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Quando il restauro di una casa storica diventa atto d’amore: ORA e il progetto Oblouková 171
C’è una soglia sottile tra il lasciare andare e il tenere duro. Oblouková 171 l’ha attraversata più volte nel corso di otto anni di cantiere, due figli nati nel mezzo, una pandemia, e la crisi silenziosa dell’artigianato tradizionale. Il risultato è oggi uno dei progetti di restauro più significativi della Repubblica Ceca: una casa storica multifunzionale nel centro storico di Žatec — città patrimonio UNESCO celebre per la coltivazione del luppolo — firmata dallo studio ORA (Original Regional Architecture).
Non un intervento di facciata. Non una ristrutturazione estetizzante. Qualcosa di molto più raro: una casa che sa di vissuto, di intonaco a calce ancora imperfetto, di travi recuperate da demolizioni lontane e di pavimenti consumati da secoli di passi. Un progetto che pone una domanda fondamentale prima ancora di disegnare una linea: cosa non è necessario toccare?
Il racconto di una casa storica: da eredità abbandonata a laboratorio architettonico
I bisnonni dei committenti si trasferirono a Žatec negli anni Venti del Novecento. Per generazioni, questa casa storica rimase il centro della vita familiare, fino alla Rivoluzione di Velluto, quando l’abbandono progressivo e i tentativi di ristrutturazione improvvisati — più dannosi di qualsiasi incuria — la ridussero a una rovina. Il tetto perdeva. I soffitti cedevano. Il fungo Serpula lacrymans, quello della marcescenza, aveva colonizzato le strutture lignee in modo aggressivo.
Quando la casa arrivò agli architetti di ORA come eredità inaspettata, era buia, fredda e compromessa. Eppure già nella soffitta dove il nonno nascondeva il suo distillato artigianale dietro una trave c’era qualcosa di irresistibile: la densità di una memoria che vale più di qualunque specifica tecnica.
ORA — Original Regional Architecture: una filosofia prima ancora di uno stile
Lo studio ORA — acronimo di Original Regional Architecture — non lavora secondo un’estetica predefinita, ma secondo una domanda: cosa è già qui, e come può bastare? Come rifiutare la sovrapproduzione di spazio quando lo spazio esiste già. Come reinterpretare invece di sostituire.
Per Oblouková 171, questo approccio ha significato collaborare con gli esperti della tutela del patrimonio storico di Žatec, imparare a mano nuda come si applica un intonaco a calce, trovare artigiani disposti ad accettare che le pareti non saranno mai perfettamente verticali — e che questo non è un difetto, ma una qualità.
“Ci siamo laureati su questo edificio”, scrivono gli autori nella memoria di progetto. Una frase che vale più di mille immagini: Original Regional Architecture non porta soluzioni preconfezionate. Porta ascolto.
Il cantiere: otto anni, materiali recuperati e una vasca di birra come moneta di scambio
Il processo di ristrutturazione di Oblouková 171 è durato otto anni. Segnato da blocchi finanziari, dalla pandemia di COVID-19, dalla difficoltà di reperire maestranze specializzate nel restauro tradizionale. Ma anche da momenti di scoperta pura: come le lastre di marmo rosso recuperate personalmente da un container di demolizione, trasportate in auto carico dopo carico per quattrocento chilometri. Ottenute in cambio di una cassa di Pilsner.
Il principio del riuso non è stato qui né ideologia né marketing: è stato necessità trasformata in poetica. Le travi del nuovo soffitto provengono da una casa demolita a Vrbovec e lavorano a mano. Le piastrelle del passaggio d’ingresso vengono da una fattoria della Boemia Meridionale, quasi identiche agli originali — distinguerle è praticamente impossibile. L’intero cortile è pavimentato con storiche piastrelle di Šatov, probabilmente rimaste in un fienile per un secolo intero.
Materiali di scarto, segnati chiaramente dal tempo. La casa storica di ORA è un collage, scrivono gli architetti. Ma un collage costruito senza contrasti.
