17 Giugno 2019 / / Architettura

Ti sei mai chiesto cosa fa un architetto in una ristrutturazione? Molte persone sono convinte che serva solo per preparare le pratiche edilizie e faccia al massimo un paio di scarabocchi.

E se non fosse così? E se sotto la facciata di semplicità che fa sentire un po’tutte le persone dei progettisti della propria casa ci fosse un processo lungo e impegnativo fatto di cose che nemmeno immagini?

Nell’articolo di oggi voglio prendere le difese dei miei colleghi e ti voglio mostrare, nero su bianco, quali siano gli step attraverso cui deve obbligatoriamente passare il tuo architetto per garantirti la ristrutturazione che desideri…

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Partiamo da una legge scolpita nella pietra, che forse non sempre è chiara ai committenti: per ristrutturare casa serve un tecnico.

Non ho intenzione di discutere su questa cosa: ho già affrontato tante volte l’argomento sia nel blog che nella pagina facebook e ho finito le parole da spendere (e se mi leggi sai che non sono mai avaro di parole…).

Se è la prima volta che capiti su queste pagine e hai dei dubbi su tale affermazione vai a leggerti questo articolo così li risolviamo tutti subito: ti serve il tecnico nella tua ristrutturazione?

Se invece hai già superato questo primo grande ostacolo e ti sei convinto che aver a che fare con un architetto salverà la tua ristrutturazione da una pessima fine, sono sicuro che c’è un’altra domanda che ti frulla in testa:

“Ma cosa fa un architetto per chiedermi tutti questi soldi?”

Lascia che ti dica una cosa: se sei il classico committente convinto che il tecnico serva solo a preparare la pratica edilizia sei in alto mare. Non solo non riuscirai mai a sfruttare fino in fondo le sue indispensabili competenze, ma nella maggior parte dei casi ti ritroverai pure con una pratica edilizia sbagliata.

Infatti, se ti ritrovi nel profilo del committente di cui ti ho parlato qui sopra, allora finirai per scegliere il tecnico basandoti su un unico parametro: il costo della sua parcella. E naturalmente vincerà il tecnico che ti fa il prezzo più basso.

Di miei colleghi masochisti che si svendono per un tozzo di pane ne puoi trovare in quantità industriale: con un po’di ingegno potresti addirittura ritrovarti a pagare un tecnico che non solo non guadagna un euro dal servizio che ti offrirà, ma addirittura ci andrà in perdita. In pratica vieni pagato dal tecnico per consentirgli di fare il suo lavoro: cosa vuoi di più?

Bene, ti posso garantire che se sceglierai il tecnico più economico ti ritroverai sicuramente con:

  • Una casa brutta;
  • Degli standard qualitativi pessimi;
  • Impianti non a norma;
  • Costi totalmente fuori controllo;
  • Pratiche edilizie sbagliate.

No, non ti sto scrivendo questo per metterti paura e convincerti a darmi il tuo incarico di ristrutturazione: probabilmente vivi dall’altra parte d’Italia e non potrei mai accettare di seguire la tua ristrutturazione. Non ho interessi nei tuoi confronti, quindi mettiti l’anima in pace e dammi semplicemente retta perchè quella che ti sto raccontando è la verità nuda e cruda.

Affichè un architetto ti fornisca una prestazione minimamente decente devi pagarlo il giusto. Quanto sia il giusto te l’ho già detto in quest’altro articolo: architetto ma quanto mi costi?

Però mi spiace darti anche un’altra brutta notizia: pagare tanto un tecnico non ti da in alcun modo la certezza di ottenere una prestazione di alta qualità. Potresti comunque ritrovarti con una casa che non ti piace, con un’esecuzione non a regola d’arte e con errori e storture sulle pratiche edilizie.

Quindi come fare? Paghi poco e hai solo problemi, paghi tanto e potresti non aver comunque risolto i tuoi problemi…la soluzione migliore è mandare tutti a quel paese e fare di testa tua!

Onestamente anche io lo farei…ma non è la risposta esatta.

Ma proprio per evitarti questo errore madornale ho scritto l’articolo che stai leggendo. Nei prossimi paragrafi ti spiegherò per filo e per segno quali sono gli standard minimi di prestazione che dovrebbe garantirti il tuo tecnico nella tua ristrutturazione.

E, eccezionalmente, lo farò usandomi come esempio. Per una volta voglio dirti come lavoro io. Nelle prossime righe ti spiattellerò quali sono i precisi passaggi che compongono il servizio che offro ai miei clienti. Uno per uno.

Infatti ho un mio preciso metodo di lavoro grazie al quale garantisco, ad ogni progetto di ristrutturazione che affronto, la precisione estetica, funzionale e burocratica che i miei clienti più esigenti pretendono.

E questo metodo di lavoro viene messo in chiaro fin da subito: lo inserisco addirittura nel preventivo in modo che, ancora prima di firmare il contratto, sappiano come lavorerò per garantirgli il risultato che si aspettano.

“Si ma che ne so io che il tuo “metodo” è realmente efficace? Magari mi racconti balle…”

Hai ragione, è una cosa che penserei anche io. Per questo ti mostro una recensione che è stata pubblicata da poco sulla mia pagina facebook:

recensione ristrutturazione pratica

[PS: se vuoi vedere l’originale basta andare qui: https://www.facebook.com/pg/ristrutturazionepratica/reviews/?referrer=page_recommendations_see_all ]

Se hai ancora dubbi su quanto troverai nel resto dell’articolo non so come convincerti a continuare la lettura. Se invece vuoi finalmente capire cosa deve fare il tuo architetto nella tua ristrutturazione e perchè ti chiede tanti soldi, allora hai pane per i tuoi denti.

GLI OTTO STEP OBBLIGATORI PER LA PROGETTAZIONE “A REGOLA D’ARTE”

Se parli con un qualsiasi tecnico che si occupa di ristrutturazione di interni ti dirà che la fase progettuale si articola in due parti: la redazione del progetto preliminare, per prendere la maggior parte delle decisioni, e quella del progetto definitivo, che corrisponderà al progetto che verrà presentato in comune.

I più temerari ti diranno che in raltà le fasi sono tre: alle due precedenti c’è da aggiungere il progetto esecutivo, con gli elaborati da dare all’impresa per eseguire materialmente i lavori.

Io non sono d’accordo: la fase progettuale è divisa in ben otto step. Di alcuni tu non ti renderai mai conto, li farà il tuo tecnico chiuso nel suo studio, ma sono comunque tutti essenziali per garantirti di ottenere esattamente il risultato che ti aspetti.

1. Il preventivo

C’è una regola che troppo spesso i miei colleghi non rispettano: ll lavoro di un architetto deve iniziare molto prima di cominciare a progettare.

Se prima di appoggiare la matita sul foglio non hai ricevuto un’offerta scritta dal tecnico che hai scelto e non avete stipulato un contratto con il dettaglio di tutti i servizi che svolgerà, allora state già partendo col piede sbagliato.

In Italia è una pratica storicamente diffusa tra gli architetti (ma anche tra ingegneri e geometri…) quella di affrontare la progettazione di una ristrutturazione con una stretta di mano e un “non si preoccupi di nulla”.

Ci sono persone che, dopo aver “ingaggiato” un architetto si chiedono se vorrà essere pagato per il suo lavoro o se i soldi gli arrivino dal cielo…

Non so tu, ma quando qualcuno mi dice “non si preoccupi di nulla” io comincio a preoccuparmi tanto…sento odore di in****ta dietro l’angolo.

Per caso quando vai a comprare un’auto nuova il venditore evita di dirti il suo costo e te la consegna accontentandosi di una semplice stretta di mano?

No! Appena ti mostra un’auto ti dice il prezzo, prima ancora di elencarti le caratteristiche e farti capire se è quella ideale per te.

Prima il prezzo! …almeno se non puoi permettertela non perde tempo a fartela vedere.

Il tuo tecnico ti sta offrendo un servizio, che è anche il modo con cui si guadagna i soldi per mettere il pane in tavola la sera: perchè non dovrebbe presentarti un preventivo e farti firmare un contratto?

Senza questi elementi non avrà mai la certezza di essere pagato…eppure sembra che per molti la progettazione sia una missione, salvo poi stupirsi e lamentarsi quando il committente si rifiuta di pagare.

Tra l’altro dal 2017 è entrato in vigore l’obbligo sia del preventivo che del contratto con la legge 124/2017.

[Il professionista] “deve rendere noto obbligatoriamente, in forma scritta o digitale, al cliente il grado di complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento fino alla conclusione dell’incarico e deve altresì indicare i dati della polizza assicurativa per i danni provocati nell’esercizio dell’attività professionale.
In ogni caso la misura del compenso è previamente resa nota al cliente obbligatoriamente, in forma scritta o digitale, con un preventivo di massima, deve essere adeguata all’importanza dell’opera e va pattuita indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi.”

Come puoi leggere ci sono degli obblighi ben precisi sui contenuti di un’offerta, ci devono essere dei dati che ti facciano capire perchè il professionista ti ha presentato quella determinata parcella.

Invece per la maggior parte dei tecnici il preventivo non è altro che comunicarti la percentuale che si prenderanno sull’importo dei lavori, quale pagamento dei loro servizi.

Mi spiego meglio: i tecnici solitamente calcolano le loro prestazioni come una percentuale sul costo dell’opera. Questo garantisce che se tu, durante la progettazione o durante i lavori, decidi di trasformare il progetto della tua casetta nella reggia di Versailles, il tuo tecnico, che chiaramente avrà molto più lavoro da fare, continuerà ad essere pagato adeguatamente.

Detto ciò, comunicarti solo la percentuale non è di certo il modo corretto di presentare un preventivo. Sicuramente si tratta di un passo avanti rispetto alla stretta di mano, ma siamo ancora lontani da qualsiasi cosa che abbia a che fare con un approccio professionale.

Io i preventivi li faccio in maniera un po’diversa: il mio preventivo è una vera e propria consulenza.

Significa che faccio un primo sopralluogo con te, analizzo le condizioni della casa seguendo un mio protocollo, scatto qualche foto, ti faccio alcune precise domande, ti chiedo alcuni documenti. Con tutti questi materiali torno nel mio ufficio, metto nero su bianco quali sono le reali necessità di casa tua, faccio un elenco di tutte le prestazioni professionali di cui ci sarà bisogno, nessuna esclusa, e alla fine preparo il preventivo.

Un mio preventivo è una relazione, che può arrivare a superare le 10 pagine, in cui saprai prima di firmare il contratto esattamente in cosa consisterà la tua ristrutturazione.

E’ per questo che, se nel primo sopralluogo non sono verificate alcune precise condizioni, non te lo preparo nemmeno il preventivo: ti starei regalando inutilmente una consulenza del valore di alcune centinaia di euro, tu non mi daresti mai l’incarico, e useresti la mia relazione per chiedere il preventivo ad un altro tecnico che ti farebbe un offerta al ribasso.

2. Il contratto

Se il preventivo è una chimera il contratto per gli architetti spesso diviene una figura mitologica.

Eppure è l’unico modo che tu e il tuo progettista avete per tutelarvi uno nei confronti dell’altro.

Infatti su un contratto scritto bene ci sono tutte le clausole necessarie affinchè tu sia tutelato di fronte ad errori e mancanze del tecnico e lui sia tutelato nel caso in cui tu decida di non pagarlo oppure lo mandi a casa senza alcun motivo.

E inoltre vengono sanciti proprio lì tutti gli standard che dovrà garantirti il tuo progettista durante lo svolgimento della progettazione e direzione lavori.

Patti chiari, amicizia lunga.

Mi stupiscono sempre i colleghi che preparano contratti di una paginetta per opere del valore di svariate centinaia di migliaia di euro…

Quando gli chiedo se hanno inserito tutti gli articoli necessari per tutelare sè stessi e il loro committente oppure se c’è scritto in cosa consisterà la loro prestazione mi rispondono: “ma io faccio sempre tutto quello che serve per la ristrutturazione” .

