15 Settembre 2026 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor

Sul Lago di Como, la villa di Gianfranco Ferré si rinnova con Pellizzari Studio

C’è un luogo, sulle rive del Lago di Como, dove il tempo sembra essersi fermato per poi rimettersi in moto con una nuova, sorprendente energia. È qui che sorge la villa di Gianfranco Ferré, protagonista di “Retrospettiva sul Lago”, il progetto firmato Pellizzari Studio che restituisce vita e attualità a una dimora storica, portando avanti un dialogo silenzioso ma intensissimo con il suo passato più illustre.

La villa, infatti, porta la firma di uno dei più grandi visionari dell’estetica italiana. Fu proprio Ferré, negli anni della sua massima creatività, a concepire questa residenza per una coppia di amici, imprenditori nel settore della seta, curandone personalmente ogni dettaglio architettonico e d’interni. Un intervento che, all’epoca, anticipava una sensibilità nuova verso l’interior design, capace di fondere rigore compositivo e ricercatezza sartoriale, la stessa che Ferré applicava alle sue collezioni.

Con il passare degli anni, tuttavia, quella visione originaria aveva progressivamente perso smalto. Il passaggio di proprietà a una giovane famiglia di imprenditori ha reso evidente quanto il tempo avesse eroso la razionalità e il fascino di un progetto pensato per un’epoca diversa. I nuovi proprietari desideravano qualcosa di più contemporaneo: un’atmosfera easy living, informale ma raffinata, capace di parlare il linguaggio dell’abitare di oggi senza rinunciare a un’eleganza sottile e riconoscibile.

Una rilettura rispettosa della memoria

È da questa esigenza che nasce l’intervento di Pellizzari Studio, chiamato a rileggere le planimetrie originarie e a rimodulare gli spazi dei tre piani della villa di Gianfranco Ferré secondo le nuove dinamiche abitative della famiglia. La sfida, tutt’altro che semplice, è stata quella di intervenire con decisione senza cancellare l’anima del progetto originale, conservando alcuni elementi identitari capaci di raccontare la storia della casa.

Ingresso della villa di Gianfranco Ferré sul Lago di Como dopo il restyling di Pellizzari Studio

Il risultato è un percorso progettuale affascinante, che mantiene alcuni impianti d’origine esaltandone al contempo le peculiarità, in una sintesi magistrale tra linee retrò e linguaggio contemporaneo. Gli architetti hanno lavorato sugli elementi architettonici e sulle pareti trasformandoli in autentici scenari, con una ricerca meticolosa sui materiali e un’estetica capace di dialogare con il passato senza mai perdere di vista la funzionalità del presente.

Camino in marmo e mobili Biedermeier nella villa di Gianfranco Ferré sul Lago di Como

Le forniture, per lo più realizzate su misura, si integrano con naturalezza accanto ai pezzi iconici preesistenti. L’antico camino in marmo, affiancato dalla coppia di mobili Biedermeier scelti a suo tempo dallo stesso Ferré, è oggi valorizzato da dipinti dal rosso acceso che richiamano le suggestioni dei gioielli orientali. Le storiche lampade a sospensione di Adolf Loos illuminano invece il nuovo tavolo da pranzo disegnato da Pellizzari Studio, dal piano in vetro retrolaccato color crema: un equilibrio compositivo che non cede mai alla banalità, ma gioca costantemente con contrasti misurati.

Sala da pranzo con vista lago nella villa Gianfranco Ferré, progetto Pellizzari Studio

Materiali e palette: una narrazione sensoriale

Il progetto si distingue per una selezione materica capace di raccontare, attraverso contrasti raffinati e armonie sottili, un’esperienza sensoriale completa. Il calore del legno dialoga con la matericità della pietra preesistente nelle pavimentazioni, mentre i metalli verniciati neri e le finiture in ottone aggiungono un twist di carattere e di eleganza contemporanea.

La palette cromatica dell’intera villa di Gianfranco Ferrè si muove tra i toni dei grigi e delle sabbie, per poi accendersi improvvisamente di un raro color acqua, capace di replicare fedelmente la tonalità del lago che si estende oltre le vetrate. Un espediente cromatico che lega indissolubilmente l’architettura al paesaggio circostante, rendendo la casa parte integrante del contesto naturale in cui sorge.

Vista sul Lago di Como dalla villa di Gianfranco Ferré ristrutturata da Pellizzari Studio

Il cantiere, durato oltre un anno, ha comportato scelte tecniche, paesaggistiche e scenografiche di rilievo, sempre orientate a preservare l’attenzione verso il progetto originale pur consentendo l’ingresso di codici nuovi e attuali.

