18 Novembre 2019 / / Architettura

Una tipica stalla dei Grigioni Italiani trasformata in abitazione dallo studio di architettura Massimo Brambilla.
L’esterno de La Stalla Cad Martin è stato mantenuto nelle condizioni originali con un restauro conservativo mentre negli interni troviamo soluzioni eleganti che uniscono materiali tradizionali con inserti moderni.

A stable recovered in Switzerland

A typical Italian Graubünden stable transformed into a home by the architectural firm Massimo Brambilla.
The exterior of La Stalla Cad Martin has been maintained in original condition with a conservative restoration while in the interior we find elegant solutions that combine traditional materials with modern inserts.

Immagini: studio di architettura Massimo Brambilla

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CAFElab | studio di architettura

11 Novembre 2019 / / Architettura

Da alcuni anni si sta assistendo, nel design di interni, ad un utilizzo sempre più frequente delle vetrate per interni.

Sono una soluzione che a me piace molto, soprattutto nella ristrutturazione di appartamenti: consente di ampliare visivamente gli spazi, garantendo comunque una divisione tra gli stessi, e di rendere luminose stanze che altrimenti potrebbero essere buie. Però non è tutto rose e fiori: per installare una vetrata per interni ci sono molti problemi da affrontare e risolvere di cui devi essere consapevole.

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Ho recentemente fatto montare una vetrata interna della lunghezza di circa 6 metri e ho avuto modo di capire ed affrontare molti problemi legati alla sua installazione.

Dopo questa esperienza (per me la prima con queste dimensioni) posso affermare con una certa sicurezza che:

  • se vuoi una vetrata per interni in casa tua devi scendere a molti compromessi;
  • i sistemi di fissaggio hanno costi importanti che devi considerare nel budget messo a disposizione;
  • raramente tali sistemi di fissaggio vengono progettati nel modo corretto…

In questo articolo ti svelerò molte cose sulle vetrate per interni che gli articoli che puoi trovare in rete non ti dicono: infatti sono tutti realizzati da produttori e rivenditori di vetrate, che ti devono far vedere quanto sono belli i loro prodotti. E i pochi non gestiti da loro, hanno il solo scopo di mostrati qualche bel progetto con le vetrate.

Ma in nessuno viene affrontata la questione dal punto di vista tecnico. Tu non devi diventare un esperto, ma conoscere alcuni aspetti tecnici è indispensabile per farti prendere decisioni consapevoli e valutare compiutamente i costi di installazione.

DOVE SI UTILIZZANO LE VETRATE PER INTERNI?

vetrate per interni: come usarle?

Capisco che, dal titolo, questo paragrafo possa sembrare all’apparenza inutile ai fini di quanto vogliamo dire in questo articolo, però si tratta di un passaggio fondamentale.

Infatti capendo quali sono i principali utilizzi delle vetrate per interni, possiamo anche capire quali sono i problemi correlati e quindi individuare le azioni necessarie per risolverli.

Quest’ultima è la cosa che deve interessarti di più: risolvere i problemi legati alle vetrate per interni. Partiamo dall’inizio.

Quando parliamo di vetrate per interni possiamo distinguere tra porte vetrate e pareti vetrate.

Le prime dividono due ambienti come una normale porta ma permettono il passaggio di più luce.

Le seconde si sostituiscono alle pareti, si tratta solitamente di più lastre di grandi dimensioni, spesso con integrati sistemi di apertura a battente o scorrevoli.

Gli aspetti positivi delle pareti vetrate per interni li abbiamo già accennati: permettono di mantenere fisicamente separati gli ambienti, dando però la sensazione di un unico grande spazio. Questa cosa è molto utile negli appartamenti, in particolare nelle zone giorno tra soggiorno e cucina, in cui uno spazio piccolo si moltiplica e allo stesso tempo si riesce a mantenere confinato il caos e gli odori che spesso regnano nelle cucine.

Personalmente sono sempre stato un sostenitore dei cosiddetti open-space, in cui tutte le funzioni della zona giorno sono concentrate in un unico grande spazio. Però questa predisposizione si è sempre scontrata con alcune considerazioni di tipo pratico legate alla cucina: una cucina dentro il soggiorno costringe a una costante pulizia e la mancanza di separazione fa passare gli odori, che non sempre sono piacevoli.

Installare una vetrata per interni che divide il soggiorno dalla cucina è una valida risposta a queste problematiche perché consente grande versatilità degli spazi, dando la possibilità di confinare la cucina all’occorrenza.

Nell’ultima parte dell’articolo ti farò vedere un mio progetto in cui ho fatto installare la parete vetrata di cui ti ho già fatto accenno nell’introduzione: 6 metri di lunghezza e 2,7 metri di altezza per un totale di 6 ante di cui 4 scorrevoli. Una bella bestia.

Se le porte vetrate non presentano particolari problematiche (anche se non è sempre vero…), le pareti vetrate interne hanno dei problemi che devono essere considerati in modo attento in fase di progetto. Infatti sono composte di lastre di grandi dimensioni, che possono avere problemi di rigidezza e che pesano molto.

Quindi vanno fatte riflessioni in merito al tipo di lastra scelto in funzione del tipo di parete vetrata che verrà installata, e riflessioni riguardo al sistema che dovrà sostenere la parete vetrata.

Se in merito alla tipologia di vetro i produttori industriali di grandi dimensioni (come Saint-Gobain, il leader mondiale) e le aziende specializzate nella lavorazione del vetro (come Vetromarca ad esempio), hanno un controllo preciso e puntuale per quanto riguarda la tipologia e sicurezza delle lastre, lo stesso potrebbe non dirsi per i piccoli artigiani con in quali ho personalmente più volte dovuto scontrarmi.

In merito ai sistemi di supporto, invece, in molti casi si tratta di studiare delle soluzioni apposite che possano supportare i carichi dei vetri e degli eventuali telai in cui sono inseriti. E questo è un aspetto che deve essere considerato e previsto attentamente dal tuo progettista prima di installare la vetrata. In pratica, come per gli infissi viene prima installato un controtelaio nascosto nella muratura, anche per le pareti vetrate per interni deve essere fatta una cosa simile…solo che potrebbe essere molto più impegnativo di quello che credi.

Per chiarirti le idee su questi due aspetti nei prossimi due paragrafi approfondiremo i seguenti argomenti:

  • Le tipologie di vetro adatte per legge per le vetrate da interni e le finiture possibili
  • I sistemi di sostegno ed ancoraggio delle vetrate

IL VETRO: L’ELEMENTO PRINCIPALE DELLE VETRATE PER INTERNI

vetrate per interni: il vetro

Naturalmente il vetro è l’elemento principale di questo sistema. Le lastre possono essere inserite all’interno di telai, solitamente di alluminio, oppure totalmente libere, cioè vedi solo vetro. In questo secondo caso chiamate “a filo lucido”.

Il filo lucido è una lavorazione che viene fatta dopo il taglio delle lastre per fare in modo che il bordo della lastra sia appunto lucido. Infatti l’operazione di taglio lascia un bordo tagliente, irregolare e scuro. Siccome nelle le vetrate senza telai puoi entrare in contatto anche con il bordo del vetro, allora, tramite delle mole, questi vengono resi regolari, non taglienti e lucidati, così da prendere lo stesso colore della lastra.

Sia che tu acquisti una vetrata con telaio che a filo lucido, il vetro deve rispondere a delle precise caratteristiche normate. La norma di riferimento è la UNI 7697 (l’ultima versione in vigore è quella del 2015) che prescrive delle caratteristiche a cui devono rispondere anche le vetrate interne che dividono due ambienti.

I vetri che è possibile commercializzare e installare nel settore dell’edilizia, sia da esterni che da interni, ormai possono essere solo di due tipologie: stratificati o temprati. Ne abbiamo già parlato in modo abbastanza approfondito nel terzo articolo dedicato alla sostituzione degli infissi.

Vediamo cosa sono queste due tipologie di vetri con un estratto da quell’articolo. Per approfondimenti vai al link che ti ho messo qui sopra.

I vetri stratificati sono composti da due lastre accoppiate tra loro.  Per fare in modo che i vetri rimangano uniti vi viene interposta una sottile pellicola di PVB (polivinilbutirrale) assolutamente trasparente. Tale pellicola viene prodotta in vari spessori ma quelli più diffusi in ambito residenziale sono due: 0,38mm e 0,76mm.

Questa pellicola svolge anche un altro ruolo importante: rende i vetri stratificati “di sicurezza”. Infatti, grazie alle sue notevoli proprietà adesive, fa in modo che un vetro che si rompe a causa di un urto non cada a terra in mille pezzi ma rimanga “appiccicato” nella posizione originaria. Questa è una caratteristica richiesta dalle leggi sia per l’interno che per l’esterno: per l’interno al fine di evitare che gli utenti vengano colpiti da schegge di vetro, per l’esterno al fine di evitare che il vetro cada costituendo pericolo per le persone.

Tratto da https://www.ristrutturazionepratica.it/sostituzione-degli-infissi-parte-3/

Riconosci che si sta parlando di un vetro stratificato quando è descritto in questo modo: 33.1, 33.2, 44.1, etc.; in cui il primo numero caratterizza lo spessore delle due lastre di vetro (ad esempio 3mm + 3mm) e il numero dopo il punto lo spessore della pellicola (1 sta per pellicola di 0,38mm).

I vetri temprati invece sono costituiti da lastre che hanno subito un particolare trattamento che ne ha aumentato in modo significativo la resistenza agli urti e soprattutto che, nel caso in cui si rompano, si frantumano in pezzi molto piccoli che non sono pericolosi per le persone che vi ci si trovano vicine.

Il processo di tempratura consiste nello scaldare ad una temperatura di circa 700° una lastra di vetro e poi raffreddarla rapidamente per fare in modo che, grazie alla contrazione dovuta a questa variazione di temperatura, si formino all’interno della lastra delle tensioni che la rendono più rigida.

I vetri temprati non possono essere usati verso l’esterno perché, a differenza degli stratificati, non rispondono alle esigenze di anticaduta, invece possono essere usati all’interno in quanto considerati di sicurezza.

Tratto da https://www.ristrutturazionepratica.it/sostituzione-degli-infissi-parte-3/

Le lastre normali, dette di tipo float, non possono essere utilizzate per installazioni né interne né esterne.

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Però c’è da fare un ulteriore passo: infatti sia i vetri stratificati che i vetri temprati hanno una classificazione in merito alla sicurezza che devono garantire. Anche questa è normata dalla UNI 7697, che ci dice anche quale sia la sicurezza minima per l’installazione in vetrate per interni.

Le vetrate per interni senza pericolo di caduta nel vuoto (quelle classiche che dividono due stanze), possono essere:

  • 2B2 per vetri stratificati;
  • 1C3 per vetri temprati.

Se c’è pericolo di caduta nel vuoto (pensa ad una vetrata che delimita una scala) il vetro può essere solo stratificato e deve essere di tipo 1B1.

Ma cosa significano questi codici?

Dobbiamo fare riferimento alla norma UNI EN 12600, il cui titolo è “Vetro per edilizia – Prova del pendolo – Metodo della prova di impatto e classificazione per il vetro piano “. In sostanza definisce le prove da fare sulle vetrate, come farle e la conseguente classificazione.

La prova consiste nel far cadere un impattatore di 50kg sulla lastra da diverse altezze. In base alla risposta della lastra si fa la classificazione.

  • 1B1 (stratificato) la lastra deve resistere presentando fessurazioni con frammenti uniti in seguito alla caduta dell’impattatore da un’altezza di 1,2m;
  • 2B2 (stratificato) la lastra deve resistere presentando fessurazioni con frammenti uniti in seguito alla caduta dell’impattatore da un’altezza di 45cm;
  • 1C3 (temprato) la lastra si disintegra in piccole particelle in seguito alla caduta dell’impattatore da un’altezza di 19cm.

Spero di averti dato informazioni utili in merito alla tipologia di lastra che verrà utilizzata nella tua vetrata interna. Solitamente i produttori di vetrate per interni grandi e medi rispettano senza problemi queste caratteristiche. Sono invece i piccoli artigiani che possono essere meno attenti a questi aspetti.

Vediamo l’altro elemento fondamentale nella realizzazione di una vetrata da interni: il sistema di ancoraggio.

I SISTEMI DI SOSTEGNO ED ANCORAGGIO DELLE VETRATE

vetrate per interni: i binari

Questo è un aspetto importante da affrontare e che troppo spesso non viene valutato correttamente.

Le vetrate di grandi dimensioni sono elementi pesanti e sottili che, a differenza delle pareti in laterizio e mattoni, non possono contare sulla gravità (cioè sul loro peso) per garantirne la stabilità, ma devono obbligatoriamente avere un sistema di aggancio superiore efficace, che si faccia carico di buona parte dei pesi e che impedisca il ribaltamento. E tali sistemi di aggancio devono ancorarsi alle strutture del tuo immobile, che nella parte superiore sono travi e solai.

Le pareti vetrate per interni da industria (cioè quelle che puoi trovare ad esempio nei negozi di arredamento o di infissi) sono sempre composte, oltre che dal vetro, da telai o binari che consentono il necessario ancoraggio alle strutture della casa.

Su quello puoi stare tranquillo, il vero problema è che capita spesso che non sia possibile agganciare i telai della parete vetrata alle strutture portanti dell’immobile, e quindi diventa necessario prevedere delle strutture aggiuntive per garantire l’ancoraggio in sicurezza delle vetrate.

Provo a spiegarmi meglio perché capisco che non sia un concetto immediato da comprendere se non sei del settore.

Nel caso di una vetrata a tutta altezza, quindi che va dal pavimento al soffitto, i sistemi di aggancio forniti dai produttori sono sufficienti: infatti, per garantire la stabilità, basta fissare i profili che ti vengono forniti al solaio superiore e il gioco è fatto.