Si ma il tuo cliente che ne sa? Si deve fidare sulla parola?

Lo so che i contratti lunghi sono una rottura di scatole, però servono per chiarire tutto fino in fondo. Perdere dieci minuti a leggerlo non farà male a nessuno…

Ad esempio, sai un trucchetto che viene spesso messo in atto dai tecnici?

Il contratto che ti presenterà non specifica se lui si occuperà realmente di tutto quello che riguarda le prestazioni tecniche, quindi anche di eventuali tecnici specilistici di cui ci sarà necessità (ad esempio un progettista di impianti, oppure del certificatore energetico, oppure del geometra che effettuerà la variazione catastale…). Quindi potresti ritrovarti, dopo esserti fatto tutti i tuoi conti, a dover sborsare altri soldi per questi tecnici che “non erano previsti da contratto”.

Personalmente ritengo che se decidi di rivolgerti a me per la tua ristrutturazione devo garantirti un servizio completo: perchè dovrei darti altre scocciature con tecnici da cercare e da pagare a parte? Ho colleghi con cui collaboro quotidianamente che mi consentono di coprire tutte le prestazion tecniche della tua ristrutturazione…tu, per i servizi tecnici, paghi me e basta.

Tra l’altro, lavorando sempre con le stesse persone, riesco a garantirti standard ed efficienza maggiori.

3. Il rilievo

Questa è la prima vera fase operativa di cui si occupa il progettista: deve venire a casa tua e fare un rilievo dettagliato di tutta la casa.

Tutta…anche se devi ristrutturare un solo bagno.

Il motivo?

Un rilievo di dettaglio serve per:

  • Avere piena conoscenza dimensionale dell’immobile (la cosa più banale…)
  • Svolgere correttamente le necessarie verifiche di legittimità (vedi il prossimo paragrafo)
  • Evitare errori di progettazione
  • Approfondire le riflessioni fatte in sede di preventivo in merito agli impianti
  • Preparare le pratiche edilizie

Quindi ha un’utilità fondamentale.

Troppo spesso invece si riduce ad una rapida verifica delle misure, svolta in meno di un’ora, su una planimetria catastale, magari vecchia e tutta rovinata.

Io quando vado in un appartamento per fare il rilievo arrivo che ho già riportato al computer la planimetria catastale sul mio programma di disegno professionale (NB: la planimetria catastale è uno dei documenti che mi faccio consegnare al momento del primo sopralluogo);

Mi porto almeno due stampe della piantina più svariati fogli, montati su una cartellina rigida, un metro laser, un metro di legno, una rollina di alluminio, macchina fotografica, penne e matite.

Misuro e fotografo ogni cosa. Solitamente ci metto una mattina per un appartamento. E se c’è bisogno ci torno anche il giorno successivo.

Proprio poco tempo fa, per un appartamento, ci ho messo tre giorni a fare il rilievo completo. Questo mi ha consentito, quando sono iniziati i lavori, di non avere nessuna sorpresa. Ad esempio, grazie al mio rilievo, sono stato in grado di individuare al centimetro dove stava un tubo incassato nella muratura esterna mentre, fino al giorno in cui sono state fatte le demolizioni, l’impresa continuava a dirmi “architetto lì è impossibile che ci sia un tubo”.

Alle volte in caso di necessità, durante i rilievi, faccio fare anche delle prove “distruttive”: mi chiamo un muratore e gli faccio fare dei buchi nelle murature o sul pavimento. Conoscere come sono fatti gli elementi edilizi di una casa alle volte è fondamentale e può rappresentare la discriminante tra scegliere una tipologia di intervento rispetto ad un’altra (con notevole differenze di costo e garanzia di efficacia delle soluzioni scelte).

4. La verifica della conformità

Questo è un tasto dolente per molti tecnici: la verifica della conformità è un requisito fondamentale per il proseguio della progettazione e soprattutto per la serenità del tecnico e del cliente.

Dopo aver raggiunto la piena conoscenza dell’immobile è necessario rispondere a questa domanda: quello che ho rilevato è conforme a quanto presente nella documentazione ufficiale?

Per fartela più semplice: ci sono stati degli abusi?

Purtroppo la verifica della conformità per molti tecnici si ferma alla verifica della planimetria catastale. Spesso non è sufficiente, vanno fatte altre verifiche, particolarmente in merito alle pratiche edilizie depositate, che sono anche più importanti. E che quasi nessuno fa…

Fare le verifiche di conformità è essenziale per impostare correttamente la pratica edilizia: se c’è qualcosa di diverso da quanto depositato agli atti va prima capito di che entità sia l’abuso, capire se è possibile sanarlo o meno e infine scegliere il procedimento edilizio corretto per procedere.

Quindi la verifica di conformità serve a te per avere la sicurezza di non vivere in una casa che potrebbe darti enormi problemi burocratici e legali in futuo, ma serve anche al tuo tecnico per non sbagliare il suo lavoro e cascare a piè pari in problemi infiniti.

Non proseguo ulteriormente perchè l’argomento sarebbe lungo e articolato, e potrebbe occupare un intero articolo.

5. L’interrogatorio al committente

Si, anche questa è una fase della progettazione. Che io ritengo fondamentale.

Tu sei il committente, hai dei gusti e delle idee: il tuo tecnico ti ha chiesto cosa ti piace? Ti ha chiesto cosa ne pensi della tua casa? Ti ha chiesto cosa vuoi?

Troppo spesso i progettisti se ne fregano completamente dei desideri dei loro committenti…

Non mi riferisco a “voglio due bagni, un salone open-space e una camera grande”, ma a una vera conoscenza approfondita dei tuoi desideri e delle tue aspettative.

In realtà a questo punto una minima conoscenza di queste cose il tuo tecnico dovrebbe averla raggiunta: io già nella fase di colloquio preliminare faccio alcune domande per iniziare a capire questi aspetti. Mi servono per individuare a colpo sicuro se le persone con cui avrò a che fare mi consentirà di svolgere un lavoro proficuo.

Ma giunti a questo punto l’interrogatorio, come lo chiamo io, è fondamentale: gli piazzo davanti la pianta della sua casa così come è ora e ho come obiettivo quello di fargli uscire tutto.

Gli faccio una sorta di seduta di psicoterapia sulla sua casa.

Questo momento è fondamentale: grazie alle sue risposte e a quello che insieme tiriamo fuori da questa conversazione il progetto prenderà forma.

Prima ancora di aver disegnato un solo muro sappiamo già come verrà la casa. Ora si tratta solo di metterla su carta.

Eppure nella maggior parte delle ristrutturazioni i tecnici questa cosa non la fanno…

6. Il progetto preliminare

Io mi stupisco sempre quando vedo i miei colleghi che dalla primissima riunione si presentano con un progetto dettagliatissimo e addirittura completo di render.

Chi lo fa ha (spesso inconsapevolmente) saltato la prima fase della progettazione: il progetto preliminare.

La progettazione della ristrutturazione di una casa non è una linea retta.

Progettare una ristrutturazione è come seguire una curva sinuosa che sale e scende, che si estende e si ritira, che va avanti e che può andare anche indietro.

Tutti questi movimenti che seguono lo sviluppo del progetto devono possedere due caratteristiche:

  1. Tu devi essere coinvolto in prima persona
  2. Si arriva alla definizione del progetto gradualmente

Quando vieni da me per farti ristrutturare casa i primi disegni che ti farò vedere sono proprio quelli del progetto preliminare: ma non aspettarti elaborati super scenografici.

Solitamente presento da due a tre possibili varianti di distribuzione interna. E per ogni variante preparo delle piante arredate, delle viste tridimensionali (non render! disegni tridimensionali…) e delle ipotesi preliminari di costi.

Materiali, finiture, impianti…sono ancora aspetti secondari. Qui dobbiamo capire se la casa che stiamo progettando è quella che vuoi.

Prendiamo tutte le ipotesi messe in campo, le discutiamo, vediamo i pro e i contro e modifichiamo quella che ci convince di più fino a tirare fuori la distribuzione interna perfetta per te e la tua famiglia.

Questo è un passaggio fondamentale per non perdere tempo nelle fasi successive, che saranno molto più impegnative (soprattutto per il tuo pogettista…).

7. Il progetto definitivo

Ci sono due scuole di pensiero tra i progettisti:

  • chi ti fa il progetto e dice “per i materiali ce la vediamo dopo, durante i lavori”
  • chi ti dice “non si iniziano i lavori se non avete scelto materiali e finiture”

I primi ti presenteranno un progetto preliminare spacciandolo per definitivo, ci attaccheranno un computo approssimativo e ti faranno correre verso l’inizio dei lavori. Questo è il modo più sicuro che esiste per vedere i costi aumentare a dismisura e ritrovarti con una casa brutta.

Io appartengo alla seconda scuola di pensiero.

Il progetto definitivo è un passaggio fondamentale che serve per definire materiali e finiture. Si parte da una scelta fatta su catalogo, anche online, in cui il progettista definisce lo stile di casa tua.

Chiaramente lo deve fare rispettando tutte le tue indicazioni e volontà (indovina a cosa serve la fase di “interrogatorio”?).

Le opzioni disponibili tra tipologie di materiali e disponibilità di varianti per ogni singolo materiale è talmente vasta che tu ti perderesti…il progettista ti deve guidare.

E nella fase definitiva si fa chiarezza su questi aspetti: abbinando materiali (non solo esteticamente ma anche come compatibilità costruttiva), e girando negozi e showroom.

E’ una delle parti più stancanti per un tecnico, ma anche una di quelle che da maggiori soddisfazioni.

Durante la scelta dei materiali la presenza del tuo progettista è fondamentale per vari aspetti:

  1. Valutare la qualità dei materiali che sceglierai
  2. Aiutarti a mantenere il controllo estetico di casa tua
  3. Valutare la compatibilità tra i materiali scelti e con gli altri materiali edili
  4. Tenere sotto controllo il budget

Infatti questa è anche la fase in cui viene messo a punto un computo metrico che si avvicinerà di molto al reale costo della tua ristrutturazione.

Nturalmente non si parla di soli materiali durante il progetto definitivo. In questa fase vengono scelti e progettati anche tutti i sistemi impiantistici.

A partire dall’impianto elettrico (domotico o normale?), per continuare con l’impianto di riscaldamento (a gas? elettrico? a termosifoni? a pannelli radianti? ad aria?) e per finire con l’impianto idrico (in rame? multistrato? ad anello? a collettore?)

Alcune sono scelte che farà direttamente il tuo progettista ma in molte altre scelte (nella maggior parte a dire la verità) tu dovrai essere totalmente coinvolto. E nel progetto definitivo trovano spazio sia come rappresentazione grafica, per farti capire dove saranno gli impianti, che come descrizione&schede tecniche, che come computo per quantificarne i costi.

8. Progetto esecutivo

…questo sconosciuto!

Prova a parlare con una qualsiasi impresa di ristrutturazione: ti diranno sempre che si ritrovano a dover eseguire lavori, anche di diverse decine di migliaia di euro (se non centinaia di migliaia), basandosi su disegni grandi come un francobollo la cui interpretazione è più difficile della decifrazione di un gerogriflico.

Il progetto esecutivo è fondamentale in una ristrutturazione. Soprattutto se si tratta di una ristrutturazione che interviene in modo radicale in casa tua.

Certo, se devi solo rifare il bagnetto magari potresti anche non avere bisogno di un progetto esecutivo dettagliato, ma se devi realmente ristrutturare casa è indispensabile.

Nel progetto esecutivo devono essere disegnate (e scritte) tutte le informazioni necessarie per fare in modo che l’impresa sappia cosa fare e come farlo.