Nuovi spazi per un nuovo modo di abitare

Cucina contemporanea nella villa di Gianfranco Ferré, interior design Pellizzari Studio

Le nuove distribuzioni interne hanno dato forma a dettagli seducenti, tagli di luce inaspettati e soluzioni di superficie sorprendenti. La generosa metratura della villa ha permesso di articolare diverse zone private: suite padronali e per gli ospiti, complete di aree lounge dedicate e ampi dressing, spazi wellness e relax, una family room e grandi terrazze proiettate verso l’acqua, circondate dai monti che incorniciano il lago.

Suite padronale con dressing nella villa di Gianfranco Ferré sul Lago di Como

Cabina armadio nella villa di Gianfranco Ferré, dettaglio moda e design Pellizzari Studio

Bagno con vasca freestanding, area wellness nella villa di Gianfranco Ferré

Particolare cura è stata riservata all’area home theatre ed entertainment, pensata attorno a un grande divano angolare in velluto color ghiaccio, posizionato su una pedana rialzata per garantire la miglior visuale possibile e un senso di intimità. Al suo fianco, una chaise longue nei toni dell’acqua e un ampio coffee table in legno di eucalipto completano la composizione. Non manca un tocco scenografico: una coppia di contenitori a nicchia, dai profili in ottone acidato e dai fondali in alcantara, accompagna il grande tavolo da biliardo, elemento di convivialità e gioco.

Sala home theatre e biliardo nella villa di Gianfranco Ferré, Pellizzari Studio

Terrazza con vista sul Lago di Como nella villa di Gianfranco Ferré

Al termine dei lavori, gli ambienti si rivelano luminosi, plasmati da un progetto di lighting design attento e dalla luce naturale che filtra dal lago, definendo ogni pezzo d’arredo in un continuo rimando tra natura e anima. La villa di Gianfranco Ferré non racconta soltanto la storia di una ristrutturazione: è la testimonianza di come l’interior design possa farsi custode della memoria, trasformandola in un linguaggio capace di parlare al presente.

Leggi anche: “Rastrello Boutique Hotel: l’anima umbra secondo Pellizzari Studio” –

L’articolo Sul Lago di Como, la villa di Gianfranco Ferré si rinnova con Pellizzari Studio proviene da dettagli home decor.

15 Settembre 2026 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor

Lake Como Design Festival 2026: il confine diventa il luogo in cui nasce il progetto

Ci sono manifestazioni che scelgono un tema e ce ne sono altre che lo mettono in pratica prima ancora di raccontarlo. Il Lake Como Design Festival 2026 appartiene alla seconda categoria: l’ottava edizione, in programma dal 12 al 20 settembre, ha come filo conduttore il Confine e la prima cosa che fa è oltrepassare il proprio, uscendo da Como per abbracciare anche Lecco. Nove giorni di mostre, installazioni e incontri diffusi lungo i due rami del lago, in una geografia che comprende ville neoclassiche, chiese, chiostri, archivi, accademie e laboratori di ricerca: molti di questi spazi restano chiusi al pubblico per undici mesi all’anno e proprio per questo diventano il cuore dell’esperienza.

Il tema Confine: non una linea, ma uno spazio abitabile

La parola scelta per il 2026 è volutamente scomoda. «Abbiamo scelto questo tema perché ci sembrava uno dei concetti più urgenti e attuali da interrogare», spiega il direttore creativo Lorenzo Butti. Il confine, osserva, viene oggi percepito soprattutto come separazione: delimita, divide, stabilisce appartenenze ed esclusioni. Ma è anche il punto in cui accade l’incontro, lo scambio, la trasformazione. Uno spazio dinamico più che una barriera.

Il design, per sua natura, lavora esattamente su queste soglie: tra artigianato e industria, tra materiale povero e materiale nobile, tra funzione e racconto. Da qui l’idea di una manifestazione costruita come un attraversamento, dove interrogarsi su dove finisce “l’altro” serve soprattutto a capire meglio chi siamo e in quale direzione vogliamo muoverci. I confini, suggerisce il festival, non sono necessariamente limiti da difendere o da superare: possono essere occasioni per generare prospettive e connessioni nuove.

Como e Lecco: una rivalità storica messa da parte

La dimostrazione più concreta di questo approccio è l’apertura all’altro ramo del lago. Per la prima volta il Lake Como Design Festival 2026 coinvolge Lecco con un programma realizzato in collaborazione con il Politecnico di Milano e ospitato in parte nel suo polo lecchese: una scelta che archivia, almeno per nove giorni, una rivalità campanilistica con radici antiche.

