Una tenuta recuperata in Puglia

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Tenuta dell’Alto si trova in Puglia, nelle campagne tra Lecce e Brindisi; costruita come residenza di campagna per una nobile famiglia leccese nei primi del 1800, è stata riportata a nuova vita dagli attuali proprietari. Lo stile attuale è caratterizzato da un restauro di lusso moderno e contemporaneo, che ben si innesta su alcuni dei pavimenti e delle pareti originali. I materiali locali sono stati accostati con successo con pezzi d’arte moderna e arredi di design; grazie ai soffitti a volta in pietra lo spazio si mantiene fresco d’estate. 
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La scuola colorata e dal design divertente

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Situato nel quartiere di Hatikva nel sud di Tel Aviv, questo edificio scolastico degli anni ’50 è stato sottoposto a lavori di ristrutturazione ponendo particolare attenzione al design per creare uno spazio colorato e divertente.

The Hayarden School è un progetto sociale realizzato dalla designer Sarit Shani Hay in collaborazione con l’architetto Chen Steinberg Navon e Ayelet Fisher. L’edificio, che attualmente ospita 500 bambini figli di rifugiati e immigrati, è stato rinnovato con un budget limitato grazie all’impegno dell’organizzazione non profit Zionut 2000.

La progettista ha scelto modi semplici ed economici per aggiungere divertenti elementi di design negli spazi comuni, nella hall e nei corridoi. Nell’atrio principale, sono state inserite una serie di cabine con diverse forme geometriche che consentono di svolgere attività di gioco gratuite e di studiare in gruppo.

Una scala fucsia si scontra contro un muro turchese, con una piccola area salotto con pavimento arancione al di sotto. Un’altra area ha pareti di blocchi di cemento dipinte di giallo con un bordo di sughero. Si ripete il tema della casa, per richiamare l’idea di appartenenza, e si punta sui colori forti, tratti dalle diverse bandiere dei paesi di origine degli studenti.

A completare gli interni, il giardino ecologico e il parco giochi progettati da Lavi Kushelevich.

Fotografie: Itay Benit

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Fuorisalone 2019: NO.MADE Luxury Mobile Home

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Dopo EDEN Luxury portable suite del FuoriSalone 2018, e vincitore agli ICONIC AWARDS come innovative architecture, Michele Perlini torna quest’anno al Brera Design Week con un nuovo concept per l’abitare “nomade”.

NO.MADE  è una micro abitazione, uno spazio domestico itinerante immaginato come un buen retiro per location scenografiche, una casa galleggiante o un luogo speciale per spazi urbani.

Il modulo prefabbricato è progettato per soddisfare le più strette esigenze di sostenibilità, e consiste in una cellula minimale di dimensioni ridotte (3 x 9 metri) per permetterne un facile trasporto e montaggio, definita da una cornice strutturale in acciaio corten e da una grande facciata vetrata, un dispositivo per immergersi nel paesaggio circostante : “ l’idea è dare vita ad inediti scorci tra interno ed esterno che, così, diventano tutt’uno tra di loro” spiega Michele Perlini.

L’affaccio vetrato permette di riscaldare naturalmente l’ambiente durante l’inverno, mentre nei mesi estivi, i frangisole automatizzati provvedono a proteggere la casa dal caldo eccessivo.

Con un’attitudine spiccata alla sostenibilità che l’architetto Michele Perlini evidenzia in ogni suo lavoro (consulente esperto CasaClima  ha realizzato il primo restauro conservativo CasaClima classe “A“ Nature in Italia, ed il primo CasaClima Welcome in Italia ) anche per NO.MADE lo studio del consumo energetico è stato prioritario ed ha guidato le scelte progettuali : il vetro è basso emissivo extrachiaro ed antiriflesso.

Le facciate in pannelli minerali ad alta densità, con trasmittanza molto bassa e rivestite in fibrocemento garantiscono un’alta efficienza energetica.

Lo spazio interno è concepito come un open space, dove si succedono zona giorno, zona notte e un bagno, che possono essere separabili da pannelli scorrevoli in legno; rende uniforme ed omogeneo l’ambiente il rivestimento a parete color avana.

