2 Gennaio 2020 / / Architettura

El Teatro by Cadaval & Solà-Morales architects

Un vecchio teatro risalente alla fine del XIX secolo e convertito nel tempo in un fienile e poi in un magazzino di carta igienica oggi è diventato una casa-studio dallo stile unico grazie all’ dell’intervento di recupero e restauro, firmato dagli architetti Cadaval & Solà-Morales.

The Theater“, nome che ha mantenuto l’edificio nonostante i cambi di destinazione d’uso, è situato nel cuore di Barcellona, ​​nel vivace distretto  22 @ nel quartiere di Poblenou a pochi metri da Diagonal Avenue e dal nuovo Central Park of the Glorias.

Il progetto è stato studiato per adattarsi all’edificio sfruttando l’ampiezza e l’altezza dello spazio centrale.  Su ciascun lato dell’edificio sono stati ricavati 2 monolocali illuminati da due grandi finestre. Gli studi, caratterizzati da uno spazio a doppia altezza, dispongono di cucina e bagno.

Dal grande atrio centrale si accede sia ai monolocali, sia all’abitazione principale. In questo spazio si trova anche una bellissima Porsche 911 inserita come se fosse una scultura. Due porte scorrevoli di legno a tutt’altezza permettono l’accesso all’abitazione principale, e nel muoversi modificano continuamente il disegno della parete e la percezione degli spazi. Il grande spazio centrale è diventato il cuore della casa. Uno spazio alto e diafano pensato come un loft, caratterizzato da mattoni a vista, pavimento di cemento e capriate di legno che rendono lo spazio caldo e accogliente.

In corso d’opera è stato eliminato parte del tetto per ricavare un piccolo patio con piscina da sfruttare in estate. Le due grandi pareti vetrate che separano il patio dall’abitazione contribuiscono a portare abbondate luce naturale all’interno.

Le camere sono situate sul retro del magazzino, nella vecchia torre scenica. 2 camere al primo piano e una terza con terrazza all’ultimo piano, tutte con vista verso il patio e sopra il tetto.

El Teatro by Cadaval & Solà-Morales architects

El Teatro by Cadaval & Solà-Morales architects

El Teatro by Cadaval & Solà-Morales architects

El Teatro by Cadaval & Solà-Morales architects

El Teatro by Cadaval & Solà-Morales architects

El Teatro by Cadaval & Solà-Morales architects

El Teatro by Cadaval & Solà-Morales architects

El Teatro by Cadaval & Solà-Morales architects

El Teatro by Cadaval & Solà-Morales architects

El Teatro by Cadaval & Solà-Morales architects

El Teatro by Cadaval & Solà-Morales architects

Progetto: Cadaval & Solà-Morales – Photos: Sandra Pereznieto

 

L’articolo Ex teatro trasformato in una scenografica casa-studio proviene da Dettagli Home Decor.

2 Dicembre 2019 / / Architettura

Sopraelevare il tetto è un intervento che consente di aumentare lo spazio abitabile, ed è utile anche per chi desidera rivendere la casa ad un prezzo più vantaggioso.

Sopraelevare il tetto

Naturalmente vanno valutati i costi dell’opera, sui quali incide in modo sostanziale quello per il rifacimento del tetto, cui vanno aggiunti quelli per l’elaborazione dei documenti da presentare per le autorizzazioni.

Un elemento a favore della soprelevazione resta il fatto che cambiare casa per disporre di una o due stanze in più potrebbe essere molto più costoso.

Vediamo quali sono i passi necessari per ricavare una mansarda sopraelevando il tetto.

Sopraelevare il tetto: le autorizzazioni necessarie

Lo scopo della soprelevazione è quello di rendere abitabile un sottotetto già esistente, adeguando l’altezza interna a quella prevista dalla normativa, che varia da regione in regione. Per ricavare una mansarda, in alcuni casi si procede abbassando il solaio del piano sottostante, ma questa modalità non sempre è praticabile. 

Nel caso dei condomini, per legge la soprelevazione è un diritto che spetta al proprietario dell’ultimo piano, che può costruire sul tetto senza richiedere l’autorizzazione degli altri condomini.

In sostanza la questione è simile al caso della costruzione di un terrazzo a tasca.

Tuttavia, chi costruisce deve rispettare alcune condizioni:

  • L’opera non deve pregiudicare la stabilità del palazzo. Per questo, è necessaria una valutazione della sicurezza, effettuata da un tecnico. Questo passaggio è necessario perché il nuovo volume che si verrà a creare aumenterà il peso che grava sulle strutture portanti. Al termine delle verifiche, il tecnico rilascerà una Attestazione di idoneità statica. Se l’esito delle verifiche non è positivo, è necessario presentare un progetto di adeguamento strutturale.
  • L’opera non deve pregiudicare il decoro architettonico dell’edificio, o privare le altre abitazioni di luce e aria.
  • Nel caso in cui la copertura dell’edificio termini con un tetto a falde (e non con un lastrico solare o terrazzo) il nuovo tetto deve garantire le prestazioni di quello originario. 
  • L’opera deve rispettare le normative urbanistiche. Sarà dunque necessario presentare presso gli uffici comunali il Permesso di costruire
  • La soprelevazione rientra nella categoria degli ampliamenti. Trattandosi di una nuova costruzione che, essendo destinata ad essere abitata, sarà dotata di impianto di riscaldamento, è sottoposta all’obbligo di copertura del fabbisogno energetico da parte di fonti rinnovabili per almeno il 50% (ma solo nel caso in cui il volume della nuova porzione climatizzata superi del 15% quella preesistente).

