3 Gennaio 2020 / / Architettura

Ecobonus, bonus ristrutturazioni e bonus mobili, la Legge di Bilancio 2020 rinnova le detrazioni fiscali sulla casa.

Confermati per un altro anno l’ecobonus, il bonus ristrutturazioni e il bonus mobili. Lo prevede la legge di Bilancio per il 2020, che rinnova le detrazioni fiscali per gli interventi di ristrutturazione edilizia ed energetica degli edifici.

Ecobonus 2020

La detrazione fiscale per la riqualificazione energetica degli edifici è prorogata per tutto il 2020. Sono incentivati con un bonus del 65% gli interventi di riqualificazione energetica globale, i lavori sull’involucro, l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda, la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale con caldaie a condensazione in classe A e contestuale installazione di sistemi di termoregolazione evoluti, la sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria, l’acquisto e posa in opera di micro-cogeneratori in sostituzione degli impianti esistenti.

Ecobonus 2020
E’ prevista una detrazione fiscale del 50% per la sostituzione delle finestre comprensive di infissi, l’acquisto e posa in opera delle schermature solari, la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale con caldaie a condensazione in classe A, la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti a biomassa.

Per le parti comuni di edifici condominiali, i lavori che interessano almeno il 25% dell’involucro hanno diritto alla detrazione del 70%, che sale al 75% se con l’intervento di miglioramento della prestazione energetica invernale ed estiva si consegue almeno la qualità media di cui al DM 26 giugno 2015. In questo caso, le agevolazioni scadono infatti il 31 dicembre 2021.

In tutti i casi, il rimborso della detrazione avverrà in dieci rate annuali di pari importo.

Sconto in fattura solo per l’ecobonus in condominio

Lo sconto immediato in fattura resta solo per le ristrutturazioni importanti di primo livello, di importo superiore a 200mila euro, realizzate sulle parti comuni dei condomìni. In base al DM 26 giugno 2015 sul calcolo delle prestazioni energetiche e i requisiti minimi degli edifici, si tratta degli interventi che, oltre a interessare l’involucro edilizio con un’incidenza superiore al 50% della superficie disperdente lorda complessiva dell’edificio, comprendono la ristrutturazione dell’impianto termico per il servizio di climatizzazione invernale e/o estiva asservito all’intero edificio.

Bonus ristrutturazioni 2020

Confermato il bonus ristrutturazioni. Si può detrarre dall’Irpef il 50% delle spese sostenute fino al 31 dicembre 2020, con un limite massimo di 96mila euro per unità immobiliare, per la riqualificazione edilizia delle abitazioni e delle parti comuni degli edifici condominiali. La detrazione è suddivisa in dieci quote annuali.

bonus ristrutturazioni 2020
L’agevolazione riguarda gli interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, restauro e risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia, nonché i lavori su immobili danneggiati da calamità, l’acquisto e costruzione di box e posti auto, l’eliminazione delle barriere architettoniche, la prevenzione degli illeciti, la cablatura e riduzione dell’inquinamento acustico, gli interventi per il risparmio energetico, l’adozione di misure antisismiche, la bonifica dall’amianto, la messa in sicurezza contro gli infortuni domestici.

Bonus acquisto immobili ristrutturati

Tra le diverse detrazioni fiscali sugli interventi di ristrutturazione degli immobili c’è anche il bonus sull’acquisto di immobili situati in edifici ristrutturati dalle imprese e messi in vendita entro 18 mesi dalla fine dei lavori. La detrazione del 50% si calcola sul 25% del prezzo di acquisto.

Bonus acquisto immobili ristrutturati 2020

Bonus Mobili 2020

Prorogata per tutto il 2020 anche la detrazione Irpef del 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (A per i forni), destinati ad arredare un immobile in fase di ristrutturazione.

A prescindere dalle spese sostenute per i lavori di ristrutturazione, l’importo massimo che si può detrarre per i mobili e gli elettrodomestici ammonta a 10mila euro, IVA compresa, e la quota detraibile è pari al 50% della spesa sostenuta.

Bonus mobili 2020
Riciclantica di Valcucine

 

 

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18 Dicembre 2019 / / Architettura

Moodboard per gli arredi della casa vacanza

Nuovo living

assonometria dell’appartamento

Grazie alla nuova progettazione della pianta ora l’appartamento è composto da due camere da letto e una zona giorno con cucina a vista. Lo sgabuzzino che era dove si trova ora il divano è stato spostato davanti al bagno

La nuova zona giorno con la nuova progettazione, comprende anche la parte dell’ingresso che diventa un salottino

Per il relooking di una casa che doveva
essere adibita a casa vacanza, abbiamo realizzato una ristrutturazione light
che ha previsto poche modifiche strutturali, che però sono state determinanti
per il nuovo look e soprattutto la fruibilità dell’appartamento.

Ogni problema ha la sua soluzione

L’immobile era composto da un ingresso con
sgabuzzino, cucina abitabile, un bagno, una camera e un soggiorno, l’intenzione
della committente era quella di avere due camere da letto e la zona giorno all’ingresso,
eliminando lo sgabuzzino e unendo l’ingresso con la cucina.

E che ci vuole direte voi? L’impresa è invece risultata molto più complessa di quello che poteva sembrare, in quanto unendo le aree dell’ingresso, dell’ex sgabuzzino e della cucina la superficie risultava essere troppo ampia per essere servita dalla sola finestra della cucina, in poche parole non rispettava i criteri di aeroilluminazione richiesti dagli standard abitativi e dunque non sarebbe risultata a norma e non sarebbe stata accettata né la scia urbanistica né la scia turistica.

Urgeva trovare una soluzione! Con l’aiuto
anche di alcuni amici architetti specializzati in aspetti burocratici abbiamo
trovato un interessante escamotage; abbiamo ribassato con un controsoffitto l’area
all’ingresso corrispondente al perimetro dello sgabuzzino. Quella porzione di spazio
a questo punto ha un’altezza di 2.40, che caratterizza e definisce gli ambienti
di passaggio (corridoi disimpegni ecc.) in questo modo siamo riusciti ad
eludere quell’area da quella totale, alla quale a questo punto risulta sufficiente
la finestra della cucina.

Con gioco di altezze abbiamo definito aree
e ambienti diversi pur trattandosi in sostanza dello stesso ambiente. È vero
che ora nell’area che corrisponderebbe come altezze ad un disimpegno è stato
posizionato il divano…ma cosa impedisce a qualcuno di mettere il divano in
corridoio?!

Il rapporto di aeroilluminazione è il rapporto tra la superficie del pavimento e quella della finestre e non deve essere inferiore a 1/8. Il che significa che un locale di 40 metri quadrati dovrà avere una superficie vetrata minima di 2,5 metri quadrati.

LO spazio che ora occupa il divano ed entra a far parte della zona giorno, originariamente era chiuso ed era uno sgabuzzino

E’ stato eliminato lo sgabuzzino per ampliare la superficie dell’area giorno che ora è diventata un salottino ed è delimitata da un controsoffitto con faretti

L’area che sulla carta risulta essere una zona di passaggio, un disimpegno, poiché ha un’altezza di 2.40 e dunque non fa parte della zona giorno e non necessita di finestra, viene occupata da un divanetto, ma un divanetto può stare anche anche in un disimpegno 😉

Nuova organizzazione e nuovo bagno

Adesso subito all’ingresso agli ospiti di questa casa vacanza, si presenta una bellissima ed accogliente zona di benvenuto con divanetto Maison du Monde e carta da parati a righe di Caselio

La casa ora ha due camere da letto che sono state riammodernate nell’arredamento, pur mantenendo diversi vecchi mobili che sono stati riusati, la zona giorno con cucina e un bagno completamente rinnovato, moderno, elegante e accogliente.

IL bagno è stato completamente ristrutturato con i rivestimenti in blu e grigio di Marazzi

Schema di posa del rivestimento del bagno

Onde blu per il nuovo look del bagno

Carta da parati a righe

Per caratterizzare la casa si è scelta con
la committente una carta da parati a righe multicolore di Caselio, che abbiamo
posato in maniera orizzontale invece che verticale e per la posa della quale c’è
stato bisogno di un vero maestro della carta da parati!

Non tutto quello che sembra semplice lo è
davvero, ma alla fine ce l’abbiamo fatta anche grazie alla determinazione della
committente, una donna piena di grinta, energia e positività, che ha fortemente
voluto questa carta, posata in questo modo!

Si tratta effettivamente di un elemento
davvero caratterizzante, speciale e che dona un gran carattere agli ambienti,
rendendoli accoglienti pieni di gioia e curati nei dettagli.

La carta da parati che caratterizza gli spazi di questa casa vacanza la ritroviamo all’ingresso nella zona giorno…

Nella camera da letto matrimoniale…

e nella camera doppia

una carta da parati che sicuramente ha donato alla casa buone vibrazioni!

La cura dei dettagli è molto importante

Good vibs

Gli arredi delle camere da letto

Per le camere si sono scelti accessori colorati a contrasto, la camera con i mobili bianchi è stata caratterizzata dall’inserimento di elementi gialli e grigio, mentre nella stanza con i mobili marroni sono stati inseriti elementi rosa antico e verde oliva.

Per la camera doppia sono stati scelti dettagli in giallo e grigio

Poltroncine di Maison du Monde e tavolino ikea per la colazione in camera

La camera doppia è molto ampia e vi trova spazio anche un pouf che si trasforma in letto di Ikea e una scrivania

Progetto della camera doppia con angolo studio

Per la camera doppia dettagli in giallo e grigio. Testata ikea, lampadine da lettura e lampadario giallo di Maison du Monde

per la camera matrimoniale arredi verde oliva, come la bellissima sedia Master di kartell che trovate anche QUI e rosa antico

Vista 3d

Angolo relax, comodo per fare la colazione in camera, allestito con tavolino e sedie Kartell

Basta poco per donare un nuovo look affascinante

Il risultato è stato davvero soddisfacente
e, già dall’ingresso ora si respira un’aria del tutto nuova, grazie al divanetto
elegante e decòr di maison due monde che si staglia sulla parete a righe e la
parete con mensole, che potranno accogliere guide di Roma, biglietti da visita
e altri supporti per gli ospiti. Sulla parete davanti al divano viene posizionata
la tv, mentre davanti al bagno è stato creato un armadio a muro che viene
utilizzato dalla proprietaria, al posto dello sgabuzzino, per i cambi della
casa vacanza prodotti per la pulizia ecc. Il controsoffito a due altezze con i faretti
crea un bell’ambiente curato, studiato e progettato con attenzione e la cucina,
rimasta invariata, ora si apre sulla zona giorno e si integra piacevolmente al
resto.

Sulle mensole del salottino all’ingresso trovano spazio libri su Roma, stampe e oggetti vari.

Divano Maison du Monde Isberg blu petrolio

Le stampe presenti nelle immagini sono di Posterlounge

Visuals by Posterlounge

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18 Dicembre 2019 / / Idee

Ristrutturare casa è uno degli eventi che causano maggiore stress, perché incide sullo svolgimento della vita quotidiana e comporta notevoli uscite di denaro.

