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Una rovina sul mare trasformata in rifugio: Casa Beata di Davide Andracco a Imperia
Nel centro storico ligure, un piccolo appartamento al mare rinato dall’abbandono attraverso un restauro chirurgico che fa della stratificazione storica la sua materia prima.
Un piccolo appartamento al mare strappato all’abbandono
Ci sono progetti in cui l’architettura smette di essere un atto di aggiunta e diventa, al contrario, un gesto di sottrazione rigorosa. Casa Beata, firmata dall’architetto genovese Davide Andracco nel cuore del centro storico di Imperia, è uno di questi. Un piccolo appartamento al mare strappato all’abbandono, riconsegnato alla vita con una precisione quasi chirurgica e una sensibilità che raramente si incontra nel panorama del restauro contemporaneo italiano.
Il cliente è svizzero. Questo piccolo appartamento al mare che ha scelto era, al momento dell’acquisto, tecnicamente inabitabile: muri fatiscenti, volumi irrisolti, un passato che pesava senza tuttavia offrire soluzioni immediate. Eppure proprio in quella condizione limite si è aperta la possibilità di un progetto radicale, capace di trasformare ogni vincolo in vocazione.
Il metodo di Andracco si fonda su un principio decoloniale rispetto alla storia dell’edificio: non sovrapporsi al passato, ma dialogarci. Le murature in pietra sono rimaste a vista, le volte in mattoni rossi del bagno conservano tutta la loro rugosità, le travi lignee del soffitto portano ancora i segni del tempo. Il contemporaneo si inserisce come strato distinto e leggibile — superfici in microcemento bianco, geometrie nette, metallo satinato — senza mai fingere continuità con ciò che era prima.
Il bagno: la volta originale in mattoni dialoga con superfici lisce e continue in microcemento. L’illuminazione integrata amplifica la profondità dello spazio.
Il segreto sotto il pavimento: storia e contemporaneo a confronto
La scoperta più straordinaria di questo piccolo appartamento al mare è stata quella di un bacino ipogeo sotto il pavimento dell’area abitativa, probabilmente utilizzato in origine per la raccolta dell’acqua piovana. In molti casi, un ritrovamento del genere viene semplicemente occultato sotto una soletta. Andracco ha scelto la strada opposta: il bacino è diventato il fulcro narrativo dell’intero progetto, visibile attraverso un pavimento strutturale in vetro sorretto da travi in legno che reinterpretano — in chiave contemporanea — la lastra originale. Il risultato è una sovrapposizione temporale che si cammina letteralmente sotto i piedi, senza alcun effetto scenografico di troppo.
«I vincoli non sono stati aggirati: sono stati trasformati in opportunità spaziali, in sequenze che ricordano le tavole impossibili di Escher.»
La sezione living: la scala minima che attraversa lo spazio, la cucina celata nell’ex ingresso principale, la complessità verticale tipica dei palazzi storici liguri.
Come Davide Andracco ha risolto la complessità verticale
La distribuzione degli spazi in questo piccolo appartamento al mare segue una logica verticale complessa, quasi labirintica, tipica dei tessuti edilizi medievali della Liguria. Una sequenza di scale minime collega i diversi livelli: una in particolare — metallica, apparentemente sospesa sopra il bacino — incarna con grande efficacia il concetto che percorre tutto il progetto, quello di purezza e leggerezza come condizione raggiunta, non come punto di partenza.
L’ex ingresso principale è stato riconvertito in cucina, inserita con discrezione grazie a geometrie bianche e handle-free che ne limitano il peso visivo. Un piccolo soppalco metallico amplifica ulteriormente la sensazione di sospensione. Ogni elemento su misura — il divano ricavato direttamente nella muratura, l’armadio integrato sotto il letto a soppalco — sottolinea il carattere sartoriale del progetto e la volontà di non sprecare un centimetro di spazio.
La cucina di Casa Beata: bianca, geometrica, incastrata tra la scala e il muro in pietra. I vasi in terracotta e i fiori gialli rompono il rigore cromatico con calore mediterraneo.
Materiali tono su tono, dettagli mediterranei
La tavolozza di Casa Beata è intenzionalmente contenuta: bianco, beige, pietra, legno naturale. Nessun materiale si prende la scena a discapito degli altri. I colori tono su tono evitano ogni protagonismo formale e amplificano invece l’intensità dello spazio, lasciando che siano le texture originali — la pietra grezza, il mattone cotto, il legno antico — a portare la complessità visiva. Gli unici tocchi cromatici sono affidati agli oggetti del quotidiano: i vasi in terracotta, i fiori gialli, una caffettiera blu, un oggetto trovato esposto come una scultura.
Il soggiorno di Casa Beata: travi in legno originali, colonne in pietra viva e la zona notte soppalcata. Ph. Davide Andracco Studio
Casa Beata: quando il piccolo appartamento al mare diventa manifesto
Il progetto Casa Beata è, in definitiva, un manifesto discreto sulla capacità dell’architettura di fare molto con poco. Un piccolo appartamento al mare che non cerca di sembrare grande, ma che è profondamente ricco: di storia, di luce, di invenzione spaziale. Davide Andracco dimostra che il rispetto per la memoria materiale e il design contemporaneo non sono in contraddizione — anzi, è proprio dalla loro tensione che nascono i progetti più memorabili.
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