Arredare un bagno dalle metrature ridotte è una sfida complessa ma ormai molto comune dell’interior design, per cui ogni centimetro va ottimizzato senza sacrificare estetica e funzionalità. La necessità di far convivere lavabo, sanitari e contenitori costringe a calibrare ogni ingombro con cura. In questa configurazione, la scelta della zona doccia assume un ruolo decisivo.
Scegliere il box doccia ideale significa analizzare la pianta come un punto di partenza per inserire una struttura proporzionata e in armonia con lo spazio. Trovare la giusta combinazione tra forma e sistemi di apertura permette di trasformare anche l’ambiente più sacrificato in un luogo accogliente, arioso e perfettamente organizzato.
Come valutare lo spazio disponibile prima dell’acquisto
Il punto di partenza per non commettere errori consiste nel tracciare una mappa della stanza, misurando le distanze esatte tra pareti e punti idraulici. Bisogna studiare poi la disposizione dei sanitari e l’apertura della porta, calcolando i passaggi minimi per muoversi liberamente.
Questo studio serve a individuare gli angoli morti, che spesso si rivelano i candidati migliori per ospitare il piatto doccia. Soltanto definendo l’ingombro massimo a terra e l’altezza del soffitto è possibile muoversi con sicurezza verso la configurazione più adatta alla pianta del bagno.
Le migliori configurazioni geometriche e i sistemi di apertura intelligenti
Quando i volumi sono minimi, l’architettura d’interni offre diverse configurazioni strategiche capaci di ridurre l’ingombro esterno della cabina.
Le strutture angolari sfruttano l’intersezione tra due pareti lasciando libero il centro della stanza, mentre le soluzioni a nicchia valorizzano le rientranze strutturali. Per un posizionamento efficiente del box doccia è fondamentale bandire le porte a battente, che richiedono troppo spazio per l’apertura.
I sistemi con ante scorrevoli mantengono l’ingombro interamente all’interno del piatto, mentre i modellia libro si impacchettano su sé stesse, garantendo un ingresso generoso anche su formati piccoli.
Il ruolo dei materiali e delle trasparenze per ampliare lo sguardo
Oltre alla gestione geometrica, la percezione visiva gioca un ruolo determinante nel definire la vivibilità di un bagno piccolo.
Utilizzare pannelli in cristallo temperatotrasparente permette alla luce di attraversare la stanza senza incontrare barriere, facendo apparire l’ambiente visivamente più ampio. Le finiture dei profili metallici del box doccia dovrebbero orientarsi verso linee minimaliste, optando per l’alluminio lucido che riflette la luce o per soluzioni filomuro.
Anche i trattamenti anticalcare contribuiscono a mantenere la superficie brillante, preservando quella trasparenza essenziale per dare respiro al locale.
Funzionalità e comfort per una praticità senza rinunce
Ottimizzare un bagno piccolo non significa accettare l’idea di una doccia scomoda. Un buon progetto coniuga il risparmio di spazio con il benessere, integrando soluzioni snelle come i miscelatori incassati a parete che riducono le sporgenze interne.
La cura dei dettagli, come le guarnizioni magnetiche di chiusura, assicura che il box doccia mantenga l’acqua sigillata all’interno, evitando sversamenti sul pavimento. Sono poi molte le opzioni di personalizzazione, come l’aggiunta di trattamenti idromassaggio o cromoterapia, che trasformano la cura del corpo in un momento di autentico comfort.
Tutto questo dimostra che la qualità dell’abitare dipende dalla precisione del design e mai dai metri quadrati.
Quando si progetta il bagno si parte quasi sempre dagli elementi principali. Le piastrelle, il lavabo, i sanitari, la rubinetteria… Sono le scelte che richiedono più tempo e più energie, quindi è normale concentrarsi soprattutto su quelle.
Si immagina l’effetto finale, si cercano i materiali giusti, si confrontano colori e finiture finché tutto non sembra finalmente al proprio posto. Poi però arriva il momento in cui il bagno è pronto davvero e si inizia a viverlo nella quotidianità.
Ed è lì che spesso ci si accorge che qualcosa non convince fino in fondo.
L’asciugamano non ha un posto preciso. Sul lavabo c’è il flacone del sapone liquido acquistato al supermercato. Il portarotolo è stato scelto velocemente “giusto per averlo” (o addirittura la carta igienica è appoggiata “temporaneamente” sul bidet). Gli accessori del bagno mancano e quelli presenti sono tutti diversi tra loro e sembrano aggiunti poco alla volta.
Sono dettagli piccoli, ma nell’insieme cambiano completamente la percezione dello spazio.
Perché anche un bagno progettato bene può sembrare incompleto o poco curato se gli accessori vengono lasciati per ultimi o scelti senza una visione d’insieme. In realtà sono proprio loro a chiudere davvero il progetto.
In questo articolo vediamo quali sono gli errori più comuni nella scelta degli accessori bagno e come evitarli per ottenere un bagno curato, coerente e accogliente.
Si investe tempo ed energia nella scelta degli elementi principali.
Poi però gli accessori vengono comprati di fretta, oppure rimandati all’infinito.
“Li scelgo con calma.” “Per ora uso questo.” “Tanto è solo un portarotolo.”
E invece no.
Perché il bagno senza accessori scelti bene è come, una torta senza decorazione finale, un divano senza cuscini, una tavola elegante apparecchiata con bicchieri di plastica.
Manca qualcosa.
E quel qualcosa si vede subito.
Un dispenser commerciale con quelle etichette brutte, vistose e colori shocking solo per attirare la tua attenzione dagli scaffali del supermercato.
Asciugamani senza una posizione precisa.
Un portarotolo scelto al volo o addirittura il rotolo di carta igienica è ancora appoggiato lì da qualche parte in bagno, perché non abbiamo avuto tempo di comprarlo oppure, il tempo lo abbiamo avuto, ma non sappiamo quale scegliere per paura di sbagliare.
Insomma, tanta confusione nella mente e anche nel bagno.
Anche un bagno bello, con piastrelle e mobili scelti accuratamente, rischia di sembrare poco curato.
Lo dico anche per esperienza personale.
Quando ho arredato il mio primo bagno avevo scelto tutto con attenzione: piastrelle, mobile, box doccia, specchio, luci.
Poi però ho lasciato per mesi il solito sapone del supermercato sul lavandino dicendomi: “Vabbè, poi scelgo un dispenser carino.”
Quel “poi” è diventato lunghissimo.
E ogni volta che entravo in bagno, sentivo che qualcosa stonava, anche se non riuscivo subito a capire cosa.
Finché ho realizzato una cosa: gli accessori non sono l’ultima parte del progetto.
Sono quelli che lo completano davvero.
Iniziamo con ordine: quali sono gli accessori bagno più utilizzati?
Immagine generata con l’AI
Quando si parla di accessori bagno, spesso si pensa a dettagli “secondari”.
In realtà sono gli elementi che utilizziamo ogni giorno e che incidono tantissimo sia sull’estetica sia sulla praticità del bagno.
Gli accessori bagno più utilizzati sono certamente:
Quando i dettagli “parlano la stessa lingua”, il bagno sembra immediatamente più elegante.
ERRORE 5 • Evita il “rumore visivo”
Non lasciare in vista confezioni e prodotti commerciali, questo cambia completamente la percezione del bagno.
Flaconi colorati, etichette enormi, packaging diversi ovunque creano rumore visivo.
E spesso non ce ne accorgiamo più, perché ci conviviamo ogni giorno.
Uno dei cambiamenti più semplici ma anche più efficaci è scegliere dispenser che non fanno “rumore visivo” e ricaricabili, con un vantaggio immediato sia per l’impatto visivo sia per la sostenibilità ambientale.
Alle volte è sufficiente questo per dare subito un aspetto più ordinato e rilassante.
Lo stesso vale per:
scatole aperte;
confezioni di carta igienica in vista;
prodotti lasciati sparsi sul piano del lavandino.
Meno elementi visibili = bagno più curato
Immagine generata con l’AI
Riponi il più possibile nei vani chiusi, utilizzando il più possibile organizer che ti aiutano a mantenere l’ordine in bagno.
Immagine generata con l’AI
Se hai mensole e ripiani a vista usa il più possibile contenitori carini e uguali, o simili, tra loro per contenere tutti quegli oggetti antiestetici.