Render dell'allestimento Confini instabili al polo di Lecco del Politecnico di Milano, con modelli del paesaggio alpino e campioni di roccia
Confini instabili, polo territoriale di Lecco del Politecnico di Milano: modelli, materiali e immagini per raccontare la trasformazione del paesaggio alpino.

I temi affrontati partono dal territorio ma parlano a tutti: la trasformazione del paesaggio alpino, la cooperazione transfrontaliera tra Italia e Svizzera, la rappresentazione del femminile. C’è poi un progetto che merita attenzione particolare, Oltre al vedere, ospitato negli spazi di Francesca Brambilla Comunicazione e dedicato alla fruizione delle opere d’arte e degli oggetti di design da parte delle persone cieche e ipovedenti: un confine sensoriale affrontato con strumenti progettuali, non retorici. Il circuito coinvolge inoltre gli istituti di formazione superiore di Como — l’Università dell’Insubria, il Conservatorio e l’Accademia Aldo Galli – IED — allargando ulteriormente il perimetro della manifestazione.

Villa del Grumello: il passato come archivio da saccheggiare

Nelle sale della dimora storica affacciata sul lago, già fulcro di alcune passate edizioni, la collettiva Future in the Past ragiona sul rapporto tra memoria e progetto. L’idea è semplice e potente: trattare il passato come un archivio in cui cercare tesori dimenticati — bozzetti mai sviluppati, prototipi rimasti sulla carta — da usare come innesco di un nuovo atto creativo.

Così le fibbie delle popolazioni nomadi dell’Eurasia tornano, ingrandite, nelle opere dell’artista Lupo Borgonovo; i materiali d’archivio di AG Fronzoni dialogano con gli arredi della Collezione ’64, disegnata nel 1964 e oggi editata da Cappellini. Accanto, i disegni e le fotografie dell’Archivio Carla Badiali documentano le collaborazioni della pittrice e disegnatrice di tessuti con stilisti internazionali come Hubert de Givenchy e Pierre Balmain, mentre i pezzi di Lina Bo Bardi portati da Etel completano un racconto sul valore della contaminazione nella pratica di due tra le figure più originali del Novecento.

Proporzione Mediterranea e una boiserie che non lascia traccia

La villa ospita anche Proporzione Mediterranea, progetto ideato da Annarita Aversa dello studio Architetti Artigiani Anonimi con la curatela della galleria Giustini Stagetti di Roma. Il riferimento sono le case a volta della Costiera Amalfitana, esempio di architettura vernacolare in cui lo spazio abbraccia il corpo senza costringerlo: una lezione di misura che il progetto contemporaneo tende a dimenticare.

Nelle stesse sale, Eredi Marelli porta un mobile bar degli anni Quaranta di Paolo Buffa, decorato con incisioni tratte dai Fasti di Napoleone di Andrea Appiani. A tenere insieme il percorso è una boiserie in eucalipto sfumato che avvolge le pareti: non una modifica permanente dell’edificio storico, ma un’installazione reversibile progettata da Nicolò Spinelli con la curatela di Elisa Ossino. Un intervento che è esso stesso una riflessione sul confine tra conservazione e trasformazione.

Nel parco, infine, Nella Natura: storie di chi ha scelto un’altra vita raccoglie le fotografie di Selene Magnolia Gatti e i testi di Paola Manfredi per raccontare il quotidiano di chi ha lasciato la città.

Villa Saporiti: il contemporaneo entra in una casa decorata

La novità più attesa dell’edizione è l’apertura di Villa Saporiti, edificio neoclassico restituito al pubblico per la prima volta al termine di un restauro conservativo, con le sue stanze e il giardino vista lago. Qui trova casa la Contemporary Design Selection, la selezione di designer indipendenti curata da Giovanna Massoni.

Salone ellittico neoclassico di Villa Saporiti a Como, sede della Contemporary Design Selection del Lake Como Design Festival 2026
Villa Saporiti, Como. Il salone ellittico con colonne scanalate, stucchi e pavimento in terrazzo alla veneziana, aperto al pubblico dopo il restauro conservativo.

