La collezione Nordic Mood di JYSK comprende il salotto da esterni in rattan Liseleje, un classico senza tempo per arredare gli spazi esterni ed interni con stile.
Collezione LISELEJE by JYSK: poltrona alta, poltrona bassa, tavolino, sofà. Pouf HYLKE by JYSK.
Tra i suoi vantaggi pratici, il rattan si distingue per la sua bellezza esotica e per alcune caratteristiche funzionali. Per creare uno spazio accogliente e raffinato secondo lo stile hygge, JYSK consiglia di abbinare il rattan a materiali naturali come tessuti morbidi, cuscini e plaid caldi.
Rattan…rattan…vi dice qualcosa? Quando parliamo di oggetti d’arredamento in fibre naturali, spesso utilizziamo erroneamente il termine vimini, qui vi spiego la differenza tra i vari materiali. Nonostante siano molto simili tra di loro, ci sono delle caratteristiche salienti attraverso le quali si possono distinguere facilmente.
Tornando al Rattan, per riassumere, si tratta di una fibra naturale ottenuta dalla lavorazione di alcune palme rampicanti provenienti dal Sud-Est asiatico, appartenenti alla famiglia delle Calameae. Da queste piante si ricavano anche altri materiali come il Giunco, il Manao e la Canna di bambù.
I vantaggi del Rattan
Tra i suoi vantaggi pratici, il rattan si distingue per la sua bellezza esotica e per alcune caratteristiche funzionali:
molto malleabile e leggero, facile da intrecciare per creare mobili sia da interno che da esterno.
resistente alla muffa e ai danni causati dagli agenti atmosferici, anche se richiede comunque una manutenzione periodica.
è un materiale biodegradabile, quindi una scelta responsabile e sostenibile dal punto di vista ambientale.
Il suo colore naturale è un beige-marrone chiaro, che dona un aspetto caldo e accogliente agli ambienti esterni. Questo materiale è apprezzato negli ultimi anni anche indoor. Non mancano carrelli portavivande, poltrone e culle per bambini, donando agli spazi un tocco esotico e innovativo.
La collezione Liseleje, il salotto da esterni in rattan
JYSK ha accolto in pieno questo trend proponendo nella sua collezione Nordic Mood un salotto da esteri in rattan, Liseleje, che comprende diversi prodotti da esterno, abbinabili in vari modi.
Collezione LISELEJE by JYSK: poltrona alta, poltrona bassa, tavolino, sofà. Daybed FRYDENDAL beige/bamboo by JYSK.
Per creare uno spazio accogliente e raffinato secondo lo stile hygge, JYSK consiglia di abbinare il rattan a materiali naturali come tessuti morbidi, cuscini e plaid caldi, ideali per il massimo comfort anche nelle stagioni più rigide.
L’illuminazione soffusa di lanterne, candele profumate e lampade contribuisce a creare un’atmosfera rilassante, mentre colori neutri come il beige, il grigio e il tortora donano un aspetto elegante al proprio ambiente senza appesantirlo.
L’aggiunta di tappeti in fibre naturali e dettagli di elementi naturali come piante e decorazioni in legno o lana rafforzano il legame con la natura, cuore dello stile hygge.
Per rendere ancora più confortevole e invitante lo spazio, si possono creare angoli conviviali con tavoli bassi in legno, come quello proposto dall’azienda (Tavolino LISELEJE Ø50 naturale | JYSK). I mobili in rattan della collezione LISELEJE, come divani, sedie e poltrone, possono essere arricchiti con cuscini nelle varie sfumature di verde, creando contrasto e accostandosi alle piante del proprio esterno.
tavolino da caffè LISELEJEcuscino GULDBLOMMEtappeto MASKROSpouf HYLKE
Un tappeto naturale come MASKROS (Tappeto MASKROS Ø160 cm color tortora/beige | JYSK) completa l’arredo, rendendo la veranda più accogliente. Se la veranda è all’aperto, tende leggere in lino o cotone offrono ombra e privacy e cuscini come SKOGSIV (Cuscino SKOGSIV 40×60 cm verde | JYSK) aumentano il comfort per momenti di relax all’aperto.
Quando si sceglie una porta blindata per la propria casa, nulla deve essere lasciato al caso: essa, infatti, è il primo “baluardo” a difesa dell’abitazione, giocando un ruolo assolutamente fondamentale nello scongiurare i furti, dunque è importante che l’acquisto venga compiuto con piena cognizione di causa.
Quali sono, quindi, i principali aspetti da considerare? In questa guida lo andremo a scoprire!
Parola d’ordine: resistenza. Ecco il parametro di riferimento
Una buona porta blindata deve anzitutto essere resistente.
Ciò risulta piuttosto ovvio, ma come può, il consumatore medio, avere un quadro chiaro circa le effettive capacità dei diversi modelli?
Ebbene, a tal riguardo è utile sottolineare che tutte le porte blindate sono contraddistinte dalla relativa classe antieffrazione, un parametro che viene assegnato ad esse sulla base di valutazioni tecniche del tutto oggettive e che può dunque considerarsi del tutto attendibile.
Le classi antieffrazione sono 6, a partire dalla meno affidabile, la 1, fino a quella più alta, la 6, che trova prettamente applicazione in contesti di massima sicurezza, come caveau bancari o luoghi in cui sono custoditi valori o quant’altro debba restare inviolabile.
Per poter dormire sonni tranquilli nella propria abitazione, si consiglia di limitare la propria scelta alle porte blindate appartenenti alle classi antieffrazione 3 e 4.
Design: anche l’estetica ha la sua importanza
Una porta blindata deve essere efficace, non ci sono dubbi, ma è innegabile che anche il design abbia una certa importanza.
La porta d’ingresso di un’abitazione, infatti, è destinata a influire in maniera importante sia sullo stile degli interni che sul colpo d’occhio esterno, soprattutto se si tratta di un immobile indipendente affacciato su uno spazio outdoor, dunque riservare attenzione all’estetica è del tutto legittimo.
Da questo punto di vista, ovviamente, non vi sono particolari consigli tecnici da fornire: la scelta infatti deve vertere sui propri gusti personali, senza trascurare il modo con cui la porta riesce ad abbinarsi al contesto, il quale è assolutamente importante.
È utile sottolineare che negli ultimi tempi si sono registrate interessanti novità anche in tal senso: il sito web dell’azienda Arieteporteblindate, ad esempio, presenta dei suggestivi modelli in vetro, i quali associano la proverbiale bellezza di questo materiale a delle capacità di resistenza alle effrazioni di primo livello.
Funzioni tecnologiche per accentuare la sicurezza
Le porte blindate odierne tendono ad essere piuttosto “tech” e, si badi bene, la tecnologia non fa rima esclusivamente con comodità: essa, infatti, può accentuare in maniera esponenziale i livelli di sicurezza dell’immobile.
Gli esempi, da questo punto di vista, sono svariati: una porta blindata può essere munita di spioncino digitale, grazie al quale si può vedere chi c’è al di là della porta comodamente sul proprio smartphone, dunque anche mentre non si è in casa.
A tale spioncino può inoltre essere associato un altoparlante, tramite cui si può rispondere a chi suona al campanello comodamente da remoto, proprio come se si fosse in casa; una prerogativa come questa è utile per tenere alla larga i malviventi che sondano un’eventuale assenza degli inquilini, ma sa essere utile anche per tante altre necessità quotidiane, ad esempio per chiedere a un corriere di consegnare un pacco al proprio vicino.
Ed ancora, molte porte blindate moderne sono munite di sensori che rilevano automaticamente la presenza di qualcuno nelle vicinanze, di visori notturni ad infrarossi, di telecamere integrate in grado di avviare la registrazione in modo automatico… le possibilità, dunque, sono tantissime.
Coibentazione termica, per ottimizzare l’efficienza energetica della casa
I consumatori che prestano attenzione alle capacità di coibentazione termica delle porte blindate non sono molti, eppure questo parametro merita assolutamente di essere considerato, soprattutto nel caso in cui l’ingresso dell’abitazione si affacci su uno spazio outdoor.
La porta blindata, d’altronde, ha una superficie molto estesa, di conseguenza installare un modello ben isolante può influire in maniera tutt’altro che secondaria sulla complessiva efficienza energetica dell’immobile.
A tal riguardo è utile sottolineare il fatto che esiste un parametro apposito, denominato indice di trasmittanza termica e indicato, per quel che concerne questo tipo di prodotti, con il simbolo Ud.
Tale indice è espresso in W/m²K, esso va dunque ad indicare quanti watt di energia termica passano attraverso un metro quadro superficie della porta per ogni grado di differenza tra interno ed esterno, e dei livelli ottimali sono quelli compresi tra 1,4 e 1,8.
