4 Settembre 2026 / / Dettagli Home Decor

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Restauro casa rurale a Minorca: Son Martorell firmato Studio Idearch

Un restauro casa rurale riuscito si riconosce da un dettaglio preciso: il momento in cui l’architettura smette di essere un gesto e diventa un ascolto. Son Martorell, il progetto firmato dallo Studio Idearch a Minorca, è esattamente questo: un dialogo paziente tra una tenuta rurale ottocentesca e la sua nuova vita contemporanea, senza che nessuna delle due voci prevalga sull’altra.

Siamo nell’entroterra dell’isola balearica, all’interno di un lloc, la tipica proprietà agricola minorchina storicamente legata all’agricoltura e all’allevamento. Non è un caso che qui l’architettura non si distingua mai completamente dal paesaggio: pietra di marès, argilla, muri a secco, orientamento solare, ombra, vento. Sono questi gli ingredienti di una tradizione costruttiva che lo Studio Idearch, guidato da Syra Abella Bule e Joaquín Mosquera Casares, ha scelto di reinterpretare piuttosto che sostituire.

Basta osservare i volumi da fuori per capirlo: la pietra a vista, ruvida e chiara, convive senza soluzione di continuità con grandi campiture di intonaco bianco calce, in un gioco di pieni compositivi quasi pittorico. Sul tetto, i tradizionali coppi in cotto disegnano un profilo che appartiene alla storia dell’isola, mentre lungo uno spigolo della facciata un dettaglio scultoreo – una sorta di scala a zig-zag in intonaco, sospesa e quasi astratta – tradisce la mano contemporanea del progetto, un piccolo gesto di scarto che regala carattere all’intero prospetto.

Una tenuta segnata dal tempo

restauro casa rurale a Minorca – veduta del lloc con muretti a secco

Gli edifici che compongono il complesso – la casa principale e un’ex stalla, oggi riconvertita, immersi in un paesaggio scandito da muretti a secco, sentieri e vegetazione autoctona – risalgono al 1886. Un secolo e mezzo di storia che, come spesso accade, si è tradotto anche in un secolo e mezzo di stratificazioni poco coerenti: interventi successivi avevano frazionato la casa principale in due unità indipendenti, cancellandone la configurazione originaria e disperdendo quell’unità spaziale che un tempo la definiva. È proprio da questa condizione di partenza, non ideale, che nasce l’occasione per un restauro casa rurale capace di restituire senso all’insieme.

Anziché inseguire un’immagine perduta e tentare una ricostruzione filologica, il team di Idearch ha scelto una strada più radicale nella sua onestà: lavorare con ciò che restava, leggendone il potenziale ancora inespresso, a livello programmatico, materiale e paesaggistico. È questo, in fondo, il principio cardine di ogni restauro casa rurale ben condotto: le tracce del tempo, le trasformazioni accumulate nei decenni, non vengono cancellate ma accolte come parte legittima della biografia dell’edificio.

dettaglio facciata al tramonto, restauro casa rurale a Minorca

La logica della sottrazione: il metodo di un restauro casa rurale ben fatto

La strategia progettuale, tipica di un restauro casa rurale condotto con metodo, si fonda su un principio tanto semplice quanto efficace: sottrarre per recuperare. Gli elementi deteriorati sono stati rimossi, le pareti non strutturali eliminate, tetti e solai compromessi demoliti. Il risultato di questa operazione chirurgica è quella che gli stessi progettisti definiscono una “rovina utile”: una base spaziale e materiale solida, capace di sostenere un nuovo livello di abitabilità senza tradire la propria natura.

Su questa base sono stati innestati nuovi elementi architettonici, pensati non per contrapporsi al tessuto storico ma per integrarvisi con precisione e leggerezza — l’approccio che rende questo restauro casa rurale un caso studio interessante anche per chi si occupa di recupero edilizio in altri contesti mediterranei. Il cuore pulsante del progetto è un ingresso a doppia altezza, un vuoto che organizza l’intera circolazione della casa. Al suo interno, una scala in ferro dal colore corten, leggera e quasi grafica nel suo disegno a giorno, sale avvolgendo il muro in pietra preesistente, trattato come struttura ma anche come memoria materiale dell’edificio: il contrasto tra il metallo scuro e ossidato e la pietra chiara e porosa è forse l’immagine più eloquente dell’intero intervento. Da questo nucleo centrale, i vari livelli si sviluppano in una sequenza continua, senza cesure nette tra vecchio e nuovo.

scala in corten, dettaglio restauro casa rurale in pietra

Anche gli spazi coperti esterni raccontano questa stessa tensione tra memoria e reinvenzione: due arcate gemelle, intonacate di bianco e affiancate, si aprono su altrettante nicchie in pietra a vista, ospitando un salottino e una zona pranzo protette dal sole. Poco più in là, un portico più antico, con volta in pietra e travi a vista, incornicia la vista sui fichi d’India e sulla macchia mediterranea, offrendo un angolo di sosta che sembra sospeso fuori dal tempo.

portico in pietra, restauro casa rurale firmato Studio Idearch

Il recupero della pietra e la luce del Mediterraneo

Un capitolo a parte, in questo restauro casa rurale, merita la muratura storica: un’analisi approfondita ha guidato un processo di pulizia selettiva volto a riportare alla luce, ove possibile, la pietra di marès originaria. Nei punti in cui il restauro non era praticabile, sono state impiegate malte a base di calce e piastrelle per gestire le zone umide, garantendo comunque continuità materica con l’esistente.

portico storico recuperato in un restauro casa rurale

Anche il rapporto con la luce e con il clima segue la logica costruttiva tradizionale di Minorca, dove il contesto prevale sempre sulla forma pura. Le nuove aperture non rispondono a un principio compositivo astratto, ma a una lettura attenta del paesaggio: a sud, ampie vetrate a tutta altezza spalancano gli spazi abitativi principali sulla campagna circostante; a nord, dove soffia la Tramontana, la facciata si fa più arretrata e protetta, con aperture ridotte che fungono da schermo contro il vento.

All’interno, nuove soglie ricavate nei muri di contenimento del terreno mettono in comunicazione gli ambienti, eliminando i corridoi tradizionali a favore di una promenade architettonica fluida, fatta di transizioni dirette e inaspettate scorci visivi.

Gli interni: essenzialità e materia in un restauro casa rurale contemporaneo

Se l’involucro esterno racconta la stratificazione storica del lloc, gli interni di questo restauro casa rurale parlano invece un linguaggio più contemporaneo, giocato su superfici lisce, pavimenti in microcemento color tortora e una palette di arredi che privilegia legno naturale, lino e tessuti boucle. Il soggiorno, con il suo grande divano componibile grigio perla, si affaccia da un lato sulla zona living all’aperto e dall’altro, attraverso un’apertura ricavata nella muratura originaria, sul portico in pietra: un dialogo visivo continuo tra dentro e fuori che è probabilmente la cifra stilistica più riconoscibile del progetto.

soggiorno moderno in un restauro casa rurale a Minorca

cucina verde in un restauro casa rurale contemporaneo

Non mancano tocchi di colore inattesi, che rompono con misura la sobrietà cromatica dell’insieme: la cucina, ad esempio, sceglie ante verde salvia abbinate a un’isola in nero opaco, mentre uno dei bagni si veste di piastrelle terracotta a listelli verticali, in continuo dialogo cromatico con i pavimenti in cotto delle camere da letto. Le camere, sobrie e luminose, si aprono su vetrate a tutta altezza che restituiscono la campagna minorchina come una quinta scenografica naturale, mentre i bagni, con vasche freestanding e docce a cielo aperto sulla vegetazione, portano l’esperienza del paesaggio fin dentro l’intimità degli ambienti di servizio.

bagno in terracotta, restauro casa rurale mediterranea

camera da letto con pavimento in cotto, restauro casa rurale

Il paesaggio come stanza in più

A completare il progetto, una piscina rettangolare rivestita in microcemento chiaro si allunga parallela ai muretti a secco che delimitano la proprietà, con lettini bianchi disposti lungo il bordo e una vista che spazia sulla macchia mediterranea circostante, punteggiata di ulivi e ficodindia. Più che un elemento accessorio, la piscina si comporta come un’ulteriore stanza a cielo aperto, in perfetta continuità materica e cromatica con la pavimentazione della casa: un gesto discreto che, ancora una volta, conferma la coerenza complessiva di questo restauro casa rurale, assecondando la topografia del terreno invece di imporsi su di essa.

