoranti nella rubrica Public Place.

28 Gennaio 2026 / / La Gatta Sul Tetto

Si è appena conclusa a Parigi l’edizione invernale di Maisons&Objet 2026. Cerchiamo di fare il punto tra le novità più importanti della kermesse Parigina, aspettando il Salone Internazionale del Mobile di Milano.

L’anno scorso il tema era il Surrealismo, mentre per il 2026 il filo conduttore abbraccia il savoir faire della tradizione, per trovare un punto di riferimento fermo in questi anni tormentati. I curatori pongono l’accento sui problemi legati alla sostenibilità e all’iper consumismo, glissando su un punto che io ritengo determinante, ovvero la crisi economica. Ma si sa, l’argomento non piace ai più, meglio restare nei solchi del “politically correct”.

Detto questo, vediamo le 4 tendenze tematiche dell’edizione 2026 di Maison&Objet, intitolata “Past reveals the future”.

Maison&Objet 2026, le 4 aree tematiche

Il titolo mette in evidenza l’importanza del savoir faire che viene dal passato, dell’eredità della tradizione nei gesti sapienti e nella necessità di trasmetterli al futuro. L’eccellenza artigiana contro il proliferare di oggetti industriali a basso costo, in pratica. Spazio ai materiali senza tempo come il legno, il marmo, il metallo.

Il tema è declinato in 4 aree tematiche:

  • Metamorfosi: inno all’upcycling, in italiano, il recupero di oggetti destinati ad essere gettati. 
  • Mutazione: accoglie l’ibridazione di materiali e di forme.
  • Barocco rivisitato: il barocco torna in una versione rivisitata grazie al lavoro di una nuova generazione di artigiani. L’approccio contemporaneo allo stile più opulento della storia tende verso una visione essenziale e teatrale. È il trionfo dell’oggetto unico in edizione limitata.
  • Neo-folklore: lo stile Neo-Folk celebra le storie locali e le ripropone in chiave moderna. Il savoir-faire ancestrale si combina con la stampa 3D, i neo-materiali e la produzione digitale. La fantasia è consentita, anzi incoraggiata.

Il designer dell’anno: Harry Nuriev

Harry Nuriev, classe 1984, è il designer del momento. Famoso per aver creato una linea di gadgets in argento per i musei del Louvre, e non solo.

Nato in Russia, precisamente a Stavropol, in un territorio sospeso tra Caucaso, Mar Nero e Mar Caspio, Harry Nuriev studia architettura a Mosca.

Oggi vive e lavora a Parigi, dove nel 2014 ha fondato Crosby Studios, il suo studio con una sede anche a New York.

Il suo lavoro spazia dal settore della moda all’arte contemporanea al design. Realizza installazioni d’impatto, disegna scarpe e borse per i brand più prestigiosi, e si definisce un trasformista.

Nel suo manifesto spiega che nel design, questa epoca non è fatta per l’innovazione, per l’invenzione, bensì per ripensare e trasformare ciò che abbiamo già fatto nel passato.

“Entro in uno spazio, in un contesto, in una realtà, e scelgo. Scelgo con cura ciò che risuona in me, ciò che mi commuove intuitivamente, ciò che già ha una voce, e cerco di renderlo più forte. Gli conferisco un nuovo peso, chiarezza, presenza e potenza. Offro all’oggetto o allo spazio qualcosa che aveva perso, qualcosa di inaspettato, un tempo scartato, ora ritrovato. Il trasformismo è l’atto di trasformare qualcosa in qualcos’altro, non cancellandone l’origine, ma amplificandone l’essenza. Si tratta di dare una seconda vita agli oggetti che hanno perso il loro posto. Si tratta di creare significato da ciò che gli altri non vedono. Si tratta di rimettere in discussione il significato della bellezza oggi e di scoprirla in ciò che è stato ignorato, rifiutato o dimenticato.  In un mondo che non ha più bisogno di altre cose, il trasformismo offre un gesto benevolo, è uno strumento di riflessione e un atto creativo onesto. Radicale, ma giocoso.”

Harry Nuriev

Per info: sito ufficiale Maison&Objet

21 Gennaio 2026 / / La Gatta Sul Tetto

Arredo bagno 2026: il design sinuoso risponde al desiderio crescente di ambienti armoniosi e rilassanti, capaci di trasmettere una sensazione di comfort e benessere quotidiano nel proprio spazio abitativo. 

arredo bagno 2026

Il trend di quest’anno vede un abbandono della forma tradizionale dei lavabi per fare spazio a linee morbide, ellittiche, ovali e rotonde. Questi profili curvilinei stanno ridefinendo il linguaggio dell’arredo bagno, introducendo un’estetica ispirata al movimento. 

