30 Giugno 2020 / / Dettagli Home Decor

rifugio offgrid sostenibile

Lo studio HANNAH ha trasformato il legno di frassino infestato in un rifugio stampato in 3D. Un perfetto esempio di come i nuovi metodi di costruzione possono trasformare ciò che consideriamo rifiuti in materiali utili per l’architettura.

Ashen Cabin si trova nella foresta di Itaca, New York. La sua realizzazione ha richiesto diversi anni e innumerevoli ore di ricerca e innovazione oltre che l’impiego di un’enorme stampante 3D e un robot da costruzione che Leslie Lok e Sasa Zivkovic, ricercatori alla Cornell e fondatori dello studio Hannah, hanno acquistato su eBay.

The Ashen Cabin è un progetto che mette in pratica le nostre idee di ricerca e traducendole in architettura“, ha dichiarato Sasa Zivkovic. ”

Sappiamo che il calcestruzzo è responsabile dell’8% delle emissioni totali di CO2“, ha affermato Lok in una nota. “Usando la stampa 3D, eliminiamo l’uso di casseforme dispendiose possiamo depositare il calcestruzzo in modo intelligente e solo dove strutturalmente necessario, riducendone notevolmente l’utilizzo pur mantenendo l’integrità di un edificio“.

Per la seconda fase, il team ha riproposto un braccio robotico a sei assi trovato su eBay per il legno che riveste la facciata. Il team ha eseguito scansioni 3D di frassini dalla forma irregolare che erano stati infestati dagli insetti e ha usato il braccio per tagliare i tronchi in assi preformate che si incastrano e racchiudono la cabina come pezzi di un puzzle. Generalmente, questo tipo di legno verrebbe gettato via poiché le forme non standardizzate li rendono inutili per altri scopi di costruzione.

legno di scarto

I frassini infestati spesso si decompongono o vengono bruciati per produrre energia“, ha dichiarato Zivkovic. “Sfortunatamente, entrambi gli scenari rilasciano CO2 nell’atmosfera, e quindi il vantaggio dell’utilizzo di ceneri compromesse per le costruzioni è che lega il carbonio alla terra e compensa la raccolta di specie legnose più comunemente utilizzate.”

Lo studio Hannah spera che il loro approccio possa definire una strada per una seconda e sostenibile possibilità di utilizzo del legno di scarto.

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25 Maggio 2020 / / Architettura

Redefining Workspace è un’iniziativa di ATIproject per fornire risposte concrete a esigenze imprescindibili nell’era post lockdown. Flessibilità delle soluzioni, scalabilità impiantistica e una nuova concezione di spazio per il lavoro, sono i punti cardine dell’approccio integrato di progettazione offerto ai committenti. L’applicazione sia a nuove costruzioni che all’esistente è punto di partenza per un nuovo modo di intendere il domani, attraverso proposte progettuali che siano adeguate al momento ma che mantengano come orizzonte il post emergenza.

L’avvento del COVID-19 ci ha costretto a modificare le nostre abitudini, a riadattare spazi e ambienti a una nuova dimensione. L’ambito domestico ha acquisito forzatamente un ruolo centrale nella fase più critica della pandemia da Covid-19, il tempo di lavoro e quello per gli affetti si mescolano in un continuum indistinto, mentre alcune attività essenziali si sono riorganizzate per garantire continuità alla produzione secondo le linee guida di sicurezza fornite.

Casa e ambienti di lavoro si adeguano a queste nuove esigenze: debolezze e criticità passate vengono acuite dalla nuova condizione mentre flessibilità, adattabilità di spazi open space e soluzioni smart acquisiscono un peso determinante nella ripartenza, permettendo di ripensare ambienti lavorativi per garantire sicurezza, comfort ed efficienza. È così che la fase due di convivenza getta il seme per la valorizzazione di scelte progettali ponderate, condivise e pensate per la dimensione umana delle funzioni che si svolgono all’interno dell’azienda.