area solarium, restauro casa rurale con muro a secco

Continuità, non rottura

Son Martorell racconta, in fondo, una visione dell’architettura che rifiuta la retorica della rottura per abbracciare quella della continuità. Terra, memoria e trasformazione coesistono in un’unica narrazione, dove il nuovo non cerca di sovrastare l’antico ma di prolungarne il senso: è la lezione che questo restauro casa rurale lascia a chiunque si trovi ad affrontare un progetto simile.

lounge in pietra, restauro casa rurale firmato Studio Idearch

Il progetto, completato nel 2026, si sviluppa su una superficie lorda di 474 m², suddivisi tra la casa di 420 m² e il fienile di 41 m², per una superficie calpestabile complessiva di 400 m² circa. Alla realizzazione del progetto firmato Studio Idearch hanno contribuito il geometra e direttore dei lavori Diego Florit Martínez, l’ingegneria strutturale di Bernabéu Ingenieros e l’impresa edile Construcciones Valcárcel y Méndez, con la collaborazione di brand come Kave Home, LedsC4, MDC, Metalarc, Sklum e The Masie. Le fotografie del progetto, che restituiscono con grande sensibilità la texture materica degli spazi, sono di Maria Missaglia.

In un panorama architettonico spesso ossessionato dalla novità a ogni costo, Son Martorell dimostra come un restauro casa rurale possa essere, semplicemente, un atto di ascolto: quello di un muro, di una pietra, di un paesaggio che ha ancora molto da raccontare.

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4 Settembre 2026 / / Dettagli Home Decor

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Portone da Garage: 10 segreti che cambiano il modo di vivere la casa

Per anni il portone da garage è stato relegato al ruolo di semplice accessorio funzionale, una chiusura carrabile da scegliere quasi per ultima nel progetto di una casa. Oggi le cose stanno cambiando radicalmente: complici nuove abitudini abitative, l’evoluzione del gusto architettonico e i progressi della domotica, il portone per garage è diventato un elemento chiave tanto per chi progetta quanto per chi vive la propria abitazione ogni giorno. Ecco dieci aspetti, spesso sottovalutati, che vale la pena conoscere prima di scegliere o rinnovare il proprio portone da garage.

10 cose che non sapevi sul portone da garage

  1. Il garage non è più (solo) un posto auto

Sempre più famiglie trasformano il garage in palestra domestica, laboratorio hobbistico, deposito per biciclette o angolo creativo. Questo cambio di destinazione d’uso mette al centro nuove esigenze: isolamento, comfort acustico e termico, sicurezza. Di conseguenza, anche il portone è chiamato a garantire prestazioni molto più elevate rispetto al passato, quando doveva semplicemente “chiudere”.

  1. Una delle superfici più grandi della facciata

Spesso lo si dimentica, ma il portone da garage occupa una porzione considerevole della facciata di un edificio. Per questo motivo gli architetti lo considerano sempre più parte integrante del progetto estetico complessivo, in dialogo con finiture, infissi e ingressi. Anche i produttori più attenti al design, come WIŚNIOWSKI, sviluppano collezioni pensate per integrarsi con linguaggi architettonici diversi, dal contemporaneo al più tradizionale.

Portone da garage grigio antracite integrato nella facciata bianca di una villa moderna

  1. Anche il portone segue le tendenze

Come accade per pavimenti, cucine o serramenti, pure il portone per garage risente delle mode del momento. Superfici lisce, finiture effetto legno, texture materiche e cromie ispirate ai metalli o alla natura sono oggi tra le richieste più diffuse, capaci di dare carattere sia a costruzioni moderne sia ad abitazioni più classiche. 

Portone da garage con finitura bronzo e feritoie scure, esempio di design contemporaneo

  1. Un alleato per il comfort abitativo

Quando il garage comunica direttamente con gli ambienti interni della casa, le prestazioni termiche del portone incidono sul benessere generale dell’abitazione. Ridurre dispersioni e spifferi è possibile puntando su pannelli ad alta efficienza: il pannello INNOVO da 60 mm di WIŚNIOWSKI, ad esempio, raggiunge valori di trasmittanza fino a Up = 0,33 W/m²K, un dato di rilievo per chi cerca un buon isolamento senza rinunciare al design. Nelle gamme di portoni sezionali UniTherm e PRIME, che montano proprio questo pannello, il valore di trasmittanza dell’intero portone può arrivare fino a 0,95 W/m²K nelle configurazioni di riferimento, contribuendo a contenere le dispersioni energetiche dell’intero edificio.

  1. Più tecnologia di quanta se ne veda

Dietro l’apparente semplicità di un portone si nasconde un lavoro importante di ricerca e ingegneria. La scelta dei materiali, ad esempio, fa una grande differenza nel tempo: una superficie zincata e verniciata a polvere resiste meglio a raggi UV, graffi e agenti atmosferici, riducendo la necessità di manutenzione e mantenendo intatte estetica e prestazioni anche dopo anni di utilizzo. Anche la struttura interna conta: la piegatura della lamiera su cinque strati, adottata ad esempio da WIŚNIOWSKI nei propri pannelli, aumenta la robustezza del sistema, mentre le guarnizioni perimetrali e quelle poste tra i pannelli migliorano la tenuta complessiva del portone.

  1. Sicurezza, non solo contro le intrusioni

Parlando di sicurezza si pensa subito al rischio di effrazioni, ma un portone da garage moderno deve garantire anche affidabilità nell’uso quotidiano e protezione durante le fasi di apertura e chiusura. Materiali solidi e componenti costruttivi evoluti rendono il garage uno spazio più sicuro, specie quando è collegato direttamente alla casa.

  1. Controllo da remoto, anche in vacanza

La smart home non riguarda più solo luci e riscaldamento: anche il portone per garage è entrato a pieno titolo nell’ecosistema digitale della casa connessa. Con soluzioni come WIŚNIOWSKI Connected è possibile verificare lo stato del portone, aprirlo o chiuderlo da remoto e integrarlo con finestre, porte, tapparelle e recinzioni in un unico sistema gestibile da smartphone, ovunque ci si trovi.

App WIŚNIOWSKI Connected per il controllo da remoto del portone da garage

  1. Il silenzio come prestazione

Aprire e chiudere il portone è un gesto ripetuto ogni giorno: la fluidità del movimento e la silenziosità dell’automazione influiscono concretamente sulla qualità della vita in casa. Dettagli come rulli autolubrificanti e guide progettate per uno scorrimento fluido fanno la differenza, riducendo anche gli interventi di manutenzione nel tempo.

  1. Rinnovare la casa partendo dal portone

Quando si pensa a una ristrutturazione, l’attenzione va spesso a cappotto termico, infissi o facciate. Sostituire il portone da garage con un modello più performante ed esteticamente aggiornato può però contribuire in modo significativo a rinnovare l’immagine dell’intero edificio, con un intervento relativamente contenuto rispetto ad altre opere. 

  1. Un elemento chiamato a durare nel tempo

La qualità di un portone si misura negli anni, non al momento dell’acquisto. Ogni apertura mette alla prova materiali e meccanismi: per questo WIŚNIOWSKI sottopone i propri portoni a 25.000 cicli di apertura e chiusura, un valore che, calcolato su un utilizzo domestico medio, equivale a circa 17 anni di funzionamento affidabile.

Bonus edilizi 2026: anche il portone da garage entra nella riqualificazione

Portone sezionale WIŚNIOWSKI della gamma PRIME su una villa dal design contemporaneo

C’è un ulteriore motivo per guardare con attenzione al proprio portone da garage in questo periodo: il sistema dei bonus edilizi 2026 continua infatti a sostenere gli interventi di riqualificazione del patrimonio immobiliare italiano, con detrazioni fiscali che possono arrivare al 50% per l’abitazione principale e al 36% per gli altri immobili, entro i limiti previsti dalla normativa vigente.

L’obiettivo delle agevolazioni non è solo economico: punta a diffondere una cultura dell’abitare più attenta alla sostenibilità, al contenimento dei consumi energetici e alla valorizzazione degli edifici esistenti. In questa cornice, il concetto stesso di riqualificazione si allarga: non riguarda più il singolo intervento isolato, ma la capacità di migliorare le prestazioni complessive dell’edificio attraverso un approccio integrato a tutto l’involucro edilizio, cioè l’insieme di pareti, coperture, serramenti, porte e sistemi di chiusura.

