1 Gennaio 2026 / / La Gatta Sul Tetto

Quando si affrontano piccoli lavori in casa, spesso si cerca una soluzione pratica che non richieda trapani, chiodi o colle difficili da rimuovere. In questo contesto il nastro biadesivo rappresenta una delle alternative più semplici ed efficaci. È utile per fissare oggetti, appendere decorazioni, bloccare tappeti o realizzare progetti creativi, il tutto in modo pulito e veloce.

nastro biadesivo

Tuttavia, scegliere il nastro biadesivo giusto non è sempre immediato. Esistono diverse tipologie, ognuna con caratteristiche specifiche pensate per esigenze differenti. In questa guida analizzeremo i principali fattori da considerare per fare una scelta consapevole e ottenere risultati duraturi nei lavori domestici.

Il tipo di superficie da fissare

Uno degli aspetti più importanti da valutare è la superficie su cui verrà applicato il nastro. Pareti lisce, vetro, metallo, plastica o legno richiedono adesivi differenti. Le superfici lisce e pulite garantiscono generalmente una migliore adesione, mentre quelle porose o irregolari possono necessitare di nastri più spessi o con una maggiore capacità di adattamento.

Ad esempio, per una parete leggermente ruvida o per il legno grezzo è consigliabile un nastro biadesivo in schiuma, capace di compensare le imperfezioni e garantire una presa più uniforme.

Il peso dell’oggetto da fissare

Non tutti i nastri biadesivi sono progettati per sostenere carichi elevati. Prima di applicarlo, è fondamentale valutare il peso dell’oggetto che si intende fissare. Decorazioni leggere, poster o piccoli accessori possono essere montati con nastri standard, mentre specchi, mensole leggere o quadri richiedono soluzioni più robuste.

Scegliere un nastro sottodimensionato può portare a distacchi improvvisi, con il rischio di danneggiare l’oggetto o la superficie sottostante.

L’ambiente di utilizzo

L’ambiente domestico influisce molto sulla resa del nastro biadesivo. Cucine e bagni, ad esempio, sono zone soggette a umidità e variazioni di temperatura. In questi casi è importante optare per nastri resistenti all’acqua e al calore, in grado di mantenere la loro adesione nel tempo.

In ambienti asciutti come soggiorni o camere da letto, invece, è possibile utilizzare nastri più leggeri, privilegiando la facilità di rimozione e l’aspetto estetico.

Facilità di rimozione e residui

Un altro fattore spesso sottovalutato è la rimozione del nastro. In casa capita frequentemente di cambiare disposizione degli arredi o delle decorazioni. Alcuni nastri biadesivi sono progettati per essere rimossi senza lasciare tracce, mentre altri garantiscono una tenuta più permanente.

Se l’obiettivo è un fissaggio temporaneo, meglio scegliere un prodotto che non lasci residui di colla e che non rovini la superficie, soprattutto su pareti verniciate o mobili delicati.

Affidarsi a prodotti di qualità

La qualità del nastro biadesivo è determinante per ottenere un risultato sicuro e duraturo. Un prodotto affidabile mantiene la sua adesione nel tempo, resiste agli agenti esterni e garantisce una tenuta uniforme.

Per approfondire la scelta del nastro biadesivo e valutare le diverse soluzioni disponibili per l’uso domestico, è utile consultare una gamma completa pensata per rispondere a esigenze differenti.

Conclusione

Il nastro biadesivo è uno strumento semplice ma estremamente versatile, capace di semplificare molti lavori in casa. Scegliere quello giusto significa considerare attentamente superficie, peso, ambiente e durata del fissaggio.

Con un po’ di attenzione e informazione, è possibile ottenere risultati pratici e duraturi, evitando errori comuni e migliorando la qualità dei propri interventi domestici. Un piccolo dettaglio, come il nastro biadesivo adatto, può davvero fare una grande differenza.

1 Gennaio 2026 / / Coffee Break

Benvenuti all’ultima “coffee break” della stagione, mentre ci prepariamo a brindare all’arrivo del 2026!

Noi di Cafelab Studio crediamo che ogni nuovo anno sia una tela bianca, in attesa di un tocco di eleganza e di una sferzata di energia creativa.

Il nostro biglietto d’auguri per quest’anno cattura esattamente questo sentimento: un calice da cocktail illustrato a mano, colmo di sfere da discoteca scintillanti, immerso in un sognante sfondo iridescente nei toni del viola e del rosa. Questa immagine rappresenta lo “scintillio” che cerchiamo di portare in ogni interno: un mix di celebrazione, luce e magia sofisticata.

Entrando nel 2026, non vediamo l’ora di condividere con voi nuove texture audaci, palette di colori radiosi e storie di design innovative. Che stiate pianificando una ristrutturazione completa o cerchiate quel singolo pezzo d’effetto, vi auguriamo che il vostro nuovo anno sia luminoso e gioioso come un calice pieno di sole e riflessi disco.

Dal nostro studio di design alle vostre case, vi auguriamo un 2026 brillante e impeccabile!

Felice Anno Nuovo 2026! 

Cheers to 2026: Sparkling Inspiration for the New Year

Welcome to our final coffee break of the season as we prepare to toast the arrival of 2026! 
At Cafelab Studio, we believe that every new year is a blank canvas, waiting for a touch of elegance and a burst of creative energy.
Our festive greeting card this year captures that exact sentiment: a whimsical, hand-painted cocktail glass filled with shimmering disco balls, set against a dreamy, iridescent purple and pink backdrop. This image represents the “sparkle” we strive to bring to every interior—a blend of celebration, light, and sophisticated magic.
As we move into 2026, we look forward to sharing more bold textures, radiant color palettes, and innovative design stories with you. Whether you are planning a complete home renovation or looking for that one perfect statement piece, may your new year be as bright and joyful as a glass full of sunshine and disco balls.
From our design studio to your home, we wish you a brilliant and impeccably designed New Year!
Happy New Year 2026!
31 Dicembre 2025 / / Romina Sita

Immagina di svegliarti ogni giorno sapendo che il tuo lavoro è la massima espressione della tua passione.

Sei una professionista home stylist: trasformi gli spazi delle persone, portando bellezza e armonia nelle loro vite. E lo fai da casa tua o da uno spazio che ami, con la libertà di scegliere come e quando lavorare. Hai costruito qualcosa di tuo, che non solo riflette la tua creatività, ma che ti permette di vivere della tua passione, con clienti che apprezzano il tuo lavoro e lo stile unico che hai da offrire.

Avviare un business di home styling online può portarti proprio qui, a una carriera appagante e indipendente, ma richiede impegno e determinazione per affrontare alcune difficoltà che spesso nessuno racconta davvero.

Nessuno ti parla delle difficoltà reali

Questo articolo (e tutti quelli che fanno e faranno parte della categoria “Professione Home Stylist”) è dedicato alle home stylist professioniste o aspiranti tali.
Se ti trovi qui, è molto probabile che tu faccia parte di quella ristretta cerchia di persone che desiderano vivere della propria passione.