Il design sinuoso risponde al desiderio crescente di ambienti armoniosi e rilassanti, capaci di trasmettere una sensazione di comfort e benessere quotidiano nel proprio spazio abitativo. Le superfici arrotondate, oltre ad addolcire l’impatto visivo eliminando gli spigoli, migliorano la fruibilità e la praticità, inserendosi in una visione più ampia dell’abitare contemporaneo, sempre più attenta alla dimensione sensoriale e alla scelta di materiali e finiture accoglienti. 

Le proposte per l’arredo bagno 2026

Novello, azienda veneziana specializzata in arredi per il bagno, sempre in linea con i trend del momento, propone due collezioni: Elle, design di Stefano Cavazzana, e Calix XL dello Studio Plazzogna. 

La prima è una proposta coordinata per l’arredo bagno dalle linee morbide e dai profili arrotondati, che valorizza i giochi di luce dell’anta cannettata Elle. Disponibile in rovere in 7 tonalità e laccata in 40 colori. 

arredo bagno 2026

La collezione Elle comprende anche il frontale Tris in noce canaletto con raffinato incrocio di venature e l’anta Liscia, disponibile in rovere o laccata. 

Geometrie equilibrate, dal semicerchio all’angolo retto, definiscono una collezione di forte personalità, sia per il lavandino sia per il lavabo d’appoggio. 

arredo bagno 2026

Il tutto impreziosito dalla maniglia integrata in alluminio a L che garantisce continuità e funzionalità. Volumi sospesi e proporzioni armoniose rendono il programma ideale anche per spazi ridotti, in perfetto equilibrio tra estetica e funzionalità. 

Per quanto riguarda Calix, si tratta di una soluzione che pone l’attenzione sui dettagli, dando forma a un arredo dalle linee pulite e leggere. I volumi, definiti da pannelli sottili e sapientemente accostati, appaiono nitidi e armoniosi, con bordi visivamente alleggeriti che ne esaltano l’eleganza. 

arredo bagno 2026

Con le sue ante curve, Calix si adatta con naturalezza a diverse configurazioni e tipologie abitative, dimostrando grande versatilità nell’arredo bagno. 

Il prodotto è concepito ispirandosi alla forma di un calice, come si evince dalle silhouette dei lavabi da appoggio: forme morbide che si aprono verso l’esterno, come un tulipano, proposte in due altezze e capaci di dialogare con la linearità delle basi sottostanti. 

Accanto a questi, è disponibile anche un lavabo da incasso dalle sponde laterali dolcemente inclinate. La collezione si completa con accessori coordinati, vani a giorno e specchi con dettagli funzionali studiati per ospitare delle strisce di luci a led che conferiscono un ulteriore effetto suggestivo all’ambiente del bagno

Un’ampia scelta di finiture, dai laminati effetto legno e pietra alle numerose laccature, rende Calix un programma completo e adatto a molteplici stili e spazi. 

Novello, arredo bagno di design da oltre 60 anni

Da oltre sessant’anni Novello interpreta l’arredo bagno attraverso una filiera interamente Made in Italy, unendo ricerca progettuale, qualità sartoriale e attenzione al benessere quotidiano. Collezioni caratterizzate da rigore formale, cura dei dettagli e materiali innovativi si affiancano a un impegno concreto per la sostenibilità, confermando una visione contemporanea e responsabile del design. 

Per info: novello sito ufficiale

16 Gennaio 2026 / / La Gatta Sul Tetto

Lo stile industriale ha smesso da tempo di essere una caricatura fatta di mattoni a vista, insegne vintage e metallo ovunque. Nelle case contemporanee funziona quando diventa un linguaggio discreto: superfici sincere, volumi essenziali, dettagli che sembrano nati per restare. È un’estetica urbana perché ama la materia, ma non è obbligata a essere ruvida.

La versione più riuscita dell’industrial chic non cerca l’effetto “fabbrica”, cerca equilibrio. Un pavimento continuo, una parete con una texture appena percepibile, una palette neutra e calda: basta poco per creare un fondale dove il ferro può fare ciò che sa fare meglio, cioè disegnare lo spazio.