Sopraelevare il tetto: il progetto e la costruzione

A questo punto possiamo pensare al progetto della nostra nuova mansarda. Per un progetto di soprelevazione bisogna rivolgersi ad uno studio di progettazione competente e qualificato.

Sopraelevare il tetto

Può essere utile comunque sapere che esistono oggi tecnologie e materiali innovativi, che consentono di costruire più velocemente e in sicurezza.

I materiali devono essere leggeri e garantire allo stesso tempo elevate prestazioni in termini di stabilità, durata, isolamento.

Il legno è il materiale più idoneo, e oggi si possono utilizzare pannelli sandwich prefabbricati da parete che, una volta posati, necessitano solo della finitura esterna finale. Lo stesso vale anche per i tetti in legno, oggi sempre più performanti.

In alternativa, si può conservare il tetto esistente, a patto che sia in buone condizioni. Alcune ditte specializzate propongono il sollevamento della struttura grazie a sistemi innovativi. Un’altra soluzione è quella di smontare il tetto e di rimontarlo in loco, riutilizzandone tutti gli elementi o solo una parte. Considerato il fatto che andranno previste delle aperture vetrate, e che il tetto dovrà essere adeguato in termini di isolamento, spesso conviene rifarlo ex novo.

Le detrazioni fiscali

Infine, tenete in considerazione le detrazioni fiscali. Per gli interventi di riqualificazione energetica, le detrazioni possono arrivare fino al 65% e si può optare per lo sconto immediato al posto della detrazione.


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8 Novembre 2019 / / Architettura

Cosa significa architettura sostenibile?

Architettura Sostenibile, Naturale, Ecologica, Bioarchitettura. Vengono spesso usati come sinonimi creando una gran confusione. Ogni termine però indica un aspetto particolare e diverso l’uno dall’altro.

Volete capire quando una casa è davvero sostenibile?

Approfondiamo partendo dalla terminologia e dalle definizioni.

Terminologia

Proviamo a partire dalle terminologia base cercando di fare un po’ di chiarezza tra architettura sostenibile e bioarchitettura, architettura naturale e bioecologica.

Architettura: arte del costruire

Sostenibile: riferito generalmente al contenimento dei consumi energetici in fase di utilizzo e alla riduzione di C02.

Eco: rapportato in modo corretto ed equilibrato all’ambiente naturale.

Bio: relativo agli organismi viventi e ai loro processi vitali. (1^ accezione dizionario Garzanti)

Bio : intervento relazionato in modo salubre sia all’abitante nella fase di utilizzo che al sistema antropizzato e naturale nella fase di vita. (accezione InbarMI*)

Naturale = secondo natura, che impara dalla natura


Definizioni a cura di: Arch. Donatella Wallnofer, Il nuovo costruire efficiente e sostenibile per Itinerari di Bioarchitettura, InbarMI

* InbarMI: Istituto Nazionale Bioarchitettura Milano

Alcune definizioni

C’è una grande confusione quando si parla di Architettura Sostenibile, Bioarchitettura o Bioedilizia, Architettura Naturale e Bioecologica.

Se si cerca sul web la definizione di ognuna si trovano davvero tante informazioni che però anziché chiarire, confondono un lettore non esperto.

Provo a riportare definizioni sintetiche e chiare per ognuna di esse.

Architettura Sostenibile

“Per a. s. si intende una modalità di approccio al progetto che, riferendosi al concetto di sostenibilità definito nel 1987 dalla Commissione mondiale su ambiente e sviluppo dell’UNEP (United nations enviroment program) nel Rapporto Brundtland (Our commun future), persegue l’obiettivo di realizzare un’architettura compatibile non solo con la vita dell’uomo e le sue attività ma anche con l’ambiente naturale e, più in generale, con il contesto in cui si inserisce.” [1]

Il “rapporto Bruntland” (1987) definì SVILUPPO SOSTENIBILE lo sviluppo che risponde alle necessità del presente, senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie esigenze.

In sintesi: attenzione alle risorse energetiche e al consumo di un edificio.

In Italia esiste la certificazione CasaClima che è una certificazione di sostenibilità.

Bioarchitettura

Alla base della bioarchitettura c’è l’idea di “costruire per rispettare l’uomo e l’ambiente“, attraverso alcuni principi derivanti dalla conoscenza del luogo e della natura.

