C’è un pregiudizio radicato quando si parla di architettura: l’idea che il
progetto “su misura” sia qualcosa di elitario, un surplus riservato a chi può
permettersi metri quadri generosi e budget importanti.
In realtà accade spesso l’esatto contrario. È proprio quando lo spazio è poco,
irregolare o complesso che il progetto su misura smette di essere un’opzione e
diventa una necessità.
Un piccolo intervento residenziale come Casa
Hannah lo dimostra con chiarezza; progettata dallo studio Workshop, Diseño y
Construcción a Mérida, nello Yucatán, Messico, su un lotto estremamente
contenuto, il progetto non “abbellisce” lo spazio: lo rivela.
Cosa significa davvero su misura?
Progettare su misura non vuol dire risolvere un incastro difficile o disegnare
un arredo ad hoc. È, prima di tutto, un modo di guardare allo spazio: partire
dal luogo, dalle sue dimensioni reali, dalla luce, dal clima, e da come verrà
abitato. Significa costruire una risposta coerente, senza forzature e senza
scorciatoie.
In Casa Hannah questo approccio è evidente. Su un lotto di appena 105 metri
quadrati, gli architetti non hanno cercato di replicare il modello della casa
tradizionale in formato ridotto. Hanno scelto piuttosto di lavorare sulla
continuità degli spazi, sul rapporto tra interno ed esterno, sulla percezione. I
metri quadri restano gli stessi, ma la sensazione è di uno spazio che si dilata.
Gli spazi respirano, la luce accompagna il percorso, l’architettura fa il
suo lavoro senza farsi notare troppo.
In un progetto ben calibrato nulla è superfluo, ogni scelta ha un senso, ogni
spazio trova il suo ruolo. Non servono metri quadri in più, ma metri quadri
pensati meglio. Casa Hannah tiene tutto insieme con un’idea chiara, e il
risultato è una qualità dell’abitare che si percepisce nel tempo.
Spesso ci si chiede quanto possa costare un progetto davvero su misura. Molto
meno, invece, ci si chiede quanto costi vivere ogni giorno in uno spazio che non
lo è.
Bespoke Design Is Not a Luxury: The Case of Casa Hannah
There is a deeply rooted misconception when it comes to architecture: the idea that bespoke design is something elitist, an added extra reserved for those who can afford generous floor areas and substantial budgets.
In reality, the opposite is often true. It is precisely when space is limited, irregular, or complex that bespoke design stops being an option and becomes a necessity.
A small residential project like Casa Hannah makes this point clearly. Designed by Workshop, Diseño y Construcción in Mérida, Yucatán, Mexico, on an extremely compact plot, the project does not attempt to “embellish” the space. It reveals it.
What does bespoke really mean?
Designing bespoke does not mean solving a tricky corner or creating a custom piece of furniture. First and foremost, it is a way of looking at space: starting from the site itself, its real dimensions, light conditions, climate, and the way it will be lived in. It means shaping a coherent response, without forcing solutions or taking shortcuts.
In Casa Hannah, this approach is immediately evident. On a plot of just 105 square metres, the architects did not try to compress the traditional house model into a smaller footprint. Instead, they focused on spatial continuity, on the relationship between interior and exterior, on perception. The square metres remain the same, but the space feels as though it expands.
The rooms breathe, light guides the movement through the house, and the architecture does its work quietly, without drawing attention to itself.
In a well-calibrated project, nothing is superfluous. Every choice has a purpose, every space finds its role. What matters is not having more square metres, but having better thought-out ones. Casa Hannah holds everything together with a clear idea, and the result is a quality of living that reveals itself over time.
We often ask how much a truly bespoke project might cost. Far less frequently do we ask how much it costs to live, every day, in a space that is not.
The Dylan Hotel è ubicato in un sito storico nella cintura dei canali di Amsterdam ed è uno degli indirizzi più esclusivi della metropoli olandese. Situato nella suggestiva area delle 9 Straatjes, tra boutique indipendenti, gallerie d’arte e caffè storici.
Qui, la storia secolare della città si intreccia con un design contemporaneo essenziale e senza tempo, dando vita a un’esperienza di soggiorno esclusiva e profondamente identitaria.
Un hotel di lusso in una location ricca di storia
La posizione di The Dylan Hotel non è solo centrale, ma anche straordinariamente significativa dal punto di vista storico. Già nel 1638, su questo stesso sito, venne inaugurato lo Schouwburg, uno dei teatri più importanti e influenti dei Paesi Bassi. Per quasi due secoli, l’edificio fu il cuore culturale e mondano di Amsterdam.
Dopo un incendio devastante, nel XVIII secolo il teatro venne sostituito da una costruzione nello stile tipico delle case sui canali. Oggi, l’imponente portale in pietra è l’unica testimonianza visibile del glorioso passato teatrale ed è diventato l’ingresso simbolico di the dylan hotel.
The Dylan Hotel oggi: ristrutturazione e visione progettuale
Inaugurato per la prima volta nel 1999, ha attraversato due periodi di ristrutturazione, una nel 2016 e l’altra nel 2024.
Nel 2024, le camere situate nell’edificio Serendipity sono state oggetto di un’importante ristrutturazione, parte di un più ampio progetto di rinnovamento che ha coinvolto anche la brasserie Occo e il ristorante stellato Michelin Vinkeles.
La riprogettazione è stata affidata a Paul Linse dello Studio Linse, celebre per progetti iconici come la Royal Opera House di Londra. L’obiettivo era chiaro: creare un’estetica senza tempo capace di rispettare l’eredità del Secolo d’Oro olandese e, allo stesso tempo, accogliere le esigenze del viaggiatore contemporaneo.
Un luogo sospeso tra sostanza storica e minimalismo moderno
Questo boutique hotel offre un rifugio elegante partendo dal cortile interno, ricco di vegetazione e dal tipico fascino di Amsterdam.
Ma è soprattutto nei suoi interni che l’hotel si esprime in tutto il suo stile fatto di contrasti armoniosi. Il legno e i soffitti alti sono gli elementi chiave degli interni. Si gioca con i tetti a spiovente e assi di legno posizionate strategicamente per creare un gioco di prospettive negli spazi interni.
Materiali preziosi, palette cromatiche neutre e arredi su misura dialogano con elementi architettonici originali. Nella brasserie Occo, divani in velluto e tavoli in quarzite dalle texture delicate si riflettono nelle superfici specchiate, amplificando la luce naturale proveniente dal cortile interno ricco di vegetazione.
Nel ristorante Vinkeles, una tenda in velluto grigio richiama il passato teatrale dell’edificio, mentre nelle camere e nelle suite l’atmosfera si fa più intima. I loft con tetti spioventi e travi in legno del XVII secolo sono tra gli spazi più suggestivi: scale ripide, angoli accentuati e arredi minimal in tonalità beige e nere creano un dialogo elegante tra antico e moderno.
Nei bagni spicca la firma di Dornbracht
Tutti i bagni di The Dylan Hotel condividono un’estetica luminosa e ariosa. Travi a vista con antiche iscrizioni, pareti bianche e pavimenti chiari contribuiscono a un senso di purezza e leggerezza. Le configurazioni variano a seconda della tipologia di camera: da spazi compatti a bagni open space che si integrano armoniosamente con la zona notte.
Elemento distintivo è la rubinetteria Tara di Dornbracht, presente in tutte le camere e suite. Dai miscelatori freestanding per vasca alle soluzioni per lavabo in legno o quarzite, la finitura Platinum spazzolato rafforza l’identità lussuosa che caratterizza the dylan hotel.
Rispettare il passato e accogliere il presente: è questo il cuore pulsante dell’esclusivo boutique hotel Dylan.
Visita altri bellissimi hotel e ristoranti nella rubrica Public Place.
La presenza di bagni ciechi è un fenomeno particolarmente diffuso nel tessuto abitativo italiano. Nei centri storici, edifici costruiti secoli fa, quando i requisiti igienico-sanitari erano diversi, presentano frequentemente bagni ricavati in spazi interni privi di affaccio esterno. Nelle costruzioni più moderne, specialmente in appartamenti di metratura contenuta, capita di trovare il secondo bagno in zone centrali della planimetria per ottimizzare la disposizione degli altri ambienti, sacrificando la finestra del bagno in favore di camere e soggiorni più luminosi.
Nella nostra attività di progettisti ci capita spesso di intervenire su bagni ciechi preesistenti che, per proporzioni o impostazione originaria, risultano poco valorizzati: in questi casi l’obiettivo è leggere con precisione i limiti dello spazio e intervenire su luce, ventilazione e materiali in modo coordinato, così da migliorarne la qualità percepita e ridurre la sensazione di chiusura.
Tanto in fase di progettazione che rinnovamento degli ambienti, adottiamo soluzioni e strategie per fare in modo che qualsiasi bagno cieco possa risultare il più possibile luminoso e arieggiato, nonché equilibrato nelle proporzioni e confortevole nell’uso quotidiano.
Ventilazione meccanica e gestione dell’umidità: la base tecnica imprescindibile
Quando progettiamo un bagno privo di finestra, partiamo sempre da un presupposto preciso: la ventilazione meccanica rappresenta l’elemento che più di ogni altro ne determina la qualità ambientale. In assenza di aerazione naturale, la normativa nazionale richiede un sistema di estrazione dedicato, imprescindibile per garantire condizioni igieniche adeguate.
La normativa nazionale prevede infatti che, in assenza di aerazione naturale, l’estrazione dell’aria sia assicurata da un sistema meccanico dedicato. Senza questo impianto, il locale non può considerarsi conforme dal punto di vista igienico-sanitario.
Gli aspiratori puntuali sono la soluzione più diffusa nei bagni ciechi e vengono installati a parete o a soffitto, collegati a una canalizzazione che convoglia l’aria verso l’esterno dell’edificio.
