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22 Ottobre 2026 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor

Palermo underground: il superattico di Casa Croci tra acciaio, legno e panorama

Al tredicesimo piano di un edificio che si affaccia su Piazza Croci, nel punto in cui via Libertà si apre verso il mare, Palermo si legge per piani sequenza. È da qui che parte la ristrutturazione firmata da studio didea: un superattico di 420 mq, nato come un’unica grande residenza e oggi frazionato per accogliere i figli e le figlie dei nuovi proprietari. Una delle abitazioni ricavate, di circa 135 mq, è Casa Croci, pensata per un giovane amante dello stile underground. Il progetto raccoglie l’immaginario dei loft newyorkesi e lo traduce in una casa che resta profondamente palermitana.

Un superattico che guarda la città

Dalle finestre e dal terrazzo a ferro di cavallo lo sguardo segue l’asse di via Libertà, scivola tra gli edifici, lascia affiorare Monte Pellegrino e si apre sul porto, con le sue gru, fino a Capo Zafferano. «Questa vista, così ampia e rara per la città, è stata il punto di partenza del progetto. Abbiamo scelto di orientare la casa verso l’esterno, facendo del panorama un elemento attivo nella definizione degli spazi», spiega l’architetto Nicola Andò, CEO e Creative Director di didea.

Living del superattico Casa Croci con divani in velluto verde e terrazzo affacciato sulla città di Palermo

Zona giorno e ambienti privati guardano così verso l’orizzonte, mentre il terrazzo estende lo spazio domestico e accompagna la luce naturale nelle stanze per l’intera giornata. Le funzioni di servizio si ritirano invece sul retro, in dialogo con la corte interna.

Luce e trasparenze: il living come spazio permeabile

Il cuore dell’abitazione è un living aperto e conviviale, dove una cucina in acciaio introduce una nota urbana e rigorosa. Accanto, la zona pranzo può trasformarsi all’occorrenza in studio o in una stanza più raccolta per il relax. La separa dalla cucina una grande porta scorrevole in vetro, disegnata come una griglia sottile che modula l’intimità senza rinunciare alla continuità.

Zona pranzo di Casa Croci con grande finestra e vista sui tetti di Palermo

«Abbiamo lavorato con volumi, trasparenze e soglie mobili per mantenere gli ambienti flessibili e lasciare che luce e vista attraversassero l’intero appartamento», racconta Giuseppe De Lisi, architetto e CFO dello studio. Anche quando gli spazi vengono distinti, la casa resta un insieme attraversato da scorci e riflessi.

Porta scorrevole in vetro con profili neri a griglia tra cucina e zona pranzo di Casa Croci a Palermo

La parete come infrastruttura architettonica del superattico

Il ripensamento della pianta del superattico prende le distanze dalla frammentazione tipica di molti appartamenti del secondo Novecento, con la loro successione di stanze, corridoi e tramezzi, e ragiona per volumi. Alla base c’è una griglia compositiva, utilizzata da didea in tutti i suoi progetti: strumento di controllo dimensionale e matrice che genera pieni e vuoti. I primi accolgono servizi e contenimento, i secondi articolano passaggi, visuali e spazi di vita.

Armadiature su misura a filo muro con maniglie incassate in Casa Croci, ristrutturazione a Palermo

Le pareti non si limitano a separare, ma diventano infrastrutture continue, capaci di integrare aperture, funzioni e stoccaggio. Le armadiature su misura, a filo muro e spesso con sistemi push and pull, nascondono lavanderia, scarpiere, bar, guardaroba e vani di servizio. Hanno il carattere di una boiserie contemporanea, assorbono pilastri e irregolarità strutturali e danno profondità alle superfici.

Vano bar con interno in rovere e ante grigio scuro nella cucina di Casa Croci a Palermo

I corridoi smettono così di essere spazi residuali e diventano soglie abitabili, parte attiva della sequenza domestica. Lo stesso principio vale per l’ingresso: non un disimpegno chiuso, ma un angolo sorprendente che riceve luce da una grande vetrata sulla corte interna e accompagna gradualmente verso la zona giorno. La griglia regola proporzioni, allineamenti e aperture, limitando i fuori misura e rendendo più efficiente la realizzazione.

Passaggio con armadiature in legno e finestra sulla città: i corridoi come soglie abitabili in Casa Croci

Matericità spinta e geometria dichiarata

Il carattere di Casa Croci nasce da un minimalismo essenziale, dalle geometrie dichiarate ma ricco di presenza materica. Il pilastro in cemento lasciato a vista, la cucina in acciaio e i serramenti scuri definiscono un’estetica industriale misurata. Il legno dalle venature evidenti, le tonalità calde di intonaci e finiture e la luce riportano invece lo spazio a una dimensione più domestica e avvolgente.

Isola in acciaio e armadiature a filo muro nella cucina del superattico Casa Croci di studio didea

Le pareti sono trattate con un intonaco dalla texture leggermente irregolare, che evita la piattezza dei bianchi ottici e modula la percezione della luce intensa, restituendo una vibrazione più morbida. Gli stessi toni cambiano materia tra pareti e soffitti, facendo emergere linee, altezze e passaggi senza ricorrere a contrasti cromatici. A tracciare il disegno dello spazio ci pensano i segni netti del nero di infissi, corpi illuminanti e zoccoli rientrati. I tagli diagonali del controsoffitto riprendono e rendono continua la falda inclinata preesistente, trasformando un vincolo dell’edificio in una regola compositiva che attraversa l’intera casa.

Bagno verde con lavabo a colonna bianco e rubinetteria in acciaio in Casa Croci a Palermo

La palette si completa con accenti più intensi di finiture e oggetti, tra verdi tenui e blu petrolio, rossi porpora e gialli, che restituiscono agli ambienti una dimensione più personale. La selezione di arredi e tessuti è stata sviluppata con il coinvolgimento diretto di Roberta Faja, parte della committenza, per bilanciare le diverse sensibilità della nuova proprietà con l’identità progettuale dello studio.

Consolle nera con lampada arancione e poster nel living di Casa Croci: accenti di colore nel superattico

Sostenibilità come qualità tecnica e durata

«Per noi sostenibile è un’architettura di qualità, che sfida il tempo: non segue le mode, ma nasce da un’idea capace di restare. Quando uno spazio non richiede di essere ripensato perché ha perso attualità, può continuare ad accompagnare chi lo abita», sottolinea Giuseppe De Lisi.

Camera da letto di Casa Croci con nicchia in rovere, comodino blu e lampada gialla

Un’idea che unisce prestazioni e progetto. Da un lato gli intonaci a base di calce idraulica, traspiranti e materici, e l’impianto idronico a basse temperature per riscaldamento a pavimento e climatizzazione, pensato per contenere i consumi e aumentare il comfort. Dall’altro una configurazione spaziale capace di accogliere nel tempo usi e necessità differenti: volumi e arredi fissi integrano le funzioni, mentre gli ambienti restano aperti alle trasformazioni di chi li abita.

Con Casa Croci, didea dimostra come un superattico possa essere insieme loft metropolitano e casa mediterranea: qualità tecnica, flessibilità e ricerca formale tenute insieme in un progetto pensato per durare oltre la contingenza.

Progetto studio didea – Fotografo Paolo Riolzi

Leggi anche: “Case a 1 euro: il progetto di ristrutturazione a Sambuca di Sicilia firmato Didea“

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22 Ottobre 2026 / / Dettagli Home Decor

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Casa con finestre blu a Praga: la ristrutturazione che rilegge lo stile modernista

A Praga lo studio No Architects trasforma una casa in stile modernista nascosta sotto una facciata color albicocca in un’abitazione contemporanea, dove blu, rosso e tecnologia invisibile tengono insieme tutto.

Ristrutturare una casa significa rimettere mano a un progetto con il senno di poi. È l’idea da cui parte No Architects per raccontare il suo intervento a Praga: guardare un edificio finito e chiedersi cosa avrebbe potuto essere diverso. Un davanzale troppo alto, una ringhiera che impedisce a una finestra di aprirsi, un garage troppo piccolo. Piccoli difetti che, in un’architettura ambiziosa, emergono solo con il tempo.

Dal sogno modernista alla casa di oggi

L’edificio di partenza era il frutto di un sogno modernista rimasto in parte incompiuto: un’architettura che inseguiva purezza e razionalità, ma si scontrava con i propri limiti. Le trasformazioni degli anni Novanta l’avevano poi coperta con una classica facciata color albicocca e con un isolamento spinto oltre il ragionevole, lasciando irrisolti i nodi più delicati, come gli archi e le finestre d’angolo.

Eppure la casa conservava qualità che una nuova costruzione non avrebbe potuto offrire. La scelta è stata quindi di non demolire, ma di ripartire dai suoi pregi: mantenere gli elementi principali, levigarne le giunture, aggiungere dove serviva e togliere dove pesava. Oggi la facciata è bianca e tornano le linee nitide del volume, con la curva che accompagna l’angolo e piccoli dettagli arancio sulle gronde e sui gradini d’ingresso. L’edificio poggia su un nuovo giardino che lo fa sembrare su un piedistallo.

Ingresso con porta in alluminio azzurra, oblò circolare e gradini rosso mattone sotto una pensilina
L’ingresso: porta azzurra, oblò circolare e gradini rosso mattone. Foto: Studio Flusser

Il blu e il rosso: il linguaggio della casa

Il filo che lega l’esterno austero alla vitalità degli interni è il blu. Finestre e porte in alluminio hanno una tonalità precisa che si estende ai davanzali, dentro e fuori, e finisce per dare carattere all’intera abitazione. Dalle foto si vede che il colore va ben oltre i serramenti: dal cancello e dalla porta del garage si arriva ai pavimenti d’ingresso, alla scala, alle cucine, ai mobili dei bagni.

