La seconda vita di un laboratorio artigianale

Pubblicato da blog ospite in Architettura, Coffee Break

Un progetto di cafelab architetti per trasformare un laboratorio artigianale dismesso in una moderna abitazione privata in un angolo di alto pregio nel cuore del Parco dell’Appia Antica a Roma.

La fabbrica è addossata su tre lati al muro di confine del lotto lungo e stretto; una disposizione che ha il vantaggio di garantire la massima privacy nella casa, la nuova costruzione mantiene così i volumi della preesistenza:
si sviluppa in lunghezza ad un solo piano con affaccio unico verso il giardino privato.

Le finestrature sono ampie e riempiono la casa di luce naturale creando una reale sensazione di compenetrazione fra ambiente interno ed esterno.

Per ricordare il passato industriale la casa ha le pareti esterne rivestite con pannelli di corten e infissi acciaio estruso a freddo, quello che una volta prendeva il nome di ferrofinestra.

Il giardino urbano, di dimensioni contenute è così caratterizato da materiali naturali, il corten, delle pareti della casa, il legno del deck e la pietra della pavimentazione.


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A former workshop and its second life in Rome

A project of cafelab architects to transform a former craft workshop into a modern private home located in an area of high value in the heart of the Appia Antica Park in Rome.

The factory is leaning on three sides to the boundary wall of the long and narrow lot; a position that has the advantage of guaranteeing the maximum privacy of the house, the new building maintains the volumes of the pre-existence:
the single-storey building has windows only towards the private garden.

The windows are large and fill the house with natural light creating a feeling of interpenetration between internal and external environment.

To remember the industrial past, the house has exterior walls covered with corten panels and cold-extruded steel frames.

The small urban garden is characterized by natural materials, the corten, the walls of the house, the wood of the deck and the paving stone.


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Legno e cemento per il ristorante Ryù

Pubblicato da blog ospite in +deco, Architettura

Il ristorante Giapponese Ryù a Westmount (Canada), progettato da Ménard Dworkind,è un ottimo esempio di naturale eleganza.

L’interno ruota attorno al concetto di linea e di cerchio, al legno e al cemento. I rivestimenti sono a liste ma sono curvi , le sedie del bar sono squadrate ma poi hanno a decorazione un buco tondo sulla base, i pendenti neri sono aste con lampadine tonde, le sedute delle panche che circondano i tavoli rotondi sono sinuose, ma la panellatura dietro è a liste, come le sedie tondeggianti su gambe a stecche; il bar è sovrastato da un gioco di liste di legno che creano una curva ad angolo a contrasto con le squadrate luci sopra il bancone e via dicendo.

Due materiali, il cemento ed il legno, dominano lo spazio e uniscono le geometrie. E’ tutto grigio e di un mieloso giallo legno dentro Ryù, a parte alcuni accenti verdi (le piante) o azzurro smeraldo (le tappezzerie) o neri (i faretti, i condotti, l’uniforme dello staff etc).

La lavorazione dell’intonaco sui muri suggerisce, almeno a me,  il profilo di una foresta astratta.

Per altre idee, dai un’occhiata all’originalissimo Caso Do Coto Hotel a Porto o all’ appartamento di Olimpia e Edoardo a Roma; oppure guarda come usare i mattoni in cemento

a casa tua.

Photos by David Dworkind.

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Un moderno spazio di vendita in bianco e nero

Pubblicato da blog ospite in Coffee Break, Design

Oggi vi presentiamo il progetto e le visualizzazioni fatte da cafelab architetti per il rinnovamento di un negozio di scarpe e accessori a Roma.

Il negozio che abbiamo trovato aveva la tradizionale disposizione frammentata con ingresso, vetrina interna, area di vendita interna, bancone e retrocassa.
Collaborando con la proprietà, forte di molti anni di esperienza nel settore, abbiamo creato un moderno spazio di vendita caratterizzato dal design continuo delle mensole e pedane espositive con una quinta di fondo dedicata a borse e accessorize che si distingue per il trattamento differenziato di forme e colorazione.