Però nella realtà dei fatti sono molto frequenti situazioni in cui tale soluzione non è possibile. Ad esempio:

  • La vetrata non è a tutta altezza;
  • La vetrata si trova in un ambiente controsoffittato;

In questi casi è necessario prevedere una seconda struttura, realizzata appositamente e collegata con le strutture portanti dell’edificio, a cui agganciare la parete vetrata per interni.

Queste strutture aggiuntive solitamente vengono realizzate con delle travi di acciaio o di legno (dipende dai carichi in gioco) che vengono semplicemente appese al solaio superiore.

Personalmente ritengo che sia sempre il metodo migliore per risolvere il problema: infatti questa soluzione potrebbe creare non pochi problemi strutturali proprio al solaio superiore a cui è agganciata la parete vetrata interna.

Se il carico che devono reggere è quello una vetrata fissa o di una vetrata con classiche porte a battente (anche se di vetro) che appoggiano a terra, e che quindi scaricano una buona parte del loro peso proprio a terra, allora possono essere soluzioni valide. Ma se si tratta di vetrate scorrevoli, che sono completamente appese e che quindi gravano solo sul solaio superiore, tale soluzione potrebbe generare carichi eccessivi, dando origine a possibili problemi strutturali.

Considera infatti che una lastra di vetro larga 1m e alta 2,5m pesa circa 70kg. A questo peso devi aggiungere quello della struttura che hai fatto realizzare per reggerla e anche tutto il carico che l’inquilino del piano superiore ha messo (e che tu non conosci). È proprio il tuo carico che potrebbe essere di troppo.

Non dico che il solaio ti cadrà in testa, però nel tempo potrebbe curvarsi portando a:

  • Problemi alla vetrata che viene “schiacciata” verso il pavimento;
  • Problemi agli intonaci superiori che potrebbero cominciare a staccarsi;
  • Problemi al pavimento del piano di sopra che potrebbe cominciare a sollevarsi;
  • In casi estremi il solaio potrebbe cedere.

Come fare per installare comunque una vetrata scorrevole ed evitare tutti questi problemi? Creando una struttura che distribuisce il peso dei carichi sia sul solaio superiore che sul solaio su cui poggi i piedi (il pavimento di casa tua per intenderci).

Per farti capire meglio il concetto ti faccio vedere la soluzione che abbiamo studiato insieme al mio ingegnere strutturista per la vetrata di 6m di larghezza, di cui ti sto parlando dall’inizio dell’articolo.

UNA PARETE VETRATA DI 6 METRI TOTALMENTE APPESA

vetrate per interni: una parete lunga 6 metri

In una ristrutturazione, con i proprietari abbiamo deciso di realizzare una cucina totalmente aperta sul salone. Però c’era anche la necessità di poter dividere, all’occorrenza, la cucina dal salone . Abbiamo già parlato all’inizio dell’articolo del motivo per cui questa cosa è importante.

In questo caso il fronte tra cucina e salone era di 6 metri e la soluzione per raggiungere il nostro obiettivo è stata proprio installare una parete vetrata da interni a tutta altezza.

L’altezza netta della casa era di 3 metri però, per motivi tecnici, è stato necessario controsoffittare tutta la cucina, portandola ad un’altezza netta di 2,7m. Quindi la vetrata non avrebbe potuto essere agganciata direttamente al solaio superiore.

Vista la notevole larghezza ho optato per 6 lastre larghe 1m l’una, di cui due fisse ai lati e quattro scorrevoli che, da aperte, si andavano ad impacchettare sulle fisse.

La situazione critica a cui rispondere era che, quando totalmente aperta, ai due lati sarebbero state presenti 3 lastre di notevoli dimensioni appese al binario superiore del sistema scorrevole: circa 250kg di solo vetro tutti concentrati in 1 m. Un carico decisamente importante e che, sebbene accettabile per la struttura in oggetto, non mi lasciava tranquillo.

Mi è stato subito chiaro che, vista la situazione specifica, fosse necessaria una struttura per sostenere la vetrata e che tale struttura non potesse essere solo agganciata al solaio superiore ma dovesse anche scaricare i pesi a terra. Inoltre tale struttura doveva essere sufficientemente rigida e leggera.

La soluzione è stata quella che vedi qui sotto: creare un portale in acciaio composta da due montanti laterali collegati al solaio inferiormente e superiormente, una trave sempre in acciaio saldata ai montanti e con tre agganci centrali al solaio superiore. Questi tre agganci hanno svolto un duplice ruolo: prendere parte dei carichi della parete vetrata per trasferirli al solaio superiore e impedire la flessione della trave di acciaio a causa del peso e movimento del vetro.

vetrate per interni la struttura di sostegno

Il risultato di questa soluzione è stato scaricare gran parte dei carichi sul solaio. Tra l’altro la posizione dei montanti è stata individuata vicino a dei pilastri in calcestruzzo esistenti e sopra delle travi, per trovare dei punti maggiormente resistenti.

Qui sotto puoi vedere il risultato della vetrata installata:

La vetrata ha avuto un costo notevole, ma anche il portale che ho fatto installare non è costato poco (naturalmente molto meno della vetrata…).

Tutto è stato studiato al centimetro per ottenere un effetto scenico che lascia stupite tutte le persone che entrano in quella casa. Però è stato necessario progettare e predisporre tutto prima di installare la vetrata. E se non fosse stato fatto sarebbero stati dolori.

Se vuoi una vetrata per interni in casa tua, metti in conto tutto quello che hai potuto leggere in questo articolo e tieni conto anche dei costi aggiuntivi che dovrai sostenere oltre a quello della vetrata in sé.

Se invece ti piace la casa che hai visto in questa foto il mio contatto lo trovi nel sito che stai leggendo.

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L’articolo Vetrate per interni: quello che devi realmente sapere prima di installarne una sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | Il sistema scientifico per ristrutturare.

8 Novembre 2019 / / Architettura

Questa casa, una volta in rovina ed ora recuperata, si trova a Girona, Spagna.
Le pareti in pietra e i soffitti a volta, oltre a fornire un grande valore decorativo a tutti gli spazi della casa, contribuiscono a creare un’atmosfera molto speciale, trasmettendo sensazioni di comfort anche grazie alla presenza di un camino a legna.
La nuova scala, aperta e senza ringhiera, è realizzata in lamiera piegata e smaltata in bianco. Oltre a comunicare le diverse altezze della casa, funziona come elemento di separazione degli spazi. 

Metamorfosi di una casa in rovina

This house, once in ruins and now recovered, is located in Girona, Spain.
The stone walls and vaulted ceilings, as well as providing a great decorative value to all the spaces of the house, contribute to creating a very special atmosphere, transmitting sensations of comfort also thanks to the presence of a wood-burning fireplace.
The new staircase, open and without railing, is made of folded sheet metal and enamelled in white. In addition to communicating the different heights of the house, it functions as an element for separating spaces.

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CAFElab | studio di architettura

31 Ottobre 2019 / / Architettura

Sestini e Corti firma un nuovo progetto di interior design dove estetica e funzionalità si combinano in modo semplice e naturale.

Siamo nel cuore della Toscana, vicino al borgo medievale di Montepulciano, qui un’antica abitazione contadina è stata completamente ricostruita nel pieno rispetto del contesto paesaggistico e utilizzando materiali autoctoni come mattoni e pietre per i muri, tegole e coppi per i tetti.

Il podere, diviso in più livelli, è stato suddiviso in ambienti ampi e luminosi grazie anche a pavimenti in travertino e parquet in rovere dalla finitura molto chiara, mentre gli arredi sono stati tutti realizzati su misura dall’azienda toscana Sestini e Corti al fine di ottenere il giusto equilibrio tra estetica e funzionalità.

All’entrata di questo podere dallo stile fortemente contemporaneo, si accede alla zona giorno. Protagonista di questo ambiente è la bellissima scala realizzata con una lunga trave in ferro e scalini in legno massello. Sulla destra, invece, una particolare parete in rovere divide l’ingresso dalla cucina anch’essa in legno, installata sul retro della parete.

Ogni camera dispone di armadi realizzati su misura, i bagni hanno tutti lavabi in cermica in appoggio su mensole di legno massello, mentre in esterno è stata realizzata una cucina con ante in legno e piano in travertino.

La ricerca dei pochi materiali da utilizzare come rovere, travertino e ferro è stata un’espressa richiesta della committenza che ha dato particolare importanza alla cura dei dettagli e alle modalità di costruzione di ogni singolo arredo.


Il progetto di ricostruzione è stato curato da CONIX RDBM Architects.

www.sestiniecorti.it

L’articolo Residenza Toscana di Sestini e Corti proviene da Dettagli Home Decor.

31 Ottobre 2019 / / Architettura

Le statistiche ci dicono che la tipologia di edificio residenziale più diffusa in Italia è di gran lunga il condominio. E tutti i condomini realizzati dal dopoguerra fino agli anni ottanta del secolo scorso soffrono inevitabilmente di due problemi patologici che li rende dei malati da curare:

  1. Non rispettano le attuali normative antisismiche;
  2. Lo scorrere del tempo ha intaccato le parti strutturali ed edilizie.
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Sebbene possano sembrare problematiche strettamente correlate, si tratta in realtà di aspetti molto diversi tra di loro, soprattutto dal punto di vista degli interventi necessari per risolverli (o per attenuarli).

In questo articolo non ti parlo di problematiche legate alla ristrutturazione della tua casa, ma allarghiamo un po’ lo sguardo e parliamo di problematiche, molto comuni e gravi, che con ogni probabilità affliggono anche l’edificio in cui si trova il tuo appartamento.

Ne parliamo perchè, se non si interviene per tempo, possono portare a conseguenze tragiche, come il crollo. Ma anche in casi meno gravi possono portare a problematiche importanti dentro casa tua.

Mi ricordo di un appartamento su cui sono intervenuto qualche anno fa in cui erano presenti evidenti macchie di umidità su alcune pareti. A differenza di quello che accade di solito, cioè che l’umidità è causata da perdite dell’impianto idraulico dell’inquilino del piano di sopra o di una mancata ventilazione in ambienti particolarmente umidi, in questo caso l’umidità aveva un’origine condominiale.

Infatti l’intonaco esterno si era lesionato in più parti e l’acqua piovana nel tempo aveva trovato la sua strada dentro le pareti fino a manifestarsi dentro l’appartamento.

Fatta presente la questione all’amministratore, l’assemblea condominiale si è rifiutata di porre rimedio al problema (rifacendo l’intonaco), così il mio cliente si è visto costretto a fare causa al condominio e io ho dovuto prevedere una soluzione tampone per poter proseguire i lavori e garantire la salubrità degli ambienti interni.

Quindi nei prossimi paragrafi vedremo quali sono le cause delle due patologie che abbiamo elencato poco sopra e come è possibile intervenire per risolverle.

RENDERE SICURI EDIFICI NON ANTISISMICI

sicurezza antisismica

Dire che un edificio non è antisismico non significa affermare che crollerà sicuramente in caso di terremoto. Allo stesso modo dire che un edificio è antisismico non significa avere la certezza che rimarrà in piedi in seguito a un sisma. Però tra i due io preferirei vivere in uno progettato e realizzato con criteri antisismici…

Detto ciò, negli ultimi decenni in Italia ci sono stati molti terremoti che hanno creato enormi danni, ma che hanno anche permesso di raccogliere una mole di informazioni vastissima in merito al comportamento delle strutture edilizie durante questi eventi.

Tutto ciò, insieme alle parallele ricerche fatte in tutto il modo sul tema, hanno permesso di mettere a punto delle pratiche costruttive che hanno reso i nuovi edifici nettamente più sicuri dal punto di vista sismico.

Però c’è da evidenziare che le prime normative tecniche relative alla progettazione delle strutture antisismiche risalgono alla metà degli anni 70 (a partire dalla legge 64/1974). Negli anni la normativa tecnica si è evoluta, soprattutto in seguito ai terremoti del Friuli del ’76 e dell’Irpinia dell’80, ma una normativa realmente aggiornata e completa ce l’abbiamo solo dal 2008, quando sono entrate in vigore le norme tecniche per le costruzioni (recentemente aggiornata nel 2018).

A ciò dobbiamo aggiungere che la prima classificazione sismica del territorio basata su criteri scientifici risale all’inizio degli anni ottanta del secolo scorso: ma riguardava circa il 45% del territorio italiano su cui risiedeva solo il 40% della popolazione. Tutto il resto del territorio non era classificato sismicamente e pertanto non c’era l’obbligo di applicare alcun criterio antisismico nella progettazione degli edifici.

La classificazione sismica completa del territorio italiano risale solo al 2003, quando abbiamo scoperto che tutto il territorio italiano, tranne piccolissime porzioni, è totalmente sismico (anche se con gradi di sismicità differenti).

Quindi in sostanza solo da allora abbiamo la certezza che un nuovo edificio dovrà sempre essere progettato rispettando i criteri antisismici. Ma quelli esistenti?

Queste informazioni dovrebbero farti comprendere come le probabilità che il condominio in cui vivi sia antisismico non sono poi così alte.

Per capire meglio quante sono le reali probabilità che casa nostra si trovi all’interno di un edificio costruito secondo criteri antisismici, è utile vedere i dati statistici sulle costruzioni italiane. Ci vengono in aiuti quelli contenuti nel censimento del 2011:

PERIODO DI COSTRUZIONE NUMERO DI IMMOBILI COSTRUITI
Prima del 1919 3.893.567
Dal 1919 al 1945 2.704.969
Dal 1946 al 1961 4.333.882
Dal 1962 al 1971 5.707.383
Dal 1972 al 1981 5.142.940
Dal 1982 al 1991 3.324.794
Dopo il 1991 2.161.345

Come puoi leggere la maggior parte degli edifici sono stati realizzati in periodi in cui non c’era una normativa tecnica antisismica in vigore e quasi tutti sono stati costruiti quando non c’era una classificazione completa del territorio.