Ciò che era frutto di politiche lungimiranti e di un approccio integrato, diventa ossigeno per la programmazione delle attività presenti e future. La possibilità diventa esigenza, l’adattabilità garantisce certezze, crescita del business e minor costi di gestione per periodi di lavoro dilatati oggi ancor più rare. In questo contesto ATIproject mette a disposizione un Know-How specialistico di vari ambiti, dall’ospedaliero al terziario, che è la base dell’approccio integrato che unisce sinergie con unico fine la sintesi al servizio del cliente.

Se lo smartworking diviene risorsa imprescindibile in molti settori, il lavoro in presenza mostra la sua resilienza e mantiene i suoi spazi seppur mutati. Spazi comuni e condivisi, postazioni in remoto e in presenza, ambienti collaterali dedicati ai momenti oltre il lavoro e tecnologia smart, che adegua le performance impiantistiche ai dati di presenza e ai protocolli di sicurezza, sono la chiave interpretativa di ATIproject a queste nuove esigenze.

13 Maggio 2020 / / Architettura

Il dualismo Architettura – Ingegneria è argomento molto dibattuto nei nostri tempi. Esso è strettamente legato alla specializzazione sempre più accentuata che questi due campi hanno subito nel corso dell’ultimo secolo. Si parla di Nervi come dell’ultimo Ingegnere che di fatto era anche architetto, poiché la sua ricerca era legata sì alla tecnica, ma a partire dal messaggio, dalla forma.L’innovazione tecnologica era il tramite per il raggiungimento di traguardi fino ad allora impossibili.Tanti, insieme a lui, talvolta anche relegati a ruoli di nicchia, ambivano al portare avanti il connubio unitariamente e non in contrasto come oggi par essere.La forma era per loro la risposta: la risposta a quelle domande che i problemi geometrici ponevano da sempre.

Vien da sé che molti grandi capolavori del passato celassero in loro, consapevolmente, questi fattori; la catenaria era stata scoperta per ridurre i momenti flettenti delle strutture, impiegata da Hook a St. Paul, da Gaudì nella Sagrada Familia, da Felix Candela nelle sue strutture fini in calcestruzzo, nei ponti di inizio secolo. Il Ponte sul Basento, sconosciuto ai più, era il capolavoro di Sergio Musmeci.

Il passare degli anni sembrava aver fatto scomparire queste figure pionieristiche; lo strutturista, subordinato all’architetto sembra in constante conflitto tra esigenze pratiche del calcolo e quelle estetiche che provano a divincolarsi nella foresta di regole e norme.

Non vi è dubbio che questa dinamica abbia comportato un impoverimento della consapevolezza del progettista in sé. La scelta è subordinata al parere, e i pareri necessari sono uno, dieci, cento.

La storia assiste poi all’avvento delle tecnologie digitali, la potenza di calcolo aumenta, gli strumenti classici invecchiano rapidamente. Prima il disegno, poi via via altre discipline sono trasposte, tradotte attraverso i software dedicati. Non perdono di significato, acquisiscono peculiarità diverse. L’architettura stessa si trasforma sotto l’impulso delle nuove frontiere immateriali. Il Pc, il click, la possibilità di cambiare, salvare, modificare senza limiti una scelta, apre nuovi orizzonti. Smart rispetto a quanto si era mai visto. La Digital Revolution non conosce sosta, abbatte gli standard.

Si concepiscono strumenti di simulazione con algoritmi sempre più raffinati, più elaborati; l’errore, l’approssimazione si riduce. Il render è frutto di simulazioni con algoritmi Brute Force, che sostituiscono il Catmull Clark. Il sole è schematizzato, i raggi luminosi diventano sempre di più; l’iterazione, la casualità sono riproducibili, le texture digitalizzate, la profondità di una scanalatura prodotta con metodi matematici come la bump. Forse parlare di rivoluzione al singolare è riduttivo; viene a mente Leon Battista Alberti con il De Pictura, in cui per la prima volta era spiegata la teoria della prospettiva.