Sapevamo che una volta rimosse le partizioni e le pareti di cartongesso avremmo avuto la presenza dei pilastri della struttura in ferro che sorregge il soppalco adibito a magazzino, i pilastri sono stati dipinti di nero, chiusi con policarbonato opalino e retroilluminanti creando degli interessanti elementi  che contrastano sul bianco opaco degli arredi su misura e scandiscono lo spazio.

Il negozio rinnovato risulta molto più luminoso e gli articoli in vendita sono più visibili da un passante occasionale all’esterno e si è incrementata anche superficie espositiva, liberando lo spazio dalla presenza delle ingombranti e poco attraenti scatole di cartone.

L’utilizzo della realtà aumentata e dei renderings a 360 gradi ha giocato un ruolo fondamentale in fase decisionale: la committenza ha potuto *toccare con mano* aree espositive, altezze dei ripiani e vetrine e anche gli artigiani hanno avuto chiaro qual’era il risultato finale che si aspettava da loro.

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esplora il progetto a 360 gradi

A retail in black and white

Today we present the views made by cafelab architects for the renovation project of a shoe and accessories store.

The shop we found had the traditional fragmented layout with entrance, inside window, internal sales area, counter and back-setting.
Collaborating with the property, strong of many years of experience in the field, we have created a modern sales space characterized by the continuous design of the shelves and display platforms with a fifth fund dedicated to bags and accessorize that stands out for the differentiated treatment of shapes and coloration.

The refurbished shop is much brighter and the items on sale are more visible from an occasional passer-by outside and the display area has also increased, freeing the space from the presence of bulky and unattractive cardboard boxes.

The use of augmented reality and 360-degree renderings played a fundamental role in the decision-making phase: the client was able * to touch with hand * exhibition areas, shelf heights and shop windows and even the artisans were clear what the result was final that was expected of them.

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Fallingwater, la Casa sulla Cascata icona dell’architettura organica

Pubblicato da blog ospite in Interiors, Things I Like Today

Fallingwater casa sulla cascata, architettura organica

Casa Kaufmann, meglio conosciuta come la Casa sulla Cascata o Fallingwater, è l’icona indiscussa dell’architettura organica

A Mill Run in Pennsylvania, nella riserva naturalistica di Bear Run, Frank Lloyd Wright ha progettato la Casa sulla Cascata, universalmente riconosciuta come un’icona dell’architettura organica e uno straordinario esempio di integrazione dell’opera dell’uomo con la natura.
Costruita fra il 1936 e il 1939 come casa per il weekend per il suo amico Edgar Kaufmann, la villa è celebre per l’audacia della sua posizione, con le terrazze panoramiche a strapiombo su una cascata ed è sicuramente il capolavoro del grande architetto statunitense.

VIDEO: Una bellissima ricostruzione in 3D della Casa sulla Cascata

Casa sulla Cascata - Architettura organica di Frank Lloyd Wright

Casa sulla Cascata di Frank Lloyd Wright

L’architettura organica di Wright

L’architettura organica – di cui Frank Lloyd Wright fu l’interprete principale – promuoveva un’integrazione profonda fra l’ambiente costruito e quello naturale, non solo attraverso l’uso di materiali del luogo ma anche attraverso le forme espressive dei volumi. Lo scopo della progettazione architettonica era mirare all’armonia fra l’uomo e la natura per creare un organismo architettonico che fondesse in sè costruzione e natura.
L’ammirazione di Frank Lloyd Wright per l’architettura giapponese è stata fondamentale nella genesi del suo progetto per la Casa sulla Cascata, sia per quanto riguarda gli aspetti legati al paesaggio, sia per l’essenzialità delle linee del disegno architettonico.

Concetti messi in pratica alla lettera nella Casa sulla Cascata che può essere considerata la rappresentazione plastica di queste idee. Wright infatti ha collocato il suo capolavoro in un punto assolutamente spettacolare, sopra una piccola cascata all’interno di una foresta verdissima. Il suono del torrente Bear Run e dell’acqua che scorre riempe la casa specialmente in primavera quando la neve si scioglie, portando la natura all’interno della residenza.

casa sulla cascata fallingwater icona dell'architettura organica

Casa sulla cascata Fallingwater, icona dell’architettura organica

disegno progetto casa sulla cascata architettura organica

Schizzo di Frank Lloyd Wright della Casa sulla Cascata (Kaufmann House)