ERRORE 6 • Pensare solo all’estetica e non alla praticità
Immagine generata con l’AI
Un accessorio può essere bellissimo… ma scomodissimo da usare.
Prima di scegliere chiediti:
è facile da pulire?
resiste all’umidità?
è pratico nella vita quotidiana?
dove verrà posizionato?
Per esempio:
un porta asciugamani troppo lontano dal lavabo diventa scomodo;
materiali troppo delicati si rovinano velocemente;
troppi accessori appoggiati a terra rendono meno agevole la pulizia quotidiana.
La bellezza deve sempre convivere con la funzionalità.
Ad esempio, quando si posizioni la barra porta asciugamani, prenditi il tempo di valutarne bene la posizione.
Un metodo semplice è utilizzare lo scotch carta per segnare l’ingombro direttamente sulla parete, così da visualizzare subito l’impatto reale dell’elemento nello spazio.
A quel punto diventa molto più facile simulare i movimenti quotidiani, come ad esempio quando ci si lava le mani o si prende l’asciugamano, per capire se la posizione scelta è davvero comoda oppure se è meglio rivederla prima del montaggio definitivo.
A volte, nel tentativo di decorare o rendere il bagno più completo, si finisce per aggiungere troppi oggetti.
In realtà il bagno ha bisogno anche di respiro visivo. Non serve riempire ogni superficie o ogni angolo disponibile.
Meglio pochi accessori scelti con attenzione che una somma di elementi messi insieme senza una vera logica. Un bagno ordinato trasmette immediatamente una sensazione di maggiore benessere e pulizia.
C’è anche un aspetto molto pratico che spesso si sottovaluta: l’ordine tende a generare ordine. Se una superficie è già piena di oggetti, anche le azioni più semplici diventano scomode.
Per esempio, se devo appoggiare un pettine mentre mi sto pettinando, dovrei poterlo fare senza dover spostare ogni volta crema viso, crema corpo e dentifricio per liberare lo spazio. Quando questo succede, il bagno smette di essere funzionale e diventa caotico anche nei gesti quotidiani più banali.
I dettagli fanno davvero la differenza
Immagini generate con l’AI
Spesso pensiamo che siano le grandi scelte a cambiare un ambiente.
Ma nella realtà sono i dettagli a dare personalità agli spazi.
Quindi basta porta asciugamani scelti all’ultimo minuto.
Basta dispenser improvvisati e dai colori shocking.
Basta flaconi lasciati lì “temporaneamente” per mesi.
Perché il tuo bagno merita di sentirsi davvero completo.
E tu meriti di sentirti a tuo agio nel tuo bagno.
Vuoi un bagno più curato? Parti da qui
Osserva il tuo bagno con occhi diversi.
Chiediti:
cosa stona?
cosa sembra provvisorio?
quali dettagli non ti rappresentano davvero?
A volte bastano pochi cambiamenti per trasformare completamente la sensazione che trasmette uno spazio.
E spesso il segreto non è rifare tutto da capo.
È semplicemente scegliere meglio gli ultimi dettagli.
La guida pratica e gratuita che ti aiuta a riscoprire la bellezza dei tuoi spazi, passo dopo passo. Con esercizi pratici, consigli concreti e piccoli accorgimenti di styling, ritroverai armonia, entusiasmo e autostima, trasformando la tua casa in un luogo che ti accoglie e ti rappresenta ogni giorno.
C’è un momento nell’anno in cui il mondo del design si ferma, guarda al proprio lavoro e si chiede: è abbastanza buono da reggere il confronto con i migliori talenti del pianeta? Quel momento è adesso. Le iscrizioni all’A’ Design Award and Competition 2027 sono ufficialmente aperte, e la scadenza per la presentazione anticipata delle candidature è il 30 giugno.
dettaglihomedecor.com è media partner ufficiale dell’A’ Design Award & Competition, e ogni anno segue il concorso con copertura dedicata: dai call for entries all’annuncio dei vincitori, previsto per il 1° maggio 2027. Anche i risultati di questa edizione saranno pubblicati in anteprima sulle nostre pagine.
Se sei un designer, un architetto, uno studio creativo o un’azienda che ha prodotto qualcosa di cui andare fieri, questo articolo fa per te. Vi raccontiamo perché partecipare all’A’ Design Award può fare la differenza nella tua carriera, come funziona il concorso, e — per darti subito un’idea del livello a cui ti misuri — una selezione dei progetti vincitori delle edizioni precedenti scelti dalla nostra redazione.
Cos’è l’A’ Design Award & Competition
Fondato nel 2008, l’A’ Design Award & Competition è oggi uno dei premi di design più prestigiosi, influenti e seguiti a livello mondiale. Non è un concorso come gli altri: è un sistema peer-reviewed, giurato, con votazione anonima, che valuta i progetti sulla base di criteri scientifici sviluppati nell’arco di anni di ricerca sul campo.
La missione del premio è semplice nella forma e ambiziosa nella sostanza: creare consapevolezza e apprezzamento globale per il buon design, e motivare i creativi a produrre progetti che facciano avanzare la società. Ogni anno, designer, architetti, aziende, istituti di ricerca e studenti da tutto il mondo si misurano in oltre 100 categorie, rendendo l’A’ Design Award uno dei barometri più attendibili dell’eccellenza creativa internazionale.
Vincere l’A’ Design Award non è solo un riconoscimento: è un investimento nella propria reputazione professionale, nella visibilità internazionale del proprio studio o brand, e nella credibilità del proprio lavoro agli occhi di clienti, media e colleghi di tutto il mondo.
Perché partecipare: 10 benefici per designer, studi e aziende
Partecipare all’A’ Design Award and Competition 2027 significa accedere a un ecosistema di visibilità, riconoscimento e opportunità professionali che pochi altri premi al mondo sono in grado di offrire. Ecco i 10 principali vantaggi che attendono i vincitori:
Esposizione internazionale — I progetti vincitori vengono promossi presso giornalisti, media partner e pubblico specializzato in oltre 108 Paesi, con una copertura che va ben oltre il proprio mercato locale.
Pubblicazione nell’annuario ufficiale — Ogni progetto premiato viene pubblicato nell’annuario A’ Design Award, disponibile in versione cartacea e digitale, distribuito a musei, biblioteche e istituzioni culturali di tutto il mondo.
Campagna PR internazionale — I vincitori accedono a un programma estensivo di relazioni pubbliche: press release multilingue redatti e distribuiti tramite DesignPRWire, outreach verso magazine cartacei e digitali, newsletter dedicate e campagne media su più canali.
Inclusione nelle World Design Rankings — I vincitori entrano nelle classifiche mondiali del design, visibili a livello internazionale e consultate da buyer, media e committenti di tutto il mondo.
Gala Night in Italia — invito esclusivo alla cerimonia di premiazione in black tie, occasione unica di networking con i migliori professionisti del design a livello globale.
Trofeo A’ in stampa 3D metallica — un oggetto fisico di alto valore simbolico, prodotto con tecnologie additive che rendono ogni pezzo unico e non replicabile con processi manifatturieri tradizionali.
Logo Winner con licenza perpetua e worldwide — il sigillo di qualità A’ Design Award può essere utilizzato su prodotti, packaging e materiali di comunicazione a vita, rafforzando il posizionamento del brand in ogni mercato.
Esposizione fisica al MOOD Museum of Design in Italia — i progetti vengono esposti in una mostra curata nel cuore del Paese che ha fatto del design una delle proprie identità più riconoscibili nel mondo.
Traduzione in oltre 100 lingue — la descrizione del progetto viene tradotta e distribuita in più di 100 lingue native, moltiplicando esponenzialmente la visibilità internazionale del lavoro premiato.
Feedback della giuria e scoresheet — i partecipanti ricevono un dettagliato feedback valutativo che rappresenta di per sé un valore professionale raro e prezioso, indipendentemente dall’esito della gara.
Le candidature all’ A’ Design Award and Competition 2027 vengono valutate da una Grand Jury internazionale composta da accademici affermati, professionisti del settore e rappresentanti dei media di fama internazionale. Il processo di valutazione è di tipo blind peer-review: i progetti vengono giudicati in forma anonima rispetto a criteri scientifici pre-stabiliti, garantendo l’assoluta indipendenza e l’equità del giudizio.
Prima ancora della valutazione formale, ogni partecipante registrato può accedere gratuitamente al Preliminary Design Score Service: un’anteprima del potenziale competitivo del proprio progetto, senza alcun obbligo di candidatura. Uno strumento prezioso per decidere in modo informato se e come procedere.