Puoi trarre da solo le tue conclusioni…

Chiaramente non rispettare le attuali normative antisismiche non significa che gli edifici sono instabili e non sicuri in situazioni normali, lo diventano però durante un terremoto. E il fatto che un edificio non progettato con criteri antisismici abbia resistito ad un terremoto importante, non significa automaticamente che lo farà nuovamente.

Cosa dovremmo fare allora? Abbattere tutti gli edifici non antisismici e ricostruirli da capo?

Sebbene la qualità architettonica italiana del dopoguerra sia mediamente molto scarsa, la sostituzione degli edifici residenziali non è quasi mai attuabile, in compenso è possibile intervenire su quelli esistenti per migliorare la situazione.

Rendere un edificio esistente totalmente rispondente alle norme antisismiche è impossibile, però sono state sviluppate tecnologie in grado di migliorare notevolmente le prestazioni da questo punto di vista con degli interventi mirati sulle strutture esistenti.

Quindi la risposta alla prima patologia dei condomini italiani, cioè il loro non rispondere a criteri antisismici pur trovandosi in un territorio altamente sismico, è duplice:

  • Demolizione e ricostruzione dell’edificio;
  • Interventi strutturali che migliorino la sicurezza antisismica.

Chiaramente la prima soluzione sarebbe quella preferibile, però in caso di condomini abitati da decine di famiglie risulta quasi inattuabile (e infatti non viene mai fatto in Italia). La seconda invece è più facilmente perseguibile e, grazie alle detrazioni date dal sismabonus di cui abbiamo già parlato in un altro articolo, si sta provando a farla diventare anche economicamente appetibile.

Certo, nonostante le detrazioni l’investimento economico continua ad essere molto oneroso e pertanto continua a non essere particolarmente diffuso. Per farlo è necessaria una certa lungimiranza e sicuramente una disponibilità economica che non è sempre presente, per cui molti condomini desistono.

Comunque al momento quella è la via per rispondere alla prima patologia dei condomini.

La seconda patologia invece, cioè i danni strutturali ed edilizi dati dal passare del tempo, ha natura e soluzioni molto diverse. E la sua risoluzione è più facilmente attuabile, oltre che quasi sempre molto più urgente del miglioramento sismico. Infatti anche in condizioni di normalità potrebbe rendere estremamente pericolosi gli edifici per gli inquilini e anche per la pubblica incolumità delle persone che ci passano nei pressi.

RIPARARE AI DANNI DEL TEMPO SUI CONDOMINI

Danni in facciata

Se quando passeggi per strada provi ad alzare un po’ il naso, ti accorgerai di quanti siano gli edifici che portano pesantemente i segni del tempo: facciate totalmente rovinate, intonaci staccati, strutture di calcestruzzo armato in vista e evidentemente danneggiate.

Mai sentito di persone che sono state colpite da pezzi di intonaco o mattoni che si sono distaccati da pareti e terrazzi? Ogni poche settimane se ne legge notizia.

Un cornicione che si stacca, oltre ad essere mortale, non è altro che il segno del tempo che si fa sentire sugli edifici. I quali spesso sono stati costruiti in periodi in cui venivano sperimentati nuovi materiali le cui conoscenze tecnologiche non erano approfondite e paragonabili a quelle attuali. E in cui venivano utilizzati anche volutamente materiali economici e scadenti.

Gli inquilini sono i primi che dovrebbero preoccuparsi dello stato di salute dell’edificio in cui vivono, ma troppo spesso sono interessati solo a ristrutturare la propria casa per fare in modo che sia bellissima, per poi accettare che si trovi all’interno di un edificio che sembra uscito da una zona di guerra.

La manutenzione ordinaria necessaria non viene mai fatta sui condomini e, anche quando si evidenziano i primi segnali di problemi, vengono ignorati fino ad arrivare a situazioni di degrado estetico, funzionale e strutturale gravi.

I danni dovuti al passare del tempo in assenza di manutenzione interessano tutti i componenti di un edificio:

  • Le strutture
  • Gli elementi edilizi
  • Le finiture
  • Gli impianti

Abbiamo detto che tali danni sono dovuti a mancanza di manutenzione nel momento in cui cominciano a manifestarsi. Ma quali sono le cause che portano alla loro comparsa?

Sostanzialmente possono essere individuate tre cause:

  1. Interventi impropri eseguiti nel tempo;
  2. Perdite impiantistiche (idriche);
  3. Danni climatici.
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I danni da interventi impropri

In merito agli interventi impropri eseguiti nel tempo mi viene sempre in mente un edificio della città in cui vivo, Salerno, che proprio a causa loro ha rischiato e rischia tutt’ora di crollare.

Questo edificio è in muratura portante: cioè non ci sono colonne e pilastri come gli edifici in calcestruzzo armato, ma le strutture verticali sono composte da robusti muri che percorrono l’edificio per tutta l’altezza.

Mi hanno raccontato che nel corso degli anni gli inquilini dei vari appartamenti, per modificare la distribuzione interna in seguito a ristrutturazioni, hanno aperto talmente tante porte più o meno grandi e in posizioni differenti, su questi muri portanti che l’hanno trasformato in un groviera, rendendolo instabile e pericoloso.

Abito a Salerno da poco più di 10 anni: ho sempre visto quell’edificio circondato da impalcature, con l’androne interno puntellato per evitare che i solai crollino: in tutti questi anni non si è fatto nulla e le persone continuano ad abitarci come nulla fosse.

I danni da perdite idriche

patologie edifici: tubazione rotta

Altri danni che capitano frequentemente causati dal passare del tempo sono quelli dovuti al deterioramento delle tubazioni idriche, che ad un certo punto possono causare perdite d’acqua.

L’acqua è una brutta bestia: quando trova una strada tra muri e solai può fare danni gravissimi, e gli impianti vecchi sono naturalmente soggetti a rotture dei tubi o degli snodi tecnici (per esempio gli attacchi tra sanitari e impianto). Il problema è che spesso non te ne accorgi perché gli impianti sono nascosti e le perdite avvengono dentro i massetti, sotto il pavimento, e nelle murature.

L’acqua continua ad uscire e scorrere imperterrita portando a “marcire” strutture, mattoni, intonaci (marcire non è la parola tecnicamente più appropriata ma rende il concetto).

Cosa comporta questo? Ad esempio che porzioni di intonaco del soffitto si possono staccare all’improvviso. Alle volte portandosi dietro pezzi di laterizio o di cemento delle strutture.

Recentemente in un cantiere mi è capitata una situazione del genere: poco dopo l’inizio dei lavori l’inquilino del piano di sotto ci ha chiamati dicendo che l’intonaco nel soffitto della sua cucina si era crepato. Vado a controllare con degli operai ed effettivamente si stava staccando…era possibile farlo a mani nude!

Andando più in profondità abbiamo visto che non solo l’intonaco si stava staccando, ma anche parte del laterizio e del cemento del solaio, addirittura una trave portante era stata intaccata. Se non fossimo intervenuti sarebbe potuta succedere una tragedia.

Parlando con il proprietario dell’appartamento in ristrutturazione mi ha detto che circa trent’anni prima c’era stata una perdita dal bagno di casa sua, che però era stata riparata.

Solo che il bagno si trovava a 10 metri di distanza da dove abbiamo trovato il danno: le conseguenze di una perdita riparata anni prima hanno presentato il conto trent’anni dopo e in un posto del tutto imprevedibile…capisci quanto può essere grave il problema della perdita d’acqua?

Questi danni naturalmente si possono presentare dentro gli appartamenti tanto quanto lungo le facciate degli edifici, andando a sgretolare il calcestruzzo e ossidare i ferri di armatura, diventando quindi pericolosi per tutti gli inquilini del condominio oltre che per la pubblica incolumità.

C’è infine la terza tipologia di danni, quella dovuta agli eventi climatici, che naturalmente non puoi controllare.

I danni climatici agli edifici: quali sono e come intervenire

Danni alle facciate dal tempo

Una casa è fatta anche per proteggerci dalle intemperie, quindi deve subirle al posto nostro.

Per quanto un edificio possa essere realizzato “a regola d’arte” (cioè seguendo tutte le migliori pratiche), nel tempo subirà inevitabilmente dei danni dovuti alle intemperie.

Acqua (la principale causa), cicli di gelo e disgelo, vento, sono tutti elementi che battono costantemente sugli edifici e portano i materiali di cui sono composti a deteriorarsi.

Se pensi che l’acqua e il vento hanno scolpito valli e montagne scavando la roccia, puoi capire la forza e la pazienza che hanno.

L’acqua è la principale causa di tutti i danni. Quella che piove non è mai pura, ma contiene sostanze che, a contatto con i materiali di cui è composto l’edificio, danno origine a reazioni chimiche che ne modificano le caratteristiche e nel tempo li portano a perdere le loro prestazioni originarie e a deteriorarsi. Si tratta principalmente di sali, anidride carbonica, acido solforico, etc.

Tutte queste sostanze iniziano col tempo ad intaccare le superfici di finitura: intonaci, rivestimenti, guaine di copertura, e una volta trovata una strada l’acqua arriva ad intaccare le strutture portanti, facendo sgretolare i calcestruzzi e ossidare le armature (esattamente come succede per le perdite idriche di cui abbiamo parlato nel paragrafo precedente).

Però l’acqua non è da sola in questa opera. Gli edifici infatti sono sottoposti anche a cicli di gelo e disgelo, che portano i materiali ad espandersi e contrarsi generando notevoli forze interne. La conseguenza è il crearsi di fessurazioni attraverso cui può insinuarsi l’acqua;

Allo stesso modo il vento che sferza continuamente porta ad una lenta erosione delle superfici.

A ciò aggiungi che gli edifici, sebbene stabili e sicuri, subiscono sempre piccoli movimenti di assestamento o, nei casi estremi, grossi movimenti dovuti a terremoti, che possono portare al formarsi di crepe in cui può infilarsi l’acqua.

Il risultato di tutte queste forze è quello che puoi vedere nella foto qui sotto:

Patologie degli edifici: l'effetto del tempo e della mancata manutenzione

Questa situazione è stata causata principalmente dall’acqua ed è il risultato di una mancata manutenzione all’edificio. Ed è la situazione in cui si trovano tantissimi condomini realizzati tra gli anni cinquanta e ottanta del secolo scorso.

In questi casi intervenire urgentemente è indispensabile perché:

  1. L’edificio diventa pericoloso per la pubblica incolumità: c’è il rischio di distacco di elementi edilizi, con conseguenza caduta a terra, su strade e marciapiedi aperti al pubblico;
  2. L’edificio diventa pericoloso per l’incolumità degli inquilini: le strutture perdono parte delle loro prestazioni e potrebbero non continuare a reggere ai carichi cui sono sottoposti (anche il peso proprio potrebbe diventare un problema…);
  3. Le strutture accelerano il processo di decadimento: infatti elementi strutturali che prima erano protetti (per esempio dall’intonaco) adesso si trovano a diretto contatto con l’atmosfera esterna. Ne sono un esempio i ferri di armatura che all’aria aperta si ossidano molto più rapidamente finendo per sbriciolarsi.

Quando si arriva a questa condizione estrema bisogna intervenire con urgenza e ci sono degli interventi da eseguire in un ordine preciso e utilizzando degli specifici mezzi.

Gli interventi necessari per rimediare ai danni di mancata manutenzione

1. Rimuovere la causa di pericolo pubblico

spicconare vigili del fuoco

La prima cosa da fare è garantire che, chi si trova a passare nei pressi dell’edificio, non rischi di beccarsi in testa un pezzo di mattone o qualsiasi altra cosa che si possa staccare dall’edificio.

Quindi vanno eliminate tutte le parti molto ammalorate che rischiano di staccarsi da un momento all’altro.

Siccome stiamo parlando di pubblica incolumità in questa fase solitamente intervengono i vigili del fuoco, che tra l’altro intervengono in tempi rapidissimi. Possono essere chiamati dall’amministratore del condominio, da un inquilino ma anche da un passante che ha notato il pericolo.

Una volta constata la pericolosità della situazione intervengono in prima persona, coi loro mezzi, a rimuovere tutte le parti in cattive condizioni.

Naturalmente i costi di tale intervento vengono addebitati al condominio.

2. Bloccare il degrado degli elementi

ripristino delle facciate

Diventa poi fondamentale fare in modo che il degrado di tutti gli elementi edilizi e strutturali venga bloccato.

Non è possibile pensare di ripristinare subito la situazione iniziale perché, sebbene esista una serie di interventi standard da fare per risolvere le problematiche di cui stiamo parlando, è necessario fare un’analisi preventiva e successivamente una progettazione puntuale. Inoltre, trattandosi di lavori che interessano un condominio popolato da molte persone bisogna mettere d’accordo tutti: è necessario preparare dei preventivi di spesa, deliberare i lavori, trovare un’impresa che li esegua….nei condomini si tratta un processo molto lungo e in cui l’amministratore non può muoversi autonomamente.

Però se non si interviene subito il degrado continua a propagarsi.

Quello che un amministratore può fare con autonomia di spesa sono le operazioni necessarie a garantire la non pericolosità dell’edificio per i suoi abitanti. E in questo caso si tratta proprio di questo.

L’intervento da fare è solitamente fermare il processo di ossidazione delle armature del calcestruzzo. Se ciò non fosse fatto tempestivamente i ferri continuerebbero nel loro processo che consiste prima in un aumento di volume con forze tali che riescono a rompere anche il calcestruzzo, e poi si sbriciolano a loro volta. In sostanza, non intervenendo, quello che una volta era struttura portante, col tempo perde qualsiasi funzione di questo tipo, causando in ultima istanza il crollo.

Bisogna intervenire rapidamente.

In questi casi si opera con delle piattaforme aeree semoventi, provviste di cestello (vengono dette “ragno” per la particolare forma che le fa sembrare dei ragni giganti): questi sono gli unici mezzi che riescono a raggiungere le notevoli altezze richieste da alcuni condomini e che al contempo garantiscono efficacia e sicurezza dell’intervento. Il tutto senza dover installare costose impalcature.

piattaforma aerea

Si opta per questi sistemi in quanto consentono di intervenire in tempi rapidissimi e di risparmiare molti soldi rispetto all’installazione di un ponteggio.