Gli arredi di NO.MADE sono disegnati su misura da Michele Perlini e concepiti come parte integrante del progetto.

Realizzati artigianalmente, ribadiscono l’estrema attenzione dell’architetto al tema dell’impatto ambientale, attraverso la scelta di materiali naturali per il divano e il letto, con strutture in legno massello di noce americano e rivestimenti in tessuti naturali, seta, cotone – da integrare con accessori in plexiglass riciclato o corten pensati per il massimo confort (porta riviste,vassoio,porta tablet, luce a led di lettura e porta sigari ).

L’ambiente bagno presenta un lavabo freestanding e la doccia con cromoterapia permette di godere di viste panoramiche attraverso la vetrata a tutta parete; infine una mini cucina con tavolino annesso per la colazione o un veloce pranzo ma anche per godersiuna cena a lume di candela.

Anche il progetto illuminotecnico, con faretti e tagli di luce nel soffitto, è studiato per creare un’atmosfera soft,morbida, avvolgente.

Ho concepito NO.MADE come un piccolo luogo raccolto dove isolarsi, sentirsi fuori dalla quotidianità e contemporaneamente dentro il contesto naturale o urbano in cui NO.MADE si troverà. Uno spazio per l’abitare dove i materiali, gli arredi e ogni piccolo dettaglio sono pensati e progettati per creare un’atmosfera avvolgente e familiare capace di regalare panorami sempre nuovi ed inediti” – Michele Perlini.

Milano  Brera Design Week 8-14 Aprile 2019

arcstudioperlini.com

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Il progetto visionario di Sumitomo Forestry Group al FuoriSalone 2019

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In occasione della Milano Design Week 2019 Superstudio, ospiterà l’installazione “Reevaluating Wood, Research into the Benefits Wood brings” firmata da Sumitomo Forestry Group

 Sumitomo Forestry Group, divisione aziendale del gruppo giapponese Sumitomo, dal 1691 specializzata nella lavorazione del legname, nei secoli, ha sviluppato un know how tale da renderla leader a livello mondiale in questo settore unitamente all’impegno per la tutela ambientale, all’insegna di uno stile di vita sempre più green.Dal 1903, Sumitomo Forestry Group si impegna a preservare le risorse che l’ambiente ci offre con l’istituzione dell’ Operation Forestry Plan che si basa sul principio di “sustainable forestry” per cui è previsto il continuo rinnovo degli alberi utilizzati.

Per la prima volta presente alla Milano Design Week, Sumitomo Forestry Group tradurrà la sua filosofia aziendale in alcune soluzioni di design, elementi modulari dalle forme ovali, che hanno come obiettivo quello di rendere più naturali e funzionali gli ambienti abitativi, incoraggiando così nuovi utilizzi dei materiali e più validi criteri di scelta degli oggetti di cui ci circondiamo, per uno stile di vita sostenibile all’insegna del motto “Happiness grows from trees”.

L’installazione, che riproduce un ambiente che interagirà con i visitatori, mostrerà come è possibile beneficiare dei sette vantaggi che il legno può produrre, frutto della ricerca e dal know how secolare nella lavorazione del legno di Sumitomo Forestry.

Questo è solo un ulteriore passo verso la realizzazione del progetto visionario di Sumitomo Forestry Group – Changing City into Forest – che prevede l’utilizzo del legno a 360 gradi per riformulare la città. In occasione del 350esimo anniversario della sua fondazione che cadrà nel 2041, l’azienda ha annunciato la costruzione della torre W350, un grattacielo di 350 m interamente realizzato in legno.

L’obiettivo è quello di creare città rispettose dell’ambiente unicamente costruite con il legname, in modo che diventino “foreste” urbane grazie a un maggiore impiego dell’architettura in legno per edifici di grandi dimensioni. Questo piano di sviluppo è stato preparato principalmente presso Tsukuba Research Institute, il dipartimento di ricerca di Sumitomo Forestry, dove sono sviluppate nuove tecnologie di costruzione sostenibili e green.