Ambiente d’ingresso con pavimento e scala azzurri, panca imbottita color lavanda e boiserie in legno chiaro
Pavimento e scala dello stesso azzurro, con la panca imbottita e il legno chiaro. Foto: Studio Flusser
Bow window curvo con serramenti azzurri, tavolo rotondo in legno e lampada a sospensione bordeaux
Il bow window con i serramenti azzurri, affacciato sul verde. Foto: Studio Flusser

A questo si aggiunge un secondo segno, più sottile: una linea rossa che attraversa l’edificio come un’arteria. Si segue lungo le ringhiere, sui bordi dei battiscopa, negli stipiti delle porte e, in alcuni punti, sugli arredi. Nella scala diventa un nastro continuo che disegna parapetto e corrimano; sul pavimento, un disco rosso richiama lo stesso tono. Il blu fa da sfondo e atmosfera, il rosso guida l’occhio e sottolinea la precisione del disegno.

Scala bianca con parapetto e corrimano segnati da una linea rossa continua; sul pavimento un disco rosso
La linea rossa che segna parapetto e corrimano della scala. Foto: Studio Flusser
Nicchia con divano blu e sottile linea rossa lungo battiscopa e stipite della porta
Il filo rosso corre su battiscopa e stipite, accanto al divano blu. Foto: Studio Flusser

Tre interni, un’unica logica

La casa si articola in tre ambienti distinti: una zona giorno e due appartamenti. Ognuno ha un carattere proprio, ma tutti condividono un deliberato senso di purezza e una cura quasi chirurgica nel disegno degli arredi. Le foto lo confermano: una cucina azzurra con la lampada a sospensione rossa, un soggiorno con camino d’angolo e rivestimento a listelli di legno chiaro, ambienti in cui il bianco domina e blu e rosso entrano solo con dosi precise.

Cucina azzurra con isola, pensili bianchi e lampada a sospensione rossa
La cucina: moduli azzurri, pensili bianchi e il rosso della lampada. Foto: Studio Flusser
Soggiorno con camino d’angolo, rivestimento a listelli di legno chiaro, mobile basso su misura e divano giallo
Il soggiorno, con camino, listelli di legno e un accento giallo. Foto: Studio Flusser

La precisione si legge soprattutto nei mobili su misura. Pareti intere di armadi in legno chiaro, con ante a filo, nascondono interiori rossi che si scoprono solo aprendole.

Parete di armadi su misura in legno chiaro con ante a filo; aperte, mostrano interni rossi
Armadi a filo parete: l’interno rosso si rivela all’apertura. Foto: Studio Flusser
Ambiente con soffitto inclinato, armadi bianchi su misura, divano blu, linea rossa sul battiscopa e porta-finestra sul balcone
Un ambiente sotto il tetto: armadi bianchi nel sottofalda e porta-finestra sul balcone. Foto: Studio Flusser

Anche i bagni giocano sul contrasto: uno interamente azzurro, uno rosso con rubinetteria dorata.

Bagno azzurro con mobile lavabo sospeso, rivestimento verticale e pareti effetto cemento
Il bagno azzurro. Foto: Studio Flusser
Bagno con mobile lavabo e rivestimento rossi, rubinetteria in ottone e pavimento in gres chiaro
Il bagno rosso. Foto: Studio Flusser

La tecnologia che non si vede

Riscaldamento a pavimento e pompa di calore sono ormai la norma, e gli architetti li considerano un presupposto più che un tema. Il vero cuore tecnologico è la casa intelligente: luci programmabili, sensori di movimento, serrature elettriche, scenari selezionabili, tutto controllabile e monitorabile da remoto.

Ma la domotica, spiega lo studio, non è una caldaia che si accende con un messaggio. È un’esperienza: si arriva in auto, il garage si apre senza toccare il telecomando mentre alla radio prosegue il podcast. Si attraversa la casa fino al proprio appartamento, le luci si accendono con l’intensità giusta e la musica continua da altoparlanti nascosti, senza interruzioni. A meno che, naturalmente, non si sia scelto di configurare le cose in un altro modo.

Cucina azzurra di sera con luce soffusa e camino acceso sulla destra
La cucina di sera: l’illuminazione cambia l’atmosfera dello spazio. Foto: Studio Flusser

Modernizzare il modernismo

Per No Architects è questa la vera modernizzazione del modernismo: non cancellare la casa originale né imitarla, ma completarla, portandola a un livello di comfort e precisione che gli architetti d’origine potevano solo immaginare. Per chi cerca ispirazione sullo stile modernista, il progetto di Praga mostra un metodo: rispettare le qualità dell’esistente, correggerne i difetti e aggiornare tutto il resto, dal colore alla tecnologia.

Leggi anche: “No Architects e il bianco che fa rinascere una fattoria nei Sudeti”

Scheda progetto

  • Studio: No Architects
  • Autori: Jakub Filip Novák, Daniela Baráčková, Lenka Juračková
  • Ubicazione: Praga, Repubblica Ceca
  • Anno di completamento: 2025
  • Area edificata: 90 m²
  • Superficie lorda: 270 m²
  • Superficie calpestabile: 209 m²
  • Fotografie: Studio Flusser
  • Impresa di costruzioni: RekoLux STAV
  • Falegnameria: TROS
  • Marchi in evidenza: Loxone, M&T, Viefe, Archceram, Ceramica Vogue, Grohe, nora
  • Sito web: www.noarchitects.cz

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22 Ottobre 2026 / / My happy place

Una candela profumata può modificare rapidamente la percezione di una stanza, ma per usarla bene servono soprattutto misura e attenzione pratica. Fragranza, dimensione del locale, contenitore, posizione e ventilazione incidono sull’esperienza più dell’idea di creare un’atmosfera “perfetta”. La scelta può quindi partire dall’ambiente in cui verrà accesa e dal livello di profumazione desiderato, senza dimenticare le normali precauzioni legate a una fiamma libera.

Materiali e contenitori: estetica e funzionalità

La scelta dei materiali delle candele non riguarda solo la composizione della cera, ma anche il contenitore che la ospita. Oggi il mercato offre soluzioni che spaziano dal vetro trasparente, elegante e versatile, fino alla ceramica decorata o ai contenitori metallici, ideali per chi cerca un tocco industriale o vintage.
Il contenitore non è solo un elemento estetico: svolge un ruolo fondamentale per la sicurezza, evitando che la fiamma entri in contatto con superfici infiammabili e facilitando lo spegnimento. Inoltre, la scelta di materiali resistenti al calore contribuisce a prolungare la durata della candela e a mantenere la fragranza più stabile durante la combustione.

candela profumata di soia
Candela con cera di soia

Per la cera esistono formulazioni a base di paraffina, cere vegetali o miscele. Le candele in cera di soia costituiscono una delle tipologie disponibili, ma il materiale della cera da solo non permette di prevedere intensità, durata, emissioni o qualità complessiva. Stoppino, percentuale di fragranza, dimensione del contenitore e formulazione incidono insieme sul comportamento della candela.
È quindi più utile leggere le indicazioni del produttore che attribuire automaticamente caratteristiche superiori a una singola materia prima.

Fragranze e ambienti: armonizzare i profumi con gli spazi

La fragranza può essere scelta anche in funzione dell’uso della stanza. In soggiorno molte persone preferiscono profili legnosi, ambrati o gourmand, ma non esiste un aroma oggettivamente più accogliente. In uno spazio condiviso conviene soprattutto evitare intensità troppo elevate e considerare la sensibilità di chi lo frequenta. Accendere la candela per periodi limitati e verificare come il profumo si diffonde consente di regolare meglio l’effetto.

In camera da letto si possono scegliere profili percepiti come discreti, ma è meglio evitare di associare automaticamente una fragranza a effetti sul sonno. In cucina una candela non elimina gli odori alla fonte: ventilazione e pulizia restano più efficaci, mentre l’aroma può semplicemente sovrapporsi a quelli presenti. Nei bagni o in stanze piccole, profumazioni molto intense diventano rapidamente dominanti; formati e tempi di accensione contenuti permettono un controllo maggiore.

Ma se sei in dubbio, ricordati della nostra classifica sulle migliori candele profumate.

Intensità e durata della profumazione delle candele

L’intensità percepita dipende da più fattori: quantità di fragranza, composizione, numero e tipo di stoppini, dimensione del contenitore, temperatura e volume della stanza. Una candela più grande non garantisce automaticamente un profumo più persistente o più adatto agli open space. Per scegliere con criterio è preferibile seguire le indicazioni del produttore e iniziare con tempi di accensione moderati, soprattutto in ambienti piccoli.

candela profumata con contenitore in vetro marrone

Anche il tempo di accensione influisce sulla quantità di profumo percepita nella stanza. Lasciare una candela accesa più a lungo non significa necessariamente ottenere un risultato migliore: in un ambiente piccolo la fragranza può diventare intensa rapidamente. Tipo di cera, composizione profumata, stoppino e dimensioni del contenitore lavorano insieme, quindi è preferibile attenersi alle indicazioni del produttore sui tempi di utilizzo e interrompere l’accensione se l’aroma diventa fastidioso.

Dove posizionare le candele profumate

La posizione deve essere scelta prima di tutto per sicurezza: superficie stabile e resistente al calore, distanza da tende, carta, tessuti, mensole sovrastanti e correnti d’aria. È meglio evitare punti sopra o troppo vicino al letto, così come bordi stretti o zone di passaggio.
Dal punto di vista olfattivo non serve collocare la candela in alto: la diffusione dipende dal movimento dell’aria e dalla stanza. Una posizione libera da ostacoli, ma non esposta a spifferi, è in genere più semplice da gestire.

Gli elementi decorativi possono stare nelle vicinanze solo se non aumentano il rischio di contatto con la fiamma. Libri, fiori secchi, tessili e altri materiali combustibili non dovrebbero circondare il contenitore. Accendere più candele profumate contemporaneamente può inoltre rendere l’aroma molto più intenso del previsto; per capire l’effetto reale di una fragranza è spesso più semplice usarne una alla volta.