Il ferro come grafica nello spazio

Il ferro, in un interno industrial, lavora quasi come una linea di matita: traccia contorni, crea ritmo, sottolinea proporzioni. Quando è fatto a mano, quella linea non è mai completamente “piatta”: cambia leggermente di intensità, ha una presenza più umana. Non serve che sia decorato; anzi, spesso è più interessante quando resta sobrio e preciso.

In una stanza, il metallo ha un vantaggio raro: può essere presente senza diventare volume. La struttura si vede, ma non chiude. È qui che l’industrial chic diventa leggero: non perché rinuncia al carattere, ma perché lo esprime attraverso vuoti e ombre, non attraverso masse.

Il letto come architettura domestica

Nella zona notte, il letto è il perno che stabilisce la “scala” di tutto il resto. In un ambiente industrial chic, un letto in ferro non è solo un pezzo d’arredo: è una piccola architettura. Cambia il modo in cui la luce entra nella stanza, come l’occhio attraversa lo spazio, quanto “peso” visivo occupa il centro della scena.

Qui il concetto di letto ferro battuto si aggiorna. Non è più necessariamente un oggetto romantico o ornamentale: può essere netto, geometrico, contemporaneo. La testata diventa un segno verticale, la pediera può scomparire o ridursi, il telaio si assottiglia. Il risultato è un letto che parla industriale anche in una camera minimal, perché porta struttura senza portare confusione.

Materie che scaldano il metallo

Il ferro, da solo, rischia di suonare “grafite su bianco”: bello, ma severo. L’industrial chic che si vive bene aggiunge contrappesi. Il legno è il più immediato: un comodino in essenza scura o un piano in rovere termotrattato porta temperatura e rende il metallo più domestico. Anche una sedia in legno curvato o una panca semplice ai piedi del letto può fare molto, senza rubare la scena.

Poi ci sono i tessili, che nell’industrial contemporaneo non sono un accessorio ma un correttore di atmosfera. Lino, cotone spesso, lana con trama visibile: materiali che “assorbono” la durezza delle linee e la trasformano in calma. Un tappeto non troppo grande, con texture evidente ma colori quieti, crea una zona morbida sotto il segno metallico.

Luce e ombre: il vero lusso dell’industrial chic

Se c’è un elemento che decide se l’industrial chic è accogliente o teatrale, è la luce. Il metallo reagisce alla luce in modo netto: disegna ombre precise e bordi chiari. Per questo, la luce migliore è calda e stratificata, non una sola fonte centrale. Una sospensione essenziale sopra i comodini, una lampada da lettura con braccio sottile, una luce indiretta dietro una mensola: piccoli punti che costruiscono profondità.

Anche le superfici contano. Una parete opaca, un intonaco leggermente materico, una tinteggiatura “polverosa” trasformano la stanza in un fondale gentile. Il ferro, su quel fondale, risulta meno “freddo” e più grafico. È un gioco di contrasti misurati: il ferro sta in primo piano, ma l’ambiente lo accompagna.

Dettagli che fanno sembrare tutto intenzionale

L’industrial chic non ha bisogno di molti oggetti, ma ha bisogno di scelte coerenti. Una cornice in metallo sottile, un’opera fotografica in bianco e nero, una ceramica irregolare su una mensola: elementi pochi, ma con una presenza chiara. L’importante è evitare la collezione casuale di “pezzi industriali” che finiscono per trasformare la casa in un tema.

Il ferro fatto a mano, in questo, è un alleato perché aggiunge un livello di “verità” senza chiedere attenzione. Non serve raccontarlo: si vede nelle giunzioni, nelle curvature, nel modo in cui una linea gira un angolo. E quando il metallo è ben risolto, l’ambiente sembra più ordinato anche se è ricco di texture.

Solidità: quando la stabilità diventa estetica

Spesso si pensa alla solidità come a qualcosa che riguarda solo l’uso. In realtà, nell’industrial chic la solidità è anche un linguaggio visivo. Un letto in ferro appare credibile quando sembra stabile senza essere massiccio: gambe proporzionate, telaio coerente, testata che non “balla” visivamente. È una solidità che non si esprime con spessori enormi, ma con equilibrio.

In un appartamento contemporaneo, questo tipo di stabilità comunica quiete. Non è un dettaglio tecnico da sbandierare: è una sensazione. E l’industrial chic, quando funziona, è proprio questo—una casa che sembra pensata, dove i materiali non recitano e le forme non si giustificano troppo.