“Si definisce Bioarchitettura® l’insieme delle discipline che attuano e presuppongono un atteggiamento ecologicamente corretto nei confronti dell’ecosistema ambientale. In una visione caratterizzata dalla più ampia interdisciplinarietà e da un utilizzo razionale e ottimale delle risorse, la Bioarchitettura® tende alla conciliazione ed integrazione delle attività e dei comportamenti umani con le preesistenze ambientali ed i fenomeni naturali. Ciò al fine di realizzare un miglioramento della qualità della vita attuale e futura”. [2]

In sintesi: progettare seguendo principi quali il rapporto edificio-ambiente, l’orientamento edificio, la disposizione degli ambienti, la ventilazione naturale, l’isolamento termico, l’utilizzo di materiali ecologici e rispettosi dell’ambiente, il recupero delle acque piovane e bianche, l’impiego di schermi solari e infine l’uso di energie rinnovabili solitamente quelli più utilizzabili nelle abitazioni sono pannelli fotovoltaici e pannelli solari.

In Italia l’architetto Ugo Sasso fonda nel 1991 a Bolzano l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura.

Architettura Bioecologica

L’Architettura Bioecologica è un’Architettura fatta per la protezione della vita; attenta e rispettosa alla qualità della salute di utenti ed abitanti negli ambienti costruiti, in grado di creare edifici ed abitati che siano dei veri e propri organismi viventi (bio); impegnata a realizzare, sotto tutti i punti di vista, un armonico equilibrio con i luoghi nei quali i manufatti si inseriscono e necessariamente trasformano (ecologica). [3]

In Italia esiste ANAB- Associazione Nazionale Architettura Bioecologica – che nasce nel 1989 come prima Associazione nazionale del settore.

Architettura Naturale

Termine coniato da ANAB- Associazione Nazionale Architettura Bioecologica. Con questo termine vuole segnare la distanza da chi, soprattutto in edilizia, facendo leva su una crescente e diffusa sensibilità ambientale, propone una sostenibilità solo di facciata banalizzando un serio e completo approccio bio-ecologico.

Non viene data da Anab una definizione di Architettura Naturale, ma sicuramente si può parlare di un’architettura che si ispira al mondo naturale nella costante ricerca di materiali naturali, che possano essere impiegati all’interno dell’architettura per garantire un interno salubre e salutare.

Infatti Anab si occupa anche di certificare prodotti. L’attività di certificazione di ANAB si svolge dal 2004 grazie ad un accordo con ICEA, istituto accreditato per la certificazione di prodotti biologici e naturali. 

ANAB fornisce gli standard di prodotto, mentre ICEA effettua le attività di certificazione e le verifiche sui materiali e sui processi produttivi.


[1]
http://www.treccani.it/enciclopedia/bioarchitettura_%28Enciclopedia-Italiana%29/

[2] http://www.bioarchitettura.it/istituto/inbar/istituto/

[3]http://www.anab.it/testo/show/id/504edf7985d03/Architettura_bioecologica_e_architettura_naturale.html

Architettura sostenibile ma non solo

In sintesi, possiamo dire che l’architettura sostenibile è attenta a realizzare edifici che minimizzino l’impiego di energie, attraverso diversi principi quali efficientamento energetico, materiali isolanti, massime prestazioni dell’involucro.

Un’architettura sostenibile non è però necessariamente una architettura bioecologica, nel senso di attenta alla qualità della salute di utenti e abitanti e che si rapporta in maniera equilibrata con l’ambiente naturale.

E viceversa non tutto ciò che è naturale, è necessariamente sano per chi abita un determinato ambiente. Pensiamo ad esempio all’amianto o al radon, entrambi materiali naturali ma non sani per l’uomo.

In generale quello che vi posso consigliare se siete alla ricerca di una casa o di prodotti per la casa, dall’arredo alle finiture, è quello di non fermarvi alle etichette di “bio” o “sostenibile” che spesso vengono aggiunte solo per attirare clienti. Provate ad approfondire facendo domande: perché è sostenibile o bio?

Cercate di capire se un determinato prodotto è veramente sano per voi e per l’ambiente. Guardando le etichette, un po’ come si fa con il cibo. E facendoci aiutare dalle certificazioni. Di cui qualcosa ho accennato in questo articolo, ma approfondirò prossimamente.

Solo così possiamo far parte di un processo di cambiamento, che parte dal basso, cioè da ciascuno di noi!

Immagine di copertina: Casa con tetto verde in Norvegia, foto di Chiara Baravalle

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8 Novembre 2019 / / Architettura

Ipe Lapacho di Déco definisce i volumi di una contemporanea residenza di design tra le colline di Bergamo.

Sulle colline di Bergamo, a Trescore, sorge una contemporanea residenza di design privata circondata dalla natura, frutto del progetto dell’architetto Michele Rubbi. Geometrie di volumi materici si intersecano a definire la struttura di questa residenza che si configura per linee orizzontali e verticali. Gli spazi si compenetrano e si sviluppano seguendo tratti obliqui, tagli diagonali, spigoli vivi che conferiscono dinamicità all’insieme generando volumi a sbalzo. La struttura è formata principalmente da parallelepipedi che si intersecano.

Déco_villa privata Trescore_Ipe Lapacho_7

Uno alla base, in cemento, con grandi vetrate che corrono lungo tutto il perimetro, e un altro, rivestito in legno Ipe Lapacho di Déco, che si innesta perpendicolarmente nella parte superiore. Dando vita ad un volume proteso, aggettante, a creare un ampio terrazzo. Lo stesso rivestimento in Ipe Lapacho è ripreso nell’ampio patio.

