C’è qualcosa di straordinariamente raro nel design contemporaneo: la capacità di stupire senza perdere il senso pratico, di essere sofisticato restando accessibile, di far sorridere chi lo usa ogni giorno. IKEA PS 2026 — la decima edizione della collezione più coraggiosa e sperimentale del colosso svedese — ci riesce con una disinvoltura che lascia senza parole.
Disponibile dal 14 maggio 2026 nei negozi e online, questa nuova collezione IKEA segna un traguardo importante: trent’anni di design democratico che non smette di reinventarsi.
Una storia lunga trent’anni, un’ambizione sempre nuova
Dal debutto nel 1995, IKEA PS ha rappresentato il laboratorio creativo dell’azienda: il luogo in cui le regole vengono messe in discussione, dove il brief è volutamente aperto e il risultato è sempre inatteso. La nuova collezione IKEA PS non fa eccezione: dodici designer internazionali — da Henrik Preutz a Lex Pott, da Friso Wiersma all’artista americana Michelle Armas — hanno ricevuto un mandato preciso ma ambizioso. Progettare oggetti semplici ma mai banali, funzionali ma capaci di portare gioia.
“Al centro di IKEA PS c’è l’idea che la semplicità non debba essere noiosa“, afferma Maria O’Brian, Creative Leader di IKEA of Sweden, “ma che possa rivelare il design nella sua forma più pura e coinvolgente.” Il risultato è una collezione di 44 pezzi che oscillano — talvolta letteralmente — tra rigore scandinavo e spirito ludico.
Il gioco come forma di design
IKEA PS 2026 si costruisce attorno a un’idea tanto semplice quanto potente: il design migliore è quello che invita a interagire. Non a guardare. Non ad ammirare da lontano. A toccare, provare, scoprire.
Un tavolo da pranzo in legno massello nasconde un cassetto segreto apribile da entrambe le estremità — un dettaglio capace di trasformare ogni pasto in una piccola complicità tra due persone. L’iconico orologio PS del 1995 torna in una nuova veste: un tubo curvo simile a un periscopio, omaggio ironico e affettuoso a un classico senza tempo. La panca a dondolo si muove non appena ci si siede, senza che sia necessario capire come funziona. E lo sgabello in pino con leva a cricchetto regolabile in altezza provoca quasi involontariamente il desiderio di avvicinarsi e azionarla.
“Troppo spesso il design viene trattato come qualcosa di prezioso e intoccabile“, osserva Mikael Axelsson, designer di IKEA of Sweden. “Volevo creare la reazione opposta: qualcosa che stimolasse curiosità e interazione. Quando un mobile invita al gioco, diventa qualcosa con cui si convive appieno, che porta gioia nella quotidianità.”
Funzionalità che si trasforma: i pezzi da non perdere
In un’epoca in cui gli spazi si restringono e ogni oggetto deve guadagnarsi il proprio posto, IKEA PS 2026 risponde con soluzioni che rifiutano di essere monodimensionali. Il divano — bello, di carattere, con struttura a molle insacchettate — si trasforma in letto senza tradire la propria estetica da salotto. La poltrona, disponibile in bianco o rosso acceso, si apre in tre passaggi diventando un comodo letto per gli ospiti. Il tavolo da pranzo in massello si ripiega completamente su se stesso, nonostante la solidità che lascerebbe presupporre tutt’altro. La sedia pieghevole, quando non è in uso, è pensata per essere appesa alla parete come un’opera d’arte cubista: un oggetto che gioca tra l’utile e il decorativo con naturalezza quasi arrogante. Il tavolino che fa clic di David Wahl può essere chiuso e riposto quando non serve.
E poi c’è la lampada da terra firmata dal designer di Rotterdam Lex Pott: un pezzo che ruota manualmente tra tre posizioni di illuminazione — faretto, luce da lettura, luce dal basso — cambiando completamente l’atmosfera della stanza a ogni rotazione.
L’aria come materiale: il progetto più ambizioso
Se c’è un pezzo che rappresenta lo spirito di questa edizione meglio di tutti gli altri, è la poltrona gonfiabile di Mikael Axelsson. Ci sono voluti trent’anni e venti prototipi saldati a mano prima che IKEA riuscisse finalmente a utilizzare l’aria come materiale strutturale. La soluzione? Due camere d’aria separate racchiuse in una raffinata struttura tubolare cromata. La poltrona viene consegnata smontata, con pompa a pedale inclusa, e ha superato tutti i test di resistenza che IKEA applica ai propri sedili.
Un oggetto che sembra quasi una dichiarazione di principio: il design democratico non ha limiti tecnici, solo limiti di immaginazione.
Artigianalità e dettaglio: il cuore scandinavo della collezione
Accanto all’innovazione tecnologica, IKEA PS 2026 celebra l’artigianato nella sua forma più autentica. Il maestro ebanista olandese Friso Wiersma — con un passato da costruttore di barche — contribuisce con due elementi contenitivi in legno massello di rara bellezza. Il frontale intrecciato con impiallacciatura è un esercizio di maestria artigianale così evidente da diventare esso stesso l’elemento di design principale. L’ampio ripiano in pino con le estremità dipinte di rosso cita un metodo tradizionale di marcatura del legno: un dettaglio antico che diventa firma contemporanea.
A completare la collezione, i tappeti e le fodere con i motivi espressionisti e colorati di Michelle Armas, e i tre vasi in vetro soffiato a mano di Maria Vinka — piccole sculture a forma di statuette con minuscole orecchie, prova che anche il dettaglio più piccolo può trasformare un oggetto in qualcosa di memorabile. Infine, la nuova collezione include oggetti decorativi originali pensati per vivacizzare le pareti di casa.
Perché IKEA PS 2026 è una collezione che conta
In un panorama del design sempre più autoreferenziale, in cui l’accessibilità viene spesso sacrificata sull’altare dell’esclusività, la nuova collezione IKEA PS 2026 ricorda che la democratizzazione del bello non è una concessione, ma una forma di rispetto verso chi abita gli spazi. Trentuno anni dopo il debutto, IKEA PS è ancora il posto in cui il design scandinavoa cessa di essere un concetto astratto e diventa qualcosa che si può toccare, usare, abitare — e che, ogni tanto, fa anche sorridere.
IKEA PS 2026 è disponibile da oggi, 14 maggio 2026, in tutti i negozi IKEA e online (www.ikea.com).
Designer IKEA PS 2026: Henrik Preutz, Mikael Axelsson, Matilda Lindstam Nilsson, Ellen Hallström, Lex Pott, Lukas Bazle, Maria Vinka, Ola Wihlborg, Michelle Armas, David Wahl, Friso Wiersma e Marta Krupińska.
Le facciate ventilate sono ormai molto più di una semplice tendenza nel mondo dell’architettura e del design residenziale: sono diventate una soluzione tecnica matura, capace di trasformare radicalmente il comfort abitativo e l’estetica di un edificio, vecchio o nuovo che sia. Se ne parlava già nel 2019, quando alcune aziende internazionali le presentarono come la grande novità del settore. Per questo, sempre più compagnie di design e di prodotti di architettura hanno lanciato collezioni per diversi sistemi di facciata. Aziende internazionali come Aluprof, specialisti dell’alluminio, che da decenni si occupano di innovazione nel settore.
Oggi, a distanza di anni, il quadro è cambiato: i materiali si sono evoluti, le applicazioni si sono moltiplicate e la consapevolezza dei vantaggi energetici — in un periodo di bollette alle stelle e crescente attenzione alla sostenibilità — ha reso questa soluzione ancora più rilevante. Ecco una guida aggiornata per capire cosa sono, come funzionano e perché sempre più architetti, designer d’interni e proprietari di casa ne fanno la scelta di punta per le ristrutturazioni.
Cosa si intende per facciata ventilata?
La facciata ventilata è un sistema di rivestimento esterno che si applica davanti alla parete perimetrale dell’edificio, creando una camera d’aria continua tra il muro e il pannello di rivestimento. In pratica, immaginate di “vestire” la vostra casa con una giacca tecnica a strati: all’esterno c’è il rivestimento, spesso in gres porcellanato, pietra naturale, legno composito o altri materiali ad alte prestazioni; subito dietro si trova l’intercapedine d’aria, uno spazio vuoto di pochi centimetri; e ancora più all’interno lo strato isolante, ancorato alla parete originale tramite una sottostruttura metallica.
Questa camera d’aria non è un semplice vuoto passivo: è il cuore del sistema. L’aria entra dal basso attraverso apposite aperture, si scalda salendo lungo la parete e fuoriesce in alto. Questo movimento naturale — simile al principio del camino — svolge una funzione termica e igroscopica fondamentale: mantiene il muro più asciutto, allontana l’umidità, riduce il surriscaldamento estivo e stabilizza le temperature interne nel corso di tutte le stagioni.
Come funziona nel dettaglio: la fisica dietro al sistema
Il principio di funzionamento è semplice quanto efficace. Durante l’estate mediterranea — quella che rende insopportabili i soggiorni esposti a sud nel tardo pomeriggio — il rivestimento esterno assorbe il calore del sole, ma l’intercapedine impedisce che questo calore si trasferisca direttamente alla parete. L’aria che circola nella camera ventilata funge da barriera termica naturale, disperdendo verso l’alto il calore accumulato. Alcune ricerche nel settore hanno misurato riduzioni della temperatura interna fino al 19% nei mesi più caldi.