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Tre progetti di riqualificazione dello studio Basaglia Rota Nodari: recuperare la bellezza

Pubblicato da blog ospite in Architettura, VDR Home Design

Riportare il vecchio al suo stato di splendore e valorizzare quello che già c’è, l’obiettivo dei tre progetti di riqualificazione dello studio Basaglia Rota Nodari.


Tre progetti diversi tutti nella provincia di Bergamo, un solo filo conduttore: recuperarne la memoria, renderli accoglienti e riconoscibili al primo sguardo.

Diversi per natura storica e per destinazione d’uso, i tre protagonisti degli interventi sono ora usciti dall’anonimato e comunicano perfettamente chi sono e cosa contengono.

Grazie al lavoro di riordino estetico e funzionale dello studio Basaglia Rota Nodari, hanno ora una nuova identità e dignità.

Tre progetti di riqualificazione dello studio Basaglia Rota Nodari : la fornace Parietti

Viste esterne della Fornace Parietti con il camino in mattoni rossi e la nuova struttura esterna bianca
| Studio Basaglia Rota Nodari | Clara Buoncristiani PR Boutique |

Un vecchio opificio ottocentesco in evidente stato di degrado, con le strutture originali coperte di terra ed erbacce. Cosi si presentava la fornace, abbandonata e precaria.

Da subito lo studio decide di non imitare la struttura originale, ma di creare un’architettura contemporanea da far dialogare con quella storica. Un intervento che ha voluto recuperare la memoria storica di un edificio proto-indudstriale che ha significato lo sviluppo di un’intera comunità.

Il pavimento originale in cotto, l’antico sistema di ventilazione e alcuni coperchi in ghisa dei comignoli di sfiato, la ristrutturazione di camino e pareti di mattoni secondo tecniche antiche, tutto è stato riportato alla sua veste antica con minimi interventi estetici.

Tre progetti di riqualificazione dello studio Basaglia Rota Nodari : la falegnameria Adda

Falegnameria Adda prima dellìintervento di riqualificazione con dettaglio dell'ufficio e della zona espositiva delle porte
| Falegnameria Adda Prima |

Come comunicare i valori di qualità, rigore professionale, estetica e funzionalità di una falegnameria con oltre mezzo secolo di storia? Attraverso un progetto di razionalizzazione degli spazi, che ha reso ancora più affascinante lo showroom.

La parte espositiva è diventata ben visibile dall’esterno, con quattro vetrine protette ma ben visibili che fanno da richiamo verso quello che succede all’interno.

All’interno quinte scorrevoli bianche e ordinate riprendono il rigore formale dell’esterno e a memoria storica è rimasta la zona di accoglienza dei clienti.

La Falegnameria Adda dopo la riqualificazione, con le quinte scorrevoli bianche che sostenogno le porte e la zona di accoglienza clienti.
| Falegnameria Adda Dopo | Clara Buoncristian PR Boutique |

Tre progetti di riqualificazione dello studio Basaglia Rota Nodari : il BricoOK

| BricoOk prima e dopo |

In questo caso il lavoro di riqualificazione ha riguardato la facciata esterna, con un progetto di architettura site-sprecific. L’obiettivo: comunicare calore, accoglienza, rigore e competenza attraverso il rigore dell’intervento.

Il risultato finale si avvicina sia alla Fornca Parietta che all’architettura residenziale, con il cemento a impasto rosso, steso in fasce orizzontali e regolari e ampie finestrature bianche.

Un effetto smart che incuriosce il cliente e lo invita ad entrare, grazie ad una tipologia costruttiva che riprende la tradizione architettonica e rende l’edificio amico.

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Dal Brasile la Jungle House

Pubblicato da blog ospite in Architettura, Coffee Break

Realizzata in Brasile nel 2015 dallo Studio MK27
L’obiettivo del progetto era quello di creare una architettura che si inserisse nella natura lasciando il più intatto possibile l’ambiente naturale.