È importante chiarire un aspetto che spesso genera fraintendimenti: lo scarico delle esalazioni non può avvenire direttamente in facciata, ma deve raggiungere la copertura dell’edificio, con sbocco sopra il tetto, come previsto dalla normativa nazionale. Questo dettaglio, che ci capita di affrontare di frequente in fase di consulenza, è fondamentale per evitare valutazioni progettuali basate su presupposti non corretti. In alcune situazioni particolari — come zone storiche o centri soggetti a vincoli — i regolamenti locali possono prevedere soluzioni diverse, ma si tratta di casi limitati e subordinati a precise autorizzazioni.
La necessità di raggiungere la copertura comporta implicazioni pratiche significative: nei condomini esistenti, quando non è presente una canna di esalazione dedicata, la realizzazione dell’impianto può risultare complessa o, in alcuni casi, non perseguibile senza interventi invasivi. È una condizione che richiede valutazioni puntuali caso per caso. Diversa è la situazione nelle nuove costruzioni, case unifamiliari o nelle villette, dove è possibile progettare fin dall’inizio un sistema di ventilazione conforme e integrato correttamente nel percorso impiantistico generale.
Dal punto di vista funzionale, gli aspiratori si distinguono per modalità di attivazione e prestazioni. I modelli tradizionali funzionano tramite interruttore o in abbinamento all’accensione della luce; quelli più evoluti integrano sensori di umidità che regolano l’attivazione automatica oltre soglie predefinite. Questa soluzione, che consigliamo spesso, riduce consumi inutili e assicura un controllo continuo dell’umidità anche in assenza dell’utente. Timer e spegnimenti ritardati consentono di completare l’estrazione del vapore dopo l’utilizzo della doccia, mentre i motori brushless a bassa rumorosità permettono un funzionamento prolungato senza interferire con il comfort acustico.
La portata dell’aspiratore deve essere dimensionata sul volume del bagno e sulla frequenza d’uso. Un impianto sottodimensionato non riesce a gestire l’umidità generata, mentre un sistema sovradimensionato produce rumore e consumi non necessari. Per verificare il corretto funzionamento, l’uso di igrometri è estremamente utile: l’umidità relativa dovrebbe tornare intorno al 50-60% entro 30-60 minuti dall’uso della doccia. Valori stabilmente superiori indicano un ricambio d’aria insufficiente che richiede un intervento di adeguamento. La presenza di muffe su pareti, soffitti o fughe è un segnale inequivocabile di inefficienza della ventilazione e impone un controllo immediato dell’impianto.
Nella nostra attività professionale insistiamo sempre su questo punto: una ventilazione meccanica corretta è il fondamento di qualsiasi bagno cieco ben progettato. Solo con un sistema efficiente e normativamente conforme è possibile garantire condizioni di salubrità, durabilità dei materiali e comfort quotidiano.
Illuminazione, colori e specchi: creare luminosità dove manca la luce naturale
Quando progettiamo o rinnoviamo un bagno privo di finestra, identifichiamo nell’illuminazione artificiale uno degli strumenti più efficaci per trasformarne la percezione. La qualità della luce incide direttamente sulla lettura dello spazio, sulla profondità visiva e sul comfort quotidiano; per questo, senza una strategia luminosa ben definita, anche un ambiente proporzionato tende a risultare piatto e meno accogliente di quanto potrebbe.
L’illuminazione artificiale deve essere particolarmente curata, diventando protagonista assoluta. In genere, evitiamo di ricorrere a una singola plafoniera centrale: genera illuminazione piatta, ombre sgradevoli, non compensa adeguatamente la mancanza di luce naturale. L’approccio che prediligiamo è quello dell’illuminazione stratificata su più livelli. L’illuminazione generale diffusa da soffitto (plafoniere, faretti LED incassati distribuiti uniformemente) fornisce una base luminosa. L’illuminazione specifica allo specchio (LED integrati o applique laterali) assicura luce ottimale senza ombre per trucco e rasatura. Infine, l’illuminazione d’accento (LED strip nascosti dietro mensole, sotto mobili, lungo profili) crea profondità, tridimensionalità e atmosfera.
La temperatura colore è un altro elemento che richiede particolare attenzione. Nella maggior parte dei casi, suggeriamo una base neutra intorno ai 4000 K, che riproduce in modo credibile la luminosità diurna e garantisce una buona resa cromatica. Accenti più caldi, intorno ai 3000–3500 K, permettono di modulare l’atmosfera senza alterare la percezione generale dello spazio. Sconsigliamo, in genere, luci molto calde, dato che abbiamo riscontrato che nei bagni ciechi questa scelta riduce la leggibilità e crea una sensazione di penombra. L’inserimento dei dimmer è un accorgimento che consigliamo piuttosto spesso, perché consente di adattare la luce alle diverse attività, dalla preparazione mattutina ai momenti di relax serale.
La resa finale dell’illuminazione dipende anche dalla relazione con i colori e i materiali. Superfici chiare e finiture con buona capacità riflettente amplificano la luce disponibile, migliorando la percezione dello spazio; al contrario, materiali scuri o molto opachi la assorbono e richiedono un apporto luminoso maggiore. Nella nostra pratica abbiamo visto spesso che molte criticità attribuite all’illuminazione derivano invece dalla scelta errata delle superfici. Per questo suggeriamo sempre di valutare illuminazione e palette cromatica come un unico sistema progettuale.
Secondo la nostra esperienza, anche gli specchi sono alleati potentissimi nei bagni ciechi, moltiplicando virtualmente lo spazio e la luminosità attraverso riflessione. Uno specchio grande – idealmente che copre l’intera parete sopra il lavabo o si estende dal pavimento al soffitto – raddoppia visivamente lo spazio riflettendo l’ambiente. Quando illuminato correttamente (LED integrati perimetrali o retrostanti), lo specchio diventa fonte luminosa secondaria che irradia luce nell’ambiente. L’effetto di specchi e mobili da bagno di grandi dimensioni o retroilluminati può trasformare radicalmente la percezione di un bagno cieco, compensando significativamente l’assenza di luce naturale e creando sensazione di apertura e respiro.
E poi non va dimenticato che gli specchi possono essere utilizzati creativamente: specchiare un’intera parete laterale crea illusione di doppia larghezza; specchi posizionati strategicamente per riflettere zone illuminate o elementi decorativi moltiplicano questi elementi. Specchi senza cornice o con cornici minimaliste massimizzano superficie riflettente. La qualità dello specchio conta: quelli economici con vetro sottile distorcono l’immagine creando disagio; specchi di qualità con vetro spesso perfettamente piano offrono riflessione fedele e piacevole.
In alcuni casi, abbiamo adottato anche alcune soluzioni originali con cui simulare la presenza della finestra. Una soluzione che utilizziamo talvolta consiste in pannelli traslucidi retroilluminati con LED, decorati con texture o immagini naturalistiche – cieli luminosi, leggere chiome di alberi, gradienti morbidi – capaci di suggerire visivamente la presenza di una superficie illuminata dall’esterno. Questa componente grafica, se trattata con discrezione, contribuisce a rendere lo spazio più arioso senza scadere nell’effetto scenografico artificiale. In interventi più avanzati adottiamo sistemi che modulano la temperatura colore nell’arco della giornata, ricreando le variazioni tipiche della luce esterna e migliorando l’atmosfera complessiva del bagno. Pur non sostituendo la luce naturale, queste soluzioni si sono dimostrate utili per rendere l’ambiente più equilibrato e visivamente profondo.
Insomma, i bagni ciechi sono spazi che richiedono maggiore attenzione progettuale. Con ventilazione meccanica efficiente che garantisce salubrità, illuminazione studiata che crea luminosità, colori appropriati che amplificano la luce, specchi strategici che moltiplicano spazio e brillantezza, materiali resistenti all’umidità che durano nel tempo, anche un bagno senza finestra può diventare un ambiente pienamente soddisfacente. La chiave è non considerarlo bagno “di serie B” da tollerare, ma spazio che ha caratteristiche specifiche da valorizzare al meglio.
Per questo, i bagni ciechi da noi progettati con cura in ogni dettaglio possono risultare anche più confortevoli di tanti bagni tradizionali. La finestra è un vantaggio, certo, ma non determina da sola la qualità dell’esperienza: la progettazione consapevole fa la differenza decisiva.
Oggi non parleremo di layout della gallery wall, di equilibrio tra le immagini dei poster (o almeno non in modo approfondito) o di scelta delle cornici, perché di questi aspetti ne ho già parlato qui. Quello su cui voglio soffermarmi oggi è un altro tema, che a sorpresa è risultato essere il più gettonato quando si parla di gallery wall: la scelta del tema delle immagini.
È l’argomento che crea più dubbi, più indecisioni e che spesso porta a rimandare tutto, lasciando una parete vuota per mesi. In questo articolo voglio quindi accompagnarti nella scelta del tema delle immagini dei poster, spiegandoti perché, in realtà, non esiste una regola fissa da seguire e perché questa può essere una grande liberazione.
Ah! In fondo a questo articolo c’è un codice sconto per te!
La risposta più gettonata è stata: il tema delle immagini in funzione della tipologia e stile della stanza.
Ed è comprensibile.
Perché mentre il layout lo si sceglie con più facilità, le immagini sembrano essere una scelta più complessa.
Raccontano chi sei, parlano della tua casa e, in un certo senso, ti espongono.
E così nascono i dubbi:
“Staranno bene?”
“Sono adatte a questa stanza?”
“Mi stancheranno?”.
Perché questo dubbio pesa più di quanto immagini
Il vero fastidio non è solo non sapere quali poster scegliere.