Sicurezza, ventilazione e gestione della fiamma

L’utilizzo delle candele richiede sempre attenzione alle norme di sicurezza domestica. È fondamentale non lasciare mai una candela accesa senza supervisione e posizionarla lontano da tende, tessuti o oggetti facilmente infiammabili. Lo stoppino va mantenuto corto, per evitare fiamme troppo alte e la produzione di fumo. Dopo l’uso, è consigliabile spegnere la candela con uno spegnicandela o soffiare delicatamente, evitando schizzi di cera calda.

candele profumate per ambienti

Un ricambio d’aria regolare è utile quando si usano prodotti profumati in ambienti chiusi, soprattutto se l’aroma diventa intenso o qualcuno manifesta fastidio. Con bambini o animali domestici la priorità è rendere la fiamma fisicamente irraggiungibile e non lasciare mai la candela accesa senza supervisione. Il contenitore robusto aiuta, ma non sostituisce una collocazione sicura e il rispetto delle istruzioni riportate sulla confezione.

Scelte estetiche e personalizzazione

Sul piano estetico, le candele possono avere contenitori molto diversi, dalle forme essenziali ai vasi decorativi pensati per restare visibili anche quando non vengono utilizzati. Fragranza e aspetto possono essere scelti in relazione alla stanza, senza dover seguire necessariamente un tema stagionale. Colori neutri e contenitori semplici si inseriscono facilmente in ambienti sobri; forme più decorative richiedono invece maggiore attenzione agli altri oggetti presenti nello spazio, per evitare un insieme troppo carico.

Sul piano estetico, contenitori, colori e profumazioni possono essere coordinati con lo stile della stanza. Gli elementi inseriti direttamente nella cera, però, non dovrebbero essere scelti soltanto per l’effetto decorativo: materiali estranei vicini allo stoppino possono interferire con la combustione. Per una candela destinata a essere accesa è preferibile privilegiare prodotti progettati e testati per quell’uso, lasciando fiori secchi, carta e altri dettagli infiammabili alla decorazione separata.

La scelta più riuscita resta quella che tiene insieme gusto personale, intensità sostenibile per la stanza e uso sicuro. Una candela può essere un elemento decorativo e olfattivo piacevole, purché la ricerca dell’atmosfera non faccia passare in secondo piano posizione, ventilazione e gestione della fiamma.

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22 Ottobre 2026 / / La Gatta Sul Tetto

È arrivata la stagione autunnale che porta con sé il desiderio di lasciarsi avvolgere da sapori e profumi tipici di questa stagione. Accanto al nostro desiderio di comfort, c’è anche un’esigenza sempre più diffusa tra le nostre abitudini: provare nuove ricette anti spreco. 

ricette anti spreco

Di solito, lo strumento in cucina che può esserci più d’aiuto quando vogliamo ottenere il massimo dalle verdure, senza sprecare nulla, è un estrattore a freddo in grado di preservare tutti i nutrienti dei cibi ed evitare avanzi in frigo.

Tra i prodotti, spicca l’estrattore a freddo HUROM H70FT della Easy Press Line. Ti proponiamo due ricette anti spreco da preparare con questo accessorio.

Due ricette anti spreco a base di zucca

Grazie alla sua versatilità, HUROM H70FT permette di realizzare bevande fresche e naturali e gustose vellutate con pochi ingredienti. In questa stagione, la zucca è perfetta per questo intento.  Iniziamo dalla prima! 

Pumpkin Spice Juice (per una pausa d’autunno) 

Dolce, aromatico e avvolgente, il Pumpkin Spice Juice racchiude alcuni dei sapori più riconoscibili dell’autunno. 

Ingredienti:

- 250 g di zucca pulita 
- 2 mele
- 1 piccolo pezzo di zenzero fresco
- 1⁄2 cucchiaino di cannella in polvere 

Preparazione 10 minuti – 2 persone 

Tagliate la zucca a metà, eliminate la parte fibrosa interna e raccogliete i semi, che potrete tenere da parte per altre preparazioni. 

Eliminate la buccia della zucca e conservatela per un’altra ricetta sfiziosa; quindi tagliate la polpa in pezzi regolari. Tagliate anche le mele e lo zenzero. 

Inserite gradualmente zucca, mela e zenzero nell’estrattore HUROM H70FT, alternando gli ingredienti per favorire una lavorazione uniforme. Tenete da parte lo scarto della polpa di zucca, che potrà essere riutilizzato per le ricette successive. Procedete fino a ottenere un succo omogeneo, quindi versatelo nei bicchieri, aggiungete la cannella e mescolate delicatamente. 

Il Pumpkin Spice Juice può essere gustato freddo, con qualche cubetto di ghiaccio, oppure leggermente intiepidito per una versione più calda e avvolgente, perfetta per le giornate autunnali. 

Consiglio HUROM: Conservate la polpa ottenuta dall’estrazione e anche la buccia della zucca. La prima può essere riutilizzata in cucina per nuove preparazioni, dalle vellutate alle polpette vegetali, fino a impasti e ricette al forno; la seconda può diventare una base semplice per preparare chips di zucca croccanti al forno. 

Vellutata di zucca Zero-Waste 

Calda, cremosa e avvolgente, la Vellutata di zucca Zero-Waste è preparata utilizzando la polpa residua da altre preparazioni o estratti. Un modo semplice per trasformare le parti che normalmente verrebbero scartate in una nuova ricetta autunnale. 

Ingredienti:

- circa 250 g di polpa di zucca
- 1⁄2 cipolla
- 1 spicchio d’aglio
- 300 ml di brodo vegetale
- 50 ml di panna fresca o alternativa vegetale
- 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
- semi di zucca
- timo, a piacere
- sale e pepe q.b.

Preparazione 25 minuti – 2 persone 

Quando si utilizza la zucca per preparare un succo con l’estrattore, una parte della fibra rimane nella polpa residua. Questo ingrediente può essere recuperato e utilizzato in diverse preparazioni, contribuendo a ridurre gli sprechi e a valorizzare anche la componente fibrosa dell’ortaggio. In questa ricetta, la polpa diventa la base per una vellutata cremosa e saporita. 

Tritate finemente la cipolla e fatela appassire in una casseruola con un filo d’olio e uno spicchio d’aglio. Aggiungete la polpa di zucca recuperata dall’estrazione e lasciatela insaporire per qualche minuto a fuoco dolce, mescolando regolarmente. 

Versate gradualmente il brodo vegetale e lasciate cuocere a fuoco medio-basso per circa 15-20 minuti, regolando la quantità di liquido in base alla consistenza desiderata. A fine cottura eliminate l’aglio, aggiungete la panna o un’alternativa vegetale e mescolate o frullate fino a ottenere una vellutata liscia e omogenea. Regolate di sale e pepe. 

Nel frattempo, tostate in padella i semi di zucca e preparate qualche crostino di pane dorato. Utilizzateli come topping croccante prima di servire, insieme a qualche fogliolina di timo. 

Consiglio HUROM: 

La polpa residua dell’estrazione può avere una seconda vita in cucina, basta conservarla e trasformarla in impasti, burger vegetali, biscotti, torte, muffin o dadi vegetali, per un approccio più consapevole e attento agli sprechi. 

L’estrattore a freddo Hurom H70FT by Hurom

HUROM H70FT è uno slow juicer della Easy Press Line. Il sistema Multi-Auger, privo di filtro, semplifica assemblaggio, utilizzo e manutenzione e consente di lavorare frutta e verdura di ogni tipo, anche congelata. 

Lo Smart Hopper permette di inserire gli ingredienti anche interi, mentre l’estrazione lenta a 60 giri al minuto ne preserva gusto e proprietà naturali, mantenendo il succo fresco fino a 72 ore. Compatto ed elegante, H70FT si distingue per il Crystal Design, i materiali BPA free e le tonalità White, Matt Black e Titanium Gray. 

È inoltre coperto da una garanzia di 15 anni su motore e componenti principali. 

Hurom è un’azienda first mover e leader mondiale nella tecnologia degli slow juicer e dell’estrazione lenta a freddo che da oltre cinquant’anni sviluppa soluzioni pensate per valorizzare frutta e verdura nella loro forma più autentica. 

Se anche tu hai la curiosità di provare questo prodotto, ci sarà un’occasione vantaggiosa da segnare sul calendario. 

Tra il 30 ottobre e il 30 novembre sarà attiva la Hurom Grand Sale, una campagna promozionale ideata dall’azienda che vede una selezione di prodotti in sconto al 30%, tra cui proprio l’HUROM H70FT, un’opportunità per portare in cucina uno slow juicer pratico, elegante e versatile. 

Info: sito ufficiale Hurom

Qui trovi tante altre ricette

21 Ottobre 2026 / / Dettagli Home Decor

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Soffitto con travi in legno: quando la struttura diventa design

Per decenni il soffitto è stato la superficie dimenticata della casa: un piano bianco e neutro, pensato per non essere notato. Oggi il progetto lo restituisce al centro dello spazio. Un soffitto con travi in legno non è più un residuo rustico da nascondere sotto il cartongesso, ma un elemento di composizione che dà ritmo, profondità e carattere. Che si tratti di travi in legno a soffitto originali o di un intervento nuovo, la materia racconta da sola la storia dell’edificio, o ne costruisce una credibile.

Il valore estetico delle travi in legno: texture, contrasto, calore

Il primo vantaggio è visivo, ma va letto con precisione. Il legno introduce una texture organica in interni dominati da superfici lisce come intonaci, resine, vetro e metallo. In un ambiente minimalista e luminoso, le travi a vista funzionano da contrappunto caldo. In uno spazio già ricco di materiali, possono invece dissolversi, se trattate nello stesso tono del soffitto.

Cucina open space bianca con travi a vista in legno su soffitto inclinato e lampade a sfera
cucina con travi in legno – Attico RG, appartamento in un palazzo di fine ‘800 – progetto e foto studio Locatellipepato

Le travi disegnano anche una geometria. Le linee parallele orientano lo sguardo, suggeriscono una direzione e danno scansione a stanze altrimenti informi. In un open space, una sequenza di travi può delimitare la zona giorno dalla cucina senza alzare un tramezzo. Se il tetto è inclinato, la struttura ne esalta l’andamento e trasforma un sottotetto in una dichiarazione architettonica.

