Vi portiamo a visitare Casa Porta Romana, un appartamento degli anni Trenta a Firenze, ristrutturato di recente. Il progetto, firmato dallo Studio di Architettura Benaim lo ha trasformato in una dimora moderna, luminosa e perfettamente calibrata sullo stile di vita dei proprietari.
Foto Sofia Lalli
Nel cuore dell’Oltrarno fiorentino, c’è una casa che racchiude mezzo secolo di storia personale, culturale e professionale. È la nuova dimora di una giornalista americana, che negli anni ’70 lasciò gli Stati Uniti per immergersi totalmente nel mondo dell’enogastronomia italiana. Da allora, grazie alle collaborazioni con chef, agricoltori e produttori vinicoli, è diventata un punto di riferimento nel settore. Il suo piacere più grande? Riunire attorno alla tavola amici, colleghi e professionisti del gusto.
Il recente progetto di ristrutturazione, firmato dallo Studio di Architettura Benaim, ha trasformato un appartamento degli anni Trenta in una dimora moderna, luminosa e perfettamente calibrata sullo stile di vita dei proprietari.
Casa Porta Romana è un progetto costruito sulle abitudini e sulla memoria
Il progetto nasce dall’obiettivo di rispettare i rituali quotidiani della coppia e trasferire nella nuova abitazione alcune soluzioni già sperimentate in passato. Il progetto ha completamente rivoluzionato la distribuzione degli spazi, per rispondere alle loro abitudini. Gli ambienti privati si trovano nella zona affacciata sulla strada, mentre la parte che guarda il giardino interno accoglie oggi la zona giorno.
Ambienti aperti e connessi: una casa pensata per la convivialità
Una delle scelte progettuali più importanti riguarda l’introduzione di ampie aperture interne che instaurano un dialogo diretto tra soggiorno, sala da pranzo e cucina.
Le demolizioni mirate hanno eliminato le vecchie compartimentazioni, dando vita a un grande ambiente continuo, attraversato dalla luce naturale e ideale per accogliere ospiti o vivere momenti di quotidianità.
Foto Sofia Lalli
Tra cucina e zona pranzo una mensola passante in granito funge da ponte visivo e funzionale, un dettaglio che arricchisce la fruibilità dello spazio e ne amplifica l’armonia.
Il giardino privato, una rarità nel contesto di Firenze, è stato attrezzato per ospitare un piccolo orto di erbe aromatiche, avvalorando il legame profondo tra la proprietaria e la cultura gastronomica.
Un dialogo tra passato e presente
Il progetto mantiene un grande rispetto per l’identità originaria della casa:
infissi e porte restaurati dalla Falegnameria Ferruzzi;
pavimenti storici in graniglia decorata conservati e valorizzati;
arredi su misura realizzati da Wood Arredamenti per cucina, bagni, librerie e cabina armadio.
La scelta di sollevare molti mobili da terra esalta i pavimenti originali e crea un effetto visivo leggero, elegante e contemporaneo, regalando all’ambiente una piacevole armonia.
Foto Sofia Lalli
La cucina: meno di 10 mq progettati con cura millimetrica
Il cuore della casa è la cucina, un microcosmo operativo di meno di 10 mq progettato in modo sartoriale. Qui ogni mensola, cassetto e pensile è stato pensato per rispondere alle reali esigenze dei proprietari.
Il blocco cottura scelto è un ILVE Professional Plus da 90 cm, con due forni e sei fuochi, ideale per chi ama cucinare per più persone.
Foto Sofia Lalli
Le soluzioni su misura prevedono anche dettagli intelligenti, come lo zoccolino-cassetto destinato ai vassoi, una soluzione invisibile ma estremamente funzionale.
Un appartamento storico che ritrova la sua voce
Il lavoro dello Studio Benaim restituisce un appartamento anni Trenta capace di parlare al presente. Ogni ambiente è pensato per vivere la quotidianità con fluidità, ogni dettaglio racconta una scelta consapevole e ogni materiale contribuisce a un equilibrio raffinato.
C’è un silenzio particolare che accompagna i primi giorni di gennaio. Le luci
delle feste si spengono, le liste dei buoni propositi iniziano a sedimentarsi
e, quasi naturalmente, si avverte il bisogno di tornare all’essenziale.
Ci stiamo abituando a un mondo in cui architettura e interior design vengono
semplificati e ridotti a una sequenza di trend rapidi: colori dell’anno,
soluzioni “chiavi in mano”, immagini pensate per colpire l’occhio nello spazio
di uno scroll.
Ma cosa resta di un progetto quando l’entusiasmo per l’ultima moda
svanisce?
Cosa rimane di una stanza quando smettiamo di guardarla attraverso lo schermo
di uno smartphone e iniziamo, semplicemente, a viverla?
Per noi, l’inizio di un nuovo anno non coincide con l’elenco di ciò che sarà “in” o “out”.
Le tendenze raccontano il presente, ma sono per loro natura transitorie
rispetto al valore di un progetto pensato per durare, per accompagnare nel
tempo chi lo abita.
Progettare è un atto di responsabilità.
Non significa inseguire l’onda del momento, ma trovare equilibri capaci di
funzionare nel tempo, risolvendo esigenze reali e restituendo spazi che non
stanchino, che non abbiano bisogno di essere continuamente rinnovati per
restare credibili.
La nostra ricerca va nella direzione di un’architettura onesta: onesta verso
chi la vive, verso il luogo in cui si inserisce, verso il tempo che dovrà
attraversare. In questa prospettiva, la bellezza non è un’aggiunta, ma la
conseguenza naturale di una soluzione risolta con cura.
C’è una lezione che un architetto senior ci ha trasmesso quasi casualmente, ma
che continua ad accompagnare il nostro modo di progettare:
Quando un disegno è bello da vedere, il progetto è risolto.
Non è un invito all’estetismo, ma la sintesi di un metodo.
Quando le linee sulla carta trovano un’armonia visiva, significa che le
funzioni sono in equilibrio, che i conflitti spaziali sono stati mediati, che
la logica del progetto ha trovato la sua forma più naturale. Quella bellezza è
il risultato di un lavoro invisibile: ore di confronto, ripensamenti e dubbi,
fino a quando la soluzione non appare inevitabile.
Ed è proprio il tempo uno degli elementi che continuiamo a difendere.
La fretta è nemica della qualità. Un buon progetto ha bisogno di
sedimentazione, di verifiche, di una maturazione consapevole. È così che uno
spazio smette di essere semplicemente costruito e inizia a diventare un luogo.
Entriamo in questo nuovo anno con un’intenzione semplice e netta: non offrire
scorciatoie.
Le mode cambiano; il piacere di abitare uno spazio pensato davvero per chi lo
vive, invece, resta.
Per noi, è questa l’unica direzione che valga la pena seguire.
Benvenuto nuovo anno.
Costruiamolo con attenzione, un progetto alla volta.
Notes from Early January: In Search of an Honest Architecture
There is a particular silence that accompanies the first days of January. The
holiday lights are turned off, resolutions begin to settle, and almost
naturally one feels the need to return to what is essential.
We are growing accustomed to a world in which architecture and interior design
are simplified and reduced to a sequence of fast-moving trends: color of the
year, “turnkey” solutions, images designed to catch the eye within the span of
a single scroll.
But what remains of a project when the enthusiasm for the latest trend
fades?
What remains of a room when we stop looking at it through the screen of a
smartphone and begin, quite simply, to live in it?
For us, the beginning of a new year does not coincide with a list of what will
be “in” or “out”.
Trends describe the present, but by their very nature they are transient when
compared to the value of a project conceived to endure, to accompany those who
inhabit it over time.
Designing is an act of responsibility.
It does not mean chasing the wave of the moment, but finding balances capable
of working over time—addressing real needs and creating spaces that do not
exhaust, that do not require constant renewal in order to remain credible.
Our research moves toward an honest architecture: honest toward those who live
in it, toward the place in which it is set, toward the time it will have to
traverse. From this perspective, beauty is not an addition, but the natural
consequence of a carefully resolved solution.