È quella sensazione di casa incompleta, di parete spoglia, di indecisione infinita e di qualcosa che non ti rappresenta fino in fondo.
Una gallery wall ha un obiettivo puramente decorativo, non funzionale.
Serve a esprimere la tua personalità (e quindi quella della tua casa) e a donarti piacere ogni volta che la guardi.
Proprio per questo, scegliere le immagini giuste è un passaggio delicato, perché non riguarda solo l’estetica, ma anche l’emozione che vuoi provare nei tuoi spazi.
La verità che spesso nessuno dice: non esiste una regola universale
Esistono regole di armonia estetica, questo sì.
Ci sono accostamenti che funzionano meglio in base allo stile della casa, ai colori, all’atmosfera generale.
Ma non esiste una regola universale che stabilisca quale tema vada bene in una stanza e quale no.
Ogni casa ha il suo stile, ogni casa ha le sue regole.
E molto spesso, il risultato migliore nasce quando smettiamo di cercare la regola perfetta e iniziamo ad ascoltare quello che ci piace davvero.
Per questo, invece di dirti cosa “si dovrebbe fare”, voglio raccontarti come mi muovo io, sia a casa mia sia nei progetti di consulenza di arredo.
La mia tecnica per scegliere il tema delle immagini dei poster nelle gallery wall
Quando devo scegliere le immagini per una gallery wall, non parto mai da uno schema rigido o da una regola universale.
Mi faccio piuttosto una domanda molto semplice:
“Cosa voglio richiamare in quella stanza?”
Nel tempo mi sono resa conto che, quasi sempre, la risposta rientra in tre grandi aree.
Non sono regole da seguire, ma spunti da cui lasciarsi guidare.
1 • Richiama la funzionalità della stanza
A volte mi piace che le immagini dialoghino con la funzione della stanza.
In cucina, ad esempio, trovo naturale inserire immagini che richiamano il cibo, la convivialità, il piacere dello stare insieme.
È come se rafforzassero il significato di quello spazio e lo rendessero ancora più accogliente e vissuto.
Nella mia cucina ho un poster che ho realizzato quando ero incinta di mio figlio Pietro (nel lontano 2012) che rappresenta la frutta e la verdura di stagione.
Questa soluzione non è un obbligo, ma un modo semplice per iniziare quando non si sa da dove partire.
2 • Richiama le passioni
Altre volte, invece, scelgo di raccontare qualcosa di me (o della persona che si affida a me).
Le passioni sono un ottimo punto di partenza, perché parlano direttamente della persona che vive la casa.
Io, ad esempio, ho una grande passione per l’architettura contemporanea e l’ho inserita in diverse stanze:
Nel living,
Queste sono stampe su tela che ho fatto fare con le foto dei miei viaggi di architettura contemporanea. Dall’alto verso il basso: Roma, New York, Rotterdam, Porto.
Sulle scale:
Stampa della mia villa preferita: Ville Savoye di Le Corbusier, Poissy 1931. Acquistata proprio nello shop all’interno della villa.
E persino in bagno!
Potrebbe sembrare una scelta “fuori contesto”, ma in realtà è proprio qui che cade ogni regola: se una cosa ti rappresenta davvero, può stare ovunque.
Foto stampate dal mio viaggio in Francia nell’estate 2024.
3 • Richiama le sensazioni
Ci sono poi momenti in cui non voglio raccontare una passione né la funzione della stanza, ma semplicemente come voglio sentirmi in quello spazio.
In ambienti come il bagno o la camera da letto, mi piace ricreare atmosfere rilassanti, fatte di immagini che evocano calma, natura, benessere.
Lezioni pratiche (registrate) di styling. Tecniche, errori da evitare e soluzioni per creare composizioni di oggetti che rendono la tua casa più bella e che ogni giorno ti accoglie con serenità.
La parete non era semplice, perché si trattava del lato corto del vano scala con superfici irregolari, piedoca e applique posizionate in modo asimmetrico.
La scelta del layout non è stata immediata… alla fine abbiamo scelto una coppia di poster disposti in diagonale che seguono l’inclinazione della scala e che dialogano bene tra loro.
La casa di M. è tutta sui toni del bianco, beige, nocciola e del grigio, chiari e scuri. Così abbiamo optato per aggiungere un tocco di verde salvia scuro, quel dettaglio capace di richiamare le piante presenti in casa e una possibile futura parete giù nell’ingresso, in color salvia.
Consiglio per te: Se non sai quali colori scegliere per i tuoi poster, guardati intorno e cerca i colori presenti nella stanza che ti piacciono, quelli che vuoi far prevalere, a cui vuoi dare risalto… selezionane 2 o massimo 3: quelli saranno i colori prevalenti dei poster della tua gallery wall.
Se avessimo seguito la tecnica del “Richiama la funzionalità della stanza”, probabilmente avremmo scelto immagini legate al tema della scala o dell’architettura contemporanea.
Proprio come ho fatto a casa mia, lungo un tratto di scala: vedi immagine sotto.
Invece abbiamo seguito un mix tra “Richiama le sensazioni” e “Richiama le passioni”.
Foto fresche fresche di ieri sera, scattate a casa della mia amica!
Guarda come dialogano bene tra loro queste due immagini, nonostante abbiano stili completamente diversi.
Eppure l’insieme risulta armonioso.
Il motivo è il richiamo alla natura e, soprattutto, al verde salvia scuro, che fa da filo conduttore tra le due.
È vero: una delle immagini è molto più ricca di dettagli, mentre l’altra è decisamente più leggera e minimale.
Ma se osservi con attenzione, proprio quell’immagine più semplice ha una campitura di colore piuttosto importante, che va a bilanciare il “peso visivo” dell’altra.
È questo equilibrio che fa funzionare l’abbinamento.
Se, ad esempio, dietro al ramo stilizzato non ci fosse stato il riquadro colorato, i colori avrebbero comunque funzionato bene tra loro, ma l’insieme sarebbe risultato sbilanciato.
Ci sarebbe stato un disequilibrio troppo forte tra le due immagini.
Infatti, la nostra opzione precedente era proprio questa coppia qui sopra, ma l’abbiamo scartata per questo motivo.
Non era male anche questa vero? Ma qui, anche se i colori funzionavano, lo sbilanciamento tra vuoti e pieni era troppo contrastante.
Noti anche tu lo sbilanciamento di peso visivo di cui parlo?
Questo tipo di ragionamento è molto evidente quando si lavora con due sole immagini.
Ma quando si progetta una gallery wall con più poster, si può invece giocare con il “peso” delle immagini, alternando elementi più ricchi e altri più essenziali, perché nell’insieme non appare sbilanciato e anzi rende tutto più leggero, armonico e bilanciato. Puoi vedere un esempio nel “Suggerimento #4” di questo articolo.
In questo caso, questi forti contrasti nell’insieme vanno ad alleggerire l’intera composizione pur mantenendola armoniosa ed equilibrata.
La cosa che mi piace molto di Gallerix, ed è uno dei motivi per cui l’ho scelto, è che dà la possibilità di scegliere, sulla maggior parte dei poster, l’immagine a campitura piena o col bordo bianco.
Quindi ancor più versatilità nella scelta!
Il vero segreto di una gallery wall che non stanca
Se una cosa ti piace davvero, difficilmente sbagli.
E difficilmente ti stancherà.
Questo vale per le immagini, quando hai paura di osare col colore, e più in generale, per tutte quelle scelte che spesso ci fanno paura perché temiamo di osare troppo.
In realtà, quando una scelta parla di te e sei convinta di quella scelta, lei funziona nel tempo.
Se però senti il bisogno di un aiuto concreto e specifico, l’unico modo per ottenerlo è partire dallo stile e dai colori della tua casa e progettare la parete della tua stanza con una gallery wall su misura per te.
Un regalo per te: il momento giusto per iniziare[codice sconto]
Se sei arrivata fin qui, sono davvero felice di poterti fare un piccolo regalo.
Ho qui per te infatti un codice sconto del 30% su Gallerix pensato proprio per aiutarti a creare, finalmente, la gallery wall della tua parete.
So bene che il passo più difficile è sempre iniziare.
Per questo mi piace pensare a questo sconto come a una buona occasione per provarci, senza troppe ansie.
Anche perché i poster, a differenza di altre scelte d’arredo, non sono una spesa così onerosa.
E se un domani cambi idea, puoi sempre sostituire le immagini, adattarle, farle evolvere insieme a te e alla tua casa.
È una libertà che spesso sottovalutiamo, ma che rende la gallery wall molto più leggera da “gestire”.
Una cosa che io stessa amo fare, e che propongo spesso anche alle mie clienti, è adattare alcune immagini dei poster in base alla stagione: a Natale, in autunno, in estate… ogni volta che hai voglia di dare una ventata di freschezza alla tua casa e dare un piccolo aggiormento al mood che vuoi percepire all’interno di essa.
Attenzione però: se già ora ti senti insicura su quali immagini scegliere, non voglio certo complicarti la vita. Capisco benissimo che decidere una versione “definitiva” sia già abbastanza impegnativo, figurati pensare anche alla stagionalità…ahah.
Ma se hai una mensola, una nicchia o una zona con uno o pochi poster, dove ti piace creare una piccola composizione che cambia nel tempo, sappi che puoi farlo.
E questo sconto può essere l’occasione perfetta per iniziare, con leggerezza.
Con il codice sconto:
Romina30
ottieni il 30% di sconto su tutti i poster, cornici escluse e senza nessuna minima spesa.
Il codice è valido da oggi (27 gennaio 2026) e per un anno.
Non riceverò nessuna commissione da questo sconto. Lo faccio semplicemente per te (e le mie clienti delle consulenze), per darti quella piccola spinta in più che serve a rendere la tua casa ancora più bella.