Proprio come me.

Quando ho iniziato, vedevo online solo successi, feed perfetti, clienti ideali e risultati straordinari.
Quello che non vedevo erano le paure, i dubbi, la solitudine, le difficoltà tecniche e mentali che stanno dietro a tutto questo.

E la verità è che non è sempre tutto oro quello che luccica, soprattutto online.

Quando ho cominciato non sapevo assolutamente nulla di marketing, comunicazione digitale o strategia.
Mi sentivo spesso inadeguata, confusa e con la sensazione di essere “indietro” rispetto agli altri.

Se oggi ne parlo è perché so quanto può essere frustrante sentirsi sole in questo percorso.

Dove potresti arrivare se superi questi ostacoli

Immagina però di riuscire a superare queste difficoltà.
Di sentirti finalmente sicura di quello che fai, di come ti mostri online e del valore che offri.

Immagina di attirare le persone giuste, clienti in sintonia con i tuoi valori, che non vedono l’ora di lavorare con te perché si riconoscono nel tuo stile.

Affrontare queste sfide non significa solo “resistere”, ma costruire basi solide per una carriera autentica, gratificante e sostenibile nel tempo.

Ed è proprio per questo che oggi voglio condividere con te le 5 difficoltà più grandi che ho incontrato nel mio percorso per diventare home stylist online e come le ho superate (o le sto tutt’ora superando).

Le 5 difficoltà più comuni per una home stylist online

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Foto di Julia Ivanina su Unsplash

La difficoltà

Dal punto di vista visivo mi sentivo abbastanza sicura: fotografia e grafica facevano già parte del mio bagaglio.
La vera difficoltà, però, era la scrittura. Mettere nero su bianco quello che avevo in testa, raccontare il mio lavoro e parlare di me mi metteva spesso in crisi. Avevo paura di non trovare le parole giuste o di non riuscire a trasmettere davvero il mio valore.

La soluzione che ha cambiato il mio modo di comunicare

Ho capito che scrivere non significava “saper scrivere bene”, ma saper raccontare.
Ho iniziato a partire dalle mie esperienze, dalle emozioni e dalle conversazioni reali con le clienti.

Quando ho smesso di cercare la frase perfetta (quella scritta in modo formale e professionale) e ho iniziato a usare parole autentiche, la comunicazione è diventata più naturale, fluida e coerente con chi ero davvero.

Senza contare che mi sono sentita molto più libera di esprimermi, senza pensieri limitanti che mi bloccavano fin dalla prima frase e a eliminare del tutto la pura del foglio bianco.

Un consiglio per te

Se senti di avere difficoltà nella scrittura, nella fotografia o nella grafica, sappi che è normalissimo. Non devi essere perfetta in tutto.

Parti da quello che sai fare meglio e migliora il resto poco alla volta.

Puoi formarti, chiedere supporto o semplificare. Ciò che conta davvero è che i tuoi contenuti parlino di te e arrivino alle persone giuste, anche con piccoli passi.

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Foto di Vitaly Gariev su Unsplash

La difficoltà

All’inizio mi sembrava di parlare nel vuoto. Pubblicavo contenuti, ma avevo la sensazione di non essere vista davvero. In mezzo a tante home stylist e professioniste del settore, mi chiedevo spesso se ci fosse spazio anche per me, se il mio stile fosse abbastanza riconoscibile o interessante.

La soluzione che ha cambiato il mio modo di espormi

Ho smesso di cercare di piacere a tutti e ho iniziato a chiarirmi le idee su chi volevo attrarre davvero. Lavorare sul mio stile, sui miei valori e sul messaggio che volevo trasmettere mi ha aiutata a comunicare in modo più intenzionale.

Quando ho iniziato a mostrarmi con più consapevolezza, le persone giuste hanno iniziato ad arrivare.

Un consiglio per te

Se oggi ti senti invisibile o poco riconosciuta, non significa che tu non abbia valore.

Probabilmente hai solo bisogno di maggiore chiarezza.

Chiediti: a chi vuoi parlare? Che emozione vuoi trasmettere? Più il tuo messaggio è allineato a te, più sarà facile per il tuo pubblico riconoscerti e sceglierti.

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Foto di Peter Olexa su Unsplash

La difficoltà

All’inizio il mondo della comunicazione online era per me qualcosa di nuovo e, allo stesso tempo, un po’ intimidatorio. C’erano tanti strumenti, termini e dinamiche da comprendere e non sempre era facile capire da dove partire. Sentivo di dover imparare molto e questo, a volte, mi faceva sentire insicura.

La soluzione che ha cambiato il mio modo di vedere il marketing

Con il tempo ho scoperto che, in realtà, la comunicazione online mi affascinava profondamente. È diventata per me un modo per conoscere qualcosa di nuovo e anche una parte di me che non avevo mai davvero esplorato.

Il marketing mi ha permesso di unire ciò che ho sempre amato (come la fotografia e il mostrare qualcosa di bello) con la possibilità di esternare le mie conoscenze, le mie capacità e il mio modo di vedere le cose. Non era più solo “tecnica”, ma uno spazio creativo in cui raccontarmi.

Un consiglio per te

Se il marketing ti spaventa o ti sembra distante dal tuo lato creativo, prova a guardarlo da un’altra prospettiva. Non è solo strategia o numeri, ma anche racconto, immagine ed emozione.

Usalo come uno strumento per esprimerti, non come una gabbia.
Potresti scoprire, proprio come è successo a me, un nuovo modo di valorizzare il tuo talento.

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Foto di Vitaly Gariev su Unsplash

La difficoltà

Sono una persona che, quando ha un’idea, sente il bisogno di concretizzarla subito.
Questo mi portava ad accumulare continuamente nuove idee da realizzare, insieme ai progetti di arredo, senza mai fermarmi davvero. Avevo paura di perdere le intuizioni, di dimenticarle e quindi cercavo di metterle in pratica tutte e subito.
Il risultato era solo confusione, sovraccarico mentale e, a volte, momenti di vero burnout.

La soluzione che ha cambiato il mio modo di lavorare

A un certo punto ho capito che non era il numero di idee il problema, ma il modo in cui le gestivo. Ho iniziato a mettere ordine, a fare una cosa alla volta e ad accettare che non tutto deve essere realizzato immediatamente. Organizzare, pianificare e darmi delle priorità mi ha permesso di ritrovare lucidità, energia e anche più piacere nel lavoro.

Un consiglio per te

Se anche tu sei una persona piena di idee, fermati un attimo e chiediti come puoi sostenerle senza esaurirti. Trova una tecnica che funzioni per te e trasformala in un’abitudine. La mia è diventata un vero mantra:

“Se non lo calendarizzo, non lo concretizzo.”

Scrivere, pianificare e dare tempo alle idee non le spegne, le rende solo più realizzabili.