In inverno il meccanismo si inverte parzialmente: lo strato isolante trattiene il calore interno, mentre il rivestimento esterno protegge dall’umidità e dagli agenti atmosferici. Il risultato è una parete sempre più “sana”, libera da muffe e condensa, con un comfort percepito nettamente superiore — muri caldi al tatto, stanze più equilibrate termicamente, addio alle pareti gelide nella zona notte.
Quali sono i vantaggi di una facciata ventilata?
I vantaggi di questo sistema sono molteplici e riguardano tanto la sfera tecnica quanto quella estetica e ambientale. Ecco i principali:
Risparmio energetico concreto. Limitando il trasferimento di calore tra esterno e interno, la facciata ventilata riduce drasticamente il ricorso a condizionatori in estate e al riscaldamento in inverno. I condizionatori rappresentano circa il 10% delle emissioni globali di CO₂, mentre gli edifici nel loro complesso sono responsabili di oltre il 40% delle emissioni a livello mondiale. Ridurre la dipendenza da questi impianti significa tagliare le bollette e alleggerire l’impatto ambientale.
Adattabilità a edifici nuovi e in ristrutturazione. Uno degli aspetti più apprezzati da architetti e designer è la versatilità del sistema: funziona su edifici di nuova costruzione ma anche — e spesso con risultati ancora più significativi — su immobili datati, come le villette degli anni Ottanta che soffrono di involucri energeticamente inefficienti. Non richiede stravolgimenti strutturali e si integra perfettamente con altri sistemi di isolamento termico, come il cappotto esterno.
Protezione dall’umidità e isolamento acustico. La ventilazione continua nell’intercapedine allontana l’umidità verso l’alto, prevenendo la formazione di condensa, muffe e deterioramento delle strutture murarie. Alcuni sistemi offrono anche prestazioni di isolamento acustico, un plus tutt’altro che secondario in contesti urbani o in prossimità di strade trafficate.
Libertà creativa e valorizzazione estetica. La facciata ventilata non è solo ingegneria: è anche design. Il pannello esterno può essere realizzato in un’ampia gamma di materiali, colori, texture e formati, permettendo all’edificio di acquisire un’identità visiva forte e contemporanea. Questa libertà estetica è particolarmente preziosa quando si vuole rinnovare l’aspetto di un immobile datato senza demolirlo.
Materiali sostenibili e riciclati. Le aziende leader del settore utilizzano componenti ad alto contenuto ecologico: lana di roccia o fibra di vetro per lo strato isolante, pannelli con percentuali di materiale riciclato fino all’85%, sottostrutture in alluminio riciclabile. La sostenibilità non è più un’opzione, ma una caratteristica strutturale del sistema.
I materiali di nuova generazione: dal gres porcellanato alla pietra sinterizzata
Se fino a qualche anno fa i materiali più comuni per il rivestimento delle facciate ventilate erano il clinker, la pietra naturale e i pannelli compositi in alluminio, oggi il panorama si è arricchito di soluzioni molto più sofisticate. Una delle evoluzioni più interessanti viene dalla pietra sinterizzata, un materiale ingegnerizzato ottenuto dalla compressione ad altissima pressione e temperatura di minerali naturali.
Un esempio recente e significativo è la linea Neolith ARCHITECTURAL, pensata specificamente per rivestimenti di grande scala e facciate ventilate. Con lastre da soli 6 mm di spessore — leggere ma resistentissime — la collezione introduce tre nuove varianti cromatiche ispirate ai materiali naturali (Serpeggiante, Azahar e Obsidian) abbinate a due texture superficiali inedite (Rigato e Cava) che arricchiscono le facciate di profondità tattile e visiva, creando giochi di luce e ombra che cambiano aspetto con le ore del giorno.
Serpeggiante richiama le venature del travertino in toni crema e avorio, perfetto per facciate luminose e senza tempo. Azahar si ispira ai materiali mediterranei come la terracotta, con sfumature calde e terragne ideali per ambienti residenziali. Obsidian, ispirato alla roccia vulcanica, esprime forza e raffinatezza con la sua superficie scura e minerale. La possibilità di combinare colori e texture con quantità minime d’ordine offre ad architetti e designer una flessibilità progettuale fino a ieri impensabile per interventi su grande scala.
Neolith rivestimento Obsidian per facciate ventilate
Facciata ventilata e interior design: un dialogo continuo tra dentro e fuori
Uno degli aspetti meno raccontati — ma fondamentali — delle facciate ventilate è il loro impatto diretto sulla percezione degli spazi interni. La scelta del materiale, del colore e della texture della facciata influenza la luce che filtra nelle stanze, l’atmosfera generale degli ambienti, il modo in cui ci si sente a casa.
Una facciata in gres effetto pietra chiara, ad esempio, riflette una luce morbida che rende il soggiorno più luminoso e ariosi. Se abbinata internamente a pavimenti in legno naturale, pareti in tinte neutre calde e tessuti leggeri, l’effetto complessivo è di grande respiro e naturalezza. Al contrario, una facciata con superfici in microcemento grigio, coordinata con pavimenti continui e una palette ridotta, evoca un’atmosfera più metropolitana, quasi da loft urbano.
Questo dialogo costante tra esterno e interno suggerisce un approccio progettuale integrato: costruire una palette coerente che valga sia per la facciata che per gli spazi abitativi, partendo da pochi colori neutri da riprendere nelle pareti, nei serramenti, nei tessuti e nel rivestimento esterno. Il risultato è un’abitazione percepita come un tutto armonioso, in cui interno ed esterno smettono di essere mondi separati.
Le frontiere della ricerca: facciate dinamiche e involucri adattivi
Accanto alle facciate ventilate “classiche”, la ricerca sta esplorando soluzioni ancora più avanzate: i sistemi di facciata dinamica, involucri intelligenti capaci di modificare le proprie proprietà ottiche e termiche in risposta alle condizioni ambientali. Un prototipo particolarmente innovativo è stato sviluppato da un team canadese, ispirandosi alle cellule cromatofore del krill: il sistema utilizza celle optofluidiche — sottili strati di olio minerale tra fogli di plastica — che passano da trasparente a opaco grazie a un colorante in acqua, regolando così il passaggio della luce e del calore in tempo reale. I ricercatori stimano un potenziale risparmio energetico fino al 30% rispetto agli edifici tradizionali.
Siamo ancora nella fase prototipale, ma la direzione è chiara: la facciata del futuro non sarà solo un involucro statico, ma una pelle intelligente e reattiva, capace di dialogare con l’ambiente e con i bisogni di chi abita dentro.
Villa Pamphili a Roma – progetto residenziale studio VGA
Conclusione: la facciata ventilata come investimento a lungo termine
Scegliere una facciata ventilata significa compiere un investimento che restituisce valore su più livelli: comfort quotidiano, risparmio in bolletta, valorizzazione immobiliare, riduzione dell’impatto ambientale e libertà espressiva nel design. Non si tratta di una soluzione adatta solo agli edifici di nuova costruzione o ai grandi cantieri: con i materiali e i sistemi oggi disponibili, è una risposta concreta anche per chi vuole trasformare una casa datata in un’abitazione contemporanea, efficiente e bella da guardare.
La chiave, come sempre in architettura e design, è partire da una visione d’insieme: capire come si vive lo spazio, quale luce si vuole nelle stanze, quale atmosfera si vuole respirare ogni mattina. La facciata ventilata, scelta e progettata con cura, è lo strumento che trasforma quella visione in realtà — partendo dall’esterno, ma arrivando fin dentro al cuore della casa.
C’è una legge che ha silenziosamente ridisegnato il modo in cui pensiamo alla casa. Si chiama Decreto Salva Casa, è entrata in vigore il 28 luglio 2024 ed è diventata uno dei temi più discussi nel mondo dell’architettura d’interni e del real estate. A distanza di quasi due anni, nel 2026, vale la pena fare il punto: cosa prevede davvero, cosa cambia per chi vuole ristrutturare o acquistare un piccolo appartamento e — soprattutto — come si trasforma uno spazio di 20 mq in qualcosa di bello, funzionale e davvero abitabile?
Cos’è il Decreto Salva Casa e perché interessa anche a te
Il Decreto Salva Casa (convertito nella Legge n. 105/2024) non è semplicemente una questione tecnica da delegare al geometra. È una norma che ha ridefinito fisicamente i confini del “vivibile”, abbassando le soglie minime di superficie e altezza per ottenere l’agibilità di un’abitazione. L’obiettivo dichiarato è favorire il recupero del patrimonio edilizio esistente, evitando nuovo consumo di suolo — una filosofia in perfetto allineamento con la sensibilità contemporanea verso la sostenibilità e il riuso intelligente degli spazi.
Il risultato concreto? Migliaia di piccoli alloggi nei centri storici, nelle palazzine degli anni Sessanta e negli edifici d’epoca possono oggi diventare abitazioni regolari. Una trasformazione che apre scenari nuovi, ma che porta con sé sfide progettuali altrettanto nuove.
Decreto Salva Casa 2026: le linee guida sulle nuove dimensioni minime
Ecco il cambiamento più tangibile, quello che interessa chiunque stia pensando a un piccolo appartamento.
Prima dell’entrata in vigore della legge, il riferimento era il DM 5 luglio 1975, che fissava in 28 mq la superficie minima per un monolocale destinato a una persona. Con la Legge 105/2024, quella soglia scende a 20 mq per un alloggio monostanza per una persona, mentre il limite per due persone passa a 28 mq. Una riduzione significativa, che nel 2026 continua a fare parlare di sé tra architetti, interior designer e investitori immobiliari.