Il progetto di Casa Kaufmann, paradigma dell’architettura organica

Il cuore di casa Kaufmann ruota attorno al grande camino del soggiorno intagliato nella roccia. Questo poggia su un grande masso della cascata sottostante e costituisce il fulcro centrale attorno al quale si dispongono tutti gli altri ambienti. Il camino costituisce l’elemento portante verticale arretrato verso la montagna e svetta al di sopra delle terrazze richiamando la roccia locale.
Gli altri ambienti della Casa sulla Cascata si sviluppano su diversi livelli e si irradiano dal centro in modo asimmetrico, proiettandosi a sbalzo verso l’esterno. Queste ampie terrazze sospese non hanno solo una funzione pratica ma sono anche un elemento estetico e scultoreo della costruzione. Le terrazze di Casa Kaufmann sembrano nascere dal terreno e disporsi a strati proprio come le rocce naturali, creando un perfetto equilibrio di forme e volumi tendente all’armonia con la natura.

All’interno le camere sono piccole, i soffitti bassi e i passaggi angusti, scelte precise e mirate dell’architetto che voleva spingere gli abitanti a uscire all’esterno, sulle terrazze o nel bosco per passare più tempo possibile nella natura.
Gli arredi riflettono la visione dell’architetto e includono pavimenti in pietra, mensole a sbalzo, divani a incastro e colori naturali.

Gli ambienti interni della Casa sulla Cascata

Casa sulla Cascata, soggiorno con camino

Casa sulla Cascata, il soggiorno col camino intagliato nella roccia

soggiorno della casa sulla cascata fallingwater

soggiorno casa sulla cascata casa kaufmann

Il soggiorno con camino della Casa sulla Cascata

casa sulla cascata frank lloyd wright

Casa sulla Cascata - Interni

Gli ambienti della Casa sulla Cascata hanno un aspetto rustico grazie all’uso della pietra locale

Interno della Casa sulla Cascata di Frank Lloyd Wright

frank lloyd wright La Sala da Pranzo della casa sulla cascata

La Sala da Pranzo di Casa Kaufmann

Casa Kaufmann casa sulla cascata interni: Cucina

La Cucina di Fallingwater

wright casa sulla cascata

Bella e impossibile

Ma non è tutto oro quello che luccica: la Casa sulla Cascata ha avuto numerosi problemi strutturali e costruttivi fin dall’inizio, dovuti soprattutto al fango, all’umidità, alla condensa ma anche alla flessione delle terrazze aggettanti progettate da Wright, tanto che nel 1997 è stato necessario installare dei sostegni temporanei per reggere il loro peso.

Fallingwater è stata la casa per il weekend dei Kaufmann dal 1937 al 1963 finchè Kaufmann Jr ha donato la proprietà al Western Pennsylvania Conservancy che l’ha aperta al pubblico come museo. Nel 1966 la villa è stata nominata National Historic Landmark. Nonostante la sua posizione in un angolo sperduto della Pennsylvania, la Casa sulla Cascata ospita ogni anno più di 150.000 visitatori!

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Villa a Mykonos: progetto di lusso!

Pubblicato da blog ospite in Architettura, Voglia Casa

Due ville di lusso ben progettate e decorate da un proprietario con grande talento.

Una fusione di architettura moderna,materiali innovativi ed eleganti mobili più tipici per la località.

La posizione è ideale, con vista mozzafiato sulla baia di Glyfadi e il Mar Egeo, in posizione panoramica e riparata dal vento sulla punta sud-occidentale di Mykonos.

Entrambe le ville hanno un ingresso che consiste in uno spazio aperto adiacente ad una confortevole zona soggiorno con sala da pranzo formale,  inondata di luce grazie alle numerose porte  francesi che conducono sulla terrazza di fronte.

Villa a Mykonos: progetto di lusso!Villa a Mykonos: progetto di lusso! Su ogni lato di questo spazio sono collocate le camere da letto per gli ospiti con accesso ad una intimità terrazza privata e, sul lato opposto, la cucina funzionale dalla quale  si accede alla terrazza con piscina. Pavimentata  in finitura industriale bianca dona un effetto unico agli spazi che circondano la splendida piscina a sfioro con ciottoli e vasca idromassaggio.