Nel mio percorso di affiancamento c’è un intero modulo (il n.5) dedicato all’organizzazione,
completo di calendario con tutorial e template stampabile per gestire le task giornaliere (come questo qui sotto).

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Foto di Helena Lopes su Unsplash

La difficoltà

I dubbi su me stessa non sono mai mancati.
La paura di non essere abbastanza brava, di non meritare certi risultati o di stare sbagliando strada a volte mi ha fatta rallentare più di quanto avrei voluto.

La soluzione che continua a sostenermi

Ogni volta che mi sento in difficoltà, torno al mio perché. Mi ricordo cosa mi ha spinta a iniziare e guardo i passi che ho già fatto.

Celebrare anche i piccoli progressi mi aiuta a ritrovare fiducia e a non mollare nei momenti più delicati.

Un consiglio per te

Se oggi dubiti di te stessa, sappi che è normale. Non significa che stai sbagliando, ma che stai crescendo.

Fermati ogni tanto, guarda quanta strada hai già fatto e ricordati che costruire una carriera appagante è un percorso, non una corsa.

Il prossimo passo è tuo

Superare queste difficoltà non solo è possibile, ma è il primo passo per costruire una carriera che ti somigli davvero.

Se senti che questo percorso ti appartiene, continua a seguire il blog e gli altri contenuti di questa categoria: qui troverai strumenti, riflessioni e supporto reale per crescere come home stylist online, senza snaturarti.

Se vuoi, puoi anche scrivermi o raccontarmi a che punto sei del tuo percorso: condividere è spesso il primo passo per non sentirsi più sole.

Se questo articolo ti è piaciuto, allora amerai:

PACCHETTO SERVIZIO DI HOME STYLING

Lezioni pratiche (registrate), fogli di lavoro e tutorial Canva.
Tutto ciò che ti occorre per muovere i primi passi concreti verso la tua attività online
e imparare a realizzare un progetto per le consulenze di arredo che offrirai alle tue clienti.

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LO VOGLIO!

L’articolo 5 difficoltà che potresti incontrare se stai diventando home stylist online (e come superarle senza sentirti sola) sembra essere il primo su Romina Sita.

31 Dicembre 2025 / / Laura Home Planner

Dove posso trovare idee di arredamento?

Sembra una domanda semplice e dalla risposta scontata, ma non è così.

Ogni giorno le persone cercano ispirazione d’arredamento e si domandano ” Dove posso trovare idee di arredamento ?

Si naviga un pò su internet, si cercano ispirazioni sui vari social,

e spesso si chiede aiuto al’ intelligenza artificiale..

Ma molte volte non si esce soddisfatti da questa ricerca ,

perché?

Perché spesso non si cercano idee di arredamento,

si desiderano soluzioni facili e veloci,

per cosa?

  • per rinnovare casa,
  • cambiare look alle pareti,
  • sentire la casa più bella e accogliente.

ecc..

Ma cercare risposte alla domanda ” Dove posso trovare idee di arredamento? ”

non può davvero aiutare in tutto questo.

Dove posso trovare idee di arredamento? Ecco dove cercare:

Sembrerà una risposta di parte,

(ma credetemi non lo è).

Se davvero state cercando riscontri alla domanda : Dove posso trovare idee di arredamento?

sappiate che potete trovarli chiedendo aiuto a chi se ne intende davvero,

credetemi,

io stessa, che progetto e studio gli interni di case e spazi commerciali, amo navigare sui social,

guardare le case pubblicate sulle mie riviste d’arredamento preferite e tanto altro ancora,

ma la mia non è una ricerca,

molte persone in realtà, quando cercano idee di arredamento, stanno ad esempio reclamando aiuto per sistemare un angolo buio della casa,

oppure non sanno come abbellire una parete ,

o ancora vorrebbero posizionare una cabina armadio in casa e non sanno dove.

Il punto è proprio questo,

dietro alla domanda “Dove posso trovare idee di arredamento? ” spesso ci sono altre 100 domande.

Dunque,

con questo articolo proverò a rispondere ad alcune delle tante domande che si trovano dietro alla semplice

” Dove posso trovare idee di arredamento? ”

Dove posso trovare idee di arredamento? Voglio cambiare look ho la casa troppo classica.

Questa potrebbe essere una delle domande che si nasconde dietro alla ricerca di idee :

Voglio cambiare look perché ho la casa troppo classica, come posso fare?

La casa troppo classica e la voglia di cambiare look vanno spesso di pari passo,

le tendenze cambiano,

cambiamo noi,

ed i colori, i tessuti, le decorazioni e tutto ciò che forma la casa non piace più,

quindi ,

si cercano idee per cambiare.

La prima azione da fare è scattare qualche foto all’ambiente che non ci convince,

perché?

perché spesso una foto ci fa vedere con occhi diversi quello a cui siamo abituati ogni giorno.

insomma,

è più facile trovare i difetti guardando da fuori.

La seconda cosa da fare è osservare la luce ed i colori che rendono la casa così classica.

Molto spesso lo stile classico è definito tale dal cliente perché è formato da colori scuri..

dunque si può pensare a dare un tocco di luce e di colore.

A volte non servono lavori estremi,

Si può cambiare il colore delle pareti, si aggiunge un tappeto chiaro

oppure si cambia il rivestimento del divano e si inseriscono delle stampe moderne su una parete.

Pero´,

tutti questi cambiamenti devono essere fatti con criterio,

e non a caso,

dietro magnifici cambiamenti e splendide case che si trovano sui vari social,

ci sono le mani di interior designer , studi di progettazioni, home plannig..

Dove posso trovare idee di arredamento? Non so come sfruttare l’ingresso

L’ingresso e`uno degli ambienti della casa che spesso e volentiere non e` considerato una stanza,

lungo e stretto,

piccolo e buio,

in condivisione con la zona soggiorno,

insomma,

e` spesso oggetto di polemiche e contrasti.

Frequentemente si lascia li un po´cosi`, al caso,

in balia di quello che verra´,

ma e`davvero sbagliato,

non smettero´mai di dirlo ai miei clienti,

l’ingresso e`l’invito,

la prima impressione,

e non va trascurato.

Dunque,

se vi state chiedendo dove posso trovare idee di arredamento? Voglio rinnovare l’ingresso ,

vi do qualche dritta.

Primo:

Non lasciate mai scarpe e ciabatte in entrata ,

trovare la soluzione per riporre le scarpe e`la prima cosa da fare,

lo stesso vale per borse buttate per terra in entrata e chiavi lanciate da qualche parte.

Organizzazione

e`la parola d’ordine per avere un entrata invitante.

Non tutti possono permettersi di stravolgere casa e affrontare grandi cambiamenti,

ma la soluzione alle scarpe si puo´trovare anche in maniera economica.

Seconda dritta

Osservate la luce,

spesso il problema dell’ingresso e`che viene trascurata la luce,

non c’è una finestra che fa filtrare la luce naturale?

nessun problema aggiungete delle luci artificiali.