Step forse ancor più determinante viene fatto con il Visual Scripting. Si ribalta la concezione del disegno digitale. La retta diventa l’elemento geometrico che passa per due punti, ma i punti non sono più fissi, sono modificabili, e con essi la retta di conseguenza. Il Visual Scripting intacca le certezze della modellazione geometrica. La forma è ottenuta come sequenza di istruzioni, è un algoritmo, non più un comando rigido. Si creano relazioni mai viste prima, si ottengono risultati che necessitavano di giorni di modellazione e molto spesso sarebbero stati impossibili. Le forme decostruttiviste delle archistar più famose esplorano il nuovo mondo. Il paneling, la regolarizzazione di figure complesse suddivise in migliaia di triangoli, diventano la modalità di lavoro per contenere i costi, dando libertà espressive agli architetti che solo la tecnica contemporanea avrebbero potuto conferirgli. Esempi non mancano, architetture iconiche per eccellenza sono la copertura del British Museum, la copertura della Fiera di Milano-Rho, Haydar Aliyev Culture Center solo per rimandare ad esempi noti a tutti. I l software Grasshopper nasce come plug-in free per Rhino, porta con sé una frontiera mobile che viene spostata di volta in volta più avanti grazie al suo sviluppo continuo, all’implementazione con altri plug in programmati da appassionati del settore. La galassia di software si amplia a dismisura. L’obbiettivo, nemmeno troppo celato, è l’integrazione in uno strumento polifunzionale di tutti gli aspetti di progettazione architettonica conosciuti. Strutture, analisi energetiche, illuminotecniche, composizione geometrica, gestione dati complessa, ottimizzazioni genetiche, euristiche, tool di ogni tipo, fanno da ponte tra questo strumento e i più affermati software tecnici di calcolo e simulazione. Si cerca la sintesi.

In parallelo si procede ad un ulteriore sviluppo del concetto di progettazione integrata. Il BIM, Building Information Modelling, pone le basi per avere uno strumento oggi sempre più in crescita e con capacità di controllo delle informazioni relazionate al modello 3D impareggiabile. Il mondo parametrico è anche qui, l’elemento è composto da indicazioni che lo costituiscono, che sono scelte dal progettista a monte, e possono essere variate in qualsiasi momento. Lo sviluppo di queste piattaforme, e di Revit nello specifico, porta al connubio tra il visual scripting e il BIM, Dynamo diventa il plug-in di riferimento che permette di allargare i paletti della modellazione, della gestione dei dati e lo sviluppo degli applicativi esistenti su Grasshopper si duplica con un processo di upgrade continuo.

L’avanguardia digitale sta lì: le normative, i committenti, richiedono sempre più questa metodologia di lavoro. Il mondo dei professionisti in grado di cogliere la sfida, capendone i pregi e l’immenso potenziale, integrano il processo di progettazione con questi nuovi strumenti ormai già da anni. La complessità di progetti multidisciplinari come ospedali, centri ricerca, ma anche scuole con requisiti prestazionali all’avanguardia in termini di sostenibilità, rendono quest’approccio imprescindibile. È in questa realtà che ATIProject, studio nativo BIM orientato al computational design si afferma in un mercato edilizio sempre più difficile. Il riscontro viene da varie parti del mondo, dal Nord Europa a paesi in via di sviluppo come l’area balcanica o l’Africa. L’architettura e l’ingegneria trovano nuovamente unione in una realtà aziendale aperta impostata sull’integrazione.

https://atiproject.com/

5 Maggio 2020 / / Architettura

Obbiettivo della progettazione contemporanea in ambito edilizio è garantire un controllo di processi complessi che sono difficilmente irregimentabili in una prassi. Lo strumento smart è in via di sviluppo, la sintesi è ciò che si può raggiungere grazie all’approfondimento continuo di strumenti software di tipo informativo, che sfruttano le potenzialità del BIM per offrire un’interfaccia unica di controllo e Management. Più persone, professionisti ed esperti collaborano su un’unica piattaforma, condivisa in Cloud o su Server, per dar vita a progetti che superano il limite standard del 3D. Questo infatti rappresenta solo il limite fisico-geometrico di una data figura. Ciò che entra in gioco e permette di raggiungere stadi di sviluppo del modello è l’informazione connessa ad esso; il BIM si fonda proprio sull’integrazione di queste informazioni, anche grazie alla interoperabilità con altri software gestionali.