Il valore spaziale: le proporzioni decidono tutto

Un soffitto con travi a vista non funziona allo stesso modo in ogni stanza. Poiché richiamano lo sguardo verso l’alto, le travi amplificano la percezione di altezza e verticalità quando i soffitti sono generosi. Sotto un controsoffitto basso producono l’effetto opposto: la struttura incombe e lo spazio si comprime.

Una regola pratica: con altezze importanti si può osare con sezioni robuste e interassi ampi. Con altezze contenute conviene scegliere travi snelle, più ravvicinate e in tonalità chiare, così la trama disegna il soffitto senza schiacciarlo. Conta anche la direzione. Le travi parallele al lato lungo allungano otticamente la stanza, quelle trasversali ne enfatizzano la larghezza.

Soggiorno con soffitto alto e capriate in legno dipinte di bianco
Farmhouse on a Hill, Zacinto / Grecia – Welcome Beyond

Il valore funzionale: struttura, impianti, comfort

Molte case storiche hanno travi che portano il carico di solai e coperture. In questo caso sono un patrimonio da conservare, non da occultare. Ma il loro ruolo non si esaurisce nella portanza: lo spazio tra le travi, o la loro stessa sagoma, può accogliere linee elettriche, tubazioni e sistemi di illuminazione, per un’impiantistica ordinata e quasi invisibile. Il legno contribuisce inoltre a un’acustica più morbida, con meno riverbero rispetto alle superfici dure.

Bagno in sottotetto con travi in legno e faretti orientabili fissati alla trave
bagno mansardato con travi a vista – Attico RG, appartamento in un palazzo di fine ‘800 – progetto e foto studio Locatellipepato

Per le nuove realizzazioni, la scelta più interessante è spesso quella delle travi in legno lamellare. Ottenute incollando più strati di tavole selezionate (in genere abete o larice), garantiscono stabilità dimensionale, minore rischio di fessurazioni e deformazioni, e consentono luci e sezioni molto ampie. Il massello offre un fascino più irregolare e vissuto, mentre il lamellare ha un aspetto pulito e prevedibile, ideale per interni contemporanei. Il rovere antico di recupero resta la scelta di chi cerca nodi, segni e imperfezioni autentiche.

Cucina e zona pranzo con travi in legno lamellare chiaro a sezione squadrata

Restauro in fase di ristrutturazione del soffitto con travi in legno

Se la casa conserva già un soffitto con travi in legno originali, il restauro va affrontato con metodo, a partire dal riconoscimento della specie. Rovere, castagno, larice, abete e pino reagiscono in modo diverso a pulizia, sverniciatura e trattamenti. In caso di dubbio, il parere di un tecnico è indispensabile: le travi fanno parte della struttura e un intervento sbagliato può comprometterne le prestazioni.

Mansarda con capriate antiche in legno restaurate e cucina verde
White House, Fröhlich Gassner Architekten – foto Celia Uhalde

Il secondo passaggio è la diagnosi. Vanno cercati segni di umidità, infiltrazioni, muffe, fessurazioni anomale e attacchi di insetti xilofagi. Un foro isolato dice poco, mentre la presenza di rosume fresco indica un’infestazione attiva. Quando il danno è esteso o interessa la sezione portante, servono una valutazione strutturale e un trattamento professionale, che può includere consolidamenti o integrazioni.

Solo dopo si passa alla pulizia. Le travi si liberano da polvere e sporco con spazzole e aspirazione, e se necessario con un lavaggio molto leggero, senza bagnare il legno in eccesso. Vernici e residui precedenti si rimuovono con levigatura o sverniciatura. Trattandosi di superfici estese, noleggiare attrezzature professionali fa risparmiare tempo e migliora il risultato. Prima di qualsiasi finitura va applicato un trattamento antitarlo e antimuffa preventivo.

Finiture consigliate per il soffitto con travi in legno

Con il legno pulito e sano, si decide che carattere dargli.

  • Al naturale, con protettivo trasparente: impregnanti, oli o vernici opache e satinate che lasciano leggibili venatura e colore. È la scelta più coerente con un’estetica rustica o neo-rurale. Meglio evitare le finiture lucide, che spesso risultano artificiali.
  • Tinta o patina: utile per uniformare travi di essenze o toni diversi. Schiarire un legno scuro è molto difficile, mentre scurirlo è semplice, quindi si parte da tonalità chiare e si procede per gradi.
  • Verniciatura coprente: la via per integrare le travi nel soffitto o ottenere un effetto contemporaneo. Richiede una o due mani di primer e un lavoro meticoloso, perché venature e irregolarità tendono a riemergere. I pennelli economici lasciano peli e residui, meglio quindi strumenti di qualità e rulli adatti alle superfici irregolari.
Soggiorno con soffitto e travi in legno verniciati di bianco
Podere Civitella, studio Hus, Talamone – fotografo Lorenzo Piovella

Per le travi in lamellare nuove, già piallate e uniformi, bastano in genere un impregnante a poro aperto o una verniciatura all’acqua a bassa emissione.

Abbinamenti cromatici ideali delle travi a vista

Il colore delle travi va sempre pensato insieme a pavimento, pareti e luce naturale.

Travi chiare su soffitto bianco. L’effetto è fresco, scandinavo e ampliante. Ideale per ambienti piccoli o poco luminosi, con pareti color calce, grigi caldi e pavimenti in rovere sbiancato.

Camera da letto con travi in legno chiaro su soffitto bianco e vetrata sul giardino

Travi naturali medio-calde su pareti neutre. È il classico equilibrio tra rustico e contemporaneo. Funzionano bene greige, sabbia, panna e tessuti in lino, con accenti in ottone satinato o ferro brunito.

Travi scure su pareti chiare. Un contrasto grafico e di grande impatto, adatto a soffitti alti. Con intonaci bianchi o avorio e arredi essenziali dà un risultato da loft.

Travi e soffitto nello stesso colore scuro. Una scelta avvolgente per soggiorni e zone notte con altezze generose. Bordeaux, verde bottiglia, blu inchiostro o toni terrosi creano un interno intimo, quasi una scatola cromatica. Da evitare nelle stanze basse.

Soggiorno con soffitto in travi e tavolato di legno scuro e pavimento in cotto scuro
Casa Morelli, studio Holzrausch – Fotograrfo Oliver Jaist

Travi in tinta con le pareti. Lascia emergere solo la trama in rilievo, senza contrasto di colore: un’alternativa raffinata e discreta.

In ogni caso, conviene far dialogare il legno con almeno un altro elemento della stanza, come il pavimento, una boiserie o un arredo. Così la trave non resta un episodio isolato.

Manutenzione nel tempo delle travi in legno

Un soffitto con travi in legno richiede poca cura, ma regolare. Una pulizia periodica con panno asciutto o appena umido, o con aspirapolvere a spazzola morbida, previene l’accumulo di polvere, soprattutto nelle fessure. L’acqua in eccesso va evitata, così come i detergenti aggressivi.

Soggiorno moderno con soffitto con travi in legno a vista e linea luminosa integrata
soffitto con travi in legno – VL1 Guesthouse in Bergamo, studio Edoardo Milesi & Archos – Fotografo Andrea Ceriani

Un controllo visivo almeno una volta all’anno permette di individuare presto macchie, rigonfiamenti, nuovi fori o rosume. Un microclima stabile aiuta moltissimo: un’umidità relativa tra il 40 e il 60% e una buona ventilazione limitano le dilatazioni del legno e la formazione di muffe. Le finiture protettive, a seconda del prodotto e dell’esposizione, si rinnovano ogni pochi anni con una leggera carteggiatura e una nuova mano.

Leggi anche: “Parete mattoni a vista: la materia che dà carattere agli interni”

In sintesi

Un soffitto con travi in legno è una decisione di progetto, non un ornamento. Funziona quando le proporzioni sono studiate, il legno è sano e correttamente trattato, e il colore dialoga con il resto dell’ambiente. Che si scelgano travi antiche recuperate o moderne travi in legno lamellare, il risultato è lo stesso: una casa in cui lo sguardo, finalmente, trova un motivo per alzarsi.

L’articolo Soffitto con travi in legno: quando la struttura diventa design proviene da dettagli home decor.

21 Ottobre 2026 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor

Marle™ è il colore dell’anno 2027 di Little Greene: il marrone che riscrive i neutri

C’è un momento, nel ciclo di ogni tendenza, in cui il volume si abbassa e resta l’essenziale. Per Little Greene quel momento ha il colore della terra. Il marchio inglese di pitture e carte da parati ha scelto Marle™ come colore dell’anno 2027: un marrone di tono medio, caldo e profondo, ma volutamente sussurrato. È una risposta alla richiesta sempre più diffusa di tonalità complesse ed equilibrate, che sappiano esprimere personalità senza rinunciare alla versatilità di un neutro.

Il ritorno del marrone, dalla passerella alla parete

Per anni il marrone è stato considerato il parente povero della palette: pratico, certo, ma poco emozionante. Oggi la percezione è cambiata. Negli ultimi anni è tornato protagonista tanto nella moda quanto nell’interior design, accompagnando il desiderio di ambienti rassicuranti e avvolgenti. È un colore che funziona sia sulle grandi superfici sia negli schemi immersivi di colour drenching, la tecnica che veste pareti, soffitti e dettagli con la stessa tonalità per dare continuità e profondità allo spazio.

Il marrone, insomma, non è più un ripiego ma una scelta di carattere. E Little Greene lo ha capito prima di altri, leggendo il modo in cui i neutri stanno cambiando pelle.