Ristrutturare senza stress

Chi ha sperimentato una ristrutturazione sa bene di cosa sto parlando: bisogna scegliere l’impresa, selezionare materiali e arredi, gestire gli imprevisti e affrontare il temuto labirinto burocratico. E tutto questo deve avvenire in tempi molto brevi.

Oggi ristrutturare senza stress è possibile grazie a Io Ristrutturo e Arredo, un network italiano di negozi di arredo e design che propone una innovativa formula di ristrutturazione chiavi in mano.

Ristrutturare senza stress

Il concetto è molto semplice: il progetto di ristrutturazione si sviluppa a partire dalle esigenze estetico funzionali e da queste vengono declinati gli aspetti tecnici (e non viceversa). In questo modo il cliente ha la sicurezza di avere un risultato finale in linea con i suoi desideri. In caso contrario, il rischio sarebbe, ad esempio, di non avere abbastanza spazio per quel mobile tanto desiderato, o di ritrovarsi impianti posizionati in modo tale da impedire una suddivisione degli spazi così com’era stata concepita inizialmente. Il team del negozio prescelto si incarica di tutte le incombenze amministrative e della gestione dei lavori, così il cliente può concentrarsi solo sulla parte bella ed emozionale del fare casa.

Sembra un sogno, non è vero? Continuate a leggere e scoprite insieme a me le tappe necessarie per passare dal sogno alla realtà.

Scegli il tuo stile, al resto ci pensa il tuo referente

Come vi dicevo, ristrutturare senza stress, concentrandosi sullo stile e sulle nostre esigenze estetiche e funzionali, sembra un sogno. Grazie alla formula ideata dal network di Io Ristrutturo e Arredo, il nostro progetto di ristrutturazione, che sia totale o parziale, comincia proprio dalla parte più piacevole ed emozionante. 

Ristrutturare senza stress

Incominciamo con l’immaginare nuovi spazi più funzionali, uno stile che ci rappresenti, l’arredo, i colori e i materiali che preferiamo, senza preoccuparci degli aspetti tecnici ed amministrativi. Un progetto coordinato che tenga conto degli arredi, oltre che degli aspetti tecnici ed impiantistici, è la via giusta per un risultato di successo.

Ma come funziona, nella pratica, questo servizio? 

Per prima cosa iniziamo con lo scegliere uno dei negozi aderenti al network, presenti in tutta Italia. Una volta sul posto, un professionista ci accompagnerà nella prima fase del progetto, nella quale potremo consultare le Moodboard e scegliere tra 5 stili d’arredo, visitare la materioteca e toccare con mano i campioni delle finiture, scegliere gli arredi e i complementi nello showroom.

Credetemi, cominciare un progetto con le idee già chiare e con tutti gli elementi e i dettagli decisi, dalle finiture ai rubinetti, dalle tende ai radiatori, dalle scale ai mobili, è un enorme vantaggio. Si risparmiano tempo e denaro, e si è al riparo da sorprese, come per esempio l’esaurimento di un prodotto o di un materiale.

Senza contare il fatto che il nostro consulente ci guiderà nelle scelte, suggerendo le migliori soluzioni anche in base al nostro budget. Alla fine, avremo il nostro progetto completo, in un magnifico rendering 3D, che ci permetterà di vedere la nostra casa in anteprima.

Ristrutturare senza brutte sorprese

Prima di cominciare la ristrutturazione avremo già un quadro chiaro delle spese da affrontare, perché il progetto include tutti gli aspetti, compreso l’iter burocratico. Anche i tempi di consegna verranno concordati in anticipo. Una volta approvato il capitolato, il costo della ristrutturazione è definitivo: nessuna spesa imprevista in corso d’opera, preventivi che lievitano o tempi di consegna non rispettati. 

Il nostro consulente si occuperà di formare il team di professionisti di fiducia, scelti tra i fornitori certificati selezionati dal network. Non dovremo nemmeno preoccuparci di sbrogliare la matassa burocratica dei permessi e delle agevolazioni fiscali. A noi non resta che osservare la nostra nuova casa prendere forma.

La gestione del cantiere

Anche in fase di esecuzione possiamo dormire sogni tranquilli. Sarà infatti il nostro consulente, unico referente del progetto, a gestire tutti gli aspetti del cantiere. Sarà lui a coordinare i tecnici, gli artigiani, i fornitori, sorvegliando che tutto vada come previsto e che i tempi concordati vengano rispettati. Si occuperà di ricevere i materiali e di controllarli, di supervisionare il montaggio di luci e mobili.

Ristrutturare senza stress

A cantiere concluso, riceveremo tutte le certificazioni richieste per legge, insieme alle copie delle pratiche amministrative.

Il sogno si è avverato: ora non ci resta che vivere la nostra nuova casa

Scopri di più: come arredare piccoli spazi


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18 Novembre 2019 / / Architettura

Una tipica stalla dei Grigioni Italiani trasformata in abitazione dallo studio di architettura Massimo Brambilla.
L’esterno de La Stalla Cad Martin è stato mantenuto nelle condizioni originali con un restauro conservativo mentre negli interni troviamo soluzioni eleganti che uniscono materiali tradizionali con inserti moderni.

A stable recovered in Switzerland

A typical Italian Graubünden stable transformed into a home by the architectural firm Massimo Brambilla.
The exterior of La Stalla Cad Martin has been maintained in original condition with a conservative restoration while in the interior we find elegant solutions that combine traditional materials with modern inserts.

Immagini: studio di architettura Massimo Brambilla

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CAFElab | studio di architettura

11 Novembre 2019 / / Architettura

Da alcuni anni si sta assistendo, nel design di interni, ad un utilizzo sempre più frequente delle vetrate per interni.

Sono una soluzione che a me piace molto, soprattutto nella ristrutturazione di appartamenti: consente di ampliare visivamente gli spazi, garantendo comunque una divisione tra gli stessi, e di rendere luminose stanze che altrimenti potrebbero essere buie. Però non è tutto rose e fiori: per installare una vetrata per interni ci sono molti problemi da affrontare e risolvere di cui devi essere consapevole.

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Ho recentemente fatto montare una vetrata interna della lunghezza di circa 6 metri e ho avuto modo di capire ed affrontare molti problemi legati alla sua installazione.

Dopo questa esperienza (per me la prima con queste dimensioni) posso affermare con una certa sicurezza che:

  • se vuoi una vetrata per interni in casa tua devi scendere a molti compromessi;
  • i sistemi di fissaggio hanno costi importanti che devi considerare nel budget messo a disposizione;
  • raramente tali sistemi di fissaggio vengono progettati nel modo corretto…

In questo articolo ti svelerò molte cose sulle vetrate per interni che gli articoli che puoi trovare in rete non ti dicono: infatti sono tutti realizzati da produttori e rivenditori di vetrate, che ti devono far vedere quanto sono belli i loro prodotti. E i pochi non gestiti da loro, hanno il solo scopo di mostrati qualche bel progetto con le vetrate.

Ma in nessuno viene affrontata la questione dal punto di vista tecnico. Tu non devi diventare un esperto, ma conoscere alcuni aspetti tecnici è indispensabile per farti prendere decisioni consapevoli e valutare compiutamente i costi di installazione.

DOVE SI UTILIZZANO LE VETRATE PER INTERNI?

vetrate per interni: come usarle?

Capisco che, dal titolo, questo paragrafo possa sembrare all’apparenza inutile ai fini di quanto vogliamo dire in questo articolo, però si tratta di un passaggio fondamentale.

Infatti capendo quali sono i principali utilizzi delle vetrate per interni, possiamo anche capire quali sono i problemi correlati e quindi individuare le azioni necessarie per risolverli.

Quest’ultima è la cosa che deve interessarti di più: risolvere i problemi legati alle vetrate per interni. Partiamo dall’inizio.

Quando parliamo di vetrate per interni possiamo distinguere tra porte vetrate e pareti vetrate.

Le prime dividono due ambienti come una normale porta ma permettono il passaggio di più luce.

Le seconde si sostituiscono alle pareti, si tratta solitamente di più lastre di grandi dimensioni, spesso con integrati sistemi di apertura a battente o scorrevoli.

Gli aspetti positivi delle pareti vetrate per interni li abbiamo già accennati: permettono di mantenere fisicamente separati gli ambienti, dando però la sensazione di un unico grande spazio. Questa cosa è molto utile negli appartamenti, in particolare nelle zone giorno tra soggiorno e cucina, in cui uno spazio piccolo si moltiplica e allo stesso tempo si riesce a mantenere confinato il caos e gli odori che spesso regnano nelle cucine.

Personalmente sono sempre stato un sostenitore dei cosiddetti open-space, in cui tutte le funzioni della zona giorno sono concentrate in un unico grande spazio. Però questa predisposizione si è sempre scontrata con alcune considerazioni di tipo pratico legate alla cucina: una cucina dentro il soggiorno costringe a una costante pulizia e la mancanza di separazione fa passare gli odori, che non sempre sono piacevoli.

Installare una vetrata per interni che divide il soggiorno dalla cucina è una valida risposta a queste problematiche perché consente grande versatilità degli spazi, dando la possibilità di confinare la cucina all’occorrenza.

Nell’ultima parte dell’articolo ti farò vedere un mio progetto in cui ho fatto installare la parete vetrata di cui ti ho già fatto accenno nell’introduzione: 6 metri di lunghezza e 2,7 metri di altezza per un totale di 6 ante di cui 4 scorrevoli. Una bella bestia.

Se le porte vetrate non presentano particolari problematiche (anche se non è sempre vero…), le pareti vetrate interne hanno dei problemi che devono essere considerati in modo attento in fase di progetto. Infatti sono composte di lastre di grandi dimensioni, che possono avere problemi di rigidezza e che pesano molto.

Quindi vanno fatte riflessioni in merito al tipo di lastra scelto in funzione del tipo di parete vetrata che verrà installata, e riflessioni riguardo al sistema che dovrà sostenere la parete vetrata.

Se in merito alla tipologia di vetro i produttori industriali di grandi dimensioni (come Saint-Gobain, il leader mondiale) e le aziende specializzate nella lavorazione del vetro (come Vetromarca ad esempio), hanno un controllo preciso e puntuale per quanto riguarda la tipologia e sicurezza delle lastre, lo stesso potrebbe non dirsi per i piccoli artigiani con in quali ho personalmente più volte dovuto scontrarmi.

In merito ai sistemi di supporto, invece, in molti casi si tratta di studiare delle soluzioni apposite che possano supportare i carichi dei vetri e degli eventuali telai in cui sono inseriti. E questo è un aspetto che deve essere considerato e previsto attentamente dal tuo progettista prima di installare la vetrata. In pratica, come per gli infissi viene prima installato un controtelaio nascosto nella muratura, anche per le pareti vetrate per interni deve essere fatta una cosa simile…solo che potrebbe essere molto più impegnativo di quello che credi.

Per chiarirti le idee su questi due aspetti nei prossimi due paragrafi approfondiremo i seguenti argomenti:

  • Le tipologie di vetro adatte per legge per le vetrate da interni e le finiture possibili
  • I sistemi di sostegno ed ancoraggio delle vetrate

IL VETRO: L’ELEMENTO PRINCIPALE DELLE VETRATE PER INTERNI

vetrate per interni: il vetro

Naturalmente il vetro è l’elemento principale di questo sistema. Le lastre possono essere inserite all’interno di telai, solitamente di alluminio, oppure totalmente libere, cioè vedi solo vetro. In questo secondo caso chiamate “a filo lucido”.