Altrettanto rilevante è la riduzione dell’altezza minima interna da 2,70 a 2,40 metri: una modifica che riguarda tutti i locali adibiti ad abitazione, non solo corridoi o bagni come prevedeva la normativa precedente.
Un dettaglio fondamentale, però, non va mai dimenticato: queste nuove soglie si applicano esclusivamente a progetti presentati in Comune dopo il 28 luglio 2024 e solo su edifici esistenti oggetto di ristrutturazione. Non valgono per le nuove costruzioni, né per sanare situazioni irregolari del passato.
Come funziona il Decreto Salva Casa: cosa rimane obbligatorio
Semplificare non significa abbassare la qualità della vita a zero. Alcuni requisiti restano irrinunciabili, e conoscerli è essenziale prima di lanciarsi in qualsiasi progetto.
Ogni locale abitabile deve garantire ventilazione e illuminazione naturale: le finestre apribili devono avere una superficie totale pari ad almeno 1/8 della superficie pavimentata. Nessun mini-appartamento senza luce e aria è ammissibile al di sotto di questi parametri.
Sul fronte dell’accessibilità, il decreto richiama il DM 236/1989 sull’abbattimento delle barriere architettoniche: ogni mini-alloggio deve poter essere adattato nel tempo per essere fruibile anche da persone con ridotta mobilità. Rimangono obbligatori anche un bagno completo — vaso, bidet, lavabo e doccia o vasca — e un impianto di riscaldamento che garantisca una temperatura interna tra i 18 e i 20°C.
Dal punto di vista procedurale, la normativa prevede il meccanismo del silenzio-assenso: se entro 30 giorni dalla presentazione del progetto il Comune non formula osservazioni, si considera automaticamente formata l’agibilità. La Segnalazione Certificata di Agibilità (SCA) resta però lo strumento principale, con la responsabilità del tecnico — ingegnere, architetto o geometra — rafforzata rispetto al passato.
Il bagno nel monolocale da 20 mq: come gestire gli spazi
Tra tutti i nodi progettuali di un mini-appartamento, quello del bagno è forse il più sottovalutato in fase di acquisto e il più urgente da risolvere in fase di ristrutturazione. Il Decreto Salva Casa ha ridisegnato molte regole, ma su questo punto la normativa non ha aperto nuove strade: l’obbligo di separare il bagno dalla zona giorno e dalla cucina tramite un vano filtro — antibagno, corridoio o ingresso — è rimasto invariato rispetto al DM 1975 che lo aveva introdotto.
Questo significa che anche in 20 mq la distribuzione degli spazi deve prevedere quella piccola zona di passaggio, per quanto minima. Dal punto di vista pratico, la scelta della tipologia di apertura fa spesso tutta la differenza: una porta scorrevole, ad esempio, consente di guadagnare centimetri preziosi rispetto a una tradizionale porta a battente, trasformando un vincolo normativo in un’opportunità di design.
L’antibagno, poi, non va vissuto come uno spazio residuale da nascondere, ma come un ambiente da progettare con intenzione. Con la giusta organizzazione può diventare una zona lavanderia compatta, uno spogliatoio funzionale o persino ospitare la doccia, a seconda della distribuzione complessiva dell’appartamento. Ciò che non può mai spostarsi fuori dal bagno vero e proprio sono vaso e bidet: su questo la normativa non lascia margini di interpretazione.
Come arredare un monolocale di 20 mq: idee che funzionano davvero
Stabilite le regole del gioco, arriva la parte più interessante: come si progetta e si arreda uno spazio che, sulla carta, sembra impossibile? In realtà, le case piccole costringono a scelte di design più intelligenti e spesso più belle di quelle che adottiamo negli appartamenti standard.
Sfruttare l’altezza disponibile è il primo imperativo. Anche con i 2,40 metri minimi, si possono ricavare vani di deposito “in quota” sopra corridoi, bagni o ingressi, liberando preziosa superficie a pavimento. Librerie e armadi a tutta parete, mensole posizionate in alto, letti a soppalco accessibili in sicurezza: tutto ciò che sale verso il soffitto alleggerisce lo spazio sottostante e crea una percezione di ampiezza reale.
L’arredo multifunzionale è il secondo pilastro. Il mercato si è evoluto in modo sorprendente: oggi esistono divani letto di altissima qualità, letti a scomparsa integrati in armadi o librerie, tavoli ribaltabili a parete, contenitori nascosti ovunque. La chiave è investire in meccanismi robusti e affidabili — in case molto vissute, o destinate all’affitto, la durata conta quanto l’estetica.
La continuità visiva fa il resto: stesso pavimento in tutti gli ambienti, tende o pareti vetrate per separare la zona notte senza chiudere lo spazio, specchi strategici che raddoppiano la percezione della profondità, luce naturale trattata come un vero materiale di progetto.
Le nuove proposte Clei per il monolocale: design, trasformabilità e qualità Made in Italy
Se il Decreto Salva Casa ha ridefinito i confini normativi del vivibile, Clei ha risposto con un’evoluzione della propria offerta che copre oggi ogni ambiente del monolocale — dal living alla cucina, dalla zona notte alla sala da pranzo — con un sistema integrato e coerente. Le novità presentate al Salone del Mobile 2026 raccontano un’azienda che non si limita a produrre mobili trasformabili, ma progetta interi ecosistemi domestici pensati per spazi piccoli vissuti in grande.
Diana è la protagonista della zona notte-giorno. Il nuovo divano integrato con sistema letto a scomparsa si distingue per un linguaggio formale morbido e avvolgente — braccioli affusolati e leggermente inclinati, linee armoniose — che lo rendono a tutti gli effetti un pezzo di design, non una soluzione di compromesso. La trasformazione da divano a letto matrimoniale avviene senza rimuovere i cuscini: la seduta avanza e lo schienale ruota automaticamente grazie a un meccanismo brevettato che rende il gesto quotidiano immediato e naturale. Disponibile nelle larghezze 167 e 177 cm, con profondità 35 e 62 cm, Diana si adatta sia nella versione manuale che in quella motorizzata Power — pensata per chi vuole il massimo della praticità senza rinunciare all’estetica. Certificata secondo le normative di sicurezza UNI per i letti a scomparsa, è indicata tanto per contesti residenziali quanto per progetti contract di alto profilo.
La cucina, in un monolocale da 20 mq, è spesso l’elemento più difficile da integrare senza che diventi visivamente invasiva. Il Blocco Cucina Lineare di Clei risolve questa tensione con eleganza: compatto, altamente funzionale, progettato per inserirsi nel sistema Making Room (design Castiglia Associati) e dialogare con fluidità con le altre zone dell’appartamento. Non una semplice cooking station, ma un elemento progettuale che mantiene ordine visivo e pulizia formale senza rinunciare a completezza e prestazioni. Quando il piano cottura non serve, l’ambiente torna ad essere living. È questo il senso più profondo della trasformabilità secondo Clei: non nascondere, ma integrare.
Infine, Girò riporta la convivialità al centro dello spazio domestico con una soluzione che in pochi gesti passa da consolle compatta a tavolo da pranzo per quattro o sei persone. Il sistema di articolazione rotante con piani ribaltabili consente la trasformazione mantenendo qualità estetica e comfort: la mattina è una postazione operativa, la sera un tavolo attorno al quale ritrovarsi. Integrato nel programma Making Room, Girò dialoga con il living e con gli altri elementi della composizione, contribuendo a creare uno spazio fluido e continuo dove nulla sembra fuori posto — e dove ogni metro quadrato guadagna senso e valore.
Per saperne di più sulle soluzioni Clei visita www.clei.it
Decreto Salva Casa 2026: un’opportunità, non una scorciatoia
Nel 2026 il Decreto Salva Casa continua a generare opportunità reali per chi vuole valorizzare un piccolo appartamento o portare a norma un immobile esistente. Ma tra il “tecnicamente possibile” e il “davvero vivere bene” c’è ancora una differenza sostanziale — una differenza che si misura in qualità della progettazione, scelta dei materiali, intelligenza dell’arredo.
I 20 mq possono essere uno spazio meraviglioso. A patto di trattarli con la stessa cura — e la stessa ambizione — che dedicheremmo a cento.
Hai mai guardato un mobile e pensato: questo potrebbe stare bene in qualsiasi casa, in qualsiasi momento? È una sensazione rara, soprattutto quando si parla di grandi catene. Eppure, con la nuova serie KRONÖREN di IKEA, ci sembra proprio il caso di parlarne.
Noi di DM Studio seguiamo da vicino le novità del mercato, non solo per curiosità professionale, ma perché spesso sono i nostri clienti a chiederci: “Vale la pena?” E in questo caso, la risposta è sì. Con qualche piccola precisazione, come sempre.
Cos’è KRONÖREN
KRONÖREN è la nuova serie di contenitori IKEA interamente realizzata in legno massello di pino non trattato. Si compone di tre elementi:
un armadio a giorno
una cassettiera a due cassetti
un comodino
Il progetto porta la firma di Nike Karlsson, designer già noto per aver creato i mobili in rattan della collezione STOCKHOLM, una delle più amate (e imitate) degli ultimi anni. Il suo approccio è riconoscibile: forme pulite, funzionalità al centro, nessun dettaglio superfluo.
