14 Febbraio 2020 / / Design

L’articolo Il lightpainting come strumento di racconto, intervista a Felicita Russo proviene da Luxemozione.

Quando si parla di light-painting  (disegnare con la luce) è immediato il rimando alle sperimentazioni dell’uso del medium fotografia più luce artificiale, condotte tra gli anni ’30 e ’50 del secolo scorso da fenomenali artisti quali Man Ray e dall’accoppiata Picasso-Gjon Mili. Il primo con un una serie di auto scatti intitolati “Space Writing” (ManRay 1935), in cui si immortala, con una macchina fotografica dall’otturatore completamente aperto, nell’atto di disegnare nello spazio con una piccola torcia. Mentre più conosciute sono le serie note come “Light Drawings”, nate nel 1949 dal lavoro congiunto tra il fotografo Gjon Mili e Pablo Picasso.

  • Man Ray Space Drawings self portrait 1935
  • Pablo picasso Light Drawings 1949
    fotografia realizzata da Gjon Mili per Life.

Stiamo parlando di prime applicazioni, nell’ambito delle arti, dell’uso della luce artificiale, elemento che racchiude una dualità intrinseca di tecnica ed emozione (Lux+Emozione). Oggi questa tecnica si è evoluta assieme alla tecnologia, sia della fotografia digitale, che d’illuminazione con i LED, dando vita ad un filone di fotografia artistico-sperimentale noto come lightpainting.

Venendo al punto di quest’articolo, nel mio girovagare alla ricerca di elementi interessanti d’ispirazione da pubblicare proprio qua su Luxemozione, ho scoperto il lavoro di una bravissima fotografa sperimentale, Felicita Russo, che ha saputo raccogliere nel proprio lavoro di ricerca una perfetta sintesi tra tecnica ed emozione. Ho deciso dunque di intervistarla, per farmi raccontare della propria esperienza. Molto interessante davvero. Per maggiori info rimando al sito di Felicita Russo

Felicita russo autoritratto
Immagine in header: Autoritratto – cortesia Felicita Russo

Ecco dunque cosa mi ha raccontato

GR: Ciao
Felicita, sono andato a sbirciare il tuo profilo, leggo atmospheric physics
researcher,
definizione che mi incuriosisce molto . Mi vorresti raccontare di
te, della tua formazione e i momenti salienti del tuo percorso professionale ed
artistico?

FR: Salve
Giacomo, innanzitutto voglio ringraziarti per la domanda. Tutta la storia, che
come immaginerai include sia la mia formazione che il mio percorso artistico
che da sempre sono intrecciati fra loro, comincia da quando ero adolescente.
Sin da piccola avevo un dono: mi piaceva disegnare. Disegnavo ovunque ci fosse
un foglio bianco, persino sull’agenda telefonica di mia madre (la quale forse
non ne era molto contenta ma quasi mi lasciava fare). Quando ero alle scuole
elementari e medie avevo chiaro in mente che avrei voluto seguire questa
passione, imparare a dipingere, ma quando è arrivato il momento di scegliere
una scuola superiore il mio desiderio di andare al liceo artistico non fu ben
visto dai miei genitori, che avrebbero preferito che studiassi almeno al liceo
scientifico (visto che ero brava in matematica dalle elementari) e così ho
fatto.

Durante gli anni del liceo, nel 1986, la cometa di Halley passò al perielio e mio padre ci portò all’osservatorio astronomico di Capodimonte, dove il soci dell’Unione Astrofili Napoletani (UAN) organizzavano osservazioni della cometa al telescopio, cosa che non fu peraltro possibile quella sera per il cattivo tempo. Ricordo che quello fu il momento esatto in cui m’innamorai dell’astronomia, entrai quindi in contatto con l’UAN e cominciai la mia esplorazione dell’Universo frequentando uscite fotografiche astronomiche ogni volta che potevo.

La cometa di Halley
Foto Cometa di Halley. Immagine cortesia © NASA

Grazie a loro imparai a sviluppare
e stampare in bianco e nero in casa. Divenne una sorta di ossessione per me,
l’Universo aveva un grandissimo fascino tanto da farmi scegliere di proseguire
gli studi dopo il liceo e frequentare il corso di laurea in Astrofisica
all’Università Federico II e in seguito il dottorato di ricerca in fisica
dell’Atmosfera all’University of Maryland Baltimore County, a Baltimora negli
stati Uniti.