Considera che una piattaforma aerea per interventi di questo tipo costa circa 600€/giorno e in pochi giorni consente di mettere in sicurezza un intero edificio.

Un ponteggio completo costa svariate migliaia di euro di installazione, un noleggio giornaliero e tempi molto lunghi di installazione.

Soprattutto in questa fase in cui è necessario solo fermare i processi degenerativi le piattaforme aeree sono la soluzione ottimale…probabilmente l’unica percorribile.

L’intervento da fare infatti si riduce a completare la rimozione dei materiali che si stanno staccando e mettere, tramite pennello, un prodotto detto “passivante”, che ha proprio lo scopo di bloccare l’ossidazione del ferro.

Lo avrai visto sicuramente: si riconosce per il classico colore azzurro.

3. Ripristinare le strutture e le finiture dell’edificio

ristrutturazione della facciata

Questo è l’ultimo passaggio da compiere, come abbiamo detto solo in seguito ad una progettazione approfondita.

Si tratta della fase di ristrutturazione vera e propria dell’edificio.

L’intervento-base in questi casi è rimettere in sesto pilastri, travi e solai, e rifare le finiture: facendo questi interventi l’edificio sembrerà come nuovo.

Ma la realtà è che limitarsi ad eseguire queste opere spesso è sprecare una grande occasione.

Ci sono infatti interventi più utili che devono essere valutati in questi casi:

  • Migliorare l’efficienza sismica dell’edificio (quello di cui abbiamo già parlato nella prima parte dell’articolo);
  • Migliorare l’efficienza energetica dell’edificio;

Si tratta di interventi che, sebbene siano oggetto di detrazioni fiscali importanti, vengono quasi sempre ignorati, portando i condomini a spendere molti soldi per non ottenere miglioramenti significativi ad edifici ormai vecchi e non rispondenti alle moderne normative ed esigenze.

Tra l’altro spesso sarebbe opportuno valutare anche un restyling dell’edificio: spesso le zone di sviluppo edilizio al di fuori della città storica sono state realizzate con logiche speculative e si tratta quindi di edilizia brutta e senza nessun valore architettonico. Ripensarne l’estetica spesso sarebbe un intervento auspicabile per la qualità di vita delle persone che popolano questi condomini, anche se è sempre un ragionamento osteggiato proprio dai condomini stessi.

PERCHÉ QUESTO ARTICOLO

Te l’ho detto all’inizio dell’articolo: quello che hai appena letto è un testo molto diverso dai soliti che pubblico.

Non perché abbiamo affrontato argomenti non legati alla ristrutturazione, ma perché abbiamo visto qualcosa di diverso: ti ho parlato delle parti comuni degli edifici condominiali, facciate, finiture e strutture, di quali sono le patologie più diffuse di cui soffrono e di come si debba intervenire.

Chiaramente non pretendo di aver esaurito l’argomento, ci sono decine di libri che trattano di patologie edilizie e in questi paragrafi abbiamo solo scalfito l’argomento. Ma il mio scopo non era creare una guida.

Il mio scopo è stato quello di aprire una breccia su un tema poco compreso e che mi sta a cuore: il problema degli edifici non sicuri, in pessime condizioni di manutenzione e pericolosi, è ormai diffuso e molto grave in Italia. E i primi a doversi muovere per migliorare le cose sono proprio gli inquilini.

Sono consapevole che la mia voce è flebile, ma far capire anche ad una sola persona l’importanza di preservare non solo la propria casa, ma anche l’intero edificio in cui si trova, sarà comunque una piccola vittoria.

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L’articolo I due problemi patologici dei condomini e come vanno affrontati sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | Il sistema scientifico per ristrutturare.

24 Ottobre 2019 / / Architettura

La bioedilizia non è certo una novità degli ultimi anni: esiste ormai da alcuni decenni, io ne ho sentito parlare per la prima volta all’università oltre 20 anni fa. Quello che rappresenta una novità recente è la ristrutturazione bioedile, cioè l’applicazione dei principi della bioedilizia al settore delle ristrutturazioni.

Per molti anni infatti il pensiero di ristrutturare vecchie case e appartamenti applicando materiali e tecniche della bioedilizia è stata una chimera. Oggi non è più così.

In questo articolo come puoi ottenere una casa più salubre e con costi di gestione ridotti nella tua ristrutturazione applicando i principi della bioedilizia.

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Uno degli obiettivi principali che di una ristrutturazione è elevare il livello di benessere interno. Deve essere anche uno degli scopi della tua ristrutturazione.

Ma qual è la strada maestra per raggiungere il reale benessere in casa attraverso la ristrutturazione?

Questa è la classica domanda da un milione di euro: avere la risposta in mano per te significherebbe aver risolto l’80% dei tuoi problemi.

Ma se ti dicessi che esiste una sola risposta ti starei mentendo. Le risposte ci sono ma sono tante, tantissime.

E non è possibile raccoglierle in un unico articolo: non solo non sarebbe materialmente possibile (ci vorrebbe un manuale di centinaia di pagine solo per scalfire l’argomento) ma non ho nemmeno la presunzione di essere onniscente ed essere in grado di mostrartele tutte.

In questo articolo voglio parlarti di un singolo e sempre più diffuso approccio per dare risposta alle esigenze di benessere in casa: la bioedilizia.

I problemi di case e appartamenti: scarso benessere e ambienti non salubri

inquinamento degli edifici residenziali

La bioedilizia, o architettura sostenibile, ha le sue radici negli anni ’70 del secolo scorso come riposta alle moderne (allora) tecniche costruttive che si erano diffuse nel secondo dopoguerra.

Quelle tecniche, ancora ampiamente diffuse, erano basate sulla convinzione che ci fosse energia gratis illimitata: cioè che le fonti di energia fossile (petrolio e carbone) fosse inesauribile e che non producesse i problemi di inquinamento che si sono rivelati negli anni.

Come ogni movimento (non è veramente un movimento ma concedimi il termine) è nata come un approccio innovativo per affrontare la costruzione di nuovi edifici, consapevole delle conseguenze ambientali di un determinato modo di costruire e che cercava una via più ecologica.

La bioedilizia ha fondato le sue radici nei movimenti ecologisti ma ha avuto una evoluzione autonoma, non radicale ed attualmente rappresenta un modo di costruire tecnologicamente avanzato e che consente il raggiungimento di livelli di benessere elevati con un basso impatto ambientale.

Riuscire ad estendere il sapere accumulato in tanti anni di costruzioni bioedili ad un settore apparentemente impermeabile a tale approccio, quale è la ristrutturazione, rappresenta una novità relativamente recente.

Mi riferisco in particolare agli interventi su appartamenti situati all’interno di condomini costruiti nel secondo dopoguerra, anni in cui la bioedilizia non solo non era un problema ma non era nemmeno un’idea presente nel settore edile.

Parliamo della maggior parte del patrimonio edilizio italiano, costruito dagli anni ’40 fino a tutti gli anni ’80. Milioni di immobili, ville, villette, case, bifamiliari, palazzine, condomini, realizzati con materiali all’epoca nuovi, facili e veloci da posare (calcestruzzi armati, laterizi, intonaci di cemento, materie plastiche, etc.).

Immobili costruiti in un periodo in cui, come abbiamo già detto, nella convinzione di tutti l’energia a disposizione era infinita e a basso costo.

Modi di operare che hanno prodotto immobili energivori, con pochissimo o (più spesso) nessun isolamento, con impianti esageratamente potenti e sovradimensionati oltre che inefficienti. Immobili spesso non salubri a causa dell’utilizzo di materiali per lo più sintetici, in particolare pitture e rivestimenti plastici. Materiali che alle volte sono addirittura pericolosi per la salute: pensa all’amianto e a quanto sia ancora diffuso nelle case costruite in quell’epoca, spesso senza che le persone siano consapevoli di avercelo in casa.

Probabilmente anche tu stai vivendo in un immobile di questo tipo.

Realizzare una ristrutturazione secondo i principi della bioedilizia significa proprio affrontare questi problemi e risolverli con un approccio diverso: a partire dai materiali utilizzati, per continuare con le soluzioni tecnologiche adottate e per finire con gli impianti installati.

E la grossa novità è che è possibile farlo anche in un appartamento che si trova in un condominio vecchio, anche se è circondato da altri appartamenti che sono esattamente come erano stati realizzati 50 anni fa.

Ok, lo ammetto, finora hai letto solo una predica abbastanza lunga su benessere interno e i problemi dell’edilizia in cui vivi. Ma a te servono informazioni pratiche, quindi nel proseguo di questo articolo parleremo di:

  • Quali sono i principi base della bioedilizia
  • Quali principi possono essere trasportati nella ristrutturazione
  • Quali sono i principali materiali della bioedilizia
  • Quali sono gli impianti della bioedilizia

Sia chiaro: lo scopo di questo articolo non è fare un saggio sulla bioedilizia. Puoi trovare decine di siti in rete, all’interno dei quali puoi trovare tutte le informazioni che desideri e che sono gestiti da persone molto più competenti di me in materia.

Questo articolo ha due scopi. Da un lato aiutarti a capire come, con accorgimenti e scelte progettuali legate alla bioedilizia, tu possa raggiungere un benessere interno superiore alla media delle ristrutturazioni che ci sono in giro. Dall’altro dimostrarti come sia possibile applicare tali principi anche all’interno di appartamenti che si trovano in edifici costruiti con tecnologie lontane dalla bioedilizia e apparentemente incompatibili.

Con questo articolo aggiungiamo un altro piccolo tassello a corollario del corretto e imprescindibile processo che devi conoscere ed applicare alla tua ristrutturazione e che trovi nel manuale “Ristruttura la tua casa in 7 passi” (che, se ci tieni solo un po’alla tua ristrutturazione, dovresti affrettarti ad acquistare se non l’hai ancora fatto).

I PRINCIPI DELLA BIOEDILIZIA

principi bioedilizia

Il termine bioedilizia richiama direttamente il termine
biologico.

Quando pensiamo a qualcosa di biologico pensiamo a qualcosa
di naturale. E per la bioedilizia è esattamente così.

Però cerchiamo di inquadrare meglio la questione, perché in una visione riduttiva si potrebbe pensare che per realizzare una ristrutturazione seguendo i principi della bioedilizia sia sufficiente concentrarsi solo sulla scelta di materiali naturali.

In realtà la bioedilizia è molto di più: si tratta di un approccio integrato in cui tutti gli elementi che compongono un edificio concorrono a creare un ambiente confortevole e rispettoso dell’ambiente.

Lo so, in sostanza non ho detto nulla…vediamo quindi di approfondire meglio la cosa.

La bioedilizia ha lo scopo di diminuire l’impronta che lasciamo sulla terra. Per impronta si intende principalmente l’inquinamento che però deve essere visto in tutte le fasi di vita di un immobile: dalla sua realizzazione, durante l’esercizio, fino alla sua demolizione.

Pertanto la bioedilizia prevede:

  • Una progettazione attenta alle caratteristiche del sito in cui si trova l’edificio con lo scopo di minimizzare l’utilizzo di fonti di energia esterne durante il ciclo di vita (gli impianti);
  • La realizzazione di un involucro molto performante (isolamento di pareti e solai) con il medesimo scopo di minimizzare l’utilizzo di fonti di energia esterne;
  • L’utilizzo di materiali naturali, realizzati possibilmente nei pressi del luogo in cui si trova l’immobile, per minimizzare l’inquinamento per il trasporto (oltre che per la produzione);
  • L’utilizzo di impianti a basso consumo energetico, integrati e dimensionati perfettamente con l’immobile, e che utilizzano le cosiddette fonti di energia rinnovabili (il sole è una fonte di energia rinnovabile, il petrolio no);
  • Una pianificazione del ciclo di vita dell’intero immobile compresa la fase di demolizione e smaltimento dello stesso.

Questi sono i cinque principi fondamentali della bioedilizia.

Grazie all’applicazione di questi principi è possibile non
solo ottenere una minore impronta ecologica dell’edificio, ma anche garantire
condizioni di benessere maggiori per chi vive in quegli ambienti.

Però tutti questi principi non possono essere applicati
integralmente alle ristrutturazioni di case e appartamenti. Ad esempio i
materiali con cui è realizzata la struttura del tuo condominio non puoi modificarlo,
così come l’orientamento del tuo appartamento.

Quindi vediamo quali sono i principi che puoi trasferire per realizzare la tua ristrutturazione bioedile.

BIOEDILIZIA APPLICATA ALLE RISTRUTTURAZIONI

ristrutturazione bioedile

È possibile applicare i principi della bioedilizia alla
ristrutturazione del tuo appartamento costruito negli anni sessanta del secolo
scorso?

Sì, è possibile. A patto di accettare alcuni compromessi.

Questi sono i principi che puoi applicare:

  • Ottimizzazione della distribuzione interna
  • Installazione di un isolamento efficiente ed abbondante
  • Utilizzo di materiali di origine naturale
  • Installazione di impianti che utilizzano fonti rinnovabili
  • Programmazione di una manutenzione costante

Spendiamo qualche parola per ognuna di esse.

Distribuzione interna

Uno dei principi della bioedilizia è quello di sfruttare l’orientamento dell’immobile per cercare di ottenere ambienti freschi d’estate e caldi di inverno con poco utilizzo di energia.

Solitamente questo risultato si ottiene orientando verso sud gli ambienti in cui si vive durante il giorno (indicativamente soggiorno e cucina) e installando sistemi di schermatura che appuntano schermano i raggi del sole durante l’estate e li fanno entrare durante l’inverno. Questi sistemi non sono le tapparelle come potresti pensare ma i cosiddetti aggetti. Per capirci un esempio di aggetto potrebbe essere il terrazzo del piano di sopra.