I poster che Gallerix mi ha fornito in omaggio per la collaborazione li ho dati alla mia amica… sì, lo ammetto: sono proprio una non-influencer!
Eh, è più forte di me… non ce la faccio a riempire la mia casa di cose che non mi servono.
Difficilmente accetto collaborazioni (a parte quando si tratta di libri, piante o altri prodotti che mi arricchiscono intellettualmente).
Per me è questione di principio: vivere con il necessario, scegliere cose che abbiano un vero valore emotivo e non accumulare superfluo.
Ma desideravo fortemente un codice sconto per voi (le mie lettrici e le mie clienti).
Ne ho parlato con la mia amica (nell’articolo vedi cosa abbiamo fatto insieme) e ho accettato con piacere questa collaborazione.
Così i poster forniti in omaggio, anziché tenerli io, lì ho dati a lei… e ho fatto felici più persone:
la mia amica M. (ha il vano scala decorato),
voi (per il codice sconto e la voglia di rendere più bella la casa)
e io (per aver creato un nuovo articolo sul blog e non essermi riempita la casa di cose che non mi servono).
Ciao, alla prossima e buono shopping!
Questo articolo l’ho realizzato con piacere in collaborazione con Gallerix.
Lezioni pratiche (registrate) di styling. Tecniche, errori da evitare e soluzioni per creare composizioni di oggetti che rendono la tua casa più bella e che ogni giorno ti accoglie con serenità.
Si è appena conclusa a Parigi l’edizione invernale di Maisons&Objet 2026. Cerchiamo di fare il punto tra le novità più importanti della kermesse Parigina, aspettando il Salone Internazionale del Mobile di Milano.
L’anno scorso il tema era il Surrealismo, mentre per il 2026 il filo conduttore abbraccia il savoir faire della tradizione, per trovare un punto di riferimento fermo in questi anni tormentati. I curatori pongono l’accento sui problemi legati alla sostenibilità e all’iper consumismo, glissando su un punto che io ritengo determinante, ovvero la crisi economica. Ma si sa, l’argomento non piace ai più, meglio restare nei solchi del “politically correct”.
Detto questo, vediamo le 4 tendenze tematiche dell’edizione 2026 di Maison&Objet, intitolata “Past reveals the future”.
Maison&Objet 2026, le 4 aree tematiche
Il titolo mette in evidenza l’importanza del savoir faire che viene dal passato, dell’eredità della tradizione nei gesti sapienti e nella necessità di trasmetterli al futuro. L’eccellenza artigiana contro il proliferare di oggetti industriali a basso costo, in pratica. Spazio ai materiali senza tempo come il legno, il marmo, il metallo.
Il tema è declinato in 4 aree tematiche:
Metamorfosi: inno all’upcycling, in italiano, il recupero di oggetti destinati ad essere gettati.
Mutazione: accoglie l’ibridazione di materiali e di forme.
Barocco rivisitato: il barocco torna in una versione rivisitata grazie al lavoro di una nuova generazione di artigiani. L’approccio contemporaneo allo stile più opulento della storia tende verso una visione essenziale e teatrale. È il trionfo dell’oggetto unico in edizione limitata.
Neo-folklore: lo stile Neo-Folk celebra le storie locali e le ripropone in chiave moderna. Il savoir-faire ancestrale si combina con la stampa 3D, i neo-materiali e la produzione digitale. La fantasia è consentita, anzi incoraggiata.
Il designer dell’anno: Harry Nuriev
Harry Nuriev, classe 1984, è il designer del momento. Famoso per aver creato una linea di gadgets in argento per i musei del Louvre, e non solo.
Nato in Russia, precisamente a Stavropol, in un territorio sospeso tra Caucaso, Mar Nero e Mar Caspio, Harry Nuriev studia architettura a Mosca.
Oggi vive e lavora a Parigi, dove nel 2014 ha fondato Crosby Studios, il suo studio con una sede anche a New York.
Il suo lavoro spazia dal settore della moda all’arte contemporanea al design. Realizza installazioni d’impatto, disegna scarpe e borse per i brand più prestigiosi, e si definisce un trasformista.
Nel suo manifesto spiega che nel design, questa epoca non è fatta per l’innovazione, per l’invenzione, bensì per ripensare e trasformare ciò che abbiamo già fatto nel passato.
“Entro in uno spazio, in un contesto, in una realtà, e scelgo. Scelgo con cura ciò che risuona in me, ciò che mi commuove intuitivamente, ciò che già ha una voce, e cerco di renderlo più forte. Gli conferisco un nuovo peso, chiarezza, presenza e potenza. Offro all’oggetto o allo spazio qualcosa che aveva perso, qualcosa di inaspettato, un tempo scartato, ora ritrovato. Il trasformismo è l’atto di trasformare qualcosa in qualcos’altro, non cancellandone l’origine, ma amplificandone l’essenza. Si tratta di dare una seconda vita agli oggetti che hanno perso il loro posto. Si tratta di creare significato da ciò che gli altri non vedono. Si tratta di rimettere in discussione il significato della bellezza oggi e di scoprirla in ciò che è stato ignorato, rifiutato o dimenticato. In un mondo che non ha più bisogno di altre cose, il trasformismo offre un gesto benevolo, è uno strumento di riflessione e un atto creativo onesto. Radicale, ma giocoso.”
Con le sue foglie ampie e spettacolari, che si aprono come ventagli al sole, la pianta di banano porta in casa un’atmosfera esotica e vibrante. Questa pianta regala una presenza scenografica, rigogliosa e sorprendentemente elegante.
Amata per il suo aspetto tropicale e decorativo, è perfetta per chi desidera creare un angolo verde che non passi inosservato. Richiede spazio, luce e qualche attenzione in più rispetto ad altre piante d’appartamento, ma in cambio sa regalare grande soddisfazione.
In questo nuovo appuntamento della rubrica – scritto in collaborazione con Giulia di Verdezio – esploriamo storia, varietà, curiosità e cure della pianta di banano, per scoprire come accoglierla in casa e farla crescere in tutto il suo splendore.
Origini e caratteristiche
La pianta di banano appartiene al genere Musa e ha origini nelle regioni tropicali del Sud-Est asiatico, in particolare tra India, Malesia e Indonesia. Da lì si è diffusa in tutto il mondo, diventando una pianta coltivata e apprezzata non solo per i suoi frutti, ma anche per la sua spettacolare presenza ornamentale.
Sebbene venga spesso chiamata “albero di banano”, in realtà non è un albero nel senso botanico del termine, ma una pianta erbacea perenne gigante, il cui fusto, che sembra un tronco, è in realtà formato dalla sovrapposizione delle guaine fogliari. Le sue foglie, lunghe anche più di due metri nelle specie più grandi, crescono in verticale e poi si aprono a ventaglio, creando un effetto scenografico immediato.
La pianta di banano comprende moltissime varietà, sia ornamentali che da frutto. Alcune sono perfette per la coltivazione in casa o in vaso, altre richiedono climi tropicali e spazi aperti. In casa, la varietà più comune è la Musa Dwarf Cavendish, che resta più compatta ma conserva tutto il fascino delle sorelle più imponenti. Questa varietà presenta foglie larghe e verdi con venature violacee da giovane, poi più uniformi da adulta e raggiunge altezze contenute (1,5 – 2 m). Poi esistono la Musa Tropicana (Banano ornamentale) compatta con foglie verdi brillanti e grandi; la Musa Basjoo, una varietà rustica, nota anche come “hardy banana”; la Musa Zebrina che presenta foglie spettacolari verde chiaro con strisce e macchie rosso porpora. Tra le varietà da frutto, da coltivare all’aperto con clima tropicale, ci sono la Musa Orinoco, la Musa Cavendish (standard), la Musa Gros Michel, la Musa Rajapuri.
Storia e curiosità sul Banano
La storia della pianta di banano è antica e affascinante, intrecciata con le civiltà tropicali che l’hanno coltivata. Il banano è tra le piante da frutto coltivate più antiche.
Le prime tracce di domesticazione risalgono a oltre 7.000 anni fa, nelle foreste pluviali del Sud-Est asiatico e della Papua Nuova Guinea. Qui le popolazioni indigene iniziarono a selezionare le varietà non selvatiche per il consumo alimentare, sfruttando anche le parti non fruttifere della pianta.
Dal suo luogo d’origine, il banano si è diffuso rapidamente lungo le rotte dell’oceano Indiano, portato da mercanti e navigatori verso India, Africa orientale e Medio Oriente. Gli arabi giocarono un ruolo importante nella sua espansione, e da qui la pianta arrivò nei territori del bacino del Mediterraneo già nel medioevo.
Durante il periodo coloniale, i portoghesi e gli spagnoli la introdussero nel Nuovo Mondo, e in poco tempo il banano si acclimatò perfettamente nei Caraibi, in America Centrale e in Sudamerica, diventando una coltura chiave in molti paesi tropicali.
Il banano è una pianta venerata e carica di simbolismi in molte culture del mondo, soprattutto in quelle tropicali e orientali. La sua presenza scenografica, la generosità dei suoi frutti e la velocità di crescita l’hanno resa un potente simbolo di abbondanza, rinascita e protezione.
Il banano è considerato una pianta sacra nell’induismo. Si pianta spesso accanto ai templi e viene usata durante i matrimoni e le cerimonie religiose come segno di prosperità, fertilità e benedizione divina. Le foglie sono utilizzate come decorazione e come piatti naturali durante le offerte rituali.
In alcune tradizioni buddhiste, il banano rappresenta la transitorietà della vita: il suo fusto carnoso non è un vero tronco, e la pianta ha un ciclo rapido. Questo lo rende metafora della natura effimera delle cose materiali.