Per fare questo gli architetti hanno realizzato un edificio sollevato dal suolo e con la pianta invertita: al paino terra c’è un deck di accesso, al primo piano ci sono 6 stanze da letto, al secondo piano c’è la zona giorno coperta da un tetto verde/solarium

Le schermature in legno del piano intermedio creano un volume apparentemente chiuso e monolitico che da alla casa un aspetto decisamente rimarchevole

From Brazil the Jungle House

Made in Brazil in 2015 by Studio MK27
The aim of the project was to create an architecture that would fit into nature, leaving the natural environment as intact as possible.

To do this, the architects have created a building raised from the ground and with the inverted plan: on the ground floor there is an access deck, on the first floor there are 6 bedrooms, on the second floor there is the living area covered by a green roof / solarium

The wooden screens of the intermediate level create a seemingly closed and monolithic volume that gives the house a very striking appearance

immagini VIA di Fernando Guerra | FG+SG

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L’accessibilità secondo i principi del Design for All

Pubblicato da Eleonora Caseri in Blog Arredamento

È nato negli anni Sessanta del secolo scorso, ma si è saputo rinnovare con nuove tecnologie e una forte spinta alla sostenibilità. Parliamo del Design For All, ovvero la “filosofia” della progettazione accessibile mirata ad eliminare ogni tipo di barriera architettonica e di ostacolo alla vita indipendente. In Italia, a partire dagli anni Novanta, si passa dal concetto di “progetti speciali” pensati per persone fragili, ad un concetto più globale, quasi “olistico”, che porta alla nascita dell’Inclusive Design o Universal Design o, infine, Design for All. Un’architettura di qualità che non deve avere solo elevate caratteristiche estetiche, ma anche di fruibilità, sicurezza, autonomia e, non ultime, modalità alternative di utilizzo, in base a esigenze e condizioni che possono cambiare nel corso della vita. Questi parametri dovrebbero essere prioritari soprattutto nella progettazione di ambienti urbani, ma possono essere applicati con ampi margini di efficacia anche negli ambienti domestici privati.

Un esempio su tutti: un mini ascensore che, con un ingombro minimo e un investimento contenuto, rappresenta un’ottima soluzione per superare le barriere architettoniche di un’abitazione, ma anche di piccoli condomini, uffici o negozi. Ostacoli che non riguardano solo anziani e disabili, ma anche mamme con passeggini o persone che hanno subito un infortunio e che, seppure temporaneamente, hanno una mobilità ridotta.

Funzionalità, tecnologia e design sono i “plus” dei mini ascensori domestici oggi in commercio. Come gli ultimi e innovativi Armonico e Dinamico di KONE Motus, che si caratterizzano per funzionalità e design e possono essere personalizzati in base alle esigenze e agli elementi strutturali dell’edificio, ma anche all’estetica degli spazi interni. Un mix di legno, laminati e acciaio rende confortevole ed elegante la cabina, mentre la parte in vetro dona ampiezza e luminosità.

Dinamico è una piattaforma elevatrice che funziona anche in spazi minimi. È adatto sia come montacarichi per disabili, sia più in generale per rendere case e spazi pubblici più comodi e pregiati. È dotato di una tecnologia “soft-start”, per garantire il massimo comfort, e del meccanismo di discesa automatica di emergenza.

La combinazione di diversi materiali, come legno, acciaio e vetro, rende i mini ascensori dei veri elementi di arredo. Non è raro, infatti, che nei moderni progetti di arredamento di interni, in fase di costruzione di nuove abitazioni, questi impianti domestici vengano ormai previsti per migliorare l’accessibilità, la comodità e l’eleganza degli spazi abitativi. E proprio su questi principi nasce la linea di KONE Motus per il trasporto verticale.

Il mini-ascensore ha alcune caratteristiche che lo distinguono dall’ascensore, anche se la funzione e i vantaggi sono simili.

Per un mini-ascensore le dimensioni minime richieste sono 120 cm per larghezza e 95 cm per profondità, in modo da consentire l’accesso anche ad una sedia a ruote. La portata minima è 250 kg (circa 3 persone), anche se esistono impianti di capienza maggiore, con
portata fino a 600 kg.