“Quando ho progettato KRONÖREN, mi sono lasciato guidare dalla semplicità e dal motto Less is more” — Nike Karlsson
Una filosofia che, lo diciamo da professionisti, non è mai banale da tradurre in un prodotto industriale.
Il legno invecchia bene
Quello che ci ha colpito di più di questa serie non è l’estetica, pur essendo molto riuscita nella sua semplicità, ma la scelta del legno massello di pino non trattato.
Perché è una scelta coraggiosa. Il pino grezzo, lo sappiamo, richiede un minimo di attenzione: si può graffiare, assorbe l’umidità e con il tempo cambia tonalità. Ma è proprio questo il punto. Le venature, la patina naturale che si sviluppa negli anni, le piccole imperfezioni: ogni pezzo diventa unico, e racconta la vita di chi lo abita.
C’è poi un altro aspetto che, da amanti della personalizzazione, apprezziamo moltissimo: il legno massello di pino non trattato è il materiale più amico del fai da te. Sui social non mancano ispirazioni: basta cercare IKEA pine wood DIY per trovare centinaia di relooking creativi.
Piccolo disclaimer onesto: se sei il tipo che vuole il mobile sempre perfetto e non vuoi pensarci, forse non è la scelta giusta. Ma se apprezzi i materiali vivi, quelli che crescono con la casa, KRONÖREN potrebbe fare al caso tuo.
Come si usa (davvero) nella vita di tutti i giorni
L’armadio a giorno è pensato per chi vuole un piccolo angolo cabina armadio per vedere subito cosa gli indumenti, niente ante, niente ricerche. Le estremità del bastone appendiabiti fungono da ganci: comodi per borse e abiti lunghi. Funziona bene nelle camere da letto piccole, negli airbnb, nei disimpegni, nelle piccole cabine armadio o nello spogliatoio ingresso.
La cassettiera è compatta, ideale dove lo spazio è ridotto, ma l’ordine è una priorità. I fermi cassetto evitano estrazioni accidentali, un dettaglio tecnico piccolo, ma che nel tempo fa la differenza. Consigliamo di abbinarla a piccole scatole organizer per sfruttare al meglio lo spazio interno.
Il comodino è essenziale nel senso più bello del termine: un cassetto per gli oggetti da nascondere, un piano per quelli da tenere a portata di mano. Niente di più, niente di meno.
Personalizzazione: il vantaggio del legno grezzo
Come già anticipato, uno degli aspetti più interessanti dal punto di vista progettuale è la possibilità di trattare il legno come si preferisce: olio naturale per valorizzare le venature, vernice per proteggerlo, mordente per cambiarne il colore o persino una mano di pittura per un look più personale.
Se sei appassionato di DIY o semplicemente vuoi dare un tocco personale ai tuoi mobili, difficilmente troverai una superficie più generosa. Prende benissimo la pittura (anche lo smalto o quella a gesso, tanto di moda per i progetti home decor) si carteggia facilmente, assorbe mordenti e oli in modo uniforme. In pratica, puoi trasformarlo seguendo le tendenze o semplicemente il tuo umore.
Questo significa che KRONÖREN non è solo un mobile, è una base. Puoi acquistarlo oggi in versione naturale e, tra qualche anno, ridipingerlo in blu navy per seguire il nuovo mood della tua stanza. Quanti mobili ti offrono questa libertà?
Dove acquistare KRONÖREN
La serie IKEA KRONÖREN è disponibile da subito sul sito IKEA e nei negozi fisici.
Quante volte ti sei seduta davanti al computer o con il telefono in mano pensando:
“E adesso cosa pubblico?”
Credimi, ci sono passata anche io.
Trovare idee per i contenuti, all’inizio, non è così facile e immediato, soprattutto quando hai mille cose da fare e vorresti che ogni post, storia o newsletter attraesse l’interesse del tuo pubblico.
Ma oggi voglio condividere con te un trucco che ho iniziato ad utilizzare diversi anni fa e che mi permette di avere un piano editoriale sempre ricco di idee.
E, ogni volta che arriva il momento di scrivere una newsletter o creare un contenuto per Instagram, ho già l’idea definita e devo solo dedicarmi alla scrittura e produzione del contenuto.
Torna indietro nel tempo
Immagina te stessa qualche anno fa, quando hai iniziato ad appassionarti all’home styling.
Quali erano i tuoi sogni?
Quali paure e pensieri ti tormentavano?
Quali problemi cercavi di risolvere?
E quali domande continuavi a farti?
Forse ti chiedevi:
“Da dove inizio per creare una casa che mi rappresenti davvero?”
“Quali sono le regole da seguire per abbinare colori e materiali?”
“Come faccio a far capire agli altri che ho talento per questa cosa?”
Adesso, pensa: quali consigli avresti voluto sentire allora?
Ora che è passato qualche anno da quelle domande, certamente adesso hai le risposte.
Ecco quelle risposte sono sicuramente utili a tutte quelle persone che si trovano nella tua stessa situazione di qualche anno fa.
Persona che ha bisogno di te, dei tuo consigli, delle tue competenze e delle tue soluzioni per arredare la sua casa.
Questo è il tuo punto di partenza per creare contenuti
Parla a quella versione di te stessa: rispondi ai suoi dubbi, guida i suoi sogni, e aiutala a superare i suoi ostacoli.
Sai perché?
Perché quella persona… è la tua cliente ideale di oggi.
Ritagliati uno slot di tempo e dedica un’ora, due ore o il tempo che ti occorre, per la stesura delle idee.
Solo delle idee, non è necessario che tu le sviluppa ora (lo farai quando sarà il momento, ovvero qualche giorno prima della pubblicazione, del giorno in cui deciderai di pubblicarlo).
Alterna contenuti legati alla tua personalità e storia professionale (le persone amano le storie!), a contenuti più formativi (idee, consigli e ispirazioni).
E ora, dove le mettiamo queste idee?
C’è un secondo passo da compiere, per fare in modo che tutte queste idee non si perdano per strada: organizzarle in uno spazio digitale.
Io ad esempio uso:
Notion, per calendarizzare i post su Instagram. Mi permette di avere tutto sotto controllo e sapere sempre cosa pubblicare e quando.
Google Fogli, per la stesura dei testi di tutte le mie newsletter. Così posso riprendere facilmente i miei vecchi testi o aggiornare contenuti che so aver funzionato bene.
Organizzare le idee ti aiuterà a essere costante nella pubblicazione e a ridurre lo stress.
Riprendere, a distanza di tempo, contenuti che ho già sviluppato e che so essere stati apprezzati, mi permette di creare nuovi contenuti esplorandoli da prospettive diverse.
Questo metodo, infatti, mi consente di generare un’infinità di idee, mantenendo freschi e interessanti i miei contenuti.
E infine, ricorda una cosa fondamentale: conoscere il tuo pubblico è indispensabile per far crescere il tuo business.
Quando sai davvero chi hai davanti, a chi ti rivolgi, riesci a creare contenuti che attirano le persone giuste, in linea con i tuoi valori.
E quelle persone?
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Bar Adrenalina rimane sicuramente uno degli allestimenti più affascinanti della MDW 2026 e lo confermiamo anche a distanza di 10 giorni dalla design week. Il suo successo è stato così avvolgente ed immersivo che rimarrà ancora attivo per altri mesi, fino a luglio 2026.
Ph Serena Eller Vainicher
L’evento, dal titolo MoscaPartners Variations e organizzato da MoscaPartners, studio specializzato nell’organizzazione di eventi, si è tenuto nel cortile dell’Orologio di Palazzo Litta. Il tema era centrato sul concetto di Metamorfosi, e l’azienda Adrenalina, produttrice di imbottiti, ha trasformato il l’interno del BoccascenaCafé in un laboratorio di co-progettazione sonora.
All’ingresso ci accoglie una insegna in stile cyberpunk e una volta dentro, come uno scenario di Matrix, ci si presentano davanti non due, ma tre scelte.
Ph Serena Eller Vainicher
Sala rossa, sala blu o sala verde, ciascuna in linea con un mood differente. La prima, per gli incontri audaci e vivaci, la blu per una modalità rilassante ispirata all’acqua della fontana sovrastata da un possente Nettuno, e infine la sala verde in cui l’installazione site specif Listen! invita alla riflessione sull’ascolto, tema conduttore di tutto l’allestimento.
Bar Adrenalina, un concept di successo
Il progetto, firmato da Debonademeo Studio, ha visto crescere la curiosità di molti. Durante la Design week, gli imbottiti Adrenalina hanno preso vita e ogni visitatore è diventato un co-autore del prossimo prodotto dell’azienda, su un’idea di Michele Spanghero.
Perchè la sala verde si è trasformata in un teatro di ascolto catturando opinioni, interazioni, ogni fruscio, sussurro, risata.
Ph Serena Eller Vainicher
Questa esperienza ha dato origine a un vero e proprio database sonoro, che costituirà il punto di partenza di un processo creativo post-evento. I pattern acustici raccolti verranno infatti rielaborati dai designer di Adrenalina, Debonademeo Studio, con il supporto di Michele Spanghero, per definire le linee, le tracce visive e la forma di un nuovo divano.
Ph Serena Eller Vainicher
Un progetto pensato per reagire fisicamente alla presenza delle persone nello spazio, trasformando l’energia collettiva della Design Week in un prodotto industriale.
Ph Serena Eller Vainicher
Il risultato di questa co-progettazione spontanea diventerà il fulcro del format ADRENALINA INCONTRA 2026, terzo appuntamento della serie.