Non so quale stile d’arredamento scegliere come faccio?

Altra questione delicata,

scegliere lo stile d’arredamento per qualcuno e`davvero un problema.

  • Classico ma non troppo
  • minimalista ma piu´colorato
  • boho ma piu´riustico.

I social sono pieni di immagini fantastiche,

ma e`importante riconoscere lo stile che piu´ci appartiene.

Per questo motivo e`bene partire dai colori.

Definire la palette e farsi creare una moodboard con i materiali , le tonalita` e le immagini ,

e`il primo passo per avere le idee chiare.

I miei consigli:

Il mio primo consiglio e´ quello di non avere fretta,

prenedete del tempo per capire bene cosa state davvero cercando,

e soprattutto

datevi un budget .

Il mio secondo consiglio e`quello di non riempirvi di troppe immagini,

prima di cercare idee di arredamento,

definite quali sono i colori, le forme ed i materiali che vi emozionano.

Infine,

non comprate qualcosa solo per la voglia di cambiare,

butterete dei soldi.

Un vaso comprato a caso,

una lampada perche`tanto costa poco,

non e`questo che vi aiutera´.

L’articolo Dove posso trovare idee di arredamento? proviene da Laura Home Planner.

29 Dicembre 2025 / / Coffee Break


La Vigilia di Natale è il momento perfetto per starsene tranquilli a guardare
uno di quei vecchi film che riguardiamo ogni anno, regolarmente la sera di
Natale. Ecco una piccola playlist cinematografica pensata per chi ama
l’architettura e riconosce il potere degli spazi nel raccontare le storie.

Curiosamente, nei film ambientati a Natale, l’architettura è ben diversa
dall’immaginario della casetta con tetto spiovente e il caminetto scoppiettante
mentre fuori il paesaggio è ammantato dalla neve. L’architettura moderna non
cerca di essere accogliente, al contrario, mette in evidenza le contraddizioni
del nostro modo di abitare: il lavoro che invade il tempo libero, la città che
sostituisce la casa, la luce artificiale che prende il posto del focolare.

Ed è forse proprio per questo che funziona così bene.

Die Hard (1988)

Non esiste vigilia senza John McClane. Ma il vero co-protagonista è il Nakatomi
Plaza (nella realtà il Fox Plaza di Los Angeles). Questo grattacielo è il
simbolo del Late Modernism anni ’80: specchiato, freddo, inaccessibile. Qui il
Natale non si celebra in famiglia, ma al lavoro, durante un party aziendale
finito male. L’edificio è un labirinto verticale di acciaio e vetro che
rappresenta l’opulenza aziendale, trasformando l’ufficio nel campo di battaglia
definitivo.

Elf (2003)

Empire State Bilding – New York
In Elf la città è verticale, veloce, razionale. Buddy, cresciuto al Polo Nord,
si muove dentro uffici, grattacieli e spazi standardizzati che poco hanno a che
fare con l’idea tradizionale di casa. Il Natale emerge per contrasto, rendendo
evidente la distanza tra immaginario fiabesco e realtà urbana.

Scrooged (1988)

Il lavoro non si ferma nemmeno la Vigilia.
Bill Murray è un Ebenezer
Scrooge televisivo che vive in un grattacielo che sembra una lama nera nel cuore
di Manhattan. L’edificio della IBC (che richiama le linee del Seagram Building
di Mies van der Rohe) è l’apoteosi dell’International Style. Minimalista,
rigoroso, privo di ornamenti. È l’architettura perfetta per rappresentare la
solitudine del potere: un Natale vissuto guardando la città dall’alto in basso,
dietro una parete di vetro.

Home Alone 2 (1990)

Quando Kevin McCallister si perde nella Grande Mela, dove va a cercare conforto?
Non in una casa, ma al Rockefeller Center. Questo complesso Art Déco diventa il
sostituto della “casa”. L’albero gigantesco e la pista di pattinaggio sono il
salotto pubblico di una società dove lo spazio privato si restringe e la magia
diventa un evento collettivo, illuminato da milioni di watt invece che da una
candela.

The Holiday – L’amore non va in vacanza (2006)

O’Hara House – Los Angeles
La casa del personaggio di Miles (Jack Black) è la celebre O’Hara House di
Richard Neutra. Modernismo californiano, trasparenze, continuità tra interno ed
esterno. Qui siamo a Silver Lake: linee orizzontali, vetrate a tutta altezza,
sistema domotico (che nel 2006 sembrava fantascienza). È la “casa macchina”
moderna: bellissima ma isolante. Il contrasto perfetto che ci insegna come il
calore umano, alla fine, debba essere importato dall’esterno.

Una poltrona per due (Trading Places, 1983)

Il classico natalizio per eccellenza, dove l’architettura non è certo moderna,
ma è fondamentale per il racconto. A Philadelphia compaiono la suggestiva
Rittenhouse Square, dove Valentine appare nella scena iniziale; la casa di
Winthorpe al 2014 Delancey Street; e il Curtis Institute of Music, che
rappresenta l’Heritage Club, luogo del primo incontro tra i due protagonisti. La
Fidelity Bank al 135 South Broad Street diventa invece la sede della banca Duke
and Duke.

A New York il film cattura una Manhattan in parte scomparsa: il World Trade
Center è visibile in diverse scene e il Greenwich Village fa da sfondo a varie
sequenze di strada. L’edificio più emblematico resta però il Park Avenue Armory
(643 Park Avenue, Upper East Side), indicato come Seventh Regiment Armory: qui
hanno sede gli uffici dei Duke & Duke. Con la sua architettura neogotica in
mattoni rossi di fine Ottocento, rappresenta perfettamente il potere economico e
sociale contro cui si muove la storia.

Forse amiamo questi film natalizi proprio perché sono onesti. Non fingono che il
mondo si fermi per le feste. Ci mostrano il Natale per quello che è diventato
oggi: una scintilla di calore che cerchiamo di proteggere all’interno di scatole
di vetro, cemento e frenesia urbana.

E voi, stasera dove vorreste essere? Davanti al camino di un cottage o con un
cocktail in mano all’ultimo piano del Nakatomi Plaza?

Buona visione e buone feste.

Christmas at the movies: forget Netflix fireplaces

Christmas Eve is the perfect moment to slow down and quietly watch one of those
old films we end up revisiting every single year, inevitably on Christmas night.
Here is a small cinematic playlist for those who love architecture and recognize
the power of space in shaping stories.

Interestingly, in films set at Christmas, architecture is very different from
the familiar imagery of a cozy pitched-roof cottage with a crackling fireplace
and snow-covered landscapes outside. Modern architecture does not try to be
welcoming. On the contrary, it highlights the contradictions of the way we live:
work invading free time, the city replacing the home, artificial light taking
the place of the hearth.

And perhaps that is exactly why it works so well.