Il filo lucido è una lavorazione che viene fatta dopo il taglio delle lastre per fare in modo che il bordo della lastra sia appunto lucido. Infatti l’operazione di taglio lascia un bordo tagliente, irregolare e scuro. Siccome nelle le vetrate senza telai puoi entrare in contatto anche con il bordo del vetro, allora, tramite delle mole, questi vengono resi regolari, non taglienti e lucidati, così da prendere lo stesso colore della lastra.

Sia che tu acquisti una vetrata con telaio che a filo lucido, il vetro deve rispondere a delle precise caratteristiche normate. La norma di riferimento è la UNI 7697 (l’ultima versione in vigore è quella del 2015) che prescrive delle caratteristiche a cui devono rispondere anche le vetrate interne che dividono due ambienti.

I vetri che è possibile commercializzare e installare nel settore dell’edilizia, sia da esterni che da interni, ormai possono essere solo di due tipologie: stratificati o temprati. Ne abbiamo già parlato in modo abbastanza approfondito nel terzo articolo dedicato alla sostituzione degli infissi.

Vediamo cosa sono queste due tipologie di vetri con un estratto da quell’articolo. Per approfondimenti vai al link che ti ho messo qui sopra.

I vetri stratificati sono composti da due lastre accoppiate tra loro.  Per fare in modo che i vetri rimangano uniti vi viene interposta una sottile pellicola di PVB (polivinilbutirrale) assolutamente trasparente. Tale pellicola viene prodotta in vari spessori ma quelli più diffusi in ambito residenziale sono due: 0,38mm e 0,76mm.

Questa pellicola svolge anche un altro ruolo importante: rende i vetri stratificati “di sicurezza”. Infatti, grazie alle sue notevoli proprietà adesive, fa in modo che un vetro che si rompe a causa di un urto non cada a terra in mille pezzi ma rimanga “appiccicato” nella posizione originaria. Questa è una caratteristica richiesta dalle leggi sia per l’interno che per l’esterno: per l’interno al fine di evitare che gli utenti vengano colpiti da schegge di vetro, per l’esterno al fine di evitare che il vetro cada costituendo pericolo per le persone.

Tratto da https://www.ristrutturazionepratica.it/sostituzione-degli-infissi-parte-3/

Riconosci che si sta parlando di un vetro stratificato quando è descritto in questo modo: 33.1, 33.2, 44.1, etc.; in cui il primo numero caratterizza lo spessore delle due lastre di vetro (ad esempio 3mm + 3mm) e il numero dopo il punto lo spessore della pellicola (1 sta per pellicola di 0,38mm).

I vetri temprati invece sono costituiti da lastre che hanno subito un particolare trattamento che ne ha aumentato in modo significativo la resistenza agli urti e soprattutto che, nel caso in cui si rompano, si frantumano in pezzi molto piccoli che non sono pericolosi per le persone che vi ci si trovano vicine.

Il processo di tempratura consiste nello scaldare ad una temperatura di circa 700° una lastra di vetro e poi raffreddarla rapidamente per fare in modo che, grazie alla contrazione dovuta a questa variazione di temperatura, si formino all’interno della lastra delle tensioni che la rendono più rigida.

I vetri temprati non possono essere usati verso l’esterno perché, a differenza degli stratificati, non rispondono alle esigenze di anticaduta, invece possono essere usati all’interno in quanto considerati di sicurezza.

Tratto da https://www.ristrutturazionepratica.it/sostituzione-degli-infissi-parte-3/

Le lastre normali, dette di tipo float, non possono essere utilizzate per installazioni né interne né esterne.

ristrutturazionepratica.it banner

Però c’è da fare un ulteriore passo: infatti sia i vetri stratificati che i vetri temprati hanno una classificazione in merito alla sicurezza che devono garantire. Anche questa è normata dalla UNI 7697, che ci dice anche quale sia la sicurezza minima per l’installazione in vetrate per interni.

Le vetrate per interni senza pericolo di caduta nel vuoto (quelle classiche che dividono due stanze), possono essere:

  • 2B2 per vetri stratificati;
  • 1C3 per vetri temprati.

Se c’è pericolo di caduta nel vuoto (pensa ad una vetrata che delimita una scala) il vetro può essere solo stratificato e deve essere di tipo 1B1.

Ma cosa significano questi codici?

Dobbiamo fare riferimento alla norma UNI EN 12600, il cui titolo è “Vetro per edilizia – Prova del pendolo – Metodo della prova di impatto e classificazione per il vetro piano “. In sostanza definisce le prove da fare sulle vetrate, come farle e la conseguente classificazione.

La prova consiste nel far cadere un impattatore di 50kg sulla lastra da diverse altezze. In base alla risposta della lastra si fa la classificazione.

  • 1B1 (stratificato) la lastra deve resistere presentando fessurazioni con frammenti uniti in seguito alla caduta dell’impattatore da un’altezza di 1,2m;
  • 2B2 (stratificato) la lastra deve resistere presentando fessurazioni con frammenti uniti in seguito alla caduta dell’impattatore da un’altezza di 45cm;
  • 1C3 (temprato) la lastra si disintegra in piccole particelle in seguito alla caduta dell’impattatore da un’altezza di 19cm.

Spero di averti dato informazioni utili in merito alla tipologia di lastra che verrà utilizzata nella tua vetrata interna. Solitamente i produttori di vetrate per interni grandi e medi rispettano senza problemi queste caratteristiche. Sono invece i piccoli artigiani che possono essere meno attenti a questi aspetti.

Vediamo l’altro elemento fondamentale nella realizzazione di una vetrata da interni: il sistema di ancoraggio.

I SISTEMI DI SOSTEGNO ED ANCORAGGIO DELLE VETRATE

vetrate per interni: i binari

Questo è un aspetto importante da affrontare e che troppo spesso non viene valutato correttamente.

Le vetrate di grandi dimensioni sono elementi pesanti e sottili che, a differenza delle pareti in laterizio e mattoni, non possono contare sulla gravità (cioè sul loro peso) per garantirne la stabilità, ma devono obbligatoriamente avere un sistema di aggancio superiore efficace, che si faccia carico di buona parte dei pesi e che impedisca il ribaltamento. E tali sistemi di aggancio devono ancorarsi alle strutture del tuo immobile, che nella parte superiore sono travi e solai.

Le pareti vetrate per interni da industria (cioè quelle che puoi trovare ad esempio nei negozi di arredamento o di infissi) sono sempre composte, oltre che dal vetro, da telai o binari che consentono il necessario ancoraggio alle strutture della casa.

Su quello puoi stare tranquillo, il vero problema è che capita spesso che non sia possibile agganciare i telai della parete vetrata alle strutture portanti dell’immobile, e quindi diventa necessario prevedere delle strutture aggiuntive per garantire l’ancoraggio in sicurezza delle vetrate.

Provo a spiegarmi meglio perché capisco che non sia un concetto immediato da comprendere se non sei del settore.

Nel caso di una vetrata a tutta altezza, quindi che va dal pavimento al soffitto, i sistemi di aggancio forniti dai produttori sono sufficienti: infatti, per garantire la stabilità, basta fissare i profili che ti vengono forniti al solaio superiore e il gioco è fatto.

Però nella realtà dei fatti sono molto frequenti situazioni in cui tale soluzione non è possibile. Ad esempio:

  • La vetrata non è a tutta altezza;
  • La vetrata si trova in un ambiente controsoffittato;

In questi casi è necessario prevedere una seconda struttura, realizzata appositamente e collegata con le strutture portanti dell’edificio, a cui agganciare la parete vetrata per interni.

Queste strutture aggiuntive solitamente vengono realizzate con delle travi di acciaio o di legno (dipende dai carichi in gioco) che vengono semplicemente appese al solaio superiore.

Personalmente ritengo che sia sempre il metodo migliore per risolvere il problema: infatti questa soluzione potrebbe creare non pochi problemi strutturali proprio al solaio superiore a cui è agganciata la parete vetrata interna.

Se il carico che devono reggere è quello una vetrata fissa o di una vetrata con classiche porte a battente (anche se di vetro) che appoggiano a terra, e che quindi scaricano una buona parte del loro peso proprio a terra, allora possono essere soluzioni valide. Ma se si tratta di vetrate scorrevoli, che sono completamente appese e che quindi gravano solo sul solaio superiore, tale soluzione potrebbe generare carichi eccessivi, dando origine a possibili problemi strutturali.

Considera infatti che una lastra di vetro larga 1m e alta 2,5m pesa circa 70kg. A questo peso devi aggiungere quello della struttura che hai fatto realizzare per reggerla e anche tutto il carico che l’inquilino del piano superiore ha messo (e che tu non conosci). È proprio il tuo carico che potrebbe essere di troppo.

Non dico che il solaio ti cadrà in testa, però nel tempo potrebbe curvarsi portando a:

  • Problemi alla vetrata che viene “schiacciata” verso il pavimento;
  • Problemi agli intonaci superiori che potrebbero cominciare a staccarsi;
  • Problemi al pavimento del piano di sopra che potrebbe cominciare a sollevarsi;
  • In casi estremi il solaio potrebbe cedere.

Come fare per installare comunque una vetrata scorrevole ed evitare tutti questi problemi? Creando una struttura che distribuisce il peso dei carichi sia sul solaio superiore che sul solaio su cui poggi i piedi (il pavimento di casa tua per intenderci).

Per farti capire meglio il concetto ti faccio vedere la soluzione che abbiamo studiato insieme al mio ingegnere strutturista per la vetrata di 6m di larghezza, di cui ti sto parlando dall’inizio dell’articolo.

UNA PARETE VETRATA DI 6 METRI TOTALMENTE APPESA

vetrate per interni: una parete lunga 6 metri

In una ristrutturazione, con i proprietari abbiamo deciso di realizzare una cucina totalmente aperta sul salone. Però c’era anche la necessità di poter dividere, all’occorrenza, la cucina dal salone . Abbiamo già parlato all’inizio dell’articolo del motivo per cui questa cosa è importante.

In questo caso il fronte tra cucina e salone era di 6 metri e la soluzione per raggiungere il nostro obiettivo è stata proprio installare una parete vetrata da interni a tutta altezza.

L’altezza netta della casa era di 3 metri però, per motivi tecnici, è stato necessario controsoffittare tutta la cucina, portandola ad un’altezza netta di 2,7m. Quindi la vetrata non avrebbe potuto essere agganciata direttamente al solaio superiore.

Vista la notevole larghezza ho optato per 6 lastre larghe 1m l’una, di cui due fisse ai lati e quattro scorrevoli che, da aperte, si andavano ad impacchettare sulle fisse.

La situazione critica a cui rispondere era che, quando totalmente aperta, ai due lati sarebbero state presenti 3 lastre di notevoli dimensioni appese al binario superiore del sistema scorrevole: circa 250kg di solo vetro tutti concentrati in 1 m. Un carico decisamente importante e che, sebbene accettabile per la struttura in oggetto, non mi lasciava tranquillo.

