23 Settembre 2026 / / La Gatta Sul Tetto

L’A’ Design Award & Competition, prestigioso concorso internazionale dedicato alla valorizzazione del buon design e organizzato in Italia dal 2008, ha aperto le candidature per l’edizione 2026-2027. Il termine previsto per le iscrizioni è il 30 settembre 2026.

Se volete avere informazioni dettagliate, vi consiglio di leggere gli articoli che ho dedicato al tema come media partner:

consulta questa pagina.

Successivamente a questa data sarà ancora possibile iscriversi, dietro il versamento di una tariffa, fino al 28 febbraio 2027.

Il concorso è rivolto a designer, architetti, aziende, marchi e creativi provenienti da 180 Paesi, che possono presentare prodotti, progetti e servizi all’interno di 196 categorie. Le aree di partecipazione comprendono, tra le altre, il design industriale e di prodotto, l’architettura, l’interior design, l’urbanistica, l’architettura del paesaggio, la fotografia, la grafica e la comunicazione visiva, i prodotti digitali, la moda, il design sociale e il design sostenibile.

Questo il link per iscriversi: https://competition.adesignaward.com/enter

Come funziona la candidatura al A’ Design Award

La registrazione e il primo caricamento del progetto sono gratuiti. Il candidato deve innanzitutto presentare il proprio progetto per ricevere una valutazione preliminare riservata. Solo successivamente, qualora lo ritenga opportuno, potrà procedere con la candidatura ufficiale dell’opera alla valutazione della giuria, pagando la relativa quota di partecipazione.

Il semplice caricamento del progetto o la richiesta del punteggio preliminare non comportano alcun obbligo contrattuale di procedere con l’iscrizione ufficiale al concorso.

Le quote di partecipazione possono variare in funzione del periodo di iscrizione, della tipologia di candidato e delle modalità con cui viene presentata la candidatura.

Valutazione

Le opere candidate all’A’ Design Award vengono esaminate da una giuria internazionale formata da accademici, designer professionisti, giornalisti ed esperti nei diversi ambiti del design. La valutazione avviene attraverso un processo di “revisione tra pari anonimo”, nel quale i giurati analizzano i progetti seguendo criteri prestabiliti.

Tra gli aspetti considerati rientrano la creatività, la funzionalità, la qualità estetica, la sostenibilità, l’efficacia della presentazione e il livello di innovazione. L’elenco completo delle categorie e i criteri di valutazione dettagliati sono disponibili all’indirizzo https://competition.adesignaward.com/categories/

Risultati

Gli esiti dell’edizione 2026-2027 del A’ Design Award saranno annunciati il 1° maggio 2027. I progetti selezionati e premiati avranno l’opportunità di essere presentati durante la mostra dei vincitori e la relativa cerimonia di premiazione, che si svolgeranno in Italia.

I vincitori riceveranno inoltre l’A’ Design Prize, un insieme di servizi e strumenti dedicati alla promozione dei progetti, tra cui attività di PR, marketing e comunicazione. Ulteriori dettagli sul premio sono disponibili all’indirizzo https://competition.adesignaward.com/prize e il catalogo può essere scaricato all’indirizzo https://competition.adesignaward.com/catalog

Ulteriori informazioni

Tutte le informazioni necessarie per partecipare all’A’ Design Award, comprese le modalità di candidatura, le descrizioni delle categorie, le quote di partecipazione e il sistema per l’invio dei progetti, sono disponibili all’indirizzo https://competition.adesignaward.com 

18 Settembre 2026 / / La Gatta Sul Tetto

Keracoll colors entra a casa dello psicologo di origini bresciane Fabio. Situata in un palazzo degli anni ‘30, l’abitazione conserva il fascino degli elementi originali. A unire passato e presente è la tavolozza, basata su colori in armonia.

colori in armonia
PH Daniel Farò

Keracoll colors, colori in armonia a casa di Fabio

Situata in un palazzo degli anni ‘30, l’abitazione conserva il fascino degli elementi originali. Dal parquet a spina italiana agli stucchi decorativi che dialogano con arredi contemporanei e icone del design. A unire passato e presente è il colore, vero protagonista del progetto. Fabio, basandosi sui principi della cromoterapia, ha creato una tavolozza di colori in armonia.

colori in armonia
PH Daniel Farò

L’ingresso e lo studio, sono avvolti da un verde intenso che riveste pareti, soffitto e infissi, a creare un “effetto scatola”. Qui i colori raccontano il lato più introspettivo del padrone di casa, evocando la complessità e la profondità della mente umana. 

PH Daniel Farò

Nel soggiorno, il contrasto tra bianco e tonalità verde-blu crea un’atmosfera accogliente e rilassata, pensata per favorire la convivialità e l’incontro. 

La cucina si distingue per le sfumature di un blu chiaro e polveroso, che dialogano con il legno, dando vita a un ambiente luminoso e conviviale.