Quali nuove direzioni prenderà il dialogo tra suono, spazio e progetto? Sarà interessante scoprire come questo approccio potrà evolversi.
Intanto per chi non l’ha ancora assaporata da vicino, l’esperienza continua: il bar è perfettamente funzionante e sarà ancora attivo fino a fine luglio.
In occasione della Milano Design Week 2026, Altreforme ha presentato LOVE&RELOVE, il nuovo servizio sartoriale che ridefinisce il concetto di arredo contemporaneo. Un progetto che supera la semplice personalizzazione per introdurre una nuova idea di design: oggetti pensati per evolversi nel tempo, adattarsi ai cambiamenti e durare più a lungo.
Con LOVE&RELOVE, il brand italiano specializzato in arredi di alta gamma in alluminio propone una visione innovativa del lusso sostenibile, trasformando il rapporto tra persone e oggetti in un dialogo continuo.
LOVE&RELOVE: la nuova visione di Altreforme
Il progetto nasce dall’evoluzione di Sartoria, storico servizio bespoke di Altreforme, e porta la personalizzazione a un livello superiore. Non più soltanto una scelta iniziale, ma un processo permanente che accompagna la vita dell’arredo nel tempo.
Il concept si divide in due momenti distinti ma complementari:
LOVE, la fase creativa iniziale, in cui clienti, designer e architetti collaborano con il brand per creare pezzi unici o soluzioni custom;
RELOVE, la possibilità di trasformare gli arredi esistenti attraverso nuove finiture, modifiche dimensionali, restauri o reinterpretazioni estetiche.
L’obiettivo è offrire un’alternativa concreta alla continua sostituzione degli oggetti, promuovendo invece il loro rinnovamento.
Altreforme alla Milano Design Week 2026
Per la Design Week 2026, il brand ha scelto di raccontare LOVE&RELOVE all’interno di un temporary space in Via Solferino 32, concepito come un ambiente immersivo e narrativo.
Qui il pubblico ha potuto scoprire il potenziale trasformativo del progetto attraverso una selezione di pezzi iconici, reinterpretati grazie a nuove lavorazioni, superfici e cromie. L’allestimento ha mostrato concretamente come il design possa evolversi senza perdere identità, rafforzando anzi il legame emotivo con l’oggetto.
La presenza del brand al Fuorisalone 2026 conferma ancora una volta il ruolo di Altreforme tra i protagonisti più innovativi del design italiano contemporaneo.
Il design sostenibile alla base del progetto
Alla base di LOVE&RELOVE c’è una visione responsabile della sostenibilità. Il progetto nasce infatti dalla volontà di prolungare il ciclo di vita degli arredi, contrastando la logica dell’usa e getta che domina il consumo contemporaneo.
In questo processo, l’alluminio diventa protagonista assoluto. Materiale durevole e infinitamente riciclabile, permette di intervenire sugli oggetti esistenti senza comprometterne qualità o valore estetico.
Il servizio consente infatti di:
riverniciare gli arredi;
modificare finiture e texture;
adattare dimensioni e funzioni;
restaurare elementi esistenti;
recuperare il materiale reinserendolo nel ciclo produttivo.
Una scelta che unisce libertà progettuale, innovazione e responsabilità ambientale.
L’alluminio come materia couture
Dal 2009, Altreforme interpreta l’alluminio con un approccio vicino all’haute couture. Superfici materiche, colori sofisticati, decori elaborati e lavorazioni complesse trasformano il metallo in una materia altamente espressiva.
Questa visione nasce dall’esperienza di Fontana Group, azienda leader nella produzione di componenti in alluminio per il settore automotive di lusso, con collaborazioni storiche per marchi come Ferrari e Rolls Royce.
Il trasferimento di tecnologie e know-how dal mondo automotive al design ha permesso ad Altreforme di creare collezioni dal forte impatto scenografico, diventando un punto di riferimento internazionale per architetti e interior designer.
I designer e i premi di Altreforme
Nel corso degli anni, l’azienda ha collaborato con importanti designer e archistar internazionali, tra cui Doriana e Massimiliano Fuksas, Elena Salmistraro, Marco Piva, Matteo Cibic e Serena Confalonieri.
Il brand ha inoltre ricevuto prestigiosi riconoscimenti come:
Elle Decor Design Award 2022;
Archiproducts Design Award 2022;
Archiproducts Design Award 2025.
Tra i progetti premiati spicca Otto, il separé firmato da Doriana e Massimiliano Fuksas, considerato il primo progetto di economia circolare del brand.
LOVE&RELOVE segna il futuro del design
Con LOVE&RELOVE, il brand introduce una nuova cultura dell’abitare, dove gli arredi non sono più elementi statici ma oggetti in continua evoluzione.
La presentazione alla Design Week 2026 dimostra come il design contemporaneo possa diventare più flessibile, sostenibile e personale, senza rinunciare all’estetica e alla qualità manifatturiera.
Più che una semplice collezione, LOVE&RELOVE rappresenta una nuova idea di lusso: meno legata al consumo e più orientata alla durata, alla trasformazione e al valore emotivo degli oggetti.
La cucina esterna è uno dei desideri più condivisi da chi ama vivere la casa anche negli spazi all’aperto. Che si tratti di un ampio giardino o di un terrazzo cittadino, una cucina esterna ben progettata consente di cucinare, ricevere ospiti e godersi l’aria aperta con praticità e stile.
Negli ultimi anni, le soluzioni disponibili sono diventate sempre più accessibili e versatili. In questa guida scoprirai tutto ciò che serve sapere: dai permessi agli impianti, dai materiali alle ultime tendenze.
Indice dei contenuti
Perché scegliere una cucina esterna
Dove installarla: giardino, terrazzo o portico
Permessi e normative: cosa sapere prima
Impianti: gas, acqua ed elettricità
Quali materiali sono ideali per una cucina esterna duratura?
Cucine esterne modulari e mobili
La posa: dettagli tecnici che fanno la differenza
Tendenze 2026: design e tecnologia
Le migliori cucine esterne per giardini moderni nel 2026
FAQ: le domande più frequenti
1. Perché scegliere una cucina esterna
Una cucina esterna per giardino è molto più di un barbecue sul terrazzo. È una seconda cucina a tutti gli effetti — completa di piano cottura, lavello, frigorifero, spazi contenitivi — capace di rivoluzionare il modo in cui vivi gli spazi aperti durante la bella stagione e oltre.
I benefici concreti sono molteplici:
Qualità della vita: cucinare, mangiare e ricevere all’aria aperta migliora il benessere quotidiano.
Valore immobiliare: una cucina esterna ben progettata è un investimento che accresce il valore della proprietà.
Risparmio energetico: durante i mesi caldi, cucinare fuori riduce il surriscaldamento degli ambienti interni.
Spazio di socialità: il cooking outdoor è per definizione uno spazio condiviso, che favorisce convivialità e ospitalità.
2. Dove installarla: giardino, terrazzo o portico
La posizione è la prima decisione da prendere, e condiziona tutto il resto — dalla tipologia di cucina agli impianti necessari.
Cucina esterna in giardino
È la soluzione con più libertà progettuale. Puoi optare per una cucina in muratura, stabile e permanente, oppure per una cucina modulare su ruote, riposizionabile nel tempo. In giardino è più facile gestire gli scarichi interrati e il collegamento all’impianto del gas domestico.
Cucina esterna sul terrazzo
Richiede soluzioni più compatte e componibili. Prima di procedere, verifica sempre:
Il regolamento condominiale (in particolare per l’uso di fuochi o barbecue a gas)
Il carico strutturale del solaio
Le normative locali per le opere su aree condominiali o visibili dall’esterno
Sotto un portico
È la posizione ideale. La copertura protegge la cucina da pioggia, grandine e raggi UV diretti, prolungandone la durata e migliorando l’esperienza d’uso in ogni stagione. Un portico ben orientato permette anche di cucinare nelle giornate fresche, estendendo la stagionalità della cucina esterna.
Consiglio pratico: qualunque sia la posizione scelta, privilegia una zona ben ventilata, facilmente raggiungibile dalla cucina interna e lontana da materiali infiammabili.
3. Permessi e normative: cosa sapere prima
Uno degli aspetti che genera più dubbi è quello burocratico. La risposta dipende da tre fattori: tipologia di cucina, collocazione e contesto abitativo.
In contesti condominiali, se la cucina è collocata su un terrazzo pertinenziale, gli impianti sono a norma e la struttura non è visibile dall’esterno, l’installazione potrebbe essere consentita senza autorizzazioni formali. Verifica sempre con il tuo Comune e con un tecnico abilitato prima di avviare i lavori.
4. Impianti: gas, acqua ed elettricità
Una cucina esterna moderna richiede tre impianti fondamentali. Affidarsi sempre a professionisti certificati è non solo consigliato, ma obbligatorio per legge.
Gas
Hai due opzioni principali:
Collegamento all’impianto domestico: tubazioni interrate in giardino o canalette a vista sul terrazzo. Soluzione definitiva e più sicura nel lungo periodo.
Bombole a GPL: pratiche per cucine mobili e temporanee, non richiedono opere murarie ma vanno gestite con attenzione (stoccaggio, sostituzione, normativa).
Acqua
Indispensabile per il lavello e la pulizia generale. Richiede la predisposizione di carico e scarico. Lo scarico deve raggiungere la colonna fognaria con una pendenza minima dell’1% per garantire il deflusso corretto.