In questo scenario il garage, sempre più spesso integrato nel volume dell’edificio e collegato direttamente agli ambienti domestici, assume un ruolo nuovo: contribuisce al comportamento energetico complessivo della casa e merita quindi la stessa attenzione progettuale riservata a facciate e infissi. Sostituire un portone da garage obsoleto con una soluzione tecnologicamente evoluta significa, in concreto, migliorare l’isolamento dell’involucro, aumentare la sicurezza degli accessi e rendere più efficiente la gestione quotidiana degli spazi grazie ai sistemi di automazione.

Come sottolinea Maciej Walencow, direttore vendite Italia di WIŚNIOWSKI, la riqualificazione dell’abitare richiede oggi uno sguardo sempre più integrato: se un tempo l’attenzione si concentrava sugli interventi più visibili, cresce ora la consapevolezza che ogni componente dell’involucro, portone da garage compreso, possa contribuire all’efficienza energetica, alla sicurezza e al comfort della casa.

Conclusione: il portone da garage come investimento

Il portone da garage non è più un semplice elemento di chiusura, ma una componente a tutti gli effetti del progetto architettonico, capace di incidere su estetica, comfort, efficienza energetica e sicurezza dell’abitazione. Scegliere con attenzione un portone per garage significa investire in un elemento che accompagnerà la casa per molti anni, valorizzandone sia la vivibilità quotidiana sia il valore nel tempo.

WIŚNIOWSKI progetta e realizza da oltre 35 anni portoni da garage, finestre, porte, recinzioni e sistemi di automazione per l’edilizia residenziale e industriale, investendo costantemente in ricerca, design e innovazione tecnologica.

Leggi anche:Porte da interno: tipologie, materiali e stili per scegliere il modello giusto

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4 Settembre 2026 / / La Gatta Sul Tetto

Il passaggio dall’antichità classica al Medioevo rappresenta uno dei più vistosi “saliscendi epocali” nella storia dell’igiene e della cultura del bagno. Pregiudizi, superstizioni e carenza di manutenzione delle reti idriche pregiudicarono la cultura dell’igiene nel Medioevo.

igiene nel Medioevo
Giusto de Menabuoi, affreschi nel battistero del Duomo di Padova, particolare dalla Nascita di S. Giovanni Battista, 1376

Come abbiamo visto nell’articolo sul bagno nell’antichità classica, il bagno era indissolubilmente legato alla salute, alla socialità e allo stato sociale. I Greci si affidavano alla dea Igea per preservare la salute attraverso la cura del corpo. Per i romani recarsi regolarmente alle terme era un dovere sociale, e tutti potevano usufruire dei bagni pubblici.

La Caduta dell’Impero e la fine della civiltà del bagno

Con il crollo dell’Impero Romano d’Occidente, nel V sec. d.C. si assistette alla fine della “civiltà del bagno”. Le prime strutture ad andare in rovina furono proprio i sistemi idraulici, gli acquedotti e le fognature. Senza manutenzione e senza le conoscenze tecniche e ingegneristiche necessarie, le grandi terme smisero di funzionare e le condotte fognarie vennero progressivamente abbandonate, portando a un drastico peggioramento delle condizioni igienico-sanitarie.

Ma la mutata percezione del corpo, introdotta dal Cristianesimo, aveva già incominciato a incrinare il culto dell’igiene ancor prima della fine dell’Impero. Si era insinuato il pregiudizio verso il bagno, non tanto per un’ostilità verso la pulizia in sé, quanto per il timore del peccato e della promiscuità che caratterizzavano i bagni romani. 

Tuttavia, nell’alto Medioevo, la memoria degli usi e costumi antichi sopravviveva, come testimoniano le “raccomandazioni” di alcuni rappresentanti della Chiesa. San Benedetto (Norcia, 2 marzo 480 – Montecassino, 21 marzo 547) raccomandò ai suoi seguaci di fare il bagno “assai di rado”, specialmente ai giovani e a chi era in buona salute.

Papa Gregorio Magno (Roma, 540 circa – Roma, 12 marzo 604), concesse il bagno la domenica, ma senza indugiare nella durata. Nel 745, San Bonifacio proibì i bagni promiscui e poi quelli pubblici, definendoli “seminaria venenata” (focolai del vizio).

Un terzo fattore che contribuì a distruggere la cultura del bagno proveniva dalla paura dei contagi. Del resto, con la scarsa igiene generale i virus e i batteri che portavano ad esempio la peste e il colera, proliferavano senza ostacoli.  

Dopo l’anno Mille iniziò a diffondersi una teoria medica basata sulla credenza che l’acqua (specialmente quella calda) fosse nociva per la salute. Si pensava che il calore dilatasse i pori della pelle, permettendo all’aria infetta (“miasmi”) e alle malattie di penetrare nel corpo, rompendone l’equilibrio umorale.

Per questo motivo, si raccomandava di limitare la detersione con acqua solo a mani e viso, mentre per il resto del corpo si praticava la “toilette asciutta”,  ovvero si sfregava la pelle con un panno asciutto.

I monasteri e la trasmissione dell’eredità antica

Pare che le cose andassero diversamente nei monasteri e nelle abbazie, nonostante le raccomandazioni rivolte al popolo.

La maggior parte di questi complessi sorgeva sulle rovine di strutture romane, come terme, domus, villæ o fortificazioni. I monaci ripararono e sfruttarono cisterne per l’acqua, impianti idrici e latrine preesistenti.

Per esempio i monaci potevano usufruire del lavatorium“, un grande lavabo in pietra, per lavarsi le mani prima di ogni pasto. Il lavatorioum poteva essere addossato a un muro del chiostro o trovarsi all’interno di un piccolo edificio isolato, con un bacino circolare o ottagonale al centro. L’acqua scorreva attraverso condutture in piombo e, talvolta, erano presenti persino rubinetti in bronzo.

Anche la gestione delle necessità fisiologiche era facilitata dalla presenza delle opere ingegneristiche antiche. Gli edifici delle latrine erano solitamente posizionati alle spalle del dormitorio. All’interno, le sedute erano affiancate e separate da divisori in legno. Sotto i sedili scorreva un canale di scarico che convogliava i rifiuti in un corso d’acqua vicino, per garantire un flusso costante per allontanare i rifiuti.

Igiene nel Medioevo: la scomparsa della stanza da bagno

La rovina delle reti idriche e il cambiamento degli usi e costumi portò all’inevitabile scomparsa della stanza da bagno, a favore del bagno “itinerante”. 

Nelle dimore dei ricchi e nei castelli, ci si concedeva di tanto in tanto un bagno caldo, ma in assenza di tubature e di uno spazio dedicato, si allestivano grandi tinozze o catini di legno portatili, spesso foderati internamente con teli di tessuto per evitare che le schegge irritassero la pelle. L’acqua, debitamente riscaldata, veniva profumata con erbe aromatiche, rose e fiori.

La collocazione delle vasche variava in base alla stagione. In estate la vasca veniva posizionata all’esterno, in giardino, mentre in inverno veniva collocata all’interno, vicino a un camino acceso o direttamente nella camera da letto, circondata da tendaggi e panni sospesi per trattenere il calore e garantire la privacy.

Questa operazione richiedeva una grande quantità di legna per scaldare l’acqua e l’impiego di diversi servitori per trasportarla e riempire la vasca. Quando i signori viaggiavano, portavano con sé la vasca e un servitore dedicato esclusivamente alla preparazione dell’acqua calda.

I popolani, non potendosi permettere questi costi, usavano spesso una semplice botte tagliata a metà, rendendo il bagno completo un evento raro riservato a occasioni speciali.

Per la toilette asciutta invece, che si praticava quotidianamente, gli aristocratici iniziarono a utilizzare brocche e catini di terracotta oppure smaltati e decorati. L’attrezzatura per il bagno è dunque ridotta ai minimi termini.

Il (breve) ritorno dei bagni pubblici

Tra l’XI e il XIII secolo tutta l’Europa vide una vera e propria rinascita delle strutture balneari pubbliche, chiamate comunemente “stufe” o “balnea”. Forse questo revival fu una conseguenza delle Crociate, grazie alle quali gli europei scoprirono gli hammam in Medio Oriente.