Die Hard (1988)

There is no Christmas Eve without John McClane. But the real co-star is the
Nakatomi Plaza (in reality, Fox Plaza in Los Angeles). This skyscraper is a symbol
of 1980s Late Modernism: mirrored, cold, inaccessible. Here, Christmas is not
celebrated with family, but at work, during a corporate party gone terribly
wrong. The building is a vertical labyrinth of steel and glass that represents
corporate opulence, turning the office into the ultimate battlefield.

Elf (2003)

Empire State Building – New York
In *Elf*, the city is vertical, fast, rational. Buddy, raised at the North Pole,
moves through offices, skyscrapers and standardized spaces that have little to do
with the traditional idea of home. Christmas emerges through contrast, making
the distance between fairy-tale imagery and urban reality unmistakably clear.

Scrooged (1988)

Work does not stop, not even on Christmas Eve.
Bill Murray plays a
television-era Ebenezer Scrooge who lives in a skyscraper that looks like a black
blade cutting through the heart of Manhattan. The IBC building (whose lines echo
the Seagram Building by Mies van der Rohe) is the apotheosis of the International
Style: minimalist, rigorous, stripped of ornament. It is the perfect
architecture to represent the loneliness of power—a Christmas spent looking
down on the city from above, behind a glass wall.

Home Alone 2 (1990)

When Kevin McCallister gets lost in the Big Apple, where does he go to find
comfort? Not to a house, but to Rockefeller Center. This Art Deco complex becomes
a substitute for “home.” The gigantic tree and the ice rink turn into the public
living room of a society in which private space shrinks and magic becomes a
collective event, illuminated by millions of watts instead of a single candle.

The Holiday (2006)

O’Hara House – Los Angeles
The house of Miles (Jack Black) is the famous O’Hara House by Richard Neutra.
Californian modernism, transparency, continuity between interior and exterior.
We are in Silver Lake: horizontal lines, floor-to-ceiling glass walls, a home
automation system that in 2006 felt like science fiction. It is the modern
“machine house”: beautiful, yet isolating. A perfect contrast that reminds us
that human warmth, in the end, often has to be imported from the outside.

Trading Places (1983)

The ultimate Christmas classic, where architecture is certainly not modern, yet
fundamental to the story. In Philadelphia we see the evocative Rittenhouse
Square, where Valentine appears in the opening scene; Winthorpe’s house at 2014
Delancey Street; and the Curtis Institute of Music, which stands in for the
Heritage Club, where the two protagonists meet for the first time. The Fidelity
Bank at 135 South Broad Street becomes the headquarters of Duke & Duke.

In New York, the film captures a Manhattan that has partly disappeared: the World
Trade Center is visible in several scenes, and the Greenwich Village provides the
setting for various street sequences. The most emblematic building, however, is
the Park Avenue Armory (643 Park Avenue, Upper East Side), referred to as the
Seventh Regiment Armory: this is where the offices of Duke & Duke are located.
With its late-19th-century red-brick Neo-Gothic architecture, it perfectly
embodies the economic and social power the story pushes against.

Perhaps we love these Christmas films precisely because they are honest. They do
not pretend that the world stops for the holidays. They show us Christmas for
what it has become today: a spark of warmth we try to protect inside boxes of
glass, concrete, and urban frenzy.

And you—where would you rather be tonight? In front of a cottage fireplace, or
cocktail in hand on the top floor of Nakatomi Plaza?

Enjoy the films, and happy holidays.

29 Dicembre 2025 / / Coffee Break



Dimenticate per un attimo il rosso vibrante e l’oro scintillante, prendetevi
un momento…
Mentre il mondo corre verso le feste, noi vi invitiamo a
fermarvi.

Quest’anno l’estetica che ci emoziona sceglie di fare un passo indietro. È un
Natale fatto di toni avorio, burro e sabbia. Non è il bianco asettico del
minimalismo, ma un bianco caldo e materico: quello della lana grezza, della
porcellana fatta a mano e del lino vissuto.

Nel nostro ultimo post abbiamo parlato di Cloud Dancer e del bisogno di
silenzio visivo che caratterizzerà il 2026. Ma come si traduce questa
“sottrazione” nel momento più decorativo dell’anno? L’ultimo editoriale di
Zara Home
ci regala la risposta perfetta, dimostrando che il bianco non è un colore
freddo, se sappiamo come farlo parlare.

Materia e Luce: la ricetta del calore

Per rendere accogliente una casa “chiara”, Zara Home punta su due segreti:

Contrasti tattili: Se togliamo il colore, aggiungiamo consistenza.
Tovaglie stropicciate, vasi in ceramica artigianale e rami di pino lasciati al
naturale. La bellezza nasce dall’imperfezione.

La Luce come Architettura: Senza i toni scuri che assorbono, la luce
delle candele e dei camini rimbalza sulle pareti, avvolgendo le stanze in un
abbraccio morbido.

Il Vuoto è il Nuovo Decoro

In questo editoriale le stanze respirano. Non serve riempire ogni angolo per
sentirsi “in festa”. Spesso, una singola decorazione scelta con cura comunica
più lusso di mille addobbi seriali.

Il nostro consiglio? Quest’anno provate a togliere invece di aggiungere.
Schiarite i tessili e lasciate che la casa si riempia di pace. Il regalo più
grande per questo 2025 sarà, finalmente, un po’ di calma visiva


The White that Warms: A Christmas of Tactile Serenity

Forget for a moment the vibrant red and the glittering gold, take a
moment…
While the world rushes toward the holidays, we invite you to
slow down.

This year, the aesthetic that moves us chooses to take a step back. It is a
Christmas made of ivory, butter and sand tones. Not the aseptic white of
minimalism, but a warm, material white: that of raw wool, handmade porcelain
and time-worn linen.

In our latest post we talked about Cloud Dancer and the need for
visual silence that will define 2026. But how does this “subtraction”
translate into the most decorative moment of the year? The latest editorial
by
Zara Home
gives us the perfect answer, showing that white is not a cold color—if we
know how to let it speak.

Material and Light: the recipe for warmth

To make a “light” home feel welcoming, Zara Home focuses on two secrets:

Tactile contrasts: If we remove color, we add texture. Wrinkled
tablecloths, handmade ceramic vases and pine branches left in their natural
state. Beauty is born from imperfection.

Light as Architecture: Without dark tones to absorb it, candlelight
and fireplaces bounce off the walls, wrapping rooms in a soft embrace.

Emptiness Is the New Decor

In this editorial, rooms are allowed to breathe. There is no need to fill
every corner to feel “festive.” Often, a single carefully chosen decoration
conveys more luxury than a thousand mass-produced ornaments.

Our advice? This year, try removing instead of adding. Lighten textiles and
let your home fill with peace. The greatest gift for this 2025 will finally
be a bit of visual calm.

