Il passaggio dall’antichità classica al Medioevo rappresenta uno dei più vistosi “saliscendi epocali” nella storia dell’igiene e della cultura del bagno. Pregiudizi, superstizioni e carenza di manutenzione delle reti idriche pregiudicarono la cultura dell’igiene nel Medioevo.

Come abbiamo visto nell’articolo sul bagno nell’antichità classica, il bagno era indissolubilmente legato alla salute, alla socialità e allo stato sociale. I Greci si affidavano alla dea Igea per preservare la salute attraverso la cura del corpo. Per i romani recarsi regolarmente alle terme era un dovere sociale, e tutti potevano usufruire dei bagni pubblici.
La Caduta dell’Impero e la fine della civiltà del bagno
Con il crollo dell’Impero Romano d’Occidente, nel V sec. d.C. si assistette alla fine della “civiltà del bagno”. Le prime strutture ad andare in rovina furono proprio i sistemi idraulici, gli acquedotti e le fognature. Senza manutenzione e senza le conoscenze tecniche e ingegneristiche necessarie, le grandi terme smisero di funzionare e le condotte fognarie vennero progressivamente abbandonate, portando a un drastico peggioramento delle condizioni igienico-sanitarie.
Ma la mutata percezione del corpo, introdotta dal Cristianesimo, aveva già incominciato a incrinare il culto dell’igiene ancor prima della fine dell’Impero. Si era insinuato il pregiudizio verso il bagno, non tanto per un’ostilità verso la pulizia in sé, quanto per il timore del peccato e della promiscuità che caratterizzavano i bagni romani.
Tuttavia, nell’alto Medioevo, la memoria degli usi e costumi antichi sopravviveva, come testimoniano le “raccomandazioni” di alcuni rappresentanti della Chiesa. San Benedetto (Norcia, 2 marzo 480 – Montecassino, 21 marzo 547) raccomandò ai suoi seguaci di fare il bagno “assai di rado”, specialmente ai giovani e a chi era in buona salute.
Papa Gregorio Magno (Roma, 540 circa – Roma, 12 marzo 604), concesse il bagno la domenica, ma senza indugiare nella durata. Nel 745, San Bonifacio proibì i bagni promiscui e poi quelli pubblici, definendoli “seminaria venenata” (focolai del vizio).
Un terzo fattore che contribuì a distruggere la cultura del bagno proveniva dalla paura dei contagi. Del resto, con la scarsa igiene generale i virus e i batteri che portavano ad esempio la peste e il colera, proliferavano senza ostacoli.
Dopo l’anno Mille iniziò a diffondersi una teoria medica basata sulla credenza che l’acqua (specialmente quella calda) fosse nociva per la salute. Si pensava che il calore dilatasse i pori della pelle, permettendo all’aria infetta (“miasmi”) e alle malattie di penetrare nel corpo, rompendone l’equilibrio umorale.
Per questo motivo, si raccomandava di limitare la detersione con acqua solo a mani e viso, mentre per il resto del corpo si praticava la “toilette asciutta”, ovvero si sfregava la pelle con un panno asciutto.
I monasteri e la trasmissione dell’eredità antica
Pare che le cose andassero diversamente nei monasteri e nelle abbazie, nonostante le raccomandazioni rivolte al popolo.
La maggior parte di questi complessi sorgeva sulle rovine di strutture romane, come terme, domus, villæ o fortificazioni. I monaci ripararono e sfruttarono cisterne per l’acqua, impianti idrici e latrine preesistenti.
Per esempio i monaci potevano usufruire del “lavatorium“, un grande lavabo in pietra, per lavarsi le mani prima di ogni pasto. Il lavatorioum poteva essere addossato a un muro del chiostro o trovarsi all’interno di un piccolo edificio isolato, con un bacino circolare o ottagonale al centro. L’acqua scorreva attraverso condutture in piombo e, talvolta, erano presenti persino rubinetti in bronzo.
Anche la gestione delle necessità fisiologiche era facilitata dalla presenza delle opere ingegneristiche antiche. Gli edifici delle latrine erano solitamente posizionati alle spalle del dormitorio. All’interno, le sedute erano affiancate e separate da divisori in legno. Sotto i sedili scorreva un canale di scarico che convogliava i rifiuti in un corso d’acqua vicino, per garantire un flusso costante per allontanare i rifiuti.
Igiene nel Medioevo: la scomparsa della stanza da bagno
La rovina delle reti idriche e il cambiamento degli usi e costumi portò all’inevitabile scomparsa della stanza da bagno, a favore del bagno “itinerante”.
Nelle dimore dei ricchi e nei castelli, ci si concedeva di tanto in tanto un bagno caldo, ma in assenza di tubature e di uno spazio dedicato, si allestivano grandi tinozze o catini di legno portatili, spesso foderati internamente con teli di tessuto per evitare che le schegge irritassero la pelle. L’acqua, debitamente riscaldata, veniva profumata con erbe aromatiche, rose e fiori.