There is a lesson that a senior architect passed on to us almost casually, yet
it continues to guide the way we design:
When a drawing is beautiful to look at, the project is resolved.
This is not an invitation to aestheticism, but the synthesis of a method.
When the lines on paper achieve visual harmony, it means that functions are in
balance, spatial conflicts have been mediated, and the logic of the project
has found its most natural form. That beauty is the result of invisible work:
hours of discussion, reconsideration, and doubt, until the solution finally
appears inevitable.
And time is precisely one of the elements we continue to defend.
Haste is the enemy of quality. A good project needs sedimentation,
verification, and conscious maturation. This is how a space ceases to be
merely built and begins to become a place.
We enter this new year with a simple and clear intention: not to offer
shortcuts.
Trends change; the pleasure of inhabiting a space truly designed for those who
live in it, instead, endures.
For us, this is the only direction worth following.
Welcome, new year.
Let’s build it with care, one project at a time.
Ci sono case che, a colpo d’occhio, ti fanno innamorare: i colori sono armoniosi, avvolgenti, intensi al punto giusto. Trasmettono personalità, equilibrio, una sensazione immediata di benessere e ti fanno subito venire voglia di sperimentare con il colore in casa tua.
Ti piacerebbe osare con i colori, ma hai paura di sbagliare? Ogni volta che si tratta di scegliere un colore, ti senti bloccatə? Hai paura di stancarti in fretta, di investire tempo e denaro in una scelta che non regge nel tempo, di fare un pastrocchio e di creare un ambiente confusionario.
Così rimandi, semplifichi e tendi a scegliere colori neutri, perché ti sembrano quelli più sicuri.
Scegliere i colori in casa, però, non è solo una questione di coraggio. È una questione di metodo, consapevolezza e strumenti giusti.
Ciao, sono Federica, home stylist e interior blogger.
In altre parole, supporto le persone come te a creare una casa che le rappresenti.
Come scegliere i colori in casa? Basi e checklist di errori comuni
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Quando si parla di colori, il primo errore è pensare in termini di “bello” o “brutto”.
Non esistono colori belli o brutti in assoluto, ma colori giusti per te e per la tua casa.
In realtà, esistono colori coerenti e colori fuori contesto. Colori che dialogano con lo spazio e colori che appaiono fuori luogo. Colori che sostengono il tuo benessere e colori che non ti infastidiscono o, semplicemente, non ti rappresentano.
Se hai già sperimentato con il colore e questo ti ha stancatə subito è possibile che tu abbia commesso uno o più degli errori comuni che ti elenco qui di seguito.
Quel colore non era giusto per te, quindi non ti trasmetteva emozioni positive o, peggio, ti faceva sentire a disagio.
Il colore non era in armoniacon gli elementi fissi della casa: pavimenti, porte, infissi o arredi già presenti.
Haisottovalutato l’importanza di testare il colore sulle tue pareti prima dell’applicazione e il risultato si è rivelato evidentemente diverso da come ti aspettavi, deludente.
Il colore ha messo in evidenza disarmonie esistenti, invece di riequilibrarle. È possibile che fosse il colore giusto, ma che enfatizzasse degli abbinamenti sgradevoli di elementi già presenti in casa. Per esempio, molto spesso l’essenza di legno delle porte non è in armonia con il pavimento, o l’accostamento dei mobili è da rivedere. Può succedere anche che, una volta pitturate le pareti, salti all’occhio una disposizione degli arredi che non sta valorizzando l’ambiente.
Il colore è stato applicato nei punti sbagliati o con proporzioni sbilanciate. Hai dipinto solo una parete e ora la stanza sembra aver cambiato forma? Forse hai involontariamente creato un’illusione ottica e alterato la percezione dei volumi, rendendo lo spazio meno armonico.
Non è il colore, ma le quantità. Hai colorato tutte le pareti, ma hai un pavimento colorato e ora ti sembra che la stanza sia opprimente? Forse, hai sbagliato le dosi.
Ultimo e, forse, il più frequente: hai ignorato l’esposizione e l’intensità della luce naturale che entra dalle finestre della stanza, nelle diverse ore del giorno. La luce, infatti, ha una forte influenza sulla percezione del colore sulla parete.
Questa checklist, magari ti ha aperto gli occhi sul tuo tassello mancante per il colore perfetto, oppure ti sta facendo dire: “basta, troppo difficile, faccio tutto neutro”.
È vero, la gestione del colore in casa è complessa, altrimenti non ci sarebbero figure professionali dedite a sciogliere questi nodi, come la mia. La buona notizia è che hai due modi per riuscire a domarla:
appoggiandoti a una figura professionale per un progetto colore;
o in autonomia, acquisendo le tecniche e le informazioni che ti servono per usare correttamente il colore in casa.
Se acquisisci gli strumenti giusti, abbinare i colori in casa diventa un processo chiaro, divertente e sereno.
È proprio per questo che ho creato la Guida alla scelta dei colori in casa: un supporto pratico, pensato per chi non se la sente di delegare, ma desidera scegliere con sicurezza, evitando errori costosi e ripensamenti continui.
Prendere ispirazione da riviste, Instagram e Pinterest va bene, ma quelle immagini vanno lette con attenzione.
Spesso ciò che colpisce di uno spazio non è il singolo colore, bensì il tipo di contrasto, l’atmosfera generale, il rapporto tra luce e profondità.
Ognuno di noi ha un suo contrasto preferito:
prevalenza di tinte calde o fredde,
contrasti netti, determinati da colori chiari mescolati con colori scuri,
tinte semi chiare con semi scure, per un contrasto soft,
chiari con altri chiari, senza forti elementi di rottura,
o un’atmosfera profonda e a bassa luminosità.
Quando i colori e i contrasti giusti per te vengono applicati in casa, lo spazio cambia qualità.
Puoi vedere esempi di stanze trasformate con diverse palette di colori qui.“
Immagina di svegliarti ogni mattina in un luogo che ti rappresenta, in cui ti riconosci, che ti appaga, ti fa sentire bene e migliora il tuo benessere quotidiano. Un lusso, no?
Come si fa ad individuare con precisione i colori e i contrasti che funzionano davvero per te?
Se vuoi avere una conferma chiara di ciò che ti piace davvero e dei contrasti che senti più tuoi, senza continuare a restare bloccata nelle scelte, esiste uno strumento preciso: il RAH Test.
È un test scientifico, basato sulle neuroscienze, che utilizzo da tempo nel mio lavoro e che ho testato su molti clienti, riscontrandone l’effettiva validità.
Ti aiuta a capire quali colori sostengono il tuo benessere nel tempo e quali contrasti funzionano davvero per te, eliminando gran parte dei dubbi che rendono difficile scegliere.
Se fai il RAH test con me, ricevi, oltre ai tuoi colori felici, anche i codici colore NCS, palette già pronte e immagini di ispirazione create con l’intelligenza artificiale. Sono pensate per mostrarti come applicare i colori in casa in modo concreto e armonioso, senza dover interpretare o improvvisare. Puoi copiarle, adattarle e usarle come riferimento sicuro.
Non esiste un numero preciso. Le sfumature, anche quando appartengono allo stesso colore, possono e devono variare da stanza a stanza, per adattarsi alla luce naturale, ai materiali presenti e alla funzione degli ambienti.
Ciò che conta davvero è la presenza di un filo conduttore cromatico, riconoscibile e coerente.
Per esempio, i neutri delle tue stanze possono essere una costante, soprattutto i bianchi.
Scegli un bianco (caldo, freddo, puro) e mantienilo costante in tutta la casa (purché tu voglia avere elementi bianchi in casa, ovviamente).
Il tuo filo conduttore può essere anche un colore da ripetere in ogni stanza in diverse proporzioni.
Seguirai una costante stilistica, certo, ma dal punto di vista cromatico, l’obiettivo è un altro: passando da una stanza all’altra, non devi avere la sensazione di entrare in case diverse. La casa deve raccontarsi come un insieme armonico, continuo, ben orchestrato.
Questo approccio è fondamentale quando inizi a capire davvero come abbinare i colori in casa in modo consapevole.