Mykonos-Villa-MYKMIN-2Mykonos-Villa-MYKMIN-4Mykonos-Villa-MYKMIN-7Al piano inferiore si trovano tre camere da letto ben arredate e con accesso a un patio arredato comune. Ciascuna ha bagno privato, aria condizionata e salottino con TV a schermo piatto.

Mykonos-Villa-MYKMIN-14Mykonos-Villa-MYKMIN-25Un vero paradiso dove poter trascrrere una vacanza da sogno.

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Da edificio industriale a loft abitativo: l’ambiente bagno è firmato Ritmonio.

Pubblicato da blog ospite in Design, Interiors, Interni, Voglia Casa

Disposto su una superficie totale di oltre 600 mq un edificio industriale dei primi anni ’50, nel centro di Busto Arsizio (VA), è stato completamente ristrutturato e trasformato in abitazione privata per una giovane famiglia di quattro persone.

Da edificio industriale a loft abitativo: l’ambiente bagno è firmato Ritmonio.Il progetto dello studio Buratti+Battiston Architects somma all’idea classica del loft – fatto di spazi aperti e rivolti verso l’esterno – quella di casa tradizionale, con attenzione all’organizzazione delle varie zone abitative.

Da edificio industriale a loft abitativo: l’ambiente bagno è firmato Ritmonio.Ogni ambiente, infatti, ha una particolarità dovuta all’utilizzo di un elemento, un materiale o un effetto: dal legno ebano del mobile ad elementi rotanti nell’ingresso, al vetro rosso dello schermo delle scale, fino ai bagni: ardesia nera per quello degli ospiti, piastrelle rosse per il bagno matrimoniale e colori accesi come il giallo e il verde per quello dei bambini.

Da edificio industriale a loft abitativo: l’ambiente bagno è firmato Ritmonio.Da edificio industriale a loft abitativo: l’ambiente bagno è firmato Ritmonio.Ecco perché è stata scelta la serie Diametro 35 in finitura cromo, in grado di caratterizzare gli ambienti con la sua forte personalità e di distinguerli dagli altri. L’icona Ritmonio rientra perfettamente nel concept abitativo della ristrutturazione e nella ricerca stilista degli interni, volta all’individuazione di quegli elementi in grado di esprimere una particolare interpretazione del “luxury lifestyle” Made in Italy.

Da edificio industriale a loft abitativo: l’ambiente bagno è firmato Ritmonio.www.ritmonio.it

 

 

 

 

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L’architettura del futuro è green e visionaria

Pubblicato da blog ospite in Design, Things I Like Today

architettura del futuro vincent callebaut

L’architetto belga Vincent Callebaut immagina l’architettura del futuro attraverso la tecnologia più innovativa e pulita, i materiali di ultima generazione e un design visionario che fa apparire possibile l’impossibile

Il riscaldamento globale è un dato di fatto e i cambiamenti climatici sono destinati a cambiare il volto delle nostre città. Le aree urbanizzate non sono solo le più popolose ma anche quelle più responsabili delle emissioni nocive nell’atmosfera. Per questo è necessario che l’architettura del futuro ripensi al concetto di città in ottica green.

E’ dallo studio studio parigino di Vincent Callebaut che escono i progetti di architettura futuristica più incredibili! Idee che affondano le radici nell’utopia e nell’immaginazione più sfrenata con l’ambizione di ridurre le emissioni inquinanti sfruttando l’energia del sole, del vento o delle correnti marine. L’architetto belga infatti è particolarmente interessato al rapporto uomo ambiente che è il tema centrale di tutti i suoi progetti visionari.

Dal Belgio, all’India, alla Cina, le idee dell’architetto ecologista modellano veri e propri ecosistemi innovativi a impatto energetico zero sempre ispirati alle forme della natura e degli organismi viventi.