Mi è stato subito chiaro che, vista la situazione specifica, fosse necessaria una struttura per sostenere la vetrata e che tale struttura non potesse essere solo agganciata al solaio superiore ma dovesse anche scaricare i pesi a terra. Inoltre tale struttura doveva essere sufficientemente rigida e leggera.

La soluzione è stata quella che vedi qui sotto: creare un portale in acciaio composta da due montanti laterali collegati al solaio inferiormente e superiormente, una trave sempre in acciaio saldata ai montanti e con tre agganci centrali al solaio superiore. Questi tre agganci hanno svolto un duplice ruolo: prendere parte dei carichi della parete vetrata per trasferirli al solaio superiore e impedire la flessione della trave di acciaio a causa del peso e movimento del vetro.

vetrate per interni la struttura di sostegno

Il risultato di questa soluzione è stato scaricare gran parte dei carichi sul solaio. Tra l’altro la posizione dei montanti è stata individuata vicino a dei pilastri in calcestruzzo esistenti e sopra delle travi, per trovare dei punti maggiormente resistenti.

Qui sotto puoi vedere il risultato della vetrata installata:

La vetrata ha avuto un costo notevole, ma anche il portale che ho fatto installare non è costato poco (naturalmente molto meno della vetrata…).

Tutto è stato studiato al centimetro per ottenere un effetto scenico che lascia stupite tutte le persone che entrano in quella casa. Però è stato necessario progettare e predisporre tutto prima di installare la vetrata. E se non fosse stato fatto sarebbero stati dolori.

Se vuoi una vetrata per interni in casa tua, metti in conto tutto quello che hai potuto leggere in questo articolo e tieni conto anche dei costi aggiuntivi che dovrai sostenere oltre a quello della vetrata in sé.

Se invece ti piace la casa che hai visto in questa foto il mio contatto lo trovi nel sito che stai leggendo.

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L’articolo Vetrate per interni: quello che devi realmente sapere prima di installarne una sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | Il sistema scientifico per ristrutturare.

8 Novembre 2019 / / Architettura

Questa casa, una volta in rovina ed ora recuperata, si trova a Girona, Spagna.
Le pareti in pietra e i soffitti a volta, oltre a fornire un grande valore decorativo a tutti gli spazi della casa, contribuiscono a creare un’atmosfera molto speciale, trasmettendo sensazioni di comfort anche grazie alla presenza di un camino a legna.
La nuova scala, aperta e senza ringhiera, è realizzata in lamiera piegata e smaltata in bianco. Oltre a comunicare le diverse altezze della casa, funziona come elemento di separazione degli spazi. 

Metamorfosi di una casa in rovina

This house, once in ruins and now recovered, is located in Girona, Spain.
The stone walls and vaulted ceilings, as well as providing a great decorative value to all the spaces of the house, contribute to creating a very special atmosphere, transmitting sensations of comfort also thanks to the presence of a wood-burning fireplace.
The new staircase, open and without railing, is made of folded sheet metal and enamelled in white. In addition to communicating the different heights of the house, it functions as an element for separating spaces.

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CAFElab | studio di architettura

31 Ottobre 2019 / / Architettura

Sestini e Corti firma un nuovo progetto di interior design dove estetica e funzionalità si combinano in modo semplice e naturale.

Siamo nel cuore della Toscana, vicino al borgo medievale di Montepulciano, qui un’antica abitazione contadina è stata completamente ricostruita nel pieno rispetto del contesto paesaggistico e utilizzando materiali autoctoni come mattoni e pietre per i muri, tegole e coppi per i tetti.

Il podere, diviso in più livelli, è stato suddiviso in ambienti ampi e luminosi grazie anche a pavimenti in travertino e parquet in rovere dalla finitura molto chiara, mentre gli arredi sono stati tutti realizzati su misura dall’azienda toscana Sestini e Corti al fine di ottenere il giusto equilibrio tra estetica e funzionalità.

All’entrata di questo podere dallo stile fortemente contemporaneo, si accede alla zona giorno. Protagonista di questo ambiente è la bellissima scala realizzata con una lunga trave in ferro e scalini in legno massello. Sulla destra, invece, una particolare parete in rovere divide l’ingresso dalla cucina anch’essa in legno, installata sul retro della parete.

Ogni camera dispone di armadi realizzati su misura, i bagni hanno tutti lavabi in cermica in appoggio su mensole di legno massello, mentre in esterno è stata realizzata una cucina con ante in legno e piano in travertino.

La ricerca dei pochi materiali da utilizzare come rovere, travertino e ferro è stata un’espressa richiesta della committenza che ha dato particolare importanza alla cura dei dettagli e alle modalità di costruzione di ogni singolo arredo.


Il progetto di ricostruzione è stato curato da CONIX RDBM Architects.

www.sestiniecorti.it

L’articolo Residenza Toscana di Sestini e Corti proviene da Dettagli Home Decor.

31 Ottobre 2019 / / Architettura

Le statistiche ci dicono che la tipologia di edificio residenziale più diffusa in Italia è di gran lunga il condominio. E tutti i condomini realizzati dal dopoguerra fino agli anni ottanta del secolo scorso soffrono inevitabilmente di due problemi patologici che li rende dei malati da curare:

  1. Non rispettano le attuali normative antisismiche;
  2. Lo scorrere del tempo ha intaccato le parti strutturali ed edilizie.
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Sebbene possano sembrare problematiche strettamente correlate, si tratta in realtà di aspetti molto diversi tra di loro, soprattutto dal punto di vista degli interventi necessari per risolverli (o per attenuarli).

In questo articolo non ti parlo di problematiche legate alla ristrutturazione della tua casa, ma allarghiamo un po’ lo sguardo e parliamo di problematiche, molto comuni e gravi, che con ogni probabilità affliggono anche l’edificio in cui si trova il tuo appartamento.

Ne parliamo perchè, se non si interviene per tempo, possono portare a conseguenze tragiche, come il crollo. Ma anche in casi meno gravi possono portare a problematiche importanti dentro casa tua.

Mi ricordo di un appartamento su cui sono intervenuto qualche anno fa in cui erano presenti evidenti macchie di umidità su alcune pareti. A differenza di quello che accade di solito, cioè che l’umidità è causata da perdite dell’impianto idraulico dell’inquilino del piano di sopra o di una mancata ventilazione in ambienti particolarmente umidi, in questo caso l’umidità aveva un’origine condominiale.

Infatti l’intonaco esterno si era lesionato in più parti e l’acqua piovana nel tempo aveva trovato la sua strada dentro le pareti fino a manifestarsi dentro l’appartamento.

Fatta presente la questione all’amministratore, l’assemblea condominiale si è rifiutata di porre rimedio al problema (rifacendo l’intonaco), così il mio cliente si è visto costretto a fare causa al condominio e io ho dovuto prevedere una soluzione tampone per poter proseguire i lavori e garantire la salubrità degli ambienti interni.

Quindi nei prossimi paragrafi vedremo quali sono le cause delle due patologie che abbiamo elencato poco sopra e come è possibile intervenire per risolverle.

RENDERE SICURI EDIFICI NON ANTISISMICI

sicurezza antisismica

Dire che un edificio non è antisismico non significa affermare che crollerà sicuramente in caso di terremoto. Allo stesso modo dire che un edificio è antisismico non significa avere la certezza che rimarrà in piedi in seguito a un sisma. Però tra i due io preferirei vivere in uno progettato e realizzato con criteri antisismici…

Detto ciò, negli ultimi decenni in Italia ci sono stati molti terremoti che hanno creato enormi danni, ma che hanno anche permesso di raccogliere una mole di informazioni vastissima in merito al comportamento delle strutture edilizie durante questi eventi.

Tutto ciò, insieme alle parallele ricerche fatte in tutto il modo sul tema, hanno permesso di mettere a punto delle pratiche costruttive che hanno reso i nuovi edifici nettamente più sicuri dal punto di vista sismico.

Però c’è da evidenziare che le prime normative tecniche relative alla progettazione delle strutture antisismiche risalgono alla metà degli anni 70 (a partire dalla legge 64/1974). Negli anni la normativa tecnica si è evoluta, soprattutto in seguito ai terremoti del Friuli del ’76 e dell’Irpinia dell’80, ma una normativa realmente aggiornata e completa ce l’abbiamo solo dal 2008, quando sono entrate in vigore le norme tecniche per le costruzioni (recentemente aggiornata nel 2018).

A ciò dobbiamo aggiungere che la prima classificazione sismica del territorio basata su criteri scientifici risale all’inizio degli anni ottanta del secolo scorso: ma riguardava circa il 45% del territorio italiano su cui risiedeva solo il 40% della popolazione. Tutto il resto del territorio non era classificato sismicamente e pertanto non c’era l’obbligo di applicare alcun criterio antisismico nella progettazione degli edifici.

La classificazione sismica completa del territorio italiano risale solo al 2003, quando abbiamo scoperto che tutto il territorio italiano, tranne piccolissime porzioni, è totalmente sismico (anche se con gradi di sismicità differenti).

Quindi in sostanza solo da allora abbiamo la certezza che un nuovo edificio dovrà sempre essere progettato rispettando i criteri antisismici. Ma quelli esistenti?

Queste informazioni dovrebbero farti comprendere come le probabilità che il condominio in cui vivi sia antisismico non sono poi così alte.

Per capire meglio quante sono le reali probabilità che casa nostra si trovi all’interno di un edificio costruito secondo criteri antisismici, è utile vedere i dati statistici sulle costruzioni italiane. Ci vengono in aiuti quelli contenuti nel censimento del 2011:

PERIODO DI COSTRUZIONE NUMERO DI IMMOBILI COSTRUITI
Prima del 1919 3.893.567
Dal 1919 al 1945 2.704.969
Dal 1946 al 1961 4.333.882
Dal 1962 al 1971 5.707.383
Dal 1972 al 1981 5.142.940
Dal 1982 al 1991 3.324.794
Dopo il 1991 2.161.345

Come puoi leggere la maggior parte degli edifici sono stati realizzati in periodi in cui non c’era una normativa tecnica antisismica in vigore e quasi tutti sono stati costruiti quando non c’era una classificazione completa del territorio.

Puoi trarre da solo le tue conclusioni…

Chiaramente non rispettare le attuali normative antisismiche non significa che gli edifici sono instabili e non sicuri in situazioni normali, lo diventano però durante un terremoto. E il fatto che un edificio non progettato con criteri antisismici abbia resistito ad un terremoto importante, non significa automaticamente che lo farà nuovamente.

Cosa dovremmo fare allora? Abbattere tutti gli edifici non antisismici e ricostruirli da capo?

Sebbene la qualità architettonica italiana del dopoguerra sia mediamente molto scarsa, la sostituzione degli edifici residenziali non è quasi mai attuabile, in compenso è possibile intervenire su quelli esistenti per migliorare la situazione.

Rendere un edificio esistente totalmente rispondente alle norme antisismiche è impossibile, però sono state sviluppate tecnologie in grado di migliorare notevolmente le prestazioni da questo punto di vista con degli interventi mirati sulle strutture esistenti.