Quanti colori deve avere la palette di una stanza?
Anche qui non esistono formule rigide. Il colore non risponde a regole matematiche, ma a equilibri visivi, proporzioni e relazioni.
Per semplificare e avere un riferimento pratico, puoi considerare una palette composta da tre a cinque colori.
Tuttavia, la differenza non la fa il numero, ma il modo in cui questi colori entrano nello spazio.
Conta dove li applichi, in che quantità e su quali superfici. Un colore usato nel punto giusto può valorizzare l’ambiente; lo stesso colore, applicato senza criterio, può creare confusione.
Molti errori negli abbinamenti colori casa nascono proprio da una gestione poco consapevole delle proporzioni, più che dalla scelta cromatica in sé.
In questo senso, una regola semplice ma molto efficace è quella del 60–30–10, che vedremo più avanti.
Se ho pavimenti di diversi colori in casa, devo usare colori diversi in ogni stanza?
Nelle case degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta è molto comune trovare pavimenti diversi in ogni ambiente: graniglie, marmi, cementine con cromie e disegni differenti. È una caratteristica affascinante, ma richiede attenzione.
I colori dei pavimenti devono entrare, necessariamente, nella palette generale della casa. Questo non significa replicarli ovunque, ma farli dialogare tra loro in modo consapevole.
Un esempio semplice: nella stanza con pavimento color terracotta puoi inserire un elemento che richiami il colore del pavimento del corridoio o della stanza che attraversi prima di entrarci. Un dettaglio, un materiale, un accento cromatico possono creare continuità visiva.
L’obiettivo è una armonia complessiva, percepibile anche nelle viste da una stanza all’altra.
Puoi usare colori diversi in ogni ambiente, sì, ma devi sempre costruire un filo conduttore. È questo che rende gli abbinamenti colori casa coerenti, eleganti e duraturi.
I colori da scegliere non sono solo quelli delle pareti.
Puoi avere una casa colorata anche se le tue pareti sono bianche, scegliendo, per esempio arredi, complementi e accessori colorati. Se hai un pavimento colorato, per esempio, non sempre dipingere tutte le pareti rappresenta una buona idea. L’armonia si raggiunge solo se i colori sono ben posizionati e bilanciati nell’ambiante.
La regola del 60 -30 -10 aiuta a distribuire i colori in modo equilibrato e leggibile:
il 60% è dedicato al colore dominante, quello che costruisce l’atmosfera;
il 30% al colore secondario, che sostiene e accompagna;
il 10% al colore di accento, più deciso e caratterizzante.
Non è una formula rigida, ma una guida preziosa per evitare eccessi e mantenere armonia. La trovi spiegata in modo dettagliato, con esempi concreti e facilmente replicabili, nella Guida alla scelta dei colori in casa.
Una volta individuati i tuoi colori felici e compresa la regola del 60–30–10, puoi iniziare a lavorare sugli abbinamenti colori casa in modo più consapevole. A questo punto il colore smette di essere un’intuizione fragile e diventa una scelta ragionata, coerente, replicabile.
Per capire davvero come abbinare i colori in casa, esistono strumenti semplici ma molto efficaci. Uno su tutti: la ruota dei colori.
La ruota dei colori: il cerchio di Itten spiegato in modo semplice
La ruota dei colori, conosciuta anche come cerchio di Itten, è uno strumento visivo che mostra le relazioni tra i colori. Basta comprenderne la logica per usarla con sicurezza. Se vuoi allenarti e sperimentare, qui trovi una ruota dei colori cartacea.
Colori complementari
Sono i colori opposti sulla ruota (per esempio blu e arancione, verde e rosso). Creano contrasto, energia e movimento. Funzionano bene perchè si enfatizzano a vicenda, ma se usati senza dosare con cura le proporzioni, risultano facilmente stancanti.
Colori analoghi
Sono colori vicini tra loro sulla ruota (per esempio verde, verde-blu e blu). Trasmettono armonia e continuità. Sono ideali se ami atmosfere coerenti e visivamente fluide e se ami in particolare una temperatura di colore (caldi oppure freddi).
Triade di colori
Coinvolgono tre coloridisposti a formare un triangolo. Funzionano molto bene se uno dei colori guida la palette e gli altri due entrano con discrezione. Richiedono più attenzione nell’abbinamento e nel bilanciamento della saturazione, ma danno grandi soddisfazioni in termini di carattere.
Questi schemi non sono regole rigide, ma mappe. Ti aiutano a orientarti quando inizi a costruire i tuoi abbinamenti colori casa senza andare a tentativi.
Alla ruota dei colori ho dedicato un intero capitolo, con tanti altri schemi cromatici, esempi pratici e render fatti da me, nella Guida alla scelta dei colori in casa.
Come scegliere i colori in base all’esposizione della stanza?
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La luce cambia i colori. Sempre. Questo è uno degli aspetti più sottovalutati quando si cerca di capire come scegliere i colori in casa.
A sinistra: il render di una stanza arredata con colori freddi, con esposizione a Sud. A destra: come apparirebbe la stessa stanza, se fosse esposta a Nord.
In Italia, durante la giornata, la luce naturale varia in modo piuttosto prevedibile.
Esposizione nord La luce è più fredda (bluastra), costante, ma mai diretta. I colori appaiono più smorzati e leggermente grigi. Un buon modo per combattere l’atmosfera fredda e spenta è scegliere tinte che non tendano al grigio, magari calde. Considera che un colore freddo diventerebbe ancora più freddo una volta applicato sulle pareti.
Esposizione sud La luce è intensa, diretta, calda per gran parte della giornata. I colori risultano più saturi e luminosi. Qui puoi permetterti anche tonalità più fredde o più scure, perché la luce le sostiene.
Esposizione est La luce è calda e morbida al mattino, più neutra nel resto della giornata. I colori chiari e delicati rendono molto bene, soprattutto se ami atmosfere luminose e leggere.
Esposizione ovest La luce diventa rossastra e intensa nel pomeriggio e alla sera. I colori si scaldano visivamente e acquisiscono profondità. Chiediti: come apparirà il colore che ho scelto con l’aggiunta del colore della luce rossastra del tramonto?
Quando scegli i colori, chiediti: in che fascia oraria trascorri più tempo in quella stanza? Questo può influenzare notevolmente la tua scelta.
Un colore che ami alla luce del mattino può non funzionare altrettanto bene di sera. Il colore giusto è quello che ti accompagna nei momenti in cui vivi davvero lo spazio. Se vuoi sapere come gestire al meglio il colore, a seconda dell’esposizione della tua stanza, qui trovi anche dei codici colore NCS già pronti, da testare.
Uno degli errori più frequenti negli abbinamenti tra pareti e arredi riguarda il sottotono. Spesso non viene considerato, ma fa una differenza enorme.
Ogni materiale ha un sottotono: caldo, freddo o neutro. Non solo, il sottotono corrisponde a un colore vero e proprio, che non può essere ignorato.
Quando abbini pareti e mobili:
osserva i materiali alla luce naturale (spegni la luce);
accosta i materiali dei tuoi mobili, del pavimento e di tutti gli elementi fissi, al campione di colore;
fai attenzione al mix di caldi e freddi.
Tenere conto del sottotono rende gli abbinamenti di materiali e colori coerenti, eleganti e intenzionali.
Capire questi meccanismi ti permette di scegliere con più sicurezza e di costruire palette che funzionano davvero, nel tempo e nella vita quotidiana.
Come scegliere il colore per le pareti?
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C’è una pratica molto comune che si mette in atto in fase di ristrutturazione o allestimento di una nuova casa: dare il colore alle pareti senza avere la più pallida idea di come si arrederanno gli spazi. Capire quali colori applicare e quali pareti o porzioni di pareti pitturare non può essere un atto isolato rispetto alla progettazione della disposizione degli arredi e alla scelta dei materiali e dei colori degli stessi. Se scegli il colore prima dell’arredamento, questo potrebbe anche risultare vincolante, il che è assurdo, considerando quanto sia semplice cambiare colore alle pareti, rispetto a sostituire tutti gli arredi.