Una selezione di progetti vincitori delle edizioni precedenti
Per dare concretezza a ciò di cui stiamo parlando — e per mostrare il livello straordinario dei progetti che ogni anno il concorso porta alla luce — ecco una selezione di design premiati nelle edizioni passate, scelti dalla redazione di dettaglihomedecor.com tra le categorie più vicine al mondo dell’interior design, dell’architettura e del decor.
Plastic Box Supermarket — Premio Argento | Interior Space, Retail and Exhibition Design
Progettista: Joan David Martínez Jofre | Credito immagine: Leonardo Cóndor
Un supermercato ripensato dall’interno. Joan David Martínez Jofre trasforma un ambiente commerciale convenzionale in un’esperienza spaziale di grande impatto visivo, giocando con la plastica come materiale protagonista — non nascosto, ma esibito con ironia e consapevolezza progettuale. Un progetto che dimostra come anche gli spazi della distribuzione quotidiana possano essere luoghi di riflessione estetica e concettuale. Ne abbiamo parlato nel nostro articolo “Plastic Box: brutalismo sostenibile nel retail firmato Minimal Studio”
Olivino Restaurant — Premio Platinum | Interior Space, Retail and Exhibition Design
Progettista: Not A Studio | Credito immagine: Mountain Imagery, Olivino
Not A Studio firma uno degli interior design di ristorazione più riusciti degli ultimi anni. Olivinoè un ristorante in cui lo spazio non è sfondo ma narrazione: materiali selezionati con cura, un’atmosfera intima e contemporanea, un’attenzione al dettaglio che trasforma l’esperienza del pasto in qualcosa di memorabile. Premio Platinum — il riconoscimento più alto dell’A’ Design Award — assegnato a un progetto di rara coerenza.
Il nome dice tutto: una sedia che è anche una gabbia, un rifugio, una scultura abitabile. Masuo Fujimura costruisce un oggetto che oscilla con eleganza tra la funzione e la forma pura, con una struttura che evoca la leggerezza e la precisione artigianale della tradizione giapponese reinterpretata in chiave contemporanea. Premio Gold, categoria Furniture Design.
Suzumushi Tea House — Premio Argento 2025-2026 | Cultural Heritage and Culture Industry Design
Progettista: Hiroyuki Shinohara | Credito immagine: Craft Design Research Lab
Una casa da tè che porta nel contemporaneo l’essenza più profonda della cultura giapponese del cha-no-yu. Hiroyuki Shinohara progetta uno spazio in cui ogni elemento è studiato per favorire la presenza, il silenzio e la cura del gesto. Suzumushi — il nome del grillo cantore del folklore nipponico — suggerisce un’architettura che si fa ascoltare prima ancora che vedere. Premio Argento nella categoria Cultural Heritage and Culture Industry Design.
Human Haus Tp — Premio Vincitore 2023-2024 | Interior Space, Retail and Exhibition Design
Progettista: Minusplus Design
Un negozio di abbigliamento che fa del proprio spazio interno un manifesto di identità. Minusplus Design firma un interior retail in cui la relazione tra contenitore e contenuto è ripensata radicalmente: le scelte materiche, la distribuzione dei volumi e il sistema espositivo costruiscono un’esperienza coerente con i valori del brand. Vincitore all’edizione 2023-2024 nella categoria Interior Space and Exhibition Design.
Al Moosa Pediatric Clinics — Premio Argento 2023-2024 | Interior Space, Retail and Exhibition Design
Progettista: Caline Morcos Interiors
Progettare per i più piccoli richiede un’attenzione particolare alla dimensione umana e sensoriale degli spazi. Caline Morcos Interiors trasforma una clinica pediatrica in un luogo accogliente, rassicurante e capace di ridurre l’ansia associata all’ambiente medico: colori calibrati, scale dimensionali pensate per i bambini, una narrativa visiva che accompagna i piccoli pazienti lungo tutto il percorso. Silver A’ Design Award and Competition 2023-2024, una distinzione riservata a progetti di altissima qualità e grande impatto.
Mobili Comprimibili 10:1 — Premio Argento 2017-2018 | Furniture Design
Progettista: Christian Hammer Juhl
Un’idea che vale un brevetto: Christian Hammer Juhl progetta un sistema di mobili con un rapporto di compressione di 10 a 1 tra volume di spedizione e volume d’uso. Un’innovazione che risponde concretamente alle sfide della logistica contemporanea e dell’abitare in spazi ridotti, senza mai sacrificare la qualità estetica del risultato finale. Premio Argento nella categoria Furniture Design, edizione 2017-2018.
N200 Bluetooth Speaker — Premio Bronzo 2025-2026 | Audio and Sound Equipment Design
Progettista: Shenyang Orgdot Design Co., Ltd
Un altoparlante Bluetooth da tavolo che reinterpreta il product design audio con un linguaggio formale preciso e contemporaneo. Shenyang Orgdot Design Co., Ltd porta sul tavolo un oggetto che non vuole nascondersi: la sua presenza visiva è parte integrante del progetto sonoro. Premio Bronzo A’ Design Award 2025-2026 nella categoria Audio and Sound Equipment Design.
Trekronaa Tiny Cottage — Premio Bronzo 2021-2022 | Architecture, Building & Structure Design
Piccolo per scelta, non per necessità. Il Trekronaa Tiny Cottageè un’architettura minima che dimostra come le dimensioni ridotte possano essere un’opportunità progettuale anziché un vincolo. Ogni centimetro è pensato, ogni dettaglio è al servizio di un’idea di abitare essenziale e qualitativa. Premio Bronzo nella categoria Architecture, Building & Structure Design, edizione 2021-2022.
Axel Chair — Premio Iron 2020-2021 | Furniture Design
Progettista: Helle Nielsen
La sedia Axel di Helle Nielsen è un progetto di chiarezza formale e rigore strutturale. Premio Iron A’ Design Award and Competition 2020-2021 nella categoria Furniture Design: un riconoscimento che premia la qualità del progetto nella sua accezione più pura, indipendentemente dalla spettacolarità. Una sedia che vuole essere esattamente quello che è, e lo è con grande convincimento.
Curvline Bookshelf — Premio Argento 2025-2026 | Furniture Design
Una libreria che abbandona la riga dritta per abbracciare la curva come principio generatore. Curvline reinterpreta un mobile domestico tra i più classici con un linguaggio formale inaspettato, capace di trasformare la parete su cui si appoggia in un elemento architettonico a pieno titolo. Premio Argento nella categoria Furniture Design, edizione 2025-2026.
Una collezione di mobili per ufficio che porta nel workspace contemporaneo una qualità estetica solitamente riservata agli ambienti domestici di alto livello. Tangensridisegna la grammatica degli arredi da lavoro con un linguaggio formale coerente e raffinato, dimostrando che produttività e bellezza non sono in contraddizione. Premio Argento nella categoria Office Furniture Design, edizione 2022-2023.
Otsuchi Table Lamp — Premio Argento 2025-2026 | Lighting Products and Luminaries Design
La lampada da tavolo Otsuchiporta nel progetto di illuminazione domestica una sensibilità formale di matrice artigianale, in cui il dialogo tra materiale, luce e ombra è il vero soggetto del design. Premio Argento nella categoria Lighting Products and Luminaries Design, edizione 2025-2026: un riconoscimento che premia non solo la funzione ma la poesia dell’oggetto illuminante.
Jerry House Residential — Premio Gold 2016-2017 | Interior Space and Exhibition Design
Una casa privata che prende il proprio nome con leggerezza e porta nell’interior design residenziale una visione spaziale matura e raffinata. Jerry House vince il premio Gold nella categoria Interior Space and Exhibition Design nell’edizione 2016-2017: un progetto in cui ogni scelta — dalla palette cromatica alla distribuzione degli spazi — rivela una direzione progettuale precisa e coerente.
Terra Induction Hob — Premio Bronzo 2026 | Home Appliances Design
Progettista: Merel Philippart
Un piano cottura a induzione che trasforma un elettrodomestico in un oggetto di design degno di essere visto. Merel Philippart ripensa la grammatica formale della cucina moderna con un progetto che porta il nomeTerra come programma: un ancoraggio alla materia, ai materiali, a un’idea di cucina come luogo di cura e presenza. Premio Bronzo A’ Design Award 2026 nella categoria Home Appliances Design.