Manta Ray, Seoul - Architettura del futuro green e sostenibile

Manta Ray, Seoul 2017 – Architettura del futuro green e sostenibile

MANTA RAY architettura ecosostenibile

L’ultimo progetto di Vincent Callebaut è MANTA RAY un terminal per traghetti sul fiume Han a Seoul ispirato, come dice il nome, alla forma della manta, un gigantesco pesce piatto. Presentato nell’ambito di un concorso internazionale, si pone l’obiettivo di rinaturalizzare le sponde del fiume riqualificando allo stesso tempo il parco urbano alle sue spalle.
In accordo col pensiero ecologista di Vincent Callebaut, la progettazione considerati tutti gli aspetti legati alla sostenibilità ambientale ed energetica: riduzione dei rifiuti, riuso delle risorse, riciclo dei materiali.
Tutti i materiali utilizzati provengono da fonti biosostenibili, riciclabili o di origine riciclata e tutte le fonti di energia utilizzate sono al 100% naturali, pannelli solari, turbine eoliche, turbine idrauliche e biomasse combustibili.

Questa assoluta attenzione verso l’ambiente si ritrova in tutti i progetti di Vincent Callebaut che ha un’immaginazione visionaria davvero incredibile e spazia da grattacieli coltivabili stile “Bosco Verticale” a vere e proprie città galleggianti stampate in 3D.
Per definire il suo lavoro, l’architetto nel 2008 ha coniato il termine Archibiotect.

Archibiotect è una parola che combina i prefissi delle parole architettura, biotecnologie e tecnologia dell’informazione e della comunicazione. Sebbene lo scopo primario dell’architettura sia stato quello di proteggere l’uomo dalla natura, la città contemporanea si sforza di riconciliare gli esseri umani e l’ecosistema naturale.
Il giardino non è più collocato affianco all’edificio, è l’edificio. L’architettura diventa coltivabile, commestibile e sostenibile…

LEGGI ANCHE: Bosco Verticale, il grattacielo più bello del mondo

ASIAN CAIRNS - architettura del futuro

ASIAN CAIRNS – architettura del futuro: grattacieli-fattoria in Cina, 2013

Architettura del futuro - città galleggiante

AEQUOREA la città galleggiante per “rifugiati climatici”

La città del futuro galleggia sull’acqua

La sua più grade preoccupazione è il global warming. Con il progressivo l’innalzamento della temperatura e del livello dei mari, in alcune aree della terra la sopravvivenza umana sarà presto impossibile. La risposta dell’architetto ecologista è una città galleggiante!
Vincent Callebaut ne ha progettate diverse versioni, una più bella dell’altra: Lilypad, ispirata alla forma del fiore di loto e Aequorea che ricorda una medusa con i suoi tentacoli subaquei.
A metà strada fra architettura e urbanistica, queste città galleggianti sono appositamente studiate per ospitare da 20.000 a 50.000 persone, i cosiddetti “rifugiati climatici“. Sono completamente autosufficienti dal punto di vista energetico e della sussistenza alimentare, senza dimenticare tutti i comfort e ogni tipo di attività ricreativa.
Sarà davvero questa l’architettura del futuro?

LEGGI ANCHE: Floating Seahorse, la villa sottomarina con giardino di coralli

Vincent Callebaut, classe 1977, si è laureato in Belgio e si è formato a Parigi negli studi di architettura di Odile Decq, Benoit Cornette e Massimiliano Fuksas. Ha progettato interventi in tutto il mondo a cavallo fra architettura e urbanistica e ha vinto moltissimi premi internazionali per il suo impegno nei confronti dell’ambiente e dell’architettura ecosostenibile e innovativa.
Sul suo sito personale presenta tutti  suoi progetti e cerca di sensibilizzare le persone al rispetto dell’ambiente e all’idea che uno stile di vita più green sia ormai necessario.
Ma soprattutto con tutta questa bellezza, vuole dare speranza per un mondo migliore.

HYDROGENASE, astronavi abitabili per il riciclo della CO2

HYDROGENASE, architettura innovativa: astronavi abitabili per il riciclo della CO2, 2010

VIncent Callebaut Architettura del futuro FLAVOURS ORCHARD

FLAVOURS ORCHARD ville energeticamente autosufficienti in Cina, 2014

Vincent Callebaut architettura visionaria

HYPERIONS, grattacieli ecologici in legno per la coltivazione e la produzione sostenibile di cibo, 2014

Architettura del futuro sostenibile e green

KINGS FOREST complesso residenziale, architettura ecosostenibile in Marocco, 2012

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FINESTRE AD ARCO

Pubblicato da blog ospite in Idee, Voglia Casa

Gli infissi ad arco, molto diffusi in abitazioni storiche situate nelle tante città italiane, sono caratterizzati da una struttura che include nella parte superiore un arco a tutto sesto, a sesto acuto o a sesto ribassato, un tempo realizzato con la centina, ovvero una struttura di legno destinata a sorreggere l’arco in fase di costruzione.