Il progetto esecutivo deve avere alcune caratteristiche fondamentali:

  1. Deve essere grande. Possibile che un appartamento di 100 metri quadri possa essere rappresentato in un disegno su un foglio largo quaranta centimetri? (il famoso A3) Eppure quasi sempre sono queste le dimensioni dei disegni che si trovano nei cantieri di ristrutturazione…
  2. Deve essere quotato dettagliatamente. E le quote devono essere leggibili in cantiere. Io stesso, quando devo presentare i disegni ai clienti o quando devo presentare una pratica edilizia, realizzo disegni con quote abbastanza piccole…in fondo chi le deve leggere sta comodamente seduto ad una scrivania. Ma in cantiere no! Già il disegno sarà appeso alla bene e meglio su una parete tutta rovinata, sarà rovinato, spiegazzato, strappato…vogliamo mettere altre difficoltà agli operai?
  3. Deve essere rappresentato nel modo giusto. L’edilizia ha una simbologia standardizzata. Un muro in mattoni non può essere rappresentato come un muro in cemento. Un rivestimento in pietra non può essere rappresentato come un rivestimento in legno. Un oggetto non visibile ma di cui hai bisogno di rappresentare l’ingombro non può essere rappresentato come un oggetto visibile. E’ necessario rispettare degli standard…altrimenti non si capisce niente.
  4. Devono essere descritti i materiali e le finiture principali. Si usano i cosiddetti spilli per fare questo. Delle sorte di note che hanno una freccia sull’oggetto da descrivere e…una descrizione scritta. E devono essere dettagliati, il più possibile (oltre a coincidere con quanto scritto sul computo…).
  5. Non basta un disegno per un progetto esecutivo. Sono tantissime le informazioni necessarie per ristrutturare una casa, un appartamento è composto da stratificazioni di molte cose (pensa solo agli impianti che stanno sotto il pavimento o dentro i muri). E ogni cosa ha le proprie simbologie e i propri standard di rappresentazione. I disegni devono essere catalogati a seconda dell’”argomento” che affrontano (opere edili, impianti elettrici, impianti idrici, infissi, etc…)
  6. Il computo metrico è un elemento fondamentale. Deve essere completo e scritto bene. Questo sarà il computo sulla base del quale le imprese ti faranno i preventivi…se è incompleto e non rispecchia i contenuti del progetto è semplicemente inutile.

Volendo esagerare si potrebbe anche inserire un capitolato che contiene la descrizione di tutte le opere da eseguire e di come devono essere eseguite. In una ristrutturazione solitamente questa cosa è superflua in quanto si riesce ad inserire tutte le informazioni necessarie nel computo.

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UN SERVIZIO COMPLETO NON SI RIDUCE SOLO AL PROGETTO!

Ok, ora hai un bellissimo progetto, super dettagliato, super studiato, super tutto…e quindi?

Tu devi ristrutturare casa e le cose da fare per arrivare a questo risultato sono ancora tante. E il tuo tecnico ha ancora moltissimo lavoro da fare:

  • Aiutarti a selezionare l’impresa
  • Seguirti nella stipula del contratto di appalto
  • Presentare le pratiche edilizie
  • Seguire i lavori
  • Chiudere le pratiche edilizie (tutte!)

Una volta completato il progetto il tuo tecnico è arrivato (quasi) a metà del suo lavoro. Vediamo nel dettaglio in cosa consistono le quattro fasi che ti ho elencato qui sopra.

9. Selezione dell’impresa? Si fa così

Una delle prestazioni che fa parte del lavoro di un architetto è assistere il cliente alla scelta dell’impresa che eseguirà i lavori.

Qui non stiamo parlando di come devi individuare le imprese a cui chiedere un preventivo (le linee guida di base te le ho già date in questo articolo).

Qui stiamo parlando di come il tuo tecnico deve garantirti di:

  • Fornire alle imprese selezionate tutte le informazioni necessarie per fargli fare un preventivo corretto;
  • Fare in modo che le offerte che otterrai siano realmente confrontabili tra di loro;
  • Verificare che le imprese abbiano tutti i requisiti di legge per poter svolgere i tuoi lavori di ristrutturazione.

Il fatto è che c’è modo e modo di chiedere un preventivo…

Quando un’impresa a fare il sopralluogo di un appartamento di cui sono il progettista, dopo avergli fatto vedere la casa e descritto i lavori che devono essere fatti gli consegno un paccone di materiale che gli servirà per prepararmi l’offerta.

Questo paccone contiene (come minimo):

  • i disegni dello stato di fatto,
  • il progetto esecutivo delle opere edili,
  • il progetto esecutivo degli impianti,
  • l’abaco degli infissi
  • il computo metrico su cui l’impresa dovrà fare l’offerta.

E poi gli do anche un memorandum in cui trova l’elenco di tutto quello che gli ho consegnato, di tutto quello che deve comporre l’offerta e di tutta la documentazione che dovrà consegnarmi prima di firmare il contratto (nel caso in cui gli venga assegnato l’appalto dei lavori naturalmente…). E di questo memorandum gli faccio firmare una copia che mi tengo quale ricevuta.

Io devo dare conto ai miei clienti del lavoro che sto svolgendo per loro e per cui mi pagano e devo anche essere trasparente con le imprese con cui ho a che fare.

Sai cosa mi ha risposto una volta un imprenditore che si è trovato di fronte a tutto questo?

“Architetto, è la prima volta che mi viene data una documentazione così completa e che mi viene chiesto di firmare una ricevuta di presa visione.

Si figuri che ho appena consegnato un’offerta in cui l’architetto aveva disegnato delle cose e poi ne aveva computate tutt’altre. E quando gliel’ho fatto notare mi ha detto di non preoccuparmi che tanto sistemiamo tutto durante i lavori…come faccio a fidarmi?”

No comment…

10. La stipula del contratto di appalto

Sai come spesso vengono stipulati i contratti di appalto quando il rapporto è diretto tra impresa edile e committente?

L’ho visto con i miei occhi: viene preso il foglietto su cui l’impresa ha formulato la sua offerta (non un computo scritto per bene…un foglietto spesso scritto a mano…) e il cliente ci mette una firma.

Quello è il contratto di appalto…e poi i committenti vanno in giro a lamentarsi che i lavori gli stanno dando un sacco di problemi!

Vuoi sapere un paio di informazioni a caso che dovrebbero essere inserite nel contratto di appalto?

  • Tipologia del contratto (a corpo o a misura)
  • Importo esatto dei lavori
  • Modalità di pagamento
  • Durata dei lavori
  • …..

Un contratto che può arrivare a svariate decine di migliaia di euro è una cosa seria, deve prevedere obbligatoriamente alcuni articoli che tutelano te e anche l’impresa e deve necessariamente prevedere degli allegati che chiariscono quali sono i contenuti del contratto (cioè rispondono alla domanda: cosa stai appaltando all’impresa?)

Quello con cui ho aperto il paragrafo è un esempio al limite (più diffuso di quello che puoi pensare comunque…), spesso le imprese hanno dei loro format di contratto. Ma non devi usare il loro!

Il tuo tecnico ha sicuramente un suo contratto tipo: cerca di usare quello. Ricordati che il tuo tecnico difende te e quindi il contratto contiene tutti gli articoli che servono a tutelarti…

Naturalmente l’assistenza del tuo progettista non si riduce solo a compilare il contratto. Lui dovrebbe:

  1. Verificare la documentazione dell’impresa selezionata;
  2. Scrivere il contratto inserendo tutti i dati necessari;
  3. Preparare una copia degli elaborati di progetto da inserire nel contratto;
  4. Preparare una copia del computo metrico di offerta;
  5. Preparare tutte le eventuali dichiarazioni integrative (ad esempio la dichiarazione obbligatoria di applicazione dell’iva al 10%…)

Il contratto contiene tutti i patti che regoleranno lavori, importi, modalità di pagamento, tempistiche…può essere scritto in modo approssimativo?

11. Le pratiche edilizie

Le pratiche edilizie sono l’unico motivo per cui la maggior parte dei committenti accetta di ritrovarsi con un tecnico nella propria ristrutturazione (almeno prima che questo articolo venisse pubblicato).

Hai visto dove si trova nella lista delle prestazioni che dovrebbero costituire il servizio standard di un tecnico? All’undicesimo posto…

Perchè così in basso?

Il motivo è principalmente tecnico: la pratica edilizia richiede che sia indicato il nome e i dati dell’impresa appaltatrice, quindi è necessario la stipula del contratto di appalto.

Se ti ricordi ad inizio articolo ho affermato che un tecnico economico quasi certamente sbaglierà la pratica edilizia.

Questo non lo affermo con leggerezza ma purtroppo è normale che sia così: che la legge italiana sia anormalmente contorta e mutevole è un dato di fatto. Naturalmente il settore edilizio non fa differenza, anche per gli interventi edilizi all’apparenza più semplici.

Questo significa che è necessario studiare approfonditamente la normativa ed aggiornarsi continuamente.

Se il tuo progettista si è svenduto per quattro soldi per fare la tua pratica allora sicuramente lo farà con tutti i suoi clienti. Questo significa che, per sopravvivere, dovrà per forza passare tutto il tempo a lavorare.

Cosa c’è di male? Potresti pensare.

C’è di male che, come abbiamo appena detto, una parte fondamentale del lavoro di un architetto è la formazione: normativa, burocratica, tecnica…

Le parcelle dovrebbero tenere conto anche del tempo necessario per formarsi, durante il quale non potrà sicuramente lavorare, ma grazie al quale riuscirà a lavorare meglio.

Tecnico economico = poca formazione = pratiche sbagliate

Come faccio ad affermare con sicurezza tutte queste cose?

Ho pubblicato un libro sulle procedure legate alle ristrutturazioni:

Procedure per le ristrutturazioni edilizie residenziali

12. La direzione dei lavori

Direzione dei lavori = problemi continui.

Questa equazione però vale solo per un tipo di architetto: quello che va in cantiere durante l’esecuzione dei lavori.

Prova a parlare con un’impresa qualsiasi di ristrutturazione: nella maggior parte dei casi ti diranno che vedono il direttore dei lavori due/tre volte durante tutta la durata della ristrutturazione e si devono occupare in prima persona di risolvere praticamente tutti i problemi.

Invece la direzione lavori, quella fatta bene, è qualcosa che richiede una presenza quasi quotidiana dell’architetto in cantiere. Soprattutto in alcune fasi critiche.

Certo, se devi rifare solo un bagnetto magari non è così indispensabile che il tuo direttore dei lavori stia sempre in cantiere, ma quando ristrutturi una casa intera non hai idea di quanti problemi possano venire fuori.

Ristrutturare un appartamento è più impegnativo di costruire una casa nuova: non sai mai quello che può sbucare perchè si sta operando su qualcosa di esistente e di cui in gran parte non si conoscono a fondo le caratteristiche (…anche se il tuo tecnico ha fatto delle verifiche distruttive come faccio io…).

Proprio per questa incertezza continua in un cantiere di ristrutturazione è necessario rimanere sempre vigile, adattarsi alle situazioni impreviste che ogni giorno possono verificarsi e reagire in tempi rapidi.

Un direttore dei lavori che non si presenta mai in cantiere può mai riuscirci?

Io sono uno stalker durante i lavori: vado tutti i giorni, fosse anche per dare solo un’occhiata. Chi lavora lì deve sapere che io ci sono sempre per rispondere alle loro domande ma anche che ci sono sempre per verificare i lavori.

Nei miei cantieri le imprese, gli artigiani e gli operai non hanno bisogno di chiedermi: “architetto, ma domani passa in cantiere?”. Sanno già che ci sarò.

Ti posso assicurare che la direzione lavori, se fatta a regola d’arte, è la parte più stressante per un tecnico: sopralluoghi, variani, disegni da rifare, artigiani e fornitori da incontrare, riunioni, contabilità…tu quando vai a fare le visite in cantiere vedi solo la superficie di tutto questo lavoro e potresti non renderti conto di tutto quello che c’è sotto la superficie.