Residenza di design

Il risultato di questo complesso gioco volumetrico è un edificio contemporaneo che si inserisce con armonia nel contesto circostante. I materiali scelti, per lo più cemento, legno e vetro fanno sì che questa architettura dalle forme pure e geometriche non collida con l’ambiente naturale. ma vi si fonda all’insegna della qualità abitativa e di piacevoli correlazioni interno-esterno. Un ruolo di primo piano per la definizione del carattere della residenza e del suo inserimento nel contesto delle colline confinanti è svolto dal legno naturale Ipe Lapacho di Déco, scelto per il rivestimento esterno del parallelepipedo superiore e dell’ingresso. Questa essenza è stata utilizzata per rivestire completamente i due volumi a pavimento, a parete ad anche a contro soffitto, creando continuità materica ed estetica, per un totale di circa 500 mq.

residenza di design


residenza di design

Le caratteristiche del legno Ipe Lapacho

Ipe Lapacho proviene dalle foreste del sud America ed è un legno nobile, duro e compatto, dall’aspetto caldo ed elegante, caratterizzato da gradevoli sfumature di tono che lo rendono perfetto per inserirsi in questo contesto dove i molteplici colori della natura sono protagonisti tutto l’anno. Inoltre, la versione KD (Kiln Dried– essiccato al forno) garantisce la massima durata e stabilità in esterni. Infatti può resistere più di 35 anni dalla posa, restando immune da umidità, parassiti e sollecitazioni. Essendo particolarmente densa e compatta, nella maggior parte dei paesi, all’essenza viene assegnata la stessa classe di resistenza al fuoco del calcestruzzo. Queste caratteristiche, il caldo colore dalle varie gradazioni e l’ottimo rapporto qualità-prezzo, rendono Ipe Lapacho il legno esotico più utilizzato al mondo per applicazione outdoor, impiegata, come in questa villa, con la stessa facilità di installazione a pavimento, parete o a contro soffitto.


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5 Novembre 2019 / / Architettura

Una casa intelligente, autosostenibile e completamente autonoma, che offre la possibilità di vivere  in qualsiasi parte del mondo. Questa è Haus, l’abitazione stampata in 3D progettata dall’azienda haus.me.

L’azienda, che opera nel settore dal 2016, ha ideato questo progetto innovativo con lo scopo di offrire soluzioni abitative diverse rispetto alle case tradizionali.

Haus è una casa prefabbricata stampata in 3D completamente sostenibile e Off-Grid.

La casa è interamente alimentata da energia solare, infatti non necessita di nessun collegamento alla rete elettrica, dispone di un generatore aria-acqua collegato a un sistema di depurazione e nonché un sistema di fognatura bioattivo per il trattamento delle acque nere.

Haus è già disponibile sul mercato  in tre differenti modelli: mOne, mTwo e mFour.

Il modello mOne, è una casa che si sviluppa su un piano solo e con una superficie abitabile di 37m quadrati; mTwo, invece, ha una superficie di 74m quadrati e due camere da letto; infine il terzo modello, mFour, dispone di una superficie di 148m quadrati e si sviluppa su due piani che ospitano 3 camere da letto e due bagni.

 

Ogni abitazione è dotata di sistemi smart telecomandati, elettrodomestici intelligenti, mobili su misura, finiture di alta qualità e molto altro.

Nel sito haus.me è possibile conoscere i prezzi di questi tre modelli: 199.999$ mOne, 379.999$ mTwo e 1 milione di dollari mFour.

Insomma, Haus, è una casa prefabbricata di lusso che puoi installare in qualsiasi parte del mondo.

Per maggiori informazioni visita il sito haus.me

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1 Novembre 2019 / / Architettura

“Dalla Culla alla Culla”

Ho appena finito di leggere il libro Dalla culla alla culla, citato durante un incontro di Economia circolare in edilizia.  Il libro è stato scritto dall’architetto statunitense William McDonough, insieme al chimico tedesco Michael Braungart.

Economia circolare ma non solo

Si sente parlare sempre di più di Economia circolare. Proprio ieri 31 ottobre 2019, si è tenuto un evento su questo tema all’Auditorium di Roma. Il chimico tedesco Michael Braungart, uno dei due autori del libro (il secondo è l’architetto William McDonough), è stato invitato all’evento del Messaggero di cui si può leggere l’intervista a questo link.

Mi ha fatto sorridere leggere nell’articolo un aneddoto riguardante l’Autore, sembra che alla Biennale di Architettura di Venezia nel 2016, Michael Braungart abbia vissuto su un albero per un breve periodo.

A questo proposito il chimico tedesco all’intervista sul Messaggero risponde: 

Il mio intento era dimostrare come un edificio possa essere concepito diversamente. Non limitandosi quindi a ridurre il consumo energetico, ma ripulendo l’aria, sostenendo la biodiversità, cambiando colore con le stagioni.