Questa tipologia di serramento centinato ha un mercato piuttosto ristretto, pur essendo abbastanza diffusa. Non è così semplice trovare infissi delle dimensioni e della forma desiderata, e solitamente vengono realizzati su richiesta da piccole imprese artigiane.

L’ illuminazione che offrono, rispetto agli infissi tradizionali, è migliore grazie alla maggiore superficie finestrata impiegata, ed essendo quasi sempre realizzati in legno, assumono pregio e valore.

Sono diverse le aziende italiane che producono questo genere di infissi, come ad esempio il brand Alba Doors, partner del GRUPPO PENTA, che propone prodotti di elevata qualità e stile tutto made in Italy.

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MAXXI – The black and white series

Pubblicato da blog ospite in Architettura, Nook Twelve

MAXXI, the National Museum of 21st Century Arts, is the first Italian national institution devoted to contemporary creativity.

Located in the former Montello army barracks in the Flaminio district, the museum was designed by Zaha Hadid. A complex developing horizontally conceived as a “delta of various rivers”: eight longitudinal spaces, intertwined and bowing onto each other. Although the clear and organized in plan, flexibility of use was the main goal of the project. Open spaces with concrete curved walls, suspended black staircases, open ceiling catching natural light – a suitable place for any kind of moving and temporary exhibition, without redundant wall divisions or interruptions. A new fluid kind of spatiality designed to embody the chaotic modern life.

MAXXI Roma Nook Twelve

‘An interesting thing about the museum in Rome is that it is no longer an object, but rather a field, which implies that many programs could be attached to the museum. It’s no longer a museum, but a center. Here we are weaving a dense texture of interior and exterior spaces. It’s an intriguing mixture of permanent, temporary and commercial galleries, irrigating a large urban field with linear display surfaces. It could be a library; there are so many buildings that are not standing next to, but are intertwined and superimposed over one another. This means that, through the organizational diagram, you could weave other programs into the whole idea of gallery spaces. You can make connections between architecture and art – the bridges can connect them and make them into one exhibition. That gives you the interesting possibility of having an exhibition across the field. You can walk through a whole segment of a city to view spaces. In Rome, the organization will allow you to have exhibitions across the field, but they can also be very compressed, so you have a great variety.’

– Zaha Hadid

MAXXI Roma Nook Twelve

Black and white photos from the current exhibitions by Carlo Scarpa, Alvaro Siza, Letizia Battaglia and more by Nook Twelve.

MAXXI Roma Nook Twelve

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Abitazioni minime: 2 esempi storici ma assolutamente attuali

Pubblicato da blog ospite in Architettura, Design, VDR Home Design

Parliamo sempre delle micro case o abitazioni minime, ma chi sono stati i primi architetti ad affrontare la questione? Primo appuntamento con la storia.

English version >> http://bit.ly/2lMfsmP

……….

Ancora di micro-case, è un argomento che non smette mai di stupire. Ma avete mai pensato a chi ha cominciato ad affrontare la questione delle abitazioni minime?

Ad oggi il tema del poco spazio in cui vivere sembra quanto mai attuale; in realtà poche delle idee che vediamo in giro di questi tempi sono farina del sacco degli architetti.

Quasi tutte le idee applicate nelle micro-case derivano dalle sperimentazioni dei grandi architetti del passato, che hanno saputo vedere il futuro e dare risposte quanto mai all’avanguardia.

In questo primo appuntamento con la storia dell’architettura, vi voglio far vedere due degli esempi più incredibili: Le Cabanon di Le Corbusier e La Stanza per un uomo di Franco Albini.

ABITAZIONI MINIME #1: LE CABANON DI LE CORBUSIER

Tra il 1951 e il 1952 prende vita questa piccolissima casa per le vacanze, progettata in soli 45 minuti. Si trova tra il confine italiano e francese, su una collina che si affaccia sul mare di Roquebrune-Cap-Martin.