La sfida tecnica: dalla volta crollata alla soffitta per il luppolo
Sul piano strutturale, i problemi erano numerosi. L’intera struttura è stata irrigidita con tiranti in acciaio. Una volta crollata è stata ricostruita da un maestro muratore. Il solaio compromesso — dove l’acqua filtrava abbondantemente e il fungo aveva raggiunto dimensioni tali da riempire una padella — è stato sostituito con una soletta in calcestruzzo.
L’intervento più complesso è stato il tetto: una soffitta a tre livelli per l’essiccazione del luppolo, tipica dell’architettura di Žatec. Sulle travi restano ancora i segni con cui gli operai contavano i sacchi. Le aziende locali si rifiutavano di assumersi il lavoro. ORA ha coinvolto maestri del mestiere che hanno riportato alla luce la grandezza di quella struttura.
Per la facciata — mutilata negli anni Novanta di ogni decorazione originaria — gli architetti hanno condotto una ricerca fotografica che ha portato al ritrovamento di un unico frammento d’archivio. Da lì hanno reinterpretato le decorazioni in stucco in una forma nuova e più essenziale: non una citazione letterale, ma un linguaggio nuovo nato da motivi storici.
Il nuovo che non disturba: porte in frassino, riscaldamento a pavimento e finestre su misura
Sotto le antiche piastrelle corre il riscaldamento a pavimento. Dietro gli intonaci irregolari si nasconde l’impiantistica contemporanea. Le nuove porte tagliafuoco — obbligatorie per le normative attuali — sono state progettate come interpretazione contemporanea delle tradizionali porte a riquadri, in frassino massello, completamente su misura. Le finestre mantengono i profili classici; dove le aperture sono state modificate, i nuovi infissi seguono disegni progettati dagli architetti.
Niente emerge come contrasto. Tutto si fonde.
I pavimenti del piano superiore, invece, sono stati lasciati quasi intatti: tavole massicce, alcune ancora fissate con chiodi in ferro battuto, consumate da secoli di utilizzo fino a far emergere i nodi lucidati dalle scarpe. Gli architetti li hanno levigati personalmente e vi hanno dipinto nuovi “tappeti” con colori a olio di lino. Un intervento nuovo destinato, lentamente, a consumarsi.
La taproom, gli appartamenti e una nuova vita per Žatec
Dare alla casa storica una funzione sostenibile è stato complesso quanto restaurarla. ORA ha cercato una vocazione capace di tenerla viva e aperta. La risposta, in una città patrimonio UNESCO celebre per il luppolo, era quasi ovvia: una taproom artigianale, realizzata in collaborazione con il mastro birraio di FALKON Flying Brewery. La qualità della birra e il modo di servirla riflettono l’atmosfera del luogo — rustica, densa, autentica.
L’edificio ospita oggi anche appartamenti per viaggiatori e una casa vacanze per i proprietari stessi. Di cosa ha bisogno una persona, oltre a una birra e una coperta?
Fusione: il concetto finale di Oblouková 171
Se dovesse avere un nome, il progetto si chiamerebbe fusione. O dissolvenza. Nuovo e antico si mescolano come se la stratificazione non si fosse mai interrotta. Come arrivare dalla nonna per una domenica in famiglia.
Oblouková 171 dimostra che il restauro di una casa storica non richiede budget illimitati né soluzioni spettacolari. Richiede ascolto, pazienza, e la volontà di accettare l’imperfezione come qualità. ORA — Original Regional Architecture — l’ha capito da tempo. E in questa casa ha trovato il suo manifesto più eloquente.
Progetto: Oblouková 171 (www.pivoaperina.cz) — Žatec, Repubblica Ceca Studio: ORA — Original Regional Architecture Funzione: Casa a schiera mista — taproom, alloggi turistici, casa vacanze Durata lavori: 8 anni – Fotogrfie BoysPlayNice
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