Edificio che si ispira all’albero! Progettare imitando i processi della natura, dove non esistono rifiuti. Tutto viene riassorbito in un ciclo di vita continuo. Una economia appunto circolare.

Nel libro gli Autori spiegano molto bene come non basta pensare solo al riciclo, al limitare, ad azzerare, ma bisogna avere una visione più completa su come organizzare l’industria e la progettazione dei prodotti su un modello da loro definito “Cradle-to-cradle”- dalla Culla alla Culla, attraverso “un approccio biomimetico alla progettazione di prodotti e sistemi, che modella l’industria umana sui processi naturali” *.

Gli spunti contenuti nel libro sono davvero molti, cercherò di riportare alcune riflessioni e principi interessanti e soprattutto applicabili per quanto riguarda il mondo dell’architettura e dell’edilizia.

Upcycling

 Il concetto che sta alla base del modello proposto da Michael Braungart e William McDonough, autori del libro e inventori del modello Dalla culla alla culla, è che “Riciclare non è abbastanza. Bisogna ambire al livello superiore. Conoscere meglio i prodotti al fine di creare upcycling, innovazione e non semplice riciclaggio”.

Immagini dal sito EPEA

Il primo capitolo del libro si intitola: Una questione di progettazione. 

In tutti i campi c’è bisogno di una buona progettazione, perché “Prodotti che non siano pensati nel rispetto della salute dell’uomo e dell’ambiente sono poco intelligenti”, come dicono gli Autori nel libro From Cradle to cradle.

Questi prodotti poco intelligenti vengono definiti nel libro prodotti grezzi o prodotti più, ovvero prodotti che solitamente il consumatore si porta a casa insieme ad additivi non richiesti.

Dalla Culla alla Culla

La teoria Dalla Culla alla Culla si contrappone a quella definita “Dalla culla alla Tomba”, che in genere si trova alle basi della progettazione di un qualsiasi prodotto, che è di solito progettato e pensato per arrivare fino alle mani del consumatore, senza pensare a quello che succederà dopo.

Il modello Dalla culla alla culla, che parla di economia circolare ma non solo, si prefigge l’obiettivo di pensare e di risolvere quello che sarà la fine di un prodotto, pensando quindi all’intero ciclo di vita, dall’inizio fino alla fine e anche oltre. Solo se si pensa alla fase finale di un prodotto fin dalla sua progettazione, si potrà arrivare a realizzare un prodotto che alla fine non diventerà rifiuto. 

Nel libro gli Autori prendono come esempio la comunità di formiche, le quali “non sono dannose perche tutto ciò che costruiscono o utilizzano entra nel ciclo naturale dalla culla alla culla”.

Vi cito due esempi di progettazione cradle-to-cradle scritti nel libro:

  • “edifici che, come gli alberi, producano più energia di quella che consumano e purificano le proprie acque di scarico” 
  • “prodotti che al termine della loro vita non diventino rifiuti inutili, ma possano essere gettati a terra, decomporsi e diventare cibo per piante e animali, e sostanze nutritive per il terreno; o in alternativa reinserirsi nei cicli industriali”.

Ecoefficacia, Sovraciclaggio, Nutrienti biologici e tecnici

Inoltre parlano di termini come Efficacia contrapposta a quella di Efficienza, di Sovraciclaggio rispetto al Riciclaggio o Subciclaggio; di Ibridi mostruosi, ovvero quei prodotti realizzati sia con nutrienti biologici che con nutrienti tecnici che a fine vita non sono stati pensati per essere separati e ritornare rispettivamente nel cosiddetto Metabolismo Biologico o Metabolismo Tecnico. Una soluzione consiste proprio nel tenere separati i due mondi, in modo da poter reinserire ogni prodotto nel rispettivo processo naturale o tecnico, non creando quelli che vengono definiti Ibridi mostruosi.

Immagini dal sito EPEA

Perchè Cradle-to-Cradle?

Perché vi ho voluto parlare della teoria del Cradle-to-cradle?

Prima di tutto perché nel momento in cui si sceglie di comprare un prodotto, avere in mente la domanda “che fine farà?” potrà cambiare il modo in cui compriamo e inseriamo prodotti all’interno delle nostre case. 

Nelle abitazioni ad esempio se si deve ristrutturare o anche solo arredare, è importante sapere che esistono materiali che a fine vita possono essere reinseriti all’interno di un ciclo produttivo, altri invece che contribuiranno a generare nuovi rifiuti difficili da smaltire.

E siccome, forse ingenuamente, credo che il cambiamento avvenga a piccoli passi, che scegliendo cosa comprare influenziamo il mercato, penso sia fondamentale sapere cosa stiamo scegliendo

Non si tratta di scegliere solo quello che è bio, naturale o etichettato come ecologico. C’è bisogno di andare più a fondo, fare domande ai venditori, per sapere cosa c’è dentro un prodotto e cosa c’è dietro la sua realizzazione, e infine cosa ci sarà dopo.

Il modello proposto dai due Autori inoltre a differenza di alcune teorie che sono un po’ deprimenti, ad esempio il decluttering, il limitare, o l’azzerare (importanti ma non risolutive!), si caratterizza come un modello creativo e positivo dell’economia circolare.