Occupa 3,6 metri per 3,6 metri, per un’altezza di 2,26 metri. Incredibile no? Cosa riuscireste a farci stare in così poco spazio?

Le Corbusier ci ha fatto stare tutto (o quasi): il letto, il tavolo, il bagno, l’armadio.

In fondo se ci pensate bene, in una casa di vacanza non serve molto per stare bene: il letto per dormire, il bagno, un tetto sotto cui ripararsi e la vista del mare.

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Cabanon de Le Corbusier, Roquebrune-Cap-Martin
Photo : Olivier Martin-Gambier 2006
© FLC/ADAGP

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Cabanon de Le Corbusier, Roquebrune-Cap-Martin
Photo : Olivier Martin-Gambier 2006
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Cabanon de Le Corbusier, Roquebrune-Cap-Martin
Photo : Olivier Martin-Gambier 2006
© FLC/ADAGP


L’architettura è il gioco sapiente, corretto e magnifico dei volumi sotto la luce. (Le Corbusier)
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La cucina non c’è perché Le Corbusier si faceva da mangiare in un bar nelle vicinanze, però il grande tavolo per lavorare non poteva mancare.

Concepita come il più bel regalo di compleanno per la moglie Yvonne, incarna la realizzazione dei sogni di semplicità e solitudine dell’architetto.

Ogni centimetro della casa si basa sul modulor, sistema di proporzioni basato sulla geometria della sezione aurea e sullo studio degli spazi necessari all’uomo per muoversi e vivere degnamente.

Il tocco finale? Le opere d’arte realizzate da Le Corbusier stesso.

abitazioni minime

Cabanon de Le Corbusier, Roquebrune-Cap-Martin
Photo : Olivier Martin-Gambier 2006
© FLC/ADAGP

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Cabanon de Le Corbusier, Roquebrune-Cap-Martin
Photo : Olivier Martin-Gambier 2006
© FLC/ADAGP

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Cabanon de Le Corbusier, Roquebrune-Cap-Martin
Photo : Olivier Martin-Gambier 2006
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ABITAZIONI MINIME #2: LA STANZA PER UN UOMO DI FRANCO ALBINI

Questa seconda abitazione ha ancor di più dell’incredibile, se pensiamo all’anno in cui è stata concepita. Siamo nel 1936, in occasione della VI Triennale, tema decorazione.

Tra le varie mostre dell’epoca, c’era la Mostra dell’Arredamento che proponeva soluzioni ai problemi dell’arredamento moderno; la serializzazione degli elementi d’arredo e all’organizzazione dello spazio. La trasformabilità degli arredi e l’esclusione di materiali da costruzione di pregio.

Tra i vari progetti, ne spiccava uno per la sua audacia e avanguardia: la stanza per un uomo di Franco Albini.

Una nuovissima idea di abitazione si affaccia in occasione di questa mostra. Uno spazio abitativo minimo, pensato per un uomo single (!) e cultore del corpo.

abitazioni minime

© Fondazione Franco Albini

abitazioni minime

© Fondazione Franco Albini

abitazioni minime

© Fondazione Franco Albini

Già in pianta si vede la perfezione dell’organizzazione dello spazio: linoleum a quadrati bianchi, sembra quasi una battaglia navale.

In ogni quadro c’è il posto di un elemento ben preciso, che delimita lo spazio abitativo. Tantissimi elementi innovativi per l’epoca: la doccia trasparente, la grande libreria a tutta altezza in cristallo, il letto a soppalco…

Ma guardate anche gli attrezzi sportivi o l’armadio progettato al millimetro: c’è lo spazio per gli abiti lunghi, per i soprabiti, per le giacche, per le scarpe col tacco e senza… insomma, nulla è lasciato al caso.

E che mi dite della lastra di vetro con gli esercizi ginnici? Scommetto che tanti uomini di oggi potrebbero vivere senza problemi in una casa così!

abitazioni minime

© Fondazione Franco Albini

abitazioni minime

© Fondazione Franco Albini

abitazioni minime

© Fondazione Franco Albini

abitazioni minime

© Fondazione Franco Albini

 

 

 

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