Il mini-ascensore arriva fino a 0,15 metri al secondo, mentre l’ascensore è più veloce. Ancora, l’ascensore da appartamento non comporta lavori per creare la “fossa” e la “testata” e può utilizzare la corrente domestica mono fase, con un consumo in linea con quelli dei comuni elettrodomestici.

Inoltre, i mini-ascensori domestici, come Armonico e Dinamico di KONE Motus, possono essere equipaggiati con seggiolino, comandi touch, telefono in cabina e con un sistema di alimentazione indipendente, utile in caso di black out.

Oltre al vantaggio di avere una casa completamente accessibile, soprattutto se è costruita su più livelli, installare un mini-ascensore è un vero investimento che aumenta nel tempo il valore dell’immobile.

Così come progettare o ristrutturare un’abitazione secondo i principi del Design For All è un investimento lungimirante. La metodologia della buona architettura sostenibile viene sostenuta da anni da Design for All Italia, nato nel 1994 come Istituto Italiano per il Design e la Disabilità (IIDD) e costituitosi poi nel 2008 come associazione indipendente.

DfA Italia è stata la prima National Member Organisation dell’EIDD, ovvero Design for All Europe, fondato a Dublino nel 1993, con il sostegno dell’Unione Europea.

“Il Design for All è partito dall'analisi della disabilità, per poi gestire le esigenze di tutti e cerca gli strumenti per promuovere gli interventi per l'adeguamento dell'ambiente a tutti – si legge nella prefazione al volume ‘Design for All. Il progetto per l’individuo reale’, curato da Avril Accolla, Vice Presidente dell'EIDD Design for All Europe e dell'IIDD Design for All Italia, con i contributi di Luigi Bandini Buti, Daniela Gilardelli e Finn Petrén – L’attualità risiede soprattutto nel fatto che non solo coinvolge nel progetto le discipline del progetto, ma anche tutte le discipline della filiera della decisione. Cerca di indirizzare all'obiettivo la decisione politica, la gestione economico-finanziara, l'opportunità sociale, il progettista, la realizzazione del progetto e la sua gestione, secondo il principio che, se viene a mancare un elemento della filiera, soprattutto la volontà politica, non sarà certo solo il progettista, pur bravo, a poter realizzare progetti inclusivi”.

Come dire, un approccio sistemico, olistico e necessariamente multidisciplinare, che sta ormai coinvolgendo quasi tutte le nuove leve dell’architettura moderna.

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Massaro House di F. L. Wright è in vendita

Pubblicato da blog ospite in Architettura, Coffee Break

Petre, isola privata sul lago di Mahopac a 50km da New York è in vendita con una meravigliosa villa progettata da F.L.Wright e costruita postuma dal magnate dell’acciaio Joe Massaro

Quando Massaro acquistò l’isola nel 1991, trovò una squisita casetta per ospiti di Frank Lloyd Wright di 110 mq progettata nel 1950 costruita come cottage era accessorio per una residenza padronale di 460 mq, mai realizzata, che avrebbe dovuto essere costruita attorno a un affioramento roccioso.

L’ingegnere A. K. Chahroudi aveva commissionato a Wright la progettazione di una spettacolare residenza a sbalzo a sbalzo di cui il cottage degli ospiti sarebbe stato semplicemente una struttura accessoria.
Presumibilmente a causa della mancanza di fondi, Chahroudi non costruì mai la grande casa e alla fine vendette l’isola di Petra, ma le copie dei disegni rimasero nella famiglia dell’ingegnere.

Si dice anche che la vedova di Chahroudi confidò che suo marito non aveva mai avuto intenzione di costruire la villa, la sua intenzione era di realizzare solo il cottage e che l’unico modo per ottenere che Wright se ne occupasse era porporgli la sfida di creare un capolavoro in tardo stile organico che superasse la fama di Fallingwater.

Massaro sapeva poco di Wright entrò in possesso di Petra Island, col tempo se ne innamorò, divenne un collezionista di libri e opere e rdecise di realizzare la villa, terminata nel 2008, a cui apportò alcune “modifiche” i lucernari sono curvi e non piatti, e le pietre che fuoriescono dal muro sono un decisamente naif… da cui derivò una forte critica dalla Frank Lloyd Wright Foundation

La villa che prese il nome di Massaro House è fedele ai disegni di Wright “Le camere da letto e i bagni, gli arredi su misura, sono tutti esattamente quelli progettati da Wright.”