Come iscriversi al concorso A’ Design Award and Competition 2027
La partecipazione all’A’ Design Award and Competition è aperta a designer, architetti, studi creativi, aziende, istituti accademici e chiunque abbia realizzato un progetto di qualità — già realizzato o ancora in fase concept — in qualsiasi delle discipline coperte dal concorso.
Il processo è strutturato in tre fasi: registrazione gratuita e accesso al Preliminary Design Score (anch’esso gratuito), presentazione formale della candidatura con fee di nomina, e — in caso di vittoria — accesso automatico all’intero A’ Design Prize senza ulteriori costi aggiuntivi.
La scadenza per le candidature anticipate è il 30 giugno 2026. I risultati saranno annunciati pubblicamente il 1° maggio e i vincitori selezionati saranno pubblicati anche su dettaglihomedecor.com.
dettaglihomedecor.com è media partner ufficiale dell’A’ Design Award & Competition. Pubblicheremo i vincitori dell’edizione 2026-2027 il 1° maggio. Segui le nostre pagine per non perdere la copertura completa del concorso di design internazionale più seguito dell’anno.
Kerakoll colors lancia le nuove proposte cromatiche e lo fa attraverso il racconto di otto case, otto ambienti che ci consentono di cogliere nel concreto la personalità di ogni colore.
ph. Daniel Farò
Ciascuna casa esprime un gusto differente, ulteriore testimonianza della versatilità di questi colori.
Le otto nuove Color Chart – Neutral, Blue, Green, Brown, Yellow, Terracotta, Magenta e Purple – si affermano come autentici strumenti di progetto, capaci di mettere in relazione architettura, materiali, luce e paesaggio.
Le tonalità terrose dialogano con la pietra e la luminosità mediterranea; i blu, invece, richiamano il cielo e le sfumature delle ceramiche marine; i verdi evocano il legame con la natura e il benessere, mentre le nuance più intense e vibranti diventano espressione di creatività, carattere e sensibilità artistica.
Attraverso queste abitazioni, Kerakoll Colors ci porta in un viaggio di ricchezza espressiva costituita da un sistema coordinato di 1.500 tonalità per interni ed esterni.
Una palette concepita per creare continuità cromatiche, armonie raffinate o contrasti decisi, dando vita ad ambienti che interpretano in modo unico identità, emozioni e stile contemporaneo.
Il nostro racconto parte da una delle otto abitazioni, la casa di Amelianna
Nella casa di Amelianna a Milano il protagonista è il lilla e lo troviamo in cucina, in salotto e in camera da letto, accostato agli arredi che esaltano sé stessi e questo meraviglioso colore audace.
ph. Daniel Farò
Il contraltare al lilla arriva con i bagni, piastrellati e con un gusto retrò nei toni del pesca per il primo bagno e verde mela nel secondo.
Conosciamo un pò meglio Amelianna: una stylist giramondo.
Gli interni del suo appartamento sono infatti popolati da pezzi vintage raccolti nei mercatini di tutto il mondo che raccontano la passione della stilista per l’estetica degli anni Sessanta e per le icone che hanno segnato la storia del design.
ph. Daniel Farò
Libri d’arte e fotografia affiorano ovunque: riempiono gli scaffali, si accumulano sui mobili e trovano spazio persino sul pavimento. “Li colleziono dai tempi dell’università”, racconta con entusiasmo.
Tra gli oggetti a cui è più legata c’è un abito acquistato oltre vent’anni fa in un mercatino di New York: un capo speciale, stampato con un testo del poeta americano Allen Ginsberg. Oggi è custodito in un cubo di plexiglass e occupa un posto d’onore nella camera da letto, trasformato in un vero e proprio oggetto da collezione.
I colori scelti da lei per questo progetto: KK1000, KK8243, KK8090, KK3661, KK7090.
C’è un filo sottile che attraversa i migliori progetti di restauro contemporaneo: la capacità di ascoltare ciò che un edificio ha da dire prima ancora di intervenire su di esso. È esattamente questo che ha fatto PlaC architecture — Plateau Collaboratif — nell’appartamento torinese noto come Mazzini di Ringhiera, restituendo vita e identità a uno spazio del XIX secolo senza tradirne l’anima.
Cos’è una casa di ringhiera e perché è ancora attuale
Prima di tutto, un’archeologia affettiva. La casa di ringhiera è una tipologia residenziale popolare nata nell’Italia settentrionale tra Otto e Novecento: abitazioni organizzate attorno a un ballatoio lineare condiviso — la ringhiera, appunto — dove la vita privata e quella collettiva si sfiorano ogni giorno. Un modello nato dalla necessità, diventato nel tempo un patrimonio architettonico e sociale di straordinaria densità umana. A Torino, nel cuore del centro storico, questo tessuto urbano tardo ottocentesco è ancora leggibile con chiarezza. Ed è qui che PlaC architecture ha scelto di lavorare, non aggirando la tipologia ma facendone il cardine concettuale dell’intero progetto di ristrutturazione.
Il recupero della volta: il momento della rivelazione
Ogni progetto di restauro ha il suo momento chiave, quella svolta che definisce la direzione estetica e spaziale dell’intero lavoro. In questo appartamento di 90 mq nel centro di Torino, è stato il recupero della struttura a volta originaria. La rimozione dei soffitti sospesi in canneto — stratificazioni novecentesche che avevano occultato l’autenticità costruttiva dell’edificio — ha riportato alla luce un sistema architettonico di straordinaria qualità. Il risultato è una zona giorno amplificata, non solo nelle dimensioni fisiche ma nella sua percezione visiva, capace di respirare con la leggerezza propria degli interni storici più riusciti.
La cucina come scultura inserita nella massa
All’interno di questa narrazione fatta di scoperte e rivelazioni, la cucina emerge come un contrappunto preciso e studiato. Incassata in una nicchia diagonale, si presenta come un volume compatto e monomateriale: il trattamento cromatico la trasforma in qualcosa di simile a un oggetto scolpito nella materia circostante, un corpo solido che dialoga per contrasto con le superfici neutre degli spazi adiacenti. Non è un semplice elemento funzionale: è una presenza architettonica.
Fluidità e privacy: la grammatica degli spazi
PlaC architecture ha ridisegnato la distribuzione interna introducendo una pluralità di percorsi. La nuova configurazione genera una sequenza di spazi interconnessi che garantiscono continuità spaziale pur articolando diversi livelli di privacy — una qualità fondamentale in 90 metri quadri dove ogni scelta deve essere al tempo stesso generosa e precisa.
Il bagno per gli ospiti è il frutto di una soluzione tanto elegante quanto efficace: una geometria diagonale ottimizza il volume disponibile, mentre il trattamento continuo delle superfici tra pavimento e parete abbassa il baricentro visivo, ampliando la percezione dello spazio e della luce. Nel bagno padronale, invece, piastrelle di piccolo formato generano una griglia tridimensionale che definisce la cabina doccia con rigore quasi minimalista, ulteriormente scandita da una parete divisoria in vetro e da una variazione cromatica calibrata.
La libreria e l’ingresso: architettura che si fa arredo
Due elementi segnano con forza la qualità progettuale di Mazzini di Ringhiera. Il primo è una libreria lineare di circa dieci metri — concepita come autentico elemento architettonico — che integra funzione contenitiva, separazione tra soggiorno e zona lavoro, e struttura compositiva dell’intera parete. Il secondo è il modulo d’ingresso: pannelli scorrevoli in policarbonato creano un filtro fisico e visivo tra esterno e interno, incorporando al contempo una zona guardaroba. Trasparenza e opacità, apertura e riserbo, in un unico gesto progettuale.
Il colore come strumento critico
In questo progetto il colore non è decorazione: è linguaggio. PlaC architecture lo usa per enfatizzare aree funzionali specifiche, per segnare soglie invisibili, per dare peso o leggerezza a volumi e superfici. Una scelta concettuale coerente con la filosofia dello studio, che da oltre dieci anni lavora sulla valorizzazione delle qualità esistenti degli spazi — costruite e non — per evolvere verso qualcosa di sempre inaspettato.