In camera da letto, infine, le tonalità terracotta introducono una sensazione di calore e protezione, trasformando lo spazio del riposo in un rifugio intimo e rigenerante. 

colori in armonia
PH Daniel Farò

Conosciamo meglio Fabio

Per Fabio, psicologo di origini bresciane, le tonalità non sono semplici scelte estetiche, ma strumenti capaci di influenzare emozioni, percezioni e stati d’animo. Fabio appare come qualcuno che osserva il mondo con sensibilità e attenzione, che ricerca l’armonia senza rinunciare alla profondità e che considera il benessere un equilibrio tra relazione e introspezione. 

Ogni ambiente riflette un aspetto del suo carattere e della sua professione, dimostrando come il colore possa diventare un linguaggio capace di raccontare identità, valori e visioni del mondo. 

I colori scelti da Fabio per il progetto: KK 1300 – Neutral Chart, KK 2278 – Blue Chart, KK 2336 – Green Chart, KK 2811 – Blue Chart, KK 1330 – Neutral Chart, KK 6337 – Terracotta Chart 

ph. Daniel Farò

Per info: sito ufficiale Kerakoll

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11 Settembre 2026 / / La Gatta Sul Tetto

I toni caldi della calce definiscono le pareti di Villa a Recco. Un progetto in cui la materia naturale dialoga con la luce e il paesaggio.

toni caldi della calce
Ph Studio Campo

Nel borgo ligure di Recco, quattro distinte unità abitative sono state riunite per realizzare un’unica residenza unifamiliare di 730 metri quadrati. Il progetto è stato sviluppato da Gosplan e Giordano Hadamik Architects, in collaborazione con caarpa per il paesaggio e con studio.skeyper l’arredamento, le opere d’arte e lo styling. 

La trasformazione di Villa a Recco in una residenza unifamiliare

L’intervento ha coinvolto gli edifici, gli interni, e il parco circostante di oltre 4.500 metri quadrati. La configurazione degli ambienti nasce dalla relazione con il parco, aprendo la casa verso il mare e il giardino terrazzato.

Il cuore dell’abitazione è il salone, strutturato come una grande loggia coperta con un’altezza di 5 metri; le ampie vetrate amplificano la percezione dello spazio e collegano la stanza con i diversi livelli del giardino. Uno degli elementi architettonici più caratteristici dell’interno è la scala elicoidale.

Ph Studio Campo

Le pareti in calce costituiscono uno sfondo neutro e uniforme progettato per valorizzare gli arredi d’interno, orientati su toni caldi e naturali.

Spazi luminosi e sfondo naturale: la scelta dei toni caldi della calce

Gli interni sono definiti da una spiccata uniformità nei toni e nei materiali. 

La palette cromatica e i materiali della villa sono definiti da una forte continuità materica e dall’impiego della calce naturale come elemento centrale del progetto.

toni caldi della calce
Ph Studio Campo

Tutte le pareti interne sono rivestite con la finitura naturale Zer04 (nel colore Goccia 5308) dell’azienda La Calce del Brenta. Questo rivestimento opaco, vellutato e morbido alla vista offre una superficie delicata al tatto, capace di donare profondità e luminosità all’ambiente in sintonia con le sfumature del paesaggio mediterraneo. 

La finitura costituisce lo sfondo per soluzioni d’arredo dai toni caldi e naturali, in linea con le tendenze attuali.

Progetto: Gosplan e Giordano Hadamik Architects

Arredo, opere d’arte e styling: studio.skey

Paesaggio: caarpa

Rivestimenti: La calce del Brenta

9 Settembre 2026 / / La Gatta Sul Tetto

Nuove stampe nei colori di tendenza? Esistono delle tinte che non sono solo nuove e di tendenza, sono dei dialoghi, dei segreti pieni di emozioni. Le scopriamo in questo articolo.

Stampe nei colori di tendenza

Colori che evocano la memoria

Il primo è Soft Terrain, un colore che rappresenta le nostre relazioni più profonde: quelle con la natura, con le persone e con la nostra casa. Parliamo di colori della terra, nuances naturali e forme che celebrano la bellezza e la semplicità. 

Stampe nei colori di tendenza

Con Curious Optimism, ci spostiamo in un quadro di Paul Gauguin, ma non solo. Le stampe ci ricordano anche i manifesti pubblicitari degli anni ‘30 di molte aziende italiane del food&beverage: composizioni giocose, colori accesi e un’allegria contagiosa. 

Stampe nei colori di tendenza

E infine, Decadent Night: rosa e burgundy, tonalità estremamente femminili che avrebbero sicuramente acceso la curiosità di una Miranda Pringsley de Il diavolo veste Prada. 

Decadent Night rappresenta l’unione perfetta tra gusto vintage, dettagli cromatici e tendenze ribelli: dedicata a chi è sempre all’avanguardia nella moda. That’s it! 