ADV | Questo articolo è scritto in collaborazione con Cupido Design, il brand Made in Italy che porta l’arte direttamente a casa tua attraverso una vasta gamma di stampe di alta qualità.
Hai già scelto i quadri per la camera da letto?
Se ti sembra che manchi qualcosa o che non tutto sia davvero curato e stiloso, è molto probabile che i quadri siano la soluzione. Succede spesso: la stanza è pronta, la testata è montata, le tende sono appese, ma… manca qualcosa.
Quel vuoto sopra il letto ti fissa ogni volta che entri in camera. E no, non è un dettaglio trascurabile: i quadri sono ciò che dà carattere, profondità e atmosfera alla stanza più intima della casa.
Alt! Questo non vuol dire che basta raccogliere tutti i poster e i quadretti che hai comprato negli anni e posizionarli sulle pareti vuote per avere un ottimo risultato.
Sai come scegliere i quadri giusti per te, a che altezza posizionarli e come abbinarli?
In questo articolo troverai idee pratiche, ispirazioni e una mini guida visiva per scegliere e appendere i quadri oversize in camera da letto, senza ripensamenti.
Dove mettere i quadri in camera da letto? Tutto parte dal punto focale
Partiamo da due principi fondamentali.
Non c’è bisogno di riempire tutte le pareti con qualcosa, che sia un colore, una decorazione, una carta da parati o un quadro. Gli spazi vuoti hanno un grande valore nel design degli interni: servono a bilanciare visivamente pesi e forme. Quindi, se vuoi appendere un quadro solo per “mettere qualcosa” su una parete rimasta spoglia, valuta con cura se è proprio necessario. Un quadro è fatto per attirare l’attenzione verso il punto in cui viene appeso. Quindi, se non hai motivo di concentrare lo sguardo in una zona, probabilmente non ha senso mettere un quadro lì.
Considera il punto focale della stanza: ovvero quella parete, quell’oggetto, quel punto luce o quel mobile verso il quale vuoi indirizzare gli sguardi. Per esempio: hai una carta da parati pazzesca alle spalle del letto? Quello potrebbe essere il tuo punto focale. Oppure: hai un grande e scenografico lampadario di design che è la prima cosa che si vede entrando in camera? Ecco il tuo punto focale. Nulla di tutto ciò? Bene, allora ti serve un quadro oversize per indirizzare lo sguardo nella tua stanza da letto.
La parete sopra il letto è la più naturale da decorare, ma non è l’unica.
Ecco qualche spunto concreto per inserire i quadri nei punti giusti.
Sopra la testata del letto: è il posto più scenografico. Qui si possono usare quadri oversize, singoli o in coppia, per creare una cornice visiva d’impatto.
Ai lati del letto: è meglio evitare di inserire quadri qui se sopra la testata c’è già un pezzo importante. Troppi quadri rischiano di creare confusione e “soffocare” lo spazio. Se, al contrario, nella parte centrale della parete sopra il letto hai una lampada da parete, puoi allineare due piccoli quadri ai comodini
Sopra il comò: invece di appenderlo, appoggia un quadro grande alla parete, affiancato da qualche oggetto decorativo. L’effetto è sofisticato ed elegante.
Nell’angolo lettura: Se hai un angolino composto da poltroncina, tavolino e lampada, puoi circoscrivere visivamente lo spazio utilizzando un quadro verticale oversize, da appendere alle spalle della poltroncina.
Come scegliere i quadri per la camera da letto?
Quando scegli un quadro per la camera da letto, considera sempre e elementi fondamentali.
Le proporzioni del quadro o della composizione rispetto all’arredo che sovrasta. La galleryo ilquadro singolo che posizioni sulla testata del letto, dovrebbero estendersi per circa i ⅔ della larghezza dell’arredo sottostante (letto, comò o comodino).
Lo stile della stanza: il soggetto e lo stile di un quadro possono aiutarti a rafforzare il mood della stanza. Per esempio, i soggetti geometrici sono perfetti per gli interni moderni e Mid Century, i paesaggi bucolici sono grandi amici degli interni rustici, mentre i quadri astratti calzano a pennello nelle case contemporanee o eclettiche.
La palette cromatica: sai che un quadro può aiutarti a definire la palette di colori della tua camera da letto? Se hai trovato un quadro colorato che ti piace molto, puoi utilizzare le tinte presenti nel soggetto per creare abbinamenti cromatici inaspettati all’interno della stanza. Al contrario, se il quadro è quella componente che manca, cercane uno che richiami i colori presenti oppure stupisci con un quadro monocolore che abbia una tinta complementare rispetto a quella maggiormente presente nella stanza. In questo ultimo caso, il punto focale è garantito.
Anche la fantasia conta moltissimo, soprattutto se nella stanza è già presente un pattern dominante. Tratta il soggetto del quadro un po’ come se fosse un tessuto stampato: se già altre fantasie nella stanza, come per esempio un pavimento in graniglia, punta su un’immagine con un disegno più ampio e arioso, che richiami i toni del pavimento senza aggiungere troppa complessità. Se il pavimento è molto decorativo o arzigogolato, come una palladiana o un marmo fiammato, meglio evitare quadri con fantasie intricate: scegli piuttosto immagini monocromatiche, soggetti astratti dalle linee pulite o fotografie in bianco e nero.
A quale altezza si mettono i quadri sopra il letto?
Una domanda cruciale, perché anche il quadro più bello perde effetto se posizionato male. La distanza ideale tra il margine superiore della testata del letto e il bordo inferiore del quadro è di circa 20 cm. Se hai una testata molto bassa o se appoggi i cuscini in verticale, tieni conto che il centro della composizione di quadri o del singolo quadro, deve trovarsi a circa 145 cm da terra.
Idee per valorizzare la parete dietro al letto con i quadri
Ecco qualche combinazione visiva da cui partire, tenendo conto che lo spazio da occupare in larghezza è pari a circa 2/3 della larghezza del letto e che il centro della composizione dovrebbe sempre trovarsi a circa 145 cm da terra.
Un quadro orizzontale oversize per un look moderno, pulito e grafico.
Due quadri verticali grandi affiancati per uno stile simmetrico e sofisticato.
Una piccola gallery con cornici diverse ma coordinate, perfetta per ambienti romantici o creativi.
Un quadro astratto oversize per un effetto essenziale e raffinato.
Segui lo stile d’arredo che hai già scelto, rispetta la palette cromatica della stanza e non avere paura di osare con le dimensioni: i quadri oversize hanno la forza di riempire lo spazio con eleganza e rendere la tua camera da letto davvero unica.
Dove trovare quadri perfetti per la camera da letto?
Tutti i quadri che hai visto in questo articolo puoi trovarli nello shop online di Cupido Design, una realtà Made in Italy che propone stampe perfette per vestire le tue pareti. Vai a curiosare nella sezione dedicata ai quadri per camera da letto: troverai tantissime proposte (anche oversize!), tra cui, senza dubbio, c’è anche quella che più si adatta al tuo stile.
Hai mai notato come una semplice combinazione di oggetti (un vaso, una candela, un libro) possa trasformare completamente un angolo di casa? Le composizioni decorative non sono solo piacevoli da vedere: raccontano chi siamo, parlano del nostro stile e rendono ogni spazio più accogliente.
In questo articolo ti porto con me nel mio mondo, condividendoti passo dopo passo come creo le composizioni di oggetti che vedi nelle case da rivista. Ti insegnerò le regole fondamentali dell’home styling, utili per realizzare composizioni armoniche ed eleganti, conosciute anche come vignette.
È un piccolo gruppo di oggetti scelti e disposti con cura su una superficie (che sia un tavolino, una mensola o una consolle) con l’obiettivo di creare armonia, atmosfera e interesse visivo. Non si tratta solo di “mettere cose a caso”, ma di trovare un equilibrio tra forme, colori, materiali e proporzioni.
Nel linguaggio del design d’interni, soprattutto nel mondo anglosassone, queste composizioni vengono spesso chiamate vignettes. Il termine deriva dal francese e significa “piccola scenetta”, proprio perché ogni composizione racconta una storia o evoca un’emozione.
Nel mio passato da set stylist, ne ho create a decine: per servizi fotografici, cataloghi, campagne pubblicitarie. Era la mia specialità!
Un giorno però ho smesso di creare composizioni, vignette o still life (chiamale come vuoi) per ambienti temporanei e mi sono chiesta:
“Perché non portare questa bellezza anche nella propria casa?”