È normale sentirsi sopraffatti da questa decisione, perché il colore può influenzare profondamente il tuo stato d’animo e la tua quotidianità.
Ecco una checklist utile per guidarti nella scelta.
Individua i tuoi colori felici. Sono quelli che ti fanno stare bene nel tempo, non solo al primo sguardo. Se fai fatica a riconoscerli con chiarezza, il RAH Test può aiutarti a mettere a fuoco colori e contrasti che funzionano davvero per te.
Con la tua palette in mano, seleziona un colore compatibile con la stanza. Chiediti se quel colore dialoga con gli arredi che hai già, con i materiali presenti e con l’atmosfera che desideri creare. Il colore giusto non sovrasta, accompagna.
Tieni conto della luce naturale. Osserva come entra nella stanza durante la giornata e come cambia. La luce può raffreddare, scaldare, spegnere o intensificare un colore. Ignorarla significa scegliere alla cieca.
Modula il colore in base allo spazio. Fatti preparare dal colorificio più campioni della stessa tonalità, più chiari o più profondi, e testali direttamente sulle pareti che vuoi dipingere. Guardali al mattino, nel pomeriggio e alla sera. È qui che il colore rivela la sua vera natura.
Non fermarti alle pareti. Il colore vive anche nei tessili e nei dettagli: tappeti, cuscini, tende, lampade, pouf, tavolini, quadri. Usa questi elementi per creare contrasti misurati, richiami cromatici e piccoli punti di ritmo visivo. Spesso è proprio questo gioco sottile a rendere l’insieme più interessante e personale.
Quando segui questi passaggi, il colore smette di essere una scelta azzardata e diventa uno strumento espressivo. Un alleato capace di trasformare la stanza e di rendere la casa più coerente, più viva, più tua.
Il decluttering dolce è un modo gentile e consapevole per fare spazio in casa senza stress. Fare decluttering può sembrare un’impresa faticosa, quasi una prova di forza. L’idea di dover decidere cosa tenere, cosa buttare, da dove iniziare, spesso paralizza ancora prima di cominciare. È per questo che molte persone rimandano, accumulano, si convincono che “non è il momento giusto”. Il decluttering dolce nasce proprio per questo: per fare spazio in casa senza stress, senza strappi e senza sensi di colpa.
Perché fare spazio spaventa più di quanto dovrebbe
Quando si parla di decluttering, il problema raramente è la casa. Quello che spaventa davvero è l’immaginario che si porta dietro: sacchi neri, decisioni drastiche, oggetti buttati in fretta, regole rigide da seguire. Un approccio che fa pensare che per fare spazio sia necessario rinunciare, soffrire o cambiare tutto insieme. Il decluttering dolce ribalta questa visione: non chiede di eliminare, ma di osservare; non impone velocità, ma consapevolezza. È un modo diverso di fare decluttering in casa, pensato per chi sente il bisogno di alleggerire, ma non vuole farlo con violenza.
Cos’è davvero il decluttering dolce (e cosa non è)
Il decluttering dolce non è minimalismo forzato, né una versione “più lenta” del buttare via. Non è tenere tutto, ma nemmeno liberarsi delle cose con violenza. È un approccio che mette al centro la persona, prima ancora degli oggetti. Fare spazio in questo modo significa ascoltare, osservare, capire cosa oggi ha senso restare e cosa no, senza giudizio. Il decluttering dolce non chiede decisioni immediate, ma consapevolezza. Non impone regole rigide, ma accompagna verso scelte più coerenti con la vita reale che stai vivendo adesso.
Da dove iniziare davvero (spoiler: non da tutta la casa)
Uno spazio semplice, come un cassetto della cucina, è perfetto per iniziare il decluttering dolce senza stress.
Nel decluttering dolce non si comincia mai dagli oggetti più carichi di significato. Libri, fotografie e ricordi personali richiedono tempo ed energia emotiva. Per questo è molto più efficace partire da spazi semplici e quotidiani, emotivamente neutri. Un cassetto del bagno, il cassetto delle posate o una piccola zona della cucina sono punti di partenza ideali per fare spazio senza sentirsi sopraffatti. Questi micro-spazi permettono di prendere confidenza con il processo e di fare scelte pratiche, senza giudizio. Qui non si decide cosa racconta la tua storia, ma cosa è utile oggi. È proprio questa semplicità che rende il primo passo accessibile e prepara, con naturalezza, ad affrontare in seguito anche gli spazi più delicati.
Il decluttering dolce come cambio di relazione con gli oggetti
Uno degli aspetti più fraintesi del decluttering è l’idea che riguardi solo gli oggetti. In realtà, soprattutto quando si sceglie un approccio dolce, il lavoro più profondo non è su ciò che si elimina, ma su come si guarda ciò che si possiede. Gli oggetti diventano spesso depositari di aspettative, sensi di colpa, promesse non mantenute, versioni di noi che non esistono più. È per questo che fare spazio può risultare emotivamente faticoso, anche quando si parte da cose apparentemente semplici.
Il decluttering dolce lavora proprio su questo livello: non chiede di “decidere in fretta”, ma di riconoscere che un oggetto può essere stato importante e non esserlo più. Che può aver avuto una funzione e averla esaurita. Che può rappresentare una fase della vita conclusa, senza che questo tolga valore a ciò che è stato. Fare spazio, in questo senso, non è cancellare il passato, ma fare posto al presente.
Perché buttare non è mai il vero obiettivo
Nel decluttering dolce l’eliminazione non è mai il fine ultimo. Buttare, donare o spostare sono conseguenze, non obiettivi. L’obiettivo reale è creare spazi che funzionino per la vita di oggi, non per quella che si aveva dieci anni fa o per quella che si immaginava di avere. Quando questo passaggio è chiaro, le decisioni diventano meno cariche e più lucide.
Molte persone restano bloccate perché sentono il peso della decisione definitiva. “Se lo tolgo, poi me ne pentirò”. Il decluttering dolce introduce invece la possibilità della scelta temporanea, del passaggio intermedio, del “non ora”. Questo abbassa la soglia di stress e permette di andare avanti senza sentirsi forzate. È un metodo che accetta l’ambivalenza e la normalizza, invece di combatterla.
Perché il decluttering dolce funziona (e dura di più)
Un altro elemento centrale del decluttering dolce è il ritmo. Non esiste una velocità giusta in assoluto, esiste una velocità sostenibile per chi vive quella casa. Lavorare troppo in fretta porta spesso a risultati apparentemente ordinati, ma fragili. Dopo qualche settimana tutto torna come prima, perché il processo non è stato interiorizzato.
Procedere con gradualità permette invece di consolidare le scelte, di osservare come cambia la quotidianità quando uno spazio è più leggero, di capire cosa funziona davvero. È in questo tempo di osservazione che il decluttering diventa stabile. Non perché si è “stati bravi”, ma perché si è costruito un equilibrio possibile.
Fare spazio, insieme
Fare spazio non è una questione di forza di volontà, ma di metodo. Il decluttering dolce ti permette di alleggerire la casa rispettando i tuoi tempi, senza strappi e senza sensi di colpa.
Se senti che è il momento di fare spazio, ma non sai da dove iniziare, possiamo parlarne insieme. Puoi prenotare una call conoscitiva, anche solo per fare chiarezza e capire se questo percorso è adatto a te.
A volte basta una conversazione giusta per iniziare nel modo giusto.
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Perché le case moderne hanno perso il colore? Un’analisi
tra estetica neutra, trend contemporanei e bisogno di rassicurazione.
Negli ultimi anni, osservando le case che popolano riviste, social e nuovi interventi residenziali, emerge un dato evidente: il colore si è nascosto. Non è scomparso del tutto, ma ha lasciato il centro della scena a palette sempre più neutre, morbide, desaturate. Beige, greige, sabbia, tortora, bianco caldo. Toni rassicuranti e difficilmente contestabili.