Nuove stampe nei colori di tendenza by Desenio

L’art director di questi 3 colori? Desenio! L’azienda ha lanciato da poche settimane la sua capsule collection con l’intento di dare un’identità distinta ad ogni colore, ciascuno dei quali è spiegato dalla Chief Creative Officer di Desenio, Annica Wallin. 

 Con 78 nuove opere distribuite nelle tre collezioni, ogni proposta combina stampe esclusive realizzate dagli artisti dell’Atelier Desenio di Stoccolma con le opere di artisti selezionati appositamente per valorizzare e interpretare l’estetica di ciascuna collezione. 

Per Soft Terrain, siamo entusiasti di presentare le raffinate stampe dell’artista svedese Anna Mörner, mentre per Decadent Nights le opere dell’artista slovena Tea Rudolf donano un tocco ancora più sofisticato e originale allo stile festoso della collezione. 

Per info: sito ufficiale Desenio

Scopri tutti gli articoli dedicati alla decorazione della casa e qui in particolare delle pareti

4 Settembre 2026 / / La Gatta Sul Tetto

Il passaggio dall’antichità classica al Medioevo rappresenta uno dei più vistosi “saliscendi epocali” nella storia dell’igiene e della cultura del bagno. Pregiudizi, superstizioni e carenza di manutenzione delle reti idriche pregiudicarono la cultura dell’igiene nel Medioevo.

igiene nel Medioevo
Giusto de Menabuoi, affreschi nel battistero del Duomo di Padova, particolare dalla Nascita di S. Giovanni Battista, 1376

Come abbiamo visto nell’articolo sul bagno nell’antichità classica, il bagno era indissolubilmente legato alla salute, alla socialità e allo stato sociale. I Greci si affidavano alla dea Igea per preservare la salute attraverso la cura del corpo. Per i romani recarsi regolarmente alle terme era un dovere sociale, e tutti potevano usufruire dei bagni pubblici.

La Caduta dell’Impero e la fine della civiltà del bagno

Con il crollo dell’Impero Romano d’Occidente, nel V sec. d.C. si assistette alla fine della “civiltà del bagno”. Le prime strutture ad andare in rovina furono proprio i sistemi idraulici, gli acquedotti e le fognature. Senza manutenzione e senza le conoscenze tecniche e ingegneristiche necessarie, le grandi terme smisero di funzionare e le condotte fognarie vennero progressivamente abbandonate, portando a un drastico peggioramento delle condizioni igienico-sanitarie.

Ma la mutata percezione del corpo, introdotta dal Cristianesimo, aveva già incominciato a incrinare il culto dell’igiene ancor prima della fine dell’Impero. Si era insinuato il pregiudizio verso il bagno, non tanto per un’ostilità verso la pulizia in sé, quanto per il timore del peccato e della promiscuità che caratterizzavano i bagni romani. 

Tuttavia, nell’alto Medioevo, la memoria degli usi e costumi antichi sopravviveva, come testimoniano le “raccomandazioni” di alcuni rappresentanti della Chiesa. San Benedetto (Norcia, 2 marzo 480 – Montecassino, 21 marzo 547) raccomandò ai suoi seguaci di fare il bagno “assai di rado”, specialmente ai giovani e a chi era in buona salute.

Papa Gregorio Magno (Roma, 540 circa – Roma, 12 marzo 604), concesse il bagno la domenica, ma senza indugiare nella durata. Nel 745, San Bonifacio proibì i bagni promiscui e poi quelli pubblici, definendoli “seminaria venenata” (focolai del vizio).

Un terzo fattore che contribuì a distruggere la cultura del bagno proveniva dalla paura dei contagi. Del resto, con la scarsa igiene generale i virus e i batteri che portavano ad esempio la peste e il colera, proliferavano senza ostacoli.  

Dopo l’anno Mille iniziò a diffondersi una teoria medica basata sulla credenza che l’acqua (specialmente quella calda) fosse nociva per la salute. Si pensava che il calore dilatasse i pori della pelle, permettendo all’aria infetta (“miasmi”) e alle malattie di penetrare nel corpo, rompendone l’equilibrio umorale.

Per questo motivo, si raccomandava di limitare la detersione con acqua solo a mani e viso, mentre per il resto del corpo si praticava la “toilette asciutta”,  ovvero si sfregava la pelle con un panno asciutto.

I monasteri e la trasmissione dell’eredità antica

Pare che le cose andassero diversamente nei monasteri e nelle abbazie, nonostante le raccomandazioni rivolte al popolo.

La maggior parte di questi complessi sorgeva sulle rovine di strutture romane, come terme, domus, villæ o fortificazioni. I monaci ripararono e sfruttarono cisterne per l’acqua, impianti idrici e latrine preesistenti.

Per esempio i monaci potevano usufruire del lavatorium“, un grande lavabo in pietra, per lavarsi le mani prima di ogni pasto. Il lavatorioum poteva essere addossato a un muro del chiostro o trovarsi all’interno di un piccolo edificio isolato, con un bacino circolare o ottagonale al centro. L’acqua scorreva attraverso condutture in piombo e, talvolta, erano presenti persino rubinetti in bronzo.