Perché non godere ogni giorno dell’armonia visiva che si crea con una composizione ben fatta?
E così ho fatto.
Creare composizioni di oggetti è una vera e propria arte. Servono per valorizzare un angolo della casa, decorare un tavolo da pranzo, arricchire una libreria… Una bella composizione fa apparire ogni ambiente più curato, ordinato e vissuto con intenzione.
Non servono oggetti costosi né essere stylist affermate: bastano poche regole visive, semplici ma efficaci, che ti guideranno nel creare gruppi di oggetti coesi e armoniosi.
Ti vergogni quando inviti qualcuno a casa?
Quante volte hai pensato: “Vorrei una casa più curata, ma non so da dove cominciare” oppure “Ho quella mensola vuota da mesi, ma tutto ciò che ci metto mi sembra fuori posto”?
Magari ti senti in imbarazzo quando arrivano ospiti, perché quella credenza nell’ingresso sembra sempre spoglia o addirittura troppo piena e disordinata. Oppure hai mille oggetti carini, ma non riesci mai a sistemarli in modo armonico.
Credimi, ci sono passata anche io. E no, non serve essere stylist affermate né avere pezzi di design costosissimi.
Anche tu puoi essere capace di creare composizioni di oggetti!
Immagina ora di sapere esattamente come decorare qualsiasi superficie della tua casa.
Di poter creare piccoli angoli pieni di stile e personalità, che ti fanno sorridere ogni volta che li guardi.
Ti assicuro che si può imparare.
E io sono qui proprio per questo: per insegnarti come si fa.
Oggi ti mostro come creare autonomamente una composizione armonica e trasformare qualsiasi piano d’appoggio della tua casa in un angolo da rivista.
Anche tu puoi farcela. Davvero!
Non è complicato: basta allenare l’occhio e imparare le 5 semplici regole dell’home styling. Non sono leggi rigide: come in ogni forma d’arte, puoi trasgredirle. Ma conoscerle ti darà una base solida per esprimere al meglio la tua creatività.
Grazie all’applicazione di queste sarai in grado, autonomamente, di cambiare aspetto a qualsiasi piano di appoggio di casa tua, realizzando una composizione armonica come le case che vedi sulle riviste.
Come creare una composizione di oggetti, step by step
STEP 1
Luogo: dove creare la composizione
Scegli il punto della casa che vuoi valorizzare: un mobile, una mensola, il comodino… Libera la superficie da ogni oggetto e osservala. Come vorresti vederla? Che funzione deve avere?
Esempio: se si tratta del mobile dell’ingresso, potresti aver bisogno anche di uno svuotatasche funzionale, oltre che decorativo.
STEP 2
Seleziona (grossolanamente) gli oggetti
Scegli i tuoi elementi decorativi: vasi, candele, cornici, libri, sculture, oggetti da collezione…
Ogni oggetto può diventare parte della tua composizione! (Non è detto che tu debba usarli tutti, eh!)
Raggruppali per dimensione (alti, medi, bassi) e/o tipologia.
STEP 3
Inizia a comporre
In base alla dimensione del piano da decorare, decidi se realizzare una singola composizione (per superfici piccole) o più composizioni separate, distribuite lungo la superficie.
Ragiona per gruppi di oggetti, non come una decorazione unica e continua (a meno che lo spazio da decorare sia veramente piccolo, come un comodino). Più composizioni distanziate tra loro, risultano visivamente più leggere, ordinate e armoniche.
Come si posizionano esattamente gli oggetti?
Vediamo cosa dicono le 5 regole dell’home styling.
REGOLA 1 – GRUPPI E LIVELLI
Come ti accennavo poco fa, è importante ragionare per gruppi. Questo perché dobbiamo creare volume, un punto focale bello da guardare.
Se disponessimo tanti oggetti un pò distanti tra loro, come soldatini in fila, lo sguardo si disperderebbe e non saprebbe dove posarsi: su quale soldatino mi soffermo?
Al contrario, se raggruppiamo gli oggetti ravvicinati (senza farli toccare) e li posizioniamo su più livelli (cioè sfalsati, con qualcuno leggermente più avanti e qualcuno più indietro, magari sovrapponendosi, al massimo per un terzo) stiamo già creando una composizione equilibrata e piacevole da osservare.
Quando alcuni oggetti si toccano direttamente, come ad esempio una pila di libri o un libro con sopra un oggetto decorativo, questi vanno considerati come un unico elemento visivo.
Anche una singola presenza può costituire una composizione, a patto che si tratti di un oggetto di grande impatto visivo, come un vaso importante e caratteristico per dimensioni o forma.
REGOLA 2 – QUANTITÀ DISPARI
Il numero degli oggetti all’interno di una composizione è preferibile che sia dispari: 1, 3, 5… questo perché, dagli studi della psicologia della percezione, i gruppi dispari appaiono più dinamici, interessanti e piacevole da osservare.
La nostra mente tende a organizzare ciò che vede seguendo schemi riconoscibili: simmetrie, forme chiuse, continuità.
Ecco perché ama la simmetria… ma attenzione: quando una composizione sembra simmetrica, ma non lo è davvero (quelle che chiamo “false simmetrie”), il cervello si confonde. Fa fatica a decifrarla e ne ricava una sensazione di disordine. Il trucco è tutto qui: offrire varietà, ma con un pizzico di struttura.
Una disposizione dispari crea un punto focale dove è presente un elemento predominante e 2 che lo “accompagnano” a contorno (nel caso di 3 oggetti), senza risultare rigida come una simmetria perfetta.
Una composizione asimmetrica e ben bilanciata (come una con 3 o 5 oggetti ben distribuiti), viene percepita come più naturale e armoniosa, perché non inganna l’occhio, ma lo stimola, creando una sensazione di equilibrio visivo spontaneo.
REGOLA 3 – ALTEZZE E FORME
L’obiettivo di una buona composizione è creare dinamismo visivo.
Giocare con altezze, volumi e forme differenti aiuta a movimentare la scena e a renderla più interessante per l’occhio, senza annoiarsi.
Secondo i principi della psicologia della percezione, il cervello è attratto dalla varietà, anche nelle altezze. Se tracciassimo una linea immaginaria che collega il punto più alto di ogni oggetto nella composizione, questa dovrebbe formare una sorta di zig zag (come lo skyline di una montagna). È proprio questo “saliscendi” visivo che crea ritmo e movimento.
Ti ricordi quando ti dicevo che il cervello cerca varietà? Vale anche qui: una composizione con oggetti tutti alla stessa altezza risulta piatta e monotona. Al contrario, differenziare le altezze e le forme rende l’insieme più dinamico e coinvolgente.
Questo gioco visivo, unito al corretto raggruppamento degli oggetti, crea ciò che io chiamo “disordine ordinato”: apparentemente disordinato per la varietà degli elementi, ma ordinato nella struttura e nella disposizione.
Se invece disponi due oggetti diversi ma della stessa altezza uno accanto all’altro, si rischia di ottenere una composizione simmetrica ma imperfetta (una “falsa simmetria”), che il cervello percepisce come un’anomalia, generando un sottile senso di disagio.
Un altro trucco è alternare le forme: evita di usare solo oggetti squadrati o solo elementi tondeggianti. L’armonia nasce proprio dall’equilibrio tra contrasti.
REGOLA 4 – SPAZIO VUOTO
Questo è uno degli errori più comuni che vedo fare: la tendenza a riempire tutto, quasi con la paura che un ripiano, o qualsiasi superficie, possa sembrare vuota. In realtà, non c’è niente di più sbagliato. Questo approccio crea solo confusione visiva e disordine.
Quando realizzi più composizioni vicine tra loro, come nel caso di una scaffalatura o di una mensola, è fondamentale lasciare dello spazio vuoto tra un gruppo di oggetti e l’altro.
Perché?
Perché lo spazio vuoto è ciò che permette all’occhio di respirare e di concentrarsi su ogni singolo gruppo di oggetti, senza mandarlo in confusione.
Lo spazio vuoto isola e valorizza ogni composizione, diventando a tutti gli effetti parte integrante dello spazio. È proprio questo respiro visivo che dona equilibrio, armonia e eleganza all’insieme.
Pensa allo spazio vuoto come a un vero e proprio elemento d’arredo: silenzioso, sì, ma fondamentale. Senza di lui, nessuna composizione potrà davvero risaltare.
REGOLA 5 – PALETTE COLORI
Una palette colori ben pensata è la ciliegina sulla torta di una composizione armonica. Pochi colori, ma scelti con cura, possono davvero fare la differenza.