Il fatto che il colore Pantone 2026 sia Cloud Dancer – un bianco lattiginoso, sospeso, quasi impalpabile – sembra confermare questa direzione: un bisogno diffuso di quiete visiva, di ambienti che non disturbino, non prendano posizione, non affatichino.
Ma non è sempre stato così.
camera da letto Mary Gilliatt 1983
Quando le case avevano un colore (e non avevano paura di mostrarlo)
Se pensiamo agli interni degli anni ’70, ’80 e primi anni ‘90 il colore non era un accessorio: era struttura. Cucine verde oliva, bagni azzurro polvere o rosa cipria, divani e tappeti colorati, pareti rosso mattone, verde acido, blu o ocra, cuscini e poltrone dalle fantasie fiorate o geometriche. Anche negli interni più borghesi, il colore aveva un ruolo dichiarato, spesso identitario.
sala da pranzo anni ’70
Quelle case non cercavano la neutralità raccontavano il gusto di un’epoca, nel contempo, esprimevano un’idea di comfort più fisica e materica, accettavano l’idea che uno spazio potesse diventare fuori moda e lasciavano che la personalità e il gusto individuale prendesse forma.
Il colore non era pensato per essere eterno, ma coerente con il presente.
soggiorno contemporaneo dai toni neutri; credit photo: bo-laget
Le case di oggi: neutre, fluide, silenziose
Negli ultimi dieci anni l’estetica mainstream ha preso una direzione opposta. Gli interni contemporanei puntano su palette ridotte, materiali naturali o che li imitano e contrasti ridotti al minimo.
Il colore, quando c’è, è attenuato: salvia, cipria, terracotta chiaro, azzurro-grigio. Raramente saturi, quasi mai dominanti.
Non è solo una scelta di gusto. È una risposta sociale.
Oggi abbiamo a disposizione una varietà di colori e sfumature infinitamente più ampia rispetto al passato: potremmo scegliere qualsiasi tonalità. Eppure la casa contemporanea, nella sua forma più diffusa, decide di non farlo. Questo ci dice che la neutralità non nasce da un limite tecnico, ma da una scelta culturale ed economica, rassicurante e facilmente riproducibile.
La virata verso interni neutri, quindi, non è una conseguenza della mancanza di opzioni, ma il risultato di una preferenza condivisa.
Il minimalismo cromatico viene spesso venduto come consapevole, zen ed essenziale, ma può essere letto anche come riduzione dello stimolo, gestione dell’ansia, desiderio di ordine in un mondo instabile.
casa con soppalco anni ’70
Perché il neutro ci rassicura
Viviamo in un contesto iperconnesso, visivamente sovraccarico, iper tecnologico e socialmente instabile. La casa diventa allora un rifugio. E il neutro offre continuità, controllo e prevedibilità.
Un ambiente neutro non chiede attenzione, non stimola, non mette in discussione, non crea squilibri o contrasti. È uno sfondo calmo su cui proiettare una vita già complessa.
Il colore, al contrario, richiede uno sforzo in più riguardo la scelta, inoltre divide, espone al giudizio e richiede una presa di posizione chiara.
E oggi, più che mai, la casa è il luogo in cui sembra che nessuno (o quasi) voglia prendere posizione.
Dal punto di vista dell’interior design, il colore è diventato un rischio: quello di “sbagliare”, di fare una scelta non consapevole, di non piacere agli altri.
Il neutro, invece, è percepito come elegante, rilassante, non divisivo, non disturbante.
Non è un caso che molte ristrutturazioni partano da una base volutamente neutra, lasciando al colore il ruolo di dettaglio facilmente intercambiabile: un cuscino, una sedia, un quadro. Il colore non struttura più lo spazio, lo sfiora.
camera contemporanea dai toni neutri; credit photo: norban
Le case anni ’70–’80 oggi ci sembrano “datate” proprio a causa del colore. Questo ha generato una reazione quasi difensiva: progettare spazi che non invecchino mai.
Ma una casa che non invecchia è anche una casa che non racconta una storia, non prende posizione, non rischia mai. Il risultato è un’estetica molto curata, ma spesso intercambiabile, anonima e priva di personalità.
Inoltre, c’è un grosso errore alla base: attribuire al colore la responsabilità di rendere una casa datata è una semplificazione. Anche materiali, formati, decorazioni, grafiche e lavorazioni (sebbene neutre) raccontano il tempo in cui nascono: un gres effetto Calacatta, gres effetto cementine, una superficie cannettata o un dettaglio in oro rosa sono segnali forti di un trend, tanto futile quanto passeggero. E mentre un blu ottanio alle pareti può diventare terracotta con una mano di pittura, un pavimento di tendenza resta lì a ricordarci per anni il momento in cui è stato scelto.
cameretta dai toni neutri; credit photo: Giessegi
Infanzia color beige: il caso delle camere dei bambini
C’è un ambito in cui la perdita di colore diventa particolarmente evidente — e, forse, più delicata: quello dell’infanzia. Basta osservare la moda kids, le nursery e le camerette degli ultimi anni per accorgersene. Le palette dominanti ruotano quasi sempre intorno a beige, panna, al massimo salvia, menta, cipria, e altri toni polverosi. Toni morbidi, rassicuranti, perfettamente coordinabili con il resto della casa. Ma questa scelta non è solo estetica. Racconta qualcosa di più profondo.
Spesso è una proiezione del gusto adulto sul mondo dei bambini: spazi pensati per integrarsi con un interior ordinato e coerente, più che per stimolare l’immaginazione di chi li abita davvero. È anche una forma di controllo, una volontà — magari inconscia — di tenere a bada il caos, l’eccesso, l’imprevedibilità che il colore porta con sé.
Nella nostra cultura visiva contemporanea, i colori primari sono sempre più associati al disordine, alla rumorosità, a una sorta di “poca educazione estetica”. Come se rosso, blu e giallo fossero sinonimo di confusione, mentre la neutralità diventasse automaticamente segno di buon gusto, calma e maturità.
Eppure l’infanzia, per sua natura, è sperimentazione, contrasto, eccesso. Neutralizzarne i colori significa, in qualche modo, “addomesticarla” per renderla compatibile con un’estetica adulta, che fatica sempre di più a tollerare ciò che sfugge al controllo.
Esistono, naturalmente, studi di design, case d’autore e oggetti anche low cost che recuperano il colore in modo consapevole e intenzionale. Pensa agli interni firmati da India Mahdavi, che usano tinte sature (rosa confetto, verde bosco, blu profondo) come gesto identitario; o ancora Martino Gamper, Patricia Urquiola, Kelly Wearstler, Hugo Toro, ma anche tendenze pareti “Color Drenched”, una tecnica che consiste nel dipingere un’intera stanza (soffitto e mobili inclusi) in una singola tonalità di carattere.
Anche nel prodotto, il colore riemerge in nicchie precise: sedute iconiche, lampade-scultura, oggetti da collezione o limited edition. Pezzi pensati per essere accenti, dichiarazioni, non per costruire l’intero paesaggio domestico. Sono eccezioni controllate.
Nel quotidiano, però — nelle case reali degli ultimi dieci anni, soprattutto quelle che rispecchiano l’estetica millennial — domina un’idea di bellezza silenziosa, quasi “terapeutica”. Pareti chiare, pavimenti continui, palette ridotte al minimo. Una bellezza che non vuole stupire, ma calmare. Che non chiede attenzione, ma promette stabilità. In un mondo percepito come sempre più complesso e instabile, il neutro diventa una forma di rifugio visivo, una scelta che rassicura prima ancora di piacere.
Come scrive David Batchelor in Chromophobia, la cultura occidentale ha spesso visto il colore come qualcosa di accessorio, emotivo, potenzialmente disturbante rispetto alla forma. Oggi quella diffidenza sembra tradursi in una scelta abitativa precisa: meno stimoli, più controllo.
Forse non abbiamo perso il colore, ma lo stiamo rimandando
Il colore non è scomparso: è stato messo in pausa, in attesa di un contesto più stabile, più lento, meno esigente.