Tuttavia, questi bagni pubblici non somigliavano lontanamente alle terme antiche o agli hammam. Si trattava di semplici stanze attrezzate con tinozze di legno e una stufa che aveva lo scopo di riscaldare e di generare il vapore per la sauna. 

Miniatura a illustrazione del manoscritto tratto dai Facta et dicta memorabilia di Valerius Maximus (I sec. D.C.) Fiandre, XV sec.

Chi si recava in questi bagni pubblici poteva lavarsi, mangiare, bere, condurre affari e assistere a spettacoli musicali. Purtroppo la rinascita del bagno pubblico ebbe vita breve, e già alla metà del Quattrocento erano solo un ricordo. L’arrivo della Peste Nera svuotò gli stabilimenti per la paura del contagio, e in seguito la Chiesa ne impose la chiusura per motivi morali. Infatti, molti di questi bagni pubblici avevano stanze appartate destinate a festini più o meno leciti.

Il problema delle latrine per la salute pubblica 

Nelle abitazioni private, che fossero povere o ricche, lo smaltimento i bisogni fisiologici era un problema per la salute pubblica.

In mancanza di fognature, tutto finiva nei corsi d’acqua o, peggio, nelle pubbliche vie. I rifiuti venivano raccolti in vasi che si svuotavano semplicemente gettandoli dalla finestra. Nel XIII sec. molte amministrazioni cittadine vietarono la pratica nelle ore diurne, ma le strade restavano comunque sporche e maleodoranti.

A partire dal XVI sec. Iniziarono a diffondersi le cosiddette “comode” o “sedie di agiamento”. Si trattava di grossi seggioloni con un foro nella seduta, e con un vano sottostante nel quale si collocava il vaso per raccogliere i bisogni. Con il tempo queste sedie si trasformarono in veri e propri gioielli di ebanisteria, con intagli e intarsi, e le sedute si arricchirono di imbottiture rivestite di paglia o di tessuto.

Questo mobilio lo vedremo nel suo massimo splendore nella prossima puntata, visto che era di gran moda a Versailles.

I castelli e i palazzi cittadini dei più abbienti erano dotati di strutture architettoniche integrate chiamate “garderobes“. Si trattava di piccoli vani ricavati nello spessore del muro, che sporgevano sporgevano spesso dalle mura esterne. La latrina consisteva in un sedile, in pietra o in legno, con un buco dal quale i bisogni cadevano per gravità nei fossati, in fosse di raccolta, nei corsi d’acqua circostanti o nella pubblica via.

Contrariamente a quanto si pensa, in alcune città erano presenti le latrine pubbliche, spesso collocate alle estremità dei ponti. Naturalmente il principio dello smaltimento resta lo stesso: caduta per gravità e dove finisce finisce.

Latrina, particolare da Proverbi fiamminghi, di Pieter Brueghel il Vecchio, 1559

Una piccola nota: al posto della carta igienica, si usavano foglie di cavolo, oppure scampoli di tessuto, mentre i più abbienti potevano permettersi la stoppa di lino.

In sintesi, la transizione dall’antichità classica al Medioevo segnò la perdita dell’igiene intesa come “servizio pubblico strutturato” e la sua ritirata nella sfera strettamente privata, domestica ed elitaria.

Qui puoi leggere tutti gli articoli dedicati alla storia della casa e dell’arredo, nonché le altre puntate della serie sull’evoluzione del bagno.

3 Settembre 2026 / / Dettagli Home Decor

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Casa brutalista in Versilia: quando il cemento diventa racconto d’autore

C’è un punto, in Versilia, dove un vecchio oleificio trasformato in atelier di scultura è diventato oggi una casa brutalista capace di raccontare, senza rinnegarla, la propria storia industriale. Il progetto si chiama PTS_A ed è firmato dall’architetto Alessandra Bartali, che ha scelto il cemento come materia prima e come linguaggio, trasformando un fabbricato del passato in un’abitazione contemporanea dal carattere scultoreo.

Siamo a Capezzano Pianore, tra Marina di Pietrasanta e Lido di Camaiore, in un territorio che negli ultimi decenni è diventato terreno fertile per architetture d’autore capaci di dialogare con la memoria dei luoghi. È qui che prende forma questa casa brutalista, in cui ogni intervento nasce dal rispetto per la struttura originaria. Davanti all’edificio, una piccola ciminiera in mattoni resta a presidiare l’ingresso come manifesto dell’intera operazione: recuperare senza cancellare, evolvere senza rompere con il passato. Accanto, un forno a legna per le pizze introduce una nuova quotidianità domestica in un’area esterna di cento metri quadrati, dove un camminamento in cemento attraversa il patio tra una vasca di ghiaia e un dehor in legno, anticipando già il linguaggio materico degli interni.

Facciata in mattoni della casa brutalista in Versilia con ciminiera e forno a legna

L’ingresso della casa brutalista: una dichiarazione d’intenti

Superata la grande porta a vetri scanditi da montanti neri di ispirazione industriale, lo spazio si apre in ambienti dai soffitti altissimi, otto metri e mezzo, illuminati da vetrate a nastro poste nella parte alta delle pareti. La pavimentazione in resina cemento scorre continua, senza fughe né interruzioni, e diventa la base neutra su cui si innestano le zone living e notte della casa brutalista.

Zona pranzo della casa brutalista firmata dall'architetto Alessandra Bartali con parete in cemento a vista

È qui che la cifra progettuale di Alessandra Bartali si fa più esplicita: il cemento gettato in opera non è solo struttura, ma arredo. Il tavolo, disegnato dalla stessa architetta, il divano dalla base a L modellata con casseforme e struttura interna in acciaio, il coffee table ricavato da un blocco massello con un inserto in legno per appoggiare le gambe: ogni elemento nasce direttamente in cantiere, in un dialogo continuo tra materia grezza e funzione domestica. Le cuscinature in velluto a coste marrone e la pelle cashmere nuage della dormeuse introducono le uniche note di morbidezza in un ambiente altrimenti dominato dalla ruvidità del beton, mentre il top cucina in cemento armato e la trave diagonale a soffitto, preesistente e integrata nel progetto, confermano la coerenza totale della scelta materica scelta per questa casa brutalista.

Cucina della casa brutalista con top in cemento armato e ante in legno naturale

Vetrocemento e industrial design come quinte scenografiche

I nuovi divisori, realizzati in vetrocemento su richiesta di un committente che desiderava esplicitamente “una casa brutalista“, garantiscono luminosità e allo stesso tempo compongono un motivo decorativo che scandisce lo spazio come vere e proprie quinte teatrali. Alcune porzioni disegnano anche il soppalco, sorretto da strutture metalliche nere e raggiunto da scale e setti in legno, in contrasto cromatico con la monocromia dell’insieme. Un’illuminazione tecnica, affidata anche a neon disposti come installazioni a parete, rafforza ulteriormente l’anima industriale di questa casa brutalista.

Scala in legno tra le pareti in vetrocemento della casa brutalista in Versilia

Camera da letto della casa brutalista con parete in vetrocemento e installazione al neon

 Il Tubone di Antrax IT, una scultura che scalda

In questo racconto fatto di materia e memoria industriale trova spazio naturale il Tubone di Antrax IT, radiatore che l’architetto Alessandra Bartali ha selezionato proprio per la sua capacità di stare a metà tra impianto e scultura. Con la sua sezione di 6 centimetri, che amplifica su scala macro l’idea stessa del tubo, e la forma ad anello allungato, il Tubone richiama esplicitamente l’immaginario idraulico e industriale che permea l’intero progetto.

Tubone di Antrax orizzontale nella zona bagno della casa brutalista, tra vetrocemento e legno

Installato in nero, in versione orizzontale e a pavimento, con attacchi volutamente a vista, il radiatore si staglia contro le pareti in vetrocemento come un elemento scultoreo in acciaio al carbonio, completamente riciclabile. Disegnato oltre vent’anni fa da Andrea Crosetta e insignito di una Menzione d’Onore al Compasso d’Oro ADI, il Tubone di Antrax torna anche nella zona bagno, nella stessa configurazione e lunghezza di 170 centimetri, a garantire coerenza formale e continuità di linguaggio in tutta la casa brutalista.