Un riferimento visivo per chi cerca l’industrial in ferro

Per visualizzare il risultato senza andare nel generico, è utile vedere una soluzione esplicitamente industriale, dove il ferro rimane protagonista ma le linee restano pulite. Un esempio è questa selezione di letti stile industriale: aiuta a capire come il letto possa diventare il “segno” centrale della stanza, dialogando con legno, cemento, tessuti e luce senza trasformarsi in un oggetto invadente.

Da lì in poi, la lettura è semplice: immaginare la struttura come una cornice grafica e costruire attorno un paesaggio fatto di materiali caldi, toni neutri e pochi elementi scelti. L’industrial chic non è un elenco di oggetti: è un’atmosfera che nasce quando ogni cosa sembra al posto giusto.

Una chiusura più concreta: quando il ferro entra davvero in casa

Alla fine, arredare in industrial chic con il ferro fatto a mano significa trovare un equilibrio tra carattere e misura. Vuol dire accettare la forza del materiale senza renderla simbolica, scegliere un elemento centrale e lasciargli spazio, costruendo attorno un ambiente che traduce l’idea di industria in una dimensione quotidiana fatta di luce calda, superfici opache e pochi dettagli ben calibrati.

È dentro questa visione che si colloca Volcano Handmade Iron Bedrooms, realtà nata in Grecia e attiva dal 1976. Le sue strutture, completamente smagnetizzate e coperte da una garanzia a vita, raccontano un rapporto con il ferro basato sulla durata più che sull’effetto. Nel 2026 questo percorso arriva a segnare mezzo secolo di vita: una continuità che rende il linguaggio industriale qualcosa di abitabile, pensato per accompagnare il tempo senza perdere coerenza.

14 Gennaio 2026 / / La Gatta Sul Tetto

Artek festeggia i suoi 90 anni riproponendo una selezione delle icone firmate da Alvar Aalto, uno dei grandi maestri del design. Una prova che il grande design non passa mai di moda.

icone firmate da Alvar Aalto
Crediti: foto Joachim Wichmann, © Copyright Artek, per gentile concessione di VITRA INTERNATIONAL AG

Artek, l’azienda finlandese fondata nel 1935 da Alvar e Aino Aalto, Maire Gullichsen e Nils-Gustav Hahl, ha appena compiuto 90 anni.

Per l’occasione, il brand ha selezionato alcune icone del suo archivio storico per rilanciarle sul mercato. Usciti dalla produzione da molti anni, arredi e complementi ritrovano vita in una edizione limitata di grande prestigio.

La visione innovativa dell’azienda, nata con lo scopo di promuovere uno stile di vita moderno di impronta minimalista, ha dato vita ad oggetti che restano sempre attuali.

Le icone firmate da Alvar Aalto nelle case contemporanee

Basta dare un’occhiata a Screen 100, un oggetto nato come paravento nel 1936, che oggi trova posto come elemento per dividere con stile gli spazi. Artek lo ripronone in una versione versatile, grazie alle 4 altezze disponibili, da 100cm fino a 180. Perfetto per delimitare l’ingresso in assenza di disimpegno, o per separare aree specifiche negli open space.

La madia Cabinet 250, nata come “mobile da cocktail”, grazie alle linee essenziali ed all’estrema semplicità delle finiture, si può inserire in qualsiasi ambiente. Perfetta per arredare la zona pranzo, diventa un contenitore per stoviglie pratico e discreto.

Nato come evoluzione del celebre L-leg, lo sgabello Stool X602 sfoggia la mitica “gamba a ventaglio”, un vezzo decorativo che nasce da un problema tecnico. La giuntura tra gamba e seduta non poteva essere più poetica.

Lo sgabello è declinato in due modelli, uno con finitura color miele e uno con seduta miele e gambe in legno naturale.

Leggi altri articoli sulle icone del design

10 Gennaio 2026 / / La Gatta Sul Tetto

Vi portiamo a visitare Casa Porta Romana, un appartamento degli anni Trenta a Firenze, ristrutturato di recente. Il progetto, firmato dallo Studio di Architettura Benaim lo ha trasformato in una dimora moderna, luminosa e perfettamente calibrata sullo stile di vita dei proprietari. 

Casa Porta Romana
Foto Sofia Lalli

Nel cuore dell’Oltrarno fiorentino, c’è una casa che racchiude mezzo secolo di storia personale, culturale e professionale. È la nuova dimora di una giornalista americana, che negli anni ’70 lasciò gli Stati Uniti per immergersi totalmente nel mondo dell’enogastronomia italiana. Da allora, grazie alle collaborazioni con chef, agricoltori e produttori vinicoli, è diventata un punto di riferimento nel settore. Il suo piacere più grande? Riunire attorno alla tavola amici, colleghi e professionisti del gusto

Il recente progetto di ristrutturazione, firmato dallo Studio di Architettura Benaim, ha trasformato un appartamento degli anni Trenta in una dimora moderna, luminosa e perfettamente calibrata sullo stile di vita dei proprietari. 