Parallelamente ai miei studi di
fisica e astrofisica, con l’aumentare della consapevolezza sulla natura della
luce cominciai ad avvicinarmi al lightpainting. Inizialmente il
lightpainting era un modo “alternativo” di illuminare nature morte, poi divenne
ben altro. Ed ora con il mio “ritorno” alla polaroid il mio lightpainting è
diventato a pieno titolo il modo in cui io mi esprimo fotograficamente.

GR: Mi
puoi raccontare, se esistono, degli elementi o personaggi del passato e del
presente che hanno ispirato particolarmente la tua attività creativa e di
ricerca?

FR: Sicuramente il primo che mi viene in mente è stato Man Ray, avendo cominciato a sperimentare con i rayogrammi nella camera oscura quando ero adolescente, ma restarono semplicemente degli esperimenti, senza mai ricevere da me le attenzioni che meritavano. Un po’ dovuto anche alla mancanza di cultura fotografica che avevo nella mia adolescenza, presa come la maggior parte dei ragazzi di quell’età, da innumerevoli inquietudini interiori che mi distraevano dallo “studio” dell’arte e dall’approfondire la fotografia oltre il mezzo tecnico. In questo mi è mancata molto la formazione artistica, che è arrivata per me in età molto più avanzata.

Man Ray Rayogramma
Un esempio di Rayogramma o Rayografia realizzato da Man Ray ad inizio del ‘900.

Di sicuro nel momento il cui a 26 anni mi sono trovata ad avere il
mio primo lavoro di ricerca (ero assistente alla ricerca a UMBC) e ad essere
economicamente indipendente, mi sono sentita un po’ più libera di “guardare”
ciò che altri fotografi hanno fatto.

Una persona che ha influenzato fortemente il mio incontro con la polaroid è stata Kathleen Thormond Carr. Grazie ai suoi libri “ Polaroid Manipulations” e “Polaroid tranfers” comprai la mia prima folding polaroid Sx-70. Una vera e propria rivoluzione per me, un cambio di paradigma che mi spinse anche a sperimentare tecniche alternative in camera oscura, come costruire una camera stenopeica e fotografare con pellicola infrarossa. Quello fu un momento molto creativo per me.

Polaroid_SX-70

GR: Vorrei
soffermarmi sulla tua passione per il lightpainting, mi vuoi raccontare nel
dettaglio di quest’aspetto?

FR: L’interesse
per il lightpainting per me comincia intorno al 2007, quando finisco gli studi
negli Stati Uniti e torno in Italia. Vinco un concorso da ricercatore precario
al CNR di Potenza e acquisto la mia prima reflex digitale. Un giorno ero in
visita a casa dei miei genitori e provai a creare un piccolo stop motion, era
affascinante per me come in pochi minuti si potessero creare decine di immagini
che poi potevano facilmente essere montate in sequenza per generare un video.
Così cominciai a cercare su youtube quali tipi di stop motion facessero gli
altri e scoprii un filone di video stopmotion con lightpainting che mi colpì
moltissimo.

L’idea di creare “cose” con delle semplici luci LED mi affascinava
tantissimo e da lì è partita l’esplorazione. Quando ho “incontrato” sui
social altri artisti con la stessa passione, allora questa è letteralmente
decollata. Il fatto solo di poter acquistare strumenti prodotti appositamente
per il lightpainting è stata una fonte inesauribile di motivazione a provare
nuove tecniche e quando finalmente ho trovato un tema che mi ha ispirato, e
delle persone che potessero aiutarmi, allora è nato il progetto “Bologna:
Racconti con un fil di luce”.

GR:In
particolare sull’aspetto tecnico, in che modo la fotografia digitale ha
cambiato o sta cambiando il tuo modo di approcciarti a questa tecnica
d’espressione?

FR: Da questo punto di vista in realtà temo di aver fatto il percorso inverso. Io ho cominciato a fare lightpainting esclusivamente in digitale. Col senno di poi la capacità di vedere subito l’immagine che si è prodotta è di grandissimo incoraggiamento ad avvicinarsi questa tecnica. Diversamente non poter vedere subito il risultato sarebbe potuto essere un grande ostacolo e avrebbe sicuramente richiesto una maggiore dedizione che non tutti hanno. Una volta scoperte le possibilità della tecnica in digitale, anche osservando il fantastico lavoro di Brian Matthew Hart e Chris Bauer con i mosaici, ho pensato che sarebbe stato interessante usare le polaroid, storicamente usate per fare mosaici, per fare mosaici polaroid in lightpainting. Devo confessare che ad oggi ancora non ne ho fatto uno degno di questo nome, ma è ciò a cui la mia produzione fotografica degli ultimi anni mi ha preparato, ne sono certa!