PlaC architecture: progettare è collaborare
Fondato nel 2014 e attivo in Italia, India, Germania, Stati Uniti e Regno Unito, PlaC architecture — Plateau Collaboratif — è uno studio che opera nei campi dell’architettura, dell’urbanistica e del design. I suoi lavori sono stati selezionati e premiati in concorsi internazionali in tutta Europa. La ricerca critica sulla città, sui processi costruttivi e sugli stili di vita contemporanei è il motore di ogni progetto. Mazzini di Ringhiera ne è la dimostrazione più nitida: una casa di ringhiera del XIX secolo che non ha smesso di parlare al presente — e che, grazie a una ristrutturazione di appartamento a Torino condotta con sensibilità e rigore, è pronta per i prossimi cent’anni.
Progetto residenziale — 90 mq — TorinoProgettisti: PlaC architectureScopri di più: pla-c.eu0 Fotografie: Specchistudio
Per dare alla casa un’aria estiva e vacanziera, non è necessario pianificare una ristrutturazione completa né sostituire tutti gli arredi. Anche piccoli cambiamenti possono produrre l’effetto desiderato: tessuti più leggeri, colori naturali, qualche nuovo accessorio e più verde. Ti suggeriamo alcuni semplici modi per creare un’atmosfera estiva nei tuoi interni e dare vita a uno spazio in cui sarà più facile rilassarti dopo una giornata intensa.
1. I colori dell’estate: bianco, beige, sabbia, verde e azzurro
Può essere utile iniziare dai colori, perché sono quelli che influenzano più rapidamente l’atmosfera degli interni. In estate sono più adatte le tonalità chiare: bianco, écru, beige, sabbia. Illuminano la stanza, hanno un aspetto migliore alla luce naturale e si abbinano a tutto. Per evitare però che l’interno risulti troppo monotono, è bene spezzare i colori chiari con le tonalità che richiamano la natura: blu, verde e giallo sole.
2. Motivi botanici estivi: piante, foglie e fiori
Le piante conferiscono agli interni un tocco di freschezza e un’atmosfera vacanziera. Per creare una piccola giungla domestica, metti vicino alla finestra alcuni vasi con i fiori che hanno più bisogno di luce, mentre in altri angoli della stanza disponi quelli che tollerano la penombra. Un mazzo di fiori freschi, delle erbe ornamentali essiccate o dei rametti in un vaso accentueranno ulteriormente l’atmosfera estiva.
I motivi botanici possono comparire anche su tessuti eoggetti decorativi: cuscini, tende, poster, candele e persino ceramiche. Usa però con moderazione i delicati motivi a foglie e fiori, in modo da non appesantire troppo la stanza.
3. Tessuti estivi: lenzuola, copriletti e cuscini trasformano l’atmosfera degli interni
Coperte spesse, federe soffici e copriletti pesanti sono perfetti in autunno, ma in estate possono risultare troppo caldi ed eccessivi. Per dare alla stanza un’atmosfera più estiva, sostituiscili con tessuti più chiari e leggeri, come un plaid sottile color beige, un copriletto leggero o federe dalle tonalità chiare. I tessuti non devono necessariamente essere perfettamente lisci o eleganti: è più importante che risultino visivamente leggeri e che richiamino la natura. Scegli il lino e il cotone, oltre ai tipici colori e motivi estivi.
4. Decorazioni naturali: vimini, legno e intrecci
Gli elementi naturali attenuano perfettamente l’effetto austero, soprattutto negli ambienti in cui predominano mobili semplici, frontali lisci e pareti chiare. Sono perfetti ceste, vassoi, copri-vasi, cornici, portatovaglioli, lanterne e piccole decorazioni in vimini, rattan, erba marina o legno.
Non è necessario metterli ovunque. Bastano pochi elementi, come una cesta intrecciata accanto al divano, un vassoio di legno sul tavolo, un portavaso in vimini e una lanterna sulla cassettiera. Questi complementi d’arredo conferiscono all’appartamento un tocco di naturalezza e leggerezza, senza però ingombrare lo spazio.
5. Illuminazione calda: lanterne, candele e lampadine che creano atmosfera
La sera è meglio rinunciare a una forte illuminazione dall’alto e optare invece per alcuni faretti più piccoli. La luce d’atmosfera è solitamente quella laterale, leggermente soffusa e dai toni caldi. A rendere più accogliente l’atmosfera della stanza ci penseranno accessori come una lanterna, una candela a LED, una ghirlanda luminosa o una lampadina posizionata accanto al divano. È utile anche decorare il balcone o il terrazzo con ghirlande luminose.
6. Il profumo come elemento di arredo
Il profumo agisce più rapidamente delle decorazioni: cambia il modo in cui percepiamo una stanza prima ancora che ce ne rendiamo conto. In estate sono più indicate le note più leggere, come gli agrumi, la menta, la lavanda, le erbe aromatiche o quelle marine. Puoi introdurle con candele profumate, diffusori o bustine profumate per l’armadio. È importante che il profumo non sia troppo forte e pesante. Vaniglia o caramello sono fragranze molto apprezzate, ma in estate possono risultare stucchevoli.
7. Un angolino di relax in stile vacanziero
Per notare la differenza, a volte basta un solo angolo estivo, non è necessario rinnovare l’intero appartamento. Puoi creare un angolino di relax in stile vacanziero decorando la poltrona con un cuscino chiaro, aggiungendo accanto un tavolino bianco con una lampada, alcune piante e delle decorazioni in vimini.
L’importante è non ingombrare lo spazio con una serie di oggetti selezionati a caso. Scegli 2 o 3 elementi d’arredo che favoriscano davvero il relax, ad esempio un cuscino morbido, un vassoio, una candela, una cesta per il plaid o una piccola mensola. In questo modo potrai creare una mini oasi di vacanza, praticamente senza sforzo.
FAQ: La casa come rifugio estivo: 7 idee per interni estivi in stile naturale
Come ricreare l’atmosfera delle vacanze a casa?
Le federe dai colori chiari, un copriletto leggero, un nuovo vaso, una pianta in un portavaso decorativo e il fatto di riporre gli accessori più adatti all’autunno e all’inverno fanno davvero un’enorme differenza.
Quali decorazioni si abbinano a un interno estivo in stile naturale?
Sono le decorazioni in legno, vimini, rattan, erba marina, ceramica e vetro. È consigliabile scegliere colori che richiamino l’acqua, la spiaggia e la natura: bianco, beige, verde, azzurro e giallo sole.
Come evitare un eccesso di accessori estivi per la casa?
La scelta migliore è limitare il numero di piccoli soprammobili ed evitare di decorare ogni spazio libero. È meglio scegliere alcuni elementi più grandi, ad esempio una cesta, una lanterna, un vaso o un copriletto decorativo.
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Il nero è entrato con decisione negli spazi più intimi della casa, trasformando il bagno da ambiente puramente funzionale a luogo di puro design. Audace, sofisticato, capace di evocare atmosfere da boutique hotel, il bagno nero è ormai una scelta consolidata nei progetti di interior più ricercati — e non solo nei grandi cantieri di lusso. Che si tratti di una ristrutturazione completa o di un semplice aggiornamento estetico, il nero offre una versatilità sorprendente: si abbina al bianco per creare contrasti netti e contemporanei, dialoga con il legno per atmosfere calde e naturali, si moltiplica in versione total black per chi non teme l’impatto cromatico.
Ma come si progetta davvero un bagno nero che funzioni, esteticamente e praticamente? Lo raccontano due brand di riferimento nel settore — Ideal Standard e Geberit — che interpretano questa tendenza ciascuno a modo proprio.
Nero Seta di Ideal Standard: quando la finitura fa la differenza
Tutto parte dalla texture. Ideal Standard ha introdotto la finitura Nero Seta — un rivestimento dal delicato effetto che richiama il tessuto — per elevare il concetto di bagno nero al di là della semplice scelta cromatica. Non si tratta di verniciare in nero ogni superficie, ma di portare nelle finiture una qualità tattile e visiva che trasforma ogni elemento in un oggetto di design.
Nero Seta è disponibile per un’ampia gamma di prodotti: dai miscelatori per lavabi delle collezioni Ceraline e Cerafine O — la prima con forme organiche e cilindriche, la seconda dal segno più audace e geometrico — ai miscelatori termostatici per doccia della gamma Ceratherm T. Tutti equipaggiati con le cartucce a dischi ceramici FirmaFlow® e FirmaFlow Therm®, garanzia di precisione nella regolazione della temperatura e di un utilizzo dell’acqua più consapevole.