Anche la gestione delle necessità fisiologiche era facilitata dalla presenza delle opere ingegneristiche antiche. Gli edifici delle latrine erano solitamente posizionati alle spalle del dormitorio. All’interno, le sedute erano affiancate e separate da divisori in legno. Sotto i sedili scorreva un canale di scarico che convogliava i rifiuti in un corso d’acqua vicino, per garantire un flusso costante per allontanare i rifiuti.

Igiene nel Medioevo: la scomparsa della stanza da bagno

La rovina delle reti idriche e il cambiamento degli usi e costumi portò all’inevitabile scomparsa della stanza da bagno, a favore del bagno “itinerante”. 

Nelle dimore dei ricchi e nei castelli, ci si concedeva di tanto in tanto un bagno caldo, ma in assenza di tubature e di uno spazio dedicato, si allestivano grandi tinozze o catini di legno portatili, spesso foderati internamente con teli di tessuto per evitare che le schegge irritassero la pelle. L’acqua, debitamente riscaldata, veniva profumata con erbe aromatiche, rose e fiori.

La collocazione delle vasche variava in base alla stagione. In estate la vasca veniva posizionata all’esterno, in giardino, mentre in inverno veniva collocata all’interno, vicino a un camino acceso o direttamente nella camera da letto, circondata da tendaggi e panni sospesi per trattenere il calore e garantire la privacy.

Questa operazione richiedeva una grande quantità di legna per scaldare l’acqua e l’impiego di diversi servitori per trasportarla e riempire la vasca. Quando i signori viaggiavano, portavano con sé la vasca e un servitore dedicato esclusivamente alla preparazione dell’acqua calda.

I popolani, non potendosi permettere questi costi, usavano spesso una semplice botte tagliata a metà, rendendo il bagno completo un evento raro riservato a occasioni speciali.

Per la toilette asciutta invece, che si praticava quotidianamente, gli aristocratici iniziarono a utilizzare brocche e catini di terracotta oppure smaltati e decorati. L’attrezzatura per il bagno è dunque ridotta ai minimi termini.

Il (breve) ritorno dei bagni pubblici

Tra l’XI e il XIII secolo tutta l’Europa vide una vera e propria rinascita delle strutture balneari pubbliche, chiamate comunemente “stufe” o “balnea”. Forse questo revival fu una conseguenza delle Crociate, grazie alle quali gli europei scoprirono gli hammam in Medio Oriente.

Tuttavia, questi bagni pubblici non somigliavano lontanamente alle terme antiche o agli hammam. Si trattava di semplici stanze attrezzate con tinozze di legno e una stufa che aveva lo scopo di riscaldare e di generare il vapore per la sauna. 

Miniatura a illustrazione del manoscritto tratto dai Facta et dicta memorabilia di Valerius Maximus (I sec. D.C.) Fiandre, XV sec.

Chi si recava in questi bagni pubblici poteva lavarsi, mangiare, bere, condurre affari e assistere a spettacoli musicali. Purtroppo la rinascita del bagno pubblico ebbe vita breve, e già alla metà del Quattrocento erano solo un ricordo. L’arrivo della Peste Nera svuotò gli stabilimenti per la paura del contagio, e in seguito la Chiesa ne impose la chiusura per motivi morali. Infatti, molti di questi bagni pubblici avevano stanze appartate destinate a festini più o meno leciti.

Il problema delle latrine per la salute pubblica 

Nelle abitazioni private, che fossero povere o ricche, lo smaltimento i bisogni fisiologici era un problema per la salute pubblica.

In mancanza di fognature, tutto finiva nei corsi d’acqua o, peggio, nelle pubbliche vie. I rifiuti venivano raccolti in vasi che si svuotavano semplicemente gettandoli dalla finestra. Nel XIII sec. molte amministrazioni cittadine vietarono la pratica nelle ore diurne, ma le strade restavano comunque sporche e maleodoranti.

A partire dal XVI sec. Iniziarono a diffondersi le cosiddette “comode” o “sedie di agiamento”. Si trattava di grossi seggioloni con un foro nella seduta, e con un vano sottostante nel quale si collocava il vaso per raccogliere i bisogni. Con il tempo queste sedie si trasformarono in veri e propri gioielli di ebanisteria, con intagli e intarsi, e le sedute si arricchirono di imbottiture rivestite di paglia o di tessuto.

Questo mobilio lo vedremo nel suo massimo splendore nella prossima puntata, visto che era di gran moda a Versailles.

I castelli e i palazzi cittadini dei più abbienti erano dotati di strutture architettoniche integrate chiamate “garderobes“. Si trattava di piccoli vani ricavati nello spessore del muro, che sporgevano sporgevano spesso dalle mura esterne. La latrina consisteva in un sedile, in pietra o in legno, con un buco dal quale i bisogni cadevano per gravità nei fossati, in fosse di raccolta, nei corsi d’acqua circostanti o nella pubblica via.