«Dopo due anni in spazi prevalentemente outdoor abbiamo cercato una situazione più raccolta e più intensa: una struttura finemente decorata, ricca di dettagli, colori e materiali diversi, in cui il contemporaneo è chiamato a convivere e misurarsi apertamente con un linguaggio decorativo già esistente», racconta Francesca Prandelli, coordinatrice del festival e direttrice della collettiva. C’è anche una ragione che riguarda la missione di Wonderlake Como, ente ideatore e promotore della manifestazione: aprire i luoghi inaccessibili del territorio per costruire coscienza e conoscenza del patrimonio del lago, tanto in chi lo vive ogni giorno quanto in chi lo scopre per la prima volta.

I progetti selezionati arrivano da designer, artigiani, architetti e studi di oltre trenta Paesi e leggono il confine come laboratorio: che la sperimentazione consista nell’accogliere elementi di altre culture o nel rimescolare le gerarchie tra alto e basso, tra scarto e materiale prezioso.

La “speranza progettuale” secondo Maldonado

Sullo sfondo, spiega Giovanna Massoni, c’è la speranza progettuale teorizzata da Tomás Maldonado: il design come strumento per immaginare un mondo diverso. La curatrice la riconosce in chi fa del progetto un atto di responsabilità sociale diretta e non simbolica, e soprattutto in chi sperimenta senza garanzie di successo. Chi fa dialogare un telaio industriale europeo con motivi tessili raccolti in Laos. Chi fonde scansioni mediche e materia vegetale per immaginare corpi che ancora non esistono. Chi lascia che un braccio robotico lavori dodici ore consecutive alla ricerca di una tenerezza che sembrava appannaggio esclusivo della mano.

Sono ricerche prive, per ora, di un mercato pronto ad accoglierle: ed è esattamente questo a renderle preziose. Dimostrano che il design contemporaneo non si limita a rispondere alla domanda esistente, ma lavora con pazienza per costruire le condizioni culturali — nuovi materiali, nuovi metodi, nuove forme di stare insieme — perché quella domanda possa un giorno esistere.

Materia 2.0: la materioteca che apre le porte al Parco Sant’Elia

Tra i luoghi normalmente lontani dagli itinerari del pubblico che si aprono durante il festival c’è la materioteca di Materia 2.0, all’interno del Parco Sant’Elia. È lo spazio in cui si è formata la storia del progetto: un percorso di selezione, studio e catalogazione di materiali, superfici e prodotti per l’architettura e il design, costruito in oltre dieci anni di ricerca insieme a un patrimonio di relazioni con aziende, produttori e realtà artigianali.

Interno della materioteca di Materia 2.0 al Parco Sant'Elia di Como, con campioni di materiali e superfici per architettura e design
La materioteca di Materia 2.0 al Parco Sant’Elia, Como: campionature, superfici e finiture raccolte in oltre dieci anni di ricerca, aperte al pubblico durante il festival.

La sede comasca è il laboratorio originario del metodo sartoriale di Materia 2.0, un approccio che parte dalla materia per costruire accostamenti, atmosfere e identità progettuali. Da quell’esperienza è nata l’evoluzione più recente: lo scorso anno il know-how sviluppato a Como ha trovato una nuova dimensione nel cuore di Milano, con l’apertura della più completa enciclopedia di materiali per l’architettura in Italia. La sede di via Marco Polo 9 occupa 500 metri quadrati e raccoglie 1.200 campioni, circa 5.000 pezzi esposti e oltre 15.000 prodotti a catalogo: un hub dedicato alla ricerca e alla progettazione.

Il percorso continua attraverso le moodboard, da sempre uno dei linguaggi distintivi dello studio: narrazioni visive che mettono in relazione materiali diversi per tradurre intuizioni e sperimentazioni in possibili scenari dell’abitare. Nel 2026, in occasione della Milano Design Week, Materia 2.0 ha celebrato dieci anni di moodboard con un allestimento dedicato ai linguaggi emergenti del design e ai materiali del futuro, esplorando soluzioni nate dal riciclo e dal recupero di scarti, materiali naturali e compositi innovativi.

Durante il festival la materioteca di Como torna dunque ad aprirsi al pubblico: un’occasione per entrare nel luogo in cui il metodo ha preso forma e toccare con mano un patrimonio di materiali, idee e connessioni.

Informazioni utili

Lake Como Design Festival 2026 — dal 12 al 20 settembre 2026, Como e Lecco. Materia 2.0 — Parco Sant’Elia, 22100 Como | orario 9.00 – 18.00.

Sito ufficiale lakecomodesignfestival.com

L’articolo Lake Como Design Festival 2026: il confine diventa il luogo in cui nasce il progetto proviene da dettagli home decor.