Nel Feng Shui è considerato un richiamo alla crescita rapida e alla fortuna. La sua struttura elegante e le grandi foglie portano movimento e vitalità agli ambienti. Si colloca in casa o in giardino per attirare prosperità.
In molte culture dell’Africa centrale e orientale, è fonte di cibo, ombra e materiale per costruire. La pianta è simbolo di nutrimento, stabilità e continuità, spesso al centro della vita comunitaria. In molte culture caraibiche, il banano è legato a pratiche di medicina popolare e rituali di protezione. Alcune credenze afrodiscendenti (es. santería, vodou) utilizzano le sue foglie per allontanare le energie negative o per invocare spiriti protettivi.
Cura e manutenzione del Banano
Maestosa e generosa, la pianta di banano ama sentirsi un po’ in vacanza: luce, umidità e calore sono le sue migliori alleate. Si tratta di una pianta relativamente semplice da coltivare in casa, con qualche attenzione in più rispetto alle piante più resistenti. Ecco i consigli pratici per farla crescere forte e rigogliosa anche tra le mura domestiche:
Luce: predilige ambienti molto luminosi, con luce indiretta intensa. Evita l’esposizione diretta al sole nelle ore più calde, che può bruciare le foglie. Se le foglie si orientano troppo verso una direzione, ruota il vaso periodicamente.
Ambiente: ama il caldo stabile, tra i 20 e i 30°C, e teme il freddo: sotto i 10°C può iniziare a soffrire. Evita gli sbalzi termici e le correnti d’aria. Preferisce gli ambienti umidi. Se l’aria è troppo secca, vaporizza le foglie o posiziona un sottovaso con argilla espansa e acqua per aumentare l’umidità intorno alla pianta.
Acqua: ha bisogno di annaffiatura regolare durante la stagione calda: mantieni il terriccio leggermente umido, ma non inzuppato. In inverno, riduci le annaffiature, lasciando asciugare parzialmente il terreno tra una e l’altra.
Terriccio: scegli un substrato ricco e ben drenato. Puoi usare un mix per piante verdi, aggiungendo sabbia o perlite per migliorare il drenaggio. Crescendo velocemente, ha bisogno di rinvasi periodici, ogni 1-2 anni. Scegli vasi proporzionati alla dimensione della pianta, con fori di drenaggio.
Concime: durante la primavera e l’estate, nutri la pianta ogni 2-3 settimane con un concime liquido per piante verdi. In autunno e inverno puoi sospendere.
Pulizia: le grandi foglie del banano tendono ad accumulare polvere, che può ostacolare la fotosintesi e opacizzare la loro bellezza naturale. Pulisci delicatamente la superficie con un panno morbido e umido, evitando lucidanti chimici.
Problemi frequenti e come risolverli
Nonostante il suo spirito tropicale e la crescita generosa, anche la pianta di banano può manifestare segnali di disagio. Riconoscerli per tempo ti aiuterà a intervenire con cura, mantenendo la pianta in salute e piena di energia.
Le foglie ingiallite o marroni spesso sono il segnale di eccessiva annaffiatura o drenaggio insufficiente. Controlla che il terreno non sia troppo zuppo e assicurati che il vaso abbia fori di scolo. Lascia asciugare il substrato prima di annaffiare di nuovo. Potrebbe però trattarsi anche della Malattia di Panama, in tale caso combattila con fungicidi e rimuovi le parti infette.
Se le punte delle foglie sono secche o marroni significa che l’aria è troppo secca, che ci sono correnti d’aria che la pianta non apprezza o freddo eccessivo. Aumenta l’umidità ambientale vaporizzando regolarmente e tieni la pianta lontana da fonti di sbalzo termico.
La Sigatoka è una malattia che può causare macchie nere sulle foglie, si cura con fungicidi e migliorando la circolazione dell’aria.
Le foglie del banano possono fendersi spontaneamente, un fenomeno normale causato dal loro peso e movimento. Se la pianta presenta foglie strappate o con tagli naturali, non è un segno di malattia: fa parte della crescita naturale della pianta.
Se la crescita rallenta, ciò può essere dovuto a scarsa luce, freddo o assenza di nutrienti. Sposta la pianta in una zona più luminosa e valuta una concimazione regolare nei mesi di crescita attiva.
Controlla regolarmente la pagina inferiore delle foglie. Se noti piccole macchie bianche, residue appiccicose o insetti visibili, si tratta di parassiti da rimuovere manualmente con un batuffolo imbevuto d’acqua e sapone di Marsiglia, oppure tratta con prodotti specifici.
La pianta di banano è generalmente consideratanon tossica per esseri umani, cani e gatti. Questo la rende una scelta sicura per chi vive con animali domestici o bambini piccoli.
Benefici in casa per la salute
La pianta di banano non è solo una meraviglia decorativa esotica: porta con sé anche diversi benefici per il benessere domestico. Come molte piante tropicali a foglia larga, la Musa contribuisce a migliorare la qualità dell’aria assorbendo anidride carbonica e rilasciando ossigeno. Anche se non è tra le più studiate nel NASA Clean Air Study, il suo fogliame ampio e traspirante può aiutare a trattenere polveri sottili e regolare l’umidità ambientale. Le foglie grandi e spesse possono aiutare leggermente ad attutire i suoni, migliorando l’acustica e rendendo l’ambiente più ovattato e silenzioso.
La sua presenza scenografica crea un’atmosfera naturale, quasi vacanziera, che aiuta a ridurre lo stress visivo e mentale. È come avere un piccolo angolo tropicale in casa, che stimola buonumore e sensazioni positive. Prendersi cura della pianta, osservare la sua crescita e la danza lenta delle sue grandi foglie contribuisce ad aumentare la connessione con la natura e la consapevolezza del tempo. È un invito alla calma. Il banano è un alleato verde che dona vitalità agli spazi e armonia alla mente, con un tocco di bellezza tropicale che non passa mai inosservato.
Verde in casa: il Banano e le altre piante da interno
Con il suo fascino tropicale e la sua presenza scenografica, il banano è molto più di una semplice pianta ornamentale: è un invito a rallentare, a coltivare bellezza, a creare angoli rigogliosi e vitali dentro casa. Se accolto con cura e costanza, sa restituire molto: un’atmosfera più rilassata, un’aria più pulita, e un piccolo angolo di natura che cambia con noi.
Insieme a Giulia di Verdezio, continuiamo a esplorare le piante da interno più amate, per conoscerle meglio e imparare a prendercene cura con consapevolezza.
Il banano è solo una delle meraviglie verdi che possono trasformare i nostri spazi. Continua a esplorare con noi, una pianta alla volta nella rubrica dedicata alle piante da interni che trovi nella sezione Home Decor di A forma di casa, e guarda i post riassuntivi su Instagram e Pinterest: schede visive da salvare, consultare e condividere.
Hai uno spazio esterno che ami, ma che puoi sfruttare solo per pochi mesi l’anno? Il tuo porticato, che in primavera sembra una benedizione, diventa spesso un deposito di foglie in autunno e una zona proibita e gelida in inverno. È frustrante vedere quei metri quadri preziosi rimanere inutilizzati mentre in casa lo spazio sembra non bastare mai. Il problema non è il portico in sé, ma la sua esposizione agli agenti atmosferici. E se ti dicessi che esiste un modo per goderti quel panorama 365 giorni l’anno, senza rinunciare alla sensazione di stare all’aperto? In questo articolo esploreremo le migliori idee per chiudere un porticato, analizzando soluzioni che vanno dalle vetrate panoramiche ai serramenti ad alta efficienza, per trasformare un semplice esterno in un’estensione vitale e bellissima della tua casa.
Il paradosso del portico aperto: spazio sprecato e manutenzione continua
Hai presente quella sensazione di frustrazione quando guardi fuori dalla finestra e vedi il tuo portico vuoto, inutilizzato per gran parte dell’anno? Sulla carta rappresenta un valore aggiunto all’immobile, ma nella realtà quotidiana si trasforma spesso in un onere costoso e faticoso.
Pensaci un attimo: quante volte hai rinunciato a una cena all’aperto o a un momento di relax perché tirava un po’ di vento, iniziava a piovere o l’aria era semplicemente troppo umida?
Il vero problema è che un porticato aperto è costantemente ostaggio degli agenti atmosferici. I mobili da giardino, esposti alle intemperie, si rovinano precocemente, costringendoti a continui trattamenti o sostituzioni. I cuscini sbiadiscono o prendono odore di muffa se dimenticati fuori una notte di troppo. E poi c’è la pulizia costante: spazzare via foglie secche, rimuovere la polvere che si accumula ovunque e lavare i pavimenti dopo ogni temporale diventa un secondo lavoro non retribuito.
Ma c’è un aspetto ancora più doloroso su cui ti invitiamo a riflettere: lo spreco economico.
Hai acquistato la tua casa pagando ogni singolo metro quadro, incluso quello spazio esterno. Lasciarlo in balia del gelo invernale o dell’afa estiva significa letteralmente pagare per una superficie che non puoi vivere. È come avere una stanza extra di 20 o 30 metri quadri, pagarla regolarmente nel mutuo, ma tenerla chiusa a chiave e inaccessibile per 8 mesi l’anno.
Inoltre, questa apertura impatta anche sull’interno: il portico non protetto permette al freddo di penetrare nelle pareti adiacenti, abbassando la temperatura del salotto o della cucina e facendo inevitabilmente lievitare la bolletta del riscaldamento.
Non si tratta solo di estetica, ma di recuperare un investimento. Ecco perché valutare concrete idee per chiudere un porticato non è un semplice capriccio di design, ma un’urgenza per smettere di sprecare spazio prezioso e denaro, trasformando un’area di “sola manutenzione” in un vero angolo di vita sfruttabile 365 giorni l’anno.