Tu chiaramente in casa tua, che si trova all’interno di un condominio, non puoi girarlo in base alle tue esigenze e non puoi nemmeno inventarti aggetti inesistenti.

Se l’orientamento è più o meno quello che ti ho brevemente descritto sopra bene, altrimenti devi arrangiarti.

Il modo per “arrangiarti” è ripensare la distribuzione interna della casa cercando di orientare a sud gli ambienti che vivi maggiormente e lasciare verso nord gli altri (solitamente gli ambienti di servizio tra cui, a mio avviso, dovresti inserire anche la cucina).

Isolamento

Ti ho già parlato di isolamento in questo articolo.

L’isolamento è importante per la bioedilizia perchè una casa molto isolata significa avere bisogno di meno energia per riscaldarla o raffrescarla.

C’è la diffusa credenza che in condominio isolare solo il proprio appartamento sia impossibile e che sia necessario pregare che l’assemblea condominiale deliberi la realizzazione di un cappotto esterno. [Cosa che purtroppo per alcuni condomini non avverrà mai.]

Ma è la verità?

Assolutamente no! Infatti le tecnologie costruttive adottate in Italia fino agli anni ottanta, sebbene non abbiano niente a che fare con la bioedilizia, spesso ti danno l’opportunità di realizzare ottimi isolamenti dall’interno del tuo appartamento con una minima perdita di spazio (2-3 cm) o addirittura senza alcuna perdita di spazio.

Ti rimando ancora all’articolo sull’isolamento per capire come sia possibile.

Altro elemento che fa pienamente parte dell’isolamento è costituito dagli infissi: per potersi garantire il massimo dell’isolamento è necessario sostituire i vecchi infissi-colabrodo con dei nuovi infissi isolanti ad alte prestazioni. Ho scritto una guida completa di cinque articoli sugli infissi: qui puoi leggere il primo.

Però, perchè il tuo nuovo isolamento rispetti i principi della bioedilizia devi porre attenzione ad un aspetto fondamentale: i materiali che sceglierai.

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Materiali

La bioedilizia richiede l’uso di materiali naturali: significa utilizzare materiali che hanno il ciclo di trasformazione più breve possibile (al contrario di come possono essere quelli derivati dal petrolio come la plastica), che lasciano una bassa impronta ecologica e che sono facilmente smaltibili.

In una ristrutturazione è assolutamente possibile usare materiali naturali e tra poco vedremo i principali. Prima però facciamo un accenno agli impianti.

Impianti

Come abbiamo detto la bioedilizia privilegia gli impianti
che sfruttano fonti di energia rinnovabili:

  • Il sole (fotovoltaico e solare termico)
  • La terra (geotermia)
  • Il vento (mini eolico)

Ma la realtà per te che vivi in condominio è che
difficilmente potrai sfruttare queste fonti di energia.

Però puoi utilizzare impianti che utilizzano fonti di energia considerate “pulite” o che utilizzano fonti di energia non rinnovabili (tipo il metano) in modo efficiente.

Ad esempio l’energia elettrica è una fonte di energia pulita e rinnovabile. Pulita perché gli impianti che funzionano ad elettricità non rilasciano fumi in atmosfera, e rinnovabile perché può essere prodotta a partire dalle tre fonti che abbiamo elencato sopra.

Attenzione però: al momento molta energia elettrica nel mondo viene ancora prodotta utilizzando fonti di energia non rinnovabili (centrali a carbone ad esempio) ma è l’unica fonte energetica che attualmente potrebbe diventare realmente e totalmente pulita.

Le caldaie a condensazione sono esempi di impianti, adatti
per appartamenti, che utilizzano in maniera efficienti fonti di energia non
rinnovabili (di tipo fossile, cioè il gas metano).

Approfondiremo anche questi punti nei prossimi paragrafi.

Manutenzione e smaltimento

Sulla manutenzione e smaltimento dei materiali utilizzati in
edilizia siamo oggettivamente indietro.

La manutenzione annuale è obbligatoria solo per alcuni tipi di impianti (p.e. caldaie a condensazione) ma è spesso un obbligo disatteso.

Detto ciò una corretta e regolare manutenzione consente di mantenere in efficienza gli impianti, programmare gli interventi di sostituzione e minimizzare le rotture: in sostanza ti permette di risparmiare soldi, sia di manutenzione stessa che di bolletta (un impianto non in perfetta efficienza consuma naturalmente di più).

Sullo smaltimento la situazione è più complessa: nel caso
della bioedilizia si tratta di smaltimento finalizzato al riciclo dei materiali
da costruzione.

Perché ciò avvenga dovrebbe esserci una convergenza di
interessi che parte dalle istituzioni e dagli operatori del settore (imprese e
professionisti): gli uni a definire precise pratiche per gestire la fine vita
di un edificio e dei materiali di cui è composto (p.e. il fascicolo del
fabbricato) e dall’altro l’adozione di comportamenti virtuosi.

I MATERIALI DELLA BIOEDILIZIA

materiali per ristrutturazione bioedile: bamboo

I materiali in bioedilizia devono essere naturali! O almeno il più possibile…

Ci sono alcuni materiali che non possono essere totalmente
naturali ma devono necessariamente essere derivati. Il motivo è dovuto ad
un’analisi necessaria da fare sui costi di produzione, sulla durata dei
materiali e sulla possibilità che possano essere riciclati.

Un esempio è l’alluminio: totalmente riciclabile, economico, praticamente eterno e largamente utilizzato negli infissi. Ma di sicuro non naturale. Eppure è accettato nella bioedilizia grazie a tutte le caratteristiche positive che ha.

Vediamo quindi rapidamente quali possono essere alcuni
materiali a base naturale per la bioedilizia.

Isolanti

Gli isolanti naturali possono essere divisi in organici e minerali.

Gli isolanti organici più diffusi sono le varie fibre
vegetali (sughero, cocco, legno in generale) e le fibre di cellulosa (ottime
per l’isolamento in intercapedine).

L’isolante minerale più diffuso è sicuramente la lana di
roccia.

Murature

Le pareti interne-tipo della bioedilizia sono realizzate con un telaio in legno e delle lastre in gesso-fibra (materiale tipo cartongesso ma composte da gesso e fibra di cellulosa) con interposto (nel telaio in legno) lastre isolanti in lana di roccia.

Un altro materiale che si sta diffondendo in modo importante è la canapa, con cui vengono realizzati i mattoni (biomattone). Questi devono essere montati usando malte apposite a base di calce.

Un errore da evitare è quello di considerare i tradizionali laterizi come materiali assolutamente non rientranti nella bioedilizia: si tratta a tutti gli effetti di materiali naturali (in sostanza è argilla cotta).

Intonaci e pitture

In questo ambito la fa da padrone un materiale che deriva
dalla tradizione: la calce.

Si tratta di un materiale totalmente naturale da cui si ottiene il grassello di calce con cui è possibile realizzare un ciclo completo sulla parete: dall’intonaco (a base di calce) fino alla pittura (a base di calce).

Realizzare questa tipologia di finitura non solo garantisce
ambienti molto salubri (il muro è realmente traspirante, cioè assorbe e
rilascia l’umidità dell’aria senza accumularla all’interno) ma è una finitura
duratura: la pittura a calce posata su intonaco a calce crea una reazione che
li lega indissolubilmente. Non viene creata una patina di pittura sulla parete,
ma la pittura diventa parte integrante della parete.

Infissi

Gli infissi sono un elemento essenziale nell’efficienza
energetica di un immobile e, se vuoi realizzare una ristrutturazione bioedile,
devi valutare attentamente quali prendere: che materiali scegliere?

Ho scritto una lunga guida sugli infissi (ecco il link al secondo dei cinque articoli). Ma quali sono i materiali con cui sono realizzati gli infissi e adatti alla bioedilizia?

Per rispondere ricordiamoci due dei principi della bioedilizia relativamente ai materiali: naturali, riciclabili.

Quindi gli infissi in legno, che sono naturali e riciclabili, rientrano in questa fattispecie.

Ma probabilmente gli infissi in alluminio ci rientrano anche meglio.

Abbiamo visto prima le caratteristiche che rendono l’alluminio un materiale adatto alla bioedilizia (è eterno e totalmente riciclabile), inoltre gli infissi in alluminio, grazie al taglio termico (ti invito ancora a legere l’articolo di prima) offrono prestazioni termiche elevatissime.

Per quanto riguarda le parti trasparenti degli infissi naturalmente il vetro è un materiale naturale (è a base di silicati, cioè roccia) ed è totalmente riciclabile.

GLI IMPIANTI IN BIOEDILIZIA

gli impianti nella ristrutturazione bioedile

La bioedilizia non approfondisce espressamente temi legati all’impiantistica ma, come abbiamo già detto, non siamo di fronte ad un approccio talebano al costruire (nel nostro caso allo ristrutturare), anzi.

Gli impianti fanno parte del nostro vivere quotidiano e
sarebbe miope non ammetterlo e cercare di eliminarli.

Quello che si può fare è utilizzare impianti che rispettino i principi base della bioedilizia: cioè che abbiano una bassa impronta ecologica. (Cosa che si traduce sempre in un significativo risparmio in bolletta.)

Quando realizzi una ristrutturazione bioedile devi prestare ancora più attenzione del normale agli impianti: sono necessari una progettazione e un dimensionamento coordinati (quindi non potrai rinunciare ad architetti e ingegneri). E questo deve essere fatto da un progettista specializzato e non dal termotecnico dell’impresa (o peggio dall’idraulico…).

Chiaramente mi riferisco principalmente agli impianti che servono per riscaldare/raffrescare la casa e per produrre acqua calda sanitaria.

Infatti l’impianto elettrico è in linea di massima più semplice da realizzare: sono già in vigore da anni leggi che prescrivono l’utilizzo di materiali e tecnologie che riducono notevolmente gli sprechi di energia (chiaramente devono essere rispettate…). In sostanza per l’impianto elettrico devi preoccuparti principalmente di installare lampade led e usare apparecchi in tripla classe A. Anche se bisogna dire un buon impianto domotico aiuta in modo determinante a ridurre i consumi soprattutto perchè consente una corretta gestione degli altri sistemi.

Venendo agli impianti idro/termo/sanitari, nelle ristrutturazioni bioedili all’interno di vecchi condomini, ci si sta orientando sempre più verso l’installazione di impianti totalmente elettrici basati su pompe di calore.

Probabilmente sai benissimo cos’è la pompa di calore : è banalmente il sistema unità esterna-split del condizionatore. Ma naturalmente per sistemi che servano un intero appartamento si tratta di impianti maggiormente evoluti (se hai voglia di approfondire cerca informazioni sui sistemi VRF).

Per capire a che punto si trova l’evoluzione dei sistemi impiantistici su pompa di calore ti basti sapere che tali sistemi funzionano egregiamente con sistemi di riscaldamento a pavimento (classicamente alimentati da caldaie a gas).

[Invece per i classici termosifoni al momento la tecnologia non è ancora al massimo dell’efficienza: la temperatura dell’acqua richiesta dai radiatori (circa 70°) è difficilmente raggiungibile da una pompa di calore (che arriva agevolmente a 50°) e li rende antieconomici: in questo caso la soluzione migliore è ancora la classica caldaia a condensazione. Ma se stai ristrutturando tutta la casa probabilmente puoi rinunciarci…]

Sono invece sistemi che non rientrano assolutamente nella bioedilizia quelli basati su stufe a legna o a pellet. Nonostante te li vendano per super ecologici e naturali.

Infatti, se è vero che si tratta di utilizzare materiali naturali per riscaldare, vengono usati in modo non ecocompatibile (il legno bruciato non è riutilizzabile) e producono quantità di polveri sottili (quindi di inquinamento pericoloso per la salute umana) decisamente elevate.

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BIOEDILIZIA: MA QUANTO MI COSTI?

Veniamo alle note dolenti: realizzare una ristrutturazione bioedile costa di più di una ristrutturazione tradizionale?

Io ti rispondo con un’altra domanda: tu vuoi realizzare una ristrutturazione di qualità o una ristrutturazione economica?

La bioedilizia non fa altro che utilizzare materiali di elevata qualità che hanno origine principalmente naturale o con basso impatto ecologico. Quindi il costo di una ristrutturazione realizzata coi principi della bioedilizia è quello di una ristrutturazione di qualità elevata.

È chiaro che se vuoi risparmiare difficilmente riuscirai a ristrutturare seguendo le regole della bioedilizia. Ti ritroverai a scegliere intonaci a base di cemento, pitture a base di resine sintetiche, isolanti chimici (sempre che tu decida di isolare), infissi in PVC, impianti tradizionali (termosifoni + split), etc.: semplicemente perchè costano meno.

Sia chiaro: potresti comunque ottenere una buona ristrutturazione ma con consumi in bolletta maggiori, con un ambiente interno meno salubre, con un minor benessere in generale e una maggiore impronta ecologica.

Nessuno ti obbliga a optare per la bioedilizia, sono solo scelte personali.

Tornando a noi una ristrutturazione di qualità elevata, come è quella in bioedilizia, costa da 1.000€/mq (oltre iva) a salire.

Per spendere di meno dovrai rinunciare ad alcuni dei principi che abbiamo visto in questo articolo (oppure l’impresa che te l’ha promessa in qualche modo ti sta fregando…).

RISTRUTTURAZIONE BIOEDILE: ANCHE (E SOPRATTUTTO) UNA QUESTIONE DI
PROGETTAZIONE…

la progettazione della ristrutturazione bioedile

Ora la ristrutturazione bioedile non ha più segreti per te?

No, di segreti ce ne sono ancora tanti. Come ti ho scritto
all’inizio dell’articolo non è possibile riassumere in pochi paragrafi un
settore così vasto.

Se la tua intenzione è realizzare una ristrutturazione seguendo i principi della bioediliza dovrai ancora studiare ed approfondire. Ma dovrai assolutamente fare anche un’altra cosa: affidarti ad un architetto capace e disposto ad osare.

