Fluentis, la lampada LED da soffitto di OLEV che diffonde una luce indiretta e rilassante. Design Made in Italy, orientabile e ideale per ambienti residenziali e contract.
Fluentis è molto più di una semplice lampada da soffitto. Disegnata da OLEV Design Lab, nasce per trasformare la luce in un elemento vivo, capace di accompagnare i ritmi della quotidianità con un’illuminazione morbida, indiretta e mai invasiva.
Il suo stesso nome richiama il concetto di fluidità: una lampada che dialoga con lo spazio, seguendone l’architettura e creando atmosfere rilassanti in qualsiasi ambiente.
Fluentis: quando la luce diventa emozione
La caratteristica distintiva di Fluentis è il suo ampio piatto circolare orientabile fino a 50°, progettato per modificare con naturalezza la direzione della luce.
Non si limita quindi a illuminare un ambiente, ma permette di modellare l’atmosfera, valorizzando pareti, soffitti e volumi attraverso una diffusione luminosa indiretta.
Il risultato è una luce soffusa, elegante e priva di abbagliamento, ideale per chi desidera vivere gli spazi in modo più confortevole, rilassante e accogliente.
Una lampada pensata per il benessere visivo
Sempre più studi dimostrano quanto la qualità della luce influenzi il nostro benessere quotidiano. Una luce troppo diretta o aggressiva può affaticare la vista, mentre un’illuminazione indiretta favorisce una percezione più naturale degli ambienti.
Fluentis nasce proprio con questo obiettivo: offrire una luce capace di creare comfort visivo senza rinunciare all’estetica.
È una soluzione perfetta per:
soggiorni e living,
camere da letto,
sale riunioni,
hotel,
ristoranti,
showroom,
spazi contract.
La possibilità di orientare il corpo illuminante permette inoltre di adattare la luce alle diverse esigenze architettoniche, creando scenari sempre nuovi.
Il design essenziale che arreda con leggerezza
Dal punto di vista estetico, Fluentis interpreta perfettamente la filosofia del design italiano contemporaneo.
Una geometria semplice, pulita e armoniosa viene impreziosita da finiture realizzate a mano, capaci di adattarsi sia agli ambienti minimal sia agli interni più ricercati.
È disponibile nelle eleganti colorazioni:
Bianco
Nero
Brunito
Oro Ricco
Rame Rosa
Titanio
Può essere installata singolarmente come elemento protagonista oppure in composizioni multiple, creando suggestive installazioni luminose.
Tecnologia LED e qualità Made in Italy
Dietro Fluentis c’è tutta l’esperienza di OLEV, azienda italiana specializzata nella progettazione di lampade di design con tecnologia LED evoluta.
Fin dai primi anni Duemila, il fondatore Andrea Lanaro ha scelto di investire completamente nelle potenzialità della luce LED, sviluppando prodotti capaci non solo di illuminare, ma anche di migliorare il comfort delle persone.
Come afferma lo stesso Lanaro:
“Volevo creare lampade esteticamente uniche e tecnologicamente in grado di imitare la luce del sole… lampade che oltre ad essere belle sapessero anche generare benessere.”
Questa filosofia continua ancora oggi a guidare ogni progetto OLEV, dove innovazione, ricerca e artigianalità italiana convivono in perfetto equilibrio.
Le principali caratteristiche di Fluentis
Senza entrare in dettagli troppo tecnici, Fluentis si distingue per alcune caratteristiche che ne raccontano la qualità progettuale:
struttura in alluminio con componenti in ferro;
lampada da soffitto con tecnologia LED;
piatto orientabile fino a 50°;
emissione luminosa indiretta verso l’alto;
luce morbida che evita l’abbagliamento;
disponibile in sei finiture verniciate a mano;
installazione singola oppure modulare.
Le sue dimensioni risultano importanti ma leggere alla vista: il piatto misura 53,6 cm di diametro, mentre l’altezza complessiva dal soffitto è di circa 54,5 cm, proporzioni che rendono Fluentis protagonista senza risultare ingombrante.
Perché scegliere Fluentis
Scegliere Fluentis significa portare negli ambienti una lampada che interpreta la luce come elemento di benessere.
Non è soltanto un complemento d’arredo, ma uno strumento progettato per creare atmosfere rilassanti, valorizzare gli spazi e migliorare il comfort visivo grazie a una diffusione luminosa naturale e delicata.
Fluentis è l’equilibrio tra design e funzionalità, ideale sia per le abitazioni moderne sia per gli spazi professionali che desiderano offrire un’esperienza luminosa di alto livello.