Vi riassumo perché questo modello l’ho trovato davvero interessante:

  • Perché è creativo, mette in gioco la progettazione!

Eliminare il concetto di rifiuto significa progettare tutto – prodotti imballaggi e sistemi – fin dall’inizio in base al principio che il rifiuto non esiste. (“From Cradle to Cradle”, Michael Braungart, William McDonough)

  • Perché c’è bisogno di fantasia per realizzare prodotti che non finiscano nella tomba ma ritornino alla culla!

L’obiettivo [della teoria dell’ecoefficienza] è azzeramento: zero rifiuti, zero emissioni, zero impronta ecologica.

Finché gli esseri umani saranno considerati un male, l’azzeramento rimarrà un buon obiettivo. Ma limitare i danni significa in fondo anche accettare che le cose rimangano come sono. Ecco il limite più grave di questa impostazione: la censura della fantasia. Secondo noi è una visione deprimente della funzione che la nostra specie ha nel mondo.

  • Perché ha fiducia nell’uomo, nella sua capacità e nella tecnologia!

Perché non pensare a un modello completamente diverso? Che cosa succederebbe se invece [noi uomini] fossimo un bene al 100 per cento?

  • Perché è positiva: parla di cambiamento e la sua teoria non si basa sull’azzeramento o sul limite, bensì sul cercare di lasciare un impatto positivo sull’ambiente!

In natura le conseguenze della crescita – l’aumento degli insetti, dei microorganismi, degli uccelli, del ciclo delle acque e dei flussi nutrienti- tendono a dare vitalità all’intero ecosistema, arricchendolo.

(In corsivo citazioni di “From Cradle to Cradle”, Michael Braungart, William McDonough)

Il ciliegio

Voglio concludere con l’immagine del ciliegio.

Nel libro si parla del ciliegio non perché sia ecoefficiente, ma come esempio di prosperità, di ciclo della vita dove ogni elemento, dai fiori ai frutti, anche quelli che non sono mangiati e che cadono per terra, serve per il ciclo di vita dell’albero stesso. Non ci sono rifiuti!

Il ciliegio

L’albero nutre infatti tutto ciò che gli sta intorno. L’albero non è un’entità isolata rispetto ai sistemi che lo circondano: è inestricabilmente e produttivamente connesso con loro.

Crescendo, persegue un disegno di abbondanza, rigenerativa, ma non fine a se stessa. La crescita dell’albero innesca una serie di effetti positivi. Fornisce cibo per insetti e microorganismi. Arricchisce l’ecosistema…

Crediamo che gli esseri umani possano fare fruttare il meglio della tecnologia e della cultura, in modo che gli spazi civilizzati riflettano una nuova prospettiva. Edifici, sistemi, quartieri e perfino intere città devono intrecciarsi con gli ecosistemi circostanti, per arricchirsi vicendevolmente.

Grazie a Michael e William per la loro positività, e per averci suggerito un modello non tradizionale in cui l’uomo può contribuire con la sua creatività e il suo ingegno a inventare prodotti che siano un BENE AL 100% per il mondo.

Ad esempio gli Autori scrivono, perché non inventare una suola della scarpa che camminando anziché rilasciare sostanze nocive per l’ambiente, possa contribuire al suo nutrimento?

I mio invito è, per noi progettisti

Progettiamo in modo intelligente

per noi consumatori 

Compriamo facendoci più domande!


Link:

*https://www.ilmessaggero.it/economia/economia_circolare/economia_circolare_michael_braungart-4830791.html

Epea: (Environmental Protection Encouragement Agency) fondata ad Amburgo dal Prof. Dr. Michael Braungart

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31 Ottobre 2019 / / Architettura

Sestini e Corti firma un nuovo progetto di interior design dove estetica e funzionalità si combinano in modo semplice e naturale.

Siamo nel cuore della Toscana, vicino al borgo medievale di Montepulciano, qui un’antica abitazione contadina è stata completamente ricostruita nel pieno rispetto del contesto paesaggistico e utilizzando materiali autoctoni come mattoni e pietre per i muri, tegole e coppi per i tetti.

Il podere, diviso in più livelli, è stato suddiviso in ambienti ampi e luminosi grazie anche a pavimenti in travertino e parquet in rovere dalla finitura molto chiara, mentre gli arredi sono stati tutti realizzati su misura dall’azienda toscana Sestini e Corti al fine di ottenere il giusto equilibrio tra estetica e funzionalità.

All’entrata di questo podere dallo stile fortemente contemporaneo, si accede alla zona giorno. Protagonista di questo ambiente è la bellissima scala realizzata con una lunga trave in ferro e scalini in legno massello. Sulla destra, invece, una particolare parete in rovere divide l’ingresso dalla cucina anch’essa in legno, installata sul retro della parete.

Ogni camera dispone di armadi realizzati su misura, i bagni hanno tutti lavabi in cermica in appoggio su mensole di legno massello, mentre in esterno è stata realizzata una cucina con ante in legno e piano in travertino.