Nella bioedilizia la progettazione è un elemento imprescindibile più che nelle ristrutturazioni tradizionali: deve essere realizzata una progettazione integrata che abbraccia la parte architettonica, impiantistica e tecnologica (di materiali).

E la ristrutturazione in bioedilizia si inserisce perfettamente nel processo di ristrutturazione che ti spiego nel manale “Ristruttura la tua casa in 7 passi”. L’unico manuale in cui viene messo nero su bianco il giusto processo per ristrutturare che tutti i professionisti del settore vogliono tenerti nascosto per poterti sfilare una montagna di soldi in più.

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L’articolo Bioedilizia applicata alle ristrutturazioni di interni: è realmente possibile? sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | Il sistema scientifico per ristrutturare.

22 Ottobre 2019 / / Architettura

In una casa vecchia l’impianto elettrico potrebbe non essere a norma oppure può essere usurato. Infatti, quando si pensa di ristrutturare casa, uno degli interventi da fare è quello di mettere a norma l’impianto elettrico.

Se si pensa di ristrutturare casa e aumentare il valore dell’abitazione in caso di vendita, sicuramente mettere a norma l’impianto elettrico è un lavoro da fare. Inoltre, per rifare l’impianto elettrico della casa si possono beneficiare degli sgravi fiscali Irpef.

Livelli prestazionali secondo la CEI 64-8

I livelli secondo cui devono essere classificati gli impianti elettrici sono tre. Ciascun livello contraddistinto da una dotazione funzionale minima e da una suddivisione minima dei circuiti terminali, entrambe in funzione della metratura dell’appartamento.

  • Primo livello è il vello base, obbligatorio per la conformità dell’impianto alla Norma.
  • Secondo livello è un livello standard e prevede un aumento della dotazione dei componenti e maggior numero di circuiti e prese.
  • Terzo livello prevede la funzione domotica per il controllo da remoto dell’abitazione.

ristrutturare casa

Se devi ristrutturare casa hai due possibilità per rifare l’impianto elettrico. la prima è un’impianto esterno, realizzato senza i lavori di muratura. Invece il rifacimento dell’impianto elettrico con i cavi all’interno dei muri e sotto i pavimenti, decisamente più costoso. Infatti nel confrontare i preventivi, ti puoi trovare i prezzi spesso diversi dovuti a tipologie diverse di impianto e la qualità. bisogna tenere in considerazione questo elemento quando si chiede un preventivo per l’impianto elettrico.

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Quali sono le opere da eseguire per ristrutturare l’impianto elettrico della casa

I lavori di rifacimento dell’impianto elettrico possono essere invasivi, se si tratta di eliminare l’impianto vecchio e sostituirlo con uno nuovo. Una pratica molto diffusa tra elettricisti, è staccare il vecchio quadro elettrico e togliere tutti i frutti e tappare i tubi esistenti. Dopodiché, può richiedere la rottura dei muri per creare delle tracce. Quindi, rifare l’impianto elettrico può significare anche l’intervento di un muratore o decoratore. Infatti, bisogna considerare anche le spese di lavori in muratura. Dopo l’installazione dei tubi, delle casette di derivazione, le scatole portafrutti e del vano per il quadro elettrico, si chiude tutte le tracce aperte ed eventuali contro soffitti in cartongesso. Il lavoro termina con la finitura, stuccature e pitturazioni, infilare tutti i cavi e installazione di quadro elettrico.

ristrutturare casa


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L’articolo Ristrutturare casa; come rifare l’impianto elettrico proviene da Design ur life blog.

17 Ottobre 2019 / / ChiccaCasa

Eccoci giunti al secondo appuntamento con le anteprime (più o meno) definitive, quindi ufficiali, delle stanze della Casetta. Qui troverai la preview di come apparirà la cucina dopo la ristrutturazione. 

*Avevo già scritto un post riguardante la cucina qualche tempo fa, quando avevamo scelto il grigio per il colore degli armadietti. Prima di confermare però, abbiamo richiesto un prototipo dell’anta ed abbiamo rinunciato, poiché la tinta risultava davvero troppo scura per i nostri gusti. Quindi abbiamo optato per un bianco caldo, dal sapore vintage. Non nego che ripiegare su un altro colore mi abbia sconvolto i piani e distrutto i programmi (non l’ho presa bene, inizialmente).

Dopo la modifica progettuale*, ho ripensato la moodboard della nostra cucina.
Per questo ambiente volevo un’atmosfera incantata, sospesa nel tempo.

Cucina: Velia di Lube
Carta da parati: Hannahnunn su Etsy
Sedie: La Redoute
Lampadario: Joseph Frank pendant model 2560
Tavolo: Amazon 
Cappa: Chloe di Faber

La struttura architettonica della cucina è già magica di suo, ai miei occhi. Ha un camino, un muro di pietre e mattoni con un arco incassato al suo interno, una volta da urlo e il parquet.


Come se non bastasse, mi piacerebbe giocare con le textures mixando a pietre e mattoni, un motivo botanico: una carta da parati da posare sul camino. In realtà questa idea è ancora “in cantiere”, ma solo perché quando si tratta di osare io temporeggio sempre a lungo. Un’altra cosa non proprio certa è il lampadario: un pezzo di design che io trovo davvero perfetto per questa stanza, fuorché per un tragico dettaglio: il prezzo piuttosto inaccessibile! 



Ti ricordi la cucina prima? Beh, il tavolo resterà lì dove è sempre stato, insieme alle sedie vecchia Milano. Sia il tavolo che le sedie sono vintage, ereditate dai miei nonni. Nella moodboard, però ho inserito dei pezzi molto simili acquistabili online, così, se te ne innamori, sai dove comprarli!
Ci saranno armadietti anche sotto la finestra e un solo pensile con anta a vetrinetta. Per la nostra cucina nuova, infatti, abbiamo deciso di sfruttare lo spazio verticale con delle mensole piuttosto che con dei pensili, affinché le suggestive pareti potessero rimanere ben in vista.

In generale, la cucina avrà un mood rustico e retrò, ma non mancherà qualche tocco scandinavo (come avrei potuto farne a meno?).

Se ti piace qualcosa nella moodboard, consulta la lista al di sotto dell’immagine e fai click sull’articolo che ti interessa per acquistarlo!


Non ti dimenticare di farmi sapere cosa ne pensi della moodboard, soprattutto per quanto riguarda la questione “carta da parati”!


http://chiccacasa.blogspot.com/feeds/posts/default?alt=rss
17 Ottobre 2019 / / Architettura

Ti sei mai fermato a riflettere su come la tua nuova ristrutturata garantirà la necessaria sicurezza a te, la tua famiglia e tutto ciò che contiene? Si tratta di un aspetto fondamentale da affrontare in una ristrutturazione che parte dal capire quali sono le tue esigenze, quali sono i reali pericoli che corri e da dove arrivano. Solo dopo potrai decidere se optare per sistemi di sicurezza passiva, sistemi di sicurezza attiva e quali.

Nell’articolo di oggi vedremo come mettere a fuoco correttamente la questione sicurezza nella tua ristrutturazione, per poter fare le scelte giuste ed evitare spese inutili. Gli argomenti di cui parleremo sono:

  • Distinzione tra sicurezza passiva e attiva
  • Come valutare correttamente i maggiori pericoli per la tua casa e le soluzioni da adottare
  • Focus sui principali sistemi di sicurezza passiva
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SISTEMI DI SICUREZZA PASSIVA E ATTIVA: COSA SONO E PERCHÉ DEVI CONOSCERLI

Ho deciso di partire da questo punto perché troppo spesso viene frainteso come ottenere reale sicurezza in casa propria.

Infatti nella maggior parte dei casi la risposta è semplicemente installare un sistema antifurto.

Non ritengo che questa sia la migliore risposta possibile.

Sia chiaro, niente contro agli antifurto: sono un mezzo essenziale per la sicurezza, ma vanno visti in un contesto più generale che parte da capire la differenza tra sistemi di sicurezza attiva e passiva.

L’antifurto è un classico esempio di sistema di sicurezza attiva. Cioè è uno strumento sempre all’erta che entra in funzione in determinate circostanze (la più comune: un ladro entra in casa).

Giusto per capire meglio di cosa stiamo parlando: un servizio di vigilanza (quelli che una volta venivano chiamati metronotte per intenderci) è un sistema di sicurezza attiva; un portiere h24 è un sistema di sicurezza attiva; i cani da guardia sono un sistema di sicurezza attiva; tu che durante la notte ti aggiri per casa nella penombra con una mazza da baseball in mano sei un sistema di sicurezza attiva.

Un sistema di sicurezza attiva in sostanza prevede qualcuno o qualcosa che compia un’azione.

A questi si contrappongono, o meglio si affiancano, i sistemi di sicurezza passiva: si tratta sostanzialmente di tutti gli ostacoli fisici che potresti mettere tra un malintenzionato e ciò che vuoi proteggere.

Un fossato è un sistema di protezione passiva; dei bastioni
alti 10 metri intorno al giardino sono un sistema di protezione passiva.

A parte gli scherzi i più semplici e basilari sistemi di
protezione passiva sono i muri di casa, gli infissi, la porta blindata. Tutti
elementi sempre presenti che costituiscono il primo e imprescindibile scudo
contro chi vuole entrare in casa tua.

Lo so che la protezione passiva è data per scontata e vieni naturalmente portato a concentrarti sulla protezione attiva per rispondere efficacemente alla paura di intrusioni.

Però, prima di prendere qualsiasi decisione devi fare una
cosa che quasi nessun committente fa. E che se vai da un venditore (sia di
sistemi attivi che passivi) non viene mai fatto da un punto di vista oggettivo
ma sempre di parte (e per forza…devono venderti il loro sistema!).

Devi fare l’analisi dei possibili rischi.

DA DOVE POSSONO ENTRARE I LADRI IN CASA? UN’ANALISI CHE DEVI FARE PRIMA DI PRENDERE
QUALSIASI DECISIONE

sistemi di sicurezza passiva: da dove entrano i ladri?

Io non devo venderti sistemi di sicurezza, quindi non ti voglio spingere da una parte o dall’altra.

Al contrario voglio che tu ti focalizzi su questo aspetto. Infatti non è raro che i committenti di una ristrutturazione si facciano prendere da un’immotivata “paura del ladro” e infarciscano la casa di inutili e costosissimi sistemi antifurto che non utilizzeranno mai in vita loro.

Devo essere sincero, all’inizio del mio lavoro da architetto
ero anche io di questa parrocchia: pensavo che fosse meglio un sistema di
sicurezza in più che uno in meno.

Ma una volta un cliente mi ha detto: “Alessandro è inutile che mettiamo tutti questi sistemi antifurto sparsi per casa…tanto qui un ladro può entrare solo dalla porta di ingresso…”.

E aveva ragione: il suo appartamento si trovava in una posizione tale per cui i ladri sarebbero potuti entrare solo dalla porta di casa. Anche le finestre erano improbabili come punto di accesso.

Quindi, pensando alla sicurezza di casa tua, la prima domanda che devi farti è: da dove può realmente entrare un ladro?

Le risposte sono diverse a seconda del tipo di immobile che
possiedi e del contesto in cui abiti. E di conseguenza sarà necessario pensare a soluzioni
studiate apposta per ogni casa.

Però si possono individuare alcune situazioni-tipo maggiormente diffuse.

È necessario prima di tutto fare una distinzione tra
appartamenti in condominio e case isolate o semi-isolate (case a schiera,
bifamiliari, ville, etc.).

Per quanto riguarda gli appartamenti poi bisogna fare
un’ulteriore distinzione tra piani bassi e piani alti.

E infine dovrebbe essere fatta una distinzione legata a dove si trova la casa: cioè tra zone più o meno pericolose.

Su quest’ultimo aspetto però non possiamo soffermarci perchè è molto legato al territorio ed inoltre è in continua evoluzione in quanto la criminalità si sposta in continuazione.

Però le considerazioni che possiamo fare sulle caratteristiche degli immobili sono più che sufficienti per darti una panoramica dettagliata. Nella sostanza si possono individuare tre macro casistiche:

  1. Casa isolata o semi-isolata
  2. Appartamento in condominio ai piani bassi (1-2 ed eventualmente 3)
  3. Appartamento in condominio ai piani alti (dal 4 in su)
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Possibili fonti di pericolo e sistemi di sicurezza per prevenirli

Per le tre macro-casistiche che abbiamo individuato qui
sopra possiamo definire i gradi di pericolosità e i tipi di protezione da
adottare.

Casa isolata o semi-isolata

Pericolosità: MEDIO-ALTA

Punti di ingresso: Giardino, porta di casa, portone garage,
finestre e balconi (principalmente del piano terra)

Sistemi di protezione passiva: recinzione giardino, porta
blindata, portone blindato, finestre o tapparelle blindate al piano terra

Sistemi di protezione attiva: sensori di movimento in
giardino, sistema di allarme perimetrale, sistema di allarme volumetrico,
videosorveglianza

Appartamento in condominio ai piani bassi

Pericolosità: MEDIA

Punti di ingresso: Porta di casa, finestre e balconi

Sistemi di protezione passiva: porta blindata, finestre o
tapparelle blindate

Sistemi di protezione attiva: sistema di allarme perimetrale

Appartamento in condominio ai piani alti

Pericolosità: BASSA

Punti in di ingresso: Porta di casa

Sistemi di protezione passiva: porta blindata

Sistemi di protezione attiva: sensore apertura sopra porta ed eventualmente sistema perimetrale.

Per concludere questo paragrafo un paio di annotazioni a quanto abbiamo detto:

  • Si tratta di situazioni realmente ampie e generalizzate, quindi studia attentamente il tuo caso prima di prendere qualsiasi decisione;
  • Attenzione agli appartamenti agli ultimi piani: in caso di terrazzo condominiale facilmente raggiungibile le finestre diventano un punto di accesso facile.