C’è un edificio, a Barcellona, che ha già vissuto tre vite prima di questa. Prima teatro di quartiere, poi granaio, poi ancora magazzino di carta igienica: una stratificazione di funzioni che oggi Studio Cavadal trasforma in un raffinato loft industriale, capace di fondere abitazione e lavoro in un unico racconto architettonico. Il progetto, documentato dalle fotografie di Sandra Pereznieto, si chiama semplicemente Il Teatro — nome che l’edificio conserva nonostante il cambio radicale di destinazione d’uso.
Un indirizzo nel cuore del nuovo distretto tecnologico
L’edificio sorge nel distretto 22@, l’area di Poblenou diventata negli ultimi anni polo dell’innovazione barcellonese, a pochi passi da Avenida Diagonal e dal rinnovato Parc de les Glòries. Un contesto urbano in piena trasformazione che dialoga perfettamente con la filosofia del progetto: non cancellare la storia, ma reinterpretarla.
Lo spazio centrale: il loft come cuore pulsante della casa
Il fulcro dell’abitazione è un ambiente open space dal respiro quasi teatrale — non a caso. Soggiorno, sala da pranzo, cucina e studio convivono in un unico volume alto e continuo, secondo un layout tipico del loft industriale: nessuna partizione rigida, ma un accumulo studiato di funzioni, oggetti e materiali a vista. Legno, acciaio, pietra e pareti divisorie compongono una texture materica che rende accogliente anche uno spazio dalle dimensioni generose, evitando l’effetto “capannone” tipico di molte conversioni industriali mal riuscite.
A rendere abitabile e luminoso questo grande volume interviene un patio, ricavato semplicemente rimuovendo una porzione del tetto originale. Non un semplice cortile, ma una vera e propria stanza a cielo aperto: luogo per il barbecue, per la colazione al sole, circondato da vegetazione che scende lungo le pareti fino a una piccola vasca d’acqua, concepita come specchio naturale per lo studio che vi si affaccia.
Le camere del loft industriale nella ex torre di comando
Sul retro dell’edificio, nell’antica torre di comando del teatro, trovano posto le zone notte: due camere al primo piano e una terza, con terrazza privata, all’ultimo livello, tutte affacciate sul cortile interno e sul tetto. Una distribuzione che separa con intelligenza gli spazi conviviali da quelli più intimi, senza spezzare la continuità narrativa dell’edificio.
Un restauro che non impone, ma valorizza
La cifra progettuale di Studio Cavadal sta soprattutto nel rispetto quasi filologico della preesistenza. La struttura originale del loft industriale non viene alterata ma rinforzata, i muri non demoliti ma restaurati, e i pochi inserti architettonici contemporanei si integrano senza sovrastare l’identità dell’edificio storico. Una scelta che guarda anche al futuro: gli architetti sono consapevoli che, col tempo, Il Teatro potrà accogliere ancora nuove funzioni e nuove vite.
L’ingresso del loft industriale: tre ambienti, una nuova facciata
Particolarmente riuscita la soluzione per l’area d’ingresso, suddivisa in tre parti indipendenti: due monolocali laterali e, al centro, l’accesso all’appartamento. I monolocali, illuminati da ampie vetrate che ripristinano la facciata storica del teatro, si sviluppano su doppia altezza con soppalco superiore e zona cucina-bagno al piano terra — un piccolo manifesto di come coniugare recupero architettonico e funzionalità contemporanea.
L’accesso al loft industriale avviene invece attraverso quello che un tempo era lo spazio per il parcheggio di un’auto d’epoca, oggi trattato come un elemento scultoreo che crea continuità tra ingresso e zona centrale. Le originarie porte scorrevoli in legno, che un tempo oscuravano le finestre delle stanze, sono state riposizionate per tornare pienamente funzionali, diventando l’elemento di raccordo tra area d’ingresso e cuore della casa.
Un esempio di recupero architettonico da manuale
Il Teatro di Studio Cavadal dimostra come un edificio dalla storia complessa possa diventare un loft industriale contemporaneo senza tradire la propria memoria. Un progetto che parla tanto agli appassionati di interior design in cerca di ispirazione quanto ai professionisti del settore interessati alle strategie di recupero degli edifici storici dismessi.
Progetto: Studio Cavadal — Barcellona, Spagna. Foto: Sandra Pereznieto.