Dal caramello ai mezzitoni: un’evoluzione, non una rivoluzione

Il percorso che porta a Marle™ si legge nelle scelte recenti del brand. Due anni fa la collezione Sweet Treats nasceva come risposta all’allontanamento dai consueti bianchi, a favore di schemi più caldi e decisi. Dominavano sfumature caramello intense e golose, costruite su una presenza marcata di ossido rosso e ocra gialla.

Oggi il desiderio di interni accoglienti non è venuto meno, ma l’attenzione si sposta verso tonalità più bilanciate. A raccontarlo è Ruth Mottershead, Direttrice Creativa di Little Greene: la popolarità dei colori cambia nel tempo come un’evoluzione più che come una rivoluzione, con passaggi che avvengono in modo naturale. Negli ultimi anni lo sguardo è andato dai blu intensi ai verdi più delicati ispirati alla natura, poi ai neutri minerali e ai caramello più ricchi. Ora a emergere sono i mezzitoni, colori più morbidi ma ancora pieni di personalità, con intensità e saturazione più contenute.

Mottershead usa un’immagine efficace: se si dovessero collocare questi colori sulla scala del pH, si troverebbero tra 5 e 6. Né troppo freddi né troppo caldi, in perfetto equilibrio.

Marle™ 355 colore dell’anno 2027: anatomia di un marrone

Marle™ è una tonalità calda e ricca di carattere la cui intensità viene però attenuata, e proprio in questo sta la sua forza discreta. La formulazione è quasi una piccola lezione di pigmenti: una forte componente di ocra gialla, bilanciata da una significativa presenza di nero che ne ammorbidisce la saturazione, e un tocco di ossido rosso che contrasta la componente verde generata dall’incontro dei primi due.

Campione di colore Marle™ 355 Little Greene, marrone di tono medio

Il risultato è un marrone sontuoso e incisivo ma rilassato, profondamente legato alla terra. Rispetto al bianco è più ricco e dinamico, rispetto al nero o al grigio più morbido e caldo. La nota rossa e i riflessi dorati del giallo gli permettono di dialogare con moltissimi altri colori presenti in una stanza, e di adattarsi a qualsiasi schema cromatico senza forzature.

Nelle immagini della campagna lo si vede su una parete di salotto, dietro un camino scolpito e poltrone in legno chiaro: l’effetto è quello di una quinta teatrale discreta, che valorizza gli arredi invece di competere con loro.

Salotto con parete in Marle™ 355, colore dell'anno 2027 di Little Greene, camino scolpito e poltrone in legno chiaro
Marle™ 355. Clay – Mid™ 153. Clay™ 39. © Little Greene 2026

Come abbinare il colore dell’anno 2027

La versatilità è il vero punto di forza di Marle™, e Little Greene ne suggerisce tre direzioni.

Monocromatica. Marle™ accostato ad altri neutri dà vita a schemi tono su tono avvolgenti. Nel soggiorno fotografato, ad esempio, compare insieme a Clay – Mid™ 153 e Clay™ 39, per una progressione di terre calde che si sviluppa dal pavimento al soffitto.

Naturale. Con rosa ispirati all’intonaco, verdi da giardino o da bosco e toni terrosi, il marrone richiama il mondo naturale. Lo dimostra il bagno in cui Marle™ incontra Mochi™ 344, un rosa polveroso sulle nicchie con mensole, e Hopper™ 297, il verde profondo scelto per la vasca. Il contrasto tra la parete bruna, il rosa tenue e il verde della vasca crea una composizione insieme rilassata e sofisticata.

Bagno con parete Marle™ 355, colore dell'anno 2027, nicchie rosa Mochi™ 344 e vasca verde Hopper™ 297 di Little Greene
Marle™ 355. Hopper™ 297. Mochi™ 344. © Little Greene 2026

Grafica. Abbinato a teal profondi e blu intensi, Marle™ ottiene invece una forte presenza progettuale, adatta a chi cerca ambienti più scenografici.

C’è poi la via più luminosa. In una zona pranzo affacciata su grandi vetrate, Marle™ è usato sul soffitto e nella fascia alta delle pareti, in dialogo con Clay – Pale™ 152, un crema burroso. Il colore “scende” dall’alto come una cornice calda, abbassa otticamente l’ambiente e ne accentua la sensazione di rifugio, senza togliere luce.

Zona pranzo con soffitto e fascia alta in Marle™ 355, colore dell'anno 2027, e pareti Clay - Pale™ 152 di Little Greene
Marle™ 355. Clay – Pale™ 152. © Little Greene 2026

Una tinta per spazi intimi

Per chi pensa a un progetto, Marle™ è il colore ideale per creare spazi raccolti: camere da letto, studi, angoli lettura, sale da pranzo. Funziona bene dove si cerca calma e concentrazione, e regge con eleganza materiali come legno naturale, lino, ceramica artigianale, ottone e pietra. Su boiserie, porte e radiatori può inoltre dare continuità cromatica a un’architettura ricca di dettagli, come accade negli interni storici che Little Greene frequenta da sempre.

Disponibilità del colore dell’anno 2027

Lanciato a settembre 2026, Marle™ è un colore completamente nuovo nella palette Little Greene, con il numero 355. È disponibile in tutta la gamma di finiture del marchio, tradizionali e contemporanee, per interni ed esterni. Si trova attraverso la rete di rivenditori Little Greene in Italia e all’estero, oltre che sui canali diretti e online del brand.

La scelta racconta bene dove sta andando il gusto: meno slanci cromatici, più sfumature; meno effetto sorpresa, più comfort a lungo termine. Con il colore dell’anno 2027, Little Greene dà al marrone una nuova dignità e lo consegna ai progettisti come un neutro finalmente adulto.

Leggi anche: “Colore pareti: le tendenze 2026-2027 secondo Little Greene“

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21 Ottobre 2026 / / Case e Interni

Camino in casa senza canna fumaria: come creare un angolo focolare anche in appartamento

 

Con l’arrivo delle prime sere fresche torna la voglia di rifugiarsi sul divano con una coperta e una tazza calda. Per molti, l’immagine perfetta di questo momento ha un camino acceso al centro. Il problema è che in appartamento, soprattutto in condominio, realizzare un camino tradizionale è spesso impossibile: mancano la canna fumaria, i permessi o semplicemente lo spazio per le opere murarie.

Ci è capitato con una cliente che voleva a tutti i costi un camino nel suo appartamento in condominio. Non era fattibile, ma le abbiamo proposto le alternative che trovi qui sotto. Il primo passo è capire se la “voglia di camino” è solo estetica.

Oggi l’angolo focolare non è più un privilegio delle case di campagna. Con qualche scelta progettuale ben fatta puoi ricrearne l’atmosfera anche in un bilocale di città. Vediamo come.

Perché il camino funziona così bene in un soggiorno

Prima ancora del calore, il camino ha una funzione precisa nell’arredamento: è un punto focale. Lo sguardo, entrando in una stanza, cerca un elemento attorno a cui orientarsi. In molti soggiorni contemporanei questo ruolo viene affidato alla televisione, ma il risultato è spesso una stanza un po’ fredda, organizzata attorno a uno schermo nero per buona parte della giornata.

Il camino, al contrario, crea un centro caldo e accogliente. Raccoglie le sedute, invita alla conversazione e dà alla stanza una gerarchia chiara. Anche quando è spento, con la sua cornice e la mensola decorata, rimane un elemento d’arredo a tutti gli effetti.

Le soluzioni senza opere murarie

Se non puoi realizzare un camino a legna o a gas, la soluzione più semplice resta il camino elettrico. Basta una presa di corrente, non produce fumi né cenere e non richiede manutenzione periodica. Rispetto a qualche anno fa, l’effetto fiamma ha fatto passi da gigante: i LED di ultima generazione e le fiamme 3D riproducono il movimento del fuoco e il bagliore delle braci in modo molto più credibile.

Le tipologie principali sono tre, ognuna adatta a un tipo di casa diverso.

Il modello da appoggio con cornice

È la soluzione più immediata: un mobile completo di cornice che si posiziona contro una parete libera, senza fissaggi. Le cornici spaziano dal legno bianco o grigio dal gusto nordico alle linee più classiche. È perfetto anche per chi vive in affitto, perché in caso di trasloco viene via con te.

L’inserto da incasso

Se stai ristrutturando, puoi integrare un inserto in una nicchia esistente o in una controparete in cartongesso. Il focolare diventa parte dell’architettura della stanza, con un effetto pulito e molto contemporaneo. È la scelta ideale per chi ama gli interni minimal.

Il camino a parete

Sottile e da appendere come un quadro, funziona bene dove lo spazio a terra è poco, ad esempio in camera da letto o in un soggiorno stretto. Per farti un’idea delle diverse tipologie e delle dimensioni disponibili, puoi dare un’occhiata ai caminetti elettrici in vendita online, così da capire già dalle misure quale modello si adatta meglio alla tua parete.

Dove posizionarlo in soggiorno

Camino in casa senza canna fumaria in appartamento

La scelta della parete è il passaggio più importante, perché da lì dipende l’organizzazione di tutta la stanza.

Scegli la parete giusta

In genere conviene preferire:

  • una parete libera e continua, senza porte o finestre che ne interrompano la superficie;

  • la parete opposta all’ingresso, così il camino è la prima cosa che vedi entrando;

  • una posizione ottimale, che permetta di disporre le sedute attorno senza ostacolare i passaggi.

Evita invece le pareti di passaggio e gli angoli bui, dove il focolare perderebbe il suo ruolo di protagonista.

Proporzioni e misure

Camino in casa senza canna fumaria in appartamento

Un errore che vediamo spesso è il camino troppo piccolo rispetto alla parete. Come riferimento, la cornice dovrebbe occupare circa un terzo della larghezza della parete. Su una parete di 3,5 metri, ad esempio, un modello largo poco più di un metro è proporzionato. Se lo spazio è ampio, puoi bilanciare con due librerie basse o due mensole ai lati, così il camino appare inserito in una composizione e non abbandonato al centro del muro, in modo casuale.