Ora che abbiamo delineato gli aspetti basilari della questione sicurezza legata alla ristrutturazione concentriamoci sul nostro focus: i sistemi di sicurezza passiva.

I SISTEMI DI SICUREZZA PASSIVA

i sistemi di sicurezza passiva: bastioni e cannoni

Tra i sistemi di sicurezza passiva ci sono quelli legati all’edificio e quelli legati ad un eventuale giardino (mi viene in mente la recinzione). Lasciamo perdere questi ultimi e concentriamoci sui primi.

In un edificio i punti di ingresso possono essere essenzialmente due:

  • Porte e portoni (anche dei garage)
  • Finestre e balconi

Prima di fare qualsiasi ragionamento è importante che, ai fini di valutare l’efficacia dei sistemi di protezione passiva che installerai in casa, tu conosca le classi antieffrazione.

Le classi antieffrazione

L’effrazione è chiaramente l’ingresso indesiderato in casa da parte di qualcuno (solitamente un ladro). Quindi la classe antieffrazione indica la capacità del sistema di protezione passivo di resistere all’effrazione.

Le classi antieffrazione sono normate a livello europeo e sono state recepite dalla normativa tecnica dei vari stati membri. In Italia la norma in vigore in tal senso è la UNI EN 1627:2011.

Tale norma individua 6 classi antieffrazione, da RC1 a RC6 (che sono nell’uso comune indicate con classe da 1 a 6), in cui la classe 1 è quella che offre meno protezione e la classe 6 quella che offre la protezione massima.

La classificazione avviene sulla base di tre tipologie di test:

  1. Test di carico statico: tale test si effettua applicando un martinetto idraulico che crea pressione in tutti i punti di chiusura. Ad ogni classe corrisponde un carico per cui l’infisso non deve deformarsi significativamente (in sostanza deve continuare ad impedire l’accesso); 
  2. Test di carico dinamico: viene lanciato un peso contro l’infisso (per le finestre contro la parte vetrata) e questo non dovrebbe perdere pezzi o creare aperture più grandi di una determinata dimensione. A seconda dell’altezza da cui viene lanciato il peso si determina la relativa classe;
  3. Test di attacco manuale: in sostanza si simula un ladro che prova a scassinare l’infisso. Ad ogni classe corrisponde un tempo maggiore e una maggiore disponibilità di attrezzi.

A questo punto vediamo cosa prevedono queste 6 classi
antieffrazione.

Classe antieffrazione RC1

Test statico e dinamico: nessuno

Test manuale: scassinatore occasionale che prova ad entrare con l’uso di violenza fisica (cioè con atti di vandalismo). L’infisso di tale classe non ha dei limiti minimi di tempo in cui deve resistere all’effrazione.

Se vuoi proteggerti dai pericoli esterni non devi acquistare infissi o portoncini in questa classe.

Classe antieffrazione RC2

Test statico: deve resistere a carichi statici variabili tra 150kg e 300kg.

Test dinamico: deve resistere anche a impatti dinamici con pesi che cadono da 9 metri di altezza del peso di 4,11kg per tre volte

Test manuale: scassinatore occasionale o poco esperto: utilizza qualche attrezzo per provare ad entrare: usa attrezzi semplici per provare a scassinare come cacciaviti, pinze, cunei. L’infisso di tale tipo deve resistere almeno 3 minuti ai tentativi del ladro.

Rientrano in questa classe la maggior parte degli infissi da industria comunemente in commercio.

Classe antieffrazione RC3

Test statico: deve resistere a carichi statici variabili tra 300kg e 600kg.

Test dinamico: deve resistere anche a impatti dinamici con pesi che cadono da 9 metri di altezza del peso di 4,11kg per nove volte.

Test manuale: scassinatore esperto che utilizza attrezzi tipo piede di porco, un cacciavite lungo con un martello. L’infisso di tale tipo deve resistere almeno 5 minuti ai tentativi del ladro.

Questa è la classe maggiormente diffusa per porte e infissi di case e appartamenti.

Classe antieffrazione RC4

Test statico: deve resistere a carichi statici variabili tra 600kg e 1000kg.

Test dinamico: deve resistere anche a impatti dinamici del tipo colpi d’ascia nel numero minimo di 30.

Test manuale: lo scassinatore naturalmente è esperto ed impiega, oltre a tutto quello che abbiamo visto nelle precedenti classi, anche sega e utensili a percussione (trapano a batteria). L’infisso di tale tipo deve resistere almeno 10 minuti ai tentativi del ladro.

Gli infissi e le porte di questa classe sono ancora utilizzati nel settore residenziale quando è richiesto un grado di protezione maggiore (ville isolate, piani bassi molto pericolosi).

Classe antieffrazione RC5

Test statico: deve resistere a carichi statici variabili tra 1000kg e 1500kg.

Test dinamico: deve resistere a impatti dinamici del tipo colpi d’ascia nel numero minimo di 50.

Test manuale: in questo caso si tratta di uno scassinatore molto esperto che impiega attrezzi di tipo elettrico (non a batteria), quindi più potenti. L’infisso di classe 5 deve resistere almeno 15 minuti ai tentativi del ladro.

Classe antieffrazione RC6

Test statico: deve resistere a carichi statici variabili tra 1500kg e 2000kg.

Test dinamico: deve resistere anche a impatti dinamici del tipo colpi d’ascia nel numero minimo di 70.

Test manuale: lo scassinatore è molto esperto ed impiega attrezzi di tipo elettrico (non a batteria) di grande dimensione, tipo seghe a sciabola o mole. L’infisso di tale tipo deve resistere almeno 20 minuti ai tentativi del ladro.

Le ultime due classi, 5 e 6, sono generalmente previste per attività commerciali e per locali dove sono conservati oggetti preziosi (per esempio banche).

Grazie a queste informazioni sulle classi antieffrazione adesso hai tutti gli strumenti necessari per scegliere consapevolmente quale classe di sicurezza richiedere al tuo infisso o porta.

Negli ultimi due paragrafi però andremo oltre: vedremo quali sono le caratteristiche su cui devi concentrarti quando scegli i tuoi sistemi di protezione passiva.

Infatti, a prescindere dalla classe antieffrazione che hai scelto, tutti i sistemi di protezione sono composti da vari elementi e devi capire come interpretare le varie informazioni che ti verranno date dal venditore (o come chiedere le informazioni giuste).

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Grate, tapparelle, finestre blindate

Dove c’è una finestra c’è sempre un foro nel muro. E in questo foro, oltre alla finestra blindata, ci possono essere altri elementi che fungono da sistemi di sicurezza passivi:

  1. Inferriate in ferro
  2. Tapparelle blindate
  3. Infissi blindati

Ferme restando le classi di sicurezza, che determinano la
reale efficacia dei sistemi passivi, ognuno di questi ha i suoi pro e contro.
Vediamoli

Inferriate

sicurezza passiva: inferriate

Le inferriate, che possono essere fisse o apribili, hanno senso di essere installate solo se l’immobile si trova ad un piano facilmente raggiungibile dall’esterno (i piani terra principalmente), magari su strada, e in cui c’è l’abitudine di lasciare le finestre aperte o socchiuse per lungo tempo anche non in presenza di occupanti (che non devono essere per forza fuori casa ma semplicemente in un’altra stanza).

Sono sicuramente un sistema di protezione molto valido, soprattutto quelle fisse, in quanto scardinarle richiede molto tempo, richiede di fare molto rumore e, vista la posizione (sui muri esterni) porta al rischio di essere visti (per i ladri naturalmente…).

Hanno però un contro non indifferente: rendono la casa simile ad una prigione.

Quindi sicuramente da promuovere dal punto di vista della sicurezza, anche perché possono essere installate in un secondo momento rispetto agli infissi, ma sicuramente da bocciare dal punto di vista estetico e della qualatà di vita.

Ecco alcune caratteristiche che dovresti valutare, oltre alla classe antieffrazione:

  1. la distanza tra le sbarre non dovrebbe superare gli 8cm, il motivo è che distanze maggiori consentono più facilmente di inserire un piede di porco per allargarle
  2. il sistema di ancoraggio non deve lasciare spazi con la muratura, il motivo è lo stesso che abbiamo visto per la distanza tra le sbarre, cioè l’impossibilità di inserire un piede di porco
  3. la serratura, se la tua inferriata è apribile, dovrebbe prevedere una serratura di tipo europeo…i motivi te li spiego nel paragrafo sulle porte blindate

Le classi antieffrazione per cui sono garantite le inferiate sono 3 e 4, anche se in mercato ci sono anche grate in classe 5.

Tapparelle blindate

sicurezza passiva: tapparelle blindate

Come sono fatte generalmente le tapparelle te l’ho spiegato
nella quarta
parte della mia guida alla sostituzione degli infissi
: si tratta di lamelle
di alluminio riempite di schiuma poliuretanica isolante. O al più di lamelle in
pvc.

Entrambe queste tipologie entrano al massimo in classe
antieffrazione 2, quindi non sono considerate blindate.

Il primo modo per blindare le tapparelle è quello di realizzare le lamelle in acciaio, materiale molto più resistente ai colpi (quindi test dinamico) rispetto agli altri utilizzati solitamente.

Chiaramente ci sono anche gli altri aspetti da considerare, in particolare il test statico, cioè il sollevamento della tapparella con un martinetto.

Per rispondere a tali problemi i sistemi di blindaggio delle tapparelle prevedono sia particolari sistemi di aggancio delle lamelle tra di loro, sia sistemi che impediscono alle tapparelle di essere forzate a scorrere verso l’alto.

Ogni produttore ha le sue tecnologie brevettate in tal senso.

Invece un’obiezione che spesso viene fatta alle tapparelle blindate è che, per essere efficaci, devono essere completamente abbassate, rendendo quindi buie le camere anche di giorno.

Infatti la richiesta di chi installa sistemi di protezione non è quello di essere protetto solo quando si è assenti o si sta riposando, ma anche quando si vive la casa, durante il giorno.

Da alcuni anni sono in produzione varie soluzioni di tapparelle blindate che consentono di far passare la luce e allo stesso tempo garantiscono la necessaria sicurezza.

Alcuni sistemi intervallano lamelle cieche a lamelle microforate, che consentono quindi di regolare la luce che entra, altri invece prevedono addirittura lamelle orientabili, trasformando le tapparelle in veri e propri frangisole.

Quindi con questi sistemi è possibile essere sicuri in casa e continuare a viverla normalmente.

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Finestre blindate

Naturalmente parlando di finestre blindate parliamo anche di balconi (porte-finestre) blindate.

Fatta questa banale premessa vediamo quali sono le caratteristiche
di una finestra blindata. Quello che stai leggendo non è un articolo tecnico
quindi non entriamo nei dettagli (che ti possono essere forniti da un buon
rivenditore di infissi).

Sono tre gli elementi su cui devi porre l’attenzione nella scelta della tua finestra blindata:

  • I telai (sia quello fisso che quello mobile)
  • La vetrata
  • La serratura

Per quanto riguarda i telai solitamente le finestre blindate prevedono dei rinforzi in acciaio che ne aumentano sia la resistenza ai carichi dinamici, sia la resistenza ai carichi statici.

Per quanto riguarda il vetro la normativa individua i vetri “antieffrazione” e “antiproiettile” (quest’ultimo è uno step successivo di sicurezza). Chiaramente nella parte vetrata il principale problema da risolvere è quello della risposta ai carichi dinamici.

Facciamo un approfondimento partendo da una premessa: i vetri normalmente installati nelle finestre sono “vetrocamera”, cioè sono composti da due lastre di vetro con interposta una camera d’aria riempita di gas isolante. Lo scopo di questa soluzione è principalmente abbattere le dispersioni di calore. Le lastre di vetro che vengono usate per realizzare i vetrocamera sono quasi sempre di tipo stratificato, cioè sono composte da due lastre di vetro unite da una pellicola di tipo plastico (polivinilbutirrale o PVB). Questa soluzione serve principalmente per dare maggiore resistenza al vetro e per evitare che, in caso di urto o caduta, si stacchino schegge di vetro pericolose. Se vuoi approfondire le caratteristiche dei vetrocamera vai alla terza parte della guida sugli infissi che ho scritto.

Tutta questa premessa per dirti che i vetri antieffrazione sono dei vetri stratificati e sono classificati nella norma UNI EN 356 con i codici che vanno da P1A a P8B.

Quello che rende antieffrazione tali vetrate è proprio la “pellicola” di plastica interposta tra le lastre che, se solitamente è spessa meno di mezzo millimetro, nel caso di vetri antisfondamento molto prestazionali può arrivare ad essere spessa molti millimetri.

Una vetrata in classe antieffrazione 2 (quindi scarsamente blindato) è di tipo P3A.

Una vetrata in classe antieffrazione 3 (la blindatura classica) è di tipo P5A.

Una vetrata in classe antieffrazione 6 (la classe massima) è di tipo P8B.

Ultimo elemento di cui devi preoccuparti è la serratura: le finestre blindate sono dotate di serratura con chiave. Chiaramente questo tipo di serratura deve garantire determinati livelli di sicurezza: anche in questo caso la serratura deve essere di tipo europea per resistere ai tentativi di scasso (ne parliamo a breve).

Porte e portoni blindati

sicurezza passiva: porta blindata

A differenza delle finestre sia le porte che i portoni sono
chiusure di tipo “cieco”, cioè non trasparenti.

A differenza delle finestre, che sono spesso abbinate ad una tapparella, le porte sono lasciate sole a difendere la tua casa tua dall’esterno (o dal pianerottolo).

Quindi, sebbene la classificazione antieffrazione sia la stessa delle finestre, le porte blindate devono avere caratteristiche tecniche diverse.

Una porta è costituita da:

  • Controtelaio e telaio fisso
  • L’anta
  • Le cerniere
  • La serratura

In una porta blindata tutti questi elementi sono studiati
apposta per garantire la classe antieffrazione per cui è stata testata.

Il materiale che la fa da padrona naturalmente è anche in questo caso l’acciaio.