Il 4D è raggiunto con la simulazione delle fasi di lavoro previste nel Gantt, con lo scheduling con la supervisione del rispetto dei tempi di lavoro. Il 5D lega al modello 3D e ai tempi i costi realizzativi: è uno strumento di cost planning, permette la verifica delle quantità associate ad essi e la loro estrapolazione, riguardando tutte le categorie realizzative, dallo strutturale al meccanico, dall’architettonico all’elettrico. Il 6D diventa fondamentale per la sostenibilità di quanto progettato; alla visualizzazione concettuale delle analisi energetiche eseguite sul modello, include le informazioni di LEED tracking, il monitoraggio degli elementi e delle certificazioni legate alla sostenibilità di quanto previsto per la posa in opera. Il 7D è l’ultimo step integrabile, dedicato al facility Management, alle Life Cycle BIM Strategies, all’esportazione degli As-Built, alla gestione dei manuali di Operation & Maintenance.

L’impronta di tale approccio è netta, olistica, onnicomprensiva. La progettazione multidisciplinare integrata ne è fondamento. Realtà come ATIproject ne hanno fatto la chiave del successo che stanno riscuotendo.

30 Aprile 2020 / / Architettura

Il Compendio di San Silvestro, prima sede della Scuola Normale di Pisa, ospita oggi il NEST – National Enterprise for nanoScience and nanoTechnology. L’intervento di restauro è finalizzato da un lato alla conservazione della materia e dell’immagine, dall’altro all’adeguamento impiantistico e tecnologico del manufatto, con lo scopo di accogliere i nuovi laboratori scientifici. Un esempio di progettazione integrata in contesto storico reso possibile dalla metodologia BIM. La creazione di un modello AS BUILD, in collaborazione con l’impresa di costruzione, ha permesso l’ottimizzazione di tutte le fasi del progetto, dal rilevamento alla gestione delle attrezzature tecnologiche.

L’intervento di restauro, di efficientamento energetico e di miglioramento sismico mira alla riqualificazione degli ambienti interni, delle due corti interne e dei relativi prospetti lungo la strada. Il progetto nasce da una ricerca formale con la tradizione. Le notevoli dimensioni e la complessità dell’intervento hanno portato ad una programmazione delle operazioni suddivisa in lotti funzionali differenti, agevolando la gestione in fase di progettazione esecutiva. Per quanto riguarda il cortile d’ingresso, si è voluto mantenere un disegno che ricordasse la morfologia dell’hortus conclusus conventuale, dove si ha uno spazio protetto e delimitato dall’esterno dedicato all’atto della meditazione lasciando a una sistemazione più libera la seconda corte, dove si intende privilegiare una fruizione più libera attraverso l’utilizzo di forme semplici come cerchi, disposti in modo dinamico. Nonostante ciò, le due aree si legano tra loro attraverso lo stesso linguaggio compositivo.

Particolare attenzione è stata rivolta alla ricollocazione del vano scala, posizionato in un’area centrale per favorire una migliore accessibilità e fruibilità all’edificio. Si è deciso di avere la massima flessibilità d’uso all’interno degli ambienti dell’edificio, in modo che gli uffici possano diventare laboratori di nanotecnologia ad eccezione di quattro ambienti al primo piano adibiti esclusivamente a uffici per la presenza di soffitti voltati che impediscono il passaggio degli impianti stessi. La stecca che separa le due corti è stata pensata vetrata in modo da agevolare la funzione di accesso all’edificio e al corpo centrale.

https://atiproject.com/project/normale-school-complex/

PROGETTO: Scuola Normale Superiore
LUOGO: Pisa, Italia
TIPOLOGIA: Educazione
ANNO: 2013 – 2019
STATO: Completato
DIMENSIONI: 1.900 mq
DISCIPLINE: AR – ST – MEP

29 Aprile 2020 / / Architettura

Leggerezza nelle forme, grande utilizzo della luce naturale, dotazioni tecnologicamente avanzate: da qui parte la scuola del futuro. Le tendenze contemporanee ed i nuovi modelli educativi iniziano ormai a tracciare le linee di come si devono evolvere gli spazi dedicati all’istruzione ed alla didattica: gli istituti scolastici di oggi hanno ormai gli occhi aperti sul “domani” e su come i propri luoghi debbano assorbire concetti come quello di Community, trasformando i plessi in veri e propri Civic Center aperti non solo agli studenti ma a tutta la cittadinanza.

