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Can Monges: la casa di 200 anni che rinasce grazie alla canapa
Cosa succede quando una dimora secolare incontra uno dei materiali da costruzione più promettenti della bioedilizia? Nasce Can Monges, un caso studio che sta facendo parlare di sé nel mondo del restauro sostenibile. Situata a Maiorca, in Spagna, questa casa di 200 anni è stata reinterpretata dallo studio locale Ideo Arquitectura, che ha scelto la canapa come protagonista assoluta dell’intervento.
Il progetto è un esempio perfetto di come tradizione e innovazione possano dialogare senza conflitti: da un lato l’anima autentica di un edificio storico, dall’altro una risposta contemporanea e concreta ai problemi di umidità e comfort abitativo. Un caso studio che merita attenzione sia da chi cerca ispirazione per la propria casa, sia da architetti e designer alla ricerca di soluzioni tecniche replicabili.
La sfida: umidità, carattere storico e desiderio di semplicità
I proprietari di Can Monges avevano un obiettivo chiaro: risolvere in modo definitivo i problemi di umidità dell’edificio, senza rinunciare al carattere autentico della casa né alla ricerca di un’atmosfera minimal e tranquilla. Una richiesta che ha spinto Ideo Arquitectura a valutare diverse strade prima di individuare, in un materiale ancora poco diffuso in Spagna, la risposta più coerente: la canapa.
Naturale, altamente durevole e con un’impronta di carbonio molto contenuta, la canapa possiede infatti una proprietà preziosa per il restauro di edifici storici: funziona come regolatore igrometrico naturale. Questo significa che è in grado di assorbire e rilasciare umidità in base alle condizioni ambientali, mantenendo gli spazi interni più sani e confortevoli senza bisogno di soluzioni meccaniche invasive.
Come utilizzare la canapa per il restauro di edifici storici?
Questo è probabilmente l’aspetto più interessante del progetto per chi lavora nel settore dell’architettura e del design. Il caso di Can Monges mostra concretamente come integrare la canapa in un intervento di ristrutturazione senza stravolgere la struttura originaria.
Lo studio ha realizzato un plinto perimetrale alto un metro, che corre lungo tutto il piano terra dell’edificio. Costruito interamente in canapa, questo elemento assorbe l’umidità proveniente dal terreno e la rilascia gradualmente verso l’interno, regolando il microclima della casa. A completare il sistema, delle prese d’aria in ceramica poste su lati opposti dell’abitazione favoriscono la circolazione naturale dell’aria, rinfrescando gli ambienti senza impianti aggiuntivi.
La canapa non si limita al plinto: è stata utilizzata anche per il tetto e per alcune pareti interne, sfruttandone l’elevata capacità termica e le eccellenti proprietà di isolamento acustico. Per i professionisti, questo significa poter contare su un materiale multifunzione, capace di intervenire contemporaneamente su isolamento termico, controllo dell’umidità e comfort acustico, riducendo la necessità di stratigrafie complesse.
Il lavoro di Ideo Arquitectura rappresenta quindi un tassello prezioso all’interno del più ampio panorama dell’architettura sostenibile, in un paese dove l’uso della canapa nell’edilizia è ancora largamente sperimentale.
Materiali di recupero e filiera locale: la sostenibilità come metodo
Oltre alla canapa, la sostenibilità di Can Monges passa anche da un approccio rigoroso al riuso dei materiali. Le macerie generate durante i lavori e i blocchi di arenaria originari non sono stati smaltiti, ma reimpiegati direttamente nel cantiere: hanno infatti fornito la base per la realizzazione dei mobili della cucina e del bagno. Anche la pavimentazione deteriorata, le piastrelle e i pavimenti storici sono stati recuperati e reintegrati nel progetto.
Ad eccezione della canapa, tutti i nuovi materiali provengono da filiere locali, una scelta che riduce l’impatto ambientale del trasporto e rafforza il legame tra l’edificio e il territorio maiorchino. Anche le tecniche costruttive raccontano questa continuità: l’applicazione di un intonaco tradizionale a base di calce, ad esempio, ancora saldamente la casa alle pratiche costruttive locali, pur inserendosi in un progetto dal linguaggio contemporaneo.
Dettagli architettonici tra memoria e contemporaneità
Uno degli aspetti più affascinanti di Can Monges è la scelta di lasciare alcune pareti volutamente incompiute. Una decisione che da un lato richiama l’età della casa, dall’altro crea un contrasto materico con le superfici più levigate degli ambienti principali. Nella stanza dei giochi, ad esempio, la texture grezza di una parete diventa uno stimolo alla creatività per i bambini della famiglia.
Anche la carpenteria racconta questa filosofia progettuale: utilizzando legno di pino settentrionale, Ideo Arquitectura ha ideato un sistema costruttivo per telai di finestre e porte che lascia la struttura lignea a vista, valorizzando il carattere autentico degli interni invece di nasconderlo.
L’argilla e la ceramica di provenienza locale completano la palette materica della casa, comparendo in diversi elementi decorativi e funzionali. Infine, l’intonaco di calce non si ferma alle pareti: ricopre anche pavimenti e soffitti, garantendo un colore e una consistenza omogenei in tutti gli ambienti. Il risultato è quell’atmosfera pacifica e minimal che i proprietari desideravano fin dall’inizio.
Can Monges: un caso studio da cui imparare
Can Monges dimostra che il restauro sostenibile non è solo una questione estetica, ma una vera e propria strategia progettuale, capace di rispondere a esigenze concrete — come l’umidità — con soluzioni naturali, durevoli e a basso impatto. Per gli appassionati di design, è un esempio ispirante di come una casa storica possa trasformarsi senza perdere la propria anima. Per i professionisti del settore, è un caso studio tecnico da cui trarre spunti concreti su come integrare la canapa nei progetti di restauro di edifici storici.
Fotografie © Salva Lopez
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