Normative e permessi: cosa sapere prima di iniziare i lavori
Niente frena l’entusiasmo di un nuovo progetto come il timore della burocrazia. Quando cerchi idee per chiudere un porticato, la paura di incorrere in sanzioni o di dover gestire pratiche infinite è spesso l’ostacolo principale. Tuttavia, la confusione nasce solo dalla mancanza di informazioni chiare: distinguere subito tra le diverse tipologie di intervento è la chiave per procedere spediti.
La discriminante fondamentale è la creazione di volumetria.
Se il tuo obiettivo è proteggere lo spazio dagli agenti atmosferici senza trasformarlo in una stanza abitabile riscaldata, la soluzione tecnica risiede nelle strutture amovibili, come le moderne VEPA (Vetrate Panoramiche Amovibili). Queste chiusure, prive di profili verticali impattanti, non garantiscono una tenuta termica ermetica e, proprio per questo, spesso rientrano nel regime di Edilizia Libera. Come approfondito in merito alla normativa sulle vetrate panoramiche amovibili, queste installazioni solitamente non richiedono permessi complessi, poiché non modificano la destinazione d’uso dell’immobile.
Il discorso cambia se desideri una chiusura ermetica con serramenti ad alte prestazioni per estendere il salotto. In questo caso, stai aumentando la cubatura abitabile: questo intervento richiede quasi sempre un Permesso di Costruire o una SCIA, a seconda del regolamento comunale vigente.
Non lasciare che i dubbi fermino il tuo progetto. La nostra esperienza ci insegna che un sopralluogo tecnico preventivo è l’unico modo per analizzare la fattibilità legale e scegliere la strada corretta tra comfort e normativa. Affidarsi a professionisti serve proprio a questo: trasformare la burocrazia in una semplice casella da spuntare, garantendoti un lavoro a norma e senza pensieri.
Vetrate panoramiche scorrevoli: la soluzione trasparente
Immagina di poter vivere il tuo spazio esterno anche quando fuori piove o tira vento, senza però rinunciare alla vista del tuo giardino. Spesso, il timore principale di chi cerca soluzioni per l’outdoor è quello di “ingabbiare” uno spazio nato per essere libero, soffocandolo con infissi pesanti o montanti ingombranti che spezzano l’orizzonte.
Chiudere non deve significare nascondere. Installare barriere visive rischierebbe di trasformare il tuo porticato in una semplice stanza buia, facendoti perdere quella magia del contatto diretto con la natura.
La risposta a questo dilemma estetico e pratico sono le vetrate panoramiche scorrevoli. Tra le migliori idee per chiudere un porticato, questa rappresenta senza dubbio la scelta più impattante ed elegante. Stiamo parlando di sistemi “tutto vetro”, spesso privi di profili verticali, progettati per creare una barriera invisibile tra te e l’esterno.
L’effetto è quello di una finestra senza confini: ti permette di immergerti visivamente nel verde, godendo di tutta la luce naturale, ma restando perfettamente al riparo. Che siano scorrevoli o con apertura a pacchetto (impacchettabili a libro), queste soluzioni offrono una protezione totale da pioggia e raffiche di vento, mantenendo un comfort interno ideale.
È la soluzione definitiva per chi non vuole compromessi: mantieni l’emozione di “stare fuori”, respirando l’ampiezza del panorama, ma con la sicurezza e il calore di un ambiente protetto.
Serramenti a taglio termico: creare una vera stanza in più
Se il tuo obiettivo è trasformare quello spazio esterno in un ufficio operativo, una cucina abitabile o un salotto riscaldato, le semplici vetrate scorrevoli “tutto vetro” non sono sufficienti. Per vivere l’ambiente 365 giorni l’anno, hai bisogno di prestazioni superiori.
Senza il giusto isolamento, il rischio è creare una “serra”: gelida e umida d’inverno, soffocante d’estate. Per evitare condensa e dispersione termica, la soluzione tecnica indispensabile è l’installazione di serramenti a taglio termico (in alluminio o PVC) abbinati a doppi o tripli vetri basso-emissivi.
Questa tecnologia crea una vera e propria barriera contro le temperature esterne. Il “taglio termico” interrompe la continuità del metallo o del materiale, impedendo al freddo di passare all’interno e al calore del riscaldamento di uscire. Il risultato? Un comfort abitativo identico a quello del resto della casa, con la bellezza della luce naturale ma senza gli sbalzi termici.
Oltre al clima ideale, questa scelta strutturale garantisce un isolamento acustico eccellente, fondamentale se intendi usare il nuovo spazio per lavorare o rilassarti lontano dai rumori del vicinato o della strada.
Chiudere un porticato con infissi a taglio termico non è una semplice spesa, ma un investimento immobiliare strategico. Stai letteralmente aggiungendo metri quadri calpestabili alla tua abitazione, trasformando una pertinenza esterna in una stanza 4 stagioni che aumenta immediatamente il valore commerciale della tua villa.
Sistemi ibridi: pannelli fissi e muretti per gestire la privacy
Avere un porticato completamente trasparente è affascinante sulla carta, ma la realtà quotidiana presenta spesso sfide diverse. Magari il tuo spazio confina proprio con il giardino del vicino più curioso del quartiere, oppure ti rendi conto che, senza pareti “piene”, non hai alcun punto d’appoggio per una credenza, una libreria o la TV. Il rischio è quello di ritrovarsi in un bellissimo acquario: luminoso, sì, ma privo di intimità e difficile da arredare. Ecco perché tra le migliori idee per chiudere un porticato spiccano i sistemi ibridi.
Non sei obbligato a scegliere tra il “tutto aperto” e il “tutto chiuso”. La soluzione vincente sta nel mixare sapientemente pannelli fissi coibentati, muretti esistenti o nuove strutture leggere con serramenti apribili ad alte prestazioni. Immagina di poter chiudere con una parete cieca (magari rivestita in legno o pietra) solo il lato esposto alla strada, garantendoti privacy totale, e lasciare invece che enormi vetrate scorrevoli inondino di luce il resto dell’ambiente affacciato sul tuo verde privato. Questa strategia ti offre due vantaggi immediati:
Arredabilità superiore: Guadagni pareti vere e proprie dove posizionare mobili alti, quadri o impianti, trasformando il portico in una vera estensione del salotto.
Design unico: Puoi giocare con i materiali per creare un’estetica personalizzata, spezzando la monotonia del vetro e dando carattere alla struttura. Progettare un sistema ibrido significa cucire lo spazio su misura per le tue esigenze, ottenendo il perfetto equilibrio tra protezione e apertura verso l’esterno.
Tende tecniche a caduta e chiusure verticali
Magari non stai cercando una trasformazione strutturale radicale. Forse il tuo obiettivo non è ottenere una stanza perfettamente riscaldata a dicembre, ma semplicemente goderti l’esterno in primavera e autunno senza che il vento rovesci i bicchieri o che il sole pomeridiano renda lo spazio invivibile. Se ti trovi in questa situazione, la risposta più intelligente risiede nelle chiusure verticali tecniche. Tra le migliori idee per chiudere un porticato in modo flessibile, le tende a caduta rappresentano il compromesso perfetto tra protezione e libertà. Non parliamo di semplici tendaggi da sole, ma di sistemi evoluti con guide laterali “Zip” antivento o pannelli in PVC trasparente (Cristal) che creano un vero e proprio effetto “parete invisibile”. Il grande vantaggio di questa soluzione è la versatilità dinamica. Grazie alla motorizzazione integrata, puoi gestire il tuo comfort con un semplice click:
Aperto d’estate: Il telo scompare nel cassonetto, lasciando passare tutta l’aria.
Schermato nelle mezze stagioni: Abbassi la chiusura per bloccare le raffiche di vento o la pioggia improvvisa, mantenendo la vista sul giardino grazie alla trasparenza del Cristal. È fondamentale essere trasparenti su un punto: queste soluzioni non offrono l’isolamento termico e acustico di un serramento in vetro a taglio termico. Tuttavia, se il tuo scopo è creare una zona cuscinetto protetta dagli agenti atmosferici e dai raggi UV, le chiusure tecniche sono l’opzione più rapida ed economica. Ti permettono di vivere il porticato molti mesi in più all’anno, senza l’impegno economico e burocratico di una struttura fissa pesante.
L’importanza della posa in opera e della garanzia
Hai valutato i materiali migliori, confrontato i vetri termici e selezionato il design perfetto tra le tante idee per chiudere un porticato. Eppure, tutto questo sforzo di progettazione può essere completamente vanificato in un solo pomeriggio di lavoro approssimativo.
Dobbiamo essere estremamente chiari su questo punto: anche il serramento più performante al mondo, se installato male, vale zero.
Immagina di aver investito in vetrate scorrevoli top di gamma, per poi ritrovarti dopo pochi mesi con spifferi gelidi, infiltrazioni d’acqua alla prima pioggia e condensa sugli angoli. Non è quasi mai un difetto di fabbrica del prodotto, ma il risultato disastroso di una posa in opera non qualificata. Una chiusura mal eseguita trasforma quello che doveva essere un nuovo spazio comfort in una “serra” invivibile d’estate e una ghiacciaia d’inverno.
La verità statistica è che il 75% delle prestazioni termoacustiche del tuo nuovo ambiente dipende esclusivamente dalla mano del posatore.
Non basta un po’ di schiuma e silicone generico. Per chiudere un porticato in modo definitivo serve un sistema di posa certificata, progettato specificamente per gestire i nodi critici e i ponti termici tra la muratura esterna e il nuovo telaio.