Al fine di raggiungere questi risultati, gli strumenti fondamentali a disposizione dei tecnici sono l’utilizzo di forme e colori accoglienti alla vista ed alla mente, l’organizzazione degli spazi a disposizione tenendo sempre conto della qualità e – soprattutto – della sicurezza, l’impiego di componenti tecnologicamente avanzate applicandole ai processi educativi nonché l’integrazione del verde e della natura all’interno dell’involucro architettonico; questi gli “ingredienti” da selezionare accuratamente e da dover utilizzare, infine, in un mix funzionale che trova la sua naturale espressione nel processo di genesi progettuale organica e partecipata anche da quella Community che diventa così parte attiva ed integrante dei nuovi modelli d’istruzione degli adulti del domani.

Un interessante case-study in grado di sintetizzare efficacemente questo pensiero è il nuovo plesso scolastico “Dino Compagni”: partendo dalla disponibilità e dalla collaborazione offerta dal Comune di Firenze, lo studio ATIProject ha avuto l’occasione di mettere in pratica il suddetto approccio progettuale immergendolo in un’ambiente BIM, grazie al quale è stato possibile avere costantemente il controllo della qualità complessiva e dell’integrazione delle diverse discipline tecniche necessarie per il raggiungimento dell’eccellenza richiesta da questa importante mission sociale.

Non solo tecnica, però. Nel caso del plesso “Dino Compagni” si sono rivelate fondamentali anche la passione e la consapevolezza (di tutti gli attori coinvolti) del ruolo che il progettista moderno dovrebbe avere all’interno della società civile, ovvero quello del “cittadino/a” e del “padre/madre” ancor prima che del “tecnico”: dopotutto, anche se i bambini di oggi saranno i cittadini del domani, il loro futuro inizia adesso ed è legato a doppio filo al contributo all’educazione che gli adulti sono in grado di fornire nel presente.

27 Aprile 2020 / / Architettura

Il progetto muove dall’idea di scuola quale nuovo riferimento culturale per la città di Milano, nonché orientamento per l’edilizia scolastica del futuro. Gli spazi esterni assumono un ruolo chiave nel progetto, ora vero e proprio parco urbano, ora motore distributivo dei volumi; da qui la costante ricerca fra interno ed esterno. Gli spazi interni sono concepiti come ambiti polifunzionali e flessibili, diversificando così l’offerta didattica e garantendo l’accesso anche in orario extrascolastico. L’obiettivo è rendere la struttura un vero e proprio centro civico. L’edificio è stato progettato per raggiungere prestazioni energetiche elevate. L’utilizzo di legno e acciaio, inoltre, ha permesso di ridurre i tempi di costruzione.

Il progetto è improntato sulla creazione di spazi comuni che favoriscano l’aggregazione e le relazioni mentre i moduli aula flessibili soddisfino la necessità degli insegnanti di avere una molteplicità di soluzioni didattiche.

Altro punto di forza progettuale è stata la ricerca di un inserimento organico della scuola nel contesto insediativo: il progetto del parco integra verde ed arredo con aree dedicate ad attività ludiche e ricreative grazie alla presenza di orti didattici, di un giardino d’inverno ed un parco musicale a supporto delle attività scolastiche e interdisciplinari.

Il complesso accoglierà non solo i nuovi spazi didattici ma anche un auditorium, una palestra ed una biblioteca condivisi con la cittadinanza: la scuola diventerà cosi un vero e proprio centro civico stabilendo una forte connessione con il quartiere e la città.