Però, se non hai un tecnico che si occupa di tutto, o se lo paghi talmente poco che non può materialmente permettersi di farle, allora dovrai sorbirtele tu oppure lascerai all’impresa campo libero. Coi risultati che puoi ben immaginare…

13. Chiudere i lavori

I lavori solitamente sono la fase più lunga di una ristrutturazione. Ma se una volta che la ristrutturazione è completa tu puoi pensare al trasloco, per il tuo architetto non è ancora finita: deve nuovamente avere a che fare con la burocrazia.

La chiusura dei lavori è fondamentale.

Non l’ho evidenziato in grassetto per fare scena ma perchè siamo di fronte ad un grosso problema in Italia: mi crederesti se ti dicessi che ancora oggi moltissime pratiche di ristrutturazione non hanno mai una chiusura lavori ufficiale?

E’ la verità: quando i lavori sono in mano all’impresa capita spesso che il tecnico incaricato da loro si preoccupi (forse) di aprire la pratica edilizia ma poi, una volta ultimati i lavori, non si preoccupi di chiudere tale pratica.

Infatti, per le pratiche di CILA (che è quella con cui si fanno quasi tutte le ristrutturazioni), non prevede ufficialmente l’obbligo di fare la chiusura lavori.

Questa mancanza comporta una serie di possibili problemi infiniti sia per te che per il tuo tecnico:

  • Casa tua rimane un cantiere aperto anche dopo che ci sei tornato a vivere (la CILA con cui ristrutturi non ha scadenza). Per legge non si può vivere in un cantiere…
  • Tutte le (eventuali) modifiche che farai “abusivamente” una volta dentro casa…saranno colpa anche del tecnico (la pratica è ancora aperta a nome suo!)
  • Se vendi casa e il nuovo propietario fa lavori abusivi? L’unica pratica edilizia aperta è a nome tuo…come si fa a dimostrare che non li hai fatti tu questi lavori?

Anche a me in passato è capitato di finire una ristrutturazione non chiudere la pratica edilizia. E’ stata una pessima esperienza in cui sono stato succube di un’impresa edile che mi aveva procurato il lavoro e non mi ha mai fornito la documentazione necessaria per chiudere i lavori. Tremo ancora ogni giorno ripensandoci…

(Ma è stato proprio in quel periodo che ho cominciato ad approfondire realmente le leggi e che mi ha portato nel tempo a prendere la decisione di aprire il sito che stai leggendo, quindi forse a qualcosa è servita…)

Quindi il tuo progettista, se l’hai scelto per bene, deve fare la pratica di chiusura lavori. Ma occhio che deve essere fatta nel modo corretto.

Infatti anche qui la legge è complessa (e in questo caso in particolare gli uffici che devono applicarla sono quasi sempre totalmente disorganizzati di fronte alla complessità della legge). Ciò comporta che non è quasi mai sufficiente protocollare un unico documento in Comune, ma diviene necessario interfacciarsi col catasto (se hai modificato la distribuzione interna), con l’ufficio edilizia (per la vera e propria chiusura) e con l’ufficio agibilità (perchè spesso la tua ristrutturazione modifica le condizioni che determinano l’agibilità di un immobile…).

Tutta questa documentazione deve prepararla il tuo tecnico (anche se in parte la firmi tu). E ti assicuro che spesso non è banale…

14. E dopo i lavori?

La maggior parte degli architetti pensano che una volta che hanno chiuso la pratica edilizia (e magari fatto l’agibilità se sono scrupolosi) hanno finito il loro lavoro.

La realtà è che se lo fanno non ti stanno fornendo un buon servizio.

Ho inserito questa quattordicesima fase perchè un architetto, dopo aver chiuso i lavori, deve garantirti almeno queste altre due cose:

  1. preparare e presentare la pratica all’ENEA nel caso tu abbia fatto dei pagamenti per detrarre con l’Ecobonus;
  2. ordinare e impacchettare tutta la documentazione della ristrutturazione che ti servirà per tenere traccia di tutto quello che è stato fatto e per rispondere prontamente in caso di controlli futuri sulle detrazioni;
  3. Verificare la contabilità dei lavori in contradditorio con l’impresa per farti pagare la cifra corretta in relazione ai lavori effettivamente eseguiti.

Io solitamente dopo i lavori consegno ai miei clienti un faldone bello pieno con dentro:

  • Una copia completa di tutte le pratiche edilizie fatte (CILA, fine lavori, agibilità, etc. etc. etc.)
  • Una copia completa di tutta la documentazione relativa agli impianti installati (dichiarazioni di conformità, manuali, schemi, etc. etc. etc.)
  • Una copia completa di tutta la documentazione relativa alle detrazioni fiscali (schede tecniche, bolle di consegna, modulistica ENEA presentata)
  • Un riepilogo della contabilità con fatture e pagamenti messi in ordine a seconda delle detrazioni richieste

Solo la preparazione di questa documentazione spesso vale l’intera parcella…

QUELLO CHE C’E’ SOTTO LA SUPERFICIE…

In questo lungo articolo ti ho mostrato cosa fa un architetto per la tua ristrutturazione. O almeno quello che faccio io nel servizio che offro ai miei clienti.

Troppo spesso si sente dire “ma il tecnico fa solo qualche disegno e ha finito tutto”.

No: il tecnico, pagato da te, deve mettere in campo tutte le sue forze e competenze per fare in modo di garantirti il miglior risultato possibile.

Leggendo l’articolo tu adesso sai esattamente, se per caso fossi io il tecnico della tua ristrutturazione, quello che io farò per te. Naturalmente non ti ho detto tutto, ogni step ha infinite cose da fare al suo interno, ma il succo del mio lavoro è tutto qui sopra.

Ed in fondo tutto quello che ho scritto in questo articolo non è altro che quello che dovrebbe fare qualsiasi architetto.

Il problema è che la maggior parte dei tecnici tutte queste cose non te le dirà mai.

Il motivo è che non lo sanno nemmeno loro quali sono le fasi che affronterete, vivono alla giornata e ad ogni nuovo progetto adattano il loro modo di lavorare.

Ritengo che questo sia il modo peggiore di procedere: adattarsi alle esigenze del progetto è importante, ma adattare il metodo di lavoro al progetto è sbagliato.

Oh non fraintendermi: non ti sto dicendo che io sono il migliore e che tutti i miei colleghi non valgono un ca**o.

Anzi, la penso esattamente al contrario: ogni confronto con un collega per me è motivo di apprendimento.

Ti sto solo dicendo che prima di scegliere un progettista ci devi pensare bene: nessuno può darti la certezza che andrà tutto liscio come l’olio (anche nei miei lavori non va mai tutto liscio come l’olio…), che non avrai sorprese, che il tecnico a cui ti sei affidato lavorerà esattamente come te lo aspettavi…

Devi valutare attentamente e cercare di capire se il progettista che hai scelto ti garantirà gli standard minimi che hai letto qui sopra.

Intanto hai bisogno di imparare a scegliere il giusto architetto per la tua ristrutturazione, perchè uno non vale l’altro.

E in realtà, se stai leggendo questo articolo, hai anche bisogno di comprendere come funziona una ristrutturazione ed applicare un giusto processo alla tua, in cui l’architetto è solo un ingranaggio.

Ho scritto un manuale in cui ti spiego tutte queste cose. Ma non è per tutti. Se lo vuoi devi prima scaricare e leggere il report che trovi a questa pagina:

https://www.ristrutturazionepratica.it/i-7-errori/

ristrutturazionepratica.it banner

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14 Giugno 2019 / / Architettura

A Milano un appartamento di 100 mq situato nei pressi dei Navigli, in un edificio degli anni venti, è stato completamente ripensato per una giovane coppia. Un progetto curato dall’architetto Giovanna Franca Repellini.

L’appartamento necessitava di un intervento completo, a partire dal rinforzo della soletta e dal riscaldamento che è stato posato a pavimento. In corso d’opera è stato quindi necessario intervenire su tutti gli elementi: infissi, pareti, soffitti e impianti, con una nuova distribuzione in modo da ottenere uno spazio centrale, due camere, due bagni e vari ripostigli.

La zona giorno con cucina a vista, impreziosita da un tappeto in cementine a motivo geometrico, è stata ampliata al massimo. Una porta a vetri di metallo nera separa l’anticamera dalla zona giorno. L’appartamento è dotato di finestre sufficienti ma per aumentare la luminosità  sono stati scelti infissi con profili slim.

Grazie al nuovo lay out è stato possibile ricavare un secondo bagno e un ingresso con boiserie bianca che nasconde i ripostigli e la porta di ingresso del bagno. I due bagni  (per lui e per lei) sono stilisticamente diversi, sia nella scelta delle piastrelle a parete, che nell’arredo.

soggiorno con divano Paul di Molteni

Veneta Cucine e pavimento cementine a motivo geometrico (Marca Corona)

Zona pranzo. Alla parete “Aria” di Velasco Vitali (2014)

Ingresso con grande porta a vetri e metallo.

Camera da letto, carta da parati WallPaper.

Bagno per lei. Ceramiche Giovanni De Maio.

Bagno per lui. Piastrelle Caesar, mobile vintage anni Cinquanta riadattato con vetro rosso retroverniciato.

immagini Studio GFR

www.giovannafrancorepellini.it

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30 Maggio 2019 / / Architettura

Segui i migliori consigli per ristrutturare casa senza sbagliare, affidandoti ai giusti professionisti del settore.


Quando decidi di ristrutturare casa, sei in cerca di tutti i consigli utili per non sbagliare e ottenere il risultato desiderato senza andare incontro ad alcun problema. Si sa infatti che si tratta di lavori che richiedono un grande impegno sia dal punto di vista economico che del tempo, non è un compito semplice e per questo è bene sapere come muoversi per non sbagliare. Vediamo quali sono i consigli utili per cercare di ottenere quel che si desidera senza errori e problemi, grazie ai suggerimenti di ristrutturare-casa.org

Ristrutturare casa per realizzare un soggiorno in stile moderno con camino e soffitto finestrato
Photo by Outsite Co on Unsplash

Ristrutturare casa: scegliere un progettista

Il primo consiglio che diamo in caso tu voglia ristrutturare la tua casa è quello di affidarsi ad un progettista, che sia un geometra, un architetto o un ingegnere, fondamentale perché ogni opera necessita di un progetto che sia firmato da un tecnico che sia iscritto all’Ordine o al Collegio Professionale. Nella prima fase il progettista fa degli schizzi per testare la fattibilità degli interventi proposti e poi, per sviluppare il vero e proprio progetto, sono necessari i rilievi architettonici e fotografici.

Durante la progettazione viene definita la planimetria e il professionista inizia quindi a disegnare il definitivo con il padrone di casa. L’obiettivo chiaramente è realizzare un’opera che possa integrare le esigenze e i gusti del committente coi vincoli imposti dalla struttura e dagli impianti della stessa. Dopo aver elaborato la base del progetto e il sovrapposto, il progettista può stilare il computo metrico, ovvero l’elenco di tutti i lavori da eseguire per ristrutturare la casa. In seguito serve quindi cercare la migliore impresa che possa svolgere i lavori, richiedendo prezzi e preventivi, in modo da decidere a chi affidare la ristrutturazione della propria casa. Una volta che il progetto è pronto e sono state individuate le figure necessarie ai lavori, allora il progettista completa moduli e documenti utili per presentare la pratica in Comune.

Il progetto di ristrutturazione casa è un documento molto importante, per differenti motivi. Prima di tutto impedisce un aumento dei costi in corso d’opera. Oltretutto può valere come garanzia, nel caso in cui si voglia ristrutturare nuovamente lo stesso immobile in un momento futuro. Il progetto infatti consente di capire e conoscere tutti gli interventi fatti in precedenza. È anche un ottimo strumento di tutela per il committente, c’è in gioco un tecnico terzo rispetto all’impresa che può fare gli interessi dei clienti, equilibrando il rapporto tra l’interesse dell’impresa e quello del committente.