Immagini via Zara

29 Dicembre 2025 / / Coffee Break

C’è stato un momento, nell’ultimo anno, in cui abbiamo sentito tutti il
bisogno di nasconderci. Lo abbiamo fatto attraverso l’architettura d’interni:
abbiamo abbassato le luci, abbiamo dipinto i soffitti di color cioccolato,
abbiamo riempito le stanze di velluti color terracotta e legni scuri. Abbiamo
creato dei “bozzoli” per proteggerci dal rumore del mondo esterno. Il 2025 è
stato l’anno della terra, del Mocha Mousse, della densità materica.

Poi, qualcosa è scattato. O forse, si è semplicemente rotto.

La risposta al rumore non è più il rifugio, ma il silenzio. La scelta di
Pantone di eleggere
Cloud Dancer come colore dell’anno 2026
non è un semplice cambio di palette. È un segnale sociologico. Dopo esserci
riempiti di oggetti e colori saturi, siamo arrivati alla saturazione mentale.

Non è solo bianco

Molti clienti ci chiederanno: “Quindi torniamo al bianco?”
La risposta è complessa. Non stiamo tornando al bianco asettico e lucido del
minimalismo anni 2000. Cloud Dancer è un bianco che ha memoria. È la
differenza tra un foglio di carta per stampante e una pagina di cotone fatta a
mano.

Nel nostro studio stiamo già immaginando
come tradurre questo shock cromatico. Se fino a ieri lavoravamo per addizione (aggiungendo strati di colore) nel
2026 lavoreremo per sottrazione. Il beige e il sabbia non sono più base, ora
questi colori diventano gli accenti scuri su una base Cloud Dancer. I legni
non sono più noce canaletto o rovere termotrattato, ma tornano ad essenze
bionde, quasi sbiancate, tipiche del design scandinavo o
giapponese

Ma attenzione, togliere il colore significa dover aggiungere anima in
altri modi:

La luce come materiale: Senza colori scuri che assorbono, la luce
diventerà la vera protagonista, scolpendo i volumi.

L’imperfezione tattile: Useremo pietre naturali, intonaci in calce
rasata o argilla bianca, legni chiarissimi ma venati, trattati al naturale,
lini stropicciati, tessuti bouclé e lane grezze.
Il bianco 2026 deve
essere toccato, non solo guardato.

“Spazio” è il nuovo “Decor”

Nel trend massimalista del 2025, decorare significava riempire. Con l’arrivo
di Cloud Dancer, il vero lusso diventa il vuoto. Progettare pareti libere,
dove l’occhio può riposare, sarà la vera richiesta del mercato di fascia alta.

Il nostro consiglio?
Non abbiate fretta di ridipingere tutto. Il passaggio dai toni scuri al Cloud
Dancer può essere graduale.
Iniziate portando luce, schiarendo i tessili
e lasciando respirare gli angoli della casa.

2026: Why We Will Say Goodbye to Dark “Caves”


There was a moment, over the past year, when we all felt the need to hide.
We did so through interior architecture: we dimmed the lights, painted
ceilings chocolate brown, filled rooms with terracotta-colored velvets and
dark woods. We created “cocoons” to protect ourselves from the noise of the
outside world. 2025 was the year of earth tones, of Mocha Mousse, of
material density.

Then, something shifted. Or perhaps, it simply broke.

The answer to noise is no longer refuge, but silence. Pantone’s choice to
name
Cloud Dancer as the Color of the Year 2026
is not a simple change of palette. It is a sociological signal. After
surrounding ourselves with objects and saturated colors, we have reached
mental saturation.

It’s Not Just White

Many clients will ask us: “So, are we going back to white?”
The answer is complex. We are not returning to the sterile, glossy white of
early-2000s minimalism. Cloud Dancer is a white with memory. It is the
difference between a sheet of printer paper and a handmade cotton page.

In our studio, we are already imagining
how to translate this chromatic shock. If until yesterday we worked by addition (adding layers of color), in
2026 we will work by subtraction. Beige and sand are no longer the base;
they now become dark accents on a Cloud Dancer background. Woods are no
longer canaletto walnut or thermally treated oak, but return to blonde,
almost bleached species, typical of Scandinavian design or
Japanese
aesthetics.

But be careful: removing color means having to add soul in other
ways:

Light as a material: Without dark colors to absorb it, light will
become the true protagonist, sculpting volumes.

Tactile imperfection: We will use natural stones, skim-coated lime
plasters or white clay, very light but veined woods, treated naturally,
wrinkled linens, bouclé fabrics and raw wools.
The white of 2026 must
be touched, not just looked at.

“Space” Is the New “Decor”

In the maximalist trend of 2025, decorating meant filling. With the arrival
of Cloud Dancer, true luxury becomes emptiness. Designing free walls, where
the eye can rest, will be the real demand of the high-end market.

Our advice?
Don’t rush to repaint everything. The transition from dark tones to Cloud
Dancer can be gradual.
Start by bringing in light, brightening
textiles, and letting the corners of the home breathe.

29 Dicembre 2025 / / ChiccaCasa

Ogni anno, puntuale come il cambio stagione, torna lei, la fatidica domanda: “Che colori vanno di moda per la casa?”

Una domanda apparentemente innocua, curiosa, lecita.
Eppure, se parliamo di casa, quella vera, quella in cui vivi, ti rilassi, ti riconosci, è uno dei dubbi più fuorvianti e pericolosi che tu possa porti.

Oggi i migliori professionisti dell’interior design non inseguono le tendenze. Le ascoltano, le conoscono, ma se lavorano con cognizione di causa, si limitano a prenderne atto. L’obiettivo finale non è mai “creare interni alla moda”, ma dar vita a spazi che risuonano profondamente con chi li abita.

Ecco perché la vera tendenza per le pareti e per gli arredi colorati nel 2026 è un’altra: scegliere i colori in modo intenzionale e personale, partendo da sé.

Oggi non siamo più costretti a indovinare cosa ci piace o a seguire ciò che va di moda: esistono strumenti nuovi, come il RAH test, capaci di leggere le persone dall’interno, di intercettare sensibilità profonde e portare alla luce colori che spesso nemmeno sappiamo di amare.

Ascoltare le mode – o peggio, i consigli degli altri – è rischioso: sei tu che dovrai vivere in quella casa, ogni giorno.
Se un colore non ti risuona, non è un problema di design. È un problema di benessere.

Vediamo perché.

1) Le tendenze colore sono per la massa, tu sei speciale

Credits

Le tendenze nascono per funzionare su larga scala.
Devono piacere a molti, adattarsi a tanti contesti, essere facilmente replicabili. Il punto è proprio questo: sono pensate per la massa, non per te.

Se hai cercato su Google o su Pinterest cose come “colori di moda per pareti” o “colori arredamento 2026”, sarai entratə in un sistema che prova a dirti cosa dovrebbe funzionare per te.

Tu non sei una persona generica.
Hai una storia, una sensibilità, un modo tutto tuo di percepire lo spazio e il colore.

Scegliere i colori di casa solo perché vanno di moda significa rinunciare a ciò che ti rende unicə, per adattarti a uno standard impersonale.
Una casa così difficilmente sarà tua.