Scegli una palette composta da tonalità neutre (sempre eleganti e versatili) e, perché no, aggiungi una o due tonalità d’accento che rispecchino il mood della casa. Seleziona oggetti che rappresentino la palette prescelta, giocando con forme e proporzioni diverse (alti, bassi, larghi, stretti…).
Un piccolo trucco: ripeti alcuni colori all’interno dell’intera composizione. Questa ripetizione crea coerenza visiva e lega tra loro gli oggetti, rendendo l’insieme più armonioso.
Ora prova a disporre gli oggetti che hai selezionato, cercando di rispettare tutte queste regole. Decidi quanti gruppi vuoi creare e, per ciascuno, parti dall’elemento più alto (è il modo più semplice per iniziare). Poi, aggiungi gli altri oggetti attorno, distribuendoli in modo bilanciato.
Guardi la tua composizione e sei in dubbio se tenere o meno un certo oggetto? Nel dubbio: togli!
Non è necessario riempire ogni spazio: se togliendolo noti che la composizione “funziona” lo stesso, allora togli quell’oggetto, senza alcun rimpianto.
Spesso semplificare è la soluzione!
STEP 4
Osserva la composizione realizzata
Pensavi di aver finito? Eh no! Adesso tocca al check finale.
Quando si crea una composizione, solitamente lo si fa frontalmente, perciò chissà cosa accade se la guardiamo da un altro punti di vista. Magari certi oggetti li abbiamo tenuti troppo lontani o troppo vicini rispetto a come ci eravamo immaginate.
Allontanati dalla composizione e osservala da lontano.
Muoviti a destra, poi a sinistra.
Riesci a percepire la stessa armonia da ogni angolazione?
È normale che qualcosa cambi, perché anche il punto di vista cambia. L’importante è che, nel complesso, la composizione mantenga il suo equilibrio visivo.
Se, per esempio, ti accorgi che alcuni oggetti sovrapposti da un lato sembrano troppo distanti, sistemali. Avvicinali un po’ di più, finché non ritrovi quella sensazione di coesione ed equilibrio anche da più punti di vista, tenendo in considerazione quello che sarà il prevalente.
Fonte: Pinterest
Oggi abbiamo messo tanta carne al fuoco, lo so.
A primo impatto può non essere semplice, ma sai qual è la cosa che funziona più di tutte per imparare l’arte delle composizioni di oggetti?
Allenarsi tanto!
Provare, sbagliare e riprovare.
Più ti alleni e più impari.
Più impari e più diventi brava, rapida e sicura di te nel creare gli styling per casa tua.
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Buoni styling e noi ci sentiamo alla prossima!
Hai già scaricato la guida in formato PDF per valorizzare la tua casa fin da subito? Te la lascio qui.
Per il prossimo 16 maggio “Giornata Internazionale della luce” l’architetto Domenico De Rito con studio a Cosenza, ha ideato e curato un Forum, dal titolo, “la luce illumina la storia”. Secondo l’UNESCO, lo scopo di questa giornata è quello di rafforzare la cooperazione e sfruttare il suo potenziale per promuovere pace e sviluppo. Le tecnologie basate sulla luce svolgono un ruolo importante in: istruzione, arte, scienza, cultura, sviluppo sostenibile, comunicazione.
Un progetto di luce sostenibile per valorizzare il patrimonio archeologico della Calabria
Il progetto dell’architetto De Rito, prevede di “mettere in luce” in Calabria, il Mausoleo Romano, che sorge sulla costa dell’alto Tirreno cosentino, nel borgo di Cirella, in c/da Tredoliche.
Mausoleo Romano, luce neutra
L’impianto illuminotecnico e la sistemazione della zona circostante il manufatto, fanno parte di un progetto più ampio che comprende anche la riqualificazione della “passeggiata archeologica” con i resti della villa Romana e le vasche nella zona dell’antico porto. Riqualificazione che non intende esclusivamente corredare i luoghi e gli spazi di illuminazione pura e semplice ma, di dotare questi luoghi gia’ suggestivi per natura, di una radiazione calda, accogliente e affascinante, capace di far apprezzare questi luoghi dalla storia millenaria agli appassionati avventori. Tutto ciò per restituire libertà a questo “teatro storico” naturale e magico affacciato sul mare di Cirella.
Intervista all’Architetto Domenico De Rito
In foto l’architetto De Rito
In vista della Giornata Internazionale della Luce, abbiamo incontrato l’architetto Domenico De Rito per approfondire il significato della Cultura della Luce nel progetto architettonico. Dalla valorizzazione dei siti archeologici calabresi fino alla sostenibilità negli spazi privati, De Rito racconta visioni, soluzioni e riflessioni sul ruolo dell’illuminazione come strumento etico, ambientale e narrativo.
Il progetto di Domenico De Rito per illuminare il patrimonio archeologico di Cirella
Architetto, quale fra i monumenti o i luoghi della Calabria le piacerebbe illuminare?
Il progetto a cui in questo momento mi sto dedicando, quello di “mettere in luce“ la zona archeologica dell’antica Cirella mi sta gratificando molto, poichè mi da la possibilità di restituire al territorio, grazie all’Amministrazione Comunale di Diamante che sa ascoltare ed è colta e sensibile, un’emergenza architettonica così vetusta e preziosa come il Mausoleo Romano ed un sito suggestivo come la passeggiata archeologica. Restituire loro la dignità che meritano, salvarli dal degrado e “metterli in luce“ in tutti i sensi significa anche implementare un tipo di turismo più qualificato che non sia unicamente balneare ma che divenga un attrattore culturale e sostenibile.
Sostenibilità e innovazione negli impianti di illuminazione pubblica
Per quel che riguarda l’impianto illuminotecnico della “passeggiata archeologica” lungo la scogliera ho progettato una luce dinamica con sistema crepuscolare. Una luce sempre accesa dall’imbrunire ma che, quando percepisce il passaggio di presenza umana aumenta il suo flusso di luce per garantire sicurezza e maggior visibilità ma, poi automaticamente in situazione di non presenza, l’intensità della luce diminuisce per garantire un intelligente risparmio energetico.
Passeggiata Archeologica con luce dinamica
In questo modo possiamo parlare di progetto sostenibile. In primis la luce è sicurezza per la comunità ma, soprattutto quando parliamo di illuminazione pubblica è necessario che si tenga conto del controllo dei consumi energetici quindi considero fondamentale adottare sistemi dinamici e crepuscolari.
Progettazione della luce negli spazi privati
E nel privato qual è secondo lei la soluzione?
Anche per quanto riguarda la progettazione nell’edilizia privata è fondamentale lo studio della luce naturale e di quella artificiale. Qualche anno fa, ho disegnato la luce nello zoccolo dei gradini di una scala per un eco b&b, che funziona con sistema crepuscolare, garantendo sempre dall’imbrunire la presenza della luce, sicurezza e controllo dei consumi.
ecob&b – scala illuminata con sistema crepuscolare
Dobbiamo comprendere che anche la luce all’aperto negli spazi privati appartiene a tutti, la sua ricaduta e’ sempre di dominio pubblico. Può accadere di ricevere in casa propria, luci indesiderate e fastidiose proiettate dal giardino del vicino di casa o dall’illuminazione pubblica.
Casale illuminato
Attualmente sono in fase di completamento per i lavori di ristrutturazione di un antico Casale il cui progetto illuminotecnico l’ho pensato per creare all’esterno suggestivi scenari in sintonia con quelli della luce del sud dall’imbrunire, e di notte lasciar spazio a quello immenso e magico del firmamento nell’intento anche di non interferire con le abitudini dei volatili, quindi a difesa dall’inquinamento luminoso. All’interno ho fatto di tutto per attrarre il più possibile la luce naturale mentre per quella artificiale ho dotato gli spazi di una luce calda e accogliente sempre tenendo conto del risparmio energetico e non solo. Altro esempio calzante è la progettazione della luce per il rudere di c/da Lauro, progetto in fase di maturazione, la luce è indiretta e con sistema crepuscolare, senza creare inquinamento luminoso.
Rudere illuminato
Normative e cultura della luce in Italia
Ma come si regolano i progettisti: in Italia esiste una vera e propria regolamentazione?
Mentre nei Paesi europei le regole sono diverse, in Italia “il piano della luce” viene regolamentato dalle singole Regioni. Ormai in Italia il piano esiste in quasi tutte le regioni ma, nonostante ciò, vedo ancora luce selvaggia, inquinamento luminoso e, la cosa più grave vedo luce colorata senza un motivo. Mi spiego meglio: vedo ancora in giro sfere che illuminano piazze e strade, ma anche negli spazi privati, e poi, la luce colorata senza un senso.