In alcuni casi in realtà il progetto di ristrutturazione casa è obbligatorio, quando gli interventi richiedono documenti quali la SCIA, la CILA o il Permesso di Costruire. Questo accade quando si va a modificare la planimetria e a variare la struttura, i muri, la volumetria o gli impianti.

L’architetto è il miglior professionista a cui rivolgersi per ristrutturare casa, è quella figura professionale infatti che riesce a immaginare gli spazi ancora prima che gli stessi esistano, vede tutto in chiave pratica, pensando anche alla tecnologia e agli arredi. L’architetto può aiutare anche perché è sempre aggiornato sui migliori materiali, mobili, sanitari e tutto ciò che le aziende offrono. È in grado ovviamente di tenere sempre presente gli aspetti strutturali e di trasformare l’immobile del cliente come lo desidera.

Ristrutturare casa per ottenere una cucina con penisola in marmo e basi e pensili in laccato bianco, in stile rustico
Photo by Rustic Vegan on Unsplash

Ristrutturare casa: scegliere i materiali

Un altro fattore fondamentale per ristrutturare casa senza sbagliare è scegliere i giusti materiali. Spesso si ha paura di dover spendere molti soldi per un risultato ottimale, quando invece si può risparmiare senza rinunciare alla qualità. Ci sono mode e tendenza anche nell’edilizia e nella scelta dei materiali, ad esempio in questi anni abbiamo visto un ritorno al gusto retro e all’utilizzo di elementi antichi in chiave moderna. Sul mercato poi ci sono i vari evergreen che non passano mai di moda, oltre ai materiali innovativi. Quando si decide di ristrutturare casa la scelta migliore sembra essere sempre quella di usare le soluzioni di tendenza, per rinnovare l’immobile e svecchiarlo con materiali nuovi, rendendo l’ambiente moderno. Non sempre è così, basta farsi consigliare dai professionisti del settore.

Ristrutturare casa: i consigli per risparmiare

Se hai deciso di ristrutturare la tua casa, saprai benissimo che i lavori da fare sono impegnativi, di qualsiasi entità essi siano, sia in termini di denaro che di tempo, impegno e fatica. Per questo è fondamentale affidarsi ad un serio professionista del settore. Cerca le migliori aziende, le più qualificate della tua zona in ambito di ristrutturazione di immobili, a cui far fare un sopralluogo e con cui valutare le soluzioni più adatte alle tue esigenze. Se vuoi risparmiare inoltre non pensare di dover per forza rinunciare alla qualità per ottenere i risultati desiderati, prenditi del tempo, valuta architetto o professionista a cui affidare la realizzazione del progetto e i preventivi delle aziende per scegliere quella che si avvicina di più al tuo budget e alle tue esigenze, in modo che il lavoro finito sia esattamente quello che ti aspettavi, senza dover per forza spendere più di quel che puoi permetterti.

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Rispettiamo la tua privacy.

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22 Maggio 2019 / / Architettura

Quando si progetta o si arreda il bagno è molto importante che la progettazione e gli elementi inseriti rispondano non solo a criteri estetici ma anche e soprattutto a ben precisi criteri funzionali.

Questo è un principio generale, che diviene tuttavia ancora più importante quando si deve progettare un bagno facilitato per una persona anziana.

Per una persona anziana con problemi di mobilità l’utilizzo del bagno può diventare molto difficoltoso, e talvolta anche pericoloso. Si pensi ad esempio alla vasca da bagno: entrare o uscire dalla vasca può essere un gesto tanto semplice e banale per una persona nel pieno delle forze, quanto complesso e pericoloso per una persona anziana che fa fatica a muoversi. Non solo infatti diventa difficoltoso e frustrante dover ogni volta fare un’immensa fatica semplicemente per entrare e uscire dalla vasca ma, ancor più importante, c’è ogni volta il pericolo di cadere o scivolare e farsi male.

Occorre poi tener presente che spesso una persona anziana con disabilità o mobilità ridotta viene aiutata da altre persone (una badante, un parente, un caregiver etc.), e il fatto di riuscire a progettare un bagno “facilitato” gioverebbe molto non solo alla persona anziana stessa bensì anche a chi presta aiuto, riducendo ansie e pericoli e migliorando decisamente la situazione.

Abbiamo menzionato più sopra la vasca da bagno: questo è in effetti uno degli aspetti su cui maggiormente si è concentrato il mercato in tempi recenti, riconoscendo una difficoltà oggettiva per le persone anziane ad usare la vasca da bagno tradizionale e facendosi dunque carico di trovare una risposta con delle soluzioni ad hoc.

Sono così nate le cosiddette vasche con porta, o “vasche con sportello”, spesso più semplicemente chiamate “vasche per anziani”. Va in realtà detto che il settore delle vasche con porta si è concentrato su modelli e soluzioni sia per le persone anziane che per le persone disabili, e alcuni modelli esistenti in commercio sono specificamente pensati per agevolare in particolare le persone disabili in generale, non necessariamente anziane. Alcuni modelli di vasche con porta hanno misure e caratteristiche strutturali (altezza, larghezza, accessibilità ecc.) pensate ad esempio per le persone disabili in carrozzina. Qui stiamo facendo naturalmente una panoramica generale senza entrare nello specifico di marche e modelli, è bene comunque ricordare che quando parliamo di vasche apribili con porta ci stiamo riferendo a una possibile soluzione sia per le persone anziane che per le persone disabili a seconda dei casi specifici e dei modelli.

Vasca con porta per bagno anziani

Una delle preoccupazioni, probabilmente secondaria ma non per questo meno legittima, è spesso quella della resa estetica della vasca con porta. Si tratta primariamente di un ausilio che risponde a una necessità specifica, ma è anche un elemento che entra a far parte dell’arredamento del bagno, e a tutti piace un arredo ben curato ed esteticamente gradevole.

Nel caso delle vasche con porta occorre dire che le aziende produttrici negli ultimi anni si sono molto date da fare per proporre soluzioni sempre più curate sotto il profilo estetico, e probabilmente ha molto aiutato la competizione fra i vari produttori in un mercato con una domanda sempre crescente e una clientela attenta ed esigente. Oggi possiamo dunque dire che molti modelli di vasche con porta sono talmente curati nel design da risultare decisamente più belli della vasca tradizionale che vanno a sostituire.

I modelli di vasche con porta oggi in commercio sono davvero tanti, e variano, come accennavamo, non solo per misure ed estetica ma anche per caratteristiche funzionali. Sfogliando ad esempio la sezione dedicata alle vasche con porta del sito web di Centaurus Rete Italia, una fra le più importanti aziende multimarca in Italia nel settore delle soluzioni per la mobilità (con aziende installatrici affiliate su tutto il territorio italiano), vediamo come siano presenti modelli di diversi tipi e misure, e modelli particolari pensati per esigenze specifiche, come ad esempio vasche con porta studiate per bagni piccoli, con misure contenute, o con porta apribile verso l’interno anziché verso l’esterno, fino ad arrivare alle vasche più ampie e spaziose per bagni grandi.

Un altro aspetto fondamentale che tipicamente caratterizza le vasche con porta, oltre al fatto di avere appunto l’accesso facilitato con porta apribile, è la seduta: le vasche per anziani sono infatti normalmente dotate di una seduta che rende l’utilizzo di queste vasche più facile da parte dell’anziano, facilitando altresì anche il compito di chi eventualmente presta aiuto.

9 Maggio 2019 / / Architettura

Rendere funzionale e comodo un appartamento di 160 mq, al quarto piano di un edificio degli anni ’60 di Ancona, adattandolo alle esigenze di una famiglia di quattro persone, con animale domestico.

Per questo obiettivo progettuale, PLAstudio di Jesi ha lavorato su una nuova concezione degli spazi esistenti, rendendoli più simili a quelli di un loft.

Il lay out di partenza, infatti, vedeva la successione di nove stanze distribuite secondo criteri costruttivi tipici degli anni del boom edilizio. In particolare, i nuovi proprietari hanno espresso il desiderio di ripensare la zona living spostando la scala elicoidale che dal soggiorno conduceva alla mansarda – perché troppo ingombrante – e collegando cucina e soggiorno per creare un open space.

La risposta a queste esigenze si è trovata in un “sistema di scatole” che definisce il percorso abitativo tessendo una liaison tra la casa e gli oggetti che la popolano. I volumi, come “objets trouvés”, accolgono il bagno degli ospiti, la nuova scala, la lavanderia e parte della cucina; nascondono la camera padronale, il camino e tutte le attrezzature tecnologiche del soggiorno.

Segnate da un taglio di luce continuo sulla quota dell’architrave, le scatole di legno bianco laccato a poro aperto, distendono un disegno circolare di pannelli e ante, come una boiserie contemporanea fatta di doghe, listelli e bugne. Un parquet dal chiaroscuro accentuato corre in tutte le stanze a garantire la continuità dello spazio, ancora ribadita dal colore del soffitto. Inserti di carta da parati o la trama dei rivestimenti caratterizzano gli ambienti e impreziosiscono gli interni.

In mansarda, lo stesso colore si ribalta nel pavimento di resina, mentre un sistema di mensole e superfici in multistrato di betulla scandiscono in altezza lo spazio fatto di falde e nicchie. Tutto il resto è bianco, semplice muro.

Anche la disposizione di camere e bagni è stata concepita seguendo precise regole di impostazione, per permettere il montaggio di diversi elementi di contenimento e altri mobili di proprietà. Perfettamente in linea con l’eleganza complessiva del progetto, la scelta della serie Reverso di Ritmonio per la rubinetteria. La finitura cromata esalta le forme morbide e contemporanee dei miscelatori, con la particolare canna che tende verso il basso. Una scelta che combina estetica ed esigenze pratiche del vivere quotidiano, per uno stile “tailor made” anche nella stanza del benessere.

Per finire, è stata arredata e completata la terrazza di 60 mq che affaccia sulle splendide colline marchigiane. Il risultato è quello di una casa bella e funzionale, al passo coi tempi e moderna, in ogni suo aspetto.

L’articolo Rendere funzionale un appartamento degli anni ’60 per una famiglia proviene da Dettagli Home Decor.

26 Aprile 2019 / / Architettura

L’appartamento di G. e S. si trova in un edificio anni ’60 e, al momento dell’acquisto, era già stato ristrutturato dal precedente proprietario.

Pur mantentendo la distribuzione interna, G. e S. avevano il desiderio di  dare personalità e carattere ad ogni ambiente.

Il progetto ha riguardato  il rifacimento completo dei due bagni, della lavanderia , la sistemazione di alcuni dettagli di decorazione e illuminazione in cucina, nel corridoio di ingresso e nel disimpegno della zona notte. E’ stato anche completato il guardaroba esistende con un mobile aggiuntivo realizzato su misura.

Tra tutte, la stanza che ha ricevuto maggiori attenzioni, con uno studio fatto di almeno 8 soluzioni diverse, è stata il soggiorno.

G. e S. hanno entrambi un gusto raffinato, sicuramente arricchito dai loro numerosi viaggi e dagli anni trascorsi in Francia e idee molto precise.

Questo è stato a tutti gli effetti un progetto a 6 mani, uno di quei lavori in cui l’entusiasmo è sempre alle stelle.

Soprattutto quel blu che vedete alle spalle del divano è il risultato di numerose prove e tentativi (compreso un campione di colore fatto arrivare dalla Francia).

Il quadro, incredibile ma vero, con lo stesso punto di blu, è stato acquistato successivamente. Come è facile immaginare è stato amore a prima vista.

Il mobile alle spalle del divano è stato realizzato su misura da un artigiano falegname mentre il mobile sulla parete che ospita il televisore è della ditta Capodopera. Gli imbottiti sono i modelli Monopoli,disegnato da Marc Sadler e Lacoon, di Jai Jalan, entrambi prodotti da Desiree, del Gruppo Euromobil. La libreria che fa capolino dal corridoio della zona notte è la 606 di dePadova.