Bologna: Racconti con un fil di Luce

GR: Hai
voglia di raccontare ai lettori di Luxemozione di una tua opera di light
painting, a cui sei particolarmente legata?

FR: Tutto il lavoro fatto, assieme ai soci dell’ Associazione Culturale Provediemozioni, della quale faccio parte, per la recente mostra “Bologna: racconti con un fil di luce” che si è tenuta a Bologna nell’ambito di ArtCity Bologna è stato davvero importante per me e per tutti i soci che a vario titolo hanno partecipato.

Tutto è partito da una uscita serale in città che avevo proposto ai soci, per vedere se fosse possibile fare lightpainting davanti ad alcune delle icone monumentali di Bologna. Dopo quella sera, a parte l’esito soddisfacente dell’uscita fotografica che ha prodotto immagini davvero piacevoli e accattivanti, le foto sono state viste dal presidente e dal segretario della Consulta Tra le Antiche Istituzioni Bolognesi e dall’associazione Succede solo a Bologna e ci è stata proposta una collaborazione per un lavoro da presentare ad ArtCity Bologna.

Il difficile a quel punto era trovare un filo conduttore che mettesse tante foto, scattate in luoghi ben precisi ai quali abbiamo avuto accesso privilegiato, ma tutti diversi fra loro, assieme in un lavoro organico. In quel periodo leggevo a mio figlio una raccolta di racconti che si chiamava la signora dei gomitoli” di Gisella Laterza, in cui una signora girava l’Italia raccontando storie ai bambini mentre con un gomitolo lavorava ai ferri un maglione. Fu così che il filo di un gomitolo si trasformò nel filo di luce che illuminava pian piano gli scorci dei quali eravamo testimoni, quel filo di luce li sottraeva all’oscurità per renderli visibili a tutti.

Ecco un video racconto della mostra Bologna: racconti con un fil di luce .

In particolare, di tutto il lavoro fotografico fatto, che ha visto
la partecipazione di più persone a tutti gli scatti, che al momento include 53
immagini, suscettibili di espansione dal momento che altre istituzioni ci hanno
già chiesto di essere incluse nel progetto, le foto più significative secondo
me sono due.

La prima scattata sulla scalinata che porta alla cripta di San Zama, che ritrae una presenza umana seduta dietro le sbarre la quale luce riesce ad evadere dalla prigione: questa foto rappresenta la triste capacità umana a volte a perdere il lume (la guida illuminata), a segregare la luce (il bene) in una prigione, schiavi delle negatività. A me piace pensare che la luce non possa restare troppo tempo nelle segrete ma trovi a suo modo sempre un’occasione di evasione.

la luce intrappolata nelle segrete riesce ad evadere. Cripta di San Zama, Bologna.
la luce intrappolata nelle segrete riesce ad evadere. Cripta di San Zama, Bologna.

Questa foto in particolare è frutto di una idea di Viola
Corinaldesi per il disegno dell’omino, in cui io ho collaborato alla scia di
luce “evasa” dalla prigione.La parte suggestiva è che la cripta di San Zama è
una delle chiese più antiche di Bologna.

Un’altra foto molto significativa è quella del filo di luce che esce da uno dei cunicoli dei Bagni di Mario. Questo è un luogo surreale, una cisterna in pietra e arenaria atta a raccogliere e portare l’acqua alla famosa fontana del Nettuno, simbolo di Bologna.

filo di luce nei sotterranei dei Bagni di Mario, Bologna.
filo di luce nei sotterranei dei Bagni di Mario, Bologna.

Una location in cui abbiamo passato ore e ore, difficoltosa per la presenza di innumerevoli pozzi e buche. Ogni cunicolo ed ogni passaggio si prestavano ad essere illuminati dal nostro filo di luce che, come l’acqua faceva una volta, sembrava scorrere via verso l’esterno.

GR: Ci sono desideri o progetti futuri
che vorresti vedere realizzati?