Quindi la risposta alla prima patologia dei condomini italiani, cioè il loro non rispondere a criteri antisismici pur trovandosi in un territorio altamente sismico, è duplice:

  • Demolizione e ricostruzione dell’edificio;
  • Interventi strutturali che migliorino la sicurezza antisismica.

Chiaramente la prima soluzione sarebbe quella preferibile, però in caso di condomini abitati da decine di famiglie risulta quasi inattuabile (e infatti non viene mai fatto in Italia). La seconda invece è più facilmente perseguibile e, grazie alle detrazioni date dal sismabonus di cui abbiamo già parlato in un altro articolo, si sta provando a farla diventare anche economicamente appetibile.

Certo, nonostante le detrazioni l’investimento economico continua ad essere molto oneroso e pertanto continua a non essere particolarmente diffuso. Per farlo è necessaria una certa lungimiranza e sicuramente una disponibilità economica che non è sempre presente, per cui molti condomini desistono.

Comunque al momento quella è la via per rispondere alla prima patologia dei condomini.

La seconda patologia invece, cioè i danni strutturali ed edilizi dati dal passare del tempo, ha natura e soluzioni molto diverse. E la sua risoluzione è più facilmente attuabile, oltre che quasi sempre molto più urgente del miglioramento sismico. Infatti anche in condizioni di normalità potrebbe rendere estremamente pericolosi gli edifici per gli inquilini e anche per la pubblica incolumità delle persone che ci passano nei pressi.

RIPARARE AI DANNI DEL TEMPO SUI CONDOMINI

Danni in facciata

Se quando passeggi per strada provi ad alzare un po’ il naso, ti accorgerai di quanti siano gli edifici che portano pesantemente i segni del tempo: facciate totalmente rovinate, intonaci staccati, strutture di calcestruzzo armato in vista e evidentemente danneggiate.

Mai sentito di persone che sono state colpite da pezzi di intonaco o mattoni che si sono distaccati da pareti e terrazzi? Ogni poche settimane se ne legge notizia.

Un cornicione che si stacca, oltre ad essere mortale, non è altro che il segno del tempo che si fa sentire sugli edifici. I quali spesso sono stati costruiti in periodi in cui venivano sperimentati nuovi materiali le cui conoscenze tecnologiche non erano approfondite e paragonabili a quelle attuali. E in cui venivano utilizzati anche volutamente materiali economici e scadenti.

Gli inquilini sono i primi che dovrebbero preoccuparsi dello stato di salute dell’edificio in cui vivono, ma troppo spesso sono interessati solo a ristrutturare la propria casa per fare in modo che sia bellissima, per poi accettare che si trovi all’interno di un edificio che sembra uscito da una zona di guerra.

La manutenzione ordinaria necessaria non viene mai fatta sui condomini e, anche quando si evidenziano i primi segnali di problemi, vengono ignorati fino ad arrivare a situazioni di degrado estetico, funzionale e strutturale gravi.

I danni dovuti al passare del tempo in assenza di manutenzione interessano tutti i componenti di un edificio:

  • Le strutture
  • Gli elementi edilizi
  • Le finiture
  • Gli impianti

Abbiamo detto che tali danni sono dovuti a mancanza di manutenzione nel momento in cui cominciano a manifestarsi. Ma quali sono le cause che portano alla loro comparsa?

Sostanzialmente possono essere individuate tre cause:

  1. Interventi impropri eseguiti nel tempo;
  2. Perdite impiantistiche (idriche);
  3. Danni climatici.
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I danni da interventi impropri

In merito agli interventi impropri eseguiti nel tempo mi viene sempre in mente un edificio della città in cui vivo, Salerno, che proprio a causa loro ha rischiato e rischia tutt’ora di crollare.

Questo edificio è in muratura portante: cioè non ci sono colonne e pilastri come gli edifici in calcestruzzo armato, ma le strutture verticali sono composte da robusti muri che percorrono l’edificio per tutta l’altezza.

Mi hanno raccontato che nel corso degli anni gli inquilini dei vari appartamenti, per modificare la distribuzione interna in seguito a ristrutturazioni, hanno aperto talmente tante porte più o meno grandi e in posizioni differenti, su questi muri portanti che l’hanno trasformato in un groviera, rendendolo instabile e pericoloso.

Abito a Salerno da poco più di 10 anni: ho sempre visto quell’edificio circondato da impalcature, con l’androne interno puntellato per evitare che i solai crollino: in tutti questi anni non si è fatto nulla e le persone continuano ad abitarci come nulla fosse.

I danni da perdite idriche

patologie edifici: tubazione rotta

Altri danni che capitano frequentemente causati dal passare del tempo sono quelli dovuti al deterioramento delle tubazioni idriche, che ad un certo punto possono causare perdite d’acqua.

L’acqua è una brutta bestia: quando trova una strada tra muri e solai può fare danni gravissimi, e gli impianti vecchi sono naturalmente soggetti a rotture dei tubi o degli snodi tecnici (per esempio gli attacchi tra sanitari e impianto). Il problema è che spesso non te ne accorgi perché gli impianti sono nascosti e le perdite avvengono dentro i massetti, sotto il pavimento, e nelle murature.

L’acqua continua ad uscire e scorrere imperterrita portando a “marcire” strutture, mattoni, intonaci (marcire non è la parola tecnicamente più appropriata ma rende il concetto).

Cosa comporta questo? Ad esempio che porzioni di intonaco del soffitto si possono staccare all’improvviso. Alle volte portandosi dietro pezzi di laterizio o di cemento delle strutture.

Recentemente in un cantiere mi è capitata una situazione del genere: poco dopo l’inizio dei lavori l’inquilino del piano di sotto ci ha chiamati dicendo che l’intonaco nel soffitto della sua cucina si era crepato. Vado a controllare con degli operai ed effettivamente si stava staccando…era possibile farlo a mani nude!

Andando più in profondità abbiamo visto che non solo l’intonaco si stava staccando, ma anche parte del laterizio e del cemento del solaio, addirittura una trave portante era stata intaccata. Se non fossimo intervenuti sarebbe potuta succedere una tragedia.

Parlando con il proprietario dell’appartamento in ristrutturazione mi ha detto che circa trent’anni prima c’era stata una perdita dal bagno di casa sua, che però era stata riparata.

Solo che il bagno si trovava a 10 metri di distanza da dove abbiamo trovato il danno: le conseguenze di una perdita riparata anni prima hanno presentato il conto trent’anni dopo e in un posto del tutto imprevedibile…capisci quanto può essere grave il problema della perdita d’acqua?

Questi danni naturalmente si possono presentare dentro gli appartamenti tanto quanto lungo le facciate degli edifici, andando a sgretolare il calcestruzzo e ossidare i ferri di armatura, diventando quindi pericolosi per tutti gli inquilini del condominio oltre che per la pubblica incolumità.

C’è infine la terza tipologia di danni, quella dovuta agli eventi climatici, che naturalmente non puoi controllare.

I danni climatici agli edifici: quali sono e come intervenire

Danni alle facciate dal tempo

Una casa è fatta anche per proteggerci dalle intemperie, quindi deve subirle al posto nostro.

Per quanto un edificio possa essere realizzato “a regola d’arte” (cioè seguendo tutte le migliori pratiche), nel tempo subirà inevitabilmente dei danni dovuti alle intemperie.

Acqua (la principale causa), cicli di gelo e disgelo, vento, sono tutti elementi che battono costantemente sugli edifici e portano i materiali di cui sono composti a deteriorarsi.

Se pensi che l’acqua e il vento hanno scolpito valli e montagne scavando la roccia, puoi capire la forza e la pazienza che hanno.

L’acqua è la principale causa di tutti i danni. Quella che piove non è mai pura, ma contiene sostanze che, a contatto con i materiali di cui è composto l’edificio, danno origine a reazioni chimiche che ne modificano le caratteristiche e nel tempo li portano a perdere le loro prestazioni originarie e a deteriorarsi. Si tratta principalmente di sali, anidride carbonica, acido solforico, etc.

Tutte queste sostanze iniziano col tempo ad intaccare le superfici di finitura: intonaci, rivestimenti, guaine di copertura, e una volta trovata una strada l’acqua arriva ad intaccare le strutture portanti, facendo sgretolare i calcestruzzi e ossidare le armature (esattamente come succede per le perdite idriche di cui abbiamo parlato nel paragrafo precedente).

Però l’acqua non è da sola in questa opera. Gli edifici infatti sono sottoposti anche a cicli di gelo e disgelo, che portano i materiali ad espandersi e contrarsi generando notevoli forze interne. La conseguenza è il crearsi di fessurazioni attraverso cui può insinuarsi l’acqua;

Allo stesso modo il vento che sferza continuamente porta ad una lenta erosione delle superfici.

A ciò aggiungi che gli edifici, sebbene stabili e sicuri, subiscono sempre piccoli movimenti di assestamento o, nei casi estremi, grossi movimenti dovuti a terremoti, che possono portare al formarsi di crepe in cui può infilarsi l’acqua.

Il risultato di tutte queste forze è quello che puoi vedere nella foto qui sotto:

Patologie degli edifici: l'effetto del tempo e della mancata manutenzione

Questa situazione è stata causata principalmente dall’acqua ed è il risultato di una mancata manutenzione all’edificio. Ed è la situazione in cui si trovano tantissimi condomini realizzati tra gli anni cinquanta e ottanta del secolo scorso.

In questi casi intervenire urgentemente è indispensabile perché:

  1. L’edificio diventa pericoloso per la pubblica incolumità: c’è il rischio di distacco di elementi edilizi, con conseguenza caduta a terra, su strade e marciapiedi aperti al pubblico;
  2. L’edificio diventa pericoloso per l’incolumità degli inquilini: le strutture perdono parte delle loro prestazioni e potrebbero non continuare a reggere ai carichi cui sono sottoposti (anche il peso proprio potrebbe diventare un problema…);
  3. Le strutture accelerano il processo di decadimento: infatti elementi strutturali che prima erano protetti (per esempio dall’intonaco) adesso si trovano a diretto contatto con l’atmosfera esterna. Ne sono un esempio i ferri di armatura che all’aria aperta si ossidano molto più rapidamente finendo per sbriciolarsi.

Quando si arriva a questa condizione estrema bisogna intervenire con urgenza e ci sono degli interventi da eseguire in un ordine preciso e utilizzando degli specifici mezzi.

Gli interventi necessari per rimediare ai danni di mancata manutenzione

1. Rimuovere la causa di pericolo pubblico

spicconare vigili del fuoco

La prima cosa da fare è garantire che, chi si trova a passare nei pressi dell’edificio, non rischi di beccarsi in testa un pezzo di mattone o qualsiasi altra cosa che si possa staccare dall’edificio.

Quindi vanno eliminate tutte le parti molto ammalorate che rischiano di staccarsi da un momento all’altro.

Siccome stiamo parlando di pubblica incolumità in questa fase solitamente intervengono i vigili del fuoco, che tra l’altro intervengono in tempi rapidissimi. Possono essere chiamati dall’amministratore del condominio, da un inquilino ma anche da un passante che ha notato il pericolo.