Mausoleo Romano, luce colorata per comunicare Castello Svevo, luce colorata per comunicare
La luce colorata deve esclusivamente segnalare iniziative o eventi, per esempio è bene che il 25 novembre, edifici di rilevanza storica o monumenti, si illuminino di rosso per la “Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne” mentre di blu il 2 Aprile per ricordare la “Giornata sulla consapevolezza dell’autismo” … la luce diventa (ancora non lo è) Comunicazione e Linguaggio. La Cultura della Luce!
Marchio, La Cultura della Luce, dell’architetto Domenico De Rito studio ddra+d
Domenico De Rito, Architetto della Luce – Studio e Ricerca
Domenico De Ritoè architetto, docente di disegno e storia dell’arte e membro del Centro Cetri-Tires, Circolo europeo per la Terza Rivoluzione Industriale. Partecipa a tavoli internazionali in qualità di architetto della luce ed esperto di daylighting, design e sviluppo sostenibile.
Lo studio ddra+d
Nel 1997 fonda lo studio ddra+d con sede a Cosenza con cui svolge le attività di ricerca e professionali. Fin dalle prime fasi della sua carriera, l’architetto De Rito ha indagato a fondo, con metodo e curiosità, la disciplina architettonica, maturando esperienze significative nel campo della riqualificazione urbana e di quella paesaggistico/ambientale, della progettazione architettonica, dell’interior design.
La ricerca sulla luce
Una ricerca ininterrotta, appassionata, meticolosa, concentrata sulle differenti modalità di impiego della luce naturale e artificiale: una materia di cui è diventato tra i principali esperti in Italia. Tutto inizia nel marzo del 2004 quando ha ideato e condotto il suo primo seminario sulla disciplina del linguaggio luminoso con il mood: “La riqualificazione urbana di una città, di un’area passa certamente dall’attenta progettazione sostenibile della luce che è parte integrante del processo progettuale architettonico complessivo.”
Progetti urbani e sostenibilità
Nel 2009 presenta con il suo studio il progetto di riqualificazione della via Padre Giglio, importante arteria della città di Cosenza con l’innovativa soluzione di luce dinamica, sicurezza e risparmio energetico, evidenziando la qualità progettuale.
9 Roma 2021, l’architetto De Rito durante un Convegno a Roma mentre spiega la luce nel Pantheon
Convegni e divulgazione
Ha poi curato, organizzato e partecipato ad innumerevoli incontri e convegni su questo affascinante argomento: a Reggio Calabria, Venezia, Cosenza e Roma, dove nel 2021 ha argomentato sulle modalità eccezionali, sorprendenti e innovative con cui i progettisti della Roma antica hanno gestito e canalizzato la luce naturale all’interno del Pantheon attraverso il cosiddetto “oculus”.
Premi e pubblicazioni
Sui temi della luce come comunicazione e linguaggio, l’architetto ha ricevuto premi e riconoscimenti, come quello per la progettazione dell’illuminazione del Castello Svevo di Cosenza, Concorso di idee (2005), premiato per la qualità della proposta, pubblicato ed esposto a Montreux.
Pubblicato invece da Aracne, il progetto “Luci sullo Stretto” (2015) in occasione dell’iniziativa “100 Idee per Reggio Calabria Città Metropolitana” presentato presso la sede della Facoltà di Architettura dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria.
Ricerca e inclusione
In seguito ha elaborato uno studio sperimentale sulle disabilità visive con un progetto patrocinato dall’UNESCO (2015).
Ultimi progetti
Nel dicembre 2024, con il Simposio “PAESAGGI” da lui ideato e curato, ha affrontato il tema dei paesaggi di luce a Diamante in Calabria.
In quest’ultimo periodo sta curando il progetto “La luce illumina la Storia”, il progetto illuminotecnico per la “passeggiata archeologica” a Cirella, un percorso naturalistico particolarmente affascinante che farà apprezzare il percorso anche in notturna.
Tempo di ristrutturare e l’ansia cresce? Niente paura, affidandosi a professionisti competenti e sapendo nel dettaglio come procedere, i lavori in casa non saranno un problema.
Se l’intervento mira a rinnovare pavimenti e pareti per dare nuova luce alla casa, ecco un breve guida con tutti gli step dal sopralluogo alle finiture, con consigli pratici e stilistici, dalle valutazioni iniziali alla scelta dei rivestimenti e dei pavimenti.
esposizione rivestimenti – Depositphotos
Sopralluogo e valutazioni iniziali
Il primo step che deve affrontare chi si appresta a rinnovare una casa è il sopralluogo – o i sopralluoghi, perché bisogna procedere passo passo.
Per prima cosa, bisognerebbe incontrarsi con architetto o interior design e un geometra. Con il progettista d’interni si deve stabilire un budget, che comprenda preferibilmente anche quanto margine c’è per sforare: questo aiuterà il cliente a gestire l’ansia e la paura che accompagna un passo così importante, e permetterà al designer di guidare il cliente al meglio nelle varie scelte. Rinnovare i pavimenti e le pareti, infatti, comporta fare diverse scelte e tenere in considerazione diversi fattori che spesso, a chi non è del mestiere, possono sfuggire. Affidarsi a professionisti permette di limitare gli sbagli e lasciare un margine per tamponare errori o imprevisti consente di fare una stima realistica.
Preparare le superfici a regola d’arte
Prima di posare i nuovi rivestimenti, dare la tinta o posare la carta alle pareti, le superfici vanno preparate al meglio, per evitare lavori poco rifiniti e che possono creare problemi (come bolle d’aria, crepe, imperfezioni o, peggio, infiltrazioni).
Come preparare le superfici? Sempre con il consiglio di rivolgersi a professionisti esperti, ecco un piccolo vademecum di ciò che non può mai mancare:
Rimuovere i materiali esistenti, se necessario;
Livellare il sottofondo per garantire una posa ottimale (sottofondo e massetto per i pavimenti);
Trattare le pareti per una perfetta adesione delle nuove superfici.
diverse tipologie di rivestimenti in gres porcellanato
Rinnovare pavimenti e rivestimenti
Mentre le maestranze preparano gli ambienti, inizia la parte più stressante, ma anche divertente: scegliere i nuovi rivestimenti.
Una prima selezione comporta la scelta del materiale per i pavimenti: parquet, marmo o gres porcellanato sono le tre opzioni più diffuse.
Il calore impagabile del primo e il lusso sofisticato del secondo li rendono ancora oggetto del desiderio per molti. Questi materiali, però, comportano un certo dispendio economico e una manutenzione specifica, quotidiana e a lungo termine. Entrambi, inoltre, sono molto delicati.
Perché scegliere il gres porcellanato
Il gres porcellanato è – attualmente – uno dei materiali più amati da inserire nelle nuove abitazioni, perché coniuga una versatilità estrema con una resistenza unica.
Questo rivestimento, infatti, può replicare fedelmente qualsiasi altro materiale esistente in natura, ogni essenza legnosa o varietà marmorea o pietra naturale, ma è anche molto resistente e impermeabile.
Per avere, inoltre, una percezione dello spazio più esteso, uniforme e pulito, è possibile posare lastre di grandi dimensioni, come ad esempio le piastrelle di grandi formati Atlas Plan, che, grazie alla qualità offerta da un marchio di fama internazionale, permettono di ampliare lo spazio visivo e garantiscono l’igiene necessaria.
Nella foto stand Salone del Mobile 2025 “ONE SPACE – The Atlas Concorde Ceramic Ecosystem” — articolato in grandi lastre, rivestimenti e pavimenti
Rinnovare le pareti
Non tutti sanno che le lastre di grandi dimensioni di gres porcellanato possono essere installate anche amuro.
Intere pareti o porzioni decorative con effetto marmo o pietra naturale potrebbero costituire una scelta originale e d’effetto, in alternativa alle tinte da parete o carte decorative, che restano comunque una scelta molto apprezzata.
Le finiture: dettagli che fanno la differenza
Le finiture rappresentano l’ultima, ma non meno importante, fase del rinnovo. Paraspigoli, battiscopa, profili di giunzione, cornici o semplici dettagli di pittura possono esaltare la qualità del lavoro. In questa fase, ogni dettaglio conta: la scelta del colore delle, l’uniformità delle superfici tinteggiate, la precisione nel montaggio di battiscopa e profili metallici. Anche l’illuminazione gioca un ruolo nella valorizzazione delle finiture, mettendo in risalto texture, giochi di luce e volumi.
Infine, la corretta sigillatura delle superfici, l’utilizzo di prodotti protettivi specifici e una pulizia finale professionale sono fondamentali per consegnare un ambiente pronto per essere vissuto e apprezzato in ogni suo dettaglio.