Anche la combinazione con la TV va pensata bene. Se vuoi tenerla sulla stessa parete, posizionala in modo che il centro dello schermo non sia troppo alto rispetto agli occhi di chi è seduto. Per molti soggiorni è meglio dedicare al camino una parete diversa da quella della TV.

Come arredare intorno al camino

Divano e poltrone

Le sedute vanno disposte guardando verso il focolare. Una distanza di circa 2-2,5 metri tra divano e camino è comoda nella maggior parte dei soggiorni. Una configurazione che funziona sempre è il divano di fronte al camino con due poltrone o piccole sedute ai lati, rivolte una verso l’altra: crea una piccola “stanza nella stanza”, raccolta e conviviale.

Tappeto e tessili

Il tappeto aiuta a delimitare l’angolo focolare. Sceglilo abbastanza grande da accogliere almeno le gambe anteriori di divano e poltrone. Plaid in lana, cuscini in velluto o bouclé e tessuti dalle texture morbide rafforzano la sensazione di calore, anche visiva.

La mensola

La mensola sopra il camino è un piccolo palcoscenico. Puoi appoggiarci uno specchio o una stampa di grandi dimensioni, qualche ramo secco in un vaso, candele di altezze diverse o decori stagionali. La regola è la stessa che vale per tutte le composizioni: pochi oggetti scelti bene, con un filo conduttore di colore.

Luce e atmosfera

Il focolare dà il meglio di sé quando la luce intorno è calibrata. Se la stanza è illuminata da un unico lampadario centrale, la fiamma si perde. Prova invece a creare più punti luce bassi e caldi, intorno ai 2700 K: una lampada da terra accanto alla poltrona, una lampada da tavolo sulla consolle o su un tavolino a lato, qualche candela sulla mensola.

Molti camini elettrici permettono di attivare l’effetto fiamma anche senza il riscaldamento. È una funzione preziosa, perché ti consente di goderti l’atmosfera anche nelle serate di inizio autunno o di primavera, quando il calore non serve.

 

Camino in casa senza canna fumaria in appartamento

 

Qualche accortezza pratica

Prima dell’acquisto vale la pena controllare alcuni dettagli tecnici:

  • la potenza, in rapporto ai metri quadrati della stanza, se vuoi usarlo anche come fonte di calore integrativa;

  • la presa di corrente, che dovrebbe trovarsi vicino al punto scelto per evitare prolunghe e cavi a vista;

  • la distanza da tende e tessuti, soprattutto vicino alle bocchette da cui esce l’aria calda.

Se hai bambini o animali, valuta i modelli con vetro frontale che resta tiepido al tatto e con il calore emesso da griglie dedicate.

Un rituale da riscoprire

Il camino è da sempre il luogo in cui ci si ritrova. Ricrearlo in appartamento significa restituire al soggiorno quel centro accogliente che spesso gli manca. Non serve una casa di campagna né una ristrutturazione impegnativa: bastano la parete giusta, le proporzioni corrette e un arredo pensato attorno alla fiamma. Il resto lo faranno le serate d’autunno.

 

Questo post è frutto di una collaborazione, una delle realtà con cui lavoriamo come blogger. Il nostro punto di vista non cambia: parliamo solo di ciò che ci sentiamo di consigliare, con l’esperienza di chi progetta interni ogni giorno.

 

Camino in casa senza canna fumaria: come creare un angolo focolare anche in appartamento


20 Ottobre 2026 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor

Terracotta House: la villa di design con facciata in Corten firmata Alexander Tischler

Dopo anni passati a gestire la propria azienda a Mosca, una coppia matura ha deciso di lasciare le redini dell’attività alla figlia per dedicarsi a una nuova fase della vita, fatta di ospitalità, musica al pianoforte a coda e serate a guardare le stelle. È da questo desiderio di rallentare che nasce Terracotta House, la villa firmata dallo studio Alexander Tischler nella regione di Mosca, a Istra: 440 metri quadrati distribuiti in un volume articolato, avvolto da una facciata in acciaio Corten color terracotta e legno naturale, pensata per accogliere amici, famiglia e momenti di quiete assoluta.

Il sentiero nel bosco di pini che conduce a Terracotta House, villa di design firmata Alexander Tischler

Una facciata in Corten che dialoga con il bosco

Il progetto Terracotta House sorge su un lungo lotto boschivo di pini, che si sviluppa in curva assecondando l’andamento della strada di accesso. È proprio la corteccia calda e ruvida dei pini maturi ad aver ispirato la scelta dei materiali: una facciata in Corten dalla texture vellutata e dal colore terracotta, alternata a rivestimenti in legno con assi di larghezza variabile, per un effetto naturale e mai ripetitivo.

Invece di un volume unico e compatto, la villa si sviluppa come una sequenza di corpi a falda, uniti in una composizione ritmica che si legge già dalla strada: un basso muretto perimetrale lascia intravedere tetti dinamici, finiture a contrasto e volumi sfalsati, disegnando piccoli cortili interni e aperture visive verso il bosco.

Dettaglio della facciata in Corten color terracotta abbinata al rivestimento in legno naturale

Il volume in acciaio Corten con copertura metallica a vista tra gli alberi

Un percorso che attraversa tutta Terracotta House

L’accesso alla proprietà è organizzato su due percorsi distinti: un vialetto diretto conduce al garage doppio, che ospita anche un laboratorio per il proprietario, una dispensa e uno spazio per gli attrezzi da giardino, collegato all’ingresso principale da una tettoia coperta.

Il percorso principale, invece, è pensato come un vero e proprio portale visivo, allineato con la curva della strada: una porta vetrata si apre di fronte a un’ampia finestra, inondando l’ingresso di luce naturale da entrambi i lati. Da qui, un asse visivo continuo attraversa cucina e soggiorno fino alla zona spa, garantendo una trasparenza totale su tutto il piano terra.

L'ingresso vetrato di Terracotta House con accesso carrabile e garage rivestito in Corten

La galleria coperta che collega gli ambienti interni al padiglione spa

Living e cucina: il cuore sociale della casa

Nella cucina, ampie vetrate scorrevoli a tutta altezza si aprono direttamente sulla terrazza pranzo principale. Un’isola con piano cottura integrato è pensata per il catering all’aperto, mentre la zona lavello è collocata proprio davanti a una finestra panoramica. Sopra cucina e soggiorno, una fascia continua di finestre a nastro corre lungo il soffitto, portando luce diffusa in profondità nell’ambiente.

Il soggiorno è invece concepito come uno spazio più raccolto e intimo, dominato da un grande divano a doppia esposizione, dal pianoforte a coda e da un camino su misura rivestito in marmo verde venato — un elemento che dialoga materialmente con gli aghi di pino del bosco circostante e che si ripeterà, come motivo ricorrente, in altri ambienti della casa. La progettista degli interni è stata coinvolta fin dalle prime fasi del progetto, lavorando fianco a fianco con gli architetti per costruire la casa attorno alle abitudini quotidiane dei committenti.

Zona fuoco esterna con divano ad angolo, di fronte alle vetrate scorrevoli del living

Due ali separate: zona notte privata e area wellness

La distribuzione degli spazi si divide nettamente a partire dal soggiorno: da un lato i familiari raggiungono la zona notte privata al piano superiore, dall’altro gli ospiti vengono accompagnati verso le camere dedicate al piano terra. Proseguendo lungo una galleria vetrata su entrambi i lati, il percorso conduce a un padiglione spa appartato, con sauna, docce walk-in e due vasche per l’immersione fredda, affacciato su un proprio deck in legno completamente riparato dagli sguardi.

Il piano superiore è invece riservato esclusivamente ai proprietari: la suite principale collega una cabina armadio di passaggio, un bagno ampio con doppio accesso e una camera da letto luminosa, circondata da finestre, in un percorso fluido pensato per eliminare corridoi ciechi. Completa il piano uno studio privato, trasformabile all’occorrenza in camera per gli ospiti, e una piccola terrazza-ponte che collega camera e bagno sotto una copertura vetrata inclinata, arredata con tavolino e poltrone: il luogo ideale per il caffè del mattino, con vista sulla chioma del bosco.

Il volume rivestito in legno dell'ala ospiti, protetto da una recessione verticale in listelli

La terrazza-ponte in Corten che collega camera e bagno padronale al piano superiore

Terrazze e giardino come estensione della casa

Le tre terrazze esterne non sono semplici spazi accessori, ma vere e proprie estensioni degli ambienti interni. Dalla terrazza della cucina, un percorso conduce a una zona fuoco incassata, pensata per le serate all’aperto; legna da ardere e cuscini sono custoditi in un ripostiglio esterno accanto al garage.

Sul fronte del cortile boschivo, ampie vetrate e terrazze aperte dissolvono il confine tra interno ed esterno; lungo il lato nord-ovest, al confine con i lotti vicini, la facciata diventa invece più protetta, con finestre alte a nastro che illuminano cucina, corridoi e lavanderia senza esporre la vita privata della famiglia agli sguardi esterni.

Terrazza arredata con sedute e ulivo, affacciata sul giardino boschivo

Scheda progetto Terracotta House

  • Località: Regione di Mosca, Russia
  • Superficie: 440 mq (escluse le terrazze)
  • Materiali facciata: acciaio Corten, rivestimento in legno
  • Fase: progettazione
  • Anno di completamento previsto: 2028
  • Studio: Alexander Tischler
  • Architetto principale: Karen Karapetian
  • Team di progetto: Tatiana Cherkasova, Said Almurzaev
  • Interior designer: Anna Prokhorova

Chi è Alexander Tischler

Alexander Tischler è uno studio che segue ogni fase della progettazione, dall’ideazione architettonica fino alla scelta degli arredi, con un team che riunisce designer, ingegneri e specialisti dell’esecuzione. Un approccio che gli ha permesso di firmare diverse ville di lusso e progetti residenziali riconosciuti a livello internazionale, con premi come il Muse Design Award 2026, il FRAME Awards 2025 e l’Architecture MasterPrize 2024, tra gli altri.