Casa Porta Romana è un progetto costruito sulle abitudini e sulla memoria 

Il progetto nasce dall’obiettivo di rispettare i rituali quotidiani della coppia e trasferire nella nuova abitazione alcune soluzioni già sperimentate in passato. Il progetto ha completamente rivoluzionato la distribuzione degli spazi, per rispondere alle loro abitudini. Gli ambienti privati si trovano nella zona affacciata sulla strada, mentre la parte che guarda il giardino interno accoglie oggi la zona giorno. 

Ambienti aperti e connessi: una casa pensata per la convivialità 

Una delle scelte progettuali più importanti riguarda l’introduzione di ampie aperture interne che instaurano un dialogo diretto tra soggiorno, sala da pranzo e cucina. 

Le demolizioni mirate hanno eliminato le vecchie compartimentazioni, dando vita a un grande ambiente continuo, attraversato dalla luce naturale e ideale per accogliere ospiti o vivere momenti di quotidianità. 

Casa Porta Romana
Foto Sofia Lalli

Tra cucina e zona pranzo una mensola passante in granito funge da ponte visivo e funzionale, un dettaglio che arricchisce la fruibilità dello spazio e ne amplifica l’armonia. 

Il giardino privato, una rarità nel contesto di Firenze, è stato attrezzato per ospitare un piccolo orto di erbe aromatiche, avvalorando il legame profondo tra la proprietaria e la cultura gastronomica. 

Un dialogo tra passato e presente 

Il progetto mantiene un grande rispetto per l’identità originaria della casa: 

  • infissi e porte restaurati dalla Falegnameria Ferruzzi; 
  • pavimenti storici in graniglia decorata conservati e valorizzati; 
  • arredi su misura realizzati da Wood Arredamenti per cucina, bagni, librerie e cabina armadio. 

La scelta di sollevare molti mobili da terra esalta i pavimenti originali e crea un effetto visivo leggero, elegante e contemporaneo, regalando all’ambiente una piacevole armonia. 

Foto Sofia Lalli

La cucina: meno di 10 mq progettati con cura millimetrica 

Il cuore della casa è la cucina, un microcosmo operativo di meno di 10 mq progettato in modo sartoriale. Qui ogni mensola, cassetto e pensile è stato pensato per rispondere alle reali esigenze dei proprietari. 

Il blocco cottura scelto è un ILVE Professional Plus da 90 cm, con due forni e sei fuochi, ideale per chi ama cucinare per più persone. 

Foto Sofia Lalli

Le soluzioni su misura prevedono anche dettagli intelligenti, come lo zoccolino-cassetto destinato ai vassoi, una soluzione invisibile ma estremamente funzionale. 

Un appartamento storico che ritrova la sua voce 

Il lavoro dello Studio Benaim restituisce un appartamento anni Trenta capace di parlare al presente. Ogni ambiente è pensato per vivere la quotidianità con fluidità, ogni dettaglio racconta una scelta consapevole e ogni materiale contribuisce a un equilibrio raffinato. 

Casa Porta Romana
Foto Sofia Lalli

Per info: Studio Benaim sito ufficiale

DATI TECNICI:Superficie: 250 mq Committenza: Privato Progettista d’Interni: André Benaim, Camilla Santoni Architetto: André Benaim, Camilla SantoniFotografia: Sofia LalliAnno: 2025Artigiani: Falegnameria Fratelli Ferruzzi (infissi), Falegnameria Wood Arredamenti (arredo interno cucina, mobile tv/libreria, dispensa, mobili bagni, cabina armadio, palestra, studio, ingresso)Fornitori bagni (WC, bidet, miscelatori): Ideal Standard (sanitari) Bugnatese (rubinetteria)Resina bagno di servizio: Moreno PapariniRivestimento bagno master: marmo di Carrara fornito da Baldazzi e PascoPiano cucina: Granito fornito da Baldazzi e PascoElettrodomestici cucina: ILVE, Haier, Siemens, Giesse, Grohe Blu HomeCappa cucina: ILVE

Visita altre bellissime case nella rubrica House tour!