Finché la casa continuerà a essere il luogo in cui ci difendiamo dal mondo, è probabile che il neutro resti dominante. Quando torneremo a viverla come spazio di vita e di espressione – e non solo di protezione – forse il colore tornerà a occupare il centro della scena.
Quando si affrontano piccoli lavori in casa, spesso si cerca una soluzione pratica che non richieda trapani, chiodi o colle difficili da rimuovere. In questo contesto il nastro biadesivo rappresenta una delle alternative più semplici ed efficaci. È utile per fissare oggetti, appendere decorazioni, bloccare tappeti o realizzare progetti creativi, il tutto in modo pulito e veloce.
Tuttavia, scegliere il nastro biadesivo giusto non è sempre immediato. Esistono diverse tipologie, ognuna con caratteristiche specifiche pensate per esigenze differenti. In questa guida analizzeremo i principali fattori da considerare per fare una scelta consapevole e ottenere risultati duraturi nei lavori domestici.
Il tipo di superficie da fissare
Uno degli aspetti più importanti da valutare è la superficie su cui verrà applicato il nastro. Pareti lisce, vetro, metallo, plastica o legno richiedono adesivi differenti. Le superfici lisce e pulite garantiscono generalmente una migliore adesione, mentre quelle porose o irregolari possono necessitare di nastri più spessi o con una maggiore capacità di adattamento.
Ad esempio, per una parete leggermente ruvida o per il legno grezzo è consigliabile un nastro biadesivo in schiuma, capace di compensare le imperfezioni e garantire una presa più uniforme.
Il peso dell’oggetto da fissare
Non tutti i nastri biadesivi sono progettati per sostenere carichi elevati. Prima di applicarlo, è fondamentale valutare il peso dell’oggetto che si intende fissare. Decorazioni leggere, poster o piccoli accessori possono essere montati con nastri standard, mentre specchi, mensole leggere o quadri richiedono soluzioni più robuste.
Scegliere un nastro sottodimensionato può portare a distacchi improvvisi, con il rischio di danneggiare l’oggetto o la superficie sottostante.
L’ambiente di utilizzo
L’ambiente domestico influisce molto sulla resa del nastro biadesivo. Cucine e bagni, ad esempio, sono zone soggette a umidità e variazioni di temperatura. In questi casi è importante optare per nastri resistenti all’acqua e al calore, in grado di mantenere la loro adesione nel tempo.
In ambienti asciutti come soggiorni o camere da letto, invece, è possibile utilizzare nastri più leggeri, privilegiando la facilità di rimozione e l’aspetto estetico.
Facilità di rimozione e residui
Un altro fattore spesso sottovalutato è la rimozione del nastro. In casa capita frequentemente di cambiare disposizione degli arredi o delle decorazioni. Alcuni nastri biadesivi sono progettati per essere rimossi senza lasciare tracce, mentre altri garantiscono una tenuta più permanente.
Se l’obiettivo è un fissaggio temporaneo, meglio scegliere un prodotto che non lasci residui di colla e che non rovini la superficie, soprattutto su pareti verniciate o mobili delicati.
Affidarsi a prodotti di qualità
La qualità del nastro biadesivo è determinante per ottenere un risultato sicuro e duraturo. Un prodotto affidabile mantiene la sua adesione nel tempo, resiste agli agenti esterni e garantisce una tenuta uniforme.
Per approfondire la scelta del nastro biadesivo e valutare le diverse soluzioni disponibili per l’uso domestico, è utile consultare una gamma completa pensata per rispondere a esigenze differenti.
Conclusione
Il nastro biadesivo è uno strumento semplice ma estremamente versatile, capace di semplificare molti lavori in casa. Scegliere quello giusto significa considerare attentamente superficie, peso, ambiente e durata del fissaggio.
Con un po’ di attenzione e informazione, è possibile ottenere risultati pratici e duraturi, evitando errori comuni e migliorando la qualità dei propri interventi domestici. Un piccolo dettaglio, come il nastro biadesivo adatto, può davvero fare una grande differenza.
Benvenuti all’ultima “coffee break” della stagione, mentre ci prepariamo a brindare all’arrivo del 2026!
Noi di Cafelab Studio crediamo che ogni nuovo anno sia una tela bianca, in attesa di un tocco di eleganza e di una sferzata di energia creativa.
Il nostro biglietto d’auguri per quest’anno cattura esattamente questo sentimento: un calice da cocktail illustrato a mano, colmo di sfere da discoteca scintillanti, immerso in un sognante sfondo iridescente nei toni del viola e del rosa. Questa immagine rappresenta lo “scintillio” che cerchiamo di portare in ogni interno: un mix di celebrazione, luce e magia sofisticata.
Entrando nel 2026, non vediamo l’ora di condividere con voi nuove texture audaci, palette di colori radiosi e storie di design innovative. Che stiate pianificando una ristrutturazione completa o cerchiate quel singolo pezzo d’effetto, vi auguriamo che il vostro nuovo anno sia luminoso e gioioso come un calice pieno di sole e riflessi disco.
Dal nostro studio di design alle vostre case, vi auguriamo un 2026 brillante e impeccabile!
Felice Anno Nuovo 2026!
Cheers to 2026: Sparkling Inspiration for the New Year
Welcome to our final coffee break of the season as we prepare to toast the arrival of 2026!
At Cafelab Studio, we believe that every new year is a blank canvas, waiting for a touch of elegance and a burst of creative energy.
Our festive greeting card this year captures that exact sentiment: a whimsical, hand-painted cocktail glass filled with shimmering disco balls, set against a dreamy, iridescent purple and pink backdrop. This image represents the “sparkle” we strive to bring to every interior—a blend of celebration, light, and sophisticated magic.
As we move into 2026, we look forward to sharing more bold textures, radiant color palettes, and innovative design stories with you. Whether you are planning a complete home renovation or looking for that one perfect statement piece, may your new year be as bright and joyful as a glass full of sunshine and disco balls.
From our design studio to your home, we wish you a brilliant and impeccably designed New Year!
Immagina di svegliarti ogni giorno sapendo che il tuo lavoro è la massima espressione della tua passione.
Sei una professionista home stylist: trasformi gli spazi delle persone, portando bellezza e armonia nelle loro vite. E lo fai da casa tua o da uno spazio che ami, con la libertà di scegliere come e quando lavorare. Hai costruito qualcosa di tuo, che non solo riflette la tua creatività, ma che ti permette di vivere della tua passione, con clienti che apprezzano il tuo lavoro e lo stile unico che hai da offrire.
Avviare un business di home styling online può portarti proprio qui, a una carriera appagante e indipendente, ma richiede impegno e determinazione per affrontare alcune difficoltà che spesso nessuno racconta davvero.
Nessuno ti parla delle difficoltà reali
Questo articolo (e tutti quelli che fanno e faranno parte della categoria “Professione Home Stylist”) è dedicato alle home stylist professioniste o aspiranti tali. Se ti trovi qui, è molto probabile che tu faccia parte di quella ristretta cerchia di persone che desiderano vivere della propria passione.
Proprio come me.
Quando ho iniziato, vedevo online solo successi, feed perfetti, clienti ideali e risultati straordinari. Quello che non vedevo erano le paure, i dubbi, la solitudine, le difficoltà tecniche e mentali che stanno dietro a tutto questo.
E la verità è che non è sempre tutto oro quello che luccica, soprattutto online.
Quando ho cominciato non sapevo assolutamente nulla di marketing, comunicazione digitale o strategia. Mi sentivo spesso inadeguata, confusa e con la sensazione di essere “indietro” rispetto agli altri.
Se oggi ne parlo è perché so quanto può essere frustrante sentirsi sole in questo percorso.
Dove potresti arrivare se superi questi ostacoli
Immagina però di riuscire a superare queste difficoltà. Di sentirti finalmente sicura di quello che fai, di come ti mostri online e del valore che offri.
Immagina di attirare le persone giuste, clienti in sintonia con i tuoi valori, che non vedono l’ora di lavorare con te perché si riconoscono nel tuo stile.
Affrontare queste sfide non significa solo “resistere”, ma costruire basi solide per una carriera autentica, gratificante e sostenibile nel tempo.