In casa hai trovato un pavimento nero e gli abbinamenti ti spaventano? Hai paura che qualsiasi scelta possa incupire l’ambiente o renderlo troppo stravagante? Non ti preoccupare più del dovuto: con un pavimento nero hai più libertà di scelta di quella che immagini.
Ma la verità? Sta tutto nello stile che vuoi creare. Sì, ci sono regole generali da seguire, ma poi arriva lo stile personale, quello che racconta di te e ti fa sentire a casa. Anche un pavimento in granito nero, in graniglia lucida o in marmo scuro può diventare parte del tuo racconto, se lo sai ascoltare.
In questo articolo ti accompagno passo passo: niente formule magiche, solo scelte consapevoli.
Sì, parliamo anche di luce, di palette, di errori da evitare e di pavimenti neri che (forse) non ti piacciono ancora… ma lo faranno presto.
Il punto di partenza è sempre lo stile (non il pavimento)
Lo so, può sembrare strano, ma non è il pavimento che comanda: è lo stile che vuoi creare. Certo, se sogni un’atmosfera natural o jungle e ti ritrovi con un marmo nero lucido, il match sarà da valutare con la massima cura, ma non è detto che tu debba rinunciare totalmente a quelle vibes lì. Serve solo trovare un compromesso.
E se proprio non sai da dove iniziare, è esattamente questo il tipo di dilemma che risolvo ogni giorno con le consulenze Trova il tuo stile: partire da quello che hai, anche se non lo ami, e costruirci intorno qualcosa che parla di te.
Pavimento nero e luce: quanta ne hai e quanta ne vuoi?
C’è chi sogna una casa avvolta nella penombra e chi farebbe di tutto per avere sempre il sole in soggiorno (io faccio parte di quest’ultimo team). Massimizzare la luce naturale non è una priorità per tutti, ma con un pavimento scuro il fattore dell’illuminazione naturale va considerato con ancora più attenzione.
Hai tanta luce naturale?
Ottimo. Puoi scegliere una base chiara per pareti e soffitti se vuoi amplificarla e valorizzarla. Puoi optare sia per i bianchi assoluti, come il RAL 9016, che per tinte come RAL 9002 (un grigio neutro chiarissimo) o colori chiarissimi da abbinare a un soffitto bianco. Personalmente, non amo l’abbinamento di bianco caldo (come RAL 9010) con pavimenti neri. In alternativa puoi osare con pareti medio scure: blu profondo e desaturato, marsala, verde abete, borgogna… Il match può diventare raffinato.
Hai poca luce?
Allora vai con pareti chiare ma non piatte, tessili pieni di movimento e tocchi di colore a sorpresa: un verde salvia, un senape, un azzurro carta da zucchero. Evita il total black + total white, altrimenti l’ambiente si chiude e alla lunga diventa cupo.
E se la luce naturale è poca, ricordati che puoi crearla. Una buona illuminazione artificiale fa la differenza, e in certi casi vale davvero la pena investire in un lighting designer.
Con quali colori abbinare un pavimento nero? Dipende tutto dal mood che vuoi creare
Il nero è un neutro e come tutti i neutri, in realtà sta bene con (quasi) tutto. Quando si trova sotto i tuoi piedi, in una superficie ampia e visivamente dominante, serve un po’ di strategia per abbinarlo bene e non lasciare che spenga o incupisca l’ambiente.
Qui sotto trovi alcune direzioni stilistiche possibili, tutte compatibili con un pavimento nero — e ognuna con i suoi accorgimenti.
1. Vuoi scaldare l’ambiente? Usa legni caldi e finiture morbide
Scegli mobili in legno scuro o medio con sottotono caldo: noce, teak, palissandro, mogano. Funzionano benissimo anche i colori caldi, come terracotta, ruggine, bordeaux, mattone…
2. Vuoi freschezza e leggerezza? Gioca con colori pop e pastelli polverosi
Un pavimento nero può essere la base perfetta per osare con colori più chiari, allegri e “vivi” . Pensa a: rosa cipria, lavanda, verde menta, carta da zucchero, giallo vaniglia, azzurro pastello.
Mescolali con toni neutri e usa qualche accento nero qua e là per richiamare il pavimento. Questo mix funziona benissimo in un contesto nordico contemporaneo o pop retrò.
3. Vuoi eleganza sofisticata? Metalli preziosi e superfici riflettenti
Con il nero puoi spingerti nel regno del raffinato senza sforzi. Se il pavimento è opaco, inserisci dettagli in ottone satinato, vetro fumé, acciaio, laccature lucide o superfici specchiate. Se il pavimento è lucido, dosa con più cura questi materiali o potresti cadere nel pacchiano.
Puoi anche scegliere pareti dalle tinte profonde (verde bosco, blu petrolio, grigio antracite), purché tutto sia ben bilanciato dalla luce. Il pavimento nero in questo caso non è un problema: è il tuo alleato per creare una palette chic e avvolgente, in pieno stile art déco o minimal elegante.
Abbinare un pavimento nero: colori, materiali, styling tips
Ecco alcuni spunti generali per far “funzionare” un pavimento nero.
Colori: i colori medio scuri e non molto accesi (desaturati) fanno sempre un figurone, ma puoi anche optare per colori pastello polverosi e qualche tocco pop più vivace (senape, rosa, corallo, rosso, blu reale, blu cobalto). Prendi spunto dalla moodboard.
Materiali: i pavimenti lucidi accolgono molto bene materiali freddi come vetro e metalli, ma è bene aggiungere anche colori o legni caldi e scuri per bilanciare. I pavimenti neri opachi, lasciano più spazio sia ai mix stilistici che alla gamma di materiali: stanno bene anche con il legno chiaro o medio chiaro, meglio se neutro o caldo e non risultano mai pacchiani, se abbinati a oro, ottone o marmi venati, rischio che, al contrario, corrono i pavimenti in marmo nero lucidi.
Styling tips: è molto interessante attirare l’attenzione verso l’alto, nelle stanze con pavimenti neri. Si può fare attraverso l’uso di lampade scenografiche dal design leggero o strisce di colore nella parte alta delle pareti.
Arredare con pavimento nero: consigli pratici per ogni materiale
Non tutti i pavimenti neri sono uguali. Cambia il materiale, cambia il finish, cambia l’effetto nello spazio. Ecco perché ognuno ha bisogno di accorgimenti diversi.
Pavimento marmo nero fiammato di bianco (Nero Marquina, Portoro, ecc.)
È scenografico, elegante, molto “da copertina”. Spesso viene lucidato, ma si trova anche con finitura opaca. Il problema? Può sembrare “freddo” e intimidire chi cerca un’atmosfera più accogliente.
Come abbinare un pavimento in marmo nero?
Legno caldo e scuro (noce, teak, rovere affumicato).
Metalli freddi come argento e acciaio. Meglio andare cauti con oro e ottone, che potrebbero far risultare pacchiana la stanza, se non bilanciati a dovere.
Vetro (anche fumé).
Tessili in colori avvolgenti senza fantasie (monocromatici): verde oliva, senape, mattone, terracotta, blu profondo.
Pareti chiare, ma evita il total white abbagliante: rende il marmo troppo “duro” visivamente.
Evita anche di mescolare il marmo nero con altri marmi.
Se opti per una palette neutra, ti suggerisco di aggiungere qualche tocco di calore: per esempio, una poltroncina in pelle o un sideboard in legno rossastro.
Pavimento in graniglia nera o antracite (anni ’70 o attuali)
La graniglia scura può essere decorata con piccoli frammenti chiari oppure completamente tono su tono. Ha un’anima vintage, ma può essere modernizzata con piccoli trucchi.
Con cosa funziona bene la graniglia nera?
Modernariato, mobili Mid Century Modern, eleganti e dal fascino senza tempo.
Tocchi di rosa cipria, verde menta, senape.
Arredi dal profilo sottile, magari con gambe nere a richiamo.
Legno scuro o medio scuro, caldo, ben rifinito e poco venato.
Velluto, tessuti monocromatici, fantasie a piccole dosi e sempre con motivi grandi.
Assolutamente no a mobili in stile country o rustici, che penalizzerebbero la graniglia creando un brutto effetto “casa della nonna” (nella sua accezione più negativa, so per certo che ci sono case della nonna arredate con estremo buon gusto).
Pavimento in granito nero o sale e pepe
Immagini generate dall’AI, secondo le mie indicazioni
Un classico delle case anni ’80–’90 che può sembrare freddo o datato, ma ha un bel potenziale di carattere.
Come valorizzare un pavimento in granito nero o sale e pepe?