Progettazione di interni Treviso

 

Decorazione di interni in Veneto

Architettura di interni in Veneto

Architettura di interni Treviso

Architettura di interni Treviso

Architettura di interni Treviso

Architettura di interni Treviso

Architettura di interni Treviso

Ecco come si presentava l’appartamento prima e in alcune fasi dei lavori.

Per la zona TV sono state realizzate delle tracce per inserire le canaline per l’impianto audio, in modo da non avere cavi a vista. In corridoio e nella nicchia sopra il divano è stato previsto un abbassento del soffitto con faretti in gesso a incasso.

L’abbassamento della zona divano ospita una libreria sospesa in cartongesso.

Progettazione di interni Treviso

Progettazione di interni Treviso

Progettazione di interni Treviso

Progettazione di interni Treviso

Progettazione di interni Treviso

Progettazione di interni Treviso

Se volete leggere tutta la storia del progetto di questo soggiorno, potete trovarla a QUESTO LINK.

Enjoy Yor Home!

 

 

L’articolo Il soggiorno di G. e S. proviene da Home Refreshing.

19 Aprile 2019 / / Architettura


[Un progetto di restyling coi fiocchi]

Vi avevo anticipato pochi giorni fa su Instagram qualche scorcio di questa casa durante lo shooting fotografico  e in molti mi avete chiesto di vedere il prima e il dopo …eccovi accontentati!
E’ stato un progetto di restyling che ho curato in prima persona dalla A alla Z; appena ho visitato questo delizioso appartamento su due piani me ne sono innamorata! La casa era spoglia e priva di qualsiasi oggetto, motivo per cui ho potuto da subito coglierne il potenziale.
La prima cosa che mi ha affascinato è stato il pavimento della sala, un grès porcellanato effetto ceramica con decori che ricordano quelli della Sicilia ( la casa si trova nel Lazio,a due passi dal mare!); nonostante alcune mattonelle fossero un po’ scolorite e sbeccate qua e là , ho pensato che sarebbero state il perno intorno al quale rimodernare il resto della casa.
Altro punto di forza è la scala in marmo con una romantica balaustra in ferro e corrimano in legno, l’ho amata da subito, anche se il colore marrone del parapetto non la valorizzava affatto!
Il restyling di questo duplex ha avuto come principale protagonista la rivisitazione dei colori di ogni ambiente, optando per tonalità che andassero a braccetto con il blu e il giallo del pavimento principale. La palette dei colori scelta spazia dal celeste pallido, al carta da zucchero, al blu cobalto, arrivando al piano di sopra (la zona notte) a tonalità ancora più pastello.

La cucina in realtà originariamente non era a vista sul soggiorno, vi si accedeva tramite un apertura ad arco che stava dove ora vedete la porta scorrevole e anche la piccola stanza studio era nascosta da un disimpegno; eliminando il disimpegno siamo riusciti a creare una piccola cabina armadio a servizio della stanza/studio e abbiamo dato un affaccio diretto a questo delizioso studiolo sul living.
 Dietro la tenda di lino c’è la cabina armadio e dietro la porta scorrevole alla sua destra un bagnetto con doccia.
Al piano di sopra c’è la zona notte, ad accoglierci un piccolo disimpegno in cui le vecchie porte, le pareti e il soffitto sono stati tinteggiati con un delicato verde- grigio, rendendo lo spazio intimo ed accogliente. Le plafoniere in vetro del disimpegno e della scala sono state recuperate colorando il disco in bronzo con uno smalto blu “balena”. Il risultato è una lampada davvero attualissima!
Nelle camere da letto la testata del letto lascia il posto a quadri di colore: nella stanza “rosa”, è stata creata una cornice visiva in cui il rosa cipria della parete di fondo si estende lateralmente e sul soffitto per 30 cm, con un effetto alcova assicurato!
Nella stanza grigio malva, la testata si ferma ad un’altezza di 140 cm da terra, distaccandosi dal bianco delle pareti di 20 cm ai lati.
Lo specchio del bagno lo abbiamo trovato ad un mercatino delle pulci, ad un prezzo a dir poco vantaggioso!
Curiosi di vedere il PRIMA e DOPO di questo progetto di restyling?
Con pochi interventi e sopratutto non stravolgendo l’assetto della casa, siamo riusciti a svecchiare e a dare grande personalità ad una casa che ne aveva già da vendere…
Se anche tu hai voglia di aria nuova e hai bisogno di un restyling, cosa aspetti a contattarmi? Se abitiamo lontano la distanza non sarà un problema, possiamo optare per la formula Progetto Online Insieme riusciremo a fare grandi cose, ne sono convinta!
Foto e Styling: Olivia Casari


16 Aprile 2019 / / Architettura

Per ristrutturare un bagno hai due strade: o prendi il vecchio bagno, lo sventri completamente rimuovendo anche gli impianti e lo rifai ex-novo, oppure sostituisci solo rivestimenti e sanitari continuando ad utilizzare i vecchi impianti.

In questo ti parlerò di questa seconda soluzione ed in particolare vedremo: quali sono i problemi tecnici in cui potresti incappare e come la tecnologia ti consente di superarli brillantemente, come sono inquadrati i lavori eseguiti in questo modo e infine ti parlerò delle detrazioni fiscali a cui (non) avrai diritto.

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Facciamo una premessa: tra le due tipologie di ristrutturazione del bagno di cui abbiamo parlato poco fa determinare quale sia la soluzione migliore dipende da molti fattori, a partire dall’età del vecchio bagno. Per esperienza ti dico che solitamente la prima tipologia di intervento è quella preferibile e ti ho spiegato i motivi in questo articolo.

Però ci sono dei casi in cui potresti decidere di eseguire la seconda. Ma se all’apparenza può sembrare un intervento più semplice, prima di avviarti devi sapere che potresti trovarti di fronte ad alcuni problemi inaspettati.

SOSTITUZIONE DEI SANITARI SENZA RIFARE GLI IMPIANTI…E’ POSSIBILE?

Partiamo con il parlare proprio dei problemi tecnici che dovrai superare per continuare ad avere un bagno efficiente dopo la sostituzione dei sanitari.

Il problema principale in realtà è solo uno: la compatibilità tra l’impianto esistente e i nuovi sanitari che devi installare.

Infatti ogni sanitario prevede una precisa posizione per i carichi e gli scarichi, e gli impianti del bagno vengono realizzati in funzione di tali posizioni.

Per questo gli idraulici, quando impostano un nuovo bagno, pretendono sempre di avere le schede tecniche dei sanitari: servono per posizioare precisamente tutti i tubi.

Ma se tu decidi di sostituire i vecchi sanitari senza intervenire sugli impianti come si fa?

Il problema non si pone tanto con le tubazioni di carico dell’acqua calda e fredda, che sono di diametro ridotto e vengono collegate ai nuovi sanitari tramite dei tubi flessibili, quanto con gli scarichi del wc, che invece sono di diametro maggiore e richiedono tubazioni rigide per essere realizzati.

Se la posizione dello scarico del wc nuovo non coincide con quella del wc vecchio devi rinunciare a sostituire i sanitari?

La risposta, per tua fortuna è no. C’è e si chiama scarico traslato.

scarico traslato

Lo scarico traslato in sostanza è una curva tecnica, cioè un tratto di tubazione curvo, che fa esattamente quello che dice il nome: permette di traslare (cioè spostare da un punto ad un altro) la posizione di scarico di un wc.

Chiariamo subito: non pensare che ti consenta di spostare il wc da una parete all’altra. La sua posizione resterà esattamente dove si trovava prima. Ristrutturare un bagno senza rifare gli impianti ti costringe a mantenere la posizione di tutti i sanitari esattemente dove si trovavano prima. Ma lo scarico traslato serve per fare in modo che lo scarico del nuovo wc coincida con la posizione dello scarico dell’impianto esistente.

Quindi gli spostamenti sono di pochi centimetri…ma è esattamente quanto basta.

La cosa positiva di questi sistemi è che riescono ad essere integrati all’interno dei nuovi wc e quindi sono assolutamente invisibili.

In particolare sono utili per passare dai vecchi sanitari che venivano montati distanziati dalla parete posteriore ai più moderni, compatti ed igienici sanitari filo-muro. Un passaggio quasi obbligato se la tua intenzione è svecchiare il bagno.

Tra l’altro, proprio per la necessità di nascondere lo scrico traslato, le curve tecniche per consentire l’utilizzo degli impianti esistenti si possono applicare solo ai modelli di sanitari filo parete perché, proprio grazie alla loro forma, consentono di nascondere tutte le tubazioni di collegamento all’impianto idraulico.

Scarico traslato: curva autonoma o integrata nel wc?

Hai due modi per installare un sanitario con scarico traslato: o acquisti un sanitario filo-parete normale e ci abbini una curva tecnica fatta apposta, oppure acquisti direttamente un sanitario che viene realizzato con lo scarico di tipo traslato.

scarico traslato: cura tecnica

Possono essere entrambe soluzioni valide ma la seconda sicuramente ti consente di non avere dubbi sulla compatibilità tra i vari elementi che vai ad installare (wc, curva tecnica, scarico esistente) e sono completamente integrati nel nuovo wc.

Solo alcune aziende producono questo genere di sanitari “universali” che consentono l’utilizzo della braga con scarico traslato. Tra i primi ad aver sperimentato questa soluzione ci sono i sanitari Ideal Standard, con le serie Tonic 2 e Connect.

sanitari filo-parete con scarico traslato

I sanitari filo parete di cui abbiamo appena parlato presentano forme sia tonde che squadrate, quindi si adattano perfettamente a tutte le tipologie di bagni, sia quelli classici che moderni, e consentono anche di realizzare sanitari di dimensioni ridotte adatti anche agli ambienti più piccoli.

Tra l’altro i sanitari filo parete sono più igienici rispetto ai vecchi sanitari distanziati, perché tra il sanitario e il muro non vi è più nessuno spazio in cui può finire sporco e polvere.

Quindi i sanitari con scarico traslato, nel caso di sola sostituzione dei sanitari senza rifacimento dell’impianto, consente di sostituire i vecchi sanitari con quelli nuovi in totale sicurezza, SENZA dover rompere pavimento e rivestimento e SENZA dover intervenire sull’impianto ideaulico.

L’installatore impiegherà solo un paio d’ore per installare i tuoi nuovi sanitari.

Un’ultima raccomandazione dettata dalla sempre maggiore tendenza ad acquistare anche rivestimenti e sanitari online: se decidi di utilizzare uno dei tanti ecommerce che ci sono online, come acquaclick.com, fai attenzione a scegliere la tipologia giusta a seconda dell’intervento che vai ad eseguire e in caso fatti seguire dal loro reparto tecnico.

Parliamo ora degli aspetti normativi.

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RISTRUTTURAZIONE DEL BAGNO “LEGGERA”: COME LA INQUADRA LA LEGGE

La prima cosa che devi capire è come la legge italiana inquadra la ristrutturazione di un bagno in cui semplicemente sostituisci sanitari, subinetterie e rivestimenti.

Il motivo è che ha una ricaduta significativa sugli aspetti di cui ti parlerò nel prossimo paragrafo.

I lavori di cui stiamo parlando consistono, sostanzialmente, nella sostituzione delle finiture del bagno. Non è necessario eseguire lavori di muratura, non devi togliere i massetti per rifare gli impianti, non devi fare le tracce nei muri per far passare i nuovi tubi. Nulla di nulla.

Questi lavori rientrano nella categoria di intervento definita manutenzione ordinaria.

Il grande aspetto positivo di questa categoria di intervento è che configura la cosiddetta attività edilizia libera. In soldoni: non devi presentare alcuna pratica edilizia in Comune.

Quindi niente tecnico, niente diritti di segreteria, nessuno che ti viene a rompere le scatole. Scegli i rivestimenti che ti piacciono, scegli i sanitari, i rubinetti, chiami un installatore e hai fatto.

Edilizia libera sì…ma non scordarti della sicurezza.