Ideal Standard
La gamma si estende alle soffionate e doccette Idealrain, ai lavabi e sanitari della collezione Tesi — con i vasi dalla silhouette slanciata e la tecnologia di scarico AquaBlade® per una pulizia più efficiente — fino ai piatti doccia Ultra Flat New, tra i più sottili presenti sul mercato. Completano l’offerta le cabine e le docce walk-in Connect 2 e i miscelatori da cucina Ceralook, per chi vuole portare la coerenza estetica del nero oltre i confini del bagno.
Ideal Standard
Il risultato è un ecosistema progettuale che consente di costruire un bagno nero moderno completo, curato in ogni dettaglio, senza rinunciare alle performance tecniche.
Come abbinare il nero: i consigli di Geberit
Scegliere il nero è solo il primo passo. Saperlo valorizzare con gli abbinamenti giusti è ciò che separa un bagno davvero riuscito da uno semplicemente dark. Geberit, brand europeo di riferimento nel settore dei prodotti sanitari, offre una prospettiva preziosa su come integrare il nero nei bagni moderni con equilibrio e personalità.
Il punto di partenza è il contrasto. Il nero si esalta quando entra in dialogo con altri materiali e colori: l’accostamento con superfici chiare, lucide o materiche crea dinamismo visivo e valorizza la pulizia delle linee. Ne è un esempio la placca di comando Sigma50, disponibile in combinazioni personalizzabili al 100%: il classico abbinamento tra la copertura bianca lucida e i tasti in nero cromato porta in bagno quel dettaglio sottile ma decisivo che fa la differenza nel progetto complessivo.
Geberit
Bagno nero e bianco: il classico che non tramonta
La combinazione bagno nero e bianco è forse la più immediata e la più efficace. Il contrasto netto tra le due cromie restituisce ambienti contemporanei, quasi fotografici nella loro precisione compositiva. Geberit propone questa dialettica anche nella versione più inaspettata — come nella placca Sigma50 in ardesia con tasti e profili in oro rosso — dimostrando che il nero non è mai solitario: è sempre una presenza relazionale, che acquista forza grazie a ciò che gli sta accanto.
Bagno nero e legno: calore e naturalità
Geberit
Quando il bagno nero e legno si incontrano, il risultato è un’eleganza meno cerebrale e più sensoriale. Il legno ammorbidisce il rigore del nero, portando calore e umanità in un ambiente che altrimenti rischierebbe di risultare freddo. Geberit interpreta questa tendenza con il mobile sottolavabo della serie Acanto in nero opaco abbinato a un piano in melaminico effetto legno — un mix che unisce design contemporaneo e sensazione di accoglienza domestica.
Ideal Standard
Anche Ideal Standard suggerisce questa direzione: la finitura Nero Seta, abbinata a materiali naturali come legno, marmo e pietra, crea ambienti di grande stile, dove il lusso è questione di materia prima, non di ostentazione.
Total black: per chi non ha paura del buio
C’è poi chi sceglie di non mediare e punta tutto sul bagno total black. Un’opzione certamente più radicale, ma capace di creare atmosfere di forte impatto, quasi cinematografiche. In questo caso, la chiave è la varietà di texture e finiture all’interno della stessa palette cromatica: nero opaco e nero lucido, nero seta e nero cromato convivono creando profondità e stratificazione visiva.
Ideal Standard
Geberit accompagna questa scelta con soluzioni pensate apposta: la placca touchless Sigma80 square in total black — con le sue sottili barre luminose che si illuminano al solo sfioramento — trasforma un elemento tecnico in un gesto di design. La canaletta doccia CleanLine50 in nero cromato aggiunge un ulteriore tocco di tendenza alla zona doccia. E per chi cerca la discrezione, la placca Sigma70 square nella versione opaca restituisce un risultato minimalista e flottante, quasi invisibile alla parete.
GeberitGeberit
Progettare il bagno nero: qualche regola d’oro
Prima di lanciarsi in una ristrutturazione all-black, vale la pena tenere a mente alcune considerazioni pratiche. Il nero, per quanto affascinante, tende ad assorbire la luce: è fondamentale compensare con una progettazione illuminotecnica attenta, puntando su luce naturale dove possibile e su punti luce multipli e ben distribuiti. Le superfici scure richiedono anche una manutenzione più frequente: calcare e aloni risultano più visibili rispetto alle finiture chiare, motivo per cui vale la pena investire in prodotti di qualità, con tecnologie che facilitino la pulizia come l’AquaBlade® di Ideal Standard.
Infine, il nero funziona in ogni dimensione di spazio — dal bagno padronale alle stanze da bagno più compatte — ma richiede coerenza progettuale. Meglio pochi elementi scelti con cura che un accumulo di nero senza visione d’insieme.
Il bagno nero non è una moda passeggera. È una dichiarazione di stile che, se progettata con intenzione, trasforma ogni momento quotidiano in un’esperienza estetica.
Come arredare un monolocale tra stile e comodità: colori, soppalchi, nicchie e soluzioni salvaspazio per vivere bene anche in pochi metri quadri.
Nelle grandi città in particolare, è sempre più diffusa la tendenza a scegliere di vivere in appartamenti piccoli. Il boom dei monolocali si può spiegare in diversi modi, chiamando in causa innanzitutto i cambiamenti sociali che hanno portato, negli ultimi anni, a un calo della natalità e a un aumento del numero di single.
Da non dimenticare, inoltre, sono i prezzi decisamente alti delle abitazioni di metratura maggiore. In contesti urbani come Milano o Roma, per molti è difficile se non impossibile accedere da soli all’acquisto o alla locazione di bilocali o trilocali. Un altro aspetto da citare riguarda il cambiamento di approccio al concetto di abitare. A imprimere la svolta ci stanno pensando soprattutto i giovani della Gen Z, che non considerano più la casa come un luogo da mostrare per vantarsi, ma come un nido dove trovare rifugio dopo una giornata faticosa e uno spazio che deve far stare bene.
Ecco perché, quando si decide di andare a vivere in un monolocale, lo si fa spesso con il massimo dell’entusiasmo e con la voglia di mettersi in gioco a livello creativo. Quali sono gli spunti più interessanti da seguire per coniugare comodità e stile? Scopriamoli in questa piccola guida!
Paura dei colori? No grazie!
Un errore che molti commettono quando arredano un monolocale è quello di focalizzarsi solo sul bianco, animati dalla convinzione di riuscire, in questo modo, ad aumentare la percezione visiva dell’ambiente. Il rischio, così facendo, è quello di mettere in primo piano un effetto ospedale tutto tranne che gradevole.
In un monolocale si può tranquillamente giocare con i colori, a patto di puntare all’armonia. Giusto per citare un esempio, ricordiamo la possibilità di scegliere, per le pareti, un neutro come il beige, che si abbina alla perfezione a parquet di essenze chiare,spezzando poi la continuità cromatica con complementi rosso acceso.
Questo colore va benissimo per le sedie e il tavolo del living, ma anche per i soprammobili da mettere in bella mostra sulla libreria.
Soppalco con stile
Uno degli aspetti più apprezzati del monolocale riguarda la possibilità, in caso di soffitti alti e della presenza di determinati requisiti normativi, di creare un’area soppalcata da adibire a camera da letto o a studio per lo smart working. I trend del momento vedono in primo piano, quando si tratta di arredarla, il ricorso a legni dalle cromie luminose, in omaggio allo stile scandinavo (se sei alla ricerca di ulteriore ispirazione, qui puoi trovare idee per soppalchi moderni e riferimenti alla normativa vigente).
Nicchie eleganti
Quando ci si occupa dell’arredamento di un monolocale, è essenziale dare senso a ogni singolo angolo. Predisporre delle nicchie è quindi un’ottima idea, ma bisogna procedere con buonsenso. Dedicare questi spazi a libri e soprammobili va bene, ma senza mettere troppo in secondo piano la praticità.
Questo aspetto può essere esaltato scegliendo la zona della nicchia per lo smart working. Qui si può installare una scrivania a scomparsa, che può essere utilizzata senza problemi anche per i pasti, e posizionare anche dettagli decorativi come piante o piccoli soprammobili.
Come separare con stile la zona notte
Un’indubbia sfida per chi vive in un monolocale è quella di avere sufficiente intimità nella zona notte. Sono diversi i modi per separarla dal resto della casa senza sacrificare armonia e stile (parliamo ovviamente di situazioni in cui non ci sono i presupposti per realizzare una zona soppalcata).