“Essere dentro Massaro House è come trovarsi su una nave ancorata, vedi acqua su tutti i lati, è molto silenzioso e l’aria è limpida e rinfrescante”

Massaro House by F.L.Wright for sale

Petre, a private island on Lake Mahopac 50km from New York is for sale with a wonderful villa designed by F.L.Wright and built posthumously by steel magnate Joe Massaro

When Massaro bought the island in 1991, he found an exquisite guesthouse for Frank Lloyd Wright’s 110 sq. M. Designed in 1950 as a cottage it was an accessory for a 460 sq m manor house, never built, that should have been built around an outcrop. rocky.

Engineer A. K. Chahroudi had commissioned to Wright the design of a spectacular cantilevered embossed residence of which the guest cottage would simply be an accessory structure.
Presumably due to lack of funds, Chahroudi never built the big house and eventually sold the island of Petra, but copies of the drawings remained in the engineer’s family.

It is also said that the widow of Chahroudi confided that her husband had never intended to build the villa, his intention was to build only the cottage and that the only way to get that Wright took care of it was to challenge him to create a masterpiece in late organic style that surpassed the fame of Fallingwater.

Massaro knew little of Wright came into possession of Petra Island, over time he fell in love, became a collector of books and works and rdecise to build the villa, completed in 2008, to which he made some “changes” the skylights are curved and not flat , and the stones that come out of the wall are a decidedly naive … from which came a strong criticism from the Frank Lloyd Wright Foundation

The villa that took the name of Massaro House is true to Wright’s designs. “The bedrooms and bathrooms, the bespoke furnishings, are all exactly those designed by Wright.”

“Being inside Massaro House is like being on a ship anchored, see water on all sides, it is very quiet and the air is clear and refreshing”

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Una casa priva di barriere architettoniche

Pubblicato da blog ospite in Architettura, Dettagli Home Decor

Agevolare chi ha difficoltà motorie è un obbligo di legge, inoltre, è utile ricordare che l’abbattimento delle barriere architettoniche aumenta il valore di un immobile e le spese si possono detrarre.

Piattaforme, montascale, mini ascensori, le soluzioni per una casa priva di barriere architettoniche sono diverse e la scelta dipende dal contesto: condomini con molti piani, edifici con un massimo di 3 o 4 piani e abitazioni unifamiliari disposte su due livelli.

Ecco le tre soluzioni a confronto per poter fare la scelta più adatta alle proprie esigenze.

Piattaforme e Montascale: i modelli per ogni necessità

In commercio esistono varie tipologie di montascale, per il trasporto delle persone sedute, in piedi o su carrozzina. Nel caso di un condominio di vecchia costruzione, dove per legge gli spazi comuni devono essere adeguati per consentire l’accesso a tutti, la scelta di installare un montascale a piattaforma risulta sempre la più indicata e versatile.

Servoscala a piattaforma

Rispetto ai modelli a poltroncina, l’innovativo servoscala a piattaforma permette di garantire assistenza a tutte le tipologie di disabilità e di trasportare persone fino a 300 kg. Un notevole vantaggio quando non si conosce con esattezza chi sarà l’utente finale.

Caratterizzati da sicurezza, comfort e design, la diffusione di questa tipologia di montascale è dovuta anche alle misure compatte, la facilità di installazione, che non prevede opere invasive di muratura, e l’adattabilità ad ogni scala.

Il servoscala a piattaforma va sempre scelto in base al tipo di scala da percorrere, dal numero delle rampe e dei pianerottoli. Se la scala è priva di angoli, curve e non vi sono interruzioni nei pianerottoli, si opterà per un montascale a piattaforma per scale dritte; in presenza di scale con rampe curvilinee o composte da più rampe interrotte da pianerottolo, la scelta dovrà ricadere su un montascale a piattaforma per scale curve. Può essere montato all’interno o all’esterno dell’edificio, garantendo il trasporto di cose e persone in assoluta sicurezza.