È qui che entra in gioco la sicurezza di una garanzia reale. Non accontentarti delle promesse verbali o della garanzia standard di legge. Per proteggere il tuo investimento serve un sistema blindato come la nostra triplice garanzia “Finestre Senza Pensieri”. Scegliere posatori certificati e aziende che mettono nero su bianco il risultato finale è l’unico modo per avere la certezza che il tuo porticato rimarrà asciutto, isolato e confortevole per i prossimi vent’anni.
Conclusione
Chiudere un porticato non è solo un lavoro di ristrutturazione, è un atto di riappropriazione dei propri spazi. Che tu scelga l’eleganza invisibile delle vetrate panoramiche o la solidità dei serramenti a taglio termico, il risultato sarà lo stesso: una nuova stanza piena di luce da vivere tutto l’anno. Non lasciare che il freddo o la pioggia decidano per te quanto è grande la tua casa. Valuta queste idee, considera le tue esigenze specifiche e affidati a esperti del settore per trasformare il tuo portico da ‘zona di passaggio’ a cuore pulsante della tua abitazi
Y House, progettata da Saunders Architecture a Calgary, in Alberta (Canada),
è una residenza che sa affrontare con rigore e sensibilità il tema
dell’abitare contemporaneo immerso nel paesaggio.
Qui l’architettura non cerca di imporsi, ma si lascia guidare dal luogo,
traducendo topografia, orientamento e viste in una forma chiara, riconoscibile
e profondamente coerente.
La geometria come bussola
La caratteristica pianta a “Y” non è mero formalismo estetico, ma una risposta
razionale al territorio. Le tre ali dell’edificio agiscono come cannocchiali
ottici: ognuna punta verso un orizzonte specifico — l’Anna Lake, le praterie
sconfinate e le vette innevate — catturando la luce solare in diversi momenti
della giornata.
Ne deriva un organismo architettonico che sembra “ruotare” sul paesaggio,
adattandosi alle sue condizioni invece di contrastarle.
Questa configurazione consente anche una distribuzione funzionale estremamente
leggibile: una delle ali accoglie il garage e l’ingresso coperto, mentre le
altre due ospitano gli spazi privati e la zona notte, affacciati sulle viste
più suggestive. Al centro, come fulcro della casa, si colloca l’area
giorno con living, cucina e pranzo, uno spazio aperto e continuo che dialoga
costantemente con l’esterno grazie alle ampie superfici vetrate.
Il Contern come pelle viva
L’acciaio Corten trasforma la casa in un organismo in divenire. La naturale
patina di ossidazione protegge il materiale e riduce la manutenzione della
facciata, una qualità particolarmente significativa in un contesto climatico
severo come quello dell’Alberta. Il colore caldo e terroso del Corten
contribuisce inoltre a radicare visivamente l’edificio nel paesaggio,
rafforzando il senso di continuità tra architettura e natura.
Le grandi vetrate, distribuite con attenzione, amplificano questa relazione,
trasformando il paesaggio in una presenza costante all’interno della casa.
Progettare con il paesaggio, non contro
Y House è particolarmente interessante perché dimostra come la forma
architettonica possa nascere direttamente dall’ascolto del luogo traducendo
vincoli e opportunità del sito in un’architettura misurata, poetica e
profondamente contemporanea. Per chi come noi si occupa di progettazione
residenziale, studiare progetti come questo significa riflettere su come
l’architettura possa essere al tempo stesso espressiva, sostenibile e
intimamente connessa al luogo in cui nasce.
Y House, architecture as a dialogue with the landscape
Y House, designed by Saunders Architecture in Calgary, Alberta (Canada),
is a residence that addresses the theme of contemporary living immersed in the
landscape with both rigor and sensitivity.
Here, architecture does not seek to impose itself, but allows itself to be
guided by the site, translating topography, orientation, and views into a
clear, recognizable, and deeply coherent form.
Geometry as a compass
The distinctive Y-shaped plan is not mere formal aestheticism, but a rational
response to the territory. The building’s three wings act like optical
telescopes, each pointing toward a specific horizon — Anna Lake, the vast
prairies, and the snow-covered peaks — capturing sunlight at different moments
of the day.
The result is an architectural organism that appears to “rotate” within the
landscape, adapting to its conditions rather than opposing them.
This configuration also allows for an exceptionally clear functional layout:
one wing accommodates the garage and covered entrance, while the other two
house the private areas and bedrooms, oriented toward the most evocative
views.
At the center, as the heart of the home, lies the living area with lounge,
kitchen, and dining space — an open and continuous environment that maintains
a constant dialogue with the outdoors thanks to large glazed surfaces.
Corten as a living skin
Corten steel transforms the house into an evolving organism. The natural
oxidation patina protects the material and reduces façade maintenance, a
particularly valuable quality in a harsh climate such as that of Alberta.
The warm, earthy tones of the Corten further anchor the building visually to
the landscape, reinforcing a sense of continuity between architecture and
nature.
The large windows, carefully distributed, enhance this relationship,
transforming the surrounding landscape into a constant presence within the
home.
Designing with the landscape, not against it
Y House is especially compelling because it demonstrates how architectural
form can emerge directly from listening to the site, translating constraints
and opportunities into an architecture that is measured, poetic, and deeply
contemporary.
For those of us engaged in residential design, studying projects like this
means reflecting on how architecture can be simultaneously expressive,
sustainable, and intimately connected to the place in which it is conceived.
Adv| Questo articolo è sponsorizzato da Exagon Shop.
Rinnovare il bagno in una casa del Novecento è spesso il passaggio più delicato di tutta la ristrutturazione. Hai pavimenti originali in graniglia, terrazzo veneziano, segato di marmo, palladiana o marmo, materiali pieni di carattere e memoria. Ti chiedi come inserire elementi nuovi senza rovinare l’equilibrio della casa. Come evitare un bagno fuori contesto? Come usare materiali contemporanei in grado di tenere testa al pregio di una casa d’altri tempi?
Qui trovi una guida completa per creare un bagno vintage moderno, coerente, elegante e destinato a durare.
Piastrelle bagno vintage e rivestimenti senza tempo
La situazione più frequente tra i miei clienti è questa: decidono di mantenere i pavimenti originali che spesso si trovano nelle case anni 50, 60 o 70, ma il bagno è quasi sempre da rifare. Una delle domande più frequenti è: che pavimento accosto a graniglia, marmo, cementine e altri materiali pregiati, nella ristrutturazione del bagno?
La risposta parte da una regola semplice: non imitare ciò che già esiste.
Meglio stare alla larga, da:
✘ effetto legno ; ✘ effetto marmo ; ✘ piastrelle stampate che “copiano” il motivo della graniglia o altri materiali autentici.
L’accostamento non reggerebbe e il materiale “effetto qualcosa” apparirebbe, per quanto ben fatto, molto posticcio, rispetto al pavimento già esistente. L’estetica generale della casa verrebbe penalizzata. Se ami davvero il terrazzo veneziano, puoi sceglierne uno vero, consapevole del costo più impegnativo, ma anche della sua straordinaria durata nel tempo.
Se invece cerchi alternative più contemporanee ma coerenti, ecco le soluzioni più riuscite.
1. Resina colorata + piastrelle a fantasia
Un pavimento in resina colorata dialoga benissimo con rivestimenti a fantasia retrò. Oppure il contrario: pavimento decorato e pareti continue, in resina. È una scelta grafica, caratterizzante e in linea con un bagno moderno, ma con dei richiami vintage.
2. Zellige a tutta altezza + graniglia opaca
Le zellige rettangolari e lucide, posate fino al soffitto, creano profondità e riflettono la luce. Abbinate a una graniglia nuova con finitura opaca, restituiscono un bagno raffinato e senza tempo.
3. Boiserie a mezza altezza + carta da parati in fibra di vetro
Una soluzione elegante e poco vista. La boiserie protegge, la carta veste. Insieme funzionano benissimo nelle case del Novecento, soprattutto se ami un’estetica colta o un’atmosfera anni ‘30 – ‘40.
4. Fughe in contrasto
Sulle pareti, le classiche metro tiles o piastrelle quadrate, che siano bianche o colorate, assumono tutto un altro aspetto con una fuga in contrasto colorata. Questo è un ottimo modo per dare carattere a piastrelle essenziali preesistenti o per creare un effetto grafico inaspettato.
Mobile bagno vintage moderno
I mobili da bagno sono gli elementi che più di tutti raccontano chi sei e che bagno vuoi. Qui la domanda giusta non è “è di moda?”, ma: è compatibile con l’architettura della casa e con il mio stile personale?
Una selezione di mobili lavabo che trovi su Exagon Shop
1. Mobili lavabo freestanding dall’anima retrò
Perfetti per un mood anni ’20–’40, oggi esistono modelli di lavabi freestanding contemporanei che permettono combinazioni cromatiche audaci. Hanno una forte presenza scenica e funzionano benissimo con zellige lucide o piastrelle a fantasia, proprio perché spesso hanno finiture opache. Sono iconici i modelli Catino di Ceramica Cielo o Stripe di Ceramica Globo.
2. Mobile bagno sospeso cannettato
Il cannettato è una di quelle pochissime tendenze da seguire per un bagno vintage moderno. Il cannettato crea movimento e aggiunge texture e profondità. I modelli sospesi alleggeriscono visivamente l’ambiente.
Questa tipologia di mobile lavabo dialoga bene con tanti diversi tipi di rivestimento e dà ritmo all’ambiente richiamando il mood dinamico tipico dei bagni anni ‘50-’60-’70, che erano tutt’altro che monotoni.
3. Mobili stondati sospesi
Anche questa tendenza è super compatibile con il retrò. Gli arredi stondati danno immediatamente un altro sapore allo spazio: alleggeriscono, ammorbidiscono, rendono il bagno più accogliente. Personalmente spero di vederne sempre di più sul mercato, perché le linee morbide funzionano meglio di quanto pensiamo.