Contrariamente a quanto si pensa, in alcune città erano presenti le latrine pubbliche, spesso collocate alle estremità dei ponti. Naturalmente il principio dello smaltimento resta lo stesso: caduta per gravità e dove finisce finisce.

Latrina, particolare da Proverbi fiamminghi, di Pieter Brueghel il Vecchio, 1559

Una piccola nota: al posto della carta igienica, si usavano foglie di cavolo, oppure scampoli di tessuto, mentre i più abbienti potevano permettersi la stoppa di lino.

In sintesi, la transizione dall’antichità classica al Medioevo segnò la perdita dell’igiene intesa come “servizio pubblico strutturato” e la sua ritirata nella sfera strettamente privata, domestica ed elitaria.

Qui puoi leggere tutti gli articoli dedicati alla storia della casa e dell’arredo, nonché le altre puntate della serie sull’evoluzione del bagno.

2 Settembre 2026 / / La Gatta Sul Tetto

Hai mai pensato che un colore potesse cambiare la forma di un oggetto? Perchè con Lapalma tutto questo è possibile. 

Lapalma
Ph. Salva López

Stiamo parlando dell’azienda che da oltre quarant’anni rappresenta una delle realtà italiane più riconosciute nel settore dell’arredamento per la casa e il contract. L’azienda ha costruito la propria identità attraverso una costante ricerca sulla qualità dei materiali, la lavorazione artigianale e un design essenziale che coniuga funzionalità ed eleganza. 

Il nuovo New Colour System conferma questa filosofia, aggiungendo una nuova dimensione progettuale in cui il colore diventa parte integrante dell’arredo. Un’evoluzione che guarda al futuro senza perdere il legame con la tradizione manifatturiera italiana. 

In questo contesto, l’Arch.Raffaella Mangiarotti ha sviluppato una nuova palette e lo fa attraverso un progetto fotografico affidato all’art direction di Alberto Mora e allo sguardo sensibile del fotografo spagnolo Salva López. 

Il colore come elemento progettuale 

Quello presentato da Lapalma non è semplicemente un aggiornamento della palette aziendale, ma un sistema CMF (Color, Material, Finish) pensato per integrare perfettamente colore, materiali e finiture. 

L’obiettivo non è aggiungere decorazione, bensì costruire un linguaggio coerente che permetta agli arredi di dialogare tra loro mantenendo quella essenzialità che da sempre caratterizza il design italiano di qualità. 

Trovo particolarmente interessante questo approccio perché dimostra come il colore possa essere utilizzato con equilibrio: non per attirare l’attenzione a tutti i costi, ma per accompagnare il progetto e valorizzarne le forme. 

Una palette che nasce dalla ricerca 

Il nuovo sistema cromatico comprende sedici tonalità che uniscono i colori storici del marchio a nuove sfumature capaci di ampliare le possibilità progettuali. 

Lapalma
Ph. Salva López

Accanto a Bianco, Nero, Tortora, Perla, Celeste, Pistacchio e Mattone trovano spazio nuove tonalità come Sabbia, Limone, Corallo, Borgogna, Cannella, Oltremare, Alloro, Calce e Gru. 

Ciò che rende questa palette particolarmente riuscita è la sua coerenza. Ogni colore possiede una propria identità ma, allo stesso tempo, è stato studiato per convivere armoniosamente con gli altri, offrendo infinite combinazioni senza perdere eleganza. 

Materiali e colore: un equilibrio perfetto 

Nel New Colour System ogni tonalità è stata sviluppata per garantire una resa uniforme su metallo, legno e plastica, mantenendo coerenza visiva indipendentemente dalla superficie utilizzata. 

Questo significa poter progettare ambienti dove sedute, tavoli e complementi dialogano tra loro attraverso un filo conduttore cromatico, pur mantenendo caratteristiche materiche differenti. 

È un dettaglio tecnico che spesso passa inosservato, ma rappresenta uno degli elementi che distinguono un progetto ben studiato da uno improvvisato. 

Il colore negli spazi contemporanei 

Che si tratti di un’abitazione privata, di un ufficio, di un ristorante o di un ambiente hospitality, il colore diventa uno strumento capace di modificare la percezione dello spazio. 

Le tonalità possono ampliare visivamente un ambiente, renderlo più accogliente, enfatizzare la luce naturale oppure creare punti focali senza ricorrere a elementi decorativi eccessivi. 

È proprio questa capacità di influenzare l’esperienza delle persone che rende il colore uno degli aspetti più affascinanti del progetto d’interni. 

Da appassionata di design, credo che le palette migliori siano quelle che riescono a farsi notare senza mai essere invadenti. Quelle che accompagnano la quotidianità con discrezione, lasciando parlare la qualità del progetto. 