La trazione dei  servoscala a piattaforma è elettrica e la velocità è regolata autonomamente attraverso una centralina automatica o tramite telecomando.
I consumi sono particolarmente ridotti e assicurano anche un notevole risparmio. Inoltre, sono impianti che rientrano nella normativa che regola gli interventi atti al superamento delle barriere architettoniche; pertanto sono soggetti ad agevolazioni fiscali.

Montascale a poltroncina

Per una casa priva di barriere architettoniche, l’alternativa ai montascale a piattaforma sono i modelli a poltroncina. Ideali per scale interne e rampe di ingresso, i montascale a poltroncina sono la scelta più pratica e veloce per chi ha difficoltà motorie. I modelli in commercio prevedono diverse tipologie di sedute tra cui scegliere, completamente personalizzabili per finiture e rivestimenti, coniugando così estetica e funzionalità.

Rispetto al servoscala a piattaforma gli ingombri sono ridotti, la poltroncina, infatti,  una volta chiusa occupa circa 30 cm, mentre la rotaia su cui scorre non supera i 15/20 cm, garantendo quindi lo spazio necessario alle altre persone per salire e scendere la scala.

Anche in questo caso l’installazione è facile e non richiede opere di muratura o modifiche alla configurazione della scala. L’alimentazione è generalmente elettrica, anche se alcuni modelli sono proposti con alimentazione a batteria.

Installazione di montascale a piattaforma, a poltroncina

Poiché l’apparecchio andrà scelto in base al tipo di scala, per evitare errori è sempre consigliato richiedere un sopralluogo dell’azienda che dovrà eseguire l’installazione.

Per il montaggio, generalmente, occorre al massimo una giornata di lavoro. Non sono richiesti lavori di muratura o di modifica alla scala. La rotaia viene fissata alla parete, alla ringhiera o ai gradini con appositi tasselli e per la sua installazione non servono permessi di alcun genere.

L’alimentazione è elettrica e non occorre prevedere un apposito impianto dedicato.

La manutenzione non è obbligatoria ma il consiglio è di effettuarla periodicamente appoggiandosi, naturalmente, alla ditta installatrice. La garanzia del montascale e del relativo impianto, dura due anni.

Mini ascensori: guida alla scelta

Per una casa priva di barriere architettoniche si può valutare l’installazione di un ascensore dalle dimensioni ridotte.

Rispetto ai tradizionali ascensori presenti nei condomini, i mini ascensori sono indicati per case con un massimo di 3 o 4 piani e alcuni modelli sono espressamente progettati per chi ha disabilità o difficoltà motorie.

In fase di acquisto è importante valutare attentamente le caratteristiche dei mini ascensori tenendo conto del contesto in cui andrà installato e delle persone che lo utilizzeranno.

Alcuni modelli possono essere installati in spazi decisamente ridotti, larghi meno di un metro e con un ingombro di poco superiore a un metro quadrato di superficie, mentre altri modelli all’interno di un vano scala. Quando manca lo spazio in casa, il mini ascensore può essere installato anche all’esterno.

La portata è in genere compresa tra 250 e 400 kg, sufficiente per trasportare da 3 a 5 persone.

In commercio ci sono modelli privi di porte che si azionano manualmente tenendo premuto il pulsante fino al raggiungimento del piano , oppure modelli con porte di chiusura e manovra automatica, in questo caso il funzionamento è identico ad un normalissimo ascensore.

Naturalmente anche i mini ascensori possono essere personalizzati in base alle proprie esigenze: porte con diversi tipi di apertura, anche salvaspazio, rivestimenti e finiture interne, pulsantiere, corrimano, specchi, seggiolino per anziani o disabili. Tra le dotazioni, anche luci a led per un maggiore risparmio energetico.

Installazione, permessi e manutenzione

Per installare un miniascensore è sempre necessario rivolgersi a ditte specializzate e con approvata esperienza nell’installazione di ascensori. A seconda dello spazio a disposizione, l’apparecchio può essere inserito all’interno o all’esterno della casa. In entrami i casi, prima di consegnare l’impianto , l’azienda installatrice dovrà effettuare le opportune verifiche di funzionalità.