Il controtelaio è in lamiera di acciaio piegata e viene ancorata alla muratura per mezzo di zanche. Su di esso viene installato il telaio vero e proprio, sempre in acciaio, su cui sono alloggiati i cardini. In alcuni modelli controtelaio e telaio coincidono.

L’anta è anch’essa in acciaio, solitamente una lamiera su
cui sono saldati elementi di rinforzo. Chiaramente su questa struttura di
acciaio possono essere installati tutti i rivestimenti più disparati.

Le cerniere sono anch’esse in acciaio. Un aspetto importante
dei sistemi costruttivi delle porte blindate è che le cerniere vengono saldate all’anta
della porta, rendendo molto più difficile lo scardinamento.

La serratura è un elemento fondamentale: attualmente la serratura più diffusa e sicura è quella denominata “europea”.

Dobbiamo distinguere tra la serratura, che è il meccanismo vero e proprio con tutti i pistoni che tengono materialmente chiusa la porta, e il cilindro europeo, che è un elemento a parte e lavora in combinazione con la serratura e comanda il movimento dei pistoni.

I vecchi tipi di serratura, chiamate a doppia mappa (quelli
con le lunghe chiavi a doppia dentatura per intenderci), sono facilmente
scassinabili: i ladri hanno attrezzi specifici con cui semplicemente replicano i
denti della serratura e si creano una copia della chiave perfettamente
funzionante. In pratica entrano in casa, rubano tutto e quando escono chiudono
pure la porta.

Le serrature europee sono molto più sicure a partire dal fatto che è impossibile replicare la chiave se non si ha la scheda coi codici. Però anche questa non ti garantisce sicurezza al 100%.

Quando acquisti una porta blindata concentrati (anche) sulle caratteristiche del cilindro e verifica che siano presenti queste:

  • Sicurezza chiave (cioè il numero di combinazioni possibili della chiave) elevata. Va da 1 (100 combinazioni) a 6 (100.000 combinazioni). Naturalmente la sicurezza 6 è la migliore;
  • Certificazione anti-bumping. Con la tecnica del key bumping grazie ad appositi attrezzi i ladri riescono ad aprire la serratura senza rompere nulla. Bastano addirittura una chiave ed un martello…
  • Presenza di un defender anti-trapano. Serve per prevenire l’estrazione del cilindro
  • Presenza del sistema “trappola”, che in caso di estrazione del cilindro o di key bumping manda in blocco totale i meccanismi che non si apriranno più.

NESSUN SISTEMA DURA IN ETERNO

sistemi di sicurezza passiva: durano in eterno?

In questo articolo abbiamo fatto una panoramica dei principali sistemi di protezione passiva che ti consentono di aumentare drasticamente la sicurezza di casa tua. Però devi essere consapevole che non c’è niente che riesce a resistere in eterno ai tentativi di effrazione da parte dei ladri.

Come hai potuto leggere anche le classi antieffrazione prevedono solo dei tempi minimi di resistenza ai tentativi di scasso.

Un ladro molto esperto, se vuole entrare in casa tua e ha tutto il tempo necessario a disposizione, prima o poi riuscirà a farlo.

Per questo motivo ai sistemi passivi vengono quasi sempre abbinati sistemi di protezione attivi.

Come abbiamo detto ad inizio articolo quando ristrutturi e affronti l’argomento sicurezza la prima cosa che devi fare è valutare attentamente i reali pericoli a cui è sottoposta la tua casa e le tue reali esigenze di sicurezza.

Ad esempio negli appartamenti in condominio raramente ha senso installare infissi blindati, in quanto i ladri entreranno sempre dalla porta sul pianerottolo. E allo stesso modo non ha senso prevedere una classe antieffrazione eccessivamente alta (la 5 o la 6) per la porta sul pianerottolo: quasi sempre è sufficiente una classe antieffrazione 3.

La cosa importante a cui devi prestare attenzione è che le classi antieffrazione dichiarate siano realmente certificate. Infatti la norma prevede che la classe venga assegnata per ogni dimensione prevista.

Per capirci: se la tua porta di ingresso è larga 2 metri e
alta 3 metri (esagero volutamente!) l’azienda che te la fornisce per
garantirtela in classe antieffrazione 3 deve aver fatto una prova specifica su
quella dimensione e deve fornirtene una copia.

Il problema si pone principalmente sugli infissi esterni che
sono spesso di dimensioni particolari e non standard.

Questa cosa chiaramente non è possibile. Ma non fraintendermi ciò non significa che le finestre che ti vengono vendute non sono blindate. Quello su cui voglio farti posare l’attenzione è che, oltre alla classe antieffrazione raggiunta dalle finestre che hanno testato, dovresti preoccuparti di chiedere spiegazioni sulle caratteristiche tecniche che dovrebbero rendere la porta o la finestra blindate e confrontarle con quanto abbiamo visto in questo articolo (ad esempio il codice della vetrata di sicurezza, o la tipologia di serratura europea, etc.).

Ricordati sempre che la scelta degli infissi fa parte di un processo più grande che è quello della ristrutturazione della tua casa. Si tratta di un processo che devi conoscere e applicare per arrivare a fare le scelte giuste nel momento giusto, altrimenti ti ritroverai a concentrarti su cose inutili, che ti fanno sprecare tempo, soldi ed energie, e non ti occuperai mai delle cose realmente importanti.

Imparare il processo è la cosa più importante da fare nella tua ristrutturazione. Il processo per ristrutturare non è banale e non è nemmeno quello che stai seguendo. Dalla mia esperienza non c’è un solo committente che segue il giusto processo di ristrutturazione: quello che gli garantisce di non finire a spendere il doppio di quanto preventivato e a fare cause infinite con l’impresa.

Il processo giusto, scritto per te che sei un committente, lo puoi trovare solo nel manuale che ho scritto: “Ristruttura la tua casa in 7 passi”.

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16 Ottobre 2019 / / Architettura

ristrutturare mantenendo i vecchi arredi

La zona giorno è stata studiata in modo particolare per poter ristrutturare mantenendo i vecchi arredi

ristrutturare mantenendo i vecchi arredi

Nel corridoio è stato creato un armadio a muro/sgabuzzino e una nicchia con mensole

ristrutturare mantenendo i vecchi arredi

Bagno PRIMA…

ristrutturare mantenendo i vecchi arredi

Bagno DOPO!

Prima durante e dopo

Realizzare la ristrutturazione dell’appartamento dei signori
O., i nonni di un’amichetta di mio figlio, è stata davvero una gioia immensa e
una gran bella esperienza, perché, aldilà del design, dello stile, delle
tendenze, facendo questo lavoro ho capito che mi piace rendere felici le
persone e amo il contatto la gente e quando incontri persone come i signori O.
non puoi che uscirne arricchita.

La ristrutturazione del nuovo immobile acquistato, che era precedentemente uno studio dentistico, è stata completa e mi ha affiancato il mio collega, l’architetto Marco Ferranti; insieme abbiamo ridistribuito gli spazi dell’appartamento, che era stato diviso in tante piccole stanzette e ambienti tecnici.

Abbiamo dovuto anche fare i conti con gli arredi dei padroni di casa, che sarebbero dovuti entrare nel nuovo appartamento di dimensioni più piccole rispetto al precedente.

Ristrutturare mantenendo i vecchi arredi è possibile, gli spazi vanno studiati preliminarmente in modo attento, sopratutto quando si passa da un appartamento più grande a uno più piccolo come in questo caso.

Ante e post operam

ristrutturare mantenendo i vecchi arredi

Demolizioni e costruzioni

L’appartamento è stato completamente riproggettato in ogni sua parte

Zona giorno

Dopo un attento studio di tutte le misure anche in relazione alle misure del mobilio, abbiamo realizzato un grande salone che accogliesse divani, tavolo da pranzo e la libreria dei proprietari, che abbiamo fatto modificare per adattarla alla nuova parete. Ciò ci ha permesso di ristrutturare mantenendo i vecchi arredi di famiglia.

Appena entrati sulla destra, nella nicchia che un tempo accoglieva
la reception dello studio dentistico, abbiamo inserito il bel mobile che
possedevano i signori O. e che doveva assolutamente essere collocato
opportunamente.

Sulle pareti del soggiorno, già da progetto, abbiamo studiato il posizionamento della bellissima collezione dei famosi piatti di natale “Royal Copenaghen” del signor O. che orgogliosamente desiderava farne bella mostra.

Nel corridoio che conduce al resto della casa, abbiamo
realizzato un armadio a muro/ sgabuzzino, molto ambito dai committenti che si
dovevano trasferire da un appartamento più grande a uno più piccolo e avevano
bisogno di parecchio spazio per riporre, è stata realizzata anche una nicchia
con mensole per rompere la monotonia del corridoio e renderlo più piacevole.

Nel salone è stata progettata una nicchia che accogliesse la libreria della vecchia casa, modificata nelle misure. quindi è possibile ristrutturare mantenendo i vecchi arredi, grazie ad un’attenta progettazione

Un’altra nicchia è stata creata per posizionare il grande mobile di famiglia

La nicchia nel corridoio

La Regia Fabbrica di Porcellana internazionalmente nota con il marchio Royal Copenhagen è una manifattura danese di porcellane fondata a Copenaghen nel 1775 . Essa da quando realizzò il suo primo piatto di Natale di porcellana con l’anno in rilievo continuò a farlo ogni anno fino ad oggi. Questi piatti sono ambiti pezzi da collezioni, ne trovate alcuni esempi disponibili anche QUI, QUI, QUI e QUI.

Corridoio, camere e servizi

La cucina accoglie un piccolo piano snack per colazioni e
pranzi veloci, anche in questo caso sono stati riutilizzati i mobili della
vecchia casa, modificati e riadattati per i nuovi spazi.

Troviamo poi una camera/ studio, la grande camera da letto e
il bagno; alla nostra proposta di realizzare due piccoli bagni i committenti
hanno preferito l’opzione di averne uno solo ma di più grandi dimensioni, così
abbiamo inserito un piatto doccia 90×70, i sanitari di dimensioni standard e
non ridotte, il grande lavabo con mobile e specchio che era già presente nell’altra
casa, la lavatrice e tutti i mobiletti come richiesto.

Sotto la finestra alta del bagno abbiamo anche chiuso il vano
con degli sportelli, per creare un altro contenitore ancora e, poiché lo spazio
non è mai abbastanza, anche nel controsoffitto del corridoio, accessibile dalla
cucina, è stato realizzato un soppalco per riporre.

ristrutturare mantenendo i vecchi arredi

Anche per la cucina è stato possibile ristrutturare mantenendo i vecchi arredi. La cucina del vecchio appartamento è stata modificata e ridimensionata per essere inserita nella nuova cucina

ristrutturare mantenendo i vecchi arredi

Nella nicchia sotto alla finestra è stato realizzato un vano contenitore chiuso da sportelli

ristrutturare mantenendo i vecchi arredi

Il bagno è stato progettato al dettaglio per contenere lavatrice, mobile lavabo preesistente e colonna contenitore. Anche in bagno si è potuto ristrutturare mantenendo i vecchi arredi

Nuove finiture

Per quanto riguarda le finiture, rivestimenti, porte, colore
delle pareti, seppur in linea con i mobili classici e con i gusti dei
proprietari, abbiamo fatto delle proposte personalizzate e contemporanee, come
il pavimento effetto pietra a correre, uguale per tutta la casa, compresi bagno
e cucina, che ampliasse lo spazio con un senso di continuità, unificasse gli
ambienti e rendesse l’insieme più moderno.

Per bagni e cucina abbiamo proposto un rivestimento ad esagoni,
bicolore random per il bagno e decorati di dimensione un po’ più grande per la
porzione di parete tra piano di lavoro e pensili in cucina, mentre il resto
della cucina e dipinta con una vernice tecnica traspirante, anti condensa
altamente lavabile.

In ogni stanza della casa dal salone alla camera da letto fino alla cucina alcune pareti sono valorizzate dal colore, una bella nuance cappuccino, moderna ed elegante che ben si abbina ai mobili e ai pavimenti, Per il salotto sono state dipinte la parete su cui poggia la libreria con tv così che i vani a giorno risultano essere dei quadrati colorati e la parete di fianco alla porta dove appoggia l’antico mobile che in questo modo viene degnamente riquadrato. Nella camera padronale è stata dipinta la parete su cui posa la testata del letto mentre in cucina la parete libera accanto alle colonne attrezzate che in questo modo rende la cucina più moderna e non viene ulteriormente appesantita da altre mattonelle.

ristrutturare mantenendo i vecchi arredi

La parete color caffellatte dietro alla testata del letto

ristrutturare mantenendo i vecchi arredi

Il rivestimento ad esagoni della cucina, posizionato tra piano e pensili. Si tratta di Esagona di CIR

ristrutturare mantenendo i vecchi arredi

Le porte bianche con decorazione scelte per dare movimento al corridoio, solo quella della cucina, in parte vetrata, si distingue dalle altre.

ristrutturare mantenendo i vecchi arredi

Rivestimento bicolore a esagoni del bagno

In tutto l’appartamento è posato lo stesso pavimento Bourgogne di Mirage

Anche la parete dietro al grande mobile nella zona giorno è stata dipinta colo caffè e latte per mettere ancora più in risalto l’arredo

Conclusioni!

Tutte le nostre proposte sono state subito accolte a braccia
aperte e se tutti i clienti fossero così decisi, risoluti e fiduciosi come
signori O. tutti i cantieri andrebbero lisci come l’olio!

Certo questa predisposizione sarà stata anche frutto della
lunga esperienza di vita e dei tanti traslochi affrontati per lavoro durante la
loro esistenza, che gli ha insegnato ad essere pratici e non perdersi dietro a
sciocche inezie perditempo. Per noi è stato un piacere e un onore realizzare
quella che sarà forse la loro ultima casa cercando di renderla il più
confortevole e gradevole possibile e senza falsa modestia credo che ci siamo
riusciti.

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