4. Mobili super semplici, ma colorati
Sì al minimal, anche in un bagno dal taglio vintage. A patto, però, che ci siano colori.
Un mobile dalle linee essenziali può funzionare benissimo se diventa una macchia cromatica capace di dialogare con pavimenti, rivestimenti o sanitari. È una soluzione che mantiene il progetto pulito, ma evita l’effetto anonimo. Perfetta se ami l’ordine visivo, ma non vuoi rinunciare al carattere.
5. Mobili vintage o in stile vintage reinterpretati
Qui puoi davvero divertirti. Un sideboard mid-century, un mobile vintage rivisitato o usato come base lavabo può trasformare completamente il bagno.
È una scelta più personale, meno standard, ma spesso anche la più riuscita. Se ami i progetti unici e non ti spaventa sperimentare, buttati nel DIY: con le giuste accortezze tecniche, il risultato può essere straordinario.
Box doccia vintage: come creare un effetto retrò?
Il box doccia è spesso il punto debole del bagno. È lui che, più di altri elementi, può far sembrare l’ambiente cheap o fuori contesto, soprattutto nelle case del Novecento, dove ogni elemento nuovo dialoga (o stona) con materiali e proporzioni già forti.
Questo non significa che i box doccia moderni non siano adatti a un bagno vintage: al contrario, quando sono ben progettati e scelti con criterio, possono diventare discreti, eleganti e perfettamente coerenti con l’anima della casa.
Il problema nasce quando vengono inseriti senza una visione d’insieme. La buona notizia è che esistono alternative – e interpretazioni intelligenti – capaci di trasformare la doccia da elemento disturbante a vero dettaglio di progetto.
1. Doccia walk-in con vetromattone colorato
È una scelta architettonica, prima ancora che estetica. Il vetromattone colorato richiama direttamente le atmosfere anni ’70 e ha alcuni vantaggi molto concreti:
filtra la luce naturale senza chiudere visivamente lo spazio;
garantisce privacy totale, anche in bagni condivisi;
elimina completamente il problema di aloni e impronte tipici del vetro trasparente.
Richiede, al contempo, una progettazione attenta.
2. Doccia con vetro cannettato
Il vetro cannettato è una delle scelte più intelligenti se ami il retrò ma non vuoi soluzioni troppo caratterizzanti. È senza tempo, dinamico e sorprendentemente versatile.
Perché funziona così bene:
è opaco e aggiunge texture al tuo bagno;
nasconde schizzi e calcare molto più del vetro liscio;
si abbina con naturalezza a zellige, piastrelle a fantasia e rivestimenti materici.
è facile da pulire;
funziona sia in versione parete walk-in che come box doccia con anta battente.
È la soluzione giusta se stai pensando: voglio qualcosa di elegante, ma non troppo appariscente.
In foto: parete doccia walk in di Exagon Shop
3. Box doccia con profili colorati
Qui il dettaglio fa la differenza. I profili colorati, anche solo neri, cambiano completamente la percezione del box doccia.
Perché sono interessanti:
definiscono con una linea grafica i contorni della doccia;
dialogano con rubinetterie colorate, profili degli specchi e altri accessori, che puoi scegliere nello stesso colore;
non tendono a nascondere il box, ma lo evidenziano.
In foto: box doccia di Exagon Shop
Dal punto di vista estetico:
funzionano meglio con vetri trasparenti (non opachi);
si abbinano divinamente con piastrelle a fantasia, resina colorata o pattern grafici.
È una soluzione perfetta se ti chiedi: come posso dare carattere al box senza stravolgere tutto il bagno?
4. Doccia in nicchia
Qui ti dico la mia, senza giri di parole: la doccia in nicchia è sempre più elegante di un box doccia tradizionale, anche se non si presta a tutti i progetti.
Perché funziona così bene:
riduce al minimo gli elementi a vista;
si integra con l’architettura del bagno;
lascia spazio ai materiali, che diventano protagonisti.
Dal punto di vista pratico:
può sfruttare una rientranza esistente oppure essere creata in cartongesso;
richiede una buona impermeabilizzazione, soprattutto sui lati;
è perfetta se ami l’idea di una doccia “silenziosa”, che non ruba la scena.
In foto: box doccia di Exagon Shop
Sanitari a terra: perché no?
Nella ristrutturazione di un bagno datato capita spesso di dover sfruttare i fori di scarico esistenti dei vecchi sanitari a terra. Oggi esistono modelli filomuro, moderni e ben disegnati, perfettamente compatibili con un bagno vintage moderno.
Sanitari colorati
Soprattutto in abbinamento con lavabi freestanding colorati, una coppia di sanitari coordinati cambia completamente la percezione del bagno. Aggiungono carattere, vestono lo spazio e richiamano quelle vibes retrò anni ’50–’70 che rendono l’ambiente più caldo, vivo e personale.
Specchi vintage: il dettaglio che fa la differenza
Ti dico la mia, in tutta onestà. Vuoi mettere uno specchio vintage rispetto a uno specchio futuristico retroilluminato? Fatta eccezione per pochi modelli, uno specchio retroilluminato rischia di essere davvero troppo in contrasto con uno stile in linea con il vintage. La retroilluminazione non basta mai, da sola. Serve sempre un secondo punto luce, vicino allo specchio.
A questo punto ha senso scegliere:
belle applique;
uno specchio in stile mid-century o vintage.
Il risultato è più autentico, più coerente e decisamente meno freddo.
Bagno vintage moderno: i must
Un bagno vintage moderno non nasce copiando il passato, ma reinterpretandolo con consapevolezza. Pensa fuori dagli schemi, osserva case vere degli anni ’50, ’60 e ’70 e osa con i colori che ami davvero.
Il bagno giusto non segue le mode: segue la casa e i tuoi gusti.
Se vuoi trasformare queste idee in scelte concrete, qui sotto trovi alcuni dei miei servizi.
Perché un bagno riuscito non è mai casuale. È sempre una questione di visione.
Arredo bagno 2026: il design sinuoso risponde al desiderio crescente di ambienti armoniosi e rilassanti, capaci di trasmettere una sensazione di comfort e benessere quotidiano nel proprio spazio abitativo.
Il trend di quest’anno vede un abbandono della forma tradizionale dei lavabi per fare spazio a linee morbide, ellittiche, ovali e rotonde. Questi profili curvilinei stanno ridefinendo il linguaggio dell’arredo bagno, introducendo un’estetica ispirata al movimento.
Il design sinuoso risponde al desiderio crescente di ambienti armoniosi e rilassanti, capaci di trasmettere una sensazione di comfort e benessere quotidiano nel proprio spazio abitativo. Le superfici arrotondate, oltre ad addolcire l’impatto visivo eliminando gli spigoli, migliorano la fruibilità e la praticità, inserendosi in una visione più ampia dell’abitare contemporaneo, sempre più attenta alla dimensione sensoriale e alla scelta di materiali e finiture accoglienti.
Le proposte per l’arredo bagno 2026
Novello, azienda veneziana specializzata in arredi per il bagno, sempre in linea con i trend del momento, propone due collezioni: Elle, design di Stefano Cavazzana, e Calix XL dello Studio Plazzogna.
La prima è una proposta coordinata per l’arredo bagno dalle linee morbide e dai profili arrotondati, che valorizza i giochi di luce dell’anta cannettata Elle. Disponibile in rovere in 7 tonalità e laccata in 40 colori.
La collezione Elle comprende anche il frontale Tris in noce canaletto con raffinato incrocio di venature e l’anta Liscia, disponibile in rovere o laccata.
Geometrie equilibrate, dal semicerchio all’angolo retto, definiscono una collezione di forte personalità, sia per il lavandino sia per il lavabo d’appoggio.
Il tutto impreziosito dalla maniglia integrata in alluminio a L che garantisce continuità e funzionalità. Volumi sospesi e proporzioni armoniose rendono il programma ideale anche per spazi ridotti, in perfetto equilibrio tra estetica e funzionalità.
Per quanto riguarda Calix, si tratta di una soluzione che pone l’attenzione sui dettagli, dando forma a un arredo dalle linee pulite e leggere. I volumi, definiti da pannelli sottili e sapientemente accostati, appaiono nitidi e armoniosi, con bordi visivamente alleggeriti che ne esaltano l’eleganza.
Con le sue ante curve, Calix si adatta con naturalezza a diverse configurazioni e tipologie abitative, dimostrando grande versatilità nell’arredo bagno.
Il prodotto è concepito ispirandosi alla forma di un calice, come si evince dalle silhouette dei lavabi da appoggio: forme morbide che si aprono verso l’esterno, come un tulipano, proposte in due altezze e capaci di dialogare con la linearità delle basi sottostanti.
Accanto a questi, è disponibile anche un lavabo da incasso dalle sponde laterali dolcemente inclinate. La collezione si completa con accessori coordinati, vani a giorno e specchi con dettagli funzionali studiati per ospitare delle strisce di luci a led che conferiscono un ulteriore effetto suggestivo all’ambiente del bagno.
Un’ampia scelta di finiture, dai laminati effetto legno e pietra alle numerose laccature, rende Calix un programma completo e adatto a molteplici stili e spazi.
Novello, arredo bagno di design da oltre 60 anni
Da oltre sessant’anni Novello interpreta l’arredo bagno attraverso una filiera interamente Made in Italy, unendo ricerca progettuale, qualità sartoriale e attenzione al benessere quotidiano. Collezioni caratterizzate da rigore formale, cura dei dettagli e materiali innovativi si affiancano a un impegno concreto per la sostenibilità, confermando una visione contemporanea e responsabile del design.