Per l’iter burocratico il consiglio è di rivolgersi al proprio comune di residenza. In generale, trattandosi di interventi che rendono una casa priva di barriere architettoniche, se l’ascensore è installato all’interno e non incide quindi sulla struttura dell’edificio, si può procedere con i lavori in edilizia libera, senza dunque richiedere permessi. Se invece l’ascensore viene installato all’esterno con lavori che mutano l’aspetto dell’edificio, allora in questo caso serve la CILA – comunicazione inizio lavori asseverata.

Una volta installato il mini ascensore, è importante eseguire la manutenzione ordinaria due volte all’anno, attraverso l’azienda installatrice. Ogni due anni, invece, viene eseguita una verifica periodica da parte di un organismo notificato, Arpa, da eseguirsi con il manutentore.

L’impianto è accompagnato da un libretto da conservare con cura e sul quale vanno riportati tutti i controlli, eventuali anomalie o sostituzioni.

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Disposizione delle stanze in relazione al sole

Pubblicato da admin in Architettura, Design Ur Life

La disposizione delle stanze in relazione all’orientamento del sole, aiuta a risparmiare nelle spese di riscaldamento e non solo.

L’orientamento dell’edificio ha un ruolo fondamentale nel riscaldamento della casa o di proteggersi da un eccessivo calore da non dimenticare i benefici del sole in quanto le radiazioni solari hanno un effetto purificante nei confronti dell’aria della nostra casa e a livello energetico ha un effetto positivo sul nostro organismo. La disposizione delle stanze in base al sole ci regala la luce naturale e pensate alla sensazione piacevole che crea in noi la mattina aprire le finestre e sentire il sole entrare nella camera da letto.

Una corretta esposizione dei locali è molto importante sia per la qualità dell’ambiente domestico sia per i costi di gestione della casa. La disposizione delle stanze in relazione all’orientamento del sole ci consente, infatti, di risparmiare sia sulle spese di riscaldamento invernali, sia su quelle di illuminazione.
La forma, il colore e l’orientamento di un edificio giocano un ruolo fondamentale nel risparmio energetico e nella distribuzione uniforme del calore solare all’interno dell’ambiente in cui viviamo.

Di solito si vuole avere il sole in tutte le stanze d’autunno e d’inverno, e in particolare di mattina. Il sole però diventa fastidioso da mezzogiorno in poi, dal mese di giugno al mese di agosto.

Come progettare la nostra casa in base all’orientamento del sole

La prima regola per una buona progettazione è quella di stabilire la posizione ottimale della casa rispetto al percorso del sole, quindi distribuire in modo appropriato gli ambienti interni in modo tale che sfruttino al meglio l’irraggiamento solare.

Disposizione delle stanze

le finestre esposte in queste direzioni:

Sud-Ovest / Sud-Est sono molto soleggiate, d’estate come d’inverno con raggi orizzontali che penetrano profondamente all’interno della stanza.

Est e Ovest ricevono raggi orizzontali durante l’equinozio che man mano vanno raddrizzandosi fino al solstizio d’estate.


Nord ricevono poco sole nel periodo vicino al solstizio d’estate.

Nord-Est e Nord non vengono battute dal sole d’inverno ma sono soleggiate di primavera e d’autunno.

Sud ricevono raggi orizzontali d’inverno e quasi verticali d’estate.

Disposizione delle stanze

Ad esempio la distribuzione del sole durante le ore diurne è la seguente: dalle 7 alle 9 il bagno e le camere(EST) Dalle 10 alle 12 nei locali di gioco e attività. Dalle 16 alle 18 il sole è molto basso e gradevole nella sala da pranzo .

E ovviamente la durata del soleggiamento a seconda delle stagioni cambia ad esempio il giorno più lungo dell’anno il solstizio d’estate, la notte è di circa 9 ore e il giorno di circa 15 e al solstizio d’inverno esattamente il contrario.

 

disposizione delle stanze

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