FR: Il mio desiderio per il futuro è senza dubbio ambizioso, ma è una cosa che mi sta davvero molto a cuore. Vorrei che il lightpainting venisse preso seriamente dalla comunità fotografica, Italiana innanzitutto e internazionale poi, ma per fare questo i purtroppo ancora pochi fotografi che usano questa tecnica, e ci sentiamo chiamati in causa anche noi di Provediemozioni. Dovrebbero cominciare a porsi seriamente la domanda di cosa vogliono raccontare. Senza una storia il lightpainting rimarrà ancora a lungo quello che secondo me è adesso, ovvero un esercizio tecnico delle capacità di ognuno di noi. Io credo che possa essere invece sviluppato al di là della tecnica (che è giusto che sia il primo aspetto sul quale focalizzarsi all’inizio) come reale strumento di racconto. Mi piacerebbe che ci fosse un punto di riferimento collaborativo che riuscisse a mettere assieme tutti gli artisti Italiani per sviluppare questa tecnica e portarla un po’ oltre, e spero che l’esperienza fatta a Bologna possa fare da faro anche per altre realtà. L’Italia è piena di storie che vale la pena raccontare, e un filo di luce può andare molto ma molto lontano.

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14 Febbraio 2020 / / Case e Interni

Non riesci a decidere una combinazione di colori per la tua casa? Il colore è il modo più semplice ed efficace per rinnovare ogni stanza della casa. Fallo nel modo giusto. Se c’è dell’indecisione scegli una di queste palette di colori, sono combinazioni infallibili che non passeranno mai di moda.

La combinazione dei colori è una delle decisioni più importanti che dovrai prendere quando ristrutturi e arredi una casa. Dal colore della vernice sui muri ai tessuti, ai rivestimenti, fino ai mobili e complementi, il colore avrà un grande impatto sull’aspetto finale e sull’insieme della tua casa. [Image credit]

Seguire le tendenze del momento non sempre è la scelta migliore, perché puoi perdere di vista i tuoi gusti personali e ciò che è più adatto per la tua abitazione. Adattarsi alle tendenze attuali, se non è una scelta fatta con convinzione, potrebbe far apparire la tua casa più come un uno showroom o un catalogo che come una casa con carattere e personalità. Prima di gettarti sull’ultima tendenza, quindi, considera sempre se la tua casa apparirà datata fra qualche anno e se i colori sono in linea con i tuoi gusti personali.

Dai un’occhiata a questi 8 schemi di colori che funzioneranno sempre. Partiamo dai colori neutri fino a combinazioni di tonalità più accese.

Bianco e Nero

Questa coppia di colori è un classico senza tempo, che si adatta ad ogni epoca e stile, da quello classico a quello scandinavo. La combinazione funziona perché crea il massimo equilibrio: il nero diventa più scuro e il bianco viene evidenziato. I risultati cromatici sono puliti e nitidi. C’è mai stata una combinazione di colori più classica?

Il black & white è tanto pratico quanto elegante, consentendo la facile introduzione di altre tonalità di accento o nuove fantasie, secondo le mode del momento.
Image credit

Grigio su Grigio

Tradizionalmente il grigio ha la reputazione di essere piatto o triste, ma lo status dei grigi è stato innalzato di recente ed ora è sinonimo di raffinatezza.

Il monocromatico non è mai fuori moda e non è noioso, anzi. Lavorare con le tavolozze monocromatiche significa declinare un colore tono su tono. È un look molto sofisticato ed è pressoché infallibile. Stesso colore, ma tonalità leggermente diverse, ad esempio un grigio perla con un grigio antracite, avranno sempre un aspetto elegante e armonioso. Dalla morbidezza della nebbia alla resistenza dell’acciaio, il grigio ha una versatilità enorme, soprattutto quando si tratta di modernizzare immobili tradizionali.

I colori chiari faranno da sfondo, i grigi più scuri daranno profondità. Usando lo stesso colore, ma nelle sue sfumature più tenui e più profonde, puoi creare ambienti perfettamente in armonia e coordinati fra loro. Anche in questo caso aggiungere un colore d’accento è sempre possibile.
Image credit: Photo by Henrik Nero – project Alexander White

Total White

Come per il look monocromatico in grigio, anche il bianco declinato su tutti i rivestimenti e arredi della casa è un classico che ha visto un’incredibile popolarità nell’ultimo decennio. Le cucine bianche regnano sovrane, ad esempio.

