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Ristrutturazione casale abbandonato: da rudere a casa, un caso studio completo
Una ristrutturazione casale ben riuscita non si misura da quanto viene aggiunto, ma da quanto viene lasciato intatto. È il principio alla base di Mas Cadalt, un casale abbandonato nel cuore della campagna gironina, riportato in vita non per stravolgerlo, ma per capirlo fino in fondo e intervenire solo dove strettamente necessario. Si può ripristinare uno stile di vita con la stessa delicatezza con cui si restaura un oggetto antico? Questo progetto risponde di sì.
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Ristrutturazione casale: il brief del cliente e la sfida iniziale
I committenti sono una coppia britannica che ha deciso di lasciare la vita londinese per trasferirsi in Catalogna, continuando a lavorare da remoto in un contesto naturale radicalmente diverso. Non un semplice trasferimento geografico, quindi, ma la ricerca di un nuovo equilibrio tra attività professionale e quotidianità immersa nel verde, nella luce e nel silenzio della Sierra de la Cadalt.
Il casale si presentava come un rudere: un tipico “mas” della campagna dell’Empordà, in stato di abbandono, con un impianto distributivo pensato per la vita rurale e agricola e non per un uso abitativo contemporaneo. A questo si affiancava un secondo volume, un tempo destinato al ricovero di attrezzature agricole, anch’esso da reinventare.
Il brief non chiedeva una casa nuova travestita da casale, ma l’esatto opposto: mantenere intatti volume e tipologia originari, rispettare la scala degli ambienti storici e trovare, all’interno di quella struttura, uno spazio adatto anche al lavoro — in particolare per il designer Terence Woodgate, che nella nuova configurazione avrebbe avuto un proprio studio.
La sfida progettuale, in sintesi: come trasformare un edificio nato per un’economia di sussistenza rurale in una residenza autosufficiente e contemporanea, senza tradirne l’anima. Lo studio ha scelto un approccio dichiaratamente sottrattivo più che additivo: capire prima, intervenire dopo, e solo quando davvero indispensabile.
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Soluzioni architettoniche
La strategia di intervento è quella del restauro conservativo con innesti funzionali mirati, non della ricostruzione. Volume e tipologia originari sono stati preservati integralmente: nessuna estensione, nessun ampliamento vistoso. Ciò che è cambiato è l’uso interno degli spazi, riletto in chiave contemporanea mantenendo però la gerarchia e la scala preesistenti.
La distribuzione funzionale segue la logica dell’edificio storico, ma ne reinterpreta i ruoli:
- Piano terra: cucina e soggiorno. La cucina sfrutta la tripla altezza della torre preesistente, un elemento verticale che nell’edificio originario aveva probabilmente funzione difensiva o di avvistamento, oggi trasformato nel cuore luminoso della casa. Il soggiorno è orientato per catturare la vista sulla Sierra de la Cadalt.
- Piano superiore: due camere da letto, ricavate rispettando la scansione degli ambienti esistenti.
- Piano inferiore: l’ex stalla diventa un ambiente polifunzionale, capace di adattarsi a usi diversi nel tempo.
- Volume adiacente: l’ex deposito per attrezzature agricole è oggi un garage, con lo studio del designer al piano superiore.
Il punto più delicato del progetto — tipico di ogni recupero di edifici rurali in pietra — è la gestione della luce naturale in un fabbricato nato per essere chiuso e protettivo, con aperture ridotte per ragioni climatiche e difensive. La soluzione non passa da grandi tagli vetrati contemporanei, ma dallo sfruttamento intelligente delle altezze esistenti (la torre a tripla altezza) e da un dialogo misurato tra vecchio e nuovo, dove ogni intervento moderno converge verso un’unica logica compositiva, senza mai competere visivamente con la preesistenza.
Il risultato è un progetto che rifiuta il gesto architettonico appariscente a favore della continuità: l’unico vero atto “nuovo” è invisibile, ed è tutto ciò che rende la casa abitabile secondo standard contemporanei. In questo sta la lezione principale di questa ristrutturazione casale: la qualità architettonica non si misura in metri quadri aggiunti, ma in quanto sapientemente viene preservato.
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Scelte di capitolato, materiali e finiture (e il perché)
La filosofia dei materiali è di totale coerenza con la tradizione costruttiva locale, con l’inserimento discreto di strati prestazionali moderni.
Struttura portante. Il sistema costruttivo tradizionale delle case coloniche gironine, diffuso in tutto l’Empordà, si basa su murature portanti in pietra calcarea irregolare legata con malta di calce, con angoli, architravi e stipiti realizzati in blocchi di pietra squadrata a taglio fine, elementi che garantivano precisione e stabilità strutturale. Il progetto ha scelto di ricostruire e restaurare fedelmente questi muri portanti, anziché sostituirli o mascherarli: è la scelta più coerente con un intervento che vuole leggersi come continuità storica, non come sostituzione.
Isolamento termico. Sul lato interno della muratura in pietra è stato aggiunto uno strato di isolamento in sughero. La scelta del sughero — materiale naturale, traspirante, compatibile con murature storiche in pietra — evita i problemi di condensa e umidità tipici dei sistemi isolanti sintetici applicati su pareti “vive” come quelle in pietra a secco o a malta di calce.