Se ti ritrovi con un pilastro in mezzo al soggiorno, l’architettura contemporanea ti ha probabilmente privato delle pareti divisorie, regalandoti il mito intramontabile dell’open space. Luce fluida, prospettive interrotte solo dallo sguardo e una ritrovata libertà spaziale sono le promesse della pianta libera. Eppure, la demolizione dei vecchi tramezzi rivela spesso un ospite inatteso e apparentemente ingombrante proprio nel cuore della zona giorno.
Quell’anima in cemento armato o acciaio, statica e immodificabile, si ritrova improvvisamente proiettata al centro della scena domestica. Avere un pilastro in mezzo al soggiorno per molti committenti rappresenta un errore estetico o un ostacolo alla circolazione visiva. Per i progettisti e gli interior designer più raffinati, invece, la colonna isolata si trasforma nella più stimolante delle opportunità compositive. Non si tratta di nascondere un difetto, ma di celebrare un vincolo, elevando la struttura a fulcro narrativo dell’intera zona giorno.
1. L’integrazione nell’arredo su misura: quando la struttura diventa funzione
Il modo più organico per metabolizzare la presenza di un pilastro in mezzo al soggiorno consiste nell’incorporarlo all’interno di un sistema d’arredo personalizzato. La falegnameria su misura, in questo scenario, agisce come un sarto che modella i volumi domestici attorno alle asimmetrie dello spazio, annullando l’isolamento della colonna e conferendole una nuova e precisa destinazione d’uso.
imm. via Unsplash
La libreria passante come ponte visivo
Se il pilastro sorge in una posizione intermedia tra l’area conversazione e la zona pranzo, lo si può utilizzare come spalla o montante centrale per una grande libreria bifacciale a tutta altezza. Il mobile custom non si appoggia semplicemente alla struttura, ma la ingloba. Alternando vani a giorno in legno nobilitato o metallo a vani chiusi da ante laccate, l’arredo distribuisce il carico visivo. La colonna cessa così di essere un corpo estraneo e diventa l’asse portante di una quinta funzionale che divide senza separare, permettendo alla luce di attraversare i ripiani.
Il perno geometrico dell’isola cucina
Nelle ristrutturazioni che uniscono la cucina al salone, questa struttura si ritrova frequentemente sulla linea di confine tra i due mondi. La strategia d’autore prevede di trasformarla nell’estremità o nel cuore pulsante di un’isola monolitica o di un bancone snack. I blocchi cucina realizzati su disegno possono avvolgere la colonna, che diventa il supporto ideale per installare prese elettriche a scomparsa o per fare da terminale a un piano in marmo o gres a sbalzo. In questo modo, l’elemento strutturale definisce geometricamente la zona operativa della cucina.
imm. via Fantastic Frank
2. Valorizzazione materica: trasformare il pilastro in mezzo al soggiorno in un elemento d’accento
La seconda filosofia progettuale rifiuta il mimetismo per abbracciare l’onestà brutale dell’architettura. Se un pilastro in mezzo al soggiorno non può essere eliminato, allora dev’essere glorificato. Rivestire o trattare le superfici verticali con materiali dal forte carattere espressivo significa trasformarle in una vera e propria scultura, un punto focale capace di dialogue per contrasto o per armonia con il resto dell’home decor.
Il fascino brutale del cemento a vista
Nelle abitazioni dal sapore contemporaneo, metropolitano o industrial, la scelta più radicale è il ripristino della materia originaria. Se devi integrare un pilastro in mezzo al soggiorno mantenendo il cemento armato a vista, grattare gli strati di intonaco e gesso fino a riscoprire il materiale sottostante rivela la texture dei casseri in legno e le imperfezioni della gettata. Una volta ripulita, la superficie viene stabilizzata con resine trasparenti opache che evitano il rilascio di polvere, preservando l’estetica cruda e materica. Questo pilastro “nudo” diventa un contrappunto perfetto per arredi minimali e tessuti caldi come il velluto o il lino.
Progetto Entre 2 bóvedas di studio Twobo – Fotografie José Hevia
Il gioco di riflessi dello specchio a tutta altezza
Per chi desidera l’effetto opposto, ovvero la smaterializzazione del volume, l’uso dello specchio rappresenta una soluzione di straordinaria efficacia geometrica. Se non sai come rivestire una colonna quadrata, ricoprire i quattro lati con specchi extrachiari, molati a filo lucido e posizionati da pavimento a soffitto, innesca un cortocircuito visivo. La struttura sembra letteralmente scomparire, poiché riflette le pareti, le finestre e i mobili circostanti. Lo spazio percepisce una dilatazione immediata della luminosità.