Da notare che i bianchi non sono tutti uguali, ne esistono di caldi e di freddi, proprio come per ogni tonalità della ruota dei colori, quindi abbiamo diverse varianti da utilizzare.

Quando si sceglie un look totalmente monocromatico è importante ricordare di giocare con le diverse texture a nostra disposizione (tessuti, trame, venature del legno, tipi di pittura, finiture lucide ed opache ecc.), perché sono quelle che daranno profondità e carattere all’ambiente, che altrimenti risulterebbe asettico e anonimo.
Image credit

Mix di toni Neutri

Vuoi vincere facile? Un mix di toni neutri è sempre una scelta sicura. Se vuoi armonia e coerenza in tutta la casa, queste tonalità naturali e terrose fanno al caso tuo.

Ricorda che tutti i colori possono essere suddivisi in due gruppi: caldi o freddi. L’abbinamento dei colori neutri con “temperature” simili porta sempre a combinazioni armoniose. Ad esempio abbinare un mix di colori neutri caldi, come un bianco, un beige chiaro con un marrone cioccolata o una tonalità tortora, sarà sempre piacevole per gli occhi.
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Colori Pastello e Colori Neutri

Anche se abbiamo la convinzione che i colori pastello siano adatti solo alla primavera, queste sfumature soft, sono davvero fantastiche per far apparire la tua casa fresca, leggera e ariosa tutto l’anno. I toni pastello possono dare luminosità e carattere così come i colori più vivaci. Soprattutto se li abbini ai colori neutri, i pastelli possono essere sorprendentemente sofisticati!

Sia che i tuoi gusti abbiano una propensione per lo Shabby, il country chic o qualcosa di più pulito e minimalista come lo stile scandinavo, puoi utilizzare questa fresca combinazione di colori senza problemi.
Image credit

Giallo e Grigio

Il grigio e il giallo sono un’altra combinazione vincente, che resiste anche alla prova del tempo. Il giallo può aiutare a illuminare le stanze e farle sembrare più grandi, ma generalmente non è un colore da utilizzare in un’applicazione di grandi dimensioni. Meglio usarlo come un vivace colore accento in abbinamento ad un colore neutro come il grigio.

Le vendite di cucine, automobili e abiti grigi sono aumentate negli ultimi anni perché è un neutro che si adatta incredibilmente bene con ogni tonalità.

Dai brillanti gialli acidi e tonalità ardesia ai giallo pastello con grigi soft, questa accattivante combinazione di colori è giocosa, divertente e piena di carattere.
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Verde e Blu

Non sai scegliere tra verde e blu? Usali entrambi! L’abbinamento di queste nuance funziona sempre. Sono toni freddi nella ruota dei colori e stancano meno dei colori caldi (rosso, giallo, arancione) quindi sono una bella scommessa a lungo termine. Questa combinazione di colori prende spunto dalla natura per cui se funziona in natura, funziona anche a casa tua (William Morris insegna).

Se la scelta delle tonalità è fatta con criterio, questa coppia di colori può dare risultati sorprendenti. Pensa alle sfumature delle piume del pavone, ad esempio. Non sono colori complementari per cui non creano contrasto, ma uno schema armonioso pieno di carattere.
Image credit

Grigio e Blu

Quando si tratta di creare un ambiente tranquillo e sereno, basta prendere ispirazione dal mare: blu oceano e il grigio argento dei riflessi. Entrambe le tonalità sono fredde e non c’è molto contrasto tra loro, il che rende la coppia più armoniosa per chiunque.

I colori del mare e del cielo tendono ad essere una scommessa sicura perché sono così comuni in natura, che hanno meno probabilità di essere etichettati come toni “di moda” di un certo decennio.
Image credit: Tradition

Bianco e Blu

Una combinazione di colori tradizionale? Blu navy e bianco sono stati usati in tutte le epoche. Il blu profondo del mare e i ghiacci del Polo Nord ispirano senza dubbio questo schema di colori senza tempo.

E’ una classica combinazione di colori molto usata nell’abbigliamento, che si adatta perfettamente sia in una casa in un centro storico, così come in campagna. Gli accenti neutri come il beige di certe tonalità del legno, danno alla tavolozza del bianco e blu, un’immagine fresca e naturale.