Secondo le richieste di progetto e le direttive del Piano Nazionale del MIUR in merito alla Scuola Digitale nella nuova scuola saranno messe in pratica nuove modalità didattiche improntate all’utilizzo di sistemi tecnologici avanzati che prevedono l’adozione di contenuti digitali, condivisi e informatizzati.
L’attenzione alla sostenibilità nello sviluppo del progetto si è tradotta in una particolare cura nella scelta di materiali di qualità e il cui processo di produzione risponda a criteri di ecocompatibilità sia nella natura intrinseca del materiale base che, in alcuni casi, del processo produttivo di realizzazione. Oltre al pregio estetico e alla funzionalità ha costituito criterio di scelta la possibilità di ottenere, da parte del produttore, certificati di ecocompatibilità rilasciati da enti certificatori riconosciuti.

Grazie alle strategie passive messe in atto nello sviluppo del progetto architettonico l’edificio raggiunge le massime prestazioni energetiche, in particolar modo risulta ridotto il carico per il riscaldamento degli ambienti anche grazie alla produzione di energia mediante fonti rinnovabili.

< href=”https://atiproject.com/project/brocchi-school-complex/”>https://atiproject.com/project/brocchi-school-complex/

PROGETTO: Polo Scolastico Brocchi
LUOGO: Milano, Italia
TIPOLOGIA: Educazione
ANNO: 2016
STATO: In Costruzione
DIMENSIONI: 6.400 mq
DISCIPLINE: AR – ST – MEP
MEDIA: https://youtu.be/cizfsGGRRkI

21 Aprile 2020 / / Architettura

Mai come nell’ultimo decennio la ristorazione ha iniziato a far parte della nostra quotidianità. Sebbene l’Italia possa vantare un patrimonio costituito da un bagaglio di esperienze familiari e, comunque, una tradizione alle spalle di tipo regionale, l’avvento del settore sulla scena mediatica ne ha amplificato esponenzialmente la portata, non solo sul territorio nazionale.

Ogni paese e nazione ha dimostrato apertura sul tema e, paradossalmente, un fenomeno mondiale ha finito per esaltare ancor di più la territorialità. Nulla è più distintivo del tradizionale; tradizionale è ciò che per un abitante del posto è la norma, ma diventa qualcosa di sorprendente per chi come norma ha altri canoni.

Tecniche, piatti, personalità spiccate si fondono con l’intorno, ovvero gli ambienti, il modo di presentare, la degustazione, il clima, l’architettura, il design, la musica. Ogni aspetto, curato nel dettaglio, contribuisce alla finalità del ristoratore o dello Chef: creare un’esperienza unica per il cliente. Nulla può essere tralasciato, perché nella galassia dell’offerta distinguersi è tutto, specializzarsi e rendere unico il tempo trascorso al tavolo è l’unico mezzo per poter durare. Viene a mente la frase del celebre poeta-filosofo francese Paul Valery: “chi vuole fare grandi cose deve pensare profondamente ai dettagli”.

ATIproject ha un team multidisciplinare che nel tempo ne ha costituito uno dei principali punti di forza. Professionisti esperti di acustica indoor certificati, lighting designer e daylight designer prendono parte al team di progettazione architettonica dedicato alla creazione di spazi unici nel suo genere. Il tratto comune è uno: la sostenibilità, delle scelte progettuali e dei materiali. Il ristorante Salza di Pisa ne è un esempio.

Sostenibile, nel senso largo del termine, include anche tutti gli aspetti di comfort interno che i clienti sperimenteranno. Finiture naturali, spazi proporzionati e caratteristici, mescolano le nuove tendenze allo stile industriale di un edificio che testimonia una diversa destinazione d’uso precedente. La personalizzazione la fa da padrone.

Non resta che assaggiare!

17 Aprile 2020 / / Architettura

Realtà complesse, flussi continui di informazioni, sensoristica e sistemi di videosorveglianza, costituiscono strumenti di raccolta di dati che mai erano stati a disposizione della progettazione.

I Big Data sono una realtà allo studio di molti settori e ambiti, dalla finanza al marketing, dalla salute alla progettazione. Gli edifici, sempre più interconnessi, sono come un paziente costantemente monitorato.
Gli ambienti si differenziano per tipologia, destinazione, caratteristiche specifiche di comfort, il tutto monitorabile e monitorato tramite sistemi di BMS, sonde ambiente, sensori di luminosità, presenza e volumetrici. Dati vengono anche dalla realtà esterna; ad esempio i satelliti metereologici, o le stazioni meteo di un aeroporto, le stazioni pluviometriche etc. descrivono aree geografiche in modo dettagliato e puntuale. Questi dati sono alla base dei modelli previsionali che su base statistica vengono impiegati per pianificare trasporti, opere e impatti ambientali.