Sito ufficiale Lapalma

Leggi gli articoli sui colori

28 Agosto 2026 / / La Gatta Sul Tetto

Il mercato immobiliare moderno attribuisce un’attenzione sempre più marcata alla sostenibilità ambientale e al risparmio energetico delle abitazioni.

classe A

L’acquisto o la ristrutturazione di un immobile ad alta efficienza, caratterizzato da classi energetiche elevate come la classe A o B, non rappresenta soltanto una scelta consapevole dal punto di vista ecologico, ma costituisce anche un investimento strategico capace di ridurre in modo drastico i consumi in bolletta. Parallelamente all’evoluzione delle normative europee e nazionali sulla transizione ecologica del patrimonio edilizio, il settore creditizio ha sviluppato soluzioni di finanziamento pensate per premiare chi sceglie immobili a basso impatto ambientale. Comprendere in dettaglio un mutuo green cos è e quali requisiti siano necessari per accedervi consente di orientarsi al meglio tra le varie opportunità di credito sostenibile, sfruttando tassi e condizioni agevolate ideate per sostenere la crescita del valore dell’abitazione nel tempo.

I parametri energetici per accedere ai finanziamenti ecologici

L’accesso alle condizioni di favore riservate ai finanziamenti ecologici richiede il rispetto di precisi criteri tecnici legati alle prestazioni dell’immobile. Gli istituti di credito verificano la classe energetica della struttura attraverso l’Attestato di Prestazione Energetica, documento fondamentale che certifica il consumo dell’edificio e la qualità del suo involucro edilizio. Per rientrare nei parametri richiesti, la proprietà deve solitamente collocarsi nelle classi A o B, oppure garantire un miglioramento di almeno due classi energetiche a seguito di un intervento di ristrutturazione profonda. La presenza di impianti di riscaldamento a pompa di calore, pannelli fotovoltaici, serramenti a taglio termico e cappotto isolante costituisce un requisito chiave che incide positivamente sulla valutazione dell’immobile e sulla concessione di condizioni finanziarie particolarmente vantaggiose.

I vantaggi economici dei finanziamenti per immobili efficienti

Scegliere un finanziamento orientato alla sostenibilità garantisce una serie di benefici economici immediati e di lungo periodo. Gli strumenti dedicati alle abitazioni ad alta efficienza prevedono spesso tassi di interesse ridotti rispetto alle soluzioni tradizionali, oltre alla possibilità di ottenere riduzioni sulle spese d’istruttoria o di perizia. Approfondire sul piano operativo la natura di questi contratti e verificare la definizione di mutuo green cos è permette di cogliere come il risparmio generato dallo sconto sul tasso si sommi al minore costo della gestione quotidiana dell’immobile. Le abitazioni efficienti mantengono inoltre un valore di mercato più elevato ed una maggiore commerciabilità rispetto agli edifici obsoleti, proteggendo il capitale investito dalle oscillazioni del settore immobiliare nei decenni a venire.

Gli interventi di riqualificazione finanziabili e la documentazione

Oltre all’acquisto di immobili di nuova costruzione in classe A, il credito ecologico supporta con forza gli interventi di efficientamento sulle strutture esistenti. I progetti di ristrutturazione che includono l’isolamento termico delle pareti, la sostituzione della caldaia con sistemi ibridi o l’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili possono accedere a linee di credito dedicate. Per avviare la procedura occorre presentare la documentazione tecnica attestante le prestazioni di partenza dell’edificio e il progetto di efficientamento stilato da un tecnico abilitato. Una volta terminati i lavori, la consegna dell’attestato finale confermerà il salto di classe raggiunto, permettendo di consolidare le agevolazioni pattuite con l’istituto di credito.

26 Agosto 2026 / / La Gatta Sul Tetto

Carroccio6 è nato 4 anni fa a Milano come spazio di sharing tech, uno spazio di 350 metri quadri che più che uno showroom si definisce come hub espositivo e di consulenza in cui progettare e creare nuovi concept in ambito architettonico e di interior design. 

Carroccio6

Entrare da Carroccio6 significa andare oltre il semplice racconto del prodotto. 

Qui materiali, tecnologie, finiture e soluzioni progettuali non vengono semplicemente esposti: vengono messi in relazione, approfonditi, raccontati attraverso l’esperienza di chi li conosce davvero. 

È un approccio pensato per far dialogare architetti, interior designer, progettisti e professionisti del settore, che possono esplorare le proposte senza pressioni commerciali e confrontarsi direttamente con aziende e specialisti. 

Da questa filosofia nascono gli Architects & Designers Day, appuntamenti dedicati ai professionisti che, su prenotazione, possono vivere lo showroom in un contesto più raccolto e approfondire insieme al team di Carroccio6 caratteristiche, finiture, possibilità di personalizzazione, soluzioni innovative e servizi, dal pre al post realizzazione. 

Il risultato è un luogo che sceglie di posizionarsi in modo diverso: non un semplice showroom, ma uno spazio in cui la relazione professionale viene prima della vendita e in cui la conoscenza diventa il vero punto di partenza. 