Tinte chiare e palette desaturate, ma con qualche tocco di colore vivace. Il granito dà il meglio di sè quando intervallato da colori degni di essere chiamati tali e si spegne con le palette totalmente neutre.
Arredi contemporanei colorati dalle linee sinuose.
Accenti in nero opaco o metallo spazzolato.
Molto interessante in combinazione con motivi grafici grandi.
Anche il granito, come la graniglia, non è valorizzato dallo stile rustico e dal country. Piuttosto che fibre grezze, pietra e legno al naturale, meglio optare per materiali rifiniti ed eleganti.
Pavimento gres nero opaco senza venature o pavimento in resina nera uniforme
Molto usato nelle case contemporanee, specie in finitura opaca. Spesso il rischio è quello di una freddezza “da showroom”.
Con cosa funziona bene un pavimento in grès nero o in resina nera?
Legno neutro o caldo, dai più chiari ai più scuri.
Mix con materiali materici: cemento, ceramica, cotto smaltato.
Tutti i colori, nessuno escluso. Quindi usali, ti prego, non scegliere il grigio per tutto. L’unico accorgimento è evitare colori troppo vivaci e medio scuri sulle pareti (evita colori pazzerelli come fucsia, rosso vivo, arancione, blu elettrico…).
Questo pavimento lascia ampio spazio anche allo stile, puoi osare senza timore.
Sapere che la tua casa è un luogo sicuro, sia quando sei all’interno che quando ti trovi lontano è un pensiero rassicurante che tutti vorrebbero corrispondesse alla realtà. A tal proposito, e a fronte di una tendenza crescente di furti, l’unica soluzione realmente efficace è quella di installare un allarme casa.
Tuttavia, spesso i sistemi di sicurezza possono richiedere lavori strutturali per essere installati, oppure i sensori e i componenti dell’antifurto possono risultare totalmente fuori contesto rispetto allo stile della casa. Abbiamo quindi pensato di fornire alcuni consigli che puoi mettere in pratica per proteggere la tua casa senza rinunciare al design e all’estetica.
1. Scegli dispositivi di sicurezza dal design discreto
Il primo consiglio che ti diamo è quello di optare per sistemi di sicurezza composti da elementi che abbiano un design discreto e neutro. L’ideale è che siano compatti e con strutture dal taglio moderno.
Questo vale per le centraline dei sistemi di allarme, ma soprattutto per i pannelli di controllo e sensori, vale a dire gli elementi dell’antifurto generalmente più a vista. Oltre al design dei componenti, considera anche lo stile della tua casa: più i due saranno ben assortiti, minore sarà l’impatto dato dall’installazione del sistema di sicurezza.
In particolare, è importante che i sensori e gli elementi a vista dell’antifurto si integrino con l’arredamento, evitando elementi ingombranti o visivamente invasivi.
2. Usa i colori e le posizioni giuste per rendere l’antifurto invisibile
Un altro suggerimento utile per far notare meno l’allarme e i suoi componenti all’interno della tua casa prevede l’uso di colori e delle posizioni furbe. Questo consiglio si rivela particolarmente utile se il design dell’antifurto non si integra perfettamente con lo stile della tua casa.
Per quanto riguarda i colori, può essere utile sfruttare i toni delle pareti o della mobilia per nascondere centraline e sensori. Allo stesso modo, posizionare i componenti negli angoli meno in vista può essere un’ulteriore soluzione per rendere più discreta la presenza dell’antifurto in casa.
Attenzione però alle priorità: per quanto riguarda la posizione dei sensori, è fondamentale tenere prima in conto la funzione di protezione dell’allarme e poi l’estetica, dato che scegliere luoghi troppo riparati potrebbe rendere inefficace l’intero sistema di sicurezza.
3. Preferisci un allarme wireless per un’installazione pulita
Prediligi sistemi wireless per evitare canaline a vista o, in uno scenario ben peggiore, onerose e lunghe opere murarie. I sistemi senza fili, permettono un’installazione senza interventi strutturali, preservando l’integrità estetica degli ambienti.
Inoltre, sono spesso più tecnologici e avanzati rispetto ai tradizionali allarmi filari, i quali sono connessi all’elettricità domestica. Tuttavia, assicurati che l’allarme senza fili da te scelto sia dotato di tecnologie anti-jamming, così da evitare che il sistema possa essere hackerato.
4. Scegli una soluzione con controllo remoto dei dispositivi
Un ulteriore consiglio è quello di preferire soluzioni di antifurto con controllo remoto dei dispositivi, in modo da poter integrare sicurezza e tecnologia. Una casa che prevede la possibilità di controllare alcuni componenti da remoto è sicuramente moderna, e questo aggiunge un tocco di stile in più alla proprietà.
Inoltre, optare per sistemi di sicurezza che integrano anche il controllo da remoto di dispositivi domestici può essere utile per avere anche maggiore comodità in casa.
5. Affidati a soluzioni professionali per una protezione completa
Senza dubbio, l’ultimo consiglio che sentiamo di darti è quello di affidarti a degli esperti del settore per scegliere il tuo allarme. In questo modo potrai essere sicuro che l’installazione avvenga in modo corretto, nel rispetto sia del tuo gusto personale che della funzionalità del sistema di sicurezza.
Scegli servizi di sicurezza che offrono monitoraggio continuo e assistenza, garantendo tranquillità senza compromettere l’estetica della tua casa. Un esempio è il sistema di allarme casa Sector Alarm, antifurto senza fili che non necessita di opere murarie per essere installato e che prevede il monitoraggio da parte di una centrale di ricezione allarmi attiva 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
Sector Alarm offre soluzioni personalizzabili per ogni soluzione abitativa e commerciale: dagli allarmi per appartamenti a quelli per villa, passando per gli antifurto per negozi e uffici. Inoltre, si tratta di un servizio tutto incluso che prevede assistenza tecnica, controlli di sicurezza e interventi gratuiti, oltre a un design premiato con l’IF Design Award 2023, che aggiunge un tocco in più alla tua casa.
Infine, grazie all’app Sector Alarm, è possibile controllare il sistema di protezione direttamente dal proprio smartphone e integrare dispositivi Smart Home nel sistema per una casa protetta e al passo con i tempi senza rinunciare allo stile.
Gamba, piede, base, basamento, piedistallo, supporto, sostegno al centro, colonna: termini diversi per definire l’elemento che sostiene il piano di un tavolo, nei modelli comunemente chiamati tavoli con gamba centrale.
I tavoli con base centrale sono così progettati per soddisfare certi vezzi estetici, capaci di mantenersi perfettamente stabili e in equilibrio, di sostenere con solidità il piano e di offrire un comodo spazio a tutti i commensali.
Il loro nome li descrive alla perfezione: i tavoli con piede centrale sono caratterizzati da un supporto posizionato centralmente sotto il piano. Una mono-gamba al centro è una certezza per rientrare nella categoria ma anche tante singole basi una vicino all’altra e posizionate in modo centrale rispetto al piano sono un’ottima discriminante per popolare il catalogo “tavoli con gamba centrale”.
Tutto sta nel design che si preferisce, perché quello che differenzia questi tavoli tra loro – per estetica e per prezzo – è la tipologia di sostegno al centro che può assumere diverse forme ed essere realizzato in molteplici materiali e colori.
Si passa da tavoli mono-piede con palo sottile o piedistallo lungo e stretto a tavoli con basamento monolitico scultoreo. Nel mezzo si alternano tavoli con basamento cilindrico o sferico, basi geometriche o completamente astratte, tavoli con una base che sembra torcersi su sé stessa, supporti sinuosi e curvi fatti di lastre che si avvolgono, strutture a forma di ellisse, sculture traforate, tronchi di cono.
La fantasia dei designer non ha confini, il limite è la stabilità del tavolo.
Se stai pensando di acquistare un tavolo con gamba centrale per il tuo soggiorno o la tua sala da pranzo continua a leggere per scoprire i vantaggi funzionali di un simile modello di tavolo e poi lasciati conquistare dalla carrellata di immagini che troverai in fondo a questo articolo.
Perché scegliere un tavolo con gamba centrale
La presenza di un’unica base che sorregge nel mezzo un piano ha principalmente un valore estetico che designer e progettisti hanno deciso di sfruttare – ciascuno nel proprio modo – per proporre cataloghi di tavoli con base centrale capaci di farsi notare.
La tendenza sembra portare verso minimalismo, leggerezza e pulizia visiva. Una struttura ridotta all’osso si fa perfetta portavoce di uno stile minimal in cui meno c’è meglio è. Tuttavia questo minimalismo sembra venir meno quando si scelgono basi dalle dimensioni importanti, con forme stravaganti, costruite con un mix di materiali che passano tutt’altro che in secondo piano.