1 Gennaio 2026 / / La Gatta Sul Tetto

Quando si affrontano piccoli lavori in casa, spesso si cerca una soluzione pratica che non richieda trapani, chiodi o colle difficili da rimuovere. In questo contesto il nastro biadesivo rappresenta una delle alternative più semplici ed efficaci. È utile per fissare oggetti, appendere decorazioni, bloccare tappeti o realizzare progetti creativi, il tutto in modo pulito e veloce.

nastro biadesivo

Tuttavia, scegliere il nastro biadesivo giusto non è sempre immediato. Esistono diverse tipologie, ognuna con caratteristiche specifiche pensate per esigenze differenti. In questa guida analizzeremo i principali fattori da considerare per fare una scelta consapevole e ottenere risultati duraturi nei lavori domestici.

Il tipo di superficie da fissare

Uno degli aspetti più importanti da valutare è la superficie su cui verrà applicato il nastro. Pareti lisce, vetro, metallo, plastica o legno richiedono adesivi differenti. Le superfici lisce e pulite garantiscono generalmente una migliore adesione, mentre quelle porose o irregolari possono necessitare di nastri più spessi o con una maggiore capacità di adattamento.

Ad esempio, per una parete leggermente ruvida o per il legno grezzo è consigliabile un nastro biadesivo in schiuma, capace di compensare le imperfezioni e garantire una presa più uniforme.

Il peso dell’oggetto da fissare

Non tutti i nastri biadesivi sono progettati per sostenere carichi elevati. Prima di applicarlo, è fondamentale valutare il peso dell’oggetto che si intende fissare. Decorazioni leggere, poster o piccoli accessori possono essere montati con nastri standard, mentre specchi, mensole leggere o quadri richiedono soluzioni più robuste.

Scegliere un nastro sottodimensionato può portare a distacchi improvvisi, con il rischio di danneggiare l’oggetto o la superficie sottostante.

L’ambiente di utilizzo

L’ambiente domestico influisce molto sulla resa del nastro biadesivo. Cucine e bagni, ad esempio, sono zone soggette a umidità e variazioni di temperatura. In questi casi è importante optare per nastri resistenti all’acqua e al calore, in grado di mantenere la loro adesione nel tempo.

In ambienti asciutti come soggiorni o camere da letto, invece, è possibile utilizzare nastri più leggeri, privilegiando la facilità di rimozione e l’aspetto estetico.

Facilità di rimozione e residui

Un altro fattore spesso sottovalutato è la rimozione del nastro. In casa capita frequentemente di cambiare disposizione degli arredi o delle decorazioni. Alcuni nastri biadesivi sono progettati per essere rimossi senza lasciare tracce, mentre altri garantiscono una tenuta più permanente.

Se l’obiettivo è un fissaggio temporaneo, meglio scegliere un prodotto che non lasci residui di colla e che non rovini la superficie, soprattutto su pareti verniciate o mobili delicati.

Affidarsi a prodotti di qualità

La qualità del nastro biadesivo è determinante per ottenere un risultato sicuro e duraturo. Un prodotto affidabile mantiene la sua adesione nel tempo, resiste agli agenti esterni e garantisce una tenuta uniforme.

Per approfondire la scelta del nastro biadesivo e valutare le diverse soluzioni disponibili per l’uso domestico, è utile consultare una gamma completa pensata per rispondere a esigenze differenti.

Conclusione

Il nastro biadesivo è uno strumento semplice ma estremamente versatile, capace di semplificare molti lavori in casa. Scegliere quello giusto significa considerare attentamente superficie, peso, ambiente e durata del fissaggio.

Con un po’ di attenzione e informazione, è possibile ottenere risultati pratici e duraturi, evitando errori comuni e migliorando la qualità dei propri interventi domestici. Un piccolo dettaglio, come il nastro biadesivo adatto, può davvero fare una grande differenza.

24 Dicembre 2025 / / La Gatta Sul Tetto

Vi proponiamo una serie di prodotti selezionati per integrare il colore dell’anno 2026, il Pantone Cloud Dancer.

Pantone cloud Dancer
Cornice WL7 by Noël & Marquet 

Ne abbiamo già parlato in questo articolo: il colore dell’anno 2026, il Pantone Cloud Dancer, è inequivocabilmente bianco.

Che l’istituto specializzato nella catalogazione di migliaia di colori per svariati settori, dalla moda alla grafica, dal packaging al design, abbia scelto un non-colore sta facendo discutere.

Tuttavia, il bianco scelto da Pantone non è un bianco ottico, bensì una lievissima sfumatura di bianco caldo. Abbastanza per definire Cloud Dancer un colore. 