Lo statement dorato del rivestimento in ottone
Se l’obiettivo è trasformare il vincolo strutturale in una vera dichiarazione di stile, il rivestimento in lamiera d’ottone rappresenta la soluzione più audace e scenografica. Fasciare interamente il pilastro con pannelli metallici dalla superficie dorata e lucida — dal pavimento fino al soffitto — trasforma l’elemento portante in una sorta di monolite luminoso che calamita immediatamente lo sguardo. A differenza del cemento grezzo o dello specchio, l’ottone non cerca di mimetizzarsi né di scomparire: afferma la propria presenza con un bagliore caldo che dialoga splendidamente con pavimenti in microcemento, pareti bianche e arredi minimal, creando un contrasto materico di grande impatto. Nelle zone giorno dal respiro contemporaneo, questo pilastro dorato diventa una sorta di “colonna d’autore“, un pezzo scultoreo che nobilita l’intero ambiente e che, con la giusta illuminazione radente, cambia intensità cromatica nel corso della giornata.
Progetto: Hacin + Associates – Foto: Trent Bell Photography
Il calore della boiserie cannettata
Se l’obiettivo è trasmettere eleganza e comfort acustico, il rivestimento in legno dogato o cannettato rappresenta la scelta d’elezione di architetti e interior designer. Fasciare la colonna con listelli verticali in rovere o noce canaletto, oppure con un colore intonato al resto della casa, permette di slanciare la verticalità della stanza. Integrando all’interno del rivestimento delle strip LED ad accensione indipendente, la struttura si trasforma di sera in una lampada architettonica d’atmosfera, che diffonde una luce morbida e radente lungo le venature del legno.
Progetto Casa Eme di Gon Architects – Fotografia di imagensubliminal
3. Creazione di quinte divisorie: definire gli spazi senza muratura
Spesso l’errore commesso durante la progettazione di un open space è l’eccessivo svuotamento: la totale assenza di filtri può generare una sensazione di smarrimento, specialmente quando l’ingresso della casa avviene direttamente sulla zona living. In questo contesto, un pilastro in mezzo al soggiorno cessa di essere un problema e si rivela la perfetta ancora architettonica per agganciare quinte divisorie leggere e scenografiche.
Progetto Kalei-cà di CIRCOLO – A – Fotografie Anna Positano – Gaia Cambiaggi I Studio Campo
Trasparenze industriali in vetro e metallo
Ancorare una grande vetrata fissa con profili in ferro nero o bronzato al pilastro in mezzo al soggiorno consente di delimitare un ambito specifico, come il disimpegno d’ingresso o l’angolo home office, senza sacrificare la profondità di campo. La struttura funge da solido montante terminale per la vetrata metallica. I vetri, che possono essere stratificati trasparenti, fumé o cannettati per garantire maggiore privacy, catturano la luce naturale e la ridistribuiscono, offrendo una separazione acustica e visiva parziale ma elegante.
Filtri dinamici con listelli in legno girevoli
Un’alternativa dinamica e di grande tendenza è l’installazione di una successione di listelli verticali in legno a tutt’altezza, fissati tra la colonna e una parete perimetrale o disposti a raggiera. Se montati su perni girevoli, questi elementi possono essere orientati a piacimento dagli abitanti: completamente aperti per far fluire lo sguardo, o inclinati per schermare la vista del tavolo da pranzo dal divano. Gestire un pilastro in mezzo al soggiorno in questo modo crea un sistema flessibile che ridefinisce costantemente i confini della quotidianità domestica.
Conclusioni: la sintesi perfetta tra statica ed estetica
La gestione ottimale di un pilastro in mezzo al soggiorno dimostra come l’interior design non sia una mera disciplina decorativa, ma un esercizio di risoluzione creativa dei problemi. Che si scelga la via del camuffamento funzionale attraverso l’arredo su misura, la strada dell’esaltazione materica — dal cemento grezzo all’ottone lucido, passando per lo specchio e la boiserie — o l’utilizzo della struttura come perno per quinte divisorie, la chiave del successo risiede sempre nella coerenza stilistica e nella qualità dei dettagli esecutivi.
Un vincolo strutturale come un pilastro in mezzo al soggiorno, se affrontato con la giusta sensibilità progettuale, smette di essere un limite e si trasforma nel segno grafico distintivo che rende un’abitazione unica, sartoriale e indimenticabile.