Scopri altri progetti dello studio: “Un bilocale turchese a Mosca: il nuovo progetto di Alexander Tischler Design Company” ; “Un trilocale di 66 mq riprogettato con due camere e due bagni“

L’articolo Terracotta House: la villa di design con facciata in Corten firmata Alexander Tischler proviene da dettagli home decor.

19 Ottobre 2026 / / Dettagli Home Decor

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Come arredare un monolocale mansardato senza rinunciare allo stile

Arredare un monolocale mansardato significa confrontarsi con una casa dalla personalità particolare, dove il tetto inclinato diventa parte integrante del progetto d’interni. Le altezze cambiano, le pareti non sono sempre facilmente sfruttabili e anche la scelta di un armadio, di un letto o della cucina richiede qualche attenzione in più.

Ma proprio queste caratteristiche possono trasformarsi in un’opportunità. Un soffitto spiovente può rendere più intimo l’angolo notte, una parete bassa può diventare lo spazio ideale per contenitori e mobili su misura e la parte più alta della mansarda può essere riservata alle funzioni che richiedono maggiore libertà di movimento.

La chiave, quindi, non è cercare di nascondere la particolare geometria del sottotetto, ma progettare l’arredamento seguendo le diverse altezze dell’ambiente.

Prima di arredare un monolocale mansardato bisogna leggere lo spazio

In un appartamento tradizionale siamo abituati a ragionare soprattutto sulla superficie disponibile. In una mansarda, invece, i metri quadrati da soli non bastano: bisogna considerare anche l’altezza utile in ogni punto della stanza.

Prima di scegliere i mobili è quindi importante osservare dove si trovano la parte più alta del soffitto e le zone in cui l’inclinazione diventa più pronunciata. Questa lettura permette di stabilire quali funzioni collocare nelle diverse aree.

La zona con maggiore altezza può essere destinata, per esempio, al soggiorno o alla cucina, mentre gli spazi più bassi possono accogliere armadiature basse, cassettiere, contenitori, librerie o altri arredi che non richiedono un’altezza importante.

È un principio semplice, ma fondamentale: in una mansarda non bisogna arredare contro l’architettura, ma insieme all’architettura.

Sfruttare le pareti basse con mobili su misura

Uno degli errori più frequenti quando si arreda un monolocale mansardato è cercare di inserire mobili standard ovunque.

Armadi alti e profondi possono risultare difficili da collocare sotto un tetto inclinato e, quando vengono forzati in spazi non adatti, rischiano di creare zone inutilizzate oppure di rendere l’ambiente visivamente pesante.

Le pareti più basse possono invece essere sfruttate con composizioni realizzate su misura, progettate per seguire la pendenza del soffitto.

Cassettiere, moduli chiusi, librerie basse e contenitori continui possono occupare anche quelle porzioni della mansarda che altrimenti rimarrebbero inutilizzate. Una soluzione particolarmente elegante consiste nel creare una lunga composizione contenitiva lungo la parte più bassa della falda, mantenendo libera la porzione centrale dell’ambiente.

In questo modo il contenimento diventa quasi un elemento architettonico e contribuisce a dare ordine al monolocale.

Armadiatura su misura verde salvia sotto il tetto inclinato di un monolocale mansardato
Un mobile contenitore su misura sfrutta la parete bassa sotto le falde, alternando ante chiuse e vani a giorno.

Anche il contenimento verticale deve essere progettato con attenzione

Dove il soffitto lo consente, invece, è possibile sfruttare l’altezza con armadiature a tutta altezza o composizioni che arrivano quasi alla falda.

Il vantaggio è duplice: si aumenta lo spazio disponibile e si evita di disseminare nell’ambiente tanti piccoli mobili indipendenti.

In un monolocale, infatti, una parete attrezzata continua può risultare più efficace di una serie di contenitori separati, perché permette di concentrare le funzioni e lasciare più libero il centro della stanza.

Dove mettere il letto in un monolocale mansardato?

La zona notte in un monolocale mansardato è uno degli aspetti più delicati da progettare.

In molti casi il letto può trovare posto proprio nella parte più bassa della mansarda, soprattutto quando l’inclinazione del tetto crea un’atmosfera raccolta e intima. Prima di scegliere questa soluzione, però, è indispensabile verificare che rimanga sufficiente spazio per muoversi comodamente intorno al letto e per alzarsi senza entrare in conflitto con la falda.

Letto nella parte bassa di un monolocale mansardato e armadio su misura nella zona più alta
Il letto trova posto sotto la falda inclinata, mentre l’armadio su misura sfrutta la maggiore altezza disponibile al centro della mansarda.

Una possibilità molto interessante è orientare il letto seguendo la geometria dell’ambiente, invece di cercare necessariamente una posizione parallela alle pareti.

Anche una testiera può diventare uno strumento progettuale: oltre a definire visivamente la zona notte, può integrare mensole, piccoli vani contenitori o punti luce.

Quando lo spazio è davvero ridotto, si possono inoltre valutare soluzioni trasformabili, come letti contenitore o sistemi a scomparsa. L’importante è che il meccanismo scelto sia realmente funzionale alle abitudini di chi vive l’appartamento e non venga utilizzato soltanto per guadagnare qualche centimetro.

Una cucina compatta, ma progettata fino all’ultimo centimetro

La cucina è un’altra funzione che deve essere distribuita con attenzione in un monolocale mansardato.

Se possibile, conviene collocarla nella parte dell’ambiente con altezza maggiore, soprattutto quando si desidera una composizione completa con basi, pensili ed elettrodomestici.

Dove la conformazione del tetto lo permette, una cucina lineare può sfruttare una parete intera, mentre una composizione ad angolo può aumentare la superficie di lavoro senza occupare necessariamente molto spazio.

In una cucina piccola sono particolarmente utili:

  • colonne attrezzate;
  • cassetti profondi;
  • pensili sfruttati in altezza;
  • tavoli allungabili;
  • piani snack;
  • elementi estraibili.

Il tavolo da pranzo, inoltre, non deve necessariamente essere un elemento fisso. Una consolle estensibile oppure un piccolo piano integrato nella cucina può trasformarsi quando serve, lasciando libero il passaggio durante il resto della giornata.

Cucina compatta a L con mobili verde salvia sotto il tetto inclinato di un monolocale mansardato
Una cucina a L sfrutta lo spazio sotto le falde del tetto, mentre il lucernario porta luce naturale sul piano di lavoro

Come creare una zona living senza appesantire la mansarda

Il soggiorno di un monolocale mansardato deve essere accogliente, ma non sovraccarico.

Un divano dalle proporzioni corrette può definire la zona living senza bisogno di pareti divisorie. Di fronte, una composizione bassa per televisore, libri e oggetti può sfruttare una porzione del sottotetto dove non sarebbe possibile collocare un armadio.

Anche in questo caso è preferibile privilegiare pochi elementi ben progettati rispetto a molti mobili di piccole dimensioni.

Un tappeto può contribuire a identificare visivamente il soggiorno, mentre una lampada a sospensione o una composizione di luci può sottolineare la zona senza introdurre nuovi ingombri.

Il risultato dovrebbe essere un ambiente in cui le diverse funzioni sono riconoscibili, ma continuano a dialogare tra loro.

Zona living di un monolocale mansardato con divano, mobile TV basso e parete attrezzata su misura con scrivania
Una parete attrezzata su misura integra scrivania e contenitori, mentre il mobile TV basso sfrutta lo spazio sotto la falda inclinata.

Separare la zona notte senza costruire pareti in un monolocale mansardato

In un monolocale mansardato la separazione tra letto e soggiorno può essere utile, ma una parete tradizionale rischierebbe di sottrarre luce e amplificare la sensazione di spazio ridotto.

Meglio ricorrere, quando la distribuzione lo consente, a soluzioni leggere e reversibili.

Una libreria aperta può creare una separazione mantenendo la continuità visiva; una tenda a tutta altezza può essere chiusa quando serve maggiore privacy; pannelli scorrevoli, listelli verticali o una piccola parete vetrata possono definire la zona notte senza trasformarla in una stanza completamente isolata.

La scelta dipende naturalmente dalla conformazione della mansarda e dalla posizione delle finestre, ma il principio rimane lo stesso: dividere le funzioni senza frammentare la luce.

La luce naturale è ancora più importante in una mansarda

Quando si arreda un sottotetto, la luce diventa parte integrante del progetto.

Le finestre da tetto permettono spesso di portare molta luminosità all’interno, ma è importante non ostacolarne la diffusione con mobili troppo alti o composizioni collocate in prossimità delle aperture.

Per questo gli arredi più voluminosi dovrebbero essere concentrati, quando possibile, nelle zone che non compromettono l’ingresso della luce naturale.

Anche la scelta dei colori può contribuire alla percezione dello spazio. Tonalità chiare e superfici riflettenti aiutano a distribuire la luminosità, ma non significa che una mansarda debba necessariamente essere completamente bianca.

Una parete colorata, una testiera più intensa o alcuni dettagli cromatici possono anzi rendere l’ambiente più personale, soprattutto quando vengono utilizzati per definire le diverse funzioni.

Monolocale mansardato arredato con soluzioni salvaspazio, cucina compatta e mobili su misura

Arredare una mansarda piccola: attenzione alle proporzioni

In uno spazio con un soffitto inclinato, le proporzioni assumono un’importanza ancora maggiore.

Un divano troppo grande, un armadio sovradimensionato o una cucina eccessivamente profonda possono compromettere la percezione dell’intero ambiente.

Prima di acquistare qualsiasi elemento è quindi utile misurare non soltanto larghezza e profondità, ma anche l’altezza disponibile nel punto in cui verrà collocato il mobile.

È un accorgimento apparentemente banale che può evitare molti problemi, soprattutto quando si scelgono mobili standard.

Anche lasciare alcuni spazi vuoti è importante. Una mansarda non deve necessariamente essere riempita completamente per risultare funzionale: al contrario, qualche superficie libera può rendere l’ambiente più arioso e valorizzare la particolare architettura del soffitto.