Si può optare per una tenda di un colore in palette con quello delle pareti. Un ulteriore consiglio, semplice ma capace di fare una grande differenza, è quello di sopraelevarla leggermente con uno scalino. Tornando al trucco della tenda, ricordiamo che il suo colore può essere richiamato anche grazie a un abbinamento cromatico studiato con i soprammobili della zona giorno.
C’è un momento preciso in cui un terrazzo smette di essere uno spazio accessorio e diventa un’estensione naturale della casa. Accade quando architettura, materiali e funzionalità convergono in soluzioni capaci di rispondere a ogni capriccio del clima senza rinunciare all’estetica. È esattamente questa la promessa delle nuove pergole in alluminio lanciate da Schüco PWS Italia, tra i protagonisti più autorevoli nel settore delle chiusure architettoniche di alta gamma.
La nuova collezione — articolata in pergole bioclimatiche e pergole con telo — fa parte della linea Designed for Schüco: una selezione curata di prodotti delle migliori aziende del mercato, scelti e distribuiti da Schüco per ampliare un’offerta già eccellente con soluzioni che coniugano innovazione tecnica, qualità dei materiali e design contemporaneo.
Pergole in alluminio bioclimatiche: quando la natura si regola da sola
Il concetto di pergola bioclimatica ha trasformato radicalmente il modo in cui pensiamo agli spazi aperti. Non più semplici coperture, ma veri e propri sistemi intelligenti capaci di modulare luce, aria e temperatura in modo quasi autonomo. Schüco PWS Italia propone tre modelli distinti, ognuno con una personalità progettuale ben definita.
Schüco Ray incarna la filosofia del minimalismo funzionale: struttura in alluminio, linee essenziali, lamelle orientabili fino a 150° che governano l’ingresso della luce e favoriscono la ventilazione naturale. Disponibile in versione autoportante o addossata a parete, copre moduli singoli fino a 608 cm di larghezza e 450 cm di sporgenza, adattandosi con eleganza tanto a una terrazza residenziale quanto a un contesto contract. Per chi cerca una pergola per esterno che sappia dialogare con l’architettura senza sovrastarla, Ray è una risposta convincente.
Schüco Zen porta la riflessione un passo oltre: non è una copertura, è un sistema integrato per organizzare lo spazio all’aperto. Nasconde con discrezione elementi tecnici e dispositivi di chiusura laterale, offrendo superfici modulabili fino a 627 cm di larghezza e 500 cm di sporgenza, con lamelle orientabili fino a 135°. Il risultato è un outdoor sofisticato, altamente personalizzabile, che trasmette quella sensazione di ordine e qualità tipica degli interni più curati.
Schüco Glide è invece la pergola più innovativa della linea bioclimatica, grazie all’adozione del sistema Clear che reinterpreta il concetto di pergola con telo in chiave contemporanea. Il meccanismo a pantografo permette al telo di impacchettarsi verso l’alto, liberando completamente lo spazio sottostante e restituendo una visuale a cielo aperto di rara purezza. Con larghezze fino a 715 cm e sporgenze fino a 550 cm, unisce gestione dell’acqua performante e ingombri ridotti in un unico prodotto adatto sia al residenziale che al contract.
Pergole in alluminio con telo: versatilità senza compromessi
Accanto alle soluzioni bioclimatiche, le pergole con telo della linea Designed for Schüco ampliano il repertorio progettuale con un approccio più essenziale ma altrettanto efficace. Tre modelli, tre caratteri differenti.
Schüco Icon è la pergola ideale per chi privilegia integrazione architettonica e duttilità. Addossata a parete, realizzata in alluminio e acciaio inox, si distingue per profili sottili e un design lineare che si inserisce senza sforzo in contesti residenziali di qualsiasi stile. La possibilità di affiancare più strutture la rende scalabile su superfici molto ampie, fino a 1.300 cm di larghezza e 650 cm di sporgenza.
Schüco Line risponde alle esigenze di coperture importanti, pensata per location residenziali e per il mondo Ho.Re.Ca. e contract. Il telo impermeabile e oscurante, abbinabile a chiusure laterali, illuminazione LED e sensori climatici, trasforma qualsiasi area aperta in uno spazio vivibile per la maggior parte dell’anno. Con sporgenze fino a 900 cm, è tra le soluzioni più performanti dell’intera gamma.
Schüco Zone chiude la collezione con la proposta più libera e contemporanea. Autoportante o addossata a parete, permette di coprire superfici fino a 700×700 cm con un telo unico, e di accostare moduli multipli senza dover raddoppiare i pilastri. Una qualità strutturale che significa anche estetica: linee pulite, ritmo compositivo coerente, nessun elemento superfluo.
Il nuovo standard del vivere outdoor
Quello che accomuna tutti e sei i modelli è una visione precisa: l’outdoor non è un luogo di passaggio ma uno spazio da abitare, con la stessa cura e la stessa intenzione progettuale riservata agli interni. Le pergole in alluminio di Schüco PWS Italia incarnano questa filosofia con coerenza, offrendo soluzioni che resistono alle stagioni senza piegarsi ai compromessi estetici.
In un momento in cui terrazzi, giardini e aree comuni sono tornati al centro dell’attenzione abitativa, la linea Designed for Schüco arriva con il tempismo e la sostanza di chi conosce profondamente il mercato. Perché vivere bene all’aperto, in fondo, è una questione di progetto.
Per informazioni sui prodotti e i rivenditori autorizzati: www.schuecopws.it
Tre giorni. Otto distretti. Oltre sessantamila visitatori. E un tema — Make This Moment Matter — che ha funzionato da bussola per brand storici e nuovi protagonisti, ognuno chiamato a rispondere alla stessa domanda: cosa significa progettare con intenzione, adesso? Dal 10 al 12 giugno, 3daysofdesign Copenhagen ha trasformato la capitale danese in un palcoscenico diffuso dove showroom, gallerie, cortili storici e rimesse navali hanno ospitato alcune delle proposte più interessanti del panorama internazionale del design. Abbiamo selezionato le novità che ci hanno convinto di più.
Fritz Hansen × Technics: quando il suono incontra il design
C’è qualcosa di profondamente danese nel modo in cui Fritz Hansen ha scelto di interpretare il tema del festival. Presso Løvstræde 5, nel cuore di Copenhagen, il marchio ha allestito Sound Club, un’installazione multi-spazio che esplora la connessione tra suono, luce e oggetto progettato. Ma la vera notizia è l’annuncio di una nuova collaborazione con Technics, il leggendario marchio audio giapponese sinonimo di cultura analogica e artigianalità sonora.
Il risultato più visibile di questa partnership sono le edizioni limitate coordinate della lampada KAISER idell Luxus 6631-T e del giradischi Technics SL-40CBT, entrambi declinati in una comune finitura bordeaux intenso che trasforma due oggetti iconici in un’unica dichiarazione di stile. Un incontro tra culture progettuali distanti che, invece di neutralizzarsi, si amplificano a vicenda.
Marazzi: un nuovo showroom nel cuore di Kuglegården
Tra le aperture più significative del festival c’è quella di Marazzi, che ha scelto l’occasione di 3daysofdesign Copenhagen per inaugurare un nuovo showroom all’interno di Kuglegården, il complesso storico recentemente riqualificato che è già diventato uno dei punti di riferimento della capitale per architettura e design contemporaneo.
Lo spazio non è una semplice vetrina commerciale: è un percorso progettuale che dimostra come la ceramica possa diventare elemento architettonico capace di definire superfici, volumi e atmosfere. Protagonista assoluta è la collezione Terramater, parte della linea Crogiolo, realizzata con materie prime italiane e il 60% di materiale riciclato, dove smalti speciali si fondono con la terra durante la cottura generando superfici di rara profondità cromatica. Il volume cucina — rivestito con le grandi lastre The Top Stone Look Silver Root White in dialogo con il pavimento in gres della collezione Slow — è la dimostrazione più efficace di come rigore contemporaneo e matericità possano coesistere senza tensioni.
“Copenhagen è oggi uno dei principali punti di riferimento internazionali per il design contemporaneo,” ha commentato Leonardo Tavani, Direttore Generale di Marazzi Group. “Con questa nuova apertura rafforziamo la presenza nei Paesi nordici e mettiamo a disposizione uno spazio dedicato alla scoperta delle nostre collezioni.”