Una volta constata la pericolosità della situazione intervengono in prima persona, coi loro mezzi, a rimuovere tutte le parti in cattive condizioni.

Naturalmente i costi di tale intervento vengono addebitati al condominio.

2. Bloccare il degrado degli elementi

ripristino delle facciate

Diventa poi fondamentale fare in modo che il degrado di tutti gli elementi edilizi e strutturali venga bloccato.

Non è possibile pensare di ripristinare subito la situazione iniziale perché, sebbene esista una serie di interventi standard da fare per risolvere le problematiche di cui stiamo parlando, è necessario fare un’analisi preventiva e successivamente una progettazione puntuale. Inoltre, trattandosi di lavori che interessano un condominio popolato da molte persone bisogna mettere d’accordo tutti: è necessario preparare dei preventivi di spesa, deliberare i lavori, trovare un’impresa che li esegua….nei condomini si tratta un processo molto lungo e in cui l’amministratore non può muoversi autonomamente.

Però se non si interviene subito il degrado continua a propagarsi.

Quello che un amministratore può fare con autonomia di spesa sono le operazioni necessarie a garantire la non pericolosità dell’edificio per i suoi abitanti. E in questo caso si tratta proprio di questo.

L’intervento da fare è solitamente fermare il processo di ossidazione delle armature del calcestruzzo. Se ciò non fosse fatto tempestivamente i ferri continuerebbero nel loro processo che consiste prima in un aumento di volume con forze tali che riescono a rompere anche il calcestruzzo, e poi si sbriciolano a loro volta. In sostanza, non intervenendo, quello che una volta era struttura portante, col tempo perde qualsiasi funzione di questo tipo, causando in ultima istanza il crollo.

Bisogna intervenire rapidamente.

In questi casi si opera con delle piattaforme aeree semoventi, provviste di cestello (vengono dette “ragno” per la particolare forma che le fa sembrare dei ragni giganti): questi sono gli unici mezzi che riescono a raggiungere le notevoli altezze richieste da alcuni condomini e che al contempo garantiscono efficacia e sicurezza dell’intervento. Il tutto senza dover installare costose impalcature.

piattaforma aerea

Si opta per questi sistemi in quanto consentono di intervenire in tempi rapidissimi e di risparmiare molti soldi rispetto all’installazione di un ponteggio.

Considera che una piattaforma aerea per interventi di questo tipo costa circa 600€/giorno e in pochi giorni consente di mettere in sicurezza un intero edificio.

Un ponteggio completo costa svariate migliaia di euro di installazione, un noleggio giornaliero e tempi molto lunghi di installazione.

Soprattutto in questa fase in cui è necessario solo fermare i processi degenerativi le piattaforme aeree sono la soluzione ottimale…probabilmente l’unica percorribile.

L’intervento da fare infatti si riduce a completare la rimozione dei materiali che si stanno staccando e mettere, tramite pennello, un prodotto detto “passivante”, che ha proprio lo scopo di bloccare l’ossidazione del ferro.

Lo avrai visto sicuramente: si riconosce per il classico colore azzurro.

3. Ripristinare le strutture e le finiture dell’edificio

ristrutturazione della facciata

Questo è l’ultimo passaggio da compiere, come abbiamo detto solo in seguito ad una progettazione approfondita.

Si tratta della fase di ristrutturazione vera e propria dell’edificio.

L’intervento-base in questi casi è rimettere in sesto pilastri, travi e solai, e rifare le finiture: facendo questi interventi l’edificio sembrerà come nuovo.

Ma la realtà è che limitarsi ad eseguire queste opere spesso è sprecare una grande occasione.

Ci sono infatti interventi più utili che devono essere valutati in questi casi:

  • Migliorare l’efficienza sismica dell’edificio (quello di cui abbiamo già parlato nella prima parte dell’articolo);
  • Migliorare l’efficienza energetica dell’edificio;

Si tratta di interventi che, sebbene siano oggetto di detrazioni fiscali importanti, vengono quasi sempre ignorati, portando i condomini a spendere molti soldi per non ottenere miglioramenti significativi ad edifici ormai vecchi e non rispondenti alle moderne normative ed esigenze.

Tra l’altro spesso sarebbe opportuno valutare anche un restyling dell’edificio: spesso le zone di sviluppo edilizio al di fuori della città storica sono state realizzate con logiche speculative e si tratta quindi di edilizia brutta e senza nessun valore architettonico. Ripensarne l’estetica spesso sarebbe un intervento auspicabile per la qualità di vita delle persone che popolano questi condomini, anche se è sempre un ragionamento osteggiato proprio dai condomini stessi.

PERCHÉ QUESTO ARTICOLO

Te l’ho detto all’inizio dell’articolo: quello che hai appena letto è un testo molto diverso dai soliti che pubblico.

Non perché abbiamo affrontato argomenti non legati alla ristrutturazione, ma perché abbiamo visto qualcosa di diverso: ti ho parlato delle parti comuni degli edifici condominiali, facciate, finiture e strutture, di quali sono le patologie più diffuse di cui soffrono e di come si debba intervenire.

Chiaramente non pretendo di aver esaurito l’argomento, ci sono decine di libri che trattano di patologie edilizie e in questi paragrafi abbiamo solo scalfito l’argomento. Ma il mio scopo non era creare una guida.

Il mio scopo è stato quello di aprire una breccia su un tema poco compreso e che mi sta a cuore: il problema degli edifici non sicuri, in pessime condizioni di manutenzione e pericolosi, è ormai diffuso e molto grave in Italia. E i primi a doversi muovere per migliorare le cose sono proprio gli inquilini.

Sono consapevole che la mia voce è flebile, ma far capire anche ad una sola persona l’importanza di preservare non solo la propria casa, ma anche l’intero edificio in cui si trova, sarà comunque una piccola vittoria.

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L’articolo I due problemi patologici dei condomini e come vanno affrontati sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | Il sistema scientifico per ristrutturare.

24 Ottobre 2019 / / Architettura

La bioedilizia non è certo una novità degli ultimi anni: esiste ormai da alcuni decenni, io ne ho sentito parlare per la prima volta all’università oltre 20 anni fa. Quello che rappresenta una novità recente è la ristrutturazione bioedile, cioè l’applicazione dei principi della bioedilizia al settore delle ristrutturazioni.

Per molti anni infatti il pensiero di ristrutturare vecchie case e appartamenti applicando materiali e tecniche della bioedilizia è stata una chimera. Oggi non è più così.

In questo articolo come puoi ottenere una casa più salubre e con costi di gestione ridotti nella tua ristrutturazione applicando i principi della bioedilizia.

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Uno degli obiettivi principali che di una ristrutturazione è elevare il livello di benessere interno. Deve essere anche uno degli scopi della tua ristrutturazione.

Ma qual è la strada maestra per raggiungere il reale benessere in casa attraverso la ristrutturazione?

Questa è la classica domanda da un milione di euro: avere la risposta in mano per te significherebbe aver risolto l’80% dei tuoi problemi.

Ma se ti dicessi che esiste una sola risposta ti starei mentendo. Le risposte ci sono ma sono tante, tantissime.

E non è possibile raccoglierle in un unico articolo: non solo non sarebbe materialmente possibile (ci vorrebbe un manuale di centinaia di pagine solo per scalfire l’argomento) ma non ho nemmeno la presunzione di essere onniscente ed essere in grado di mostrartele tutte.

In questo articolo voglio parlarti di un singolo e sempre più diffuso approccio per dare risposta alle esigenze di benessere in casa: la bioedilizia.

I problemi di case e appartamenti: scarso benessere e ambienti non salubri

inquinamento degli edifici residenziali

La bioedilizia, o architettura sostenibile, ha le sue radici negli anni ’70 del secolo scorso come riposta alle moderne (allora) tecniche costruttive che si erano diffuse nel secondo dopoguerra.

Quelle tecniche, ancora ampiamente diffuse, erano basate sulla convinzione che ci fosse energia gratis illimitata: cioè che le fonti di energia fossile (petrolio e carbone) fosse inesauribile e che non producesse i problemi di inquinamento che si sono rivelati negli anni.

Come ogni movimento (non è veramente un movimento ma concedimi il termine) è nata come un approccio innovativo per affrontare la costruzione di nuovi edifici, consapevole delle conseguenze ambientali di un determinato modo di costruire e che cercava una via più ecologica.

La bioedilizia ha fondato le sue radici nei movimenti ecologisti ma ha avuto una evoluzione autonoma, non radicale ed attualmente rappresenta un modo di costruire tecnologicamente avanzato e che consente il raggiungimento di livelli di benessere elevati con un basso impatto ambientale.

Riuscire ad estendere il sapere accumulato in tanti anni di costruzioni bioedili ad un settore apparentemente impermeabile a tale approccio, quale è la ristrutturazione, rappresenta una novità relativamente recente.

Mi riferisco in particolare agli interventi su appartamenti situati all’interno di condomini costruiti nel secondo dopoguerra, anni in cui la bioedilizia non solo non era un problema ma non era nemmeno un’idea presente nel settore edile.

Parliamo della maggior parte del patrimonio edilizio italiano, costruito dagli anni ’40 fino a tutti gli anni ’80. Milioni di immobili, ville, villette, case, bifamiliari, palazzine, condomini, realizzati con materiali all’epoca nuovi, facili e veloci da posare (calcestruzzi armati, laterizi, intonaci di cemento, materie plastiche, etc.).

Immobili costruiti in un periodo in cui, come abbiamo già detto, nella convinzione di tutti l’energia a disposizione era infinita e a basso costo.

Modi di operare che hanno prodotto immobili energivori, con pochissimo o (più spesso) nessun isolamento, con impianti esageratamente potenti e sovradimensionati oltre che inefficienti. Immobili spesso non salubri a causa dell’utilizzo di materiali per lo più sintetici, in particolare pitture e rivestimenti plastici. Materiali che alle volte sono addirittura pericolosi per la salute: pensa all’amianto e a quanto sia ancora diffuso nelle case costruite in quell’epoca, spesso senza che le persone siano consapevoli di avercelo in casa.

Probabilmente anche tu stai vivendo in un immobile di questo tipo.

Realizzare una ristrutturazione secondo i principi della bioedilizia significa proprio affrontare questi problemi e risolverli con un approccio diverso: a partire dai materiali utilizzati, per continuare con le soluzioni tecnologiche adottate e per finire con gli impianti installati.

E la grossa novità è che è possibile farlo anche in un appartamento che si trova in un condominio vecchio, anche se è circondato da altri appartamenti che sono esattamente come erano stati realizzati 50 anni fa.

Ok, lo ammetto, finora hai letto solo una predica abbastanza lunga su benessere interno e i problemi dell’edilizia in cui vivi. Ma a te servono informazioni pratiche, quindi nel proseguo di questo articolo parleremo di:

  • Quali sono i principi base della bioedilizia
  • Quali principi possono essere trasportati nella ristrutturazione
  • Quali sono i principali materiali della bioedilizia
  • Quali sono gli impianti della bioedilizia

Sia chiaro: lo scopo di questo articolo non è fare un saggio sulla bioedilizia. Puoi trovare decine di siti in rete, all’interno dei quali puoi trovare tutte le informazioni che desideri e che sono gestiti da persone molto più competenti di me in materia.