Ed è proprio per questo che oggi voglio condividere con te le 5 difficoltà più grandi che ho incontrato nel mio percorso per diventare home stylist online e come le ho superate (o le sto tutt’ora superando).
Le 5 difficoltà più comuni per una home stylist online
Dal punto di vista visivo mi sentivo abbastanza sicura: fotografia e grafica facevano già parte del mio bagaglio. La vera difficoltà, però, era la scrittura. Mettere nero su bianco quello che avevo in testa, raccontare il mio lavoro e parlare di me mi metteva spesso in crisi. Avevo paura di non trovare le parole giuste o di non riuscire a trasmettere davvero il mio valore.
La soluzione che ha cambiato il mio modo di comunicare
Ho capito che scrivere non significava “saper scrivere bene”, ma saper raccontare. Ho iniziato a partire dalle mie esperienze, dalle emozioni e dalle conversazioni reali con le clienti.
Quando ho smesso di cercare la frase perfetta (quella scritta in modo formale e professionale) e ho iniziato a usare parole autentiche, la comunicazione è diventata più naturale, fluida e coerente con chi ero davvero.
Senza contare che mi sono sentita molto più libera di esprimermi, senza pensieri limitanti che mi bloccavano fin dalla prima frase e a eliminare del tutto la pura del foglio bianco.
Un consiglio per te
Se senti di avere difficoltà nella scrittura, nella fotografia o nella grafica, sappi che è normalissimo. Non devi essere perfetta in tutto.
Parti da quello che sai fare meglio e migliora il resto poco alla volta.
Puoi formarti, chiedere supporto o semplificare. Ciò che conta davvero è che i tuoi contenuti parlino di te e arrivino alle persone giuste, anche con piccoli passi.
All’inizio mi sembrava di parlare nel vuoto. Pubblicavo contenuti, ma avevo la sensazione di non essere vista davvero. In mezzo a tante home stylist e professioniste del settore, mi chiedevo spesso se ci fosse spazio anche per me, se il mio stile fosse abbastanza riconoscibile o interessante.
La soluzione che ha cambiato il mio modo di espormi
Ho smesso di cercare di piacere a tutti e ho iniziato a chiarirmi le idee su chi volevo attrarre davvero. Lavorare sul mio stile, sui miei valori e sul messaggio che volevo trasmettere mi ha aiutata a comunicare in modo più intenzionale.
Quando ho iniziato a mostrarmi con più consapevolezza, le persone giuste hanno iniziato ad arrivare.
Un consiglio per te
Se oggi ti senti invisibile o poco riconosciuta, non significa che tu non abbia valore.
Probabilmente hai solo bisogno di maggiore chiarezza.
Chiediti: a chi vuoi parlare? Che emozione vuoi trasmettere? Più il tuo messaggio è allineato a te, più sarà facile per il tuo pubblico riconoscerti e sceglierti.
3 • Gestire Aspetti Tecnici e Strategie di Marketing
All’inizio il mondo della comunicazione online era per me qualcosa di nuovo e, allo stesso tempo, un po’ intimidatorio. C’erano tanti strumenti, termini e dinamiche da comprendere e non sempre era facile capire da dove partire. Sentivo di dover imparare molto e questo, a volte, mi faceva sentire insicura.
La soluzione che ha cambiato il mio modo di vedere il marketing
Con il tempo ho scoperto che, in realtà, la comunicazione online mi affascinava profondamente. È diventata per me un modo per conoscere qualcosa di nuovo e anche una parte di me che non avevo mai davvero esplorato.
Il marketing mi ha permesso di unire ciò che ho sempre amato (come la fotografia e il mostrare qualcosa di bello) con la possibilità di esternare le mie conoscenze, le mie capacità e il mio modo di vedere le cose. Non era più solo “tecnica”, ma uno spazio creativo in cui raccontarmi.
Un consiglio per te
Se il marketing ti spaventa o ti sembra distante dal tuo lato creativo, prova a guardarlo da un’altra prospettiva. Non è solo strategia o numeri, ma anche racconto, immagine ed emozione.
Usalo come uno strumento per esprimerti, non come una gabbia. Potresti scoprire, proprio come è successo a me, un nuovo modo di valorizzare il tuo talento.
Sono una persona che, quando ha un’idea, sente il bisogno di concretizzarla subito. Questo mi portava ad accumulare continuamente nuove idee da realizzare, insieme ai progetti di arredo, senza mai fermarmi davvero. Avevo paura di perdere le intuizioni, di dimenticarle e quindi cercavo di metterle in pratica tutte e subito. Il risultato era solo confusione, sovraccarico mentale e, a volte, momenti di vero burnout.
La soluzione che ha cambiato il mio modo di lavorare
A un certo punto ho capito che non era il numero di idee il problema, ma il modo in cui le gestivo. Ho iniziato a mettere ordine, a fare una cosa alla volta e ad accettare che non tutto deve essere realizzato immediatamente. Organizzare, pianificare e darmi delle priorità mi ha permesso di ritrovare lucidità, energia e anche più piacere nel lavoro.
Un consiglio per te
Se anche tu sei una persona piena di idee, fermati un attimo e chiediti come puoi sostenerle senza esaurirti. Trova una tecnica che funzioni per te e trasformala in un’abitudine. La mia è diventata un vero mantra:
“Se non lo calendarizzo, non lo concretizzo.”
Scrivere, pianificare e dare tempo alle idee non le spegne, le rende solo più realizzabili.
Nel mio percorso di affiancamento c’è un intero modulo (il n.5) dedicato all’organizzazione, completo di calendario con tutorial e template stampabile per gestire le task giornaliere (come questo qui sotto).
5 • Mantenere alta la motivazione e superare i dubbi
I dubbi su me stessa non sono mai mancati. La paura di non essere abbastanza brava, di non meritare certi risultati o di stare sbagliando strada a volte mi ha fatta rallentare più di quanto avrei voluto.
La soluzione che continua a sostenermi
Ogni volta che mi sento in difficoltà, torno al mio perché. Mi ricordo cosa mi ha spinta a iniziare e guardo i passi che ho già fatto.
Celebrare anche i piccoli progressi mi aiuta a ritrovare fiducia e a non mollare nei momenti più delicati.
Un consiglio per te
Se oggi dubiti di te stessa, sappi che è normale. Non significa che stai sbagliando, ma che stai crescendo.
Fermati ogni tanto, guarda quanta strada hai già fatto e ricordati che costruire una carriera appagante è un percorso, non una corsa.
Il prossimo passo è tuo
Superare queste difficoltà non solo è possibile, ma è il primo passo per costruire una carriera che ti somigli davvero.
Se senti che questo percorso ti appartiene, continua a seguire il blog e gli altri contenuti di questa categoria: qui troverai strumenti, riflessioni e supporto reale per crescere come home stylist online, senza snaturarti.
Se vuoi, puoi anche scrivermi o raccontarmi a che punto sei del tuo percorso: condividere è spesso il primo passo per non sentirsi più sole.
Lezioni pratiche (registrate), fogli di lavoro e tutorial Canva. Tutto ciò che ti occorre per muovere i primi passi concreti verso la tua attività online e imparare a realizzare un progetto per le consulenze di arredo che offrirai alle tue clienti.
La Vigilia di Natale è il momento perfetto per starsene tranquilli a guardare
uno di quei vecchi film che riguardiamo ogni anno, regolarmente la sera di
Natale. Ecco una piccola playlist cinematografica pensata per chi ama
l’architettura e riconosce il potere degli spazi nel raccontare le storie.
Curiosamente, nei film ambientati a Natale, l’architettura è ben diversa
dall’immaginario della casetta con tetto spiovente e il caminetto scoppiettante
mentre fuori il paesaggio è ammantato dalla neve. L’architettura moderna non
cerca di essere accogliente, al contrario, mette in evidenza le contraddizioni
del nostro modo di abitare: il lavoro che invade il tempo libero, la città che
sostituisce la casa, la luce artificiale che prende il posto del focolare.
Ed è forse proprio per questo che funziona così bene.