La ricerca dei pochi materiali da utilizzare come rovere, travertino e ferro è stata un’espressa richiesta della committenza che ha dato particolare importanza alla cura dei dettagli e alle modalità di costruzione di ogni singolo arredo.


Il progetto di ricostruzione è stato curato da CONIX RDBM Architects.

www.sestiniecorti.it

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30 Ottobre 2019 / / Architettura

La terrazza a tasca può essere la soluzione ideale per aggiungere uno spazio all’aperto e aumentare la luminosità di una stanza collocata nel sottotetto. Ecco cosa bisogna sapere per realizzarla. 

terrazza a tasca

Se abitate in una mansarda sprovvista di balcone, se state pianificando di recuperare il sottotetto o di aumentare la luminosità di ambienti dotati di lucernaio, la terrazza a tasca potrebbe essere l’ideale.
Questa soluzione ha diversi vantaggi. Da un lato, aumenta il valore e l’attrattività della casa, dall’altro, gli ambienti guadagnano in funzionalità e confort. 

Poiché si tratta di un’opera di edilizia straordinaria, per realizzarla è necessario ottenere autorizzazioni e permessi, e il progetto deve rispettare le normative vigenti. Vediamo cos’è una terrazza a tasca e cosa bisogna sapere per realizzarla. 

Cos’è una terrazza a tasca e come si costruisce 

Una terrazza a tasca si ricava in un tetto a spiovente. In pratica si tratta di una terrazza incassata nel tetto, delimitata da parapetto e spallette perimetrali e il cui interno non è visibile dal basso.

La profondità della terrazza dipenderà dalla pendenza della falda del tetto: più la pendenza sarà elevata, minore sarà lo spazio a disposizione.
Per costruirla è necessario rimuovere una parte della copertura, conservandone, verso l’esterno, una porzione sufficiente per il parapetto. Si procede poi con la costruzione delle spallette in muratura che delimitano il terrazzo. Le spallette possono essere realizzate anche con infissi su misura, per un risultato più leggero e luminoso.

terrazza a tasca

In questa fase si predispongono gli elementi tecnici come l’impianto elettrico per eventuali luci all’esterno e il pozzetto per lo scarico dell’acqua. 

E’ molto importante che ogni parte dell’opera sia ben impermeabilizzata e dotata di un isolamento termico a regola d’arte. Il pavimento del terrazzo deve essere inclinato verso l’esterno, così da convogliare l’acqua piovana verso il pozzetto. Quest’ultimo sarà collegato al pluviale più vicino. 

Per finire, si passa alle finiture: intonaco per esterni sulle spallette e sul parapetto, scossaline in rame o acciaio, pavimentazione del terrazzo, posa dei serramenti e finiture della stanza interna. 

Costi, fattibilità e permessi 

Interessante la terrazza a tasca, ma ora vi chiederete quanto può costare, se è possibile realizzarla in condominio, e quali sono i permessi necessari. 

Per avere tutte le risposte a questi importanti quesiti, vi consiglio di rivolgervi a diverse imprese edili, per avere vari preventivi, e ad un tecnico per verificare la fattibilità.
I costi per realizzare l’opera dipendono da moltissime variabili e ogni contesto deve essere valutato dopo un accurato sopralluogo. 

terrazza a tasca

Per quanto riguarda i permessi e le normative da rispettare, occorre distinguere il caso dell’abitazione in condominio da quello della casa unifamiliare.
Nel secondo caso, è sufficiente presentare una pratica edilizia (una SCIA o un permesso di costruire, secondo i casi). La pratica va presentata dal tecnico incaricato all’ufficio tecnico del Comune o allo Sportello unico dell’edilizia secondo le disposizioni previste dal DPR 380/01 (Testo unico dell’Edilizia). Potrà essere necessario ottenere altri permessi, nel caso in cui l’area in cui si trova l’immobile è sottoposta a vincoli paesaggistici o se lo stesso è inserito, nel Piano Regolatore Generale, in zona omogenea A (centro storico). 

terrazza a tasca

Nel caso dell’abitazione in condominio, l’iter potrebbe essere più complesso, per via del regolamento condominiale, che potrebbe porre limiti all’esecuzione di opere che impattano sulle parti comuni. Poi c’è la possibile opposizione dei condomini, che di fatto non impedisce la realizzazione dell’opera, ma che potrebbe dare il via a contenziosi legali non certo piacevoli. 

Una volta ottenuto il nulla-osta dell’assemblea condominiale, si procede come vi ho spiegato poco sopra.
Per quanto riguarda i bonus per le detrazioni fiscali, è ormai confermata la proroga per le ristrutturazioni edili per tutto il 2020. Si potrà quindi fare richiesta per ottenere la detrazione del 50% delle spese sostenute, fino a un limite di €96.000. 

Come recuperare il sottotetto e creare una mansarda


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21 Ottobre 2019 / / Architettura

Questa lussuosa casa container, Villa Paris, si trova a Hepburn Springs, in Australia ed ha vinto il premio annuale Stayz Holiday Home of the Year dopo aver ricevuto il prestigioso premio People’s Choice. Il design che la contraddistingue è davvero affascinante, con due particolarità da riportare: un pavimento in vetro molto interessante e una bellissima vasca da bagno in legno nero proveniente dalla Tasmania. 