Questo articolo ha due scopi. Da un lato aiutarti a capire come, con accorgimenti e scelte progettuali legate alla bioedilizia, tu possa raggiungere un benessere interno superiore alla media delle ristrutturazioni che ci sono in giro. Dall’altro dimostrarti come sia possibile applicare tali principi anche all’interno di appartamenti che si trovano in edifici costruiti con tecnologie lontane dalla bioedilizia e apparentemente incompatibili.

Con questo articolo aggiungiamo un altro piccolo tassello a corollario del corretto e imprescindibile processo che devi conoscere ed applicare alla tua ristrutturazione e che trovi nel manuale “Ristruttura la tua casa in 7 passi” (che, se ci tieni solo un po’alla tua ristrutturazione, dovresti affrettarti ad acquistare se non l’hai ancora fatto).

I PRINCIPI DELLA BIOEDILIZIA

principi bioedilizia

Il termine bioedilizia richiama direttamente il termine
biologico.

Quando pensiamo a qualcosa di biologico pensiamo a qualcosa
di naturale. E per la bioedilizia è esattamente così.

Però cerchiamo di inquadrare meglio la questione, perché in una visione riduttiva si potrebbe pensare che per realizzare una ristrutturazione seguendo i principi della bioedilizia sia sufficiente concentrarsi solo sulla scelta di materiali naturali.

In realtà la bioedilizia è molto di più: si tratta di un approccio integrato in cui tutti gli elementi che compongono un edificio concorrono a creare un ambiente confortevole e rispettoso dell’ambiente.

Lo so, in sostanza non ho detto nulla…vediamo quindi di approfondire meglio la cosa.

La bioedilizia ha lo scopo di diminuire l’impronta che lasciamo sulla terra. Per impronta si intende principalmente l’inquinamento che però deve essere visto in tutte le fasi di vita di un immobile: dalla sua realizzazione, durante l’esercizio, fino alla sua demolizione.

Pertanto la bioedilizia prevede:

  • Una progettazione attenta alle caratteristiche del sito in cui si trova l’edificio con lo scopo di minimizzare l’utilizzo di fonti di energia esterne durante il ciclo di vita (gli impianti);
  • La realizzazione di un involucro molto performante (isolamento di pareti e solai) con il medesimo scopo di minimizzare l’utilizzo di fonti di energia esterne;
  • L’utilizzo di materiali naturali, realizzati possibilmente nei pressi del luogo in cui si trova l’immobile, per minimizzare l’inquinamento per il trasporto (oltre che per la produzione);
  • L’utilizzo di impianti a basso consumo energetico, integrati e dimensionati perfettamente con l’immobile, e che utilizzano le cosiddette fonti di energia rinnovabili (il sole è una fonte di energia rinnovabile, il petrolio no);
  • Una pianificazione del ciclo di vita dell’intero immobile compresa la fase di demolizione e smaltimento dello stesso.

Questi sono i cinque principi fondamentali della bioedilizia.

Grazie all’applicazione di questi principi è possibile non
solo ottenere una minore impronta ecologica dell’edificio, ma anche garantire
condizioni di benessere maggiori per chi vive in quegli ambienti.

Però tutti questi principi non possono essere applicati
integralmente alle ristrutturazioni di case e appartamenti. Ad esempio i
materiali con cui è realizzata la struttura del tuo condominio non puoi modificarlo,
così come l’orientamento del tuo appartamento.

Quindi vediamo quali sono i principi che puoi trasferire per realizzare la tua ristrutturazione bioedile.

BIOEDILIZIA APPLICATA ALLE RISTRUTTURAZIONI

ristrutturazione bioedile

È possibile applicare i principi della bioedilizia alla
ristrutturazione del tuo appartamento costruito negli anni sessanta del secolo
scorso?

Sì, è possibile. A patto di accettare alcuni compromessi.

Questi sono i principi che puoi applicare:

  • Ottimizzazione della distribuzione interna
  • Installazione di un isolamento efficiente ed abbondante
  • Utilizzo di materiali di origine naturale
  • Installazione di impianti che utilizzano fonti rinnovabili
  • Programmazione di una manutenzione costante

Spendiamo qualche parola per ognuna di esse.

Distribuzione interna

Uno dei principi della bioedilizia è quello di sfruttare l’orientamento dell’immobile per cercare di ottenere ambienti freschi d’estate e caldi di inverno con poco utilizzo di energia.

Solitamente questo risultato si ottiene orientando verso sud gli ambienti in cui si vive durante il giorno (indicativamente soggiorno e cucina) e installando sistemi di schermatura che appuntano schermano i raggi del sole durante l’estate e li fanno entrare durante l’inverno. Questi sistemi non sono le tapparelle come potresti pensare ma i cosiddetti aggetti. Per capirci un esempio di aggetto potrebbe essere il terrazzo del piano di sopra.

Tu chiaramente in casa tua, che si trova all’interno di un condominio, non puoi girarlo in base alle tue esigenze e non puoi nemmeno inventarti aggetti inesistenti.

Se l’orientamento è più o meno quello che ti ho brevemente descritto sopra bene, altrimenti devi arrangiarti.

Il modo per “arrangiarti” è ripensare la distribuzione interna della casa cercando di orientare a sud gli ambienti che vivi maggiormente e lasciare verso nord gli altri (solitamente gli ambienti di servizio tra cui, a mio avviso, dovresti inserire anche la cucina).

Isolamento

Ti ho già parlato di isolamento in questo articolo.

L’isolamento è importante per la bioedilizia perchè una casa molto isolata significa avere bisogno di meno energia per riscaldarla o raffrescarla.

C’è la diffusa credenza che in condominio isolare solo il proprio appartamento sia impossibile e che sia necessario pregare che l’assemblea condominiale deliberi la realizzazione di un cappotto esterno. [Cosa che purtroppo per alcuni condomini non avverrà mai.]

Ma è la verità?

Assolutamente no! Infatti le tecnologie costruttive adottate in Italia fino agli anni ottanta, sebbene non abbiano niente a che fare con la bioedilizia, spesso ti danno l’opportunità di realizzare ottimi isolamenti dall’interno del tuo appartamento con una minima perdita di spazio (2-3 cm) o addirittura senza alcuna perdita di spazio.

Ti rimando ancora all’articolo sull’isolamento per capire come sia possibile.

Altro elemento che fa pienamente parte dell’isolamento è costituito dagli infissi: per potersi garantire il massimo dell’isolamento è necessario sostituire i vecchi infissi-colabrodo con dei nuovi infissi isolanti ad alte prestazioni. Ho scritto una guida completa di cinque articoli sugli infissi: qui puoi leggere il primo.

Però, perchè il tuo nuovo isolamento rispetti i principi della bioedilizia devi porre attenzione ad un aspetto fondamentale: i materiali che sceglierai.

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Materiali

La bioedilizia richiede l’uso di materiali naturali: significa utilizzare materiali che hanno il ciclo di trasformazione più breve possibile (al contrario di come possono essere quelli derivati dal petrolio come la plastica), che lasciano una bassa impronta ecologica e che sono facilmente smaltibili.

In una ristrutturazione è assolutamente possibile usare materiali naturali e tra poco vedremo i principali. Prima però facciamo un accenno agli impianti.

Impianti

Come abbiamo detto la bioedilizia privilegia gli impianti
che sfruttano fonti di energia rinnovabili:

  • Il sole (fotovoltaico e solare termico)
  • La terra (geotermia)
  • Il vento (mini eolico)

Ma la realtà per te che vivi in condominio è che
difficilmente potrai sfruttare queste fonti di energia.

Però puoi utilizzare impianti che utilizzano fonti di energia considerate “pulite” o che utilizzano fonti di energia non rinnovabili (tipo il metano) in modo efficiente.

Ad esempio l’energia elettrica è una fonte di energia pulita e rinnovabile. Pulita perché gli impianti che funzionano ad elettricità non rilasciano fumi in atmosfera, e rinnovabile perché può essere prodotta a partire dalle tre fonti che abbiamo elencato sopra.

Attenzione però: al momento molta energia elettrica nel mondo viene ancora prodotta utilizzando fonti di energia non rinnovabili (centrali a carbone ad esempio) ma è l’unica fonte energetica che attualmente potrebbe diventare realmente e totalmente pulita.

Le caldaie a condensazione sono esempi di impianti, adatti
per appartamenti, che utilizzano in maniera efficienti fonti di energia non
rinnovabili (di tipo fossile, cioè il gas metano).

Approfondiremo anche questi punti nei prossimi paragrafi.

Manutenzione e smaltimento

Sulla manutenzione e smaltimento dei materiali utilizzati in
edilizia siamo oggettivamente indietro.

La manutenzione annuale è obbligatoria solo per alcuni tipi di impianti (p.e. caldaie a condensazione) ma è spesso un obbligo disatteso.

Detto ciò una corretta e regolare manutenzione consente di mantenere in efficienza gli impianti, programmare gli interventi di sostituzione e minimizzare le rotture: in sostanza ti permette di risparmiare soldi, sia di manutenzione stessa che di bolletta (un impianto non in perfetta efficienza consuma naturalmente di più).

Sullo smaltimento la situazione è più complessa: nel caso
della bioedilizia si tratta di smaltimento finalizzato al riciclo dei materiali
da costruzione.

Perché ciò avvenga dovrebbe esserci una convergenza di
interessi che parte dalle istituzioni e dagli operatori del settore (imprese e
professionisti): gli uni a definire precise pratiche per gestire la fine vita
di un edificio e dei materiali di cui è composto (p.e. il fascicolo del
fabbricato) e dall’altro l’adozione di comportamenti virtuosi.

I MATERIALI DELLA BIOEDILIZIA

materiali per ristrutturazione bioedile: bamboo

I materiali in bioedilizia devono essere naturali! O almeno il più possibile…

Ci sono alcuni materiali che non possono essere totalmente
naturali ma devono necessariamente essere derivati. Il motivo è dovuto ad
un’analisi necessaria da fare sui costi di produzione, sulla durata dei
materiali e sulla possibilità che possano essere riciclati.

Un esempio è l’alluminio: totalmente riciclabile, economico, praticamente eterno e largamente utilizzato negli infissi. Ma di sicuro non naturale. Eppure è accettato nella bioedilizia grazie a tutte le caratteristiche positive che ha.

Vediamo quindi rapidamente quali possono essere alcuni
materiali a base naturale per la bioedilizia.

Isolanti

Gli isolanti naturali possono essere divisi in organici e minerali.

Gli isolanti organici più diffusi sono le varie fibre
vegetali (sughero, cocco, legno in generale) e le fibre di cellulosa (ottime
per l’isolamento in intercapedine).

L’isolante minerale più diffuso è sicuramente la lana di
roccia.

Murature

Le pareti interne-tipo della bioedilizia sono realizzate con un telaio in legno e delle lastre in gesso-fibra (materiale tipo cartongesso ma composte da gesso e fibra di cellulosa) con interposto (nel telaio in legno) lastre isolanti in lana di roccia.