Non ritorneremo sull’argomento delle motivazioni della scelta, che abbiamo già affrontato (vedi link sopra). In questo articolo vi mostriamo una selezione di prodotti che aiuteranno a integrare nell’arredo il nostro Cloud Dancer. Naturalmente per chi ha voglia di leggerezza e di tornare al rassicurante bianco.

Pantone Cloud Dancer Mood Board

Per ispirarvi con il Pantone Cloud Dancer, vi proponiamo un paio di Mood Board con alcuni prodotti per l’arredo e il design di interni. 

In senso orario: divano Itaca by Talenti Outdoor Living :: Collezione marmo Dover White “Selected”,by Antolini :: Tavolino B97 by JS.Thonet :: Sedia CH24 Wishbone Chair by Carl Hansen & Søn

In senso orario: tappeto In-Canto Forte by G.T.DESIGN :: Sistema Frame Bookcase System by Fantin :: Collezione grès porcellanato Etherea, White Mosaico, by Ceramiche Refin :: Cucina Tikal by Anidride.

Info: Pantone colore dell’anno 2026

Scopri tutti i nostri articoli sui colori

22 Dicembre 2025 / / La Gatta Sul Tetto

Dopo anni caratterizzati darincari record, il tema delle bollette è ritornato centrale nei bilanci delle famiglie italiane. Tra bonus straordinari, agevolazioni strutturali e nuove regole in arrivo dal 2026, il quadro sta cambiando rapidamente, con l’obiettivo dichiarato di rendere gli aiuti più mirati verso chi è davvero in difficoltà economica ed energetica.

Accanto al cosiddetto “bonus bollette” confermato per il 2025, si stanno definendo le modalità con cui dal 2026 saranno rivisti gli importi degli sconti su luce, gas e acqua, le soglie ISEE e, più in generale, l’accesso ai bonus sociali. Le famiglie sono chiamate a un doppio sforzo: da un lato aggiornare l’ISEE e conoscere le scadenze, dall’altro affiancare alle agevolazioni, scelte di efficienza e consumo più consapevoli.

In un quadro simile, è importante essere sempre aggiornati circa le regole del mercato, le opportunità da cogliere e le novità in arrivo, anche legislative. Ci riferiamo soprattutto ai portali tematici dedicati al confronto delle offerte per le forniture domestiche come bollettecasa.it, utili per orientarsi tra norme, scadenze e strategie di risparmio.

Bonus bollette oggi: cosa cambia tra 2025 e 2026

Ad oggi resta attivo il contributo straordinario di 200 euro sulle utenze energetiche, destinato alle famiglie con ISEE fino a 25.000 euro. Lo sconto viene riconosciuto in automatico in bolletta, a condizione di aver presentato una DSU aggiornata per ottenere l’ISEE 2025: non bisogna presentare una domanda specifica, perché è sufficiente l’indicatore economico in corso di validità.

Dal 2026, invece, il sistema degli aiuti sulle bollette tornerà a poggiare principalmente sui bonus sociali strutturali per luce, gas e acqua, confermati ma con un’impostazione più selettiva. La soglia ISEE di accesso resterebbe ancorata al valore di 9.530 euro per i nuclei ordinari, con estensione fino a 20.000 euro per le famiglie numerose con almeno quattro figli a carico.

Potrebbe però accadere che nel 2026 tali soglie vengano leggermente abbassate (ad esempio con un tetto ordinario tra 8.500 e 9.000 euro e uno per famiglie numerose tra 15.000 e 17.000 euro), con l’introduzione di ulteriori indicatori di vulnerabilità energetica oltre al solo reddito. L’obiettivo sarebbe concentrare le risorse sulle situazioni più fragili, riducendo la platea complessiva dei beneficiari rispetto al 2025.

Sconti su luce, gas e acqua

Per quanto riguarda la componente elettrica, dal 2026 il bonus sociale luce continuerà a modulare gli importi in base al numero dei componenti del nucleo familiare. Le stime parlano di circa 180 euro annui per le famiglie fino a due persone, circa 230–240 euro per i nuclei da tre a quattro componenti e oltre 320 euro all’anno per i nuclei più numerosi, con aggiornamenti periodici legati all’andamento del costo dell’energia e ai consumi standard definiti da ARERA.