Tubone di Antrax orizzontale nella zona bagno della casa brutalista, tra vetrocemento e legno

Leggi anche: “Radiatori da Bagno Antrax IT: Design, Funzione e Stile in Ogni Dettaglio

Il bagno della casa brutalista, ultimo capitolo della materia

Anche gli ambienti di servizio proseguono la stessa narrazione: la vasca è scavata direttamente nel cemento armato, mentre il blocco lavabi si presenta come un volume rettangolare lavorato in opera, in perfetta continuità con il resto della casa. Non ci sono, in PTS_A, elementi isolati o accessori a sé stanti: ogni dettaglio, ogni superficie, ogni componente strutturale concorre a un’unica scrittura architettonica.

casa brutalista versilia vasca cemento armato

Il risultato è una casa brutalista che non cerca l’effetto scenico fine a se stesso, ma costruisce un’identità coerente attorno alla materia, alla memoria industriale del luogo e a una selezione di elementi, come il Tubone di Antrax, capaci di unire funzione e valore estetico. Un progetto firmato Alessandra Bartali che dimostra come il cemento, se trattato con rigore progettuale, possa diventare tanto struttura quanto linguaggio abitativo.

Scheda Tecnica

Progetto: PTS_A  – Architetto Alessandra Bartali

Fotografo: Diego Laurino

www.antrax.com

 

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2 Settembre 2026 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor

Casa Magdalen di Atelier L’Abri, tra architettura e natura

Affacciata sulle dune di Havre-Aubert Island e sull’Oceano Atlantico, Casa Magdalen, progettata dallo studio di architettura canadese Atelier L’Abri, nasce da un rapporto attento e rispettoso con il paesaggio delle Magdalen Islands, in Québec.

La casa sorge su un altopiano naturale già abitato e si inserisce nel territorio con discrezione, instaurando un dialogo con il paesaggio e con il contesto costruito circostante. Il progetto, completato nel 2024, occupa una superficie di 185 m² e interpreta in chiave contemporanea i principi dell’architettura vernacolare delle isole.

L’approccio di Atelier L’Abri parte infatti dalla rilettura delle forme, dei materiali e delle tecniche costruttive che nel tempo hanno caratterizzato l’architettura delle Magdalen Islands. Ne deriva una casa essenziale e raccolta, nella quale il rapporto con la natura, la luce e il clima diventa parte integrante del progetto.

Più che aggiungere volume o complessità, Casa Magdalen lavora sulla qualità dell’esperienza abitativa: gli ambienti sono organizzati in modo semplice, le aperture incorniciano il paesaggio e i materiali naturali rafforzano il legame con il luogo.

Un progetto attento alla fragilità del territorio

Paesaggio delle Magdalen Islands con abitazioni tradizionali

Il contesto nel quale sorge Casa Magdalen è caratterizzato dalla successione di diversi ambienti costieri: l’Oceano Atlantico, un’ampia spiaggia sabbiosa, le dune protette, una falesia naturale e, più arretrato rispetto alla costa, un altopiano abitato.

Si tratta di un paesaggio particolarmente delicato, nel quale biodiversità, stabilità della costa, protezione delle falde acquifere ed equilibrio ecologico sono strettamente connessi. Vento, onde ed erosione modificano continuamente questo territorio, rendendo ogni intervento edilizio una scelta da valutare con attenzione.

In particolare, l’ecosistema delle dune si basa su un fragile equilibrio tra vegetazione, trasporto della sabbia causato dal vento e variazioni stagionali della linea di costa. La presenza umana e lo sviluppo edilizio possono facilmente alterare questi processi naturali.

Per questo motivo, la casa è stata collocata su un altopiano già abitato, arretrato rispetto agli ambienti dunali protetti. Durante la fase preliminare, le aree più sensibili sono state accuratamente rilevate e delimitate, mentre le caratteristiche del terreno, l’erosione costiera e il clima marittimo hanno guidato le principali scelte progettuali e strutturali.

La posizione lungo il margine dell’altopiano consente di sfruttare la porzione di terreno più stabile. Una parte dell’abitazione e la grande terrazza sono sostenute da pali in legno, una soluzione che permette di limitare gli scavi e ridurre l’utilizzo di calcestruzzo.

La scelta consente di preservare il più possibile il terreno e la vegetazione esistenti, mantenendo allo stesso tempo una relazione visiva privilegiata con le dune, la spiaggia e l’Oceano Atlantico. Il progetto stabilisce così un rapporto con gli ecosistemi locali senza introdurre elementi invasivi, favorendo una relazione rispettosa con la flora e la fauna del luogo, comprese le numerose specie di uccelli e le volpi che abitano l’area.

L’architettura vernacolare delle Magdalen Islands

Casa Magdalen di Atelier L'Abri accanto a una casa tradizionale

Il concept di Casa Magdalen nasce dalla rilettura contemporanea dell’architettura vernacolare delle Magdalen Islands. L’obiettivo di Atelier L’Abri non è replicare in maniera letterale gli edifici tradizionali, ma comprenderne i principi e reinterpretarli attraverso un linguaggio architettonico contemporaneo.

Forme semplici, tetti a due falde, proporzioni compatte e dettagli costruttivi tradizionali diventano così gli elementi attraverso i quali l’edificio dialoga con il patrimonio architettonico dell’arcipelago.

La tradizionale Magdalen house si sviluppò nelle Magdalen Islands tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo come adattamento locale della casa acadiana. La tipologia è caratterizzata da una semplice sagoma a due falde, un’organizzazione su un piano e mezzo, una pianta compatta e materiali capaci di resistere alle condizioni particolarmente esposte del clima marittimo.

Le coperture in scandole di cedro, resistenti al vento e all’aria salmastra, rappresentano uno degli elementi distintivi di questa tradizione costruttiva.

Casa Magdalen riprende questo patrimonio senza trasformarlo in un riferimento nostalgico. La tradizione diventa piuttosto uno strumento progettuale attraverso il quale costruire una continuità tra passato, presente e futuro.

Il risultato è un’architettura minimalista, discreta e contemporanea, ma allo stesso tempo profondamente legata al proprio contesto.

Materiali naturali e colori ispirati al paesaggio

Casa Magdalen con rivestimento in scandole di cedro e terrazza in legno

La scelta dei materiali contribuisce in maniera determinante al rapporto tra la casa e il territorio.

Le scandole di cedro rivestono sia il tetto sia le pareti esterne e, con il passare del tempo, assumono naturalmente una caratteristica tonalità grigio-argentea. Il processo di invecchiamento del legno permette all’edificio di integrarsi progressivamente nel paesaggio, anziché contrapporsi ad esso.

La struttura a vista della terrazza e i pali di sostegno sono realizzati in hemlock orientale, una specie particolarmente adatta alle condizioni del clima marittimo. Per i parapetti è stata utilizzata una rete in acciaio inox di grado marino, scelta per la sua resistenza all’aria salmastra.

All’interno, il progetto prosegue con una palette di materiali naturali. I pavimenti e i rivestimenti murali in pino dialogano con le superfici in pietra naturale nordamericana, creando un’atmosfera calda e materica.

Anche gli elementi più piccoli raccontano il legame con il territorio. I corpi illuminanti provengono da un produttore del Québec, mentre gli elementi di falegnameria su misura sono stati realizzati da un artigiano del legno con sede a Cap-aux-Meules Island.

Le opere d’arte e le ceramiche selezionate dai committenti sono state inoltre realizzate da artisti e artigiani delle Magdalen Islands, rafforzando ulteriormente il carattere locale dell’abitazione.

Casa Magdalen: una pianta compatta e funzionale

Cucina e soggiorno a doppia altezza di Casa Magdalen

All’interno, Casa Magdalen è organizzata intorno alle funzioni essenziali. La pianta compatta e facilmente leggibile permette di ottimizzare gli spazi senza rinunciare alla generosità degli ambienti dedicati alla vita quotidiana.

La zona giorno è orientata verso ovest, in direzione del paesaggio e del sole al tramonto. Le camere da letto, invece, sono posizionate in modo da beneficiare della luce del mattino.

Al centro della casa si trova un nucleo di servizio che riunisce cucina, spazi tecnici, bagno e scala di collegamento con il soppalco.

Uno degli elementi caratterizzanti è il soggiorno a doppia altezza, che amplifica la percezione dello spazio senza aumentare la superficie occupata dall’edificio. Le grandi aperture verso l’esterno trasformano il paesaggio in una sorta di quinta naturale, portandolo visivamente all’interno della casa.