Un altro materiale che si sta diffondendo in modo importante è la canapa, con cui vengono realizzati i mattoni (biomattone). Questi devono essere montati usando malte apposite a base di calce.

Un errore da evitare è quello di considerare i tradizionali laterizi come materiali assolutamente non rientranti nella bioedilizia: si tratta a tutti gli effetti di materiali naturali (in sostanza è argilla cotta).

Intonaci e pitture

In questo ambito la fa da padrone un materiale che deriva
dalla tradizione: la calce.

Si tratta di un materiale totalmente naturale da cui si ottiene il grassello di calce con cui è possibile realizzare un ciclo completo sulla parete: dall’intonaco (a base di calce) fino alla pittura (a base di calce).

Realizzare questa tipologia di finitura non solo garantisce
ambienti molto salubri (il muro è realmente traspirante, cioè assorbe e
rilascia l’umidità dell’aria senza accumularla all’interno) ma è una finitura
duratura: la pittura a calce posata su intonaco a calce crea una reazione che
li lega indissolubilmente. Non viene creata una patina di pittura sulla parete,
ma la pittura diventa parte integrante della parete.

Infissi

Gli infissi sono un elemento essenziale nell’efficienza
energetica di un immobile e, se vuoi realizzare una ristrutturazione bioedile,
devi valutare attentamente quali prendere: che materiali scegliere?

Ho scritto una lunga guida sugli infissi (ecco il link al secondo dei cinque articoli). Ma quali sono i materiali con cui sono realizzati gli infissi e adatti alla bioedilizia?

Per rispondere ricordiamoci due dei principi della bioedilizia relativamente ai materiali: naturali, riciclabili.

Quindi gli infissi in legno, che sono naturali e riciclabili, rientrano in questa fattispecie.

Ma probabilmente gli infissi in alluminio ci rientrano anche meglio.

Abbiamo visto prima le caratteristiche che rendono l’alluminio un materiale adatto alla bioedilizia (è eterno e totalmente riciclabile), inoltre gli infissi in alluminio, grazie al taglio termico (ti invito ancora a legere l’articolo di prima) offrono prestazioni termiche elevatissime.

Per quanto riguarda le parti trasparenti degli infissi naturalmente il vetro è un materiale naturale (è a base di silicati, cioè roccia) ed è totalmente riciclabile.

GLI IMPIANTI IN BIOEDILIZIA

gli impianti nella ristrutturazione bioedile

La bioedilizia non approfondisce espressamente temi legati all’impiantistica ma, come abbiamo già detto, non siamo di fronte ad un approccio talebano al costruire (nel nostro caso allo ristrutturare), anzi.

Gli impianti fanno parte del nostro vivere quotidiano e
sarebbe miope non ammetterlo e cercare di eliminarli.

Quello che si può fare è utilizzare impianti che rispettino i principi base della bioedilizia: cioè che abbiano una bassa impronta ecologica. (Cosa che si traduce sempre in un significativo risparmio in bolletta.)

Quando realizzi una ristrutturazione bioedile devi prestare ancora più attenzione del normale agli impianti: sono necessari una progettazione e un dimensionamento coordinati (quindi non potrai rinunciare ad architetti e ingegneri). E questo deve essere fatto da un progettista specializzato e non dal termotecnico dell’impresa (o peggio dall’idraulico…).

Chiaramente mi riferisco principalmente agli impianti che servono per riscaldare/raffrescare la casa e per produrre acqua calda sanitaria.

Infatti l’impianto elettrico è in linea di massima più semplice da realizzare: sono già in vigore da anni leggi che prescrivono l’utilizzo di materiali e tecnologie che riducono notevolmente gli sprechi di energia (chiaramente devono essere rispettate…). In sostanza per l’impianto elettrico devi preoccuparti principalmente di installare lampade led e usare apparecchi in tripla classe A. Anche se bisogna dire un buon impianto domotico aiuta in modo determinante a ridurre i consumi soprattutto perchè consente una corretta gestione degli altri sistemi.

Venendo agli impianti idro/termo/sanitari, nelle ristrutturazioni bioedili all’interno di vecchi condomini, ci si sta orientando sempre più verso l’installazione di impianti totalmente elettrici basati su pompe di calore.

Probabilmente sai benissimo cos’è la pompa di calore : è banalmente il sistema unità esterna-split del condizionatore. Ma naturalmente per sistemi che servano un intero appartamento si tratta di impianti maggiormente evoluti (se hai voglia di approfondire cerca informazioni sui sistemi VRF).

Per capire a che punto si trova l’evoluzione dei sistemi impiantistici su pompa di calore ti basti sapere che tali sistemi funzionano egregiamente con sistemi di riscaldamento a pavimento (classicamente alimentati da caldaie a gas).

[Invece per i classici termosifoni al momento la tecnologia non è ancora al massimo dell’efficienza: la temperatura dell’acqua richiesta dai radiatori (circa 70°) è difficilmente raggiungibile da una pompa di calore (che arriva agevolmente a 50°) e li rende antieconomici: in questo caso la soluzione migliore è ancora la classica caldaia a condensazione. Ma se stai ristrutturando tutta la casa probabilmente puoi rinunciarci…]

Sono invece sistemi che non rientrano assolutamente nella bioedilizia quelli basati su stufe a legna o a pellet. Nonostante te li vendano per super ecologici e naturali.

Infatti, se è vero che si tratta di utilizzare materiali naturali per riscaldare, vengono usati in modo non ecocompatibile (il legno bruciato non è riutilizzabile) e producono quantità di polveri sottili (quindi di inquinamento pericoloso per la salute umana) decisamente elevate.

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BIOEDILIZIA: MA QUANTO MI COSTI?

Veniamo alle note dolenti: realizzare una ristrutturazione bioedile costa di più di una ristrutturazione tradizionale?

Io ti rispondo con un’altra domanda: tu vuoi realizzare una ristrutturazione di qualità o una ristrutturazione economica?

La bioedilizia non fa altro che utilizzare materiali di elevata qualità che hanno origine principalmente naturale o con basso impatto ecologico. Quindi il costo di una ristrutturazione realizzata coi principi della bioedilizia è quello di una ristrutturazione di qualità elevata.

È chiaro che se vuoi risparmiare difficilmente riuscirai a ristrutturare seguendo le regole della bioedilizia. Ti ritroverai a scegliere intonaci a base di cemento, pitture a base di resine sintetiche, isolanti chimici (sempre che tu decida di isolare), infissi in PVC, impianti tradizionali (termosifoni + split), etc.: semplicemente perchè costano meno.

Sia chiaro: potresti comunque ottenere una buona ristrutturazione ma con consumi in bolletta maggiori, con un ambiente interno meno salubre, con un minor benessere in generale e una maggiore impronta ecologica.

Nessuno ti obbliga a optare per la bioedilizia, sono solo scelte personali.

Tornando a noi una ristrutturazione di qualità elevata, come è quella in bioedilizia, costa da 1.000€/mq (oltre iva) a salire.

Per spendere di meno dovrai rinunciare ad alcuni dei principi che abbiamo visto in questo articolo (oppure l’impresa che te l’ha promessa in qualche modo ti sta fregando…).

RISTRUTTURAZIONE BIOEDILE: ANCHE (E SOPRATTUTTO) UNA QUESTIONE DI
PROGETTAZIONE…

la progettazione della ristrutturazione bioedile

Ora la ristrutturazione bioedile non ha più segreti per te?

No, di segreti ce ne sono ancora tanti. Come ti ho scritto
all’inizio dell’articolo non è possibile riassumere in pochi paragrafi un
settore così vasto.

Se la tua intenzione è realizzare una ristrutturazione seguendo i principi della bioediliza dovrai ancora studiare ed approfondire. Ma dovrai assolutamente fare anche un’altra cosa: affidarti ad un architetto capace e disposto ad osare.

Nella bioedilizia la progettazione è un elemento imprescindibile più che nelle ristrutturazioni tradizionali: deve essere realizzata una progettazione integrata che abbraccia la parte architettonica, impiantistica e tecnologica (di materiali).

E la ristrutturazione in bioedilizia si inserisce perfettamente nel processo di ristrutturazione che ti spiego nel manale “Ristruttura la tua casa in 7 passi”. L’unico manuale in cui viene messo nero su bianco il giusto processo per ristrutturare che tutti i professionisti del settore vogliono tenerti nascosto per poterti sfilare una montagna di soldi in più.

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L’articolo Bioedilizia applicata alle ristrutturazioni di interni: è realmente possibile? sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | Il sistema scientifico per ristrutturare.

22 Ottobre 2019 / / Architettura

In una casa vecchia l’impianto elettrico potrebbe non essere a norma oppure può essere usurato. Infatti, quando si pensa di ristrutturare casa, uno degli interventi da fare è quello di mettere a norma l’impianto elettrico.

Se si pensa di ristrutturare casa e aumentare il valore dell’abitazione in caso di vendita, sicuramente mettere a norma l’impianto elettrico è un lavoro da fare. Inoltre, per rifare l’impianto elettrico della casa si possono beneficiare degli sgravi fiscali Irpef.

Livelli prestazionali secondo la CEI 64-8

I livelli secondo cui devono essere classificati gli impianti elettrici sono tre. Ciascun livello contraddistinto da una dotazione funzionale minima e da una suddivisione minima dei circuiti terminali, entrambe in funzione della metratura dell’appartamento.

  • Primo livello è il vello base, obbligatorio per la conformità dell’impianto alla Norma.
  • Secondo livello è un livello standard e prevede un aumento della dotazione dei componenti e maggior numero di circuiti e prese.
  • Terzo livello prevede la funzione domotica per il controllo da remoto dell’abitazione.

ristrutturare casa

Se devi ristrutturare casa hai due possibilità per rifare l’impianto elettrico. la prima è un’impianto esterno, realizzato senza i lavori di muratura. Invece il rifacimento dell’impianto elettrico con i cavi all’interno dei muri e sotto i pavimenti, decisamente più costoso. Infatti nel confrontare i preventivi, ti puoi trovare i prezzi spesso diversi dovuti a tipologie diverse di impianto e la qualità. bisogna tenere in considerazione questo elemento quando si chiede un preventivo per l’impianto elettrico.

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Quali sono le opere da eseguire per ristrutturare l’impianto elettrico della casa

I lavori di rifacimento dell’impianto elettrico possono essere invasivi, se si tratta di eliminare l’impianto vecchio e sostituirlo con uno nuovo. Una pratica molto diffusa tra elettricisti, è staccare il vecchio quadro elettrico e togliere tutti i frutti e tappare i tubi esistenti. Dopodiché, può richiedere la rottura dei muri per creare delle tracce. Quindi, rifare l’impianto elettrico può significare anche l’intervento di un muratore o decoratore. Infatti, bisogna considerare anche le spese di lavori in muratura. Dopo l’installazione dei tubi, delle casette di derivazione, le scatole portafrutti e del vano per il quadro elettrico, si chiude tutte le tracce aperte ed eventuali contro soffitti in cartongesso. Il lavoro termina con la finitura, stuccature e pitturazioni, infilare tutti i cavi e installazione di quadro elettrico.

ristrutturare casa


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L’articolo Ristrutturare casa; come rifare l’impianto elettrico proviene da Design ur life blog.