I numeri raccontano bene la portata di questo modello. In questi anni Carroccio6 ha coinvolto oltre 1.000 architetti, organizzato più di 35 eventi, realizzato 20 seminari accreditati con crediti formativi, accolto circa 300 tra giornalisti e influencer, sviluppato 400 consulenze progettuali e formato 100 addetti alle vendite. 

 Alla base ci sono tre pilastri: una selezione rigorosa di aziende accomunate da qualità, affidabilità e capacità di personalizzazione; un’attività di formazione continua rivolta ai professionisti; e un supporto tecnico e progettuale costruito su decenni di esperienza sul campo. 

«Oggi il valore non sta semplicemente nel proporre un prodotto» commenta Raffaella Occelli, General Manager Senior di Tec&De. «Architetti e progettisti cercano interlocutori competenti, aziende affidabili e partner capaci di accompagnarli nelle scelte. Per questo Carroccio6 è stato pensato come uno spazio dove il progetto viene prima della vendita e dove il servizio diventa parte integrante del valore del prodotto». 

Carroccio6

Una visione che prende forma anche nella Materioteca, costantemente aggiornata, dove materiali e finiture possono essere osservati, confrontati e valutati direttamente. Ma anche nella consulenza progettuale e nel supporto tecnico, competenze che trasformano l’esperienza dello showroom in uno strumento concreto per chi sta progettando. 

Anche perché il futuro della progettazione è già in trasformazione. L’intelligenza artificiale sta cambiando processi, strumenti e modalità di lavoro, ma proprio mentre la tecnologia amplia le possibilità, cresce il valore della competenza, del confronto e della capacità di interpretare correttamente un’esigenza. 

Alcuni dei partner attuali:
Fiora Bath Collections, Novello mobili, Strenia Wood parquet, Giulini Rubinetterie, Zampieri cucine, Simas sanitari, Spring box doccia, Gruppo Imex, House of Rohl vasche e lavabi, Aurofer carpenterie metalliche, Duraplast serramenti, Uol Paper carte da parati personalizzate

Contatto
Raffaella Occelli | raffaella@tec-de.it

Paola Orlando tel. +39 375 1443476 lunedì – venerdì 10-18 
Via Carroccio, 6 – Milano

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11 Agosto 2026 / / La Gatta Sul Tetto

La casa contemporanea deve rispondere oggi a esigenze sempre più articolate. Gli ambienti domestici, infatti, non sono più soltanto luoghi dedicati alla vita familiare e al riposo, ma spazi che devono essere progettati per integrare nuove funzioni, dalla possibilità di lavorare da casa alla gestione di dispositivi altamente tecnologici e servizi digitali di vario tipo.

connettività

Questa evoluzione ha portato, inevitabilmente, a ripensare anche il modo con il quale vengono progettati gli interni. Oltre alla distribuzione degli ambienti, alla scelta dei materiali e agli elementi di arredo, oggi assume importanza anche la possibilità di integrare soluzioni tecnologiche capaci di migliorare la funzionalità della casa.

Lo smart working modifica il rapporto tra casa e lavoro

Uno dei cambiamenti più evidenti riguarda il modo in cui alcune abitazioni vengono utilizzate durante la giornata. La diffusione dello smart working, che ha avuto una grande accelerazione negli anni dei lockdown, ha portato molte persone a ricavare all’interno della propria casa una postazione dedicata alle attività professionali, trasformando ambienti prima destinati ad altri utilizzi.

L’home office non viene più considerato soltanto una soluzione temporanea, ma un elemento che può essere inserito nel progetto complessivo degli interni. La scelta della posizione della scrivania, dell’illuminazione e degli arredi, la gestione del rumore sono elementi che contribuiscono a creare uno spazio funzionale, capace di integrarsi con lo stile generale dell’abitazione.

Accanto agli aspetti legati al design, anche la qualità della rete Internet assume un ruolo importante. Riunioni online, piattaforme digitali, condivisione di documenti e altri strumenti utilizzati per il lavoro da remoto richiedono infatti una connessione veloce e soprattutto stabile.

La connettività diventa parte del progetto abitativo

La crescente presenza di servizi digitali e dispositivi collegati alla rete rende la connettività un elemento da considerare nella progettazione della casa contemporanea. Una connessione veloce, come quella garantita dalla fibra ottica, permette di gestire più attività contemporaneamente e supportare numerosi strumenti utilizzati nella vita quotidiana.

Per valutare le diverse soluzioni disponibili, strumenti come Facile.it consentono di confrontare le offerte presenti sul mercato e analizzare le caratteristiche dei servizi in base alle proprie necessità.

Com’è noto, la rete domestica non serve più soltanto per il computer o lo smartphone, ma anche diversi altri dispositivi presenti nell’abitazione. Sistemi di sicurezza connessi, termostati intelligenti, illuminazione smart, assistenti vocali ed elettrodomestici Wi-Fi sono alcune delle soluzioni che stanno entrando progressivamente nelle nostre case.