Carl Hansen & Søn: l’equilibrio come principio progettuale
Nel flagship store di Bredgade 33, Carl Hansen & Søn ha presentato “Balanced Principles”, una mostra che riflette sui principi fondanti del design duraturo attraverso un dialogo serrato tra eredità storica e linguaggio contemporaneo. Al centro, come sempre, la figura di Hans J. Wegner: il divano CH280 esprime tutta la sua maestria nelle proporzioni, mentre l’iconica Wishbone Chair viene proposta in una raffinata versione con seduta in pelle.
Le novità più sorprendenti arrivano però da voci diverse. La scultorea Scimitar Chair di Fabricius & Kastholm porta un’espressione architettonica e audace, il lampadario Begonya di Øivind Slaatto traduce riferimenti botanici in luce, e la Porcelight di Erik Magnussen — realizzata in bone china — trasforma la purezza del materiale in una luminosità soffusa e quasi immateriale.
Al piano superiore, il duo londinese Mentsen ha presentato una serie di delicati mobili sospesi realizzati con materiali di scarto della produzione del marchio: un lavoro che esplora l’equilibrio nella sua forma più letterale, e che il 10 giugno si è trasformato in un workshop pratico aperto ai visitatori.
Ingo Maurer: YaYaHo, quarantadue anni e non sentirli
Negli spazi della Alice Folker Gallery, Ingo Maurer ha presentato “Here we YaYaHo again”, un nuovo capitolo nell’evoluzione di YaYaHo, il sistema di illuminazione a bassa tensione che dal 1984 ha ridefinito il modo di concepire la luce nello spazio. In quarantadue anni, YaYaHo non è mai davvero diventato un sistema nel senso convenzionale: è piuttosto un insieme di specchi, paralumi e corpi illuminanti sospesi tra due fili conduttori, privo di una forma definitiva e aperto all’interpretazione di chi lo utilizza.
ph. Julian Auch
La novità di questa edizione introduce nuove geometrie — cubi, paralumi e pannelli in pregiata carta giapponese — e, per la prima volta, la possibilità di posizionare alcuni moduli al di sopra dei cavi, introducendo una nuova dimensione verticale. Teso da parete a parete, installato ad angolo retto o in diagonale, YaYaHo continua a evolversi senza perdere la propria identità. Ad accompagnare la mostra, il talk “Mishmash in Design” con Axel Schmid, Head of Product & Project Design di Ingo Maurer, che ha esplorato il potenziale creativo dei contrasti e delle combinazioni inattese nel progetto.
Lapalma a 3daysofdesign Copenhagen: il colore come paesaggio
A Copenhagen, nel contesto di FRAMING all’interno dell’Odd Fellow Palace, Lapalma ha presentato “Colour Landscapes”, un progetto sviluppato con l’architetta e designer Raffaella Mangiarotti in continuità con il lancio del New Colour System presentato al Salone del Mobile.
L’allestimento è un gesto poetico e preciso: pareti e finestre avvolte da un tessuto bianco semitrasparente che scende fino a terra costruendo un effetto sospeso e rarefatto, dove il colore non appare come semplice superficie ma come strumento capace di orientare la percezione e definire le atmosfere. Il tessuto stesso diventa supporto narrativo, con la storia e le ispirazioni della nuova palette stampate direttamente sulla superficie. Al centro della stanza, il sistema modulare PLUS di Francesco Rota. Sullo sfondo, WOD di Mangiarotti. A terra, ZA SYSTEM di Shin & Tomoko Azumi assume una presenza quasi grafica. Più che una presentazione di prodotto, una lezione su come il colore possa riattivare forme già note e renderle nuovamente necessarie.
Saba: la casa come narrazione
All’interno dell’installazione corale “Echoes of Space”, Saba ha allestito un appartamento al terzo piano trasformato in uno spazio domestico dove le recenti collezioni compongono una narrazione fatta di forme organiche, texture avvolgenti e vibrazioni cromatiche.
Protagonista della stanza principale è il divano Up-Grade, progettato da Giuseppe Viganò quasi vent’anni fa e oggi reinterpretato con un’estetica più fluida e contemporanea. Accanto, il tavolo Teatro Magico nella nuova tonalità havana, affiancato da console e tavolini outdoor in ceramica smaltata firmati dallo studio 967arch. Nella seconda stanza, il sistema outdoor Oasi di Robin Rizzini e le poltroncine Voilà di Nicola Pavan completano un ambiente che non espone oggetti ma racconta uno stile di vita.
Ambientec × A-POC ABLE ISSEY MIYAKE × Atelier Oï: la luce si fa tessile
Alla Gallery 2112, uno degli oggetti più insoliti e raffinati del festival: il secondo prodotto della collezione “O Series”, nata dalla collaborazione tra A-POC ABLE ISSEY MIYAKE, lo studio di design svizzero Atelier Oï e la tecnologia manifatturiera di Ambientec. Una lampada portatile che abbina una struttura ovale in filo metallico a un paralume in Steam Stretch — la tecnologia tessile di Issey Miyake che crea superfici tridimensionali plissettate attraverso l’azione del calore — rimovibile e intercambiabile per adattarsi a diversi contesti.
Per l’edizione 2026 vengono presentate le varianti cromatiche WOOD e STONE, che reinterpretano attraverso il tessuto le texture organiche del legno e della pietra. Un oggetto che supera con eleganza i confini tradizionali del product design.
USM a 3daysofdesign Copenhagen: la bellezza della precisione svelata
Alla House of Design di Frederiksgade 1, USM Modular Furniture ha presentato “Greater Than the Sum”, un’installazione che smonta — letteralmente — l’iconico mobile USM Haller nei suoi componenti e li sospende nello spazio come una scultura. Sfere, tubi e pannelli sospesi nell’aria, ispirati ai disegni in vista esplosa dell’architettura e dell’ingegneria meccanica, rivelano ciò che normalmente rimane nascosto: la bellezza della precisione e l’ingegnosità di un sistema modulare rimasto inconfondibile per oltre sessant’anni.
La palette cromatica, in toni terrosi ispirati all’interior design scandinavo, evoca la calma serena dei dipinti di Vilhelm Hammershøi. Un omaggio alla cultura del luogo che non suona mai come citazione, ma come rispetto autentico.
Nodo Italia: il debutto di una visione tessile
Tra le novità più significative di questa edizione c’è il primo debutto internazionale di Nodo Italia a 3daysofdesign Copenhagen. L’azienda di Lazzate, in Brianza, porta a Copenhagen una visione del progetto radicata nella tradizione manifatturiera tessile italiana: tappeti, pouf e sistemi di sedute outdoor realizzati con Olyna®, il filato proprietario completamente riciclabile, prodotto senza acqua e senza additivi chimici.
In mostra, le collezioni di tappeti e i pouf Big Stone e Small Stone, insieme alle collezioni sviluppate con il designer Antonio Marras: il divano e la poltrona EVA e i pouf Pantheon. Un approccio che guarda al mondo della moda — con la stessa attenzione alle armonie cromatiche, alle texture e al valore narrativo dei materiali — e lo traduce in spazi abitativi di grande coerenza. “Le nostre collezioni non nascono per inseguire un consenso universale,” ha dichiarato Matteo Seroldi, CEO di Nodo Italia. “Nascono per esprimere un’identità.”
A-N-D: il Canada apre il suo primo flagship europeo
Durante il festival, il marchio canadese A-N-D ha inaugurato il suo primo flagship europeo a Copenhagen, presentando la mostra “North Quarters” distribuita su più piani. Al piano principale, una curatela in stile galleria con pendenti Contour e Pebble sospesi come una collana luminosa sopra un lungo tavolo da pranzo.
Ph. Studio Brinth
Al piano interrato, lampade da terra, applique e prototipi di prodotto per un’esperienza più tattile e diretta. All’ultimo piano, un respiro: una composizione di lampade Column e la cascata di luce del pannello Vale, con le macchine da espresso La Marzocco a disposizione dei visitatori. Un flagship che non vende oggetti ma racconta un punto di vista sul mondo.
Tre giorni che hanno confermato come 3daysofdesign Copenhagen sia ormai molto più di un appuntamento commerciale del settore: è il luogo dove il design rivela le proprie intenzioni, i propri valori e le proprie contraddizioni. Dove un mobile smontato e sospeso nel vuoto può dire più di qualsiasi catalogo. E dove il tema — rendere questo momento significativo — smette di essere uno slogan e diventa una pratica progettuale concreta.