Le sperimentazioni sul campo hanno prodotto tavoli con basamenti molto particolari, ad esempio strutture a forme di ellisse traforate, basi che viste frontalmente ricordano un’onda, supporti a forma di vaso greco che ispirano il nome del tavolo stesso, o ancora piedistalli che sembrano petali di fiori.
Insieme all’estetica, chi sceglie un tavolo con base al centro lo fa per motivazioni prettamente più pratiche. Un tavolo con supporto centrale garantisce vantaggi funzionali per i commensali che, una volta seduti, trovano un ampio spazio libero sotto al piano. La gamba centrale libera dall’ingombro di più supporti laterali, offrendo così centimetri preziosi a chi si avvicina al tavolo per svolgere qualsiasi attività e trova uno spazio più aperto e accogliente, con meno vincoli strutturali appunto.
Dettagli costruttivi da non sottovalutare in cucine, soggiorni e salotti di ridotte dimensioni ma anche in spazi pubblici e coworking dove la praticità e la versatilità sono imprescindibili.
L’assenza di gambe perimetrali, la sensazione di più spazio e l’eccezionale comfort di seduta che ne consegue, permettono di sfruttare al meglio tutto il piano, anche in una configurazione con più sedie attorno al tavolo.
Al netto dei vantaggi, che abbiamo detto essere l’estetica (pur sempre soggettiva e incline a valutazioni personali) e la funzionalità (tutti i punti del piano sono sfruttabili in ugual modo), è bene menzionare anche gli svantaggi: la stabilità del piano e il costo del tavolo.
I tavoli mono-gamba di qualità sono stabili, sicuri e non ribaltabili; a patto che siano ben progettati e ben costruiti. Il supporto centrale dev’essere proporzionato alla superficie del piano, tenendo anche conto dei materiali impiegati. Il basamento deve essere abbastanza largo e resistente per sopportare il peso del piano e di tutto quello che vi si appoggia sopra, senza produrre oscillamenti pericolosi.
I tavoli con unico appoggio al centro potrebbero avere un costo maggiore rispetto ai tavoli tradizionali con quattro gambe. Questo può accadere sia perché il design richiede una maggiore attenzione nella progettazione e nella realizzazione sia perché le lavorazioni necessarie per dar vita a basi a volte molto particolari possono essere più onerose. Un peso rilevante è determinato anche dai materiali impiegati che possono essere anche molto pregiati, esclusivi e di qualità.
Gallery foto ispirazione tavoli con gambe centrali
I tavoli con gamba centrale sono incredibilmente versatili, così come l’ampio campionario finiture e colori in cui possono essere scelti. A seconda dell’azienda produttrice e del modello specifico, si può spaziare dal legno al vetro, dal laccato al ferro battuto, dal cemento alla pietra, con tutte le declinazioni previste caso per caso. La personalizzazione e l’abbinamento di piano e base centrale permettono di produrre modelli di tavoli capaci di adattarsi a molteplici contesti e gusti. I tavoli con gamba centrale non risparmiano nessuno stile d’arredamento.
Proponiamo ora una carrellata di foto dei tavoli con gamba centrale più richiesti dai nostri Clienti nel corso degli anni. Ti sfidiamo a trovare il tuo (unico) modello perferito!
Tavolo di design con gamba centrale
Tavolo allungabile con gamba centrale
Tavolo rotondo con gamba centrale
Tavolo rettangolare con gamba centrale
Tavolo quadrato con gamba centrale
Tavolo ovale con gamba centrale
Tavolo in vetro cristallo e gamba centrale
Prima nella variante con piano in vetro cristallo trasparente…
…dopo nel modello in cui è la base ad essere proposta in cristallo, in questo caso cristallo specchiato.
Tavolo in legno con base centrale
Prima nella variante tavolo con piano in legno…
…dopo nel modello tavolo con (anche) base in legno, in questo caso legno multistrato di betulla.
Tavolo con base centrale in pietra
Tavolo con piano in pietra ceramica effetto marmo
Tavolo con basamento al centro in acciaio
Tavolo con basamento centrale rivestito
Tavolo in vetro con base in legno centrale
Tavolo con piede al centro incrociato
Questi tavoli con supporto al centro sono riusciti a conquistare il posto d’onore nel tuo soggiorno? Se sei ancora indeciso su quale sia il miglior tavolo sfoglia il catalogo e personalizza il tuo modello ideale.
Organizzare il giardino non è solo una questione estetica. È il modo più semplice per trasformare uno spazio esterno in un luogo in cui ti viene voglia di stare. E no, non servono progetti complicati o soluzioni da rivista. Bastano poche buone idee, un pizzico di visione e un po’ di ordine.
Per approfondire il tema, ho fatto quattro chiacchiere con Diego Guffanti, giardiniere professionista e appassionato di spazi verdi “veri”, di quelli che si vivono ogni giorno. Ecco cosa è emerso.
Cosa rende speciale e armonioso un giardino ben curato
Quando si decide di organizzare il giardino, la tentazione di voler fare tutto insieme è forte. Ma la verità è che l’armonia si costruisce un passo alla volta.
Cosa rende davvero speciale un giardino?
Non è la simmetria, né l’eccesso di piante o arredi. È il modo in cui lo spazio “respira”. Un giardino funziona quando è coerente, accessibile, proporzionato.
La prima cosa da fare è porsi qualche domanda:
Come voglio usare il mio spazio verde?
Quali elementi mi rilassano davvero?
Di cosa posso fare a meno?
A volte basta spostare due vasi, liberare un passaggio, fare spazio al vuoto. Non è questione di quantità, ma di intenzione. E spesso, meno è davvero meglio.
Gli errori più comuni quando si cerca di organizzare il giardino
Tutti vogliono un giardino curato, ma spesso si parte con il piede sbagliato.
Quali sono gli errori da evitare quando si organizza lo spazio verde?
Il primo è cercare risultati immediati. Si comprano troppe piante, si sovraccaricano gli angoli, si mescolano arredi senza una logica. Il risultato? Un giardino difficile da gestire e poco coerente.
Altro errore: scegliere piante solo per estetica, senza considerare clima, esposizione o tempo disponibile per la cura.
E poi c’è il disordine “tollerato”: attrezzi in vista, vasi vuoti, materiali lasciati lì “perché tanto è fuori”. Anche l’esterno ha bisogno di una struttura chiara, fatta di aree funzionali e oggetti al posto giusto.
Organizzare il giardino significa anche semplificare: visivamente, fisicamente, mentalmente.
Organizzare il giardino con gli strumenti giusti: pochi ma indispensabili
Non serve avere venti attrezzi, anzi. Chi ha poco spazio – o poco tempo – deve puntare sull’essenziale.
Quali strumenti sono davvero utili (senza occupare troppo spazio)?
Ecco quelli davvero indispensabili:
Forbici da potatura (ben affilate)
Paletta per trapianto
Guanti comodi e resistenti
Annaffiatoio con beccuccio lungo
Cestino o borsa porta-attrezzi
Tutto il resto può essere valutato nel tempo, secondo necessità. L’importante è non accumulare. Se lavori in uno spazio ridotto, sfrutta pareti, mensole, contenitori chiusi e ganci per tenere tutto in ordine, anche visivamente.
Organizzare il giardino non vuol dire riempirlo di cose, ma scegliere con cura ciò che davvero ti serve per curarlo bene.
Un giardino ordinato si vive meglio
Un giardino ben organizzato ti semplifica la vita. Ti invita a uscire, a viverlo, a rilassarti. Ti toglie pensieri, invece di aggiungerne.
Se lo spazio verde che hai a disposizione ti mette ansia, è segno che qualcosa va rivisto. E non serve rifarlo da capo: basta ripensarlo in base a come vuoi viverlo oggi.
Anche solo sistemare una zona, renderla più pratica e bella da vedere, può avere un effetto enorme su come ti senti.
Hai bisogno di una mano per organizzare il tuo giardino o terrazzo?
Se hai bisogno di consigli pratici, di qualcuno che sappia trasformare uno spazio verde caotico in un luogo da vivere ogni giorno, puoi contattare Diego Guffanti. Sa leggere gli spazi e valorizzarli con soluzioni semplici, funzionali e pensate davvero per le tue abitudini.
E se invece il tuo problema è dentro casa – nel box, negli armadi o in quegli spazi che ormai non riesci più a gestire – scrivimi: posso aiutarti a liberarti dal superfluo e a riorganizzare in modo concreto, leggero, duraturo.
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