Elettricità
La normativa italiana prevede che terrazzi, portici e giardini superiori ai 10 mq dispongano già di almeno una presa e un punto luce. Per qualsiasi ampliamento o nuova installazione, ogni cavo e dispositivo deve avere un grado di protezione IP44 o superiore, necessario per resistere a umidità, pioggia e agenti atmosferici.
5. Quali materiali sono ideali per una cucina esterna duratura?
La scelta dei materiali è forse l’elemento più critico per la longevità di una cucina esterna. L’esposizione agli agenti atmosferici — escursioni termiche, umidità, raggi UV, pioggia — richiede materiali specifici, molto diversi da quelli usati per le cucine da interno.
cucina da esterno Aura di Arredo3
Per i piani di lavoro (top)
Lapitec (pietra sinterizzata) Materiale completamente naturale, antibatterico, impermeabile. Resiste a macchie, calore intenso e raggi UV senza alterare colore o texture. È tra le scelte più indicate per chi vuole un top di qualità senza manutenzione.
Gres porcellanato Robusto, facile da pulire e disponibile in un’ampia gamma di finiture — incluse quelle che imitano pietra, cemento o legno. È ideale anche per i pavimenti della zona cottura. Marchi come Laminam e Abitum producono lastre ad alte prestazioni pensate specificamente per l’outdoor.
Dekton Superficie ultracompatta di ultima generazione, disponibile in finiture eleganti ed estremamente resistente all’abrasione, agli agenti chimici e alle temperature estreme.
Per le strutture e i componenti
Abimis – cucina da esterno Atelier
Acciaio inox certificato Usato anche in ambito nautico, è resistente a cloro, salsedine e sbalzi termici. Può essere verniciato per personalizzare l’estetica. La finitura spazzolata è particolarmente apprezzata perché nasconde i graffi nel tempo.
Alluminio Leggero, anticorrosivo e completamente riciclabile. È il materiale prediletto dalle cucine esterne di nuova generazione, anche perché consente lavorazioni precise e finiture di alta qualità.
Metallo zinco-magnesio Sempre più usato nelle strutture outdoor premium per la sua eccezionale resistenza alla corrosione, superiore anche all’acciaio inox nelle condizioni più difficili.
Legno marino multistrato Per chi ama un’estetica calda e naturale. Viene trattato con gli stessi processi usati per le barche, rendendolo resistente all’umidità e agli sbalzi termici. Richiede però una manutenzione periodica più attenta rispetto ai materiali metallici.
Regola d’oro: evita tutti i materiali non certificati per uso esterno. Ante in MDF, strutture in truciolare o top in marmo non trattato si deteriorano rapidamente se esposti alle intemperie.
6. Cucine esterne modulari e mobili
Non vuoi intervenire con opere murarie? Le cucine esterne modulari sono la risposta. Composte da blocchi componibili e indipendenti, sono perfette per terrazzi, piccoli giardini e per chi desidera flessibilità nel tempo.
Norma – cucina da esterno modulare e componibile di RODA
Caratteristiche principali:
Funzionano spesso a bombola GPL (nessun allaccio fisso al gas)
Richiedono comunque l’allaccio all’acqua e alla corrente elettrica
Molti modelli si richiudono completamente, proteggendo elettrodomestici e accessori
Sono facilmente riconfigurabili o ampliate nel tempo
Il limite: alcune cucine modulari entry-level usano materiali non sufficientemente resistenti per un uso outdoor intensivo. Prima di acquistare, verifica sempre la certificazione dei materiali per uso esterno.
7. La posa: dettagli tecnici che fanno la differenza
Un’installazione eseguita con cura garantisce sicurezza, durata e un risultato estetico ottimale. Ecco gli elementi tecnici fondamentali da non trascurare:
Pavimento livellato: il suolo deve essere piano, solido e privo di cedimenti.
Materiali antiscivolo: il gres è la scelta più sicura — garantisce presa anche quando è bagnato.
Pendenza per il deflusso: il pavimento deve avere una pendenza del 2% verso l’esterno per evitare ristagni d’acqua pericolosi.
Montaggio in bolla: ogni modulo o blocco deve essere perfettamente livellato. Anche una leggera inclinazione compromette la stabilità e l’apertura delle ante nel tempo.
Distanza di sicurezza: prevedi almeno 50 cm di spazio libero attorno ai fuochi e verifica le distanze minime da pareti e materiali combustibili previste dalle normative.
8. Tendenze 2026: design e tecnologia
Il mercato delle cucine esterne è in forte evoluzione. Ecco le tendenze che dominano il 2026:
Design a scomparsa e architettonico Le cucine esterne si ispirano sempre più all’architettura. Geometrie essenziali, forti verticalità e un’estetica che dialoga con il giardino come elemento architettonico integrato — non come un accessorio posizionato in un angolo.
Colori neutri e finiture opache Il bianco, il cemento, il grigio antracite e le terre calde dominano la palette 2026. Le finiture opache sono preferite a quelle lucide perché nascondono meglio i segni dell’uso e si integrano con i materiali naturali del giardino.
Sostenibilità come standard Strutture in alluminio riciclabile, finiture a polveri atossiche prive di metalli pesanti, materiali monomaterici per facilitare il riciclo a fine vita. La sostenibilità non è più un differenziale, è un requisito.
Accessori smart Prese USB integrate, illuminazione LED perimetrale, rubinetti a sensore, controlli digitali del piano cottura. La cucina esterna si connette al comfort tecnologico della casa.
Modularità totale La componibilità è il fil rouge di tutte le collezioni 2026: cucine che si adattano allo spazio, al budget e che possono crescere nel tempo aggiungendo moduli.
9. Le migliori cucine esterne per giardini moderni nel 2026
Ecco una selezione delle cucine esterne più interessanti presentate nel 2026, da brand italiani di riferimento per il design outdoor.
Tikal – Talenti Outdoor Living (design Nicola De Pellegrini / Anidride Design)
Ispirata all’architettura monumentale della città Maya di Tikal, questa collezione porta nell’outdoor una forte identità architettonica. Le geometrie essenziali e la verticalità delle strutture conferiscono allo spazio esterno un carattere netto e riconoscibile.
Materiali: strutture in metallo zinco-magnesio, acciaio inossidabile e alluminio con trattamenti speciali per esterni ad alta resistenza termica e atmosferica. I piani di lavoro sono in gres porcellanato di grande formato con effetto cemento.
Punto di forza: equilibrio tra architettura, natura e funzionalità. Interamente Made in Italy.
Ideale per: giardini di design contemporaneo dove la cucina esterna è un elemento architettonico protagonista.
Aura – Arredo3
Prima cucina esterna del brand Arredo3, Aura nasce per arredare sottoportici, terrazzi e aree all’aperto riparate con uno spirito compatto, lineare e sostenibile.
La forma è semplice e pulita, con un dettaglio distintivo: il piedino dalla geometria più morbida, che spezza il ritmo altrimenti rigoroso della composizione. Disponibile in configurazione a isola o a parete con tre o quattro basi.
Materiali (tutti sostenibili, riciclati o riciclabili):
Struttura, frontali, basamento e piedini in alluminio (recuperabile al 100%)
Piani di lavoro in Laminam o Abitum (lastre ceramiche ad alte prestazioni)
Cerniere in acciaio inox ad alta resistenza ad umidità, salsedine e sbalzi termici
Lavello e piano cottura in acciaio inox professionale
Ideale per: chi cerca una cucina esterna con forte coscienza ambientale senza rinunciare all’estetica.
Pluripremiata (Archiproducts Design Award 2018, ADI Index 2019), Frame Kitchen è disponibile in versione outdoor grazie a un trattamento di cataforesi che previene la formazione di ruggine e garantisce un’elevata resistenza agli agenti atmosferici.
Palette cromatica: 20 finiture colore suddivise in metal essentials e metal design, dalle tonalità più delicate ai colori più intensi.
Configurazioni: 2 o 3 moduli (128 o 188 cm di larghezza) con top in acciaio inox Barazza.
Equipaggiamento disponibile: Teppanyaki elettrico, grill elettrico da appoggio, piani cottura a gas, barbecue integrato a gas in inox (cottura senza fumo, alta tecnologia).
Sostenibilità: realizzata quasi esclusivamente con elementi monomaterici in metallo 100% riciclabile e finiture a polveri atossiche prive di metalli pesanti.
Ideale per: chi vuole massima libertà cromatica e una cucina esterna certificata per le sue performance tecniche.
Presentata alla Milano Design Week 2026, Rossena Outdoor porta all’esterno il linguaggio sofisticato di SCIC. Il progetto firmato Ballabeni & Catellani Studio combina estetica geometrica, funzionalità e performance in un unico prodotto.
Punto di forza: il top modulare permette l’uso di materiali e finiture differenti nella stessa composizione, mentre terminali e dettagli pensati ad hoc conferiscono alla cucina un’estetica raffinata e non standardizzata.
Filosofia progettuale: rispondere alle esigenze di chi vive gli spazi outdoor con la stessa cura e attenzione riservata agli interni — una “cucina da esterno” che non scende a compromessi sul piano del design.
Ideale per: chi desidera una cucina esterna che sia la naturale estensione dell’interno casa, con personalizzazione spinta.
10. FAQ: le domande più frequenti sulla cucina esterna
Quanto costa una cucina esterna?