Leggi anche: “Come organizzare un monolocale piccolo: idee per vivere meglio gli spazi”

Piccolo non significa necessariamente minimalista

Quando si parla di arredare un monolocale mansardato, il rischio è associare automaticamente il concetto di piccolo a quello di minimal.

In realtà, uno spazio contenuto può avere una forte personalità anche attraverso colori, tessili, materiali e oggetti decorativi. La differenza sta soprattutto nel controllo visivo dell’insieme.

Una libreria ben organizzata, alcuni quadri, una lampada importante oppure un tappeto possono dare carattere al monolocale senza comprometterne la funzionalità.

L’importante è evitare l’accumulo casuale e scegliere elementi che abbiano un rapporto equilibrato con la dimensione dell’ambiente.

Progettare un monolocale mansardato pensando alla flessibilità

Un piccolo appartamento cambia nel corso della giornata: al mattino può essere una zona di lavoro, durante il giorno un soggiorno e la sera trasformarsi in camera da letto.

Per questo, più che cercare una soluzione rigida, può essere utile progettare un ambiente flessibile, nel quale gli arredi contribuiscano a modificare la percezione e l’utilizzo dello spazio.

Un tavolo che può diventare una scrivania, un divano letto, un letto contenitore, una parete attrezzata con vani chiusi e aperti o una tenda che permette di isolare temporaneamente la zona notte sono tutti strumenti che possono aumentare la versatilità di un monolocale.

La progettazione migliore non è necessariamente quella che permette di inserire più mobili, ma quella che consente di utilizzare meglio quelli che abbiamo.

foto esempio per progettare e arredare monolocale mansardato

Leggi anche: “Progettazione monolocale: guida pratica, normativa, soluzioni salvaspazio e casi reali“

Un monolocale mansardato può diventare una casa su misura

Arredare un monolocale mansardato richiede qualche attenzione in più rispetto a un ambiente dalla geometria regolare, ma proprio la presenza di altezze differenti, falde inclinate e spazi più raccolti può diventare l’elemento che rende l’abitazione speciale.

La strategia vincente parte dalla distribuzione: le funzioni principali nelle zone più alte, il contenimento dove il soffitto si abbassa e gli arredi progettati per seguire la geometria dell’architettura.

A questo si aggiungono soluzioni trasformabili, colori capaci di definire le diverse aree, una corretta gestione della luce e, quando necessario, mobili realizzati su misura.

Il risultato non deve essere semplicemente un monolocale nel quale “far stare tutto”, ma uno spazio nel quale ogni centimetro è stato pensato in funzione di chi lo abita.

Ed è proprio questa la differenza tra arredare un piccolo appartamento e progettare una casa davvero su misura.

 

L’articolo Come arredare un monolocale mansardato senza rinunciare allo stile proviene da dettagli home decor.

16 Ottobre 2026 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor

Kave Home autunno 2026: l’abitare torna a prendere posizione

Quando la neutralità diventa un rifugio fin troppo comodo, serve qualcuno che alzi, con eleganza, la posta in gioco. È ciò che fa Kave Home autunno 2026, una stagione costruita attorno a un’idea precisa: Character against Neutrality. Non un manifesto contro il minimalismo, quanto una dichiarazione di preferenza per interni che sanno parlare, che hanno una voce senza doverla alzare.

Kave Home autunno 2026: il carattere contro la neutralità

La selezione rivendica carattere e bellezza attraverso arredi dalle forme geometriche, materiali nobili e dettagli sofisticati. Il riferimento dichiarato è l’Art Déco, richiamata con misura e senza nostalgia: simmetrie, curve scultoree, superfici lucide e volumi decisi che si traducono in un linguaggio contemporaneo. L’obiettivo è controcorrente, ovvero progettare pezzi pensati per durare nel tempo, al di là delle tendenze.

Ne risulta un autunno che privilegia la presenza materica alla decorazione fine a sé stessa. Nelle proposte Kave Home autunno 2026 ogni collezione lavora su una sola idea forte, sia essa una curva, un volume o una texture, e la porta fino in fondo.

Ma scopriamo di seguito alcune delle principali novità della nuova collezione.

Vera, il comfort come progetto

Al centro del divano c’è Vera, che mette il comfort in cima alle priorità attraverso forme morbide e volumi generosi. Le sedute ampie e gli schienali accoglienti cercano il giusto equilibrio tra morbidezza e sostegno, quello che trasforma un divano in un invito al relax. La vera forza della collezione, però, è la modularità: le diverse composizioni, finiture e colori permettono di adattare ogni elemento allo spazio, dal soggiorno di città al living più ampio. Una proposta calda e versatile, pensata per integrarsi in ambienti diversi e per accompagnare le esigenze di ogni giorno.

Divano Vera a due posti con cuscini in velluto e parete di quadri incorniciati nel living Kave Home autunno 2026

Aduma, la libreria che diventa scultura

Se la scaffalatura è spesso l’elemento più funzionale della casa, Aduma la porta nel territorio dell’arredo decorativo. Calore e finitura lucida le conferiscono un carattere inedito, mentre le curve scultoree, gli spazi geometrici aperti e la composizione di ripiani a strati sfumano il confine tra organizzazione e design. Il risultato è una libreria contemporanea che si guarda quanto si usa: libri, ceramiche e oggetti trovano qui un palcoscenico, e il vuoto diventa parte del disegno.

Libreria Aduma laccata bordeaux con ripiani a strati e curve scultoree, con libri, vasi e oggetti decorativi

Erisia e il calore del rovere

La zona pranzo della collezione Kave Home autunno 2026 trova il suo baricentro in Erisia, collezione di tavoli allungabili dai bordi arrotondati che ne ammorbidiscono la forma e ne definiscono l’identità. Il rovere massiccio, nella profonda finitura ebanizzata, incontra linee morbide e angoli smussati, in un design che si adatta a ogni occasione. È la risposta più concreta all’idea di una casa fatta per vivere e condividere, dove la tavola resta il luogo delle conversazioni lunghe.

Tavolo allungabile Erisia dai bordi arrotondati con sedie Corvena in ciniglia, tappeto a motivo e vasi in sala da pranzo

Corvena e Milare: la ciniglia come linguaggio

Il tessuto è protagonista in due proposte che condividono la stessa grammatica di curve e morbidezza, ma con accenti diversi.

Corvena declina una silhouette avvolgente in sedie e poltrone di proporzioni differenti, così da inserirsi con naturalezza in ogni ambiente. La sua forza sta nelle curve, nelle dimensioni compatte e in una ciniglia ricca di sfumature, la cui texture dà profondità a un disegno organico. Perché, come suggerisce la collezione stessa, non serve alzare la voce per avere presenza.

Sedia Corvena in ciniglia beige, Kave Home autunno 2026

Milare, invece, gioca sul contrasto tra una silhouette geometrica e una ciniglia ad alta grammatura. Le curve generose e la mano morbida del tessuto creano una presenza calda e accogliente, a ricordare che stare bene può anche significare riempire lo spazio di carattere. Sono le due sedute che meglio raccontano la collezione Kave Home autunno 2026: morbide, rotonde, mai timide.

Poltrona Milare in ciniglia marrone dalla silhouette morbida e geometrica, con cuscino senape e quadro astratto

Cuscini, quadri e decorazioni: i dettagli che firmano le stanze

Per chi vuole assaggiare la collezione Kave Home autunno 2026 senza cambiare un arredo, è da qui che si comincia. I cuscini d’arredo combinano la morbidezza del velluto e la lucentezza della seta, aggiungendo texture e profondità a divani, poltrone e letti. I quadri, di grande formato e dal design incorniciato, restituiscono importanza alla parete e la trasformano in un fondale narrativo.

Camera da letto con testiera imbottita, plaid ocra e cuscini in velluto verde, bordeaux e beige di Kave Home

Le decorazioni, infine, propongono oggetti dalle forme, dai materiali e dalle finiture uniche, capaci di dare personalità a ogni angolo della casa, dalla mensola all’ingresso.

Vasi, coppe e portacandele in vetro colorato su un mobile scuro, decorazioni Kave Home in ambra, bordeaux e verde

Kave x Justine Franco: A Celebration of Everyday Beauty

Si aggiunge alle novità Kave Home autunno 2026 la collaborazione con l’artista Justine Franco, un’edizione limitata che parte da una domanda semplice: cosa accade nello spazio tra arte e quotidianità? A Celebration of Everyday Beauty nasce dal guardare con occhi nuovi ciò che ci accompagna ogni giorno e dal riscoprirne la bellezza. Gli oggetti della collezione sono pensati per essere usati, apprezzati e arricchiti nel tempo di nuove storie, fino a diventare parte della nostra.

Collezione Kave x Justine Franco: vaso in ceramica a righe, candele decorate, cuscino e plaid dell’edizione limitata

L’universo di Franco prende forma attraverso texture e colori, e le sue opere abbandonano la tela per entrare nella vita domestica, trovando un modo nuovo di coinvolgerci. È l’anello che tiene insieme l’intera proposta: l’idea che il carattere non appartenga solo ai grandi arredi, ma anche agli oggetti che sfioriamo ogni mattina.

Plaid in maglia della collezione Kave x Justine Franco con volti stilizzati, drappeggiato su una poltrona in legno

Come portare la collezione di Kave Home autunno 2026 a casa

Il filo conduttore è chiaro: scegliere meno, ma con più convinzione. Una poltrona in ciniglia dalle curve decise, una libreria che si fa scultura, un tavolo in rovere attorno a cui allungare le serate d’autunno. Kave Home autunno 2026 invita a comporre interni caldi e riconoscibili, dove la modularità di Vera, la morbidezza dei tessuti e la forza delle forme geometriche lavorano insieme. Perché la vera alternativa alla neutralità non è l’eccesso, ma la personalità, e a restare, alla fine, è sempre il carattere.

Inizia il tuo shopping tra le  novità autunno 2026 di Kave Home

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