Come sempre ci tengo a mettere i puntini sulle “i”.

Anche se non devi fare alcuna pratica edilizia non sei esentato da tutti gli obblighi legati alla sicurezza.

Ho recentemente scritto un articolo in merito a quali sono le responsabilità di un committente che esegue dei lavori in casa: sai chi è il “responsabile dei lavori” della tua ristrutturazione?

MANUTENZIONE ORDINARIA SIGNIFICA…NIENTE DETRAZIONI!

Questa è la cattiva notizia: facendo un intervento di manutenzione ordinaria non hai diritto alle detrazioni fiscali.

La legge in questo senso è molto chiara: le detrazioni fiscali sono riservati agli interventi di ristrutturazione che rientrano almeno nella categoria della manutenzione straordinaria oppure che servano a conseguire risparmi energetici per la climatizzazione.

In compenso puoi richiedere l’applicazione dell’iva agevolata…ma solo sulle opere edilizie ed idrauliche e non sull’acquisto dei materiali…a meno che non li acquisti l’impresa che svolgerà i lavori per conto tuo.

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L’articolo Rifare il bagno senza sostituire gli impianti: i problemi tecnici, la normativa, le detrazioni sembra essere il primo su RistrutturazionePratica | Il sistema scientifico per ristrutturare.

9 Aprile 2019 / / Architettura

Ehi, chi si rivede ?! Lo so, lo so…non ditemi niente…è tanto, anzi troppo che non scrivo un post qui all’Iglù…la verità è che davvero difficile conciliare il lavoro e il blog e lo è ancora di più da quando sono cominciati i lavori al Bollywood Apartment; per chi si fosse perso la puntata precedente, andate a vedere qui .
Avrei voluto fare una cronostoria quotidiana del cantiere dall’inizio fino alla fine…ma non sono riuscita a mantenere la costanza per questo impegno giornaliero; oggi però mi sono detta che non è mai troppo tardi per iniziare ! Ed eccomi qui a riassumervi quello che è successo in questi 2 mesi …
Siamo partiti con le demolizioni, è stato demolito praticamente tutto!
il soggiorno
il bagno ( e la parete attrezzata per la lavanderia)

la camera da letto padronale
Questa è la pianta definitiva di come sarà l’appartamento: sono indicati i punti luce di ogni ambiente e i relativi interruttori. Rispetto al progetto iniziale ho cambiato la disposizione del letto nella camera padronale, poiché in fase di esecuzione ci siamo accorti che il letto sarebbe risultato troppo a ridosso della porta; viste le dimensioni ridotte della stanza, ho studiato un’armadiatura a ponte per ottimizzare gli spazi contenitori.
I mobili della cucina, l’armadio della nostra camera, una libreria a nicchia e alcuni sportelli saranno realizzati su misura da un falegname; ho optato per pannelli lisci, con la gola (senza quindi maniglie a vista) e molto minimalisti con finitura laccata color tortora; ci sarà un filo conduttore comune in  ogni ambiente della casa.

Il pavimento nel living e nelle camere è un parquet di rovere spazzolato formato 18 x 190 cm , con una finitura molto calda e naturale. In bagno ho scelto un unico rivestimento a terra e alle pareti, effetto pietra grigio chiarissimo.Il mobile lavabo sarà di legno, a riprendere il pavimento del soggiorno.

Per oggi mi fermo qui…ci sono tantissime cose da fare ancora, ma la casa sta cominciando a prendere vita! Oggi monteranno la scala…speriamo vada tutto liscio, incrociamo le dita….

8 Aprile 2019 / / Architettura

Nelle ristrutturazioni, soprattutto di appartamenti all’interno di condomini, non viene quasi mai presa in considerazione l’idea di isolare casa.

Quello che stai per leggere è la prima parte di un approfondimento in due articoli sull’isolamento delle case, su quanto sia importante e su come, anche se abiti in condominio, ci sono sistemi per intervenire sull’isolamento senza ricorrere al cappotto termico.

Solitamente in una ristrutturazione la parte del budget dedicato al miglioramento energetico dell’immobile (sempre che sia stato stanziata una somma a tale scopo…) viene investito nel rifacimento dell’impianto di riscaldamento, nell’installazione di condizionatori e, al massimo, nella sostituzione degli infissi.

Tutti interventi giusti e importanti ma che non riescono ad essere sfruttati al massimo in quanto trascurano completamente un aspetto essenziale per garantire il benessere in casa (e il risparmio in bolletta): l’isolamento degli elementi opachi, cioè di pareti e solai.

Oggi ti parlerò di come isolare casa può aiutarti in modo significativo ad abbattere le bollette e raggiungere un super benessere in casa.

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Ti sei mai fermato a guardare la vetrina di un’agenzia immobiliare? Da qualche anno di fianco ad ogni annuncio trovi la scritta “classe energetica ….” seguita da un numero, che esprime il consumo stimato espresso in Kwh/mq anno, e una lettera, compresa tra A e G. Tale cartello ti permette di capire facilmente se ti trovi di fronte ad un buon immobile o a una macchina mangia-soldi.

Tieni presente che tutti gli immobili realizzati fino agli anni ’80 solitamente sono in classe energetica G, la peggiore tra tutte, il chè significa che consumano tantissimo senza garantirti un reale benessere interno.

Per determinare di quanta energia ha bisogno il tuo immobile vengono considerati essenzialmente due aspetti:

  1. L’efficienza degli impianti installati (riscaldamento/raffrescamento)
  2. La qualità dell’involucro che racchiude tali ambienti

L’involucro di un immobile è composto da questi elementi:

  • gli infissi (finestre, balconi, tapparelle, porte di ingresso),
  • i muri che separano la casa dall’ambiente esterno ma anche dai vicini e dagli spazi comuni (i pianerottoli),
  • i solai che separano la casa sia dai vicini (sopra e sotto), da eventuali spazi non climatizzati (una cantina ad esempio), dall’ambiente esterno (ultimo piano) o dal terreno.

Affichè gli impianti super tecnologici che installerai in casa siano realmente efficienti, un requisito indispensabile è che anche l’involucro sia efficiente. Anzi, è prioritario.

COSA DICE LA LEGGE IN MERITO ALL’ISOLAMENTO DELLA CASA

Quando affronto aspetti tecnici cerco sempre di supportare le mie affermazioni con elementi tangibili. E in questo caso partiamo dai parametri di isolamento stabiliti dalla legge e che devi rispettare in una ristrutturazione se decidi di intervenire sull’isolamento.

La legge di riferimento in Italia è il d.lgs. 192/2005 relativa al “rendimento energetico degli edifici” che detta i principi generali. A questa sono stati afiancati tre decreti attuativi che invece dettano le procedure, e sono stati pubblicati nel giugno del 2015 (almeno le versioni in vigore al momento in cui scrivo questo articolo).

Per quanto riguarda l’isolamento la legge ti dice quanto dovranno isolare le pareti di casa, se decidi di intervenire, e in quali casi sei obbligato a rispettare questi valori, anche se non vorresti.

Provo a spiegare questa seconda affermazione: capita spesso, soprattutto nei condomini, che si rendano necessari degli interventi sulle facciate esterne perchè l’intonaco, dopo tanti anni, si sta staccando. Solitamente l’intervento previsto è il solo rifacimento dell’intonaco. Ma la legge ti dice che, se l’intonaco su cui stai intervenendo supera una determinata percentuale rispetto alla superficie complessiva della parete, non è sufficiente rifare l’intonaco ma devi anche adeguare l’intero immobile ai valori di isolamento previsti per legge. Ecco perchè ti ho parlato di obbligo.

Cerchiamo di capirne di più.

Interventi che richiedono il rispetto dei requisiti di isolamento

La legge individua tre tipologie di ristrutturazione a cui associa degli obblighi di rispetto di determinati parametri.

  1. Ristrutturazione importante di tipo 1: in caso di rifacimento dell’impianto di riscaldamento (o raffrescamento) e intervento su oltre il 50% dell’involucro di casa;
  2. Ristrutturazione importante di tipo 2: in caso di intervento su oltre il 25% dell’involucro di casa e di rifacimento dell’impianto di riscaldamento (o raffrescamento) (NB: questa seconda condizione non è obbligatoria per rientrare in questo caso);
  3. Riqualificazione energetica: in caso di intervento su meno del 25% dell’involucro di casa e/o di rifacimento dell’impianto di riscaldamento (o raffrescamento) (NB: vale anche se non si verificano entrambe le condizioni).

Facciamo tre esempi per chiarire:

1.Se cambi totalmente o parzialmente l’impianto di riscaldamento/raffrescamento e contemporaneamente decidi di isolare una porzione importante dell’involucro di casa tua (ad esempio isolando le pareti esterne e cambiando gli infissi) ricadi nel primo caso.

2.Se decidi di isolare una parte dell’involucro (ad esempio solo i prospetti a nord) che supera il 25% dell’involucro complessivo (compensivo dei solai eh!) ricadi nel secondo caso. Anche se non tocchi gli impianti.

3.Se cambi totalmente o parzialmente l’impianto di riscaldamento/raffrescamento ricadi nel terzo caso. Se isoli solo una parte dell’involucro, per meno del 25%, ricadi nel terzo caso.

In tutti gli altri casi non hai obblighi. Quindi se decidi di non toccare impianti o involucro non devi fare niente (ma in una ristrutturazione seria è una cosa plausibile?).

A queste tre tipologie di ristrutturazione individuate dalla legge sono legati dei precisi obblighi.

La legge da molto risalto agli aspetti impiantistici, diversificando in modo sostanziale i requisiti prestazionali da raggiungere nelle le tre casistiche individuate, però anche per l’involucro fornisce delle indicazioni importanti. Vediamole rapidamente concentrandoci solo sugli aspetti legati all’involucro “opaco” (muri e solai).

Se invece vuoi sapere qualcosa di più in merito agli infissi puoi leggere questo primo articolo sulla sostituzione degli infissi (fa parte di una guida in cinque parti che ho pubblicato poco tempo fa).

I requisiti che l’involucro deve rispettare (se isoli casa)

Tutte tre le tipologie di ristrutturazione individuate dalla legge richiedono che gli interventi che deciderai di fare sull’involucro rispettino due requisiti principali:

  1. Dentro la muratura o sul solaio non si deve formare condensa: spesso la causa di macchie di umidità o di rovina di pitture e intonaci (e quindi di clima poco salubre negli ambienti) è proprio la presenza di acqua nelle pareti che non sono state correttamente progettate (pensa che fino oltre gli anni ’80 questo aspetto non veniva minimamente preso in condierazione);
  2. Le murature e i solai devono rispettare dei valori di isolamento ben precisi che sono tabellati.

Tali valori di isolamento sono individuati con un dato fisico: la trasmittanza.

La trasmittanza, dicendola alla buona, è quanto calore passa da una parte all’altra di un elemento edilizio. Meno calore un muro o un solaio fanno passare, migliore è l’isolamento che garantiscono; quindi valori più bassi significano maggiori prestazioni.

I valori di trasmittanza sono tabellati, vediamoli rapidamente.

Isolamento, trasmittanza, zone climatiche

L’Italia è una nazione con un clima molto vario: tra la Valle d’Aosta e Lampedusa c’è un abisso. Quindi la legge ha individuato delle zone climatiche, con condizioni più o meno omogenee, a cui applicare gli stessi requisiti. Sarebbe assurdo isolare una casa di Palermo come una casa di Aosta.

Per mostratele ti faccio vedere un’immagine che ho già utilizzato in uno degli articoli della serie dedicata alla sostituzione degli infissi che ho pubblicato qualche tempo fa:

Isolamento delle pareti: zone climatiche

Come vedi il territorio italiano è per la maggior parte in zona D e in zona E. Le zone più calde hanno le lettere A e B e le più fredde la lettera F.