Il range è ampio. Le cucine modulari entry-level partono da circa 2.000–4.000 €. Le cucine esterne di design italiano di alta gamma (come quelle descritte sopra) si posizionano generalmente tra i 10.000 e i 30.000 €, inclusa la posa. Una cucina in muratura personalizzata può superare queste cifre in base alla complessità del progetto.
Quali sono le migliori cucine esterne per giardini moderni?
Nel 2026, le soluzioni più interessanti per giardini moderni puntano su materiali tecnici ad alta resistenza (alluminio, zinco-magnesio, gres), design architettonico e modularità. Tikal di Talenti, Frame Kitchen di Fantin e Rossena Outdoor di SCIC sono tra i riferimenti più solidi per chi cerca qualità Made in Italy e design contemporaneo.
Quali materiali sono ideali per una cucina esterna duratura?
Per le strutture: alluminio, acciaio inox certificato, metallo zinco-magnesio. Per i piani di lavoro: Lapitec, Dekton, gres porcellanato. Evita MDF, truciolare e qualsiasi materiale non certificato per uso outdoor.
La cucina esterna può restare all’aperto tutto l’anno?
Sì, a patto di scegliere materiali certificati per uso outdoor e — idealmente — di posizionarla sotto un portico o in una zona riparata. Molte cucine modulari dispongono di coperture integrate che proteggono gli elettrodomestici quando non sono in uso.
Serve un permesso per installare una cucina esterna?
Dipende dalla tipologia. Le cucine mobili e prefabbricate non richiedono generalmente autorizzazioni in abitazioni indipendenti. Le cucine in muratura potrebbero richiedere un permesso di costruire. In contesto condominiale, verifica sempre il regolamento prima di procedere.
Posso installare una cucina esterna sul terrazzo di un condominio?
In molti casi sì, soprattutto se si tratta di un terrazzo pertinenziale, la cucina non è visibile dall’esterno e gli impianti sono a norma. Consulta il regolamento condominiale e, in caso di dubbio, un tecnico abilitato.
Qual è la manutenzione richiesta?
Minimal per i materiali tecnici (alluminio, gres, acciaio inox): basta pulire con acqua e detergente neutro. Maggiore attenzione richiedono le strutture in legno marino (trattamento annuale con oli o vernici specifiche). In inverno, proteggi le parti meccaniche (rubinetti, cerniere) e svuota i tubi dell’acqua per evitare danni da gelo.
Conclusione
Progettare una cucina esterna richiede metodo, ma non è mai stato così accessibile come oggi. Valuta con cura la posizione, gli impianti e i materiali — queste tre variabili determinano il 90% del risultato finale. Poi scegli il design che parla al tuo gusto e al tuo spazio: il mercato del 2026 offre soluzioni per ogni contesto, dal terrazzo compatto al grande giardino di rappresentanza.
Il risultato? Uno spazio che arricchisce la tua casa, semplifica la vita quotidiana e diventa il cuore della convivialità all’aperto — stagione dopo stagione.
C’è un cambiamento profondo in atto nel modo in cui pensiamo al bagno. Non più spazio di servizio da ottimizzare, ma ambiente da progettare con la stessa cura e ambizione riservata al living. I bagni 2026 raccontano questa trasformazione con chiarezza: al Salone Internazionale del Bagnodi quest’anno, la parola chiave non è stata funzionalità, ma identità. Identità dello spazio, identità dei materiali, identità di chi lo abita.
Dalle grandi collezioni dei brand più affermati alle novità dei marchi emergenti, emerge una visione condivisa: il bagno contemporaneo è un luogo di benessere, cura e progetto consapevole, in cui tecnologia e artigianalità convivono con naturalezza. Ecco le tendenze e le novità più significative emerse dall’edizione 2026.
La spa domestica: il benessere come principio progettuale
Il tema più trasversale dei bagni moderni 2026 è quello del benessere inteso come progetto. Non una semplice tendenza estetica, ma un cambio di paradigma che ridefinisce la funzione stessa dello spazio. PAA, azienda lettone specializzata in vasche e lavabi, ha sintetizzato questa visione con un concept che mette al centro un valore sempre più raro: la pausa. In un contesto dominato dalla velocità, il bagno viene reinterpretato come spazio di sospensione, in cui l’acqua non è più solo funzione ma occasione per rallentare e riconnettersi.
Le novità POINTE e ALBA, nate dalla collaborazione con Karim Rashid, incarnano questa filosofia. POINTE si ispira all’eleganza del balletto — forme organiche e fluide che avvolgono il corpo con leggerezza — mentre ALBA sviluppa un minimalismo scultoreo ispirato all’orizzonte di un sole nascente. A completare il percorso, Silkstone, materiale sviluppato internamente da PAA, che esalta il contatto con l’acqua attraverso una superficie morbida e setosa, frutto di lavorazioni artigianali avanzate.
Anche Aquaelite ha abbracciato questa visione con Pocket, il nuovo soffione firmato da Bruna Rapisarda: un oggetto compatto di 40×40 cm che riduce il superfluo all’essenziale — acqua e luce — in un volume minimo pensato per dialogare con architetture pulite. Un lusso silenzioso che non ostenta, ma si manifesta nella qualità dell’esperienza quotidiana.
La ceramica come materia progettuale: le novità di Ceramica Cielo e Globo
Se c’è un materiale che ha dominato i bagni di tendenza 2026, è la ceramica — non come rivestimento, ma come protagonista assoluta del progetto. Ceramica Cielo ha presentato al Salone un’intera famiglia di nuovi sistemi lavabo firmati da Andrea Parisio e Giuseppe Pezzano, ciascuno con una propria identità formale e concettuale.
Enea nasce dall’incastro geometrico tra un bacino circolare e un piano rettangolare, generando un sistema modulare flessibile in cui profili sottili e proporzioni calibrate riducono l’ingombro ottimizzando gli spazi. Ares esplora invece la purezza della pianta ellittica, forma radicata nella tradizione architettonica che trasmette armonia e continuità. Catino 80 amplia il dialogo tra segno grafico e funzione con un ampio piano d’appoggio laterale che si innesta sulla caratteristica struttura in metallo, mentre Ermes interpreta il dialogo tra memoria progettuale e linguaggio contemporaneo attraverso una silhouette poligonale dal forte carattere scultoreo. Chiude il racconto Teseo, con il suo bacino avvolgente dai bordi stondati e la versione doppia da 140 cm che crea una superficie fluida di straordinaria continuità visiva.
Ceramica Globo ha risposto con Gisele, collezione firmata da Angeletti Ruzza che reinterpreta il motivo cannettato degli anni Trenta e Quaranta in chiave contemporanea. La finitura lucida esclusiva Riflessi di Luce amplifica la tridimensionalità delle superfici, trasformando i frontali in elementi vibranti che reagiscono alla luce. Lo stand Enter the Experience ha presentato la ceramica non come materiale di rivestimento ma come elemento progettuale capace di definire superfici, sistemi d’arredo e identità cromatica attraverso le quattro nuove finiture opache — Azalea, Blu Reale, Crema e Veronese — e le tre nuove finiture lucide — Cherry, Lavanda e Sand.
Bagni 2026: rubinetteria d’autore
Tra le tendenze più originali dei bagni 2026, quella della rubinetteria come patrimonio culturale e progettuale merita una menzione a parte. Mamoli ha portato al Salone due nuove collezioni che ampliano la Serie Maestri — il percorso di valorizzazione dell’archivio dei grandi designer italiani — con le firme di Joe Colombo ed Ettore Sottsass.
La Joe Colombo Collection (in foto) nasce dai progetti iconici di Visiona 1 (1969) e Total Furnishing Unit (1972): il rubinetto capostipite, un tre fori a bocca alta dalle superfici lucide e riflettenti, porta nel contemporaneo l’anima futuribile del designer, arricchita da colori saturi e vibranti — Giallo Mustard, Rosso Scarlet, Blu e total black — che enfatizzano forme e dettagli come una firma distintiva. La Sottsass Collection è invece eclettica e irriverente come il suo autore: la leva a Y smaltata a caldo, segno grafico forte e immediatamente riconoscibile, si muove indipendentemente dalla testa del rubinetto, scindendo il meccanismo dalla forma ed esaltando la ritualità del gesto attraverso una meccanica precisa e un linguaggio visivo metafisico.
FIMA Carlo Frattini ha presentato tre novità di grande impatto. LOTO, firmata dallo studio CERIANI SZOSTAK, si ispira al Lotus Effect — la capacità della foglia di loto di respingere l’acqua — traducendo in progetto il contrasto tra superfici lisce e lucide e nuove finiture materiche più grezze e strutturate, in una gamma che include i toni Moka, Bronzo Ambrato e Oro Champagne. NIHIL, firmata da Davide Vercelli, è una dichiarazione radicale: la canna da 12 mm come segno distintivo, acciaio inox senza finiture superflue, le microtraiettorie della lavorazione come texture e linguaggio estetico. Una scelta che è anche etica: nessun trattamento superficiale riduce i consumi energetici e limita l’impiego di sostanze chimiche. Completa il trittico LUME, sistema di soffioni doccia che fonde acqua e luce in un corpo cilindrico in vetro borosilicato cannettato soffiato a mano, capace di creare atmosfera anche quando l’erogazione è spenta.