I Big Data sono Database sconfinati la cui chiave di lettura permette di prevedere e progettare secondo esigenze specifiche, personali, su misura.
Vengono già impiegati in ambiti specialistici della progettazione edilizia, che può sfruttare strumenti di gestione dati accurati attraverso l’implementazione dei modelli con algoritmi dedicati. Il software visual scripting, di cui Dynamo ne è un esempio recente, è potenzialmente implementabile dal progettista, che diventa figura di confine tra la il programmatore e l’ingegnere edile; è un computational designer che usa uno strumento con articolazione chiara e metodica. I dati sono organizzati in alberi, gestiti secondo strutture gerarchiche definite rami o “branches”, e diventano punto di partenza per la gestione del modello secondo scopi precisi.

Un esempio può essere rappresentato dai file epw, “Energy Plus Weatherfile”, che sfruttano database dell’aeronautica militare e delle stazioni metereologiche aeroportuali, per fornire dati di input alle simulazioni energetico\illuminotecniche.
Le serie di dati riguardano ogni ora del giorno, di ogni giorno dell’anno; costituiscono non più un’approssimazione, ma una fotografia della realtà dinamica e mutevole del contesto.
Riprodotto il contesto, lo strumento è impiegabile in mille modi, sta al progettista la scelta.

Il BIM è direttamente relazionabile a questo approccio progettuale; le sue infinite potenzialità si adattano a questa tipologia di processo e incamerano secondo istruzioni precise la parte ritenuta rilevante dal professionista specializzato. Il canvas diventa zona di interscambio di dati, il progetto è affinato ma anche realtà esistenti possono e sono gestite secondo approcci del tutto analoghi. Il limite non sta nell’aver iniziato dal primo stadio ad impiegare questo metodo, quanto piuttosto nella costanza e volontà di farlo.

L’impiego dei Big Data incide a monte, ma anche a valle della realizzazione; serve a orientare persone in un strutture pubbliche affollate, a regolare portate d’aria in ambienti lavorativi, a regolare umidità e temperatura, a valutare le abitudini per rendere l’ambiente più adeguato all’uomo. Allo stesso tempo ha potenzialità enormi in ambito di sostenibilità, perché lo spreco è eliminato, escluso dal processo ottimizzato.

A sfide crescenti è possibile rispondere solo con l’innovazione continua, in questo ATIProject rappresenta un punto fermo e mutevole nel corso degli anni; fermo nella propria affermazione come realtà di progettisti all’avanguardia nell’uso di queste procedure, mutevole perché realtà dinamica e adattata alle sfide sempre più importanti che si presentano di fronte. Nord Europa, paesi emergenti, ma anche Italia sono i banchi di prova a cui lo studio prima pisano, ora internazionale, è stato chiamato a rispondere. E a ben vedere, il metodo sembra proprio pagare.

16 Aprile 2020 / / Architettura

La nuova National Concert Hall “Tautos Namai” è pensata come un organismo vivo e in continuo movimento. Un concetto totalizzante reso attraverso un sistema di lamelle che si piega nello spazio, la cui forma è ottimizzata per il controllo solare all’interno degli ambienti.

Una soluzione che organizza flussi e accessi di uno spazio circolare e dai continui cambi di quota.

Fulcro del movimento è la sala principale, caratterizzata da una serie di superfici curve che restituiscono agli ascoltatori un’acustica naturale. Un esempio di progettazione integrata che vuole sintetizzare valori simbolici e qualità tecnologiche.

https://atiproject.com/

PROGETTO: National Concert Hall
LUOGO: Vilnius, Lithuania
TIPOLOGIA: Cultura
ANNO: 2019
STATO: Progetto completato
DIMENSIONI: 17.000mq
DISCIPLINE: AR