2) Colore dell’anno 2026? Se non risuona con te, quel colore diventa un incubo

Credits

Un colore può essere amatissimo su Instagram. Può essere inserito in tutti gli articoli e reels che parlano di colori di tendenza e comparire ovunque come soluzione “sicura”, ma se non ti appartiene, nel tempo diventa stancante, oppressivo, fastidioso.

Se con te non risuona, magari all’inizio ti convince. Poi inizi a evitarlo con lo sguardo. Infine ti chiedi perché, entrando in quella stanza, non ti senti mai davvero a tuo agio.

E non lo dico perchè mi attribuisco doti di preveggenza, ma perché tantə persone arrivano da me lamentando queste dinamiche, in cerca di una palette in grado di renderlə davvero fierə.

Se il colore non parla la tua lingua emotiva, influenza negativamente il tuo benessere in casa.

3) Più un colore è popolare, più invecchia in fretta (altro che casa moderna)

Credits Onecollection / House of Finn Juhl

I colori acclamati come super trendy invecchiano con una rapidità sconsolante. Lo abbiamo vissuto con il verde menta nel 2015, con il blu balena (colore tormentone del 2017) o con il color tortora di cui le pareti del soggiorno di mezza Italia sono tappezzate.

Quanto più li incontri – tra le pagine patinate delle riviste, negli showroom, nei reel o nei cataloghi – tanto più velocemente possono diventare, ai tuoi occhi, noiosi, banali e ridondanti.

È un meccanismo sottile, che funziona un po’ come il fenomeno dei tormentoni alla radio: possono entusiasmarti ai primi ascolti, ma poi inizi a sentirli ovunque fino al punto di ritenerli inascoltabili.
Questa sovraesposizione può persino farti odiare un colore che, genuinamente, hai sempre amato.

Cosa succede, quindi, se scegli i colori per la tua casa basandoti unicamente sui trend e sul colore dell’anno?
Potresti, ben presto, percepire la tua casa come anacronistica, obsoleta e spenta, malgrado la recente ristrutturazione.

I colori che ti rappresentano davvero non scadono mai. Non obbediscono al capriccioso calendario delle mode fugaci e richiamano i momenti felici del tuo vissuto, portandoti solo sensazioni positive.

C’è un altra questione da considerare: vuoi utilizzare i colori di tendenza per avere una casa contemporanea, ma sei davvero sicurə che il tuo stile personale sia proprio contemporaneo?

4) Ognuno reagisce ai colori in modo diverso: il tuo vissuto comanda

Credits

Il colore non è mai solo estetica: è memoria, emozione, esperienza.

Lo stesso punto di verde può essere rilassante per te e malinconico per me. Il beige può evocare calma o, al contrario, noia profonda, anche se viene suggerito dai media come colore luminoso e facile da abbinare.

Il tuo vissuto personale, spesso inconscio, comanda la reazione emotiva ai colori e questo nessuna tendenza pareti 2025 può prevederlo.

Copiare palette o abbinamenti di moda può portare a risultati completamente sbagliati, per te.

5) Non è detto che un colore di moda per la casa funzioni con i tuoi interni

Credits

C’è un altro grande assente quando si parla di tendenze: la tua casa e la sua unicità.

I colori in casa hanno il compito di creare un ambiente che ci rappresenti e che comunichi con gli elementi fissi della casa.
Con “elementi fissi” faccio riferimento al colore e al materiale di pavimenti, rivestimenti, finestre, porte, soffitti o pareti particolari.
Non solo: nella scelta di un colore è fondamentale considerare anche il contesto, il mood che si vuole creare e il colore della luce naturale che filtra dalle finestre, che può del tutto alterare la percezione di una tinta.
Un colore di moda può essere perfetto in una foto su Pinterest, ma apparire totalmente fuori luogo nella tua cucina o nel tuo corridoio.

Scegliere senza considerare gli elementi fissi e la luce naturale significa forzare l’equilibrio, invece di costruirlo.

Quando il colore non dialoga con ciò che già c’è, l’effetto finale è sempre disarmonico. Cosa te ne fai di un colore di moda, se non è in armonia con i tuoi spazi?

Come scegliere i colori per arredare casa?

Ormai ne sei consapevole: la risposta non è cercare l’ennesima lista di colori che vanno di moda per la casa, né rincorrere i colori di tendenza con un anno di anticipo.

La risposta è partire da te.

Il RAH test è uno strumento unico perché non si basa su gusti dichiarati o preferenze razionali, ma su come il cervello reagisce in modo spontaneo al colore.

Lavora su basi scientifiche – come l’associazione implicita e i processi cerebrali predittivi – e fa emergere i colori legati ai tuoi ricordi felici, quelli che la tua sfera emotiva riconosce come naturalmente “giusti per te”.

trova i tuoi colori felici

Si svolge interamente online, attraverso la selezione istintiva di immagini: non hai modo di pensare troppo o ragionare o scegliere cosa ti “conviene” selezionare. Proprio per questo, non si può barare. Se un colore ti appartiene davvero, il test lo intercetta, anche quando non lo avresti mai indicato a parole.

Il RAH test lavora su oltre 200 tinte utilizzate nell’interior design e ti restituisce una palette precisa dei tuoi colori felici, accompagnata da indicazioni sugli abbinamenti più armonici. Esiste anche una versione di coppia, pensata per costruire una palette condivisa, equilibrata e coerente per chi vive insieme la stessa casa.

I risultati non restano teorici: vengono elaborati da me per trasformarli in una guida concreta e replicabile per te, su come usare il colore negli spazi, come abbinare i tuoi colori tra loro e quali codici NCS comunicare in colorificio per ottenere tinte quanto più simili a quelle che ami.

In questo senso, il RAH test non è una moda né una scorciatoia. È una strada solida per scegliere colori che non stancano, non annoiano e non passano, ma continuano nel tempo a trasmetterti benessere e un profondo senso di appagamento.

28 Dicembre 2025 / / Laura Home Planner

Il corridoio è spesso lo spazio più trascurato della casa. Non è una stanza in cui ci si ferma, non è un luogo in cui si vive davvero, eppure è quello che attraversiamo ogni giorno, è il filo conduttore che collega l’esterno con l’interno della casa, è lo spazio che ci accoglie all’entrata. Quando si pensa a come arredare un corridoio lungo e stretto, la difficoltà è evidente:

  • pareti troppo vicine,
  • poco respiro visivo,
  • spesso poca luce naturale.

Il rischio è quello di creare un effetto “tunnel” che rende la casa più chiusa e meno accogliente,

dunque,

proprio per questo,

deve essere progettato con molta attenzione.

Perché un corridoio lungo e stretto sembra ancora più stretto

Un corridoio appare più soffocante di quello che è quando tutto corre nella stessa direzione:

pareti scure, linee verticali, una sola luce centrale che accompagna tutta la lunghezza,

tutto questo rafforza la percezione di passaggio stretto e infinito.