Guglielmi Rubinetterie ha sorpreso con due collezioni in acciaio inox dalle identità opposte: Tenace, dalla presenza scultorea e dalla bocca arcuata fluida come un gesto naturale, e Ordito, prima applicazione nel settore della rubinetteria di un filato tecnico in polipropilene riciclato che riveste la bocca del miscelatore. Un gesto antico — quello di avvolgere, proteggere, dare calore a ciò che è duro — tradotto in un prodotto certificato Oeko-Tex, idrorepellente, antimacchia e completamente riciclabile, disponibile nelle varianti cromatiche Arizona, Oasi e Tundra.
Personalizzazione estrema per i bagni 2026
La personalizzazione è diventata il nuovo lusso dei bagni moderni 2026, e nessun brand lo ha espresso con maggiore chiarezza di AXOR, che ha presentato AXOR Signature: il servizio che porta la customizzazione oltre il prodotto, trasformandola in un vero linguaggio progettuale.
Dalla modulazione delle dimensioni alle finiture esclusive AXOR FinishPlus — dodici tonalità e finiture realizzate con tecnologia PVD nella Foresta Nera — fino all’integrazione di incisioni, gemme preziose e iniziali personalizzate, ogni elemento viene reinterpretato in funzione di un progetto unico.
NOORTH ha risposto con FRANQ, nuova collezione firmata da Altherr Désile Park che si ispira all’eleganza sobria e senza tempo di Jean-Michel Frank: volumi pieni e composti, geometrie essenziali, calore del legno e superficie setosa del milltek per un bagno che si avvicina all’intimità della zona notte.
INDA ha invece puntato sulla modularità con la nuova collezione ACUTO con gola — nelle versioni PURO e MIDI — e su una nuova gamma di lavabi in marmo nei preziosi colori Bianco Dolomite, Breccia Capraia, Taj Mahal, Rosso Lepanto e Fior di Pesco.
Ritmonio ha presentato ElemenTap, evoluzione del sistema Elementa che trasforma il miscelatore da punto di erogazione a fulcro di un’architettura integrata: aste, accessori, mensole e armadietti si innestano con precisione generando una struttura flessibile capace di estendersi dal bagno al living, dall’ingresso all’area beauty.
Materia e artigianalità: il lusso che si tocca
Tra le novità più poetiche dei bagni di tendenza 2026 ci sono quelle che mettono al centro la materia nel senso più autentico del termine.
Vaselli ha presentato LAVA, collezione progettata da Pitsou Kedem Architects che si ispira al fenomeno dell’eruzione vulcanica: la lava in continua trasformazione, dal liquido al solido, diventa metafora di un design che cristallizza l’istante in cui due stati della pietra si fondono.
Valdama ha aperto un nuovo capitolo con Valdama+, piattaforma che invita designer e autori a confrontarsi con la ceramica, inaugurata con la capsule collection Innesti d’Autore e le nuove collezioni Sciapò, Frame e Bold firmate da Prospero Rasulo.
Kartell e LAUFEN hanno invece annunciato una nuova collaborazione affidata a Ferruccio Laviani: la collezione bagno 2.0 introduce VITREON steel, innovativo acciaio smaltato che diventa protagonista di una ricerca sul colore come elemento centrale e identitario. Il primo progetto, beauTwash, trasforma il mobile bagno in un vero arredo dalla presenza scenica e dal carattere immediatamente riconoscibile, mentre Laviani reinterpreta il Componibile di Anna Castelli Ferrieri come lavabo a colonna con funzione contenitore.
Scarabeo ha completato il quadro con BI-LOOP, mobile bagno modulare firmato da Massimiliano Abati che fonda il proprio linguaggio sul concetto di loop come principio formale e funzionale: struttura metallica leggera, piano in ceramica e cassetto contenitore in un sistema in cui pieni e vuoti si alternano con equilibrio, disponibile in tutte le finiture ceramiche Scarabeo e in diverse finiture lignee.
Bagni 2026: una stagione di progetto consapevole
Guardando all’insieme delle novità emerse dal Salone Internazionale del Bagno 2026, emerge una direzione chiara: i bagni 2026 sono spazi in cui la forma non si separa mai dal significato. La materia racconta storie — di artigianato, di memoria, di innovazione — e la tecnologia si integra senza imporsi, al servizio di un’esperienza quotidiana più ricca, più consapevole, più bella.
CASABATH – Salone Internazionale del Bagno – ph. Saverio Lombardi
Su dettaglihomedecor.com trovate altre novità presentate al Salone Internazionale del Bagno 2026, con le anteprime e i comunicati stampa raccolti nelle settimane precedenti alla manifestazione. Un racconto in continua evoluzione, per non perdere nessuna delle tendenze che stanno ridefinendo il bagno contemporaneo.
C’è qualcosa di straordinario nel momento in cui un edificio smette di essere una rovina e torna a respirare. Villa M, capolavoro silenzioso della Praga degli anni Trenta, è esattamente questo: una villa funzionalista progettata nel 1937–1938 dagli architetti Arnošt Mühlstein e Victor Fürth, sopravvissuta quasi intatta fino alla fine del Novecento, poi sfregiata da una ristrutturazione parziale nel 1994, infine devastata da un incendio nei primi anni Duemila. Per lungo tempo abbandonata, silenziosa, dimenticata. Fino a quando lo studio Tunicate non l’ha riportata alla vita.
Il progetto di interior design che ne è scaturito è uno di quei lavori rari in cui ogni scelta racconta una posizione intellettuale precisa: non si tratta di conservazione museale, né di tabula rasa contemporanea. Villa M è qualcosa di più sottile — e più ambizioso.
Una struttura viva, non un reperto storico
Lo studio Tunicate ha ricevuto l’incarico con il progetto volumetrico già parzialmente definito. Il perimetro esterno della villa funzionalista era stato stabilito, ma gli interni erano ancora territorio aperto. È qui che il lavoro dello studio ha trovato il suo spazio: ridisegnare l’anima della casa senza tradirne la memoria.
La filosofia di progetto si legge già nell’approccio: «Non abbiamo considerato la casa come un artefatto storico, ma come una struttura viva, capace di accogliere uno stile di vita contemporaneo senza perdere la propria identità.» Una dichiarazione di poetica che si traduce, stanza dopo stanza, in scelte materiali e spaziali di grande coerenza.
Il prospetto verso la strada è volutamente chiuso, quasi introflesso: le piccole finestre della facciata d’ingresso filtrano il mondo esterno, creando una soglia psicologica prima ancora che fisica. Poi, superato il vestibolo, la casa si apre — letteralmente. L’atrio si dilata verso la zona living, e da lì lo sguardo trova la sua ricompensa: un panorama di Praga incorniciato da una nuova finestra a nastro orizzontale, elemento dialogante con il linguaggio razionalista originale ma chiaramente contemporaneo nel suo slancio verso la città.
Il progetto: logica e misura
L’interior design di Villa M segue la grammatica spaziale dell’edificio originale senza forzarla. Il piano terra è pensato come zona sociale aperta, fluida, generosa. Il piano superiore custodisce la dimensione più privata e abitativa. Il seminterrato integra funzioni tecniche e residenziali, chiudendo il ciclo funzionale della casa.
Uno degli snodi più delicati del progetto è stata la gestione delle preesistenze: dislivelli tra i pavimenti, articolazioni strutturali, tracce del passato che non potevano essere cancellate. Lo studio Tunicateha trasformato questi vincoli in punti di forza — e in particolari narrativi. Emblematica, in questo senso, la soluzione adottata per la scala originale: i nuovi interventi strutturali si sviluppano in continuità con il carattere dell’esistente, senza interruzioni, senza giunture visibili. Il parapetto in lamiera nera forata dialoga con i corrimano in legno e tubolare nero in una tensione elegante tra tradizione e costruzione contemporanea.
La partizione scorrevole a sottili listelli in legno — pensata per separare l’atrio dal living senza chiuderlo definitivamente — è uno dei dettagli più riusciti del progetto: funzionale, leggera, capace di modulare la percezione dello spazio con rara efficacia.
Materia come linguaggio
Il concept materico di Villa M è essenziale, quasi ascetico. Cemento a vista, finiture minerali, massetti cementizi colorati sulle pareti e nei bagni. Una palette che richiama la razionalità dell’architettura funzionalista senza cedere alla freddezza. Il rovere naturale — nei pavimenti delle camere da letto, negli arredi su misura, nelle partizioni — porta calore e continuità al sistema.
Il travertino fa la sua apparizione in facciata, nei pavimenti e nelle pareti del bagno principale, portando con sé una classicità discreta. La parete in vetrocemento nella scala è invece una citazione diretta: replica fedele di un tamponamento originale rinvenuto durante i lavori, reintegrato nel progetto come frammento di memoria autentica.
I due camini sono gli oggetti-simbolo dell’intera operazione. Posizionati strategicamente — uno al piano terra, a separare soggiorno e zona pranzo; l’altro al terzo piano — sono sormontati da sottili strutture metalliche e rivestiti in rame patinato lavorato da DURO DESIGN. Il risultato è quasi scultoreo: non semplici elementi di riscaldamento, ma presenze plastiche capaci di polarizzare lo spazio attorno a sé.
Conclusione
Villa M è la dimostrazione che il miglior interior design non nasce dalla negazione del passato, ma dalla sua reinterpretazione intelligente. Lo studio Tunicate ha saputo restituire a questa villa funzionalista la sua identità — più nitida, forse, di quanto non fosse mai stata.
Progetto: Villa M – studio di architettura: Tunicate (www.tunicate.cz) – Fotografie: BoysPlayNice (www.boysplaynice.com)