Resta confermato il bonus elettrico per disagio fisico, pensato per chi utilizza apparecchiature elettromedicali salvavita. In questo caso non è previsto un limite ISEE, perché il criterio principale è la certificazione sanitaria della necessità di utilizzo continuo di energia. Gli importi possono variare sensibilmente in funzione della potenza impegnata e delle ore di funzionamento, arrivando a diverse centinaia di euro annui di sconto sulla bolletta elettrica.

Il bonus gas, infine, continuerà a tenere conto della zona climatica di residenza e della destinazione d’uso (riscaldamento, acqua calda sanitaria, cucina). Questo significa che chi vive nelle aree più fredde potrà ricevere importi più elevati rispetto alle aree temperate o miti, proprio perché la spesa per il riscaldamento incide maggiormente sul bilancio familiare. 

Strategie di risparmio 

I bonus bollette non sono l’unico strumento a disposizione delle famiglie per alleggerire il peso delle utenze. Una parte importante delle strategie di risparmio passa dai bonus edilizi e dagli incentivi per l’efficienza energetica, che proseguono per l’anno a venire: ristrutturazioni edilizie, Ecobonus e Sismabonus consentono di intervenire sull’involucro dell’abitazione e sugli impianti con detrazioni fiscali che, pur in progressivo ridimensionamento, continuano a incentivare la riqualificazione energetica degli edifici.

19 Dicembre 2025 / / La Gatta Sul Tetto

Si chiama Cloud Dancer, è un bianco caldo e avvolgente ispirato a nuvole leggere in un cielo pallido. Il colore 2026 scelto da Pantone annuncia il ritorno del bianco.

Cloud Dancer

Relegato al ruolo di comprimario nelle palette degli ultimi 15 anni almeno, il bianco ritorna sulle scene. Pantone ha deciso che il colore dell’anno 2026 è quello delle nuvole. Esatto, proprio le nuvolette leggere che si rincorrono in un cielo pallido. 

Come sempre Pantone ci stupisce con effetti speciali, andando contro tendenza. Infatti, come avevamo scritto in questo articolo, per il 2026 si profilava un trionfo dei colori scuri, dal marrone al blu.

E invece, eccoci qui a cercare ispirazioni su come integrare Cloud Dancer nei nostri interni. 

Colore dell’anno 2026, voglia di leggerezza

Cloud Dancer, codice 11- 4201, è descritto da Pantone come

“un bianco vaporoso che trasmette una sensazione di serenità. Con la sua tonalità eterea, PANTONE 11-4201 Cloud Dancer è un simbolo di calma in una società frenetica che sta riscoprendo il valore della riflessione misurata e della quiete.”

Questo bianco etereo, nelle intenzioni del team di esperti dell’istituto Pantone, dovrebbe calmare la mente, favorire il rilassamento e aprire la porta della creatività. Tutto questo per buttarsi alle spalle il vecchio e aprire la strada al nuovo. Autenticità, relazioni umane appaganti, esperienza di vita reale, sono le istanze che hanno portato alla scelta di un colore non colore.

In effetti, il bianco è come una pagina bianca che possiamo riempire con i colori che preferiamo. Vediamo allora le palette degli accostamenti suggeriti da Pantone.

Con quali colori danza Cloud Dancer

Il colore dell’anno Pantone non arriva mai solo, ma è accompagnato da una serie di colori con i quali può andare d’accordo. In questo caso, visto il nome, si tratta di una danza.

Pastelli polverosi

Pantone propone 7 colori pastello per una danza fatta di sottili sfumature, dei tocchi leggeri per dare ritmo alla tavolozza.

Cloud Dancer

Luci e ombre

La seconda palette cerca il contrasto di chiari e scuri con un ventaglio di tonalità tenui e sfumate. Niente danze indiavolate, restiamo al giro di valzer. 

Cloud Dancer

Prendersi una pausa

Niente paura, i colori non sono scomparsi del tutto. In questa palette Pantone accosta Cloud Dancer con tonalità calde che rimandano a frutti e bevande dolci e intense. Crema di cocco, Papaya, Mango Mojito, la danza si anima e diventa una Salsa.

Atmosfera

Con questa tavolozza  decisamente fredda, il nuovo bianco si eleva nell’atmosfera e danza come una ballerina classica, avvolto in un tutù di veli grigi, blu, verdi acqua. 

Le altre palette proposte variano da un mix di colori forti e brillanti (Tonalità tropicali) a una scelta di colori naturali desaturati (zona di confort), fino a Glamour e splendore, che propone tonalità sofisticate. Queste ultime proposte sono pensate piuttosto per la moda e il make-up. 

Info: Pantone colore dell’anno 2026

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