Tecnologia e design: integrare nuove funzioni negli ambienti domestici

L’inserimento della tecnologia nella casa non riguarda solo l’aspetto funzionale, ma anche il modo in cui gli spazi vengono concepiti. Un progetto di interior design contemporaneo deve infatti tenere conto della presenza di dispositivi digitali, cercando di integrarli in modo armonioso con soluzioni estetiche e arredi adeguati.

Nuove esigenze e abitazioni più “flessibili”

Il modo di vivere la casa continua quindi a evolversi insieme alle abitudini delle persone. La necessità di lavorare, comunicare e gestire servizi digitali all’interno dell’abitazione porta a considerare anche la componente tecnologica come parte integrante del progetto.

Design, funzionalità e connettività diventano così aspetti complementari nella definizione degli ambienti contemporanei, nei quali estetica e innovazione possono convivere per rispondere a esigenze quotidiane sempre più diversificate.

5 Agosto 2026 / / La Gatta Sul Tetto

Cambiare l’aspetto degli ambienti domestici in base al periodo dell’anno è un modo semplice, creativo e stimolante per rinnovare la propria abitazione senza dover affrontare ristrutturazioni impegnative o stravolgimenti costosi. Molto spesso basta sostituire pochi elementi chiave nei punti strategici delle stanze per percepire subito un’atmosfera del tutto nuova, capace di rispecchiare le tonalità, la luce e le sensazioni della stagione in corso. 

Home Switch

Dai tessili del soggiorno ai dettagli distribuiti sui mobili, lungo i corridoi o sulle pareti principali, ogni piccola variazione contribuisce a rendere gli spazi abitativi più accoglienti, caldi durante i mesi freddi e piacevolmente luminosi durante la primavera e l’estate. Rinfrescare il look di casa diventa così un piacevole rituale periodico, che permette di vivere la propria abitazione in modo dinamico, seguendo il ritmo della natura e rinnovando costantemente il benessere quotidiano all’interno delle mura domestiche.

Quadri e gallerie a parete per trasformare il racconto visivo degli ambienti

Il punto di partenza ideale per trasformare la percezione di un ambiente risiede nelle pareti, che rappresentano la superficie più estesa e immediatamente visibile di ogni ambiente. Un’idea davvero efficace per rinnovare il soggiorno o la zona d’ingresso consiste nell’allestire una composizione di stampe flessibile, studiata per essere aggiornata periodicamente con nuovi soggetti e sfumature di colore. 

In quest’ottica, decidere di stampare le foto su tela permette di trasformare i propri ricordi di viaggio o gli scatti dedicati alla natura in veri e propri elementi d’arredo, capaci di alternarsi sui muri a seconda del periodo dell’anno. Le immagini intelaiate su supporto in legno offrono una presenza materica e calda, del tutto priva di fastidiosi riflessi di luce. In questo modo, la semplice sostituzione delle immagini esposte consente di rinnovare la palette cromatica della stanza in pochi gesti, trasformando le pareti verticali in un racconto personale che si evolve insieme alle stagioni.

Tessuti e rivestimenti per accompagnare le variazioni di luce e temperatura

Oltre agli elementi visivi fissati alle pareti, i tessili e i rivestimenti giocano un ruolo fondamentale nella percezione del comfort all’interno delle varie stanze. Durante la stagione fredda è naturale privilegiare filati corposi, morbide coperte in lana e cuscini dai toni avvolgenti come l’ocra, il bordeaux o il marrone scuro, ideali per trasmettere un senso immediato di calore e protezione. Quando arrivano i mesi più caldi dell’anno, conviene invece riporre i materiali pesanti e fare spazio a tessuti leggeri, freschi e traspiranti come il lino e il cotone lavato, declinati in tonalità chiare o pastello. Cambiare le tende, i copricuscini del divano e i tappeti della zona giorno modifica la percezione della luce naturale lungo i dodici mesi, trasformando l’aspetto e il clima della stanza con piccoli interventi mirati e di grande resa estetica.

Complementi sensoriali e profumazioni per un’esperienza abitativa completa

Per completare il rinnovamento stagionale degli spazi è importante curare anche quei dettagli che coinvolgono gli altri sensi, creando un’atmosfera interna coerente, armoniosa e piacevole da vivere ogni giorno. Posizionare dei vasi con fiori freschi e colorati in primavera o composizioni con rami secchi, pigne e bacche in autunno introduce un richiamo diretto agli elementi della natura all’interno delle stanze. Anche la scelta delle fragranze per ambienti deve seguire questo percorso stagionale: le profumazioni agrumate, fiorite e marine si adattano alla perfezione ai mesi estivi per regalare freschezza, mentre le note speziate, legnose o di vaniglia rendono gli ambienti intimi e avvolgenti durante le serate invernali. 

Gestire questi piccoli dettagli con attenzione e continuità consente di vivere la casa come un luogo vivo e in costante evoluzione, dimostrando che bastano pochi gesti, come stampare foto su tela, per accogliere ogni nuova stagione con grande personalità e stile.