Die Hard (1988)
Non esiste vigilia senza John McClane. Ma il vero co-protagonista è il Nakatomi
Plaza (nella realtà il Fox Plaza di Los Angeles). Questo grattacielo è il
simbolo del Late Modernism anni ’80: specchiato, freddo, inaccessibile. Qui il
Natale non si celebra in famiglia, ma al lavoro, durante un party aziendale
finito male. L’edificio è un labirinto verticale di acciaio e vetro che
rappresenta l’opulenza aziendale, trasformando l’ufficio nel campo di battaglia
definitivo.
Elf (2003)
Empire State Bilding – New York
In Elf la città è verticale, veloce, razionale. Buddy, cresciuto al Polo Nord,
si muove dentro uffici, grattacieli e spazi standardizzati che poco hanno a che
fare con l’idea tradizionale di casa. Il Natale emerge per contrasto, rendendo
evidente la distanza tra immaginario fiabesco e realtà urbana.
Scrooged (1988)
Il lavoro non si ferma nemmeno la Vigilia. Bill Murray è un Ebenezer
Scrooge televisivo che vive in un grattacielo che sembra una lama nera nel cuore
di Manhattan. L’edificio della IBC (che richiama le linee del Seagram Building
di Mies van der Rohe) è l’apoteosi dell’International Style. Minimalista,
rigoroso, privo di ornamenti. È l’architettura perfetta per rappresentare la
solitudine del potere: un Natale vissuto guardando la città dall’alto in basso,
dietro una parete di vetro.
Home Alone 2 (1990)
Quando Kevin McCallister si perde nella Grande Mela, dove va a cercare conforto?
Non in una casa, ma al Rockefeller Center. Questo complesso Art Déco diventa il
sostituto della “casa”. L’albero gigantesco e la pista di pattinaggio sono il
salotto pubblico di una società dove lo spazio privato si restringe e la magia
diventa un evento collettivo, illuminato da milioni di watt invece che da una
candela.
The Holiday – L’amore non va in vacanza (2006)
O’Hara House – Los Angeles
La casa del personaggio di Miles (Jack Black) è la celebre O’Hara House di
Richard Neutra. Modernismo californiano, trasparenze, continuità tra interno ed
esterno. Qui siamo a Silver Lake: linee orizzontali, vetrate a tutta altezza,
sistema domotico (che nel 2006 sembrava fantascienza). È la “casa macchina”
moderna: bellissima ma isolante. Il contrasto perfetto che ci insegna come il
calore umano, alla fine, debba essere importato dall’esterno.
Una poltrona per due (Trading Places, 1983)
Il classico natalizio per eccellenza, dove l’architettura non è certo moderna,
ma è fondamentale per il racconto. A Philadelphia compaiono la suggestiva
Rittenhouse Square, dove Valentine appare nella scena iniziale; la casa di
Winthorpe al 2014 Delancey Street; e il Curtis Institute of Music, che
rappresenta l’Heritage Club, luogo del primo incontro tra i due protagonisti. La
Fidelity Bank al 135 South Broad Street diventa invece la sede della banca Duke
and Duke.
A New York il film cattura una Manhattan in parte scomparsa: il World Trade
Center è visibile in diverse scene e il Greenwich Village fa da sfondo a varie
sequenze di strada. L’edificio più emblematico resta però il Park Avenue Armory
(643 Park Avenue, Upper East Side), indicato come Seventh Regiment Armory: qui
hanno sede gli uffici dei Duke & Duke. Con la sua architettura neogotica in
mattoni rossi di fine Ottocento, rappresenta perfettamente il potere economico e
sociale contro cui si muove la storia.
Forse amiamo questi film natalizi proprio perché sono onesti. Non fingono che il
mondo si fermi per le feste. Ci mostrano il Natale per quello che è diventato
oggi: una scintilla di calore che cerchiamo di proteggere all’interno di scatole
di vetro, cemento e frenesia urbana.
E voi, stasera dove vorreste essere? Davanti al camino di un cottage o con un
cocktail in mano all’ultimo piano del Nakatomi Plaza?
Buona visione e buone feste.
Christmas at the movies: forget Netflix fireplaces
Christmas Eve is the perfect moment to slow down and quietly watch one of those
old films we end up revisiting every single year, inevitably on Christmas night.
Here is a small cinematic playlist for those who love architecture and recognize
the power of space in shaping stories.
Interestingly, in films set at Christmas, architecture is very different from
the familiar imagery of a cozy pitched-roof cottage with a crackling fireplace
and snow-covered landscapes outside. Modern architecture does not try to be
welcoming. On the contrary, it highlights the contradictions of the way we live:
work invading free time, the city replacing the home, artificial light taking
the place of the hearth.
And perhaps that is exactly why it works so well.
Die Hard (1988)
There is no Christmas Eve without John McClane. But the real co-star is the
Nakatomi Plaza (in reality, Fox Plaza in Los Angeles). This skyscraper is a symbol
of 1980s Late Modernism: mirrored, cold, inaccessible. Here, Christmas is not
celebrated with family, but at work, during a corporate party gone terribly
wrong. The building is a vertical labyrinth of steel and glass that represents
corporate opulence, turning the office into the ultimate battlefield.
Elf (2003)
Empire State Building – New York
In *Elf*, the city is vertical, fast, rational. Buddy, raised at the North Pole,
moves through offices, skyscrapers and standardized spaces that have little to do
with the traditional idea of home. Christmas emerges through contrast, making
the distance between fairy-tale imagery and urban reality unmistakably clear.
Scrooged (1988)
Work does not stop, not even on Christmas Eve. Bill Murray plays a
television-era Ebenezer Scrooge who lives in a skyscraper that looks like a black
blade cutting through the heart of Manhattan. The IBC building (whose lines echo
the Seagram Building by Mies van der Rohe) is the apotheosis of the International
Style: minimalist, rigorous, stripped of ornament. It is the perfect
architecture to represent the loneliness of power—a Christmas spent looking
down on the city from above, behind a glass wall.
Home Alone 2 (1990)
When Kevin McCallister gets lost in the Big Apple, where does he go to find
comfort? Not to a house, but to Rockefeller Center. This Art Deco complex becomes
a substitute for “home.” The gigantic tree and the ice rink turn into the public
living room of a society in which private space shrinks and magic becomes a
collective event, illuminated by millions of watts instead of a single candle.
The Holiday (2006)
O’Hara House – Los Angeles
The house of Miles (Jack Black) is the famous O’Hara House by Richard Neutra.
Californian modernism, transparency, continuity between interior and exterior.
We are in Silver Lake: horizontal lines, floor-to-ceiling glass walls, a home
automation system that in 2006 felt like science fiction. It is the modern
“machine house”: beautiful, yet isolating. A perfect contrast that reminds us
that human warmth, in the end, often has to be imported from the outside.
Trading Places (1983)
The ultimate Christmas classic, where architecture is certainly not modern, yet
fundamental to the story. In Philadelphia we see the evocative Rittenhouse
Square, where Valentine appears in the opening scene; Winthorpe’s house at 2014
Delancey Street; and the Curtis Institute of Music, which stands in for the
Heritage Club, where the two protagonists meet for the first time. The Fidelity
Bank at 135 South Broad Street becomes the headquarters of Duke & Duke.
In New York, the film captures a Manhattan that has partly disappeared: the World
Trade Center is visible in several scenes, and the Greenwich Village provides the
setting for various street sequences. The most emblematic building, however, is
the Park Avenue Armory (643 Park Avenue, Upper East Side), referred to as the
Seventh Regiment Armory: this is where the offices of Duke & Duke are located.
With its late-19th-century red-brick Neo-Gothic architecture, it perfectly
embodies the economic and social power the story pushes against.
Perhaps we love these Christmas films precisely because they are honest. They do
not pretend that the world stops for the holidays. They show us Christmas for
what it has become today: a spark of warmth we try to protect inside boxes of
glass, concrete, and urban frenzy.
And you—where would you rather be tonight? In front of a cottage fireplace, or
cocktail in hand on the top floor of Nakatomi Plaza?