La collocazione delle vasche variava in base alla stagione. In estate la vasca veniva posizionata all’esterno, in giardino, mentre in inverno veniva collocata all’interno, vicino a un camino acceso o direttamente nella camera da letto, circondata da tendaggi e panni sospesi per trattenere il calore e garantire la privacy.
Questa operazione richiedeva una grande quantità di legna per scaldare l’acqua e l’impiego di diversi servitori per trasportarla e riempire la vasca. Quando i signori viaggiavano, portavano con sé la vasca e un servitore dedicato esclusivamente alla preparazione dell’acqua calda.
I popolani, non potendosi permettere questi costi, usavano spesso una semplice botte tagliata a metà, rendendo il bagno completo un evento raro riservato a occasioni speciali.
Per la toilette asciutta invece, che si praticava quotidianamente, gli aristocratici iniziarono a utilizzare brocche e catini di terracotta oppure smaltati e decorati. L’attrezzatura per il bagno è dunque ridotta ai minimi termini.
Il (breve) ritorno dei bagni pubblici
Tra l’XI e il XIII secolo tutta l’Europa vide una vera e propria rinascita delle strutture balneari pubbliche, chiamate comunemente “stufe” o “balnea”. Forse questo revival fu una conseguenza delle Crociate, grazie alle quali gli europei scoprirono gli hammam in Medio Oriente.
Tuttavia, questi bagni pubblici non somigliavano lontanamente alle terme antiche o agli hammam. Si trattava di semplici stanze attrezzate con tinozze di legno e una stufa che aveva lo scopo di riscaldare e di generare il vapore per la sauna.

Chi si recava in questi bagni pubblici poteva lavarsi, mangiare, bere, condurre affari e assistere a spettacoli musicali. Purtroppo la rinascita del bagno pubblico ebbe vita breve, e già alla metà del Quattrocento erano solo un ricordo. L’arrivo della Peste Nera svuotò gli stabilimenti per la paura del contagio, e in seguito la Chiesa ne impose la chiusura per motivi morali. Infatti, molti di questi bagni pubblici avevano stanze appartate destinate a festini più o meno leciti.
Il problema delle latrine per la salute pubblica
Nelle abitazioni private, che fossero povere o ricche, lo smaltimento i bisogni fisiologici era un problema per la salute pubblica.
In mancanza di fognature, tutto finiva nei corsi d’acqua o, peggio, nelle pubbliche vie. I rifiuti venivano raccolti in vasi che si svuotavano semplicemente gettandoli dalla finestra. Nel XIII sec. molte amministrazioni cittadine vietarono la pratica nelle ore diurne, ma le strade restavano comunque sporche e maleodoranti.


A partire dal XVI sec. Iniziarono a diffondersi le cosiddette “comode” o “sedie di agiamento”. Si trattava di grossi seggioloni con un foro nella seduta, e con un vano sottostante nel quale si collocava il vaso per raccogliere i bisogni. Con il tempo queste sedie si trasformarono in veri e propri gioielli di ebanisteria, con intagli e intarsi, e le sedute si arricchirono di imbottiture rivestite di paglia o di tessuto.
Questo mobilio lo vedremo nel suo massimo splendore nella prossima puntata, visto che era di gran moda a Versailles.
I castelli e i palazzi cittadini dei più abbienti erano dotati di strutture architettoniche integrate chiamate “garderobes“. Si trattava di piccoli vani ricavati nello spessore del muro, che sporgevano sporgevano spesso dalle mura esterne. La latrina consisteva in un sedile, in pietra o in legno, con un buco dal quale i bisogni cadevano per gravità nei fossati, in fosse di raccolta, nei corsi d’acqua circostanti o nella pubblica via.



Castello di Loarre, Spagna – Crediti
Castello di Malbork, Marienburg, Germania – Crediti
Contrariamente a quanto si pensa, in alcune città erano presenti le latrine pubbliche, spesso collocate alle estremità dei ponti. Naturalmente il principio dello smaltimento resta lo stesso: caduta per gravità e dove finisce finisce.

Una piccola nota: al posto della carta igienica, si usavano foglie di cavolo, oppure scampoli di tessuto, mentre i più abbienti potevano permettersi la stoppa di lino.
In sintesi, la transizione dall’antichità classica al Medioevo segnò la perdita dell’igiene intesa come “servizio pubblico strutturato” e la sua ritirata nella sfera strettamente privata, domestica ed elitaria.
Qui puoi leggere tutti gli articoli dedicati alla storia della casa e dell’arredo, nonché le altre puntate della serie sull’evoluzione del bagno.







































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