Sulla base di questa suddivisione sono stati dettati dei limiti di trasmittanza per le varie zone: cioè devi valori sopra i quali gli elementi dell’involucro, se decidi di isolare, non devono salire. Naturalmente dove fa più freddo è richiesto un isolamento maggiore e di conseguenza i valori limite di trasmittanza sono più bassi.

Oltre a dividere l’Italia in zone climatiche la legge fornisce dei valori di trasmittanza limite differenti a seconda della funzione del singolo elemento, dividendo tra:

  • Trasmittanza di pareti verticali verso l’esterno e verso ambienti non riscaldati
  • Trasmittanza di solai superiori verso l’esterno o verso ambienti interni non riscaldati
  • Trasmittanza di solai inferiori (pavimenti) verso l’esterno e verso ambienti non riscaldati
  • Tramisttanza di muri e solai verso ambienti riscaldati

Ecco i valori:

Trasmittanza di pareti verticali verso l’esterno e verso ambienti interni non riscaldati (vani scala, box auto, depositi, etc.)
Isolamento delle pareti per muri verso l'esterno
Solai superiori (succielo) verso l’esterno e verso ambienti interni non riscaldati (vani scala, box auto, depositi, etc.)
isolamento solai verso l'esterno
Solai inferiori (pavimenti) verso l’esterno e verso ambienti interni non riscaldati (vani scala, box auto, depositi, etc.)
Isolamento pavimento
Muri e solai verso verso ambienti interni riscaldati (altri appartamenti)
isolamento verso locali riscaldati

Come vedi, e come è normale che sia, le prime tre tabelle riportano valori più bassi rispetto all’ultima, perchè si tratta di condizioni più sfavorevoli (ambienti non riscaldati): l’ultimo caso solitamente è soddisfatto senza alcun isolamento.

La seconda osservazione da fare è la notevole differenza di trasmittanza da rispettare tra le varie zone climatiche: più la zona è fredda minore è la trasmittanza limite, che nella sostanza significa uno spessore dell’isolante maggiore.

Ma tutto quello che abbiao detto finora credo che, agli occhi di un non addetto ai lavori, possono essere solo numeri senza grande valore…a cosa corrisponde una trasmittanza di 0,26 w/mqk? Quanto isolamento serve?

Facciamo qualche esempio per capire meglio.

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ESEMPI DI ISOLAMENTO E PRESTAZIONI RAGGIUNGIBILI

Prima di mostrarti gli esempi voglio farti una premessa: i sistemi di isolamento possibili sono infiniti così come le loro applicazioni. E questo vale a maggior ragione nel caso di ristrutturazioni, dove è necessario ingegnarsi per rispondere a situazioni di volta in volta differenti e spesso non prevedibili.

Quindi prendi tutto ciò che stai per leggere come un tentativo di aiutarti a comprendere quanto isolamento ti serve per riuscire a rispettare le prescrizioni di legge (e di conseguenza anche a stare bene in casa).

Isolamento delle pareti verticali

Come hai potuto vedere nelle tabelle che ti ho inserito poco sopra, l’isolamento di una parete deve essere uguale sia verso l’ambiente esterno che verso altri ambienti non riscaldati.

Per ambienti non riscaldati si intendono quelli dove solitamente non è previsto l’impianto di riscaldamento: vani scale, locali tecnici, etc. Se l’appartamento affianco al tuo non è abitato o al tuo vicino piace vivere al freddo e al gelo e non accende mai il riscaldamento, non hai l’obbligo di rispettare i valori prescritti (a meno che non sia tu a volerlo naturalmente…)

Prenderemo come ipotesi di partenza una tipologia di parete non isolata molto diffusa fino agli anni settanta, realizzata con la tecnica detta a “cassa vuolta”: cioè composta da una fila di laterizi esterni di spessore solitamente variabile tra 12 e 25 cm, una camera d’aria, anche questa di valore variabile, e una fila di laterizi interni dello spessore di 8cm.

Partedo da questa parete vedremo quanto isolante serve per raggiungere le prestazioni di isolamento minime richieste dalla legge.

La parete esterna a cassa vuota

 

isolare casa: il muro non isolato

 

muro esterno non isolato

A sinistra trovi uno schizzo del muro di cui stiamo parlando, mentre a destra vedi quali sono le prestazioni di questa parete, calcolate con un software professionale. Non fare caso a tutti i numeri ma solo a quello che ho cerchiato in rosso:

Trasmittanza = 0,826 W/mqK

Decisamente sopra i valori minimi previsti per legge per una parete perimetrale verso l’esterno, anche per le zone climatiche più calde che richiedono prestazioni minori.

Vediamo ora quanto isolante ci vuole per far rientrare questa parete nelle previsioni di legge.

La parete esterna isolata per le zone D ed E e quella per la zona C

Ho provato a simulare due casi: uno per le zone D ed E ed un altro per la zona C (che è quella dove opero io…).

isolare casa: il muro isolato

L’isolante che ho ipotizzato è uno dei più utilizzati (anche se probabilmente, per vari aspetti, non il migliore): il polistirene espanso. Per farti capire possiamo assimilarlo al polistirolo.

isolamento zona C
Parete isolata nella zona C
isolamento zona D e E
Parete isolata nelle zone D ed E

Come vedi ho posizionato l’isolante all’esterno, come se fosse un cappotto termico: questa è sicuramente la miglior soluzione tecnica perchè consente di risolvere facilmente i ponti termici.

Però se abiti in condominio non è sempre perseguibile, soprattutto se gli altri condomini non hanno la minima intenzione di spendere soldi per l’isolamento. In ogni caso non credere che tu non possa lo stesso isolare lo stesso la tua casa in modo efficace. Nella seconda parte di questa guida ti mostrerò un caso pratico in cui ho affrontato proprio un problema come questo.

Tornando a noi, come puoi leggere, per rientrare nei limiti di legge, gli spessori non sono certo limitati:

  • Se la casa fosse in zona D ed in zona E, per raggiungere i valori minimi di legge avresti bisogno di almeno 10cm di isolamento
  • Se la casa fosse in zona C, per raggiungere i valori minimi di legge avresti bisogno di almeno 7cm di isolamento

Isolamento dei solai

Per quanto riguarda i solai abbiamo già detto che la legge prevede tre casi distinti:

  • Solai che dividono appartamenti riscaldati (uguale ai muri che dividono appartamenti riscaldati) -> solitamente sono tutti i solai dal primo al penultimo piano dell’edificio;
  • Solai di copertura che dividono dall’esterno o da ambienti non riscaldati -> i solai dell’ultimo piano ma anche quelli che dividono da un sottotetto o da un terrazzo superiore;
  • Solai di calpestio che dividono dall’esterno, da locali non riscaldati, dal terreno -> i solai al piano terra, i solai su loggiati.

In questo articolo approfondiamo solo il caso del solaio di copertura. Comunque le riflessioni che faremo sullo spessore dell’isolamento valgono anche per i pavimenti verso locali non climatizzati

Solaio-base di copertura

solaio copertura non isolato

copertura non isolata

I solai di copertura, così come quelli intermedi, dal secondo dopoguerra in poi sono stati realizzati quasi sempre con la tecnologia del latero-cemento (ancora la più diffusa): cioè dei travetti in cemento intervallati da mattoni forati di alleggerimento il tutto ricoperto da una soletta in calcestruzzo di pochi centimetri.

Nel caso di coperture piane sopra questo solaio spesso veniva messo solo un massetto, detto di pendenza, per far defluire le acque e una guaina a protezione. Che è il caso che vedi qui sopra.

Nel caso di tetti a falde il massetto non c’era ma spesso si usavano le tegole sopra la guaina.

Comunque solitamente non era previsto nessun isolamento e, come puoi vedere, siamo ben lontani dai valori richiesti per legge, infatti la trasmittanzza risulta essere:

tramittanza = 0,862 w/mqK

Vediamo un’ipotesi di isolamento.

La copertura isolata per le zone D ed E e quella per la zona C

Anche in questo caso ho provato a simulare due casi: uno per le zone D ed E ed un altro per la zona C (che è quella dove opero io…).

solaio isolato

Come vedi in questo caso abbiamo previsto semplicemente di inserire uno strato isolante sopra al massetto e sotto la guaina. In realtà ci sarebbero molte cose da dire in merito a questa soluzione: nella maggior parte dei casi è necessario inserire altri strati per garantire sia la perfetta ipermeabilità della copertura che la non formazione di macchie di umidità all’interno degli ambienti sottostanti. Però noi concentriamoci solo sullo spessore dell’isolante, che anche in questo caso è polistirene.

Isolante nelle zone D ed E
Solaio isolato nelle zone D ed E
Copertura isolata nella zona C
Solaio isolato nella zona C

I risultati sono questi:

  • Nelle zone C (più calde) “bastano” 8 cm di isolante per rientrare nei parametri previsti per legge. Arriviamo infatti ad una trasmittanza di 0,309 W/mqK a fronte di un valore massimo accettato di 0,33 W/mqK
  • Nelle zone D ed E (più fredde) servono almeno 13 cm di isolante per rientrare nei parametri di legge. Arriviamo ad una trasmittanza di 0,22 W/mqK a fronte di limiti pari a 0,26 (zona D) e 0,22 (zona E)

In questo caso ti ho fatto vedere ancora una volta un isolamento posizionato sopra al solaio, quindi all’esterno. Ma se hai un appartamento all’ultimo piano e i condomini non vogliono isolare il tetto (solitamente la scusa è “tanto a noi non serve”) ci sono comunque altre soluzioni.

ISOLARE E’ VERAMENTE COSI’ IMPORTANTE?

Guardando le notizie che ti propinano tutti i giorni su giornali e telegiornali relativamente all’inquinamento non puoi non pensare che le principali cause non siano le auto (maledetti diesel!) e le industrie.

La realtà è che non è affatto così: la principale fonte di inquinamento ambientale sono le case in cui viviamo tutti noi.

Guarda l’immagine qui sotto che paragona l’inquinamento da PM10 nel 2005 e nel 2015:

Fonti di inquinamento

Questo grafico è preso da un articolo pubblicato sul sole 24 ore e ci dice che se nel 2005 poco più di un quarto dell’inquinamento da PM10 era dovuto alle emissioni residenziali, nel 2015 questa percentuale è salita a oltre la metà. E questo con l’inquinamento complessivo diminuito sensibilmente e di conseguenza quello residenziale aumentato.

I motivi? Certamente impianti che hanno dieci anni di più sulle spalle, in fondo la sostituzione di vecchi impianti di riscaldamento non è stata così importante come si può credere. Ma non solo.

Infatti negli ultimi dieci anni si è diffuso in modo capillare anche l’utilizzo del condizionatore, prima scarsamente diffuso, che ha influito sull’inquinamento complessivo.

La soluzione quindi è installare impianti più efficienti?

Sicuramente è una risposta valida ma pensaci bene: i veri motivi per cui devi tenere acceso un termosifone o un condizionatore per tante ore quali sono? Che fa tanto freddo o tanto caldo? Certo…ma perchè fa tanto freddo o tanto caldo?

Perchè l’isolamento di casa tua non è efficace.

La prima causa dell’inquinamento ambientale è la scarsa qualità edilizia con cui sono state realizzate la maggior parte delle abitazioni costruite negli anni del boom economico italiano, dagli anni quaranta agli anni settanta del secolo scorso. Probabilmente una di quella in cui abiti tu.

Potrebbe anche non fregartene nulla dell’inquinamento ambientale, però pensa che a maggior inquinamento corrispondono maggiori consumi, con il prezzo dell’energia che è in costante aumento. Quindi bollette più care. Molto più care.

E pensa che realizzando un buon isolamento abbinato ad un impianto efficiente la tua casa potrebbe passare da un’energivora classe energetica G ad una virtuosa classe energetica B o anche A nelle migliori delle ipotesi, anche se abiti in condominio.

Risultato?

Consumi a picco, bollette abbattute e comfort in casa ai massimi livelli.

Nella tua ristrutturazione non devi sottovaluare l’isolamento di muri e solai.

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