La “seconda pelle” interna. Uno degli elementi tecnici più interessanti del progetto è la creazione di un doppio strato interno, che ha tre funzioni contemporaneamente: aumentare la luminosità degli ambienti, facilitare la manutenzione nel tempo e — soprattutto — integrare in modo invisibile tutti gli impianti necessari alla vita moderna (elettrico, climatizzazione, dati), senza dover intaccare la muratura storica per ogni passaggio impiantistico. È una soluzione tanto semplice quanto elegante al problema, ricorrente in ogni restauro, di “nascondere” la tecnologia contemporanea in un involucro che non era progettato per contenerla.
Pavimentazioni. La pietra calcarea è stata scelta come materiale pavimentale in tutto il progetto, per garantire coerenza materica tra interno ed esterno e continuità con l’involucro murario.
Finiture e dettagli. La ricerca di coerenza arriva fino al dettaglio minimo: le prese elettriche sono installate a filo muro, gli elementi costruttivi convergono verso un unico punto compositivo, e ogni scelta progettuale è stata pensata per restare fedele all’epoca dell’intervento, evitando citazioni nostalgiche o contaminazioni stilistiche fuori contesto. L’interno è concepito come uno spazio sospeso tra architettura e design di prodotto, un aspetto che riflette anche la sensibilità professionale degli stessi committenti, uno dei quali è designer.
| Elemento | Materiale/Soluzione | Perché |
| Murature portanti | Pietra calcarea + malta di calce (restauro) | Continuità storica e strutturale |
| Isolamento termico | Sughero, applicato lato interno | Traspirabilità, compatibilità con la pietra |
| Strato impiantistico | “Seconda pelle” interna | Integrazione invisibile di impianti, luminosità, manutenibilità |
| Pavimenti | Pietra calcarea | Coerenza materica interno-esterno |
| Dettagli elettrici | Prese a filo muro | Pulizia visiva, fedeltà al linguaggio dell’intervento |
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Focus tecnico: impianti, energia e autosufficienza
Il vero salto tecnologico di Mas Cadalt non si vede: è nella sua completa autosufficienza energetica e idrica, ottenuta senza alterare in alcun modo il linguaggio architettonico dell’edificio storico.
Energia. La casa è dotata di un impianto fotovoltaico con batterie di accumulo, che garantisce l’autonomia energetica dell’abitazione. La scelta di affidarsi a pannelli con storage (anziché al solo allaccio alla rete con eventuale cessione dell’energia in eccesso) risponde all’esigenza di un’autonomia reale in un contesto rurale isolato, dove la resilienza energetica è tanto una scelta valoriale quanto una necessità pratica.
Acqua. Il sistema idrico si basa su cisterne progettate su misura, che rendono la casa autosufficiente anche dal punto di vista idrico. In un’operazione tanto pragmatica quanto scenografica, una delle cisterne è stata riconvertita in piscina, unendo funzione tecnica e comfort abitativo in un unico elemento.
Produzione alimentare. L’autosufficienza si estende oltre l’edificio: gli ettari di terreno circostanti, in parte coltivati, producono cibo a sufficienza per le necessità della famiglia, completando un ciclo di autonomia che comprende energia, acqua e alimentazione.
Distribuzione impiantistica. Come accennato, il nodo tecnico più delicato in un recupero di questo tipo è sempre lo stesso: dove far passare gli impianti in un edificio le cui murature portanti in pietra non possono essere bucate o scanalate liberamente. La risposta progettuale — la già citata “seconda pelle” interna — funge da intercapedine tecnica continua, permettendo di distribuire elettrico, climatizzazione e altri sottoservizi senza intervenire sulla struttura storica, e rendendo al contempo più semplice qualsiasi manutenzione futura.
Illuminazione naturale come strategia primaria. In un edificio dalle aperture originarie ridotte, la vera “illuminotecnica” del progetto è innanzitutto una scelta architettonica: sfruttare la tripla altezza della torre esistente come pozzo di luce naturale per l’ambiente più vissuto della casa, la cucina-soggiorno, riducendo così la necessità di un’illuminazione artificiale invasiva e preservando la lettura originaria delle facciate.
In sintesi
Mas Cadalt dimostra che una ristrutturazione casale non richiede necessariamente un gesto architettonico dirompente: la qualità del progetto sta nella capacità di leggere l’esistente, individuare l’essenziale da trasformare e nascondere la complessità tecnica (impianti, isolamento, autosufficienza energetica e idrica) dietro una superficie che continua a raccontare la storia del luogo. È un caso studio prezioso sia per chi cerca ispirazione estetica sia per chi, in cantiere, deve risolvere concretamente il conflitto tra prestazioni contemporanee e conservazione della materia storica.
Mas Cadalt, Serrat de la Cadalt, Girona (Catalogna, Spagna) Progetto: Fran Silvestre Architects | Fotografie: Fernando Guerra (FG+SG) Superficie costruita: 385 m² | Superficie del sito: 675.746 m² | Completamento: 2025
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