Sala da pranzo di Casa Magdalen con vista sull'Oceano Atlantico

La distribuzione compatta è coerente con l’approccio progettuale di Atelier L’Abri, che sul proprio sito descrive Magdalen House come una residenza nella quale la compattezza della pianta e la riduzione delle fondazioni contribuiscono a minimizzare l’impronta di carbonio dell’edificio.

La semplicità della distribuzione risponde anche alle condizioni specifiche della vita su un’isola, dove costi, disponibilità dei materiali e difficoltà logistiche richiedono soluzioni costruttive attentamente calibrate.

Il progetto è stato infatti sviluppato in collaborazione con imprese e artigiani delle Magdalen Islands, privilegiando tecniche e materiali adeguati alle caratteristiche del luogo.

Costruire con il territorio

vista sull'oceano da Casa Magdalen al tramonto

Casa Magdalen interpreta il rapporto tra architettura e paesaggio attraverso un approccio nel quale sostenibilità, cultura locale e durata diventano aspetti inseparabili.

Il progetto di Atelier L’Abri non cerca di conservare l’architettura vernacolare come una tradizione immutabile, ma la considera un patrimonio vivo, capace di trasformarsi e adattarsi alle esigenze contemporanee.

In un territorio tanto delicato, la sostenibilità non viene quindi intesa soltanto come una questione di prestazioni energetiche o di riduzione dell’impatto ambientale. Diventa soprattutto la capacità di un edificio di appartenere al proprio luogo e di rimanervi nel tempo.

L’uso di materiali durevoli, la riduzione dell’impatto sul terreno, il coinvolgimento delle maestranze locali e una progettazione attenta alle condizioni climatiche concorrono a costruire un’architettura pensata per durare.

Casa Magdalen diventa così una riflessione sul modo in cui l’architettura contemporanea può inserirsi in un paesaggio fragile senza dominarlo, aprendosi invece a un dialogo con la natura, la cultura e la memoria del luogo.

Una casa essenziale, costruita intorno alla luce, ai materiali e al paesaggio, nella quale la semplicità diventa il modo più autentico per stabilire un legame duraturo con il territorio.

Scheda tecnica

  • Progetto: Magdalen House
  • Architettura: Atelier L’Abri
  • Località: Magdalen Islands, Québec, Canada
  • Superficie: 185 m²
  • Completamento: 2024
  • Team: Stefania Praf, Vincent Pasquier, Nicolas Lapierre, Francis Martel-Labrecque
  • Contractor: Renaud Vigneau
  • Fotografia: Alex Lesage, Nicolas Lapierre
  • Styling: Emmanuelle Roque

Altri progetti di Atelier l’Abri: “Uno chalet total white e minimalista nella foresta canadese“; “Ospitalità nella natura: Atelier L’Abri presenta Territoire Charlevoix

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2 Settembre 2026 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor

JYSK Nordic Mood: l’autunno scandinavo si tinge di verde, giallo e viola

C’è un momento dell’anno in cui la luce cambia registro, si fa più calda e obliqua, e con essa cambia anche il modo di abitare gli interni. È in questo passaggio che si inserisce JYSK, brand danese specializzato in Scandinavian Sleeping & Living, con la nuova collezione Nordic Mood: una selezione ragionata di pezzi nuovi ed esistenti pensata per anticipare, da fine luglio, un autunno dalle atmosfere raffinate.

Non si tratta di una collezione capsule nel senso stretto del termine, quanto piuttosto di un racconto cromatico e materico che attraversa la casa — dalla tavola al soggiorno, fino agli angoli più funzionali della cucina — con un fil rouge preciso: l’incontro tra tonalità polverose e finiture cromate a specchio, uno degli accostamenti più attuali nell’arredo contemporaneo.

JYSK Arredamento: il colore protagonista della tavola

Il cuore pulsante di Nordic Mood è senza dubbio l’assortimento per la tavola, che dall’estate 2026 si arricchisce della serie MALIK: piatti e ciotole in grès nelle tonalità verde, giallo e viola, i tre colori chiave della stagione secondo il brand. Un linguaggio grafico e personale, pensato per chi ama comporre la propria tavola come si comporrebbe una palette pittorica.

Per la nuova Nordic Mood abbiamo curato una collezione che invita a giocare con il colore. Permette di apparecchiare una tavola personale con forme grafiche e un look scandinavo contemporaneo“, spiega Rikke Blæsild, Range & Design Manager di JYSK.

JYSK Arredamento: ciotole e piatti colorati MALIK su tavolo tortora

A completare la serie arrivano le ciotole NOR, disponibili in kaki chiaro e viola antico, e i bicchieri con stelo ISAK, che giocano su un raffinato effetto bicolore: coppa color uva polvere con base beige, oppure coppa kaki pallido abbinata a una base verde. Piccoli dettagli che, sommati, restituiscono un’idea di tavola contemporanea, mai scontata.

Funzionalità e stile: gli accessori per tavola e cucina

Se la tavola è il palcoscenico, gli accessori firmati JYSK ne sono la quinta scenica. Il set di posate da 16 pezzi GREGERS, in acciaio lucidato a specchio, si distingue per le scanalature che disegnano un profilo unico su ogni coltello, forchetta e cucchiaio — un dettaglio che dialoga perfettamente con le finiture cromate care a questa stagione.

Per la dispensa, il barattolo in vetro trasparente DAHL — realizzato con il 50% di materiale riciclato e dotato di coperchio colorato — diventa un contenitore versatile per pasta, caffè, farina o muesli. Completano l’offerta i cestini squadrati FILIP, intrecciati in alghe marine, ideali per organizzare piccoli oggetti con un tocco naturale e caldo, e il vaso in terracotta beige MANFRED, dal design a coste, pensato per fiori e piante.

JYSK Nordic Mood: scaffale GLUDSTED in acciaio cromato con vetri e complementi d'arredo

JYSK autunno 2026: tessili e complementi per il living

Nordic Mood non si esaurisce sulla tavola. La stagione fredda porta con sé anche una selezione di tessili pensati per scaldare gli ambienti senza rinunciare all’eleganza. Gli strofinacci BARLIND, in 100% cotone con texture a grana di riso, hanno l’aspetto di un lavoro fatto a mano all’uncinetto, mentre lo strofinaccio TISTEL propone il sempre attuale motivo a nido d’ape in due varianti cromatiche tra beige e marrone.

Per il soggiorno, il plaid REINFANN in misto lana melange (disponibile in verde o marrone chiaro) si accompagna ai cuscini rettangolari POPPEL, in fibra riciclata a righe nei toni sabbia, verde e marrone, e al cuscino NATTLILJA 45×45 cm, in cotone color uva polvere con ricami folk ton-sur-ton.

JYSK autunno: divano con cuscini verdi e viola e plaid della collezione Nordic Mood

Il fascino del metallo cromato

Il secondo grande tema della collezione è quello delle finiture cromate riflettenti, protagoniste indiscusse delle tendenze arredo di questa stagione. Lo scaffale GLUDSTED (L110 x H151 x P33 cm), con struttura in acciaio cromato e cinque ripiani in vetro temperato marrone, diventa un elemento scultoreo capace di valorizzare libri, vasi e oggetti decorativi.

Jysk nordic mood scaffale vetro cromo poltrona boucle

Il gioco di trasparenze e riflessi trova la sua massima espressione negli scaffali in vetro e struttura cromata, pensati per comporre vere e proprie nature morte contemporanee: un vaso in ceramica, un oggetto scultoreo in legno, libri impilati con cura diventano parte di una composizione che cambia con la luce del giorno. Accanto, il portacandele VIGNIR — dalla forma astratta con tre supporti ad altezze diverse — si propone come oggetto d’impatto anche da solo, mentre la lampada da tavolo a pila KENT, con accensione touch, tre livelli di luminosità e funzione timer, arriva oggi anche in finitura cromata, oltre che in metallo satinato bianco o verde.

Ad accompagnare il rigore del metallo, la morbidezza di una poltrona in bouclé bilancia la composizione, richiamando quel contrasto tra calore naturale e finish lucidi che è la vera cifra stilistica di Nordic Mood.

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Dove trovare la collezione JYSK Nordic Mood

La nuova collezione JYSK Nordic Mood è disponibile da fine luglio 2026 nei 117 negozi JYSK in Italia e sul sito ufficiale del brand. Un’occasione per rinnovare la propria casa con un mix equilibrato di colore, materia e funzionalità, in perfetto stile scandinavo contemporaneo.