Quando si pensa a come arredare un corridoio lungo e stretto, l’obiettivo principale è interrompere questa linearità e creare ritmo visivo.

Ma quali sono le misure che rendono un corridoio davvero vivibile ?

Quando si parla di come arredare un corridoio lungo e stretto, le misure contano quanto lo stile.

Un corridoio è considerato funzionale quando la larghezza minima di passaggio è almeno 90 cm,

al di sotto di questa misura lo spazio inizia a risultare scomodo, soprattutto se ci sono porte che si aprono verso l’interno del corridoio.

perciò,

la profondità massima consigliata per gli arredi di un corridoio lungo e stretto meno di 90 cm, dovrebbero essere 20,25 cm,

così da mantenere almeno 65,70 cm di passaggio libero.

In un corridoio lungo e stretto, anche pochi centimetri fanno la differenza.

Ma quanto dovrebbe essere lungo un corridoio per sembrare equilibrato?

Un corridoio oltre i 6 metri viene percepito come molto lungo, soprattutto se è anche stretto,

in questi casi è ancora più importante spezzare la monotonia con un cambio leggero di colore, una nicchia, una porta vetrata o un punto luce scenografico a metà percorso.

Non serve dividere lo spazio fisicamente,

basta creare una variazione visiva che interrompa la continuità.

Come arredare un corridoio lungo e stretto con il colore

Il colore non è solo una scelta estetica, ma uno strumento progettuale.

Le tonalità chiare e calde, che riflettono la luce senza risultare fredde sono perfette per arredare un corridoio lungo e stretto.

Grigio morbido, un sabbia luminoso o un avorio caldo aiutano ad allargare visivamente lo spazio.

Spesso una parete leggermente più scura in fondo al corridoio accorcia la prospettiva e rende l’insieme più equilibrato.
Anche l’inserimento di una fascia orizzontale o di una boiserie bassa contribuisce a spezzare la verticalità e a rendere lo spazio più largo alla percezione.

Come usare la luce per allargare visivamente lo spazio

La luce è fondamentale quando si deve arredare un corridoio lungo e stretto,

una sola fonte centrale rende lo spazio piatto e monotono.

È molto più efficace distribuire la luce lungo il percorso, creando una sequenza morbida che accompagna il movimento.

La luce che sfiora le pareti, che crea leggere ombre e profondità, rende il corridoio più dinamico e meno rigido.

Lo specchio ad esempio è uno strumento potentissimo se usato con criterio

perché riflette la luce.

In un corridoio lungo e stretto uno specchio ampio su una delle pareti può raddoppiare la percezione dello spazio,

soprattutto se riflette luce naturale o una superficie chiara.

Come arredare un corridoio lungo e stretto con le luci

Per evitare l’effetto corridoio piatto e infinito, i punti luce dovrebbero essere distribuiti ogni 120,150 cm lungo il percorso,

questo crea una sequenza luminosa morbida che accompagna il movimento e rende lo spazio più ampio alla percezione.

Se si utilizzano applique o luci a parete, è meglio posizionarle a un’altezza compresa tra 160 e 180 cm, così da illuminare le superfici verticali senza abbagliare.

Le strip LED integrate in una boiserie, in una nicchia o sopra una cornice possono essere posizionate anche a 30,40 cm dal soffitto per creare una luce diffusa che “apre” lo spazio.

Arredi: pochi, leggeri e ben scelti

Nel corridoio gli arredi devono essere discreti, leggeri, e possibilmente multifunzionali, come ad esempio:

  • consolle e credenze poco profonde
  • mensole
  • nicchie a muro
  • panche basse e strette

Ogni elemento deve lasciare libero il passaggio e non interrompere la fluidità dello spazio.

Ma come spezzare la lunghezza senza chiudere lo spazio?

Un corridoio lungo ha bisogno di “pause visive”, non per interrompere, ma per rendere il percorso più interessante.

Questo può avvenire attraverso un cambio leggero di colore o materiale, una nicchia illuminata, una composizione studiata di quadri in un solo punto,

oppure

una porta vetrata che lascia passare la luce.

Questi elementi interrompono la monotonia senza appesantire.

Un esempio progettuale

In un progetto recente , fatto su un corridoio lungo sette metri e largo meno di un metro, ho lavorato solo su tre cose:

  • colore chiaro e caldo,
  • luce distribuita lungo il percorso
  • una superficie a specchio su un lato.

Non ho aggiunto mobili e non ho riempito,

eppure,

la percezione è cambiata completamente.

Questo dimostra che arredare corridoio lungo e stretto non è una questione di oggetti, ma di percezione.

In conclusione

Arredare un corridoio lungo e stretto non significa decorarlo, ma trasformarlo visivamente.

Con colore, luce, proporzioni e pochi elementi giusti, anche lo spazio più difficile può diventare elegante e interessante.

Il corridoio smette di essere un passaggio e diventa parte della casa.

L’articolo Come arredare un corridoio lungo e stretto: 10 idee per allargarlo visivamente proviene da Laura Home Planner.

24 Dicembre 2025 / / La Gatta Sul Tetto

Vi proponiamo una serie di prodotti selezionati per integrare il colore dell’anno 2026, il Pantone Cloud Dancer.

Pantone cloud Dancer
Cornice WL7 by Noël & Marquet 

Ne abbiamo già parlato in questo articolo: il colore dell’anno 2026, il Pantone Cloud Dancer, è inequivocabilmente bianco.

Che l’istituto specializzato nella catalogazione di migliaia di colori per svariati settori, dalla moda alla grafica, dal packaging al design, abbia scelto un non-colore sta facendo discutere.

Tuttavia, il bianco scelto da Pantone non è un bianco ottico, bensì una lievissima sfumatura di bianco caldo. Abbastanza per definire Cloud Dancer un colore. 

Non ritorneremo sull’argomento delle motivazioni della scelta, che abbiamo già affrontato (vedi link sopra). In questo articolo vi mostriamo una selezione di prodotti che aiuteranno a integrare nell’arredo il nostro Cloud Dancer. Naturalmente per chi ha voglia di leggerezza e di tornare al rassicurante bianco.

Pantone Cloud Dancer Mood Board

Per ispirarvi con il Pantone Cloud Dancer, vi proponiamo un paio di Mood Board con alcuni prodotti per l’arredo e il design di interni. 

In senso orario: divano Itaca by Talenti Outdoor Living :: Collezione marmo Dover White “Selected”,by Antolini :: Tavolino B97 by JS.Thonet :: Sedia CH24 Wishbone Chair by Carl Hansen & Søn

In senso orario: tappeto In-Canto Forte by G.T.DESIGN :: Sistema Frame Bookcase System by Fantin :: Collezione grès porcellanato Etherea, White Mosaico, by Ceramiche Refin :: Cucina Tikal by Anidride.

Info: Pantone colore dell’anno 2026

Scopri tutti i nostri articoli sui colori