A luxury home in a container

This luxurious container house, Villa Paris, is located in Hepburn Springs, Australia and won the annual Stayz Holiday Home of the Year award after receiving the prestigious People’s Choice Award. The design that distinguishes it is truly fascinating, with two particularities to report: a very interesting glass floor and a beautiful black wood bathtub from Tasmania.

 

 

 

Via

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CAFElab | studio di architettura

11 Ottobre 2019 / / Architettura

Casa passiva, se ne sente parlare, ma non tutti sanno cos’è, come costruirla e quali sono i vantaggi.

Casa passiva

Spesso la casa passiva è associata ad una architettura spartana e poco fantasiosa, in cui l’estetica passa in secondo piano rispetto ai parametri tecnici. Tuttavia, come vi ho raccontato in un precedente post dedicato alle case in legno costruite con i criteri della bioedilizia, i tempi sono cambiati anche per le case passive.

Vediamo quali sono i requisisti da rispettare per costruire una casa passiva.

Casa passiva: di cosa si tratta 

Quanti di voi sanno che cos’è una casa passiva? Magari ne avete sentito parlare, ma il concetto di casa passiva rimane un po’ nebuloso.

Cerco allora di spiegarvelo nel modo più semplice possibile. Un edificio passivo è in grado di produrre l’energia necessaria senza prelevarla dalla rete cittadina. In alcuni casi, questi edifici immettono nella rete comunale il surplus di energia prodotta. Il calore viene prodotto da fonti passive, ovvero dai raggi solari, dagli abitanti della casa e dall’inerzia termica. Nella casa passiva, dunque, non ci saranno né caldaie, né radiatori.

Casa passiva

Per costruire una casa passiva, è necessario affidarsi ad un architetto specializzato in bioedilizia, che valuterà alcuni fattori fondamentali, come:

  • Ambiente esterno (morfologia del terreno, clima, esposizione agli elementi, orientamento)
  • Fattori interni (destinazione d’uso e fabbisogno energetico)
  • Involucro

Il progetto dell’involucro

Il progetto dovrà rispettare determinati requisiti, a partire dall’involucro. L’involucro è costituito dalle superfici opache (i muri perimetrali) e trasparenti. I muri perimetrali  possono essere realizzati in qualsiasi materiale, a patto che abbia prestazioni confacenti. La casa passiva deve essere isolata e a tenuta d’aria. Potrete pensare che le due cose si equivalgano, ma non è così. L’isolamento termico impedisce gli scambi termici tra esterno ed interno, ed è assicurato dalla posa di sandwich composti da materiali isolanti e intercapedini.

Casa passiva

Una buona tenuta d’aria garantisce che gli scambi temici non avvengano attraverso l’aria che filtra dai ponti termici nei punti di discontinuità (giunti, aperture, angoli).

Tenete presente che per la casa passiva lo strato di materiale isolante dell’involucro ha uno spessore triplicato rispetto a quello tradizionale.

Questo vale anche per le finestre, chedevono avere triplo vetro, telaio e controtelaio a taglio termico,  dotati cioè di una barriera che elimina il ponte termico.

La posizione e la dimensione delle finestre segue l’orientamento della casa: le superfici vetrate più grandi saranno rivolte a sud, mentre a nord, est e ovest è preferibile installare finestre più piccole. Questo vale soprattutto per i climi temperati e caldi, mentre nelle zone più fredde si possono prevedere finestre più grandi anche a ovest, per sfruttare al massimo la luce e il calore dei raggi solari.

Casa passiva

Per evitare che la casa diventi un forno in estate, è necessario installare, nei punti più esposti al sole, delle schermature solari e delle tettoie frangisole orientabili. 

I vantaggi della casa passiva

Come avrete capito, il vantaggio della casa passiva è quasi tutto rappresentato dal risparmio nelle spese per il riscaldamento.

E’ possibile anche raggiungere la soglia del costo zero, o addirittura andare in attivo, riducendo ulteriormente il fabbisogno di energia della casa.

L’impianto elettrico deve essere fatto rispettando i più elevati standard qualitativi. Gli elettrodomestici e l’impianto di illuminazione devono essere tutti a basso consumo. L’installazione di una rete domotica o, in alternativa, di oggetti connessi, consente di abbassare ulteriormente i consumi grazie alla programmazione smart.

E’ poi fondamentale installare un impianto per la ventilazione meccanica controllata con recuperatore di calore, per assicurare il giusto ricambio d’aria senza disperdere il calore.

Tale impianto, se ben progettato, si può utilizzare anche per la produzione di acqua calda sanitaria, per il riscaldamento e il raffreddamento dell’aria. lnfine, l’eventuale fabbisogno energetico integrativo deve derivare fonti rinnovabili. 

Il costo di una casa passiva può essere elevato, considerando il prezzo dei materiali, le tariffe dell’architetto e l’acquisto di elettrodomestici e dispositivi di ultima generazione.

Ma considerando il fatto che il consumo energetico sarà totalmente azzerato, o anche in attivo, conviene farci un pensierino. 


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