Fonte: comunicato stampa JYSK Italia. Immagini: JYSK.

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2 Settembre 2026 / / La Gatta Sul Tetto

Hai mai pensato che un colore potesse cambiare la forma di un oggetto? Perchè con Lapalma tutto questo è possibile. 

Lapalma
Ph. Salva López

Stiamo parlando dell’azienda che da oltre quarant’anni rappresenta una delle realtà italiane più riconosciute nel settore dell’arredamento per la casa e il contract. L’azienda ha costruito la propria identità attraverso una costante ricerca sulla qualità dei materiali, la lavorazione artigianale e un design essenziale che coniuga funzionalità ed eleganza. 

Il nuovo New Colour System conferma questa filosofia, aggiungendo una nuova dimensione progettuale in cui il colore diventa parte integrante dell’arredo. Un’evoluzione che guarda al futuro senza perdere il legame con la tradizione manifatturiera italiana. 

In questo contesto, l’Arch.Raffaella Mangiarotti ha sviluppato una nuova palette e lo fa attraverso un progetto fotografico affidato all’art direction di Alberto Mora e allo sguardo sensibile del fotografo spagnolo Salva López. 

Il colore come elemento progettuale 

Quello presentato da Lapalma non è semplicemente un aggiornamento della palette aziendale, ma un sistema CMF (Color, Material, Finish) pensato per integrare perfettamente colore, materiali e finiture. 

L’obiettivo non è aggiungere decorazione, bensì costruire un linguaggio coerente che permetta agli arredi di dialogare tra loro mantenendo quella essenzialità che da sempre caratterizza il design italiano di qualità. 

Trovo particolarmente interessante questo approccio perché dimostra come il colore possa essere utilizzato con equilibrio: non per attirare l’attenzione a tutti i costi, ma per accompagnare il progetto e valorizzarne le forme. 

Una palette che nasce dalla ricerca 

Il nuovo sistema cromatico comprende sedici tonalità che uniscono i colori storici del marchio a nuove sfumature capaci di ampliare le possibilità progettuali. 

Lapalma
Ph. Salva López

Accanto a Bianco, Nero, Tortora, Perla, Celeste, Pistacchio e Mattone trovano spazio nuove tonalità come Sabbia, Limone, Corallo, Borgogna, Cannella, Oltremare, Alloro, Calce e Gru. 

Ciò che rende questa palette particolarmente riuscita è la sua coerenza. Ogni colore possiede una propria identità ma, allo stesso tempo, è stato studiato per convivere armoniosamente con gli altri, offrendo infinite combinazioni senza perdere eleganza. 

Materiali e colore: un equilibrio perfetto 

Nel New Colour System ogni tonalità è stata sviluppata per garantire una resa uniforme su metallo, legno e plastica, mantenendo coerenza visiva indipendentemente dalla superficie utilizzata. 

Questo significa poter progettare ambienti dove sedute, tavoli e complementi dialogano tra loro attraverso un filo conduttore cromatico, pur mantenendo caratteristiche materiche differenti. 

È un dettaglio tecnico che spesso passa inosservato, ma rappresenta uno degli elementi che distinguono un progetto ben studiato da uno improvvisato. 

Il colore negli spazi contemporanei 

Che si tratti di un’abitazione privata, di un ufficio, di un ristorante o di un ambiente hospitality, il colore diventa uno strumento capace di modificare la percezione dello spazio. 

Le tonalità possono ampliare visivamente un ambiente, renderlo più accogliente, enfatizzare la luce naturale oppure creare punti focali senza ricorrere a elementi decorativi eccessivi. 

È proprio questa capacità di influenzare l’esperienza delle persone che rende il colore uno degli aspetti più affascinanti del progetto d’interni. 

Da appassionata di design, credo che le palette migliori siano quelle che riescono a farsi notare senza mai essere invadenti. Quelle che accompagnano la quotidianità con discrezione, lasciando parlare la qualità del progetto. 

Sito ufficiale Lapalma

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1 Settembre 2026 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor

Ceramica Cielo Sanitari: Enjoy PRO Ridefinisce il Bagno Contemporaneo

Nel panorama del design del bagno, dove estetica e ingegneria sono sempre più chiamate a dialogare, i sanitari Ceramica Cielo si confermano un punto di riferimento con il lancio di Enjoy PRO. La nuova collezione, disponibile nelle configurazioni sospesa, a terra e MINI, nasce dall’incontro tra il know-how manifatturiero dell’azienda di Civita Castellana e una visione progettuale pensata per rispondere alle esigenze abitative di oggi: efficienza, sostenibilità e un’estetica pulita che non scende a compromessi.

Una tecnologia al servizio dell’igiene

Il cuore tecnico di Enjoy PRO è il sistema Rimless 2.0.1, la soluzione di scarico a vortice sviluppata internamente da Ceramica Cielo. Il profilo interno della ceramica è stato studiato per generare, a ogni risciacquo, un flusso rotatorio che avvolge in modo uniforme l’intera superficie del vaso, rimuovendo sporco e residui senza lasciare zone d’ombra. Il risultato è un funzionamento silenzioso e ad alta efficacia, capace al tempo stesso di contenere i consumi d’acqua: una risposta concreta alla domanda di prodotti performanti ma a basso impatto ambientale, sempre più centrale nelle scelte di chi ristruttura o progetta un bagno da zero.

Dettaglio interno del wc Ceramica Cielo con tecnologia di scarico Rimless 2.0.1

Adapto: la flessibilità che semplifica la posa dei sanitari Ceramica Cielo

Accanto alla componente igienica, i sanitari Ceramica Cielo puntano molto anche sulla praticità di installazione. È qui che entra in gioco Adapto, il sistema di allaccio idraulico già sperimentato con successo nelle collezioni Otis e Itaca. Pensato per chi lavora in cantiere quanto per chi firma il progetto, Adapto permette di adattarsi a configurazioni impiantistiche differenti senza dover intervenire sull’impianto esistente: un vantaggio non da poco nei numerosi interventi di ristrutturazione in cui i vincoli strutturali impongono soluzioni su misura, spesso complesse da gestire con i sistemi tradizionali.

ReSeat, il coprivaso pensato per durare

Il terzo tassello della proposta è ReSeat, il nuovo coprivaso abbinato ai sanitari Ceramica Cielo Enjoy PRO. Realizzato in un materiale completamente riciclabile, coniuga resistenza meccanica, proprietà igieniche elevate e una lunga durabilità nel tempo, caratteristiche che lo rendono adatto anche ad ambienti ad alta frequentazione come l’hotellerie. La colorazione “in tutta massa” — visibile anche negli strati interni del materiale — garantisce una resistenza superiore all’usura, mantenendo l’aspetto originale della superficie anche dopo un uso intensivo. Disponibile in bianco e in diverse varianti cromatiche, ReSeat si presta a essere personalizzato in base al mood dell’ambiente bagno.

Sanitario Ceramica Cielo Enjoy PRO con coprivaso ReSeat aperto vista frontale

Un sistema integrato per il bagno di oggi

Ciò che distingue davvero i nuovi sanitari Ceramica Cielo non è un singolo elemento, ma la loro capacità di lavorare in sinergia: la collezione di sanitari Ceramica Cielo Enjoy PRO, il sistema di scarico Rimless 2.0.1, l’allaccio Adapto e il coprivaso ReSeat compongono un’offerta pensata come un unico ecosistema tecnico ed estetico. Un approccio che riflette l’identità del marchio, guidato dalla direzione artistica di Andrea Parisio e Giuseppe Pezzano e riconosciuto a livello internazionale da premi come l’Archiproducts Design Awards e il Red Dot Design Award.

Wc sospeso Ceramica Cielo Enjoy PRO bianco visto di lato con coperchio chiuso

Con Enjoy PRO, Ceramica Cielo dimostra ancora una volta come il bagno contemporaneo possa essere insieme luogo di benessere e laboratorio di innovazione: superfici pulite, tecnologie invisibili ma efficaci, e una sostenibilità che si misura tanto nei materiali quanto nella lunga vita dei prodotti. Una proposta che parla a progettisti, rivenditori e privati alla ricerca di soluzioni capaci di coniugare stile e prestazioni senza compromessi.