Per puro caso il Classic Blue è anche di tendenza, essendo stato scelto da Pantone, come colore dell’anno 2020.
Image credit: Photo by Annika Von Holdt, via my scandinavian home 

Il modo migliore per assicurarsi che una combinazione di colori duri per i decenni a venire? Scegline una che ha già superato la prova del tempo. Attingendo da un look classico degli ultimi decenni, che è ancora bello oggi, puoi praticamente garantire che lo schema di colori durerà in futuro.

Anna e Marco – CASE E INTERNI

14 Febbraio 2020 / / Dettagli Home Decor

L’intervento riguarda la ristrutturazione di una villa degli anni ’50 situata in un ambiente suburbano, appena fuori Gent, in Belgio, circondata da un immenso giardino abitato da alberi enormi.

Obiettivo: rendere gli spazi interni più ariosi e collegarli con l’esterno dell’abitazione, in funzione dello stile di vita contemporaneo.

Al deposito di carbone si sostituisce un volume leggero, puro e minimalista, a contrasto con l’annesso precedente. Qui trova sede un’ampia cucina, le cui vetrate permettono l’ingresso di luce naturale e rafforzano il rapporto con il cortile. Mentre si attraversa la casa si ha l’impressione che gli spazi ricreati siano sempre stati lì, fin dalle sue origini.

Grazie ad una palette limitata di colori e materiali specifici, si è riusciti a dare continuità fra gli ambienti, creando armonia fra gli spazi. La rivisitazione degli spazi in funzione del nuovo abitare costituisce una scelta inevitabile. Così, la quinta camera al secondo piano è stata adibita ad ufficio e biblioteca, mentre una scala a chiocciola in metallo fornisce l’accesso alla camera degli ospiti con bagno e alla sala giochi per i bambini posta sotto l’enorme tetto.

Il bagno principale trova spazio in un corridoio lungo e stretto che sfocia in uno splendido giardino. Per tutti i bagni è stato scelto il design puro senza tempo della rubinetteria CEA, la cui lavorazione si adatta perfettamente alle texture raffinate delle pareti in micro-cemento.

Progetto: A116 Architecten

Fotografie: Patricia Goijens

www.ceadesign.it

L’articolo Il design puro senza tempo della rubinetteria CEA per Villa BM proviene da Dettagli Home Decor.

14 Febbraio 2020 / / Blogger Ospiti

Cost control progettazion Bim

Il cantiere è fermo; le previsioni di budget sono state smentite, i costi lievitati, la Committenza non riesce a far fronte agli impegni presi.

Questo è solo un esempio delle dinamiche legate al Cost Control dei progetti e delle fasi realizzative. Le variabili sono molte, gli errori di valutazione hanno origine su più fronti, sia dal punto di vista progettuale che in itinere durante la realizzazione. Unica strada percorribile è l’adozione di sistemi di progettazione che permettano di prevedere le principali casistiche che possono indurre in errore.

Il BIM e i software di analisi e verifica risultano l’innovazione del decennio, con potenzialità capaci di ridurre oltre l’80% degli errori più comuni. La clash detection, l’esportazione diretta di quantità per i computi e la simulazione 4D garantiscono rispettivamente: coerenza tra le discipline di progettazione ed eliminazione delle interferenze, quantità complete senza possibilità di tralasciare elementi, non sovrapposizione di lavorazioni in medesimi ambiti, solo per citare alcuni dei vantaggi.

La progettazione BIM avviene a livello specialistico su modelli periferici sincronizzati su un modello centrale, il dialogo multidisciplinare avviene all’interno dello spazio di decisione virtuale, il canvas. Il work flow è continuo, diretto, senza intermediari né intermediazioni. Il Cost Control prende forma associando al modello 4D le informazioni di costo dei singoli elementi.

Lo strumento è impareggiabile, consultabile in qualsiasi momento, anche da figure non direttamente specializzate e dedicate alla supervisione. L’allineamento tra previsioni e realtà è in tempo reale; gli scostamenti sono in gran parte scongiurati e in ogni caso sono valutabili e correggibili simulando gli effetti a cascata che possono intervenire in corso d’opera.

La simulazione digitale è il centro delle tecniche di Project Management adottate da ATIproject, società di progettazione integrata italiana con sedi estere, che si muove tra realizzazioni nazionali e appalti internazionali ad elevata complessità.

Cost control progettazion Bim