Per maggiori informazioni visita www.ceramicacielo.it

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1 Settembre 2026 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor

Casa Leopardo: il silenzio delle forme nel cuore barocco di Noto

A Noto, l’architetto Massimo Carnemolla firma Casa Leopardo, una residenza privata che dialoga con la memoria del centro storico attraverso luce, materia e un cortile che diventa il vero cuore pulsante della casa.

Foto di Samuele Castiglione

C’è un momento, entrando a Casa Leopardo, in cui la strada scompare. Il rumore del centro storico di Noto, i suoi vicoli stretti, la sua pietra calda: tutto resta fuori, oltre un volume compatto che verso l’esterno non concede nulla. È una scelta precisa, quella dell’architetto Massimo Carnemolla, che firma questo progetto di 80 metri quadri concepito — come lui stesso lo definisce — come “un’architettura per sottrazione“.

Sequenza di porte vetrate affacciate sul patio centrale, Casa Leopardo Noto

La facciata su strada è un diaframma: protegge, filtra, custodisce. Ma basta attraversarla per scoprire che l’intera casa ruota attorno a un patio centrale, un cortile appartato dove acqua, vegetazione e luce naturale non sono semplici elementi decorativi, ma vera e propria materia architettonica. È qui che si misura la qualità del progetto: nella capacità di trasformare un vuoto in relazione continua tra dentro e fuori.

Una parete color malva come manifesto

Vista dal patio verso il soggiorno con parete malva, Casa Leopardo Noto

Se c’è un elemento che racconta immediatamente l’identità di Casa Leopardo, è la parete rivestita in ceramica smaltata color malva caldo che domina la zona giorno. In una palette materica altrimenti sobria — intonaco naturale a calce, legno di castagno, acciaio verniciato, vetro extrachiaro — questo accento cromatico funziona come una firma silenziosa, mai gridata. Le grandi vetrate a tutta altezza, apribili a libro, dissolvono il confine tra l’ambiente interno e il piccolo specchio d’acqua che si allunga verso il giardino, dove un ulivo secolare fa da custode naturale dello spazio esterno.

Vista aerea del cortile con piscina e ulivo, Casa Leopardo Noto

La vista zenitale della piscina, incassata come una vasca di luce turchese tra le architetture bianche, restituisce bene la logica compositiva dell’intero progetto: ogni ambiente è pensato in relazione allo spazio aperto, mai isolato da esso.

Il verde come architettura

Ingresso vetrato sul patio con vegetazione tropicale, Casa Leopardo Noto

Proseguendo verso l’interno, un piccolo patio verde accoglie una vegetazione lussureggiante — banani, philodendron, palme — che incornicia un tavolo rotondo in pietra naturale. I vasi in terracotta a forma di volto, elemento ricorrente nella casa, aggiungono una nota artigianale e quasi teatrale, memoria di un’iconografia mediterranea reinterpretata in chiave contemporanea.

Materia e memoria

Scala interna in intonaco a calce con travi in legno, Casa Leopardo Noto

Salendo ai livelli superiori, il racconto cambia registro: le travi in legno scuro, la pietra a vista, le scale scultoree in intonaco chiaro raccontano la stratificazione storica dell’edificio, conservata e valorizzata piuttosto che cancellata. Massimo Carnemolla lavora per contrasti misurati — il chiaro e lo scuro, il pieno e il vuoto, l’antico e il contemporaneo — senza mai forzare la mano.

Dettaglio carta da parati dipinta a mano con leopardo, Casa Leopardo Noto

Non è un caso che proprio in uno degli ambienti più intimi della casa compaia una carta da parati dipinta a mano con un leopardo tra le foglie tropicali: un richiamo diretto al nome del progetto e un piccolo momento di sorpresa narrativa in una casa altrimenti costruita sulla sobrietà.

Le camere di Casa Leopardo tra legno e pietra

Camera da letto con travi in legno a vista, Casa Leopardo Noto

Nelle zone notte, il linguaggio si fa ancora più essenziale: pavimenti in legno chiaro, soffitti con travi originali, arredi minimi. Le terrazze, arredate con sedute in vimini nero, offrono scorci sui tetti di Noto e restituiscono quella dimensione di vita all’aperto tipica dell’abitare siciliano.

Terrazza con pergola in canniccio e piante grasse, Casa Leopardo Noto

Un’architettura che non cerca applausi

Più che imporsi con effetti scenografici, Casa Leopardo sceglie l’equilibrio, il silenzio, la permanenza. È un progetto che invita a rallentare, a osservare come la luce cambia nelle ore del giorno attraverso il patio, come i materiali invecchiano bene se scelti con onestà. Un esempio efficace di come l’architettura domestica mediterranea possa essere reinterpretata oggi senza tradire la propria identità.

Scheda progetto

  • Progetto: Casa Leopardo
  • Località: Vicolo Leopardo, Noto (SR), Sicilia
  • Tipologia: Residenza privata
  • Anno: 2025
  • Superficie lorda: 80 m²
  • Materiali principali: intonaco naturale a calce, legno di castagno, acciaio verniciato, ceramiche smaltate, vetro extrachiaro
  • Progetto architettonico e interior design: Arch. Massimo Carnemolla (@massimocarnemollaarchitetto)
  • Fotografia: Samuele Castiglione

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1 Settembre 2026 / / Case e Interni

Rifare il bagno partendo dal mobile

Il bagno è la stanza dove gli errori si pagano più cari: gli attacchi idraulici non si spostano con una mano di bianco e un mobile sbagliato di cinque centimetri può bloccare l’apertura della porta della doccia. Per questo, quando ci chiedono da dove cominciare, la risposta è sempre la stessa: dal rilievo delle misure, non dal colore delle piastrelle.

Mobili da bagno: prima le misure, poi lo stile

La regola che diamo sempre ai clienti: il mobile si sceglie in pianta, non in foto. Verificate sul posto la profondità reale (un modello da 46 cm con ciotola d’appoggio può arrivare a occuparne 55) e se optate per un sospeso, fatelo staffare con il piano a 85 cm da terra: è la quota comoda per la maggior parte delle persone e lascia il pavimento libero, che in un bagno piccolo significa farlo sembrare più grande di quello che è.

Sul fronte estetico, in questo momento lavoriamo molto con le ante cannettate: la superficie a doghe verticali prende la luce radente e dà profondità anche a un frontale laccato opaco. Nella collezione di mobili da bagno di ExagonShop il cannettato si trova in tonalità che usiamo spesso nei progetti (verde salvia, terracotta, bianco opaco) abbinato a top in resina o in ceramica. La resina perdona di più il calcare nelle zone con acqua dura; la ceramica resta imbattibile sui graffi. Per i secondi bagni sotto i due metri di larghezza, cercate i mobili bagno sospesi salvaspazio da 60–80 cm con lavabo integrato: costano meno di una composizione modulare e risolvono tutti i problemi d’ingombro.

Accessori: coordinare, non accumulare

Il tradimento più frequente che vediamo nei bagni appena rifatti: mobile importante, rubinetteria scelta con cura, e poi portasciugamani preso al volo al supermercato. Il bagno va pensato nella sua totalità. Gli accessori bagno vanno trattati come una famiglia: stessa finitura, stessa serie, comprati insieme al mobile e non “poi si vedrà”. Per questo ti consigliamo di optare per serie complete (portasciugamani, mensole, dispenser, porta scopino) nelle stesse finiture della rubinetteria.

Un accorgimento da cantiere: sul gres porcellanato di grande formato ogni foro è un rischio e negli immobili in affitto spesso non si può proprio forare. In questi casi le piantane freestanding con base in vetro temperato (portarotolo, portasciugamani, porta scopino a terra) risolvono senza trapano e si spostano quando serve. Sono il modo più rapido per dare coerenza a un bagno esistente senza toccare le pareti.

 

Rifare il bagno partendo dal mobile

 

Comprare l’arredo bagno online: cosa verificare prima dell’ordine

Tre controlli che consigliamo di fare sempre, chiunque sia il fornitore: che la scheda tecnica riporti gli ingombri completi e non solo la larghezza; che la spedizione sia assicurata e con imballo professionale, perché ceramica e specchi viaggiano male; che ci sia un contatto diretto per verificare compatibilità e disponibilità prima di ordinare e un aiuto nel post-vendita.

Il metodo, in sintesi: rilievo, mobile, accessori coordinati e solo alla fine i dettagli decorativi. È lo stesso ordine che seguiamo nei progetti veri.